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Posts Tagged ‘sonno’

Infanzia: disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

I bambini e adolescenti residenti nel nostro Paese non sempre dormono sonni tranquilli. Il 15% degli italiani dai 3 ai 14 anni soffre di disturbi del sonno e questa percentuale sale addirittura al 30% tra i bimbi con meno di 3 anni. Questo determina gravi conseguenze tra cui alterazioni del comportamento, difficoltà nelle attività scolastiche, problemi di memoria e, più in generale, alterazioni del neurosviluppo. Sono questi alcuni dei dati emersi ieri durante la sessione dedicata ai disturbi del sonno nell’ambito del XIII Congresso Nazionale Scientifico della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). L’evento che si chiude oggi, ha visto a Paestum (Salerno) la partecipazione di oltre 1.000 pediatri di famiglia provenienti da tutta la Penisola. “Le segnalazioni al pediatra di famiglia dei disturbi del sonno arrivano fino a tre anni dopo l’insorgenza del problema – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. Questi eccessivi e frequenti ritardi diagnostici possono compromettere seriamente la salute e il benessere. A volte, infatti, le notti insonni sono la manifestazione di patologie molto gravi e pericolose. I genitori devono quindi imparare a non sottovalutare un aspetto fondamentale della vita dei figli e segnalare il prima possibile ogni anomalia al proprio pediatra di famiglia”. “Le notti insonni sono un campanello d’allarme a cui prestare attenzione – afferma la dott.ssa Emanuela Malorgio, Coordinatrice Nazionale Gruppo Studio Sonno della FIMP -. Possono essere legate a comportamenti errati da parte dei genitori al momento dell’ addormentamento e durante i risvegli notturni dei bambini. Oppure sono determinate da malattie come parasonnie, epilessie o sindrome delle gambe senza riposo. Esistono poi quei bambini che si muovono molto durante la notte e che al mattino si svegliano stanchi e assonnati. La diagnosi precoce ed un adeguato trattamento permettono di prevenire le alterazioni dello sviluppo neurologico e psicologico del bambino”. La FIMP da oltre tre anni promuove il Progetto Buonanotte. “Stiamo progettando la realizzazione di corsi di formazione per pediatri di famiglia su tutto il territorio nazionale – conclude il dott. Mattia Doria, Segretario alle Attività Scientifiche della FIMP -. L’obiettivo è approfondire i temi dell’igiene del sonno e sviluppare maggiori strategie di educazione al sonno e al riconoscimento precoce dei suoi disturbi, innanzitutto in termini di qualità e quantità. Inoltre stiamo avviando uno studio epidemiologico sui disturbi respiratori del sonno. E’ un altro fenomeno ancora sottovalutato e che invece merita maggiore attenzione da parte di tutta la comunità scientifica”.

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Sonno e estate

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

E’ un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia (SIN) vuole trasmettere alla vigilia delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte degli italiani.Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.“L’estate – afferma il Prof. Giuseppe Plazzi, Presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN – rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora”.
Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità.Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente.Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.

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Apnee ostruttive del sonno

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Ammonta approssimativamente a 31 miliardi di euro all’anno il peso economico delle condizioni influenzate dalle apnee ostruttive del sonno (OSAS) in Italia. È questo il dato più eloquente che emerge dallo studio “Cost-of-illness study of Obstructive Sleep Apnea Syndrome (OSAS) in Italy”, realizzato dal CERGAS SDA Bocconi – Centre for Research on Health and Social Care Management – con il contributo non condizionante di Philips, presentato oggi presso la SDA Bocconi School of Management alla presenza di Emanuele Monti, Presidente Commissione Sanità e Politiche Sociali Regione Lombardia.Questo fardello da 31 miliardi di euro di euro annui – circa 520 euro per residente – è costituito per il 60% da costi diretti sanitari, per il 36% da costi indiretti dovuti a morbilità, mentre il restante 4% sono costi diretti non sanitari. Notevole è anche il peso per la società causato dal sotto-trattamento dell’OSAS: la corrispondente perdita di qualità della vita è valorizzabile in circa 9 miliardi di euro l’anno.
Sotto-diagnosi e sotto-trattamento sono infatti tra le principali cause dell’impatto sociale dell’OSAS nel nostro Paese. Secondo i dati epidemiologici riportati nello studio, a soffrire di apnee del sonno sarebbero in Italia ben 24 milioni di persone di età compresa tra 15 e 74 anni (54% della popolazione adulta), di cui circa 12 milioni di affetti da patologia di livello moderato-grave (27% della popolazione adulta, di cui il 65% maschi).Tuttavia, incrociando pareri di esperti e dati forniti dall’Associazione Apnoici Italiani, si stima che ad oggi solamente 460.000 pazienti con OSAS moderata-severa siano diagnosticati (4% della prevalenza stimata) e appena 230.000 siano trattati (2% della prevalenza stimata). Un gap sostanziale sia in termini diagnostici sia terapeutici, che preoccupa ancora di più se si considera che le apnee del sonno, oltre ad essere un rilevante fattore di rischio per altre malattie, sono correlate anche a conseguenze non mediche (ad esempio incidentalità stradale) che contribuiscono ad aumentarne l’impatto in termini economici e sanitari.Lo studio ha anche simulato le conseguenze di scenari migliorativi, come un eventuale incremento dei pazienti diagnosticati e successivamente trattati, prendendo in considerazione l’effetto della ventilazione meccanica a pressione positiva continua (Continuous Positive Airway Pressure, CPAP). Tale trattamento è supportato da un’ampia letteratura che ne dimostra l’impatto positivo e significativo su mortalità, rischio di ictus, incidenti automobilistici e infortuni sul lavoro.I risultati suggeriscono che, sebbene si osservi un aumento dei costi diretti sanitari a causa dell’incremento del numero di diagnosi e trattamenti, grazie alla CPAP sarebbe possibile ridurre i costi generati dalle condizioni associate all’OSAS, come conseguenza di un minor rischio di esordio delle condizioni stesse, soprattutto se il trattamento è precoce. Considerando anche il valore della qualità di vita recuperata, il valore del beneficio complessivamente realizzabile supera i costi sanitari incrementali, rappresentando anche dal punto di vista economico un investimento di valore per la società.

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Melatonina: l’ormone del sonno è un prezioso alleato anche per la vista

Posted by fidest press agency su martedì, 28 Mag 2019

La melatonina è comunemente nota come l’ormone che aiuta a regolare il ritmo sonno-veglia; in pochi però sanno che si tratta soltanto di uno degli aspetti legati all’azione biologica di questa sostanza vitale prodotta dalla ghiandola pineale, un piccolo organo situato nel cervello. Recenti studi[1-5] hanno infatti confermato che la sintesi della melatonina avviene anche a livello oculare, dove sono presenti recettori specifici per questo ormone, da cui derivano importanti benefici in termini di protezione della retina dallo stress ossidativo, tra le principali cause, insieme all’età, della degenerazione maculare senile (DMLE). Si tratta di una delle più gravi patologie dell’occhio che interessa oltre 1 milione di italiani, e rappresenta la prima causa di grave perdita della vista e cecità nella popolazione occidentale di età superiore ai 65 anni.
Di questi temi si è discusso a Roma, all’incontro “Melatonina dall’occhio al cervello, andata e ritorno”, organizzato, nell’ambito del 17° Congresso della SOI – Società Oftalmologica Italiana, da Polifarma, azienda italiana leader in ambito oftalmologico, con soluzioni terapeutiche efficaci e di qualità per migliorare la vita delle persone affette da patologie dell’occhio.
“La melatonina è sintetizzata in molti tessuti, tra cui l’occhio, dove esercita un potente effetto protettivo sulle cellule retiniche, eliminando le proteine danneggiate, spesso irreversibilmente, per effetto dell’ossidazione”, spiega Gianluca Scuderi, Professore associato di Oftalmologia all’Università La Sapienza e Responsabile UOC Oculistica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma. “È stata ipotizzata una stretta correlazione tra la carenza di melatonina e la degenerazione maculare senile, patologia dell’occhio che insorge principalmente dopo i 65 anni e rappresenta una delle principali cause di ipovisione importante nel 7-10% della popolazione mondiale. La malattia si caratterizza per alterazioni nella parte centrale della retina, la macula, causate da una combinazione di fattori ambientali (in primis l’età) e stress ossidativo. Non dobbiamo dimenticare che l’occhio è l’organo bersaglio del nostro stile di vita e, come tale, subisce i danni di comportamenti scorretti: fumo, dieta ricca di grassi, eccessiva esposizione alla luce blu di schermi e lampade al LED”.La produzione di melatonina diminuisce con l’avanzare dell’età: raggiunge i livelli massimi durante l’infanzia – il picco si registra intorno ai 10 anni – per poi ridursi progressivamente. Già a 40 anni la sua concentrazione è un quarto rispetto a 20 anni, fino a raggiungere livelli prossimi allo zero dopo i 65-70 anni.
La prevenzione gioca un ruolo importante nel contrastare il processo di deterioramento delle cellule della retina, dal momento che chi soffre di degenerazione maculare senile, in particolare della forma secca che è quella più diffusa (85% dei pazienti), si trova ad affrontare una malattia irreversibile, per la quale non esiste una cura definitiva.

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Melatonina, servono linee guida per l’uso terapeutico nei disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

A sessant’anni dalla scoperta della melatonina e dopo oltre 23.000 studi che mostrano le molte funzioni di questo ormone secreto dall’ipofisi, servono linee guida per l’uso terapeutico. Questo è quanto chiede José Cipolla Neto, professore ordinario presso l’Istituto di scienza biomedica dell’Università di San Paolo (ICB-USP) in Brasile, in un articolo su Endocrine Reviews. «La melatonina non solo adatta l’organismo al riposo notturno ma lo prepara anche in termini metabolici per il giorno successivo» spiega il ricercatore, ricordando che il corpo produce melatonina solo di notte. Se la produzione di melatonina viene bloccata dalla luce durante la notte, specie la luce blu degli smartphone, ciò può contribuire allo sviluppo di malattie quali disturbi del sonno, ipertensione e patologie metaboliche come obesità e diabete. Questa situazione potenzialmente patogena dipende non solo dall’insufficiente produzione di melatonina, ma anche da una delle sue conseguenze, ossia la disorganizzazione temporale del ritmo sonno-veglia delle funzioni biologiche. «I problemi relativi alla cattiva qualità del sonno, come l’esposizione alla luce notturna, dovrebbero essere affrontati prima di ricorrere all’assunzione di melatonina. Ma se questa dovesse essere usata, sarebbe opportuno farlo in sintonia con il ritmo individuale di produzione dell’ormone naturale, così da decidere la dose appropriata da integrare» scrivono i ricercatori, precisando che resta comunque da chiedersi se la melatonina debba essere assunta anche dalle persone prive di franche condizioni patologiche. «Nel seguire un trattamento con melatonina dovrebbero essere prese le seguenti precauzioni: la somministrazione deve essere limitata alle ore notturne e il momento dell’assunzione va scelto con attenzione in base all’effetto desiderato. Inoltre, la dose e la formulazione dell’integratore a base di melatonina dovrebbe essere adattato a ciascun individuo, così da costruire un profilo di melatonina nel sangue che riproduca l’ideale fisiologico, terminando al mattino presto» conclude Cipolla Neto. Endocr Rev. 2018. doi: 10.1210/er.2018-00084 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30215696 by Doctor33)

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Importanza del sonno nella donna e nella vita di coppia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

“Difficoltà ad addormentarsi, sonno agitato, risvegli notturni e sveglia anticipata sono chiari segnali di disturbi del sonno, indicatori importanti che impattano sulla salute fisica e psichica e sulla stabilità della coppia”, introduce Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Per oltre il 90% degli italiani tra i 45 e i 65 anni dormire bene è molto importante e alla base del benessere, ma solo per 1 su 10 è facile”. A scattare la più recente fotografia sui disturbi del sonno dopo l’età fertile è Onda, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research su un campione di 150 uomini e 150 donne tra i 45 e i 65 anni, presentata all’apertura del 2° Congresso nazionale dell’Osservatorio “La donna e la coppia dopo l’età fertile – La salute che cambia: prevenzione, stili di vita, fragilità” in svolgimento a Milano e che pone un accento particolare sull’evoluzione della salute, della prevenzione e degli stili di vita in questa fascia d’età.I dati rivelano che 4 intervistati su 5 soffrono o hanno sofferto di disturbi del sonno e la metà del campione ritiene necessarie e salutari almeno 8 ore di riposo per notte anche se, di fatto, l’83% ammette di dormire al massimo 7 ore, con il 16% che ne dorme al massimo 5. Tra le diverse cause che impediscono un buon sonno, quelle più considerate sono lo stress mentale e i traumi (88%), stile di vita e alimentazione non adeguati (79%) nonché stanchezza fisica (76%), ma anche malattie (56%) e menopausa e invecchiamento (42%). Si ritiene che i disturbi del sonno portino a molte conseguenze: psichiche per il 98% degli intervistati, in primis nervosismo e irritabilità, ma anche cattivo umore, assenza di lucidità e difficoltà di concentrazione e apprendimento; fisiche, soprattutto stanchezza e mancanza di energie per l’83% e nel 41% dei casi anche conseguenze relazionali con tendenza ad isolarsi, problemi nella comunicazione e dialogo nella coppia e calo del desiderio sessuale.“Dall’indagine emerge anche che la parte femminile del campione valorizza maggiormente l’importanza del sonno e più degli uomini ritiene che sia alla base del benessere della persona”, afferma Luigi Ferini Strambi, Primario UO Neurologia-Centro del Sonno, IRCCS San Raffaele Turro e Università Vita-Salute San Raffaele, Milano.Secondo l’indagine, in generale le donne temono di più l’insorgenza di questi disturbi e di fatto ne soffrono più degli uomini: l’87% delle intervistate lamenta di avere questo problema rispetto al 67% del campione maschile. “Quanto affermato dalle donne è in effetti in linea con i dati scientifici secondo i quali l’insonnia è 1,5 volte più comune nelle donne rispetto agli uomini e questo valore tende ad aumentare dopo i 65 anni”, prosegue Ferini Strambi. “Questo dato è in parte spiegato da una più marcata riduzione della secrezione di melatonina, ormone che regola il ciclo sonno-veglia, nelle donne rispetto agli uomini con l’avanzare degli anni. Anche la riduzione di progesterone, che ha un effetto sedativo e riduce i microrisvegli intrasonno, in menopausa può spiegare l’aumentata prevalenza di insonnia in questa fascia d’età. Inoltre, è noto che la depressione sia uno dei più importanti fattori scatenanti dell’insonnia cronica; non stupisce quindi che l’insonnia tenda a cronicizzare più frequentemente nella donna che è colpita dalla depressione in maniera doppia rispetto agli uomini”.

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Indagine Philips: italiani e rapporto tra sonno e tecnologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Un sonno di qualità impatta positivamente sulla salute e la vita di tutti i giorni, dormire bene è il metodo migliore per riposarsi e recuperare le energie: questo è il pensiero del 91% degli intervistati nell’indagine commissionata da Philips, azienda leader nel settore dell’Health Technology, alla società di ricerca Strive Insight sul rapporto tra utilizzo della tecnologia e qualità del sonno.
In una società sempre più digitalizzata e connessa ovunque e in qualsiasi momento, la tecnologia è diventata sempre più “invasiva”: la media giornaliera di utilizzo di dispositivi digitali si attesta attorno alle 7 ore durante i giorni lavorativi e quasi 6 ore durante il weekend. Utilizzo che, per il 73% degli intervistati, risulta intenso anche nelle ore antecedenti il riposo notturno. La tecnologia connettiva, spesso “ipnotica”, che crea dipendenza sempre più spesso sostituisce oggi i rituali pre-sonno andando così ad impattare sul nostro riposo.In particolare, l’attività digitale degli italiani prima di cadere fra le braccia di Morfeo è caratterizzata da una componente sociale: i passatempi più diffusi sono infatti i social network e le chat seguiti dalla lettura delle email. Nonostante gli italiani riconoscano l’importanza del riposo notturno conservano cattive abitudini legate all’utilizzo dei dispositivi tecnologici: il 52% degli intervistati tiene regolarmente il proprio smartphone sul comodino accanto al letto e il 40% lascia il telefono sempre acceso anche durante la notte. Abitudini digitali scorrette possono rivelarsi dannose e favorire l’insorgere di disturbi del sonno: solo il 6% degli intervistati dichiara di non svegliarsi mai durante la notte. La maggior parte degli italiani intervistati da Philips non ha un sonno continuo e ha frequenti risvegli notturni. Il 18% degli italiani, inoltre, afferma che è capitato di essere svegliato perché disturbato da segnali sonori emessi dal device tecnologico. Inoltre, 1 italiano su 4 confessa di controllare il proprio smartphone durante i risvegli notturni.“L’indagine rivela una consapevolezza diffusa riguardo l’importanza del riposo notturno così come in merito alla correlazione tra disturbi del sonno e utilizzo di dispositivi tecnologici prima di andare a letto; nonostante ciò gli italiani faticano ad abbandonare certe cattive abitudini. Philips, leader mondiale nella ricerca di soluzioni dedicate alla terapia del sonno ha una lunga storia di innovazione proprio per aiutare le persone a dormire meglio e a curare alcune patologie del sonno come le apnee notturne ancora troppo sottovalutate dalla popolazione, ma che se trascurate possono portare a conseguenze anche gravi.” dichiara Gianluigi Redolfini, Health Systems Marketing Leader – Philips Italy, Israel & Greece.Tra i disturbi del sonno più diffusi il 31% afferma di avere un sonno irrequieto e risvegli frequenti, di questi il 66% dichiara di soffrire di apnee notturne e il 33% di conoscere questa patologia. Il 24% invece dichiara di avere difficoltà ad addormentarsi e il 15% di soffrire di insonnia.I sintomi più dichiarati legati ai disturbi del sonno sono: stanchezza durante il giorno (il 55%), stanchezza al risveglio (il 48%), occhi stanchi al risveglio (il 35%), difficoltà di concentrazione (il 28%) e irritabilità (il 27%). Meno di un terzo del campione (il 28%) che ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno si è rivolto ad un medico per avere un consulto. I consigli più diffusi tra coloro che hanno interpellato un camice bianco sono: alimentazione serale leggera (il 40%), attività fisica durante il giorno (39%) e la riduzione dell’utilizzo di dispositivi tecnologici prima di addormentarsi (il 37%).

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Sonno e benessere

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Un adulto tra i 26 ei 64 anni dovrebbe dormire ogni notte tra le sette e le nove ore, raccomanda la National Sleep Foundation (USA). Anche se le donne dovrebbero ritardare diversi minuti nel momento in cui impostano le loro sveglie. A sostenerlo il dottor Jim Horne, neuroscienziato e direttore del Centro di ricerca sul sonno dell’Università di Loughborough (Regno Unito), chee cita la National Sleep Foundation: le donne hanno bisogno di una media di 20 minuti in più di sonno rispetto agli uomini. Ed apparentemente lo fanno, come indicano i risultati di un sondaggio aziendale sui braccialetti che misurano l’attività fisica, FitBit. Dopo aver raccolto i dati sulle attività dei propri utenti durante le notti da marzo 2017, l’azienda ha scoperto che in media gli uomini dormono sei ore e 26 minuti, mentre il tempo delle donne è di sei ore e 50 minuti. La ragione di questa differenza temporale si trova nell’architettura del cervello. Secondo le conclusioni di uno studio condotto dall’Università della Pennsylvania, la struttura neuronale femminile consente di evidenziare alcune capacità comunicative, capacità analitiche e intuitive, nonché una migliore memoria e cognizione sociale. Tutto ciò rende le donne più attrezzate per il multitasking e per creare soluzioni di gruppo e, dice il neuroscienziato, e come contrappasso di questa maggiore attività è richiesto un maggiore riposo per il recupero. “È possibile che questo tipo di funzionamento o attività cerebrale porti a un maggiore bisogno di riposo nelle donne”, spiega il dottor Javier Puertas, capo del dipartimento di neurofisiologia e dell’Unità del sonno dell’Ospedale universitario La Ribera (Alzira) e membro del Spanish Dream Society (SES). Sebbene si ricordi che “la ricerca è in continua evoluzione”. Nonostante necessitino di qualche minuto in più di sonno e alcune ce la facciano, molte hanno maggiori probabilità di avere difficoltà a riposare rispetto agli uomini. Diversi studi e indagini concludono che le donne soffrono di più insonnia e altri problemi ad addormentarsi, conferma il dott. Puertas: “Statisticamente le donne soffrono il doppio di insonnia degli uomini e soffrono di più dal punto di vista delle prestazioni cognitive e somatiche “. Infatti, il 63% delle donne tra i 30 ei 60 anni dorme circa sei ore al giorno. Cioè, tra una e tre ore in meno rispetto alla quantità raccomandata. Queste difficoltà ad addormentarsi hanno conseguenze anche durante il giorno, determinando più sonnolenza, che può produrre problemi diversi come mancanza di concentrazione o aumento di appetito e, quindi, peso. Ciò che rimane sconosciuto è la ragione esatta per cui si verificano queste differenze. Il dottor Puertas spiega che potrebbe esserci una componente sociologica e culturale che le spiega: “Socialmente, le donne sono state caricate di più preoccupazioni che non essere portate a letto”. Sottolinea inoltre che ci sono fattori biologici che possono alterare il sonno come la gravidanza o la cura del bambino: “È stato dimostrato che l’udito di una donna è più sensibile quando si tratta di percepire o reagire al pianto di un bambino”. Data l’importanza di questa abitudine essenziale per la nostra salute, prima di ricorrere a farmaci senza prescrizione medica, l’esperto raccomanda di seguire le solite linee guida per un’adeguata igiene del sonno e che per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” è bene sempre tenere presenti: “Avere una dieta equilibrata ed evitare l’uso di telefoni cellulari, tablet o portatili prima del sonno perché la loro luce blu inibisce la produzione di melatonina, un ormone necessario nel ciclo naturale del sonno.”

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La deprivazione di sonno danneggia il cervello

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

sonnoRoma 28 ottobre Sala Congressi via Rieti dalle 8.30 alle 19 “La deprivazione di sonno sta mettendo in una condizione di grande stress il cervello di moltissimi bambini e adolescenti”. Ne parlerà Giovanni Biggio, Professore Emerito di Neuropsicofarmacologia presso l’Università di Cagliari (Unica) al convegno ‘Narrazione, trauma e salute: dall’individuo alla società’, illustrando quali sono ‘Le nuove forme dello stress tra epigenetica e psicopatologia’.“È un fenomeno mondiale- continua il professore- è stato calcolato che dal 2007 al 2017 i giovani dagli 8 ai 18 anni sono passati dalle 7 alle 14 ore di connessione, soprattutto di notte, e questo è un aspetto profondamente negativo. Oggi i ragazzini non dormono e l’allarme è stato lanciato anche dai professori delle scuole secondarie, che ci hanno raccontato- conferma il medico- che dopo le prime due ore di lezione gran parte della classe è sonnolenta, non è attenta. Gli adolescenti di notte restano svegli nella loro camera da letto, concentrati a chattare con gli smartphone o rimangono collegati al Pc e all’iPad. Capita che si addormentino e poi un messaggino all’una di notte li sveglia interrompendo il loro sonno”.
Il cervello umano diventa adulto tra i 25 e i 30 anni. “Se le persone dai 12 ai 20 anni non dormono la neurogenesi si rallenta: la melatonina, che regola il ritmo circadiano e ha un ruolo importante nella plasticità neuronale, viene secreta la notte- chiarisce Biggio- mentre il cortisolo, molecola che controlla le funzioni del cervello, si attiva la mattina. Se non si dorme la melatonina non viene secreta, il nostro cortisolo sale e il cervello ne risente. Molti adolescenti non dormono per giorni, magari ricevono anche delle minacce dalla Rete, come le fotografie usate a fini ricattatori, ed ecco che scoppia uno stress enorme per molti di loro. Da lì il passo drammatico di lanciarsi dalla finestra, il rifiuto di andare a scuola, di mangiare, di socializzare e si arriva poi alla psicopatologia”.
Il medico punta il dito sugli stili di vita dei giovani: “Negli adolescenti la corteccia non è sviluppata- prosegue Biggio- se non dormono, perché ad esempio sono andati in discoteca e hanno assunto alcol o fumato qualche sostanza stupefacente, poi non sono in grado di dare al cervello quell’input inibitore che invece riesce a dare un adulto che ha un cervello completamente formato. Quest’ultimo se beve non si metterà alla guida, i giovani invece guidano e si suicidano poiché non sanno prendere le giuste decisioni”.
Un esempio di come la mancanza di sonno faccia prendere cattive decisioni è dato dal comportamento dei giocatori d’azzardo professionisti: “Giocano almeno tra le 24 e le 30 ore di seguito- precisa il medico- poi vanno a dormire, altrimenti sballeranno le puntate se non riposano per almeno 3/4 ore dopo tante ore di gioco”.
La deprivazione di sonno avviene anche nei più piccoli: “Vediamo sempre più bambini giocare con l’iPad tra le mani già all’età di due anni. Strumenti eccitatori che li tengono svegli, causando stress in un cervello in via di sviluppo- rimarca lo studioso- ciò porta all’insorgenza del trauma a livello emotivo, emozionale ed affettivo”.
giornata del sonnoPossono causare stress traumatico pure le situazioni familiari complesse: “Oggi le famiglie si lasciano alle 7-8 di mattina e si ritrovano dopo 12 ore. Se interroghiamo gli adolescenti- prosegue Biggio- la cena sarà veloce nel 40% dei casi, non c’è tempo per parlare in quanto il papà deve lavorare al Pc. Non c’è disponibilità da parte dei genitori. Così gli adolescenti mangiano qualcosa, riprendono l’iPad tra le mani e vanno in camera. Se poi i genitori sono in conflitto, prenderanno l’iPad con loro e andranno in camera a piangere, perché non riescono ad avere un contatto con la mamma e il papà. Da lì il trauma. Basti pensare che nel Regno Unito una ricerca ha evidenziato come i disagi familiari (causati da patologie, dipendenze, morti o disaccordi familiari) costituiscano la causa maggiore di vulnerabilità alle insorgenze di psicosi nella prole in età giovane-adulta. Lo stesso accade alle vittime dei cyberbulli, che sviluppano un trauma considerato più grave di quello determinato dall’abuso sessuale”.
La connessione alla rete e l’uso dei vari device telematici stanno, insomma, cambiando il cervello umano. “L’epigenetica ci dice che l’impatto ambientale modifica in positivo o in negativo la funzione dei nostri geni in tempo reale. Questi 20 anni di navigazione nella rete, attraverso i suoi strumenti, hanno cambiato a livello epigenetico il funzionamento dei nostri geni. Sono più rapidi”, chiosa il medico. La disponibilità della risonanza magnetica, morfologica e funzionale sul cervello umano e dei super microscopi su quello animale permettono di vedere come il cervello si modifica non solo funzionalmente, ma anche morfologicamente in funzione dell’ambiente in cui si vive, sia esso ottimale che estremamente negativo. “Le immagini mostrano, ad esempio, che il volume dell’ippocampo umano – l’area del cervello importante per i processi cognitivi, in particolare per la memoria – si riduce, così come la corteccia diventa più sottile, in una persona sottoposta a uno stress continuo. L’azione prolungata dello stre ss la porterà, infatti, a sviluppare una patologia psichiatrica, perché i neuroni contenuti in quest’area cominceranno a diventare meno trofici a causa dell’azione eccessiva del glutammato (neurotrasmettitore eccitatore positivo fino a un certo range, poi negativo e tossico) innescato dal cortisolo. Se il neurone del processo cognitivo, che a livello della corteccia frontale permette di prendere le decisioni, perde la capacità di funzionare in modo adeguato allora prenderemo decisioni sballate. Se funzionerà male il neurone dell’ippocampo, importante per la memoria, non ricorderemo dove abbiamo messo le chiavi o cose più importanti; se, infine, il mal funzionamento riguarderà il neurone dell’amigdala, questa si attiverà anche quando non c’è pericolo. Ecco la base dello stress”. Fortunatamente, conclude Biggio, “il sistema informatico non produce danni se usato con moderazione durante il giorno; la sera non dovrebbe essere utilizzato dopo cena, sia dai giovani che dagli adulti”. Il convegno è gratuito, ma i posti sono limitati.

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Apnee ostruttive del sonno, pubblicate le linee guida Usa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 aprile 2017

Sono state appena pubblicate sul Journal of Clinical Sleep Medicine le nuove linee guida di pratica clinica per la diagnosi di apnea ostruttiva del sonno (Osa) negli adulti, scritta dagli esperti dell’American Academy of Sleep Medicine (Aasm), primo autore Vishesh Kapur della University of Washington di Seattle. «Il documento, basato sulla revisione sistematica della letteratura, offre numerosi suggerimenti importanti per la diagnosi di apnea ostruttiva del sonno, una malattia cronica dalle conseguenze potenzialmente gravi che affligge milioni di persone solo negli Stati Uniti» esordisce Kapur, ricordando che le apnee del sonno non trattate aumentano il rischio di malattie tra cui l’ipertensione e le patologie cardiovascolari, e che per questo una diagnosi accurata è essenziale per prevenire il deterioramento dello stato di salute migliorando il riposo notturno.
«Le nuove linee guida sostituiscono e aggiornano le precedenti raccomandazioni e gli orientamenti clinici che erano stati pubblicati nel 2005 e nel 2007» riprende Kapur, sottolineando che sia la polisonnografia completa, sia l’esame cardiorespiratorio domiciliare restano le principali opzioni diagnostiche nei pazienti non complicati con sospette apnee del sonno. Un rischio elevato di apnea ostruttiva del sonno è indicato dalla presenza di eccessiva sonnolenza diurna e di almeno due dei seguenti criteri: marcato russamento abituale, presenza di apnee durante il sonno riferita dal partner e ipertensione nota. Tuttavia, il documento rileva che l’esame cardiorespiratorio domiciliare non è adeguatamente validato come esame diagnostico in alcune sottopopolazioni di pazienti con comorbilità. Pertanto, la polisonnografia resta il test più indicato per la diagnosi di apnea ostruttiva del sonno nei soggetti con malattie cardiorespiratorie, con patologie neuromuscolari e con sospetta ipoventilazione correlata al sonno. «Ma lo è anche nelle persone che usano cronicamente oppiacei, con insonnia grave o con storia pregressa di ictus» concludono gli esperti. (fonte: doctor33 J Clin Sleep Med. 2017. doi: 10.5664/jcsm.6506 http://www.aasmnet.org/jcsm/ViewAbstract.aspx?pid=30972 (fonte: doctor)

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‘Sonno e neuroscienze’: medici multidisciplinari a confronto a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2016

sonnoROMA – Insonnia, apnea notturna, sindrome delle gambe senza riposo: sono disturbi del sonno piuttosto diffusi che possono avere una forte incidenza sulla qualità della vita delle persone e sul loro stato di salute. E’ questo uno dei temi al centro del convegno ‘Sonno e neuroscienze’ organizzato da Assirem-Associazione scientifica italiana per la ricerca e l’educazione della Medicina del sonno e Fondazione Santa Lucia, che si tiene in questi giorni presso il centro congressi dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma.
“I disordini del sonno sono molto frequenti. Quello che più colpisce la popolazione è l’insonnia, più della metà delle persone almeno una volta nella vita ne ha sofferto. Ma si può trovare una forma clinica nel 20% della popolazione nazionale– ha spiegato Raffaele Ferri, presidente dell’Associazione Italiana Medicina del Sonno- Accanto all’insonnia c’è il disturbo del respiro durante il sonno, come le apnee, che sono osservate da vicino dalla Ue, che ha costretto tutti gli Stati aderenti a a legiferare sulla concessione delle patenti di guida ai soggetti che ne sono affetti- ha continuato Ferri- perché l’Osas provoca una sonnolenza patologica e quindi un maggior pericolo di incidenti. Assieme a queste ci sono altre malattie poco conosciute, che il paziente stenta a riconoscere, come la sindrome delle gambe senza riposo che colpisce una percentuale del 3-5% della popolazione. È un’insonnia iniziale, una difficoltà ad addormentarsi per la necessità di muovere le gambe in conseguenza di un fastidio, che possiamo ben curare con degli accorgimenti particolari. Poi- ha concluso- c’è una patologia emergente che ha un’incidenza dell’1% ma riveste un’importanza grandissima perché precede frequentemente lo sviluppo di una malattia degenerativa: si chiama ‘Disturbo comportamentale in corso di sonno Rem’ ed è una malattia dell’età anziana che andrebbe riconosciuta”.“Quasi tutte le patologie neurologiche in sostanza hanno ripercussioni sul sonno– ha dichiarato il presidente Assirem, Pierluigi Innocenti- Può essere un sintomo precoce, come ad esempio per le malattie degenerative come il Parkinson. In altre forme il sonno può avere un effetto attivante, come nelle crisi epilettiche. Quindi sicuramente nell’ambito della neuroscienza ci sono molte condizioni interfacciabili con il sonno. I pazienti che vanno in apnea o russano la notte, sono a rischio dal punto di vista cardiocircolatorio e più frequentemente possono avere disturbi cerebrali come l’ictus ischemico”.“Attualmente l’Italia e all’estero non si è attrezzati con percorsi diagnostici e terapeutici ben codificati o offerti dal Sistema sanitario nazionale- ha ravvisato invece Ferri- Questo parte da un problema di fondo che è la formazione universitaria che non è contemplata se non in pochi atenei. La classe medica conosce poco i problemi del sonno. Pertanto l’unica cosa che posso dire è di fare riferimento ai centri di medicina del sonno, i quali possono offrire il migliore approccio possibile. Esiste un sito sonnomed.it, dove c’è un elenco delle strutture e a breve pubblicheremo un albo pubblico di esperti, ognuno con le proprie competenze”.Altro tema centrale del convegno sono le correlazioni dei disturbi del sonno con patologie neurologiche e psichiatriche e l’importanza del sonno nelle neuroscienze per comprendere a pieno il fondamentale ruolo nella gestione e nel recupero di pazienti con patologie neurologiche e psichiatriche. Argomenti sviluppati dai relatori con l’aiuto dei dati di una ricerca svolta sui pazienti in stato vegetativo e su pazienti post coma.
“Abbiamo condotto uno studio su due tipi di pazienti: i pazienti che erano usciti dal coma, per verificare se andavano incontro a disturbi del sonno- ha spiegato Pierluigi Innocenti- e abbiamo voluto verificare se il miglioramento del sonno potesse contribuire anche all’aspetto riabilitativo; su un altro gruppo di pazienti, che erano in stato vegetativo, abbiamo studiato il sonno e ci siamo resi conto che, anche in uno stato di coscienza alterata, se mantengono un pattern del sonno normale, generalmente hanno un’evoluzione clinica più favorevole”.“Stiamo cercando di capire se la valutazione in polisonnografia dei pazienti nei vari stadi ci può aiutare a dare valutazione di tipo prognostico sul recupero dei pazienti- ha spiegato Maria Gabriella Buzzi, medico della Fondazione Santa Lucia e membro di Assirem- Questo potrebbe dirci se sono designati ad avere un recupero significativamente buono rispetto ad altri. Registriamo un’attività cerebrale che si sta riorganizzando e che sta andando verso un recupero. Sono dati importanti perché ci parlano di un cervello che, anche se inconsapevole, lavora per recuperare”. (foto: sonno)

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Il sonno e l’invecchiamento cerebrale

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

Porto AnconaDalla Settimana Mondiale del Cervello, gli esperti della Società Italiana di Neurologia (SIN) richiamano l’attenzione sulle evidenze scientifiche che dimostrano come il cervello, a differenza di altri organi, migliori il proprio funzionamento in proporzione al lavoro effettuato e non risenta, quindi, di un particolare processo di usura correlato al suo impegno continuo.“Fin dall’età giovanile – dichiara il Prof. Leandro Provinciali, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica e del Dipartimento di Scienze Neurologiche degli Ospedali Riuniti di Ancona – il cervello riduce la sua componente più nobile, la quantità di neuroni: in pratica, a breve distanza dall’epoca in cui ha completato il proprio sviluppo inizia a perdere cellule ma, con l’apprendimento, crea nuove connessioni fra i neuroni. Una riduzione dell’efficienza cognitiva – prosegue il Prof. Provinciali – potrebbe significare l’inizio di un decadimento cerebrale: in generale è la memoria di episodi che viene inizialmente compromessa e, successivamente, la rievocazione di nomi propri. Quando persistono, quindi, difficoltà delle abilità cognitive, soprattutto memoria e attenzione, è bene rivolgersi al neurologo che valuterà se indagare ulteriormente con esami specifici, qualora si escludano fattori esterni come disturbi del sonno, stress, alimentazione, farmaci etc”. In occasione della Giornata Mondiale del Sonno, la SIN ribadisce che numerosi studi scientifici hanno evidenziato come il sonno e l’invecchiamento cerebrale siano strettamente correlati: da un lato, dormire poco e male contribuisce al declino cognitivo e al rischio di demenza; dall’altro, durante la senilità si assiste ad un’alterazione del ciclo sonno/veglia con maggiore vulnerabilità a stimoli esterni a causa della riduzione delle onde delta del sonno profondo, con conseguente maggior frammentazione del sonno.Il sonno rappresenta, quindi, un’attività fondamentale per l’uomo: un terzo della vita, infatti, si trascorre dormendo. Ma non sempre si riesce a dormire bene, a causa di uno stile di vita frenetico, di comportamenti inadatti o di malattie del sonno, spesso ignorate o sottovalutate.“I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani – ha affermato il Prof. Gianluigi Gigli, Ordinario di Neurologia presso l’Università di Udine -. I principali sono l’insonnia, che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41% della popolazione, la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani, la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani, ed i disturbi del ritmo circadiano. I disturbi del sonno si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del Sistema Nervoso”.Ad esempio, i soggetti affetti da decadimento cognitivo sono frequentemente colpiti anche da alterazioni del sonno. La sindrome delle apnee in sonno è un fattore di rischio riconosciuto per malattie cardio e cerebrovascolari. I pazienti affetti da epilessia lamentano frequenti disturbi del sonno quali insonnia, eccessiva sonnolenza diurna, apnee nel sonno, sonno notturno frammentato, movimenti periodici degli arti in sonno, che spesso sono un fattore limitante il corretto controllo delle crisi. La sclerosi multipla è invece associata a svariati disturbi del sonno, quali insonnia, spasmi notturni, narcolessia, disturbi respiratori in sonno e, in particolare, alla sindrome delle gambe senza riposo.
La recente approvazione della direttiva europea sul rilascio della patente di guida ha costretto anche l’Italia a confrontarsi con il problema della diagnosi della narcolessia e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno. Ne deriva la necessita di adeguare la risposta, finora insufficiente, del servizio sanitario nazionale alle esigenze diagnostiche legate alla patente di guida, attraverso l’organizzazione di una rete di Servizi di Medicina del Sonno. L’obiettivo è quello di ridurre gli incidenti alla guida dovuti all’eccessiva sonnolenza diurna. Trattandosi di malattie i cui sintomi sono curabili, lo scopo della diagnosi non è quello di togliere il permesso di guidare alle persone affette, limitando ‘uso di un mezzo talora indispensabile per lavorare; al contrario, una diagnosi corretta può far prendere loro consapevolezza della necessità di usare gli strumenti a disposizione per combattere la sonnolenza diurna, a cominciare dal trattamento ventilatorio notturno per le apnee. A seguito di tale trattamento, un controllo neurologico, clinico e strumentale, potrà documentare l’eventuale regressione dei rischi nella guida in condizioni abituali.

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Il Cristianesimo nella storia e nel nostro tempo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

renata salvarani“Riflettere – oggi – sulla peculiarità della Storia del Cristianesimo, sul suo statuto e sui suoi metodi significa chiedersi qual è il ruolo di questa disciplina nell’università e nella società, di fronte alle sfide del pluralismo e delle dinamiche identitarie nel nostro tempo”.E’ la riflessione proposta da Renata Salvarani, docente del’Università Europea di Roma, nel Convegno internazionale “Storia del Cristianesimo e studi storico religiosi: percorsi e apprendimenti”.
L’incontro, promosso dalla Consulta Universitaria per la Storia del Cristianesimo e delle Chiese e dal Vicariato di Roma, si è tenuto nella Pontificia Università Laternanense. “Ci chiediamo – ha detto Renata Salvarani – che cosa può fare emergere, alla luce di eventi e memorie, una analisi storico religiosa dei percorsi seguiti nei secoli dalla società europea, che cosa il Cristianesimo abbia dato a questa società e come lo specifico europeo abbia contribuito a definire una declinazione storica del Cristianesimo stesso.
Le ricerche in corso nel contesto internazionale pongono una serie di questioni quanto mai importanti.
Prima fra tutte si colloca la dialettica fra identità e pluralismo, nelle sue declinazioni storiche, sociologiche, culturali e politiche
Si pone poi il grande tema dell’avvicinamento degli studi cristianistici al contesto storico religioso, esposto, da una parte, a resistenze in senso settoriale e, dall’altra, al rischio di riduzionismi comparativistici.
Il Cristianesimo è, in qualche modo, una religione assimilabile alle altre? L’esperienza cristiana si può ridurre al piano religioso sic et simpliciter? O, piuttosto, la sua novità e complessità teologica e, nello specifico, la sua articolata intrinseca dimensione storica rendono necessarie categorie interpretative precipue?
Al suo interno è aperta la questione teologica, non soltanto rispetto al rapporto fra idee di Dio e società, ma anche rispetto a una definizione delle relazioni fra Teologia e teologie, nel loro sviluppo storico.
Altrettanto rilevante è il nodo critico storiografico dell’inculturazione del Cristianesimo nei diversi contesti e quello del suo contraltare: il ruolo del Cristianesimo nella storia dell’Europa e la definizione di un rapporto bilaterale di “feconda estraneità”, per cui l’una non può dirsi tale se non riconoscendo l’altro sia come fondamento, sia come corpo estraneo, agente di trasformazione e di rinnovamento nelle diverse epoche”. (foto: renata salvarani)

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Giornata mondiale del sonno

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

giornata del sonnoVenerdì 18 marzo 2016,Via dei Cessati Spiriti 6/E 8 /A, 09:45–13:00, 16:00–20:00 Dorelan, leader del settore bedding da oltre 50 anni, risponderà all’appello in Lazio aprendo le porte del Dorelanbed di Roma per una consulenza personalizzata e un test gratuito sulla qualità del sonno in compagnia di esperti specialisti del riposo (l’iniziativa è attiva contemporaneamente in 33 Dorelanbed di tutta Italia). È vero che chi dorme bene vive meglio? sonnoQuali sono le caratteristiche di un sonno perfetto? Come ottenerlo? Quali le reali potenzialità di rigenerazione psico-fisica?Sono domande sempre più frequenti: basti pensare che il 45% della popolazione mondiale soffre di disturbi del sonno. In Italia sono 12 milioni coloro che non riposano bene e 4 milioni le persone che non dormono affatto a causa di una insonnia cronica.Per aumentare la consapevolezza riguardo queste problematiche, la World Association of Sleep Medicine ogni anno organizza la Giornata Mondiale del Sonno.
Per scoprire come dormire bene per vivere meglio, quali sono i sintomi e le cause di un cattivo riposo, le regole e gli strumenti per risolvere uno dei problemi più importanti della vita di ogni giorno, sarà anche distribuita la Piccola Guida al Benessere del Sonno.
Se è vero, com’è vero, che un terzo dell’esistenza la si trascorre dormendo. Godere di un sonno di ottima qualità, della giusta durata e intensità e garantirsi ogni notte un riposo perfettamente rigenerante è il primo e più importante passo per ritrovare a ogni risveglio e di giorno in giorno la sensazione di sentirsi in forma e in salute. (foto: giornata del sonno)

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Colpi di sonno sulle strade

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

autostradeProprio nei giorni in cui il governo italiano si appresta a recepire la direttiva europea n. 2014/85/UE con un decreto legge che dal 1 gennaio 2016 rivoluzionerà il mondo dei trasporti , i ricercatori Dr. Sergio Garbarino (Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili – Università di Genova), Dr. Antonio Sanna (Unità di Pneumologia Ospedale San Jacopo – Pistoia), ed Alessio Pitidis, Marco Giustini e Franco Taggi del Dipartimento Ambiente e Traumi dell’Istituto Superiore della Sanità Ministero della Salute, hanno pubblicato una ricerca, sulla prestigiosa rivista scientifica inglese “Chronic Respiratory Disease”, con la quale p er la prima volta al mondo è stata individuata, tra tutti gli incidenti stradali documentati, la percentuale di quelli attribuibili agli autisti affetti dalla sindrome delle apnee ostruttive del sonno, il cui acronimo universalmente utilizzato è OSAS. La metodologia di analisi statistica scelta, e per la prima volta applicata nella valutazione degli incidenti stradali, ha permesso ai ricercatori di quantificare con un valore pari a 7 la percentuale (7%) di quelli dovuti agli autisti della popolazione generale affetti da OSAS. Questo dato é il primo in assoluto per l’OSAS e permette di quantificare il guadagno in termini sanitari ed economici ottenibili con programmi sanitari mirati alla sua diagnosi precoce ed al suo ottimale trattamento. Inoltre, a differenza dell’ormai nota da anni valutazione del rischio per il singolo individuo, permette finalmente di indicare il numero atteso di incidenti stradali causati da autisti OSAS. Da ciò deriva il calcolo del numero di morti ed infortuni evitabili e quello dei costi sanitari, in particolare quelli dovuti ad infortunio. Infatti nell’anno 2014 gli incidenti stradali in Italia sono stati 248.000 con 3.300 morti e 174.000 feriti. Applicando a tali dati i risultati dell’analisi statistica condotta dai ricercatori italiani sono ben 7.360 gli incidenti stradali, causa di 231 morti e 12.180 feriti provocati da autisti con OSAS.Il modello statistico che ha permesso di ottenere il dato del 7% é estremamente sofisticato e si è basato sul PAF (population attributable fraction). Il PAF, già da tempo validato e utilizzato in medicina, ha permesso di partire dal rischio individuale di incidente stradale per il soggetto OSAS, ormai noto da anni e già più volte confermato dalla letteratura scientifica internazionale, per quantificare esattamente quanti degli incidenti stradali documentati in una popolazione generale (quindi soggetti con o senza OSAS) in un definito intervallo di tempo sono attribuibili alla OSAS. In ultima analisi il risultato di tale ricerca permette di quantificare il guadagno, in termini di salute ed economico ( 1.500.000.000 di euro circa), ottenibile con progetti sanitari che abbiano come obiettivo la diagnosi precoce dell’OSAS ed un’ottimale aderenza al trattamento prescritto. “Infatti l’OSAS è una malattia curabile da cui si può guarire;- dichiara il Dr. Sergio Garbarino – la prevenzione e il trattamento precoce sono l’arma vincente che permette di migliorare la salute e la sicurezza dei cittadini spesso inconsapevoli di questa diffusissima malattia, permettendo inoltre di ridurre gli enormi costi socio-economici tali da incidere perfino sul nostro PIL. I dati del nostro studio permettono finalmente di avere una esatt a dimensione del problema su cui costruire un’adeguata e concreta strategia preventiva” Poco si parla di questa malattia che è facilmente diagnosticabile e curabile e che ha una prevalenza ed un impatto socio-sanitario simile se non superiore al diabete, con importanti risvolti medico legali e assicurativi. “I più recenti dati epidemiologici- dichiara il Dr. Antonio Sanna – indicano che l’OSAS di grado moderato e grave ha una diffusione nella popolazione adulta pari a circa il 50% nell’uomo e circa il 23% nella donna. L’OSAS non è solo causa di eccessiva sonnolenza, ma rappresenta anche un fattore di rischio ed è spesso associata alle principali patologie del mondo occidentale, quali obesità, sindrome metabolica e diabete, infarto del miocardio, ictus, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, disturbi cognitivi ed insufficienza respiratoria, che sono le principali cause di morte della nostra società. La diagnosi precoce e l’ottimale trattamento dell’OSAS rendono possibile prevenire la comparsa di tali diverse patologie o di migliorarne il controllo. In altre parole la diagnosi di OSAS rende concreto il miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita dei soggetti che ne sono affetti offrendo loro un re ale e percepito guadagno in termini di salute” Tali dati epidemiologici fanno si che i medici ed i ricercatori che da anni si occupano di tale malattia considerino causa di una “epidemia silente”. (foto: sergio garbarino)

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Sicurezza Stradale: Patenti di guida a rischio per chi ha disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Mag 2015

autostradeRoma 23 e 24 maggio 2015 presso il Crown Plaza Hotel in Via Aurelia, 415 convegno su Sicurezza Stradale: Patenti di guida a rischio per chi ha disturbi del sonno. La normativa in questione- denominata normativa europea su “OSAS – sonnolenza diurna e idoneità alla guida” -, una volta recepita dallo Stato Italiano, renderà obbligatori gli interventi diagnostici, terapeutici e di follow-up richiesti per il conseguimento dell’idoneità psico-fisica alla guida per tutti i conducenti di veicoli a motore con sospetta OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno). Una direttiva che mira, quindi, a migliorare considerevolmente la sicurezza stradale. Il vero problema è rappresentato dal fatto che gli Stati membri hanno l’obbligo di conciliare gli obiettivi della direttiva con le modalità di rilascio delle patenti, con il rischio concreto di determinare gravi disservizi nei trasporti pubblici e privati, con ovvie ripercussioni sull’economia reale. Ma cosa è esattamente l’OSAS? L’OSAS è una malattia respiratoria del sonno causata da ricorrenti episodi di ostruzione completa o parziale delle alte vie respiratorie (rino-orofaringe). Tali episodi determinano frammentazione del sonno a cu i consegue una sonnolenza diurna inappropriata. L’OSAS, in sostanza, è determinata da crisi di soffocamento durante il sonno non percepiti dal soggetto. Poco si parla di questa malattia che è facilmente diagnosticabile e curabile e che ha una prevalenza ed un impatto socio-sanitario simile al diabete, con importanti risvolti medico legali e assicurativi.“Pensate che circa il 22% degli incidenti stradali in Italia”- dichiara il Prof. Sergio Garbarino neurologo e rappresentante per l’Italia della Commissione Europea di esperti preposta ad approfondire il tema – “è causata da problemi di sonnolenza diurna alla guida, prevalentemente originati d all’OSAS; quest’ultima determina un costo di circa di 1 miliardo di euro l’anno (tra costi diretti ed indiretti) per l’intera comunità…” ”Stiamo parlando di numeri altissimi” – aggiunge la Dottoressa Loreta Di Michele, pneumologo esperto in disturbi del sonno, direttore scientifico del Convegno RomaSonno assieme al Prof. Garbarino – “se solo pensiamo al fatto che sono circa 4.400.000 i soggetti affetti da apnee notturne di cui oltre 2.000.000 quelli in cui la malattia si presenta con sonnolenza diurna. E’ importante sottolineare che la patologia si manifesta nella fascia di età maggiormente pr oduttiva ed interessa soprattutto il sesso maschile. Lo scandalo è che quasi nessuno ne parla!” Tradotto in cifre, in base alle ultime statistiche Istat, si tratta di 40.000 sinistri in Italia e circa 240.000 in tutta l’Unione Europea. Un vero e proprio bollettino di guerra, poiché frequentemente questi incidenti sono gravi con esiti talora fatali.Medici specialisti ed esperti la definiscono una “epidemia silente” dagli effetti poco conosciuti, considerando che l’OSAS non è una malattia causa solo di eccessiva sonnolenza, ma rappresenta anche un fattore di rischio e spesso associata alle principali patologie del mondo occidentale, come obesità, infarto del miocardio, ictus, fibrillazione atriale, sindrome metabolica, disturbi cognitivi e lo stesso diabete. Principali cause di mortalità della nostra società. Le implicazioni sul rilascio/rinnovo della patente di guida, quindi, dovranno essere adeguatamente valutate nel corso della visita di idoneità alla guida a partire dalla ricerca dei principali sintomi e delle più frequenti patologie associate all’OSAS. Ad oggi però non esiste un protocollo medico unico in Europa per la valutazione della malattia.E’ proprio per questi motivi che il Ministero della Salute si è attivato per la prima volta con ben due commissioni tecniche di esperti con il coinvolgimento del Ministero dei Trasporti per l’inserimento legislativo, specificamente dedicato, nel codice della strada dopo l’approvazione delle Istituzioni.

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Disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 novembre 2014

sonnoI disturbi del sonno sono senz’altro una delle conseguenze più importanti – ancora poco studiate – delle gravi cerebro-lesioni acquisite (GCA). Basti pensare che essi possono persistere per molti anni dopo la comparsa della GCA e che la loro incidenza, secondo alcuni studi, può arrivare fino all’85%. I disturbi del sonno più frequentemente associati alla GCA sono l’ipersonnia, la narcolessia, i ritardi della fase dell’addormentamento, le apnee notturne, l’insonnia e le alterazioni del ciclosonno-veglia. Naturalmente, avere un disturbo del sonno non vuol dire soltanto “dormire male”, ma correre il rischio di veder acuirsi numerosi altri sintomi come il dolore, l’irritabilità, l’ansia e la depressione. Tali disturbi possono inoltre alterare le prestazioni ai test neuropsicologici e avere un impatto sul recupero funzionale del paziente, sulla sua qualità della vita e, non ultimo, sul suo reinserimento socio-lavorativo.
Una domanda importante rimane ancora senza risposta: “i disturbi del sonno sono una conseguenza diretta della GCA, ossia un effetto del danno cerebrale, o ne rappresentano un effetto secondario, legato ed esempio alle difficoltà del paziente di adattarsi al danno stesso?”. Per cercare di rispondere a questa e ad altre domande ancora irrisolte, presso l’Unità post-coma della Fondazione Santa Lucia di Roma (diretta dalla dott.ssa Rita Formisano) è in atto uno studio volto a valutare l’incidenza, la percezione soggettiva e la tipologia dei disturbi del sonno in pazienti con esiti di una GCA, oltre al loro possibile ruolo sull’esito finale della riabilitazione e sulla qualità della vita del paziente. Lo studio è nato da una collaborazione tra la dott.ssa M. Gabriella Buzzi (Neurologo presso l’Unità post-coma), coadiuvata da un team di Psicologi della stessa Unità (dott. Umberto Bivona, Eva Azicnuda e collaboratori), e ASSIREM, Associazione Scientifica Italiana per la Ricerca e l’Educazione nella Medicina del Sonno (presieduta dal dott. Pierluigi Innocenti, Neurologo)
A oggi sono stati esaminati quattro pazienti. I risultati preliminari dello studio mostrano un’alterazione della quantità e della qualità del sonno in tutti i pazienti, caratterizzata da frequenti risvegli notturni e da un’alterazione delle diverse fasi delsonno. In particolare, “Federica” (la paziente più grave, che ha solo la possibilità di un contatto incostante e debole con l’ambiente) ha mostrato una percentuale del cosiddetto sonno REM (lo stadio del sonno associato maggiormente all’attività onirica) nettamente superiore a quella che si riscontra normalmente in persone che non hanno mai avuto un danno cerebrale. Da questi dati preliminari sorgono alcune importanti ipotesi: perché il sonno di Federica è “cosparso” di sonnoREM, più che degli altri stadi del sonno? Possiamo ipotizzare che Federica passi la maggior parte del suo stato di incoscienza sognando?Secondo le moderne neuroscienze, sia il sonno REM sia il sogno ad esso associato permetterebbero sinergicamente lo sviluppo e il mantenimento della coscienza dello stato di veglia e di altre funzioni cerebrali superiori, preparandoci dunque ad affrontare la realtà cosciente dopo il risveglio. Possiamo, quindi, immaginare che Federica, mentre sembra trovarsi passivamente vittima del proprio disturbo di coscienza, si stia in realtà preparando attivamente a tornare alla vita, alla coscienza da veglia, grazie all’enorme “lavorio mentale” che il suo cervello sta facendo durante il sonno REM, e forse grazie ai suoi sogni. Solo con dati più numerosi potremo verificare quelle che al momento restano solo affascinanti ipotesi.

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Sonno e ictus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2013

Students from Bologna University

Students from Bologna University (Photo credit: micurs)

Curare i disturbi del sonno per prevenire l’ictus ischemico cerebrale, ma anche per migliorarne la prognosi. E’ il tema al centro della edizione 2013 della giornata delle Scienze Neurologiche, promossa dall’I.R.C.C.S. Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, in programma il 10 dicembre presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie di via Ugo Foscolo 7, a Bologna.
Della correlazione tra disturbi del sonno e ictus si occuperà la lettura magistrale di Claudio Bassetti, Presidente della European Neurological Society e direttore del Neurology Department dell’Ospedale Universitario di Berna. La giornata, dedicata a Pasquale Montagna, scomparso tre anni fa, sarà coordinata da Agostino Baruzzi, Direttore Scientifico dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna. A questa edizione della giornata delle Scienze Neurologiche è abbinata la cerimonia di consegna del Premio della Fondazione Gino Galletti Neuroscience Prize 2013, destinato a un giovane ricercatore europeo che opera nel settore delle patologie neurodegenerative (quali, ad esempio, la malattia di Alzheimer o la malattia di Parkinson). Il riconoscimento, che comprende un premio economico di 10 mila euro, quest’anno andrà a Massimiliano Caiazzo, ricercatore dell’Istituto San Raffaele di Milano, che si è distinto con uno studio sulla generazione di neuroni dopaminergici da fibroblasti umani, una procedura che potrebbe facilitare in futuro la terapia con trapianti di cellule nella malattia di Parkinson.

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Studio epigenetico del sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Mag 2012

Una ricerca condotta dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) apre allo studio epigenetico del sonno, dimostrando per la prima volta il ruolo determinante di un gene “imprinted” di origine materna nella regolazione delle fasi REM e N-REM. La ricerca, pubblicata su PLoS Genetics in un articolo dal titolo “Loss of Gnas imprinting Differentially Affects REM/NREM Sleep and Cognition in Mice”, è stata coordinata dal dott. Valter Tucci del Dipartimento Neuroscience and Brain Technologies (NBT) di IIT e ha visto la collaborazione di ricercatori di Harwell Oxford (UK) e dell’University of Minnesota (USA). Negli ultimi anni la ricerca scientifica si è concentrata sull’individuazione dei geni che regolano il sonno, con l’obiettivo di risalire alle cause profonde delle patologie neurologiche che possono insorgere a causa di un’alterazione delle sue fasi e del ciclo veglia-sonno. Lo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia si è concentrato su una particolare famiglia di geni, i geni “imprinted”, cioè quei geni che, pur presentandosi nel genoma in doppia copia (allele materno e allele paterno), vengono espressi solo una volta e con una dipendenza dalla loro origine parentale. Questo studio ha dimostrato che questa particolare categoria di geni potrebbe avere un ruolo fondamentale nella regolazione delle fasi REM (Rapid Eye Movement) e N-REM (Non-Rapid Eye Movement) del sonno.
Intervenendo sui meccanismi di espressione dell’allele paterno, i ricercatori hanno indotto una doppia espressione del gene GNAS in topi e osservato il conseguente effetto sullo stato del sonno e sulle funzioni cognitive: la fase NREM è potenziata a discapito di quella REM, l’apprendimento delle situazioni pericolose è ridotto e la percezione del tempo è alterata. Uno scorretto bilanciamento delle fasi del sonno è, infatti, responsabile dell’alterazione del comportamento, come ad esempio la perdita di memoria, la riduzione della soglia dell’attenzione, depressione e irritabilità, fino all’insorgenza di stati patologici. “Avere individuato l’espressione dell’allele materno dello GNAS come responsabile di tale bilanciamento, ci permette di iniziare a studiare l’epigenetica del sonno con particolare attenzione verso le cause e le possibili soluzioni di determinati disturbi” commenta il dott. Tucci.
Il Dipartimento di Neuroscience and Brain Technologies (NBT) dell’Istituto Italiano di Tecnologia si dedica allo studio delle neuroscienze di base e applicate, inclusa la comprensione dei meccanismi cerebrali della plasticità e della codifica, e la comprensione delle basi fondamentali delle patologie psichiatriche e neurologiche. In linea con gli obiettivi del Piano Strategico 2012-2014, gli scienziati di NBT sviluppano forti collaborazioni interdisciplinari con gli altri Dipartimenti e Centri dell’IIT, per favorire l’innovazione nelle neuroscienze a molti livelli. L’attività di ricerca del Dipartimento NBT è diretta dal Prof. John Assad e dal Prof. Fabio Benfenati.
L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) è una Fondazione di diritto privato istituita congiuntamente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, con l’obiettivo di promuovere l’eccellenza nella ricerca di base e in quella applicata e di favorire lo sviluppo del sistema economico nazionale. Lo staff complessivo di IIT conta 1041 unità. L’area scientifica è rappresentata dall’86% del personale; il 37% proviene dall’estero: il 22% sono ricercatori che giungono da 38 Paesi e il 15% sono ricercatori italiani rientrati.
La produzione di IIT vanta più di 2000 pubblicazioni e ha depositato 121 brevetti, di cui 67 italiani e 54 internazionali. Nella sede di Genova collaborano dipartimenti di Robotica (“Robotica, Cervello e Scienze Cognitive” e “Robotica Avanzata”), dipartimenti orientati alle scienze della vita (“Neuroscienze e Tecnologie del Cervello”, e “Scoperta e Sviluppo Farmaci”) e facility di “Nanochimica”, “Nanofisica”, “Nanostrutture”, “Pattern Analysis & Computer Vision” e “iCub Facility”. A partire dal 2009 l’attività scientifica è stata ulteriormente supportata da dieci centri di ricerca presenti sul territorio nazionale (Torino, Milano, Trento, Parma, Roma, Pisa, Napoli, Lecce) che sviluppano le nuove piattaforme del piano scientifico 2012-2014.

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Test in farmacia per la Sindrome da apnee ostruttive del sonno

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2012

Un semplice esame, effettuabile in farmacia, può aiutare a riconoscere la Sindrome da apnee ostruttive del sonno (Osas), disturbo respiratorio che colpisce il 4-7% della popolazione italiana e che può comportare rischi cardiovascolari e neurologici. Inoltre le persone afflitte da questo disturbo soffrono di Eccessiva sonnolenza diurna (Eds), con il conseguente rischio di incorrere in incidenti sul lavoro o alla guida. «L’Osas» precisa Giuseppe Plazzi, responsabile del Laboratorio per la diagnosi e la cura dei disturbi del sonno di Bologna «è una patologia dovuta al collasso delle prime vie aeree che determina un’ostruzione al passaggio dell’aria. Provoca una vera e propria interruzione del respiro che spesso riprende solo dopo un risveglio o un micro-risveglio. Tutto ciò altera l’architettura del sonno, inficiandone la qualità e la funzione ristoratrice. Le persone affette da Osas difficilmente ne sono coscienti; spesso è chi dorme accanto a loro che si accorge delle apnee o di altri sintomi tipici, quali il russamento». Per individuare chi necessita di analisi più approfondite, partirà nelle farmacie di Ravenna un progetto pilota col patrocinio dell’Aipas (Associazione italiana pazienti apnee del sonno). In questa fase di pre-screening il paziente che si reca in farmacia viene informato sulla patologia e può sottoporsi ad un esame domiciliare indolore, da eseguirsi con un semplice apparecchio che registra il numero degli episodi di apnea per ora che si verificano durante il sonno. Un indice elevato di apnee suggerisce al paziente di richiedere ulteriori informazioni direttamente in farmacia circa la necessità e la modalità di esecuzione più approfondite analisi, da svolgersi presso un centro specializzato, che possano confermare o meno la presenza della patologia. «Non si tratta quindi di reclutare pazienti» precisa Pietro Gueltrini rappresentante dei farmacisti che aderiscono al progetto «ma di aumentare la consapevolezza dell’esistenza e della gravità dell’Osas e dei suoi legami con il sovrappeso, l’eccessiva sonnolenza diurna e l’ipertensione».(fonte farmacista33)

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