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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘speculazioni’

Fisco, speculazioni e debito

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

(By Antonio De Lellis Comitato per l’Abolizione dei Debiti Illegittimi, CADTM Italia). La ”manovra del popolo” e le rinnovate paure di default dell’Italia richiamano la necessità di capire i meccanismi di formazione del debito pubblico italiano.
Lo studio, che è stato presentato da Cadtm Italia il 27 ottobre a Roma in una conferenza organizzata dal Comitato per l’Abolizione del Debito Illegittimo sul tema “Riforme fiscali e debito pubblico italiano”, ha avuto lo scopo di fornire informazioni sulla struttura del sistema fiscale italiano e sugli effetti che le controriforme dei passati decenni hanno avuto sulle entrate dello stato, e quindi sul debito pubblico.
Secondo le sue risultanze la principale causa dell’aumento del debito pubblico italiano dipende dalla spesa per interessi, la cui dinamica negli ultimi anni è stata sempre più condizionata dalla speculazione finanziaria.
Il tema è stato trattato da Paolo Raimondi e Mario Lettieri i quali con i numerosi editoriali su Italia Oggi hanno aperto finestre di approfondimento al tema. Se consideriamo solo tre episodi speculativi (1992-93; 2007-2007; 2011-2012) ricaviamo che la speculazione finanziaria è costata allo Stato italiano (e quindi a noi) la bellezza di 467,3 miliardi in valore assoluto, ovvero il 20,6% dell’intero debito pubblico del 2017. Qui non è fondamentale la cifra esatta, ma sapere che il problema della speculazione e dei suoi effetti nefasti sul debito esiste. Qualunque sia la cifra, che non si discosterà molto da quella individuata, occorre sapere che essa è andata a ingrassare la pancia delle multinazionali della finanza e delle banche e solo in minima parte i risparmiatori italiani, che detengono, solo il 5% del debito complessivo.
Analizzando il dossier su entrate fiscali e debito vediamo che se si considera il mancato gettito dovuto alla ridotta progressività delle riforme fiscali e al mancato cumulo, otteniamo una perdita per lo Stato, nel [solo] 2016, di 8,3 miliardi di euro, pari al 4,5% del gettito Irpef. Applicando lo stesso calcolo agli ultimi 34 anni (dal 1974 ad oggi), il mancato gettito complessivo ammonta a 146 miliardi. Tale ammanco di entrate è stato colmato dall’emissione di titoli di Stato che, in virtù degli interessi composti, hanno prodotto un maggior debito pari a 295 miliardi, il 13% di tutto il debito accumulato.
Un favore alle classi più ricche che è stato assai costoso per tutta la collettività! Solo per effetto delle speculazioni oggetto di studio e di una Irpef iniqua oltre 762 miliardi di euro, ovvero quasi il 34% del nostro debito, può considerarsi causato da dinamiche internazionali e nazionali che nulla hanno a che fare con scelte consapevoli degli abitanti dell’Italia.
L’attuale proposta di manovra finanziaria con l’enfasi sulla Flat tax non fa altro che contribuire ad alimentare tale business sul debito pubblico italiano. Solo il ripristino di una tassazione complessiva e unica per tutti i cespiti di reddito e il ritorno ad una più elevata progressività delle imposte possono contribuire non solo ad una maggiore equità fiscale ma anche a ridurre il debito pubblico.
Il dossier su Fisco e debito mostra come le soluzioni alla tanto paventata ”tenuta dei conti” si possano trovare battendo altre strade che tagli ed austerità, recuperando il punto di vista della Costituzione e il suo richiamo alla giustizia sociale.
Nel corso della giornata, Massimo Pallottino, della Caritas italiana e coportavoce della Coalizione Italiana contro la Povertà, ha tracciato il contesto dentro il quale si muove la tematica con un riferimento, alle tre grandi crisi: economica, sociale ed ambientale. Esse potranno trovare soluzioni solo con politiche coerenti ai tre obiettivi (agenda 20/30). Il tema del debito si collega anche all’iniziativa di varie organizzazioni cristiane dal titolo “Chiudiamo la forbice” sulle scandalose disuguaglianze, la cui misura in termini di aggravio Irpef per le classi medie è stato di oltre 900 miliardi dal 1983 al 2016. Non possiamo vedere cosa è accaduto agli impoveriti senza vedere ciò che è accaduto ai ricchi.
Marco Bersani, socio fondatore dell’Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie (ATTAC), ha affrontato il tema della spesa pubblica e di come la narrazione dominante riesce a modificare la realtà che vede l’Italia sotto la spesa pubblica della media europea con incrementi minimi. Questo crea una differenziazione sociale e la necessità di affrontare il tema che è il tabù dell’economia del debito. Insieme a questo il tema del debito degli enti locali con una tassazione che dal 2010 al 2016 è aumentata di 7,8 miliardi e con una liquidità complessiva diminuita di 5,6 miliardi, ovvero con un saldo di – 13 miliardi occorsi per finanziare il debito pubblico nazionale. Un enorme costo per la società se si pensa che il contributo degli Enti locali al debito pubblico è di solo 1,8%.
A questo riguardo si sottolinea l’importanza dell’assemblea pubblica a Napoli prevista per 23 novembre alle ore 15,00 con i sindaci italiani che vogliono avviare una vertenza nazionale sul tema dello schiacciamento degli Enti locali.
Numerosi gli interventi dal pubblico che hanno spaziato sul riconoscere al metodo del dossier fisco e speculazioni il merito di avere aperto una pista di indagine nuova che può essere applicata anche agli audit civici, alla necessità di sganciare la finanza pubblica da quella privata, per evitare le speculazioni sul debito pubblico, al debito di Roma ed a questioni molto pertinenti sulla tassazione e su come sia possibile a partire da questi dati proseguire ed approfondire.

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Legge elettorale e voto estero

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

urne-voteL’articolo 6 della legge elettorale appena varata dal Parlamento e le dinamiche che hanno condotto alla sua approvazione sono diventati un argomento quasi da romanzo d’appendice di cui però si rischia, tra speculazioni complottismi ed appropriazioni indebite di meriti, di veicolare informazioni parziali o errate.Facciamo quindi un po’ di chiarezza. Sarebbe troppo facile (o semplicemente banale?) etichettare la proposta emendativa come volontà estemporanea di un certo deputato. Pensate davvero che il Pd o Maurizio Lupi si siano svegliati la mattina con il desiderio di stravolgere le regole di ingaggio elettorali all’estero? Le modifiche all’articolo 6 sono espressione di una sorta di “cambiale in bianco” con cui la maggioranza ha dovuto fare i conti in ragione di molteplici sollecitazioni che arrivavano da alcuni contesti, in primis il sud America dove l’attuale sistema, fresco di aggiornamento legislativo, potrebbe condurre a vantaggi comparati.Fa invece riflettere, e anche sorridere, che alla Camera nessuno abbia mosso un dito. Dove erano i tanti deputati indignati che avrebbero poi dichiarato di votare contro alla fiducia? Perché attendere la platealità della fiducia quando si poteva combattere- coltello tra i denti – in commissione affari costituzionali in sede referente quando in quel pomeriggio di venerdi venne presentato l’emendamento?
Ah dimenticavo, a detta di qualcuno in Commissione a votare e discutere ci sono solo i “peones”.
Non posso non pensare ad una strategia disarmante nella sua semplicità, messa a punto scientificamente, che a sollecitazioni in camera caritatis orientate a quella modifica, contrappone l’indignazione formale fatta di voti contrari in aula. Nel mezzo il vuoto operativo, il silenzio e l’inattività.Con un testo blindato in Senato, malgrado gli emendamenti presentati, non c’è stato margine di discussione, risolvendosi la trattazione in poche ore.Abbiamo avuto le mani legati e abbiamo assistito inermi a ciò che avveniva in Commissione alla Camera nel silenzio totale di chi avrebbe dovuto difendere quel testo. E meno male che i resoconti di commissione possono testimoniare. Posso ammettere con tranquillità che sicuramente, qualora l’incursione emendativa all’articolo 6 fosse avvenuta in Senato, non sarebbe mai passata all’interno della legge.Credo che la chiarezza sia prioritaria quando si affrontano argomenti così delicati e quando ci si trova dinanzi al classico dito puntato contro questo e quello cercando di far passare una precisa linea studiata a tavolino, senza poi pianificare alcuna ulteriore strategia nella prospettiva di ridimensionare i danni e le criticità che deriveranno dall’applicazione di questa nuova disciplina.Ipocrisia? Strategia elettorale? Ai posteri l’ardua sentenza ma nel frattempo si smettesse di prendere in giro i connazionali.(Sen. Aldo Di Biagio Vice Presidente Commissione Industria)

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Terremoto Ischia e speculazioni edilizie

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 agosto 2017

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Search and rescue forces search through a destroyed building with the help of rescue dogs.

«In Italia si muore per un terremoto che in altre parti del mondo non desterebbe la minima preoccupazione. È l’impietosa considerazione da fare dopo quanto accaduto a Ischia, dove un sisma con una magnitudo decisamente contenuta ha prodotto vittime, feriti, crolli, panico. Al netto delle peculiarità geologiche di quel territorio, che rendono il sottosuolo particolarmente fragile, non si può non rimarcare come l’isola nel corso dei decenni sia stata sottoposta a una sistematica speculazione edilizia: si è costruito anche là dove leggi e buon senso non lo avrebbero permesso e, in molti casi, lo si è fatto di fretta, utilizzando materiali e tecniche di scarsa qualità e senza prevedere alcun accorgimento antisismico nonostante i numerosi precedenti, almeno uno dei quali entrato nell’immaginario collettivo». Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«La vocazione turistica dell’isola ha amplificato i classici fenomeni di abusivismo che caratterizzano da sempre il nostro Paese: allo spontaneismo edilizio fatto di prime e seconde case, si è aggiunto quello altamente impattante della ricettività alberghiera, enogastronomica e ricreativa, che ha comportato una cementificazione abnorme del suolo. Solo per il Comune di Ischia sono state presentate 7.235 domande di condono in 30 anni, 4.408 delle quali risultavano ancora da evadere ad aprile dello scorso anno: molte di queste si riferiscono ad abusi che non possono essere sanati e che quindi, qualora le istanze fossero esaminate, sfocerebbero in ordinanze di demolizione. Senza dimenticare – prosegue Simoncini – che ciò significa anche che migliaia di edifici sono sprovvisti dell’agibilità e delle altre certificazioni.Ma che non si voglia combattere seriamente certi fenomeni lo testimoniano anche la recente legge varata proprio dalla regione Campania, il disegno di legge Falanga o la clamorosa defenestrazione del sindaco di Licata da parte del Consiglio comunale. Va necessariamente rovesciata la logica perversa che subordina l’agire politico e amministrativo alla ricerca di consenso e, allo stesso tempo, c’è bisogno di un salto di qualità culturale da parte dei cittadini: la legalità e il rispetto delle regole vanno visti come valori da cui non si può prescindere. Altrimenti la conta dei morti, anche per eventi di portata sulla carta trascurabile, non avrà mai fine».

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Sacal, Gianturco: “Fermare speculazioni e incompetenze. Ora si intervenga seriamente”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

lamezia aeroportoLamezia. “Era chiaro a tutti che con la creazione del servizio Handling nello scalo aeroportuale lametino era in atto una speculazione da parte dei soliti gruppi di potere a danno dei lavoratori e dell’intero comprensorio della città di Lamezia Terme, ma sono stato fra i pochi a denunciarlo pubblicamente. Ora basta, occorre un serio intervento per fermare queste nefandezze orchestrate dal management di Sacal. Approfondirò la vicenda”. A dichiararlo è il consigliere comunale Mimmo Gianturco.
“E’ importante riaprire il discorso Sacal – afferma Gianturco – ovvero il gestore del complesso aeroportuale di Lamezia e, da qualche tempo, padrone dei due aeroporti di Crotone e Reggio Calabria, le cui società sono miseramente fallite per l’incapacità e l’inadempienza dei vari rappresentati scelti non certo in base alle loro preparazione, ma, come sempre, per la solita sudditanza partitica. Va ripreso perché la città deve conoscere cosa avviene dietro le quinte, per cercare di prevenire e censurare il comportamento troppo unilaterale dell’attuale gestione che rischia di portare la struttura a un clamoroso fallimento. Le manie di grandezza e i sogni di gloria sono follie che si pagano a caro prezzo e sulla pelle dei lavoratori e sulla stessa Lamezia, quel bene collettivo che si sta trasformando in un circolo privato per pochi eletti. Nel 2016, forzando la mano a tutti e senza un vero consenso di base, si costituiva la SGH S.p.A. con azionista di maggioranza la stessa Sacal, da subito il tentativo di vendere il 100% della neo costituenda al miglior offerente da ricercare sul mercato, con due bandi e tentativi, già esperiti, ma desolatamente andati a vuoto. Apprendiamo con disgusto che il presidente della società per scongiurare un crollo economico ha chiesto un ulteriore sacrificio ai lavoratori attraverso una forte riduzione degli stipendi. Un gioco evirante derivante dal fatto che si è voluta fortemente la creazione della nuova società, un baraccone senza capo né coda, per il quale il presidente Colosimo ha scommesso che avrebbe portato, da subito, in pareggio la nuova azienda e se non ci fosse riuscito si sarebbe dimesso. Bilanci non sanati, deficienze amministrative che si rapportano ancora al 2015, promesse di copertura a breve scadenza non realizzate. Dalle notizie che mi arrivano, la manovra non solo non è riuscita ma la perdita continua a essere pesante e oggi si aggira a circa 800 mila euro. Una struttura che ci preoccupa non poco e su cui il sindaco Mascaro mesi fa aveva dato garanzie di controllo promettendo che avrebbe fatto di tutto per impedire sia la privatizzazione al 100% di SGH S.p.A. sia riduzioni agli stipendi dei lavoratori; promesse che, come al solito, sono state disattese”.“Non vi è inoltre nessuna certezza sulla futuro degli 82 stagionali – continua – ancora in attesa di conoscere il proprio. Del Resto i dipendenti hanno già dato e i loro sacrifici hanno permesso, alla società, di continuare ad esistere. Rinunciando al rinnovo del contratto integrativo, abbondantemente scaduto, con il loro cosciente impegno hanno consentito alla Sacal un recupero di circa 2 milioni di euro. E’ arrivato il momento di vederci chiaro su questa allegra gestione che, da un lato, elogia l’aumento dei collegamenti con diverse compagnie, e, da un altro prosegue a pagare la Ryanair per garantire la sua presenza calabra, mentre chiede la riduzione dei compensi dei dipendenti ma non a funzionari e dirigenti, mantenendo nelle funzioni l’incarico di Direttore generale il cui contratto è scaduto da diversi mesi. L’ambizione di essere il leader degli aeroporti calabri diventa, invece un possibile tracollo anche del Lamezia terme. La politica lametina – conclude – deve, a questo punto, svegliarsi per pretendere un cambio totale delle presenze di vertice e una nuova dirigenza che riesca a mettere a frutto, in modo proficuo, i sacrifici che sono stati fatti fino ad oggi dalla sola base dei lavoratori. Mi attiverò da subito per approfondire la vicenda”. (Gennaro Domenico Gianturco Consigliere Comunale) (foto: mimmo gianturco)

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Banche: stop speculazioni sulle carte di credito

Posted by fidest press agency su sabato, 26 Mag 2012

MasterCard Classic

MasterCard Classic (Photo credit: Wikipedia)

“La sentenza del Tribunale europeo sulle carte di credito segna un importante passo avanti nella strada per incentivare l’uso della moneta elettronica”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), esprimendo soddisfazione per la decisione dei giudici di Lussemburgo di vietare le commissioni interbancarie multilaterali applicate dalla MasterCard. “Come già aveva dichiarato la Commissione europea nel 2007 -ricorda Dona- queste commesse limitavano la concorrenza e facevano lievitare i costi sostenuti dai commercianti che accettavano il pagamento con carta di credito. Oggi -prosegue l’avvocato Dona- la decisione dei giudici europei equipara la moneta elettronica al denaro contante garantendo il ‘principio dell’indifferenza del commerciante’ per cui il negoziante non avrà più alcun svantaggio ad essere pagato con carta di credito piuttosto che in contanti. A tutto beneficio dei consumatori !” “Ci auguriamo -conclude Massimiliano Dona- che la sentenza avrà le giuste ripercussioni anche su altri procedimenti relativi alle commissioni nazionali in corso negli Stati membri”.

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Prezzi e speculazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2012

“Una filiera finalmente più trasparente è l’unico rimedio contro le speculazioni”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando le impennate registrate dai prezzi dei prodotti ortofrutticoli a causa delle nevicate dei giorni scorsi.
“Il Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania, -afferma l’avv. Dona- ha messo in campo un significativo impegno nella direzione di rimuovere le opacità che attualmente caratterizzano il percorso dei prodotti agricoli dal campo alla tavola, ma la norma prevista dall’art. 62 del ‘decreto liberalizzazioni’ sta incontrando troppe opposizioni soprattutto da parte della GDO”. “E’ inaccettabile -prosegue Massimiliano Dona- l’atteggiamento di chi contrasta queste regole che si limitano a prevedere la forma scritta per i contratti di vendita ed il divieto di pratiche commerciali scorrette: evidentemente chi è contrario si sta autodenunciando come nemico della trasparenza e della correttezza nel mercato”.
Secondo l’avv. Dona, poi, “l’art. 62 che disciplina le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari ha un significato ben più ampio”. Il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori ritiene, infatti, che “l’iniziativa in materia di filiera indica la strada intrapresa dal Governo Monti (il provvedimento sull’agroalimentare ha anche il sostegno del Ministero dello Sviluppo Economico) rispetto al mercato che non deve più essere luogo dove vige la legge del più forte: la norma contenuta nell’art. 62 -conclude l’avv. Dona- protegge il produttore agricolo rispetto alle prepotenze dalla Grande Distribuzione e un approccio analogo si trova anche nell’art. 7 del decreto che estende alle microimprese la tutela riconosciuta ai consumatori in materia di pratiche commerciali scorrette. Quasi un nuovo mondo nel quale, si spera, correttezza e trasparenza regoleranno i rapporti di filiera con sicuri benefici per i consumatori finali”.

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Divieto di speculazione su debito sovrano e limitazioni a vendite allo scoperto

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2011

Parlamento Europeo

Image by Naroh via Flickr

I deputati europei hanno approvato martedì una nuova legislazione per limitare le vendite allo scoperto e il commercio in credit default swaps (CDS), un prodotto finanziario utilizzato come assicurazione contro i fallimenti. Le nuove regole europee imporranno maggior trasparenza e vieteranno l’uso di alcune tipologie di CDS, rendendo più difficile la speculazione sul default di un paese.Il regolamento è una delle legislazioni presentate dalla Commissione per affrontare la crisi finanziaria. Le vendite allo scoperto e i CDS sono due pratiche finanziarie accusate di incrementare l’instabilità dei mercati. In particolare, il commercio in CDS è generalmente considerato come un potenziale fattore di peggioramento della situazione greca e italiana.
Il Parlamento ha ottenuto l’introduzione di un divieto di commercio di CDS allo scoperto (comprare contratti di assicurazione sul debito senza avere i relativi titoli). Per esempio, acquistare CDS greci sarà d’ora in poi possibile solo se l’acquirente possiede già titoli di Stato greci o una partecipazione in un settore fortemente dipendente dall’andamento di tali titoli, come una banca greca (in caso di fallimento del paese, le banche greche soffrirebbero certamente in maniera importante).
L’unica eccezione a questo divieto è la possibilità per le autorità nazionali di sospendere il divieto per un massimo di 12 mesi nei casi in cui il mercato del debito sovrano non funzioni in modo corretto, con possibilità di rinnovo per ulteriori 6 mesi. Anche tale possibilità è tuttavia circoscritta, poiché il testo legislativo specifica le situazioni, limitate, nelle quali il regolatore può aver diritto a tale sospensione. Inoltre, entro 24 ore, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (European Securities and Markets Authority – ESMA) dovrà pubblicare un parere sul proprio sito web sull’utilità o meno di sospendere il divieto: un’opinione negativa dell’ESMA avrebbe un forte significato politico.Esprimendo la soddisfazione per il divieto, il relatore Pascal Canfin (Verdi, FR), ha detto: “Queste regole sono la prova che l’UE può agire contro la speculazione quando c’è volontà politica. La legislazione renderà impossibile l’acquisto di CDS con il solo obiettivo di speculare sul default di un paese”.
Una maggioranza di deputati aveva in origine chiesto l’introduzione di una regola che prevedesse la conversione obbligatoria di tutte le vendite allo scoperto “nude” (naked short sellings, in inglese), il tipo più rischioso fra le vendite allo scoperto, in vendite allo scoperto normali entro un giorno lavorativo. Tuttavia, la cosiddetta regola del “localizza e riserva” (locate and reserve rule in inglese) per cui un operatore finanziario non solo deve notificare da dove intende prendere in prestito i titoli azionari in questione, ma anche ottenere una garanzia che potrà effettivamente prenderli in prestito, è stata alla fine diluita durante i negoziati con i governi nazionali.
Il regolamento prevede ora che l’operatore dovrà localizzare e avere una “presunzione ragionevole” di poter realmente ottenere il prestito. L’ESMA dovrà determinare quali sono le condizioni da soddisfare perché si possa “ragionevolmente presumere” di poter effettuare l’operazione alla scadenza prevista.
Un altro elemento introdotto dal Parlamento che ha rafforzato la proposta originaria della Commissione è l’introduzione di obblighi d’informazione più stringenti. Proprio la mancanza d’informazione è stata uno degli ostacoli più grandi al lavoro dei supervisori nel periodo precedente la crisi.Le informazioni che ora giungeranno ai regolatori nazionali ed europei permetteranno loro di eseguire il lavoro di prevenzione in maniera più efficace e di avvertire in anticipo nel caso di rischi potenziali. Per esempio, i supervisori finanziari saranno informati, e ne informeranno il pubblico, nel caso di una “posizione corte netta”, appena questa supera la soglia dello 0,5% del valore dei capitali azionari emessi

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Manovra: “Un vero e proprio massacro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2011

Così le associazioni di Casper – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (di cui fanno parte Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) definiscono ciò che sta avvenendo sul fronte economico in Italia. “La manovra finanziaria che introduce una serie di balzelli e aggravi di spesa a carico dei cittadini, le doppie accise sulla benzina decise dal Governo, i rincari delle tariffe luce e gas e il balzo dell’inflazione, svuoteranno le tasche dei consumatori, dando vita ad una stangata che rischia di superare i 1000 euro a famiglia su base annua. In particolare, è già caro-vacanze – spiegano le 4 associazioni di Casper – I rincari nel settore dei trasporti, gli aumenti dei carburanti e gli incrementi a due cifre nel settore turismo certificati dall’Istat, determineranno un aumento medio del costo delle vacanze del 15% rispetto al 2010. Ciò significa che una famiglia composta da 4 elementi che decide di trascorrere 10 giorni all’estero, pagherà questa estate complessivamente 390 euro in più rispetto allo scorso anno”. “In generale, la situazione attuale dei consumatori è intollerabile, e le scelte del Governo sono sempre più assurde e anacronistiche – proseguono Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori – Per tale motivo, stiamo studiando azioni di protesta e di disubbidienza civile, per richiamare l’attenzione della classe politica e chiedere all’esecutivo misure che non svuotino le tasche degli italiani portandosi via anche il tessuto, ma dirette al contrario a tutelare i redditi e far riprendere i consumi”.

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Carburanti: il governo tagli le accise

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2011

Adiconsum è profondamente convinta che il Governo debba attivarsi per il taglio delle accise e debba realizzare nel contempo un controllo sulle eventuali speculazioni poste in atto dalle Compagnie petrolifere. Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, Segretario nazionale – appoggia pienamente l’iniziativa lanciata da Cisl e Confesercenti di un disegno di legge di iniziativa parlamentare con il sostegno popolare per la raccolta di 500.000 firme necessarie al deposito della proposta stessa in Parlamento. Proposta – conclude Giordano – che, se varata, porterebbe alla famiglie un risparmio medio di 500 euro annui.

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I costi della Rc Auto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

20 ottobre incontro Isvap-Associazioni Consumatori In Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, la Rc auto costa dalla metà ad un terzo di quella italiana. Frodi in aumento, aggiramento delle norme sul risarcimento diretto, speculazioni sugli indennizzi, abbandono del Sud da parte delle imprese, riforme non completate (danno biologico), elusione dell’obbligo a contrarre, garanzie ridotte, servizio non soddisfacente. Tutti aspetti che tendono a mantenere elevati i costi di una copertura che è obbligatoria per legge.  La liberalizzazione del settore ha scardinato il concetto di mutualità che è alla base di ogni garanzia sociale. Per Adiconsum occorre un patto fra le parti per risolvere i problemi del settore.
I milioni di euro di multe che le compagnie pagano, ormai oltre 50, potrebbero trovare giusta destinazione nel presidiare con gli sportelli tutte le aree del territorio nazionale e fornendo e garantendo migliori servizi. Il senso di responsabilità dei consumatori è stato più volte tradito dai comportamenti delle imprese: adesso o si percorrono strade comuni con convinzione o anche in questo settore la “musica” potrebbe cambiare.

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Prezzi: la stangata d’autunno

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

Una maxi-stangata da 902 euro annui a famiglia sta per abbattersi sulle tasche degli italiani. Lo affermano le associazioni Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori le quali, per difendere la categoria dei consumatori dalle speculazioni sui prezzi, hanno deciso di unirsi in una nuova e battagliera cordata, denominata CASPER – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio.  Proprio la speculazione – affermano i consumatori del Casper – è il motore che alimenta la stangata: di questi 902 euro che usciranno dalle tasche di ciascuna famiglia, ben 700 euro (77% del totale) sono attribuibili a manovre speculative e rincari arbitrari che non trovano alcuna giustificazione economica.  Le voci principali che incideranno maggiormente sui bilanci familiari, saranno:
•    Alimentari, che con la ripresa della domanda, in assenza di politiche di liberalizzazione del mercato, aumenteranno di prezzo in modo consistente, dopo un anno di sostanziale stasi (+191 euro);
•    Abitazione, una delle voci che maggiormente risente dei tagli decisi nella manovra di Governo, dato che comprende acqua e rifiuti, oltre ad elettricità e gas. Gli enti locali, infatti, finiranno per traslare sulle famiglie buona parte della riduzione dei trasferimenti, aumentando le tariffe dei servizi pubblici (+189 euro);
•    Trasporti, voce che va dalla riparazione dell’auto alle ferrovie, dalla benzina ai famosi pedaggi autostradali e che, dopo aver inciso dal luglio 2009 al luglio 2010 più di ogni altra voce, avrà anche per il futuro il record di aumento (+195 euro).
Spiccano gli aumenti di banche, assicurazioni, tariffe di acqua e rifiuti. Le banche, in particolare, hanno evidentemente deciso durante l’estate di compensare il momento di crisi economica rivalendosi sui loro clienti, introducendo nuovi balzelli e aumentando il costo di alcune commissioni. Per quanto riguarda le assicurazioni il premio medio dell’Rc auto aumenterà dell’8%, per un importo pari a 33 euro. Lo studio è una elaborazione dei dati Istat, ossia considera le voci ed i pesi del paniere Istat, salvo per il dato delle assicurazioni, elaborato su dati Isvap.

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No all’aumento dei premi RC auto

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2010

Dopo l’annuncio nei giorni corsi dell’aumento delle tariffe dell’Rc auto, dato dal presidente Cerchiai dell’Ania, giunge ora  la risposta del presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, sulla possibilità invece di ridurle, risposta condivisa in tutto e per tutto da Adiconsum. Questa è stata anche la nostra risposta – afferma Paolo Landi, segretario generale Adiconsum – dopo l’annuncio fatto da Cerchiai. Come dichiarato dal presidente dell’Isvap Giannini, le compagnie possono ridurre le tariffe operando degli interventi strutturali. Adiconsum ha già indicato più volte quali debbano essere: Frodi e speculazioni.  I dati ufficiali sui sinistri portano le prime oltre il 2% ma in aree come la Campania si stima possano arrivare anche al 20%. Meglio non va sotto il profilo delle vetture non assicurate o utilizzanti Certificati assicurativi contraffatti. Questi raggiungono punte anche del 30%. Il pagamento degli incidenti procurati da questi veicoli ricade su tutti coloro che puntualmente e concretamente pagano la polizza, attraverso il Fondo vittime della strada che li rimborsa. Basterebbero poche risorse per varare una vera Agenzia Antifrode con compiti specifici di monitoraggio e contrasto del fenomeno. Falsi invalidi. Introdurre la rendita vitalizia nei risarcimenti per danni gravi alla persona al posto della liquidazione di capitale. Questo meccanismo smaschererebbe i numerosi casi di falsi invalidi. Regolarizzare, con la promulgazione del decreto ministeriale mancante in tema di danno alla persona, le invalidità permanenti dal 10%  di IP al 100% di IP. Aumento artificioso dei danni. Un malcostume, oramai di moda, reso possibile dai tempi lunghi di denuncia del sinistro (fino a 2 anni dopo l’evento). Basterebbe un bonus sulla polizza a chi favorisse l’intervento del perito in tempo reale sul campo del sinistro, o a chi documentasse fotograficamente il campo del sinistro. Rendite di posizione. Sono tutti quei costi a favore degli studi legali, spesso non fatturati, perché inseriti nel sinistro e contabilizzati come spese accessorie. Basterebbe rilanciare la conciliazione ed inserire nel risarcimento diretto l’intervento di periti e medici terzi, la cui valutazione conclusiva impegni le parti. Tali meccanismi possono essere favoriti da abbattimenti del costo polizza. Tale meccanismi permetterebbero risparmi fino al 30% dei risarcimenti che potrebbero essere utilizzati per incentivare chi utilizza tale procedura. Riparazione del veicolo. L’applicazione dell’art 14 del regolamento attuativo del risarcimento diretto è stato disatteso da sconti inesistenti a chi avesse favorito l’intervento ripartivo del veicolo dal proprio assicuratore. Anche ai fini della sicurezza della circolazione, realizzare un libretto di vettura che riporti ogni intervento riparativo eseguito sul veicolo con una foto del danno.  Servizio all’assicurato. Le compagnie devono, inoltre, dirci come intendono garantire il servizio a tutti quei contratti sottoscritti dai consumatori del sud considerate le numerose chiusure di agenzie ed uffici diretti in questi territori.

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Carburanti e speculazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2009

Ancora un volta in occasione delle feste si verifica il consueto aumento dei prezzi dei carburanti. Nell’incontro dello scorso 17 dicembre al Ministero dello Sviluppo Economico, Adiconsum e le altre associazioni consumatori hanno chiesto al Governo e alle compagnie petrolifere un impegno a non aumentare i carburanti in occasione delle feste e una serie di provvedimenti per favorire la concorrenza con un abbattimento dei costi di circa 10 cent/litro. Tra le proposte che abbiamo avanzato:• sanzioni a chi non espone il prezzo sui totem• variazione periodica dei carburanti per evitare la consueta speculazione dell’immediato aumento quando il prezzo del greggio sale e ritardata diminuzione quando scende• ampliamento degli orari di servizio in particolare per i distributori che vendono anche prodotti non oil•  aumento della presenza dei self service • eliminazione del sovraccosto a favore della società autostradali (royalty) sulla benzina venduta in autostrada (+10-15 cent/litro), sovraccosto spalmato poi dalle compagnie petrolifere ai distributori extra-autostradali• ampliamento della rete di distribuzione GPL e metano e di quella indipendente (pompe bianche e presso GDO) L’art. 51 della L. 99/2009 impone al distributore la comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico dei prezzi praticati. Adiconsum chiede che questi dati siano messi a disposizione sui tom tom, affinché il consumatore possa sapere in ogni momento qual è il distributore più conveniente nella zona.

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Il “minilateralismo” di Obama

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2009

Tattica o strategia per il rilancio della superpotenza statunitense? (15). Dichiarazione shock di Paul Craig Roberts, sottosegretario al Tesoro dell’amministrazione Reagan: solo Stati Uniti e Israele meritano di essere considerati come «asse del male».. Le banche USA starebbero studiando nuove speculazioni finanziarie: si punta al mercato assicurativo delle polizze vita degli anziani. (fonte: http://www.rivistaindipendenza.org)

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“Ricchi e poveri”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Lo stesso accade in politica dove vi è chi afferma che gli italiani, dopo tutto, ma proprio tutto, sono “ricchi e felici”, ma i poveri e gli infelici, c’è da chiedersi, dove sono andati a finire? E’ senza dubbio un modo bizzarro per affrontare il problema italiano per sua stessa natura molto più complesso di quanto non si voglia affermare e peggio ancora definire. E’ anche vero che “piangersi addosso” non è certo un modo per risolvere le proprie ed altrui difficoltà. Ma riteniamo, dopo tutto, di essere abbastanza adulti come “popolo” per capire talune difficoltà e saperle affrontare con mezzi adeguati. Il primo, fra tutti, a nostro avviso, è quello di individuare e sostenere gli interessi generali del Paese facendo perdere potere agli interessi di parte, alle lobby, ai vari comitati di affari, alle facili e lucrose speculazioni. Un economista, qualche giorno fa, ci spiegava, cifre alla mano, che potremmo agevolmente ridurre molti prodotti di prima necessità del 20% rispetto a quanto li paghiamo oggi, se solo lo volessimo e questo, senza ridurre di molto il margine dei profitti individuali e societari. Questo ragionamento ci porta ad un altro che ci appare più praticabile rispetto agli ottimisti o ai pessimisti ad oltranza. Vuol dire prospettare una terza soluzione legata alla necessità di rivedere con decisione quella parte che incide sui costi unitari e che si può correggere evitando gli sprechi, una migliore distribuzione dei beni ed ancorando gli aumenti ad un proporzionale introito fiscale: in pratica se un bene costa X e tu me lo vendi X+1 io ti faccio pagare le tasse  per X+1. In pratica significa avere una leva fiscale elastica per contenere certe esagerazioni come capita di osservare a Roma in talune bancarelle di frutta, per lo più di stagione, dove le ciliegie sono vendute a 15 euro al chilo, i fichi a 18 e via di questo passo mentre in taluni esercizi, ad esempio, del centro e della periferia le angurie, frutto di stagione, oscillano dai 30 centesimi al chilo ai novanta. A questo punto non basta dire che occorre comprare dove costa di meno, ma far pagare più tasse a chi esce dalle regole di mercato e se aumenta i prezzi e trova lo stesso dei compratori vuol dire che vi sono ragioni che lo permettono ma che lo Stato ha il dovere d’intervenire in modo adeguato e non bisogna solo partire dall’idea che il tutto vada lasciato alle regole di mercato.

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I Centri studi della Fidest e il sistema Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Il documento che è stato elaborato dai centri studi della Fidest mostra con tutta evidenza che pur disponendo il nostro Paese di modeste risorse non si ingegna a combattere con efficacia gli sprechi. Essi sono, per lo più, collegati agli interessi forti delle lobby che riescono ad avere consistenti profitti con l’attuale sistema Paese. Incominciamo dalla politica. Che ragione vi è di tenere in piedi le Province? Quanto ci costano? Non sono sufficienti le regioni, i comuni ed i consorzi dei comuni? Che ragione vi è di utilizzare le Asl per l’assistenza sanitaria pubblica? Questo compito può essere affidato interamente alle tecnologie del sistema informatico ed un suo modello sperimentale si potrebbe adottare da subito a partire dalle piccole regioni. Ma dove andrebbero a finire le speculazioni sui farmaci, gli interessi delle cliniche, degli ambulatori, dei medici, privati? Si parla di scarso controllo sul territorio? Perché non si attivano gli anziani ex poliziotti o vigili urbani, o guardie giurate per la sorveglianza “passiva” dei quartieri, dei giardini, dei plessi scolastici e per una più corretta circolazione stradale, dei parcheggi e via di questo passo? Parliamo tanto delle disfunzioni del sistema giudiziario ma basterebbe, per rendere più celere il rapporto tra causa ed effetto se, ad esempio, disponessimo di un giudice distaccato nelle Questure e nei grandi commissariati 24 ore su 24 per sottoporgli in tempo reale chi è colto in flagrante nel commettere un reato e comminargli da subito una pena anche se nulla va tolto agli altri possibili gradi di giudizio. Se si osserva che mancano magistrati essi si possono agevolmente attingere da varie fonti: dai pensionati magistrati o avvocati o da laureati in giurisprudenza ex funzionari di Stato, ecc. Essi possono fare questo lavoro in part-time e sostenuti da cancellieri ed amministrativi della loro stessa “età”. In altre parole è possibile trasformare un pensionato, fisicamente attivo, e lo sono molti che si vedono messi da parte nel pieno delle loro forze a 65 o a 70 anni, in un “valore aggiunto” in una società che se da una parte invecchia dall’altra presenta una vecchiaia meno sofferente. Non solo. L’aggiornamento professionale potrebbe essere esteso ai pensionati per offrire loro l’opportunità di riscoprire vecchi mestieri: l’ebanista, il modellista, il restauratore di quadri e di libri, ecc. Il tutto va condito con la logica che la divisione del lavoro si fa per professioni: un giocatore professionista di calcio diventa vecchio a 35 anni ma non per questo va a scaldare le panchine di giardini pubblici. Si cerca un altro lavoro più congeniale alla sua età. E lo stesso dicasi per chi ha raggiunto una certa età ed ha bisogno di cambiare lavoro per affrontarlo al meglio e per ritrovare nuovi slanci. In altri termini non basta avere un’idea occorre avere la possibilità di realizzarla senza renderla irrealizzabile per motivi di opportunità “politica” e di sudditanza ai vari comitati di affari che sanno mestare solo nel torbido.

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L’economia italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2009

Il 2008 è stato l’anno nero per l’economia italiana. Nel primo semestre di quest’anno la crisi ha continuato a farsi sentire ma è parso un po’ a tutti che il peggio sia oramai alle spalle. Questo ha comportato, se non altro, un moderato recupero della fiducia di famiglie e imprese sebbene l’incertezza rimanga elevata e il mercato del lavori presenti immutato tutte le sue incognite. I piani di consumo rimangono cauti per quanto i nuovi incentivi all’acquisto di nuovi autoveicoli hanno in qualche modo funzionato e gli scambi commerciali nei paesi emergenti dell’Asia hanno segnato un qualche miglioramento. Non vi è dubbio che la crisi abbattutisi in Italia ha il segno marcato dal peggioramento del quadro internazionale fortemente, per altro, influenzato dalle speculazioni. Ora, tuttavia, ci troviamo in una situazione leggermente diversa grazie all’attuale ripresa del commercio mondiale, dal forte stimolo derivante dalla politica monetaria e dai provvedimenti anticiclici varati dal governo ma i cui effetti si dispiegheranno solo nel prossimo anno. In ogni caso tutti gli indicatori economici sembrano oramai confermare il rallentamento della fase recessiva e la possibilità che nel prossimo anno l’attività produttiva ritornerà a crescere a ritmi positivi. Vi è, semmai, qualche dubbio sull’intensità della ripresa. A questo riguardo la B.I. precisa: “Le previsioni scontano il normale ripristino del funzionamento del mercato del credito. Inoltre, a fronte di una perdurante debolezza del ciclo economico, le imprese italiane potrebbero attuare, a partire dalla seconda metà dell’anno, una politica di ancor più deciso ridimensionamento dell’occupazione, che si tradurrebbe in una ulteriore decurtazione della capacità di spesa delle famiglie in una più forte flessione della domanda interna. Un freno ai consumi potrebbe derivare anche dall’espansione della componente precauzionale del risparmio, che tende ad aumentare, a partire da tutte le altre condizioni, quanto la probabilità di mantenere il posto di lavoro si riduce. D’altro canto si intravedono segnali, pur deboli e intermittenti, di assestamento della congiuntura internazionale, che potrebbero preludere ad una accelerazione della dinamica degli scambi commerciali nel 2010 lievemente più favorevole di quella previsionale. Per quel che riguarda la dinamica dei prezzi, i rischi di deflazione sembrano ridotti, ma non assenti”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Immigrazione: Alemanno, su respingimenti d’accordo con Fassino

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Mag 2009

L’Ansa riporta la dichiarazione di Alemanno ad una domanda del cronista riguardo la sua opinione circa il “respingimento” degli emigranti. Per Alemanno la questione va posta in modo diverso in quanto ”non c’e’ stranezza  o scandalo nel respingere chi non ha diritto a entrare”. ”Sono fatti – ha aggiunto Alemanno – che appartengono a  tutti i paesi occidentali, quindi bisogna evitare di fare  speculazioni ideologiche e mantenersi sulla realtà effettiva  per garantire i diritti delle persone a ogni livello, a ogni  occasione. Ma – ha concluso – facendo anche in modo di avere  sempre un forte rispetto della legalita”’.(ANSA)

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No alle speculazioni sul caffè

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 Mag 2009

“Non cominciamo a speculare sulla tazzina di caffè”. E’ quanto avverte l’Unione Nazionale Consumatori secondo la quale quasi ogni anno ricorrono catastrofiche geremiadi su presunte gelate, piogge o siccità che colpirebbero la produzione di caffè, facendo schizzare i prezzi alle stelle e dando pretesto ai bar di aumentare a sproposito il prezzo della tazzina. “Di quale caffè stiamo parlando -dice Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori- della specie arabica o del robusta e di che qualità? Il caffè al bar è fatto con una miscela in cui prevale largamente lo scadente robusta e poi, ammesso che ci sarà un rialzo del prezzo all’ingrosso del 50%, l’incidenza sul prezzo di una tazzina al bar sarebbe meno di 2 cent, ma i baristi, approfittando degli allarmismi, saranno lesti a decuplicarlo.”

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Terremoto Orlando (Idv): mafie e ricostruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2009

«In questi giorni di grande dolore, in cui la dignità e la compostezza degli abruzzesi è di esempio per l’intero Paese, è necessario che non cessi attenzione e mobilitazione perché si realizzi velocemente un grande piano di ricostruzione», ha affermato Leoluca Orlando, portavoce nazionale di Italia dei Valori, al termine della cerimonia funebre delle vittime del sisma. «Occorre contestualmente impedire», ha aggiunto Orlando, «che la ricostruzione cada nelle stesse mani della speculazione di ieri, che si candida a proseguire in una azione eticamente ed economicamente devastante; quella speculazione che ha violato norme tecnologiche, leggi e valori etici». «E’ quindi necessario», ha concluso Orlando, «stare accanto agli abruzzesi onesti per evitare che con la ricostruzione l’Abruzzo possa cadere nelle mani delle criminalità organizzate, facendo di questa splendida regione, accanto a mafia, camorra e ‘ndrangheta, la sede privilegiata della cosiddetta quarta mafia».

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