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Posts Tagged ‘sportivi’

La famiglia è un punto di riferimento per i giovani sportivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

“Il mondo del calcio ha bisogno di valorizzare il ruolo della famiglia”. E’ il messaggio lanciato dal Prof. Alberto Gambino, Pro-Rettore dell’Università Europea di Roma e Direttore della Rivista di Diritto Sportivo del CONI, in apertura di un incontro sul tema del Calciomercato, che si è tenuto all’Università Europea di Roma.“La famiglia – ha ricordato Gambino – ha un ruolo fondamentale e insostituibile nella formazione e nella tutela dei giovani calciatori, che spesso vengono catapultati in un mondo più grande di loro, in cui è facile smarrirsi. Le forti pressioni e l’improvviso successo possono rappresentare un rischio. Per questa ragione, la famiglia è il punto di riferimento più importante per chi si affaccia nel mondo dello sport. Nessuno potrà mai prendere il suo posto. L’influenza della famiglia è talmente forte che se i rapporti al suo interno sono in crisi, questo si riverbera anche sulla serenità dell’atleta”.Secondo il Pro-Rettore dell’Università Europea di Roma “oggi i giovani calciatori sono spesso sottoposti a condizionamenti e pressioni, fin dal momento in cui iniziano la loro attività. La ricerca esasperata del campioncino e il falso mito della vittoria ad ogni costo rischiano di offuscare l’autentico significato della pratica sportiva, che è quello educativo”.“Gli interessi economici – ha ricordato Gambino – non devono prevalere sugli aspetti etici fondamentali dell’attività sportiva. Negli ultimi anni si è diffusa sempre di più una nuova figura professionale: il procuratore sportivo. E’ importante che il procuratore sia alleato della famiglia. Oltre ad essere un bravo professionista, deve saper accompagnare con umanità i familiari dei giovani calciatori, consigliandoli ed aiutandoli nelle proprie scelte. Tutto questo non potrà che giovare al mondo dello sport, contribuendo a costruire un ambiente migliore ed un futuro sano per le nuove generazioni”.

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Scoperto gene responsabile della morte improvvisa nei giovani sportivi

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

cuoreDa diversi anni studiano le patologie cardiache ereditarie che possono provocare sincope e morte improvvisa, talvolta anche nei lattanti (sindrome della morte in culla), spesso nei giovani atleti. Si tratta di Peter Schwartz, Direttore del Centro di Aritmia Cardiaca e Genetica Cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano, e Josef Kautzner, Direttore del Dipartimento di Cardiologia all’Istituto di Medicina Clinica e Sperimentale di Praga. I due cardiologi sono stati i presidenti del simposio internazionale dal titolo “Sudden Cardiac Death”, svoltosi recentemente a Praga (Repubblica Ceca), organizzato dall’Istituto Auxologico Italiano di Milano e dall’Istituto di Medicina Clinica e Sperimentale di Praga e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.«Ancora oggi è difficile individuare le persone che sono a rischio di morte cardiaca improvvisa. Circa la metà delle persone colpite da morte cardiaca improvvisa non aveva ricevuto una precedente diagnosi per malattia cardiaca» spiega Schwartz. «Per fortuna si stanno raggiungendo rapidi progressi nelle conoscenze genetiche che sono alla base di questi eventi».E proprio a riguardo, ricercatori italiani e sudafricani hanno identificato un nuovo gene, chiamato CDH2, che causa la Cardiomiopatia Aritmogena del Ventricolo Destro (ARVC), una malattia genetica che predispone ad arresto cardiaco e che è una delle principali cause di morte improvvisa tra i giovani che praticano sport e tra gli atleti.
Questo è il risultato della collaborazione internazionale, iniziata quindici anni fa, tra il gruppo di Peter Schwartz e Lia Crotti, dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano e dell’Università di Pavia, e quello sudafricano diretto da Bongani Mayosi della Università di Cape Town e del Groote Schuur Hospital (lo stesso dove Christian Barnard proprio 50 anni fa fece il primo trapianto cardiaco).
«Ogni anno in Italia muoiono improvvisamente circa 50 mila persone. Tra le cause di questi decessi nei giovani al di sotto dei 35 anni le forme ereditarie di cardiomiopatia hanno un ruolo preminente» avverte Schwartz. «Nella ARVC il tessuto cardiaco viene sostituito da tessuto adiposo e fibroso. Questo processo favorisce lo sviluppo di aritmie cardiache, quali tachicardia e fibrillazione ventricolare, che provocano perdite di coscienza e arresto cardiaco. Nel caso di fibrillazione ventricolare, senza una pronta defibrillazione elettrica, si ha morte improvvisa in pochissimi minuti».
Questa scoperta è stata fatta partendo da una famiglia sudafricana affetta da ARVC, in cui si erano manifestati più casi di morte improvvisa giovanile. Escluse tutte le cause genetiche fino ad ora note, la Lia Crotti – responsabile degli studi di genetica delle malattie cardiache ereditarie dell’Istituto Auxologico Italiano – ha sequenziato tutte le regioni codificanti del genoma in due soggetti malati della famiglia e, partendo da oltre 13.000 varianti genetiche comuni ai due soggetti malati, è arrivata a identificare il gene responsabile della malattia in questa famiglia. Si tratta del gene CDH2, responsabile della produzione della Caderina 2 o N-Caderina, una proteina fondamentale per la normale adesione tra le cellule cardiache. La mutazione di questo gene porta ad un’alterata produzione di questa proteina essenziale. La scoperta di questo gene è stata validata dai ricercatori italiani e sudafricani trovando una seconda mutazione sullo stesso gene in un altro paziente con ARVC appartenente a una diversa famiglia.
«L’importanza della scoperta è duplice e ha un impatto sia scientifico sia clinico. Da un lato aiuta a chiarire i meccanismi genetici alla base della ARVC, dall’altro rende possibile l’identificazione precoce di molti soggetti ignari di essere affetti da ARVC» aggiunge Schwartz. «Infatti, spesso i segni clinici della malattia diventano chiari solo dopo molti anni. Se in un soggetto in cui viene fatta la diagnosi clinica scopriamo che è portatore di una mutazione sul nuovo gene CDH2, da oggi in poche settimane potremo sapere se altri membri della sua famiglia sono geneticamente affetti e potremo quindi iniziare immediatamente strategie di prevenzione. Questo potrà portare a una riduzione di casi di morte improvvisa nei pazienti con ARVC».

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Dilettanti allo sbaraglio: 300mila traumi sportivi in estate

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2015

Sport a Miss Italia nel Mondo (1)Giornate lunghe e soleggiate, tempo libero, voglia di riparare i danni dell’inattività invernale, la ricetta perfetta per decidere di indossare le scarpette e cimentarsi negli sport più disparati. Di solito con grande entusiasmo e in maniera spesso troppo intensa, senza che il fisico sia stato preparato. Per non parlare dell’offerta irresistibile di hotel, villaggi vacanze e campi estivi che portano una ampia fascia della popolazione a cimentarsi in attività sportive di ogni genere. Con l’idea che l’attività fisica possa fare solo bene e che è caldeggiata anche dai medici. Ecco quindi un esercito di persone che, completamente impreparate dal punto di vista atletico accettano la sfida: arrivare alla fine della bella stagione sani e salvi. “Certo non ne sono consapevoli” spiega il Dottor Andrea Grasso, Specialista in Ortopedia e Responsabile del Trauma Sport Center della Casa di Cura Villa Valeria “ma è quello che succede nella realtà: l’Istituto Superiore di Sanità ha stimato in 300mila l’anno gli infortuni sportivi nei mesi estivi che necessitano di cure mediche. A parte le fratture, parliamo di traumi alle articolazioni e muscolari, stiramenti, contratture sino alla rottura dei tendini I distretti più frequentemente coinvolti sono la spalla per il 40% dei casi, il ginocchio nel 25%, poi schiena, gomiti e mani nel 20% e il 15% altre parti.
Incidenti in agguato che hanno molteplici cause: “gli sport estivi sono numerosissimi e le persone si cimentano senza una adeguata preparazione” prosegue il dottor Grasso “oppure si sottopongono a pratiche pericolose come i tuffi, le cadute da biciclette, mountan bike e motociclette che sono i killer delle ginocchia. Nel beach volley invece sono frequenti le rotture tendinee a causa delle cadute sulla sabbia. Menzione speciale agli sport acquatici: “surf, moto d’acqua e sci nautico, spesso proposti nei villaggi vacanze sono sport a rischio trauma, a farne le spese la spalla che spesso necessita di un approccio chirurgico mentre il tennis deve essere praticato con cautela negli over 60 che rischiano di ‘vincere’ dolorose borsiti ed epicondiliti’.
Il ciclismo è probabilmente lo sport più diffuso al mondo, e talora si tende a sottovalutare la propria preparazione o i rischi: le biciclette che hanno il pedale che blocca il piede sono quelle che spesso determinano la rottura della clavicola e traumi degli arti superiori e la rottura dei tendini perché il ciclista ‘atterrano’ con tutto il corpo, non riuscendo ad attutire l’impatto col terreno. Poi ci sono traumi gravissimi: i tuffi mantengono il primato dei traumi spinali con esiti cronici e disabilità ma anche quelli dal trampolino possono determinare seri traumi della spalla. Anche attività apparentemente innocue possono essere insidiose: per lo jogging non basta acquistare un paio di scarpe da corsa (ma la gente corre spesso con scarpe di ogni tipo, spesso inadatte) ma andrebbe considerato il terreno dove si svolgerà l’attività: una cosa è la pista di atletica o la ciclabile, un’altra la campagna o la sabbia. Il risultato di una scarpa inappropriata sono microtraumi che spesso danno problemi nel medio termine, ad esempio quando in autunno il soggetto inizia a soffrire di fasciti e lombalgie, dovute ad una attività intensa. Per limitare questi rischi, oltre all’acquisto di scarpe adatte, c’è la prassi di scaldare i muscoli prima l’attività con almeno 15 minuti di stretching e di eseguire un defaticamento alla fine, lo fanno veramente in pochi. Questo per evitare che il muscolo rimanga contratto e possa andare incontro a strappi. Le cicatrici che si creano nei muscoli infatti non provocano solo dolore ma predispongono a lesioni successive. Particolare attenzione va posta alle fratture articolari delle ossa corte come la testa dell’omero: sappiamo infatti che questo tipo di traumi porta ad una forma di artrosi, quindi spieghiamo agli atleti che si rivolgono alle nostre strutture ad esempio per conseguire l’idoneità sportiva che non sempre l’organismo torna alla situazione iniziale, ma che alcuni esiti sono a lungo termine e necessitano di una fase di riabilitazione per evitare complicanze future”.
I bambini paradossalmente sono quelli che rischiano meno: le loro ossa e le articolazioni sono ancora estremamente elastiche e assorbono meglio i traumi, ma va fatta grande attenzione agli sport da contatto come il rugby e ai tuffi in zone di acqua bassa. Sport come la pallavolo e il basket invece hanno come target le mani. Cionondimeno su 38 milioni di bambini e ragazzi americani che fanno sport, si contano 2,6 milioni di accessi al pronto soccorso ogni anno.
Coloro che fanno sport tutto l’anno sono al sicuro da questi rischi? “Di certo un soggetto allenato assorbe meglio eventuali urti e cadute e quindi l’esito può essere meno grave ma nessuno è al riparo, specialmente se si scelgono attività ad alto impatto muscolare e articolare” spiega il dottor Grasso “Anche gli agonisti e i professionisti sono soggetti ad infortuni ed è per questo che abbiamo sviluppato un vero e proprio Trauma Center nella nostra struttura”.
L’attività motoria è un pilastro fondamentale della salute e della longevità e dovrebbe essere parte dello stile di vita di ciascuno ma con alcune cautele: calzature adatte, adattamento progressivo all’esercizio con una preparazione che preveda un allenamento di circa 30 minuti per 3 volte alla settimana e l’immancabile stretching di riscaldamento prima dello sport. (D.ssa Johann Rossi Mason)

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Con i campioni della canoa

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2011

Pavia 25 gennaio 2011, ore 17.30 – Aula Magna dell’Università di Pavia alla presenza del Presidente della Federazione Italiana Canoa Kayak Luciano Buonfiglio e di molti sportivi e campioni del 2010 si svolgerà l’inaugurazione dell’anno accademico sportivo 2010-2011. La cerimonia, fortemente sostenuta dal Rettore Angiolino Stella, insieme al Presidente del CUS-Pavia Cesare Dacarro, vuole sottolineare l’importanza del modello universitario pavese: un campus residenziale che unisce studio e sport ad altissimo livello. L’inaugurazione dell’anno accademico sportivo assume un significato speciale nel 2011, anno in cui l’Università di Pavia celebra i 650 anni di Fondazione dello Studium generale, voluto dall’imperatore Carlo IV nel 1361. A partire dal 9 febbraio e per tutto l’anno 2001, si susseguiranno a Pavia mostre, eventi culturali, scientifici e sportivi, tra i quali la regata internazionale sul Ticino che vedrà la sfida, il 28 maggio, tra gli equipaggi delle università di Pisa, Pavia, Oxford e Cambridge. Il campus pavese, grazie alla presenza di uno storico CUS e di 16 collegi universitari, vanta una lunga e prestigiosa tradizione negli sport di remo: in anni recenti, a partire dal 1983, sono state siglate le convenzioni tra Federazione nazionale di canottaggio, Federazione nazionale Canoa Kayak, EDiSu, CUS e Università di Pavia che hanno visto nascere – unici in Italia – il college remiero di canottaggio (attivo dal 1983), e il college remiero di canoa (attivo dal 2006). I due Centri accolgono atleti delle nazionali, iscritti alle federazioni sportive, che studiano all’Università di Pavia, risiedono presso il Collegio Cardano e si allenano al CUS Pavia.

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Stracca, il cordoglio di Cochi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 novembre 2010

«A nome mio e di tutta l’Amministrazione capitolina rivolgo le più sentite condoglianze alla famiglia Stracca e alla redazione del Corriere della Sera, per la prematura scomparsa di Roberto. Nonostante la sua giovane età, la competenza e la grande professionalità con cui ha raccontato capitoli importanti di storia dello sport lo hanno reso un indiscusso punto di riferimento per tutti gli sportivi. Se ne va con lui una penna brillante del giornalismo romano».  Lo dichiara il delegato allo Sport di Roma Capitale, Alessandro Cochi. (n.r. la Fidest si associa)

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Convention nazionale degli operatori sportivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2009

Loreto (AN).dal 9 all’11 ottobre presso l’Ostello della Gioventù Il cardinale Dziwysz incontra gli animatori del Csi (ore 16) L’appuntamento rappresenta un’occasione di confrontro, approfondimento e formazione per operatori dei centri estivi, per operatori sportivi a scuola, per animatori in parrocchia e in oratorio, per coloro che operano a fianco dei disabili, per chi intercetta pensieri e bisogni dei più giovani nelle situazioni di marginalità e nelle periferie. Venerdì alle 18,30 il presidente nazionale del Csi, Massimo Achini, accoglierà i partecipanti e aprirà ufficialmente la convention intervenendo sul tema «Animare lo sport e lo sport per animare: il Csi e la sfida educativa». Sabato mattina alle ore 9 comincerà la sessione «L’animatore sportivo: animare è abitare il territorio». Michele Marchetti, direttore dell’area Formazione, cultura, promozione e sviluppo del Csi, parlerà de «I tre inning della relazione sportivo-educativa e le risposte alle inquietudini dei giovani». A seguire Vittorio Sozzi, responsabile del Servizio nazionale per il Progetto culturale della Cei, affronterà il tema.

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