Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘speculazione’

Biometano, De Rosa (M5S): “Le pressioni di Arata? No alla speculazione, la Lega chiarisca”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 aprile 2019

“Quanto riportato oggi dai principali organi di informazione, in merito alle dichiarazioni del consigliere per l’energia della Lega, Paolo Arata, in materia di Biometano, ci preoccupa enormemente” commenta il consigliere regionale Massimo De Rosa. Il riferimento è alle notizie riguardanti la società “Solgesta srl” a quanto pare creata su misura da Arata e Vito Nicastri, manager legato al boss Matteo Messina Denaro, al fine di speculare proprio sul ciclo vita degli impianti Biometano. “Il biometano è già una realtà consolidata negli altri paesi avanzati d’Europa e del Mondo” scriveva lo stesso Arata all’interno del programma della Lega, mentre si preparava a raccogliere i frutti dei propri consigli fondando società create ad hoc.“Si tratta esattamente di quel genere di intrecci di interessi fra politica e uomini d’affari, contro i quali il Movimento Cinque Stelle combatte fin dagli esordi del proprio impegno in politica” spiega De Rosa, il quale tratta il tema delle centrali biometano dai tempi del suo impegno all’interno della Commissione Ambiente della Camera: “Da anni ci battiamo per un attenta valutazione di questa tecnologia. Chiediamo infatti che la pianificazione relativa alla costruzione di impianti biometano sia valutata in base alle effettive esigenze del territorio, non che vengano costruite centrali a pioggia, magari a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra, pur di approfittare degli incentivi statali. Si tratta di una dinamica già vista con gli impianti biogas, la cui bolla speculativa è ormai scoppiata. Riteniamo che una tecnologia debba essere sostenibile nel lungo periodo, al netto degli incentivi statali, altrimenti invece che servire a cittadini e ambiente, sarà destinata solamente a far contento il faccendiere di turno. Tutti concetti messi nero su bianco all’interno di una mozione presentata lo scorso maggio, ma che in Regione Lombardia rifiutano di discutere. Rinvii che oggi potrebbero leggersi anche sotto altra luce e assumere si conseguenza sfumature inquietanti. Per questo sono sicuro che i consiglieri di maggioranza, in Commissione Ambiente, sapranno al più presto fare chiarezza sull’argomento” esorta De Rosa.Gli impianti di biomentano sono al centro del dibattito anche in Città Metropolitana. Quella che una volta era la Provincia di Milano ha infatti deciso unilateralmente in merito alla disciplina che attualmente regola l’End of Waste – la cui stesura di una normativa organica è attualmente al vaglio del ministero dell’Ambiente al quale spetta la competenza in materia – proprio al fine di autorizzare la realizzazione di quattro impianti biometano. “Purtroppo l’esperienza ci porta a diffidare, di fronte a pressioni e forzature del genere, dietro alle quali abbiamo imparato esserci, spesso e volentieri, importanti tentativi di speculazione, assecondati dal bene placido della politica che, nel corso degli ultimi vent’anni ha fatto spesso e volentieri cassa sulle spalle di ambiente e territorio” conclude De Rosa.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Speculazione derivati: la pacchia continua

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Per porre rimedio al mercato dei derivati otc non regolamentati, che sono stati la vera causa del collasso del 2007, nel luglio 2010 fu votata l’importante legge Dodd-Frank . Essa limitava la quantità di dette operazioni speculative e imponeva norme di trasparenza, di garanzia e di coperture alle banche too big to fail coinvolte.Tre anni dopo, nel luglio 2013, ad adiuvandum, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l’agenzia governativa americana preposta alla disciplina dei mercati dei derivati, preparò un documento di 80 pagine per specificare che le banche americane non avrebbero potuto bypassare la suddetta legge, valida per il territorio americano, e continuare a fare contratti otc fuori dei confini nazionali. In esso vi erano ben 662 dettagliatissime note che chiarivano tutti i possibili aspetti riguardanti l’uso di tali derivati. Ma come sempre, “fatta la legge trovato l’inganno”. Anche in questo caso, l’International Swaps and Derivatives Association (ISDA), l’agenzia privata degli operatori di otc, già un mese dopo individuò nella fatidica nota 563 la scappatoia. Infatti, mandò un’informativa alle banche per spiegare loro che avrebbero potuto legalmente evitare i limiti e i controlli della Dodd-Frank, semplicemente togliendo le garanzie e le coperture della “casa madre americana” alle loro filiali estere, in caso di sottoscrizioni di contratti otc. In pratica la semplice noticina “senza garanzia” permetteva alle filiali estere di non essere più soggette alla legge degli Stati Uniti.Del resto, un anno prima, la Goldman Sachs, sempre all’avanguardia nella finanza speculativa, aveva già cominciato a chiedere ai propri clienti, interessati a stipulare contratti in derivati, l’autorizzazione di operare attraverso le sue filiali estere. Così, purtroppo, le grandi banche americane hanno spostato all’estero quasi tutte le operazioni otc, anche se la maggior parte dei contratti, di fatto, veniva e viene “confezionata” nei quartier generali delle banche sul territorio americano, con esperti finanziari americani, e poi “assegnati” alle filiali estere “senza la garanzia Usa”. La giostra della speculazione ripartiva alla grande. La lezione della grande crisi finanziaria del 2007-8 aveva e ha solo insegnato che la finanza speculativa si toglie dai guai con i soldi dello stato e dei cittadini. Non è un caso che il presidente Donald Trump abbia subito chiarito che la legge Dodd-Frank, fatta durante l’amministrazione Obama, verrà smantellata. I dati, del resto, sono chiari: alla fine del 2017 il totale nozionale dei derivati otc era di oltre 530 trilioni di dollari! Gli stessi livelli della vigilia della Grande Crisi. In merito, il Wall Street Journal rivela che la parte della bolla composta da derivati-swaps sui tassi di interesse è cresciuta enormemente. Ogni giorno ne sono scambiati per un valore di ben 1,28 trilioni di dollari. Anche il professor Michael Greenberger, già direttore della divisione “Trading and Market” della CFTC, ha recentemente pubblicato il report “ Too big to fail U.S. banks’ regulatory alchemiy”, spiegando l’alchimia delle grandi banche per sabotare le regole e continuare con le speculazioni. Per gli speculatori la “pacchia non è finita”.Secondo Greenberger, inoltre, starebbero riaffiorando molti rischi legati alle varie bolle. Si ricordi che nel 2007 non furono solo i mutui subprime a mandare in tilt il sistema.Anche la rivista Fortune riporta che negli Usa i crediti dei consumatori (senza quelli legati alle ipoteche) registrano un aumento del 45% rispetto al 2008. Sono circa 4 trilioni di dollari.
E, allo stesso tempo, il debito sulle carte di credito ha raggiunto il trilione di dollari, il picco più alto dei passati 7 anni. Anche il cosiddetto debito corporate, delle imprese non finanziarie, è aumentato in modo straordinario dal 2011, tanto che alla fine del 2017 era pari al 96% del pil nazionale.Non ultimo, secondo il Wall Street Journal anche il debito degli studenti, fatto per finanziare gli studi e che dovrà essere ripagato durante la vita lavorativa, in 10 anni è aumentato del 170% raggiungendo il livello di 1, 4 trilioni di dollari. Lo stesso dicasi per i debiti relativi all’acquisto di auto.Pertanto negli Usa non pochi paventano il rischio di una nuova crisi sistemica. Altro che dazi. Il presidente Trump dovrebbe affrontare queste emergenze, magari insieme all’Europa, che ha tutto da perdere da una nuova crisi finanziaria. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Bitcoin: la questione di fondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

bitcoin-storyIn giro non si sente parlare altro che di Bitcoin. Se ne parla nei bar, nelle palestre, al mercato… Se ne parla anche alla TV, nelle radio, sui giornali… Non può esserci il minimo dubbio: il mercato dei bitcoin, tecnicamente, è una bolla. Questo, però, non significa affatto che dai prezzi attuali non possa ancora aumentare vertiginosamente: raddoppiare ulteriormente e magari fare ancora molto di più.
Non mi stupirei affatto nel vedere il prezzo di un bitcoin a 30.000 o anche a 50.000 mila dollari.
Durante la follia di una bolla può accadere qualsiasi cosa.
Il dato di fatto è che la quasi totalità di chi acquista bitcoin oggi lo fa con l’esclusivo scopo di speculare. I prezzi attuali sono giustificati esclusivamente dalla speculazione. Non c’è nessuno (o una parte del tutto marginale e trascurabile) che acquista bitcoin perché ha necessità di utilizzarli, di spenderli. Se si considera quanto scriverò fra poco, non c’è alcun ragionamento logico che possa far salire il prezzo in questo modo.Bitcoin è diventato così popolare per ragioni tecnologiche interessanti e queste ragioni hanno tutte le caratteristiche per restare e cambiare alcuni aspetti della nostra vita in futuro.
La tecnologia Bitcoin ha prodotto per la prima volta nella storia un bene digitale che è trasferibile, ma non duplicabile. Essendo un bene limitato (perché non se ne potranno “estrarre” più di un certo numero) molti hanno visto nei bitcoin una sorta di “oro digitale”.
Le idee e l’infrastruttura informatica che sta alla base di Bitcoin è molto interessante (anche se alcuni aspetti la rendono problematica come l’enorme consumo di energia che richiede) e non ci sono molti dubbi sul fatto che in futuro verrà utilizzata, almeno come idea, per tutti quei settori che richiedono registri pubblici e/o la creazione di “beni digitali” non duplicabili.
Al momento tutti comprano bitcoin sperando che salga per poterne uscire più ricchi di prima. Ad un certo punto, tutti coloro che sarebbero, astrattamente, disponibili a fare questo genere di scommessa finiranno perché avranno tutti comprato bitcoin.
Affinché il prezzo raggiunto continui a mantenersi a quei livelli, sarà necessario che la domanda venga alimentata da chi compra bitcoin perché trova una utilità (deve farci qualcosa che non può fare diversamente o che trova più vantaggioso fare attraverso Bitcoin).
La questione di fondo, quindi, è: riuscirà Bitcoin a ritagliarsi un ruolo strutturale nel panorama finanziario mondiale?
Bitcoin potrebbe essere solo due cose: una riserva di valore simile all’oro fisico (che potenzialmente potrebbe andare a sostituire) oppure un mezzo di pagamento. Quest’ultima ipotesi è tecnicamente molto improbabile. Bitcoin è sostanzialmente troppo lento per stare al passo con l’enorme numero di transazioni che si fanno quotidianamente. Chi vede Bitcoin come una moneta (a dispetto del nome) fondamentalmente non ha capito niente di questa tecnologia.
Ad oggi non c’è niente che renda i Bitcoin un efficiente strumento di riserva di valore.
I “teorici” di Bitcoin vedono nell’assenza di una banca centrale che governi lo strumento di scambio uno dei suoi maggiori punti di forza.Nella realtà, l’atteggiamento che terranno le banche centrali nei confronti di questo strumento sarà l’elemento determinante che ne decreterà il sostanziale fallimento oppure la possibilità che esso rivesta un ruolo come possibile riserva di valore digitale al quale, necessariamente, dovrà agganciarsi un ecosistema di strumenti di pagamento digitali che né giustifichino l’esistenza.
E’ del tutto evidente che il giorno in cui Bitcoin assumerà una qualche rilevanza dal punto di vista macroeconomico, ovvero muoverà dei valori economici o finanziari oggetto d’interesse delle banche centrali, arriverà una regolamentazione del fenomeno.Oggi è semplicemente impossibile stabilire quale possa essere il valore dei bitcoin nel medio/lungo termine, perché non si conosce quale sarà la regolamentazione di questo strumento.La grande maggioranza di coloro che oggi alimenta la speculazione sui bitcoin non si pone minimamente il problema del futuro di Bitcoin. Acquista bitcoin semplicemente perché salgono.
Questo si può fare, ma si deve essere consapevoli che si tratta di una scommessa. Chi acquista bitcoin oggi lo dovrebbe fare con lo stesso spirito con il quale acquista un biglietto della lotteria. Sa che sta spendendo dei soldi per comprare un sogno. Non lo deve equiparare ad un investimento finanziario perché non ci sono le condizioni minime per poterlo definire uno strumento d’investimento.
Quindi, se proprio si è mossi dalla naturale ed inevitabile avidità e si vuole “acquistare questo sogno”, il sentito suggerimento è che si faccia con quella quantità di denaro che si è disposti a buttare via completamente. Molti di quelli che lo faranno li perderanno, una piccolissima parte di questi ci guadagnerà. Di questa piccolissima parte, una parte saranno semplicemente fortunati (la parte più piccola) un’altra parte sono persone che conoscono le regole della speculazione, sono consapevoli di mettere soldi in una bolla e prendono le precauzioni operative necessarie. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

Attenti alla speculazione finanziaria contro la Cina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2015

pechinoIn Cina il fuoco che si nasconde sotto la cenere è molto più pericoloso della fiammata che si è vista di recente nella borsa di Shanghai. I media hanno riportato il fatto eclatante del crollo delle quotazioni e dei titoli sospesi senza cercare di rispondere alle inevitabili domande: Qual è la causa? Chi lo ha provocato? E perché?
Certamente è stato un evento potenzialmente sconvolgente. Dal 12 giugno al 9 luglio il mercato azionario cinese ha perso il 30% cancellando circa 3 trilioni di dollari di capitale. E’ da evidenziare che dopo l’intervento delle autorità monetarie con l’immissione di nuova liquidità per circa 200 miliardi di dollari, la borsa è risalita del 17%. Sono anche in corso indagini per “scovare” gli speculatori che hanno giocato a breve sulla caduta della borsa.
Ovviamente il fuoco non è stato estinto in modo sicuro e definitivo. Le varie bolle finanziarie dei settori privati dell’economia sono il problema numero uno della Cina. Essa ha un debito pubblico – il 43% del Pil – contenuto se paragonato a quello dei Paesi occidentali. Ma il debito delle imprese private (corporate) è pari al 160% del Pil nazionale, che è di circa 11 trilioni di dollari. Si stima che nei prossimi 4 anni la Cina potrebbe avere bisogno di piazzare titoli di debito, tra nuovi e vecchi da rinnovare, per oltre 20 trilioni di dollari. Anche la bolla immobiliare, come rivelano le tante città fantasma costruite e non abitate, potrebbe diventare una bomba ad orologeria. Sono situazioni di indubbia pericolosità ma minore rispetto a quella americana. Infatti il livello totale del debito cinese, pubblico e privato, è inferiore a quello statunitense, a quello giapponese e a quello di tante altre economie europee. Vi è una differenza sostanziale nell’andamento dell’economia real che in Cina, nonostante una riduzione rispetto ai livelli altissimi degli anni passati, fa ancora registrare una crescita intorno al 7% del Pil.
I dati del commercio estero cinese sono straordinariamente positivi. Solo nei primi sei mesi di quest’anno il surplus commerciale nel settore della produzione di beni è stato pari a 260 miliardi di dollari, un vero boom se lo si raffronta con i 100 miliardi dello stesso periodo del 2014. Mentre gli Usa, nella prima metà del 2015, registrano un deficit nella bilancia commerciale (beni e servizi) di circa 250 miliardi.
E’ sul fronte geoeconomico e geopolitico che la Cina sta operando profondissimi cambiamenti e innovazioni, soprattutto nel contesto dell’alleanza dei BRICS. Forse non è un caso che il crollo della borsa di Shanghai sia avvenuto mentre la nuova Asian Infrastructure Investment Bank apriva ufficialmente i suoi uffici e le sue attività a Pechino. Si ricordi che l’AIIB, con un capitale iniziale di 100 miliardi di dollari, diventa il principale istituto di credito per promuovere la modernizzazione e la infrastrutturazione dell’intero continente asiatico, cominciando con la realizzazione del progetto della Nuova Via della Seta.
Nel frattempo, mentre gli Usa, con una troppo accondiscendente Unione europea, conducono una destabilizzante campagna di sanzioni economiche contro la Russia, la Cina mantiene un atteggiamento indipendente e completamente differente. La prova più eclatante è l’accordo trentennale di acquisto di gas russo per una valore di 400 miliardi di dollari, da “regolarsi” non più in valuta americana ma nelle loro monete nazionali.
Secondo noi il cambiamento più profondo è la decisione cinese, silenziosa e non discussa dai grandi media, di rivedere progressivamente la composizione delle sue riserve monetarie e di ridurre l’ammontare dei titoli americani in suo possesso. Nel mese di giugno ha acquistato 600 tonnellate di oro mentre si stima che nel secondo trimestre 2015 le sue riserve in valuta estera siano scese di 140-160 miliardi di dollari, come dimostra il freno agli acquisti cinesi di nuovi Treasury bond USA. Tutto ciò spiegherebbe l’intento di qualcuno di frenare il nuovo corso della Cina con un avviso a non uscire dai vecchi binari e dai vecchi accordi.
Perciò occorre capire meglio chi ha promosso e cavalcato l’onda della succitata speculazione. La Jp Morgan City e la Goldman Sachs hanno riconosciuto pubblicamente che la Cina da un po’ di tempo ha abbandonato la consueta regola di acquistare con il suo surplus commerciale i titoli di stato americano.
Le agenzie di rating, a cominciare con la Standard & Poor’s, parlano di “rapida crescita del debito, opacità del rischio, alta percentuale tra debito e Pil, azzardo morale” in Cina. Sono le classiche “parole in codice” usate anche altrove, sempre poco prima di una attacco speculativo. La Banca Mondiale ha parlato del mercato cinese come “squilibrato, represso, costoso da mantenere e potenzialmente instabile”. Un giudizio poco dopo ritirato, asserendo che la sua pubblicazione era il frutto di un errore. Una cosa è certa: giocare allo scontro o solo alla speculazione contro la Cina potrebbe avere degli effetti devastanti sull’intero sistema finanziario mondiale, potenzialmente maggiori della crisi del 2007-8. Una ragione di più per definire in sede internazionale accordi stringenti per regolamentare il sistema finanziario, almeno i suoi aspetti deteriori, quelli fortemente speculativi che incidono non solo sulla stabilità sociale ed economica di interi Paesi ma anche sugli assetti geopolitici mondiali. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Otto marzo: asili nido, un business “rosa”

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2012

Mamme, ex dipendenti, imprenditrici, educatrici. Hanno percorsi personali e professionali diversi, ma una caratteristica in comune: sono tutte donne le protagoniste del franchising per asili nido Il Pianeta dei Bambini. Un business al femminile a partire dal vertice e fino ad arrivare alle affiliate, quasi tutte donne.
«I bambini sono uno stimolo importante per l’imprenditoria al femminile – afferma Cristina Malvini, creatrice del marchio Il Pianeta dei Bambini -. L’educazione e la crescita dei figli da sempre sono affidata alle donne e oggi, con ritmi sempre più stressanti e serrati, sono nati strumenti nuovi per aiutarle, come i nostri asili nido. La mia idea è stata quella di offrire un servizio di qualità a chi deve lasciare i propri figli, realizzando un network di strutture in cui trovare le stesse caratteristiche e garanzie». Malvini, classe ’63, mamma a sua volta, è imprenditrice dal 1984, quando decise, giovanissima, di abbandonare la strada sicura del lavoro dipendente in un asilo per aprirne uno suo a Milano. Dopo sono arrivati due figli e la scelta di “brevettare” la sua formula di asili nido, fino a fondare un franchising che riscuote un buon successo: tra Milano e hinterland ha 15 strutture affiliate, gestite quasi tutte da donne. «In alcuni casi sono persone che hanno da sempre la vocazione per l’insegnamento e decidono di mettersi in proprio aprendo un asilo, in altri, invece, decidono di reinventarsi dopo la maternità. Spesso diventare mamma è la molla che fa scattare la decisione di mettersi in proprio, in modo da avere orari più flessibili per accudire anche i propri figli senza rinunciare al lavoro. Tra donne poi si instaura un rapporto di solidarietà, non c’è il desiderio di primeggiare che invece è tipicamente maschile» aggiunge Malvini.
In alcuni casi gli stessi figli della titolare frequentano l’asilo e questa è la prima garanzia di qualità per le altre mamme. Così è successo a Marta Arduino, mamma di tre bimbi, titolare del nido Il Pianeta dei Bambini a Meda: «Prima svolgevo tutt’altro tipo di lavoro, poi sono nati i bimbi e abbiamo deciso di trasferirci da Trento in provincia di Milano, a Meda – afferma Marta -. Qui ho aperto l’asilo, è un’attività impegnativa ma che mi consente di avere orari flessibili per gestire la famiglia. La mia figlia più piccola, poi, lo frequenta così riesco a starle vicina tutto il giorno. Come me, molte altre mamme non hanno la famiglia vicina, quindi ho voluto creare delle occasioni di incontro per staccare un po’ la spina e fare nuove amicizie. Ad esempio in occasione della festa della donna io e le altre mamme pensiamo di andare a mangiare una pizza insieme».
Cinzia Riytano ha fatto il salto da educatrice a imprenditrice di successo: nel 2001 ha iniziato a lavorare come dipendente nel nido Il Pianeta dei Bambini di Corbetta, oggi è titolare di ben due nidi affiliati. «I bambini sono sempre stati la mia passione – dice Cinzia -. Dopo un paio di anni di lavoro dipendente ho deciso di mettermi in proprio e ho avuto la possibilità di rilevare proprio l’asilo in cui lavoravo». Questo è stato solo l’inizio: dopo essersi sposata, con un bambino di due anni, ha deciso di partecipare al bando del comune di Vittuone per gestire un nido convenzionato e lo ha vinto. «La struttura è comunale, la gestione privata e ci sono rette agevolate per i residenti – spiega -. Oggi tutti e due i nidi che gestisco sono a regime e hanno una lista d’attesa. Il lavoro è raddoppiato e devo fare un bel po’ di equilibrismi per gestire vita privata e professionale. Quando si ha la passione, però le energie si trovano. E le soddisfazioni mi ripagano di tutti gli sforzi».
Il Pianeta dei bambini – Catena di asili nido in franchising attiva nel Nord Italia. La società, fondata nel 1999 a Bareggio (Mi) da Cristina Malvini conta oggi 15 associati ed è in continua crescita. Grazie ai molti anni di esperienza nel settore, il Pianeta dei bambini offre un servizio di qualità dal punto di vista metodologico e pedagogico, attento ai rapporti con le famiglie e con gli enti locali. Gli asili nido del brand accolgono bambini dai 3 mesi ai 3 anni e offrono, oltre alle consuete attività, una serie di laboratori, programmi e servizi per stimolare la creatività dei bambini e aiutarli a crescere. Attualmente il Pianeta dei bambini è presente a: Abbiategrasso, Bareggio, Busto Arsizio, Carimate, Castano Primo, Corbetta, Legnano, Malnate, Meda, Milano via Bramante, Monza, Rho, Robecco sul Naviglio, San Giorgio su Legnano, Vittuone.

Posted in Cronaca/News, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La crisi a stretto giro di posta

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2011

60 Wall Street

Image via Wikipedia

Non è facile per la gente, poca adusa agli intrighi di mercato con una borsa ad andamento altalenante, rendersi conto che il governo italiano ha cambiato il suo look e lo stesso abbia fatto la Spagna e la Grecia, ovvero le tre nazioni prese di mira dalla speculazione internazionale. Il timore prevalente è in effetti quello che si stia facendo di tutto per “non fare nulla o molto poco” ovvero come prima più di prima. La verità è che le scelte sono difficili per il semplice motivo che sono forti le resistenze di chi ha e non vuole dare mentre è difficile prendere da chi non ha. Il forte timore di questo governo è che per favorire gli interessi di pochi, ma agguerriti personaggi, si finisca con il provocare una reazione a catena tra coloro che si sentono spremuti oltre misura mentre ci sono fasce di ricchezza sproporzionate e che questo governo non osa intaccare. Gli italiani di certo non si sottraggono al sacrificio ma diventa oltremodo odioso sapere che esistono aree di benessere e che tali intendono restare e, possibilmente, continuare a speculare sulle miserie altrui. E queste cose le conosciamo molto bene. E’ stata l’incapacità di Berlusconi a sconfiggere siffatte “clientele corporative” e le perdite che provocava alle sue aziende ad un passo dalla bancarotta, a sancire il suo dimissionamento. Ora ci riprova Monti e il rituale sembra lo stesso. Grandi segnali, progetti ambizioni, riforme radicali, definite dalla cancelliera tedesca “impressionanti” e poi si viene a sapere, a spizzichi e bocconi, che il governo ci offrirà solo l’antipasto mentre il pasto centrale resta in grembo a Giove. Ancora una volta non si è capaci di prendere il toro per le corna e dire esplicitamente che il primo punto all’ordine del giorno è la riforma fiscale, quella stessa riforma che sei mesi fa Tremonti affermava di avere in tasca, ma forse non si era accorto di averle bucate. Una riforma fiscale che deve incoraggiare il contribuente e non vessarlo. Una riforma fiscale capace di colpire l’evasore con i riscontri incrociati. Qui parliamo di un mancato gettito che tocca un imponibile di ben 250 miliardi di euro e con entrate mancate di almeno 50 miliardi di euro ai quali vanno aggiunti, secondo quanto ci informa la Corte di Conti, ben 70 miliardi di sprechi, di appalti truccati, di parcelle gonfiate e quel che ne segue. Sono soldi sufficienti per fare una grande manovra e per rimettere i conti dello Stato in ordine. Ma aggiungo di più. Noi per quanto piccoli e scarsissimi di mezzi avevamo proposto, ben 15 anni fa, attraverso i nostri centri studi, una riforma previdenziale e assistenziale che andando a regime avrebbe consentito ai giorni nostri minori spese per oltre 30 miliardi di euro. E sapete perchè non è stata presa in considerazione? Perchè avrebbe impedito che una pletora di funzionari et similia venisse esclusa dalla greppia. Ecco perchè oggi ci lascia molto scettici un governo che dice di voler operare con equità: la stadera è e resta mal tarata in uno dei suoi piatti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

La presa in giro del “popolo sovrano”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2011

PRATICA-DI-MARE (Italian Air Force base). Pres...

Image via Wikipedia

Questo “popolo” ce lo giochiamo come vogliamo. Abbiamo perso 18 anni per inseguire un sogno che si è rivelato come una bolla di sapone: al primo vento si è disintegrata. Abbiamo continuato ad accrescere il nostro debito primario sino alla crisi speculativa di queste ore. Abbiamo osannato un leader che ci ha fatto perdere credibilità internazionale e molti, tanti soldi. Si calcola, per lo meno, di 190 miliardi di euro tra riforme mancate, evasioni fiscali “condonate”, speculazioni, sprechi e quanto altro. Abbiamo sostenuto, in politica, la parte perdente da Gheddafi ai dittatori di Tunisi e del Cairo raccogliendo solo briciole. Ci siamo alienati l’amicizia dell’occidente intrallazzando con Putin e i suoi amici che avevano un solo fine: indebolire l’occidente e fare lo shopping delle nostre risorse economico-industriali. Ora la partita di Berlusconi è lungi dall’essere conclusa. Si va ai tempi supplementari e si rischia, se non di perdere, di uscirne in ogni caso malconci con una riforma elettorale che non si farà tanto da rimettere in gioco la stessa strategia del passato con uomini politici, non espressione della volontà popolare, ma edulcorati dalle segreterie dei partiti. E poi si dice “popolo sovrano”. Un popolo che subendo e al massimo astenendosi, diciamo al 30% come ci danno le ultime proiezioni e come taluni vorrebbero, finisce con il fare il gioco dei furbi. E non basta. Per confondere e disperdere il consenso si stanno mettendo in campo una miriade di sigle di partito che, in nome di una giusta causa, ciurlano nel manico dei più ingenui o degli idealisti. Come si fa, infatti, a non credere ad un partito che rivendica gli interessi del Sud, che sostiene i pensionati, i cassa integrati o si richiama alle vecchie e nobili etichette partitiche del passato?
Così l’Italia unita si vede divisa tra i leghisti al Nord e i mercenari del Sud, tra gli interessi di campanile e gli sfoghi degli indignati. E alla fine tutti si sentiranno legittimati a chiamarci: popolo sovrano. E continua ad essere la più grossa balla, la più grossa presa in giro per dirla con parole educate. (Riccardo Alfonso wwww.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Manovra economica iniqua

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2011

Gli organismi direttivi della Cisl di Reggio Emilia riuniti in assemblea venerdì 22 luglio, presso l’auditorium del Centro Simonazzi di Reggio, ne discutono con Alberto Berrini (economista), Giorgio Graziani (segretario generale regionale) e Giorgio Santini (segretario generale nazionale aggiunto)“Anche la realtà reggiana, del mondo della famiglia e del lavoro, è fortemente interessata dalla manovra del governo. Soprattutto in questo difficile momento storico in cui ci troviamo tra una campagna speculativa internazionale, avviata nei confronti dell’Italia, e la necessità, condivisa, di azzerare il deficit di bilancio entro il 2014 e risanare il debito pubblico. Certo, la manovra economica non ha alternative né sui tempi né sulla quantità, però vogliamo poter incidere sui contenuti” sono le parole di Margherita Salvioli Mariani, segretaria della Cisl di Reggio Emilia che, sul tema, ha convocato per domani, venerdì 22 luglio, i Consigli generali della Cisl di Reggio Emilia, nell’assemblea che si terrà alle ore 15 presso l’auditorium del centro Simonazzi in via Turri 55. E il giudizio di tutta la Cisl sulla manovra economica varata dal Governo è fortemente negativo: “I provvedimenti contenuti nella manovra, nonostante alcuni correttivi apportati grazie all’azione del sindacato – continua Margherita Salvioli Mariani – sono decisamente squilibrati sul piano dell’equità sociale, con il carico dei costi e dei tagli in prevalenza sulla parte più debole della popolazione, in particolare per quanto riguarda la spesa sociale. Senza che, per altro, siano stati tagliati i privilegi del ceto politico, che non sono più accettabili né accettati”. E speculazione finanziaria, situazione economica e manovra sono proprio i temi su cui discuteranno gli organismi direttivi delle diverse categorie assieme ad Alberto Berrini (economista), Giorgio Graziani (segretario generale regionale) e Giorgio Santini (segretario generale nazionale aggiunto).

Posted in Cronaca/News, Economia/Economy/finance/business/technology, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Comments »

Un ministero in difesa dell’euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Lo stato della nostra economia e il caos politico interno della maggioranza di governo, per quanto gravi, non spiegano del tutto l’attacco speculativo contro l’Italia. La speculazione contro i titoli di stato e la borsa italiani, dopo quella contro gli altri paesi del Pigs, fa parte di una strategia concertata per far saltare il sistema dell’euro e minare definitivamente le strutture dell’Unione europea. Se la corsa al ribasso fosse dovuta soltanto ai comportamenti genuini dei mercati e degli speculatori che, come è noto, fiutano il sangue e azzannano la preda più in difficoltà, allora ci sarebbe da settimane un vero e proprio run nel confronti dei titoli pubblici e privati americani. Infatti a Washington tutti, a cominciare dal presidente Barack Obama, parlano del rischio di un imminente default tecnico, cioè di insolvenza degli Stati Uniti di fronte ai suoi impegni di pagamento. Già a metà maggio gli Usa hanno raggiunto il tetto massimo di debito pubblico, cioè 14.300 miliardi di dollari, consentito dalla legge finanziaria votata dal Congresso. Ad agosto il Tesoro Usa dovrà pagare almeno 306 miliardi a fronte di entrate per 172 miliardi di dollari! Gli Usa hanno ufficialmente un debito pubblico pari al 100% del Pil. In realtà è del 140% se si aggiungono i debiti degli Stati, delle città e degli altri enti locali delle federazione (20%) e quelli dei due colossi delle ipoteche e dei mutui, Fannie Mae e Freddie Mac (un altro 20%), che di fatto sono statalizzati dopo il loro salvataggio. A fine 2010 il debito aggregato (debito pubblico più quello delle famiglie e delle imprese non finanziarie) era di 242,8% del Pil per gli Usa e di 244,2% per l’Italia. Di fatto identici.
Washington sta cercando di allontanare il default con un accordo in extremis all’interno del Congresso per alzare il tetto del debito pubblico, anche se una parte del partito repubblicano sembra voler far saltare il banco. Naturalmente si stanno poi preparando anche programmi di tagli profondi alla spesa pubblica, ai servizi sociali e alle pensioni. Comunque, per ogni evenienza è pronta la rotativa per stampare altri centinaia di miliardi di dollari, come è stato fatto in passato. A pagare, però, oltre ai cittadini americani, sarebbe il resto del mondo, non solo la Cina, inondato di nuova liquidità ballerina. Ma questo l’Europa non può farlo e non dovrebbe tollerare che altri lo facciano. Allora chi frena i mercati nell’attaccare il dollaro e i titoli Usa e guida invece gli assalti contro l’euro e le economie dell’Ue? I rumor di borsa parlano di massicci ordini di vendita di titoli italiani provenienti soprattutto dagli Stati Uniti, sia da hedge fund che da fondi pensione. Anche i grandi investitori che, avendo acquistato titoli di Stato dei Paesi a rischio, certi di una copertura Ue, adesso che si parla insistentemente di default della Grecia, cercano ripari: comprano credit default swap per assicurarsi contro possibili perdite vendendo altri titoli, in particolare quelli bancari. L’andamento delle borse europee di questi giorni è eloquente. Vi sono poi gli speculatori che, prendendo i titoli a prestito, giocano allo scoperto puntando sul loro ribasso. Ovviamente avendo scommesso al ribasso lavorano con tutti i mezzi affinché la loro profezia si avveri. Potrebbe essere di interesse per la Consob e per le altre agenzie di controllo europee conoscere per esempio il comportamento dei fondi del Capital World Investors indicato nel 2009 come «il più potente controllore di titoli azionari sulle borse globali». Il Capital World Investors detiene anche la quota maggiore, oltre il 12% della azioni, delle due maggiori agenzie di rating, Moody’s e Standard & Poor’s che tanto stanno facendo per minare la credibilità degli Stati europei. È chiaro che la grande finanza americana ed internazionale ha sempre mal tollerato il crescente ruolo strategico dell’euro. Dal momento in cui è stata salvata dal collasso, essa ha non solo deciso di far fallire qualsiasi tentativo di creare una nuova Bretton Woods globale per una riforma finanziaria anti speculativa, ma ha anche accelerato l’attacco all’euro. Purtroppo l’Unione europea offre il fianco. Essa non può rimanere ferma in mezzo al guado della costruzione di una vera unità: vada avanti rapidamente o si procederà verso la disintegrazione. La grande finanza scommette e lavora per la seconda opzione, convinta di eliminare una forza economica e politica concorrente e di incassare i proventi della sua liquidazione. Noi crediamo che si debba invece andare verso un vero governo politico ed economico dell’Europa. Va sostenuta perciò la proposta del presidente della Bce Jean-Claude Trichet di creare un ministero delle Finanze della zona euro, per contrastare gli attacchi con adeguate misure contro le operazioni speculative e per definire una condivisa politica di crescita e di modernizzazione dell’intera realtà europea. (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi, Paolo Raimondi Economista)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Benzina: stangata estiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

Le associazioni dei consumatori riunite nella sigla Casper (Adoc, Codacons Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) annunciano oggi la preparazione di un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia relativamente ai listini dei carburanti. “I rincari di benzina e gasolio registrati negli ultimi giorni sono eccessivi e hanno portato i listini a livelli preoccupanti, raggiungendo al sud Italia quota 1,665 euro al litro – spiega Casper – Aumenti che, temiamo, rappresentano solo l’inizio della speculazione sulle vacanze estive degli italiani, e che non trovano alcuna giustificazione dal momento che le quotazioni del petrolio appaiono in calo”. “A causa di tali abnormi incrementi alla pompa, rispetto allo stesso periodo del 2010 ogni automobilista spende oggi 10,6 euro in più per un pieno di benzina, e addirittura 12,2 euro in più per un pieno di diesel. Una stangata che si abbatterà come un macigno sulle vacanze degli italiane” – proseguono Adoc, Codacons Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori. Per le associazioni di Casper è indispensabile quindi un intervento della magistratura per accertare eventuali anomalie a danno dei consumatori nella formazione dei prezzi di benzina e gasolio, anomalie che potrebbero configurare l’ipotesi di aggiotaggio.

Posted in Diritti/Human rights, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’Italia nel mirino della speculazione finanziaria

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

(Il Messaggero del 8 luglio 2011) E rosario Amico Roxas commenta: “Non è facile imbastire una speculazione, se non concorrono parecchie circostanze, molte delle quali non dipendono dagli “speculatori”, ma ne sono i fruitori. Talune circostanze destano severe preoccupazioni, perchè accadono in concomitanza reciproca, quasi a volersi supportare e sostenere reciprocamente. L’attuale politica di questo governo è una delle circostanze che attualizza con una manovra economica mirata a stimolare quelle paure che provocano il crollo azionario e la svalutazione dei titoli. Ma per realizzare una speculazione ad ampio raggio occorrono grandi capitali da parte di due attori associati: uno vende e l’altro compra. In questo giro, che deve essere vorticoso per sfuggire all’analisi della CONSOB, vengono generati plusvalori che vengono pagati dai piccoli risparmiatori, animati dal desiderio di difendere un gruzzolo frutto di una vita di sacrifici, secondo la logica “meglio perdere che straperdere”. Sarebbe facile identificare il momento in cui tale speculazione terminerà o allenterà la presa; ciò accadrà quando sarà raggiunto lo scopo della speculazione, che è sempre indirizzato a moltiplicare il denaro senza dover ricorrere al lavoro e alla produzione. La mia impressione (a caldo) è che con tale speculazione (o con parte di essa) i piccoli risparmiatori, come se fossero una “mutua di assistenza”, pagheranno la multa che sarà comminata alla Fininvest per il noto “Lodo Mondadori”. Avere scoraggiato il piccolo risparmio, penalizzandolo con manovre fiscali punitive, è solo una parte accessoria della speculazione in atto, per concentrare nelle banche la liquidità che nascerà dalla fuga dai titoli di Stato; il resto è facilmente intuibile: la propaganda di talune banche che offrono interessi fuori mercato è la chiusura del cerchio. I grandi capitali che si stanno muovendo per sostenere la speculazione, si fermeranno prima di arrivare al punto di non ritorno, perché in quel caso anche il frutto della speculazione si vanificherebbe; si contenteranno di possedere le azioni e i titoli acquistati nel momento del panico…. che hanno generato. (Rosario Amico Roxas)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

“Valorizzazione fa rima con speculazione”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Roma. “Diventa difficile conciliare la valorizzazione degli ex depositi Atac con le esigenze del territorio quando si decide di non rispettare neanche gli strumenti urbanistici vigenti per ampliare, in maniera del tutto ingiustificata, la possibilità di edificare in aree di pregio, già fortemente densificate dal punto di vista urbanistico. Stessa operazione che la Giunta Alemanno si appresta a fare con le caserme dismesse dal Ministero della Difesa, calpestando il regolamento sulla partecipazione dei cittadini. I consiglieri Guidi e Mollicone si assumono meriti non loro in quanto il vecchio progetto previsto per il deposito di piazza Bainsizza fu fermato dalla Giunta Veltroni alla fine del 2007, dopo la ferma contrarietà del Municipio Roma XVII e dei comitati dei cittadini. Insomma, la valorizzazione voluta dalla Giunta Alemanno continua a fare rima con la parola speculazione, visto che, pur di fare cassa, si continua a svendere un patrimonio che appartiene a tutti i romani “. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro della direzione romana del Prc-Federazione della Sinistra e presidente del Consiglio del XVII Municipio.

Posted in Roma/about Rome, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Libia e prezzi carburanti: abolire accise

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

Oggi sono aumentati alcuni prezzi alla pompa dei carburanti, aumenti ingiustificati perche’ gli eventuali riverberi della situazione libica e’ troppo presto che si manifestino a cosi’ breve distanza da cio’ che sta accadendo in quel Paese in questi giorni. Ma la speculazione funziona cosi’… coglie l’attimo, non importa che l’attimo corrisponda poi a qualcosa di reale, l’importante e’ che sia “nell’aria” una qualche giustificazione per un aumento. Ma al di la’ dei precoci speculatori, un pericolo c’e’ nell’eventuale inasprimento dei rapporti con la Libia e -garantito- lo pagheranno solo i consumatori, cioe’ l’anello finale di un sistema economico che, a fronte di un aumento dei costi alla produzione, questi ultimi li fa pagare (anche con percentuali maggiori per il proprio guadagno) a questo anello finale. Sui carburanti, da cui dipende la quasi totalita’ della nostra economia, il Governo, VOLENDO puo’ intervenire per cercare di ridurre il danno. Scartata -per lo meno al momento- una possibilita’ di intervento del nostro Governo per impedire l’aumento della materia prima alla fonte, l’intervento sarebbe possibile sull’accisa. Il prezzo finale dei carburanti e’ composto dal 70% di tasse e 30% di altri costi tra cui la materia prima, per cui se aumenta questo 30%, di conseguenza aumenta anche questo 70%. Il Governo potrebbe impegnarsi nel tenere bloccato questo aumento della componente fiscale e cosi’ gli aumenti in quel 30% sarebbero, per l’acquirente di carburante e per il consumatore finale, piu’ contenuti e meno cruenti: chi acquista carburante nell’ambito del proprio processo produttivo o di servizi, dovrebbe quindi aumentare meno i propri prodotti e servizi, e il prezzo alla pompa avrebbe escursioni meno cruente verso l’alto. Solo questione di volonta’ politica. Fidando che il Governo -che dovrebbe fare gli interessi di tutti i suoi governati- non si comporti in modo speculativo e profittatorio come quelle compagnie petrolifere che hanno gia’ aumentato i prezzi alla pompa pur non avendo ancora registrato un centesimo di aumento alla produzione. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

Posted in Cronaca/News, Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

G20 e le guerre monetarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

Seoul  La CRBM chiede con forza al G20 di affrontare alla radice il problema di come risolvere gli squilibri dell’economia mondiale e coordinare le politiche monetarie. Per far fronte alla gravità della crisi economica e sociale che viviamo, è necessaria una reintroduzione del controllo dei capitali in tutti i Paesi, seguendo il modello di successo di Cina, Corea del Sud e India, e l’applicazione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Soltanto in questo modo si porrà un freno alla speculazione finanziaria che continua indisturbata e si eviterà che la liquidità foraggiata dai piani di stimolo all’economia aumenti i fenomeni speculativi sulle commodity e sulle valute. Allo stesso tempo la società civile internazionale chiede che il G20 lavori per la creazione di un nuovo sistema monetario internazionale che soppianti il dollaro come moneta di riserva internazionale e stabilizzi i tassi di cambio, a vantaggio di tutti. Soltanto così si ridurranno strutturalmente i deficit commerciali e gli accumuli eccessivi di riserve di alcuni Paesi che spingono poi altri all’indebitamento. Alla vigilia del vertice a sorpresa il governo italiano ha richiesto ai partner del G20 di prendere misure urgenti per prevenire la speculazione sulle commodity agricole ed energetiche regolamentando il mercato dei prodotti derivati. “Se davvero il governo ci tiene a porre un freno a questa speculazione che penalizza i Paesi poveri e i consumatori da noi, perché allora si oppone ferocemente alla tassa sulle transazioni finanziarie che andrebbe nella stessa direzione e garantirebbe anche un gettito per il nostro Stato?” ha dichiarato da Seoul Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. “Dal momento che gran parte dei soggetti che speculano operano tramite i paradisi fiscali, perché il governo non chiede che questo tema sia discusso nuovamente e risolto davvero, non come fatto in maniera inadeguata al G20 di Londra? Dalle risposte a queste domande si giudicherà la credibilità dell’estemporanea azione del governo” ha concluso Tricarico.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Caserme: fermare la speculazione edilizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

Roma “Di là delle repliche dei consiglieri del Pdl, la verità è che  l’operazione prevista per la dismissione e la valorizzazione delle caserme è stata finora concepita solamente in termini speculativi. Per fare cassa si decide non solo di alienare una parte importante del patrimonio edilizio pubblico, ma si rischia anche di scaricare altro cemento in zone della città già fortemente edificate e congestionate, sollecitando ancora una volta gli appetiti famelici della rendita fondiaria che già tanti danni hanno arrecato alla nostra città”.  E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, esponente del Prc-Federazione della Sinistra e presidente del Consiglio del XVII Municipio di Roma .  “La dismissione di tale strutture – continua Barbera – dovrebbe essere utilizzata come una opportunità unica per risolvere i gravi problemi che affiggono la nostra città, a partire dall’emergenza abitativa, al recupero degli standard urbanistici (verde, spazi e servizi pubblici, ecc.), alla riqualificazione di quelle parti della città già consolidate da un punto di vista urbanistico. D’altronde molte di queste strutture, come quelle presenti nel nostro territorio, sorgono in zone centrali o semicentrali della città. Per questi motivi, credo che sia necessario ed urgente  che si apra un vero processo di partecipazione, come peraltro previsto dalla delibera del Consiglio comunale n. 57/2006 sulle trasformazioni urbanistiche, affinché i cittadini possano decidere, insieme all’amministrazione comunale e a quelle municipali, il migliore utilizzo di tali importanti strutture”.

Posted in Roma/about Rome, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La speculazione dei buoni pasto

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

“E’ inaccettabile la condanna a morte dei buoni pasto decretata dagli speculatori che si arricchiscono alle spalle di lavoratori e consumatori”. E’ quanto dichiara Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, fondato da Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori. “Se molti esercenti stanno cominciando a rifiutare di accettare i buoni pasto -incalza Casper- ciò accade infatti per colpa dei soliti approfittatori: sono proprio le grandi aziende con molti dipendenti (e cioè i gruppi bancari, le compagnie di assicurazione, le società telefoniche, ma anche le pubbliche amministrazioni) a selezionare le società emittenti dei buoni pasto sulla base di gare al ribasso, imponendo sconti fino al 20% del valore nominale del tagliando (un “buono” da 5 euro viene venduto di fatto a 4 euro). Le società che emettono i buoni pasto sono dunque costrette a rivalersi sugli esercenti, come bar, ristoranti, supermercati, etc. e così, essendo troppo costoso accettare buoni pasto, i ristoratori sono spesso costretti a smettere di farlo”. “Questa conclusione -afferma Casper- danneggia il lavoratore-consumatore che nell’uso del buono pasto ha una utilità data non solo dalla comodità di utilizzo ma anche dal fatto che, sotto un certo importo, i buoni non sono soggetti a tassazione”.  “Ma la speculazione delle grandi imprese con molti dipendenti -prosegue il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio- può portare a conseguenze ancora più gravi e cioè ad un indiscriminato aumento dei prezzi di vendita dei generi alimentari gonfiati allo scopo di ammortizzare il maggior costo delle convenzioni che si riversa però a danno anche di chi non utilizza i buoni pasto”.  “La speculazione dei buoni pasto -spiega Casper- dimostra una volta di più che il mercato ha bisogno di regole e di costanti verifiche della loro applicazione a garanzia di tutti gli attori del sistema, impedendo distorsioni che, in ultima analisi, ricadono sull’anello più debole del mercato e cioè i consumatori (ai quali, tuttavia, andrebbe ricordato che il “buono pasto” dovrebbe essere utilizzato per le esigenze alimentari quotidiane e non per acquistare ogni genere di prodotto al supermercato)”.“Ci sono circa 2,2 milioni di consumatori -conclude Casper- che utilizzano quotidianamente i buoni pasto per un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro: é davvero troppo per lasciare mano libera agli speculatori!”

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Ariccia: salvare colle Pardo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

Venerdì 1 ottobre, ore 18 a Palazzo Chigi Promosso dall’Associazione “Colle Pardo Onlus”. L’Associazione Colle Pardo – onlus, è nata con lo scopo immediato di acquisire al patrimonio pubblico un luogo tra i più belli e rappresentativi del paesaggio dei Castelli Romani.  Infatti la collinetta panoramica di Colle Pardo, posta nel territorio del comune di Ariccia, al confine con Genzano e a ridosso dell’aerea archeologica dell’Appia Antica (da sempre proprietà privata ed oggetto, negli ultimi decenni, di probabili tentativi di speculazione fortunatamente non riusciti), sarà messa in vendita durante un’asta pubblica nel prossimo autunno.  L’amministrazione comunale di Ariccia, già intervenuta per evitare la suddivisione in più lotti dell’aerea, pur volendo fortemente restituire ai cittadini del territorio i 28 ettari di verde del colle, tuttavia non è a tutt’oggi riuscita ad ottenere i finanziamenti pubblici necessari per partecipare all’asta.
A tale scopo un gruppo di donne e uomini, privati cittadini armati soltanto della volontà di tutelare quanto più possibile il territorio nel quale vivono (continuamente aggredito da speculazioni edilizie e messo a rischio da progetti insensati) e spinti dalla convinzione che essere membri di una comunità significhi impegnarsi concretamente in prima persona, ha costituito l’Associazione Colle Pardo – onlus. L’associazione si configura come una sorta di comitato civico, che si prefigge di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della tutela ambientale e della gestione del verde nei Castelli Romani e di promuovere una raccolta fondi tra privati cittadini e sponsor per agevolare l’acquisizione pubblica di Colle Pardo, recuperandolo alla pubblica fruizione e scongiurando possibili cambi di destinazione d’uso.

Posted in Cronaca/News, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Speculazione sul prezzo del grano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

“In Italia è in atto una grave speculazione sul prezzo della materia prima lavorata che va ad unirsi ad un incremento del prezzo fisiologico dovuto alle incombenze ambientali di queste settimane in Russia e Ucraina”. E’ quanto dichiara Aldo Di Biagio, deputato di Futuro e Libertà che in una interrogazione sollecita i ministeri competenti ad intervenire con misure adeguate contro la speculazione e l’illegalità. “Se alla speculazione si unisce il perdurare di una condizione di illegalità ed abusivismo nel settore della manifattura dei prodotti da forno – continua – in particolare nel meridione di Italia,è chiaro che rischiamo di assistere ad tracollo di tutto il comparto della panificazione chiamata a fronteggiare sia la concorrenza sleale che i costi troppo alti delle farine”. “Urge un intervento del Governo volto ad intervenire su questa crescita esponenziale – conclude – monitorando le dinamiche di rimodulazione dei prezzi dalla materia prima al prodotto lavorato, arrivando a calmierare i prezzi dei prodotti da forno in alcune regioni”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Caserme: si utilizzino per il territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2010

Auspico che il protocollo d’intesa siglato dal Comune di Roma e dal Ministero della Difesa per la valorizzazione e l’alienazione delle caserme e di altri immobili militari non si traduca in un’ennesima operazione speculativa ai danni della città finalizzata a scaricare altre colate di cemento in quartieri già densamente edificati, ma si trasformi in una grande opportunità per recuperare spazi  sociali e culturali per la collettività e standard urbanistici (aree verdi e pedonali, parcheggi pubblici, ecc.)  in quelle zone consolidate da un punto di vista urbanistico, come appunto il Municipio Roma XVII, il cui sviluppo urbanistico è stato fortemente condizionato, in passato,  dalla rendita fondiaria. Apprendiamo, infatti, che nel nostro territorio verranno alienate due  caserme storiche, coma la “Nazario Sauro” di Via Lepanto e quella di Via Angelico,  che potrebbero essere molto utili, se utilizzate adeguatamente,  per la riqualificazione di quella porzione di territorio”.  E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, esponente romano del Prc- Federazione della Sinistra e presidente del Consiglio del XVII Municipio. “Sarebbe, invece, imperdonabile se tale operazione si traducesse  in un’operazione economica e finanziaria  portata avanti dalla pubblica amministrazione semplicemente per fare ‘cassa’. Quello che spaventa, infatti,  è proprio il termine di  ‘valorizzazione’ che  in tema di progetti urbanistici, spesso,  ha fatto rima con quello di speculazione”.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La mossa tedesca contro la speculazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Mag 2010

Dovremmo ringraziare la cancelliera tedesca Angela Merkel per aver preso, in perfetta solitudine, importanti decisioni contro la speculazione finanziaria. Ha rotto con le indecisioni e con il tabù di una finanza “untouchable”, intoccabile.   E’ rilevante che almeno un grande paese sia passato dalle parole alle misure concrete, stabilendo l’autorità dello stato e della legge. Certamente sarebbe stato meglio se tutti i paesi dell’Unione Europea avessero insieme preso la stessa decisione. Ma la storia dei passati tre anni e i recenti attacchi speculativi contro l’euro stanno a provare come il lavoro di mediazione non  solo sia diventato estenuante, ma sia il campo di gioco preferito dalle lobby bancarie. La cancelliera Merkel le ha messo a tacere, ricordando che quando si decide la bonifica della palude non si può andare a chiedere l’opinione dei ranocchi. “Vogliamo più regole, anche senza il coordinamento internazionale, in quanto abbiamo davanti una minaccia alla stabilità finanziaria in Europa e nel resto del mondo”, ha precisato.  Polemizzare con la Germania in questo momento è perciò fuori luogo e controproducente. La cosa migliore per i paesi europei sarebbe quella di chiudere il gap e fare proprie le decisioni di Berlino.  Tra l’altro esse proibiscono le vendite “nude” allo scoperto di cds, di titoli relativi ai debiti sovrani europei e di titoli di 10 tra le maggiori assicurazioni e banche tedesche. Prevedono anche una tassa sulle banche e sulle operazioni finanziarie.  D’altra parte la Merkel aveva già presentato queste proposte al G8 di Heiligendamm nel giugno 2007. Le aveva ribadite in parlamento prima del summit dell’Aquila e discusse con molti governi, prima di tutto con Nicolas Sarkozy. Gli irresponsabili indugi dell’Europa hanno nel frattempo ulteriormente sollecitato la speculazione internazionale a scommettere sulla debolezza dell’euro.  L’iniziativa di Berlino assume ancora più importanza alla luce della decisione del Senato americano di votare una riforma del sistema finanziario, che è significativa nel suo insieme e nella sua eccezionalità, anche se  ancora manca di sufficiente mordente. La normativa che si sta definendo negli Usa prevede che i derivati siano contrattati sui mercati regolamentati in modo standardizzato e con specifiche garanzie richieste agli operatori coinvolti. Trasferisce inoltre maggiori poteri di controllo alla Federal Reserve sulle grandi banche e finanziarie.  Prevede una riforma sostanziale delle agenzie di rating. Opta per una separazione tra banche commerciali e banche di investimento. Purtroppo affida a nuove agenzie di controllo ancora una volta il compito di definire con precisione le regole e i comportamenti degli attori finanziari e dei loro strumenti.   Lo stesso senatore democratico Carl Levin, presidente della Commissione di indagine sulla crisi finanziaria e Wall Street, presentando i risultati finali del suo lavoro, si è lamentato del fatto che l’emendamento del sen. Byron Dungan, che vietava le vendite allo scoperto “nude” di cds e di tutti gli altri prodotti finanziari sintetici, non sia stato votato.   Levin ha espresso il suo disappunto anche per l’accantonamento di un altro suo emendamento, presentato insieme al senatore Jeff Merkley, che proibiva alle banche commerciali di usare i risparmi depositati in operazioni altamente rischiose e che affrontava problematiche relative al conflitto di interesse, come nel caso della Goldman Sachs. La non approvazione dei due emendamenti citati è una indubbia vittoria di quella lobby bancaria, “calata su Washington come un’armata”, così come la definisce il presidente Barack Obama.  Levin ha comunque stigmatizzato il comportamento dei banchieri e dei dirigenti di Wall Street che “dopo aver distrutto milioni di posti di lavoro e miliardi di dollari di ricchezza, ripetutamente eludono le loro responsabilità”. “Forse non hanno imparato le lezioni della crisi. Dobbiamo stare attenti. Noi dobbiamo agire. Dobbiamo riportare a Wall Street il poliziotto di quartiere che sa tenere a bada le bande (the cop on the beat), oppure soffriremo di nuovo per la loro cupidigia”, ha concluso il senatore democratico.   Negli Usa lo scontro con le banche evidentemente continua e il suo esito è ancora tutto da scrivere.  Se, prima del summit del G20 del prossimo giugno in Canada, tutti gli stati europei adottassero i provvedimenti della Merkel, aiuterebbero senz’altro il governo Obama e darebbero un ruolo da protagonistaall’intera Europa nella definizione della riforma del sistema finanziario. (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »