Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘spesa’

Confermato il trend negativo per la spesa per l’Istruzione fino al 2040

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2021

Il Governo e il ministero dell’Economia e delle Finanze non sembrano avere le idee chiare su come incentivare la formazione dei suoi cittadini. Dapprima, nel Nota di aggiornamento del Def 2021, si sostiene che “le risorse di bilancio verranno crescentemente indirizzate verso gli investimenti e le spese per ricerca, innovazione e istruzione”. Poi, nello stesso documento, si sostiene che “la spesa per LTC”, per l’assistenza degli anziani, “invece, segna un incremento limitato, di 0,2 punti percentuali di PIL, compensato da una analoga riduzione della spesa per istruzione”. È un esempio di come si continui a considerare la scuola e l’istruzione delle nuove generazioni una spesa sempre eliminabile. Molto stringata, sempre all’interno della Nota di aggiornamento del Documento di Economia a Finanza è la sezione che riguarda il pacchetto di riforme dell’istruzione: si spiega che, in particolare, riguarderà “sia le modalità di reclutamento dei docenti sia il sistema degli istituti tecnici e professionali e dell’università, con particolare attenzione alle classi di laurea e ai corsi di dottorato”. Ci si ferma qui. Nessun riferimento ai tanti problemi emersi nel corso della pandemia: boom di precariato, classi pollaio confermate, spazi scolastici troppo esigui, organici inadeguati, competenze degli alunni sempre meno adeguate. Un altro “treno” sta passando, quello del Pnrr, ma da come si stanno prospettando gli scenari nulla cambia sull’impostazione generale verso il potenziamento dell’istruzione nazionale.

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Spesa sociale per i comuni italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2021

Roma – “Le prossime elezioni amministrative rappresentano un appuntamento importante. Un’occasione per raccontare la rivoluzione silente fatta in questi anni, sempre dalla parte dei cittadini. Una rivoluzione di cui adesso, tutti, inizieremo a raccogliere i frutti. E che parte proprio da quei servizi che hanno sempre condizionato la vera differenza nella spesa sociale degli enti locali, soprattutto tra nord e sud.Da quest’anno tutti i Comuni italiani sono più uguali, ed hanno le stesse risorse per asili nido e spesa per la funzione sociale. Iniziamo ad avere così un Paese che garantisce, ai cittadini, gli stessi diritti, indipendentemente dal luogo in cui risiedono. È un lavoro di cui vado molto fiera, che in questi anni di Governo ho portato avanti per il MoVimento 5 Stelle. Con la determinazione che ci contraddistingue da sempre. Per molte realtà, come Salerno dove la spesa sociale passa dai 70,20 € ad abitante del 2020 ai 104,29 del 2021, con un incremento complessivo sul primo anno di oltre 1,5 milioni di euro, vuol dire poter riprogrammare radicalmente alcuni settori.I Comuni, infatti, grazie ai nuovi criteri (e alla cancellazione di quello storico) ed alle risorse aggiuntive (stanziate dal Governo Conte Il fino al 2030), potranno attivare altri servizi, o potenziare quelli esistenti, a beneficio di anziani, cittadini disabili e minori. Questo, in concreto, vuol dire che gli enti locali devono dedicare risorse all’assistenza domiciliare sociale o all’erogazione di servizi come i pasti, la spesa o le faccende domestiche, per favorire la permanenza a domicilio degli anziani. Ma anche attività di sostegno ai minori in età scolare, e ai nuclei familiari fragili, tra cui i centri per le famiglie. E poi l’assistenza domiciliare, i centri diurni ed i servizi di trasporto per i disabili.Questa è la nostra idea di Italia, un’Italia dove la qualità della vita dei cittadini è al centro dell’azione amministrativa, politica e di Governo.Ora che ci sono più risorse, scegliere gli amministratori giusti è ancora più importante”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Istat: crolla la spesa delle famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

I dati dell’Istat sulla spesa delle famiglie, che segnano un calo del -9% nel 2020 e del -3,4% nel primo trimestre 2021, rivelano la situazione di forte difficoltà che sottolineiamo da tempo.Si tratta, in termini annui, della contrazione più accentuata dal 1997 (ovvero dall’inizio della serie storica), che riporta il livello medio di spesa corrente al livello del 2000.Nemmeno durante l’ultima crisi la spesa delle famiglie aveva raggiunto una tale contrazione.Si tratta di un segnale estremamente grave, che rivela quanto sia urgente prendere provvedimenti per sostenere, oltre alle imprese, anche le famiglie.Il Governo si è concentrato finora sulla ripartenza del sistema economico, giustamente necessaria, ma non si può e non si deve lasciare indietro la parte più debole della popolazione.Per questo è impensabile la mancata proroga del blocco dei licenziamenti. In assenza di tale misura vedremo esplodere le peggiori conseguenze che questa crisi ha determinato. Per questo è fondamentale gestire la ripartenza in maniera adeguata, facendo decadere il blocco nel momento in cui la ripresa sarà consolidata e non in un momento in cui sono ancora evidenti e percepibili le difficoltà vissute dai cittadini. Invitiamo il Governo a valutare attentamente questo aspetto, insieme all’adozione di misure volte ad una più determinata lotta all’evasione fiscale e all’adozione di una tassazione straordinaria solo sui grandi patrimoni. “Siamo convinti che sia indispensabile, in questa delicata fase, rendere più equa la tassazione e contrastare le disuguaglianze. – afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori – Si tassi meno il lavoro e di più le rendite e si introducano più forti elementi di progressività.”

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Proposta: “Meno tasse, se spendi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 Maggio 2021

“Un piano di deduzione fiscale che incentivi gli italiani a spendere in Italia aiutando così il Paese a superare la crisi economica generale dovuta alla pandemia”. Così il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro. “L’ultimo rapporto dell’agenzia bancaria italiana ci dice che sui conti degli italiani ci sono 1748 miliardi, 146 in più rispetto a marzo del 2020, ben 232 in più rispetto a marzo 2019. Una cifra di tutto rispetto, espressione senz’altro della preoccupazione dei cittadini riguardo gli effetti della pandemia, ma che ci dice anche che vi può essere una forte spinta della domanda interna per far ripartire la nostra economia e quindi l’occupazione. E’ forse il momento di superare l’attuale sperimentazione del cashback – ha sottolineato Cavallaro – e renderlo strumento operativo di un più ampio respiro volto ad ampliare gli effetti positivi per i cittadini in termini economici e per la fiscalità per l’effetto del contrasto di interessi. ‘Meno tasse, se spendi’. Questo secondo noi è il messaggio da lanciare”.

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Stangata carrello spesa: +117 euro per coppia con 2 figli

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2021

Secondo i dati definitivi di dicembre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione media del 2020 è pari a -0,2%, dal +0,6% del 2019.”Bene che l’Italia per la 3° volta dall’inizio delle serie storiche iniziate nel 1954 sia tornata anche nel 2020 in deflazione. Non poteva essere diversamente visto il crollo dei consumi e del Pil dovuto alla pandemia. La riduzione dei prezzi contiene la caduta del potere d’acquisto delle famiglie e consente di risparmiare sulla spesa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”L’aspetto negativo, è che spesso si tratta solo di un effetto ottico. Alcuni risparmi, infatti, sono solo teorici, falsati dal lockdown. Per i trasporti, ad esempio, il calo dei prezzi del 2,3%, che in tempi normali avrebbe prodotto una minor spesa, per una famiglia media, di 80 euro, 124 euro per una coppia con due figli, non determina in pratica alcun effetto reale sul portafoglio degli italiani, visto che sono stati costretti a starsene a casa per gran parte dell’anno” prosegue Dona.”A incidere di sicuro, invece, il rialzo del carrello della spesa dell’1,3% che determina una vera e propria stangata. Insomma, se per una coppia con due figli, l’inflazione media a -0,2% significa avere avuto nel 2020, sulla carta, una minor spesa di 77 euro, il rincaro dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona comporta una maggior spesa di 117 euro. Per una coppia con 1 figlio, la riduzione del costo della vita dello scorso anno è stata pari, ipoteticamente, a 76 euro, ma per gli acquisti di tutti i giorni il salasso reale è di 106 euro. Per una famiglia tipo, il risparmio in tempi normali sarebbe stato complessivamente di 69 euro, ma l’aggravio certo per la casalinga di Voghera che va al mercato a fare la spesa per la famiglia media italiana è pari a 88 euro” conclude Dona.

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Cala a €280 il budget medio di spesa per i regali di Natale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2020

La pandemia ha influenzato la vita di tutti e anche il Natale sarà inevitabilmente diverso, più sobrio, per molti più triste e rivolto principalmente alla famiglia e alle persone più care (per il 60%). Ma nonostante questo non si rinuncia del tutto ai regali, dato che solo il 16% non ne acquisterà.Sarà comunque un Natale più parsimonioso, sia per il budget previsto, che si è ridotto rispetto allo scorso anno a una media di €280 (-13%), sia per il numero dei regali (2,3), in calo per un italiano su due.Come per il Black Friday, gli acquisti si effettueranno principalmente online, con quasi un terzo (32%) che utilizzerà esclusivamente questo canale.Pessimisti gli esercenti del settore elettronica ed elettrodomestici: il 61% prevede un calo delle vendite nel periodo di Natale rispetto allo stesso periodo del 2019, con la concorrenza del web che incide del 27% in mancate vendite.Il desiderio degli italiani per il 2021? In assoluto che finisca la pandemia (74%), che arrivi il vaccino (48%) e che si attenui la crisi economica.Questo è quanto emerge dall’Osservatorio Compass, la ricerca promossa dalla società del credito al consumo del Gruppo Mediobanca per indagare il comportamento di acquisto degli italiani in occasione del Natale. Cosa si regalerà a Natale e a chi? Al primo posto, il 42% indica l’abbigliamento, le calzature e gli accessori, seguiti dai libri e riviste (22%), giochi per bambini (20%), prodotti per la cura della persona (17%), alimentari (16%) e telefonia (13%). Ma se si guarda al budget dedicato per tipologia di regali, si spenderà di più per gli elettrodomestici e i prodotti di elettronica/informatica (32%) e per l’abbigliamento (31%). Il viaggio come regalo ha registrato ovviamente una flessione, ma resta sempre un desiderio importante per le famiglie: la metà di chi ha già pianificato nel 2021 almeno un progetto economico manifesta la voglia di evadere organizzando una vacanza.La persona più importante a cui dedicare i propri regali sono i figli (34%), e i partner (33%); in misura minore genitori (10%), altri parenti (11%) e amici (2%). A loro spetteranno in media oltre due terzi del budget (€187).Dove acquisteranno i consumatori? Il 32% degli intervistati dichiara che farà gli acquisti di Natale esclusivamente online e tra le categorie più comprate sul canale digitale troviamo smart speaker (86%), viaggi e biglietti aerei (83%), biglietti per concerti (74%), smartwatch (74%), musica e film (71%). In generale questo canale viene privilegiato per i prodotti elettronici più piccoli. Beni di lusso, prodotti alimentari, biciclette, gioielli e abbigliamento sono invece appannaggio dell’offline. Chi sceglie di acquistare in negozio lo fa principalmente per toccare con mano il prodotto (29% delle citazioni, che arrivano al 35% per gli over 55 anni) e per sostenere i negozianti e l’economia locale già molto provata dalla crisi economica in atto. Focus Elettronica ed elettrodomestici. Cosa ne pensano gli esercenti del settore? Sono piuttosto pessimisti, con il 61% che prevede per Natale un calo delle vendite rispetto al 2019. Solamente per il 4% andrà meglio. A incidere non solo la crisi economica del Paese, ma anche la concorrenza dell’online che si prevede impatterà sul giro d’affari per il 27%. Anche per il 2020 la telefonia si conferma il prodotto che traina le vendite del Natale (per il 55% degli intervistati). Seguono i televisori (34%) e i piccoli elettrodomestici (30%).Per quali acquisti si ricorre al credito al consumo nel settore dell’elettronica e degli elettrodomestici? In primis per i grandi elettrodomestici, caratterizzati da un prezzo di listino in genere più elevato: la metà degli esercenti cita infatti, tra i prodotti cui si ricorre maggiormente ad un finanziamento, i grandi elettrodomestici per la cottura (piani cottura, forni, ecc.), i grandi elettrodomestici del freddo (frigoriferi, congelatori e cantinette) e il 45% quelli per il lavaggio. La telefonia, che negli scorsi anni guidava la classifica, oggi conta solo il 27% delle citazioni degli intervistati, probabilmente per una diversa modalità d’offerta commerciale per il segmento.“Gli italiani hanno voglia di normalità e anche per questo non vogliono rinunciare a un momento emotivamente importante come il Natale – dichiara Luigi Pace, Direttore Centrale Marketing e Innovation di Compass – La famiglia rimane in cima ai pensieri per i regali a cui il credito al consumo darà un importante contributo, soprattutto per i prodotti di elettronica ed elettrodomestici, più costosi ma sempre molto desiderati. Siamo convinti che anche nel 2021 il nostro settore contribuirà a sostenere i consumi aiutando la ripresa economica del Paese: per questo siamo al lavoro per studiare sempre nuove forme di finanziamento in risposta ai bisogni crescenti e in continua evoluzione dei consumatori” Per il 2021 cosa si aspettano gli italiani? Interrogati sul futuro economico dell’Italia, gli italiani rispondono con un’accesa preoccupazione (41%). La maggior parte auspica una stabilità della propria condizione familiare nel 2021 mentre solo un terzo degli intervistati si aspetta una situazione più rosea. In generale, gli italiani desiderano che finisca la pandemia (74%), che si trovi un vaccino efficace contro il Covid-19 (48%) e che si attenui la crisi economica (46%). Più forte tra gli under 35 l’intenzione di trovare lavoro (26%) e di avere un figlio (14%).Nonostante il periodo di forte crisi, con il 52% degli intervistati che prevede un ulteriore calo del fatturato nel 2021, permane una decisa intenzione di progettualità imprenditoriale: il 72% dei convenzionati intervistati ha dichiarato di avere come obiettivo per il prossimo biennio di realizzare almeno un progetto per lo sviluppo del proprio business. In particolare, il 29% effettuerà investimenti di marketing e pubblicità, il 19% in nuove tecnologie rivolte alla clientela. Il 17% si dedicherà allo sviluppo di un canale digitale di vendita. Fabio Micali

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Istruzione. Commissione UE: la spesa dell’Italia scesa del 7% in dieci anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

La spesa per l’istruzione in Italia si conferma tra le più basse nell’Unione europea: nel 2018 la spesa pubblica è aumentata dell’1% in termini reali rispetto all’anno precedente, ma resta ben al di sotto della media UE, sia in percentuale del PIL (il 4 % contro il 4,6 %) sia in percentuale della spesa pubblica totale, che all’8,2%, è la più bassa dell’UE (9,9%). Addirittura per le scuole superiori in dieci anni l’impegno finanziario dell’Italia si è ridotto di quasi il 20%. E per l’Università l’impegno italiano è il più basso dell’Unione. Lo riporta Tuttoscuola soffermandosi sull’analisi annuale del rapporto di monitoraggio sull’educazione e la formazione della Commissione europea dal titolo “Education and training monitor 2020”. Nonostante un leggero aumento nel 2018, l’impegno finanziario pubblico per il settore scolastico, universitario e in generale per la Conoscenza rimane fortemente al di sotto di quello attuato negli altri paesi Ue. “Mentre la quota di PIL assegnata all’educazione pre-primaria, primaria e secondaria è sostanzialmente in linea con gli standard europei – scrive Tuttoscuola analizzando l’analisi europea che mette a confronto i 27 paesi membri – , la spesa per l’istruzione terziaria è la più bassa dell’UE, sia in percentuale del PIL (lo 0,3% contro lo 0,8%) sia in percentuale della spesa pubblica per l’istruzione (il 7,7% contro il 16,4 %)”. La rivista specializzata fa opportunamente “notare che, mentre la spesa pubblica per l’istruzione è diminuita complessivamente del 7 % nel periodo 2010-2018, nello stesso periodo la spesa per l’istruzione superiore è stata ridotta del 19%”: una sottolineatura che la dice lunga sugli effetti devastanti che ha avuto la politica di smantellamento introdotta con l’ultimo Governo Berlusconi, con la ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, capace di cancellare oltre 4 mila istituti, altrettanti dirigenti scolastici e Dsga, più 200 mila docenti e 50 mila Ata, oltre che una buona parte di tempo scuola e un numero equo di alunni per classe. Con gli esecutivi a seguire che si sono visti bene dal recuperare il mal tolto.

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Spesa sanitaria regionale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Tutte le Regioni prevedono sistemi di compartecipazione alla spesa sanitaria, con un livello di autonomia che negli anni ha generato una giungla inestricabile di differenze relative alle prestazioni su cui vengono applicati (farmaci, prestazioni specialistiche, pronto soccorso, etc.), agli importi da corrispondere, alle regole per le esenzioni. Integrando i dati del Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti con quelli del Monitoraggio AIFA della spesa farmaceutica 2019, l’ultimo report dell’Osservatorio GIMBE analizza in dettaglio composizione e differenze regionali della compartecipazione alla spesa sanitaria che nel 2019 sfiora i 3 miliardi di euro.«Nel periodo 2014-2019 – spiega Cartabellotta – l’entità complessiva della compartecipazione alla spesa sanitaria si è mantenuta relativamente stabile, ma abbiamo assistito ad una sua progressiva ricomposizione. Infatti, rispetto al 2014, quando gli importi dei ticket per farmaci e prestazioni specialistiche erano sovrapponibili, nel 2019 quelli per le prestazioni si sono ridotti del 6,5% mentre sono aumentati quelli per i farmaci (+10,1%)».
Nel 2019, rispetto all’anno precedente, i ticket sono diminuiti di € 32,2 milioni (-1,1%), di cui € 5 milioni (-0,4%) per le prestazioni specialistiche e € 27,2 milioni (-1,7%) per i farmaci. Dall’analisi emergono notevoli differenze regionali relative sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche: in particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da € 33,5 in Sardegna a € 90,8 in Valle d’Aosta, per i farmaci l’importo varia da € 15,3 in Piemonte a € 36,4 in Campania, mentre per le prestazioni specialistiche si va da € 8,5 in Sicilia a € 65,3 in Valle d’Aosta.«Un dato di estremo interesse – precisa Cartabellotta – emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e la quota differenziale sul prezzo di riferimento pagata dai cittadini che preferiscono il farmaco di marca al medicinale equivalente». Nel 2019 dei € 1.581,8 milioni sborsati per il ticket sui farmaci, solo il 29% è relativo alla quota fissa per ricetta (€ 459,3 milioni pari a € 7,6 pro-capite), mentre la quota differenziale sborsata per i farmaci “griffati” ammonta a € 1.122,5 milioni (€ 18,6 pro-capite). Complessivamente, nel periodo 2013-2019 la quota fissa sulle ricette si è ridotta del 17,7% (-€ 98,7 milioni), mentre è aumentata del 27,8% la quota prezzo di riferimento per la scelta dei farmaci di marca (+€ 244,5 milioni). Un comportamento che penalizza l’Italia nel confronto internazionale: su 26 paesi l’OCSE ci colloca al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di farmaci equivalenti.«Il nostro report indipendente – commenta il Presidente – conferma notevoli eterogeneità regionali che richiedono azioni differenziate. In particolare, se le risorse allocate per il superamento del superticket determineranno una progressiva riduzione della compartecipazione per le prestazioni specialistiche, mancano azioni concrete per promuovere l’utilizzo dei farmaci equivalenti, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud». In altri termini, a fronte di un investimento di € 554 milioni/anno di risorse pubbliche per favorire l’accesso alle prestazioni specialistiche, stride l’esborso per i farmaci brand da parte dei cittadini di oltre € 1.120 milioni, il 38,2% della compartecipazione alla spesa sanitaria e il 71% di quella per i farmaci. Il report dell’Osservatorio GIMBE “Ticket 2019” è disponibile a: http://www.gimbe.org/ticket2019.

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Prosegue la corsa del carrello della spesa

Posted by fidest press agency su domenica, 31 Maggio 2020

I prezzi dei beni dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, gli unici acquisti che gli italiani potevano effettuare anche durante il lockdown, continuano a salire: da febbraio ad oggi sono aumentati di 8,6 volte. Da un rialzo annuo registrato a febbraio dello 0,3%, sono più che triplicati a marzo, segnando un +1%, saliti al 2,5% di aprile, per attestarsi ora a +2,6%. Purtroppo, mentre la deflazione non ha alcun effetto pratico sulle tasche degli italiani, il carrello incide sul loro portafoglio, aumentando il costo della vita” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una stangata per le famiglie già provate dalla Cassa integrazione e dalla chiusura delle attività. Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, in teoria la deflazione dovrebbe portare ad una riduzione della spesa di 95 euro, ma in pratica, visto che gli italiani non hanno potuto sfruttare il risparmio di 229 euro per la voce trasporti, quello che incide è solo il carrello della spesa, che a +2,6% implica un aumento del costo della vita, per i soli acquisti di tutti i giorni, di 220 euro su base annua, 206 euro per gli alimentari. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo per le compere quotidiane è di 193 euro, 180 euro per il cibo, per una famiglia media sono, rispettivamente, 160 e 150 euro. Per un pensionato con più di 65 anni, sono 101 euro per le spese obbligate del carrello e 96 euro per i beni alimentari” conclude Dona.

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Analisi sulla spesa degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

PAYBACK, la piattaforma multicanale che combina retail offline, online e mobile e che oggi vanta un network di oltre 170 Partner, nell’ambito del proprio Osservatorio Consumi, ha realizzato un’analisi sulla spesa degli italiani nel primo mese di lockdown per COVID-19 durante il quale PAYBACK ha lanciato la campagna #RESTAACASA CON TE (9 marzo – 5 aprile).
Nel mese di campagna, rispetto al precedente, è emerso un netto incremento del 70% degli acquisti online, trainati dalle categorie food & wine (+227%) e intrattenimento (+112%), seguiti da tecnologia (+64%), moda e casa (+29%) e infine cura della persona & benessere (+9%).Se si analizzano gli acquisti per generi alimentari effettuati nei punti vendita, si nota il balzo in avanti di condimenti e conserve (+230%), surgelati (+180%) e cura della casa (+150%). Questi picchi hanno avuto una distribuzione disomogenea lungo la penisola, in relazione alla diffusione del virus e al susseguirsi degli annunci di progressivo lockdown: il nord che ha registrato un picco di crescita più marcato nell’ultima settimana di febbraio, pari al +18% rispetto al valor medio di gennaio, mentre dopo il lockdown del 9 marzo è stato il centro-sud a registrare una crescita maggiore, raggiungendo un picco di oltre +30%.
Dall’analisi dei dati giornalieri di spesa emerge con evidenza la rapida reazione dei clienti agli annunci delle misure restrittive: +80% in Lombardia il 24 febbraio (il giorno successivo alla creazione prime zone rosse) rispetto alla media dei precedenti lunedì di febbraio; +42% su scala nazionale il 6 marzo (giorno successivo alla chiusura nazionale delle scuole) rispetto alla media dei venerdì di gennaio e febbraio pre COVID-19. Durante il lockdown, inoltre, i dati giornalieri evidenziano un significativo impatto delle restrizioni al movimento sulle abitudini di spesa: la frequenza di aquisto mensile cala del 14% ma la spesa media cresce del 26%.

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Famiglie in difficoltà per spesa più cara

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

“Chiediamo che il Governo incontri anche le associazioni di consumatori sulla fase 2″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non ci sono solo i protocolli per la ripartenza delle imprese, ma vanno ridefinite anche le regole sugli spostamenti dei loro clienti, se vogliamo che l’economia lentamente riparta” prosegue Dona.”In questo mese chi abita in un piccolo comune, dove ci sono solo negozi di vicinato, ha pagato fino al 30% in più rispetto a quando faceva la spesa in un centro commerciale, cosa molto grave per le famiglie in difficoltà economica, che magari hanno un familiare in cassa integrazione. Inoltre, non ha trovato la gran parte dei prodotti alimentari che era solito acquistare, visto che in un ipermercato si trovano fino a 40 mila referenze, mentre in un piccolo negozio se ne trovano poche centinaia. Questo sacrificio non può durare all’infinito. E’ un problema che va affrontato, specie perché non si comprende come mai si possa uscire per andare a comperare un libro o il vestitino del bambino, ma non si possa andare nel supermercato dove eravamo soliti fare acquisti solo perché collocato nel comune accanto a quello dove si risiede” aggiunge Dona. “Una regola che non ha molto senso dal punto di vista sanitario. Infatti, sono molto più pericolosi quei consumatori che escono tutti i giorni a comperare 2 o 3 cose rispetto a quelli che vanno una volta ogni 15 giorni in un centro commerciale a fare la spesa tutta insieme. Inoltre, è più facile rispettare la distanza di un metro in un grande supermercato rispetto ad un piccolo negozietto. Infine, durante il viaggio in auto necessario per raggiungere il supermercato fuori del comune non si può contagiare nessuno, mentre se bisogna fare 4 file invece di 1 per poter comperare pane, alimentari, carne e frutta il rischio di contagio sale. Per questo chiediamo che nella fase 2 si possa uscire dal proprio comune, se dove si abita non ci sono supermercati o centri commerciali. Si può al limite porre il vincolo che si possa andare solo in quei supermercati dove si ha già la tessera fedeltà, così da evitare che i furbetti del quartierino se ne possano approfittare” conclude Dona.

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Borsa della spesa: Fave in pole position, asparagi down

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Nonostante il periodo particolare, sulle tavole degli italiani a Pasqua frutta e verdura non mancheranno. Dalle elaborazioni di BMTI sui dati rilevati questa settimana nei mercati all’ingrosso appartenenti alla Rete di imprese Italmercati, è evidente un aumento delle commercializzazioni causato da una forte crescita della domanda che ha inevitabilmente colpito l’andamento dei prezzi all’ingrosso di alcuni prodotti.Tenendo conto della Borsa della Spesa di questa settimana, realizzata dalla collaborazione di Unioncamere, Italmercati e BMTI, grazie alle alte temperature stagionali, si osservano prodotti di ottima qualità ad eccezione dei carciofi, tipici di questo periodo, che invece risultano danneggiati dalla gelata di qualche settimana fa e il cui prezzo, per i carciofi romaneschi, va da 0,60 a 0,70 euro/cad. Altro prodotto sempre presente sulle tavole in questo periodo, è la fava la cui produzione risulta essere abbondante e di ottima qualità e con un prezzo particolarmente basso che va da 1,00 a 1,20 euro/kg, grazie alla grande disponibilità del prodotto. Con la Pasqua, inoltre, non ha frenato la corsa all’acquisto di prodotti tradizionalmente consumati in questa festività, come ad esempio gli asparagi che, proprio a causa di una forte domanda, hanno raggiunto un prezzo che va dai 5,00 ai 6,00 euro/kg. Stesso discorso per le fragole che vanno dai 3,50 ai 4,00 euro/kg. Per entrambi questi prodotti, si segnala una qualità eccezionale favorita dalle alte temperature di questi giorni.Continua a crescere la domanda per kiwi grazie al grande contenuto vitaminico che li contraddistingue e di cui il consumatore è in continua ricerca in questo periodo, con un prezzo si va da 1,60 a 1,80 euro/kg. Aumenti anche per le mele con prezzi da 1,40 a 1,50 euro/kg .Prezzi stabili per le arance bionde, da 0,90 a 1,10 euro/kg, la cui domanda sta iniziando a diminuire a favore di altri prodotti tipici del periodo primaverile.

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Fare la spesa, ritirare una ricetta medica, passare in farmacia, pagare le bollette

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Attività che possono esporre soprattutto gli over 65 al rischio di contagio da coronavirus. Per aiutare questi cittadini, spesso colpiti da malattie croniche e debilitati da terapie impegnative a livello fisico e psicologico, UGO, servizio di accompagnamento rivolto agli anziani, amplia la rosa dei servizi (il costo è di 15 euro all’ora). “Le abitudini quotidiane sono compromesse dall’emergenza coronavirus e le persone sole non sanno a chi rivolgersi per avere un aiuto e procurarsi il necessario – spiega Michela Conti, co-founder UGO -. Prima come persone poi come imprenditori, ci siamo subito chiesti come dare un contributo. In che modo convertire velocemente le risorse a nostra disposizione per soddisfare nuove urgenze? Fino a qualche giorno fa, fare la spesa era una banalità, oggi per molti è un’attività sconsigliata e pericolosa. Abbiamo confermato la presenza sul territorio e ampliato i servizi: da oggi UGO andrà a fare la spesa per te. E anche in farmacia o alle poste a pagare le bollette. Chiediamo ai Comuni in cui siamo presenti di aiutarci a fare informazione perché le persone sappiano che si possono rivolgere a noi, che c’è una soluzione in più”. UGO è presente a Milano, Roma, Torino e Genova.
Prossimità territoriale, solidarietà, consapevolezza. UGO mette a disposizione la piattaforma e gli operatori per delegare le commissioni che non si possono svolgere in sicurezza. Fare la spesa, ritirare una ricetta, passare in farmacia, pagare le bollette, accompagnare in auto senza utilizzare i mezzi pubblici, giocare a carte o leggere un libro a casa. Ogni attività sarà svolta nel rispetto delle direttive ricevute dalle autorità: gli operatori UGO sono stati formati e sensibilizzati per applicare le misure di igiene e prevenzione. UGO diventa portavoce di responsabilità e attenzione ma soprattutto della speranza che nasce dal reagire. Per donare normalità in un momento oscurato dalla paura, UGO favorisce i suoi utenti applicando il 10% di sconto sui servizi.
La promozione sarà attiva inserendo nella richiesta online o comunicando al servizio clienti il codice promozionale

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Silvio Danese: Intervista alla spesa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Uscita prevista: 26 marzo. Tra L’avversario di Carrère e L’altra Grace di Margaret Atwood, l’indagine umana e psicologica di una donna in trappola per aver difeso la sua vita e di un uomo che si crede salvo e innocente. Dall’autore di Il suono della neve e Anni fuggenti un nuovo romanzo sulla manipolazione dei rapporti e l’amicizia, il sacrificio e la famiglia, l’identità e l’amore. Una donna sta pagando con la libertà la ribellione alle violenze del marito. Uno scrittore che la incontra forse per riscattarne il destino si trova invece a confrontarsi con le radici del dominio tra i generi e una verità sfuggente proprio sui fatti. La loro relazione evolve in un’ambigua, squilibrata amicizia, toccando una questione cruciale: come si racconta una storia come questa? collana i Fari

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Risparmio:Acri,per 21% difficile spesa imprevista mille euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Secondo l’indagine Acri-Ipsos, il 21% delle famiglie avrebbero difficoltà ad affrontare una spesa imprevista di mille euro. “Dati decisamente allarmanti e preoccupanti, per quanto diversi e più rassicuranti rispetto a quelli ufficiali dell’Istat, relativi al 2017, secondo i quali il 39,5% delle famiglie non riesce a far fronte ad una spesa imprevista di circa 800 euro all’anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In ogni caso, la sostanza è la stessa: troppe famiglie hanno paura del futuro e sono costrette a tirare la cinghia per poter arrivare a fine mese. Basta una piccola spesa inattesa per mandare in tilt il bilancio di una famiglia” prosegue Dona.”Ecco perché riteniamo positivo, anche se insufficiente, il provvedimento contenuto in manovra di ridurre il carico fiscale sui lavoratori dipendenti. Un primo piccolo passo nella giusta direzione” conclude Dona.

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Tumore: cresce la spesa per i farmaci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Barcellona. La spesa per i farmaci anticancro in Italia è aumentata di oltre 650 milioni di euro in un anno: era pari a 5 miliardi nel 2017, ha raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni nel 2018. A fronte di un costante incremento delle uscite per la cura dei tumori, nel nostro Paese tutti i pazienti riescono ad accedere alle terapie migliori. In cinque anni (2013 – 2017) nel mondo sono stati commercializzati 54 nuovi trattamenti anticancro e l’Italia ha garantito (entro il 2018) la disponibilità a 35 di queste molecole innovative, collocandosi al quinto posto a livello internazionale dopo Stati Uniti (52), Germania (43), Regno Unito (41), Francia (37), e davanti a Canada (33), Spagna (30) e Giappone (29). Sulla sfida della sostenibilità dei sistemi sanitari si confrontano più di 24mila esperti al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology), che si apre oggi a Barcellona. E la prevenzione, prima arma per combattere i tumori, diventa personalizzata.
“Circa il 40% delle neoplasie può essere evitato seguendo uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta) – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. In Italia il 34,5% dei cittadini è sedentario, il 31,6% è in sovrappeso, il 10,9% obeso e il 25,7% fuma. Per invertire la tendenza, serve maggiore consapevolezza anche da parte degli operatori sanitari: solo 1 fumatore su 2 ha ricevuto il consiglio di smettere di fumare, suggerimenti sull’attività fisica sono stati forniti solo al 30% dei cittadini e meno della metà delle persone in eccesso ponderale ha ottenuto dal proprio medico indicazioni per perdere peso. Sugli stili di vita è invece possibile definire programmi di prevenzione ‘personalizzata’, in relazione all’età e alle abitudini dei singoli. Inoltre, in alcuni tumori, oggi si stanno delineando percorsi di prevenzione ‘su misura’”. Nel 2019, in Italia, sono stimati 371mila nuovi casi di cancro. “Il 5-7% dei tumori della mammella e il 10-20% delle neoplasie dell’ovaio sono dovuti a una predisposizione ereditaria, riconducibile in particolare alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 – continua la presidente Gori -. Questo significa che, nel nostro Paese, ogni anno circa 3.000 casi di carcinoma della mammella e circa 1.000 all’ovaio potrebbero essere evitati o individuati in fase molto precoce proprio adottando strategie mirate ed efficaci. È quindi fondamentale che il test BRCA venga eseguito nei familiari sani delle pazienti in cui è stata individuata una variante dei geni BRCA1/2 e che, in caso di positività, venga loro offerto gratuitamente il programma di prevenzione, eventualmente con l’introduzione di un codice di esenzione per malattie genetiche ereditarie. L’identificazione di una frazione di pazienti con carcinoma prostatico o pancreatico metastatico portatori di mutazione BRCA sta inoltre aprendo nuovi orizzonti anche per quanto riguarda la valutazione dei loro familiari sani: nel caso risultino portatori sani di mutazione BRCA, dovranno essere avviati a percorsi di prevenzione. È, quindi, un nuovo mondo in espansione per una prevenzione dei tumori”.
Anche per i forti fumatori si stanno delineando percorsi “su misura” per la prevenzione del cancro del polmone.
In Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 63% nelle donne e il 54% negli uomini. Circa 3 milioni e mezzo di persone vivono dopo la scoperta della malattia, cifra in costante crescita. “La malattia sta diventando sempre più cronica grazie a armi efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare che si aggiungono a chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia e radioterapia – sottolinea Giordano Beretta -. Evidenti i risultati in alcune delle neoplasie più frequenti: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 92% nel tumore della prostata, l’87% nella mammella, il 79% nella vescica e il 65% nel colon-retto”.
“Sul fronte dell’organizzazione – conclude la Presidente Gori -, la svolta è rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia e Campania oltre che in Lombardia ed Emilia-Romagna, pur se con configurazioni differenti. La concreta realizzazione di questi network consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza, di estendere a tutti i cittadini i programmi di prevenzione e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi”.

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La spesa delle famiglie diminuisce

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Secondo quanto riportato nella relazione annuale dell’Agcom, la spesa di famiglie e imprese in servizi di telecomunicazioni diminuisce del 2,9% nel 2018, in particolare cala la spesa sulla rete mobile (-6,4%), come risultato dell’entrata sul mercato di Iliad.
“E’ la dimostrazione che nel nostro Paese serve più concorrenza. Per questo urge un intervento del legislatore, che elimini del tutto le spese di recesso, anche anticipato, in modo da realizzare una vera portabilità, come avviene già per i conti correnti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se le prime due compagnie telefoniche detengono il 65% in termini di quota di mercato nella spesa finale è chiaro che serve più mobilità del consumatore e più trasparenza nelle offerte per aumentare la concorrenza” prosegue Dona.”Inoltre, come già chiesto anche dall’Antitrust, le Authority devono avere a disposizione sanzioni più efficaci e dissuasive per punire pratiche commerciali scorrette, multe che abbiano una vera efficacia deterrente” conclude Dona.

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Alitalia. A spese dei contribuenti, la farsa continua?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Sembra che la data entro cui doveva essere presentata l’offerta di Ferrovie dello Stato per Alitalia slitterà di un mese, al 15 luglio. Un andirivieni di dossier e proposte di cui abbiamo perso il conto… non quello politico – una mangiatoia a cui attaccarsi e un serbatoio di voti e favori vari – ed economico – fino ad oggi questa vicenda è costata agli italiani una decina di miliardi, e stiamo parlando di un’azienda che continua a perdere un milione al giorno, azienda tecnicamente fallita ma che continua ad andare avanti grazie ad un prestito la cui scadenza per la restituzione è già passata.
Facciamo una piccola fotografia per capire fino a che punto il degrado economico e politico non si vergogna a manifestarsi e, soprattutto, non si vergognano i nostri governanti a gestirla:
1 – non si è trovato un solo vettore aereo disposto ad investire. Sembrava ci fosse la Delta, con pochi spiccioli, ma solo per difendere i suoi voli transatlantici;
2 – pressione dopo pressione, sembra che ad investire saranno solo società collegate con lo Stato. Ferrovie dello Stato… che preferirà investire sul trasporto aereo piuttosto che su una rete “secondaria” abbastanza disastrata? Cassa Depositi e Prestiti (CdP) che per suo statuto dovrebbe investire in aziende sane e con prospettive di guadagno… ha Alitalia queste caratteristiche? Suvvia…
3 – sui privati, che sembra possano/debbano essere utilizzati per impedire che il salvataggio sia una nazionalizzazione (vietata ovunque, a partire dall’Ue)… è rimasta solo Atlantia. Quell’azienda dei Benetton che, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova l’anno scorso, erano stati additati da tutti i tipi di governanti e media al pubblico ludibrio e che sembrava stessero lì lì per perdere la concessione delle Autostrade… oggi sono i più quotati per Alitalia. Politica? Probabile. Facciamone tesoro quando sentiamo parlare bene o male di qualcuno.
Non è molto di moda, ma ci sovviene una citazione dal filosofo Karl Marx: la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. La tragedia è il fallimento di quella che un tempo era una delle migliori compagnie al mondo. La farsa è quella dei miliardi presi dai contribuenti per mantenerla in vita e trovarsi oggi a questo punto. Una domanda che sullo specifico ci poniamo sempre: perché non lasciare che Alitalia fallisca e, magari, qualcuno la rileva (a prezzi da fallimento e non quelli per far piacere ai gerontocrati dell’economia nazionale) e la ripropone sul mercato, come per esempio è accaduto con successo a diverse compagnie aeree come la vecchia svizzera Swissair (oggi Swiss), la vecchia belga Sabena (oggi Brussels Airlines) o Klm-AirFrance e Iberia-British Airways (gruppi entrambi “salvi” grazie alla fusione) o la Star Alliance con la capofila Lufthansa. La vicenda Alitalia ci conferma che nella politica del nostro Paese (chiunque sia al potere) gli attori non sono propensi a riconoscere i propri fallimenti. E quindi la farsa continua!! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La spesa per le malattie croniche

Posted by fidest press agency su sabato, 25 Maggio 2019

Ad esempio tumori, diabete, asma. Raggiunge quasi 67 miliardi di euro. Queste patologie colpiscono il 40% della popolazione (24 milioni di italiani) e sono in costante crescita.1 Per la prima volta, i pazienti entrano di diritto nelle decisioni che riguardano la sostenibilità del sistema sanitario e l’accesso ai nuovi farmaci. La svolta è rappresentata dalla legge di Riforma del Terzo Settore, che stabilisce che solo le associazioni iscritte nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore (RUNT) possano accedere ai finanziamenti pubblici, con il diritto di sedere ai tavoli istituzionali per far sentire la loro voce. La riforma giuridica del Terzo Settore è al centro della quinta edizione del Patient Advocacy Network, che si apre oggi a Roma. È un’iniziativa formativa rivolta alle associazioni di pazienti e organizzata dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, con il supporto incondizionato di AstraZeneca. Si tratta di un progetto che continua a registrare negli anni un forte interesse e che ha visto la partecipazione di un numero crescente di associazioni di pazienti colpiti in particolare da tumori, diabete e malattie respiratorie, tra cui aBRCAdaBRA Onlus, ACTO Onlus, AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-Linfomi e Mieloma), Diabete Forum, FAND (Associazione Nazionale Diabetici), IPOP Onlus (Associazione Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare), Associazione Palinuro (Pazienti liberi dalle neoplasie uroteliali), Respiriamo Bene, Salute Donna Onlus, Tu.to.r (Associazione Tumori Toracici Rari) e Walce Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe). “Le associazioni di pazienti appartengono a un settore caratterizzato da una costante e rapida evoluzione normativa e giurisprudenziale, con modifiche importanti sulle agevolazioni fiscali” afferma il prof. Americo Cicchetti, Direttore di ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore. “Anche in Italia, con l’avvio ad un programma nazionale di HTA (Health Technology Asseessment), si sta finalmente delineando, in maniera istituzionale, il loro coinvolgimento nelle fasi di valutazione e decisione in merito alle tecnologie sanitarie. Questa edizione del ‘Patient Advocacy Network’ vuole, da un lato, essere ‘informativa’ per persone impegnate nella rappresentazione degli interessi dei cittadini nelle decisioni assunte nel settore sanitario, dall’altro, intende offrire competenze spendibili in occasione del coinvolgimento di pazienti nei processi di valutazione e decisione”.
“Le associazioni dei pazienti possono giocare un ruolo decisivo nell’intera ‘filiera’ dell’innovazione in sanità” sottolinea Teresa Petrangolini, Direttore Patient Advocacy Lab (PAL) di ALTEMS. “Nel nuovo scenario che si va delineando, è auspicabile che coloro che svolgono un ruolo di rappresentanza dei pazienti acquisiscano sempre più competenze, tecniche, strumenti e tempistiche per sostenere un dialogo efficace con i decisori sia nazionali che regionali, cioè con i principali attori nella definizione della politica sanitaria”.
“Da sempre AstraZeneca promuove in maniera concreta il ruolo dei pazienti e la loro inclusione nei processi decisionali che riguardano il futuro del sistema salute” conclude Ilaria Piuzzi, Head of external communication and Patient Advocacy di AstraZeneca Italia. “Ecco perché dare continuità a progetti come questo è per noi fondamentale affinché il coinvolgimento dei pazienti diventi autentico e sistematico”.

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Spesa PA: a 3,1 miliardi di euro (+24%) gli acquisti effettuati tramite Consip

Posted by fidest press agency su sabato, 11 Maggio 2019

È di oltre 3,1 miliardi di euro il valore degli acquisti effettuati nel primo trimestre 2019 dalle Amministrazioni pubbliche tramite gli strumenti messi a disposizione da Consip, la società controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il risultato segna un incremento del +24% rispetto allo stesso periodo del 2018.In crescita anche l’indice di copertura, ovvero il livello di utilizzo del sistema rispetto al potenziale massimo di spesa delle amministrazioni nei settori merceologici in cui sono attivi strumenti Consip; il dato al 31 marzo 2019 è del 33%, rispetto al 31% registrato a fine 2018. In altri termini 1 euro di spesa ogni 3 passa attraverso strumenti Consip.In ultimo, il risparmio annuo generato dagli strumenti Consip, al 31 marzo 2019, è pari a circa 3,2 miliardi di euro.Commenta l’Amministratore Delegato di Consip, Cristiano Cannarsa: “Il dato del primo trimestre conferma la fiducia delle pubbliche amministrazioni negli strumenti di procurement messi a disposizione da Consip, dimostrando che il Programma di razionalizzazione degli acquisti della PA – gestito da Consip per conto del Mef – non solo è garanzia di trasparenza ed efficienza ma anche un efficace ‘ponte’ di collegamento tra domanda e offerta”.Nell’ambito della PA sempre più utenti fanno ricorso alle procedure Consip:
· Le pubbliche amministrazioni – con oltre 88mila “centri di spesa” abilitati al sistema – hanno concluso nei primi tre mesi dell’anno circa 159mila ordini d’acquisto attraverso almeno una delle 87 iniziative attive.
· I fornitori aggiudicatari di gare o abilitati a uno degli strumenti di negoziazione, al 31 marzo 2019, sono 106.851. Di questi uno su tre (32%) ha già concluso almeno un contratto nel corso dell’ultimo anno.
Per quanto riguarda le gare di importo superiore alla soglia comunitaria – che vedono Consip come stazione appaltante – nel corso del I trimestre 2019 sono stati pubblicati 42 lotti – per un valore di circa 1,9 miliardi di euro – e sono stati aggiudicati 50 lotti. Quest’ultimo dato conferma la grande attenzione riservata, anche dopo l’azione già sostenuta nel 2018, alla conclusione delle procedure avviate negli anni precedenti.Tra le pubblicazioni si ricordano la nuova gara per la Telefonia mobile della PA e l’innovativo Accordo quadro per i Servizi di pulizia negli uffici della PA, che segna l’avvio di una nuova strategia di Consip per lo specifico settore.Tra le aggiudicazioni si segnalano quelle per la fornitura di Energia elettrica alla PA, le autovetture destinate alle forze di sicurezza, i Tomografi a risonanza magnetica per le strutture sanitarie pubbliche.
In notevole crescita anche il numero di gare per le quali Consip fornisce ad altre PA la piattaforma di negoziazione. Nei primi tre mesi del 2019 sono state bandite 269 gare, più del doppio di quelle pubblicate in tutto il 2018, per un valore bandito di quasi 2,2 miliardi di euro.

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