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Nel 2020 è diminuita la speranza di vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

“La rielaborazione dei dati del Rapporto sul benessere equo e sostenibile (BES) dell’ISTAT fatta da Longevitystudio lo conferma: la speranza di vita alla nascita, che nel 2019 era di 83,2 anni rispetto agli 81,7 del 2010, nel 2020 si è ridotta di quasi 1 anno, attestandosi a 82,3 anni. L’aumento della mortalità dovuta al COVID-19 ha portato a questo risultato negativo, ma non vanno sottovalutate alcune modificazioni peggiorative nel nostro stile di vita alimentare che potremmo scontare nei prossimi anni”.Roberto Volpe, ricercatore medico del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma (CNR), commenta così l’analisi di Longevitystudio, progetto che nasce con l’obiettivo di essere un punto di riferimento della nutrizione in Italia unendo le migliori esperienze del mondo medico scientifico.L’analisi dell’ufficio studi di Longevitystudio confronta i risultati del Rapporto dell’Istat con l’indagine scientifica dei ricercatori Federico Scarmozzino e Francesco Visioli dell’Università di Padova, pubblicata da Foods, e quella dell’Università di Milano di Laura Di Renzo, pubblicata dal Journal of Translational Medicine. Due studi che sono stati realizzati durante il primo lockdown italiano.“Le due indagini – continua Volpe – evidenziano nel 2020 un aumento del consumo di frutta e verdura negli intervistati del 21,2%, ma soprattutto un aumento delle quantità di cibo consumato del 46,1%, con una particolare incidenza degli alimenti considerati ‘di conforto’, come cioccolata, gelati e dolci del 42,5 per cento e snack salati del 23,5.Inevitabilmente, ciò ha comportato un aumento del peso nelle popolazioni intervistate, che va dal 19,5% riportato dallo studio pubblicato da Foods, al 48,6 per cento dello studio pubblicato da Journal of Translational Medicine.La lieve riduzione del tasso di sedentarietà, passato dal 35,5% del 2019 al 33,8% del 2020 secondo il rapporto ISTAT sui BES, non è riuscita a contrastare il maggior introito di cibo e calorie. In questo scenario l’aumento dell’indice di povertà assoluta, un importante fattore di rischio di malattia, il cui tasso, che nel 2019 era già del 7,7%, nel 2020 è passato al 9,4%”. “In attesa che il lavoro e l’economia tornino a crescere – spiega Volpe- tutti noi possiamo far qualcosa per migliorare il nostro stile di vita e riprendere a guadagnare anni. A tal riguardo, ancora una volta, appare importante e fondamentale il ruolo preventivo e terapeutico dell’alimentazione. Lo storico modello alimentare mediterraneo, caratterizzato da alimenti prevalentemente di origine vegetale, ma anche di origine animale, come il pesce o il moderato consumo di latte, latticini, uova e parti magre dei cibi carnei, continua a rappresentare un punto di riferimento del mondo della nutrizione.

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Speranze di una ripresa con posti di lavoro per i “colletti verdi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

A cura di Simon Bond, Direttore investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. Nel 2020 gli organismi sovranazionali e le agenzie governative sono stati tra i principali emittenti di obbligazioni in risposta al Covid-19. Il debito di nuova emissione basato su principi ambientali, sociali e di governance ha raggiunto un volume pari a 520 miliardi di dollari nel 2020, in aumento di oltre 215 miliardi di dollari rispetto al 2019.Sembra probabile che un maggior numero di paesi si impegnerà a rispettare gli obiettivi di zero emissioni di carbonio, le linee guida per conseguire questo target e le nuove normative. Tra i paesi si sta venendo a creare una tensione competitiva, in quanto nessuno vuole essere lasciato indietro.Sia i governi che il mercato obbligazionario faranno convogliare i capitali verso una ripresa verde nel 2021. In particolare, l’UE sta raccogliendo 100 miliardi di euro per aiutare i paesi più colpiti dal Covid-19, e la maggior parte delle emissioni avrà luogo nel 2021.Intendiamo apportare miglioramenti al mercato in termini di opportunità di emissione, qualità delle obbligazioni e rigore della rendicontazione e a tal fine continuiamo la nostra collaborazione con l’International Capital Markets Association (ICMA).
Il 2021 si preannuncia come un anno cruciale. Dopo la vittoria dei Democratici alle elezioni presidenziali di novembre, gli Stati Uniti, il maggiore inquinatore mondiale, hanno aderito nuovamente all’Accordo di Parigi. Inoltre, sembra probabile che un maggior numero di paesi si impegnerà a rispettare gli obiettivi di zero emissioni di carbonio, le linee guida per il raggiungimento di questo target e le nuove normative.Una tappa importante è stata raggiunta a novembre, quando il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha annunciato il lancio dei primi Gilt verdi britannici nel 2021. Oltre a rivelare le intenzioni del governo, la dichiarazione è servita da esempio, aprendo la strada ad altre emissioni di green bond e imprimendo ulteriore slancio allo sviluppo della finanza green e sociale nel Regno Unito.Per Columbia Threadneedle Investments si tratta di un’ottima notizia, in quanto da tempo conduciamo una campagna di pressione a favore del primo green Gilt, in particolare attraverso la nostra adesione all’Impact Investing Institute. La proposta congiunta di un Green+ Gilt a cui ha partecipato l’Istituto ad ottobre 2020 è stata sostenuta pubblicamente da 400 proprietari di attivi e investitori, che rappresentano patrimoni in gestione pari ad oltre 10.000 miliardi di sterline, a dimostrazione del forte sostegno del mercato.Nel 2020 gli organismi sovranazionali e le agenzie governative sono stati tra i principali emittenti di obbligazioni in risposta al Covid-19. Il debito di nuova emissione basato su principi ambientali, sociali e di governance ha raggiunto un volume pari a 520 miliardi di dollari nel 2020, in aumento di oltre 215 miliardi di dollari rispetto al 2019. Di questi, 160 miliardi di dollari sono confluiti in social bond, il che equivale a un aumento dei collocamenti del 788% rispetto al 2019 (altro anno record per le emissioni di questi titoli), mentre più della metà dei capitali raccolti ha finanziato obbligazioni specifiche destinate ad alleviare gli impatti del Covid-19. Siamo orgogliosi della risposta del mercato obbligazionario alla crisi, non solo in termini di portata ma anche di rapidità. I bond in risposta al Covid-19 sono stati emessi prima della fine di marzo, a pochissime settimane dallo scoppio dell’epidemia in Europa.

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Sassoli e la speranza di una nuova Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Di Leonello Tronti. Il mondo è in fermento. È in corso da tempo un ridisegno degli equilibri geopolitici sconvolti dalla fine dell’assetto bipolare uscito dalla Seconda guerra mondiale, e un elemento non secondario è costituito dal ruolo presente e futuro dell’Unione europea. La pentola della Grande transizione sta bollendo, e ai crescenti problemi politici, economici, sociali e ambientali si è aggiunta quest’anno la crisi pandemica. Il virus ha premuto l’acceleratore del cambiamento, mettendo a nudo non soltanto la grande difficoltà di coordinamento internazionale di fronte all’emergenza sanitaria, ma anche i nodi irrisolti di un’Europa che sinora ha costruito il suo processo unitario nella sigla di una considerevole prudenza, condizionata da antiche diffidenze nazionali come dalla scelta strategica di metterne alla base la moneta unica. Certo è innegabile che la costruzione europea abbia fortemente ridimensionato e reso governabili e pacifici i conflitti tra i paesi membri. Tuttavia, sotto il profilo economico non si può proprio dire che l’Unione abbia brillato a paragone con le grandi economie del pianeta. Dal 2008 almeno l’Europa cresce poco e l’Italia, anche da prima, e sistematicamente ancora meno. Una delle cause che frenano l’agilità dell’Unione come soggetto economico è che la sua gestione è ancora condizionata dalla logica degli accordi intergovernativi. Il potere degli stati nazionali, che si esprime attraverso il Consiglio e segue in larga prevalenza la regola dell’unanimità, conferendo a ogni Paese membro un diritto di veto, è ancora nettamente predominante non solo sulla Commissione, i cui responsabili sono nominati dai governi nazionali (anche se soggetti all’approvazione del Parlamento europeo), ma anche sul Parlamento stesso. Il suo perimetro d’azione non contempla, infatti, la possibilità di proporre autonomamente testi di legge, ma solo di approvare (insieme al Consiglio) quelli proposti dalla Commissione (su indicazione del Consiglio). Non desta perciò stupore che lo stato di emergenza legato al montare delle crisi globali, ed esploso con quella sanitaria, provochi frizioni nei rapporti tra Consiglio e Parlamento – con la Commissione chiamata a mediare tra i due. Il caso in questo momento più acuto è quello dell’approvazione del bilancio dell’Unione nel periodo 2021-2027, al cui interno si colloca il Next Generation EU: l’impegno per complessivi 750 miliardi di euro che il Consiglio ha deliberato a luglio per fronteggiare la pandemia. L’approvazione del bilancio comunitario costituisce, per il Parlamento europeo, l’occasione istituzionale in cui può rappresentare con maggior forza i suoi orientamenti al Consiglio e alla Commissione. Ma quest’anno si chiede all’Europarlamento di accettare non solo il taglio di 226 miliardi alla sua proposta di bilancio di maggio, con l’azzeramento o quasi dell’ambizioso programma Eu4health, così come dello strumento di ricapitalizzazione delle imprese, oltre a pesanti tagli ai progetti di ricerca Horizon, Coesione e Investimenti, nonché al Just Transition Fund. Si chiede anche l’assenso a generosi sconti (rebates) sui contributi al bilancio comunitario, concessi anzitutto alla Germania e poi ai paesi ‘frugali’, chiamati con la Francia a coprire la differenza tra contributi nazionali e sussidi a fondo perduto. Infine, si sarebbe chiesta anche l’adesione al blando compromesso strettamente economico raggiunto in Consiglio sul tema bollente del rispetto dello Stato di diritto in tutti i Paesi aderenti all’Unione: tema sul quale il Parlamento europeo si è espresso già dal 2014, attivando contro l’Ungheria la cosiddetta “opzione nucleare”, il procedimento (di cui allo stato si è persa traccia) che, una volta approvato dal Consiglio a maggioranza qualificata, comporterebbe per quel paese la privazione del diritto di voto nelle istituzioni europee. Su questo terreno accidentato si è mossa la Germania, presidente di turno dell’Unione, per cercare di raggiungere attraverso un triangolo (tra Consiglio, Parlamento e Commissione) un nuovo accordo che sblocchi il bilancio comunitario (che attende da luglio l’approvazione dell’Europarlamento) e, con esso, il programma di sostegno ai paesi colpiti dalla pandemia. Una nuova proposta di accordo trilaterale (la “clausola dello Stato di diritto”) è stata raggiunta nelle scorse settimane, che sancisce l’impossibilità di accesso ai fondi europei da parte dei paesi che non rispettano nel proprio ordinamento i principi democratici (libertà di opposizione, indipendenza della magistratura, libertà di stampa ecc.). Ma nei giorni scorsi Ungheria e Polonia hanno annunciato il proprio veto alla bozza di accordo, bloccando la possibilità che il Consiglio lo approvi e, quindi, il Parlamento dia il via libera al nuovo bilancio e al programma Next Generation EU. È questo lo sfondo conflittuale su cui si colloca la “rivoluzionaria” intervista alla Repubblica del 15 novembre di David Sassoli, che del Parlamento è presidente: intervista che apre un fuoco di fila di idee per la riforma dell’Unione che evidentemente rappresentano motivi di malessere e desideri di riforma di una parte rilevante degli europarlamentari. Proviamo a metterle in fila. Si parte dalla cancellazione dei debiti accumulati dai governi per rispondere al Covid, per passare all’istituzione di eurobond permanenti, e poi alla riforma radicale del Mes (che dovrebbe essere gestito direttamente dalle istituzioni europee) e in parallelo del Patto di stabilità (che dovrebbe abbandonare l’ossessiva attenzione al debito), fino a richiedere una riforma dei trattati europei che elimini il diritto di veto in tutti gli ambiti della politica dell’Unione. È proprio quest’ultimo punto che più rileva ai fini dell’attuale stallo delle trattative sul bilancio comunitario. Sassoli indica che le modalità di governo dell’Unione vanno riformate, specificando che “bisogna mettere mano ai trattati (…) innanzitutto per eliminare il diritto di veto in capo ai singoli governi, uno strumento anacronistico in quanto al giorno d’oggi servono decisioni rapide, anche a beneficio dei cittadini e degli stessi governi”. In linea di principio è difficile dargli torto, ma bisogna rendersi conto che, se non si potesse avviare il programma Next Generation prima di avere eliminato dai trattati europei le decisioni all’unanimità, quei fondi li vedrebbe per l’appunto la prossima generazione (e forse nemmeno quella). Passando ad altro, molto scalpore ha suscitato l’accenno alla possibilità di cancellare i debiti contratti dai governi per rispondere al Covid, considerata da Sassoli “un’ipotesi di lavoro interessante, da conciliare con il principio cardine della sostenibilità del debito”. In effetti, la semplice cancellazione del debito non potrebbe che danneggiare i creditori e inoltre, come ha notato la stessa Lagarde, per la parte posseduta dalla BCE, comunque rilevante, è espressamente vietata dai trattati europei. Ma se non la cancellazione, almeno la sterilizzazione non sarebbe impossibile. Esistono diversi strumenti per realizzare un risultato analogo alla cancellazione parziale, i più semplici dei quali (a parole) sono la crescita dell’economia, che riduce il rapporto debito/Pil, e l’inflazione, che riduce il valore del debito non indicizzato. Ben sappiamo, però, quanto in entrambi i casi si tratti di risultati molto difficilmente raggiungibili nell’Europa e ancor più nell’Italia di oggi. Esiste però uno strumento più mirato, segnalato in Italia, tra gli altri, da Giavazzi e Tabellini, Fassina, Becchetti, Cottarelli, ed è quello dell’emissione di titoli perpetui o consolidati: bond irredimibili o a lunghissima scadenza che, come le azioni, offrono all’acquirente un rendimento ma non prevedono il rimborso del capitale, o lo prevedono dopo un periodo di tempo molto lungo, anche di un secolo. Nel caso di titoli di questo tipo acquistati dalla banca centrale europea, lo Stato emittente incasserebbe il controvalore del capitale ceduto e, con un anno di ritardo, si vedrebbe restituiti dalla Banca centrale nazionale, sotto forma di utili di signoraggio, anche gli interessi pagati alla BCE. Un’opportunità tutta ancora da costruire, che però non solo non si può escludere ma andrebbe considerata dai governi europei con la massima attenzione. Interessanti e innovativi sono anche gli altri obiettivi di riforma sinteticamente proposti da Sassoli, tra i quali va ricordata, in considerazione dell’evidente fallimento della linea di credito sanitario cui nessun paese ha voluto aderire, l’idea di assorbire il Mes all’interno delle istituzioni europee come strumento comunitario e non più intergovernativo (oggi, in effetti, è statutariamente una banca privata di diritto lussemburghese). Trasferendo alle istituzioni europee la sua dotazione di 400 miliardi, attualmente congelata, si potrebbe abolire l’Eurogruppo e creare un Tesoro a livello europeo, che “sarebbe governato dalla Commissione in base a norme comuni e non più dalle logiche dei governi, in cui prevalgono quelle dei più forti”. La creazione di questo nuovo strumento finanziario risponderebbe alla necessità di rendere permanenti le emissioni di debito comune perché, afferma Sassoli, “abbiamo avuto un grande successo con i bond di Sure e avremo un grande successo con quelli del Recovery. È un modello da rendere definitivo”. Una più ampia emissione di bond europei potrebbe inoltre impegnare la Bce nel finanziamento della transizione ecologica che, oltre ad essere una necessità ineludibile, è anche uno strumento della ripresa post-covid e un cardine dello sviluppo di lungo periodo. Insomma, nella pentola della Grande Transizione bollono fortunatamente anche i primi elementi di un nuovo progetto europeo, rivolto al futuro e a uno sviluppo sostenibile: un progetto certo tutto da sviluppare, ma basato su idee forti che, va sottolineato, vengono proposte dall’unica istituzione comunitaria democraticamente eletta. Con le parole di Sassoli l’Europarlamento prospetta ai governi dell’Unione un’uscita dalla crisi che vuole essere un autentico rafforzamento e una qualificazione della costruzione europea: un rafforzamento che può assicurarne il cammino e la solidità per lunghi anni a venire, per la prossima generazione almeno. Saranno in grado i governi e le istituzioni europee di raccogliere la sfida? Sapranno le organizzazioni dei lavoratori stimolarli e spronarli in questa direzione? (fonte: isril.it)

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Sanità: Cgil e Fp, 10 ottobre manifestazione con Speranza e Landini

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Roma sabato 10 ottobre in piazza del Popolo dalle ore 10.30 alle ore 14. Una manifestazione, nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid, che vedrà interventi di delegate e delegati del settore, insieme a un confronto tra il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, moderato dal giornalista della Rai, Riccardo Iacona.

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Oggi a Roma con il ministro Speranza: new deal per la salute

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Roma, in piazza del Popolo dalle ore 10.30, diretta su Collettiva.it e Fb (@fpcgil) Un vero e proprio new deal per la salute: un piano di riforma del Servizio socio sanitario nazionale (Sssn) che nasce dalle esperienze registrate nel corso della prima fase della pandemia, gestita con difficoltà preesistenti, e in vista delle risorse che arriveranno e che non dovranno lasciare in eredità un Sssn con le stesse patologie conosciute. È la proposta che Cgil e Fp Cgil lanciano oggi in occasione della manifestazione ‘Sanità: pubblica e per tutti! Le nostre proposte per il Servizio socio sanitario nazionale’, a Roma in piazza del Popolo a partire dalle ore 10.30 alla presenza del ministro della Salute, Roberto Speranza, e del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.Un’iniziativa nel pieno rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid: ad ogni partecipante, contenuti nei limiti previsti, verrà consegnato un kit fatto di mascherina e gel disinfettante, con distanziamento in piazza e sul palco e sanificazione dei luoghi. Al centro della manifestazione le esperienze di lavoratrici e di lavoratori, costruttori col sindacato nei giorni scorsi della proposta presentata in piazza: un new deal per la salute. Proposta che si regge su quattro cardini: un nuovo modello organizzativo incentrato sulla presa in carico delle persone nell’arco della loro vita; il lavoro da ricomporre e valorizzare, attraverso il rinnovo dei contratti, e da incrementare con un piano straordinario di assunzioni; un nuovo patto istituzionale fra Stato e Regioni finalizzato ad una reale universalità del diritto alla salute; un piano pluriennale trasparente di investimenti mirati anche all’innovazione, tecnologica, di processo e clinica.Su questa proposta il dialogo tra il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, moderato dal giornalista della Rai, Riccardo Iacona. Appuntamento a Roma in piazza del Popolo a partire dalle ore 10.30, con interventi di delegate e delegati e dalle ore 11.30 il confronto tra Speranza e Landini. L’iniziativa potrà essere seguita in diretta su Collettiva.it, la piattaforma della Cgil, e sulla pagina Facebook della Fp Cgil Nazionale. Giorgio Saccoia

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La campagna olearia in Italia si apre all’insegna della speranza

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Nonostante le stime produttive della stagione siano negative, infatti, viene dal Salento, territorio flagellato dalla Xylella, la notizia più bella: è iniziata, infatti, a Casarano (Lecce), alla presenza dei rappresentanti di Cia-Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e del Consorzio Oliveti d’Italia, la prima vera raccolta dai nuovi uliveti impiantati due anni fa al posto dei campi completamente distrutti dal batterio. Sono gli uliveti di Fs-17 Favolosa, una delle due cultivar, insieme al leccino, che secondo gli scienziati è resistente agli attacchi della Xylella.Si tratta di una cultivar italiana, brevettata dal Cnr, precoce rispetto alle altre visto che già dopo due anni riesce a dare i suoi primi buoni frutti.Si stima che per ogni ettaro impiantato si potrebbe arrivare a raccogliere ogni anno, in maniera costante e con le piante in piena maturazione, circa 100 quintali di olive in grado di produrre un olio extravergine d’oliva eccellente, che per qualità e caratteristiche organolettiche è già apprezzato dai consumatori.La Xylella, scoperta nel 2013 in territorio di Gallipoli, in 7 anni è avanzata fino a sfondare in maniera definitiva, proprio pochi giorni fa, la provincia di Bari col ritrovamento del focolaio di Monopoli.In questo periodo, secondo uno studio di Italia Olivicola, ha compromesso la produzione di quasi 5 milioni di piante nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, in un areale di 22 milioni di piante, con un calo medio di 29mila tonnellate di olio extravergine d’oliva pari al 10% della produzione olivicola italiana.

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Un video di speranza, per cominciare una vita nuova

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

Lo hanno fatto gli studenti dell’Università Europea di Roma, raccontando i loro sogni dopo l’emergenza sanitaria per il Coronavirus.In questi mesi l’Università Europea di Roma, come gli altri atenei, ha dovuto sospendere le sue lezioni in aula, continuando ad offrirle in videoconferenza.Ma questo non ha impedito agli studenti di coltivare le loro relazioni a distanza, di volersi bene e di sperare in un domani in cui potranno finalmente ritrovarsi e abbracciarsi.Per questa ragione i giovani hanno voluto raccontare i loro sogni in un video, curato da Maria Rosaria Garofalo, coordinatrice dell’area Mentoring, nell’ambito della Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma.“L’idea è nata dall’esigenza di mettersi in ascolto dell’altro in un periodo così delicato come quello che stiamo vivendo”, spiega Maria Rosaria Garofalo. “Abbiamo voluto ascoltare i bisogni e le emozioni dei nostri studenti, ragazzi che si sono visti privati all’improvviso della loro quotidianità, di un luogo che da anni segna la maggior parte delle loro giornate, di quell’ambiente così intimo che contraddistingue la nostra università facendoci sentire appartenenti ad un’unica grande famiglia. Questo è l’obiettivo che noi dell’ufficio di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma vogliamo trasmettere ad ognuno dei nostri studenti, affinché si sentano accompagnati durante tutto il loro percorso.Gli studenti hanno partecipato a questa iniziativa con grande passione. Ed è bello vedere con quanta forza siano pronti a ricominciare, dimostrando che, in ogni caso, la speranza conduce più lontano della paura”.È possibile vedere il video sul canale Youtube dell’Università Europea di Roma in questo link:https://www.youtube.com/watch?v=k7_b3ub9uMM&t=29s

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11 testimonianze “a caldo”: Abbracciamo la speranza

Posted by fidest press agency su domenica, 3 Maggio 2020

Ad un mese dalla preghiera-meditazione di Papa Francesco, celebrata in mondovisione il 27 marzo in una deserta Piazza San Pietro – immagini che rimarranno a lungo nella memoria collettiva – 11 donne di differenti professioni e vocazioni rileggono quelle parole del Pontefice in prospettiva futura, provando ad aprire nuovi spiragli di luce per l’umanità ferita dalla pandemia di Covid-19 mentre inizia la cosiddetta “fase 2”. 11 testimonianze “a caldo”, contenute nell’instant ebook Abbracciamo la speranza, diffuso in rete gratuitamente e curato da Giovanni Tridente, docente di giornalismo alla Pontificia Università della Santa Croce.“Anche oggi attendiamo una ‘resurrezione’ più laica, che ci faccia ritornare alla ‘normalità’ delle incombenze che ci tenevano impegnati prima del coronavirus. Eppure vivremo una storia ‘trasfigurata’, un risveglio da ripensare e reinventare – scrive Tridente nell’introduzione al libro –. Chi meglio delle donne ci potrebbe accompagnare in questa nuova ‘visione’ di mondo, per non soccombere ma guardando l’orizzonte con occhi rinnovati?”.A rileggere le parole del Papa – gli undici paragrafi che compongono la preghiera meditazione del 27 marzo –, la filosofa Flavia Marcacci, la psicoterapeuta Francesca D’Arista, l’infermiera Marta Ribul, che si sta occupando dall’inizio della pandemia dei malati di Covid-19 ricoverati nell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, la pediatra Rosanna Mariani, che opera nella struttura Covid di Palidoro dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’imprenditrice sociale Luciana Delle Donne, la sociolinguista Vera Gheno, la scrittrice e HR stategist Tatiana Coviello, l’abadessa del Monastero delle Cappuccine di Napoli suor Rosa Lupoli, la giornalista Francesca Folda, la professoressa Chiara Giaccardi dell’Università Cattolica di Milano e la speaker Assunta Corbo.
La premessa è affidata al sociologo e docente universitario Massimiliano Padula, mentre il filosofo e social media manager Bruno Mastroianni ha scritto la postfazione.L’immagine di copertina è ricavata da un dipinto di Filippo Mariani, con questa didascalia: “Noi… il nostro abbraccio travolto dalla tempesta… la primavera e il suo profumo… un sogno, il risveglio e la speranza”. La realizzazione grafica del volume è di Liliana Agostinelli.
Il libro si trova all’indirizzo http://www.abbracciamolasperanza.it ed è distribuito con licenza Creative Commons: si può condividere liberamente ma senza scopi commerciali e senza modificarlo. Il curatore è Giovanni Tridente, giornalista. Si occupa di temi legati all’informazione religiosa; è docente di giornalismo d’opinione nella Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, della quale coordina l’Ufficio Comunicazione.

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Nissoli (FI): Buona Pasqua di speranza!

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

“In questo periodo così particolare condividiamo tutti le stesse ansie e paure per un futuro che la pandemia ha reso incerto! Tuttavia, proprio in questo stesso periodo arriva il tempo della Pasqua in cui celebriamo la risurrezione di Gesù: questo si pone come un messaggio di speranza non solo sul piano spirituale ma anche su quello materiale instillando in noi la voglia di rinascere da questa crisi.In questi giorni di attesa della Pasqua, quindi, lasciamoci avvolgere dal messaggio di Speranza cristiana e guardiamo con fiducia al futuro aspettando di tornare ad essere attivi come prima ma anche con valori più forti, dopo aver attraversato le difficoltà di questi giorni! Buona Pasqua a Tutti!” Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, eletta nella Circoscrizione Estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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La Città metropolitana di Torino dedica la sua rubrica a messaggi di speranza

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

L’ufficio stampa della Città metropolitana di Torino fin dal 2002 ha attivo un canale di comunicazione con i cittadini attraverso la rubrica ” invia una foto ” che ha raccolto migliaia e migliaia di immagini principalmente dedicate ai paesaggi e alle forme d’arte presenti sul nostro territorio.Vogliamo in questa fase così delicata dell’emergenza coronavirus, che sta imponendo a ciascuno di noi grandi cambiamenti e sacrifici, contribuire con un messaggio di speranza: dedichiamo la nostra rubrica a scatti positivi collegati a questo periodo, convinti che anche piccolissimi gesti come questo aiutano la nostra comunità a sentirsi unita per superare i momenti più difficili. Se amate la fotografia e vedete dalla vostra finestra o avete in archivio scatti con iniziative di solidarietà, di gioia, di speranza… mandatele via mail (stampa@cittametrropolitana.torino.it) alla nostra rubrica che da oggi cambia nome e diventa #inviaunafotopositiva: noi le pubblichiamo sulla home page del sito di Città metropolitana di Torino, sui nostri canali social e sulla nostra agenzia settimanale Cronache con un abbraccio virtuale per tutti coloro che soffrono, ma non si arrendono.E grazie a tutti gli autori che hanno condiviso fino ad oggi e che ancora vorranno condividere con noi i loro scatti.

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Necessario riaccendere la speranza per milioni di rifugiati afghani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, rivolge un appello alla comunità internazionale affinché mantenga viva la speranza per milioni di afghani costretti alla fuga a causa di oltre quattro decenni di instabilità in Afghanistan e per le comunità che li accolgono nella regione. Il Governo del Pakistan e l’UNHCR convocheranno la settimana prossima un incontro ministeriale a Islamabad per ricordare a tutti la sorte di milioni di rifugiati afghani, molti dei quali sono convinti che il resto del mondo possa averli ormai abbandonati. È doveroso dimostrare che si tratta di un’impressione errata.Per più di 40 anni il popolo afghano ha continuato a fuggire da violenze, guerre, conflitti e catastrofi naturali. I Paesi limitrofi, come Pakistan e Iran, continuano a mostrare una generosità rimarchevole assicurando rifugio a milioni di donne, bambini e uomini afghani, tutti vittime di scarso riconoscimento e di sostegno internazionale calante.L’Afghanistan, oggi, conta una popolazione di 35 milioni di persone. Quasi il 25 per cento è costituito da ex rifugiati che hanno fatto ritorno alle proprie case nell’arco degli ultimi 18 anni, mentre oltre un milione sono sfollati interni.Circa 4,6 milioni di afghani, compresi 2,7 milioni di rifugiati registrati, vivono ancora al di fuori dei confini nazionali. Circa il 90 per cento di questi è accolto da Pakistan (1,4 milioni) e Iran (1 milione).In quella che si può definire una tendenza impressionante, gli afghani rappresentano il gruppo di richiedenti asilo di più vaste dimensioni attualmente in arrivo in Europa.In tale scenario di bisogno ininterrotto, il sostegno internazionale alla causa dei rifugiati afghani è andato riducendosi. Negli anni, l’UNHCR ha registrato un calo del livello dei fondi destinati alle proprie operazioni in Afghanistan, Pakistan e Iran, tutte già sottofinanziate, rendendo difficile investire nella vita di queste persone e continuare a supportare le comunità di accoglienza locali coinvolte. Più di un milione di rifugiati afghani che vivono in Pakistan e in Iran è costituito da bambini di età inferiore ai 14 anni, mentre quasi i tre quarti del totale sono giovani al di sotto dei 25 anni.Il sottofinanziamento condiziona gravemente gli sforzi volti a garantire l’istruzione e lo sviluppo delle capacità dei giovani afghani in esilio, i quali ricopriranno il ruolo di attori principali nel processo di ricostruzione delle proprie comunità una volta fatto ritorno. Un fallimento in tal senso comporterebbe il rischio enorme di ritrovarsi un’intera generazione di giovani priva di istruzione in una regione incline alla radicalizzazione.La conferenza internazionale, che si terrà il 17 e il 18 febbraio, intende evidenziare la generosità, l’ospitalità e la compassione mostrate da Pakistan, Iran e altri Paesi nell’accogliere una delle popolazioni rifugiate di più vaste dimensioni e da più tempo in tali condizioni a livello mondiale.Essa rappresenta, inoltre, un’opportunità di mostrare solidarietà e condivisione di responsabilità su scala internazionale, entrambe necessarie per allentare la pressione sui Paesi di accoglienza attualmente gravati da oneri considerevoli e di creare le condizioni richieste per un ritorno e un’integrazione sostenibili dei rifugiati afghani nella propria terra.
Gli sforzi ininterrotti volti a conseguire un accordo per la pace in Afghanistan hanno riacceso la speranza tra i rifugiati afghani rispetto alla possibilità di fare ritorno. La conferenza costituirà un importante precursore delle soluzioni da perseguire.

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Un Natale di speranza ai cristiani di Siria e Venezuela

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

La Siria come il Venezuela. Cambiano i volti, la lingua, il continente ma la sofferenza della popolazione è la medesima. Ecco perché questo Natale Aiuto alla Chiesa che Soffre ha voluto pensare sia al popolo venezuelano che ai Cristiani siriani lanciando una campagna di raccolta fondi a sostegno di entrambe le comunità.In Siria la Fondazione assicurerà aiuti alimentari e gasolio per il riscaldamento a 5.500 famiglie che vivono a Damasco, Aleppo, Homs e Hassaké. In Venezuela, invece, ACS darà da mangiare a circa 10.000 persone che vivono a Caracas, La Guaira, San Carlos, Merida e Ciudad Bolivar sostenendo le “pentole solidali”, ovvero le mense organizzate da pressoché tutte le parrocchie per offrire ai venezuelani l’unico pasto della giornata.«In Siria, così come in Venezuela è la mano caritatevole della Chiesa a rispondere alle esigenze di un popolo ormai allo stremo – afferma Alessandro Monteduro, direttore di ACS, che nei mesi scorsi ha visitato entrambi i Paesi – Ma le risorse di queste Chiese locali sono limitate e dobbiamo sostenerle!».In Venezuela il regime di Maduro ha ridotto il Paese in ginocchio. Mancano l’acqua, l’energia elettrica, i generi alimentari e la moneta continua a svalutarsi, tanto che con uno stipendio minimo mensile non si riesce neanche ad acquistare un cartone di uova. In Siria, le conseguenze di oltre 8 anni e mezzo di conflitto sono drammatiche e se non riceveranno aiuti tanti altri cristiani lasceranno il Paese.
«Tra le vie di Caracas, così come in quelle di Aleppo, vi sono madri in cerca di aiuto per dar da mangiare ai propri bambini, vi sono malati che non possono permettersi di acquistare medicine, anziani lasciati soli perché i propri figli sono stati costretti ad emigrare per trovare un pur minimo sostentamento per le proprie famiglie», continua Monteduro, invitando i benefattori italiani a sostenere i due progetti.
Sono numerose le iniziative già sostenute quest’anno da ACS in entrambi i Paesi. Da gennaio a settembre 2019, la Fondazione ha infatti finanziato 65 interventi in Venezuela e ben 85 in Siria.«A Natale vogliamo fare ancora di più – aggiunge Monteduro – e siamo certi che i benefattori italiani non faranno mancare il loro sostegno ai nostri fratelli nella fede. Facciamo sì che questo possa essere finalmente un Natale di speranza in Siria e in Venezuela!».

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Medici: Fp Cgil, bene Speranza su proposta per assunzione specializzandi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

“Riteniamo importante che sia stata recepita la nostra proposta sui contratti di formazione-lavoro per l’assunzione degli specializzandi”. Queste le parole della Fp Cgil nazionale e della Fp Cgil medici in seguito alle dichiarazioni del Ministro della Salute Roberto Speranza in tema di assunzioni di medici specializzandi e tetti di spesa per il personale del SSR. “Una formula che, anche rispetto alle modalità previste dal DL Calabria, fa fare un passo in avanti dal punto di vista delle certezze giuridiche e contrattuali. Restano da chiarire molti punti, a partire dalle quantità economiche ipotizzate e dall’impatto di tale misura sulla condizione di carenza dei medici, specifica di ciascuna regione e per le diverse discipline. Per una valutazione più compiuta aspettiamo di vedere i testi, sui quali ci aspettiamo che il Ministro apra al più presto un confronto con i sindacati”. Vale la pena ricordare, proseguono la Fp Cgil e la Fp Cgil medici, “come il Servizio Sanitario Nazionale sia quello che ha pagato maggiormente, negli ultimi anni, i tagli e i vincoli assunzionali che ne sono conseguiti: non vi è alcuna possibilità di garantire i livelli essenziali di assistenza in sanità se non si assume personale, ben oltre il turn over già previsto. Per questo chiediamo, già a partire da questa Legge di Bilancio, un segnale importante e concreto che sblocchi le assunzioni e superi i vincoli previsti sui fondi per il salario accessorio del personale del SSR”, concludono.

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Medici di famiglia, il ministro Speranza apre al microteam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Il “microteam” con medico di famiglia, infermiere e collaboratore negli ambulatori «secondo me è un’idea giusta che va nella direzione giusta» e sono possibili anche «nuovi investimenti tecnologici per la diagnosi di primo livello, che qualifica il vostro lavoro e aiuta anche a ridurre le liste di attesa, evitando che una mole significativa di cittadini» arrivi agli ospedali. Lo sottolinea il ministro della Salute, Roberto Speranza, parlando alla platea del congresso nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) in corso a Villasimius (Cagliari).«Il vostro ruolo – ha aggiunto Speranza – può essere ancora più centrale e decisivo. Dobbiamo sederci e ragionare insieme sul lavoro da fare e se queste sono le vostre caratteristiche, ma stanno cambiando la domanda e i bisogni del paese. come fare? Questa è la nostra sfida». «I medici di famiglia», ha ricordato, «rappresentano il primo punto di contatto con il Ssn. La vostra forza è la competenza, i titoli, ma mi piace pensare che la forza più grande che avete sia la fiducia dei cittadini, che comporta anche un’enorme responsabilità: i titoli quando li hai presi non li perdi, la fiducia ogni giorno la devi conquistare. Dobbiamo lavorarci seriamente rispettando le funzioni di ciascuno. E dobbiamo provare a drenare risorse anche extra fondo sanitario nazionale. Non faccio promesse, ma posso garantire il mio impegno».Le parole del ministro arrivano dopo che il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti, tra le proposte per il futuro della medicina generale contenute nella sua relazione annuale, aveva parlato proprio del microteam, «un nuovo contenitore» per cambiare il quale «servono risorse». Secondo il segretario Fimmg, è necessario che «la politica assuma consapevolezza della possibilità di considerare il medico di medicina generale quale ‘soggetto di impresa ad alto e prevalente carattere pubblico e sociale’, definizione di sintesi espressa dallo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, di fronte alle proposte prospettategli nel corso del primo incontro con Fimmg, tenutosi al ministero». (fonte: doctor33)

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Il carcere e la speranza: un percorso di vita nuova

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Roma giovedì 11 aprile 2019, alle 14.30, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) incontro “Il carcere e la speranza: un percorso di vita nuova” organizzato dall’Ufficio Formazione Integrale dello stesso ateneo in collaborazione con la Società di San Vincenzo De Paoli. Dopo il saluto di Padre Gonzalo Monzon LC, Direttore dell’Ufficio Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma, interverranno: Antonio Gianfico, Presidente nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli e Claudio Messina, Delegato nazionale Carceri della Società di San Vincenzo De Paoli. Verrà presentata anche la testimonianza della vittima di malagiustizia Roberto Giannoni che ha conosciuto il carcere da innocente. Trarrà le conclusioni Carlo Climati, Direttore del Laboratorio “Non sei un nemico!” dell’Università Europea di Roma.
Con 850.000 soci e 1.500.000 volontari in 155 Paesi del mondo, una rappresentanza presso le Organizzazione delle Nazioni Unite di Ginevra, la Società di San Vincenzo De Paoli è una delle associazioni più vaste e radicate sul territorio. Fondata a Parigi nel 1833 dal Beato Federico Ozanam insieme ad un gruppo di giovani studenti della Sorbona, cattolica ma laica, l’organizzazione ha come scopo principale quello di aiutare le persone più sfortunate: i bisognosi, gli ammalati, gli anziani soli, chiunque si trovi in difficoltà.
“Povertà tra le povertà – afferma Antonio Gianfico – il carcere rappresenta un impegno di carità tra i più difficili e coinvolgenti”. “L’aiuto dei volontari – prosegue il Presidente – non si riduce ad una visita fine a se stessa, ma coinvolge il detenuto in un percorso di recupero e prevenzione. Ed è questo che offre la Società di San Vincenzo De Paoli: non solo un sostegno materiale, ma soprattutto attenzione umana, amicizia, aiuto a redimersi, a ritrovare se stesso e un giusto ruolo nella società”. L’Associazione si preoccupa anche della cura delle famiglie che hanno congiunti in carcere, accompagnandole in un cammino di educazione alla legalità per scongiurare il fatto che i figli possano ricadere negli stessi errori dei propri genitori.Nell’occasione verrà anche presentato il Premio Carlo Castelli per la solidarietà, concorso letterario riservato ai reclusi delle carceri italiane, organizzato dalla Società di San Vincenzo De Paoli in collaborazione con il Ministero della Giustizia ed il patrocinio di Camera e Senato.“Un bell’incontro che vuole presentare – conclude il Presidente della San Vincenzo – il ruolo del volontariato come attenzione al prossimo secondo i valori e gli insegnamenti del Vangelo”.

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Un saluto al 2018 aspettando il 2019 con lo sguardo rivolto al FUTURO

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Un noto pensatore e fondatore del Buddismo dal nome Nichiren Daishonin era solito citare nei suoi scritti questa frase”UNO È LA MADRE DI DIECIMILA”. Il significato è molto profondo.
Sta ad indicare che tutto inizia da un singolo passo. Continuando a fare un passo dopo l’altro sarete in grado di raggiungere anche gli obiettivi più difficili.
Il SUCCESSO SCATURISCE DAGLI SFORZI!!!Il futuro non è qualcosa da aspettare passivamente, ma qualcosa che va creato. I sogni e gli ideali che nutrirete vi aiuteranno a costruire il vostro personale futuro e ad illuminare la strada che avete di fronte. La chiave è non mollare mai.Le persone si possono distinguere dal loro atteggiamento :positivo o negativo.
L’atteggiamento fa la differenza.Le persone con atteggiamento positivo sono consapevoli di dover iniziare tutto da zero con la certezza di non dover mai demordere. Le persone con un atteggiamento negativo, al contrario, misurano se stesse in relazione alla perfezione, spesso non si sentono all’altezza ed hanno la tendenza a demordere.Quindi per quanto difficile possa essere la strada che avete intrapreso, se continuate a sforzarvi con atteggiamento positivo farete sicuramente dei progressi. Un illustre accademico una volta mi disse che nell’imparare qualcosa di nuovo o nell’intraprendere nuovi percorsi o progetti spesso si incontra un muro che SEMBRA impossibile da superare.
Ecco!!!! Proprio quello è il momento decisivo. É lì che bisogna mantenere la determinazione, senza esitazioni, con atteggiamento positivo continuando ad avanzare, un passo alla volta.In questo modo alla fine, la strada si aprirà. Buon anno a Tutti!!! (n.r. Ci associamo agli Auguri a partire da Daniela Lombardi chi ci ha resi partecipi di questa riflessione e che condividiamo.)

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Carceri e salute. Lo svapo: speranza o illusione?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

Il tempo in carcere non è un’illusione. Passa lento, inesorabilmente lento. In carcere il tempo dovrebbe servire a impostare utili percorsi di risocializzazione per quando, scontata la pena, la persona ristretta torna a vivere nella società. E magari a imparare un lavoro, acquisire una professionalità o più semplicemente a capire gli errori commessi. Se invece, come spesso accade, quel tempo scorre abbandonato nell’inedia o nel logoramento della nostalgia, può capitare che chi esce abbia maturato la convinzione che la pena subita sia superiore al crimine commesso. Il tempo è così, saggio o perfido allo stesso tempo. E se le condizioni di detenzione ricordano più le burella (Le burella sono le antiche carceri fiorentine dell’epoca medievale. Stretti percorsi sotterranei, vere caverne, dove venivano rinchiusi i prigionieri al buio e in condizioni igieniche spaventose. Dal carcere prese nome anche la strada di Firenze nella quale era situato e che lo conserva tuttora, via delle Burella.) del Medioevo che non la civiltà dello Stato di Diritto, allora è la malattia a giocare la partita più indecente che si possa immaginare.
Un detenuto è una persona affidata nelle mani dello Stato, che dovrebbe garantirgli assistenza e provvedere alla sua salute. Lo dice il buon senso, lo recita la Costituzione. Andiamo allora a leggere cosa dice l’Agenzia di Sanità della Regione Toscana che ha recentemente rilasciato un’importante rilevazione sulla salute in carcere, un’indagine sugli istituti penitenziari nella regione. In carcere, ci informa il rapporto, ci si ammala più che fuori, non c’è prevenzione e le cure sono difficili e sempre ritardate. Ci si ammala di disturbi psichici (38,5% delle persone ristrette), di malattie infettive e parassitarie (16,2%), di malattie del sistema circolatorio (15,5%), di malattie endocrine, del metabolismo e immunitarie (12,1%), di malattie dell’apparato respiratorio (4,4%) e via dicendo, anzi ammalando. In altre parole un detenuto su due soffre di almeno una patologia. Incredibile? Mica tanto.
Si diceva della prevenzione. Una parolina difficile in carcere. Fuori, chiunque di noi si affida al proprio medico per analisi di routine, consigli su stili di vita salutari e attività fisica. In carcere tutto questo non è possibile: stai chiuso in una cella per venti ore al giorno, non hai a disposizione un’assistenza sanitaria come si deve, il vitto è pessimo, il medico lo puoi vedere solo dopo una richiesta scritta (la famosa domandina), quando va bene. Intanto in cella fumi come un turco, con tutto il rispetto per i turchi, o respiri il fumo altrui. Fumi, il tempo passa mentre la televisione gracchia, e il mutuo soccorso tra detenuti è l’unica risorsa su cui puoi far di conto. In carcere, sempre secondo l’ARS, fuma il 62,4% delle persone detenute contro il 20,5% delle persone libere residenti in Toscana.Proibire il fumo in carcere sarebbe crudele, ma soprattutto inutile. Nel carcere inglese nell’isola di Man, dove il fumo di sigarette fu proibito già tempo fa, i detenuti avevano preso l’abitudine di fumare clandestinamente tutto quel che capitava loro sotto mano: bustine del tè, bucce di banana, perfino cerotti per smettere di fumare. La salute andava a farsi benedire in poco tempo e i casi di affezioni serie all’apparato respiratorio erano gravi e numerosi. L’amministrazione penitenziaria inglese decise allora di lanciare un programma pilota per inserire le sigarette elettroniche tra i beni acquistabili da parte delle persone ristrette. L’esperimento ha avuto un gran successo e da allora i casi di malattie respiratorie si sono ridimensionati, e insieme anche i numerosi disturbi psichici.Il nostro Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) nel dicembre 2016 ha autorizzato, attraverso una circolare, il fumo a vapore, lo svapo, nelle carceri italiane. Nonostante ciò, pur a fronte di dati come quelli della ARS Toscana che mostrano i seri danni del fumo di sigaretta in carcere, e nonostante gli sforzi di alcuni esponenti del mondo dello svapo italiano e di Rita Bernardini del Partito Radicale, nessun istituto ha ancora introdotto questa possibilità. Perché? Le ragioni sono sempre le stesse: burocrazia, sistemi di sicurezza particolari, problemi tecnici ma sopratutto la mancanza di coraggio da parte delle direzioni dei penitenziari italiani. Eppure gli inglesi hanno anche inventato una sigaretta elettronica disegnata appositamente per i detenuti, la E-burn, completamente sigillata e usa e getta. Un ministro inglese si è dichiarato convinto dalle prove fornite dai medici sulla riduzione del danno e sulla non tossicità dei vapori passivi emessi dalla E-cig. In Italia intanto il tempo passa invano. E’, letteralmente, tempo bruciato. (Massimo Lensi, consulente Aduc, fondatore dell’associazione Progetto Firenze)

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Giovani, Speranza, Trasparenza, Diritti, Cambiamento, Sostenibilità

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

In un periodo offuscato dagli slogan e dalla propaganda sulla pelle dei più deboli e indifesi, come coloro che fuggono da povertà e conflitti, è compito delle organizzazioni non governative di solidarietà e cooperazione internazionale affermare la centralità e il significato di un vocabolario essenziale per affrontare le sfide del nostro tempo.Non c’è futuro possibile costruendo mura e steccati, abbattendo ponti, sacrificando i valori della solidarietà, dell’inclusione, del diritto internazionale. Non c’è futuro possibile se l’Italia, l’Europa e il mondo accantoneranno gli impegni assunti a New York il 27 settembre 2015, sottoscrivendo l’Agenda 2030 con i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.
È con queste idee in testa che il CISP – Sviluppo dei Popoli si appresta a riunire la sua assemblea annuale dei soci, il 23 giugno 2018, per approvare il bilancio del 2017, riflettere sulla sua nuova dichiarazione di intenti adottata nel gennaio 2018 e aggiornare la programmazione strategica e operativa.Si tratterà di un’assemblea aperta alla partecipazione di non soci, in particolare giovani studenti universitari interessati alla cooperazione internazionale, che si terrà nell’aula ‘Oriana’ del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza a Roma, Via Salaria 113 (ore 9.15-13). Si tratta di una scelta precisa: quella cioè di aprire le porte a chi si affaccia al nostro mondo, incoraggiando la partecipazione e la riflessione su tematiche tradizionalmente interne alle organizzazioni, quali il bilancio, la programmazione, le scelte strategiche ed organizzative.I giovani, come tutti i cittadini, hanno il diritto di conoscere come un’organizzazione di cooperazione internazionale intende rispondere alle sfide del nostro tempo, quali passi sta compiendo per contrastare l’esclusione sociale e la povertà estrema anche qui in Italia, oltre che in Africa, in America Latina, in Medio Oriente, nel Mediterraneo, in Asia. I cittadini hanno diritto di sapere come i progetti vengono valutati, a quali risultati sono giunti, come sono stati spesi i soldi ricevuti da privati e agenzie pubbliche nazionali e internazionali. La gente vuole sapere cosa significhi operare per la tutela dei diritti lì dove questi sono più sistematicamente violati, a sostegno dei rifugiati, dei richiedenti asilo, degli sfollati.
Questo è il senso dell’assemblea del 23 giugno: un impegno ad avvicinare la prassi di cooperazione alla cittadinanza, dando a tutti, soci e non soci, la possibilità di intervenire, chiedere approfondimenti, esprimere valutazioni, concorrere ad aggiornare la programmazione strategica e operativa.Un impegno anche verso la formazione dei giovani, per sostenerne la capacità di essere protagonisti nelle sfide del nostro tempo, tenendo fermi valori forti, quali la giustizia, la solidarietà, la pace.

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Ergastolani: uomini senza speranza e senza futuro?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Dopo più di un quarto di secolo di carcere duro, sono ormai 15 mesi che sono sottoposto al regime di semilibertà, anche se il mio fine pena rimane, come per tutti gli ergastolani, il 31 dicembre 9.999. Da un anno e tre mesi passo le notti in carcere ed esco tutte le mattine per recarmi in una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, dove presto servizio volontario. In questo modo sono felice perchè la mia pena ha finalmente iniziato ad avere un senso e fa bene a me stesso e alla società.Leggendo l’altro giorno la proposta politica della Comunità Papa Giovanni XXIII (La Società del Gratuito, programma per elezioni politiche 2018) ho pensato che Don Oreste continua a lottare per gli ergastolani anche da lassù perché, fra le moltissime altre belle proposte ai politici, c’è anche l’abolizione della pena senza fine: L’Ergastolo Ostativo è una condanna fino alla morte. Una simile condizione detentiva non rientra nell’orizzonte costituzionale di una pena finalizzata alla rieducazione del reo. La Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, già con un’importante sentenza nel 2013 ha affermato il principio per cui l’ergastolo senza possibilità di liberazione anticipata o di revisione della pena è una violazione dei Diritti Umani, poiché l’impossibilità della scarcerazione è considerata un trattamento degradante ed inumano contro il prigioniero, con conseguente violazione dell’art. 3 della Cedu. (Punto 3, pagina 7) Voglio ringraziare pubblicamente Giovanni Paolo Ramonda, successore di Don Oreste Benzi, e tutta la Comunità per la presa di posizione nel chiedere l’abolizione della pena dell’ergastolo, anche a nome di tutti gli ergastolani.Non si può condannare un uomo per tutta la sua vita e, a parte l’errore, è un orrore. Molti di noi sono diventati uomini nuovi, perché continuare a punirci? Che c’entriamo noi con l’uomo che ha commesso il reato tanti anni fa? Don Oreste, quando venne nel carcere di Spoleto, non esitò un attimo a schierarsi dalla parte dei più cattivi (prima di lui lo aveva fatto solo Gesù). E a dieci anni della sua morte non nascondo che spesso mi sono chiesto perché se ne sia andato così presto in Cielo. Non poteva rimanere ancora un po’ su questa terra per darci una mano ad abolire la “Pena di Morte Viva”?
Nonostante le numerose iniziative, appelli, lettere, raccolte di firme e le numerose adesioni di persone importanti contro la “Pena di Morte Viva” (l’ergastolo senza benefici), come Margherita Hack, Umberto Veronesi, Agnese Moro, Gino Strada e Don Luigi Ciotti, ma anche di tanti uomini e donne di Chiesa, compreso Papa Francesco, nulla è cambiato. E nonostante siano trascorsi decenni dalle nostre condanne, i “buoni” non sono ancora sazi e continuano a torturarci l’anima, il cuore e la mente. In questi giorni mi domandavo cosa possiamo fare noi ergastolani per far capire che ricambiare male con altro male (murare viva una persona senza neppure la compassione di ucciderla) alla lunga fa sentire innocente qualsiasi criminale. Per questo siamo grati alla Comunità Papa Giovanni XXIII di aver ribadito ancora una volta l’importanza dell’abolizione della pena dell’ergastolo per recuperare ogni uomo. (Carmelo Musumeci)

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Giovani senza futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

infortuni-lavoroSe stiamo ai dati statistici che ci pervengono, da ciò che vediamo e dalle conversazioni che facciamo, dobbiamo rilevare un certo disagio giovanile che ci preoccupa. Osserviamo una generazione che tende a chiudersi in se stessa, a non riuscire a percepire i valori della vita e nei casi più gravi ad estraniarsene del tutto scaricando le proprie tensioni ed emotività nel cinismo, nella cultura del consumismo fine a se stesso: Io ho e quindi sono un vincente, tu non hai e sei un perdente. E fino a diventare un giudizio senza appello.
Ma ciò che ci appare più grave è quanti, nel mondo degli adulti, non ne intercettano il malessere cercando in qualche modo di comprendere le ragioni e tentare d’invertire la tendenza. In alcuni casi la spiegazione s’indirizza nella nostra incapacità d’essere coerenti con le scelte di vita che facciamo allorché predichiamo bene e razzoliamo male. In questa misura finiamo con il mostrare il lato peggiore del nostro modo di vedere e pensare. In pratica non diamo certezze ma seminiamo dubbi e ambiguità. Facciamo, ad esempio, del lavoro non un tramite per realizzarsi ma un sistema che tende a sfruttarti e a schiavizzarti. Indichiamo la politica come un obiettivo per ottenere risultati sfruttando le ingenuità degli elettori con false promesse invece di pensare al bene comune. Abbiamo trasformato l’insegnamento scolastico e l’ottenimento di un titolo banalizzandolo e trasformandolo in un qualcosa privo di significato se poi, ad esempio, vi sono diplomati e laureati che finiscono nel calderone dei call center, o a fare i precari, o a svolgere lavori saltuari o a restare disoccupati. Che fine, ci chiediamo, hanno fatto gli studi di greco antico, di latino al cospetto di un mercato del lavoro che ti chiede qualcosa d’altro? Ora che i politici, ancora una volta, si preparano ad affilare le loro lingue per ammannirci le solite promesse da marinaio cosa possono attendersi dai giovani e anche dai meno giovani se non il loro sdegnoso ritirarsi sull’Aventino perdendo forse quello che sarà l’ultimo treno per una società di giusti? (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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