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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘sprechi’

Alitalia: Facciamo il punto su uno dei tanti sprechi di Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Fa effetto che siamo qui ad occuparci di Alitalia parlando di ennesimo spreco di Stato? Visto che siamo sempre e comunque rispettosi delle istituzioni, per quanto queste ultime possano esserci distanti in alcune questioni (Alitalia inclusa), non smetteremo mai di stupirci delle differenze tra il dire e il fare che coinvolgono i nostri governanti. Su Alitalia la questione è “storica” visto che i tentativi di “salvarla” sono ampiamente datati: governo Prodi, poi Berlusconi, Renzi, Gentiloni, coinvolgendo manager privati e boiardi di Stato: otto miliardi. Ora che a settembre dovremmo avere gli elementi per la nuova nazionalizzazione (o chissà come la chiameranno), un altro miliardino è pronto ad essere dissipato.
Su tutta l’operazione grava un dubbio “amletico” non indifferente. Essere o non essere. Business o non business. E sembra che sia stata fatta la scelta storico/letteraria del non essere, del non business: investire su una compagnia aerea, cioé:
1 – di per sé decotta e che ha mostrato di essere solo fonte di spreco di soldi (a meno chi non si mandi a casa tutti e la sia dia in mano a Michael O’Leary di Ryanair… ma a parte che forse anche lui non vorrebbe nonostante ogni tanto abbia detto il contrario… ma solo per prendersi alcune rotte);
2 – in un periodo in cui (a breve per il corto e medio raggio) si sta ridiscutendo tutto sulla validità della mobilità aerea rispetto a quella terrestre (questioni ecologiche soprattutto) (e le lungaggini “misteriose” sul ripristino commerciale dei Boeing 737 Max sembrano più che un campanello d’allarme). In questo “non essere/non business” arrivano:
– Atlantia, che dopo il disastro del ponte Morandi a Genova, paventato il licenziamento da parte del governo per la gestione delle Autostrade, ha messo in nota spese i soldi per Alitalia pur di non farsi buttar fuori… in un contesto che, accaduto quel che è accaduto, la prima cosa che avrebbe dovuto esser fatta da chi fa business sarebbe stata proprio quella di buttarli fuori da Autostrade visto che, anche se le indagini non sono ancora concluse, non è che il ponte Morandi è caduto per un fulmine calato in una giornata assolata o temporalesca.
– Delta airlines, che ha bisogno di rafforzare la sua posizione con Air France e Klm (il cui pool oggi è in difficoltà) per le rotte transoceaniche ed evitare la supremazia di Lufthansa e British/Iberia, per cui, anche qualche carretta in più per solcare l’Atlantico, le fa comodo.
– FS e Mef sono soldi dello Stato, e quest’ultimo fa l’uso che ritiene più opportuno delle nostre tasse (li abbiamo delegati, no?). Questo non ci esime dal sottolineare come gravi su Fs l’investimento in un settore che, come esplicitato sopra, non sembra promettente. E che, al contrario, sarebbe molto promettente investire sulla mobilità terrestre.
In questo quadro da “Urlo”, proprio come nel dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, considerati ovviamente fuori dalla cornice dei decisori, ci sono gli utenti in doppia versione: sudditi in quanto contribuenti fiscali, viaggiatori presunti dei futuri servizi di Alitalia:
1 – Mentre nel primo caso (contribuenti) direttamente e a breve c’è poco da fare facendone quindi pagare le conseguenze ai contribuenti tutti, inclusi quelli che comprano le patatine ai propri figi e pagano l’Iva;
2 – i viaggiatori possono fare qualcosa: non volare con Alitalia. Oppure farlo, consapevoli, a loro rischio e pericolo. Non perché gli aerei caschino o perché i suoi volo sono tutt’altro che low cost.
Le logiche a cui sottostà Alitalia non solo quelle del business privato, che mette l’utente e il suo gradimento (grossomodo) al primo posto, ma quelle di un vettore che sottostà a logiche (e umori) essenzialmente politiche (estremizzando: se cambia un governo o litigano all’interno di quello esistente, non è escluso che il Mef, per esempio, venga meno… e chi ci dice che gli aerei non partano?).
Da notare, altresì, che se qualcosa non funziona con la prenotazione o con il volo, le abituali norme che tutelano i diritti dei passeggeri (che sono precise ed abbastanza efficaci), al momento sono pura carta straccia per Alitalia, visto che non se ne fa carico direttamente ma rimanda al tribunale fallimentare che si sta occupando della vecchia società ginepraio con di fatto soluzioni zero per il malcapitato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Gli Immoderati” si occupano degli “sprechi” molisani

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

Gli Immoderati, storico gruppo di giovani liberali sparsi per il mondo, nel proprio seguitissimo sito internet (https://www.immoderati.it/2019/06/24/il-molise-non-esiste-ma-i-suoi-soldi-si-purtroppo/) si occupa del Molise, in particolare delle potenzialità inespresse dal punto di vista turistico. Il sito ricorda che Eurostat ha certificato la regione come la meno turistica d’Europa nonostante “questo lembo d’Italia, con un po’ di seria promozione – ma affidata a professionisti del settore, meglio se di fuori regione perché liberi da immancabili ingerenze o collusioni – potrebbe far conoscere le proprie eccellenze, che pure non mancano”, citando ad esempio il paleolitico di Isernia, il teatro di Pietrabbondante, la rete di tratturi, la produzione di tartufi.
Tuttavia, analizzando nel dettaglio i fondi post-sisma del 2002, il bando “Turismo è cultura” del 2019 (1,8 milioni euro) e la “chimera del turismo di ritorno”, con numeri paradossali come il presunto milione e mezzo di molisani all’estero sbandierato in un recente convegno a Campobasso, il sito stigmatizza la pioggia di soldi pubblici, denunciando, in perfetta chiave liberale, che “le responsabilità di questo ennesimo scialacquio pubblico non ricadono ovviamente sui soggetti beneficiari, che raccolgono ciò che passa il convento, bensì su una classe di amministratori che perpetua una politica assistenziale e pregna di retorica”.Dopo aver esposto i dati economici del recente report di Bankitalia, il pezzo si conclude ricordando la vocazione assistenziale, che tanti danni ha prodotto in tutto il Mezzogiorno, e che rappresenta “la principale zavorra di questo piccolo territorio”.

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L’Italia degli sprechi

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Rimproveriamo spesso gli amministratori pubblici di sperperare il denaro della collettività per opere o per iniziative inutili o poco redditizie, ma non ci chiediamo cosa fanno i cittadini che in quel paese vivono e se essi si comportano nel privato alla stessa maniera della scelta fatta per guidarli nella gestione del Paese. La verità è che oggi, amministratori e amministrati, stiamo vivendo una stagione surreale nella quale cerchiamo di riverberare le nostre frustrazioni attraverso logiche consumistiche che un tempo ci facevano sognare e che ora sentiamo più concretizzabili. Non ci siamo resi conto, al tempo stesso, dei guasti che provochiamo nel voler “istituzionalizzare” un benessere acquistato con la falsa moneta dei facili arricchimenti, delle logiche clientelari, delle azioni indegne praticate pur di raggiungere e consolidare uno status symbol. Abbiamo finito con il creare dei mostri che con il loro cinismo hanno avvelenato le nostre coscienze, ci hanno resi aridi e amorali e fatto perdere il senso della misura nel rapporto con i valori costituenti la base del nostro vivere comune. La politica praticata con questi stessi principi aberranti ha perso il suo carisma iniziale e come un legno storto, riprendendo la celebre metafora kantiana, resta nella sua condizione poiché non siamo in grado di raddrizzarlo per l’assenza di una lucida e determinata volontà di cambiamento. Questa nostra incapacità talvolta la surroghiamo con l’alterazione del significato che c’è dato dalla politica. La consideriamo una sorta di contenitore nel quale possiamo riversarvi i nostri interessi personali e non per quella che è, ossia un’esperienza sociale, per consentirle di esplicitare tutte le proprie potenzialità. Su questo punto manca l’elemento più importante: la figura di un “reggitore” ovvero di chi è dotato di una particolare forma di intelligenza per capire le esigenze del sociale e avere la volontà di realizzarle nella loro oggettività. E’ un identikit non facile da tracciare essendo un compito così fuori dal comune in una società come la nostra portata a seguire la strada più agevole e comoda del nostro bene privato in luogo di quella del bene di tutti. E al bene privato può facilmente associarsi la “tentazione del potere” che per affermarsi e consolidarsi non ha scrupoli. Lo fu nel mondo antico con la divinizzazione del sovrano, lo è oggi nel postulato machiavellico e hobbesiano che non esista potere che non sia assoluto. Su questo presupposto è stata prima costruita la teoria della sovranità popolare e poi quella della divisione dei poteri per limitarne l’assolutezza. Ma questa non demorde. Oggi è in atto il tentativo di condizionare dall’interno l’autonomia dei diversi poteri: giudiziario, legislativo e dell’esecutivo per renderli, ove possibile, più deboli, inefficaci, ininfluenti. Se il male è questo quale potrebbe essere il suo antidoto? Continua a esserlo l’essere umano con la sua intelligenza, coerenza e valori morali. Solo in questo modo si può pensare in maniera diversa al potere non per abolirlo ma per risemantizzarlo. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia degli sprechi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 ottobre 2017

camera deputatiRimproveriamo spesso gli amministratori pubblici di sperperare il denaro della collettività per opere o per iniziative inutili o poco redditizie, ma non ci chiediamo cosa fanno i cittadini che in quel paese vivono e se essi si comportano nel privato alla stessa maniera della scelta fatta per guidarli nella gestione del Paese. La verità è che oggi, amministratori e amministrati, stanno vivendo una stagione surreale nella quale cerchiamo di riverberare le nostre frustrazioni attraverso logiche consumistiche che un tempo ci facevano sognare e che ora sentiamo più concretizzabili. Non ci siamo resi conto, al tempo stesso, dei guasti che provochiamo nel voler “istituzionalizzare” un benessere acquistato con la falsa moneta dei facili arricchimenti, delle logiche clientelari, delle azioni indegne praticate pur di raggiungere e consolidare uno status symbol. Abbiamo finito con il creare dei mostri che con il loro cinismo hanno avvelenato le nostre coscienze, ci hanno resi aridi e amorali e fatto perdere il senso della misura nel rapporto con i valori costituenti la base del nostro vivere comune. La politica praticata con questi stessi principi aberranti ha perso il suo carisma iniziale e come un legno storto, riprendendo la celebre metafora kantiana, resta nella sua condizione poiché non siamo in grado di raddrizzarlo per l’assenza di una lucida e determinata volontà di cambiamento. Questa nostra incapacità talvolta la surroghiamo con l’alterazione del significato che c’è dato dalla politica. La consideriamo una sorta di contenitore nel quale possiamo riversarvi i nostri interessi personali e non per quella che è, ossia un’esperienza sociale, per consentirle di esplicitare tutte le proprie potenzialità. Su questo punto manca l’elemento più importante: la figura di un “reggitore” ovvero di chi è dotato di una particolare forma di intelligenza per capire le esigenze del sociale e avere la volontà di realizzarle nella loro oggettività. E’ un identikit non facile da tracciare essendo un compito così fuori dal comune in una società come la nostra portata a seguire la strada più agevole e comoda del nostro bene privato in luogo di quella del bene di tutti. E al bene privato può facilmente associarsi la “tentazione del potere” che per affermarsi e consolidarsi non ha scrupoli. Lo fu nel mondo antico con la divinizzazione del sovrano, lo è oggi nel postulato machiavellico e hobbesiano che non esista potere che non sia assoluto. Su questo presupposto è stata prima costruita la teoria della sovranità popolare e poi quella della divisione dei poteri per limitarne l’assolutezza. Ma questa non demorde. Oggi è in atto il tentativo di condizionare dall’interno l’autonomia dei diversi poteri: giudiziario, legislativo e dell’esecutivo per renderli, ove possibile, più deboli, inefficaci, ininfluenti. Se il male è questo quale potrebbe essere il suo antidoto? Continua a esserlo l’essere umano con la sua intelligenza, coerenza e valori morali. Solo in questo modo si può pensare in maniera diversa al potere non per abolirlo ma per risemantizzarlo.
(Riccardo Alfonso)

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Roma capitale: I nasoni e lo spreco d’acqua, che non c’è

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

acqua-fresca4I “nasoni” sono quelle caratteristiche fontanelle pubbliche di acqua potabile, che hanno un rubinetto curvo che attribuisce il nome alle fontanelle. L’origine dei “nasoni” risale al 1874 e, tutt’ora, sono una caratteristica dell’arredo urbano.
Per la siccità, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha disposto la chiusura dell’erogazione dell’acqua dai “nasoni”.Un provvedimento utile? No. La maggior parte del consumo di acqua attiene al mondo agricolo (70%), poi a quello industriale (20%) e, infine a quello per usi domestici e altro (10%). Nella Capitale si consumano mediamente 165 litri di acqua al giorno, in netto calo rispetto ai 200 litri di 6 anni fa (-17%), nel frattempo i 2800 nasoni hanno continuato ad erogare acqua potabile e, probabilmente, a diminuire i costi di acquisto di acqua in bottiglia (soprattutto per i turisti) e della produzione dei relativi rifiuti plastici. Quanto incidono i “nasoni” sul consumo di acqua? Circa il 2%, praticamente nulla; in confronto le perdite idriche comunali (acquedotti, tubature, ecc.) sono mediamente del 40%. Dunque il problema non sono i nasoni ma la mancanza di interventi sul sistema idrico romano. Prendersela con i “nasoni” significa seguire le percezioni degli utenti e, soprattutto, quelle dei media. (Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc)

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Campidoglio: su costi staff messo fine a sprechi passato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

campidoglioRoma Campidoglio. Diversamente da quanto riportato da importanti quotidiani, questa amministrazione sta abbattendo i costi per i collaboratori degli staff. La spesa complessiva si attesta, infatti, a meno della metà rispetto alle precedenti giunte. Lo rende noto il Campidoglio.
I contratti stipulati dall’attuale amministrazione ex art.90 del Tuel per i collaboratori di staff del sindaco e di tutti gli assessori producono – al 24/1/2017 – una spesa per le casse di Roma Capitale pari a 3milioni 114mila euro mentre non è stato attivato alcun contratto ex art. 110.Dal 2012 al 2015 le precedenti amministrazioni comunali hanno stipulato 124 contratti ex art. 110 e 187 ex art. 90 per una spesa complessiva di 29 milioni 606mila euro con una media di oltre 7 milioni e 400mila euro l’anno. Quindi più del doppio di quanto spende l’attuale amministrazione. Infine, le delibere approvate sulla base dell’art.90 del Tuel prevedono ‘il carattere fiduciario’ del contratto. La cessazione anticipata del mandato attribuito all’assessore di riferimento costituisce condizione risolutiva del contratto. Gli incarichi stipulati ex art.90 del Tuel e i relativi compensi non sono, quindi, in alcun modo cumulabili.
Dati e cifre che certificano, in modo inequivocabile, come questa amministrazione abbia posto fine agli sprechi delle amministrazioni precedenti.

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Roma riparte cominciando a tagliare gli sprechi

Posted by fidest press agency su sabato, 21 gennaio 2017

mazzilloRoma Riparte cominciando a tagliare gli sprechi che nessuna amministrazione, prima di noi, ha mai voluto vedere e che hanno generato quel mostruoso debito che sconteremo per anni. Riparte stanziando più risorse per i servizi ai cittadini e per gli investimenti mirati a uno sviluppo sostenibile della città.
La Giunta Capitolina ha approvato gli emendamenti allo schema di Bilancio di previsione 2017-2019 e al Documento unico di programmazione (Dup). Il bilancio integrato oggi dalla Giunta rispetta dei principi irrinunciabili per la nostra amministrazione. Roma Riparte dalla lotta agli sprechi, di cui abbiamo iniziato a individuare la dimensione: pur nelle ristrettezze di un bilancio ereditato dal passato, siamo riusciti a tagliare 40 milioni di euro di spese legate ai costi della macchina amministrativa e degli organi istituzionali.
Roma Riparte dalla legalità, intesa come certezza delle risorse da spendere, trasparenza dei conti e rispetto degli equilibri finanziari; Roma Riparte dall’equità, perseguita grazie a 60 milioni di euro in più per il sociale e a un primo segnale, con la riduzione della tariffa sui rifiuti, di abbassamento delle tasse che i romani pagano più degli altri cittadini italiani a causa dei debiti lasciati dalla vecchia politica. Roma Riparte, infine, da uno sviluppo sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico e offra alla città i servizi e le opere che i cittadini aspettano. L’emendamento al bilancio contiene una manovra da 81 milioni di euro per finanziare spese e servizi. E ulteriori 110 milioni di euro che portano il piano investimenti complessivo per il prossimo triennio a 580 milioni di euro, con un attenzione particolare ai trasporti e alla mobilità. Si tratta di un primo passo, ne siamo consapevoli. Ma forse del passo più importante. Quello che serve, appunto, per fa ripartire Roma. (di Andrea Mazzillo, Assessore al Bilancio del Comune di Roma, fonte: blog di Grillo)

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Salute rubata: per l’OCSE 2 euro su 10 bruciati da inefficienze, sprechi e corruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2017

Ministero saluteRoma. Intervenire in modo organico su sprechi e corruzione in sanità è la via necessaria per il recupero di risorse finanziarie da destinare a un’assistenza sanitaria più efficiente. Lo afferma, in modo autorevole e definitivo, il nuovo rapporto dell’OCSE Tackling Wasteful Spending on Health che fa il punto su come incidere contro la malagestio e i reati corruttivi che sottraggono risorse alla salute, un fenomeno diffuso in quasi tutti i sistemi sanitari nel mondo. Secondo l’OCSE, tra sprechi, inefficienze e corruzione i sistemi sanitari spendono male fino ad un quinto delle risorse: in Europa si buttano via 2 euro su 10. In particolare, si usano pochi farmaci generici, si effettuano troppi parti cesarei, si accettano ricoveri inutili e accessi anomali al pronto soccorso. Un paziente su dieci nei Paesi OCSE, poi, è inutilmente danneggiato presso il punto di cura e ciò costringe a impiegare altre risorse per correggere errori prevenibili“Non possiamo che accogliere con soddisfazione e con altrettanta preoccupazione – sottolinea Francesco Macchia, presidente di ISPE-Sanità, l’Istituto per la promozione dell’etica in sanità che studia il fenomeno della corruzione in sanità proponendo strumenti e sistemi per contrastarla efficacemente – il monito proveniente da OCSE. La soddisfazione sta nel veder confermati quegli aspetti della sanità pubblica che ISPE-Sanità aveva sottolineato come problematici – sprechi e corruzione – per una sanità finalmente responsabile ed ovunque efficiente. Preoccupazione – continua Macchia – poiché il recentissimo dramma assistenziale vissuto a Nola dettato dall’emergenza, impone un ripensamento improcrastinabile dei modelli organizzativi di erogazione delle prestazioni sanitarie sul territorio, da incardinare sulla lotta a sprechi e corruzione. Certamente bisogna conoscere il territorio, profilare il suo bacino d’utenza, coordinare e condividere in rete i dati provenienti dalle diverse strutture sanitarie presenti: solo così si può iniziare una pianificazione che consenta di attuare i Lea e soprattutto individuare i bisogni di cura dei cittadini, calibrando l’offerta sanitaria. I pazienti riversi a terra e sottoposti a cure mediche a Nola sono il sintomo più evidente di questa deriva in cui medici e professionisti fanno sì del proprio meglio ma trascurano di contribuire a risalire alle cause prime di questi fenomeni. Ripensare, e presto, i modelli organizzativi avviando processi di controllo e di formazione etica del personale volti allo sviluppo delle aziende e al miglioramento dei servizi sanitari consente di contenere lo spreco di risorse e ridurre gli spazi di arbitrio e di inefficienza in cui la corruzione si annida a ogni livello. Questo al fine di tutelare la salute dei cittadini, i loro diritti, e l’impianto universalistico del Servizio Sanitario Nazionale, affinché funzioni bene, sempre e ovunque”.
Sarà proprio questo uno dei focus intorno ai quali ruoterà la partecipazione attiva di cittadini, istituzioni e personale sanitario in occasione della seconda “Giornata Nazionale contro la Corruzione in Sanità per la salvaguardia del SSN” che, nell’ambito del progetto comune “Curiamo la corruzione”, si terrà a Roma il prossimo 6 aprile.

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Pensioni: la Consulta scarica gli sprechi di Stato sugli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2016

corte costituzionaleLa Corte costituzionale ha confermato che il “contributo di solidarietà” sulle pensioni più alte non è una tassa illegittima. In tal modo, la Corte costituzionale passa da garanzia per il cittadino contro eventuali abusi del potere politico a strumento per confermare il carattere arbitrario e discriminatorio dello stesso potere politico che sperpera i soldi dei cittadini e poi li tassa per riparare i danni compiuti. La Corte costituzionale conferma, con una sentenza, la decisione del governo Letta secondo la quale il “contributo di solidarietà” di tremila euro sulle pensioni più alte non è una tassa aggiuntiva e illegittima, bensì un “prelievo” tutto interno al circuito pensionistico allo scopo di tenerlo in equilibrio. Così, la Corte costituzionale passa da garanzia per il cittadino contro eventuali abusi del potere politico a strumento per confermare il carattere arbitrario e discriminatorio dello stesso potere politico che sperpera i soldi dei cittadini e poi li tassa per riparare i danni compiuti. Nessuno ha rilevato la mostruosità della sentenza. Lo faccio io qui, dove c’è maggiore sensibilità per diritti soggettivi. Non pare neppure escluso che l’andazzo si riproponga per altri casi nei quali siano in gioco i diritti soggettivi del cittadino formulati dal contratto stipulato con lo Stato grazie al quale, a seguito di anni di contributi versati, gli è corrisposta una pensione adeguata, affinché dopo aver sperperato i propri guadagni non divenga un peso sociale per lo Stato.L’Italia è una via di mezzo fra il dirigismo fascista e quello sovietico, maturata nel 1948 con la Costituzione detta la più bella del mondo, che è semplicemente una cattiva imitazione di quella sovietica. Vengono così al pettine, con i danni prodotti da una politica di sinistra falsamente sociale e anche le carenze della politica della destra. L’Italia rimane senza una identità statuale definita in senso liberale e un pasticciaccio di destra, truccato di sinistra. Invece della riforma costituzionale che dovrà essere approvata fra un paio di mesi dagli italiani, Renzi avrebbe dovuto provvedere a riparare i danni compiuti nell’immediato secondo dopoguerra, quando ancora permaneva il mito dell’Urss. Si è persa così un’altra occasione di fare dell’Italia un Paese di cultura liberale inserito fra le democrazie liberali dell’Occidente. Anche il governo di Renzi si rivela un bluff statalista e dirigista quanto erano i governi che lo hanno preceduto e che lui avrebbe dovuto rottamare. Alla bisogna dovrebbero provvedere i media, ma sono anch’essi figli di quella stessa cultura dirigista e statalista che caratterizza il Paese. L’Italia ce la farà mai a diventare finalmente una vera democrazia liberale? Personalmente ne dubito.A impedirlo è la cultura egemone e fino a quando non farà un bagno in quella democratico-liberale, non ne usciremo. Le premesse neppure si intravedono. Restiamo un Paese dalla cultura terzomondista, illiberale, ancorata come è alla convinzione che spetti allo Stato risolvere i problemi che la società civile non è capace di affrontare e di risolvere autonomamente. E viviamo in una parvenza di Stato di diritto in cui, come dimostra la sentenza della Corte costituzionale, a prevalere è l’incertezza piuttosto che la certezza del diritto. (fonte: di Piero Ostellino/IlGiornale, 11/08/2016 – IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=21412)

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No agli sprechi alimentari

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

cibi“Con l’approvazione in Senato del testo di legge sugli sprechi alimentari che abbiamo elaborato nella Commissione Affari Sociali della Camera si dà finalmente il via ad un grande cambiamento culturale: meno sprechi, più solidarietà, ma anche più aiuto a chi è in difficoltà”. dichiara Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari sociali della Camera, dopo il sì di Palazzo Madama al testo di legge per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale.
Il testo, dopo due mesi, era stato approvato senza nessuna modifica nella Commissione Agricoltura del Senato rispetto a quello varato dalla Camera.“Non si tratta di una legge sanzionatoria – commenta Marazziti – E’ una svolta culturale che ridurrà disuguaglianza e povertà coniugando sicurezza alimentare, semplificazione nelle donazioni e mondo non profit. La legge inoltre, regolando la distribuzione degli alimenti, permetterà di sostenere chi ha più bisogno.”
“Si tratta – aggiunge Marazziti – di una legge che incoraggia a donare non solo le eccedenze di cibo, ma anche di farmaci, vestiti ed altri generi, aumentando la disponibilità di beni destinati alla redistribuzione gratuita. La distribuzione dei farmaci, in particolare, rappresenta un’opportunità per aiutare chi, in questo tempo di crisi, fa fatica ad ottenerli.
Il meccanismo della donazione viene semplificato anche attraverso agevolazioni fiscali e burocratiche per imprese, supermercati e aziende che intendono donare eccedenze. Al contempo, sono previsti controlli rigorosi perché le cessioni non diventino uno strumento di evasione fiscale”.“La legge – conclude Marazziti – E’ un passo in avanti enorme, che incarna in Italia il primo risultato dell’EXPO, ovvero ‘Nutrire il pianeta’. E’ un provvedimento legislativo che ho sempre avuto il piacere di sostenere e difendere durante il suo iter nella Commissione Affari Sociali della Camera e che risponde al bisogno di invertire le tendenze culturali di società avanzate assuefatte all’imbarazzante pratica dello spreco, in un’ottica rivolta anche al rispetto della sostenibilità ambientale”.

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Matteo Renzi: Quanto ci costi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2016

logo fidest ook(Fidest) Due anni fa abbiamo imparato a conoscere un certo sindaco di Firenze che va per il nome di Matteo Renzi che inforcava la bicicletta e via di gran carriera per le vie della sua città. C’è chi dice che i primi giorni da presidente del consiglio sia stato in bici anche a Roma ma non credo che vi sia un fotogramma che lo immortali con sullo sfondo non dico il Colosseo ma nemmeno di Palazzo Chigi. Oggi una solerte fan di facebook ci fa vedere l’elicottero che trasborda il caro presidente da Firenze a Roma con destinazione prima Ciampino e poi Palazzo Chigi. Mettendo da parte l’aereo presidenziale che ci vien a costare di solo noleggio svariati milioni di euro all’anno, per fare in modo che non sfiguri con Obama e con il suo “number one”, la stessa citata fan ci premura d’informarci che il viaggio ci viene a costare nella sola andata circa ottomila euro. E dire che a Firenze c’è la possibilità, a differenza di quanto accade a Palermo o a Reggio Calabria, di prendere il treno dell’alta velocità, con sole 39 euro, che forse impiega una mezz’ora in più dell’elicottero ma in compenso consente d’arrivare a Roma Termini e si sa che questa stazione è senza dubbio più vicina a palazzo Chigi di quanto non possa farlo da Ciampino. E diciamo quindi che non è un problema di “velocità” e nemmeno di sicurezza se si pensa che tempo fa l’elicottero presidenziale fu costretto a un atterraggio d’emergenza e allora? Non uso la parola che in questo momento mi frulla nella mente per non essere irriguardoso nei confronti di cotanto personaggio ma penso piuttosto a quello che ci ha detto il ministro del lavoro che con 350 euro al mese si può campare e che le 80 euro al mese erogati, si pensi bene non a chi percepisce 500 euro al mese ma a chi va oltre le mille euro al mese e per giunta ora sappiamo che sono stati dati, e sono le parole del premier di qualche giorno fa, per consentirgli una cena in più al ristorante o una passeggiata sotto le stelle, aggiungiamo noi per farci vivere nel mondo dei sogni e non della cruda realtà.

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Sanità: tagli e sprechi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

istituto superiore sanità“Il governo sa benissimo che in molte Regioni i costi standard dei servizi ospedali pubblici sono molto più elevati di quelli delle strutture convenzionate. E’ di tutta evidenza che ci sono problemi di sprechi per la cattiva organizzazione delle strutture pubbliche, Asl e ospedali. L’impegno che vogliamo da parte del governo è quello di tagliare laddove ci sono sprechi senza compromettere i servizi ai cittadini e di procedere alla effettiva riorganizzazione del servizio sanitario nazionale, della rete ospedaliere e delle aziende sanitarie locali in grado”. È quanto ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Marcello Taglialatela intervenendo in aula sulla mozione sul servizio sanitario nazionale.

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Quarta edizione del premio giornalistico “Prendiamoci Cura”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2015

Teva_PharmaceuticalMilano. L’aderenza terapeutica è il tema della quarta edizione del premio giornalistico “Prendiamoci Cura” indetto da Teva Italia. Il premio è destinato ad agenzie stampa, quotidiani/periodici, testate specializzate dirette a medici e/o farmacisti, siti internet/Web Tv, Radio e TV. La scelta del tema di quest’anno intende porre l’accento sull’importanza per il paziente di seguire in maniera corretta la terapia, concetto ancora poco chiaro agli italiani, ma essenziale per il miglior esito possibile delle cure. In quest’ottica anche il sostegno del medico e del farmacista è strumento essenziale per diffondere la cultura dell’aderenza terapeutica che, aspetto da non sottovalutare, può dare un contributo importante alla lotta agli sprechi in campo sanitario e dunque contribuire alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) anche attraverso un uso più consapevole del farmaco equivalente.A garanzia che il premio riconoscerà sia il valore scientifico dell’opera sia quello divulgativo, la giuria quest’anno avrà due presidenti d’eccezione: il Prof. Silvio Garattini, scienziato e ricercatore in farmacologia, medico e docente in chemioterapia e farmacologia, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, e dal Dr. Francesco Brancati, presidente UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione).La partecipazione al concorso è aperta a giornalisti iscritti all’Albo, sia all’elenco “professionisti” sia all’elenco “pubblicisti”, dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti.Saranno ammessi al concorso articoli e servizi in lingua italiana pubblicati nel periodo che va dal 1 aprile 2014 al 16 settembre 2015. Per poter essere ammesse al concorso le opere e la scheda di iscrizione dovranno essere fatte pervenire entro e non oltre il 5 ottobre 2015 agli indirizzi che troverete nel bando.

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Croce Rossa in liquidazione?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 Mag 2015

Fabio_Rampelli_daticamera“A 50 anni dall’adozione dei suoi principi fondativi, stanno ammazzando la Croce Rossa per vendersi il patrimonio immobiliare, spartirsi i servizi tra privati, regalare a qualcuno attrezzature che valgono centinaia di milioni, liquidare la Cri militare. Il fiore all’occhiello della Nazione, come dimostrano i momenti di sacrificio esemplare durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, le missioni internazionali Babilonia, Afghanistan, strappati per interessi del tutto estranei alla missione della Cri e dei suoi valori. Invece di riformarla valorizzandola e tagliando sprechi e ruberie, la privatizzano. Con il risultato che i servizi saranno gestiti peggio è con maggiore dispendio di risorse”. È quanto dichiara il capogruppo di Fdi-An Fabio Rampelli.

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No agli sprechi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2015

garofalo“No agli sprechi, sì a investimenti in infrastrutture al Sud” “La spesa pubblica intelligente è quella che crea sviluppo e occupazione. Questa spesa non va tagliata ma sostenuta”. Così il deputato di Area Popolare (Ncd-Udc) Vincenzo Garofalo. “Noi crediamo fermamente che molti soldi possano essere risparmiati tagliando sprechi e inefficienze ma, di certo, sarebbe un errore ridurre i fondi stanziati per investimenti e sostegno alle imprese. Positivo dunque il taglio alle partecipate – prosegue Garofalo -, sì ai risparmi nella spesa improduttiva ma la prospettiva nella quale ci si deve muovere resta quella della crescita e non del mero risparmio. I flussi che verranno dalla spending review dovranno servire per creare strutture e infrastrutture, soprattutto al Sud che soffre ancora di un gap con il Nord del Paese che va colmato. Non possiamo limitarci a navigare a vista. Solo dagli investimenti può derivare un crescita reale e non meramente virtuale. La nostra spinta propulsiva all’interno del Governo è in questa direzione – conclude Garofalo – perché il denaro speso così crea lavoro, sviluppo. Per tornare a crescere oggi l’Italia non può mancare questo passaggio”

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Malattie rare

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2013

“Sono ormai 12 anni che il D.M. sulle Malattie Rare resta immutato ed è un dato di fatto che oggi sia obsoleto. Il Disegno di Legge, di cui sono prima firmataria, presentato lo scorso giugno, deve essere calendarizzato ed approvato al più presto”. Lo afferma l’on. Binetti al convegno “Siamo Rari… Ma Tanti” organizzato dall’Associazione Dossetti e in svolgimento nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini.
“La situazione rispetto al 2001 è completamente cambiata, l’elenco delle malattie rare di allora va ampliato ed è impensabile che i pazienti debbano sostenere spese mediche altissime per curarsi. – Continua il deputato Udc – Servono linee guida, modelli terapeutici e maggiore velocità nelle diagnosi. Purtroppo oggi cogliere le difficoltà e i bisogni reali dei malati rari è ancora difficile”. Conclude l’esponente centrista: “La legge non va solo calendarizzata, sarà necessario avviare e modernizzare strutture; i fondi non ci sono, ma del taglio agli sprechi se ne parla da tempo. E’ eliminando unitili spese che si possono veicolare i soldi su progetti davvero necessari”.

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Lotta alla corruzione, evasione, sprechi

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2013

Se riuscissimo a debellare all’80% la corruzione, l’evasione e gli sprechi in Italia ci ritroveremmo con un vero e proprio “tesoro” che equivarrebbe al 15% del Pil totale. E questo è un dato che, pur facendo le debite proporzioni su una situazione che altrove è minore, potrebbe interessare le economie dell’U.E. poiché è un male comune anche per loro. Se poi affiancassimo questo elemento a quanto ci dicono Mario Lettieri e l’economista Paolo Raimondi in un loro lungo articolo pubblicato su Fidest economia dal titolo “Infrastrutture in Europa” ritenendo “Per l’Europa l’unica via d’uscita dalla crisi economica e del debito la crescita reale del Pil attraverso una politica di investimenti a lungo termine nei settori delle infrastrutture, dell’energia e delle modernizzazioni tecnologiche, il vantaggio sarebbe indubbio. Ed è appunto in quest’ottica che le CDP europee, forti di un volume di capitali di oltre 1.300 miliardi di euro, sono impegnate a definire nuove strategie e promuovere nuovi strumenti di intervento”. Ma questa spinta “virtuosa” male si accompagna con una visione della politica che non riesce a sottrarsi a quelle forze centrifughe che vivono e prosperano su un sistema che non riesce a darsi a livello internazionale, più che nazionale, essendo in una economia globalizzata, delle regole comuni e, ancor più, una forma di legalità condivisa capace d’incidere con determinazione sui facili arricchimenti e sulle speculazioni finanziarie. Per l’Italia possiamo aggiungere che il nostro “male oscuro” si ripone nella mente di quanti si ritengono anti-stato per cui non vi intravedono il bene comune ma solo quello personale. Il tutto si riverbera nella politica che vi fa da volano per le attività che l’attraversano e che vi dipendano allorché si cerca di mettere mano ad un ordinato svolgimento della società, al rispetto delle regole e ad un efficace e incisivo regime dei controlli. Da qui potrebbe discendere una crescita del sistema paese con l’introduzione di alte dosi tecnologiche e di una rete di trasporto e di distribuzione che riesca da abbattere i costi indiretti dei servizi e della stessa produzione industriale. Sembra ovvio e persino scontato ma i leader che reggono le sorti del mondo continuano a fare la parte delle tre scimmiette: non vedono, non sentono, non parlano. Ma ciò che più ci sconcerta è che la gente sta alla finestra per uno spettacolo che sembra non li riguardi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Mortalità infantile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2012

Ancora oggi 6,9 milioni di bambini muoiono prima di compiere i 5 anni, per malattie prevenibili e curabili, come la malaria, la diarrea o la polmonite. 51 ogni 1.000 nuovi nati, 1 ogni 5 secondi. Il 99% delle morti avviene nei paesi in via di sviluppo (1) . Più di 1 bambino su 3 muore a causa della malnutrizione (2) .
A differenza di altri indicatori sulla condizione dell’infanzia che hanno fatto registrare dei progressi negli ultimi anni, soprattutto in relazione al numero totale delle morti infantili, il tasso di bambini malnutriti nei paesi in via di sviluppo è cresciuto dell’1,2% (3). Circa 200 milioni di bambini sotto i 5 anni nel mondo soffrono di qualche forma di malnutrizione (4) . Si stima che nel mondo 171 milioni di bambini soffrono di malnutrizione cronica (5) , di questi 60 milioni vivono in Africa. La fame rimane al primo posto nella lista dei rischi mondiali per la salute e tra le più importanti cause di mortalità infantile, nonostante negli ultimi cinquant’anni la produzione agricola nel mondo sia raddoppiata (7) . 1/3 della produzione mondiale di cibo viene infatti perduta o sprecata ogni anno, pari a 1,3 miliardi di tonnellate: il “paradosso” della scarsità nell’abbondanza, che testimonia un profondo disequilibrio tra le economie del mondo e l’accesso alle risorse. In Europa finiscono tra i rifiuti 89 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, cioè un quantitativo di cibo pari a 89 volte quello destinato agli aiuti internazionali. Nella sola Italia, le perdite e gli sprechi di cibo lungo tutta la filiera ammontano a 17 milioni di tonnellate, pari ad un valore di 11 miliardi di euro: lo 0,7% del Pil, mentre il valore economico medio per famiglia del cibo che si perde in fase di consumo è tra i 350 (8) e i 454 euro all’anno (9). Queste alcune delle evidenze del rapporto “WITH-OUT. Fame e sprechi: il paradosso della scarsità nell’abbondanza” di Save the Children. Il rapporto si colloca nell’ambito delle attività di sensibilizzazione legate alla promozione della campagna Every One, che l’Organizzazione ha lanciato nel 2009 e che si propone di raggiungere con interventi di salute e nutrizione milioni di bambini e donne in età riproduttiva nei paesi più poveri del mondo, per sconfiggere la mortalità infantile. Solo nello scorso anno, il 2011, attraverso il suoi progetti, l’Organizzazione internazionale ha raggiunto oltre 50 milioni di persone. Il cibo che non sazia: malnutrizione, perdite e sprechi nella filiera alimentare (10)
Il tasso di malnutrizione cronica a livello globale è passato dal 40% registrato nel 1990 al 27% del 2010: in valori assoluti significa una riduzione da 253 milioni a 171 milioni di bambini malnutriti in tutto il mondo, per un decremento medio annuo dello 0,65%. Se parliamo di Africa, però, la malnutrizione cronica si è ridotta in media solo del 2% in 20 anni e, in seguito alla crescita demografica, nello stesso intervallo di tempo, il numero di bambini malnutriti è aumentato di 15 milioni, raggiungendo la quota totale di 60 milioni (11) . In generale l’80% dei bambini gravemente malnutriti nel mondo si concentra in 20 paesi. La maggior parte di essi sono anche i paesi con un alto tasso di mortalità infantile. Sierra Leone, Somalia e Mali sono i paesi con il più alto tasso di mortalità sotto i 5 anni: rispettivamente185 ogni 1.000 nati viti, 180 e 176. In questi tre paesi sono morti complessivamente 234mila bambini nel corso del 2011. “In Africa, dove si concentra ormai la metà delle morti infantili (12), i bambini sono molto esposti all’insicurezza alimentare causata dall’instabilità socio-politica e dalle crisi ambientali degli ultimi anni. In particolare, i paesi del Corno d’Africa e del Sahel sono stati colpiti da una grave siccità che ha fortemente limitato i raccolti, provocando un aumento della dipendenza dagli aiuti alimentari. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei carburanti, inoltre, potrebbe ampliare la crisi coinvolgendo anche altre aree del mondo e peggiorando ulteriormente i tassi di malnutrizione in queste aree”, sottolinea Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia. “Nei paesi in via di sviluppo, dove le famiglia spendono già tra il 50% e l’80% del loro reddito in cibo, la costante crescita dei prezzi, erode il potere di acquisto delle famiglie e costituisce una seria minaccia per la vita di centinaia di migliaia di bambini. Se non si inverte questa tendenza, tra quindici anni il numero di bambini malnutriti potrebbe arrivare a 450 milioni, con effetti molto gravi sulla mortalità infantile”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. In questi paesi, ad esempio, i cereali costituiscono una parte fondamentale delle dieta alimentare. Dal 2010 al 2011, la produzione cerealicola del continente africano è diminuita del 3,9%, con dei picchi nell’Africa occidentale (-9,8%) e quella orientale (-8%), teatri di grandi crisi alimentari negli ultimi anni. Più nello specifico, in Somalia e in Mali, la produzione di cereali tra il 2010 e il 2011 è diminuita rispettivamente del 13% e del 10%. In Somalia l’andamento della produzione di cereali è in calo dal 2000 (13) . A questi decrementi si sommano le perdite e gli sprechi alimentari, che costituiscono poi il vero discrimine tra paesi poveri e paesi ricchi. La quantità di cibo che viene persa nei paesi in via di sviluppo e in quelli industrializzati è quasi uguale: rispettivamente 630 e 670 milioni di tonnellate (14) , ciò che varia è la fase della filiera produttiva in cui questo avviene. Nei paesi più poveri, in particolare nelle aree del mondo con tassi di malnutrizione elevati e ad alto rischio di insicurezza alimentare, la perdita di cibo si concentra nelle fasi del raccolto e della prima trasformazione a causa sia dei fattori climatici e ambientali, sia delle tecniche di preparazione dei terreni, di semina, di coltivazione e di conservazione dei cibi. Al contrario, nei paesi industrializzati, emerge preponderante il fenomeno nella fase di consumo. Tradotto in cifre, mentre in Europa e nell’America settentrionale gli sprechi al consumo ammontano a 95-115 kg all’anno procapite, nell’Asia Meridionale e nell’Africa Subsahariana solo a 6-11 kg a persona, rispettivamente il 12% del cibo disponibile (al netto delle perdite) contro il 2%. “Il risultato finale della nostra analisi è che nei paesi sviluppati la quantità di cibo disponibile e a cui il consumatore finale ha accesso è quasi il doppio rispetto ai paesi in via di sviluppo e una grossa parte di esso viene sprecato. Ma anche nei paesi in via di sviluppo molte risorse alimentari potrebbero essere recuperate. Ad esempio, si stima che il valore economico del grano perso nella fase di post-raccolto nell’Africa Subsahariana è di 4 miliardi di dollari e potrebbe nutrire per un anno 48 milioni di persone, l’80% di tutti i bambini malnutriti in Africa”, continua Neri.Il valore economico degli sprechi mondiali è stimato in mille miliardi di dollari l’anno, così distribuiti: il 68%, pari a 680 miliardi di dollari nei paesi industrializzati, e il 32% pari a 320 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo (15) . Un ulteriore paradosso è che in Europa finiscono tra i rifiuti 89 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, cioè un quantitativo di cibo pari a 89 volte quello destinato agli aiuti alimentari internazionali, che a livello mondiale nel 2010 sono stati pari a 5,7 tonnellate (di cui 1 milione da parte dei paesi dell’Unione Europea (16) ). Nella sola Italia, le perdite e gli sprechi di cibo lungo tutta la filiera ammontano a 17 milioni di tonnellate, pari ad un valore di 11 miliardi di euro: lo 0,7% del Pil. E non accade di meglio negli Stati Uniti dove finisce nella pattumiera il 30% del cibo destinato al consumo, l’equivalente di 48,3 miliardi di dollari. Ogni famiglia americana in media spreca 4,4 dollari al giorno, 1.600 dollari all’anno (17).Nonostante la crisi economica costringa i nostri connazionali ad una maggiore oculatezza negli sprechi, in Italia il valore economico medio per famiglia del cibo che si perde in fase di consumo è tra i 350 e i 454 euro all’anno. Quest’ultima somma corrisponde a quanto sarebbe necessario per garantire il trattamento d’emergenza per la cura di 5 bambini gravemente malnutriti.Save the Children, nella propria battaglia contro la mortalità infantile, ritiene che per sconfiggere la malnutrizione siano necessarie risorse mirate, ma anche adottare un approccio multilivello, volto a diminuire le perdite del cibo, garantire la stabilità di accesso allo stesso cibo, nonché a promuovere attività capaci di accrescere la produzione locale e generare reddito valorizzando la capacità produttiva delle comunità autoctone. Inoltre è necessario promuovere sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, interventi di sensibilizzazione ed educazione a corrette abitudini alimentari, volti nei primi ad evitare gli sprechi e favorire una corretta alimentazione, nei secondi ad insegnare alle comunità locali a fornire ai bambini alimenti che garantiscano loro il giusto apporto di tutti i micronutrienti, a partire dal latte materno, ma anche attraverso alimenti che sono più facilmente coltivabili in quelle zone.

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Ridurre gli sprechi e rilanciare l’economia

Posted by fidest press agency su sabato, 26 Mag 2012

Brussels

Brussels (Photo credit: williamsdb)

Bruxelles, Parlamento europeo.Ottimizzare l’uso efficiente e il recupero delle risorse naturali renderà l’economia dell’UE più competitiva e rispettosa dell’ambiente, secondo una risoluzione che sarà
messa ai voti giovedì. I deputati richiederanno norme più severe in materia di gestione dei rifiuti e l’abolizione delle sovvenzioni dannose per l’ambiente. Mentre i leader europei si riuniranno mercoledì per discutere di crescita, i deputati affermeranno che si sta sprecando un grande potenziale economico. In risposta al rincaro dei prezzi dei beni di consumo, i deputati proporranno d’introdurre, gradualmente, un divieto generale dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche e abolire l’incenerimento dei rifiuti riciclabili
entro il 2020. Inoltre, l’UE dovrebbe orientare i suoi finanziamenti a favore delle attività di
riciclaggio.
Nel progetto di risoluzione, i deputati sostengono il passaggio dalle tasse sul lavoro a una
tassazione ambientale e ritengono che le sovvenzioni che danneggiano l’ambiente o incentivano l’uso inefficiente delle risorse rinnovabili dovrebbero essere gradualmente abolite entro il 2020. I deputati aggiungono che l’UE dovrebbe accordarsi sull’utilizzo d’indicatori comuni entro il 2013 per fare un passo in avanti verso un impiego più efficiente delle risorse.

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Gli sprechi segnalati al governo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 Mag 2012

Segnaliamo questi sprechi e i conseguenti risparmi: si possono risparmiare cinque miliardi rinunciando alla costruzione dell’autostrada Roma-Latina. Questa è una grande opera inutile perché non risolve l’ingresso a/da Roma dei pendolari e nemmeno la viabilità nazionale dei TIR, entrambi continueranno ad essere imbottigliati in file interminabili. La soluzione più economica ed efficace risiede nell’intermodalità e quindi nella riduzione dei flussi di auto private, in particolare nella costruzione della metropolitana leggera RM-Pomezia-Ardea e nel potenziamento della rete ferroviaria pontina.”

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