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E’ difficile pensare alla bellezza della terra

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

Palermo-Panorama-bjs-2Se ci imbattiamo in una delle tante metropoli che la costellano le loro periferie spiccano per l’abbandono in cui sono lasciate tra cumuli di immondizie, strade dissestate, abitazioni fatiscenti. Si avvertono nell’aria miasmi che ci prendono alla gola e sembrano soffocarci. Lo stesso accade lungo alcune spiagge dove si trova di tutto: plastica, copertoni, cibi in decomposizione, pannolini sporchi, escrementi d’ogni genere. E il mare: sembra siano state individuate nuove isole formate da rifiuti. Eppure c’è ancora chi vi convive e con bambini e adulti che sguazzano tra le acque inquinate dalle fogne a cielo aperto e sembrano non far caso a tanto scempio e a volte vi concorrono lasciando altri rifiuti. E a tutto questo, come se non bastasse, si aggiungono i danni arrecati all’atmosfera con i gas di scarico delle auto e delle fornaci industriali e con l’estrazione di carbone e petrolio.
Ci stiamo avvitando su noi stessi. Molti disquisiscono sui possibili rimedi ma si rivelano altrettanti palliativi. Il perché è spiegabile con il fatto che non ci azzardiamo a riconoscere la circostanza che l’unico modo per un cambiamento radicale è mutare le logiche del capitalismo. Oggi si produce sempre di più e per trovare acquirenti si punta all’usa e getta. D’altra parte se non si produce aumenta la disoccupazione e si contrae il potere d’acquisto dei consumatori. E’ po’ come il serpente che si morde la coda. Se non riusciamo a spezzare questa spirale non sarà possibile ottenere risultati tangibili. Su un altro versante occorre provvedere ad un’equa ripartizione delle risorse, al calo delle nascite e a realizzare il diritto a vivere perché è inconcepibile che i nuovi venuti siano ancora vittime della povertà che impedisce loro l’accesso alle cure, ad un tetto sotto cui ripararsi, all’istruzione, a un lavoro e ad una vecchiaia serena. E per finire è possibile che non siamo tanto pragmatici nel riconosce che l’evoluzione tecnologica ci porta ad una riduzione del lavoro in specie quello non specialistico e di conseguenza ad un surplus della manodopera e la cui ricaduta diventa fatale se si continua a sostenere che solo il lavoro crea reddito? (Riccardo Alfonso)

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E’ difficile pensare alla bellezza della terra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

obiettivo-terra4Se ci imbattiamo in una delle tante metropoli che la costellano. Le loro periferie spiccano per l’abbandono in cui sono lasciate tra cumuli di immondizie, strade dissestate, abitazioni fatiscenti. Si avvertono nell’aria miasmi che ci prendono alla gola e sembrano soffocarci. Lo stesso accade lungo alcune spiagge dove si trova di tutto: plastica, copertoni, cibi in decomposizione, pannolini sporchi, escrementi d’ogni genere. E il mare: sembra siano state individuate nuove isole formate da rifiuti. Eppure c’è ancora chi vi convive e con bambini e adulti che sguazzano tra le acque inquinate dalle fogne a cielo aperto e sembrano non far caso a tanto scempio e a volte vi concorrono lasciando altri rifiuti. E a tutto questo, come se non bastasse, si aggiungono i danni arrecati all’atmosfera con i gas di scarico delle auto e delle fornaci industriali e con l’estrazione di carbone e petrolio.
Ci stiamo avvitando su noi stessi. Molti disquisiscono sui possibili rimedi ma si rivelano altrettanti palliativi. Il perché è spiegabile con il fatto che non ci azzardiamo a riconoscere la circostanza che l’unico modo per un cambiamento radicale è mutare le logiche del capitalismo. Oggi si produce sempre di più e per trovare acquirenti si punta all’usa e getta. D’altra parte se non si produce aumenta la disoccupazione e si contrae il potere d’acquisto dei consumatori. E’ po’ come il serpente che si morde la coda. Se non riusciamo a spezzare questa spirale non sarà possibile ottenere risultati tangibili. Su un altro versante occorre provvedere ad un’equa ripartizione delle risorse, al calo delle nascite e a realizzare il diritto a vivere perché è inconcepibile che i nuovi venuti siano ancora vittime della povertà che impedisce loro l’accesso alle cure, ad un tetto sotto cui ripararsi, all’istruzione, a un lavoro e ad una vecchiaia serena. E per finire è possibile che non siamo tanto pragmatici nel riconosce che l’evoluzione tecnologica ci porta ad una riduzione del lavoro in specie quello non specialistico e di conseguenza ad un surplus della manodopera e la cui ricaduta diventa fatale se si continua a sostenere che solo il lavoro crea reddito? (Riccardo Alfonso)

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Tortosa sul degrado del Circo Massimo a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2009

Roma. “È da tempo che ormai il Circo Massimo è diventato una piazza pubblica, con la scusa di manifestazione o con eventi come l’Estate Romana”. Queste le prime parole di Oscar Tortosa, vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, riguardo allo stato di abbandono in cui versa il Circo Massimo di Roma. Il prato del monumento storico capitolino è infatti completamente infestato da sporcizia e immondizia. Bottiglie, lattine e sacchetti sono sparse persino sui gradini del sito archeologico venendo a formare una vera e propria discarica a cielo aperto. “Un’opera monumentale storica che poteva ospitare circa 250.000 spettatori, dove gli atleti gareggiavano sotto gli occhi degli imperatori, di cui oggi resta soltanto un prato ricoperto di rifiuti – ha continuato il vicesegretario del partito di Antonio Di Pietro -.  Una situazione dovuta a una disattenzione che c’è da diversi anni. Come può un sito archeologico diventare un’area pubblica? É opportuno – ha concluso Tortosa –  chiedere la chiusura dell’area come parco archeologico cosi com’è stato fatto per i Fori Imperiali. L’Italia dei Valori si augura che le autorità competenti intervengano al più presto per fermare questo degrado e valorizzare un patrimonio storico artistico di grande importanza”.

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