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Emissioni nette pari a zero segnano l’inizio di una spinta mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

A cura di Andrea Carzana, Gestore azionario europeo di Columbia Threadneedle Investments. Il 2020 è stato un anno storico in termini di afflussi di capitali nei fondi incentrati sull’investimento responsabile (IR). Sebbene l’interesse per i fondi che adottano i principi IR sia stato alimentato dalla pandemia di Covid-19, la crescita non accenna a diminuire e dovrebbe durare molto più a lungo dell’impatto del virus. Secondo Calastone, nel solo mese di dicembre 2020 gli investitori hanno riversato GBP 1,1 miliardi in fondi azionari di diritto britannico a gestione attiva con focus IR. Si tratta all’incirca dell’ammontare confluito in queste strategie tra il 2015 e il 2018. Altrettanto ragguardevole è il fatto che questi 1,1 miliardi di sterline hanno costituito all’incirca i due terzi dei capitali investiti in tutte le strategie attive. Il totale di dicembre 2020 (GBP 1,7 miliardi) ha fatto segnare gli afflussi mensili più elevati dal luglio 2015. I trend dell’investimento responsabile e della sostenibilità stanno acquistando uno slancio straordinario. Tuttavia, le cifre complessive celano dinamiche di fondo importanti. Quella dell’IR è un’etichetta ampia che abbraccia molte strategie legate alla sostenibilità. Gran parte dei capitali investiti nel 2020 è confluita in fondi commercializzati come veicoli ESG (fattori ambientali, sociali e di governance), che si concentrano sulle performance degli emittenti rispetto a questi indicatori.Accade non di rado che gli investitori facciano confusione tra i fondi ESG e le strategie con risultati sostenibili, concludendo di essersi persi il “treno” dell’investimento in risultati sostenibili. Ma non è così. L’ESG è in crescita già da molti anni, ma solo nel 2020 gli investitori hanno cominciato per la prima volta a concentrarsi realmente sulle opportunità della transizione verso la neutralità carbonica.Gli impegni ambiziosi presi nel 2020 sono cruciali, ma il 2021 sarà l’anno finora più decisivo per la transizione verso la neutralità carbonica. Il 2021 è l’anno in cui i finanziamenti stanziati per realizzare l’azzeramento delle emissioni nette verranno messi a frutto. È lampante che saranno necessari capitali di gran lunga superiori a quelli annunciati dai governi per trasformare il modo in cui il mondo genera energia – l’attività responsabile dei tre quarti delle emissioni globali. Ad esempio, per raggiungere la neutralità carbonica nel 2050, la quota di auto elettriche sulle vendite totali dovrà salire dal 3% a più del 50% entro la fine di questo decennio, la produzione di idrogeno verde dovrà aumentare da 450mila tonnellate l’anno a 40 milioni e gli investimenti nell’elettricità pulita dovranno passare da USD 380 miliardi l’anno a USD 1.600 miliardi. Nei prossimi mesi, tuttavia, ci aspettiamo che due eventi chiave premano l’acceleratore sull’iniziativa delle emissioni nette pari a zero segnalando l’inizio di una spinta mondiale più coordinata in vista della scadenza del 2050. In primo luogo, a maggio l’Agenzia internazionale per l’energia pubblicherà il suo primo piano programmatico delineando il cammino che il settore globale dell’energia dovrà percorrere per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Le aziende di tutto il mondo vedranno in questo documento un modello di riferimento rispetto al quale misurare le proprie iniziative di transizione. Ciò è fondamentale perché gli obiettivi di neutralità carbonica delle singole imprese variano enormemente in termini di qualità e ambizione – alcune si sono impegnate a raggiungere la neutralità entro il 2030, altre solo nel 2060. Il coordinamento globale consentirà agli investitori di giudicare le società rispetto al gruppo dei pari in maniera più efficace, e ciò contribuirà a indirizzare i flussi di capitali. Il secondo evento chiave del 2021 avrà luogo a novembre, quando il Regno Unito ospiterà a Glasgow la Conferenza COP26 sul cambiamento climatico. In questa sede si punterà a coordinare i piani dei vari governi in tema di cambiamento climatico. La Conferenza eserciterà inoltre maggiori pressioni sui governi affinché tengano fede agli impegni già presi e li potenzino in vista del raggiungimento del traguardo 2050. La spinta ad azzerare le emissioni nette avrà implicazioni su tutte le società e gli investitori nei prossimi decenni. Alcuni settori, tra cui le major petrolifere con ingenti attività preesistenti, andranno incontro a grandi difficoltà. Altre società investono già da anni in tecnologie più verdi e sono ben posizionate in vista della transizione energetica.In ultima istanza, le aziende che si muoveranno in maniera coordinata per conseguire la neutralità climatica riceveranno investimenti sia pubblici che privati. Diventeranno più sostenibili, più resilienti e, pertanto, più promettenti nel lungo termine. Di conseguenza, potranno beneficiare di un minor costo del capitale rispetto alle concorrenti. La transizione globale verso l’azzeramento delle emissioni nette è appena cominciata, ma plasmerà l’agenda d’investimento per molti decenni a venire. Fonte http://www.columbiathreadneedle.it

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Agricoltura italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

«La nascita di una sinergia tra tutti gli attori del palcoscenico dell’agricoltura italiana ha finalmente trovato la sua piena realizzazione». Questo il primo commento di Aproniano Tassinari, presidente di U.N.I.M.A. (Unione Nazionale Imprese di Meccanizzazione Agricola), alla conclusione del convegno “L’Europa e le prospettive dell’agricoltura Italiana” organizzato dalla Commissione Agricoltura della Camera nella sala mappamondo di Montecitorio.  Un ulteriore incremento delle difficoltà degli agricoltori rappresenterebbe una spinta aggiuntiva al fenomeno dell’abbandono dei campi e, ove anche questo non accada, si rifletterebbe sul comparto agromeccanico le cui aziende, già oggi, incontrano enormi difficoltà nella riscossione dei crediti, trovandosi di fatto spesso a svolgere coattamente il difficile ruolo di finanziatori a breve termine degli agricoltori.  Nella sala mappamondo si è registrata la presenza dei rappresentanti del comparto produttivo, con agricoltori, contoterzisti e industria, ma anche del mondo accademico e dei vertici politici e tecnici delle istituzioni a tutti i livelli, dalle regioni ai massimi esponenti della nostra nazione presso la comunità europea.  «Abbiamo più volte chiesto che, in ogni occasione legata alle decisioni sulle politiche agricole, si desse vita a un sistema di consultazione che desse ascolto a tutte le voci che compongono il complesso mondo della produzione. – spiega Tassinari – Siamo stati felici di constatare che i nostri appelli non sono caduti nel vuoto».  «Sebbene si sia trattato “solo” di un convegno, conclude Tassinari, si sono finalmente viste realizzare quelle sinergie indispensabili alla salvezza dell’agricoltura italiana. Nel clima economico generale votato alla ristrettezza, la difesa del budget per l’agricoltura non è un compito facile da realizzare, sono tuttavia convinto che l’Italia, intraprendendo la strada della cooperazione interna, abbia finalmente iniziato a porre in essere le condizioni indispensabili per far valere con tutta la forza necessaria le proprie richieste in tutte le sedi di discussione e decisione dell’Unione Europea»

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Robert Doisneau

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

Milano fino al 17/11/2010 piazza Tito Lucrezio Caro 1, Forma – Centro Internazionale di Fotografia Due mostre: Dal mestiere all’opera / Palm Springs 1960. Un cantore della vita di tutti i giorni che alla forza del verso epico preferiva quella sommessa della strofa rozza ma arguta. Questo era Robert Doisneau. Al suo genio garbato e lucido, alla sua fotografia tenera e divertente, Forma rende omaggio con due mostre: Dal mestiere all’opera e Palm Springs 1960. Nato nel 1912 a Parigi, da questa città Doisneau non si stacco’ mai del tutto. Parigi come mondo, la fotografia come pretesto, la curiosità come spinta e la leggerezza come stile: nessuno come lui ha realizzato foto indimenticabili cogliendo sempre un punto di impalpabile equilibrio, frutto di una sapienza rara, meticolosamente perseguita. (Immagine: Robert Doisneau, L’automobile rotta, 1960, Atelier Robert Doisneau, Parigi)

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Caldirola continua a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Missaglia. Con un giro d’affari pari a 50 milioni di euro, di cui 37,5 milioni in Italia e 12,5 sui mercati esteri, Casa Vinicola Caldirola si conferma uno degli attori più dinamici del mercato e difende la leadership in GDO per il segmento vetro con 85 milioni di bottiglie vendute all’anno. Risultati ancor più positivi alla luce della crisi proprietaria e finanziaria del 2008, dal quale l’azienda è uscita con una grande spinta grazie all’operazione di management buy-out condotta felicemente in porto da Michele Radaelli e Luigi Maggioni, oggi rispettivamente Amministratore Delegato e Direttore Commerciale della società. Per quanto riguarda i canali distributivi, si registrano grandi performance in grande distribuzione, che rappresenta il 49% del fatturato globale, e in distribuzione organizzata, che si attesta sul 14%. Analizzando l’incidenza dei principali vini doc e docg sul fatturato, il primato spetta al Montepulciano d’Abruzzo (38%), di cui Caldirola si conferma primo commerciante in Italia. A seguire il Barbera d’Asti, un altro classico della casa vinicola di Missaglia, con il 22%. Il 2009, al pari dell’anno precedente, mostra che Caldirola non è solo “vini da tavola”: questa tipologia di vino copre infatti solo il 35% della produzione, contro il 60% raggiunto complessivamente da Doc (32%), Igt (26%) e Docg (2%). Naturalmente, una fetta importante del fatturato e degli obiettivi di sviluppo deriva dall’export. Caldirola, in effetti, punta ad “aggredire” i più importanti e potenziali mercati internazionali. L’Europa assorbe da sola circa l’85% del giro d’affari derivante dall’export: va detto che da anni l’azienda brianzola è molto forte, grazie a importatori e partner, in mercati quali la Russia, dove lo scorso anno ha sviluppato un fatturato di 3 milioni di euro; la Germania, con 2,2 milioni di euro nel 2009 e la Spagna, con 1,8 milioni di euro. I prodotti più venduti oltre confine sono il Lambrusco Rosato Emilia Frizzante 0.75 lt in Spagna, i Vini da tavola 5 lt nei Paesi dell’Est e gli Spumanti da 0.75 lt in Russia.  L’obiettivo export di Caldirola è potenziare ancora la presenza sui mercati europei e crescere concretamente negli Stati Uniti, nei Paesi del Sud America, soprattutto in Brasile, e continuare a presidiare le aree del mondo in cui è già presente – dall’Africa al Sud Est Asiatico fino al’Estremo Oriente – cogliendo tutte le opportunità di sviluppo.

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