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Economia sommersa

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

I dati Istat (2018) sono inequivocabili: l’economia sommersa e le attività illegali muovono 211 miliardi di euro (-1,3% rispetto al 2017). Si tratta in generale di attività che, svolte illegalmente, potrebbero benissimo essere svolte in modo legale per diversi motivi, primo fra tutti se ci fossero meno imposte e tasse da pagare. Nel contempo sono anche attività illegali di per sé ma che fanno parte del costume di vita delle persone: soprattutto droghe illegali e prostituzione. Sul primo aspetto c’è poco da aggiungere ai programmi di grossomodo tutti i partiti quando si presentano alle elezioni: meno tasse per tutti. Salvo poi, nella realtà – quando sono al potere – di fare il contrario o, nel migliore dei casi, limitarsi a limature che non scalfiggono il manifestarsi e concretizzarsi di attività in nero. Sul secondo aspetto (prostituzione e droga) la questione è un po’ diversa perché, allo stato, anche volendo non sono attività che potrebbero essere esercitate nella legalità. Le leggi non lo consentono. Ma le persone si prostituiscono e consumano i servizi di chi nel settore li presta. Così come le persone consumano droghe, le comprano o le coltivano illegalmente. Stiamo parlando di giri d’affari miliardari.Per le droghe illegali si parla di 20 miliardi di euro annuali di mancate entrate (2), con l’aggiunta (non monetizzata) dell’intasamento della giustizia e delle carceri. Sulla prostituzione diverse fonti parlano di un giro d’affari di 4 miliardi l’anno. Non a caso abbiamo richiamato droga e prostituzione: sono due argomenti su cui da anni il balletto “legale sì, legale no” va avanti senza nessun risultato, tranne varie sentenze di legittimazione di entrambi i fenomeni che, però, non hanno ancora indotto il legislatore a capire come dargli corpo. Saranno i dati Istat di oggi sufficienti a far riflettere ed agire chi abbiamo mandato a legiferare per curare i nostri interessi? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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“L’economia sommersa dei dati”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2015

datiIntel® Security ha rilasciato oggi il report L’economia sommersa dei dati (The Hidden Data Economy), che raccoglie numerosi esempi di come diversi tipi di dati rubati vengono venduti e indica i prezzi per ogni tipologia di dati. McAfee Labs di Intel Security Group ha esaminato i listini dei prezzi per i dati relativi a carte di credito e di debito rubate, credenziali di accesso ai conti bancari, ai servizi di bonifico bancario, di trasferimento di denaro, credenziali di accesso ai servizi di pagamento on-line, a servizi di contenuti premium, reti aziendali, conti fedeltà e servizi di aste online.”Come ogni economia regolamentata ed efficiente, l’ecosistema del cybercrime si è rapidamente evoluto per offrire molti strumenti e servizi per chiunque aspiri a un comportamento criminale”, ha dichiarato Raj Samani, CTO di Intel Security EMEA. “Il mercato del “cybercrime-as-a-service” è stato uno dei principali driver che hanno guidato la crescita esponenziale delle dimensioni, della frequenza e della gravità degli attacchi informatici. Lo stesso si può dire per la proliferazione di modelli di business consolidati per vendere i dati rubati e ottenere guadagni dal crimine informatico”.“Dal report emerge come la criminalità informatica sia ormai arrivata alla portata di tutti, anche ai poco esperti di tecnologia” ha aggiunto Ferdinando Torazzi, Regional Director Italia e Grecia, Intel Security “per questo oggi la battaglia contro il cybercrime deve essere attuata su base continuativa, adottando interventi più mirati. La certezza è che il cybercrime esiste ed è in grado di proporsi come un business, e che è arrivato il momento di passare all’offensiva e non stare sulla difensiva. Noi collaboriamo con l’European Cybercrime Centre (EC3) dell’Europol per contribuire con le nostre competenze ad affrontare in modo efficace il problema del crimine informatico.”Nel corso degli anni, i ricercatori di McAfee Labs hanno collaborato con vendor di soluzioni per la sicurezza IT, forze dell’ordine e terze parti per identificare e valutare numerosi siti web, chat room e altre piattaforme online, community e marketplace in cui i dati rubati vengono acquistati e venduti. Sulla base di questa esperienza, gli studiosi hanno poi elaborato una valutazione globale sullo “stato dell’economia della criminalità informatica” includendo dettagli sui tipi di dati messi in vendita e sui prezzi.I dati relativi alle carte di pagamento sono forse il tipo di dati rubati e venduti più conosciuti. I ricercatori di McAfee Labs hanno individuato una gerarchia di valore nel modo in cui a questi dati rubati vengono assegnati i prezzi, in cui vengono poi messi a catalogo e in cui, infine, vengono venduti sul mercato nero. Un’offerta di base comprende il numero di conto principale, (primary account number PAN), la data di scadenza e il codice CVV2. I venditori si riferiscono alla combinazione di numero valido con il termine “Random”. Generatori d numeri di carte di credito valide possono essere acquistati o reperiti gratuitamente in rete.I prezzi aumentano quando l’offerta comprende ulteriori informazioni permettendo ai criminali di realizzare più cose con i dati a disposizione. Per esempio, dati come il numero di conto bancario, la data di nascita della vittima e informazioni classificate come “Fullzinfo”, compresi l’indirizzo di fatturazione della vittima, il codice PIN, il numero di previdenza sociale, la data di nascita, il nome da nubile della madre e anche il nome utente e la password utilizzati per accedere, gestire e modificare l’account online del titolare della carta.
“Un criminale in possesso dell’equivalente digitale della carta fisica può effettuare acquisti o prelievi fino a quando la vittima non contatta l’esercente per bloccare gli acquisti”, ha concluso Samani. “Se pensiamo che i criminali possono utilizzare una serie così estesa di informazioni personali per ‘verificare’ l’identità del titolare della carta, o peggio ancora per consentire accedere al conto e modificare le informazioni, il rischio di gravi danni finanziari cresce in modo preoccupante”. (foto: dati)

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Economia sommersa in Calabria e altrove

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2010

In un incontro con una numerosa rappresentanza di imprenditori presso Confartigianato Crotone, Salvatore Lucà, ha presentato il documento redatto dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sull’economia sommersa in Italia e con un approfondimento particolare sulla Calabria. Quasi 640.000  operatori “irregolari” invadono il nostro Paese, micidiali concorrenti sleali dei nostri piccoli imprenditori, con un’incidenza sul Pil nazionale del 16,8% nel 2008. Una situazione devastante considerato il particolare momento di crisi che le PMI sono chiamate ad affrontare.
Nella mappa disegnata dall’Ufficio studi della nostra Confederazione, Salvatore Lucà ha sottolineato che il fenomeno degli abusivi è forte  nel Meridione con un’incidenza sul Pil di quasi il 20%.  Questo brutto fenomeno, tanto per essere in linea con tutti gli altri fattori negativi,  dilaga in Calabria e come al solito la provincia di Crotone detiene il  primato negativo tra le altre consorelle calabresi.(1 lavoratore abusivo su 4).  Il rapporto di Confartigianato rileva infatti che la provincia italiana con più  attività sommerse è Crotone seguita da Vibo Valentia, Cosenza, Enna, Brindisi, Caltanissetta, Reggio Calabria, Trapani, Nuoro e Catanzaro.  Tra le regioni la Calabria ,in linea con Crotone, è altrettanto prima tra  quelle  meno virtuose  seguita da Sicilia, Puglia, Campania e Molise.  “Purtroppo, ha ribadito  Lucà,  dobbiamo rilevare ancora una volta un triste primato negativo con un’ulteriore maglia nera conquistata dalla nostra Regione e dalla  provincia di Crotone che la dice tutta sulla situazione gravissima che stiamo affrontando. E’ risaputo come le attività abusive minacciano non solo gli artigiani e le nostre piccole imprese ma producono danni ingentissimi alle casse dello  Stato. Infatti tra il 2008 e il 2009, dalle rilevazioni effettuate, si registra un aumento dell’iva non versata di circa il 25%. A livello settoriale  l’incidenza degli abusivi, nell’ambito nazionale,  è alta nei servizi (9,9%), rispetto alle costruzioni (7,7%)  e  al manifatturiero (3,7%). “A margine dell’incontro, sia Lucà che il Presidente D’Ippolito, hanno informato i presenti che “Confartigianato, preso atto di quest’altro fattore negativo,  dedicherà un’attenzione ancora più particolare allo sportello “ANTICRISI” che verrà presentato ufficialmente nelle prossime settimane, una volta completato il quadro di tutte le agevolazioni e servizi messi a disposizione del lavoratori autonomi regolari.”

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