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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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New important insights in potential role of respiratory compartment in human-to-human Ebola virus transmission

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2017

For the first time, evidence of Ebola virus (EBOV) replication in the lungs of a patient recovering from infection has been found by an international group of scientists. The study was led by the National Institute for Infectious Diseases “Lazzaro Spallanzani” (INMI) in Rome (Italy) in collaboration with colleagues from University College in London (UK), Friedrich-Loeffler-Institut Riems (Germany) and Université Laval, Quebec (Canada). ebola-virusThe devastating 2013-2016 Ebola outbreak in West Africa, resulted in 28,610 cases and 11,308 deaths. The rapid spread of the Ebola represented many unprecedented public health challenges. Of major concern was the high risk of person to person spread and defining the actual mode of transmission. Whilst studies on Ebola patients evacuated to Europe and USA for treatment have suggested that Ebola might cause lung damage, evidence of lung infection by the Ebola virus is lacking.The study by Biava et al. to be published on January 5, 2017 in PLOS Pathogens investigated the presence of Ebola virus genetic material in the lungs and blood during treatment and recovery of a healthcare worker who was evacuated from West Africa and treated in Rome, Italy. The patient showed persistence of EBOV replication markers within the respiratory tract. The researchers monitored the levels of EBOV viral RNAs (negative and positive sense RNAs) known to be associated with Ebola replication, and compared these with viral RNAs levels in the patient’s blood. They found that viral RNA and viral replication markers remained in the lungs (lower respiratory tract) for up to five days after it was no longer detectable in the blood. The results suggest that EBOV may replicate in the lungs, although it is possible that the lungs simply provided a protective environment that allowed RNA to linger longer than it did in the blood. However, the scientists note the presence of RNA for both total RNA and replication markers in the lungs, supporting the possibility of active replication.Senior author of the study, Giuseppe Ippolito, from INMI in Rome said: “These results suggest an important role of the respiratory tract in the pathogenesis of Ebola virus disease and may have new implications for infection prevention and control measures, especially for healthcare workers and family providing direct and non-direct care to Ebola patients in healthcare facilities. It also raises concerns regarding potential risk of human-to-human transmission and the need to redesign prevention control measures.”
Co-author, Professor Alimuddin Zumla of University College London stated that “the findings of the study are significant and it may explain the rapid spread of the outbreak, and the cluster of Ebola cases which were reported in the West African outbreak where no source of the chain of transmission was identified”. He added that “further studies are required to better understand the actual role of EBOV in lung pathology, and the specific role of aerosol transmission of EBOV from infected patients. These missed research opportunities during the Ebola epidemic highlight the critical need for funders and governments to build capacity and empower local scientists and healthcare workers to enable them to conduct priority basic science, pathogenesis and clinical trials research during outbreaks.” (Giuseppe Ippolito MD Scientific Director National Institute for Infectious Diseases Lazzaro Spallanzani)

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Nuove importanti scoperte riguardo il potenziale ruolo del compartimento respiratorio nella trasmissione interumana del virus Ebola

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2017

Ospedale Spallanzani, RomaPer la prima volta, un gruppo di scienziati internazionali ha identificato alcuni markers della replicazione del virus Ebola (EBOV) nel polmone di un paziente in fase di guarigione dall’infezione. Lo studio è stato condotto dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” (INMI) a Roma (Italia), in collaborazione con i colleghi dell’University College a Londra (UK), del Friedrich-Loeffler-Institut Riems (Germania) e dell’Université Laval, Quebec (Canada). La devastante epidemia di Ebola, che ha colpito l’Africa Occidentale dal 2013 al 2016, ha causato 28,610 casi, tra cui 11,308 morti. La rapida diffusione del virus ha rappresentato una sfida per la sanità pubblica, mai incontrata nelle precedenti epidemie del virus. Le principali preoccupazioni sono state il rischio della trasmissione interumana e definire le reali vie di trasmissione del virus Ebola. Gli studi sui pazienti affetti da malattia da virus Ebola evacuati in Europa e negli USA hanno suggerito l’idea che Ebola possa provocare danni ai polmoni, anche se ancora mancano prove reali della capacità del virus di replicare in questo organo. Lo studio effettuato da Biava et al. e pubblicato il 5 Gennaio 2017 sulla rivista scientifica PLOS Pathogens indaga riguardo la presenza del materiale genetico del virus Ebola nei polmoni e nel sangue, durante il trattamento e la guarigione di un operatore sanitario, evacuato dall’Africa Occidentale e trattato a Roma, in Italia. Il paziente ha mostrato una persistenza dei markers di replicazione virale all’interno del tratto respiratorio. I ricercatori hanno monitorato i livelli degli RNA viralidi Ebola (RNA a polarità positiva e RNA a polarità negativa), già precedentemente associati con la replicazione virale, e li hanno comparati con i livelli presenti nel sangue. Hanno scoperto che l’RNA virale e i markers di replicazione virale permangono nel polmone fino a 5 giorni dopo la loro eliminazione dal sangue. Questi risultati suggeriscono la possibilità che Ebola replichi nell’apparato respiratorio. E’ possibile che i polmoni forniscano semplicemente un ambiente protetto all’interno del quale l’RNA virale può resistere più a lungo rispetto a quanto osservato nel sangue, anche se gli scienziati scartano fortemente questa ipotesi in quanto hanno evidenziato la presenza dell’RNA virale totale e di entrambi i markers di replicazione, sostenendo l’ipotesi di una replicazione virale attiva. (Giuseppe Ippolito MD Scientific Director National Institute for Infectious Diseases Lazzaro Spallanzani)

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GVN Zika task force

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2016

Ospedale Spallanzani, RomaRoma Ospedale Spallanzani. Il Global Virus Network- GVN, in rappresentanza di 35 centri di eccellenza distribuiti in 26 nazioni, composta da esperti virologi di fama internazionale, al fine di dare risposte adeguate ai problemi legati ai nuovi virus, ha annunciato la formazione del GVN Zika task force, presieduta da Scott Weaver, co-presidente per il GVN Chikungunya Task force e direttore della University of Institute del Texas Medical Branch per le infezioni umane e immunità.Il GVN Zika Task force è destinato a crescere per affrontare l’urgente necessità di mettere in rete e condividere informazioni e ricerca a livello internazionale. L’annuncio è stato dato ieri da Robert Gallo, co-fondatore del GVN e presidente del Leadership Comitato Scientifico del GVN e José Esparza, presidente della GVN.
Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto per le malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, già membro attivo del Global Virus Network, è stato chiamato a fare parte della Zika Task Force come rappresentante esperto italiano: “Siamo contenti – dichiara Ippolito – di mettere al servizio le nostre conoscenze nella risposta internazionale alla pandemia. Il nostro Istituto ha avviato un progetto di collaborazione con i colleghi della Slovenia e del Brasile per studiare la patogenesi dell’infezione da virus Zika: non vediamo l’ora di condividere le nostre scoperte con gli altri membri della GVN Task Force “. Marta Branca, Commissario straordinario dell’INMI Spallanzani ha così commentato: “ Sono onorata che il nostro Istituto ancora una volta si attesti una risorsa a livello mondiale per le malattie infettive. Auguro a tutto il gruppo buon lavoro”.

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L’AIDS è cambiata, ma il problema non è risolto

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2015

Ospedale Spallanzani, RomaRoma Venerdì 27 Novembre 2015 – Ore 10.30 Centro Multimediale INMI “L. Spallanzani” Via Portuense, 292 circa 6.000 persone con infezione da HIV ogni anno vengono curate presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive “L. Spallanzani” e circa il 90% di loro riceve un trattamento antiretrovirale in regime ambulatoriale. Ogni anno si registrano oltre 1.000 ricoveri ospedalieri per pazienti affetti da HIV. Un approccio efficace e sostenibile per il trattamento e la cura di HIV richiede sempre un forte coordinamento e la piena collaborazione tra i pazienti e le loro famiglie, gli operatori sanitari e gli interventi a livello di comunità.
Gli esperti si confronteranno su questi temi:
Qual è lo stato dell’arte ad oggi a livello di prevenzione, ricerca, assistenza e terapia?
I grandi progressi nella clinica e nella terapia sono efficaci per il controllo della malattia?
Riguardo la continuità delle cure : quali i problemi e i fattori che la compromettono?
Quali patologie collaterali e nel lungo tempo prevedere ?
Come sensibilizzare e “agganciare” le persone inconsapevoli di aver contratto l’HIV?
Come lavorare insieme alle associazioni perché la rete di alleanze sia sempre più capillare?

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Innovation in infectious diseases

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 dicembre 2014

Ospedale Spallanzani, RomaRoma 17-18 dicembre Sala Congressi – Hotel Capo d’Africa via Capo d’Africa, 54 Le malattie infettive sono ancora oggi un’importante problema di sanità pubblica. Gli ultimi successi nella gestione delle infezioni sono rappresentati dai nuovi farmaci contro la tubercolosi, i vaccini contro il virus dell’epatite B e la recente introduzione di composti anti -HCV che promettono la completa eliminazione dell’agente virale. Sono centinaia i vaccini attualmente candidati nelle sperimentazioni cliniche: più di 200 antivirali e oltre 100 composti antibatterici.
La comunità scientifica mondiale punta all’innovazione come strumento indispensabile per fronteggiare le malattie infettive. Innovazione intesa come ricerca di nuovi modelli per “sfruttare” al meglio i dati clinico – scientifici, nuove strategie per velocizzare gli interventi nelle situazioni di emergenza, nuovi strumenti per diagnosi precoci e più precise, nuovi media per la comunicazione e condivisione dei risultati raggiunti. Il tutto senza mai perdere di vista l’etica e la ridefinizione dei codici di condotta.
Di questo si discuterà all’evento promosso dall’Istituto per le malattie Infettive (INMI) Lazzaro Spallanzani, Innovation Infectious Diseases, che riunisce i maggiori esperti mondiali sul tema, politici e opinion leader. L’obiettivo è promuovere l’innovazione attraverso azioni che migliorino la qualità e ottimizzino i costi del sistema sanitario. Apre i lavori Giovanni Leonardi, Direttore Generale della Ricerca e dell’Innovazione in Sanità, Ministero della Salute.
Si ricorda che l’Istituto Spallanzani è l’unico Centro di Riferimento Hub per le patologie infettive ad elevato impatto sociale e con rilevanza di sanità pubblica. Rappresenta un modello di integrazione tra organi nazionali e regionali in grado di gestire eventi inattesi. E’ inoltre Servizio Regionale per Epidemiologia, Sorveglianza e controllo delle Malattie Infettive nel Lazio (SERESMI).

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Malattia da virus Ebola

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 novembre 2014

virus-ebolaRoma 10 novembre dalle 10 alle 12 Istituto Spallanzani in collegamento dalla Sierra Leone con Gino Strada.
l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (INMI) “Lazzaro Spallanzani” IRCCS, organizza un Webinar Nazionale sulla malattia da virus Ebola. Il Seminario online organizzato dall’INMI prevede un confronto tra esperti, ma aperto al pubblico via web, per fornire informazioni sullo stato dell’epidemia, descrivere gli interventi adottati a livello nazionale, mettere a disposizione strumenti e conoscenze, contribuire alla preparazione delle strutture sanitarie a gestire al meglio eventuali casi di Ebola in Italia. IL Webinar è un tassello del percorso dell’INMI che parte dall’esperienza maturata dai precedenti seminari su Ebola rivolti agli Infettivologi della Regione lazio, i medici di Pronto Soccorso, gli Infermieri e operatori di Triage.Il Webinar, gestito presso l’INMI da un gruppo di facilitatori, sarà dedicato alle procedure da adottare per la valutazione e la gestione di pazienti provenienti da zone a rischio di MEV o con sintomi compatibili con MEV, nonché ai criteri per la valutazione iniziale dei contatti di soggetti esposti a MEV.Oltre agli esperti dell’INMI e dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, Interverranno rappresentanti della Commissione Europea, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Salute, dell’Aeronautica Militare, della Regione Lazio, delle Regioni Italiane e, in collegamento dalla Sierra Leone, Gino Strada fondatore di Emergency. “Ringraziamo la società Effetti – sottolinea il Ospedale Spallanzani, RomaProf. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani – che ha accettato, con grande sensibilità la richiesta, di mettere a disposizione gratuitamente la piattaforma e di curare sempre gratuitamente l’organizzazione dell’evento, come contributo all’impegno del Paese nella preparazione per affrontare nel migliore dei modi l’epidemia di Ebola in Africa ed in Italia.

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Spallanzani: non solo ebola

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 settembre 2014

Ospedale Spallanzani, RomaIl Commissario Straordinario Valerio Fabio Alberti e il direttore scientifico Giuseppe Ippolito hanno accompagnato il Presidente della Regione Nicola Zingaretti a visitare il centro di alto isolamento costruito dalla protezione civile. “ E’ un importante momento di riorganizzazione– ha dichiarato Alberti all’apertura dell’incontro – un occasione di rilancio del ‘polo scientifico romano’ che porterà ad ulteriori risultati di qualità e sviluppo dei singoli Istituti.” Lo Spallanzani è la struttura di riferimento nazionale ed internazionale per il virus Ebola. E’ di questi giorni infatti l’attivazione del laboratorio mobile coordinato dagli esperti dell’Istituto a Foya in Liberia, con il finanziamento della Commissione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo che l’Istituto ha già attivato nei mesi scorsi laboratori in Guinea e in Sierra Leone. Da lunedì 22 settembre lo Spallanzani gestirà i Corsi di formazione sulla malattia da virus Ebola rivolti ai medici di tutti i servizi di Pronto Soccorso del Lazio, l’avvio di un percorso per definire la gestione dei pazienti con patologie infettive che arrivano in pronto soccorso.Lo Spallanzani ha un ruolo storico nell’affrontare tutte le patologie infettive e svolge funzioni cruciali in occasione di epidemie o emergenze sanitarie. “Rispondere in tempi rapidi – ha sottolineato Giuseppe Ippolito, direttore scientifico INMI – alle richieste di diagnosi, assistenza e formazione degli operatori è possibile grazie al costante investimento di energie e risorse nella clinica, nella ricerca e nei modelli organizzativi, oltre a grande dedizione e spirito di appartenenza di tutto il personale.“L’Istituto sta definendo con il Ministero degli affari esteri le modalità di supporto tecnico-scientifico per l’intervento italiano in Sierra Leone sempre in merito al contrasto dell’epidemia di Ebola. “E’ una delle punte di diamante – ha sottolineato Zingaretti – del cambiamento del sistema sanitario che abbiamo messo in atto. È perno del sistema di risposta agli eventi infettivi per il Lazio ed il Paese, e per la comunità internazionale”.
Lo Spallanzani non è solo Ebola: assiste nel Lazio il maggior numero di pazienti con HIV (oltre 6000 pazienti seguiti in day service per 35000 accessi); è riferimento per la tubercolosi nella Regione ed assiste il 65% dei pazienti, il 100% delle tubercolosi multi resistenti del Lazio e accoglie pazienti da altre regioni, è riferimento per le epatiti virali acute e croniche (oltre 5000 i pazienti seguiti) e per le infezioni gravi, ospedaliere e post trapianto. Senza dimenticare le attività legate ad aspetti sociali di malattie con circa 20.000 interventi per assistenza domiciliare, inserimenti in case famiglia o centri diurni, stranieri irregolari, rifugiati e senza fissa dimora, detenuti.

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