Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘spiegazione’

Spending review, Enpam annuncia ricorso contro tripla tassazione

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2012

L’Enpam farà ricorso contro la norma della spending review che impone a enti e organismi pubblici il taglio dei costi intermedi del 5% per quest’anno e del 10% per il prossimo, con versamento all’erario dei risparmi realizzati. L’annuncio arriva da un comunicato diffuso ieri direttamente dalla Fondazione: «Di fatto» è la spiegazione del presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti (foto) «siamo davanti a una nuova tassa che sottrarrebbe soldi alle pensioni, vanificando l’autonomo e doveroso percorso di controllo della spesa che abbiamo già efficacemente intrapreso».
Contro il provvedimento della spending review, l’Adepp (l’associazione che riunisce le casse privatizzate) aveva già annunciato ricorso davanti alla giustizia europea. «Condividiamo l’iniziativa» osserva Oliveti «ma come Enpam crediamo di dover adire anche la via nazionale, fino a giungere di fronte alla Corte Costituzionale. A differenza dell’Inps, gli enti previdenziali privati non gravano sulle casse dello Stato ma nonostante ciò gli iscritti vengono sottoposti a una tripla doppia tassazione: le imposte sui proventi del patrimonio che servono a pagare pensioni, le tasse sugli assegni previdenziali e, ora, la spending review».
Ma a preoccupare l’Enpam c’è anche il decreto Balduzzi e quella richiesta di provenienza regionale (per ora respinta ma sempre pronta a tornare in auge nell’iter parlamentare) per il passaggio dei medici di famiglia dal rapporto convenzionale e quello di dipendenza. «Questa eventualità» avverte Oliveti « avrebbe effetti nefasti sulla previdenza della categoria, anche trascurando il fatto che attualmente i contributi vengono pa gati sul lordo dei compensi e non solo sugli onorari professionali». A parità di compenso netto, ricorda infatti l’Enpam, nel rapporto convenzionale la base imponibile per i contributi previdenziali è più ampia mentre le aliquote a carico del Ssn sono più basse. «Il mero passaggio allo status di dipendente senza modifiche al sistema contributivo» è la conclusione del presidente della Fondazione «comporterebbe quindi una riduzione delle pensioni future dei medici». Considerazioni analoghe nell’eventualità, contemplata dal decreto, che le Asl provvedano direttamente alla fornitura alle medicine di gruppo di servizi o personale anziché versare le relative indennità: «Anche qui» conclude Oliveti «va tenuta ben presente la questione previdenziale».

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Per fermarli in tempo utile

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Se li lasciamo fare tasseranno anche l’aria che respiriamo. E’ già iniziata la manovra per far digerire anche la prossima manovra che riguarderà l’aria. Mi trovavo a Perugia ospite di parenti. Assunsi il compito di provvedere alla spesa quotidiana. Così mi recavo in un supermercato di una nota catena, appartenente ad un noto personaggio. Notai che alla fine della striscia della spesa c’era una non meglio identificata “cac”, per un importo di 0,50 €, una cifra irrisoria, della quale non veniva chiesta spiegazione, forse per falso pudore. Al terzo giorno che si ripeteva, chiesi spiegazioni alla imbarazzata cassiera. Si tratta del Contributo Aria Condizionata, mi rispose a bassa voce, che finsi di non aver sentito per farglielo ripetere a voce più forte. Ci fu un borbottio generale della gente in fila in quella cassa (in tutto le casse funzionanti erano 12. A questo punto volli fare una rapida ricerca; il solo supermercato che frequentavo rilasciava una media di 3000 scontrini al giorno (aperto anche la domenica). Quanti sono in Italia i punti vendita? Bisognerebbe chiederlo al titolare, facente funzioni di proprietario, ma testa di legno degli inventori del liberismo creativo. “Accettare il sindacato in azienda è come portarsi le puttane sotto casa”, così asserisce, con estrema eleganza, un dirigente di un’azienda che si propone come punta di diamante del nuovo capitalismo e di quel modello di liberismo che Berlusconi e Tremonti vorrebbero per l’Italia e che nella grande distribuzione c’è già da anni e che tuttavia rifugge la Borsa perché il vero proprietario non intende condividere la gestione, si fa vedere il meno possibile, non rilascia interviste, se non è garantito il monologo a domande concordate. Bisogna fermarli in tempo e far capire che il popolo italiano non è suscettibile a lunghe ipnosi, perché prima o poi si sveglia. (Rosario Amico Roxas)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Miracoli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 Maggio 2010

Di Rosario Amico Roxas “E’  un dato certo!  Questa crisi economica mondiale sta dimostrando che l’Italia sta compiendo l’ennesimo miracolo della sua storia.“ Questa frase, scritta senza pudore, è pubblicata  su “Lo dico alla Sicilia”, cronaca di Caltanissetta, del  18 maggio c.a. a firma “on. Alessandro Pagano”. Viene anche specificato che tale miracolo scongiurerebbe il baratro nel quale la nazione si trovava, ovviamente, per colpa del governo precedente. Ma una nazione non compie miracoli, piuttosto l’autore andrebbe identificato in chi la guida! Questo governo, con il suo presidente, sarebbe, quindi, il governo dei miracoli, quei miracoli che non trovano altra spiegazione se non nell’intervento superiore, essendo impossibile fornire una spiegazione logica. Serve una premessa. Ai miracoli ci abituò Gesù, anche se i contemporanei non manifestarono grande apprezzamento. Sono certo che nessuno sarebbe tanto blasfemo dall’accusare Gesù del suo primo miracolo, effettuato per intercessione della Madre: la trasformazione dell’acqua in vino.  Oggi sarebbe sofisticazione alimentare, passibile di denuncia, processo e   galera; l’interpretazione  che i Vangeli suggeriscono è quella concernente il riconoscimento delle esigenze umane, che Gesù volle soddisfare, imprimendo nel suo gesto la sua dimensione umana, quella della quale oggi viene manifestata tanta paura:  ( Cfr.  “Chi ha paura di Cristo-Uomo”  https://fidest.wordpress.com/category/confronti/). Torniamo quindi ai miracoli italiani, per i quali non c’è rischio di blasfemia…. Stante i paragoni iperbolici che questo governo, e il suo presidente, amano porre alla pubblica attenzione (Napoleone, il più grande presidente del consiglio degli ultimi 150 anni) siamo in grado di valutare quale miracolo può essere evidenziato in analogia  ai miracoli descritti e compiuti da Gesù. Nessuno è risorto, anche se viene promessa una sopravvivenza fino a 120 anni; nessuno è guarito, anche se viene promessa la sconfitta del cancro entro la fine di questo mandato parlamentare; non vediamo altri miracoli se non rapportandoci a quel primo miracolo delle nozze di Cana, per il quale nessuno ha rischiato la blasfemia invocando i rigori che puniscono la sofisticazione Praticamente il solo miracolo italiano, tangibile e visibile, di questo governo consisterebbe nel commettere reati e riuscire a non essere processati attraverso le modifiche imposte alla legislazione vigente, dribblando la magistratura, i tribunali, gli inquisitori, le intercettazioni telefoniche, le indagini, le notizie stampa…. E non serve scomodare la teologia. (Rosario Amico Roxas)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Aggressione a Berlusconi: atto di uno squilibrato?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2009

Ha ora un volto e un nome l’aggressore di Berlusconi. Si chiama Massimo Tartaglia ed ha 42 anni. Il tutto è avvenuto, com’è noto, mentre il presidente, intorno alle 19, lasciava piazza Duomo a Milano dopo aver tenuto un comizio. L’oggetto lanciato, si tratta di una statuina del Duomo, ha colpito il lato sinistro della faccia del Presidente provocandogli una ferita lacero contusa non grave. L’uomo è stato subito fermato dagli uomini della Digos e interrogato in Questura. Non risulta avere precedenti penali. Si sa solo che, nei suoi confronti, qualche mese prima, è stato sottoposto al ritiro della patente. La spiegazione di ciò sembra dipenda dal fatto che l’aggressore da dieci anni è in cura al reparto neurologico del Policlinico di Milano per turbe neurologiche. Taluni, considerando tali precedenti, sono propensi ad avvalorare la tesi di un gesto di uno squilibrato, ma non ci risulta che sia la sola pista che gli investigatori seguono. Unanime è stata la condanna del gesto da parte del mondo politico dal Presidente Napolitano, ai presidenti del Senato e della Camera ai leader dei partiti, ecc. Da notare, solo, il distinguo posto da Di Pietro il quale deplora l’atto ma osserva “il premier con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza”. Intanto la notizia e la foto di Berlusconi con la guancia insanguinata ha già fatto il giro del mondo. Tutti i giornali del mondo hanno dato risalto all’episodio anche se con toni diversi. Si passa dai titoli forti della Bbc ai più sfumati de “Le Figaro” che parla di un Berlusconi “leggermente ferito da un manifestante”.

Posted in Politica/Politics, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il Dittatore ovvero un libro “fantasma”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2009

Vi sono state, di questo libro, tre edizioni a partire dal 1986 e tutte con i tipi della Fidest, agenzia giornalistica. L’autore è Riccardo Alfonso che trattando il suo libro scrive: “Mi riferisco, nello specifico, agli anni che vanno dal 1948 al 1990. Sono uno spaccato di una realtà italiana con la quale, checché si dica o si pensi, dobbiamo fare i conti. Ciò vale per i contemporanei di allora e per quelli di oggi.  A questi ultimi tocca, semmai, l’impegno di trasformare la cronaca in storia e trarne una spiegazione per i guasti che ci riportiamo in situazioni che hanno, per altro, aspetti che non possono essere valutati in misura più appropriata se non ci caliamo in quell’ottica e la viviamo dal dentro.  Preciso che sono stato costretto a omettere dei nomi per evitare guai giudiziari dato che costoro, pur essendo stati perseguiti per reati gravissimi, per la lentezza della giustizia italiana, con conseguente lunghissima fase dibattimentale nei diversi gradi di giudizio, o sono stati, alla fine, assolti o sono stati dichiarati non perseguibili per decorso dei termini di giudizio e, quindi, l’imputazione è andata in prescrizione. Restano i morti ammazzati. Di uno, in particolare, conservo lucido il ricordo ed è Mino Pecorelli. Mi sembra giusto, tra i tanti misteri italiani che hanno generato l’uccisione di personaggi eccellenti, si parli anche di Pecorelli.  Conosciamo il suo assassino ma non possiamo dire la stessa cosa per il mandante. Rimane il sospetto. Resta un dibattito giudiziario e un’assoluzione, nel secondo grado di giudizio, con formula piena. Sono personalmente rispettoso della giustizia e delle sue sentenze anche perché sono convinto, nella fattispecie, che non sarebbe stato possibile fare altrimenti. Lo ebbi già ad affermare allorché, con grande clamore dei media, si scelse la strada che ci portò alle aule giudiziarie e furono chiamati, sul banco degli imputati, nomi illustri. Sono mancate le prove, di là di ogni legittimo dubbio, che avrebbero potuto inchiodare, alle loro responsabilità, il mandante o gli ideatori. E le colpevolezze nelle aule giudiziarie non si riconoscono sulla base dei “si dice” o da indizi non suffragati da riscontri certi.  In effetti, quanto stava accadendo in Italia, dagli anni cinquanta in poi, non si poteva delegare esclusivamente alla magistratura sia essa inquirente e giudicante e per suo tramite agli investigatori, diciamo istituzionali il carico di un’indagine così complessa e per inquisiti resi praticamente degli “intoccabili”.  Molto di più hanno fatto, proprio perché erano più liberi di muoversi e senza l’assillo dei riscontri obiettivi, delizia e tormento di chi indagava ufficialmente, giornalisti, politici non corrotti, taluni funzionari dello Stato a volte irretiti da com’erano imposte d’autorità talune misure cautelari di natura amministrativa, e che denotavano poco rispetto per le leggi e i loro iter procedurali.  Dobbiamo poi aggiungervi, per dovere di cronaca, quella schiera d’informatori che vanno dalle spie ai doppiogiochisti e ai calunniatori, per vocazione, che lanciavano il sasso e nascondevano la mano, ma in qualche caso ebbero l’opportunità di evidenziare delle verità ben camuffate e a spingere le supposte vittime a fare dei passi falsi. Il fantasma di Yalta pesava un po’ su tutti. Stalin aveva trasformato, nell’immediato dopoguerra, le nazioni occupate militarmente in altrettanti Stati satelliti servendosi di capi di governo di fiducia e indottrinando le popolazioni nel credo comunista.  Ai confini Sud ovest dell’Europa due erano le nazioni che si trovavano nel mezzo del guado: l’Italia e la Grecia. Per entrambi i sovietici non potevano forzare, più del dovuto, la mano ma erano in grado di condizionarne gli assetti politici.  L’occidente non poteva permettersi di perdere questi due nazioni per cui si escogitarono a livello internazionale diversi espedienti. Taluni improntati al rispetto delle regole imposte dal gioco democratico altri agendo nel sottobosco per rispondere colpo dietro colpo alla manovre clandestine dei sovietici tese a sostenere il Partito comunista italiano, nello specifico, e a creare non pochi affanni soprattutto ad un partito di massa come la Democrazia Cristiana che, dopo la guida carismatica di Alcide De Gasperi, si mostrò sempre più debole al suo interno attraversata com’era dalla rivalità e dalle lotte intestine dei suoi “cavalli di razza”.  Alla luce degli eventi che in tali frangenti andavano a maturazione il livello di attenzione degli statunitensi per l’Italia, si trasformò, in talune circostanze, in una sorta di “protettorato” e tutto ciò che poteva, in qualche modo, minare un indiscusso rapporto di fiducia e di dipendenza era colto come un chiaro segnale ostile. Per contro i politici che volevano emergere tra le forze dell’alleanza di centro sinistra che andava dalla Dc al Pri, ai liberali, ai socialdemocratici e agli stessi socialisti, in seconda battuta, dopo che Nenni si sottrasse dall’abbraccio comunista, sapevano che dovevano passare una sorta di esame preliminare di fedeltà all’alleanza occidentale e, nello stesso tempo, avere un sufficiente carisma per calamitare consensi elettorali importanti nei loro collegi elettorali. Ciò spingeva taluni maggiorenti locali, a non farsi eccessivi scrupoli nello stabilire intese elettorali, voti di scambio e alleanze con elementi poco raccomandabili pur di contrastare con successo la “valanga comunista”.  Alla fine questo modo di coltivare rapporti indiscriminati si trasformava in una sorta di do ut des che in certi casi voleva anche dire subire minacce, ricatti e pretese di favori compro-mettenti come ottenere gli appalti di opere pubbliche, l’insabbiamento di alcune inchieste scottanti e persino il depistaggio di indagini volte all’individuazione di elementi mafiosi.  Altri danni vennero dall’assillante richiesta di amici di partito e di sottogoverno locale per chi era in cerca di un impie-go.  Si aggirarono, per favorirli, persino le procedure concorsuali per le assunzioni introducendo le quote per gli invalidi civili che divennero di colpo tanto numerosi da farci dubitare seriamente sulle condizioni di salute dei nostri giovani. E se i posti mancavano, s’inventavano di nuovi tanto che le poste, le ferrovie e persino le grosse imprese private divennero dei serbatoi senza fondo per accogliere una massa spropositata di nuove leve.  Così l’Italia risolse il problema della mancanza dei posti di lavoro con gli “ammortizzatori sociali” facendo bivaccare più a lungo i giovani nelle università, con il servizio militare obbligatorio e con l’introduzione di procedure amministrative macchinose che richiedevano la presenza di maggiori e varie figure professionali, ecc. Un altro problema irrisolto fu quello del Meridione d’Italia, dove si spesero migliaia di miliardi di vecchie lire solo per mettere in piedi un’illusione: la sua industrializzazione. Alla fine questi soldi servirono unicamente per favorire interessi e ricchezze private lasciando il Sud del Paese con le sue povertà e con un livello di crescita economica e imprenditoriale decisamente basso. In questo modo perdemmo la magica occasione offertaci negli anni della ricostruzione post bellica di gettare le basi per imprimere al Paese una svolta radicale e tale da conferirgli un ruolo più competitivo e moderno sullo scacchiere internazionale. Così l’Italia dalla forte tradizione agricola si apriva al mondo industriale. Così i poveri cercarono d’uscire dai loro ricettacoli. Così si combatté la battaglia anticomunista in nome di una fantomatica democrazia. Così si dischiuse la strada dei diritti, dopo aver attraversato quello dei doveri, sino al sacrificio estremo. Così la politica si appropriò della libertà in nome del potere fine a se stesso.” Questi sono accadimenti desunti dalla  cronaca e in parte recepiti dalla storia eppure una mano misteriosa ha voluto far “scomparire” questa testimonianza. Eppure è una delle tante. Forse vi ha percepito un qualcosa che è sfuggito persino all’autore.

Posted in Fidest - interviste/by Fidest | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »