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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Zycus to Spread Its Wings: Launching in Sydney

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 aprile 2019

Zycus, a global leader in procurement technology solutions across the Source-to-Pay suite, is extending its roots in Australia by launching a sales division in Sydney.
Providing software applications to Fortune 500 companies, Zycus is standing strong in the procurement domain for 20 years now. Our customers include Porsche, Heineken, Citibank, Crown Resorts, Aurizon, etc. With the rising competition and growth across the continent, Zycus is keen to further expand its horizon by this launch.Our footprint in Australia was established in the year 2013 in Melbourne. It has been one of the fastest growing regions for Zycus globally, with a YoY growth of over 100%. Tarkis Rann, Regional Sales Director, managing Australia & New Zealand, is an accomplished sales professional holding 20 years of experience and has worked with companies like SAP and Infor. He has been a key resource driving Zycus’s growth in the region.
Tarkis believes. “Sydney, being Australia’s largest city with a huge number of target customers is a strategic location to expand our sales operations. We are pleased to deliver on our plan for further investment and expansion.”Zycus – Sydney is looking for a Regional Sales Manager with a proven history of delivering its sales targets and is focused on the competitive closing stages of the sales cycle. Working closely with the marketing and BD teams, this incumbent will be expected to expand the company’s reach locally and help generate a qualified pipeline of opportunities.Dixit Jasani, VP – Sales & Business Development for EMEA & APAC at Zycus, states, “We have seen significant growth in ANZ region. The new team member in the region will not only help us expand our reach locally but will also bring a tighter focus on the regional automation needs leading to happier customers.”

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Italia: Spread “in crescita” ed incertezze

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

La Svizzera è stata da sempre ritenuta un “porto” sicuro per coloro che volessero custodire capitali o beni di valore anche dall’estero. Lo sanno gli italiani che non hanno mai smesso di spostare liquidità o quanto ritenessero prezioso al di là della Alpi. Ciò specialmente in tempi di crisi o d’incertezza. Gli scudi fiscali e la fine del segreto bancario avevano notevolmente ridotto questo flusso di “frontalieri” del deposito bancario. Almeno fino solo a poco fa. Perché, da quanto è riportato dalla stampa del Canton Ticino, la storia sembra che stia iniziando a ripetersi. E non sarebbero pochi gli italiani tornati a bussare alle porte delle filiali delle banche luganesi. Anche se cambiano i motivi che spingono i nostri concittadini a spostarsi: mentre prima lo si faceva per nascondere al fisco il denaro o si occultavano capitali di provenienza illecita, oggi la ragione principale sarebbe dovuta al tentativo di salvare i propri risparmi. Lo spread in salita ed il conseguente vento d’incertezza che molti analisti soffiano sull’opinione pubblica, costituirebbero lo spettro che aleggia minaccioso sulla solidità dei risparmi degli italiani che, spaventati per le possibili ripercussioni a medio e lungo termine, preferiscono traslocare i propri risparmi in luoghi più sicuri. E dove se non in Svizzera, Paese da sempre riconosciuto per la solidità bancaria? D’altra parte, come spiega Marco Silvani l’amministratore dell’Istituto finanziario luganese Lemanik: «Il menù degli strumenti offerti dai gestori svizzeri è più aperto verso l’esterno e meno concentrato sui prodotti “captive” rispetto a quelli italiani». La gestione delle attività finanziare, inoltre, in Svizzera avviene in maniera più veloce rispetto all’Italia. Da qui la crescente richiesta di informazioni per l’apertura di conti: «Richiedono lumi sui costi e sulle opzioni di investimento disponibili, sugli asset, ma nessuno lo fa domandando di aprire conti riservati. Probabilmente perché già sa che riceverebbe un diniego», affermano dalla Banca del Sempione. Più scettico Marco Boldrin, amministratore delegato di Copernicus, società nata dal ricompattamento di gestori e operatori già Bsi, che a IlSole24Ore dichiara di non aver avvertito un afflusso di capitali particolare dall’Italia. «Quello che possiamo registrare semmai è un maggiore interesse e la tendenza a informarsi di più. Ma di file agli sportelli ancora non ne vediamo». Di diverso parere Alessandro Falconi, fondatore di Af Consulting: «La tendenza è oramai assodata e le domande di espatrio sono sempre di più». Chi sta pensando di aprire un conto in franchi, invece, viene indirizzato diversamente, come suggerisce un consulente di PostFinance: «Per i non residenti non conviene. Si può versare il denaro, ma non si può operare online». In ogni caso, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, già il fatto che molti si stiano informando, non può che destare preoccupazione, perché il deflusso di capitali verso l’estero è sempre indice di scarsa credibilità per l’intero Paese ed in qualche modo vanno prese urgenti misure per evitare che diventi un fenomeno di massa.

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Mutui: possibili aumenti se rimanesse alto lo spread Btp – Bund

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

La situazione economica in Italia sta vivendo un momento particolare; dopo un lungo periodo in cui le Banche hanno giocato al ribasso con i tassi di interesse, con gran beneficio per i consumatori, da pochi giorni alcuni istituti hanno ritoccato al rialzo gli spread applicati ai mutui a tasso fisso con un incremento vicino allo 0,1%. Oltre a questo, l’attualità politica ha fatto tornare sotto i riflettori l’andamento di un altro spread, quello fra Btp e Bund, e sono molti gli italiani che, spaventati dalle possibili conseguenze legate all’aumento dell’indice, temono ripercussioni sulle proprie finanze, non ultimo un aumento delle rate del mutuo. Ma quali sono i legami tra spread Btp-Bund e mutui, quali le possibili conseguenze su mutuatari o aspiranti tali e ancora, i due fenomeni sono connessi fra loro? Ecco l’analisi diFacile.it.
«Per rispondere alla prima domanda, la connessione fra mutui e spread Btp – Bund, è necessario affrontare l’argomento da due differenti prospettive» – spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it – «quella di chi il mutuo lo ha già e quella di chi, invece, ha intenzione di chiederlo in futuro.». «I primi» continua Cresto «possono tirare un sospiro di sollievo. Sia se hanno sottoscritto un finanziamento a tasso fisso – che in quanto tale garantisce una rata costante per tutta la durata del contratto – sia se hanno scelto il tasso variabile perché, in questo caso, a guidare l’andamento e le variazioni degli interessi è l’Euribor; indice non connesso all’andamento dello spread Btp-Bund». L’Euribor è legato, da un lato ai tassi a cui un panel di banche europee si scambiano denaro tra loro e, dall’altro, al tasso sui depositi stabilito dalla BCE. «Paradossalmente», sottolinea Cresto «visto che l’Euribor è dipendente dalla politica dei tassi applicata dalla BCE, qualora lo scenario di tensione dei mercati dovesse prolungarsi e contagiare altri Paesi europei, la Banca potrebbe addirittura decidere di intervenire ulteriormente sugli indici, se non per ridurli – visto che sono ormai da tempo in negativo – quantomeno per rimandarne l’aumento che, stando alle previsioni, potrebbe arrivare a partire da settembre 2019».
Lo scenario potrebbe invece cambiare se si prendono in considerazione i mutui che verranno erogati in futuro. Questi potrebbero effettivamente scontare un aumento dei tassi di interesse, così come spiega Cresto «quello che accadrà ai nuovi mutui dipenderà molto da quanto lo spread Btp-Bund aumenterà e, soprattutto, dal periodo di tempo in cui rimarrà alto. È comunque possibile ipotizzare un aumento dei tassi di interesse per i mutui che verranno erogati in futuro, ma anche in questo caso il rincaro non sarà determinato direttamente dall’andamento dello spread Btp-Bund, né tantomeno dall’aumento di Euribor o Eurirs, quanto piuttosto dalla politica applicata dalle singole banche».Il costo del mutuo che il cliente deve sostenere, è bene ricordarlo, è determinato da due componenti; il tasso derivante dagli indici europei (Eurirs o Euribor a seconda che si tratti di un tasso fisso o di uno variabile) e lo spread bancario, diverso da quello Btp – Bund, rappresentante una maggiorazione dell’interesse che definisce il guadagno che l’istituto di credito otterrà dalla concessione del finanziamento.
Sebbene non in modo diretto ed immediato, un legame tra lo spread bancario e quello Btp – Bund esiste.Negli ultimi anni il mercato italiano dei mutui, grazie anche alla diffusione delle surroghe e ad una più serrata competizione tra gli istituti di credito, è stato caratterizzato da una graduale riduzione, se non in alcuni casi addirittura l’azzeramento, degli spread bancari (e dei guadagni) dei singoli istituti sui finanziamenti erogati ai privati per l’acquisto di un immobile.Se lo spread Btp – Bund dovesse rimanere alto a lungo, il costo del denaro sarebbe maggiore e questo potrebbe avere delle conseguenze negative sui bilanci delle banche che, per far fronte alla situazione, potrebbero decidere di aumentare il loro margine di guadagno sui mutui e quindi aumentare gli interessi pagati dai futuri mutuatari.

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Spread: non è una legge della natura

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

La famigerata parola “spread” è tornata a spargere terrore nei media. La quasi totalità delle persone non ha la più pallida idea di cosa effettivamente sia e del perché sia così importante, ma la narrazione è comunque super-efficace e funziona benissimo a rendere più “ragionevoli” i politici non allineati all’ortodossia economica attualmente dominante.
E’ indubbio che -dato il contesto attuale in cui ci troviamo- la politica DEVE considerare il problema dello SPREAD, ma è anche indubbio che questo problema non è legato a qualche “fenomeno naturale”, ma a precise scelte che -come società- abbiamo fatto e sulle quali dovrebbe imporsi una riflessione approfondita.E’ sensato che le scelte politiche fondamentali di un Paese, la stessa formazione di un governo, siano determinate dall’andamento momentaneo di alcuni indici finanziari? Che cos’è che determina questo fenomeno? La quasi totalità dei commentatori sui media dà per scontato che questo sia “normale”. La narrazione prevalente è la seguente: “è ovvio, è normale, che i mercati finanziari esprimano un giudizio: se ritengono che l’Italia sia meno affidabile, vendono i titoli di Stato e questo li fa crollare, lo spread s’innalza… è accade il disastro…”. Questa narrazione è parziale. La radice del problema deriva da una specifica regola che vige nell’area Euro, regola che impedisce alle banche centrali di acquistare direttamente in emissione le obbligazioni degli Stati membri. In tutti i Paesi ad economie più sviluppate (USA, Giappone, Gran Bretagna, Canada, Australia, ecc.) la banca centrale svolge tre ruoli fondamentali: 1) banca delle banche, 2) banca dello Stato, e 3) banca dell’estero. La nostra banca centrale non può essere, per regole che ci siamo dati insieme ai partner europei, “la banca dello Stato”. La vera origine dello spread non sono i timori sull’Italia, la vera origine dello spread è l’assurdità che uno Stato dell’area Euro debba andare con il cappello in mano sui mercati finanziari a chiedere di rinnovare i propri titoli ai tassi determinati dall’umore momentaneo, come fosse un cittadino privato. Sia chiaro, questo non significa che uno Stato qualsiasi, con una banca centrale “normale”, possa emettere debito in modo infinito.
Significa solo che uno Stato con un’economia sufficientemente solida come quella italiana (che ha sicuramente molti problemi, certamente è in declino, certamente ci facciamo del male da soli e subiamo passivamente regole assurde che ci hanno fortemente penalizzato in questi venti anni, ma si tratta comunque di una delle prime 10 nazioni al mondo, sebbene lo sport nazionale sia quello di denigrarci) non troverebbe alcun problema a rinnovare i propri titoli di Stato a tassi in linea con quelli fissati dalla propria banca centrale in base alle proprie autonome politiche monetarie, se solo avesse una “normale” banca centrale. Se poi facesse politiche economiche scellerate, dopo un bel po’ di tempo, avrebbe problemi sul fronte del cambio, quindi dell’inflazione, e via di seguito rischierebbe la bancarotta. Ma tutto sarebbe guidato dalla macro-economia, non dalla speculazione finanziaria!Se questo non accade non è perché è “normale”, come se fosse una legge di natura… (“è normale che d’estate faccia caldo e d’inverno freddo…”) è perché ci sono delle specifiche norme che lo causano. Vogliamo discuterne in modo approfondito e senza semplificazioni, oppure è meglio non farlo perché altrimenti lo spread si arrabbia? (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Pensiamo all’Italia e non allo spread

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Di Alessandro Di Battista. A quanto pare i “fantomatici” mercati sono tornati a farsi sentire. Eppure non aprivano bocca quando si massacravano i lavoratori, si tagliavano le pensioni, si regalavano denari pubblici alle banche private o si smantellava, lentamente ma inesorabilmente, lo stato sociale nei paesi di mezza Europa.Mi rivolgo ai parlamentari del Movimento 5 Stelle e della Lega. Siate patrioti! Siete rappresentanti del Popolo italiano e non emissari del capitalismo finanziario.Avete il dovere di ascoltare le grida di dolore dei cittadini e non le velate minacce dei congiurati dello spread terrorizzati dall’ipotesi di un governo che torni ad occuparsi dei diritti economici e sociali degli italiani (proprio quei diritti smantellati dalla sedicente sinistra).Ascoltate quel che si dice nei bar, nei mercati, negli uffici dei piccoli imprenditori, nelle Università o in fila dal medico di base, non quello che esce da qualche consiglio di amministrazione di una banca d’affari.E se proprio vi interessano i numeri ve ne ricordo uno io: 440! Sono gli euro che percepisce un pensionato minimo in Italia. La povertà è diventata endemica ed è talmente collettiva e che quasi non la si nota più, ma esiste eccome.Sapete quel che penso di Berlusconi ma una cosa la voglio dire: l’ultimo governo Berlusconi – un governo per me pessimo – è stato l’ultimo governo nato da un voto popolare. E più che gli scandali di B. è stata la congiura dello spread ad averlo abbattuto.Oggi “i potenti senza volto” hanno superato loro stessi. Cercano di buttare giù un governo non ancora nato il quale, proprio per questo, ha il dovere di nascere.E’ il momento del coraggio dunque, del rispetto della sovranità popolare, nessuna distrazione e avanti tutta!Domenica prossima parteciperò alla trasmissione “Non è l’arena” su La7. (fonte: blog delle stelle)

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Conti pubblici e monito della Commissione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

european commissionLo spread aumenta di nuovo – afferma Fabrizio Tomaselli dell’Esecutivo nazionale USB – quasi a ricordare a tutti che se l’Unione Europea chiama, il governo italiano deve subito mettersi sull’attenti. Così il richiamo ufficiale e la richiesta della Commissione UE di una correzione strutturale dello 0,2% del PIL italiano, cioè 3,4 miliardi, diventano un ordine perentorio al quale Gentiloni, Padoan e lo stesso Renzi non si possono sottrarre.
Certo i governanti nostrani pubblicamente fanno la voce grossa, – continua il sindacalista – dicono che non si applicheranno misure “depressive”, che non si farà una “manovra aggiuntiva” e che non c’è fretta. Ci stanno prendendo in giro, che cosa sono se non depressive le misure economiche e fiscali che di fatto aumentano tasse o riducono il welfare? E che differenza c’è tra manovra aggiuntiva o “aggiustamenti” come li chiama il governo. E anche sui tempi non è che cambi molto mettere mano al portafoglio immediatamente o magari dopo le elezioni. Il problema – conclude Tomaselli – è che l’Unione Europea rappresenta ormai uno strumento pensato e studiato per assicurare margini e finanziamenti a banche, grandi gruppi industriali e finanza internazionale, riducendo alla fame milioni di persone, colpendo draticamente il welfare e calpestando diritti per lavoratori, pensionati e disoccupati, Siamo stufi di sentire alibi e storie che nascondono la nostra estrema sudditanza alla UE, alla BCE e al Fondo Monetario Internazionale: è ora di dire NO all’Euro e all’Unione europea.

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Aumenta lo spread ma il referendum non c’entra

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Come sempre Renzi gira la frittata. Non è il timore che vinca il No al referendum la causa dell’aumento fino a 170 punti base dello spread tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani rispetto agli equivalenti titoli tedeschi: sono le sue promesse non mantenute, i suoi imbrogli, il suo azzardo morale, la sua cattiva politica economica, le sue mance e mancette distribuite negli anni per comprarsi il consenso ad aver creato l’instabilità in Italia. La sua non credibilità, tanto a livello interno che internazionale, ha portato all’aumento del deficit fino a livelli pericolosamente vicini al 3% (per il 2016 era previsto a -0,9% nel Def 2014, invece finirà per chiudere, se va bene, a -2,3%, con un Delta negativo di 1,4 punti di Pil); il debito pubblico a picchi mai visti, lievitato di 127 miliardi da quando Renzi è al governo, toccando il record di 2.225 miliardi; la pressione fiscale alle stelle (44,2% nel 2016) e la spesa pubblica fuori controllo, continuando ad aumentare dagli 826 miliardi del 2015 agli 849 del 2019, con un aggravio di 23 miliardi in 5 anni. Tutte cifre certificate dal governo stesso nella Nota di aggiornamento al Def e a cui fa riferimento l’Europa nel manifestare le proprie, gravi, perplessità. Questo stanno scontando i mercati in questi giorni: il cattivo operato dell’esecutivo italiano da febbraio 2014 a oggi, le baruffe di Renzi con l’Europa, gli impegni non mantenuti sui conti pubblici, le mezze riforme o le riforme sbagliate, come quella della Pubblica amministrazione e il Jobs act, che ha creato una bolla nel mercato del lavoro, la finta Buona scuola, la pessima riforma della Costituzione. E la già fallita, prima ancora di essere applicata, Legge elettorale. I nodi del malgoverno di Renzi sono venuti al pettine e i mercati ne stanno semplicemente prendendo atto. Per questo quanto prima Renzi va a casa meglio è. Per favore, la si smetta di dire in giro che quello che sta avvenendo è legato all’eventuale vittoria del No al referendum. Se mai è vero il contrario: la vittoria del No al referendum ha il compito di riportare la stabilità e l’equilibrio in Italia dopo le follie di Renzi”.

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Spread: sale per cause economiche-finanziarie

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2016

borsa milanoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Né effetto Trump, né effetto referendum. Non sono queste le cause dell’impennata dello spread e dei rendimenti di titoli di Stato italiani che si sta verificando sui mercati finanziari. Le motivazioni, lo ribadiamo, sono tutte di natura economico-finanziaria. I mercati stanno cominciando a credere seriamente a un imminente aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, che presumibilmente avverrà nell’ultimo FOMC (Federal Open Market Committee) dell’anno, previsto per dicembre. La riprova sta nel fatto che anche i titoli di stato americani hanno subito un repentino aumento del rendimento.Anche in Europa si fanno sempre più insistenti le voci di un cambiamento di politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea, dopo che l’inflazione sta lentamente ricominciando a crescere in molti paesi europei, ad eccezione dell’Italia, come conseguenza della lieve ripresa economica e dei consumi. Voci interne alla Bce parlano di un nuovo acquisto della banca centrale dei titoli di stato italiani avvenuto nei giorni scorsi, per evitare un ulteriore aumento dei rendimenti. Il problema è che questa strategia comincia a non sortire più gli effetti sperati e trova sempre più stati contrari, in primis la Germania. Gli economisti tedeschi hanno detto a chiare lettere che, con la ripresa economica in atto, il quantitative easing ‘non è più appropriato’. Un chiaro monito per Draghi per ridurre la sua politica monetaria ultraespansiva. Nel caso gli acquisti di titoli sovrani da parte della BCE dovessero diminuire e i tassi d’interesse risalire a livelli più normali, molti analisti prevedono scenari catastrofici per la finanza pubblica italiana. Fino a che punto saliranno lo spread e i rendimenti dei nostri titoli? Difficile quantificarlo, ma il costo da pagare potrebbe ammontare a svariati miliardi di euro. Che dovrebbero essere trovati dal governo Renzi in ulteriori tasse e tagli”.

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Cinque motivazioni per cogliere le opportunità rappresentate dall’obbligazionario high yield, secondo Western Asset

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 novembre 2014

London.bankofengland.arpLondra. Le preoccupazioni riguardo alla crescita globale, l’inizio di una politica monetaria restrittiva da parte delle Banche Centrali e la mancanza di liquidità sono tutti fattori che, negli ultimi tre mesi, hanno contribuito al deprezzamento dei titoli high yield. Secondo Western Asset, affiliata di Legg Mason, il settore ha attraversato il terzo trimestre peggiore degli ultimi tre anni, poiché gli investitori hanno preferito concentrare i propri risparmi nei Treasury USA ed altri titoli governativi.Come conseguenza, questa manovra di sell-off ha implicato un rimbalzo degli spread del segmento high yield statunitense, rispetto ai Treasury, da circa 340bp nel mese di Giugno fino a 500bp in Settembre. Michael Buchanan, Head of Global Credit presso Western Asset, ritiene che un movimento di tale ampiezza in un lasso temporale così ridotto abbia reso l’area dei titoli high yield una delle più interessanti nell’attuale panorama obbligazionario.Di seguito, illustriamo le cinque motivazioni che, secondo Buchanan dovrebbero indurre gli investitori oggi a considerare con interesse questa asset class: “In un contesto in cui i tassi d’interesse si attestano complessivamente su livelli molto bassi, i rendimenti intorno al 6%, o più elevati, offerti da alcuni titoli obbligazionari high yield hanno catturato l’attenzione degli investitori. A nostro avviso, in questo momento gli spread sono molto allettanti; se a ciò si aggiungono i rendimenti elevati e le cedole offerte dai titoli high yield, siamo di fronte ad un asset class che può veramente offrire forti opportunità, interessanti rispetto ad altre dell’universo fixed income”.“Anche se ci si aspetta che la Federal Reserve interverrà al rialzo dei tassi, presto o tardi, noi riteniamo che questi eventuali aumenti saranno quasi certamente marginali, ossia che il quadro monetario rimarrà sostanzialmente accomodante. Abbiamo goduto in questi anni di un enorme supporto da parte della Fed, che intende ora procedere con grande cautela ed infatti, a nostro avviso, la Fed continuerà a svolgere un ruolo importante a sostegno dell’economia, pur abbandonando la recente linea estremamente accomodante. Questo fattore rappresenta sicuramente un elemento positivo per gli investitori, poiché quando il movimento dei tassi non rappresenta una grande minaccia, l’obbligazionario in generale ed il settore del credito in particolare ne traggono sicuramente beneficio”.
“I rischi di default nel segmento high yield rimangono vicini ai minimi storici, proseguendo con un trend iniziato nel 2010. Nonostante un lieve rialzo rispetto al 2013, a nostro avviso il tasso d’insolvenza continuerà probabilmente a mantenersi sugli attuali livelli molto bassi o comunque varierà di poco, visto l’orientamento delle Banche Centrali”.I recenti sell-off hanno allontanato i timori legati alla possibilità del manifestarsi di una bolla “Conosco le caratteristiche di una bolla nel segmento high-yield ed il mercato attualmente non presenta i sintomi di nessuna di queste . Gli investitori devono quindi confrontare i rendimenti di questa asset class con quelli di altri prodotti obbligazionari ed a seguito della recente ondata di vendite, questi spread sono favorevoli”.“Nonostante siano leggermente peggiorati negli ultimi anni, i fondamentali dei titoli high-yield statunitensi appaiono ancora alquanto solidi. Sia che si parli di interest rate coverage, di leva finanziaria, di rischio di default, di capacità di generare free cash flow, tutti questi elementi sono ampiamente a favore del segmento dei titoli high-yield e ciò non è affatto cambiato”.
Legg Mason, Inc. è una società di gestione patrimoniale che opera a livello globale, con un patrimonio gestito pari a 707,8 miliardi di USD al 30 Settembre 2014. Legg Mason offre strategie d’investimento a gestione attiva attraverso i suoi numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland, e le azioni ordinarie della società sono quotate alla borsa di New York (simbolo: LM).

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Spread, art.18 e vecchi merletti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2012

Ci sono guerre dimenticate, alcune sottilmente retrocesse, altre spettacolarmente pubblicizzate. Guerre appena fuori l’uscio, ma lontane dalle nostre tavole ben imbandite di sapori e di colori vivaci.Eppure c’è un’altra guerra con la residenza a fianco della nostra dimora, che deruba vite, che recide esistenze, che rapina umanità nel silenzio più malato di illegalità. Mentre tutti, quindi nessuno, giocano a fare dello spread, dell’art. 18, il grimaldello intangibile per ogni eventuale crescita possibile, continua la sequela dei morti accatastati uno sull’altro, morti insignificanti di ieri, di oggi e di domani, morti che non parlano, che non possono dettare i tempi alla giustizia disattenta. Sono morti e basta.
Morti meno importanti di quelli dell’emergenza mafia, terrorismo, criminalità, infatti quelli, sebbene con il ritardo assassino della storia, hanno imposto il risveglio delle coscienze.
Questi altri invece sono morti che vengono da prima della vittoria su ogni mafia, e continuano a dispetto di ogni tragedia, di ogni solitudine, soprattutto a causa di ogni smemorata ingiustizia. Sono i morti che ogni giorno inzuppano di lacrime di coccodrillo i tanti contratti di lavoro fantasma, nei cantieri, nei luoghi destinati alla fatica ma privi di ogni sicurezza. Sono troppi questi morti che gridano vendetta, lo fanno senza armi, ma con la richiesta feroce di una ingerenza umanitaria, dal momento che quella sindacale rimane inevasa alla coscienza. Sono questi i morti che indicano una tradizione, diventata infame malcostume, quale accondiscendenza della sciagura già prossima.
Nel bel paese si ode il corpo a corpo con la mafia, il terrorismo, la politica corrotta, la corruzione capillare, c’è frastuono di colpi, c’è lotta, c’è vita, c’è speranza. Invece per questi morti senza lode né medaglie scintillanti, c’è ad attendere il prossimo sventurato, la postura composta del giuda di turno, di quello e di quell’altro che racconterà una verità disconnessa dall’altra, da quella che è per davvero causa di tante dipartite sconosciute. Italia, Italia, è sempre Italia, quella del pallone d’oro mondiale e quella per l’inciucio nazionale, è Italia che si barrica, che si offende, che carica a testa bassa, che marcia per le strade, che prende le botte e le restituisce, è Italia che rimbrotta e si intestardisce, ma non si impunta per l’ennesimo innocente caduto dall’impalcatura perché sprovvisto della necessaria imbracatura.
C’è chi imputa questa cecità diffusa alla strategia furba e alla pressione opulenta esercitata dagli interessi di categoria, dalle lobby solitamente ignote. Sono tante le inefficienze, altrettante le inefficaci soluzioni mostrate alla fiera degli stolti, esse inciampano sovente con la disonestà intellettuale insita nel profitto quale fine, che inventa e costruisce il potere della politica, quella politica che non fa servizio, perché opera per alcuni, e non per tutti, tanto meno per quei morti in lista di attesa, e comunque tutti finiti in serie B.(Vincenzo Andraous)

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Spread a danno del popolo italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

“Chiarissimo Professor Monti, se oggi i giovani e i non giovani si trovano quasi nell’impossibilità di trovare lavoro e iniziano a lavorare, forse, a 30-35 anni; se si vedono innalzare l’età contributiva a 41-42 anni; e se si sommano questi due dati si ottiene che un lavoratore andrebbe in pensione a circa 75 anni; e si considera che l’età media, in Italia, è di 74-76 anni; esaminati questi dati, ecco il risultato: si tutelano i conti economici e delle Banche a danno del futuro dei nostri giovani. Così l’On. Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, in riferimento alla manovra economica di 30 miliardi. “Questo Governo, che non è espressione del Popolo Sovrano – continua il deputato MRN – aumenta l’IVA, ripropone il ritorno (maggiorato) dell’ICI, aumenta i nuovi estimi catastali a + 60 %, ma non taglia tutti gli enti inutili che gravano come un macigno sul bilancio dello Stato”. “Bisogna invece chiudere immediatamente tutti gli enti inutili – conclude l’On. Scilipoti – eliminare l’ICI sulla prima casa e dare più soldi a chi lavora”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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Una manovra finanziaria che non convince

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2011

Ieri la manovra finanziaria è stata approvata anche alla Camera, dopo il sì di giovedì del Senato. Tutto in due giorni: dialogo tra maggioranza e opposizione, pochi emendamenti, nessun ostruzionismo. Un miracolo. Ma la crisi resta. Non solo perché lo certifica l’alta volatilità dei mercati – anche ieri lo spread è tornato oltre quota 300 subito dopo l’asta dei Btp, nonostante che una domanda quasi doppia per i titoli a cinque anni e superiore del 50% per i Btp a 15 anni possa far dire che si è trattato di uno scoglio superato bene – e perché i tassi che si stanno praticando (il Btp a 15 anni il 5,9% massimo storico da quando esiste l’euro) fanno pensare che in autunno sarà nuovamente necessario intervenire con provvedimenti correttivi. No, la crisi che stiamo vivendo deriva dalla mancanza di fiducia – forse la commodity oggi più rara – che a sua volta discende dalla mancanza di credibilità di chi ha (avrebbe) il potere di decidere, e per questo essa è essenzialmente politica. E questo vale per l’Italia, ma anche per l’Europa, visto che nel mirino dei mercati non ci siamo solo noi, come finora non ci sono stati solo i greci, i portoghesi e gli irlandesi, ma c’è l’euro e l’intera impalcatura, assai fragile, della moneta unica.
Qualcuno, riferendosi ai fatti italiani, dice: il fatto che sotto la pressione dei mercati si vari una finanziaria che ha sempre richiesto un’enorme quantità di tempo e suscitato una non meno grande quantità di polemiche, significa che la risposta politica è arrivata. Ma non basta. Perché proprio questo “miracolo” è la dimostrazione più lampante dell’anomalia politica italiana, che al fondo è causa prima dei nostri problemi. Perché il clima parlamentare che si è creato in questa circostanza dovrebbe essere la normalità, non l’eccezione. Il fatto, invece, che sia una cosa più unica che rara significa che è destinata a non ripetersi. Davide Giacalone scrive su Libero che avendo bisogno di mercato, privatizzazioni, competizione, di tagliare la spesa pubblica e riqualificarla, “chi dovrebbe farla, questa roba, un accordo bipartisan fra chi è contrario alla gestione privata dell’acqua e chi è favorevole ma non ha il coraggio manco di dirlo?”. Non si ripristina una dialettica sana e una competizione virtuosa senza prima aver sconfitto la contrapposizione permanente che ha portato alla mancanza di riconoscimento reciproco tra le parti, la quale a sua volta ha impedito qualsiasi continuità legislativa (si pensi al settore dell’energia, in cui le scelte sono per definizione di lungo periodo). E comunque due decenni di “non governo” ci costringono ora a scelte – per evitare di diventare la Grecia – talmente difficili da richiedere almeno una fase di convergenza.
Se ci pensate, lo stesso vale in Europa. Se nel mirino c’è l’euro, la risposta non può essere tecnica, ma politica. Tremonti lo ha detto con chiarezza: l’Europa balla sul Titanic e il rischio è che si affondi tutti, passeggeri di prima classe inclusi. Ma come in Italia occorre discontinuità assoluta, così ci vuole nel club della moneta unica. Continuare e mettersi d’accordo tra Stati nella pienezza della loro sovranità è una pia illusione. Finora ci si è riusciti poco e male, perché dovrebbe accadere domattina. Certo la paura del contagio è alta, ma non basta. Ci vuole di più. E l’equivalente di quello che per l’Italia è la “grande coalizione”, sul piano continentale si chiama Stati Uniti d’Europa. (fonte: Redazione Terza Repubblica in sintesi)

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Immagine paese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2010

Dichiarazione di Giuliano Cazzola, deputato del PdL “Prima che sia troppo tardi sarà bene ricordare che i mercati internazionali giudicano un Paese prima di tutto per la sua stabilita’ politica. Gli ultimi avvenimenti possono logorare la nostra credibilita’  e vanificare i sacrifici di due anni, proprio nel momento in cui si avvertono i primi importanti segnali di svolta (si vedano, da ultimo, i dati del fabbisogno di cassa dello Stato che e’ molto migliorato e la tenuta dello spread dei titoli pubblici)” lo afferma in una nota l’on. Giuliano Cazzola, deputato del PdL che agginge “Fino ad oggi, rispetto alla situazione di altri Paesi europei, la stabilita’ assicurata da un governo che poteva contare su di una ampia e solida maggioranza ha rappresentato la principale polizza-vita dell’Italia. E’ un patrimonio, questo – conclude Cazzola –  che si accumula in tanti mesi, ma che si può distruggere in un pomeriggio”. (On. Giuliano Cazzola)

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“European Reformation City”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 giugno 2010

European Cultural Capitals, the CPCE is preparing an initiative to select European Reformation Cities. Some 20 cities spread across the continent are to present the memory of the Reformation to the European public under the title of “European City of the Reformation”. The project begins with the coming General Assembly in Florence in 2012 and has a number of criteria as conditions for applying for the title. The cities should be of significance for the 16th century Reformation. They should contain local historical testimonies to the Reformation period. They should have a European aura and be adequately accessible for tourism. The cities will be selected by an international advisory body with representatives from the churches and politics as well as tourism and marketing branches.  The ecumenical dimension will be an important factor in the considerations. The project asks about the theological significance of the Reformation as well as its importance as an historical event with wide-ranging cultural impact. “500 years of Reformation challenge Christians to ask together about the significance of the Reformation for the ‘one, holy, catholic and apostolic church’,” says Michael Beintker, project leader and co-president of CPCE. http://www.leuenberg.eu.

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Mutui prima casa, una circolare per chiarire i dubbi

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2009

Con una nuova circolare, il ministero dell’Economia e delle finanze ha ribadito che non c’è bisogno di fare alcuna domanda per accedere ai benefici sui mutui a tasso variabile varati dal decreto anticrisi. Per scontare le rate, le banche devono utilizzare gli elenchi comunicati dall’Agenzia delle Entrate. A tale proposito è stato emanato il 5 marzo scorso uno specifico provvedimento. Coloro che non sono inclusi o che intendano chiedere l’agevolazione per un immobile diverso da quello incluso nell’elenco possono ricorrere all’autocertificazione. La norma anticrisi sui mutui a tasso variabile prevede che le rate da corrispondere nel 2009 siano calcolate con riferimento al maggiore tra un tasso di interesse pari al 4%, senza spread, spese varie o altro tipo di maggiorazione e il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto e, comunque, per un ammontare non superiore a quanto previsto dalle condizioni contrattuali in essere. La differenza tra gli importi a carico del mutuatario e le rate da corrispondere, in base al contratto di mutuo sottoscritto, è a carico dello Stato. Il contributo dello Stato a favore dei mutuatari per la riduzione dell’importo delle rate a tasso non fisso nel corso del 2009 viene corrisposto dalle banche mutuanti, senza alcun costo per il cliente, alla data di scadenza di ciascuna rata. Le rate interessate sono tutte quelle da corrispondere nel corso del 2009. La disposizione interessa i mutui erogati prima del 31 ottobre 2008 per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell’abitazione principale, ad eccezione di quelle di categoria A1, A8 e A9. Il provvedimento si applica anche ai mutui che sono stati oggetto di rinegoziazione.

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BCE Tasso di riferimento all’1%

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2009

La Banca Centrale Europea ha ridotto nuovamente il tasso di riferimento, che si attesta all’1%. Un risparmio per le famiglie di qualche decina di euro sulle rate mensili dei mutui, un piccolo aiuto dati i tempi di crisi da non sottovalutare.  Perché questo accada è indispensabile, però, che le banche seguano il comportamento della BCE e adeguino al più presto le rate al nuovo tasso e non continuino ad aumentare lo spread, vanificando così da decisione della BCE.  Ad avviso di Adiconsum, non è più possibile che i tassi applicati dalle banche rimangano costanti, nonostante la discesa dei tassi Euribor e BCE.

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