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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘sonno’

I benefici del sonno per contrastare malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Camerino Dormire bene potrebbe aiutare a prevenire malattie neurodegenerative, tra le quali l’Alzheimer, oppure a ritardarne l’insorgenza. È quanto stanno cercando di scoprire i ricercatori del laboratorio del sonno di Unicam, guidati dal prof. Michele Bellesi della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria. In Italia i malati di Alzheimer sono circa l’4,5% della popolazione over 65, percentuale che cresce se consideriamo la popolazione sopra gli 80 anni; si tratta di una malattia per la quale non esiste ancora una cura e, essendo molto invalidante, rappresenta dunque anche un importante problema sociale.Il progetto ha ottenuto un importante finanziamento da parte della fondazione inglese “Alzheimer’s Research UK”, che consentirà ai ricercatori Unicam di testare appunto per la prima volta se il miglioramento della qualità del sonno possa ritardare o bloccare l’insorgenza dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative. “Nel corso degli anni – ha sottolineato il prof. Bellesi – numerosi studi hanno dimostrato che esiste un forte legame tra la malattia di Alzheimer e la qualità del sonno. Attraverso l’utilizzo di un modello transgenico animale che sviluppa la malattia nelle sue caratteristiche principali, molto simile a quella dell’uomo, verificheremo se, potenziando il sonno grazie all’utilizzo di opportuni stimoli sensoriali durante specifici stadi del sonno, riusciremo a frenare il decorso della malattia””Se ciò accadesse, ed è quello che ci auguriamo – conclude il prof. Bellesi – si potrebbe aprire la strada allo sviluppo e applicazione di approcci che sfruttano la stimolazione sensoriale durante il sonno, come letti oscillanti intelligenti o fasce audio indossabili, che potrebbero rallentare la progressione della malattia nelle persone affette da Alzheimer attraverso il miglioramento della qualità del sonno”.

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Disturbi del sonno in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

In Italia ben 12 milioni di persone soffrono di disturbi del sonno: difficoltà di addormentamento, frequenti risvegli durante la notte, risvegli precoci la mattina e difficoltà di riprendere sonno.Secondo i recenti dati dell’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS), nel nostro Paese circa 1 adulto su 4 soffre di insonnia cronica o transitoria. Sono soprattutto le donne ad essere maggiormente interessate, circa il 60% rispetto al totale. Il 20% dei casi riguarda invece bambini e minori. Cifre che, secondo gli esperti, sarebbero addirittura raddoppiate nell’anno della pandemia da COVID.Nella maggioranza dei casi le alterazioni del sonno si traducono nella perdita del riposo notturno, con conseguente senso di malessere psico-fisico al risveglio e anche comparsa dell’eccessiva sonnolenza diurna (ESD), cioè l’incapacità di rimanere svegli in maniera appropriata durante il giorno. L’ESD peggiora la qualità della vita e la produttività dei pazienti che ne sono affetti: negli adulti l’eccessiva sonnolenza diurna aumenta il rischio di incidenti stradali, domestici o lavorativi, mentre nei bambini ostacola l’apprendimento e la socializzazione.L’eccessiva sonnolenza diurna è spesso associata a due patologie fortemente sottostimate e spesso non diagnosticate correttamente: la narcolessia e le apnee ostruttive del sonno (OSA).I numeri parlano chiaro, basti pensare che le apnee ostruttive del sonno colpiscono circa 1 miliardo di persone nel mondo. In Italia circa 7 milioni di soggetti soffrono di almeno 5 apnee per ora di sonno, mentre nella popolazione di età compresa tra 30 e 69 anni, sono 4 milioni quelli con più di 15 apnee per ora di sonno. In età pediatrica l’incidenza è del 5%. La narcolessia invece, una malattia rara di difficile diagnosi, colpisce 4-5 persone ogni 10.000 abitanti, per un totale di circa 27.000 pazienti stimati in Italia. Tuttavia sono appena 2.500 quelli attualmente in cura per una diagnosi corretta di narcolessia. Tra le patologie più significative legate ai disturbi del sonno c’è senz’altro la narcolessia, una malattia neurologica cronica rara caratterizzata da un ciclo sonno-veglia non regolare e dalla comparsa, durante la veglia, di periodi di sonno improvvisi e non controllabili dal soggetto, associati o meno a cataplessia.I sintomi più importanti sono un’eccessiva sonnolenza diurna, sonno notturno disturbato, allucinazioni al momento dell’addormentamento o al risveglio e paralisi del sonno, che consistono nella sensazione di non riuscire a muoversi per alcuni secondi, a volte anche minuti, sempre nel momento dell’addormentamento o del risveglio. Secondo gli esperti la narcolessia è una patologia fortemente sotto diagnosticata. In Italia, paese all’avanguardia in questo campo, il tempo medio per una diagnosi dalla comparsa dei primi sintomi è di 5 anni, mentre in Europa e negli Stati Uniti è addirittura di 15 anni. Il sintomo principale delle apnee ostruttive del sonno è certamente il russamento, quasi sempre molto intenso e, a causa dell’apnea, intermittente, la sonnolenza diurna, l’insonnia soprattutto legata ai risvegli precoci e alla difficoltà di riprendere sonno, affaticamento e difficoltà di concentrazione, nicturia (la tendenza ad alzarsi di notte per l’urgenza di urinare). Tra le cause invece, certamente obesità e sovrappeso, ma anche alcune di natura anatomica: per esempio, una mandibola piccola, palati molto abbondanti o una lingua grossa possono contribuire a ridurre lo spazio aereo faringeo e ostruire le vie aeree superiori facilitando le apnee. Anche l’assunzione di alcol la sera può favorire l’insorgenza di apnee ostruttive, mentre le tonsille o le adenoidi possono esserne la causa in età pediatrica.

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Ricerca sull’uso del sonno e dei sogni

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

Camerino. Importante riconoscimento per il progetto di ricerca che sta conducendo il prof. Michele Bellesi, docente Unicam della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria, volto alla valutazione dell’uso del sonno e dei sogni come strumento per studiare lo stato di salute mentale.Il Prof. Michele Bellesi e il dott. Giulio Bernardi, giovane ricercatore della Scuola IMT Alti Studi di Lucca, hanno infatti ottenuto un finanziamento da trentatremila euro da parte della portoghese BIAL Foundation nell’ambito dei grant donati ogni due anni ai progetti di ricerca più meritevoli nel campo della psicologia e della parapsicologia. “Il successo ottenuto – sottolinea il prof. Bellesi –sarà di beneficio al nostro progetto, che ha lo scopo di creare una banca Italiana dei sogni, un archivio digitale dei resoconti dei sogni. In collaborazione con la prof.ssa Emanuela Merelli della sezione di Informatica della Scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam, anche lei coinvolta nel progetto finanziato in qualità di collaboratrice alla ricerca, stiamo infatti sviluppando un’APP per telefoni cellulari chiamata Sogniario (nome derivato dalla sintesi di sogni e diario) per registrare e catalogare i sogni e prendere nota della qualità del sonno”.Sogniario permetterà al team di ricercatori di costruire un archivio di dati riguardanti i sogni e il sonno che non ha precedenti sul territorio italiano. Grazie poi a innovative tecniche di analisi della neuro-linguistica computazionale applicate a grandi masse di dati, quali sono i Big Data, il gruppo coordinato dal prof. Bellesi proverà ad estrapolare fattori predittivi dello stato di salute cognitivo e ed emotivo della popolazione di riferimento partendo dall’esame del contenuto dei sogni e dalla qualità soggettiva del sonno. Il finanziamento ottenuto andrà a coprire le spese di avvio del progetto di ricerca, tra strumentazione, risorse umane e creazione di una piattaforma virtuale in cui saranno depositati i sogni e le relative analisi. “L’obiettivo – conclude il prof. Bellesi – è quello di creare uno strumento semplice e automatizzato che possa aiutare a conoscere lo stato di salute mentale di intere popolazioni e che potrebbe essere utilizzato, ad esempio, per valutare l’impatto di eventi catastrofici come un sisma o l’attuale pandemia sulla salute mentale della popolazione colpita”.

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Perché dormiamo?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Perché il sonno è uno strumento necessario per il benessere del nostro cervello. Lo sta studiando da tempo il prof. Michele Bellesi, professore associato presso la Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, che ora sta sviluppando un nuovo progetto volto alla valutazione dell’uso del sonno e dei sogni come strumento per studiare lo stato di salute mentale, con particolare attenzione, in questo caso, alla popolazione del cratere.”Il progetto – sottolinea il prof. Bellesi – ha lo scopo di valutare l’impatto di eventi catastrofici come un sisma o l’attuale pandemia sulla salute mentale della popolazione colpita. In collaborazione con la prof.ssa Emanuela Merelli della sezione di Informatica della Scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam e il Dr. Giulio Bernardi della Scuola IMT Alti Studi Lucca, stiamo sviluppando un’APP per telefoni cellulari chiamata Sogniario (nome derivato dalla sintesi di sogni e diario) per registrare e catalogare i sogni e prendere nota della qualità del sonno”. Sogniario permetterà al team di ricercatori di costruire un archivio di dati riguardanti i sogni e il sonno che non ha precedenti sul territorio italiano. Grazie poi a innovative tecniche di analisi della neuro-linguistica computazionale applicate a grandi masse di dati, quali sono i Big Data, il gruppo coordinato dal prof. Bellesi proverà ad estrapolare fattori predittivi dello stato di salute cognitivo e ed emotivo della popolazione di riferimento partendo dall’esame del contenuto dei sogni e dalla qualità soggettiva del sonno. “L’obiettivo – conclude il prof. Bellesi – è quello di creare uno strumento semplice e automatizzato che possa aiutare a misurare l’impatto di eventi catastrofici sulla salute mentale di intere popolazioni e che consenta di incrementare l’efficacia delle tecniche di intervento post-disastro indirizzandole verso le fasce di popolazioni più vulnerabili”.Il prof. Bellesi è un eccellente esempio di “rientro dei cervelli”; dopo aver conseguito il dottorato di ricerca ha avuto l’opportunità di lavorare al Center for Sleep and Consciousness presso l’Università del Wisconsin-Madison, per proseguire poi la sua attività di ricerca all’Università di Bristol, in un team di fama internazionale. Ha scelto però di tornare in Italia e di mettere a disposizione il suo know-how scientifico per far crescere la ricerca nel nostro Paese, ed in Unicam in particolare.

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Giornata mondiale del sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

13 marzo 2020. Di insonnia soffre quasi un italiano su 3. I problemi legati all’insonnia non sono da sottovalutare perché possono essere la causa dell’insorgenza di diverse patologie. Lo ricordano gli esperti dell’Aims (Associazione italiana medicina del sonno) in occasione della giornata nazionale che si celebrerà con lo slogan “Chi dorme sano non prende peso”. Sicuramente gli “strumenti” per l’attività del sonno sono fondamentali: un buon materasso per la propria fisicità, un cuscino adatto alla propria postura e un ambiente conformante e rilassante. Ma come mai nonostante questi elementi la riuscita del sonno non è sempre soddisfacente? Com’è possibile che nonostante 7/8 ore di sonno ci si sveglia stanchi e poco riposati? Il sistema nervoso autonomo è in equilibrio quando non ci sono interferenze muscoloscheletriche e quando c’è armonia tra sistema di allerta e di riposo (sistema nervoso autonomo simpatico e parasimpatico). Il benessere e la salute della persona sono dunque determinati da un corretto funzionamento del sistema neuro-muscoloscheletrico. Il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) è responsabile attraverso il sistema nervoso periferico (nervi) della comunicazione con e fra ogni cellula, tessuto, organo e sistema del corpo. Questa rete di comunicazione è responsabile di ogni funzione del corpo e ne determina la salute. Tuttavia, il sistema nervoso centrale può essere soggetto a qualche tipo di trauma, interferenza, lesione o disturbo. Una possibile interferenza è definita in Chiropratica sublussazione vertebrale. La presenza di questa può nel tempo problemi alla salute come diminuzione della qualità del sonno, stress, problemi gastrointestinali e molti altri. Il Dottore Chiropratico è l’unico specialista sanitario che individua e tratta tali interferenze del sistema nervoso per permettere all’organismo di funzionare in maniera ottimale e raggiungere il benessere e mantenere la salute. La salute infatti è composta da un equilibrio fisico, biochimico e psicologico. «La qualità del sonno è determinante in questo equilibrio- prosegue la dottoressa Proietto-. Infatti, i pilastri della salute sono: nutrizione sana, acqua pulita, movimento quotidiano, sonno rigenerante e pensiero positivo. Ovviamente servono gli strumenti giusti per attuare tali pilastri. Tenere l’organismo in equilibrio, in tutte le sue parti, è fondamentale. Conoscere le posture corrette altrettanto.Postura corretta ed equilibrio neuro-muscoloscheletrico permettono un miglioramento della qualità del sonno, che porterà ad un miglioramento della qualità della vita e diminuzione dello stress psico-fisico.
Tutte queste componenti convergeranno ad un benessere e miglioramento della propria salute.

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Infanzia: disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

I bambini e adolescenti residenti nel nostro Paese non sempre dormono sonni tranquilli. Il 15% degli italiani dai 3 ai 14 anni soffre di disturbi del sonno e questa percentuale sale addirittura al 30% tra i bimbi con meno di 3 anni. Questo determina gravi conseguenze tra cui alterazioni del comportamento, difficoltà nelle attività scolastiche, problemi di memoria e, più in generale, alterazioni del neurosviluppo. Sono questi alcuni dei dati emersi ieri durante la sessione dedicata ai disturbi del sonno nell’ambito del XIII Congresso Nazionale Scientifico della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). L’evento che si chiude oggi, ha visto a Paestum (Salerno) la partecipazione di oltre 1.000 pediatri di famiglia provenienti da tutta la Penisola. “Le segnalazioni al pediatra di famiglia dei disturbi del sonno arrivano fino a tre anni dopo l’insorgenza del problema – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. Questi eccessivi e frequenti ritardi diagnostici possono compromettere seriamente la salute e il benessere. A volte, infatti, le notti insonni sono la manifestazione di patologie molto gravi e pericolose. I genitori devono quindi imparare a non sottovalutare un aspetto fondamentale della vita dei figli e segnalare il prima possibile ogni anomalia al proprio pediatra di famiglia”. “Le notti insonni sono un campanello d’allarme a cui prestare attenzione – afferma la dott.ssa Emanuela Malorgio, Coordinatrice Nazionale Gruppo Studio Sonno della FIMP -. Possono essere legate a comportamenti errati da parte dei genitori al momento dell’ addormentamento e durante i risvegli notturni dei bambini. Oppure sono determinate da malattie come parasonnie, epilessie o sindrome delle gambe senza riposo. Esistono poi quei bambini che si muovono molto durante la notte e che al mattino si svegliano stanchi e assonnati. La diagnosi precoce ed un adeguato trattamento permettono di prevenire le alterazioni dello sviluppo neurologico e psicologico del bambino”. La FIMP da oltre tre anni promuove il Progetto Buonanotte. “Stiamo progettando la realizzazione di corsi di formazione per pediatri di famiglia su tutto il territorio nazionale – conclude il dott. Mattia Doria, Segretario alle Attività Scientifiche della FIMP -. L’obiettivo è approfondire i temi dell’igiene del sonno e sviluppare maggiori strategie di educazione al sonno e al riconoscimento precoce dei suoi disturbi, innanzitutto in termini di qualità e quantità. Inoltre stiamo avviando uno studio epidemiologico sui disturbi respiratori del sonno. E’ un altro fenomeno ancora sottovalutato e che invece merita maggiore attenzione da parte di tutta la comunità scientifica”.

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Sonno e estate

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

E’ un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia (SIN) vuole trasmettere alla vigilia delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte degli italiani.Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.“L’estate – afferma il Prof. Giuseppe Plazzi, Presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN – rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora”.
Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità.Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente.Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.

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Apnee ostruttive del sonno

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Ammonta approssimativamente a 31 miliardi di euro all’anno il peso economico delle condizioni influenzate dalle apnee ostruttive del sonno (OSAS) in Italia. È questo il dato più eloquente che emerge dallo studio “Cost-of-illness study of Obstructive Sleep Apnea Syndrome (OSAS) in Italy”, realizzato dal CERGAS SDA Bocconi – Centre for Research on Health and Social Care Management – con il contributo non condizionante di Philips, presentato oggi presso la SDA Bocconi School of Management alla presenza di Emanuele Monti, Presidente Commissione Sanità e Politiche Sociali Regione Lombardia.Questo fardello da 31 miliardi di euro di euro annui – circa 520 euro per residente – è costituito per il 60% da costi diretti sanitari, per il 36% da costi indiretti dovuti a morbilità, mentre il restante 4% sono costi diretti non sanitari. Notevole è anche il peso per la società causato dal sotto-trattamento dell’OSAS: la corrispondente perdita di qualità della vita è valorizzabile in circa 9 miliardi di euro l’anno.
Sotto-diagnosi e sotto-trattamento sono infatti tra le principali cause dell’impatto sociale dell’OSAS nel nostro Paese. Secondo i dati epidemiologici riportati nello studio, a soffrire di apnee del sonno sarebbero in Italia ben 24 milioni di persone di età compresa tra 15 e 74 anni (54% della popolazione adulta), di cui circa 12 milioni di affetti da patologia di livello moderato-grave (27% della popolazione adulta, di cui il 65% maschi).Tuttavia, incrociando pareri di esperti e dati forniti dall’Associazione Apnoici Italiani, si stima che ad oggi solamente 460.000 pazienti con OSAS moderata-severa siano diagnosticati (4% della prevalenza stimata) e appena 230.000 siano trattati (2% della prevalenza stimata). Un gap sostanziale sia in termini diagnostici sia terapeutici, che preoccupa ancora di più se si considera che le apnee del sonno, oltre ad essere un rilevante fattore di rischio per altre malattie, sono correlate anche a conseguenze non mediche (ad esempio incidentalità stradale) che contribuiscono ad aumentarne l’impatto in termini economici e sanitari.Lo studio ha anche simulato le conseguenze di scenari migliorativi, come un eventuale incremento dei pazienti diagnosticati e successivamente trattati, prendendo in considerazione l’effetto della ventilazione meccanica a pressione positiva continua (Continuous Positive Airway Pressure, CPAP). Tale trattamento è supportato da un’ampia letteratura che ne dimostra l’impatto positivo e significativo su mortalità, rischio di ictus, incidenti automobilistici e infortuni sul lavoro.I risultati suggeriscono che, sebbene si osservi un aumento dei costi diretti sanitari a causa dell’incremento del numero di diagnosi e trattamenti, grazie alla CPAP sarebbe possibile ridurre i costi generati dalle condizioni associate all’OSAS, come conseguenza di un minor rischio di esordio delle condizioni stesse, soprattutto se il trattamento è precoce. Considerando anche il valore della qualità di vita recuperata, il valore del beneficio complessivamente realizzabile supera i costi sanitari incrementali, rappresentando anche dal punto di vista economico un investimento di valore per la società.

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Melatonina: l’ormone del sonno è un prezioso alleato anche per la vista

Posted by fidest press agency su martedì, 28 Maggio 2019

La melatonina è comunemente nota come l’ormone che aiuta a regolare il ritmo sonno-veglia; in pochi però sanno che si tratta soltanto di uno degli aspetti legati all’azione biologica di questa sostanza vitale prodotta dalla ghiandola pineale, un piccolo organo situato nel cervello. Recenti studi[1-5] hanno infatti confermato che la sintesi della melatonina avviene anche a livello oculare, dove sono presenti recettori specifici per questo ormone, da cui derivano importanti benefici in termini di protezione della retina dallo stress ossidativo, tra le principali cause, insieme all’età, della degenerazione maculare senile (DMLE). Si tratta di una delle più gravi patologie dell’occhio che interessa oltre 1 milione di italiani, e rappresenta la prima causa di grave perdita della vista e cecità nella popolazione occidentale di età superiore ai 65 anni.
Di questi temi si è discusso a Roma, all’incontro “Melatonina dall’occhio al cervello, andata e ritorno”, organizzato, nell’ambito del 17° Congresso della SOI – Società Oftalmologica Italiana, da Polifarma, azienda italiana leader in ambito oftalmologico, con soluzioni terapeutiche efficaci e di qualità per migliorare la vita delle persone affette da patologie dell’occhio.
“La melatonina è sintetizzata in molti tessuti, tra cui l’occhio, dove esercita un potente effetto protettivo sulle cellule retiniche, eliminando le proteine danneggiate, spesso irreversibilmente, per effetto dell’ossidazione”, spiega Gianluca Scuderi, Professore associato di Oftalmologia all’Università La Sapienza e Responsabile UOC Oculistica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma. “È stata ipotizzata una stretta correlazione tra la carenza di melatonina e la degenerazione maculare senile, patologia dell’occhio che insorge principalmente dopo i 65 anni e rappresenta una delle principali cause di ipovisione importante nel 7-10% della popolazione mondiale. La malattia si caratterizza per alterazioni nella parte centrale della retina, la macula, causate da una combinazione di fattori ambientali (in primis l’età) e stress ossidativo. Non dobbiamo dimenticare che l’occhio è l’organo bersaglio del nostro stile di vita e, come tale, subisce i danni di comportamenti scorretti: fumo, dieta ricca di grassi, eccessiva esposizione alla luce blu di schermi e lampade al LED”.La produzione di melatonina diminuisce con l’avanzare dell’età: raggiunge i livelli massimi durante l’infanzia – il picco si registra intorno ai 10 anni – per poi ridursi progressivamente. Già a 40 anni la sua concentrazione è un quarto rispetto a 20 anni, fino a raggiungere livelli prossimi allo zero dopo i 65-70 anni.
La prevenzione gioca un ruolo importante nel contrastare il processo di deterioramento delle cellule della retina, dal momento che chi soffre di degenerazione maculare senile, in particolare della forma secca che è quella più diffusa (85% dei pazienti), si trova ad affrontare una malattia irreversibile, per la quale non esiste una cura definitiva.

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Melatonina, servono linee guida per l’uso terapeutico nei disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

A sessant’anni dalla scoperta della melatonina e dopo oltre 23.000 studi che mostrano le molte funzioni di questo ormone secreto dall’ipofisi, servono linee guida per l’uso terapeutico. Questo è quanto chiede José Cipolla Neto, professore ordinario presso l’Istituto di scienza biomedica dell’Università di San Paolo (ICB-USP) in Brasile, in un articolo su Endocrine Reviews. «La melatonina non solo adatta l’organismo al riposo notturno ma lo prepara anche in termini metabolici per il giorno successivo» spiega il ricercatore, ricordando che il corpo produce melatonina solo di notte. Se la produzione di melatonina viene bloccata dalla luce durante la notte, specie la luce blu degli smartphone, ciò può contribuire allo sviluppo di malattie quali disturbi del sonno, ipertensione e patologie metaboliche come obesità e diabete. Questa situazione potenzialmente patogena dipende non solo dall’insufficiente produzione di melatonina, ma anche da una delle sue conseguenze, ossia la disorganizzazione temporale del ritmo sonno-veglia delle funzioni biologiche. «I problemi relativi alla cattiva qualità del sonno, come l’esposizione alla luce notturna, dovrebbero essere affrontati prima di ricorrere all’assunzione di melatonina. Ma se questa dovesse essere usata, sarebbe opportuno farlo in sintonia con il ritmo individuale di produzione dell’ormone naturale, così da decidere la dose appropriata da integrare» scrivono i ricercatori, precisando che resta comunque da chiedersi se la melatonina debba essere assunta anche dalle persone prive di franche condizioni patologiche. «Nel seguire un trattamento con melatonina dovrebbero essere prese le seguenti precauzioni: la somministrazione deve essere limitata alle ore notturne e il momento dell’assunzione va scelto con attenzione in base all’effetto desiderato. Inoltre, la dose e la formulazione dell’integratore a base di melatonina dovrebbe essere adattato a ciascun individuo, così da costruire un profilo di melatonina nel sangue che riproduca l’ideale fisiologico, terminando al mattino presto» conclude Cipolla Neto. Endocr Rev. 2018. doi: 10.1210/er.2018-00084 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30215696 by Doctor33)

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Importanza del sonno nella donna e nella vita di coppia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

“Difficoltà ad addormentarsi, sonno agitato, risvegli notturni e sveglia anticipata sono chiari segnali di disturbi del sonno, indicatori importanti che impattano sulla salute fisica e psichica e sulla stabilità della coppia”, introduce Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Per oltre il 90% degli italiani tra i 45 e i 65 anni dormire bene è molto importante e alla base del benessere, ma solo per 1 su 10 è facile”. A scattare la più recente fotografia sui disturbi del sonno dopo l’età fertile è Onda, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research su un campione di 150 uomini e 150 donne tra i 45 e i 65 anni, presentata all’apertura del 2° Congresso nazionale dell’Osservatorio “La donna e la coppia dopo l’età fertile – La salute che cambia: prevenzione, stili di vita, fragilità” in svolgimento a Milano e che pone un accento particolare sull’evoluzione della salute, della prevenzione e degli stili di vita in questa fascia d’età.I dati rivelano che 4 intervistati su 5 soffrono o hanno sofferto di disturbi del sonno e la metà del campione ritiene necessarie e salutari almeno 8 ore di riposo per notte anche se, di fatto, l’83% ammette di dormire al massimo 7 ore, con il 16% che ne dorme al massimo 5. Tra le diverse cause che impediscono un buon sonno, quelle più considerate sono lo stress mentale e i traumi (88%), stile di vita e alimentazione non adeguati (79%) nonché stanchezza fisica (76%), ma anche malattie (56%) e menopausa e invecchiamento (42%). Si ritiene che i disturbi del sonno portino a molte conseguenze: psichiche per il 98% degli intervistati, in primis nervosismo e irritabilità, ma anche cattivo umore, assenza di lucidità e difficoltà di concentrazione e apprendimento; fisiche, soprattutto stanchezza e mancanza di energie per l’83% e nel 41% dei casi anche conseguenze relazionali con tendenza ad isolarsi, problemi nella comunicazione e dialogo nella coppia e calo del desiderio sessuale.“Dall’indagine emerge anche che la parte femminile del campione valorizza maggiormente l’importanza del sonno e più degli uomini ritiene che sia alla base del benessere della persona”, afferma Luigi Ferini Strambi, Primario UO Neurologia-Centro del Sonno, IRCCS San Raffaele Turro e Università Vita-Salute San Raffaele, Milano.Secondo l’indagine, in generale le donne temono di più l’insorgenza di questi disturbi e di fatto ne soffrono più degli uomini: l’87% delle intervistate lamenta di avere questo problema rispetto al 67% del campione maschile. “Quanto affermato dalle donne è in effetti in linea con i dati scientifici secondo i quali l’insonnia è 1,5 volte più comune nelle donne rispetto agli uomini e questo valore tende ad aumentare dopo i 65 anni”, prosegue Ferini Strambi. “Questo dato è in parte spiegato da una più marcata riduzione della secrezione di melatonina, ormone che regola il ciclo sonno-veglia, nelle donne rispetto agli uomini con l’avanzare degli anni. Anche la riduzione di progesterone, che ha un effetto sedativo e riduce i microrisvegli intrasonno, in menopausa può spiegare l’aumentata prevalenza di insonnia in questa fascia d’età. Inoltre, è noto che la depressione sia uno dei più importanti fattori scatenanti dell’insonnia cronica; non stupisce quindi che l’insonnia tenda a cronicizzare più frequentemente nella donna che è colpita dalla depressione in maniera doppia rispetto agli uomini”.

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Indagine Philips: italiani e rapporto tra sonno e tecnologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Un sonno di qualità impatta positivamente sulla salute e la vita di tutti i giorni, dormire bene è il metodo migliore per riposarsi e recuperare le energie: questo è il pensiero del 91% degli intervistati nell’indagine commissionata da Philips, azienda leader nel settore dell’Health Technology, alla società di ricerca Strive Insight sul rapporto tra utilizzo della tecnologia e qualità del sonno.
In una società sempre più digitalizzata e connessa ovunque e in qualsiasi momento, la tecnologia è diventata sempre più “invasiva”: la media giornaliera di utilizzo di dispositivi digitali si attesta attorno alle 7 ore durante i giorni lavorativi e quasi 6 ore durante il weekend. Utilizzo che, per il 73% degli intervistati, risulta intenso anche nelle ore antecedenti il riposo notturno. La tecnologia connettiva, spesso “ipnotica”, che crea dipendenza sempre più spesso sostituisce oggi i rituali pre-sonno andando così ad impattare sul nostro riposo.In particolare, l’attività digitale degli italiani prima di cadere fra le braccia di Morfeo è caratterizzata da una componente sociale: i passatempi più diffusi sono infatti i social network e le chat seguiti dalla lettura delle email. Nonostante gli italiani riconoscano l’importanza del riposo notturno conservano cattive abitudini legate all’utilizzo dei dispositivi tecnologici: il 52% degli intervistati tiene regolarmente il proprio smartphone sul comodino accanto al letto e il 40% lascia il telefono sempre acceso anche durante la notte. Abitudini digitali scorrette possono rivelarsi dannose e favorire l’insorgere di disturbi del sonno: solo il 6% degli intervistati dichiara di non svegliarsi mai durante la notte. La maggior parte degli italiani intervistati da Philips non ha un sonno continuo e ha frequenti risvegli notturni. Il 18% degli italiani, inoltre, afferma che è capitato di essere svegliato perché disturbato da segnali sonori emessi dal device tecnologico. Inoltre, 1 italiano su 4 confessa di controllare il proprio smartphone durante i risvegli notturni.“L’indagine rivela una consapevolezza diffusa riguardo l’importanza del riposo notturno così come in merito alla correlazione tra disturbi del sonno e utilizzo di dispositivi tecnologici prima di andare a letto; nonostante ciò gli italiani faticano ad abbandonare certe cattive abitudini. Philips, leader mondiale nella ricerca di soluzioni dedicate alla terapia del sonno ha una lunga storia di innovazione proprio per aiutare le persone a dormire meglio e a curare alcune patologie del sonno come le apnee notturne ancora troppo sottovalutate dalla popolazione, ma che se trascurate possono portare a conseguenze anche gravi.” dichiara Gianluigi Redolfini, Health Systems Marketing Leader – Philips Italy, Israel & Greece.Tra i disturbi del sonno più diffusi il 31% afferma di avere un sonno irrequieto e risvegli frequenti, di questi il 66% dichiara di soffrire di apnee notturne e il 33% di conoscere questa patologia. Il 24% invece dichiara di avere difficoltà ad addormentarsi e il 15% di soffrire di insonnia.I sintomi più dichiarati legati ai disturbi del sonno sono: stanchezza durante il giorno (il 55%), stanchezza al risveglio (il 48%), occhi stanchi al risveglio (il 35%), difficoltà di concentrazione (il 28%) e irritabilità (il 27%). Meno di un terzo del campione (il 28%) che ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno si è rivolto ad un medico per avere un consulto. I consigli più diffusi tra coloro che hanno interpellato un camice bianco sono: alimentazione serale leggera (il 40%), attività fisica durante il giorno (39%) e la riduzione dell’utilizzo di dispositivi tecnologici prima di addormentarsi (il 37%).

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Sonno e benessere

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Un adulto tra i 26 ei 64 anni dovrebbe dormire ogni notte tra le sette e le nove ore, raccomanda la National Sleep Foundation (USA). Anche se le donne dovrebbero ritardare diversi minuti nel momento in cui impostano le loro sveglie. A sostenerlo il dottor Jim Horne, neuroscienziato e direttore del Centro di ricerca sul sonno dell’Università di Loughborough (Regno Unito), chee cita la National Sleep Foundation: le donne hanno bisogno di una media di 20 minuti in più di sonno rispetto agli uomini. Ed apparentemente lo fanno, come indicano i risultati di un sondaggio aziendale sui braccialetti che misurano l’attività fisica, FitBit. Dopo aver raccolto i dati sulle attività dei propri utenti durante le notti da marzo 2017, l’azienda ha scoperto che in media gli uomini dormono sei ore e 26 minuti, mentre il tempo delle donne è di sei ore e 50 minuti. La ragione di questa differenza temporale si trova nell’architettura del cervello. Secondo le conclusioni di uno studio condotto dall’Università della Pennsylvania, la struttura neuronale femminile consente di evidenziare alcune capacità comunicative, capacità analitiche e intuitive, nonché una migliore memoria e cognizione sociale. Tutto ciò rende le donne più attrezzate per il multitasking e per creare soluzioni di gruppo e, dice il neuroscienziato, e come contrappasso di questa maggiore attività è richiesto un maggiore riposo per il recupero. “È possibile che questo tipo di funzionamento o attività cerebrale porti a un maggiore bisogno di riposo nelle donne”, spiega il dottor Javier Puertas, capo del dipartimento di neurofisiologia e dell’Unità del sonno dell’Ospedale universitario La Ribera (Alzira) e membro del Spanish Dream Society (SES). Sebbene si ricordi che “la ricerca è in continua evoluzione”. Nonostante necessitino di qualche minuto in più di sonno e alcune ce la facciano, molte hanno maggiori probabilità di avere difficoltà a riposare rispetto agli uomini. Diversi studi e indagini concludono che le donne soffrono di più insonnia e altri problemi ad addormentarsi, conferma il dott. Puertas: “Statisticamente le donne soffrono il doppio di insonnia degli uomini e soffrono di più dal punto di vista delle prestazioni cognitive e somatiche “. Infatti, il 63% delle donne tra i 30 ei 60 anni dorme circa sei ore al giorno. Cioè, tra una e tre ore in meno rispetto alla quantità raccomandata. Queste difficoltà ad addormentarsi hanno conseguenze anche durante il giorno, determinando più sonnolenza, che può produrre problemi diversi come mancanza di concentrazione o aumento di appetito e, quindi, peso. Ciò che rimane sconosciuto è la ragione esatta per cui si verificano queste differenze. Il dottor Puertas spiega che potrebbe esserci una componente sociologica e culturale che le spiega: “Socialmente, le donne sono state caricate di più preoccupazioni che non essere portate a letto”. Sottolinea inoltre che ci sono fattori biologici che possono alterare il sonno come la gravidanza o la cura del bambino: “È stato dimostrato che l’udito di una donna è più sensibile quando si tratta di percepire o reagire al pianto di un bambino”. Data l’importanza di questa abitudine essenziale per la nostra salute, prima di ricorrere a farmaci senza prescrizione medica, l’esperto raccomanda di seguire le solite linee guida per un’adeguata igiene del sonno e che per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” è bene sempre tenere presenti: “Avere una dieta equilibrata ed evitare l’uso di telefoni cellulari, tablet o portatili prima del sonno perché la loro luce blu inibisce la produzione di melatonina, un ormone necessario nel ciclo naturale del sonno.”

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La deprivazione di sonno danneggia il cervello

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

sonnoRoma 28 ottobre Sala Congressi via Rieti dalle 8.30 alle 19 “La deprivazione di sonno sta mettendo in una condizione di grande stress il cervello di moltissimi bambini e adolescenti”. Ne parlerà Giovanni Biggio, Professore Emerito di Neuropsicofarmacologia presso l’Università di Cagliari (Unica) al convegno ‘Narrazione, trauma e salute: dall’individuo alla società’, illustrando quali sono ‘Le nuove forme dello stress tra epigenetica e psicopatologia’.“È un fenomeno mondiale- continua il professore- è stato calcolato che dal 2007 al 2017 i giovani dagli 8 ai 18 anni sono passati dalle 7 alle 14 ore di connessione, soprattutto di notte, e questo è un aspetto profondamente negativo. Oggi i ragazzini non dormono e l’allarme è stato lanciato anche dai professori delle scuole secondarie, che ci hanno raccontato- conferma il medico- che dopo le prime due ore di lezione gran parte della classe è sonnolenta, non è attenta. Gli adolescenti di notte restano svegli nella loro camera da letto, concentrati a chattare con gli smartphone o rimangono collegati al Pc e all’iPad. Capita che si addormentino e poi un messaggino all’una di notte li sveglia interrompendo il loro sonno”.
Il cervello umano diventa adulto tra i 25 e i 30 anni. “Se le persone dai 12 ai 20 anni non dormono la neurogenesi si rallenta: la melatonina, che regola il ritmo circadiano e ha un ruolo importante nella plasticità neuronale, viene secreta la notte- chiarisce Biggio- mentre il cortisolo, molecola che controlla le funzioni del cervello, si attiva la mattina. Se non si dorme la melatonina non viene secreta, il nostro cortisolo sale e il cervello ne risente. Molti adolescenti non dormono per giorni, magari ricevono anche delle minacce dalla Rete, come le fotografie usate a fini ricattatori, ed ecco che scoppia uno stress enorme per molti di loro. Da lì il passo drammatico di lanciarsi dalla finestra, il rifiuto di andare a scuola, di mangiare, di socializzare e si arriva poi alla psicopatologia”.
Il medico punta il dito sugli stili di vita dei giovani: “Negli adolescenti la corteccia non è sviluppata- prosegue Biggio- se non dormono, perché ad esempio sono andati in discoteca e hanno assunto alcol o fumato qualche sostanza stupefacente, poi non sono in grado di dare al cervello quell’input inibitore che invece riesce a dare un adulto che ha un cervello completamente formato. Quest’ultimo se beve non si metterà alla guida, i giovani invece guidano e si suicidano poiché non sanno prendere le giuste decisioni”.
Un esempio di come la mancanza di sonno faccia prendere cattive decisioni è dato dal comportamento dei giocatori d’azzardo professionisti: “Giocano almeno tra le 24 e le 30 ore di seguito- precisa il medico- poi vanno a dormire, altrimenti sballeranno le puntate se non riposano per almeno 3/4 ore dopo tante ore di gioco”.
La deprivazione di sonno avviene anche nei più piccoli: “Vediamo sempre più bambini giocare con l’iPad tra le mani già all’età di due anni. Strumenti eccitatori che li tengono svegli, causando stress in un cervello in via di sviluppo- rimarca lo studioso- ciò porta all’insorgenza del trauma a livello emotivo, emozionale ed affettivo”.
giornata del sonnoPossono causare stress traumatico pure le situazioni familiari complesse: “Oggi le famiglie si lasciano alle 7-8 di mattina e si ritrovano dopo 12 ore. Se interroghiamo gli adolescenti- prosegue Biggio- la cena sarà veloce nel 40% dei casi, non c’è tempo per parlare in quanto il papà deve lavorare al Pc. Non c’è disponibilità da parte dei genitori. Così gli adolescenti mangiano qualcosa, riprendono l’iPad tra le mani e vanno in camera. Se poi i genitori sono in conflitto, prenderanno l’iPad con loro e andranno in camera a piangere, perché non riescono ad avere un contatto con la mamma e il papà. Da lì il trauma. Basti pensare che nel Regno Unito una ricerca ha evidenziato come i disagi familiari (causati da patologie, dipendenze, morti o disaccordi familiari) costituiscano la causa maggiore di vulnerabilità alle insorgenze di psicosi nella prole in età giovane-adulta. Lo stesso accade alle vittime dei cyberbulli, che sviluppano un trauma considerato più grave di quello determinato dall’abuso sessuale”.
La connessione alla rete e l’uso dei vari device telematici stanno, insomma, cambiando il cervello umano. “L’epigenetica ci dice che l’impatto ambientale modifica in positivo o in negativo la funzione dei nostri geni in tempo reale. Questi 20 anni di navigazione nella rete, attraverso i suoi strumenti, hanno cambiato a livello epigenetico il funzionamento dei nostri geni. Sono più rapidi”, chiosa il medico. La disponibilità della risonanza magnetica, morfologica e funzionale sul cervello umano e dei super microscopi su quello animale permettono di vedere come il cervello si modifica non solo funzionalmente, ma anche morfologicamente in funzione dell’ambiente in cui si vive, sia esso ottimale che estremamente negativo. “Le immagini mostrano, ad esempio, che il volume dell’ippocampo umano – l’area del cervello importante per i processi cognitivi, in particolare per la memoria – si riduce, così come la corteccia diventa più sottile, in una persona sottoposta a uno stress continuo. L’azione prolungata dello stre ss la porterà, infatti, a sviluppare una patologia psichiatrica, perché i neuroni contenuti in quest’area cominceranno a diventare meno trofici a causa dell’azione eccessiva del glutammato (neurotrasmettitore eccitatore positivo fino a un certo range, poi negativo e tossico) innescato dal cortisolo. Se il neurone del processo cognitivo, che a livello della corteccia frontale permette di prendere le decisioni, perde la capacità di funzionare in modo adeguato allora prenderemo decisioni sballate. Se funzionerà male il neurone dell’ippocampo, importante per la memoria, non ricorderemo dove abbiamo messo le chiavi o cose più importanti; se, infine, il mal funzionamento riguarderà il neurone dell’amigdala, questa si attiverà anche quando non c’è pericolo. Ecco la base dello stress”. Fortunatamente, conclude Biggio, “il sistema informatico non produce danni se usato con moderazione durante il giorno; la sera non dovrebbe essere utilizzato dopo cena, sia dai giovani che dagli adulti”. Il convegno è gratuito, ma i posti sono limitati.

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Apnee ostruttive del sonno, pubblicate le linee guida Usa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 aprile 2017

Sono state appena pubblicate sul Journal of Clinical Sleep Medicine le nuove linee guida di pratica clinica per la diagnosi di apnea ostruttiva del sonno (Osa) negli adulti, scritta dagli esperti dell’American Academy of Sleep Medicine (Aasm), primo autore Vishesh Kapur della University of Washington di Seattle. «Il documento, basato sulla revisione sistematica della letteratura, offre numerosi suggerimenti importanti per la diagnosi di apnea ostruttiva del sonno, una malattia cronica dalle conseguenze potenzialmente gravi che affligge milioni di persone solo negli Stati Uniti» esordisce Kapur, ricordando che le apnee del sonno non trattate aumentano il rischio di malattie tra cui l’ipertensione e le patologie cardiovascolari, e che per questo una diagnosi accurata è essenziale per prevenire il deterioramento dello stato di salute migliorando il riposo notturno.
«Le nuove linee guida sostituiscono e aggiornano le precedenti raccomandazioni e gli orientamenti clinici che erano stati pubblicati nel 2005 e nel 2007» riprende Kapur, sottolineando che sia la polisonnografia completa, sia l’esame cardiorespiratorio domiciliare restano le principali opzioni diagnostiche nei pazienti non complicati con sospette apnee del sonno. Un rischio elevato di apnea ostruttiva del sonno è indicato dalla presenza di eccessiva sonnolenza diurna e di almeno due dei seguenti criteri: marcato russamento abituale, presenza di apnee durante il sonno riferita dal partner e ipertensione nota. Tuttavia, il documento rileva che l’esame cardiorespiratorio domiciliare non è adeguatamente validato come esame diagnostico in alcune sottopopolazioni di pazienti con comorbilità. Pertanto, la polisonnografia resta il test più indicato per la diagnosi di apnea ostruttiva del sonno nei soggetti con malattie cardiorespiratorie, con patologie neuromuscolari e con sospetta ipoventilazione correlata al sonno. «Ma lo è anche nelle persone che usano cronicamente oppiacei, con insonnia grave o con storia pregressa di ictus» concludono gli esperti. (fonte: doctor33 J Clin Sleep Med. 2017. doi: 10.5664/jcsm.6506 http://www.aasmnet.org/jcsm/ViewAbstract.aspx?pid=30972 (fonte: doctor)

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‘Sonno e neuroscienze’: medici multidisciplinari a confronto a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2016

sonnoROMA – Insonnia, apnea notturna, sindrome delle gambe senza riposo: sono disturbi del sonno piuttosto diffusi che possono avere una forte incidenza sulla qualità della vita delle persone e sul loro stato di salute. E’ questo uno dei temi al centro del convegno ‘Sonno e neuroscienze’ organizzato da Assirem-Associazione scientifica italiana per la ricerca e l’educazione della Medicina del sonno e Fondazione Santa Lucia, che si tiene in questi giorni presso il centro congressi dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma.
“I disordini del sonno sono molto frequenti. Quello che più colpisce la popolazione è l’insonnia, più della metà delle persone almeno una volta nella vita ne ha sofferto. Ma si può trovare una forma clinica nel 20% della popolazione nazionale– ha spiegato Raffaele Ferri, presidente dell’Associazione Italiana Medicina del Sonno- Accanto all’insonnia c’è il disturbo del respiro durante il sonno, come le apnee, che sono osservate da vicino dalla Ue, che ha costretto tutti gli Stati aderenti a a legiferare sulla concessione delle patenti di guida ai soggetti che ne sono affetti- ha continuato Ferri- perché l’Osas provoca una sonnolenza patologica e quindi un maggior pericolo di incidenti. Assieme a queste ci sono altre malattie poco conosciute, che il paziente stenta a riconoscere, come la sindrome delle gambe senza riposo che colpisce una percentuale del 3-5% della popolazione. È un’insonnia iniziale, una difficoltà ad addormentarsi per la necessità di muovere le gambe in conseguenza di un fastidio, che possiamo ben curare con degli accorgimenti particolari. Poi- ha concluso- c’è una patologia emergente che ha un’incidenza dell’1% ma riveste un’importanza grandissima perché precede frequentemente lo sviluppo di una malattia degenerativa: si chiama ‘Disturbo comportamentale in corso di sonno Rem’ ed è una malattia dell’età anziana che andrebbe riconosciuta”.“Quasi tutte le patologie neurologiche in sostanza hanno ripercussioni sul sonno– ha dichiarato il presidente Assirem, Pierluigi Innocenti- Può essere un sintomo precoce, come ad esempio per le malattie degenerative come il Parkinson. In altre forme il sonno può avere un effetto attivante, come nelle crisi epilettiche. Quindi sicuramente nell’ambito della neuroscienza ci sono molte condizioni interfacciabili con il sonno. I pazienti che vanno in apnea o russano la notte, sono a rischio dal punto di vista cardiocircolatorio e più frequentemente possono avere disturbi cerebrali come l’ictus ischemico”.“Attualmente l’Italia e all’estero non si è attrezzati con percorsi diagnostici e terapeutici ben codificati o offerti dal Sistema sanitario nazionale- ha ravvisato invece Ferri- Questo parte da un problema di fondo che è la formazione universitaria che non è contemplata se non in pochi atenei. La classe medica conosce poco i problemi del sonno. Pertanto l’unica cosa che posso dire è di fare riferimento ai centri di medicina del sonno, i quali possono offrire il migliore approccio possibile. Esiste un sito sonnomed.it, dove c’è un elenco delle strutture e a breve pubblicheremo un albo pubblico di esperti, ognuno con le proprie competenze”.Altro tema centrale del convegno sono le correlazioni dei disturbi del sonno con patologie neurologiche e psichiatriche e l’importanza del sonno nelle neuroscienze per comprendere a pieno il fondamentale ruolo nella gestione e nel recupero di pazienti con patologie neurologiche e psichiatriche. Argomenti sviluppati dai relatori con l’aiuto dei dati di una ricerca svolta sui pazienti in stato vegetativo e su pazienti post coma.
“Abbiamo condotto uno studio su due tipi di pazienti: i pazienti che erano usciti dal coma, per verificare se andavano incontro a disturbi del sonno- ha spiegato Pierluigi Innocenti- e abbiamo voluto verificare se il miglioramento del sonno potesse contribuire anche all’aspetto riabilitativo; su un altro gruppo di pazienti, che erano in stato vegetativo, abbiamo studiato il sonno e ci siamo resi conto che, anche in uno stato di coscienza alterata, se mantengono un pattern del sonno normale, generalmente hanno un’evoluzione clinica più favorevole”.“Stiamo cercando di capire se la valutazione in polisonnografia dei pazienti nei vari stadi ci può aiutare a dare valutazione di tipo prognostico sul recupero dei pazienti- ha spiegato Maria Gabriella Buzzi, medico della Fondazione Santa Lucia e membro di Assirem- Questo potrebbe dirci se sono designati ad avere un recupero significativamente buono rispetto ad altri. Registriamo un’attività cerebrale che si sta riorganizzando e che sta andando verso un recupero. Sono dati importanti perché ci parlano di un cervello che, anche se inconsapevole, lavora per recuperare”. (foto: sonno)

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Il sonno e l’invecchiamento cerebrale

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

Porto AnconaDalla Settimana Mondiale del Cervello, gli esperti della Società Italiana di Neurologia (SIN) richiamano l’attenzione sulle evidenze scientifiche che dimostrano come il cervello, a differenza di altri organi, migliori il proprio funzionamento in proporzione al lavoro effettuato e non risenta, quindi, di un particolare processo di usura correlato al suo impegno continuo.“Fin dall’età giovanile – dichiara il Prof. Leandro Provinciali, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica e del Dipartimento di Scienze Neurologiche degli Ospedali Riuniti di Ancona – il cervello riduce la sua componente più nobile, la quantità di neuroni: in pratica, a breve distanza dall’epoca in cui ha completato il proprio sviluppo inizia a perdere cellule ma, con l’apprendimento, crea nuove connessioni fra i neuroni. Una riduzione dell’efficienza cognitiva – prosegue il Prof. Provinciali – potrebbe significare l’inizio di un decadimento cerebrale: in generale è la memoria di episodi che viene inizialmente compromessa e, successivamente, la rievocazione di nomi propri. Quando persistono, quindi, difficoltà delle abilità cognitive, soprattutto memoria e attenzione, è bene rivolgersi al neurologo che valuterà se indagare ulteriormente con esami specifici, qualora si escludano fattori esterni come disturbi del sonno, stress, alimentazione, farmaci etc”. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno, la SIN ribadisce che numerosi studi scientifici hanno evidenziato come il sonno e l’invecchiamento cerebrale siano strettamente correlati: da un lato, dormire poco e male contribuisce al declino cognitivo e al rischio di demenza; dall’altro, durante la senilità si assiste ad un’alterazione del ciclo sonno/veglia con maggiore vulnerabilità a stimoli esterni a causa della riduzione delle onde delta del sonno profondo, con conseguente maggior frammentazione del sonno.Il sonno rappresenta, quindi, un’attività fondamentale per l’uomo: un terzo della vita, infatti, si trascorre dormendo. Ma non sempre si riesce a dormire bene, a causa di uno stile di vita frenetico, di comportamenti inadatti o di malattie del sonno, spesso ignorate o sottovalutate.“I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani – ha affermato il Prof. Gianluigi Gigli, Ordinario di Neurologia presso l’Università di Udine -. I principali sono l’insonnia, che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41% della popolazione, la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani, la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani, ed i disturbi del ritmo circadiano. I disturbi del sonno si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del Sistema Nervoso”.Ad esempio, i soggetti affetti da decadimento cognitivo sono frequentemente colpiti anche da alterazioni del sonno. La sindrome delle apnee in sonno è un fattore di rischio riconosciuto per malattie cardio e cerebrovascolari. I pazienti affetti da epilessia lamentano frequenti disturbi del sonno quali insonnia, eccessiva sonnolenza diurna, apnee nel sonno, sonno notturno frammentato, movimenti periodici degli arti in sonno, che spesso sono un fattore limitante il corretto controllo delle crisi. La sclerosi multipla è invece associata a svariati disturbi del sonno, quali insonnia, spasmi notturni, narcolessia, disturbi respiratori in sonno e, in particolare, alla sindrome delle gambe senza riposo.
La recente approvazione della direttiva europea sul rilascio della patente di guida ha costretto anche l’Italia a confrontarsi con il problema della diagnosi della narcolessia e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno. Ne deriva la necessita di adeguare la risposta, finora insufficiente, del servizio sanitario nazionale alle esigenze diagnostiche legate alla patente di guida, attraverso l’organizzazione di una rete di Servizi di Medicina del Sonno. L’obiettivo è quello di ridurre gli incidenti alla guida dovuti all’eccessiva sonnolenza diurna. Trattandosi di malattie i cui sintomi sono curabili, lo scopo della diagnosi non è quello di togliere il permesso di guidare alle persone affette, limitando ‘uso di un mezzo talora indispensabile per lavorare; al contrario, una diagnosi corretta può far prendere loro consapevolezza della necessità di usare gli strumenti a disposizione per combattere la sonnolenza diurna, a cominciare dal trattamento ventilatorio notturno per le apnee. A seguito di tale trattamento, un controllo neurologico, clinico e strumentale, potrà documentare l’eventuale regressione dei rischi nella guida in condizioni abituali.

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Il Cristianesimo nella storia e nel nostro tempo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

renata salvarani“Riflettere – oggi – sulla peculiarità della Storia del Cristianesimo, sul suo statuto e sui suoi metodi significa chiedersi qual è il ruolo di questa disciplina nell’università e nella società, di fronte alle sfide del pluralismo e delle dinamiche identitarie nel nostro tempo”.E’ la riflessione proposta da Renata Salvarani, docente del’Università Europea di Roma, nel Convegno internazionale “Storia del Cristianesimo e studi storico religiosi: percorsi e apprendimenti”.
L’incontro, promosso dalla Consulta Universitaria per la Storia del Cristianesimo e delle Chiese e dal Vicariato di Roma, si è tenuto nella Pontificia Università Laternanense. “Ci chiediamo – ha detto Renata Salvarani – che cosa può fare emergere, alla luce di eventi e memorie, una analisi storico religiosa dei percorsi seguiti nei secoli dalla società europea, che cosa il Cristianesimo abbia dato a questa società e come lo specifico europeo abbia contribuito a definire una declinazione storica del Cristianesimo stesso.
Le ricerche in corso nel contesto internazionale pongono una serie di questioni quanto mai importanti.
Prima fra tutte si colloca la dialettica fra identità e pluralismo, nelle sue declinazioni storiche, sociologiche, culturali e politiche
Si pone poi il grande tema dell’avvicinamento degli studi cristianistici al contesto storico religioso, esposto, da una parte, a resistenze in senso settoriale e, dall’altra, al rischio di riduzionismi comparativistici.
Il Cristianesimo è, in qualche modo, una religione assimilabile alle altre? L’esperienza cristiana si può ridurre al piano religioso sic et simpliciter? O, piuttosto, la sua novità e complessità teologica e, nello specifico, la sua articolata intrinseca dimensione storica rendono necessarie categorie interpretative precipue?
Al suo interno è aperta la questione teologica, non soltanto rispetto al rapporto fra idee di Dio e società, ma anche rispetto a una definizione delle relazioni fra Teologia e teologie, nel loro sviluppo storico.
Altrettanto rilevante è il nodo critico storiografico dell’inculturazione del Cristianesimo nei diversi contesti e quello del suo contraltare: il ruolo del Cristianesimo nella storia dell’Europa e la definizione di un rapporto bilaterale di “feconda estraneità”, per cui l’una non può dirsi tale se non riconoscendo l’altro sia come fondamento, sia come corpo estraneo, agente di trasformazione e di rinnovamento nelle diverse epoche”. (foto: renata salvarani)

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Giornata mondiale del sonno

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

giornata del sonnoVenerdì 18 marzo 2016,Via dei Cessati Spiriti 6/E 8 /A, 09:45–13:00, 16:00–20:00 Dorelan, leader del settore bedding da oltre 50 anni, risponderà all’appello in Lazio aprendo le porte del Dorelanbed di Roma per una consulenza personalizzata e un test gratuito sulla qualità del sonno in compagnia di esperti specialisti del riposo (l’iniziativa è attiva contemporaneamente in 33 Dorelanbed di tutta Italia). È vero che chi dorme bene vive meglio? sonnoQuali sono le caratteristiche di un sonno perfetto? Come ottenerlo? Quali le reali potenzialità di rigenerazione psico-fisica?Sono domande sempre più frequenti: basti pensare che il 45% della popolazione mondiale soffre di disturbi del sonno. In Italia sono 12 milioni coloro che non riposano bene e 4 milioni le persone che non dormono affatto a causa di una insonnia cronica.Per aumentare la consapevolezza riguardo queste problematiche, la World Association of Sleep Medicine ogni anno organizza la Giornata Mondiale del Sonno.
Per scoprire come dormire bene per vivere meglio, quali sono i sintomi e le cause di un cattivo riposo, le regole e gli strumenti per risolvere uno dei problemi più importanti della vita di ogni giorno, sarà anche distribuita la Piccola Guida al Benessere del Sonno.
Se è vero, com’è vero, che un terzo dell’esistenza la si trascorre dormendo. Godere di un sonno di ottima qualità, della giusta durata e intensità e garantirsi ogni notte un riposo perfettamente rigenerante è il primo e più importante passo per ritrovare a ogni risveglio e di giorno in giorno la sensazione di sentirsi in forma e in salute. (foto: giornata del sonno)

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Colpi di sonno sulle strade

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

autostradeProprio nei giorni in cui il governo italiano si appresta a recepire la direttiva europea n. 2014/85/UE con un decreto legge che dal 1 gennaio 2016 rivoluzionerà il mondo dei trasporti , i ricercatori Dr. Sergio Garbarino (Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili – Università di Genova), Dr. Antonio Sanna (Unità di Pneumologia Ospedale San Jacopo – Pistoia), ed Alessio Pitidis, Marco Giustini e Franco Taggi del Dipartimento Ambiente e Traumi dell’Istituto Superiore della Sanità Ministero della Salute, hanno pubblicato una ricerca, sulla prestigiosa rivista scientifica inglese “Chronic Respiratory Disease”, con la quale p er la prima volta al mondo è stata individuata, tra tutti gli incidenti stradali documentati, la percentuale di quelli attribuibili agli autisti affetti dalla sindrome delle apnee ostruttive del sonno, il cui acronimo universalmente utilizzato è OSAS. La metodologia di analisi statistica scelta, e per la prima volta applicata nella valutazione degli incidenti stradali, ha permesso ai ricercatori di quantificare con un valore pari a 7 la percentuale (7%) di quelli dovuti agli autisti della popolazione generale affetti da OSAS. Questo dato é il primo in assoluto per l’OSAS e permette di quantificare il guadagno in termini sanitari ed economici ottenibili con programmi sanitari mirati alla sua diagnosi precoce ed al suo ottimale trattamento. Inoltre, a differenza dell’ormai nota da anni valutazione del rischio per il singolo individuo, permette finalmente di indicare il numero atteso di incidenti stradali causati da autisti OSAS. Da ciò deriva il calcolo del numero di morti ed infortuni evitabili e quello dei costi sanitari, in particolare quelli dovuti ad infortunio. Infatti nell’anno 2014 gli incidenti stradali in Italia sono stati 248.000 con 3.300 morti e 174.000 feriti. Applicando a tali dati i risultati dell’analisi statistica condotta dai ricercatori italiani sono ben 7.360 gli incidenti stradali, causa di 231 morti e 12.180 feriti provocati da autisti con OSAS.Il modello statistico che ha permesso di ottenere il dato del 7% é estremamente sofisticato e si è basato sul PAF (population attributable fraction). Il PAF, già da tempo validato e utilizzato in medicina, ha permesso di partire dal rischio individuale di incidente stradale per il soggetto OSAS, ormai noto da anni e già più volte confermato dalla letteratura scientifica internazionale, per quantificare esattamente quanti degli incidenti stradali documentati in una popolazione generale (quindi soggetti con o senza OSAS) in un definito intervallo di tempo sono attribuibili alla OSAS. In ultima analisi il risultato di tale ricerca permette di quantificare il guadagno, in termini di salute ed economico ( 1.500.000.000 di euro circa), ottenibile con progetti sanitari che abbiano come obiettivo la diagnosi precoce dell’OSAS ed un’ottimale aderenza al trattamento prescritto. “Infatti l’OSAS è una malattia curabile da cui si può guarire;- dichiara il Dr. Sergio Garbarino – la prevenzione e il trattamento precoce sono l’arma vincente che permette di migliorare la salute e la sicurezza dei cittadini spesso inconsapevoli di questa diffusissima malattia, permettendo inoltre di ridurre gli enormi costi socio-economici tali da incidere perfino sul nostro PIL. I dati del nostro studio permettono finalmente di avere una esatt a dimensione del problema su cui costruire un’adeguata e concreta strategia preventiva” Poco si parla di questa malattia che è facilmente diagnosticabile e curabile e che ha una prevalenza ed un impatto socio-sanitario simile se non superiore al diabete, con importanti risvolti medico legali e assicurativi. “I più recenti dati epidemiologici- dichiara il Dr. Antonio Sanna – indicano che l’OSAS di grado moderato e grave ha una diffusione nella popolazione adulta pari a circa il 50% nell’uomo e circa il 23% nella donna. L’OSAS non è solo causa di eccessiva sonnolenza, ma rappresenta anche un fattore di rischio ed è spesso associata alle principali patologie del mondo occidentale, quali obesità, sindrome metabolica e diabete, infarto del miocardio, ictus, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, disturbi cognitivi ed insufficienza respiratoria, che sono le principali cause di morte della nostra società. La diagnosi precoce e l’ottimale trattamento dell’OSAS rendono possibile prevenire la comparsa di tali diverse patologie o di migliorarne il controllo. In altre parole la diagnosi di OSAS rende concreto il miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita dei soggetti che ne sono affetti offrendo loro un re ale e percepito guadagno in termini di salute” Tali dati epidemiologici fanno si che i medici ed i ricercatori che da anni si occupano di tale malattia considerino causa di una “epidemia silente”. (foto: sergio garbarino)

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