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Tumore della prostata: Il radiofarmaco radio-223 dicloruro migliora la sopravvivenza globale

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Lo fa anche in pazienti della pratica clinica, che presentano caratteristiche diverse da quelli inclusi negli studi registrativi. I dati di diversi studi real life sul radiofarmaco sono stati presentati in occasione dell’11° Simposio internazionale sulla Targeted Alpha Therapy (TAT 11) che si è svolto recentemente a Ottawa (Canada). In particolare, uno studio di pratica clinica retrospettivo condotto negli USA con radio-223 ha avuto come risultato un’estensione di 21,2 mesi della sopravvivenza globale mediana dei pazienti affetti da carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) con metastasi ossee. Questo risultato conferma il beneficio in sopravvivenza globale (OS) evidenziato nel braccio di trattamento con radio-223 dello studio registrativo di Fase III ALSYMPCA.
Inoltre, i dati di pratica clinica raccolti nel registro prospettico ROTOR, comprendente 300 pazienti olandesi, dimostrano che i pazienti trattati con radio-223 presentano un miglioramento della sopravvivenza globale (OS) con un profilo di sicurezza favorevole, simile a quello già osservato nello studio ALSYMPCA.
Ulteriori dati del registro ROTOR dimostrano come il trattamento con radio-223 mantenga invariata la qualità di vita e stabile il livello di dolore nei pazienti affetti da mCRPC con metastasi ossee. Un altro registro che ha analizzato i regimi di trattamento e i dati di sopravvivenza di oltre 2.500 pazienti con mCRPC sottoposti a terapia antitumorale negli USA ha evidenziato che circa il 50% dei pazienti non ha ricevuto una successiva terapia per il prolungamento della sopravvivenza. “Questi dati real life sulla sopravvivenza confermano l’esperienza clinica pregressa e consolidano i dati sul profilo di sicurezza e sui benefici clinici di radio-223 nella pratica clinica”, ha dichiarato il Dott. Daniel George, Professore di Medicina e Chirurgia, Facoltà di Oncologia medica e Urologia della Duke University School of Medicine e Direttore del reparto di Oncologia genitourinaria al Duke Cancer Institute, Durham, Carolina del Nord, USA. “Studi come questi sono molto utili per supportare decisioni terapeutiche consapevoli e rassicurare ulteriormente i medici che l’utilizzo di radio-223 in pazienti affetti da mCRPC con metastasi ossee ne prolunga la vita, preservandone al tempo stesso la qualità.” “Grazie all’utilizzo consolidato di radio-223 nella pratica clinica, da anni viene riconosciuto alla Targeted Alpha Therapy un notevole beneficio nel trattamento dei pazienti con tumore della prostata in stadio avanzato. Stiamo continuando a studiare il suo ampio potenziale di miglioramento della vita dei pazienti con mCRPC attraverso le sperimentazioni cliniche in corso con radio-223 in combinazione con altre terapie approvate per il cancro alla prostata,” ha spiegato il Dott. Volker Wagner, Vicepresidente, Global Development, radio-223 e Targeted Alpha Therapies di Bayer. “Stiamo anche valutando il potenziale dei coniugati del Torio, una nuova piattaforma che si avvarrà della nostra esperienza nel campo della Targeted Alpha Therapy, che potrà diventare un altro importante approccio terapeutico contro diverse forme tumorali.”

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Scompenso cardiaco, ecco come migliorare la sopravvivenza in Pronto soccorso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

Nei pazienti trattati in Pronto Soccorso (Ps) per uno scompenso cardiaco, la prima visita da un medico entro sette giorni dalla dimissione si associa a una riduzione sia della mortalità sia di nuovi ricoveri in ospedale, secondo quanto conclude uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), prima autrice Clare Atzema, della Divisione di medicina di emergenza all’Università di Toronto. Ma dai dati raccolti emerge che meno della metà dei 34.519 partecipanti allo studio sono stati visitati entro una settimana dalla dimissione dal PS. «A differenza dei pazienti ricoverati in ospedale, quelli dimessi dal PS non ricevono valutazioni e analisi giornaliere da parte di medici e infermieri» precisano i ricercatori, aggiungendo che questi soggetti sono lasciati a se stessi nell’organizzare le cure successive.«In Canada, i costi diretti dello scompenso cardiaco sono di 2,8 miliardi di dollari l’anno» spiega l’autrice, sottolineando che negli Stati Uniti gli accessi in PS per scompenso cardiaco superano il milione l’anno. E poiché i ricoveri ospedalieri sono l’aspetto più costoso dell’assistenza, i sistemi sanitari si stanno gradualmente spostando verso una gestione ambulatoriale, quando possibile, dei pazienti scompensati. «Su un totale di 34.519 soggetti con insufficienza cardiaca dimessi dal PS in questo studio, il 47% ha visto un medico entro una settimana, mentre l’83,6% ha ricevuto cure entro 30 giorni» riprendono gli autori, spiegando che il 23,5% dei pazienti è deceduto entro un anno dalla visita del pronto soccorso, con il più basso tasso di mortalità, ossia il 21,7%, in quelli sottoposti a visita di controllo entro una settimana dalla dimissione dal PS. «Questi dati suggeriscono che gli appuntamenti di follow-up programmati per i pazienti scompensati visti in pronto soccorso dovrebbero essere un obiettivo prioritario» afferma Atzema. E conclude: «Il modo più efficiente per garantire un follow-up tempestivo è quello di fornire un appuntamento prima che lascino il pronto soccorso». CMAJ. 2018. doi: 10.1503/cmaj.180786
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30559279 by doctor33)

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Sopravvivenza infantile

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Ogni anno 10,5 milioni di bambini muoiono prima del 5° anno di vita: oltre 29.000 al giorno. La maggior parte di queste morti sono prevenibili. La polmonite, rivela un rapporto presentato da UNICEF e OMS, risulta la principale causa di mortalità infantile sotto i 5 anni: oltre 2 milioni di bambini ogni anno, più di quanti muoiono a causa di AIDS, malaria e morbillo messi insieme. Sulla lotta alla mortalità infantile, occorre accrescere la conoscenza delle tematiche correlate e promuovere gli interventi per ridurla di 2/3 entro il 2015, in linea con il 4° Obiettivo di sviluppo del millennio. In vista del termine ultimo del 2015, appare chiaro che il 4° Obiettivo di sviluppo del millennio non sarà raggiunto se la comunità internazionale non mobiliterà le risorse economiche e la volontà politica necessarie a promuovere la sopravvivenza infantile.
Il fallimento non è inevitabile; l’obiettivo può essere raggiunto se ci sarà la necessaria volontà. La mortalità infantile va affrontata nell’ambito di “un’assistenza costante” alla salute materna, neo natale e infantile, e con riferimento ad alcune delle principali cause di mortalità infantile, come la malnutrizione, la malaria e l’HIV/AIDS. Il convegno odierno esamina le soluzioni possibili – ad esempio l’approccio denominato Iniziativa accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’infanzia, che sta contribuendo a ridurre la mortalità infantile in alcune parti dell’Africa occidentale – per diffondere su scala globale gli interventi sanitari di provata efficacia. (Redazione Fidest)

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Api: una strategia di sopravvivenza a lungo termine

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

· Vietare tutti i pesticidi nocivi
· Controlli più severi per fermare le importazioni di miele contraffatto
· Promuovere gli effetti salutari del miele
I deputati esortano l’UE e gli Stati membri a investire maggiormente nella protezione della salute delle api, nella lotta contro l’adulterazione del miele e nel sostegno agli apicoltori.
L’ UE ha bisogno di una strategia ad ampio raggio e a lungo termine per migliorare la salute delle api e ricostruire la popolazione apicola, afferma il Parlamento in una risoluzione non legislativa approvata giovedì con 560 voti in favore, 27 voti contrari e 28 astensioni.
A questo fine, gli eurodeputati chiedono:
· un piano d’azione europeo per combattere la mortalità delle api;
· programmi di allevamento per aumentare la resistenza a specie invasive come l’acaro distruttore di Varroa e il calabrone asiatico o a malattie come la peste americana;
· il rafforzamento della ricerca su farmaci innovativi per le api;
· il divieto di tutti i pesticidi che hanno effetti negativi scientificamente dimostrati sulla salute delle api, compresi i neonicotinoidi e la promozione di alternative sicure per gli agricoltori;
· la segnalazione preventiva dei periodi di irrorazione delle colture per evitare danni alle api.
Rafforzare il sostegno agli apicoltori e promuovere i prodotti apicoli. L’UE dovrebbe aumentare il bilancio dei programmi nazionali di apicoltura del 50% e istituire un regime di sostegno specifico per gli apicoltori nell’ambito della politica agricola comune per il periodo successivo al 2020. Inoltre, dovrebbe essere introdotto un indennizzo per la perdita di colonie di api.
Gli Stati membri dovrebbero fare di più per informare il pubblico, in particolare i bambini, dei benefici del consumo di miele e degli usi terapeutici dei prodotti delle api.Fermare le importazioni di finto miele
Per garantire che il miele importato rispetti gli elevati standard dell’UE, è necessario armonizzare le ispezioni alle frontiere e i controlli sul mercato unico, e rendere più rigorosi tutti i requisiti in materia di tracciabilità. Inoltre la Commissione dovrebbe sviluppare procedure di analisi di laboratorio più efficaci e gli Stati membri dovrebbero prevedere sanzioni più severe per i trasgressori.Il miele e i prodotti dell’apicoltura, infine, dovrebbero essere considerati “prodotti sensibili” nei negoziati commerciali con i Paesi terzi, o addirittura essere completamente esclusi dai trattati di libero commercio.

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Bambini: la strage degli innocenti

Posted by fidest press agency su martedì, 20 febbraio 2018

Ogni anno, 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita, circa 7.000 neonati ogni giorno. Un milione di loro muore lo stesso giorno in cui nasce. Secondo il nuovo rapporto dell’UNICEF “Ogni bambino è vita”, il tasso di mortalità neonatale a livello mondiale rimane allarmante, in particolare nei paesi più poveri del mondo. I bambini nati in Giappone, Islanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan, Repubblica Centrafricana e Afghanistan la più bassa.Secondo il rapporto, a livello mondiale, nei paesi a basso reddito, la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su 1.000 nati. Nei paesi ad alto reddito, quel tasso è di 3 su 1.000. I neonati dei luoghi a più alto rischio per la nascita hanno una probabilità oltre 50 volte maggiore di morire rispetto a quelli nati nei paesi più sicuri.Il rapporto sottolinea inoltre che 8 dei 10 luoghi più pericolosi per nascere si trovano in Africa Subsahariana, dove le donne in gravidanza hanno probabilità molto inferiori di ricevere assistenza durante il parto a causa di povertà, conflitti e istituzioni deboli. Se ogni paese portasse il suo tasso di mortalità neonatale alla media dei paesi ad alto reddito entro il 2030, potrebbero essere salvate 16 milioni di vite.“Mentre, negli ultimi 25 anni, abbiamo più che dimezzato il numero di morti fra i bambini sotto i cinque anni, non abbiamo fatto progressi simili nel porre fine alla morte di bambini con meno di un mese di vita”, ha dichiarato Henrietta H. Fore, Direttore Generale dell’UNICEF. “Dato che la maggior parte di queste morti sono prevenibili, non abbiamo ancora raggiunto i risultati necessari per i bambini più poveri del mondo”. Secondo il rapporto, queste morti possono essere prevenute tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni comprovate come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita, contatto pelle a pelle e buona nutrizione. Tuttavia, la mancanza di operatori sanitari e ostetrici qualificati, comporta che in migliaia non ricevono il supporto salvavita di cui avrebbero bisogno per sopravvivere. Per esempio, mentre in Norvegia ci sono 218 medici, infermieri e ostetrici per 10.000 persone, questo valore è di 1 per 10.000 in Somalia.I bambini che nascono in Giappone hanno le maggiori possibilità di sopravvivenza, con solo 1 bambino morto ogni 1.111 nati vivi durante i primi 28 giorni di vita. I bambini nati in Pakistan, hanno le minori possibilità: ogni 1.000 bambini nati vivi, 46 muoiono entro la fine del primo mese dalla nascita – circa 1 su 22. L’Italia, nella classifica dei paesi col tasso di mortalità neonatale più alto, si colloca al 169esimo posto su 184 paesi esaminati, con un tasso di mortalità neonatale di 2,0 – ovvero 1 neonato morto ogni 500 nati vivi.

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Tumore polmone e sopravvivenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 ottobre 2016

Copenhagen, 9 ottobre 2016. Presentati al Congresso della Società europea di oncologia medica (ESMO) a Copenaghen, i dati positivi dello studio registrativo di fase III OAK condotto sull’immunoterapico atezolizumab. Lo studio dimostra che atezolizumab ha permesso ai pazienti di raggiungere una sopravvivenza mCopenhagen-docksediana di 13,8 mesi, 4,2 mesi in più rispetto ai pazienti trattati con chemioterapia a base di docetaxel (sopravvivenza globale mediana [mOS]: 13,8 vs 9,6 mesi; HR=0,73, IC al 95%: 0,62-0,87), a prescindere dai loro livelli di espressione di PD-L1. Nello studio erano inclusi pazienti con tumori sia squamosi sia non squamosi.
Nello studio OAK sono stati coinvolti i pazienti affetti da NSCLC con progressione della malattia durante o dopo il trattamento con uno o più chemioterapici a base di platino (seconda linea e terza linea). Gli eventi avversi (AE) sono paragonabili a quelli osservati in studi precedenti su atezolizumab.
“I risultati dello studio OAK confermano il valore dell’immunoterapia nel trattamento del carcinoma polmonare. – afferma il dott.. Federico Cappuzzo, primario di oncologia dell’ospedale di Ravenna –Avere a disposizione una terapia che fosse efficace e al tempo stesso con minimi effetti collaterali, era per noi oncologi fino a pochi anni fa insperabile. In particolare, con atezolizumab, si è dimostrato come tutti i pazienti possano beneficiare di questa terapia indipendentemente dal livello di PD-L1 presente. In più, avendo dimostrato una significativa efficacia sia nel carcinoma squamoso, sia nel non squamoso, pone atezolizumab come una delle terapie in grado di diventare standard of care nel trattamento di seconda linea per questa malattia”.
“Atezolizumab è la prima e unica immunoterapia oncologica anti PD-L1 che permette ai pazienti affetti da NSCLC metastatico di vivere significativamente più a lungo rispetto ai pazienti trattati con la chemioterapia, indipendentemente dal loro livello di espressione di PD-L1 o dall’istologia del tumore”, ha commentato Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development. “Persino in soggetti il cui tumore presentava livelli di espressione di PD-L1 bassi o assenti atezolizumab ha dimostrato di offrire un beneficio significativo.” La FDA ha concesso a atezolizumab la designazione di breakthrough therapy (BTD).
Roche ha attualmente in corso otto studi di fase III disegnati per valutare atezolizumab in monoterapia o in combinazione con altri trattamenti, in pazienti affetti da carcinoma polmonare in fase iniziale o avanzata.
Lo studio OAK è uno studio internazionale di fase III multicentrico, controllato, randomizzato, in aperto, volto a valutare l’efficacia e la sicurezza di atezolizumab rispetto a docetaxel in 1225 pazienti affetti da NSCLC localmente avanzato o metastatico e con progressione della malattia in seguito a un precedente trattamento chemioterapico a base di platino, con un’analisi primaria che ha incluso i primi 850 pazienti randomizzati. Circa un quarto dei pazienti presentava un tumore squamoso (26 percento). I pazienti sono stati randomizzati (1:1) a ricevere atezolizumab per via endovenosa 1200 mg ogni 3 settimane fino a perdita di beneficio clinico o docetaxel per via endovenosa 75 mg/m2 ogni 3 settimane fino a tossicità inaccettabile o progressione della malattia. Gli endpoint co-primari erano la sopravvivenza globale (OS) in tutti i pazienti randomizzati (popolazione intent-to-treat) e in un sottogruppo di pazienti selezionato in base all’espressione di PD-L1 nella popolazione dell’analisi primaria. Tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC)
Ogni anno, nel mondo, 1.59 milioni di persone muoiono per carcinoma polmonare, ovvero 4.350 al giorno; il che fa diventare questa malattia la prima causa di morte. Il tumore al polmone può essere principalmente di due tipi: NSCLC (carcinoma polmonare non a piccole cellule )e SCLC (carcinoma polmonare a piccole cellule). Ad ogni modo, NSCLC è la forma prevalente con circa l’85% di tutti i casi.

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Melanoma trattato localmente in aggiunta a ipilimumab raddoppia la sopravvivenza

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2016

Dermatologist male looking at woman's mole isolated

Dermatologist male looking at woman’s mole isolated

L’aggiunta a ipilimumab di trattamenti locali come la radioterapia e l’elettrochemioterapia raddoppia la sopravvivenza senza aumentare gli effetti collaterali immunocorrelati nei pazienti con melanoma cutaneo, secondo i risultati di uno studio retrospettivo pubblicato su Cancer Immunology Research e coordinato da Sebastian Theurich dell’Ospedale Universitario di Colonia, in Germania. Ipilimumab è un anticorpo monoclonale che lega la proteina CTLA-4 presente sulla superficie delle cellule T, bloccandone l’attività inibitoria, restituendo in tal modo alle cellule T la capacità di infiltrarsi nel tessuto tumorale distruggendolo. «L’immunoterapia con ipilimumab ha rivoluzionato il trattamento del melanoma maligno» riprendono gli autori, ricordando che circa il 20% dei pazienti trattati ottiene risposte durature, un grande passo avanti rispetto ai precedenti risultati con altre terapie.«Tra le opzioni per aumentare ulteriormente la percentuale di pazienti che rispondono alla cura ci sono i trattamenti locali, usati finora a scopo palliativo» spiega Theurich, che assieme ai colleghi ha analizzato in modo retrospettivo i dati di 127 pazienti con melanoma maligno trattati in quattro centri oncologici in Germania e Svizzera. Di questi, 82 avevano ricevuto ipilimumab da solo mentre agli altri 45 il farmaco era stato somministrato in associazione a trattamenti locali. Ebbene, in quest’ultimo gruppo la sopravvivenza globale mediana è stata di 117 settimane rispetto alle 46 del gruppo trattato con la sola immunoterapia. «Risultati in linea con quelli riportati da uno studio statunitense svolto su 29 pazienti trattati con ipilimumab e radioterapia locale» riprende l’oncologo, che con i colleghi ha anche studiato il potenziale meccanismo immunologico alla base del vantaggio derivato dall’aggiunta dei trattamenti locali. Questi ultimi potrebbero avere un’azione attivante sulle cellule immunitarie mettendole in grado di attaccare il tumore anche in siti distanti, ipotizzano gli autori, precisando comunque che per confermare l’ipotesi servono studi prospettici su ampie casistiche. (fonte doctor33)

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Regorafenib migliora in modo significativo la sopravvivenza globale nei pazienti con tumore del fegato non resecabile

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

barcellonaBarcellona, fino al 2 luglio 2016 durante la sessione orale “Liver Malignancies” alle ore 17:40 saranno presentati i dati sulla sicurezza e la tollerabilità dello studio di fase III RESORCE con il farmaco regorafenib nel trattamento dei pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile (HCC), in progressione di malattia durante trattamento con sorafenib (Nexavar ®). In questo studio, il trattamento con regorafenib più migliore terapia di supporto (BSC) ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale (OS) rispetto al gruppo di controllo trattato con placebo più BSC. Tale risultato si traduce in una riduzione del 38% del rischio di morte. La sopravvivenza globale mediana è dello studio di fase III RESORCE con il farmaco regorafenib nel trattamento dei pazienti con carcinoma epatocellulare non resecabile (HCC), in progressione di malattia durante trattamento con sorafenib (Nexavar ®). In questo studio, il trattamento con regorafenib più migliore terapia di supporto (BSC) ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale (OS) rispetto al gruppo di controllo trattato con placebo più BSC.
“L’incidenza del tumore del fegato è in continuo aumento a livello globale. Esiste solo una opzione di terapia sistemica approvata per il trattamento dei pazienti affetti da questa malattia, e attualmente non ci sono opzioni di trattamento di seconda linea dimostrate o approvate”, ha affermato Dr. Jordi Bruix, BCLC Group, Liver Unit, Hospital Clinic, University of Barcelona, IDIBAPS, CIBEREHD, Spagna. Dr. Bruix è lo sperimentatore principale dello studio RESORCE e precedentemente anche dello studio di fase III SHARP di sorafenib nel trattamento del carcinoma epatocellulare.
“I risultati di regorafenib nello studio RESORCE si potrebbero tradurre in ulteriore speranza per i pazienti, fornendoai medici, infermieri e agli operatori sanitari una seconda opzione di trattamento di dimostrata efficacia, molto necessaria nel trattamento del tumore del fegato. L’utilizzo della terapia sistemica in modo appropriato e tempestivo è importante per migliorare i risultati per i pazienti, e potenzialmente offre ai pazienti la possibilità di ricevere entrambe le opzioni di trattamento che hanno dimostrato efficacia, ha aggiunto “, Dr. Bruix. Oltre a l’endpoint primario dello studio, tutti gli endpoint secondari, valutati con i criteri mRECIST (modified Response Evaluation Criteria in Solid Tumors ) e RECIST 1.1, sono stati altrettanto raggiunti. La sopravvivenza mediana libera da progressione di malattia (PFS) è stata 3,1 verso 1,5 mesi rispettivamente (HR = 0,46 (95% CI 0,37-0,56; p <0.001). Il tempo mediano di progressione di malattia (TTP) è stato 3,2 vs 1,5 mesi (HR 0,44;. 95% CI 0,36-0,55; p <0.001). Il tasso di controllo della malattia (che comprende risposte complete e parziali e stabilizzazione della malattia) è stato del 65,2% vs 36,1% (p <0,001). Il tasso di risposta globale (risposte complete e parziali) è stato del 10,6% vs 4,1% (p = 0,005 ), rispettivamente. Tutti gli endpoint secondari soprariportati sono stati calcolati utilizzando i criteri mRECIST. La sicurezza e la tollerabilità di regorafenib sono stati generalmente simili al suo profilo noto. Gli eventi avversi più comuni (grado 3 o superiore) sono stati l’ipertensione (15,2% nel gruppo regorafenib vs 4,7% nel gruppo placebo), reazione cutanea mano-piede (12,6% vs 0,5%), fatigue (9,1% vs. 4,7%) e diarrea (3,2% vs. 0%). Sulla base dei dati dello studio RESORCE, Bayer prevede di presentare richiesta di autorizzazione all’immisione in commercio per il trattamento del carcinoma epatocellulare non resecabile nel corso del 2016.

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Tumore al fegato e sopravvivenza

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2016

punti fegatoIl carcinoma primitivo del fegato o epatocarcinoma è la seconda causa di morte per cancro nel mondo. L’Italia ha il triste primato di essere il paese occidentale con la maggiore incidenza di questo tumore, che causa quasi 10.000 morti ogni anno nel nostro paese. Si tratta di un tumore molto complesso che si sviluppa su di un fegato solitamente già malato di cirrosi. Gli strumenti per la gestione di questo tumore non erano ancora sufficientemente affidabili per predire la sopravvivenza ai pazienti.Uno studio dei clinici padovani individua un nuovo sistema prognostico per calcolare la sopravvivenza dei pazienti con tumore al fegato; il lavoro multicentrico italiano a cura del Prof. Fabio Farinati della UOC Gastroenterologia, del Prof Umberto Cillo direttore dell’U.O.C. di Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti Epatici e del Dr. Alessandro Vitale sempre della UOC Chirurgia Epatobiliare dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, autori principali della ricerca scientifica, è stato pubblicato su PLoS Medicine, una delle più prestigiose riviste mediche mondiali (impact factor 15). Lo studio realizzato dagli esperti, potrà portare un notevole miglioramento della gestione clinica dei pazienti affetti da questa patologia.Il sistema prognostico ITA.LI.CA (Italian Liver Cancer) prende il nome da un database che raccoglie un’ampia popolazione di oltre 5.000 pazienti italiani seguiti da 21 centri epatologici del nostro paese. ITA.LI.CA si basa su alcuni parametri clinici facilmente ottenibili e normalmente misurati in tutti i pazienti affetti da epatocarcinoma: esami del sangue (bilirubina, albumina, alfafetoproteina), indagini radiologiche come la TAC o la RM (numero e dimensioni dei noduli, presenza di invasione vascolare o di metastasi extra-epatiche) e la visita del paziente (condizioni generali, presenza di ascite o di encefalopatia epatica). Il sistema studiato e validato su una coorte di quasi 3000 pazienti orientali di Taiwan, dimostra una rilevanza mondiale per questa patologia.Il merito di questo sistema è di pesare ognuna di queste variabili e di metterle insieme in un punteggio che permette di predire con grande accuratezza la sopravvivenza di ciascun paziente colpito da neoplasia al fegato. Questo punteggio si è dimostrato superiore a tutti i sistemi sinora proposti in letteratura sia nella popolazione italiana, che nella vasta popolazione orientale. Il database ITA.LI.CA raccoglie oltre 5000 pazienti italiani con epatocarcinoma (è il più grande database dei paesi occidentali) e permette che un nuovo sistema prognostico sia in grado di predire con grande accuratezza la sopravvivenza dei pazienti affetti da questa grave malattia. L’Azienda Ospedaliera di Padova, col suo gruppo clinico multidisciplinare sull’epatocarcinoma, rappresenta un punto di riferimento per tutta Italia con questo nuovo sistema prognostico ITA.LI.CA, passo in avanti nella medicina.Gli autori padovani della ricerca hanno avuto un ruolo determinante per poter calcolare in modo preciso la sopravvivenza di ciascun paziente affetto da carcinoma primitivo del fegato.
Predire la sopravvivenza significa cercare di migliorare la prognosi di ogni paziente, scegliendo l’approccio terapeutico più efficace.

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Mieloma multiplo: Sopravvivenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2015

La sopravvivenza dei pazienti italiani colpiti da mieloma multiplo è più alta della media europea. Infatti nel nostro Paese il 42% delle persone affette da questo tumore del sangue è vivo a cinque anni dalla diagnosi rispetto al 39% dei cittadini europei. “Questi dati sottolineano l’eccellente livello delle cure in Italia – spiega il prof. Fabrizio Pane, presidente della Società Italiana di Ematologia (SIE), in un incontro con i giornalisti oggi a Roma -. La malattia si manifesta quando una plasmacellula, un tipo di cellula presente nella parte centrale del midollo osseo, diventa cancerosa e si moltiplica senza controllo. Oggi si stanno aprendo importanti prospettive grazie all’immuno-oncologia, che rinforza il sistema immunitario contro il tumore. Una nuova molecola immuno-oncologica sperimentale, elotuzumab, ha ridotto in maniera significativa il rischio di progressione della malattia”. Si stimano circa 2.300 nuovi casi di mieloma multiplo ogni anno fra gli uomini (1,2% di tutti i tumori) e 2.100 fra le donne (1,3%). L’incidenza aumenta con l’età: è più frequente negli over 60 (il 38% è over 70), solo il 5-10% dei pazienti è under 40. “L’immuno-oncologia – afferma il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – ha già dimostrato di essere efficace nel trattamento dei tumori solidi, a partire dal melanoma fino a neoplasie più frequenti come quelle del polmone e del rene in fase avanzata. Il 20% dei pazienti colpiti da melanoma oggi è vivo a 10 anni. Nel tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (adenocarcinoma) in fase avanzata, il 39% è vivo a 18 mesi. E il 20% delle persone colpite dalla forma non a piccole cellule squamosa metastatica è vivo a tre anni. Siamo di fronte a risultati davvero impressionanti in tumori che, prima dell’arrivo dei farmaci immuno-oncologici, presentavano scarse opzioni terapeutiche”. I trattamenti per il mieloma multiplo includono chemioterapia e corticosteroidi per eliminare le cellule tumorali e terapie mirate per bloccarne la crescita. Uno dei sintomi tipici della malattia è rappresentato dal dolore alle ossa, infatti i bifosfonati vengono utilizzati per ridurre questo disturbo e il rischio di fratture ossee. “La somministrazione di farmaci chemioterapici ad alte dosi con successivo trapianto di cellule staminali, in grado di ricostituire il tessuto midollare distrutto dal trattamento, ha migliorato i risultati – conclude il prof. Pane -. Però gli over 65 sono generalmente esclusi dal trapianto. La radioterapia è impiegata come terapia di supporto per alleviare i sintomi. Va ricordato che l’obiettivo del trattamento è costituito dal controllo della patologia e dal miglioramento della sopravvivenza. Molti pazienti manifestano cicliche remissioni e recidive, tra le quali sospendono il trattamento per un breve periodo per eventualmente riprenderlo. Dopo la recidiva, meno del 20% dei pazienti è vivo a 5 anni. La possibilità di utilizzare l’immuno-oncologia anche nei tumori del sangue costituisce una svolta decisiva”.

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Tumori: aumenta la sopravvivenza in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

tumore metastatico2La sopravvivenza per tumore in Europa, a 5 anni dalla diagnosi, aumenta costantemente. Lo rivela il programma di ricerca EUROCARE 5, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Fondazione IRCSS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. I risultati saranno presentati domani 26 settembre a Vienna in occasione dell’annuale appuntamento dell’European Cancer Congress (The European Cancer Congress is the 18th congress of the European CanCer Organisation, ECCO, e The 40th Congress of the European Society for Medical Oncology, ESMO). Tutti gli approfondimenti dello studio saranno pubblicati nel prossimo numero dell’European Journal of Cancer in 11 articoli scientifici che analizzano la sopravvivenza dei pazienti Europei per tutti i tumori solidi (testa-collo, apparato digerente, melanoma cutaneo, mammella e tumori dell’apparato riproduttivo maschile e femminile, apparato urinario, encefalo) e del sangue (leucemie e linfomi). “Questo studio, che ha riguardato oltre 10 milioni di pazienti adulti in 30 Paesi Europei, ci dice che la sopravvivenza dei tumori continua a migliorare – afferma Walter Ricciardi, presidente dell’ISS – Anche in Italia sono stati compiuti passi davvero significativi. Tuttavia persistono diseguaglianze e criticità su cui è necessario intervenire per migliorare la performance dei sistemi sanitari. Diagnosi precoce, qualità e appropriatezza dei trattamenti sono sicuramente determinanti, ma anche la biologia dei tumori, l’intensità diagnostica, gli stili di vita e i fattori socio-economici influenzano la prognosi dei tumori. Questi dati ci dicono anche quanto sia importante rafforzare la rete epidemiologica per raccogliere informazioni su tutti questi fattori e tentare di ridurre le diseguaglianze nelle diverse aree europee e nelle diverse regioni italiane”.Lo studio EUROCARE-5 copre mediamente il 50% della popolazione Europea. Sono stati analizzati i dati di oltre 10 milioni di pazienti adulti diagnosticati per 40 diversi tipi di tumore nel periodo 1995-2007 e seguiti fino al 2008.Lo studio rivela che la percentuale di pazienti oncologici che sopravvivono 5 anni dopo la diagnosi, pur essendo migliorata rispetto alla fine degli anni novanta, è ancora molto variabile tra Paesi Europei. Le differenze sono più accentuate per i tumori ematologici, per i quali ci sono stati importanti avanzamenti terapeutici nel corso degli anni 2000.In generale, nel periodo considerato, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi aumenta costantemente in tutte le regioni Europee per la maggior parte dei 40 tipi di tumore esaminati, e aumenta in modo particolare nei paesi dell’Est Europa, che sono in genere i più svantaggiati. Tuttavia le differenze tra Paesi permangono e il divario maggiore si osserva proprio per le patologie interessate da notevoli progressi terapeutici, come le leucemie mieloidi croniche, i linfomi non Hodgkin e due suoi sottotipi (linfomi follicolari e linfomi diffusi a grandi cellule B).In Italia la sopravvivenza per i tumori ematologici è generalmente in linea con il valore medio Europeo in particolare per i linfomi di Hodgkin (82% contro 81%) e non Hodgkin (62% contro 60%), per le leucemie mieloidi croniche (53%) e acute (16% contro 17%). La sopravvivenza dei pazienti italiani affetti da mieloma multiplo è invece significativamente più elevata della media (46% contro 39%). In Italia ci sono margini di miglioramento rispetto ai paesi del Centro-Nord Europa, in particolare per i linfomi follicolari (72% contro 75% ), linfoma diffuso a grandi cellule B (50 contro 60%), leucemia/linfoma linfoblastico (38% contro 44%) e leucemia mieloide cronica (53% contro 58%).
“La sopravvivenza media a 5 anni per la leucemia mieloide cronica è del 53% in Europa – sottolinea la dott.ssa Roberta De Angelis del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, autrice dello studio sui tumori ematologici – ma presenta la più grande variabilità geografica, da un minimo di 33% nei paesi dell’Est, fino a valori che oscillano tra 51 e 58% nel resto d’Europa. Le differenze tra paesi sono ancora più ampie con valori intorno al 65-70% in Francia, Svezia e Scozia e molto al di sotto della media regionale in Lettonia (22%)”.Tra le nuove analisi riportate nella monografia EUROCARE-5 su European Journal of Cancer c’è la comparazione della sopravvivenza per il complesso di tutti i tumori in Europa. La stima è stata aggiustata per età e per tipologia di tumore (case-mix), per tenere conto della diversa incidenza per Paese dei vari tipi di tumore. “Questa analisi ha mostrato che i Paesi dell’Est, la Danimarca e UK hanno i valori di sopravvivenza più bassi del resto d’Europa – dice il Dottor Paolo Baili dell’Istituto Tumori di Milano, autore dello studio – La sopravvivenza per tumore è più elevata nei paesi del Nord (59.6%) e Centro Europa (58%), intermedia nel Sud Europa (54.3%) e in Irlanda e UK (50%), e ai livelli più bassi nell’Est Europa (45%). La sopravvivenza è correlata con la spesa sanitaria nazionale totale e i maggiori incrementi di sopravvivenza si sono registrati nei paesi dove la spesa è aumentata maggiormente. Danimarca e UK continuano ad avere livelli di sopravvivenza per tumore più bassi di quanto atteso in relazione alla loro spesa sanitaria”.Il programma di ricerca EUROCARE è coordinato da un consorzio tutto Italiano (Istituto Superiore di Sanità e Fondazione IRCSS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e vede la partecipazione di una rete di oltre 110 registri tumore di popolazione Europei. I registri tumore Italiani (rete AIRTUM) che hanno partecipato allo studio coprono circa il 35% della popolazione Italiana e sono prevalentemente dislocati nel Nord del Paese.Tumori Ematologici: sopravvivenza relativa a 5 anni dalla diagnosi, aggiustata per età, dei pazienti adulti diagnosticati dal 2000 al 2007 in Italia, Europa e regione Europea.

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Melanoma: “via libera dall’Europa per ipilimumab”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

Title: Pathology: Patient: Melanoma Descriptio...

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La Commissione europea ha espresso parere favorevole per l’utilizzo di ipilimumab nella terapia dei pazienti adulti con melanoma avanzato precedentemente trattati. Ipilimumab passa ora al vaglio delle Autorità Regolatorie italiane. Ipilimumab, immunoterapia dal funzionamento innovativo, sviluppata da Bristol-Myers Squibb, ha evidenziato un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti colpiti dalla malattia in fase metastatica in uno studio di Fase III, randomizzato, in doppio cieco, pubblicato sul “New England Journal of Medicine” nel giugno 2010. Basandosi sulle curve di Kaplan-Meier, i tassi di sopravvivenza a un anno e a 24 mesi per i pazienti trattati con ipilimumab erano rispettivamente del 46% e del 24% rispetto al 25% e 14% del braccio di comparazione, con alcuni pazienti vivi a 3 e 4 anni . Ipilimumab rappresenta un nuovo paradigma terapeutico nella immuno-oncologia, una disciplina in continua evoluzione; colpisce indirettamente il tumore stimolando il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule cancerogene. Ipilimumab in particolare blocca l’antigene 4 associato ai linfociti T citotossici (CTLA-4), che gioca un ruolo nel sopprimere la normale risposta immunitaria. Ipilimumab blocca quella soppressione permettendo al sistema immunitario di rispondere alla presenza di corpi esterni come le cellule cancerogene. L’approvazione europea arriva a poco più di tre mesi dal via libera dell’FDA, l’ente regolatorio americano.
Il melanoma è una forma di cancro dell’epidermide caratterizzata dalla crescita incontrollata dei melanociti, cellule pigmentate contenenti melanina localizzate sulla pelle. La fase avanzata si verifica quando il cancro si diffonde oltre la superficie della pelle ad altri organi, come i linfonodi, i polmoni, il cervello o altre parti del corpo. Alcune cellule cancerogene possono evitare la sorveglianza da parte del sistema immunitario, permettendo così al tumore di sopravvivere.
Se individuato nelle fasi iniziali, il melanoma può quasi sempre essere curato. Ciononostante, il melanoma avanzato è una delle forme più aggressive di cancro con il 75% delle persone che muoiono entro un anno. A causa di una prognosi molto infausta e della mancanza di trattamenti efficaci per i pazienti colpiti da melanoma metastatico in Stadio III non operabile e in Stadio IV, il bisogno di cure è ancora insoddisfatto. Rispetto a quanto avviene nella maggior parte degli altri tumori solidi, il melanoma colpisce persone più giovani, con un’età mediana alla diagnosi di 57 anni ed un’età mediana al decesso di 67 anni.

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Lettera aperta a Fatuzzo segretario pensionati

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Pensioners' Party (Italy)

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La recente manovra fiscale è stata criticata da tutti eppure passerà così come è stata impostata salvo qualche piccolo ritocco tanto per gettare fumo negli occhi agli “ingenui italiani”. Ma ciò che grida “vendetta” è il modo come sono stati trattati i pensionati dopo che è universalmente noto che è una categoria tra le più tartassate e che conta un numero elevatissimo di poveri ai margini della pura sopravvivenza. E qui non parliamo solo del mancato adeguamento delle pensioni al costo della vita ma di tutti i costi indiretti a partire dal ticket sanitario ai risparmi. Questi risparmi, sia chiaro, sono piccole somme da poveri che la tradizione vuole si conservino come ultima spiaggia. Ora mi chiedo se i 3,8 miliardi di euro che il governo ricava dai tagli alle pensioni non possono essere sostituiti, ad esempio, dai 4,4 miliardi di euro di multe che l’Italia paga per le quote latte alla comunità europea e se poi vi aggiungiamo il mancato taglio al finanziamento ai partiti che oggi, nonostante un referendum abrogativo, incassano cinque volte di più delle somme spese, possiamo considerarli una specie di partita di giro a tutto vantaggio delle casse governative. E tutto questo per non coinvolgere la Corte dei conti che ci ha segnalato l’esistenza di ben 70 miliardi di euro di sprechi e di una evasione fiscale che supera i 150 miliardi di euro, anche se altri ci assicurano sono molti di più, e ancora dei 5 miliardi di euro per l’acquisto di elicotteri e di aerei per le forze armate, ecc. ecc.
Ora mi chiedo perché on.le Carlo Fatuzzo, che da anni è segretario del Partito Pensionati, non prende carta e penna, indice una conferenza stampa ed esce con dei manifesti in specie dove è prevalente la presenza dei leghisti in Veneto, in Lombardia e in Piemonte per informare l’opinione pubblica di cosa sta facendo, o meglio omettendo, questo governo e del suo immotivato accanimento verso categorie benemerite se si pensa che non poche lettere ci pervengono da nonni e padri pensionati che sostengono figli e nipoti disoccupati letteralmente togliendosi il pane di bocca. Questa è solidarietà tra generazioni. Questo è il contrario di quanto sta facendo il governo nel mettere zizzania tra pubblici e privati dipendenti, tra giovani e anziani, tra imprenditori e lavoratori dipendenti. L’Italia è un paese operoso. L’Italia dei poveri non si ritrova per le strade con il piattino dell’elemosina ma si chiude in un dignitoso silenzio nella sua miseria. Questa è l’Italia che ancora una volta è umiliata e offesa. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Bimbi rom: dove assente è la giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

Bambini scomposti, famiglie derubricate a poco più  di niente, umanità dispersa nello spicchio di una solidarietà  spogliata del suo valore inalienabile. Quattro creature incendiate, nell’abbrutimento travestito di vita, una sopravvivenza piegata a malattia incurabile, un dolore che trancia carne e ossa, che non lascia spazio alle solite contumelie buttate lì per non pagare dazio. Quattro innocenti tra fame e freddo, in mezzo alle pantegane, a un luridume irraccontabile, anime belle e anime vuote, conviventi e conniventi, nel silenzio privato di parole, di significati universali, con gli occhi reclinati dal pregiudizio, dall’indifferenza che non è soltanto vergogna del sangue, ma responsabilità e corresponsabilità, inconciliabilità a ogni difesa, cavillo, codicillo, studiato a misura per rendere incontrollabile l’ira e la rabbia, nei riguardi di chi in casa nostra non si adegua, non si allinea, non prende per buone le usanze e le tradizioni di questa terra generosa e leale, ma coltivata con i rifiuti tossici, con le ideologie dai detriti di fuoco, la politica d’accatto, i rubamenti fraudolenti diventati arte da imparare in fretta. Televisioni e giornali, tutti dentro l’arena delle autoliberazioni, delle prese di posizione, improvvisamente schierati dalla parte del rispetto dei ruoli e delle persone, di tutte le persone. Rispetto, sì,  ci vuole rispetto per quattro bambini che non ci sono più, per chi non ne ha mai ricevuto, per quanti non ci sono più, per chi resta con il ventre rinsecchito, con gli occhi svuotati, con il cuore desertificato, senza più fiducia nel mondo di creature irripetibili che costituisce il nostro unico futuro possibile. Su quei campi, in quei recinti, nelle fogne a cielo aperto, ogni casacca di casata apre alle proprie giustificazioni, offre le proprie tesi, antitesi e sintesi, gridando che quelle persone non dovevano esserci, non devono più esserci, ma purtroppo c’erano, apparentemente invisibili,  abbandonate a se stesse. Chi è trattato ignobilmente, lo è perché percepito come una presenza da allontanare, non serve affidare alle menzogne una prossimità ripetutamente presa a calci nel sedere, tradita sul corpo di esistenze incolpevoli ma impietosamente crocifisse. Perimetri inguardabili tra città e periferie, volumi e metrature di confini mal tollerati, inquadrati in un progetto di accoglienza che non c’è mai stato. Esseri umani nell’immondizia, negli escrementi, nella promiscuità, prostrati da una condizione che non crea alcuna emancipazione, ma allo stesso tempo veste i panni dell’auspicio alla partecipazione e condivisione. Grande assente è la Giustizia, denudata di valore sociale, del dovere di perseguire il benessere delle persone, soprattutto dei bambini, costretti a scivolare dove c’è poco Dio a fare da ponte, c’è poca fede a fare da collante, c’è poca preghiera a fare da strada maestra. Ferite insanabili, divaricazioni senza volontà di incontrarsi, una separazione che  spinge a  non praticare alcun diritto,  men che meno dovere, tradendo  il tentativo di sviluppare in ogni individuo un senso di appartenenza nel luogo del rispetto reciproco. Quattro bambini inchiodati a una croce, la stessa innocenza, l’identica colpa, testimoni di ingiustizie irrappresentabili, vittime della condanna del silenzio, incurvati dalla miserabilità di chi non possiede neppure il più ovvio diritto di cittadinanza. (Vincenzo Andraous)

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Ogni anno muoiono 10 milioni di bambini

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 gennaio 2011

“Ogni anno quasi 10 milioni di bambini muoiono prima del quinto anno di vita: la metà di questi decessi avviene in Africa. Nelle comunità in cui vi sono sistemi sanitari integrati a livello locale molte vite possono essere salvate”. Secondo il rapporto su ‘La condizione dei bambini in Africa’, i 5 paesi africani che si estendono prevalentemente a nord del Sahara – Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia – hanno ridotto i rispettivi tassi di mortalità infantile di almeno il 45% tra il 1990 e il 2010, mettendosi sulla giusta rotta per conseguire l’Obiettivo di sviluppo del millennio relativo alla sopravvivenza infantile, che mira a ridurre di 2/3, entro il 2015, la mortalità sotto i 5 anni.  In occasione del lancio del rapporto, l’UNICEF ha lanciato un appello per ingenti investimenti diretti a migliorare i sistemi sanitari dell’Africa sub-sahariana, per mettere a frutto i risultati conseguiti negli ultimi anni ed aiutare i bambini che non hanno adeguato accesso all’assistenza sanitaria.  In 4 dei paesi meno sviluppati – Eritrea, Etiopia, Malawi e Mozambico – i tassi di mortalità infantile sono stati ridotti di oltre il 40% dal 1990; Le morti da morbillo in Africa sub-sahariana sono crollate di un sostanzioso 91% tra il 2000 e il 2010; Dal 2000, 16 paesi africani hanno triplicato la copertura di zanzariere trattate per la protezione dalla malaria; I tassi di allattamento esclusivo al seno sono aumentati in tutta l’Africa sub-sahariana dal 22% del 2000 al 34% nel 2010; L’utilizzo di micronutrienti è aumentato; L’accesso ai trattamenti per le madri e i bambini sieropositivi sta aumentando da una bassa base di partenza (dal 17% nel 2009 al 20% nel 2010); Tra il 2009 e il 2010, la copertura di trattamenti antiretrovirali per la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’HIV è triplicata nell’Africa orientale e meridionale; Un consenso crescente sta montando tra i governi ed altri importanti attori internazionali sulle corrette strategie dirette a migliorare ulteriormente le opportunità di sopravvivenza materna e infantile. Il rapporto enfatizza anche la necessità di un’assistenza continuativa nel tempo e nello spazio: dalla gravidanza, al parto, al periodo neonatale e della prima infanzia fino all’infanzia e all’adolescenza, estendendo i servizi alla famiglia, alla comunità fino alle cliniche locali, gli ospedali di distretto ed oltre.

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Sopravvivenza pazienti con tumore polmonare

Posted by fidest press agency su sabato, 11 dicembre 2010

Chicago, USA, Ingelheim, Germania Nuovi dati dimostrano che afatinib (BIBW 2992) aumenta in maniera significativa la sopravvivenza libera da malattia, ovvero il periodo che intercorre prima che il tumore riprenda a svilupparsi, di quattro volte (4.4 mesi contro 1 mese con placebo) in pazienti con tumore polmonare, che hanno una maggiore probabilità di avere una mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR). Inoltre, questo sottogruppo di pazienti ha dimostrato la tendenza verso una maggiore sopravvivenza complessiva. I risultati presentati in precedenza, che avevano indicato il mancato raggiungimento degli endpoint di sopravvivenza complessiva nella popolazione allo studio, possono essere stati falsati dalle successive terapie protratte nel tempo. La nuova analisi post-hoc aggiornata sul farmaco sperimentale di Boehringer Ingelheim, afatinib, si riferisce allo studio clinico LUX-Lung 1 di fase IIb/IIIl, e verrà presentata in occasione del simposio multidisciplinare di oncologia toracica (Multidisciplinary Symposium in Thoracic Oncology) di Chicago, USA1. Lo studio LUX-Lung 1 ha valutato afatinib rispetto a placebo in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in progressione dopo la chemioterapia e un inibitore di tirosin-chinasi EGFR di prima generazione, gefitinib o erlotinib. Il sottogruppo a cui i risultati dell’analisi si riferiscono comprende due terzi della totalità dei pazienti dello studio (391/585) con maggiore probabilità di mutazioni EGFR, come stabilito dai criteri clinici basati sulla loro risposta e sulla durata della precedente terapia con inibitori di tirosin-chinasi EGFR.
Questi ultimi risultati sono un aggiornamento rispetto a quelli iniziali dello studio clinico LUX-Lung 1 presentati recentemente in occasione del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) tenutosi a Milano2. Afatinib è un farmaco sperimentale orale che inibisce in maniera irreversibile le tirosin-chinasi sia del recettore EGFR che del recettore epidermico umano 2 (HER2), in fase di sviluppo come terapia per diversi tumori solidi fra cui il tumore polmonare non a piccole cellule, il carcinoma mammario e il tumore della testa e del collo.

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Si assottiglia la pattuglia Idv in Parlamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

«Prima, nel 2008, il senatore IDV Sergio De Gregorio corresponsabile, con la sua defezione, dell’inizio della fine del governo Prodi. Oggi, nel 2010, i deputati IDV, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, che –  a quanto si legge in queste ore – hanno detto sì alle sirene del calciomercato di parlamentari con cui il governo cerca di garantirsi la sopravvivenza.  Pare proprio che negli snodi cruciali delle vita politica del Paese il ventre molle dell’opposizione a Berlusconi sia rappresentato dal partito di Antonio Di Pietro. Il quale – anziché passare le sue giornate, come ha fatto negli ultimi mesi, a lanciare a mezzo stampa ‘lezioni di opposizione’ al PD – farebbe meglio la prossima volta a selezionare con minore approssimazione i componenti  delle sue liste elettorali. Rispetti, Di Pietro, un grande partito come il PD, oggi perno della costruzione dell’alternativa a Berlusconi, e impari che fare opposizione significa prima di tutto non lasciare all’avversario i numeri decisivi per restare pervicacemente al potere. Cedere circa l’8% – 2 su 24 – della propria forza al nemico è evidentemente sintomo di incapacità di gestione del proprio  gruppo».  Così si esprime Guglielmo Vaccaro in un commento pubblicato sul web magazine di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Improvviso arresto cardiaco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

1 ogni 19 minuti: questa è la frequenza di casi di morte per arresto cardiaco improvviso in Italia, per un totale di 60.000 vittime ogni anno. La percentuale di sopravvivenza all’arresto cardiaco è inferiore al 2%, dal momento che i sistemi tradizionali di soccorso non arrivano in tempo per eseguire con successo la defibrillazione elettrica, terapia in grado di ripristinare la normale attività cardiaca. Infatti, ogni minuto di ritardo nel somministrare la scarica elettrica riduce del 5-10% le possibilità di riavviare il cuore. La tempestività dell’intervento è quindi un punto cruciale. Nonostante gli sforzi profusi negli ultimi decenni per migliorare il tasso di sopravvivenza, l’arresto cardiaco extraospedaliero continua a essere una delle principali cause di morte in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi industrializzati: in Italia corrisponde al 10% dei decessi annui, e al 50% di tutti quelli per malattie cardiovascolari.
La promozione di un’ampia diffusione dei defibrillatori automatici e semiautomatici esterni e la diffusione a larghe fasce della popolazione della cultura dell’emergenza, per formare i comuni cittadini, ad essere soccorritori in caso di necessità (punti cardine del Disegno di Legge del 30 maggio 2008, attualmente in fase  di approvazione) sono i temi al centro del dibattito dal titolo: “De-brillazione precoce: tra qualità e integrazione”, tenutosi a Roma presso la Sala Capitolare del Palazzo della Minerva del Senato e promosso dall’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione, dall’associazione Conacuore Onlus e dal leader di prodotti elettromedicali Medtronic, cui hanno partecipato il Senatore Antonio Tomassini – Presidente XII Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica che ha introdotto il dibattito, il Senatore Daniele Bosone – Vicepresidente XII Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, il Senatore Claudio Gustavino – Membro VII Commissione Permanente Istruzione Pubblica, Beni Culturali, il Senatore Stefano De Lillo – Membro XII Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, l’Onorevole Antonio Palmieri – Presidente Parlamentari del Cuore Camera dei Deputati, il Senatore Giuliano Barbolini – Presidente Parlamentari del Cuore Senato della Repubblica e Membro VI Commissione Permanente Finanze e Tesoro, ill Dottor Claudio Cricelli – Presidente S.I.M.G, il Professor Giovanni Spinella – Presidente Conacuore, il Dottor Antonio Destro – Responsabile di “Rimini Cuore” e Dirigente Modulo Organizzativo Emergenze Cardiologiche AUSL Rimini, il Dottor Antonio De Santis – Direttore Generale Ares 118, il Dottor Alessandro Barelli – Presidente IRC (Italian Resuscitation Council), il Generale Prof. Giuseppe Marceca – Dirigente Superiore Medico, Direttore Servizio Operativo Centrale di Sanità, Coordinatore Nazionale BLSD della Polizia di Stato, il Colonnello Prof. Angelo Giustini – Capo Servizio Sanitario del Corpo della Guardia di Finanza “Direttore di Sanità”, il Dottor Vincenzo Castelli – Presidente Fondazione Giorgio Castelli, Vicepresidente Conacuore, e l’Onorevole Domenico Di Virgilio – Membro XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, che ha concluso l’incontro.
Saper usare correttamente un defibrillatore semiautomatico esterno e apprendere le manovre di BLSD (Basic Life Support Defibrillation), ovvero le operazioni da attivare in caso di perdita di coscienza dovuta ad arresto cardiaco, richiede un semplice corso di formazione di poche ore, a seguito del quale si ottiene l’autorizzazione all’utilizzo del dispositivo, senza la necessità di ulteriore esperienza medica.  Un’altra importante questione è rappresentato dall’assenza di defibrillatori nei grandi luoghi pubblici come gli aeroporti, le navi da crociera, i club sportivi, i supermercati e, soprattutto, le scuole.Una maggiore diffusione dei defibrillatori automatici pone le Istituzioni di fronte alla necessità di creare un sistema integrato a livello nazionale e regionale per coordinare le attività di soccorso successivo all’impiego del defibrillatore, valutare e garantire la qualità dei dispositivi disponibili, promuovere il costante aggiornamento dei defibrillatori in uso, così da garantire l’accesso a tecnologie d’avanguardia come quelle che alla funzione principale affiancano il trasferimento dei dati del paziente alle unità mobili di soccorso e agli ospedali.

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Sopravvivenza infantile

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Ogni anno 10,5 milioni di bambini muoiono prima del 5° anno di vita: oltre 29.000 al giorno. La maggior parte di queste morti sono prevenibili. La  polmonite, rivela un nuovo rapporto presentato oggi da UNICEF e OMS, risulta la principale causa di mortalità infantile sotto i 5 anni: oltre 2 milioni di bambini ogni anno, più di quanti ne muoiono a causa di AIDS, malaria e morbillo messi insieme. Sulla lotta alla mortalità infantile, occorre accrescere la conoscenza delle tematiche correlate e promuovere gli interventi per ridurre la mortalità infantile di 2/3 entro il 2015, in linea con il 4° Obiettivo di sviluppo del millennio. In vista del termine ultimo del 2015, appare chiaro che il 4° Obiettivo di sviluppo del millennio non sarà raggiunto se la comunità internazionale non mobiliterà le risorse economiche e la volontà politica necessarie a promuovere la sopravvivenza infantile. Il fallimento non è inevitabile; l’obiettivo può essere raggiunto se ci sarà la necessaria volontà. “Sappiamo cosa deve essere fatto in tal senso”, rileva l’UNICEF, L’indagine UNICEF prende in considerazione i 60 paesi in cui si registra, a livello globale, il 94% dei decessi infantili: la maggioranza di questi paesi non ha compiuto progressi significativi, mentre 14 paesi registrano, tra il 1994 e il 2009, un aumento dei tassi di mortalità infantile. In ogni modo, l’indagine rileva anche segnali positivi, con 7 paesi – Bangladesh, Brasile, Egitto, Indonesia, Messico, Nepal e Filippine – che si avviano a raggiungere, entro il 2015, il traguardo del 4° Obiettivo di sviluppo del millennio. La mortalità infantile va affrontata nel quadro di “un’assistenza costante” alla salute materna, neo natale e infantile, e con riferimento ad alcune delle principali cause di mortalità infantile, come la malnutrizione, la malaria e l’HIV/AIDS. Il convegno odierno esamina le soluzioni possibili – ad esempio l’approccio denominato Iniziativa accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’infanzia, che sta contribuendo a ridurre la mortalità infantile in alcune parti dell’Africa occidentale – per diffondere su scala globale gli interventi sanitari di provata efficacia.

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I tumori lasciano la “firma genica”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Terapie mirate possono riconoscerla Individuare la traccia sul dna per stabilire il rischio e personalizzare la cura sono i  prossimi obiettivi dei ricercatori. Ma già oggi esistono armi target che aumentano la sopravvivenza Il tumore lascia una prova del suo attacco all’organismo, la firma genica. Rintracciarla, sovrapponendola a quelle conosciute per vedere se corrispondono, dovrebbe permettere in un prossimo futuro di attaccarlo precocemente, sul nascere. O di stabilire il livello di rischio e scegliere se utilizzare i chemioterapici o passare a farmaci mirati. Già oggi con l’analisi dell’oncogene HER-2 neu si è rivoluzionato il trattamento del carcinoma mammario, abbattendo del 50% le ricadute. “L’identificazione di nuovi bersagli molecolari e di nuovi farmaci mirati rappresenta uno degli scopi prevalenti della medicina traslazionale – spiega il prof. Francesco Boccardo, presidente nazionale AIOM – cioè diagnosi e cura mediante test in grado di caratterizzare meglio genotipo e fenotipo tumorali: se trattassimo con farmaci mirati pazienti non selezionate in base all’HER2 non si otterrebbe alcun risultato. Invece scegliendo le donne HER2 positive si ottiene la riduzione del rischio di recidiva”. “Altri notevoli progressi sono stati raggiunti nella terapia mirata del cancro del colon retto avanzato – aggiunge Marco Venturini, segretario AIOM – passando da sopravvivenze dell’ordine dei 6 mesi fino ai quasi 2 anni attuali e ulteriori avanzamenti sono stati ottenuti nel tumore del polmone, passando dai 6 mesi della terapia di supporto a 12 mesi con la terapia combinata con i nuovi farmaci”. “Le ultime ricerche cui partecipano attivamente i gruppi italiani – spiega Lucio Crinò, presidente della conferenza – sono concentrate sull’espressione dei geni della famiglia dei fattori di crescita tumorali, in particolare sulle mutazioni e sull’amplificazione dei geni di EGFR (Epidermal Growth Factor Receptor) e della “ERB family”, oltre che sull’inibizione dell’angiogenesi mediata dal Vascular Endothelial Growth Factor o VEGF. Il contributo della ricerca di nuovi target e nuovi farmaci per la cura dei tumori non è facilmente quantificabile tanto che un acceso dibattito è in corso da qualche tempo per capire se il notevole investimento richiesto sia giustificato da un significativo risultato terapeutico. “Gli enti regolatori potrebbero considerare come non economico l’impiego di questi farmaci – risponde Venturini – Ma, dal punto di vista del clinico, l’incremento di sopravvivenza anche di pochi mesi rappresenta, in alcuni tumori, un passo avanti importante.” Inoltre non va dimenticato, secondo gli esperti riuniti a Perugia, che questo tipo di ricerca sui farmaci e sui bersagli, consente di portare i risultati al più presto al letto del paziente nel tempo più breve possibile. “Una delle maggiori criticità della ricerca oggi in Italia è rappresentata dallo scarso interesse per la translational research – afferma il prof. Boccardo – che nasce in laboratorio così come quella di base. Ma mentre questa è spesso mirata a comprendere meglio i fenomeni, per esempio i meccanismi di cancerogenesi, la translational si prefigge come scopo prodotti di applicazione clinica quasi immediata, al letto del paziente, per esempio per diagnosticare meglio le malattie o identificare fattori in grado di predire meglio il decorso clinico e la risposta a specifiche terapie.” Il nucleo del problema, per Marco Venturini, è che “lo sviluppo dei nuovi farmaci è legato quasi interamente a studi di tipo registrativo, disegnati per introdurre il farmaco in commercio. Studi che ricalcano le modalità utilizzate per i chemioterapici classici. Ovvero trattamento di tutti i pazienti senza un’adeguata ricerca di fattori che permettano di discriminare quali hanno maggiori possibilità di rispondere a un determinato farmaco. Questo atteggiamento porta alla registrazione di farmaci ad altissimo costo senza alcuna selezione dei malati da trattare. E’ necessario ritornare al concetto del farmaco giusto per il paziente giusto, altrimenti si potrebbe arrivare a una non sostenibilità delle terapie con le attuali risorse”.

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