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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘spartizione’

Spartizione tra Russia e Turchia nel silenzio del governo italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

“A Misurata una base navale turca, a Sirte quella russa. La spartizione della Libia nel silenzio attonito del governo. Traditi gli interessi vitali dell’Italia”. Lo scrive su twitter il senatore Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, secondo cui “il ministro degli Esteri spieghi in Parlamento quella che appare come la più grave sconfitta della nostra storia repubblicana. Il destino dell’Italia non si gioca a Pomigliano ma nel Mediterraneo dove stiamo perdendo su tutto il fronte. In Libia come in Libano, in Siria come nel Mediterraneo orientale, altre Nazioni occupano il ruolo che era dell’Italia”.

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L’imbroglio mediatico

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

televisionedi Pietro Di Muccio de Quattro. Ci fu un tempo, quando i “compagni” d’una volta pretendevano una riparazione non dovuta, che le parole della politica aleggiavano tra le nebbie dell’ambiguità. Per esempio, chiamavano “lottizzazione” la spartizione delle cariche dalle quali erano esclusi (pochissime!). Mentre, se le cariche toccavano anche a loro (quasi sempre!), la stessa spartizione la nobilitavano con il nome di “partecipazione democratica”. Bisogna dire che i comunisti erano esperti nell’uso orwelliano della lingua italiana, ma non erano i soli a storpiarla. La diffusione di una neolingua bolsa ed oscura generò diverse varianti gergali: politichese, sindacalese, burocratese e, tramite esse, l’imbastardimento della formulazione delle leggi e delle regole normative. Questo nuovo idioma allusivo ed oscuro è diventato il mezzo d’espressione del ceto dirigente, che disdegna di parlare e scrivere per farsi capire dagli ultimi, mentre ambisce ad essere considerato, accettato, apprezzato dai simili. Come scrisse Galileo, il nostro più grande scienziato, “parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi”. Era vero allora e più ancora oggi. La verità galileiana bisogna integrarla adesso notando che adoperare molte parole dove ne basterebbero poche è considerata una virtù, tant’è che i logorroici, i prolissi, i verbosi non vengono stigmatizzati ma benevolmente reputati facondi ed eloquenti. Questo carattere linguistico, una vera “sindrome del disprezzo del cittadino”, per quanto deleterio è solo un aspetto dell’imbroglio mediatico, da annoverare tra le cause fondamentali della decadenza politica della Repubblica italiana, passata nel volgere d’una generazione dalla partitocrazia all’oligarchia, entrambe però mitigate dal voto.
È tanto risaputo quanto incontestabile che l’opinione dei cittadini, specialmente in tempo di elezioni, venga determinata pressoché completamente dalla televisione e dalla radio, considerando pure che la cultura del popolo, nonostante la moltiplicazione e la pervasività dei mezzi d’informazione, come la rete, sta ad un livello inqualificabile. Secondo il “Rapporto sullo stato sociale 2017” pubblicato dall’università “La Sapienza” di Roma, il tasso di alfabetizzazione del 70 per cento degl’Italiani adulti è inferiore al grado “minimo e indispensabile per un positivo inserimento nelle dinamiche sociali ed economiche” (sic!). Detto altrimenti, e per doveroso omaggio alla chiarezza invocata da Galileo, circa trenta (30!) milioni di maggiorenni ed elettori non sono in grado di formarsi un’opinione fondata ed esatta sulle questioni politiche ed economiche. In base a che, dunque, votano? Umori, impressioni, inganni, superficialità.
Qui sarebbe insostituibile la radiotelevisione, se non fosse appagata dalla funzione pappagallesca di amplificazione dello sciocchezzaio nazionalpopolare, che, portato ossessivamente agli onori dello schermo domestico, diventa verità familiare. Fateci caso: tutte le trasmissioni d’informazione sono monopolizzate da un gruppetto ben individuato di opinionisti di varia estrazione ed autorevolezza, sempre gli stessi, non più di una quarantina, i quali dibattono da posizioni apparentemente contrapposte e danno solo l’impressione del pluralismo delle idee. La verità invece è che manca quasi sempre la voce che esprima un punto di vista davvero alternativo, quale, per esempio, il punto di vista, minoritario e/o inattuale, che prospetti un’analisi e una soluzione le quali, proprio perché originali e/o controcorrente, fuoriescono dal coro delle voci gradite agli ascoltatori. La Rai in particolare, pagata com’è dai cittadini con una specifica tassa, avrebbe il dovere di coltivare l’esplorazione delle possibilità nuove, la contemplazione delle idee autentiche, l’organizzazione di dibattiti qualificati, la diffusione delle verità scientifiche e dell’autentica cultura politica invece di lisciare il pelo alle futili inclinazioni degli utenti. Divertire, informare, insegnare sono doveri delle radiotelevisioni, che dovrebbero contribuire a smascherare gl’imbrogli anziché concorrere a perpetrarli. Il pluralismo delle voci è una vergognosa impostura quando le voci sono ragli e i soliti vocianti, somari. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Federalismo fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2011

L’aumento delle tasse rinviato al 2013, cioe’ a dopo le elezioni. Che furbi Non poteva che essere cosi’. Come previsto il cosiddetto federalismo porterà all’aumento delle tasse locali. La commissione bicamerale ha votato il federalismo fiscale, cioe’ l’aumento delle tasse, con l’astensione del Pd che ha subito le pressioni dei propri governatori regionali a secco di soldi. Pero’ furbizia delle furbizie il tutto andra’ in onda nel 2013, cioe’ dopo le elezioni. Problema rimasto aperto e’ la perequazione, cioe’  la spartizione dei soldi tra regioni ricche e regioni povere. Ovviamente, tale problema non ha trovato soluzione. Riforma monca, quindi, foriera di ulteriori tensioni.

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Legge mancia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2009

“In un momento di crisi economica così drammatica il Governo non trova di meglio da fare che distribuire, con la legge Mancia, 160 milioni di euro in 700 micro-interventi  che hanno il solo scopo di accontentare qualche clientela” Lo afferma in una nota Antonio Borghesi, vicecapogruppo dell’Idv alla Camera. “L’Idv – spiega – non ha preso parte a questa spartizione e non ha partecipato alla commissione Bilancio in segno di protesta. Anzi, a tal proposito, abbiamo scritto una lettera al presidente della commissione bilancio, on. Giorgietti, con la quale chiediamo di destinare la quota che spetterebbe a IDV al Fondo ammortamento titoli di Stato, per dare un segnale preciso di risparmio e riqualificazione della spesa pubblica. La legge Mancia dimostra quanto sia irresponsabile questo esecutivo che ha ripartito in mille rivoli una somma ingente con la quale si sarebbe potuto dare un po’ di respiro a famiglie e disoccupati” conclude Borghesi.

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