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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘Spending Review’

In arrivo un’altra spending review, l’eredità del Governo PD metterà in ginocchio la scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2018

Il primo inquilino di viale Trastevere, in procinto di essere nominato assieme al primo Governo della XVIII legislatura, dovrà riuscire a mettere in pratica il programma sulla scuola contenuto nel Contratto di governo M5S-Lega dovendo fare a meno di 160 milioni di euro nei prossimi tre anni: è l’eredità pesante lasciata dal Governo uscente. Conti alla mano, dai documenti interministeriali emerge che ci sono tagli importanti sia nella scuola, sia nei fondi destinati alla formazione. Nei primi due anni le scuole dovranno fare a meno di 36 milioni di euro (sia per il 2018 che per il 2019) e scendere di altri 35 milioni di euro alla fine del triennio. Lo stesso dicasi per i tagli ai fondi destinati all’offerta formativa che saranno di 18 milioni per quest’anno, di 19 milioni per il prossimo e di poco più di 17 milioni per il 2020.Marcello Pacifico (presidente Anief): Si va a tagliare al cuore della scuola, sulle spese vive di prima necessità. È come se agli ospedali si andassero a tagliare i materiali per le operazioni chirurgiche e per la gestione dei pazienti. È un andare inaccettabile. Spetterà al nuovo ministro informare immediatamente il Governo della presenza di questo ulteriore “fardello”, in modo che l’esecutivo possa emanare un decreto soppressivo, trovando le risorse utili a coprire le economie previste della maggioranza uscente. Al nuovo Governo chiediamo di introdurre una politica opposta: la scuola ha bisogno estremo di risorse, considerando che gli investimenti rispetto al Pil sono fortemente sottodimensionati rispetto a tutti i Paesi moderni. Occorre contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico, ridurre il numero di alunni per classe, trasformare i 100mila posti in organico di fatto in organico di diritto, la metà dei quali su sostegno, stabilizzandovi tutti i precari storici, i diplomati magistrale e coloro che, in possesso di abilitazione, hanno svolto tre anni di supplenze. Il tempo della spending review è finito, altrimenti la scuola finirà nel baratro.

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Spending review, si fa largo l’ipotesi di tagli in sanità

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2016

Lorenzin beatricePuntuale come ogni anno in coincidenza con le prime ipotesi sui contenuti della legge di stabilità si torna a parlare di tagli alla sanità. Le indiscrezioni arrivano da un articolo di Repubblica secondo il quale “la sanità rappresenta circa il 25% della spesa centrale dello Stato e non può rimanere fuori dalla spending review”. In particolare secondo le ipotesi del quotidiano “Palazzo Chigi ha deciso di chiedere alla ministra Beatrice Lorenzin 1-1,7 miliardi di sacrifici. In pratica il Fondo sanitario nazionale, oggi a quota 111 miliardi, rimarrebbe sostanzialmente stabile senza salire ai 113 miliardi previsti dall’ultimo Def quota che le Regioni avevano già reclamato lo scorso anno in attuazione delle precedenti intese”.L’ennesimo progetto di tagli lineari al settore che ha generato la pronta reazione delle associazioni di categoria e delle Regioni ma che è stato tempestivamente smentito dal premier Renzi e dal ministro della Salute Lorenzin. «I fondi alla sanità nel 2017 continueranno a crescere» ha commentato Renzi, per il quale non è corretto parlare di tagli. «Certo il ministro della Sanità chiede dieci e magari otterrà uno, ma non è che ha avuto un taglio: voleva dieci e ha avuto uno. Se ci saranno tagli non sarà sul passato ma sulle richieste dei ministeri». Il premier esclude anche un aumento delle tasse.«Con me premier le tasse non aumenteranno quest’anno né negli anni successivi. Non si possono spremere i cittadini come un bancomat». Una smentita prontamente raccolta dal ministro Lorenzin che parla di «gossip». «Nessuno» ha commentato Lorenzin «mi ha parlato di tagli al Fondo Sanitario e le parole odierne di Renzi mi rassicurano, come tutti gli italiani, abbiamo obiettivi comuni per il 2017: garantire i nuovi farmaci antitumorali, rifinanziare il fondo per i farmaci anti-epatite C e rispondere al fabbisogno per il personale, stabilizzare il precariato e sbloccare il turn over». «Il fondo sanitario» ha aggiunto «è fissato a 113 miliardi». (fonte doctor33)

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Spending review: il bluff di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2016

palazzo chigi‘Ero andato a Palazzo Chigi, chiamato, per ridurre la spesa pubblica. Poi pero’ mi sono reso conto che si era deciso di non farlo seriamente’. A parlare dalle colonne del Corriere della Sera di oggi è Roberto Perotti, per un breve periodo commissario alla spending review. L’ennesimo bluff di Matteo Renzi è stato svelato, l’illusionista di Rignano sull’Arno è stato ancora una volta sbugiardato da chi conosce le cose e ha deciso di rendere pubblica la verità. Che la spesa pubblica non fosse diminuita lo sosteniamo da tempo, in fondo i numeri sono numeri e, con buona pace di chi sta a Palazzo Chigi e in Via XX Settembre, non possono essere manipolati più di tanto, oggi abbiamo la conferma ufficiale dell’imbroglio operato da Renzi e Padoan”. Così su Facebook Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.
“Quel ‘altamente ingannevole’ con il quale Perotti bolla il mantra renziano sulla riduzione di 25 miliardi della spesa pubblica dal 2014 a oggi – prosegue – basta e avanza per definire la propensione alla verità da parte dell’esecutivo. Nulla. Mentono spudoratamente sperando che tutti ci caschino, peccato che puntualmente arrivi qualcuno che fa crollare miseramente il loro bel castello di carte false. Patetici. Imbroglioni. Pericolosi illusionisti che per fortuna nostra saranno spazzati via da una valanga di ‘no’ al referendum costituzionale del prossimo autunno”.

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Codacons su spending review acquisti P.A.

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2016

ministero interniUn risparmio da 1 miliardo di euro nell’acquisto di autovetture di pubblica sicurezza, energia elettrica, fotocopiatrici, pc portatili, aghi e siringhe, che tuttavia appare ancora insufficiente a colmare gli immensi sprechi della P.A. Lo afferma il Codacons, commentando la pubblicazione del decreto del Mef in Gazzetta ufficiale, con i prezzi benchmark per 34 convenzioni Consip a cui la pubblica amministrazione si dovrà attenere.Si tratta di un piccolo passo verso il miglioramento della spesa ma ancora non basta. I risparmi che la novità dovrebbe garantire sono ancora lontani dal coprire i 30 miliardi di euro di sprechi negli acquisti pubblici fatti registrare ogni anno dalla Pubblica Amministrazione.“Dalla benzina ai computer, passando per telefonini e carta, gli enti pubblici centrali e locali sono riusciti finora ad eludere con facilità le convenzioni e acquistano a prezzi ben superiori rispetto a quelli stabiliti dalla Consip – denuncia il Presidente Marco Maria Donzelli – In base ai conti elaborati dal Codacons su dati del Tesoro, gli enti pubblici arrivano a spendere il 13,6% in più per i carburanti, il 25,8% in più per un personal computer, il 22,6% in più per la telefonia, il 38% in più per una fotocopiatrice, fino ad arrivare al 68,2% in più di spesa per una stampante”.“La strada per ridurre gli sprechi è ancora molto lunga: occorre tagliare gli sperperi in tutti gli acquisti pubblici e azzerare i 30 miliardi di euro sprecati ogni anno, soldi che vengono ingiustamente sottratti alla collettività” – conclude Donzelli.

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Il Def non convince i tecnici del senato

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

aula senatoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Povero ministro Padoan, svergognato dai tecnici del servizio Bilancio del Senato, che muovono alla sua Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Def) quei rilievi che lui stesso avrebbe fatto se fosse stato ancora all’Ocse o al Fondo Monetario internazionale. Come era, d’altronde, evidente a tutti, la Nota è un documento assolutamente lunare: mancano le necessarie specifiche di come sarà articolata la Spending review, destinata a coprire tutte le misure annunciate dal governo, che invece si limita ‘a indicare l’entità della manovra in termini di scostamento tra l’indebitamento tendenziale e quello programmatico’, bontà sua.
E poi, sempre nella Nota, dicono i tecnici del Senato, si minimizza, colpevolmente e inspiegabilmente, la portata delle clausole di salvaguardia da disinnescare, tra l’altro senza dire, anche in questo caso, con quali coperture, ma limitandosi ad affermare che un aumento delle tasse ora bloccherebbe la crescita. Per non parlare dei tre ‘errata corrige’ del documento inviati dal governo al Parlamento.
Che tristezza, professor Padoan. Che delusione. Per lei, per il suo governo, per i rapporti con l’Unione europea, per i mercati, per i cittadini tutti.
Il servizio Bilancio del Senato oggi ha svelato l’ennesimo imbroglio di Renzi e dei suoi cari. Un governo che prende in giro gli italiani: questa è l’offerta del giovane fiorentino. Con la complicità di professori, come il ministro Padoan, una volta corretti e prestigiosi, ora semplicemente passacarte conniventi!”.

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Sulla spending review “si è fatto poco o niente

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2015

giornale di siciliaSi ricorda la vendita delle auto blu su eBay? Tanta fanfara, ma pochi ricavi. O il piano di dismissioni del Tesoro, lei ha visto qualcosa? Io no. Renzi si sta avvitando”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Giornale di Sicilia”. Il premier ha usato la spending review “come un pozzo senza fondo ogni volta che gli è servita per coprire i suoi vezzi, 80 euro inclusi, ma se a fine anno i conti non tornano scattano le clausole di salvaguardia. E son dolori. Da qui al 2018 sono più di 70 miliardi. Quasi tutti di spending review mancata”. Questo significa che nel 2018 ci troveremo con l`Iva al 25,5 per cento. Le sembra riduzione delle tasse coperta da spending review questa? O aumento delle tasse a causa della revisione della spesa mancata? Se a questo aggiungiamo 4-5 miliardi per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, arriviamo a 80 miliardi. Se Renzi vorrà dunque ridurre, come dice, le tasse di 50 miliardi e rispettare gli impegni già presi, dovrà trovare 130 miliardi nei prossimi tre anni. Auguri”, aggiunge Brunetta.

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Spending review, Enpam annuncia ricorso contro tripla tassazione

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2012

L’Enpam farà ricorso contro la norma della spending review che impone a enti e organismi pubblici il taglio dei costi intermedi del 5% per quest’anno e del 10% per il prossimo, con versamento all’erario dei risparmi realizzati. L’annuncio arriva da un comunicato diffuso ieri direttamente dalla Fondazione: «Di fatto» è la spiegazione del presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti (foto) «siamo davanti a una nuova tassa che sottrarrebbe soldi alle pensioni, vanificando l’autonomo e doveroso percorso di controllo della spesa che abbiamo già efficacemente intrapreso».
Contro il provvedimento della spending review, l’Adepp (l’associazione che riunisce le casse privatizzate) aveva già annunciato ricorso davanti alla giustizia europea. «Condividiamo l’iniziativa» osserva Oliveti «ma come Enpam crediamo di dover adire anche la via nazionale, fino a giungere di fronte alla Corte Costituzionale. A differenza dell’Inps, gli enti previdenziali privati non gravano sulle casse dello Stato ma nonostante ciò gli iscritti vengono sottoposti a una tripla doppia tassazione: le imposte sui proventi del patrimonio che servono a pagare pensioni, le tasse sugli assegni previdenziali e, ora, la spending review».
Ma a preoccupare l’Enpam c’è anche il decreto Balduzzi e quella richiesta di provenienza regionale (per ora respinta ma sempre pronta a tornare in auge nell’iter parlamentare) per il passaggio dei medici di famiglia dal rapporto convenzionale e quello di dipendenza. «Questa eventualità» avverte Oliveti « avrebbe effetti nefasti sulla previdenza della categoria, anche trascurando il fatto che attualmente i contributi vengono pa gati sul lordo dei compensi e non solo sugli onorari professionali». A parità di compenso netto, ricorda infatti l’Enpam, nel rapporto convenzionale la base imponibile per i contributi previdenziali è più ampia mentre le aliquote a carico del Ssn sono più basse. «Il mero passaggio allo status di dipendente senza modifiche al sistema contributivo» è la conclusione del presidente della Fondazione «comporterebbe quindi una riduzione delle pensioni future dei medici». Considerazioni analoghe nell’eventualità, contemplata dal decreto, che le Asl provvedano direttamente alla fornitura alle medicine di gruppo di servizi o personale anziché versare le relative indennità: «Anche qui» conclude Oliveti «va tenuta ben presente la questione previdenziale».

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In Sanità occorre rivedere i tagli, oltre che la spesa

Posted by fidest press agency su sabato, 26 Mag 2012

“Sarebbe molto pericoloso sottovalutare i segnali di allarme per il sottofinanziamento che vengono dalle Regioni impegnate nei piani di rientro, in particolare quelle che sono riuscite ad adottare modelli efficaci, capaci di coniugare l’equilibrio dei conti e il mantenimento di un elevato livello di assistenza”. Questo il bilancio che Francesco Colantuoni, vicepresidente di AssoGenerici con delega alle politiche regionali, trae dagli incontri avuti con le amministrazioni locali nelle ultime settimane. “Abbiamo avuto modo di riscontrare che nelle Regioni che hanno realmente imboccato la strada del rientro, grazie anche e soprattutto alla promozione del ricorso al farmaco equivalente e al biosimilare, ancora si risentono i pesanti effetti dei tagli ai finanziamenti attuati a più riprese dal precedente Governo, che rischiano di vanificare l’opera di risanamento”. Per AssoGenerici si sta verificando una convergenza di fattori che può compromettere quanto di positivo si è ottenuto finora. “Malgrado l’esperienza concreta dimostri gli effetti positivi di equivalenti e biosimilari sulle dinamiche di spesa, il Decreto liberalizzazioni ha di fatto interrotto la tendenza positiva dei mesi precedenti, tanto che si registra un arretramento del 5% del settore. Inoltre, anche misure pur necessarie per dare respiro all’economia italiana, come la certificazione dei debiti delle ASL, può sbilanciare ulteriormente le Regioni vincolate al piano di rientro” spiega Colantuoni. “E’ evidente che è mancato il raccordo dei diversi provvedimenti ed è mancata una correzione degli errori fatti in precedenza – i cosiddetti tagli lineari – e, infine, è evidente che il decreto sulle liberalizzazioni è stato quantomeno ambiguo, se anche il Ministro della Salute sente la necessità di ribadire che l’orientamento del Governo è quello di promuovere il ricorso a equivalenti e biosimilari. Accanto alla necessaria spending review è ormai evidente che in sanità occorre anche una revisione dei tagli, se non si vuole che il welfare italiano imploda”.

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Giro di vite tra spending review e razionalizzazione strutture

Posted by fidest press agency su martedì, 15 Mag 2012

Si dovrebbero concentrare soprattutto sulla Sanità le attenzioni di Enrico Bondi, il commissario per la spending review del governo Monti. Il piano operativo dell’ex manager Parmalat dovrebbe essere consegnato ufficialmente entro la fine della settimana ma le indiscrezioni che arrivano dall’esecutivo mettono il Servizio sanitario tra i primi destinatari degli interventi di razionalizzazione. Nel mirino, in particolare, dovrebbero finire gli acquisti: nelle sue indagini, infatti, Bondi ha scoperto che la Consip (la società del ministero delle Finanze per la centralizzazione delle gare d’acquisto) riesce a svolgere il suo ruolo soltanto in parte, perché i dati relativi a prezzi e offerte vengono inviati e registrati soltanto a mesi di distanza rendendo inutili le comparazioni. Di qui la proposta, che dovrebbe far parte del piano di spending review, perché entro luglio l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici metta on line i prezzi di farmaci e dispositivi medici. L’obiettivo è quello di fare in modo che le offerte avanzate dai fornitori vengano incrociate in tempo reale con i valori della banca dati, in modo da valutarne congruità e convenienza all’atto dell’offerta e permettere all’amministrazione di bloccare l’acquisto in caso di scostamenti ingiustificati.
Intanto alla voce Sanità altri risparmi dovrebbero realizzarsi a breve grazie alla chiusura di circa 11mila strutture pubbliche tra consultori, ambulatori di salute mentale, Sert e via di seguito. Niente a che vedere con la spending review: l’operazione è frutto di un documento firmato a marzo dai dicasteri di Salute ed Economia e ora all’esame nelle Regioni sottoposte a Piani di rientro. In sostanza, il provvedimento rivede i parametri relativi all’istituzione di strutture semplici e complesse e obbliga gli assessorati ad adeguarsi ai nuovi standard entro la fine dell’anno. Secondo alcune stime, nel solo Lazio dovranno chiudere più di 1.200 strutture, in Piemonte poco meno di 1.900, in Campania addirittura quasi novemila. Per Fp-Cgil Medici, è a rischio l’assistenza territoriale in molte province. (fonte doctornews33)

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