Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘speranza vita’

Esistenza umana tra eccezioni e regole

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Il percorso esistenziale di tutti gli esseri viventi si fonda su una logica che considera le aspettative di vita entro due precisi parametri: quello delle eccezioni e quello delle regole. Se si è giovani e si muore è un’eccezione. Se si è anziani e si muore è una regola. Se questi sono i paletti entro i quali dobbiamo procedere la logica vuole che per i primi occorre disporre il massimo delle risorse e per i secondi quello che resta. E’ così connaturato tale convincimento che le nostre coscienze si ribellano se un giovane muore privato dell’assistenza ma ci lascia meno risentiti, se non indifferenti, se ciò accade ad un anziano a prescindere dall’ipocrisia “pietistica” di alcuni “moralisti”. In passato tale pensiero era stemperato dalla ridotta presenza degli anziani e dall’idea che la sfida da essi ingaggiata contro le “regole” ben valesse d’ospitarli e d’ascoltarli. Oggi l’evoluzione della scienza medica e biologica ci ha aperto nuovi scenari dilatando l’arco delle eccezioni, rispetto alle generazioni passate. In pratica se all’inizio del XX secolo si considerava vecchio un sessantenne oggi lo è per un ottantenne e forse oltre. E’ un bene, quindi, per la scienza vivere più a lungo ma non lo è altrettanto se non interveniamo con adeguati correttivi a una reale ridistribuzione delle risorse e alla limitazione delle nascite. Il XXI secolo deve essere, quindi, anche il secolo che ponga seriamente questo problema all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e la renda consapevole che se si allunga il ricambio generazione dobbiamo anche limitare in qualche modo il numero delle presenze complessive per ogni generazione e che tutti insieme dobbiamo convenire che se le risorse non sono illimitate è necessario fare delle scelte di merito. Pensiamo ai costi in vite umane, in sacrifici, sprechi, distruzioni che provocano le guerre, i conflitti, tribali e razziali e quanto sia più saggio evitarle per impiegare tali mezzi in chiave solidaristica. E’, ovviamente, una svolta di ardua impresa, considerate le conflittualità che hanno costellato ogni generazione dai millenni trascorsi ad oggi. Eppure dobbiamo arrivarci se non vogliamo distruggere ciò che ci resta di buono dentro di noi nel rispetto del prossimo, nella mano che stendiamo alla ricerca di un altro calore umano. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Fidest: riforme strutturali

Posted by fidest press agency su martedì, 23 agosto 2011

In questi giorni, dopo il varo del decreto sulla manovra del Governo, si fa un gran parlare di tagli a partire da quelli della politica ma poco si discute sulle riforme strutturali che possono da sole mettere in ordine i conti dello Stato andando ad aggredire proprio la fonte di tutti gli sprechi, gli abusi, le truffe e quanto altro.
Partiamo dalla riforma più temuta ed esorcizzata: le pensioni. Oggi l’attuale sistema segna il suo inevitabile destino se pensiamo che la speranza di vita si allunga e la stessa qualità migliora. Nello stesso tempo appare uno spreco mettere “fuori servizio” energie ancora valide anche se per farle rendere al meglio potrebbero cambiare “mestiere”. L’esempio classico lo possiamo fare con il giocatore di calcio professionista. Di solito a 35 anni appende gli scarpini al chiodo ma non è certo un pensionato. Si cercherà un altro lavoro, ovviamente. E nel coso della vita di ciascuno di noi, un lavoro usurante deve pur avere un limite ed essere alternato, se si vuole, a qualcosa d’altro. A questo riguardo anni fa i Centri studi della Fidest prepararono uno “studio di fattibilità” dove la parola “pensione” fu sostituita con “rendita assicurativa” e stabilita una cadenza decennale al termine della quale il lavoratore avrebbe potuto percepire il 20% della media delle retribuzioni del decennio in questione. In 40 anni avrebbe potuto godere di una rendita pari all’80% di quanto mediamente percepito nel corso di detto periodo ma non è detto che potesse andare oltre e raggiunga i 50 ed anche i 60 anni. Quindi nessun sbarramento di “vecchiaia” ma solo l’opportunità di cambiare modulo lavorativo, di scegliere quello che potrebbe essergli più congeniale in base all’età e al suo stato di salute e anche d’aderire al progetto “Cittadella del sapere” dove potrebbe offrire la sua esperienza lavorativa in favore dei giovani.
L’altra riforma è quella della sanità. Il modulo conduttore è dato da una constatazione. Oggi la salute è in mille modi insidiata e la possibilità di vivere più a lungo pone problemi seri sulla tenuta delle nostre forze e del come gestirle. Ecco perché in luogo dell’assistenza generalista che prevede un intervento durante e post il nascere di un male la logica del “pre” ovvero della “prevenzione” lo anticipa all’occorrenza o ne controlla la performance in corso d’opera. Può apparire strano ai non addetti ai lavori ma una prevenzione generalista comporta, a regime, un forte risparmio di risorse e di metodi di lavoro sanitario e assistenziale oltre a razionalizzare i vari tempi di risoluzione. Faccio un solo esempio, tra i tanti: se si pianifica un intervento chirurgico è possibile anzitempo prelevare il sangue del paziente per utilizzarlo all’occorrenza oltre a stabilire il giorno più adatto e la struttura più disponibile e lo specialista più indicato. Ma la prevenzione vuole dire, ovviamente, molto di più e toccare tutta la filiera assistenziale. Un paziente dotato di un chip nel quale sia compresa la cartella clinica e la sua anamnesi può significare, in caso di un intervento d’emergenza (infarto, ictus), più rapide risposte sanitarie. Ma vi è anche l’altro discorso che coinvolge direttamente la prevenzione con un check-up periodico che possa monitorare lo stato fisico della popolazione e poter intervenire all’insorgenza del male. Lo studio, nei dettagli è stato pconcretizzato da una ricerca condotta dai Centri studi della Fidest.
Un altro tema di più ampia portata, e tende a coinvolgere interi continenti, è quello denominato “cittadelle del sapere” e che prevede la costruzione di piccole cittadine (massimo 50 mila abitanti) nelle aree del terzo mondo dove si possono misurare le competenze e le esperienze di operatori occidentali della terza età con i giovani locali per avviarli a professioni utili e più richieste sul mercato del lavoro ma anche un modo per restare nel proprio paese rendendosi disponibili nei servizi e quanto altro. Un’altra riforma è quella della giustizia. E anche qui i Centri studi della fidest hanno messo a punto una soluzione adeguata. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La salute per tutti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2009

E’ l’appello che il dott. Franco Previte rivolgerà in conferenza stampa a Roma il 10 dicembre 2009 ore 16 Palazzo Marini “Sala Conferenze” della Camera dei Deputati Via del Pozzetto, 158 (angolo Piazza San Silvestro) sul tema della salute. Per quanto l’argomento possa essere ovvio e persino scontato in pratica presenta aspetti a dir poco inquietanti. La salute, non dobbiamo dimenticarlo, è una conquista della società civile e gli sforzi che oggi compiono la ricerca scientifica, l’ingegneria genetica, la biotecnologia e la farmaceutica hanno un solo obiettivo: combattere le malattie con la prevenzione e le terapie mirate riducendo i danni collaterali che ne derivano e allungare la speranza di vita. Si incomincia con l’affermare il diritto alla vita ma poi perdiamo il valore che ad essa attribuiamo se non assicuriamo il diritto all’esistenza a milioni di bambini e di madri che a tutt’oggi muoiono di fame e di sete, di malattie e sono emarginati dalle loro invalidità e da tare genetiche. E’ una contraddizione nei termini che inaridisce gli animi e li rende insensibili a valori che pur riteniamo condivisi e condivisibili quali il rispetto per la vita umana che non può avere limiti assistenziali in base all’età, alla condizione economica, allo status di malato cronico, al disagio mentale e agli handicap natali e post natali. La tesi che taluni sostengono è che mancano le risorse per assicurare un’assistenza adeguata per tutti e che è necessario, di conseguenza, fare delle scelte considerando che vanno privilegiati i giovani a scapito degli altri. Questi, cioè, che per le loro condizioni di salute e di età non sono più una risorsa per la società. E’ una filosofia di vita che nega la vita stessa poiché rifiuta i valori e privilegia il culto selettivo tra chi vive con il superfluo e chi non vive perché gli manca il necessario. Le stesse risorse sono impiegate per favorire gli interessi particolari, la ricchezza di pochi negandone un’equa ridistribuzione e con essa il rispetto per chi si vuole far nascere ma si deve anche volergli garantita una esistenza dignitosa e una assistenza adeguata. E’ l’appello per risvegliare le coscienze, renderle consapevoli di una realtà che nega la solidarietà, la comprensione e l’amore verso quel prossimo che soffre, che tende la mano e che noi ignoriamo e rimuoviamo dalle nostre coscienze. Non facciamo che il tempo continui a renderci sempre più aridi, a fare dell’homo… homini lupus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Catena alimentare e selezione della specie

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2009

Editoriale fidest. L’informazione sulla fame del mondo e delle condizioni di estrema povertà di tanto in tanto conquistano l’attenzione dei media e l’occasione permette a tutti noi di riandare ad un tema che è e resta centrale nella realtà quotidiana e dovrebbe indurci ad interventi più decisi e duraturi. Non è, purtroppo, così. La questione la suddividerei in due parti. La prima riguarda il contingente e le misure adottabili devono essere fondate sulla necessità di programmi alimentari che consentano di stimolare le popolazioni interessate a produrre in proprio con l’ausilio di tecnologie ad hoc. La seconda riguarda le ragioni della nostra esistenza e la capacità di sostentamento che ci permette di utilizzare le risorse in rapporto alla loro effettiva disponibilità. In altre parole la popolazione mondiale che si avvia sui sette miliardi è eccessiva. Dobbiamo contenerla se non ridurla. Vi ostano pregiudizi di ogni genere, ovviamente. Eppure dobbiamo arrivarci. La natura ci insegna con la logica della “catena alimentare” e l’ecosistema si tutelano con la selezione naturale delle varie specie. Chi è, invece, al vertice di questa catena ha, da una parte, il vantaggio di non subire decimazioni da soggetti più forti e aggressivi, ma dall’altra subentra il rischio di un eccesso di presenze che finiscono con l’alterare l’equilibrio delle altre categorie e, in ultima analisi, di far collassare l’intero sistema. E’ di questi giorni la notizia, ad esempio, dell’aumento dei consumi dei prodotti ittici e il pericolo che essi possano provocare danni irreversibili con la loro estinzione. Ma vi è anche un altro e più insidioso pericolo. Riguarda la selezione della specie. I più dotati già oggi si sentono una sorta di “casta privilegiata” e sanno concentrare a loro uso e consumo le grandi risorse della natura a svantaggio degli altri. Se tutto ciò diventasse “sistema” avremmo su sei miliardi di abitanti ben 4-5 miliardi di “paria” e restarvi, senza soluzione di continuità, contro i restanti che potrebbero assorbire quasi in toto le risorse energetiche ed alimentari esistenti. Se ponessimo questo aspetto tra gli argomenti di riflessione e di studio  e senza caricarlo da condizionamenti di natura religiosa e di “sufficienza accademica”, forse riusciremmo a comprendere meglio ciò che siamo e ciò che possiamo essere nel presente e nel futuro se vogliamo offrire una continuità genetica al nostro essere e divenire sulla terra o altrove. In alternativa resta solo l’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Tumore al colon e speranza di vita

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Una speranza per i 40.000 italiani, dei quali il 55% donne, che ogni anno si vedono diagnosticare un tumore al colon. E’ quanto veniamo a sapere da un articolo apparso tempo fa sul giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri a firma della giornalista Anna Maria Greco e che per l’importanza che riveste l’argomento riteniamo utile richiamare. Il testo dell’articolo si rifà ad una comunicazione scientifica di notevole importanza presentata al congresso annuale dell’American College of Surgeons di San Francisco dal chirurgo prof. Cristiano Huscher, primario all’ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma. Si tratta di interventi chirurgici d’avanguardia per operazioni molto complesse per tumori al pancreas e al colon oltre che calcoli al fegato. “Huscher usa il bisturi ad ultrasuoni, che riduce del 35% la durata dell’intervento ed evita perdite di sangue.” E la Greco precisa: “Invece di aprire l’addome per 25-30 cm., in 5 ore asporta gli organi malati attraverso 4 fori di 9 millimetri. La degenza scende da tre ad una settimana, la convalescenza da tre mesi a 3 settimane e sia fisicamente che psicologicamente il paziente, soprattutto se anziano, si riprende prima e meglio.” Qui parliamo di grosse cifre: di oltre mille interventi al colon per estirpare un tumore. Ma la Greco ci fa anche sapere che esiste un secondo esperto italiano che è Raffaele Pugliese primario del Niguarda di Milano. Anche lui lavora sui grandi numeri poichè ha al suo attivo ben oltre 800 interventi. Entrambi adottano la stessa tecnica. Li seguono, sia pure ad una certa distanza, chirurghi come quelli degli ospedali di Alessandria, di Monfalcone (Gorizia), di Grosseto, di Civitanova, del Monadi di Napoli e di altri. Nel dettaglio riprendiamo la tecnica adottata da Huscher così come la descrive la Greco: “si tratta di un sistema elettronico per operare guardando non il paziente ma la sua ricostruzione digitale, grazie alla strumentazione avveniristica ESS (Envision Stereoscopic System) che rende le operazioni più precise e sicure. Solo tre centri al mondo sono in grado di eseguire questi interventi: Uno a New York ed uno di Bordeaux che contano 10 casi e il San Giovanni di Roma che ne vanta 30 negli ultimi cinque anni.”

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I media che non rispettano la vita e nemmeno la morte

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2009

Lettera al direttore Caro direttore, io capisco; capisco che abbiamo bisogno di distrarci, e non pensare sempre ai tanti lavoratori che improvvisamente si sono trovati nella disperazione per aver perso il posto di lavoro, né sempre ai poveri cristi che nella speranza di una vita diversa, la vita la perdono in mare; e neppure alle morti nere nere chiamate bianche. Capisco che ogni tanto conviene guardare in televisione anche trasmissioni serene, magari di canzoni, come X Factor su Rai 2, che l’altra sera ho visto con piacere. Poi ho cambiato canale, sono andato su Rai 1, solo per pochi minuti. C’era una specie di palcoscenico, con il primo attore che parlava di sangue, del sangue di una povera ragazza uccisa con feroce violenza, e in primo piano un computer ed una bicicletta. Ognuno si distrae a suo modo, ho pensato. E poi ho pensato ancora: ma i giudici che si occupano del caso, saranno contenti che qualcuno faccia una sorta di processo in televisione? E ancora: la sventurata ragazza morta, sarà contenta che a parlare del suo sangue, delle macchie del suo sangue sparso, non siano solo le persone costrette dal proprio lavoro (carabinieri, giudici, periti, cronisti, ecc.), ma anche un conduttore che fa spettacolo? Sarà contenta la sventurata ragazza morta che si parli e si straparli in televisione della sua tragica morte e tante volte si faccia il suo nome? Da piccolo mi avevano insegnato una preghiera in latino: “Requiem aeternam dona eis Domine et lux perpetua luceat eis, requiescant in pace. Amen”. La conoscerà Bruno Vespa? (Attilio Doni Genova)

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Il rapporto tra l’occupato e il pensionato

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2009

Editoriale fidest. E’ andato decrescendo a svantaggio dell’occupato e, secondo le previsioni, toccherà il raddoppio per il 2010: due pensionati per un occupato in seguito a due eventi concomitanti: a) Prolungamento della vita b) Minori possibilità lavorative che generano disoccupazione, sottooccupazione, part-time, lavoro nero, mancati aggiornamenti tecnologici, professioni che scompaiono e altre che non si diffondono con la stessa velocità, ecc.) L’argomento è di grande attualità in questi giorni poiché l’attuale Governo è tendenzialmente portato a colpire il sistema previdenziale, unitamente a quello assistenziale per far quadrare i conti pubblici in dissesto. I motivi sono senza dubbio seri e noi tutti ben li conosciamo, ma ritengo anche che ben altre vie sono percorribili per porvi riparo. Pensiamo, ad esempio, ad un miglior funzionamento della macchina pubblica i cui sprechi non sono venuti meno nonostante che da anni si parla di rigore e di sana amministrazione e ad una  pianificazione delle risorse e ad un loro più efficace utilizzo. Da queste mancate soluzioni è venuta meno una lotta più serrata e soprattutto più efficace alle evasioni e ai malgoverni locali e centrali degli Enti e delle istituzioni pubbliche e private. In effetti un tentativo è in atto, con il ministro Brunetta, se l’iniziativa non fosse viziata dal tentativo non tanto di far funzionare la pubblica amministrazione quanto di scardinare il suo ruolo privatizzando i profitti e lasciando alla mano pubblica i servizi in perdita. Stiamo, in altri termini, pagando il prezzo di una politica economica fondata sui privilegi di pochi e sui sacrifici di tanti. Certo, il governo è in grave difficoltà anche per le mancate scelte del passato però, a questo punto, non può pretendere di mettere mano ai tagli là dove la gente non può difendersi. Resta la solita tecnica dei Governi di destra dominati dalla logica dei potentati dove si diventa deboli con i più forti e forti con i deboli, mentre il centro-sinistra una volta al governo ha dato prova d’incapacità decisionale per i veti incrociati al suo interno. Ora le pensioni stanno diventando il vero banco di prova di questa protervia governativa di scaricare sui più deboli ed esposti gli errori che dal passato al presente mostrano la loro lunga ombra che ha tutti i requisiti per  protendersi minacciosa sul  nostro futuro proprio perché nessun governo ha cercato di porvi riparo con una iniziativa che affronti la questione nella sua globalità.  Oggi, dalle poche notizie che filtrano, sappiamo che per l’ennesima volta resta la logica di sempre ovvero quella di operare tagli alla cieca pur di non mettere mano a una seria riforma del sistema. Ritengo, invece, che sia giunto il momento di dare una risposta ferma poiché la misura è colma e il peso è insopportabile. Il rovescio della medaglia è inquietante. Se si vuole, infatti, la “morte civile” di milioni di pensionati va detto chiaramente e non si instilli in essi il “lento veleno” dei sacrifici economici che portano i poveri alla infelice condizione di indigenti e di disperati drogati da un eccesso d’informazione che confonde e non educa la gente a capire e ad assumere consapevolmente le sue scelte. D’altra parte è inutile che ci illudiamo, oltre ogni ragionevole misura.  I nostri giovani non troveranno con facilità dei posti di lavoro perché sono venuti meno i ben noti “ammortizzatori sociali” offerti dalla mano pubblica con impieghi facili, anche se scarsamente remunerati, e dalla presenza di imprese private che private avevano solo il nome in quanto venivano foraggiate dallo Stato per interessi clientelari e di consorterie politiche.  E di imprese senza “mercato” in Italia ve ne ancora tante e quel che è peggio continuiamo a sostenerle pur sapendo che non hanno un avvenire. D’altra parte dobbiamo riconoscere il fallimento della vecchia previdenza statalista proprio perché si riduce la forza lavoro, aumenta la disoccupazione e la vita si allunga con un pensionato più longevo. La logica vorrebbe che di pari passo si procedesse con l’allungamento dell’età lavorativa portando da 35 a 40 anni i contributi massimi e nello stesso tempo si offrisse ai “pensionati”, ancora “efficienti” fisicamente ed intellettualmente, l’opportunità di ricoprire posti e servizi in “part-time” per un recupero “economico” derivante dall’erosione della pensione dal “caro vita” e con un prelievo ad hoc da tali lavori che andasse a beneficio di coloro che non sono più in grado di essere “riciclati” in attività lavorative. Nello stesso tempo potrebbe essere consentito ai giovani una “pensione integrativa” da pianificare con i contributi volontari versati agli istituti previdenziali appositamente autorizzati dallo Stato. Diciamo pure che queste “proposte” dovevano essere messe in cantiere già una decina di anni fa per trovarci oggi nella condizione di trarne un qualche beneficio. Applicarlo ora diventa complesso per due ordini di motivi: Prima di tutto giacché il “buco” dello Stato continua ad essere, nonostante gli annunciati ripianamenti, sempre più vistoso. Basta pensare ai debiti accumulati dalle amministrazioni locali. In secondo luogo ci troveremo con un incremento forse insopportabile della disoccupazione sia per le possibili riconversioni industriali che per la mancanza di strutture adeguate per aggiornamenti professionali, per il recupero del gap dell’istruzione tradizionale chiaramente inefficiente ad affrontare il nuovo e il diverso che si profila nel mondo economico occidentale e per la mancata “industrializzazione” di vaste aree del nostro Paese.  E dire che per qil meridione abbiamo speso, dal dopo guerra ad oggi,  ben mille miliardi di euro tradotti al valore attuale per ritrovarci al punto di partenza. In definitiva per far rientrare nei binari della normalità l’azienda Italia, dovremmo continuare a “licenziare” i dipendenti pubblici eredi di organici gonfiati per motivi politici, riconvertire numerose produzioni e provocare un calo dell’occupazione nell’industria e nei servizi. Nel frattempo continueremo con le ben note inefficienze con una impresa pubblica al solito inefficace e sprecona dove mancano i magistrati ma abbondano i maestri, dove crescono i medici ma mancano i paramedici, dove sono carenti i posti letto ma vengono chiusi i piccoli ospedali  e così via. Se questo è l’andazzo dobbiamo seriamente ripensare a tutta la filiera generazionale che ci porta dalla nascita all’ultimo passo e capire come vanno riscritti i vari passaggi pur tenendo fermi i principi consolidati nei suoi valori fondanti e nella volontà di un’equa ridistribuzione delle risorse. Da qui parte il progetto messo a punto dai Centri studi della Fidest e che ha mostrato la sua validità incassando numerosi consensi ma ha trovato anche una larga fetta della classe politica, e dai media che la fiancheggia, delle chiusure pregiudiziali legate più alla logica della dipendenza ai poteri forti, alle lobby e ai comitati d’affari che non a quella del senso dello Stato e di una corretta giustizia distributiva delle proprie risorse. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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