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Posts Tagged ‘spesa pubblica’

Economia: Il governo mette la “polvere” sotto il tappeto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

ministero-finanzeSulle privatizzazioni “Non hanno fatto nulla, nel frattempo hanno portato al collasso il sistema bancario. In questi 1.200 giorni sono stati indecisi a tutto, hanno solo aumentato la spesa pubblica (20 miliardi buttati per il Jobs act e 10 per le “mance” degli 80 euro) per comprarsi il consenso, alla Achille Lauro, e gli è andata anche male: non hanno ridotto le tasse, hanno perso anche il referendum, e l`Europa ne ha le scatole piene”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da Avvenire.”La ghigliottina Ue – ha aggiunto – è già caricata. Intanto come assaggio siamo già costretti a questa manovrina da due decimali. Ma in autunno l`Italia dovrà non solo onorare la clausola di salvaguardia per quasi 20 miliardi, ma anche ridurre il deficit di quasi un punto, all`1.2%, il che vuol dire altri 16 miliardi. Se aggiungiamo le promesse sulla riduzione dell`Irpef, sul contratto del pubblico impiego, sul taglio del cuneo fiscale, si arriva a una manovra da 35-40 miliardi, fra maggiori tasse, dirette o indirette, o minori spese. O, come dice Padoan a mezza voce, col taglio delle spese fiscali”. Insomma, per Brunetta “aumenteranno le tasse. Se tagli detrazioni e deduzioni l’effetto è lo stesso. Il Def con le sue 912 pagine non doveva solo dire come sta l`economia italiana, ma anche indicare come raggiungere gli obiettivi di bilancio. Così invece Padoan prende in giro gli italiani, ma innanzitutto sé stesso. E ai mercati, o alla Ue, non piace essere presi in giro. Con gravi rischi per le aste sul nostro debito, da settembre”. E questa per Brunetta è strategia “meramente elettorale: mettere la polvere sotto il tappeto”.

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La spesa pubblica per studente in Italia è in calo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2016

ministero pubblica istruzioneI dati ufficiali confermano che sugli investimenti per la formazione dei giovani, il nostro Paese arretra anziché evolversi: non dobbiamo, quindi, meravigliarci se la preparazione dei nostri studenti 15enni resta nelle retrovie per le competenze tra i 35 paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Nella Penisola, tra il 2005 e il 2013, le somme spese per l’istruzione rispetto al Pil sono addirittura peggiorate, confermando i dati Eurostat, secondo cui l’Italia si trova all’ultimo posto per la spesa pubblica destinata alla formazione tra i paesi UE: 7,9% nel 2014, a fronte del 10,2% medio. In questo disegno, orientato al risparmio, rientrano il dimensionamento scolastico, con 4mila istituti autonomi tagliati su 12mila, l’aumento progressivo del numero di alunni per classe, gli incessanti tagli operati dagli ultimi governi, anche nei confronti degli enti locali; per non parlare, poi, dei sempre “magri” stipendi di docenti, Ata e Dirigenti scolastici.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è giunta l’ora di guardare all’istruzione pubblica con occhi diversi, considerando le risorse per scuola e università non più come una spesa ma come un investimento per il futuro dei cittadini di domani. Il futuro è ancora più grigio: il Ministero dell’Economia ha già fatto sapere che la spesa pubblica per l’Istruzione rispetto al Pil sarà in continuo calo almeno fino al 2035, passando dal 4% al 3,2%. Eppure, un giovane ben formato e preparato è una risorsa anche per rilanciare lo sviluppo economico nonché per creare una società sempre più equa, basata sui principi dell’uguaglianza e della crescita.

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Conti pubblici italiani: in vista manovra correttiva

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2016

brunetta-nardin“Anche gli ultimi dati macroeconomici rilasciati dalle principali agenzie nazionali e internazionali confermano il peggioramento dell’economia italiana, e il governo dovrà effettuare una pesante manovra correttiva da 40-50 miliardi di euro già il prossimo autunno”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Infatti, anche se la Commissione europea darà il semaforo verde al Def presentato dal ministro Padoan, più per motivazioni politiche che economico-finanziarie, la situazione per il 2017 è tutt’altro che rosea. Preoccupa, in particolare, l’aggravarsi della spirale deflazionistica, dopo che l’Istat ha comunicato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) ha registrato ad aprile una diminuzione del -0,1% su base mensile e del -0,5% su base annua.
Possiamo tranquillamente parlare di ‘stato di deflazione conclamata’. E come è noto, in economia, la deflazione è il peggiore dei mondi possibili per un Paese ad elevato debito pubblico come l’Italia. Non a caso, infatti, il debito pubblico italiano a marzo è aumentato di 14 miliardi rispetto al mese precedente, salendo a 2.228,7 miliardi, anche per colpa della mancanza totale di intervento da parte di Renzi. Tutto questo sta provocando una diminuzione della fiducia dei consumatori nell’economia, come rilevato sempre dall’Istat, che ha reso noto che ad aprile l’indice del clima di fiducia dei consumatori è sceso a 114,2, da 114,9 dello scorso marzo.
Delle bugie di Renzi se ne è accorta anche Confindustria, la quale ha stimato che nel 2017 e nel 2019, se si desse seguito a quanto previsto dal Patto di stabilità e crescita, la restrizione del deficit strutturale dovrebbe essere almeno pari allo 0,5% del Pil l’anno. Tenendo in considerazione le clausole di salvaguardia ancora attive, la correzione nel 2017 dovrà quindi essere pari a 1,4 punti di Pil, circa 24 miliardi, nel 2018 di ulteriori 0,2 punti, e nel 2019 di altri 0,5 punti. Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha calcolato che ‘si prospetta in sostanza il mantenimento a decorrere dal 2017, degli aumenti dell’Iva. Resta quindi in vigore una clausola di salvaguardia per 15 miliardi nel 2017 e circa 20 miliardi negli anni successivi’.
Per non parlare del flop rappresentato dal Job Act, che ha gonfiato il numero di contratti soltanto per effetto dell’incentivo contributivo, che già si sta esaurendo, con le conseguenze negative di creare nuova disoccupazione e una nuova riduzione delle entrate tributarie derivanti dal lavoro, che avrà notevole ripercussione sul deficit.
Se a queste voci aggiungiamo anche i buchi di bilancio creati da una totale assenza di strategia del governo sulla spendig review e dalle mancate privatizzazioni (non ultimo il rinvio della tanto sbandierata privatizzazione delle Ferrovie dello Stato) il conto totale della manovra correttiva del prossimo ottobre sale, come detto, a 40-50 miliardi. Una mazzata che i contribuenti italiani non sono certo in grado di sopportare”, conclude Brunetta.

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Cresce spesa pubblica, bene le cure ospedaliere

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2012

La spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, a livello nazionale, prosegue la sua crescita, passando dal 6,07% nel 2002 al 6,87% nel 2008. Si conferma anche la forbice Nord-Sud: la spesa va, infatti, da un massimo di 10,46% della Campania a un minimo di 5,24% della Lombardia. Lo rileva il Rapporto Osservasalute 2011, sottolineando come la spesa italiana per la sanità sia «inferiore a quella di altri Paesi come Gran Bretagna, Germania e Francia, ma il suo valore è comunque allineato alla media dei Paesi dell’Ocse». Anche nel 2010, si rileva inoltre nel Rapporto, il Sistema sanitario nazionale «si conferma complessivamente in disavanzo: 2,325 mld di euro circa. Però il disavanzo è notevolmente diminuito rispetto ai 3,251 mld del 2009».
Dall’indagine arriva però un giudizio positivo in merito al funzionamento degli ospedali, «usati in modo sempre più appropriato», mentre «migliora l’efficienza gestionale delle cure ospedaliere». Così, si legge nel Rapporto, «i dati del 2009 confermano il trend in forte diminuzione del tasso di ospedalizzazione e parallelamente delle giornate di degenza. Il tasso complessivo a livello nazionale è leggermente inferiore allo standard di 180 ricoveri per 1.000 abitanti fissato dalla programmazione, e ormai solo 8 regioni presentano tassi superiori a tale soglia». Diminuiscono anche i giorni «trascorsi inutilmente in ospedale: la degenza media, sostanzialmente stabile da anni, nel 2009 mostra un lieve decremento rispetto all’anno precedente (da 6,8 a 6,7 giorni)». La fotografia del Ssn mostra inoltre che il personale sanitario è donna: infatti, le donne rappresentano il 63% del personale dipendente, mentre gli uomini il 37% (anni 2007-2009).
Nel 2009 il personale a tempo indeterminato rappresenta circa il 94%, ma a livello regionale le discrepanze sono molte e il personale con lavoro flessibile varia da un minimo di 2,2% in Veneto a un massimo di 10,8% in Sicilia e 12% in Valle d’Aosta. Per quanto riguarda poi la trasparenza delle Aziende ospedaliere sul fronte liste d’attesa, emerge che nel 2011 solo il 44% pubblica online i dati sulle attese. I dati maggiori si osservano, a pari merito, in Piemonte e Friuli Venezia Giulia (100%).(fonte: doctornews33)

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La manovra economica

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

Editoriale fidest. Non manca occasione alla maggioranza di ribadire che l’attuale manovra economica messa a punto dal governo incontra l’unanime consenso dell’Unione europea e che è in linea con analoghe misure adottate negli altri Paesi della comunità. Non viene però precisato che il consenso non è tanto sui contenuti quanto sull’aspetto che riguarda la riduzione della spesa pubblica, in linea di principio. In altri termini l’Europa avverte la necessità di dare un taglio ad un settore della spesa che per ragioni di politica sociale e di contenimento della pressione “populista” di alcuni movimenti politici, in passato, ha avuto un “crescendo spropositato” rispetto alle stesse risorse disponibili dei rispettivi paesi. Ciò ha determinato una conseguente riduzione nella erogazione di incentivi per la produzione industriale e nel rilancio dell’economia e nello stimolare la competitività internazionale. Se questo è il punto il metodo adottato per pervenirvi, pensando al caso italiano, è sbagliato perché tende a colpire aree dove il disagio esistenziale è già forte. In altri termini il male italiano non sta tanto nello spendere troppo nel sociale quanto nello sprecare molte risorse per mancanza di una programmazione seria e nella cronaca incapacità di tagliare i rami secchi dati dalle aree di evasione, dal lavoro in nero, dalla mancanza non tanto di regole ma di chi dovrebbe controllare e farle rispettare. Ma programmare significa anche fare delle scelte. Se pensiamo che di recente è passato un provvedimento che ha riguardato l’acquisto di armamenti per 35 miliardi di euro da parte del ministero della difesa dobbiamo chiederci se trovandoci in una situazione di ristrettezze potevamo permettercelo. D’altra parte questo è un argomento già da tempo all’ordine del giorno della stessa comunità europea e riguarda la possibilità di una presenza militare comunitaria non più dipendente da ciascun Stato ma direttamente guidata da un organismo sovranazionale che si farebbe anche carico dei relativi oneri. E i tempi, a nostro avviso sarebbero maturi per questo passaggio di “poteri”. L’Europa oggi non teme più un pericolo interno quanto quello extra-continentale anche se limitato e circoscrivibile in determinate regioni del mondo. Diciamo, quindi, che questa circostanza potrebbe tradursi in una irripetibile opportunità per una ridistribuzione delle risorse non certo per penalizzare la sanità, la scuola, per impoverire sempre più le famiglie monoreddito, le retribuzioni modeste, ma per dare al Paese ciò che il paese da tempo attende: un ciclo più virtuoso fatto di regole condivise, di risorse equamente divise, di rispetto per il lavoro e non di quella costante che tende sempre di più ad umiliarlo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Cannabis meno pericolosa di alcool e tabacco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2009

Sono i risultati ai quali è pervenuto  uno studio pubblicato sul British Columbia Mental Health and Addictions Journal. Secondo il rapporto, “in termini di costi per le conseguenze sulla salute del consumo: il tabacco costa circa 800 dollari a utente, l’alcool circa 165 dollari, e la cannabis circa 20 dollari”. Scrivono i ricercatori. “L’alcol viene utilizzato da un numero molto elevato di persone, anche se la grande maggioranza è a rischio basso o moderato. La cannabis e il tabacco sono consumati da un numero molto più ridotto di persone. La maggior parte del consumo di cannabis comporta rischi bassi o moderati, mentre la maggior parte del consumo di tabacco comporta alti rischi (per la salute)”. Lo studio ha anche rivelato che il “94% della spesa pubblica relativa alla cannabis è dovuta alla legge”, e non alla sostanza in sé. Gli autori della ricerca concludono: “I danni, i rischi e il costo sociale di alcool, cannabis e tabacco variano notevolmente. Questo è dovuto in gran parte al modo in cui la legge si pone di fronte a queste sostanze. Alcool e tabacco sono sostanze legali, il che spiega perché vi sono costi giudiziari inferiori rispetto alla cannabis. Ma i costi sanitari per i consumatori di tabacco e alcool sono molto più elevati di quelli per la cannabis. Questo significa che il consumo di cannabis è meno rischioso per la salute del consumo di alcool o tabacco”. “Queste variazioni di rischio, danni e costi devono essere prese in considerazione quando riflettiamo su come affrontare l’abuso di queste tre sostanze.I tentativi di ridurre i costi sociali connessi alla cannabis, per esempio, dovrebbero probabilmente concentrarsi sulla depenalizzazione, per limitarne i costi giudiziari. Questa politica sarebbe giustificata dai bassi rischi per la salute associati con il consumo di cannabis”.

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Nycomed: tengono i risultati nel 2008

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2009

Nycomed, Gruppo farmaceutico globale che commercializza prodotti ospedalieri, specialistici, di primary care e OTC, ha chiuso l’esercizio 2008 con ricavi consolidati pari a  3.348 milioni di Euro, in leggera contrazione rispetto all’esercizio 2007 (chiusosi con 3.497 milioni di Euro). Il risultato sconta la progressiva erosione del mercato da parte dei farmaci generici e gli effetti che la politica di contenimento della spesa pubblica nella sanità produce in diversi  Paesi oltre all’effetto cambio. L’EBITDA rettificato è stato pari a 1.207,6 milioni di Euro, leggermente inferiore rispetto al dato 2007. “Pur in un contesto non facile riteniamo estremamente positivi i risultati conseguiti dal Gruppo nel 2008” ha dichiarato Håkan Björklund (Chief Executive Officer del Gruppo). “Il 2009 sarà un anno impegnativo, ma confidiamo sia nella pipeline interna sia sugli effetti della politica di contenimento dei costi che stiamo realizzando”. La Società del Gruppo in Italia, Nycomed S.p.A., ha registrato nel 2008 ricavi per 123,5 milioni di Euro ed un brillante risultato operativo di 10,6 milioni di Euro. Tale risultato è stato ottenuto grazie ad una positiva performance di tutti i prodotti in portafoglio e, in particolare, del Pantoprazolo.  Nycomed S.p.A. è la filiale italiana del Gruppo Nycomed, azienda farmaceutica globale che commercializza prodotti ospedalieri, specialistici, di primary care e OTC. La Società, nata dalla fusione di due importanti realtà internazionali, opera nelle aree terapeutiche della cardiologia, gastroenterologia, osteoporosi, respiratoria, terapia del dolore e “tissue management”.  Il Gruppo Nycomed è presente in oltre 50 mercati, con una forte presenza a livello europeo e su mercati emergenti quali il Sud America, la Russia-CIS e l’Asia. L’impegno di Nycomed consiste nel gestire tutto il ciclo di vita del prodotto, dalla ricerca, allo sviluppo fino alla produzione, al marketing ed ai contatti con il cliente. I nuovi prodotti sono frutto sia della propria ricerca sia delle alleanze strategiche con altre aziende di ricerca. La Società in Italia è guidata dal dott. Piervincenzo Colli. Per ulteriori informazioni visitate il sito: http://www.nycomed.it

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Stop alla perdita del potere d’acquisto delle pensioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2009

Milano,20 aprile 2009 ore 14,30 Hotel Michelangelo, Via Scarlatti 33.  L’attenzione dell’odierno convegno sarà rivolta al paniere ISTAT, al suo grado di attendibilità e alla sua capacità di rappresentare il reale andamento del costo della vita. E poi anche alla rivalutazione parziale delle pensioni e al blocco della perequazione del 2008. Su questi temi abbiamo inoltre fatto un sondaggio presso i pensionati nostri associati nel mese di marzo. I risultati raccolti saranno presentati alla manifestazione di Milano insieme alle nostre proposte . Al convegno parteciperanno tra gli altri Alberto Brambilla presidente del Nucleo di Valutazione Spesa Pubblica, gia’ Sottosegretario al Ministero del Lavoro, Nicola Quirino docente di Economia Pubblica presso la Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, Roberto Confalonieri segretario generale Confedir e Claudio Pasini presidente di Manageritalia. Intervento conclusivo di Maurizio Crozza.

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