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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

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Alle frontiere della conoscenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 maggio 2011

Ogni anno, e siamo già a quindici, si ripropone il “Congresso internazionale di studi delle esperienze di confine” per guidarci su un terreno molto accidentato dove l’itinerario della mente si imbatte di frequente tra il reale e l’immateriale. Il programma che si legge è di tutto rispetto. Abbiamo un nugolo di relatori che si avvicendano sul podio con una cadenza, prevista dagli organizzatori di una mezz’ora ciascuno. Mi chiedo, a questo punto, data la natura degli argomenti, se non è già un qualcosa di “soprannaturale” averlo previsto anche se nutro qualche dubbio che l’impegno non trasbordi. In ogni modo posso soggiungere per chi non ne conserva memoria dei precedenti svolgimenti congressuali che qui non ci imbattiamo nei soliti maghi, fachiri, illusionisti et similia ma tra persone aduse ad osservare i fatti eccezionali che sono posti alla loro attenzione valutando “la realtà secondo canoni interpretativi che travalicano, quando non le contrastano, conoscenze acquisite per cultura e tradizione. Ma non per questo necessariamente si deve procedere ad una totale revisione del pensiero consolidato, bensì vale piuttosto la pena di aprirsi a concezioni nuove e più estese del modo di considerare le tante, quand’anche le più impreviste, espressioni della vita.” Tutto chiaro? Qui ci addentriamo, per dirla tutta, sulle “esperienze di confine” “storicamente dedicato agli stati modificati di coscienza in generale e a quelli che si esplicano intorno all’evento morte in particolare.” E una volta preso il toro per le corna s’impongono gli approfondimenti sulle tante e diverse manifestazioni che ci attraversano e spesso non notiamo o semplicemente banalizziamo tra incredulità e timori. Sono magie della mente? Fatti allucinatori? Forse ma vale pure la pena di osservarli con un certo distacco per farne oggetto di “analisi più attente, o laboriosi tentativi di chiarificazione.” Per porvi mano sono stati mobilitati riconosciuti esperti di diversi settori. Ad essi il compito di spiegarci la ragione che si sono fatta al cospetto di eventi quali: estasi, stigmate, poltergeist ed esperienze di premorte e via di questo passo. “Ma come sempre, sarà dato soprattutto ampio spazio alla libera partecipazione di chiunque voglia riferire una propria esperienza su i fenomeni insoliti che li hanno visti coinvolti direttamente o indirettamente per parte di amici o familiari o conoscenti. Qui non si riderà delle loro paure, o del tanto fantastico e suggestivo che rappresenterà, ma avrà la certezza di essere compreso. E’ questo l’autentico valore di questo meeting: la consapevolezza che vi è del fantastico tra noi e che questo fantastico non va né enfatizzato né deriso, né esaltato né umiliato perché è un qualcosa che ci appartiene e con il quale nolenti o volenti vi coabitiamo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
San Marino 21-22 maggio 2011 Teatro Titano Piazza Sant’Agata, San Marino città. 15° Congresso internazionale di studi delle esperienze di confine sul tema “Alle frontiere della conoscenza” itinerari della mente fra reale e immateriale. Coordinamento Fulvio Cariglia. (A.R.)

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Politica e “partitica”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Come si vede la politica non ha nulla a che fare con la “partitica”. Il cristiano e l’essere umano non può non fare politica, ma non deve essere neppure un “demo[nio]-cristiano” (“Noi non possiamo non fare politica”, diceva S. Pio X. “La politica confina con l’altare”, affermava Pio XI), poiché egli è un animale sociale per natura, inoltre è stato elevato all’ordine soprannaturale e deve occuparsi non solo del suo proprio bene, ma anche di quello comune, in vista del fine ‘ultimo-prossimo’ o naturale (benessere comune temporale) subordinato a quello ‘ultimo-remoto’ o soprannaturale (Dio). In primo luogo perché il bene proprio non può sussistere senza il bene comune della famiglia (chi avesse una famiglia disastrata, condurrebbe una vita disgraziata o perlomeno molto difficile; oppure un padre che non si occupasse dei figli, un marito che trascurasse la moglie e pensasse solo a sé, da perfetto liberal-liberista-libertario-libertino, sarebbe un pessimo marito e padre), e a maggior ragione della città e dello Stato (chi dovesse vivere in una città ove regna l’anarchia o la tirannia, avrebbe una vita dura davanti a sé, anche se è un liberista puro, infatti “nessun uomo è un’isola” e, perciò, dovrebbe soffrire i disordini della dis-società che lo circonda e nella quale vive realmente anche se teoricamente pensa di essere un “isolato d’oro”, come il ricco povero Creso), poiché la famiglia (che è una società imperfetta) non può fornire a tutti i suoi membri, tutto il necessario per vivere bene naturalmente (salute, scienza, sicurezza, moralità) ed ha bisogno ex natura rerum di unirsi ad altre famiglie, che così formano una città e poi varie città unite formeranno uno Stato (società perfetta nell’ordine temporale). In secondo luogo perché l’uomo, essendo una parte della famiglia e dello Stato, nel valutare il proprio bene grazie alla virtù di prudenza, deve farlo subordinatamente al bene della comunità, infatti “una parte che non armonizza col tutto è deforme”, un piede slogato o un dito moncato, non sta bene lui e non fa sentir bene tutta la persona. Il liberismo è il piede slogato o l’organo deforme della Società civile con la quale non vuol vivere in armonia, data la filosofia individualista alla quale si rifà e che lo rende auto-lesionista o masochista, slogato, s-locato, doloroso e addolorante gli altri. (Don Curzio Nitoglia)

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