Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

Posts Tagged ‘specie’

Pandemia e pandemie da salto di specie

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

Un instant book, che mette al centro la figura del medico veterinario, ora più che mai determinante nel contrasto e soprattutto nella prevenzione delle pandemie in un’ottica imprescindibile e indifferibile di One Health, e al tempo stesso importantissima per l’auspicata e pronta ripresa dell’economia italiana e di uno dei suoi principali settori strategici: l’agroalimentare. Strutturato in una serie di contributi/interviste a virologi, ricercatori medici umani e medici veterinari, divulgatori scientifici, giornalisti, il libro fresco di stampa di Academ Editore, presentato oggi con moderatore il giornalista Marco Ferrazzoli, capoufficio stampa del Cnr, e gli interventi di Mario Tozzi, geologo e divulgatore, e di Antonio Limone, medico veterinario e coordinatore degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali in Italia, tratta la “questione pandemia” a tutto tondo, e prova a rispondere alla principale e fondamentale domanda che viene su oggi: “solo” un’emergenza, o una convivenza? Un’accidentalità o una coabitazione? A cura di Gaetano Penocchio, medico veterinario e Presidente della Federazione nazionale Ordini veterinari italiani, il libro ha animato il dibattito alla seconda giornata di lavori del Consiglio nazionale della FNOVI, in corso di svolgimento a Roma, con la riflessione sul fatto che – come ha spiegato lo stesso Penocchio -: “il futuro possa obbligarci ad una sorta di coesistenza, o almeno di coabitazione, con sempre più̀ ‘ravvicinate’ e rinnovate crisi sanitarie pandemiche. Un’eventualità e un’ipotesi allarmante e preoccupante, ora che è sensazione collettiva il fatto che una volta superata l’emergenza da Covid-19, il domani potrebbe rivelarsi altrettanto complicato, con altri virus pronti a diventare pericolosi, pure se la scienza ha le armi giuste per prevenire e combattere. La pandemia che stiamo vivendo, e che ha provocato finora oltre 2,5 milioni di vittime nel mondo e oltre 110mila in Italia, dovrebbe farci prendere consapevolezza che virus e batteri esistono sul nostro pianeta da miliardi di anni, mentre noi esseri umani probabilmente siamo comparsi appena 2,4 milioni di anni fa. Quando noi ci saremo estinti, loro continueranno ad esistere. Volenti o nolenti, dobbiamo dunque imparare a conviverci. E questo, più̀ che emergenza, sembra che sarà convivenza, come recita il titolo del libro, modificando radicalmente il nostro modello di sviluppo e agendo alla luce della consapevolezza della stretta interconnessione tra la salute delle persone, la protezione dell’ambiente, e la sanità animale”.

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I Neanderthal sono la specie umana estinta che conosciamo meglio

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

Si è sempre pensato che la loro evoluzione fosse del tutto endogena, avvenuta interamente in Europa a partire da popolazioni del Pleistocene Medio, e che solo in seguito abbia previsto ondate di diffusione verso l’Asia.Oggi un nuovo studio internazionale, che ha visto la collaborazione anche di ricercatori del Laboratorio di Paleoantropologia e bioarcheologia del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, mostra come le cose potrebbero essere state, in realtà, molto più complesse. Il recente ritrovamento di fossili umani nel sito del Paleolitico medio di Nesher Ramla, in Israele, suggerisce infatti che il processo evolutivo potrebbe essere avvenuto con il contributo di popolazioni umane vissute al di là del Mediterraneo e, nello specifico, che siano quelle del Vicino Oriente ad aver avuto un ruolo importante. Seppur frammentari, i fossili di Nesher Ramla – rappresentati da porzioni del cranio, da una mandibola e alcuni denti, tutti databili tra 140 e 120 mila anni fa – mostrano una combinazione unica di caratteristiche neandertaliane e tratti più arcaici. “E’ questa la conferma – spiega Giorgio Manzi, paleoantropologo della Sapienza Università di Roma, che ha partecipato allo studio – che le popolazioni umane del Pleistocene Medio sono andate incontro a fenomeni evolutivi “a mosaico”, che hanno fatto emergere le caratteristiche tipiche dei Neanderthal, come anche quelle di noi Homo sapiens. È ciò che osserviamo anche in Italia con lo scheletro della grotta di Lamalunga, vicino Altamura, nel quale tutte le analisi che abbiamo potuto condurre finora mostrano un sorta di blend evolutivo.” I Neanderthal sono noti alla paleoantropologia sin dalla metà del XIX secolo, quando venne rinvenuto il primo scheletro; successivamente, le scoperte e le ricerche riguardanti questa umanità estinta si sono molto sviluppate, tanto che oggi conosciamo bene i Neanderthal e la loro storia, ne ricostruiamo la morfologia e i comportamenti, come pure la genetica, tanto da individuare una piccola frazione del loro DNA ancora presente nel genoma delle popolazioni umane moderne. Il recente rinvenimento di nuovi reperti fossili nella Grotta Guattari al Monte Circeo, 80 anni dopo la scoperta di uno dei crani più rappresentativi della preistoria europea, ha riacceso ultimamente anche in Italia l’interesse per questa umanità proveniente da una remota preistoria. recentemente.

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Banche: da “paria” a specie protetta

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

A cura di Paul Smillie, Analista del credito senior, Rosalie Pinkney, Analista del credito senior e Dori Aleksandrowicz, Analista del credito senior, di Columbia Threadneedle Investments. La crisi finanziaria globale (CFG) potrebbe essere considerata una sorta di prova generale della pandemia di Covid-19. Le cause sono state completamente diverse, ma le somiglianze tra le due crisi sono innegabili: la prima è stata una crisi finanziaria con ripercussioni sull’economia reale, la seconda una crisi dell’economia reale con ripercussioni sui mercati finanziari.Del resto, alcune delle politiche adottate con successo durante la crisi finanziaria (in particolare, i massicci programmi di quantative easing) sono state prontamente rimesse in campo dalle banche centrali di tutto il mondo quando i lockdown indotti dalla pandemia hanno fatto vacillare le economie.Questa seconda volta, sono stati appresi insegnamenti preziosi. In particolare, durante la pandemia di Covid-19 la risposta fiscale è stata rapida e senza precedenti. I governi hanno introdotto massicci programmi per il mantenimento dei posti di lavoro nonché agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese (PMI). Le garanzie sui prestiti attraverso iniziative quali il Paycheck Protection Program negli Stati Uniti hanno assicurato il mantenimento del flusso del credito verso il settore societario in un momento in cui molte aziende ne avevano estremo bisogno. In effetti, diversamente dalla crisi finanziaria globale, durante la pandemia le aziende hanno beneficiato di un buon accesso alla liquidità in quanto le banche hanno iniettato credito nell’economia generale: nel 2020 la crescita dei prestiti societari è aumentata di ben il 6% in Europa e del 10% negli Stati Uniti. Inoltre, in paesi come l’Italia e la Spagna, più esposti al rischio di prestiti in sofferenza, molti di questi aiuti finanziari sono confluiti verso le PMI. Ciò dovrebbe ridurre il numero di crediti deteriorati, il che dovrebbe a sua volta fornire un ulteriore sostegno alla stabilità finanziaria di molti istituti di credito europei.Deviando le perdite dai bilanci bancari verso quelli sovrani, i governi sono di fatto riusciti a scongiurare una crisi finanziaria. La conseguenza è stata un marcato incremento del debito pubblico. Dal momento che alcuni dei maggiori detentori di obbligazioni governative sono banche, il rialzo dei rendimenti obbligazionari sovrani indebolisce i bilanci degli istituti di credito. I rischi di questo circolo vizioso del debito sovrano sono in parte diminuiti grazie agli sforzi delle banche centrali tesi a mantenere bassi i costi di finanziamento tramite ampi programmi di acquisti di titoli sovrani; tuttavia, con un rapporto debito/PIL che quest’anno potrebbe arrivare fino al 160% in Italia e al 120% in Spagna, i campanelli d’allarme per il settore finanziario non mancano.Guardando i dati complessivi relativi a oltre 50 grandi banche che copriamo a livello globale, si nota che il costo del rischio ha raggiunto un massimo di circa 150 punti base durante la CFG. Ci sono quindi voluti altri cinque anni per tornare ai livelli normalizzati di circa 45 punti base. Questa volta, durante la pandemia, il costo del rischio ha raggiunto un picco di 90 punti base e ci aspettiamo che ridiscenda verso 45 punti base nell’arco di appena due anni. In breve, visti gli ampi stimoli delle banche centrali e il sostegno fiscale senza precedenti, le preoccupazioni sulla solvibilità degli istituti di credito nutrite da molti investitori a metà del 2020 sono quasi del tutto scomparse. Nel 2021 e 2022 ci aspettiamo che i coefficienti patrimoniali bancari si manterranno solidi.Con il costo del rischio in calo e i bilanci delle banche centrali in crescita, il settore bancario globale dispone di liquidità e capitale in eccesso, un’ottima notizia per gli investitori; tra l’altro, gli spread sui titoli bancari sono tornati ai livelli pre-crisi. Le speranze di reflazione e di distribuzione di parte di quel capitale agli azionisti tramite dividendi generosi nei prossimi trimestri hanno contribuito alla ripresa dei prezzi.Tuttavia, i tagli dei tassi d’interesse e l’afflusso di depositi continuano a pesare sui margini. Gli investimenti tecnologici finalizzati a migliorare le efficienze stanno aiutando. Inoltre, le banche italiane e spagnole hanno già intrapreso un ambizioso processo di consolidamento per eliminare i costi. Ci aspettiamo una prosecuzione di questa dinamica sia in Europa che, a livello di banche di piccole e medie dimensioni, negli Stati Uniti. Nel complesso, le pressioni sulla redditività sono più acute in Europa, dove continuiamo a prevedere rendimenti complessivi nettamente inferiori al costo del capitale. Negli Stati Uniti, le prospettive sulla redditività sono decisamente più rosee. Ciò si riflette sulle nostre classifiche fondamentali dei titoli investment grade globali, che vedono le banche statunitensi ai primi posti. http://www.columbiathreadneedle.it

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Scoperta una nuova specie di pianta

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

I ricercatori Sushant More del Sathaye College di Mumbai, Harshal Bhosale della Bombay Natural History Society (BNHS), e Fabio Conti dell’Università di Camerino hanno recentemente scoperto una nuova specie di pianta, Echinops sahyadricus, nella catena montuosa dei Ghati nord-occidentali in India.La nuova specie è stata rinvenuta nel corso di un’indagine sul campo svolta nell’ambito del progetto “Valutazione della biodiversità endemica degli altipiani elevati dei Ghati occidentali settentrionali” ed il lavoro di ricerca è stato pubblicato sulla rivista internazionale “Nordic Journal of Botany”. Il team ha condotto diverse spedizioni negli stati indiani del Gujarat, Maharashtra e Karnataka, e nel mese di agosto del 2019 si è imbattuto in questa specie, che dopo un attento esame si è rivelato essere nuova ed endemica dei Ghati nord-occidentali. La popolazione di Echinops sahyadricus è distribuita nel territorio che si estende da Salher (distretto di Nashik) a nord proseguendo verso sud fino a Kolhapur. È endemica dello stato del Maharashtra e cresce sui pendii delle montagne aperte. La popolazione attualmente non è in calo e non ci sono indicazioni di eventuali situazione di minaccia, anche se alcuni progetti di sviluppo, quali l’ampliamento della rete stradale ed alcune attività di manutenzione intorno ai forti indiani presso i quali vive, potrebbero influenzare negativamente la specie. Il prof. Fabio Conti da diversi anni si occupa dello studio della flora vascolare italiana e non è nuovo a scoperte di nuove piante nel nostro territorio, tanto da mettere a disposizione le proprie competenze anche a livello internazionale per poter giungere a questi importanti risultati.

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Diversità genetica tra le varietà della stessa specie

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2020

Abbiamo sempre pensato che tra le varietà di una stessa specie le differenze genetiche fossero minime. Fino ad oggi. Fino a quando, cioè, l’analisi dei molteplici dati di sequenziamento disponibili ha rivelato l’esistenza, tra le diverse varietà di una stessa specie, di genomi “fluidi”, caratterizzati da un numero mutevole di geni e che differiscono tra loro per larghi tratti di DNA, capaci di contenere svariati geni.Un ulteriore e significativo passo, in tal senso, è fornito dallo studio relativo all’orzo, svolto nell’ambito del progetto Europeo WHEALBI, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, il PTP Science Park, un istituito scozzese (James Hutton Institute) ed uno tedesco (Leibniz Institute of Plant Genetics and Crop Plant Research) e coordinato da Agostino Fricano, ricercatore del CREA Genomica e Bioinformatica. Infatti, sono stati analizzati i dati di sequenziamento parziale di circa 400 tra popolazioni locali, varietà antiche e moderne di orzo, dimostrando come le diverse varietà differiscano tra loro per la presenza o assenza di larghi tratti di DNA. Il lavoro ha comportato il sequenziamento della parte espressa (i geni) di tutte le varietà ed il loro confronto con una varietà di riferimento, per la quale è disponibile la sequenza dell’intero genoma.I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica “The Plant Journal”, hanno evidenziato circa 15.000 tratti di DNA presenti solo in alcune delle varietà analizzate ed assenti in altre, oppure presenti in una copia in alcune varietà ed in più copie in altre (un fenomeno noto come copy number variation- CNV). Questi dati dimostrano l’incredibile plasticità del genoma delle piante coltivate in generale e dell’orzo in particolare, la specie usata come modello per lo studio dei cereali più complicati come i frumenti, ed evidenziano come la diversità genetica all’interno di una specie non sia solo frutto di mutazioni nei singoli geni, ma anche di frequenti eventi di delezione o duplicazione.“Fino a pochi anni fa si pensava che la diversità genetica e quindi le differenze tra le varietà di una specie, fossero dovute principalmente a variazioni tra singole basi del DNA (i polimorfismi a singolo nucleotide o SNP) – spiega Agostino Fricano (CREA), coordinatore del lavoro – Le tecnologie di sequenziamento massivo, applicate alle specie coltivate, ci hanno permesso rilevare l’ampia diffusione della presenza/assenza di larghi tratti di DNA e di dimostrare che geni con specifiche funzioni sono più inclini a possedere variazioni del numero di copie”.“Le analisi delle sequenze di ampie collezioni di germoplasma ci stanno insegnando molto sulla storia delle piante coltivate” commenta Laura Rossini del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali della Statale di Milano, che ha curato il lavoro di sequenziamento in collaborazione con il PTP “per esempio la variazione delle copie di particolari geni può permettere alla pianta di adattarsi a differenti condizioni ambientali”.“In un’epoca dove l’inserimento di un singolo gene in una varietà crea timori nell’opinione pubblica, sapere che le popolazioni naturali o le varietà di una stessa specie che già coltiviamo differiscono tra loro per presenza/assenza di larghi tratti di DNA è un perfetto esempio di come la natura sia molto più flessibile di quanto comunemente si creda” – afferma Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca per la Genomica e Bioinformatica del CREA che continua: “Questo studio apre la strada alla ricerca del futuro in cui il pangenoma (ovvero la somma di tutti i geni che si trovano nelle diverse varietà di una specie) permetterà di aprire una nuova dimensione nello studio della diversità genetica, con evidenti ricadute per il miglioramento genetico e l’adattamento delle colture ai cambiamenti climatici”.

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“Prossimi mesi decisivi per capire il futuro di specie ed ecosistemi minacciati”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Un piano ambizioso per fronteggiare la grave crisi climatica ma non sufficientemente definito sulla tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Lo afferma la Lipu-BirdLife Italia nel giorno in cui la Commissione europea annuncia il suo atteso “Green Deal”. Il primo nel suo genere nella storia dell’Ue, che il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha promesso di finalizzare nei suoi primi 100 giorni di lavoro.Se sulla questione climatica il Documento europeo appare abbastanza ambizioso rispetto alle sfide poste dalla crisi, con target definiti e obiettivi integrati, molto più sfumata è la sezione relativa alla conservazione della biodiversità. Nonostante gli ormai numerosi, autorevoli e recenti studi pubblicati, che confermano una profonda crisi della diversità biologica, con un milione di specie animali e vegetali minacciate di estinzione, il Green Deal non affronta adeguatamente il tema, rimandandolo in gran parte ad una strategia apposita prevista per il prossimo mese di marzo.“La natura in Europa è stata degradata oltre ogni limite – dichiara Claudio Celada, direttore Area Conservazione Lipu-BirdLife Italia – e per questo le risposte non possono più attendere. Occorrono obiettivi chiari, rigorosi e vincolanti sulla protezione degli ecosistemi e sul restauro ambientale, ai quali gli Stati membri dovranno necessariamente e scrupolosamente attenersi. Con il Green Deal la Commissione europea cita esclusivamente le foreste e gli ambienti di acqua dolce, non menzionando alcun altro degli ecosistemi che richiedono urgenti interventi di restauro al fine di combattere i cambiamenti climatici ed arrestare il declino della biodiversità”.
“Sul fondamentale tema dell’agricoltura, – continua Celada –il Green Deal evidenzia la ormai improrogabile esigenza di ridurre drasticamente l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti e promuovere l’agricoltura biologica. Viene tuttavia riproposto il mantra secondo cui il 40% della Politica agricola comune (Pac) contribuirà all’azione per il clima: qualcosa che la stessa Corte dei Conti europea ha fortemente messo in discussione.”In definitiva, il segno culturale che arriva dall’Europa con il Green Deal – conclude Celada – lascia aperta una speranza. Almeno formalmente, le grandi istituzioni internazionali stanno ponendo il problema ai massimi livelli. Tuttavia, tanto sul clima quanto sulla conservazione della natura la Commissione europea e tutti gli Stati membri, Italia inclusa, dovranno fare molto di più e molto meglio nei prossimi mesi, se davvero vogliamo tracciare una via d’uscita dalla crisi ecologica e garantire al Pianeta un futuro accettabile “.

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Stop traffico illegale specie protette

Posted by fidest press agency su domenica, 18 gennaio 2015

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Il traffico illegale di specie protette è il quarto mercato illegale dopo quelli di droga, armi ed esseri umani, con un giro d’affari di 23 miliardi di dollari l’anno, gestito spesso dalla criminalità internazionale a danno dell’ambiente, e non di rado per finanziare movimenti terroristici. In Italia il Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato da anni opera sul territorio nazionale e in ambito doganale per assicurare i controlli necessari all’applicazione della Convenzione di Washington – CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora – Convenzione sul commercio internazionale di specie animali e vegetali minacciate di estinzione), curando al contempo il rilascio delle prescritte certificazioni e collaborando con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) per le attività di gestione della Convenzione. Nel nostro Paese si consuma una violazione in materia ambientale ogni 43 minuti e i reati contro gli animali e la fauna selvatica rappresentano il 22% del totale del reati ambientali.
In occasione dell’inaugurazione dei rinnovati locali che ospitano, presso l’Ispettorato Generale, il personale del Servizio CITES Centrale del Corpo forestale dello Stato, sono stati presentati oggi gli ultimi risultati dell’attività operativa e il calendario fotografico edizione 2015 sul tema “La Convenzione di Washington e le specie italiane”. Se, da un lato, i dati più recenti sul rilascio di certificati CITES dimostrano come l’andamento delle esportazioni dei prodotti di eccellenza del Made in Italy sia in controtendenza rispetto alla crisi economica di altri settori produttivi, dall’altro, i dati sui controlli svolti negli ultimi anni dimostrano che il contrasto ai traffici illegali di specie selvatiche e il controllo di legalità sulle filiere produttive e sulle attività commerciali che impiegano tali specie restano gli obiettivi principali che il Corpo forestale dello Stato si pone, quale Autorità preposta all’applicazione della CITES e dei regolamenti europei di attuazione.
Il Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato nel corso del 2014 ha effettuato 68.290 controlli in tutta Italia, in linea con i dati dell’anno precedente. Circa 1.500 accertamenti sono stati effettuati sul territorio nazionale e più di 66mila in ambito doganale.
Le regioni italiane in cui è stato eseguito il maggior numero di controlli sono la Lombardia con 23.774 e la Toscana con 23.529, entrambe con una significativa presenza di aziende manifatturiere del settore e al maggior transito di specie protette negli scali doganali dove sono dislocati i Nuclei Operativi CITES del Corpo forestale dello Stato.
Il Servizio CITES ha accertato nel 2014 complessivamente 174 reati, contro i 269 del 2013, riguardanti il commercio illegale delle piante e degli animali tutelati dalla Convenzione di Washington e ha contestato 140 illeciti amministrativi per un totale di oltre 400mila euro, rispetto ai 265 illeciti per un totale di circa 500mila euro notificati nell’anno precedente.
Il valore complessivo delle specie sequestrate nel corso del 2014 si aggira intorno ai 500mila euro, in aumento rispetto a quello rilevato nel 2013, pari a circa 450mila euro.
L’Italia continua ad essere ai primi posti per numero di sequestri effettuati in ambito CITES tra i Paesi membri dell’Unione Europea, nel 2014 seconda solo alla Francia. Grazie all’attività di contrasto del fenomeno svolta dal Corpo forestale dello Stato negli anni precedenti, ha subito una netta diminuzione il commercio legato ai prodotti della medicina tradizionale cinese e sono in calo anche i reati relativi al commercio illegale di caviale. Stazionano, invece, su livelli elevati il traffico di tartarughe soprattutto provenienti dall’Est Europa e dal Nord Africa e quello di rapaci, anche autoctoni, prelevati negli habitat del nostro Paese e venduti nei mercati esteri.
Tra le oltre 35.000 specie di flora e fauna tutelate dalla Convenzione internazionale di Washington sono annoverati importanti rappresentanti della biodiversità europea ed italiana, spesso considerati endemismi (come nel caso delle orchidee e di alcuni grandi mammiferi), minacciati di estinzione. Il Calendario 2015 del Servizio CITES intende presentare queste specie, spesso poco conosciute, considerate un patrimonio di biodiversità, prezioso anche a livello internazionale e pertanto tutelate dalla Convenzione di Washington, oltre che da strumenti normativi nazionali o locali. Al termine della presentazione sono stati inaugurati i nuovi uffici del Servizio CITES centrale.

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Catena alimentare e selezione della specie

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

L’informazione sulla fame del mondo e delle condizioni di estrema povertà di tanto in tanto conquistano l’attenzione dei media e l’occasione permette a tutti noi di riandare ad un tema che è, e resta centrale, nella realtà quotidiana e dovrebbe indurci ad interventi più decisi e duraturi. Non è, purtroppo, così. La questione la suddividerei in due parti. La prima riguarda il contingente e le misure adottabili devono essere fondate sulla necessità di programmi alimentari che consentano di stimolare le popolazioni interessate a produrre in proprio con l’ausilio di tecnologie ad hoc. La seconda riguarda le ragioni della nostra esistenza e la capacità di sostentamento che ci permette di utilizzare le risorse in rapporto alla loro effettiva disponibilità. In altre parole la popolazione mondiale che si avvia sui set-te miliardi è eccessiva. Dobbiamo contenerla se non ridurla. Vi ostano pregiudizi di ogni genere, ovvia-mente. Eppure dobbiamo arrivarci. La natura ci insegna con la logica della “catena alimentare” e l’ecosistema si tutelano con la selezione naturale delle varie specie. Chi è, invece, al vertice di questa catena ha, da una parte, il vantaggio di non subire decimazioni da soggetti più forti e aggressivi, ma dall’altra subentra il rischio di un eccesso di pre-senze che finiscono con l’alterare l’equilibrio delle altre categorie e, in ultima analisi, di far collassare l’intero sistema. E’ di questi giorni la notizia, ad esempio, dell’aumento dei consumi dei prodotti ittici e il pericolo che essi possano provocare danni irre-versibili con la loro estinzione. Ma vi è anche un altro e più insidioso pericolo. Riguarda la selezione della specie. I più dotati, già oggi, si sentono una sorta di “casta privilegiata” e sanno concentrare a loro uso e consumo le grandi risorse della natura a svantaggio degli altri. Se tutto ciò diventasse “siste-ma” avremmo su sei miliardi di abitanti ben 4-5 miliardi di “paria” e restarvi, senza soluzione di continuità, contro i restanti che potrebbero assorbire quasi in toto le risorse energetiche ed alimentari esistenti. Se ponessimo quest’aspetto tra gli argo-menti di riflessione e di studio e senza caricarlo da condizionamenti di natura religiosa e di “sufficienza accademica”, forse riusciremmo a comprendere meglio ciò che siamo e ciò che possiamo essere nel presente e nel futuro se vogliamo offrire una conti-nuità genetica al nostro essere e divenire sulla terra o altrove. In alternativa resta solo l’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso)

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Efficienza energetica degli edifici

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2010

La Commissione Europea ha assegnato (tra 57 concorrenti presentati nel 2009) il suo prestigioso riconoscimento “Best LIFE Environment Project” al progetto “Effenergy” di DuPont, focalizzato su alcune innovative soluzioni per la sostenibilita’ ambientale e l’efficienza energetica degli edifici.  Il progetto Effenergy ha dimostrato le capacita’ di risparmio energetico di due recenti prodotti per edilizia provenienti dai laboratori di ricerca e sviluppo di DuPont: i pannelli per la riduzione dei consumi energetici DuPont(tm) Energain(R) basati su uno speciale materiale a cambio di fase e le membrane DuPont(tm) Tyvek(R) Enercor(R) a bassa emissivita’ e permeabili al vapore. Il consumo energetico e il comfort degli interni, specie nei periodi caldi dell’anno, possono essere sensibilmente influenzati dalla massa termica dell’edificio.  Una temperatura eccessiva degli interni puo’ avere un impatto negativo sul benessere e sulla produttivita’ delle persone e puo’ richiedere un raffreddamento attivo con i conseguenti costi energetici.
DuPont(tm) Energain(R) (www.energain.co.uk) e’ una soluzione innovativa per aggiungere massa termica a un edificio basata su una tecnologia brevettata da DuPont (un particolare materiale a cambio di fase).  I pannelli DuPont(tm) Energain(R) sono utilizzabili nelle strutture edilizie a bassa inerzia, tipicamente soggette a fluttuazioni di temperatura dovute alla mancanza di massa termica.  Sono disponibili in misure standard di 1,0m x 1,2m e 5,26mm di spessore, sono leggeri e facili da installare in pareti e soffitti. Paragonato a soluzioni di massa termica tradizionali, come, per esempio, il cemento, un pannello DuPont(tm) Energain(R) spesso 5,26 mm si comporta come 30 – 40 mm di cemento.
La massa termica aggiunta all’edificio da DuPont(tm) Energain(R) aiuta a stabilizzare la temperatura dell’ambiente interno riducendo gli sbalzi termici fino a 7°C.  Cio’ e’ dovuto alla capacita’ di assorbire e rilasciare calore posseduta dal materiale a cambio di fase incorporato nei pannelli.  Semplificando, il materiale a cambio di fase ha il punto di fusione a 22°C.  A questa temperatura, esso inizia ad assorbire calore dall’ambiente e a immagazzinarlo.  Quando la temperatura degli interni scende a 18°C, il materiale solidifica nuovamente e rilascia il calore nell’ambiente.  Come dimostrato da reali applicazioni, il consumo energetico puo’ essere ridotto in maniera significativa.  Per esempio, i costi di riscaldamento possono ridursi fino al 15% e quelli di climatizzazione fino al 35%.

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Roveda contro gli Ogm

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2010

<<Sono fortemente contrario al via libera agli OGM deciso dalla Commisione Europea – dichiara Marco Roveda, fondatore di LifeGate e presidente di LifeGate Planet Onlus. – Il nostro ecosistema ha perso il proprio equilibrio a causa dell’attività dell’uomo che l’ha inquinato con l’utilizzo dei pesticidi e della chimica. Già oggi necessiteremmo circa di un pianeta e mezzo per convivere con gli attuali ritmi di vita.  La questione va affrontata invece in una visione olistica per riequilibrare ciò che abbiamo squilibrato. Gli OGM vanno nella direzione opposta. Ancora una volta si vuole fare una forzatura, addirittura un braccio di ferro contro la natura! Con la stupida arroganza di poter vincere. E’ grave che alcuni abbiano l’obiettivo di modificare le specie della natura, brevettarne la vita per impossessarsene. Come se qualcuno volesse impadronirsi del sole, del mare, dell’acqua. E’ impensabile, è pazzesco! E’ logico che ci debbano raccontare grandi menzogne per ottenere il nostro consenso.>>

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Il Tg1 “assolve” Mills

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2010

A seguito delle polemiche sorte dopo le edizioni del Tg1 del 26 febbraio scorso, durante le quali è stato detto più volte che per David Mills, imputato nel processo Berlusconi-Mondadori, la Corte di cassazione ha sentenziato l’assoluzione, invece che la prescrizione di un reato compiuto e sanzionato, Antonello De Pierro è intervenuto a commentare l’episodio. “Abbiamo assistito per l’ennesima volta – afferma il presidente dell’Italia dei Diritti – a una mistificazione della notizia da parte del Tg1 diretto da Augusto Minzolini. Il sentimento che meglio esprime il mio stato d’animo attuale di fronte a una nuova mortificazione della libertà di stampa è quello del disgusto, perché non si può essere altro che disgustati davanti al sistematico impegno disinformativo da parte del telegiornale ammiraglio delle rete pubblica. È arrivato il momento di dire basta – insiste stizzito De Pierro -. Minzolini deve fare le valige e andare a casa, e mi auguro che anche l’Ordine dei giornalisti prenda dei provvedimenti in merito”. Il presidente del movimento nazionale a tutela della legalità e della giustizia difende a spada tratta il bisogno che tutti i cittadini hanno di una corretta ed equilibrata informazione, specie se proveniente da un servizio pubblico: “Il diritto ad essere informati – dice – è fondamentale per i cittadini e un giornalista asservito e genuflesso al potere politico non deve assolutamente posare le sue terga sugli scranni più alti dell’informazione pubblica. Nel caso in cui, invece, non si fosse trattato di mistificazione, ma di ignoranza giuridica, poiché cosa ben diversa è una assoluzione da una prescrizione, allora verrebbe meno il presupposto di competenza professionale, e quindi anche in questo caso l’invito a preparare le valige è l’unico praticabile”. Infine, De Pierro fa sapere che, se questo atteggiamento deprecabile del primo telegiornale nazionale e il palese assoggettamento agli ordini padronali da parte di Minzolini dovessero continuare, l’Italia dei Diritti indirà una manifestazione di protesta chiamata “No Tg1 day”.

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Tonno rosso dell’on. Gardini

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

“Irritazione e disappunto da parte dell’Unci-Pesca per l’inserimento del tonno rosso tra le specie minacciate di estinzione”. “Con queste parole si esprime, in sintesi, l’Associazione in vista della riunione sul tonno, prevista per il 25 febbraio a Marsiglia e della Conferenza delle parti della CITES, che si terrà, invece, in Qatar dal 13 al 25 marzo e che dovrebbe pronunciarsi sulla proposta fatta dal Principato di Monaco di includere il tonno nell’Allegato 1 della Convenzione di Washington, sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione.” “Il disaccordo dell’Unci-Pesca a questa proposta (a cui aderisce la O.P. Tonnieri Campana che usa il cosiddetto sistema a circuizione) – tiene a spiegare l’Associazione – sta nel fatto che il tonno rosso non è certamente paragonabile ad un esemplare di “specie gravemente minacciata di estinzione per la quale è rigorosamente vietato il commercio”. Anche i dati diffusi per avvalorare la tesi dell’estinzione sono non aggiornati e incompleti. L’Unci-Pesca ritiene che sulla questione ci sia mancanza di informazione, populismo e tanta speculazione commerciale”. Difatti inserire il tonno nell’allegato 1 della convezione significa non metterlo in una condizione di protezione ma creare una “protezione” di completa chiusura da cui è sarà difficile tornare indietro. Non è, quindi, questa la strada giusta per salvaguardare tale specie di pescato che rappresenta una parte rilevante della produzione ittica italiana, soprattutto al Sud. Una pesca tipica della nostra tradizione ed in linea con le normative nazionali e comunitarie.” “L’Unci-Pesca, pertanto, plaude alle recenti affermazioni dell’onorevole Elisabetta Gardini che ha ben inquadrato la questione del tonno rosso, trattandosi più di un problema di gestione che di estinzione della specie. Per quanto riguarda la moratoria della pesca del tonno con il sistema a circuizione, decisa dall’Italia per il 2010, l’Associazione si dichiara favorevole, ma rivolge un pensiero alle 49 imbarcazioni che verranno interessate dal fermo temporaneo, ed ai pescatori coinvolti che dovranno essere supportati con misure economiche adeguate.”

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Tonno rosso specie in estinzione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2009

“Ridotta la quota di cattura del tonno rosso nel Mediterraneo e nell’Atlantico Occidentale a 13.500 tonnellate. Ancora una volta vincono, per invasione di campo, gli ambientalisti.” Questa è l’amara considerazione dell’UNCI PESCA. “Solo in Campania, a causa di questa decisione, chiuderanno oltre venti aziende di pesca addette al Tonno Rosso, con una ricaduta notevole (in negativo) in termini occupazionali ed economici. In particolare, per le tante famiglie che vivono di tale attività. Infatti, quello del Tonno Rosso, rappresenta uno dei comparti produttivi, più importanti della pesca italiana.” “L’Unci Pesca ritiene che le riduzioni di cattura degli ultimi anni, l’inasprimento dei controlli anche se potevano essere compensativi e sufficienti per dare un piano adeguato di gestione della risorsa, per chi investe in questa attività e per la salvaguardia della specie, oggi appaiono eccessive perché secondo quanto osservano gli stessi pescatori, la risorsa sembra godere di ottima salute e di condizioni migliori, rispetto a quanto stimato dagli ambientalisti e da alcuni ricercatori. Forse è “il pescatore”, oggi, l’unica vera specie in estinzione, privo di protezione e di ulteriori risorse economiche e di reinserimento lavorativo.”

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Mostra micologica

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2009

Roma 21 e 22 novembre Semenzaio di San Sisto (piazza di Porta Metronia, 2) mostra “I funghi e il bosco” organizzata dall’Associazione Nuova Micologia e dall’assessorato all’Ambiente del Comune di Roma. La mostra, intende fornire un quadro esaustivo delle varie specie di funghi esistenti nel Lazio, informando sulla loro commestibilità o pericolosità. I funghi sono un alimento prelibato e ogni anno in autunno i boschi si riempiono di cercatori più o meno esperti che vogliono raccogliere le specie migliori per preparare piatti delicati evitando le circa 50 specie velenose presenti in natura, tra le quali la più conosciuta è sicuramente l’Amanita muscaria, dal tipico cappello rosso a macchie bianche. La Mostra Micologica, diventata un appuntamento ormai tradizionale dell’autunno romano, riscuote ogni anno un grande successo di pubblico, con una media di 3.500 visitatori. “Come avvenuto in occasione della scorsa edizione la mostra presenterà i funghi anche nel loro ambiente naturale che sarà ricostruito all’interno dell’Arancera dal Servizio Giardini – spiega l’assessore all’Ambiente Fabio De Lillo –  I visitatori percorreranno tratti di bosco ricostruito per mostrare l’ubicazione naturale dei funghi. Nella mostra saranno esposte oltre 200 specie diverse, raccolte nel Lazio e nelle regioni limitrofe, tra cui si potranno esaminare numerose specie commestibili e specie tossiche e velenose. E’ bene sottolineare che i funghi, anche quelli nocivi alla salute dell’uomo, svolgono in natura una delicata funzione, è importante quindi che coloro che si dedicano alla raccolta, lo facciamo sempre nel massimo rispetto dell’ambiente che li circonda”.  L’ingresso alla Mostra, previsto dalle ore 10 alle 18.30, è gratuito.

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Avvistamenti tra Civitavecchia-Golfo Aranci

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2009

Avvistamenti di Zifii (Ziphius cavirostris) e Grampi (Grampus griseus) nel Tirreno Centrale.  All’interno del network per l’avvistamento di cetacei da traghetti di linea (Sardinia-ferries), lungo la tratta Civitavecchia-Golfo Aranci sono stati realizzati recentemente due avvistamenti di zifio. Il primo con due individui (nel mese di giugno 2009) ed un avvistamento di un gruppo di cinque questa settimana (luglio 2009).  L’avvistamento è particolarmente importante, perché sono molto poche le informazioni disponibili su questa specie. E’ infatti una specie molto rara con pochissime segnalazioni, le più frequenti nel Mar Ligure. La specie ha lunghi tempi di immersione, dovuti anche alla sua particolare dieta che lo spinge in profondità alla ricerca di cefalopodi o crostacei. Predilige gli ambienti di scarpata e non si sa nulla delle sue abitudini migratorie.  Lungo la tratta Civitavecchia-Golfo Aranci avvistamenti di zifio erano avvenuti nell’estate del 2007 (2) e del 2008 (2).  Sempre in luglio 2009 è avvenuto il primo avvistamento di grampi (specie rara considerata a rischio di estinzione) il primo dalla ripresa del monitoraggio estivo a bordo dei traghetti ( dal 2007).  Per seguire settimanalmente tutti gli avvistamenti del network di ricerca:  http://lericerchedelleviatano.blogspot.com/

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Mancata protezione della Posidonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Maggio 2009

Bruxelles, Greenpeace ha presentato una denuncia formale alla Commissione europea, chiedendo l’applicazione delle norme comunitarie per la protezione del posidonieto e delle praterie di piante marine. Greenpeace ha presentato le prove che Italia, Francia, Grecia e Spagna hanno violato la Direttiva Habitat (Reg. CE/92/43) che elenca queste praterie tra gli habitat a protezione prioritaria. “Quando si distrugge una prateria di posidonia perdiamo un elemento importante della vita del Mediterraneo- spiega Alessandro Giannì, Responsabile delle Campagne di Greenpeace Italia. “La posidonia ospita migliaia di specie, produce ossigeno e difende le coste e le spiagge”.
La Posidonia oceanica è probabilmente la singola specie più importante della fascia costiera del Mediterraneo: un solo metro quadro di posidonieto produce 14 litri di ossigeno al giorno, e nella prateria possono trovare rifugio, nutrimento e riprodursi, oltre 1.200 specie animali e vegetali. Nonostante questo, e sebbene sia protetto dalla Direttiva Habitat quale “habitat a protezione prioritaria”, la prateria di posidonia è quasi ovunque in regressione, a causa degli impatti dell’inquinamento, della pesca (spesso illegale), dell’arrivo di sedimenti causati dall’urbanizzazione del litorale, degli ancoraggi delle imbarcazioni.  Un problema particolarmente grave in Italia è quello del trapianto di posidonia, utilizzato senza alcuna base scientifica solida, come misura di compensazione per consentire la distruzione di praterie in buona salute in occasione della costruzione di infrastrutture costiere. Greenpeace denuncia in particolare l’Italia per aver violato l’Articolo 6(4) della Direttiva Habitat che prevede il parere obbligatorio della Commissione Europea che non è mai stata informata di questi “trapianti” realizzati anche in danno di Siti di Importanza Comunitaria, ad esempio a Civitavecchia. Il Mediterraneo ha urgente bisogno di reale protezione e non di Leggi inapplicate, come la Direttiva Habitat, o di “Parchi di carta” come il Santuario dei Cetacei. C’è bisogno di realizzare subito una rete di Riserve Marine, utilizzando sia la Rete Natura 2000 promossa dalla Direttiva Habitat sia le “Aree di Pesca Protetta” del Regolamento Pesca del Mediterraneo (Reg. CE/1967/2006). Le Riserve Marine ci servono per aumentare la resistenza dell’ecosistema Mediterraneo al cambiamento climatico e per ripristinare le popolazioni ittiche, ormai al collasso. Greenpeace chiede che la rete di Riserve Marine tuteli il 40% del Mediterraneo, in accordo con le indicazioni della ricerca scientifica.

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Rischio d’estinzione per 192 specie d’uccelli

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2009

Sono 1.227 le specie di uccelli inseriti nella nuova Lista Rossa 2009, pari al 12% del totale mondiale. 192 quelle a forte rischio di estinzione, due in più rispetto al 2008. Lo annuncia la LIPU-BirdLife Italia, partner italiano di BirdLife International, il network internazionale che ha redatto la nuova Lista Rossa 2009 dell’IUCN (International Union Conservation Nature) sugli uccelli nel mondo. Sono nove le specie che entrano a far parte della categoria “In pericolo in modo critico” (Critically Endangered), che raggruppa le specie maggiormente minacciate. E’ il caso di un colibrì recentemente scoperta in Colombia (Eriocnemis Isabellae), che per la prima volta si trova ad essere inserito nella Lista Rossa dell’IUCN a causa delle condizioni disastrose del proprio habitat. Tale specie è ormai confinata in soli 1.200 ettari di foresta amazzonica nelle montagne del Pinche, nel Sud-ovest della Colombia, dove la foresta è stata già danneggiata, per una porzione che ha raggiunto l’8%, dalle coltivazioni di coca. Altri esempi che diventano da quest’anno specie in pericolo in modo critico sono l’Allodola del Sidamo in Etiopia, che rischia di diventare il primo uccello estinto in Africa, il Fringuello arboricolo di Charles nelle Galapagos, il Rondone dei camini nel Nord America Orientale, e addirittura i diffusissimi rapaci africani tra cui il Falco giocoliere e l’Aquila marziale, che si trovano in buona compagnia di altre numerose specie del continente africano, tutte in gravi difficoltà. Gravi problemi, nelle Americhe, per lo Svasso dal cappuccio e, nelle Hawaii, per la Palila, la tredicesima specie che diventa a grave rischio di estinzione in queste isole, facendo delle Hawaii il più grande hotspot di estinzione al mondo per gli uccelli. Altri esempi il Martin pesatore delle Marquesas, il Pavone verde e la Pernice di David in Asia, la Gru coronata in Africa. Tra le cause della crisi che colpisce gli uccelli a livello globale troviamo la distruzione degli habitat naturali, la deforestazione, la conversione di territori in terreni agricoli, i cambiamenti climatici. Alcuni esempi di specie in ripresa, grazie all’attuazione di progetti di conservazione, li troviamo in Brasile con l’Ara di Lear (che ha quadruplicato la popolazione), in Nuova Zelanda con il Petrello delle Isole Chatham e, nelle Mauritius, con il Tessitore delle Mauritius, che dopo il trasferimento e la ricostituzione di una nuova popolazione si è sviluppato su una nuova isola scelta perché priva di predatori. “Sia il Petrello delle Isole Chatham che il Tessitore delle Mauritius – dichiara Stuart Butchard, BirdLife’s Global Research and Indicators Coordinator – hanno sofferto a causa dell’introduzione delle specie invasive, una minaccia che BirdLife International ha identificato tra le dieci azioni necessarie per evitare ulteriori estinzioni di uccelli. “Possiamo ancora cambiare il destino delle specie minacciate di estinzione – aggiunge Butchard –  Ci deve essere solo la volontà di agire e risorse per conseguire tale fine”. Sono 77 nel complesso specie che hanno cambiato di categoria all’interno della Lista rossa, grazie alle migliori conoscenze sviluppate nel corso dell’anno. Ben 8 specie delle 12 che hanno subito variazioni nella popolazione si sono dovute spostare in una categoria a più alto rischio.  “Grazie alla Lista Rossa – aggiunge Simon Stuart, head of IUCN’s Species Survival Commission – esortiamo i governi a prendere sul serio le informazioni in essa contenute per far si che possano fare del loro meglio per proteggere gli uccelli di tutto il mondo”.

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Convegno sul “monitoraggio” delle specie e degli habitat

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 Maggio 2009

Roma 4 maggio a, presso il Polo Didattico (Piazza Oderico da Pordenone 3) incontro dal titolo “Strumenti per il monitoraggio e il reporting previsti dalle direttive Habitat e Uccelli”. Il “monitoraggio” (ossia lo studio sul campo) di specie animali e vegetali e degli habitat, è uno strumento fondamentale per progettare le politiche di conservazione della natura. Per capire qual è lo stato dell’arte in Italia, la LIPU-BirdLife Italia, con il Ministero dell’Ambiente e del Territorio e del Mare (MATTM), l’ISPRA e la Società Botanica Italiana (SBI)  Dopo il punto della situazione sul monitoraggio in Italia, grazie all’intervento di Eugenio Dupré e di Eleonora Bianchi della Direzione Protezione della Natura del MATTM, il Direttore Conservazione Natura LIPU Claudio Celada presenterà una relazione sullo stato di conservazione delle specie di uccelli selvatici comprese nell’allegato 1 della Direttiva “Uccelli” (ossia le specie il cui habitat è sottoposto a misure speciali di conservazione) e una ricerca, illustrata dal responsabile Specie e Ricerca LIPU Marco Gustin, focalizzata sui monitoraggi di tali specie di uccelli effettuata dai principali parchi nazionali italiani.  Dopo gli interventi LIPU seguiranno le relazioni di Stefano Volponi e Nicola Baccetti dell’ISPRA, che verteranno la prima sull’approccio di Flyway nel monitoraggio dell’avifauna italiana e la seconda su censimenti, uccelli acquatici e zone umide.  Nel pomeriggio infine chiuderanno gli interventi Nicoletta Tartaglini e Francesca Pani del MATTM (“Significato e distribuzione degli habitat nella Rete Natura 2000”) ed Edoardo Biondi (SBI – Politecnico delle Marche) e Carlo Biasi (Società italiana Scienza della Vegetazione – Università La Sapienza di Roma) con la relazione “Dal manuale di interpretazione nazionale nuovi indirizzi per la gestione e il monitoraggio degli habitat in Italia”.

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