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Anche l’Italia nel mirino della grande speculazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2010

E’ risaputo che i cosiddetti fondamentali dell’economia italiana, di quella europea e mondiale sono notevolmente peggiorati a causa della crisi sistemica globale. Per rimettere in moto l’economia e l’occupazione ci vorranno nuove energie, nuove visioni strategiche e tempi lunghi. Però non esiste alcuna ragione o giustificazione per aspettare bordate speculative contro l’Italia e l’Europa senza prendere da subito indispensabili ed efficaci contromisure.  Anzitutto si riconosca che oltre alla Grecia, alla Spagna, al Portogallo e all’Irlanda anche il nostro paese è entrato nel mirino della grande speculazione.   All’inizio di febbraio a New York si è tenuto un “pranzo di lavoro” esclusivo dei manager dei più grandi hedge fund internazionali, a cominciare dal Soros Fund Management, lo stesso che guidò l’attacco contro la lira e le altre monete europee nel 1992.  Costoro hanno scommesso che entro la fine del 2010 si arriverà ad una parità tra euro e dollaro. Uno degli strumenti per garantire che questa scommessa si avveri, portando loro ovviamente grandi profitti a spese delle economie nazionali, è l’utilizzo di derivati, in particolar dei credit default sawps (cds), che scommettono sul ribasso dell’euro.   Si ricordi che persino Warren Buffet, il noto finanziere d’assalto americano, definì i cds “armi finanziarie di distruzione di massa”! Infatti questi fondi, usando l’effetto della leva finanziaria, manovrano derivati per venti-trenta volte il valore del contratto iniziale  Alcuni già paragonano il caso della Grecia alla banca americana Bear Stearns, la prima a crollare nel 2008, e quello del Portogallo alla Lehman Brothers che navigò a vista per mesi prima di fallire e innescare la crisi finanziaria globale.   Si stima che i derivati contro l’euro siano già una grossa parte dei 3 trilioni di dollari contrattati ogni giorno sul mercato monetario globale.    Dall’inizio di gennaio il prezzo dei cds per la Grecia è raddoppiato. Anche gli swaps sul debito sovrano dell’Italia sono aumentati, passando da 80 a 120 punti base, secondo i dati forniti da Bloomberg. Ciò significa che, per assicurare 10 milioni di dollari di debito pubblico italiano per 5 anni contro il rischio di fallimento, occorre pagare 120.000 dollari annui di “assicurazione”. Per lo stesso ammontare di debito pubblico greco il costo è di 340.000 dollari.  Certamente nella scala del rischio l’Italia viene dopo la Grecia, che oltre a un debito pubblico di 125% del Pil, di poco superiore a quello italiano, ha anche un deficit del 13% del Pil. Anche la Spagna corre gravi rischi perché, sebbene abbia un debito pubblico di 67% del Pil, che sommato a quello privato arriva però a 4,9 trilioni di dollari cioè a 342% del Pil, ha anche un deficit dell’11,4%, una disoccupazione del 20% e una gigantesca bolla immobiliare con 1, 3 milioni di case invendute.   Ma non è da sottovalutare il fatto che il Prof. Robert Mundell, premio Nobel per l’economia nel 1999, studioso della moneta unica europea, abbia di recente affermato che “l’Italia è ad alto rischio. Essa è la minaccia più grande per l’economia dei 16 paesi della zona dell’Euro”.   I cds in circolazione a livello internazionale sono oltre 36 trilioni di dollari (stima di fine giugno 2009). Tutti derivati OTC e quindi fuori bilancio.   I grandi operatori sono naturalmente le solite 4 grandi banche americane, JP Morgan, Bank of America, City Bank e Goldman Sachs con l’aggiunta della Deutsche Bank tedesca e della Barclays inglese. Poi vi sono gli hedge fund internazionali.   Si calcola che soltanto il 5% di queste operazioni rappresenti coperture di credito per effettivi valori sottostanti. Tutto il resto è meramente virtuale e speculativo. Urge che si imponga una semplice regola che limiti queste operazioni solo alla copertura di situazioni vere e provate.   Sembra che nei prossimi giorni il governo tedesco intenda affrontare questo problema. Sarebbe opportuno che dalla pura analisi si passasse in sede europea a iniziative concrete per garantire il futuro dell’Europa e dell’euro.   Altrimenti, paradossalmente, le banche con le loro speculazioni puniranno gli Stati per non averle sottoposto alle regole! (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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La speculazione all’attacco dell’Euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

I mercati dei derivati, come quello del Chicago Mercantile Exchange, confermano che è in corso un attacco speculativo a breve contro l’euro. In pochi giorni gli hedge fund e altri finanzieri d’assalto hanno ammassato 8 miliardi di euro in oltre 40.000 contratti speculativi per scommettere al ribasso sul valore dell’euro. Si teme un effetto valanga.  Gli analisti dicono che la crisi generale e quella del debito di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (che cinicamente definiscono PIGS, e che diventa spesso sulla stampa economica internazionale PIIGS, con l’aggiunta dell’Italia) hanno portato ad un grave indebolimento politico dell’EU e ad una crisi finanziaria nel sistema dell’euro.   Si calcola che un salvataggio delle 4 nazioni menzionate potrebbe costare 320 miliardi di euro.   E’ l’”onda perfetta” per gli speculatori in quanto possono anticipare e accelerare una tendenza che reputano sicura: l’UE e la BCE dovranno inevitabilmente intervenire con operazioni finanziarie di salvataggio per affrontare insolvenze e fallimenti. L’alternativa sarebbe il collasso dell’UE. Nei calcoli di lor signori, si punta sul calo del valore della moneta europea. D’altra parte le banche in crisi, soprattutto quelle americane ma non solo, hanno fatto incetta di nuova liquidità a basso costo messa a disposizione dai bail out dei governi. La BCE li ha recentemente quantificati intorno al 25% del Pil mondiale.  E’ irritante registrare che quelle stesse banche che avevano speculato nel 2007 sui mercati dei sub prime e che erano state salvate dalla bancarotta con i soldi dello Stato, adesso li usano per speculare sulla debolezza prodotta dall’aumento dei debiti pubblici. E’ il cane che morde la mano del padrone che gli porta da mangiare!  Infatti contro la Grecia e gli altri stati più esposti, si sono moltiplicati i derivati CDS, credit default swaps, una sorta di assicurazione misurata sul crescente rischio di insolvenza del debito. Si ricorda che questo mercato è per il 75% controllato da tre banche, la JPMorgan, la Goldman Sachs e la Deutsche Bank. Il loro effetto immediato è quello di far lievitare i tassi di interessi e quindi i costi del debito e i buchi di bilancio.
Non si tratta di un problema greco o mediterraneo, bensì del riemergere della crisi sistemica che potrebbe investire tutti. Anche il Financial Times titola che “Una crisi greca sta arrivando in America”.  In mutate condizioni, il paragone con l’attacco speculativo del ‘92 contro la lira, la sterlina e altre monete é pertinente. Allora la speculazione portò alla rottura del Sistema Monetario Europeo con un pesante ritardo nelle politiche unitarie dell’Europa e ad una forte svalutazione della lira che favorì la politica di acquisizioni da parte di interessi internazionali di alcune delle nostre industrie più competitive e tecnologicamente avanzate.   Oggi questa è la sfida prioritaria per il futuro dell’Europa. Essa, secondo noi, dovrebbe mettere in campo le azioni più efficaci per bloccare la speculazione sostenendo in modo concreto l’appello di Obama per una riforma della finanza globale. Nel suo discorso del 21 gennaio contro l’armata dei lobbysti di Wall Street calata su Capitol Hill per bloccare le sue proposte, il presidente americano aveva detto “Questa è la battaglia che sono pronto a combattere”. E per la prima volta aveva esplicitamente indicato “gli swaps di copertura per le insolvenze sui crediti e gli altri derivati fuori di ogni controllo “ come le aree che necessitano di un immediato intervento legislativo globale e condiviso. (Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi  sottosegretario all’Economia nel governo Prodi economista)

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