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Le cartelle esattoriali prive di adeguata motivazione sono nulle

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 gennaio 2015

cassazioneLa Cassazione rigetta il ricorso di Equitalia e conferma la sentenza della Commissione Regionale Tributaria di Lecce che aveva statuito questo principio. Le cartelle esattoriali prive di adeguata motivazione sono nulle. A ribadirlo l’ordinanza della sesta sezione civile della Corte di Cassazione n. 374 depositata il 13 gennaio 2015.
Con la decisione in questione, gli ermellini hanno rigettato i motivi esposti dall’Agenzia delle Entrate e da Equitalia ha confermato le precedenti sentenze di primo e secondo grado delle commissioni tribunali provinciali e regionali di Lecce che, in accoglimento delle eccezioni sollevate dal contribuente rappresentato e difeso in tutti i gradi di giudizio dall’avvocato Maurizio Villani, avevano annullato cartelle esattoriali prive di adeguata motivazione.
Il principio esposto dai giudici tributari e confermato dalla Suprema Corte di Cassazione, secondo Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è importante perché tutti i contribuenti potranno impugnare le cartelle esattoriali prive di motivazione e difficili da interpretare.

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TARES: Lo “Sportello dei Diritti” in ausilio dei contribuenti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2013

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P1030294 Commissione Tributaria Provinciale Di Venezia (Photo credit: Chiew Pang)

Lo “Sportello dei Diritti”, ricorda nella persona del presidente Giovanni D’Agata, che lunedì 16 dicembre scade il termine per il pagamento del saldo TARES anno 2013.In questi giorni, infatti, molti comuni si sono adoperati nel far pervenire gli avvisi di pagamento creando non poche preoccupazioni tra i contribuenti, già afflitti dai quotidiani problemi determinati da una crisi economica senza precedenti. A tal proposito per eventuali contestazioni future, si precise quanto segue:
1) una volta pagata la tassa, il contribuente entro 5 anni può chiedere il rimborso, oltre gli interessi e, in caso di rifiuto da parte del Comune, si può proporre ricorso alla competente Commissione Tributaria Provinciale;
2) in caso, invece, di mancato pagamento, contro l’atto di recupero si può proporre ricorso entro 60 giorni innanzi alla competente Commissione Tributaria Provinciale. A questo punto, lo “Sportello dei Diritti”, con l’assistenza del tributarista avvocato Maurizio Villani, sta valutando la procedura di contestazione per una tassa ingiusta, illegittima ed immotivata.

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Donne: lavoro e discriminazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2012

Perche’ un metro e 53 centimetri d’altezza non bastano per diventare ‘addetto alla stazione’? “E’ una questione di deficit di statura in quanto alta m. 1.53 contro l’altezza minima di m. 1.55 prevista dal Decreto ministeriale n. 88 del 1999 del ministero dei Trasporti si difende la metropolitana di Roma, che ha escluso la dipendente dal posto di lavoro perchè troppo bassa. Ora la donna dovrà essere risarcita del danno subito. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 234/12. La donna si era classificata in posizione utile nella graduatoria del concorso per l’assunzione con contratto di formazione lavoro come ‘addetto alla stazione’ ma l’assunzione le era stata negata per deficit di statura in quanto alta m. 1.53 contro l’altezza minima di m. 1.55 prevista dal Decreto ministeriale n. 88 del 1999 del ministero dei Trasporti. La donna aveva ottenuto l’assunzione su disposizione della Corte d’appello dell’Aquila del 21 gennaio 2009, ma la Metro ha fatto ricorso in Cassazione, facendo valere il fatto di «essersi attenuta alle norme previste dal Decreto ministeriale e quindi per non avere disapplicato il regolamento che prevede i requisiti di assunzione, in particolare quello dell’altezza, in relazione alle mansioni rientranti nella qualifica messa a concorso, anche in deroga al D.M.». Gli ermellini della sezione lavoro della Suprema Corte hanno invece deciso, ribadendo la legittimità del provvedimento di merito, che la Corte d’Appello ha correttamente disposto l’assunzione della donna sulla base del fatto che “non si ravvisano ragioni che giustifichino la necessita’ di un’altezza minima, sotto il profilo della sicurezza dell’utenza e degli agenti addetti al servizio di trasporto, ovvero della capacita’ ed efficienza nell’espletamento del servizio stesso”. È stato dunque corretto il percorso motivazionale dei giudici di merito, spiegano gli ermellini, laddove hanno ritenuto non legittimo il limite minimo di statura. La donna dunque ha diritto all’assunzione e di conseguenza anche al risarcimento del danno. Al di là del merito della sentenza, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea come “nel bando di concorso, non c’era riferimento ad un statura minima. Ma se vi fosse stato, avrebbe dovuto essere rimosso: non si puo’ negare un posto di lavoro per una questione di due centimetri in meno. Anche alla luce delle decisioni in commento che confermano l’orientamento giurisprudenziale per una tutela più efficace dei cittadini, lo “Sportello dei Diritti” continua e continuerà nella sua attività di tutela legale di tutte le vittime di discriminazioni sul posto di lavoro.

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Lavoro nero e dichiarazioni fiscali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2011

Forse si è trovato un nuovo modo per far emergere il lavoro nero, o un invito ai lavoratori a denunciarlo? Non crediamo data l’estensione del fenomeno, una vera e propria piaga in particolare nel Mezzogiorno, ma diffuso in ogni ambito lavorativo del Paese e di difficile soluzione se non si adotteranno con urgenza misure strutturali in materia di occupazione. Così Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, commentando la sentenza n. 9867/2011 della Corte di Cassazione. Secondo la sezione tributaria della Suprema Corte, infatti, con la decisione in questione, il lavoratore che percepisce lo stipendio in nero, ha l’onere comunque di dichiarare al fisco il reddito ricevuto, e quindi il comportamento illegittimo del datore di lavoro/sostituto d’imposta non assorbe e annulla gli obblighi del lavoratore. Il caso di cui si occupa la cassazione era stato avviato a seguito di un avviso di accertamento Irpef dell’Agenzia delle Entrate, attraverso la quale l’ente statale aveva richiesto il pagamento delle tasse relative ai redditi erogati e non dichiarati da una società. In particolare, gli stipendi in nero erano stati provati a seguito del reperimento in occasione di una verifica fiscale nei confronti della società datrice di lavoro delle ricevute rilasciate dal lavoratore. Le commissioni tributarie provinciali e regionali avevano accolto i ricorsi del contribuente – lavoratore, che si era opposto al prelievo, poiché non risultava un accordo per non dichiarare il reddito ed in virtù della manifesta buona fede con cui aveva agito il contribuente ritenendo di non dover presentare la dichiarazione per redditi derivanti dall’unico rapporto di lavoro. I giudici del Palazzaccio, al contrario, hanno accolto la linea difensiva dell’Agenzia della Entrate, secondo cui in presenza di pagamenti in nero, sussiste comunque l’obbligo del lavoratore di dichiarare al fisco i pagamenti.

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IDV contro gli sprechi in ogni ente nella P.A.

Posted by fidest press agency su domenica, 23 gennaio 2011

Siamo impegnati su ogni fronte a vigilare sugli sprechi nella pubblica amministrazione o ente dello Stato e per tale ragione riteniamo opportuno segnalare l’importante atto di sindacato ispettivo, il n. 4-04365 presentato in data 18-01-2011 a firma dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario, capogruppo al senato e Giuliana Carlino per un’indagine conoscitiva su eventuali sprechi sui servizi di radiologia dell’INAIL, l’ente nazionale di previdenza sul lavoro. Così Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”.Forse a tutti non è noto, infatti, che già a seguito della legge n. 67 del 1988, l’INAIL provvede agli accertamenti e quindi anche quelli radiologici sui lavoratori infortunati e tecnopatici e per questa ragione vennero istituiti laboratori di radiologia presso le sedi dell’INAIL ed assunti specialisti in radiologia (con contratto di tipo privatistico) e tecnici di radiologia (con contratto di dipendenti di ruolo), ai fini di migliorare il grado di assistenza per gli infortunati e tecnopatici e di elevare anche la prestazione medico-legale mirata agli accertamenti dei postumi invalidanti.
Nel decennio 2000-2010 è proseguita l’opera di ammodernamento dei locali radiologici e l’acquisto di nuovi apparecchi di radiologia con un costo di parecchi milioni di euro e sarebbe risultato che in molte sedi INAIL tali impianti di radiologia, anche se nuovi, sarebbero rimasti praticamente inutilizzati con conseguente deperimento delle apparecchiature e risulterebbe che i costi di manutenzione delle citate apparecchiature sarebbe stato quasi pari ai costi delle apparecchiature stesse, mentre al contempo molti di quei tecnici di radiologia di elevata professionalità assunti, sarebbero stati destinati addirittura ad altre mansioni.Tali circostanze hanno evidentemente arrecato nel corso degli anni grave disagio agli infortunati e tecnopatici i quali sono costretti a recarsi in centri privati convenzionati con l’Istituto per effettuare gli esami radiologici, a dispetto del citato articolo 12 della legge n. 67 del 1988, comportando con ciò un ulteriore dispendio di risorse in capo all’ente. Per queste ragioni, gli interroganti hanno chiesto ai Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Economia e delle Finanze e della Salute: “quale sia stato il costo complessivo del rinnovo o dell’allestimento dei locali radiologici delle sedi INAIL e dei relativi apparecchi radiologici; quali siano state le modalità di espletamento delle gare di appalto per i lavori di allestimento dei locali radiologici e per l’acquisto degli apparecchi radiologici nel periodo 2000-2010; quanti siano stati i locali e gli apparecchi radiologici rimasti inutilizzati, in quali sedi dell’INAIL ed il relativo costo; se sulla vicenda illustrata siano in corso indagini della Corte dei conti”.

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