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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘spesa’

Spesa sanitaria regionale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Tutte le Regioni prevedono sistemi di compartecipazione alla spesa sanitaria, con un livello di autonomia che negli anni ha generato una giungla inestricabile di differenze relative alle prestazioni su cui vengono applicati (farmaci, prestazioni specialistiche, pronto soccorso, etc.), agli importi da corrispondere, alle regole per le esenzioni. Integrando i dati del Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti con quelli del Monitoraggio AIFA della spesa farmaceutica 2019, l’ultimo report dell’Osservatorio GIMBE analizza in dettaglio composizione e differenze regionali della compartecipazione alla spesa sanitaria che nel 2019 sfiora i 3 miliardi di euro.«Nel periodo 2014-2019 – spiega Cartabellotta – l’entità complessiva della compartecipazione alla spesa sanitaria si è mantenuta relativamente stabile, ma abbiamo assistito ad una sua progressiva ricomposizione. Infatti, rispetto al 2014, quando gli importi dei ticket per farmaci e prestazioni specialistiche erano sovrapponibili, nel 2019 quelli per le prestazioni si sono ridotti del 6,5% mentre sono aumentati quelli per i farmaci (+10,1%)».
Nel 2019, rispetto all’anno precedente, i ticket sono diminuiti di € 32,2 milioni (-1,1%), di cui € 5 milioni (-0,4%) per le prestazioni specialistiche e € 27,2 milioni (-1,7%) per i farmaci. Dall’analisi emergono notevoli differenze regionali relative sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche: in particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da € 33,5 in Sardegna a € 90,8 in Valle d’Aosta, per i farmaci l’importo varia da € 15,3 in Piemonte a € 36,4 in Campania, mentre per le prestazioni specialistiche si va da € 8,5 in Sicilia a € 65,3 in Valle d’Aosta.«Un dato di estremo interesse – precisa Cartabellotta – emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e la quota differenziale sul prezzo di riferimento pagata dai cittadini che preferiscono il farmaco di marca al medicinale equivalente». Nel 2019 dei € 1.581,8 milioni sborsati per il ticket sui farmaci, solo il 29% è relativo alla quota fissa per ricetta (€ 459,3 milioni pari a € 7,6 pro-capite), mentre la quota differenziale sborsata per i farmaci “griffati” ammonta a € 1.122,5 milioni (€ 18,6 pro-capite). Complessivamente, nel periodo 2013-2019 la quota fissa sulle ricette si è ridotta del 17,7% (-€ 98,7 milioni), mentre è aumentata del 27,8% la quota prezzo di riferimento per la scelta dei farmaci di marca (+€ 244,5 milioni). Un comportamento che penalizza l’Italia nel confronto internazionale: su 26 paesi l’OCSE ci colloca al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di farmaci equivalenti.«Il nostro report indipendente – commenta il Presidente – conferma notevoli eterogeneità regionali che richiedono azioni differenziate. In particolare, se le risorse allocate per il superamento del superticket determineranno una progressiva riduzione della compartecipazione per le prestazioni specialistiche, mancano azioni concrete per promuovere l’utilizzo dei farmaci equivalenti, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud». In altri termini, a fronte di un investimento di € 554 milioni/anno di risorse pubbliche per favorire l’accesso alle prestazioni specialistiche, stride l’esborso per i farmaci brand da parte dei cittadini di oltre € 1.120 milioni, il 38,2% della compartecipazione alla spesa sanitaria e il 71% di quella per i farmaci. Il report dell’Osservatorio GIMBE “Ticket 2019” è disponibile a: http://www.gimbe.org/ticket2019.

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Prosegue la corsa del carrello della spesa

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2020

I prezzi dei beni dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, gli unici acquisti che gli italiani potevano effettuare anche durante il lockdown, continuano a salire: da febbraio ad oggi sono aumentati di 8,6 volte. Da un rialzo annuo registrato a febbraio dello 0,3%, sono più che triplicati a marzo, segnando un +1%, saliti al 2,5% di aprile, per attestarsi ora a +2,6%. Purtroppo, mentre la deflazione non ha alcun effetto pratico sulle tasche degli italiani, il carrello incide sul loro portafoglio, aumentando il costo della vita” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una stangata per le famiglie già provate dalla Cassa integrazione e dalla chiusura delle attività. Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, in teoria la deflazione dovrebbe portare ad una riduzione della spesa di 95 euro, ma in pratica, visto che gli italiani non hanno potuto sfruttare il risparmio di 229 euro per la voce trasporti, quello che incide è solo il carrello della spesa, che a +2,6% implica un aumento del costo della vita, per i soli acquisti di tutti i giorni, di 220 euro su base annua, 206 euro per gli alimentari. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo per le compere quotidiane è di 193 euro, 180 euro per il cibo, per una famiglia media sono, rispettivamente, 160 e 150 euro. Per un pensionato con più di 65 anni, sono 101 euro per le spese obbligate del carrello e 96 euro per i beni alimentari” conclude Dona.

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Analisi sulla spesa degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

PAYBACK, la piattaforma multicanale che combina retail offline, online e mobile e che oggi vanta un network di oltre 170 Partner, nell’ambito del proprio Osservatorio Consumi, ha realizzato un’analisi sulla spesa degli italiani nel primo mese di lockdown per COVID-19 durante il quale PAYBACK ha lanciato la campagna #RESTAACASA CON TE (9 marzo – 5 aprile).
Nel mese di campagna, rispetto al precedente, è emerso un netto incremento del 70% degli acquisti online, trainati dalle categorie food & wine (+227%) e intrattenimento (+112%), seguiti da tecnologia (+64%), moda e casa (+29%) e infine cura della persona & benessere (+9%).Se si analizzano gli acquisti per generi alimentari effettuati nei punti vendita, si nota il balzo in avanti di condimenti e conserve (+230%), surgelati (+180%) e cura della casa (+150%). Questi picchi hanno avuto una distribuzione disomogenea lungo la penisola, in relazione alla diffusione del virus e al susseguirsi degli annunci di progressivo lockdown: il nord che ha registrato un picco di crescita più marcato nell’ultima settimana di febbraio, pari al +18% rispetto al valor medio di gennaio, mentre dopo il lockdown del 9 marzo è stato il centro-sud a registrare una crescita maggiore, raggiungendo un picco di oltre +30%.
Dall’analisi dei dati giornalieri di spesa emerge con evidenza la rapida reazione dei clienti agli annunci delle misure restrittive: +80% in Lombardia il 24 febbraio (il giorno successivo alla creazione prime zone rosse) rispetto alla media dei precedenti lunedì di febbraio; +42% su scala nazionale il 6 marzo (giorno successivo alla chiusura nazionale delle scuole) rispetto alla media dei venerdì di gennaio e febbraio pre COVID-19. Durante il lockdown, inoltre, i dati giornalieri evidenziano un significativo impatto delle restrizioni al movimento sulle abitudini di spesa: la frequenza di aquisto mensile cala del 14% ma la spesa media cresce del 26%.

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Famiglie in difficoltà per spesa più cara

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

“Chiediamo che il Governo incontri anche le associazioni di consumatori sulla fase 2″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non ci sono solo i protocolli per la ripartenza delle imprese, ma vanno ridefinite anche le regole sugli spostamenti dei loro clienti, se vogliamo che l’economia lentamente riparta” prosegue Dona.”In questo mese chi abita in un piccolo comune, dove ci sono solo negozi di vicinato, ha pagato fino al 30% in più rispetto a quando faceva la spesa in un centro commerciale, cosa molto grave per le famiglie in difficoltà economica, che magari hanno un familiare in cassa integrazione. Inoltre, non ha trovato la gran parte dei prodotti alimentari che era solito acquistare, visto che in un ipermercato si trovano fino a 40 mila referenze, mentre in un piccolo negozio se ne trovano poche centinaia. Questo sacrificio non può durare all’infinito. E’ un problema che va affrontato, specie perché non si comprende come mai si possa uscire per andare a comperare un libro o il vestitino del bambino, ma non si possa andare nel supermercato dove eravamo soliti fare acquisti solo perché collocato nel comune accanto a quello dove si risiede” aggiunge Dona. “Una regola che non ha molto senso dal punto di vista sanitario. Infatti, sono molto più pericolosi quei consumatori che escono tutti i giorni a comperare 2 o 3 cose rispetto a quelli che vanno una volta ogni 15 giorni in un centro commerciale a fare la spesa tutta insieme. Inoltre, è più facile rispettare la distanza di un metro in un grande supermercato rispetto ad un piccolo negozietto. Infine, durante il viaggio in auto necessario per raggiungere il supermercato fuori del comune non si può contagiare nessuno, mentre se bisogna fare 4 file invece di 1 per poter comperare pane, alimentari, carne e frutta il rischio di contagio sale. Per questo chiediamo che nella fase 2 si possa uscire dal proprio comune, se dove si abita non ci sono supermercati o centri commerciali. Si può al limite porre il vincolo che si possa andare solo in quei supermercati dove si ha già la tessera fedeltà, così da evitare che i furbetti del quartierino se ne possano approfittare” conclude Dona.

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Borsa della spesa: Fave in pole position, asparagi down

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Nonostante il periodo particolare, sulle tavole degli italiani a Pasqua frutta e verdura non mancheranno. Dalle elaborazioni di BMTI sui dati rilevati questa settimana nei mercati all’ingrosso appartenenti alla Rete di imprese Italmercati, è evidente un aumento delle commercializzazioni causato da una forte crescita della domanda che ha inevitabilmente colpito l’andamento dei prezzi all’ingrosso di alcuni prodotti.Tenendo conto della Borsa della Spesa di questa settimana, realizzata dalla collaborazione di Unioncamere, Italmercati e BMTI, grazie alle alte temperature stagionali, si osservano prodotti di ottima qualità ad eccezione dei carciofi, tipici di questo periodo, che invece risultano danneggiati dalla gelata di qualche settimana fa e il cui prezzo, per i carciofi romaneschi, va da 0,60 a 0,70 euro/cad. Altro prodotto sempre presente sulle tavole in questo periodo, è la fava la cui produzione risulta essere abbondante e di ottima qualità e con un prezzo particolarmente basso che va da 1,00 a 1,20 euro/kg, grazie alla grande disponibilità del prodotto. Con la Pasqua, inoltre, non ha frenato la corsa all’acquisto di prodotti tradizionalmente consumati in questa festività, come ad esempio gli asparagi che, proprio a causa di una forte domanda, hanno raggiunto un prezzo che va dai 5,00 ai 6,00 euro/kg. Stesso discorso per le fragole che vanno dai 3,50 ai 4,00 euro/kg. Per entrambi questi prodotti, si segnala una qualità eccezionale favorita dalle alte temperature di questi giorni.Continua a crescere la domanda per kiwi grazie al grande contenuto vitaminico che li contraddistingue e di cui il consumatore è in continua ricerca in questo periodo, con un prezzo si va da 1,60 a 1,80 euro/kg. Aumenti anche per le mele con prezzi da 1,40 a 1,50 euro/kg .Prezzi stabili per le arance bionde, da 0,90 a 1,10 euro/kg, la cui domanda sta iniziando a diminuire a favore di altri prodotti tipici del periodo primaverile.

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Fare la spesa, ritirare una ricetta medica, passare in farmacia, pagare le bollette

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Attività che possono esporre soprattutto gli over 65 al rischio di contagio da coronavirus. Per aiutare questi cittadini, spesso colpiti da malattie croniche e debilitati da terapie impegnative a livello fisico e psicologico, UGO, servizio di accompagnamento rivolto agli anziani, amplia la rosa dei servizi (il costo è di 15 euro all’ora). “Le abitudini quotidiane sono compromesse dall’emergenza coronavirus e le persone sole non sanno a chi rivolgersi per avere un aiuto e procurarsi il necessario – spiega Michela Conti, co-founder UGO -. Prima come persone poi come imprenditori, ci siamo subito chiesti come dare un contributo. In che modo convertire velocemente le risorse a nostra disposizione per soddisfare nuove urgenze? Fino a qualche giorno fa, fare la spesa era una banalità, oggi per molti è un’attività sconsigliata e pericolosa. Abbiamo confermato la presenza sul territorio e ampliato i servizi: da oggi UGO andrà a fare la spesa per te. E anche in farmacia o alle poste a pagare le bollette. Chiediamo ai Comuni in cui siamo presenti di aiutarci a fare informazione perché le persone sappiano che si possono rivolgere a noi, che c’è una soluzione in più”. UGO è presente a Milano, Roma, Torino e Genova.
Prossimità territoriale, solidarietà, consapevolezza. UGO mette a disposizione la piattaforma e gli operatori per delegare le commissioni che non si possono svolgere in sicurezza. Fare la spesa, ritirare una ricetta, passare in farmacia, pagare le bollette, accompagnare in auto senza utilizzare i mezzi pubblici, giocare a carte o leggere un libro a casa. Ogni attività sarà svolta nel rispetto delle direttive ricevute dalle autorità: gli operatori UGO sono stati formati e sensibilizzati per applicare le misure di igiene e prevenzione. UGO diventa portavoce di responsabilità e attenzione ma soprattutto della speranza che nasce dal reagire. Per donare normalità in un momento oscurato dalla paura, UGO favorisce i suoi utenti applicando il 10% di sconto sui servizi.
La promozione sarà attiva inserendo nella richiesta online o comunicando al servizio clienti il codice promozionale

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Silvio Danese: Intervista alla spesa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Uscita prevista: 26 marzo. Tra L’avversario di Carrère e L’altra Grace di Margaret Atwood, l’indagine umana e psicologica di una donna in trappola per aver difeso la sua vita e di un uomo che si crede salvo e innocente. Dall’autore di Il suono della neve e Anni fuggenti un nuovo romanzo sulla manipolazione dei rapporti e l’amicizia, il sacrificio e la famiglia, l’identità e l’amore. Una donna sta pagando con la libertà la ribellione alle violenze del marito. Uno scrittore che la incontra forse per riscattarne il destino si trova invece a confrontarsi con le radici del dominio tra i generi e una verità sfuggente proprio sui fatti. La loro relazione evolve in un’ambigua, squilibrata amicizia, toccando una questione cruciale: come si racconta una storia come questa? collana i Fari

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Risparmio:Acri,per 21% difficile spesa imprevista mille euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Secondo l’indagine Acri-Ipsos, il 21% delle famiglie avrebbero difficoltà ad affrontare una spesa imprevista di mille euro. “Dati decisamente allarmanti e preoccupanti, per quanto diversi e più rassicuranti rispetto a quelli ufficiali dell’Istat, relativi al 2017, secondo i quali il 39,5% delle famiglie non riesce a far fronte ad una spesa imprevista di circa 800 euro all’anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In ogni caso, la sostanza è la stessa: troppe famiglie hanno paura del futuro e sono costrette a tirare la cinghia per poter arrivare a fine mese. Basta una piccola spesa inattesa per mandare in tilt il bilancio di una famiglia” prosegue Dona.”Ecco perché riteniamo positivo, anche se insufficiente, il provvedimento contenuto in manovra di ridurre il carico fiscale sui lavoratori dipendenti. Un primo piccolo passo nella giusta direzione” conclude Dona.

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Tumore: cresce la spesa per i farmaci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Barcellona. La spesa per i farmaci anticancro in Italia è aumentata di oltre 650 milioni di euro in un anno: era pari a 5 miliardi nel 2017, ha raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni nel 2018. A fronte di un costante incremento delle uscite per la cura dei tumori, nel nostro Paese tutti i pazienti riescono ad accedere alle terapie migliori. In cinque anni (2013 – 2017) nel mondo sono stati commercializzati 54 nuovi trattamenti anticancro e l’Italia ha garantito (entro il 2018) la disponibilità a 35 di queste molecole innovative, collocandosi al quinto posto a livello internazionale dopo Stati Uniti (52), Germania (43), Regno Unito (41), Francia (37), e davanti a Canada (33), Spagna (30) e Giappone (29). Sulla sfida della sostenibilità dei sistemi sanitari si confrontano più di 24mila esperti al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology), che si apre oggi a Barcellona. E la prevenzione, prima arma per combattere i tumori, diventa personalizzata.
“Circa il 40% delle neoplasie può essere evitato seguendo uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta) – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. In Italia il 34,5% dei cittadini è sedentario, il 31,6% è in sovrappeso, il 10,9% obeso e il 25,7% fuma. Per invertire la tendenza, serve maggiore consapevolezza anche da parte degli operatori sanitari: solo 1 fumatore su 2 ha ricevuto il consiglio di smettere di fumare, suggerimenti sull’attività fisica sono stati forniti solo al 30% dei cittadini e meno della metà delle persone in eccesso ponderale ha ottenuto dal proprio medico indicazioni per perdere peso. Sugli stili di vita è invece possibile definire programmi di prevenzione ‘personalizzata’, in relazione all’età e alle abitudini dei singoli. Inoltre, in alcuni tumori, oggi si stanno delineando percorsi di prevenzione ‘su misura’”. Nel 2019, in Italia, sono stimati 371mila nuovi casi di cancro. “Il 5-7% dei tumori della mammella e il 10-20% delle neoplasie dell’ovaio sono dovuti a una predisposizione ereditaria, riconducibile in particolare alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 – continua la presidente Gori -. Questo significa che, nel nostro Paese, ogni anno circa 3.000 casi di carcinoma della mammella e circa 1.000 all’ovaio potrebbero essere evitati o individuati in fase molto precoce proprio adottando strategie mirate ed efficaci. È quindi fondamentale che il test BRCA venga eseguito nei familiari sani delle pazienti in cui è stata individuata una variante dei geni BRCA1/2 e che, in caso di positività, venga loro offerto gratuitamente il programma di prevenzione, eventualmente con l’introduzione di un codice di esenzione per malattie genetiche ereditarie. L’identificazione di una frazione di pazienti con carcinoma prostatico o pancreatico metastatico portatori di mutazione BRCA sta inoltre aprendo nuovi orizzonti anche per quanto riguarda la valutazione dei loro familiari sani: nel caso risultino portatori sani di mutazione BRCA, dovranno essere avviati a percorsi di prevenzione. È, quindi, un nuovo mondo in espansione per una prevenzione dei tumori”.
Anche per i forti fumatori si stanno delineando percorsi “su misura” per la prevenzione del cancro del polmone.
In Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 63% nelle donne e il 54% negli uomini. Circa 3 milioni e mezzo di persone vivono dopo la scoperta della malattia, cifra in costante crescita. “La malattia sta diventando sempre più cronica grazie a armi efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare che si aggiungono a chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia e radioterapia – sottolinea Giordano Beretta -. Evidenti i risultati in alcune delle neoplasie più frequenti: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 92% nel tumore della prostata, l’87% nella mammella, il 79% nella vescica e il 65% nel colon-retto”.
“Sul fronte dell’organizzazione – conclude la Presidente Gori -, la svolta è rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia e Campania oltre che in Lombardia ed Emilia-Romagna, pur se con configurazioni differenti. La concreta realizzazione di questi network consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza, di estendere a tutti i cittadini i programmi di prevenzione e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi”.

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La spesa delle famiglie diminuisce

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Secondo quanto riportato nella relazione annuale dell’Agcom, la spesa di famiglie e imprese in servizi di telecomunicazioni diminuisce del 2,9% nel 2018, in particolare cala la spesa sulla rete mobile (-6,4%), come risultato dell’entrata sul mercato di Iliad.
“E’ la dimostrazione che nel nostro Paese serve più concorrenza. Per questo urge un intervento del legislatore, che elimini del tutto le spese di recesso, anche anticipato, in modo da realizzare una vera portabilità, come avviene già per i conti correnti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se le prime due compagnie telefoniche detengono il 65% in termini di quota di mercato nella spesa finale è chiaro che serve più mobilità del consumatore e più trasparenza nelle offerte per aumentare la concorrenza” prosegue Dona.”Inoltre, come già chiesto anche dall’Antitrust, le Authority devono avere a disposizione sanzioni più efficaci e dissuasive per punire pratiche commerciali scorrette, multe che abbiano una vera efficacia deterrente” conclude Dona.

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Alitalia. A spese dei contribuenti, la farsa continua?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Sembra che la data entro cui doveva essere presentata l’offerta di Ferrovie dello Stato per Alitalia slitterà di un mese, al 15 luglio. Un andirivieni di dossier e proposte di cui abbiamo perso il conto… non quello politico – una mangiatoia a cui attaccarsi e un serbatoio di voti e favori vari – ed economico – fino ad oggi questa vicenda è costata agli italiani una decina di miliardi, e stiamo parlando di un’azienda che continua a perdere un milione al giorno, azienda tecnicamente fallita ma che continua ad andare avanti grazie ad un prestito la cui scadenza per la restituzione è già passata.
Facciamo una piccola fotografia per capire fino a che punto il degrado economico e politico non si vergogna a manifestarsi e, soprattutto, non si vergognano i nostri governanti a gestirla:
1 – non si è trovato un solo vettore aereo disposto ad investire. Sembrava ci fosse la Delta, con pochi spiccioli, ma solo per difendere i suoi voli transatlantici;
2 – pressione dopo pressione, sembra che ad investire saranno solo società collegate con lo Stato. Ferrovie dello Stato… che preferirà investire sul trasporto aereo piuttosto che su una rete “secondaria” abbastanza disastrata? Cassa Depositi e Prestiti (CdP) che per suo statuto dovrebbe investire in aziende sane e con prospettive di guadagno… ha Alitalia queste caratteristiche? Suvvia…
3 – sui privati, che sembra possano/debbano essere utilizzati per impedire che il salvataggio sia una nazionalizzazione (vietata ovunque, a partire dall’Ue)… è rimasta solo Atlantia. Quell’azienda dei Benetton che, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova l’anno scorso, erano stati additati da tutti i tipi di governanti e media al pubblico ludibrio e che sembrava stessero lì lì per perdere la concessione delle Autostrade… oggi sono i più quotati per Alitalia. Politica? Probabile. Facciamone tesoro quando sentiamo parlare bene o male di qualcuno.
Non è molto di moda, ma ci sovviene una citazione dal filosofo Karl Marx: la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. La tragedia è il fallimento di quella che un tempo era una delle migliori compagnie al mondo. La farsa è quella dei miliardi presi dai contribuenti per mantenerla in vita e trovarsi oggi a questo punto. Una domanda che sullo specifico ci poniamo sempre: perché non lasciare che Alitalia fallisca e, magari, qualcuno la rileva (a prezzi da fallimento e non quelli per far piacere ai gerontocrati dell’economia nazionale) e la ripropone sul mercato, come per esempio è accaduto con successo a diverse compagnie aeree come la vecchia svizzera Swissair (oggi Swiss), la vecchia belga Sabena (oggi Brussels Airlines) o Klm-AirFrance e Iberia-British Airways (gruppi entrambi “salvi” grazie alla fusione) o la Star Alliance con la capofila Lufthansa. La vicenda Alitalia ci conferma che nella politica del nostro Paese (chiunque sia al potere) gli attori non sono propensi a riconoscere i propri fallimenti. E quindi la farsa continua!! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La spesa per le malattie croniche

Posted by fidest press agency su sabato, 25 maggio 2019

Ad esempio tumori, diabete, asma. Raggiunge quasi 67 miliardi di euro. Queste patologie colpiscono il 40% della popolazione (24 milioni di italiani) e sono in costante crescita.1 Per la prima volta, i pazienti entrano di diritto nelle decisioni che riguardano la sostenibilità del sistema sanitario e l’accesso ai nuovi farmaci. La svolta è rappresentata dalla legge di Riforma del Terzo Settore, che stabilisce che solo le associazioni iscritte nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore (RUNT) possano accedere ai finanziamenti pubblici, con il diritto di sedere ai tavoli istituzionali per far sentire la loro voce. La riforma giuridica del Terzo Settore è al centro della quinta edizione del Patient Advocacy Network, che si apre oggi a Roma. È un’iniziativa formativa rivolta alle associazioni di pazienti e organizzata dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, con il supporto incondizionato di AstraZeneca. Si tratta di un progetto che continua a registrare negli anni un forte interesse e che ha visto la partecipazione di un numero crescente di associazioni di pazienti colpiti in particolare da tumori, diabete e malattie respiratorie, tra cui aBRCAdaBRA Onlus, ACTO Onlus, AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-Linfomi e Mieloma), Diabete Forum, FAND (Associazione Nazionale Diabetici), IPOP Onlus (Associazione Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare), Associazione Palinuro (Pazienti liberi dalle neoplasie uroteliali), Respiriamo Bene, Salute Donna Onlus, Tu.to.r (Associazione Tumori Toracici Rari) e Walce Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe). “Le associazioni di pazienti appartengono a un settore caratterizzato da una costante e rapida evoluzione normativa e giurisprudenziale, con modifiche importanti sulle agevolazioni fiscali” afferma il prof. Americo Cicchetti, Direttore di ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore. “Anche in Italia, con l’avvio ad un programma nazionale di HTA (Health Technology Asseessment), si sta finalmente delineando, in maniera istituzionale, il loro coinvolgimento nelle fasi di valutazione e decisione in merito alle tecnologie sanitarie. Questa edizione del ‘Patient Advocacy Network’ vuole, da un lato, essere ‘informativa’ per persone impegnate nella rappresentazione degli interessi dei cittadini nelle decisioni assunte nel settore sanitario, dall’altro, intende offrire competenze spendibili in occasione del coinvolgimento di pazienti nei processi di valutazione e decisione”.
“Le associazioni dei pazienti possono giocare un ruolo decisivo nell’intera ‘filiera’ dell’innovazione in sanità” sottolinea Teresa Petrangolini, Direttore Patient Advocacy Lab (PAL) di ALTEMS. “Nel nuovo scenario che si va delineando, è auspicabile che coloro che svolgono un ruolo di rappresentanza dei pazienti acquisiscano sempre più competenze, tecniche, strumenti e tempistiche per sostenere un dialogo efficace con i decisori sia nazionali che regionali, cioè con i principali attori nella definizione della politica sanitaria”.
“Da sempre AstraZeneca promuove in maniera concreta il ruolo dei pazienti e la loro inclusione nei processi decisionali che riguardano il futuro del sistema salute” conclude Ilaria Piuzzi, Head of external communication and Patient Advocacy di AstraZeneca Italia. “Ecco perché dare continuità a progetti come questo è per noi fondamentale affinché il coinvolgimento dei pazienti diventi autentico e sistematico”.

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Spesa PA: a 3,1 miliardi di euro (+24%) gli acquisti effettuati tramite Consip

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

È di oltre 3,1 miliardi di euro il valore degli acquisti effettuati nel primo trimestre 2019 dalle Amministrazioni pubbliche tramite gli strumenti messi a disposizione da Consip, la società controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il risultato segna un incremento del +24% rispetto allo stesso periodo del 2018.In crescita anche l’indice di copertura, ovvero il livello di utilizzo del sistema rispetto al potenziale massimo di spesa delle amministrazioni nei settori merceologici in cui sono attivi strumenti Consip; il dato al 31 marzo 2019 è del 33%, rispetto al 31% registrato a fine 2018. In altri termini 1 euro di spesa ogni 3 passa attraverso strumenti Consip.In ultimo, il risparmio annuo generato dagli strumenti Consip, al 31 marzo 2019, è pari a circa 3,2 miliardi di euro.Commenta l’Amministratore Delegato di Consip, Cristiano Cannarsa: “Il dato del primo trimestre conferma la fiducia delle pubbliche amministrazioni negli strumenti di procurement messi a disposizione da Consip, dimostrando che il Programma di razionalizzazione degli acquisti della PA – gestito da Consip per conto del Mef – non solo è garanzia di trasparenza ed efficienza ma anche un efficace ‘ponte’ di collegamento tra domanda e offerta”.Nell’ambito della PA sempre più utenti fanno ricorso alle procedure Consip:
· Le pubbliche amministrazioni – con oltre 88mila “centri di spesa” abilitati al sistema – hanno concluso nei primi tre mesi dell’anno circa 159mila ordini d’acquisto attraverso almeno una delle 87 iniziative attive.
· I fornitori aggiudicatari di gare o abilitati a uno degli strumenti di negoziazione, al 31 marzo 2019, sono 106.851. Di questi uno su tre (32%) ha già concluso almeno un contratto nel corso dell’ultimo anno.
Per quanto riguarda le gare di importo superiore alla soglia comunitaria – che vedono Consip come stazione appaltante – nel corso del I trimestre 2019 sono stati pubblicati 42 lotti – per un valore di circa 1,9 miliardi di euro – e sono stati aggiudicati 50 lotti. Quest’ultimo dato conferma la grande attenzione riservata, anche dopo l’azione già sostenuta nel 2018, alla conclusione delle procedure avviate negli anni precedenti.Tra le pubblicazioni si ricordano la nuova gara per la Telefonia mobile della PA e l’innovativo Accordo quadro per i Servizi di pulizia negli uffici della PA, che segna l’avvio di una nuova strategia di Consip per lo specifico settore.Tra le aggiudicazioni si segnalano quelle per la fornitura di Energia elettrica alla PA, le autovetture destinate alle forze di sicurezza, i Tomografi a risonanza magnetica per le strutture sanitarie pubbliche.
In notevole crescita anche il numero di gare per le quali Consip fornisce ad altre PA la piattaforma di negoziazione. Nei primi tre mesi del 2019 sono state bandite 269 gare, più del doppio di quelle pubblicate in tutto il 2018, per un valore bandito di quasi 2,2 miliardi di euro.

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Istruzione: Spesa in calo fino al 2040, lo dice il Def: dal 3,9% del 2010 al 3,1% del 2040

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Altro che cambiamento e avvicinamento all’Europa: la scuola figura tra i comparti pubblici con cui i Governi continuano a fare cassa. Il dato tendenziale in riduzione è contenuto nel Documento di economia e finanza 2019, presentato dal Governo ed ora sotto la lente delle commissioni del Senato: rispetto al Prodotto interno lordo, si legge a pagina 115 del documento, l’investimento pubblico per il settore della formazione risulta in discesa di 8 punti percentuali. L’impegno economico per la scuola tornerà a salire (al 3,3%) solo nel 2045. Nel frattempo, la forbice rispetto all’Europa, dove si spende in media il 4,9%, con punte del 7%, diventerà sempre più larga. Marcello Pacifico (Anief): Quello che fa pensare è che negli stessi decenni il Def ci dice che la spesa socio-assistenziale e sanitaria si indicano in crescita, passando rispettivamente dall’1,0 all’1,3 e dal 7,1 al 7,6. Ma che fine hanno fatto le promesse dei partiti di Governo sull’investimento nel settore della Conoscenza, con tanto di impegno di assunzione dei precari e di assegnazione di stipendi finalmente europei? L’alveo scolastico è destinato ancora più a ridimensionarsi: “la proiezione della spesa per istruzione in rapporto al PIL – si legge nel Def 2019 presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri – è coerente con l’aggregato di spesa definito in ambito EPC WGA. Il rapporto spesa/PIL presenta un andamento gradualmente decrescente che si protrae per circa un quindicennio. A partire dal 2022, tale riduzione è essenzialmente trainata dal calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche”. In base a quello che è dichiarato nel Def, quindi, il Governo non avrebbe alcuna intenzione di lasciare inalterati gli organici del personale scolastico, pur in presenza di una sensibile riduzione degli iscritti. La proiezione degli economisti del Governo stride con “i principali obiettivi programmatici dell’azione di Governo”, all’interno dei quali vi sarebbe anche “il sostegno all’istruzione scolastica e universitaria e alla ricerca attraverso misure atte a finanziarne lo sviluppo, con particolare attenzione al capitale umano e infrastrutturale”. Ma quali sarebbero questi progetti di sviluppo dell’istruzione pubblica? Il Def elenca una serie di punti, tra i quali spicca la volontà di “promuovere la ricerca, l’innovazione, le competenze digitali e le infrastrutture mediante investimenti meglio mirati e accrescere la partecipazione all’istruzione terziaria professionalizzante”.
Inoltre, “importanti risorse sono state stanziate con un decreto di novembre 2018157 per l’ampliamento dell’offerta formativa: 16,7 milioni destinati, oltre che a migliorare l’offerta formativa – con il coinvolgimento dei territori – anche allo sport e alle emergenze educative”. Per “la lotta alla dispersione scolastica, obiettivo fondamentale del Paese nel quadro europeo, passa anche per un incremento delle opportunità formative sul territorio. In questo senso sono state avviate, per il tramite dei Fondi Europei, una serie di misure per il potenziamento delle competenze di base e per la lotta alla dispersione”. Tra gli investimenti, figurano anche “circa 23 milioni per l’ampliamento dei percorsi formativi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) per l’anno 2018/2019”. Al fine di migliorare l’offerta formativa, inoltre, saranno avviate “misure per assicurare il reclutamento dei docenti con titoli idonei all’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria anche utilizzando, nell’ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate”. Altre azioni del Governo riguardano “il sistema integrato di educazione ed istruzione. La precocità d’ingresso nel sistema di istruzione è riconosciuta come misura capace di accrescere il successo formativo nel corso della vita: in tal senso per garantire il successo formativo di ciascuno studente si presterà maggiore attenzione alle esigenze della fascia 0-3 anni”.
Nel Documento di economia e finanza, si parla anche di razionalizzazione di spesa: “Con il disegno di legge sulle semplificazioni, approvato dal Governo a febbraio 2019, è prevista una delega nel settore dell’istruzione finalizzata a razionalizzare enti, agenzie, organismi e a modificare la disciplina degli organi collegiali territoriali della scuola, per eliminare sovrapposizioni di funzioni e definire chiaramente compiti e responsabilità”.
Nessun riferimento, invece, viene fatto alle condizioni che muteranno per giustificare il sensibile calo di investimenti per il comparto. Viene da sé che si tratterà, in primis, di una riduzione di spesa legata agli organici del personale, approfittando della riduzione delle nascite e quindi del numero di alunni: facendo in questo caso decadere il sogno della riduzione del numero di alunni per classe e la cancellazione delle non poche classi “pollaio”, tra l’altro caldeggiata anche dal primo partito di Governo con un apposito disegno di legge in discussione nelle commissioni parlamentari di competenza.
Rispetto all’Europa, se si guarda agli ultimi dati Eurostat – riferiti al 2015 e calcolati sul totale di risorse destinate al segmento “education” dai governi nel perimetro dell’Unione – l’investimento dell’Italia per l’Istruzione si delinea quindi ancora di più in chiave negativa: la media di spesa nel vecchio Continente, sempre rispetto al Pil, è infatti del 4,9%. Peggio del Belpaese fa solo la Romania (3,1%), mentre investono circa il doppio Danimarca (7%), Svezia (6,5%) e Belgio (6,4%). È poi tutto dire che il governo tedesco mette sul piatto quasi il doppio di noi, 127,4 miliardi di euro contro i 65,1 miliardi dell’Italia.
“Ogni commento ai contenuti del Def 2019, almeno per quel che riguarda la scuola – precisa Marcello Pacifico – è quasi superfluo: i numeri parlano da soli. Quello che ci sentiamo di dire a chi ci governa è solo di avere un minimo di coerenza rispetto agli impegni presi con i cittadini italiani: il programma di Governo non prevedeva un tracollo di investimenti per la scuola, né la riduzione di posti di docenti e personale Ata. La scuola non è in grado di sopportare un altro dimensionamento, si rischierebbe il default del sistema formativo pubblico”.

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I dati ISTAT mostrano una sanità e una spesa dei Comuni per i servizi sociali molto disomogenea tra le varie Regioni Italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 5 gennaio 2019

Lo dichiara in una nota il Seg.Gen. UIL FPL Michelangelo Librandi.Si evidenzia una ulteriore riduzione della dotazione dei posti letto ordinari negli anni 2014 -15 a 3,2 posti per mille abitanti rispetto alla normativa nazionale che ne prevede 3,7 ogni mille abitanti. In questo caso le differenze tra le varie regioni italiane sono importanti: si passa dal 2,8% al Sud al 3,5% ogni mille abitanti al Nord.Nell’ambito dell’assistenza territoriale, anche quella fornita presso le strutture per l’assistenza residenziale e semiresidenziale, che garantisce una risposta adeguata alla domanda sanitaria da parte di persone non autosufficienti o con gravi problemi di salute, nonostante nel periodo 2014-2016 sia stata potenziata con più posti letto passati da 240 mila nel 2014 a 250 mila nel 2016, presenta una significativa disparità fra Nord e Sud, con valori per le regioni settentrionali decisamente più elevati rispetto a quelli del Mezzogiorno.Infine nonostante l’ammontare delle risorse impiegate per il welfare locale sia in aumento, sul fronte della spesa dei Comuni per i servizi Sociali il divario tra le varie regioni Italiane è marcato; nel Sud in cui risiede il 23% della popolazione, si spende solo il 10% delle risorse destinate ai servizi socio-assistenziali. Per non parlare della spesa pro-capite per i servizi socio-assistenziali: si passa dai 22 euro della Calabria ai 517 della Provincia Autonoma di Bolzano.Una delle poche note positive di questi dati sono invece le risorse quasi raddoppiate destinate ai disabili. Tuttavia anche per l’assistenza rivolta ai disabili le differenze territoriali sono rilevanti: mediamente un disabile residente al Nord-est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua di oltre 5.150 euro mentre al Sud il costo dei servizi ricevuti è di quasi 865 euro pro-capite.Da troppo tempo – conclude Librandi – stiamo denunciando questo divario tra Nord e Sud sia in Sanità che nel Sociale senza tuttavia riscontrare alcun cenno di miglioramento.

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Istruzione – Italia indietro tutta: spesa ferma al 3,9%

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

I numeri sullo stato di cultura degli italiani sono impietosi: gli ultimi ad essere stati diffusi sono collocati all’interno del capitolo «La società italiana al 2018» del 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese che, a livello generale, definisce l’Italia “preda di un sovranismo psichico”. Nello specifico, se si guarda alla formazione dei suoi cittadini, il risultato continua ad essere quello di un territorio, la nostro Penisola, dove si spende in istruzione e formazione il 3,9% del Pil, contro una media europea del 4,7%. Preoccupa anche l’alto numero di alunni che lascia anzitempo i percorsi di istruzione nel 2017: riguardano il 14% dei giovani 18-24enni, contro una media Ue del 10,6%. Chi arriva alla laurea? Nella fascia 30-34 anni siamo passati appena dal 23,9% al 26,9%, ma nello stesso periodo la media Ue è salita dal 37,9% al 39,9%. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Occorre incrementare gli investimenti, focalizzare la spesa sull’orientamento post-diploma, a partire delle zone territoriali meno avvantaggiate. Ed assorbire nei ruoli tutto il precariato che caratterizza oggi l’insegnamento accademico. Solo pochi giorni fa è emerso che in Italia solo un dottore di ricerca su dieci lavora come professore accademico o ricercatore universitario. Per questo motivo, abbiamo chiesto per l’ambito universitario, nel testo della legge di Stabilità, di ripartire dalla stabilizzazione dei ricercatori.

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Chi meno ha più spende per curarsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

“L’identikit di chi acquista servizi sanitari privati è presto fatto: agli anziani over 60 sono imputabili oltre 23 miliardi di euro spesi per acquistare beni e prestazioni sanitarie private rispetto ai 40 miliardi complessivi, dei quali solo 5,8 miliardi “gestiti” (poco meno del 14,5%) da Polizze Sanitarie e Fondi Integrativi – spiega Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute, intervenuto al convegno “Reddito di Salute: il servizio universale della sanità integrativa”, organizzato a Roma dalla Fondazione Farefuturo, presso la sala del Refettorio della Camera dei Deputati, presentando un approfondimento dell’VIII Rapporto RBM-Censis 2018 -. Il costo medio pro capite sostenuto dagli anziani (1.356,23 euro annui) penalizzati da situazioni reddituali mediamente meno favorevoli, è più che doppio rispetto a quello registrato per tutti i cittadini. Un’altra fascia che acquista prestazioni sanitarie private è quella delle persone che convivono con una patologia cronica, ovvero quasi 1 italiano su 2. Il 58% delle cure acquistate privatamente, infatti, riguarda i malati cronici, il 15% le persone con patologie acute, per oltre il 12% i non autosufficienti/inabili. E ancora, proseguendo nell’identikit di chi paga di tasca propria per curarsi, osserviamo come la Spesa Sanitaria Privata interessi in prevalenza i redditi meno elevati. Si tratta di un fenomeno caratterizzato da un’importante regressività: il 32% della Spesa Sanitaria Privata, infatti, ha riguardato i cittadini con reddito compreso tra 35.000 e 60.000 euro annui, il 17,58% i redditi compresi tra 15.000 e 35.000 euro annui ed il 6,43% i redditi inferiori a 15.000 euro annui”.
A livello territoriale, la spesa sanitaria privata non risparmia le aree economicamente meno agiate: pagano di tasca propria le cure sanitarie il 26% dei cittadini del Sud e Isole, poco meno del 20% di quelli del Centro, poco più del 24% dei cittadini del Nord Est ed oltre il 30% di quelli del Nord Ovest. Inoltre, per quanto riguarda le visite specialistiche il maggior ricorso alla Sanità Privata si osserva al Sud e nelle Isole con una frequenza del 69,6% (scostamento +7,6% rispetto alla media). Ulteriore paradosso è che un lavoratore del Sud versa un’aliquota Irpef superiore a quella di un collega del Nord, ma la sua aspettativa di vita in buona salute è inferiore (57,3 anni in Campania contro i 65,5 di Trento, oltre 9 anni di divario secondo i dati presentati al Convegno OASI2018). Attualmente, nel nostro Paese le forme sanitarie integrative intermediano una spesa sanitaria pro capite di circa 95 euro, 5 volte meno che in Francia e 2 volte in meno che in UK. Tutto ciò a causa del mancato avvio di un Secondo Pilastro Sanitario a favore di tutta la popolazione (al momento riguarda solamente alcune fasce di lavoratori)”. Se da un lato, dunque, si accentuano le disuguaglianze in Italia anche in campo sanitario, dall’altro va evidenziato come il Servizio Sanitario Nazionale e il Secondo Pilastro Sanitario siano sempre più simili a due gemelli diversi che in mancanza di dialogo finiscono per penalizzare una larghissima fascia di utenti.

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In Italia la spesa per l’Istruzione di un punto in meno rispetto all’UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Nel Documento Programmatico di Bilancio 2019 consegnato all’Unione Europea, si legge che la spesa in rapporto al Pil si attesta in media sul 3,6% nel quinquennio 2014-2018 (3,5% nel 2019). A dispetto delle dichiarazioni dei responsabili istituzionali, la spesa per l’Istruzione è destinata addirittura a ridursi. Eppure, gli ultimi dati Eurostat ci dicono che se si guarda alla spesa per l’istruzione rispetto al Pil, l’Italia si trova in coda, solo dopo la Romania (3,1%), con la Germania che resta su valori percentuali apparentemente poco superiori ai nostri (4,3%), salvo poi staccarsi in modo sensibile quando si inquadrano gli assoluti. Anche l’ex Commissario alla spending review italiana, Carlo Cottarelli, ha di recente ammesso di ‘non avere mai proposto tagli alla Scuola, perché per la pubblica istruzione e la cultura non spendiamo affatto troppo rispetto al prodotto interno lordo’. Noi, però, lo stiamo facendo.

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Alipay: l’exploit della spesa cinese in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Alipay, piattaforma di pagamento mobile gestita da Ant Financial Services Group, annuncia i dati di utilizzo nel corso dell’estate 2018, periodo di grande affluenza in Italia ed Europa da parte dei turisti cinesi. L’Italia in particolare ha registrato una crescita media dell’87% rispetto al 2017.A livello globale la spesa media per utente è cresciuta del 43% passando da Rmb 2,955 (circa 375 euro) contro i Rmb 2,073 (circa 260 euro) dello scorso anno. L’Italia è tra i primi 10 paesi (4° posizione) per livelli di spesa da parte dei consumatori cinesi con un importo medio di 7363 Rmb (930 euro) calcolato nel periodo 1 luglio – 31 agosto 2018. Il numero totale delle transazioni da parte dei consumatori cinesi in Italia è cresciuto del 188% dal 2017 permettendogli di guadagnare nella classifica mondiale dei paesi dove Alipay è presente il 4° posto nella spesa media per utente e il 17° posto per numero totale di transazioni. Nella classifica dei 10 paesi con la spesa più alta l’Europa ha un posto di rilievo con una presenza di oltre il 50%.Tra gli highlight, il fatto che sono i turisti cinesi nati negli anni ’90 (fascia d’età 19 – 28 anni) ad aver maggiormente contribuito agli elevati livelli di spesa estiva attraverso Alipay. A livello globale quest’estate Alipay ha gestito circa 2 volte e mezzo in più le transazioni all’estero nei negozi rispetto alla scorsa estate.L’Asia continua a dominare la top 10 in termini di transazioni estive all’estero. In prima posizione Hong Kong seguita dalla Thailandia e dalla Korea del Sud. Il numero delle transazioni Alipay in Russia è aumentato di oltre il 5000% dove i viaggiatori cinesi sono accorsi per assistere alla Coppa del Mondo. Fra gli oltre 80 aeroporti che offrono servizi di tax refund istantaneo, è la Korea del Sud ad aver gestito il più alto ammontare di rimborsi, seguita dall’Europa. I paesi nel Nord Europa – come Danimarca, Norvegia, Svezia, Lussemburgo e Svizzera – hanno registrato una crescita dei volumi nelle transazioni tramite Alipay a doppia cifra.

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CWT lancia Price Tracking, che può portare risparmi fino al 2% sulla spesa di viaggi

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Carlson Wagonlit Travel, società globale di gestione dei viaggi d’affari, sta lanciando Price Tracking a livello mondiale, a seguito di pilot di successo che hanno evidenziato risparmi fino al 2% della spesa totale per i viaggi.
La tecnologia Price Tracking monitora in maniera continuativa i prezzi dei voli e delle camere d’albergo, verificandoli rispetto alle prenotazioni già effettuate. Ogni volta che identifica potenziali saving, CWT procede a cancellare e riprenotare alla tariffa più vantaggiosa, offrendo ai clienti le migliori offerte possibili e realizzando così significativi risparmi.«Questa tecnologia può far risparmiare ai nostri clienti fino al 2%, una grande somma di denaro per qualsiasi azienda i cui viaggi d’affari abbiano una dimensione considerevole – ha affermato Patrice Simon, CTO Strategy and New Product Development di CWT. – E soprattutto, è in gran parte automatizzata e funziona dietro le quinte 24 ore su 24, 7 giorni alla settimana, offrendo risparmi ogni giorno».
Il servizio è il risultato di una partnership tra CWT e Yapta, un provider di servizi di monitoraggio dei prezzi della biglietteria aerea e degli hotel. CWT ha testato le offerte di vari fornitori di tecnologie concorrenti e ha trovato Yapta costantemente superiore a tutti gli altri competitor, in alcuni casi con ampi margini.I test effettuati inizialmente negli Stati Uniti da CWT hanno avuto molto successo e le possibilità di risparmio nel resto del mondo sono ancora maggiori, data la frammentazione delle offerte tra Latam, Europa e APAC. Attualmente, i consulenti CWT riprenotano manualmente circa 1 itinerario su 20 con lo stesso volo o hotel a una tariffa inferiore. La completa automazione del processo migliorerà in modo consistente questo tasso. CWT mira a un’espansione globale di Price Tracking, che potrà essere adottato da migliaia di clienti in tutto il mondo nei prossimi 18 mesi.

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