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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Il carcere e la speranza: un percorso di vita nuova

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Roma giovedì 11 aprile 2019, alle 14.30, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) incontro “Il carcere e la speranza: un percorso di vita nuova” organizzato dall’Ufficio Formazione Integrale dello stesso ateneo in collaborazione con la Società di San Vincenzo De Paoli. Dopo il saluto di Padre Gonzalo Monzon LC, Direttore dell’Ufficio Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma, interverranno: Antonio Gianfico, Presidente nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli e Claudio Messina, Delegato nazionale Carceri della Società di San Vincenzo De Paoli. Verrà presentata anche la testimonianza della vittima di malagiustizia Roberto Giannoni che ha conosciuto il carcere da innocente. Trarrà le conclusioni Carlo Climati, Direttore del Laboratorio “Non sei un nemico!” dell’Università Europea di Roma.
Con 850.000 soci e 1.500.000 volontari in 155 Paesi del mondo, una rappresentanza presso le Organizzazione delle Nazioni Unite di Ginevra, la Società di San Vincenzo De Paoli è una delle associazioni più vaste e radicate sul territorio. Fondata a Parigi nel 1833 dal Beato Federico Ozanam insieme ad un gruppo di giovani studenti della Sorbona, cattolica ma laica, l’organizzazione ha come scopo principale quello di aiutare le persone più sfortunate: i bisognosi, gli ammalati, gli anziani soli, chiunque si trovi in difficoltà.
“Povertà tra le povertà – afferma Antonio Gianfico – il carcere rappresenta un impegno di carità tra i più difficili e coinvolgenti”. “L’aiuto dei volontari – prosegue il Presidente – non si riduce ad una visita fine a se stessa, ma coinvolge il detenuto in un percorso di recupero e prevenzione. Ed è questo che offre la Società di San Vincenzo De Paoli: non solo un sostegno materiale, ma soprattutto attenzione umana, amicizia, aiuto a redimersi, a ritrovare se stesso e un giusto ruolo nella società”. L’Associazione si preoccupa anche della cura delle famiglie che hanno congiunti in carcere, accompagnandole in un cammino di educazione alla legalità per scongiurare il fatto che i figli possano ricadere negli stessi errori dei propri genitori.Nell’occasione verrà anche presentato il Premio Carlo Castelli per la solidarietà, concorso letterario riservato ai reclusi delle carceri italiane, organizzato dalla Società di San Vincenzo De Paoli in collaborazione con il Ministero della Giustizia ed il patrocinio di Camera e Senato.“Un bell’incontro che vuole presentare – conclude il Presidente della San Vincenzo – il ruolo del volontariato come attenzione al prossimo secondo i valori e gli insegnamenti del Vangelo”.

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Un saluto al 2018 aspettando il 2019 con lo sguardo rivolto al FUTURO

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Un noto pensatore e fondatore del Buddismo dal nome Nichiren Daishonin era solito citare nei suoi scritti questa frase”UNO È LA MADRE DI DIECIMILA”. Il significato è molto profondo.
Sta ad indicare che tutto inizia da un singolo passo. Continuando a fare un passo dopo l’altro sarete in grado di raggiungere anche gli obiettivi più difficili.
Il SUCCESSO SCATURISCE DAGLI SFORZI!!!Il futuro non è qualcosa da aspettare passivamente, ma qualcosa che va creato. I sogni e gli ideali che nutrirete vi aiuteranno a costruire il vostro personale futuro e ad illuminare la strada che avete di fronte. La chiave è non mollare mai.Le persone si possono distinguere dal loro atteggiamento :positivo o negativo.
L’atteggiamento fa la differenza.Le persone con atteggiamento positivo sono consapevoli di dover iniziare tutto da zero con la certezza di non dover mai demordere. Le persone con un atteggiamento negativo, al contrario, misurano se stesse in relazione alla perfezione, spesso non si sentono all’altezza ed hanno la tendenza a demordere.Quindi per quanto difficile possa essere la strada che avete intrapreso, se continuate a sforzarvi con atteggiamento positivo farete sicuramente dei progressi. Un illustre accademico una volta mi disse che nell’imparare qualcosa di nuovo o nell’intraprendere nuovi percorsi o progetti spesso si incontra un muro che SEMBRA impossibile da superare.
Ecco!!!! Proprio quello è il momento decisivo. É lì che bisogna mantenere la determinazione, senza esitazioni, con atteggiamento positivo continuando ad avanzare, un passo alla volta.In questo modo alla fine, la strada si aprirà. Buon anno a Tutti!!! (n.r. Ci associamo agli Auguri a partire da Daniela Lombardi chi ci ha resi partecipi di questa riflessione e che condividiamo.)

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Carceri e salute. Lo svapo: speranza o illusione?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

Il tempo in carcere non è un’illusione. Passa lento, inesorabilmente lento. In carcere il tempo dovrebbe servire a impostare utili percorsi di risocializzazione per quando, scontata la pena, la persona ristretta torna a vivere nella società. E magari a imparare un lavoro, acquisire una professionalità o più semplicemente a capire gli errori commessi. Se invece, come spesso accade, quel tempo scorre abbandonato nell’inedia o nel logoramento della nostalgia, può capitare che chi esce abbia maturato la convinzione che la pena subita sia superiore al crimine commesso. Il tempo è così, saggio o perfido allo stesso tempo. E se le condizioni di detenzione ricordano più le burella (Le burella sono le antiche carceri fiorentine dell’epoca medievale. Stretti percorsi sotterranei, vere caverne, dove venivano rinchiusi i prigionieri al buio e in condizioni igieniche spaventose. Dal carcere prese nome anche la strada di Firenze nella quale era situato e che lo conserva tuttora, via delle Burella.) del Medioevo che non la civiltà dello Stato di Diritto, allora è la malattia a giocare la partita più indecente che si possa immaginare.
Un detenuto è una persona affidata nelle mani dello Stato, che dovrebbe garantirgli assistenza e provvedere alla sua salute. Lo dice il buon senso, lo recita la Costituzione. Andiamo allora a leggere cosa dice l’Agenzia di Sanità della Regione Toscana che ha recentemente rilasciato un’importante rilevazione sulla salute in carcere, un’indagine sugli istituti penitenziari nella regione. In carcere, ci informa il rapporto, ci si ammala più che fuori, non c’è prevenzione e le cure sono difficili e sempre ritardate. Ci si ammala di disturbi psichici (38,5% delle persone ristrette), di malattie infettive e parassitarie (16,2%), di malattie del sistema circolatorio (15,5%), di malattie endocrine, del metabolismo e immunitarie (12,1%), di malattie dell’apparato respiratorio (4,4%) e via dicendo, anzi ammalando. In altre parole un detenuto su due soffre di almeno una patologia. Incredibile? Mica tanto.
Si diceva della prevenzione. Una parolina difficile in carcere. Fuori, chiunque di noi si affida al proprio medico per analisi di routine, consigli su stili di vita salutari e attività fisica. In carcere tutto questo non è possibile: stai chiuso in una cella per venti ore al giorno, non hai a disposizione un’assistenza sanitaria come si deve, il vitto è pessimo, il medico lo puoi vedere solo dopo una richiesta scritta (la famosa domandina), quando va bene. Intanto in cella fumi come un turco, con tutto il rispetto per i turchi, o respiri il fumo altrui. Fumi, il tempo passa mentre la televisione gracchia, e il mutuo soccorso tra detenuti è l’unica risorsa su cui puoi far di conto. In carcere, sempre secondo l’ARS, fuma il 62,4% delle persone detenute contro il 20,5% delle persone libere residenti in Toscana.Proibire il fumo in carcere sarebbe crudele, ma soprattutto inutile. Nel carcere inglese nell’isola di Man, dove il fumo di sigarette fu proibito già tempo fa, i detenuti avevano preso l’abitudine di fumare clandestinamente tutto quel che capitava loro sotto mano: bustine del tè, bucce di banana, perfino cerotti per smettere di fumare. La salute andava a farsi benedire in poco tempo e i casi di affezioni serie all’apparato respiratorio erano gravi e numerosi. L’amministrazione penitenziaria inglese decise allora di lanciare un programma pilota per inserire le sigarette elettroniche tra i beni acquistabili da parte delle persone ristrette. L’esperimento ha avuto un gran successo e da allora i casi di malattie respiratorie si sono ridimensionati, e insieme anche i numerosi disturbi psichici.Il nostro Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) nel dicembre 2016 ha autorizzato, attraverso una circolare, il fumo a vapore, lo svapo, nelle carceri italiane. Nonostante ciò, pur a fronte di dati come quelli della ARS Toscana che mostrano i seri danni del fumo di sigaretta in carcere, e nonostante gli sforzi di alcuni esponenti del mondo dello svapo italiano e di Rita Bernardini del Partito Radicale, nessun istituto ha ancora introdotto questa possibilità. Perché? Le ragioni sono sempre le stesse: burocrazia, sistemi di sicurezza particolari, problemi tecnici ma sopratutto la mancanza di coraggio da parte delle direzioni dei penitenziari italiani. Eppure gli inglesi hanno anche inventato una sigaretta elettronica disegnata appositamente per i detenuti, la E-burn, completamente sigillata e usa e getta. Un ministro inglese si è dichiarato convinto dalle prove fornite dai medici sulla riduzione del danno e sulla non tossicità dei vapori passivi emessi dalla E-cig. In Italia intanto il tempo passa invano. E’, letteralmente, tempo bruciato. (Massimo Lensi, consulente Aduc, fondatore dell’associazione Progetto Firenze)

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Giovani, Speranza, Trasparenza, Diritti, Cambiamento, Sostenibilità

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

In un periodo offuscato dagli slogan e dalla propaganda sulla pelle dei più deboli e indifesi, come coloro che fuggono da povertà e conflitti, è compito delle organizzazioni non governative di solidarietà e cooperazione internazionale affermare la centralità e il significato di un vocabolario essenziale per affrontare le sfide del nostro tempo.Non c’è futuro possibile costruendo mura e steccati, abbattendo ponti, sacrificando i valori della solidarietà, dell’inclusione, del diritto internazionale. Non c’è futuro possibile se l’Italia, l’Europa e il mondo accantoneranno gli impegni assunti a New York il 27 settembre 2015, sottoscrivendo l’Agenda 2030 con i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.
È con queste idee in testa che il CISP – Sviluppo dei Popoli si appresta a riunire la sua assemblea annuale dei soci, il 23 giugno 2018, per approvare il bilancio del 2017, riflettere sulla sua nuova dichiarazione di intenti adottata nel gennaio 2018 e aggiornare la programmazione strategica e operativa.Si tratterà di un’assemblea aperta alla partecipazione di non soci, in particolare giovani studenti universitari interessati alla cooperazione internazionale, che si terrà nell’aula ‘Oriana’ del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza a Roma, Via Salaria 113 (ore 9.15-13). Si tratta di una scelta precisa: quella cioè di aprire le porte a chi si affaccia al nostro mondo, incoraggiando la partecipazione e la riflessione su tematiche tradizionalmente interne alle organizzazioni, quali il bilancio, la programmazione, le scelte strategiche ed organizzative.I giovani, come tutti i cittadini, hanno il diritto di conoscere come un’organizzazione di cooperazione internazionale intende rispondere alle sfide del nostro tempo, quali passi sta compiendo per contrastare l’esclusione sociale e la povertà estrema anche qui in Italia, oltre che in Africa, in America Latina, in Medio Oriente, nel Mediterraneo, in Asia. I cittadini hanno diritto di sapere come i progetti vengono valutati, a quali risultati sono giunti, come sono stati spesi i soldi ricevuti da privati e agenzie pubbliche nazionali e internazionali. La gente vuole sapere cosa significhi operare per la tutela dei diritti lì dove questi sono più sistematicamente violati, a sostegno dei rifugiati, dei richiedenti asilo, degli sfollati.
Questo è il senso dell’assemblea del 23 giugno: un impegno ad avvicinare la prassi di cooperazione alla cittadinanza, dando a tutti, soci e non soci, la possibilità di intervenire, chiedere approfondimenti, esprimere valutazioni, concorrere ad aggiornare la programmazione strategica e operativa.Un impegno anche verso la formazione dei giovani, per sostenerne la capacità di essere protagonisti nelle sfide del nostro tempo, tenendo fermi valori forti, quali la giustizia, la solidarietà, la pace.

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Ergastolani: uomini senza speranza e senza futuro?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Dopo più di un quarto di secolo di carcere duro, sono ormai 15 mesi che sono sottoposto al regime di semilibertà, anche se il mio fine pena rimane, come per tutti gli ergastolani, il 31 dicembre 9.999. Da un anno e tre mesi passo le notti in carcere ed esco tutte le mattine per recarmi in una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, dove presto servizio volontario. In questo modo sono felice perchè la mia pena ha finalmente iniziato ad avere un senso e fa bene a me stesso e alla società.Leggendo l’altro giorno la proposta politica della Comunità Papa Giovanni XXIII (La Società del Gratuito, programma per elezioni politiche 2018) ho pensato che Don Oreste continua a lottare per gli ergastolani anche da lassù perché, fra le moltissime altre belle proposte ai politici, c’è anche l’abolizione della pena senza fine: L’Ergastolo Ostativo è una condanna fino alla morte. Una simile condizione detentiva non rientra nell’orizzonte costituzionale di una pena finalizzata alla rieducazione del reo. La Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, già con un’importante sentenza nel 2013 ha affermato il principio per cui l’ergastolo senza possibilità di liberazione anticipata o di revisione della pena è una violazione dei Diritti Umani, poiché l’impossibilità della scarcerazione è considerata un trattamento degradante ed inumano contro il prigioniero, con conseguente violazione dell’art. 3 della Cedu. (Punto 3, pagina 7) Voglio ringraziare pubblicamente Giovanni Paolo Ramonda, successore di Don Oreste Benzi, e tutta la Comunità per la presa di posizione nel chiedere l’abolizione della pena dell’ergastolo, anche a nome di tutti gli ergastolani.Non si può condannare un uomo per tutta la sua vita e, a parte l’errore, è un orrore. Molti di noi sono diventati uomini nuovi, perché continuare a punirci? Che c’entriamo noi con l’uomo che ha commesso il reato tanti anni fa? Don Oreste, quando venne nel carcere di Spoleto, non esitò un attimo a schierarsi dalla parte dei più cattivi (prima di lui lo aveva fatto solo Gesù). E a dieci anni della sua morte non nascondo che spesso mi sono chiesto perché se ne sia andato così presto in Cielo. Non poteva rimanere ancora un po’ su questa terra per darci una mano ad abolire la “Pena di Morte Viva”?
Nonostante le numerose iniziative, appelli, lettere, raccolte di firme e le numerose adesioni di persone importanti contro la “Pena di Morte Viva” (l’ergastolo senza benefici), come Margherita Hack, Umberto Veronesi, Agnese Moro, Gino Strada e Don Luigi Ciotti, ma anche di tanti uomini e donne di Chiesa, compreso Papa Francesco, nulla è cambiato. E nonostante siano trascorsi decenni dalle nostre condanne, i “buoni” non sono ancora sazi e continuano a torturarci l’anima, il cuore e la mente. In questi giorni mi domandavo cosa possiamo fare noi ergastolani per far capire che ricambiare male con altro male (murare viva una persona senza neppure la compassione di ucciderla) alla lunga fa sentire innocente qualsiasi criminale. Per questo siamo grati alla Comunità Papa Giovanni XXIII di aver ribadito ancora una volta l’importanza dell’abolizione della pena dell’ergastolo per recuperare ogni uomo. (Carmelo Musumeci)

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Giovani senza futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

infortuni-lavoroSe stiamo ai dati statistici che ci pervengono, da ciò che vediamo e dalle conversazioni che facciamo, dobbiamo rilevare un certo disagio giovanile che ci preoccupa. Osserviamo una generazione che tende a chiudersi in se stessa, a non riuscire a percepire i valori della vita e nei casi più gravi ad estraniarsene del tutto scaricando le proprie tensioni ed emotività nel cinismo, nella cultura del consumismo fine a se stesso: Io ho e quindi sono un vincente, tu non hai e sei un perdente. E fino a diventare un giudizio senza appello.
Ma ciò che ci appare più grave è quanti, nel mondo degli adulti, non ne intercettano il malessere cercando in qualche modo di comprendere le ragioni e tentare d’invertire la tendenza. In alcuni casi la spiegazione s’indirizza nella nostra incapacità d’essere coerenti con le scelte di vita che facciamo allorché predichiamo bene e razzoliamo male. In questa misura finiamo con il mostrare il lato peggiore del nostro modo di vedere e pensare. In pratica non diamo certezze ma seminiamo dubbi e ambiguità. Facciamo, ad esempio, del lavoro non un tramite per realizzarsi ma un sistema che tende a sfruttarti e a schiavizzarti. Indichiamo la politica come un obiettivo per ottenere risultati sfruttando le ingenuità degli elettori con false promesse invece di pensare al bene comune. Abbiamo trasformato l’insegnamento scolastico e l’ottenimento di un titolo banalizzandolo e trasformandolo in un qualcosa privo di significato se poi, ad esempio, vi sono diplomati e laureati che finiscono nel calderone dei call center, o a fare i precari, o a svolgere lavori saltuari o a restare disoccupati. Che fine, ci chiediamo, hanno fatto gli studi di greco antico, di latino al cospetto di un mercato del lavoro che ti chiede qualcosa d’altro? Ora che i politici, ancora una volta, si preparano ad affilare le loro lingue per ammannirci le solite promesse da marinaio cosa possono attendersi dai giovani e anche dai meno giovani se non il loro sdegnoso ritirarsi sull’Aventino perdendo forse quello che sarà l’ultimo treno per una società di giusti? (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Comunicare la pace per un futuro di speranza

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

carlo climatiAll’Università Europea di Roma è iniziato il quinto anno di attività del Laboratorio di comunicazione “Non sei un nemico!”, fondato e diretto dal giornalista Carlo Climati. L’obiettivo del Laboratorio è quello di sensibilizzare i giovani ad una nuova forma di comunicazione, che non veda nell’altro un nemico e che sia basata sul dialogo e su una serena accoglienza dell’altro.
Il Laboratorio, teorico e pratico, fa parte delle attività di responsabilità sociale dell’Università Europea di Roma. Esplora le diverse forme di comunicazione del mondo di oggi: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione ai fumetti.“Non sei un nemico!” è il motto, l’idea di base del Laboratorio. I giovani sono incoraggiati a vedere gli altri con uno sguardo nuovo, a creare linguaggi che possano rappresentare un ponte verso tutti, contribuendo all’abbattimento di muri, ostacoli, sospetti e diffidenze.Nell’incontro inaugurale del Laboratorio, Carlo Climati ha ricordato le parole di Papa Francesco nel suo Messaggio per la XLVIII Giornata delle comunicazioni sociali, sul tema della cultura dell’incontro:
“In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto”.“Un buon uso dei media – ha spiegato Carlo Climati – può contribuire a creare solidarietà, unità, dialogo, incontro tra le persone. In ogni forma di comunicazione possiamo e dobbiamo sforzarci di mettere da parte gli scontri ideologici, per lasciare spazio al reciproco ascolto. Questo ci aiuterà a guardare al futuro con fiducia, perché saremo comunicatori di pace”. (foto: carlo climati)

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Una speranza per il futuro dei giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

università europea romaRoma “I giovani e il mercato del lavoro” è il tema di una tavola rotonda che si è tenuta all’Università Europea di Roma, per analizzare gli effetti delle politiche del lavoro nazionali e territoriali e delineare l’evoluzione del mercato nei prossimi anni.
Attraverso questa iniziativa l’Ufficio Orientamento e Job Placement dell’ateneo hanno offerto agli studenti chiavi di lettura e strumenti nella ricerca delle opportunità professionali per il proprio futuro.
Sono tante, oggi, le domande che le nuove generazioni si pongono per il proprio futuro, per cercare di soddisfare quel bisogno di autorealizzazione che permette di stare bene con se stessi e con gli altri.
Marco Vitiello, Coordinatore GdL Psicologia del Lavoro, Ordine degli Psicologi del Lazio, ha detto: “Attorno a questa tavola rotonda mettiamo anche i giovani, cercando di capire e di capirci, tra riforme del lavoro e indagini di e sul mercato, per provare a ridefinire un percorso dove proprio i giovani possono contribuire a ridare un senso, fungendo da stimolo, dando voce alle proprie domande e aspettative, che possono meglio orientare ricerca e politiche di intervento. Ma i giovani possono anche diventare protagonisti del mercato del lavoro, incrementando competenze trasversali di autoimprenditorialità, creatività ed empatia, ma soprattutto guidando e sfruttando le nuove tecnologie per creare un mondo del lavoro “vivibile” e che lasci spazi di vita sana”.
Felice Testa, Professore Associato di Diritto del Lavoro nell’Università Europa di Roma, ha dichiarato: “Sono convinto che non siano le leggi a creare posti di lavoro; questi sì dipendono dal mercato, cioè dal combinarsi delle disponibilità economiche che sono dietro il chiedere e l’offrire lavoro.
Queste combinazioni, però, incidono concretamente sulle scelte che gli individui compiono e hanno delle conseguenze sulle vite delle persone e delle imprese; dunque una legge che regoli quelle conseguenze è necessaria. E se è una legge di diritto del lavoro questa dovrebbe avere come finalità la tutela delle condizioni del lavoratore della sua dignità e della sua personalità perché questa è l’essenza del diritto del lavoro anche quando quel diritto, chiamato a occuparsi delle conseguenze delle valutazioni di mercato, si deve preoccupare di introdurre, o riscrivere, tutele possibili o sostenibili rispetto al contesto economico”.
Secondo il Prof. Felice Testa “le prospettive evolutive dipenderanno molto da come il nostro Paese avvertirà il confronto con altri Paesi dai quali economicamente dipende e da quanto sarà capace, in questo confronto, di far resistere le specificità della propria tradizione di politica del diritto che è quella che fonda la Repubblica sul lavoro quale strumento di inclusione sociale e di affermazione e tutela della persona umana”.
“Ho fiducia – ha spiegato il Prof. Testa – che, con i tempi che saranno possibili, si recupererà la dimensione umana, prima che industriale, del lavoro, magari puntando sulle eccellenze produttive italiane e sul localismo quali motori di un risorgimento economico e sociale”.

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Nizza: Ripartire dalla speranza nella vita

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

Paola-Binetti“Lo sgomento che prende davanti ad un terrorismo sempre più aggressivo, dal volto sempre più disumano, deve farci riflettere molto su quest’attacco sistematico e prolungato portato al cuore della nostra libertà e di tutta la cultura occidentale. Del tir che ieri ha massacrato decine e decine di persone, riunite in occasione di una festa nazionale, ciò che più sorprende è la brutalità con cui l’autista è passato sui corpi accalcati di bambini ed adulti. Ne ha fatto una carneficina, stando di poco sopra a loro, guardandoli in faccia, decidendo a mente fredda su chi passare e su chi no.” Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare che continua:” Ha compiuto un attentato terroristico squallido per modalità e strategia, ma –ci dicono- non era un terrorista. Non era schedato in nessuna di quelle liste prudenziali di cui ormai tutte le questure e le prefetture dispongono. Era solo un piccolo criminale che aveva commesso reati contro il patrimonio, come una serie di furti ripetuti, ma di scarsa entità. Non c’era motivo di fidarsi di lui, ma tanto meno c’era motivo di pensare alla mente perversa con cui ha colpito tanti innocenti giovedì sera. Questa guerra che ha come bersaglio preferito i civili e non i militari; gli scenari di pace e non i teatri di guerra, ci trova del tutto impreparati davanti all’enormità delle situazioni che potrebbero presentarsi. Lo stadio, un pub dove ascoltare musica, un aeroporto, una metropolitana mentre si va al lavoro, una festa nazionale: impossibile mettere porte alla nostra vita ordinaria; inimmaginabile distribuire forze dell’ordine laddove l’ordine dovrebbe essere un fatto naturale. Ma soprattutto lo smarrimento ci coglie davanti a situazioni che non hanno nulla di prevedibile, che non rimandano a regole, criteri, accordi maturati in precedenza. Non c’è una dichiarazione di guerra, non c’è un codice d’onore, non ci sono principi, c’è solo una violenza irrazionale che non conosce principi; che non distingue tra le persone e colpisce nel mucchio per fare il maggior danno possibile. L’autista, identificato con facilità, ha mostrato tanto disprezzo per la vita degli altri quanto per la propria; la sua stessa vita non aveva più valore di quella altrui e questo fatto resta un mistero. La cultura della morte sembra essere la struttura portante di questa nuova maniera di far la guerra: non si combatte per vincere, ma solo per distruggere, senza speranza e senza soluzioni, eppure è proprio da qui che dobbiamo ripartire, per raccontare una nuova storia in cui sia chiaro perché vale sempre la pena vivere ” conclude la Binetti.

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Speranze di cura per malati tumori rari

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

Paola-Binetti“Quando si ha un tumore raro non basta ingaggiare una dura battaglia con la malattia, occorre misurarsi anche con una serie di complessità che aumentano la distanza tra il paziente e la sua speranza di guarigione. Ogni decisione si colloca al bivio tra massima garanzia per il paziente e rischio controllato davanti alle incertezze della scienza. Tumore raro significa spesso anche mancanza di farmaco appropriato; e la mancanza di farmaci rimanda alle difficoltà oggettiva di attivare una sperimentazione con un numero adeguato di pazienti affetti da quella stessa malattia rara. Anche la possibilità concreta di ricorrere alle cure compassionevoli con farmaci non ancora in commercio, ma di cui si è dimostrata una certa efficacia, è possibile solo se hanno superato la fase due della sperimentazione, cosa che rende comunque difficile l’accesso al farmaco. Di questo si è parlato stamattina nel corso di una mia interpellanza al Ministro della salute”,
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: ” Il sottosegretario De Filippo, rispondendo all’interpellanza, ha lasciato intravvedere una via di possibile soluzione del problema e ha aperto una linea di speranza per questi pazienti. Si tratterebbe di una modifica del dm dell’8 maggio 2003, in cui studi di fase Ib/IIa potrebbero rappresentare la giusta via di accesso dei pazienti a quei farmaci che non avessero ancora concluso il loro iter. E’ fondamentale aver presente che avere la totale sicurezza di un farmaco può rappresentare per alcuni pazienti una speranza del tutto irrisoria davanti ad un tempo di vita contingentato. Il paziente affetto da un tumore raro in fase avanzata chiede di poter provare un farmaco anche se non ha ancora superato tutti i livelli di valutazione, per la semplice ragione che per lui non c’è altra speranza e un eccesso di prudenza si potrebbe convertire in morte sicura. La maggiore apertura del Ministero in tal senso appare del tutto in linea con quanto l’EMA sta facendo a livello europeo, per cui è auspicabile che questa procedura di accesso ai farmaci venga quanto prima attivata. Se ne ricaveranno non solo speranza e forse miglioramenti concreti per i pazienti, ma anche molti dati scientifici rilevanti”, conclude la Binetti.

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Ripartire dalla famiglia per un cammino di speranza

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2016

alberto gambinoRoma lunedì 18 aprile 2016, alle 19,15, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190, “Ripartire dalla famiglia per un cammino di speranza” è il tema di un incontro, con ingresso libero, che si terrà dai Circoli Culturali Giovanni Paolo II.
Sarà anche un’occasione di dialogo e di riflessione sull’Esortazione Apostolica postsinodale “Amoris laetitia”.
Nel 2014 Papa Francesco, in un suo discorso, ha definito la famiglia “cellula fondamentale della società umana”, sottolineandone il valore e l’importanza per il domani di tutti noi. “Quello che oggi ci è chiesto – ha detto il Papa – è di riconoscere quanto è bello, vero e buono formare una famiglia, essere una famiglia oggi; quanto è indispensabile questo per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità”.
Ne parleranno i relatori della conferenza all’Università Europea di Roma: il Cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, Emma Ciccarelli, Vice-Presidente del Forum delle Associazioni familiari, e Alberto Gambino, Pro-Rettore dell’Università Europea di Roma. L’incontro sarà aperto da un saluto del Rettore Padre Luca Gallizia LC. (foto: alberto gambino)

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Fondazione Laureus Italia Onlus riceve il Patrocinio del C.O.N.I.

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2015

Il Presidente del C.O.N.I. Giovanni Malagò ha concesso il Patrocinio morale alla Fondazione Laureus Italia Onlus per i progetti educativi di Milano, Roma e Napoli per l’utilizzo dello sport nel sociale. Fondazione Laureus Italia Onlus fondata nel 2005 opera all’interno delle periferie delle grandi città italiane. “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di ricongiungere le persone come poche altre cose. Ha il potere di risvegliare la speranza là dove prima c’era solo disperazione”: queste le parole del patron di Laureus Nelson Mandela pronunciate durante i Laureus World Sports Awards di Monaco del 2000.Infatti la Fondazione Laureus Italia Onlus sostiene minori a rischio di devianza utilizzando lo sport come strumento di supporto psico pedagogico. Le attività sportive gestite da Laureus prevedono oltre al coinvolgimento di allenatori, la presenza in campo di educatori e psicologi al fine di utilizzare la pratica sportiva come strumento per la realizzazione di obiettivi educativi.
Laureus Italia Onlus pianifica e gestisce i progetti, monitorandone i risultati in collaborazione con centri di ricerca specializzati. Costruisce una rete di partner territoriali formata da associazioni sportive ed enti che hanno in carico i minori a rischio, garantendo la formazione in termini di competenze relazionali degli allenatori ed operatori sociali coinvolti. L’obiettivo è la costituzione di una comunità socio sportiva capace di farsi carico dei minori più fragili. Ad oggi Fondazione Laureus Italia Onlus è attiva a Milano, Roma e Napoli con 5 progetti e sostiene oltre 1500 bambini. “Questo importante riconoscimento è per me il miglior augurio per il mio nuovo ruolo” dice Beppe Ambrosini che ha assunto il ruolo di Vice Presidente Esecutivo di Fondazione Laureus Italia. “Un riconoscimento che mi entusiasma e che voglio condividere con il mio predecessore Radek Jelinek che ha dedicato tanto tempo ed energie per arrivare a questo successo”. Beppe Ambrosini, Direttore Generale di IWC per il mercato italiano, subentra infatti a Radek Jelinek Vice Presidente uscente e nuovo Amministratore Delegato di Mercedes-Benz Messico. Mercedes-Benz e IWC Schaffhausen sono infatti Global Partners di Laureus Sport For Good Foundation.

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Agricoltura: Speranza italiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

agricolturaI dati forniti da Ismea e da Unioncamere nel corso del Flash Update di AgrOsserva sul crescere della produzione agricola nel 2015 (3-3,5%) – dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – confermano ancora una volta la capacità del settore primario di rispondere meglio di altri alla crisi economica iniziata nel 2008; nonché la sua abilità di raccogliere e vincere le sfide poste dalla globalizzazione. Ad aggiungersi ai risultati positivi della produzione agricola – continua Tiso – ci sono anche quelli relativi all’occupazione, anche questa cresciuta del 2% nel secondo trimestre dell’anno. Purtroppo – prosegue Tiso – ancora una volta, soprattutto alla luce di questi numeri, diventa difficile comprendere il perché il governo non intenda puntare sul comparto agroalimentare fino al punto da averlo di fatto cancellato dalla propria agenda politica. Noi della Confeuro però – conclude Tiso – rimaniamo assolutamente convinti che sia questa la strada da seguire e non mancheremo mai di dare il nostro apporto ad una causa che riteniamo la più giusta.

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La pena dell’ergastolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

squarcio nelle tenebreAvvelena lentamente e inesorabilmente la tua esistenza, facendo attenzione però a non ucciderti. Ma se tenti di resistere è peggio per te, perché poi rischi di diventare matto. Questa terribile condanna ti porta via i sogni ma incredibilmente ti lascia la vita. Probabilmente per farti soffrire di più, perché aspettare un giorno che non arriverà mai conduce alla follia.Gli ergastolani vivono in una realtà tutta diversa dagli altri detenuti perché un uomo ombra deve scegliere tra la rassegnazione e la speranza. Io ho continuamente cercato di resistere fra l’una e l’altra, ma il mio cuore ha sempre preferito l’assurdità della speranza. Ed io in tutti questi anni gli ho sempre ricordato che gli ergastolani ostativi ai benefici hanno molte meno possibilità di finire la loro esistenza vicino ai loro cari di quante ne avevano gli internati nei campi di concentramento. Almeno loro avevano la speranza che con la sconfitta della Germania i vincitori li liberassero. Noi invece non abbiamo nessuna speranza, perché nessuno verrà mai a liberare noi. E la cosa più disumana è che non ci ammazzano, ma ci tengono in vita nonostante per un ergastolano ostativo ad ogni beneficio penitenziario non rimanga altro che prepararsi a morire in carcere. Da pochi giorni invece ho ricevuto la più bella notizia che un ergastolano ostativo possa aspettarsi. Dopo ventiquattro anni di carcere, il Tribunale di Sorveglianza mi ha concesso la cosidetta collaborazione impossibile o irrilevante, perché anche se collaborassi con la giustizia i reati sarebbero prescritti, mentre sono già tutti accertati quelli più gravi.E questo significa che mentre prima non avevo diritto a nessuno beneficio penitenziario adesso invece ne potrei avere, senza mettere nella mia cella un altro al posto mio.È un po’ la fine della guerra, ancora non c’è la pace, ma mi sento un soldato stanco di essere belligerante e con la speranza un giorno di poter morire da uomo libero.Ho passato la prima notte da ergastolano non ostativo senza chiudere occhio. E ho iniziato a ragionare con me stesso su come cercare di realizzare gli ultimi sogni che mi sono rimasti. Ho pensato che adesso mi aspetta la battaglia più difficile della mia vita, perché devo di nuovo imparare a sperare, a vivere e a sognare.Sto cercando di affrontare i primi giorni da ergastolano resuscitato non pensando più che la mia unica via di fuga e di salvezza dall’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) sia solo la morte. Dopo ventiquattro anni di carcere mi è arrivato il primo permesso premio:“(…) concede a Musumeci Carmelo, sopra generalizzato, il permesso di recarsi a Padova presso la Casa di Accoglienza “Piccoli Passi” sita in via Po n. 261, accompagnato da un operatore volontario della struttura. Il detenuto uscirà dalla Casa di Reclusione di Padova alle ore 9.00 del 14 marzo 2015 e vi farà rientro alle ore 18.00 dello stesso giorno”. Con il trascorrere degli anni la mia speranza si era assottigliata, avevo imparato a fare il morto perché non mi aspettavo proprio più nulla dagli esseri umani, ora devo anche rimparare a credere, ad avere fiducia: non sarà facile, ma non sono mai stato così felice di avere paura. (Carmelo Musumeci) (foto: squarcio nelle tenebre)

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Andrea Riccardi Dopo la paura la speranza

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2012

1ª edizione maggio 2012 Collana DIMENSIONI DELLO SPIRITO Formato 14 x 21,5 cm Numero pagine 120 CDU 22H 250ISBN/EAN 9788821574825 Prezzo copertina € 14,50 L’Italia, l’Europa, l’Africa, il mondo. Andrea Riccardi spiega perché, dopo la paura, è giunto il tempo della speranza. Il XXI secolo si è aperto nel segno della globalizzazione. Sono cadute barriere territoriali, doganali e politiche. Si verificano migrazioni di popoli e crisi economiche. Di fronte a questi eventi la paura blocca le energie e rende più deboli. Il nostro è un tempo complesso, ma non mancano le nuove possibilità. L’Italia ha un missione in Europa, nel Mediterraneo, in Africa e nel mondo; gli italiani possono operare per superare la crisi e integrare i migranti nel tessuto sociale del nostro Paese. La speranza è che ci sia un futuro degno per ognuno di noi, ma anche per le nostre famiglie e comunità e per quella comunità nazionale che si chiama Italia.(andrea riccardi)

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Messaggio Presidente Repubblica

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

Palazzo Quirinale, Roma / Rome, Italia / Italy

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Buona sera e buon anno. E innanzitutto, grazie. E’ un grazie che debbo a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell’Italia unita e i suoi 150 anni di vita. Grazie per la partecipazione sentita e significativa a quelle celebrazioni, per lo spirito di iniziativa che si è acceso nelle più diverse istituzioni e comunità, accompagnando uno straordinario risveglio di memoria storica e di mobilitazione civile, e portando le celebrazioni del Centocinquantenario a un successo, per quantità e qualità, superiore anche alle previsioni più ottimistiche.Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell’Italia. Che fa tutt’uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità : spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un’economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un’eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute.Non mi nascondo, certo, che nell’animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice di questi stati d’animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella crisi finanziaria ed economica in cui l’Italia si dibatte.Ora, è un fatto che l’emergenza resta grave : è faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno ; i nostri Buoni del Tesoro – nonostante i segnali incoraggianti degli ultimi giorni – restano sotto attacco nei mercati finanziari ; il debito pubblico che abbiamo accumulato nei decenni pesa come un macigno e ci costa tassi di interesse pericolosamente alti. Lo sforzo di risanamento del bilancio, culminato nell’ultimo, così impegnativo decreto approvato giorni fa dal Parlamento, deve perciò essere portato avanti con rigore. Nessuna illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l’economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale.Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi – nessun gruppo sociale – può sottrarsi all’impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici, per evitare il collasso finanziario dell’Italia. Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive. Nella seconda metà del Novecento, il benessere collettivo è giunto a livelli un tempo impensabili portando l’Italia nel gruppo delle nazioni più ricche. Ma a partire dagli anni Ottanta, la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile. E c’è anche chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto : a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale. Né, quando si parla di conti pubblici da raddrizzare, si può fare a meno di mettere nel mirino l’altra grande patologia italiana : una massiccia, distorsiva e ingiustificabile evasione fiscale. Che ci si debba impegnare a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale, è fuori discussione. Sapendo che è un’opera di lunga lena, che richiede accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità : ed è quanto si richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze, di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di privilegio.Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a posizioni acquisite e a comprensibili aspettative.Per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi.Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall’esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro : per la fondamentale ragione che il mondo è cambiato, che l’epicentro della crescita economica – e anche di quella demografica – si è spostato lontano dall’Europa, e non solo il nostro paese, ma il nostro continente vedono ridursi il loro peso e i loro mezzi, e debbono rivedere il modo di concepire e distribuire il proprio benessere, e concentrare i loro sforzi nel guadagnare nuove posizioni e opportunità nella competizione globale. Senza mettere in causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della dignità e dei diritti del lavoro.Mi si consenta una piccola digressione personale : vengo da una lontana, lunga esperienza politica concepita e vissuta nella vicinanza al mondo del lavoro, nella partecipazione alle sue vicende e ai suoi travagli. Mi sono formato, da giovane, nel rapporto diretto, personale con la realtà delle fabbriche della mia Napoli, con quegli operai e lavoratori. E’ un sentimento e un’emozione che ho visto rinnovarsi in me ogni volta che ho visitato da Presidente una fabbrica, incontrandone le maestranze. Comprendo dunque, e sento molto, in questo momento, le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell’Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale.Non è stato forse così negli anni della ricostruzione industriale, dopo la liberazione del paese? Non è stato forse così in quel terribile 1977, quando c’era da debellare un’inflazione che galoppava oltre il 20 per cento e da sconfiggere l’attacco criminale quotidiano e l’insidia politica del terrorismo brigatista?Guardiamo dunque con questa consapevolezza alle grandi prove che abbiamo davanti : come superare i rischi più gravi di crisi finanziaria per il nostro paese, e come reagire alle minacce incombenti di recessione. L’Italia può e deve farcela ; la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa.Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all’investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito. E’ a queste misure che ha annunciato di voler lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata per i giovani e per le donne. Si è diffusa, ormai, la convinzione che dei sacrifici siano inevitabili per tutti : ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E’ questo obbiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l’impegno cui non possiamo sottrarci.Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più coerente sforzo congiunto al livello europeo. E’ comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l’Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l’integrazione europea. Quel che abbiamo costruito, insieme, tenacemente, è stato decisivo per garantirci sempre di più pace e unità nel nostro continente, progresso in ogni campo, crescente benessere sociale, salvaguardia e affermazione nel mondo dei nostri comuni interessi e valori europei.E oggi, ben più di cinquant’anni fa, solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All’Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Occorrono senza ulteriori indugi scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli paesi come l’Italia, perché il bersaglio è l’Europa, ed europea dev’essere la risposta.Risposta in termini di stabilità finanziaria e insieme di rilancio dello sviluppo. E non ci siamo. Particolarmente sottovalutata è la prospettiva della recessione, con tutte le sue conseguenze. In quanto all’Italia, è tempo che da parte di tutti in Europa si prendano sul serio e si apprezzino le dimostrazioni che il nostro paese ha dato e si appresta a dare, pagando prezzi non lievi, della sua adesione a principi di stabilità finanziaria e di disciplina di bilancio, nonché del suo impegno per riforme strutturali volte a suscitare una più libera e intensa crescita economica. Abbiamo solo da procedere nel cammino intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni europee – in condizioni di parità – il nostro contributo a nuove, meditate decisioni ed evoluzioni dell’Unione.In questo senso sta svolgendo il suo mandato il governo Monti, la cui nascita ha costituito il punto d’arrivo di una travagliata crisi politica di cui il Presidente del Consiglio, on. Berlusconi, poco più di un mese fa, ha preso responsabilmente atto. Si è allora largamente convenuto che il far seguire precipitosamente, all’apertura della crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell’interesse generale del paese. Di qui è venuto quel largo sostegno in Parlamento al momento della fiducia al governo, con una scelta di cui va dato merito a forze già di maggioranza e già di opposizione.E’ importante ora che l’Italia possa contare su una fase di stabilità e di serenità politica. Ciò non toglie che ogni partito mantenga la sua fisionomia e si caratterizzi in Parlamento con le sue proposte rispetto all’azione che l’esecutivo deve portare avanti. Soprattutto, un vasto campo è aperto per l’iniziativa dei partiti e per la ricerca di intese tra loro sul terreno di riforme istituzionali da tempo mature. Queste sono necessarie anche per creare condizioni migliori in vista di un più costruttivo ed efficace svolgimento della democrazia dell’alternanza nello scenario della nuova legislatura dopo il ritorno alle urne.Mi auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di fondo del paese. Non c’è futuro per l’Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica.Solo così ci porteremo, nei prossimi anni, all’altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con l’emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti. Occorre una nuova “forza motivante” perché si sprigioni e operi la volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo rivolto “con speranza fondata verso il futuro”. Questo ci hanno detto nei giorni natalizi alte voci spirituali. Esse si sono in effetti rivolte al più vasto mondo in cui si collocano i travagli della nostra Italia e della nostra Europa. Un mondo nel quale sono emerse di recente nuove correnti e forze portatrici di aspirazioni alla libertà e alla giustizia, ma anche difficoltà e tensioni, e ancora feroci repressioni. Mentre restano aperti antichi focolai di contrapposizione e di conflitto, e si manifestano ciechi furori religiosi, fino a dar luogo a orribili stragi di comunità cristiane. L’Italia non può restare, e non resta, estranea a ogni possibile iniziativa di pace e umanitaria : come dice la nostra partecipazione – anche con dolorosi sacrifici di giovani vite – a quelle missioni militari e civili internazionali che vedono migliaia di nostri connazionali farsi onore. Nel salutarli e ascoltarli in occasione del Natale, ho colto accenti confortanti di alto senso di responsabilità e di forte vocazione al servizio del bene comune.Sono accenti che colgo, qui in Italia, in tante occasioni di incontro con le molteplici espressioni dell’universo della solidarietà, del volontariato, dell’impegno civile. Sono accenti che trovo in lettere toccanti che mi vengono indirizzate da persone anziane, da giovani e ragazzi, da uomini e donne che raccontano i loro propositi operosi e le loro esperienze. Lasciatemi dunque ripetere : la fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme nella comunità nazionale come nella famiglia.E allora apriamoci così al nuovo anno : facciamone una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l’Italia.A voi tutti, con affetto, buon 2012

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Il futuro e la speranza

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2011

Angelo Scola, Cardinal Patriarch of Venice, ho...

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Vita e magistero del Cardinale Angelo Scola Andrea Tornielli – Piemme – 2011 – pp. 196 – € 14,50 Da patriarca di Venezia ad arcivescovo di Milano a capo della più grande diocesi d’Europa. Il cardinale Angelo Scola è raccontato attraverso le sue parole che descrivono come ha vissuto questo evento e ogni tappa dell’esistenza come frutto degli imperscrutabili disegni dell’amore di Dio. Dai tanti episodi emerge il profilo di un credente, di un sacerdote e di un vescovo dalle molteplici sfaccettature: l’infanzia a Malgrate, in provincia di Lecco, con il padre socialista e una madre profondamente cattolica, la scuola, l’interesse per gli scritti di Gandhi, la passione per la politica e i partiti marxisti, l’università. Quindi l’incontro con don Giussani, decisivo, la vocazione, il sacerdozio e le frequentazioni con il promettente teologo tedesco, che sarà poi Benedetto XVI. Dalle parole del nuovo arcivescovo è possibile scorgere quali saranno alcuni capisaldi della sua missione a Milano. È lo sguardo di un pastore attento, che non disdegna di dire quel che pensa sull’islam, l’immigrazione e il meticciato, sulle prospettive della civiltà italiana, sulla politica e sulla sua idea di società, di famiglia e di Chiesa.(fonte http://www.criticasociale.net)

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Fiabe di Capitanata di Daniele Giancane

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2011

Le Fiabe di Capitanata ci riconducono agli elementi originari e identitari del foggiano: la campagna come luogo del lavoro ingrato ma necessario, la presenza di personaggi magici che facilmente appaiono nelle storie (come il monacello), una forte dimensione religiosa che si esprime attraverso i “santi” popolari e quotidiani, colti nella loro umanità piuttosto che nella loro aureola mistica. Si tratta di fiabe di terra che conservano luoghi e proverbi della tradizione popolare di Capitanata, cibi e filosofie del mondo, speranze nel cambiamento e un’aura di incantamento di fronte all’esistenza umana, alle sue infinite possibilità, ai suoi imprevedibili destini. Daniele Giancane, docente presso l’università di Bari, dirige la rivista letteraria “La Vallisa” e collabora a diversi quotidiani e riviste. Autore di molti volumi di critica letteraria, poesia, letteratura e teatro per l’infanzia, è citato nell’enciclopedia La civiltà letteraria a cura di Giorgio Barberi Squarotti. Ha ottenuto il premio di Vuk (Belgrado, 2001) per l’opera di collegamento fra cultura italiana e cultura serba. Suoi scritti sono stati pubblicati in molte nazioni (Serbia, Montenegro, India, Slovenia, Cile, Albania, Canada, Malta, Spagna). Ha curato numerose antologie di poesia e diversi volumi di fiabe dal mondo. (fiabe di capitanata)

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La Chiesa cattolica guarda al futuro con speranza

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2011

Roma dal 18 al 23 luglio 2011 a in via degli Aldobrandeschi 190, dalle 9.30 alle 18.15. si terrà il corso estivo per suore “Psicologia, pedagogia e formazione per la vita consacrata” organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
L’obiettivo dell’incontro è quello di creare le condizioni per una vita religiosa completa in ogni sua dimensione: umana, formativa, spirituale, psicologica e pedagogica. Il corso offrirà un programma armonico ed equilibrato dei principi pedagogici, psicologici e spirituali, applicati ai diversi elementi che compongono la vita consacrata. In questo modo sarà possibile integrare la spiritualità con la psicologia e la pedagogia, per favorire una buona formazione umana e personale. Tra i temi che saranno trattati: principi psicologici e pedagogici della vita consacrata, la formazione umana ed intellettuale, la vita fraterna in comunità, la formazione spirituale e la preghiera. I docenti del corso saranno: Tonino Cantelmi, psichiatra, Padre Luis Alfonso Orozco LC, teologo, Ana Vilarroig, docente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, Padre Antonio Rodriguez LC, docente nella specializzazione in Psicologia della vita consacrata, Laura Salvo, psicologa, German Sanchez, direttore operativo dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose,Angela Tagliafico, Docente di Teologia Spirituale presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. http://www.upra.org

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Referendum: I partigiani italiani dalla repubblica ceca

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Il risultato del voto referendario ha fatto registrare una schiacciante vittoria dei comitati promotori e delle forze politiche che lo hanno sostenuto a fronte di una ulteriore sonora sconfitta dei sostenitori dello ”andiamo al mare”. L’affluenza alle urne intorno al 57% relativa esclusivamente al voto dei residenti in Italia ha dimostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che il saluto pieno di speranza dall’Associazione Partigiani all’arrivo di un vento nuovo che soffia sul Paese subito dopo i dati delle scorse amministrative, aveva fondati motivi per essere fatto. La società italiana ha confermato con la sua rinnovata voglia di partecipare alla vita democratica del Paese, la bocciatura di una pratica politica lontana dalle sue reali esigenze e la richiesta di voler riprendere in mano le sorti del suo destino, senza deleghe in bianco, in assoluta convergenza con l’azione ed i valori che l’ANPI promuove da sempre. Il fatto che per questa tornata referendaria sia risultato ininfluente il voto dei cittadini italiani all’estero per il raggiungimento del quorum, non significa che il problema non vada affrontato erisolto al più presto.
L’ANPI Sezione Repubblica Ceca preannuncia a tale proposito che si spenderà al limite delle sue possibilità affinché all’interno di una riforma complessiva ormai necessaria delle norme che regolano l’istituto referendario, si affermi il diritto irrinunciabile della partecipazione dei residenti all’estero con meccanismi certi ed affidabili. (Elio Rampino)

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