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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘spesa sanitaria’

Spesa sanitaria e problematiche regionali

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

Pende sempre sulle regioni il rischio del taglio alla spesa sanitaria. Le regioni, è bene saperlo, potrebbero persino aumentare, nonostante i tagli governativi, la spesa sanitaria se avviassero una seria politica di razionalizzazione dei costi abbattendo gli sprechi che sino ad oggi annualmente ammontano ad oltre dieci miliardi di euro complessivi per anno. La verità è che se facessero sul serio verrebbero a mancare i vistosi guadagni e le aree di privilegio oggi esistenti in ambienti ben noti, a partire dalle gare di appalto per la fornitura di apparecchiature e medicinali ai nosocomi e alle cliniche private che prosperano in molti casi proprio per via delle disfunzioni della sanità pubblica. A questo punto appare evidente che sarebbe necessario rivedere tutta la filiera assistenziale a partire dal medico di base.
Dobbiamo anche essere consapevoli che le inefficienze denunciate sulla sanità pubblica sono in massima parte pretestuose come le liste di attesa per una visita specialistica o un esame strumentale. Basterebbe operare su due versanti. Quello della verifica obiettiva della prestazione richiesta dal paziente e delle priorità rispetto al suo stato di salute.
In un progetto della Fidest si paventò anche la possibilità di operare prestazioni “fuori orario” e presso i nosocomi privati previo pagamento di un ticket d’urgenza che per i titolari di bassi redditi potrebbe limitarsi a un costo simbolico mentre per gli altri al 30% del suo valore commerciale.
Vi sono, insomma varie possibilità per far funzionare a dovere la macchina della sanità pubblica se non vi andasse di traverso quel sistema perverso che trasforma il tutto in una mera logica di profitto.
Non dimentichiamo che la salute è e resta un bene primario e tutti dovrebbero accedervi e avere lo stesso trattamento.
Non dimentichiamo che il 3,5% della popolazione mondiale soffre di malattie di cuore e con punte, alcune regioni ancora più alte.
Non dimentichiamo che 10 bambini su 100mila in Italia sono colpiti da una forma giovanile di diabete anche di tipo uno e che la povertà nel mondo fa milioni di vittime e si muore ancora in tanti per un’assistenza sanitaria volutamente carente. (Servizio Fidest)

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Spesa sanitaria delle famiglie a 40 miliardi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Bologna 11 giugno 2018 Fondazione GIMBE. Puntuale come un orologio svizzero anche nel 2018 con il Welfare Day il rapporto RBM Salute-Censis ripropone dati sempre più catastrofici. Nell’impossibilità di aumentare i 12 milioni di italiani che rinunciano alle cure e il 25% della popolazione che subisce danni economici per pagare le spese sanitarie, quest’anno è allarme indebitamento: nell’ultimo anno 7 milioni di italiani “si sarebbero indebitati” per pagare le spese per la salute e 2,8 milioni “avrebbero dovuto usare” il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi.
Gli inquietanti dati del Censis anche quest’anno proiettano su oltre 60 milioni di persone i risultati di un’indagine commissionata da RBM Salute e realizzata tramite un questionario strutturato somministrato ad un campione rappresentativo di 1.000 adulti maggiorenni residenti in Italia. Numerose le criticità metodologiche: innanzitutto, non si conoscono le domande del questionario; in secondo luogo, le tecniche per selezionare gli intervistati non permettono di escludere un “campionamento di convenienza”; ancora, non vengono riportati margini di variabilità sulle stime ottenute; infine, il margine di errore del ± 3,1%, riferito all’intero campione, risulta di gran lunga più elevato per ciascuno dei sottogruppi ottenuti all’interno delle variabili di stratificazione (classe di età, genere, area geografica di residenza, ampiezza demografica del comune di residenza). Lo scorso anno, per le stesse ragioni, puntualizza il Presidente «il Ministero della Salute, con il comunicato stampa n. 75 del 31 luglio, aveva smentito i dati del Censis sulla rinuncia alle cure, sottolineando i limiti dello studio – identici a quelli del 2018 – che riportava risultati di gran lunga più catastrofici di quelli dell’ISTAT e dell’indagine europea sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie».
Rispetto all’entità della spesa sanitaria out-of-pocket, dato di partenza di questa raffinata strategia di marketing, precisa Cartabellotta, «il 3° Rapporto GIMBE conferma sì che la spesa delle famiglie nel 2016 sfiora i € 40 miliardi, ma non rileva nessun allarme sul suo incremento, che rimane stabile intorno al 18% sia nel periodo della crisi (2009-2016) sia nel periodo pre-crisi (2000-2008)». Inoltre, l’analisi dettagliata della spesa out-of-pocket permette di mitigare ampiamente l’entità del fenomeno perché dei € 40 miliardi:
• € 3.362 milioni vengono “restituiti” dallo Stato sotto forma di detrazioni fiscali
• € 1.310 milioni sono relativi all’acquisto di farmaci di fascia A, virtualmente a carico del SSN, ma che i cittadini acquistano in autonomia per loro volontà
• € 1,5 miliardi sono destinati alla compartecipazione della spesa per i farmaci, ma di questi € 1 miliardo viene sborsato per acquistare farmaci brand al posto degli equivalenti
• € 5.900 milioni sono destinati a prodotti omeopatici, erboristici, integratori, nutrizionali, parafarmaci, etc., voce di spesa peraltro esclusa dai nuovi conti della sanità dell’ISTAT
• € 5.215 milioni vengono spesi per farmaci di fascia C e di automedicazione, buona parte dei quali sono di efficacia non dimostrata
• € 11.000 milioni (che includono € 1.300 milioni di ticket) sono destinati a visite specialistiche ed esami diagnostici di laboratorio e strumentali, di cui una variabile percentuale del 30-50% secondo stime internazionali è inappropriata
• € 8.500 milioni vanno per le cure odontoiatriche (mai incluse nei livelli essenziali di assistenza) • € 5.255 milioni per l’assistenza ospedaliera, di cui oltre € 3.000 milioni per la long-term-care
• € 1.000 milioni per protesi e ausili
«Lo “spacchettamento” della spesa delle famiglie – precisa Cartabellotta – confuta di fatto l’ipotesi che gli esborsi dei cittadini siano destinati esclusivamente a fronteggiare le minori tutele pubbliche: infatti, almeno il 40% non viene speso per beni e servizi indispensabili a migliorare lo stato di salute, bensì soddisfa bisogni indotti dal benessere e dalla medicalizzazione della società e condizionati da consumismo, pseudo-diagnosi e preferenze individuali». La controprova viene fornita dal fatto che nelle diverse Regioni la spesa out-of-pocket è proporzionale al reddito pro-capite e alla qualità dell’offerta pubblica: in altre parole, le famiglie spendono di più nelle Regioni del nord dove l’offerta dei servizi sanitari pubblici è adeguata, mentre quelle del sud si attestano tutte sotto la media, nonostante una qualità peggiore dei servizi. Infine, la strategia di persuasione collettiva che punta dritta al “secondo pilastro” prova a sensibilizzare il nuovo Esecutivo “personalizzando” i risultati dell’indagine Censis, da cui emergerebbe un “maggior rancore degli elettori di 5 Stelle e Lega nei confronti della sanità”, considerata il “cantiere con cui gli italiani metteranno alla prova il passaggio dal rancore alla speranza del cambiamento”. Peccato (per loro) che il contratto del Governo del cambiamento afferma senza indugi che “È prioritario preservare l’attuale modello di gestione del servizio sanitario a finanziamento prevalentemente pubblico e tutelare il principio universalistico su cui si fonda la legge n. 833 del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale”, per cui la vera “prova di esame”, conclude Cartabellotta, «non è affatto rappresentata dall’espansione del secondo pilastro, quanto invece dal rilancio del finanziamento pubblico, peraltro annunciato anche dal Premier Conte nel discorso per la fiducia al Senato».
Se così non fosse, il Governo del cambiamento, oltre ai propri “rancorosi elettori”, avrà tradito anche il contratto che oggi riguarda tutto l’intero popolo italiano.

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Malattie neurologiche: pesante impatto sulla spesa sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2016

sinapsi neuraliPotenziare l’organizzazione assistenziale attraverso un’azione integrata tra Specialisti ospedalieri, del territorio e MMG per l’assistenza e la cura di pazienti affetti da patologie neurologiche. Questo il tema al centro del simposio “Organizzazione dell’assistenza neurologica” che si svolgerà oggi in occasione del 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia (SIN) in corso a Venezia. Il simposio sarà moderato dal Prof. Leandro Provinciali, Presidente SIN, e vedrà la partecipazione di economisti e direttori sanitari. Obiettivo dell’incontro sarà quello di tracciare una nuova linea gestionale-organizzativa per garantire ai pazienti la continuità dell’assistenza e delle cure ed ampliare, nonché ottimizzare, l’offerta di prestazioni specialistiche di alto livello, sia ospedaliere sia ambulatoriali.Le malattie neurologiche sono caratterizzate da un elevato tasso di prevalenza e da un pesante impatto in termini di disabilità. L’Italia, Paese in cui gli ultrasessantenni costituiscono quasi un quarto della popolazione, si colloca ai primi posti relativamente al peso di queste patologie. Inoltre, il gap di spesa sanitaria ha già largamente superato il 30% rispetto agli altri Paesi dell’Europa occidentale continuando a crescere ad un ritmo del 2-3% annuo.In queste condizioni, mantenere il servizio sanitario sui livelli assistenziali di altri Paesi occidentali diventa una sfida importante.
A richiedere necessariamente una differente allocazione delle risorse, con un riorientamento verso l’assistenza territoriale e la prevenzione, è soprattutto il grande impatto che la Spending Review ha avuto nel nostro Paese. In questo contesto, un ruolo cruciale è svolto dal sistema regionale. In tal senso, appare necessaria una verifica regionale delle Reti di Patologia con particolare riferimento a quella neurologica; una gestione delle Reti di Patologia con focus neurologico; un’analisi dei casi trattati per un controllo globale della gestione della Rete; la validazione del modello “Hub and Spoke” in campo neurologico.A richiamare l’attenzione dei massimi esperti in neurologia è l’Enhanced Chronic Care Model caratterizzato dall’integrazione tra il team multiprofessionale (NCP, Case della salute e Specialisti Neurologi), la comunità locale e tutti gli interlocutori coinvolti nella presa in carico globale del paziente e fortemente orientato all’empowerment in un modello patient ­centered. In questo contesto, il MMG riveste il ruolo di care manager, quando supportato da competenze neurologiche, diventando riferimento anche per l’attivazione dell’assistenza domiciliare, degli interventi palliativi e dei servizi sociali.Il modello recepisce e soddisfa i bisogni a livello territoriale, promuove l’appropriatezza del ricorso all’offerta ospedaliera ed esalta l’integrazione professionale, nonché la collaborazione interaziendale.“In Italia queste malattie – afferma il Prof. Leandro Provinciali, Presidente SIN – hanno un alto costo socio-economico data l’elevata incidenza. Appuntamenti come il Congresso Nazionale rappresentano un’importante occasione per discutere non solo degli importanti passi avanti compiuti dalla ricerca scientifica, ma anche della necessità di potenziare la risposta assistenziale al paziente neurologico, acquisendo risorse specialistiche aggiuntive al fine di offrire una risposta competente ai bisogni. Questa dovrebbe tradursi nella possibilità di un’assistenza ad hoc, sia ospedaliera che territoriale, che tenga presente le specifiche esigenze correlate sia alle malattie complesse, che richiedono elevata preparazione specifica in grado di valorizzare l’approccio interdisciplinare, sia alle condizioni evolutive che necessitano di un trattamento adeguato. Appare dunque necessaria – prosegue il Prof. Provinciali – un’organizzazione assistenziale che preveda sinergie tra ospedali e territorio garantendo continuità assistenziale, anticipazione dei bisogni di cura, alleanza terapeutica medico-paziente”.

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Italia, spesa sanità più bassa in Ue ma regioni in deficit

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

In Italia, nonostante per la sanità si spenda il 26,1% in meno rispetto a paesi come Francia e Germania, tutte le regioni si avviano a chiudere il 2012 in deficit a causa della sanità. A ciò si somma il dato, reso noto dal Censis, secondo cui nello scorso anno 9 milioni di italiani hanno rinunciato totalmente o parzialmente alle cure per motivi economici. A dirlo è Walter Ricciardi, direttore l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in occasione della presentazione del Country Report Italia 2 013, documento di studio ed analisi dello stato di salute degli italiani, condotto in collaborazione con l’Associazione di iniziativa Parlamentare e legislativa per la Salute. Ciò che è emerso, tra le altre cose, è che a fronte di un’aumentata richiesta di salute di una popolazione che invecchia, oltre il 20% degli italiani ha più di 65 anni, la spesa sanitaria, pure tra le più basse d’Europa, cresce a un ritmo più elevato del Pil. «Negli ultimi 10 anni» ha sottolineato infatti Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità del Senato «la spesa sanitaria pubblica è cresciuta complessivamente di 61,8 miliardi di euro, passando dai 51,7 miliardi agli attuali 113,5 miliardi, e se consideriamo la componente privata si arriva a 144 miliardi di euro, aumentando più velocemente della crescita economica, peraltro estremamente contenuta nel nostro Paese, e le Regioni vanno in rosso proprio a causa della sanità». Il documento, pensato per essere uno strumento di lavoro per addetti e decisori politici, ha messo in evidenza una popolazione con esigenze cui il Servizio sanitario non dà risposte adeguate: il 90% degli eventi cardio e cerebrovascolari ha cause ambientali note eliminabili e modificabili, un terzo dei pazienti con infarto giunge troppo tardi in ospedale e quindi non viene trattato con terapia riperfusiva, le risorse diagnostiche e terapeutiche per la cardiopatia ischemica sono utilizzare meno efficacemente per le donne rispetto agli uomini, sono fermi al 23% i fumatori con più di 14 anni, al Nord ci si ammala di più di tumore ma si guarisce di più. Tutto ciò a fronte di un progressivo e marcato aumento delle aspettative di vita: il 10,3% degli italiani ha tra i 65 e i 74 anni e un altro 10% ne ha più di 75, in particolare donne. La situazione, si osserva nel rapporto, e andrebbe risolta con maggior coordinamento d elle politiche nazionali e locali, attività di prevenzione e di educazione alla salute nonchè un adeguamento dei servizi alla domanda di assistenza. (S.Z.fonte farmacista33)

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Manovra economica e spesa sanitaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2011

Nella lista dei risparmi messa a punto dal Tesoro e discussa dal vertice di martedì la Sanità è una delle voci più interessate. Il testo non è ancora definitivo, ma il Consiglio dei Ministri di oggi darà il via libera alla manovra di Tremonti. Il primo capitolo a essere toccato dalla manovra è quello del ritorno dei ticket. Dal 2012, infatti, torna il ticket da 10 euro sulle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale per i non esenti e di 25 euro per le prestazioni di pronto soccorso in codice bianco. Ma dal 2014 scatterà una vera propria raffica di ticket aggiuntivi imposti dallo Stato: sui farmaci e su tutte le prestazioni sanitarie, magari anche sui ricoveri in ospedale. E non sarà poca cosa: i ticket potrebbero dover garantire il 47% dei risparmi. Tra tagli alla spesa e ticket, la sanità è chiamata a dare un contributo sostanzioso alla manovra di contenimento dei conti pubblici. L’ultima bozza del decreto legge parla chiaro: forse anche per effetto dei costi standard, si prevede un aumento ridotto dei fondi per la salute che nel 2013 aumenteranno dello 0,5% e nel 2014 dell’1,4% sul 2012, al netto dei tagli al personale (stop di un altro anno del contratto e blocco del turn over) sia dipendente che convenzionato. Dal 2012, in attesa dei costi standard per servizi e forniture, ci sarà una prima applicazione dei prezzi di riferimento sugli acquisti di beni e servizi anche per dare sprint alle centrali regionali d’acquisto: dai dispositivi medici ai farmaci, fino alle prestazioni e ai servizi sanitari e non sanitari. Mentre dal 2013 l’Aifa sposterà in farmacia altri farmaci ospedalieri, che oggi valgono 2,2-2,4 miliardi di rosso per le Regioni, cambiando insieme il tetto di spesa farmaceutica sul territorio. E ancora dal 2013 nascerà un «tetto» di spesa (sia nazionale che regionale) per l’acquisto dei dispositivi medici. Gli importi delle manovre dovranno essere concordati in un’intesa tra Governo e Regioni entro fine 2012, altrimenti il decreto già predispone il menu percentuale dei tagli: i ticket da soli dovranno garantire il 47% dei risparmi nel 2014. Anche perché dal prossimo anno lo Stato non rifinanzierà il superticket da 10 euro su specialistica e diagnostica (non quello da 25 euro sui pronto soccorso, già oggi in vigore dappertutto): lo farà per quest’anno, concedendo i 486,5 miliardi che mancano all’appello da giugno a dicembre, poi dovranno pensarci le Regioni. O più probabilmente i cittadini. (fonte farmacista33)

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Lazio: 30% spesa sanitaria a carico disabili

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

“Il decreto 95 del Commissario alla Sanità Prof. Guzzanti, imponendo una compartecipazione del 30% della spesa sanitaria a carico dei pazienti disabili, costituisce un ulteriore provvedimento che rema contro il miglioramento della qualità della vita di tali pazienti, i quali usufruiscono di attività riabilitative di mantenimento”. Lo dichiara in una nota Peppe Mariani, Presidente della Commissione “Lavoro, Pari Opportunità, Politiche Giovanili e Politiche Sociali” della Regione Lazio. “Questo tipo di provvedimenti – continua Mariani – non agevola certo le persone disabili, e le loro famiglie, nell’affrontare  le molteplici difficoltà che quotidianamente già devono risolvere, tra le quali non ultima  quella dell’aspetto economico.” “Questo provvedimento capita, peraltro – prosegue Mariani – in un momento particolarmente  complesso nella gestione dei Centri di Riabilitazione, che a causa dei tagli della spesa sanitaria rischiano di non poter più assicurare la qualità e la quantità dei servizi assistenziali. Non bisogna, allora, compromettere ancora di più l’erogazione di tali servizi, pretendendo una partecipazione economica dal paziente. E’ necessario, invece, intraprendere nell’immediato un percorso, basato sulla  condivisione e sul confronto anche con gli operatori del settore, che garantisca finalmente stabilità e qualità delle prestazioni in un campo così delicato ed importante  del nostro Servizio Sanitario Regionale.” “Confido , dunque – conclude Mariani – nella disponibilità e competenza del Commissario di Governo, per far fronte a questa situazione urgente, senza creare ulteriori penalizzazioni ad una fascia della popolazione già estremamente fragile”.

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Segnali positivi sugli aproteici

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2009

L’Appello lanciato dalla UGL Sanità sembra aver sortito i primi effetti positivi. Lo dichiara in una nota il dirigente Regionale Ugl Sanità Pietro Bardoscia. Sul sito dell’associazione dei Malati di Reni si evince che il Consiglio Regionale del Lazio ha dato il via libera al bilancio di previsione 2010-2012, istituendo un capitolo di bilancio finanziato con 3 milioni di euro per il 2010 destinato all’erogazione dei prodotti aproteici e confermato anche dal Presidente Commissione Permanente -Lavoro Pari Opportunità – Politiche Giovanili e Politiche Sociali Peppe Mariani. Il Capitolo è di pertinenza dell’assessorato Politiche Sociali – prosegue Bardoscia – quindi svincolato dalla spesa sanitaria.  Intanto vorrei ringraziare – prosegue Bardoscia – tutti coloro che si sono uniti al sindacato UGL Sanità, dalle agenzie di stampa, ai quotidiani, alle associazioni, ai famigliari dei soggetti colpiti da questo provvedimento, a tutti i politici sia di Centro-Destra che di Centro-Sinistra che trasversalmente sono intervenuti. Sicuramente nel mese di Gennaio ne sapremo di più per l’emanazione dell’atto che ripristina l’erogazione; per questo – conclude Bardoscia – dobbiamo ancora mantenere alti i livelli di guardia sino a quando non avremo l’assoluta certezza di aver vinto questa battaglia.(Dott.Pietro Bardoscia Dirigente Regionale Ugl Sanità)

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La spesa sanitaria rischia di esplodere

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

“C’è una situazione di pericolosa esplosione incontrollata della spesa sanitaria, che coincide con una situazione di inefficienza e di carenza dei servizi ai cittadini”. Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto venerdì a Roma alla cerimonia per i 50 anni del sindacato della dirigenza medica Anaao Assomed. “Quindi – ha aggiunto il ministro – c’è questa stretta connessione tra una possibile e ulteriore esplosione della spesa sanitaria e il basso livello di servizi ai cittadini. Tutto – ha concluso Sacconi – si concentra dunque nelle decisioni che dobbiamo prendere entro il mese di luglio” sulle Regioni con i conti in rosso: Sicilia, Campania, Molise e Calabria. “Oltre alle verifiche sui piani di rientro dell’Abruzzo e del Lazio”, ha precisato il responsabile del Welfare.

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Simg: “Misuriamo la qualità della spesa sanitaria”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2009

Per la prima volta in Italia sarà possibile misurare in modo preciso e dettagliato la qualità della spesa sanitaria pubblica. È l’obiettivo del progetto per la costruzione di un “Modello di microsimulazione della spesa sanitaria italiana”, frutto della collaborazione scientifica tra il CEIS Tor Vergata e la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). Il progetto è presentato oggi a Roma durante il workshop internazionale “Government output e productivity measurement: lessons from the international experience” organizzato, sotto l’alto patrocinio del Ministero della Funzione Pubblica e della Innovazione, dall’OCSE, dall’ISTAT e dal CEIS Tor Vergata e promosso dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Sono sufficienti alcuni dati per comprendere le potenzialità del modello: 2 milioni di pazienti monitorati, oltre 200 milioni di prescrizioni per test diagnostici e 160 milioni di prescrizioni farmaceutiche. Non solo. Circa la metà dell’intera spesa sanitaria pubblica italiana è “intermediata” dai medici di medicina generale (l’altra metà è invece spesa ospedaliera). è quindi giusto partire da queste basi per capire come si spende in sanità in Italia. “L’obiettivo principale del modello – spiegano il prof. Vincenzo Atella dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma e il prof. Claudio Cricelli, presidente SIMG – è quello di evidenziare i risultati in termini di salute dei pazienti per ogni euro aggiuntivo di spesa. Sarà inoltre possibile capire quale, tra le varie voci della spesa sanitaria, è la più efficace nel migliorare lo stato di salute della popolazione. I primi risultati ufficiali saranno disponibili a partire da luglio, anche se sarà necessario attendere la fine del 2009 perché il modello operi a pieno regime e possa essere utilizzato come strumento di valutazione della spesa e di molte politiche sanitarie nazionali e, soprattutto, regionali”. Saranno disponibili analisi quantitative sugli outcomes, gli output, i costi, la spesa e la produttività del settore sanitario pubblico italiano, attraverso l’utilizzo di dati relativi al paziente e al medico.

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