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Posts Tagged ‘spreco’

Active packaging per limitare lo spreco alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Sviluppare co-cristalli (cioè cristalli formati da molecole diverse) che contengano ingredienti naturali da impiegare per l’active packaging: per realizzare imballaggi che siano capaci di prolungare la conservazione dei prodotti alimentari, dando così una bella mano alla lotta agli sprechi. Questa l’idea di fondo del Progetto PAC/Packaging Attivo Cristallino dell’Università di Parma, finanziato con 50mila euro dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo nell’ambito di una selezione di progetti innovativi di ricerca e sviluppo tecnologico finalizzati alla limitazione degli sprechi e all’impiego delle eccedenze alimentari. Il progetto è coordinato dalla prof.ssa Alessia Bacchi e coinvolge il prof. Paolo Pelagatti del gruppo di Crystal engineering e le prof.sse Maria Careri e Federica Bianchi del gruppo di Chimica Analitica, del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma.
PAC/Packaging Attivo Cristallino prevede la progettazione intelligente e la sintesi di materiali solidi cristallini a base di oli essenziali naturali che possano essere integrati nelle catene di produzione di materiali per imballaggio, in modo da ottenere smart materials per l’active packaging in grado di estendere la shelf life dei prodotti confezionati e limitare lo spreco alimentare. Si ottiene così un active food packaging: i co-cristalli inclusi nel packaging rilasciano gli oli essenziali e i partner molecolari a seguito di una “dissoluzione controllata”, permettendone la diffusione nel cibo e prolungando la sua conservazione.

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Ridurre lo spreco alimentare

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

alimentareBruxelles. I deputati europei propongono alcune misure per dimezzare lo spreco alimentare nell’UE, come rimuovere le restrizioni esistenti sulle donazioni di cibo e porre fine alla confusione creata dalle etichette alimentari “da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro”.Nei paesi sviluppati il cibo viene sprecato soprattutto alla fine della catena alimentare, alla distribuzione e al consumo. Ognuno ha la responsabilità di dover affrontare questo problema”, ha affermato la relatrice Biljana Borzan (S&D, HR).”La mia relazione richiede una risposta coordinata delle politiche in materia di etichettatura, responsabilità e istruzione, poiché la maggior parte dei consumatori non capisce il significato preciso dell’etichettatura da consumarsi preferibilmente entro e da consumarsi entro. Inoltre, dovremmo affrontare le carenze della legislazione comunitaria esistente nei casi in cui si ostacolano le donazioni alimentari”, ha aggiunto.La sua risoluzione è stata adottata martedì da 623 voti a favore, 33 contrari e 20 astensioni.I deputati invitano gli Stati membri a prepararsi a ridurre i rifiuti alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2014 – un obiettivo che il Parlamento ha introdotto nella legislazione sullo spreco alimentare votata a marzo.
Le autorità nazionali dovrebbero informare i consumatori sul significato esatto delle date poste sulle etichette “da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro”, includendo informazioni sulla possibile fruizione dei prodotti alimentari anche dopo la scadenza della data “preferibilmente entro”. La Commissione dovrebbe inoltre valutare la rimozione delle date di scadenza per i prodotti che non presentano alcun rischio per la salute e per l’ambiente.La Commissione dovrebbe inoltre proporre una modifica della direttiva sull’IVA per autorizzare esplicitamente l’esenzione fiscale per le donazioni di cibo. Il Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD) dovrebbe essere utilizzato per finanziare la raccolta, lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione degli alimenti donati.

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Diabetologi: come curare risparmiando “Ecco le 8 aree dove ridurre la spesa”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2015

retinopatia diabeticaContinua lo studio delle aree di intervento per la ‘spending review’ dei diabetologi ‘a casa loro’, senza aspettare la scure dei tagli lineari alla cieca. In un’analisi accurata e approfondita Enzo Bonora, presidente della Società Italiana di diabetologia (SID) indica in quali settori è possibile ottenere risparmi consistenti. “Anche noi diabetologi abbiamo delle proposte da fare – precisa il professor Bonora – concrete e, soprattutto, quantificabili.
Sono 8 le aree d’intervento che abbiamo individuato nel nostro lavoro quotidiano:
Ottimizzazione dell’autocontrollo glicemico domiciliare;
Corretta istruzione dell’esecuzione della terapia insulinica per evitare spreco di insulina con la dose test che precede l’iniezione;
Prevenzione delle lipodistrofie nei pazienti insulino-trattati;
Prevenzione delle ipoglicemie con una scelta oculata dei farmaci anti-diabetici;
Uso efficace delle varie opportunità offerte del ricco armamentario terapeutico;
Appropriatezza nella prescrizione di esami di laboratorio e strumentali (propria e indotta);
Prevenzione del ‘piede diabetico’;Riduzione della durata della degenza delle persone con diabete.Ecco dunque le 8 ‘operazioni’ che il diabetologo deve mettere in pratica per risparmiare:
Operazione ‘Strisce appropriate’ – Prescrivendo un appropriato e individualizzato numero di controlli glicemici domiciliari su base nazionale si possono risparmiare circa 30 milioni di euro ogni anno;
Operazione ‘Un click solo’ – Con 1 solo click invece che 2 click con la dose test nelle circa 500 milioni di iniezioni all’anno che vengono fatte in Italia a 750 mila diabetici si ridurrebbe il consumo di insulina di 500 milioni di unità, determinando un risparmio di circa 19 milioni di euro ogni anno;
Operazione ‘Cerca la bozza’ – Verificando l’esistenza di zone di lipodistrofia ed evitando le iniezioni in tali zone fino alla loro scomparsa si può ridurre il consumo di insulina in Italia almeno del 5% – se non oltre – pari ad una riduzione minima di 550 milioni di unità e ad un risparmio di circa 21 milioni di euro ogni anno;
Operazione ‘No ipoglicemia’ – Circa 5.000 ricoveri all’anno in Italia sono causati da sulfoniluree o glinidi su circa 15 mila accessi al Pronto Soccorso (di cui circa 7.500 preceduti da una chiamata del 118). Eliminare 7.500 uscite del 118 per ipoglicemia da sulfonilurea o glinide farebbe risparmiare circa € 3,75 milioni; inoltre eliminare 15 mila accessi al Pronto Soccorso per ipoglicemia da sulfonilurea o glinide farebbe risparmiare circa € 22,5 milioni; eliminare 5 mila ricoveri per ipoglicemia da sulfonilurea o glinide farebbe risparmiare circa altri € 15 milioni. In totale senza queste ipoglicemie nei pazienti non insulino-trattati il risparmio sarebbe circa € 41 milioni ogni anno.Operazione ‘Guarda la convenienza’ – In Italia ci sono circa 200 mila diabetici di tipo 2 che fanno terapia insulinica basal-bolus: non meno di un quarto di questi (circa 50 mila) potrebbe essere trattato con insulina basale + inibitore DPP-4 oppure inibitore SGLT-2 oppure GLP-1 RA. Il risparmio medio per ogni soggetto sarebbe di circa € 700 all’anno: in totale con una terapia di pari efficacia si potrebbe realizzare un risparmio di € 35 milioni per anno.
Operazione ‘L’esame serve davvero?’ – Riflettendo sulla opportunità o meno di prescrivere esami di laboratorio e attenendosi alle linee-guida nazionali si potrebbero risparmiare oltre € 60 milioni di euro ogni anno.
Operazione ‘Guarda prima i piedi’ – Nel corso della vita circa il 15% delle persone con diabete sviluppa un problema ai piedi. Le lesioni ai piedi più gravi sono quasi tutte evitabili con semplici norme igieniche e interventi di screening delle situazioni a rischio (spesso basterebbe aver guardato e agito con tempestività). La spesa nazionale per curare solo le lesioni più gravi ai piedi e che richiedono ricovero in ospedale ammonta a oltre € 100 milioni all’anno: dimezzare questi ricoveri guardando più spesso i piedi dei diabetici determinerebbe un risparmio di circa € 50 milioni per anno.
Operazione ‘Accorcia la degenza’ – La prescrizione da fare è solo quella… di una consulenza diabetologica! Un diabetologo ‘chiavi in mano’ costa circa 80 mila euro all’anno e può fare ogni anno circa 5 mila consulenze a diabetici ricoverati: le circa 2,4 milioni di consulenze necessarie per i circa 1,2 milioni di diabetici ricoverati in Italia (in media ed idealmente 2 consulenze per paziente per ricovero) richiederebbero circa 500 ulteriori diabetologi da immettere nella rete italiana, che costerebbero circa € 40 milioni ogni anno. Per risparmiare € 1 miliardo si devono investire € 40 milioni dei 257 milioni risparmiati dai diabetologi. “Perché non si fa?”
“Certo – conclude il presidente Bonora – i 257 milioni di euro risparmiabili vengono dalla somma delle prime 7 voci, largamente a portata di mano dei diabetologi. Per l’ultimo punto, quello dell’accorciamento delle degenze che porterebbe al maggiore risparmio, serve un investimento da parte di chi organizza la sanità delle Regioni. Ma i soldi necessari li avrebbe dai risparmi ottenuti, e gliene rimarrebbero una gran parte per altri interventi nell’area della diabetologia. E anche al di fuori di essa. Se poi veramente si mettesse in pratica l’intervento sulla durata delle degenze il risparmio sarebbe così ingente da permettere operazioni di ben più ampio respiro”.

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Lo Spreco Alimentare in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2015

alimentareIn Italia si sprecano 146 kg tonnellate di cibo annui (secondo i dati BFCN). Il valore economico dello spreco alimentare domestico italiano è pari a 8,1 miliardi di euro/anno. Secondo i dati del Last Minute Market il quantitativo di prodotti non raccolti (lasciati in campo) nel 2013 è di circa circa 1,4 milioni di tonnellate, pari a circa il 3% della produzione agricola nazionale. (Fonte: Elaborazione Università di Bologna – Last Minute Market su dati ISTAT). Mentre lo spreco alimentare nella trasformazione industriale si aggira sui circa 2 milioni di tonnellate (Fonte: Elaborazione Università di Bologna – Last Minute Market). Infine lo spreco alimentare nella distribuzione commerciale è di circa 300 mila tonnellate (Fonte: Elaborazione Università di Bologna – Last Minute Market). Il problema dello spreco alimentare è globale, circa un terzo della produzione mondiale di cibo destinata al consumo umano si perde o si spreca lungo la filiera alimentare ogni anno (FAO 2011); circa il 24% se misurata in calorie (WRI 2013). Tale quantitativo corrisponde ad uno spreco di circa 1,6 miliardi di tonnellate di alimenti (inclusa la parte non edibile dell’alimento); 1,3 miliardi di tonnellate se si considera solo la frazione edibile (Ministero Ambente). Il valore economico del cibo sprecato a livello globale si aggira intorno ai 1.000 miliardi di dollari/anno. Dall’altro canto, circa 1/3 della popolazione mondiale ha una alimentazione insufficiente. Secondo l’OMS, 500 milioni di persone non dispongono neppure di 1500 calorie al giorno, per cui soffrono di fame assoluta. Affianco alla grande fame è necessario accostare il problema della grande sete. Le ultime ricerche fatte nel Terzo Mondo indicano che in Africa circa il 75% della popolazione rurale non ha acqua potabile; in America latina sono il 77%; in Estremo Oriente circa il 70%. In valori assoluti, sono più di 600 milioni le persone al mondo prive d’acqua potabile. Carenza di cibo ed eccesso possono portare quindi gravi problemi alla salute delle popolazioni, siano essi adulti che bambini. Il fenomeno dell’obesità infantile cresce nei Paesi industrializzati ed emergenti incidendo fortemente sull’insorgenza di patologie nell’adolescenza e in età adulta. Ormai i bambini obesi superano, a livello globale, in numero quelli denutriti: 155 milioni contro 148 milioni. I bambini in età scolare in sovrappeso, o obesi, nel mondo sono 155 milioni, cioè 1 su 10, mentre i bambini sottopeso con età inferiore ai 5 anni sono 148 milioni, pari al 25% della popolazione mondiale denutrita. (Fonte: Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition). Per quanto concerne gli adulti in sovrappeso sono più di un miliardo, dei quali almeno trecento milioni sono obesi. In Italia, secondo ricerche più recenti, un italiano su dieci è obeso, con un incremento annuo dell’8 per cento. Nello specifico meno della metà degli anziani ha un peso regolare (il 38 per cento degli uomini e il 44 per cento delle donne) e tra le donne dopo i 50 anni, oltre il 30 per cento ha problemi di peso e l’80 per cento di queste ha anche problemi di ipertensione. Troppa la disparità quindi tra chi ha eccesso al cibo e chi invece non ha accesso al cibo.

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Spreco medicina difensiva

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2015

istituto superiore sanitàRoma. “Non vorremmo che la lotta agli sprechi in sanità – che indubbiamente ancora resistono – e la nuova spending, in via di definizione, finiscano per stravolgere il volto universalistico del sistema sanitario nazionale. In attesa della prossima legge di stabilità, è legittimo il dubbio che il nuovo commissario Gutgeld riesca a definire una volta per tutte quegli strumenti necessari a recidere alla radice inefficienze e sprechi, senza celebrare nello stesso tempo il requiem del SSN come l’abbiamo finora conosciuto”. Ad affermarlo è Raffaele Calabrò, Capogruppo Area Popolare (Ncd-udc) in Commissione Affari Sociali alla Camera.
“D’altronde, va riconosciuto alle Regioni di aver dato negli ultimi anni prova di grandi capacità di risparmio e di essersi ritrovate dinanzi ad un Patto per la Salute, rivisto al ribasso per reperire risorse – prosegue Calabrò. In realtà, senza investimenti o reinvestimenti il sistema è destinato al collasso e non vi sarà efficientamento che tenga”.“Quanto alla medicina difensiva che tanto grava sulle casse dello Sato, si potrebbe intanto cominciare con approvare con urgenza la legge sul rischio clinico: una richiesta da troppo tempo inevasa e che deve trovare in fretta una soluzione in Commissione Affari Sociali”, conclude.

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Spreco alimentare: cosa buttiamo e cosa possiamo recuperare

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

alimentareParma sabato 13 giugno alle ore 10 al Palazzo del Governatore, con il coordinamento di Arnaldo Dossena (Dipartimento di Scienze degli Alimenti, Università di Parma) e gli interventi di Stefano Sforza (Dipartimento di Scienze degli Alimenti, Università di Parma), Francesca Bigliardi (Kuminda) e Luca Sandei (Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari) si svolgerà l’incontro, intitolato “Spreco alimentare: cosa buttiamo e cosa possiamo recuperare”.
Nella prima sessione Stefano Sforza interverrà sul tema “Del maiale (e non solo) non si butta via niente. Il recupero dei sottoprodotti nella filiera di produzione alimentare”. Un’enorme quantità di materiale alimentare viene scartata durante i processi di produzione. Si stima che nella produzione di carne mediamente circa metà della massa iniziale dell’animale finisca sulle nostre tavole. Parti dell’animale vengono scartate perché tradizionalmente poco “nobili” o per processi di produzione poco efficienti, ma costituiscono spesso un materiale che, se opportunamente recuperato, può divenire nuovo cibo o nuovo mangime di ottima qualità per gli animali.
Nella seconda sessione Francesca Bigliardi terrà la relazione “Mostrami cosa sprechi e ti dirò chi sei. Culture e pratiche intorno al cibo e agli sprechi”. Gli sprechi alimentari parlano delle persone, del loro stile di vita, delle loro scelte rispetto a tutto ciò che è in relazione al cibo. Alcune esperienze virtuose in Europa di lotta agli sprechi e/o di redistribuzione degli sprechi dicono quale sia il nesso tra scelte personali di vita, modalità di consumo di cibo e partecipazione ad azioni di impegno e solidarietà verso chi non ha accesso al cibo.
Nella terza e ultima sessione Luca Sandei si occuperà invece di “Recupero e valorizzazione industriale dei sottoprodotti della filiera del pomodoro. Nuove materie prime per lo sviluppo di prodotti nutraceutici e funzionali”. L’Italia è uno dei principali produttori mondiali di pomodoro lavorato, con circa 5 milioni di tonnellate di prodotto fresco inviato alla trasformazione industriale. Il metodo convenzionale per la lavorazione industriale del pomodoro genera enormi quantità di sottoprodotti non sufficientemente valorizzati (bucce e semi). Attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie biocompatibili è possibile estrarre sostanze bioattive naturali, che possono diventare materie prime per lo sviluppo di alimenti nutraceutici e funzionali, basi per coloranti naturali e altre applicazioni.
Gli incontri di “Nutrire il pianeta – I sabati di Unipr per EXPO” sono inseriti nel progetto “Unipr&Expo – L’Università di Parma per Expo 2015”, con il quale l’Ateneo mette in campo il suo patrimonio di saperi nelle tematiche legate all’alimentazione e al cibo, e in genere agli ambiti centrali dell’Esposizione Universale di Milano 2015.L’iniziativa è aperta a tutti i cittadini interessati, ed è rivolta anche alle scuole superiori di Parma.

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Spreco alimentare nell’UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2012

Italiano: Il cibo degli dèi.

Image via Wikipedia

Ogni anno, fino al 50% di cibo commestibile viene sprecato nelle case degli europei, nei supermercati e ristoranti e lungo la catena di approvvigionamento alimentare, mentre 79 milioni di cittadini UE vivono al di sotto della soglia di povertà e 16 milioni di persone dipendono dagli aiuti alimentari. Il Parlamento ha chiesto giovedì misure urgenti per dimezzare entro il 2025 gli sprechi alimentari e per migliorare l’accesso al cibo per i cittadini più vulnerabili.
Poiché i cibi sono sprecati lungo tutta la catena – produttori, trasformatori, distributori, ristoratori e consumatori – i deputati chiedono una strategia coordinata, che combini misure a livello europeo e nazionale per migliorare l’efficienza, comparto per comparto, dell’approvvigionamento alimentare e contrastare con urgenza lo spreco di cibo. In uno studio pubblicato dalla Commissione, si rileva che, se non si farà nulla, lo spreco di cibo crescerà del 40% entro il 2020.”Il problema più importante per il futuro sarà affrontare l’aumento della domanda di cibo, che supererà l’offerta. Non possiamo più permetterci di stare immobili mentre del cibo perfettamente commestibile è sprecato. È una questione etica, ma anche economica e sociale, con grandi implicazioni per l’ambiente”, ha detto il relatore Salvatore Caronna (S&D, IT) durante il dibattito precedente la votazione. “La palla ora è nel campo della Commissione, ci aspettiamo non meno di una convincente strategia UE che porterà i 27 ad affrontare la questione”, ha concluso.
Per ridurre drasticamente lo spreco di cibo entro il 2025, la risoluzione chiede di promuovere nuove campagne di sensibilizzazione, sia a livello europeo sia a livello nazionale, per informare il pubblico su come evitare lo spreco alimentare. Gli Stati membri dovrebbero introdurre corsi scolastici e universitari che spieghino come conservare, cucinare e scartare gli alimenti. Per promuovere l’idea di utilizzare il cibo in modo sostenibile, i deputati chiedono che il 2014 sia proclamato “Anno europeo contro gli sprechi alimentari”.
Il documento evidenzia che, al fine di evitare situazioni in cui i rivenditori vendano cibo troppo vicino alla data di scadenza, aumentando potenzialmente lo spreco, dovrebbe essere introdotta l’etichettatura con doppia scadenza, per indicare fino a quando il cibo può essere venduto (data di scadenza commerciale) e fino a quando può essere consumato (data di scadenza per il consumo).Inoltre, la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero prima assicurarsi che i clienti capiscano la differenza tra le etichette in uso nell’UE, quali “da consumarsi preferibilmente entro il”, “data di scadenza” e “da consumare entro”.Per consentire ai consumatori di acquistare solo la quantità di cui hanno bisogno, gli imballaggi per alimenti dovrebbero essere offerti in confezioni di varie misure e progettate per conservare al meglio gli alimenti. Inoltre, per i deputati, i cibi vicino alle date di scadenza e i prodotti alimentari danneggiati dovrebbero essere venduti a prezzi scontati, per renderli più accessibili alle persone bisognose.
Le norme sugli appalti pubblici per la ristorazione e l’ospitalità dovrebbero essere modificate per assicurare che, ove possibile, gli appalti siano aggiudicati alle società di catering che utilizzano prodotti locali e ridistribuiscono ai bisognosi derrate alimentari ancora commestibili o, a titolo gratuito, alle banche alimentari, piuttosto che procedere allo smaltimento.Sono inoltre richiesti un migliore orientamento delle misure di sostegno a livello dell’UE per la distribuzione di prodotti alimentari ai cittadini meno favoriti dell’Unione e programmi che incoraggino il consumo di frutta e latte nelle scuole, al fine di evitare gli sprechi alimentari. I deputati, infine, accolgono con favore le iniziative esistenti in alcuni Stati membri per il recupero degli alimenti invenduti che sono offerti ai cittadini bisognosi e invitano i rivenditori a partecipare a tali programmi.

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Interventi per dimezzare lo spreco alimentare in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2012

Bruxelles Dibattito e votazione: Giovedì 19 gennaioAlmeno il 50% degli sprechi alimentari in Europa è evitabile, ma sono necessarie misure urgenti per affrontare il problema, secondo la proposta di risoluzione che sarà posta in voto giovedì. I deputati suggeriscono campagne di sensibilizzazione, corsi di educazione alimentare, imballaggi migliori e una nuova data di scadenza sull’etichettatura. In un dibattito separato con il commissario Cioloş, sarà inoltre discussa la questione dell’aumento dei costi dei prodotti alimentari. La proposta di risoluzione evidenzia che fino al 50% di cibo commestibile e sano (vale a dire 179 kg pro capite l’anno) è sprecato ogni anno nelle case degli europei, nei supermercati e nei ristoranti, mentre 79 milioni di cittadini UE vivono al di sotto della soglia di povertà e 16
milioni di persone dipendono dagli aiuti alimentari delle organizzazioni di beneficenza. I deputati chiedono che le norme sugli appalti pubblici siano aggiornate, in modo da privilegiare quelle imprese che garantiscono la ridistribuzione gratuita dei prodotti invenduti ai cittadini bisognosi. In uno studio pubblicato dalla Commissione si rileva che, se non si farà nulla, lo spreco di cibo crescerà del 40% entro il 2020. Prezzi più equi per gli agricoltori per coprire i costi di produzione più elevati I deputati discuteranno possibili nuove misure per ridurre i costi di produzione degli agricoltori, per aiutarli a competere a livello globale. In un dibattito con il Commissario per l’agricoltura, Dacian Cioloş, si cercherà di individuare il modo migliore per garantire che le società della grande distribuzione non abusino della loro posizione dominante e che il reddito degli rispecchi fedelmente i prezzi pagati per il cibo da parte dei consumatori finali.

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Legge contro lo spreco alimentare

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

Dichiarazione di Angela MOTTA (PD) Si intitola “Promozione di interventi di recupero e valorizzazione dei beni invenduti” ed è una proposta di legge rigorosamente trasversale e bipartisan per combattere lo spreco alimentare e promuovere il recupero dei troppi beni invenduti, sostenendo canali alternativi alla loro distruzione. L’hanno presentata questa mattina i consiglieri regionali piemontesiAngela MOTTA (PD) e Rosa Anna COSTA (PdL) e si tratta di una normativa con evidenti connotati etici e chiare finalità economiche, sociali ed ambientali.
Secondo le ricerche in Italia il 40% della produzione finisce per essere oggetto di spreco. Si tratta per lo più dei prodotti agroalimentari che rimangono invenduti nei nostri mercati a fine giornata, dei prodotti di prossima scadenza che troviamo negli scaffali dei supermercati, dei pasti non consumati in bar, mense e ristoranti, etc. “La nostra proposta di legge – spiega Angela MOTTA – vuole finanziare progetti di enti locali, cooperative sociali ed organizzazioni di volontariato finalizzati al recupero di tali beni e al loro riutilizzo a sostegno delle fasce della popolazione più deboli o a rischio impoverimento e che quindi necessitano di aiuto. Non si tratta in alcun modo di mettere in discussione il principio del libero mercato o di fare concorrenza ai normali canali di distribuzione, infatti l’obiettivo è quello di coinvolgere in tali progetti la grande distribuzione, i produttori e le associazioni di categoria”. Anche se non è facile ipotizzare l’entità dei beni che potrebbero così venire recuperati, si può ragionevolmente pensare ad una cifra non inferiore alle 60 tonnellate di prodotti agro-alimentari all’anno. Una stima certamente da considerarsi per difetto, dal momento che un solo ipermercato registra settimanalmente uno spreco di prodotti pari a una tonnellata. Inoltre, i progetti di recupero finanziabili attraverso la legge riguarderebbero anche i prodotti agricoli non raccolti e rimasti nel campo, i pasti non serviti dalla ristorazione e dalla somministrazione collettiva ed i prodotti farmaceutici e parafarmaceutici.

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Accordo per donare farmaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

Il Presidente della Fondazione Banco Farmaceutico, Dr. Paolo Gradnik e il Presidente di Boehringer Ingelheim Italia S.p.A., Dr. Enrique H. Manzoni, hanno firmato presso la sede milanese di Boehringer un contratto di collaborazione che permetterà di utilizzare a fini sociali farmaci “sottratti” allo spreco. La collaborazione tra Fondazione Banco Farmaceutico e Boehringer Ingelheim Italia S.p.A riguarderà i farmaci che di fatto non possono più essere commercializzati perché prossimi alla data di scadenza, perché presentano difetti “estetici” di confezionamento etc. pur essendo prodotti comunque sicuri ed efficaci. Questi farmaci saranno donati al Banco Farmaceutico che poi provvederà a ridistribuirli, a seconda delle necessità, a 1.390 strutture caritative che danno assistenza a 420.000 persone indigenti. Si tratta di medicinali soggetti a prescrizione medica,  medicinali senza obbligo di prescrizione, medicinali da banco o di automedicazione e gli integratori.  Il Banco si occuperà inoltre di gestire le richieste di donazioni di farmaci da parte di enti che pervengono a Boehringer Ingelheim.  La Fondazione Banco Farmaceutico intende promuovere la realizzazione di progetti di utilità  sociale sviluppando la collaborazione tra l’anima profit e quella non profit del mondo farmaceutico, con particolare attenzione alle problematiche legali e logistiche inerenti le donazioni aziendali di farmaci. Oltre all’impegno, ormai consolidato da più di dieci anni, della Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco raccolto che, nell’edizione 2011, ha permesso di raccogliere e donare in un solo giorno 365.000 mila farmaci.

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Brunetta al forum P.A.

Posted by fidest press agency su sabato, 15 maggio 2010

Roma 17/5/2010 ore   9,30  Nuova Fiera di Roma – Ingresso Nord Il Ministro Renato Brunetta inaugura la XXI edizione di Forum PA. La cerimonia, dopo il taglio del nastro, prosegue con la visita del Ministro presso gli stand espositivi Il Ministro Renato Brunetta, assieme alle autorità presenti, visita alcuni stand  espositivi dei Padiglioni 8 e 9. Alle ore 10,45 Il Ministro Renato Brunetta e il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini presso il Padiglione 9 – Stand 5/A firmano il Protocollo d’intesa per l’attuazione della Riforma Brunetta. Seguono il Convegno inaugurale “Oltre la crisi. Il ruolo della PA per un Paese più competitivo basato sul merito e l’innovazione”. Conclude il Ministro Renato  Brunetta, la Premiazione del concorso “Premiamo i risultati”, .’intervento del Ministro Renato Brunetta al convegno su Privacy e Trasparenza e alle 17  il Ministro Renato Brunetta conclude il convegno su “Creare valore, ridurre lo spreco”

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I consumatori contro lo spreco di farmaci

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2010

Un “monitoraggio reale sullo spreco di farmaci in tutte le Regioni”. A chiederlo è il Movimento Consumatori ricordando che ”il ministro della salute Ferruccio Fazio ha dato notizia di un’indagine per la Regione Lazio. ”Le fonti di spreco sono molteplici. Da un lato – sostiene il Movimento Consumatori in una nota – c’è l’eccessivo approvvigionamento di farmaci quasi mai consumati per intero e puntualmente gettati nella spazzatura. Dall’altro, la modifica di una serie di protocolli terapeutici, come quello per l’ipertensione, per cui si utilizzano più farmaci contemporaneamente, inducendo confusione e non aderenza alla terapia da parte dei pazienti, che finiscono spesso per abbandonare tutto con grave spreco economico”. “Inoltre, facciamo i conti – dice Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci e Salute del Movimento Consumatori – con l’assenza di politiche di ottimizzazione delle confezioni che consentano un corretto dimensionamento a seconda della terapia da effettuarsi”. (fonte farmacista33)

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Ospedale Roma: spreco cestini all’Umberto I

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

Roma. «All’Umberto I aumentano i cestini mentre permane la volontà di tagliare i posti letto. Gli inutili investimenti ed i continui  sprechi  hanno solo contribuito ad incrementare il disavanzo sanitario, senza alcun reale beneficio per i cittadini sempre più penalizzati». E’ quanto dichiara Luigi Celori, consigliere del Pdl alla Regione Lazio, con riferimento alla denuncia odierna di Azione Universitaria. «E’ evidente – prosegue –  che non si può andare avanti così.  I cittadini non possono continuare a pagare gli esosi conti della sanità regionale, frutto della mala gestione di anni da parte del centrosinistra. E’ tempo di agire e di fare le scelte giuste».  «Bisogna  – conclude  –  gestire diversamente la sanità laziale. Occorre tagliare gli sprechi, investire sulla prevenzione, valorizzazione i medici di famiglia, informatizzare le prestazioni sanitarie. Occorre operare un cambio di rotta in ciò che oggi costituisce un vero e proprio sfascio».

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A proposito di “vaste aree di spreco medicinali”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

La Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) e il Sindacato Nazionale Farmacisti Ospedalieri (SiNaFO) bollano così le recenti affermazioni su alcuni organi di stampa a proposito di “vaste aree di spreco” nella spesa farmaceutica ospedaliera e in particolare riguardanti la loro non tracciabilità e lo sfondamento del tetto previsto. “In realtà – afferma Laura Fabrizio, Presidente della SIFO – il tetto della spesa farmaceutica ospedaliera non è stato rispettato semplicemente perché è stato empiricamente abbassato senza tener conto che i farmaci realmente innovativi, e quindi a più alto costo, sono quasi totalmente quelli di esclusivo uso ospedaliero. Farmaci – continua Laura Fabrizio – utilizzati soprattutto per gravi patologie come cancro, malattie autoimmuni e infettive e che, in quanto innovativi, devono essere sottoposti a monitoraggio intensivo. Per questo, inoltre, il loro utilizzo in un contesto ospedaliero, piuttosto che nell’ambito territoriale, è garanzia della sicurezza del paziente”.  Il dirigente farmacista delle Aziende Sanitarie, inoltre, svolge un importante e qualificato apporto anche negli interventi per il contenimento della spesa territoriale relativi alla dispensazione dei farmaci attraverso le Farmacie di comunità, grazie sia ad un accurato controllo del rispetto della convenzione tra queste Farmacie, che erogano i farmaci ai cittadini e il Ssn che paga, sia all’apporto qualificato per una reale appropriatezza delle prescrizioni, sia alla promozione della prescrizione dei farmaci equivalenti, e ad altre azioni.  Il contenimento della spesa farmaceutica territoriale deriva, quindi, da questi interventi,  non tanto dal canale di distribuzione. Mentre si può ipotizzare che gli interessi manifestati da parte di associazioni dei farmacisti convenzionati verso i farmaci innovativi e costosi,  possano essere mossi, anche, dalla possibilità di crescita dei volumi di attività della farmacia convenzionata, nessuna attività commerciale o di lucro è legata alla professionalità dei farmacisti che operano nelle Aziende Sanitarie che da sempre offrono il loro apporto qualificato a vantaggio della collettività e nell’interesse della pubblica amministrazione  e non certo per motivi commerciali.

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Carceri: ci sono ma non funzionano

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2010

Siamo grati all’agenzia GrNet.it che ci ha permesso con una sua indagine di rilevare un’altra “bufala” del sistema e che si risolve con una grossa beffa per tutti noi. Scrive infatti GrNet.it: “Sembra incredibile ma in Italia dove il problema del sovraffollamento delle carceri è diventato un’emergenza nazionale, vi sono 40 istituti penitenziari già costruiti, spesso ultimati, a volte anche arredati e vigilati, che però sono inutilizzati e versano in uno stato d’abbandono totale. A stilare la scandalosa lista dello spreco di denaro pubblico è stato il partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa (PSD) i cui iscritti hanno passato al setaccio la situazione delle carceri italiane portando a galla la situazione reale: – l’istituto carcerario di Morcone (Benevento), per esempio, è stato costruito, abbandonato, ristrutturato, arredato e nuovamente abbandonato dopo un periodo di costante vigilanza armata ad opera di personale preposto; – l’istituto carcerario di Arghillà (Reggio Calabria), parimenti inutilizzato, è mancante della sola strada d’accesso, delle fogne e dell’allacciamento idrico, ma è per il resto ultimato e dotato di accorgimenti tecnici d’avanguardia; – vi sono intere ed impervie regioni nelle quali il problema delle strutture inutilizzate si sovrappone alla frammentazione ed alla sporadicità di quelle esistenti che costringono i preposti Nuclei traduzioni e piantonamenti a frequenti e rischiosi viaggi diversamente non necessari; è il caso della Sardegna dove sono state frettolosamente dismesse ben otto case mandamentali (Ales, Bono, Carbonia, Ghilarza, Sanluri, Santavi, Terralba e soprattutto, per l’eccezionale spreco, Busachi, che, dopo essere costata 5 miliardi di lire, non è stata mai inaugurata), oppure regioni nelle quali a causa della mancata programmazione in funzione dell’estensione, si è costretti allo stesso andirivieni da e per istituti posti al limite provinciale come per Lecce Nuovo Complesso, sorto nel nord di una provincia che si estende per oltre 70 chilometri, quotidianamente percorsi da tutte le Forze dell’ordine provinciali che, ad esempio, potrebbero utilizzare (con semplici adeguamenti tecnici) la casa mandamentale di Maglie solo parzialmente utilizzata per ospitare detenuti semiliberi; ancora maggiore è lo spreco nella stessa provincia, nel comune di Galatina, dove l’istituto penitenziario è del tutto inutilizzato malgrado la posizione strategica; – ad Udine, si registra la chiusura della sezione femminile del penitenziario a fronte di situazioni “sature” in altri istituti, ormai al collasso;  – a Gorizia risulta inagibile un intero piano dell’istituto carcerario e non sono stati programmati i necessari lavori, così come a Venezia e a Vicenza, dove la capacità ricettiva è ridotta a 50 unità;  – a Pinerolo (Torino), il carcere è chiuso da dieci anni ma è stata individuata l’area ove costruirne uno nuovo; – a Revere (Mantova), dopo 17 anni dall’inizio dei lavori di costruzione, il carcere con capienza da 90 detenuti (costo stimato: 5 miliardi di lire) è ancora incompleto. Non solo, i lavori sono fermi dal 2000 e i locali, costati più di 2,5 milioni di euro, sono già stati saccheggiati; – l’istituto carcerario di Codigoro (Ferrara) che, nel 2001, dopo lunghi lavori, sembrava pronto all’uso, è ad oggi ancora chiuso; – a Pescia (Pistoia), il Ministero ha soppresso la casa mandamentale; – a Pontremoli (Massa-Carrara), il locale istituto femminile, inaugurato nel 1993, con capienza pari a 30 detenute, è attualmente chiuso; – ad Ancona Barcaglione, il penitenziario da 180 posti inaugurato nel 2005, nonostante le spese di mantenimento della struttura vuota ammontassero a mezzo milione di euro all’anno, gli ospiti non sono mai stati più di 20 e i dipendenti 50; – in Abruzzo, nel penitenziario di San Valentino (Pescara), costruito da 15 anni, non ha alloggiato nessun detenuto. Nella struttura – a quanto risulta all’interrogante – vagano solo cani, pecore e mucche; – in Campania, l’istituto di Gragnano (Napoli) è stato inaugurato e chiuso a causa di una semplice frana; lo stesso è accaduto a Frigento (Benevento); – in Puglia, oltre a Minervino Murge (Bari), struttura mai entrata in funzione, c’è il caso di Casamassima (Bari), carcere mandamentale condannato all’oblio da un decreto del Dipartimento; – a Monopoli (Bari), nell’ex carcere mai inaugurato, non ci sono detenuti ma sfrattati che hanno occupato abusivamente le celle abbandonate da 30 anni; – ad Altamura (Bari), si aspetta ancora l’inaugurazione di una delle tre sezioni dell’istituto; – non sono state mai aperte le strutture mandamentali di Volturara Appula (Foggia), 45 posti, incompiuto, e Castelnuovo della Daunia (Foggia), arredato da 15 anni; – Accadia (Foggia), penitenziario consegnato nel 1993, ora del Comune, è inutilizzato; – a Bovino, è presente una struttura da 120 posti, già pronta, chiusa da sempre come ad Orsara, nella stessa provincia di Foggia; – l’istituto di Irsina (Matera), costato 3,5 miliardi di lire negli anni ’80, ha funzionato soltanto un anno ed oggi è un deposito del Comune; – gli istituti di Mileto (Vibo Valentia) e di Squillace (Catanzaro) sono stati ristrutturati e poi chiusi. In quello di Cropani (Catanzaro), abita solo un custode comunale. Gli istituti di Arena (Vibo Valentia), Soriano Calabro (Vibo Valentia), Petilia Policastro (Crotone) e Cropalati (Cosenza) sono stati soppressi; – a Gela (Caltanissetta) esiste un penitenziario enorme, nuovissimo e mai aperto; – a Villalba (Caltanissetta), 20 anni fa è stato inaugurato un istituto per 140 detenuti, costato all’epoca 8 miliardi di lire, e che dal 1990 è stato chiuso e recentemente tramutato in centro polifunzionale; – il carcere di Licata (Agrigento) è completato, ma non essendo stato collaudato è ad oggi inutilizzato; – ad Agrigento, sei sole detenute occupano i 100 posti della sezione femminile; Ciò malgrado il Governo progetta la costruzione di nuovi istituti penitenziari stanziando addirittura 500 milioni di euro con la “finanziaria 2010” chiedendo ulteriori fondi all’Unione Europea con apposita proposta divenuta addirittura oggetto di una risoluzione dell’Europarlamento. Tale disastrosa situazione è stata denunciata più volte dal sindacato della Polizia penitenziaria . La semplice e, soprattutto, notevolmente meno onerosa ristrutturazione degli edifici già presenti sul territorio risulterebbe attuabile sicuramente in tempi brevissimi se confrontati con quelli necessari alla costruzione ex novo di carceri, contribuendo così alla realizzazione della tanto perseguita razionalizzazione del sistema penitenziario, punto programmatico di Governo”.

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I tagli in sanità

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2009

Lo Smi-Lazio esprime soddisfazione per il risultato conseguito in Commissione Sanità lo scorso 29 luglio, in occasione della riunione incentrata sul Piano di rientro del deficit sanitario. L’incontro si è svolto alla presenza di Luigi Canali presidente della commissione sanità, l’On. Peppe Mariani presidente della Commissione regionale lavoro, pari opportunità, politiche giovanili e sociali e componente della Commissione sanità, Augusto Battaglia vicepresidente della commissione Lavoro e Politiche Sociali alla Pisana, Massimiliano Maselli consigliere regionale di Forza Italia e Enzo Foschi consigliere Pd e membro della Commissione sanità alla Pisana. Nel corso dell’incontro il Sindacato Medici Italiani ha  evidenziato come, dal 2001 ad oggi, l’unico aumento relativo alla spesa sanitaria sia quello inerente all’acquisto di beni e servizi. Invece è rimasta costante quella ospedaliera e sono addirittura diminuite la spesa farmaceutica e infermieristica, con un fanalino di coda degli amministratori costituito dalla medicina generale, cui sono destinate appena il 4,9% delle risorse. “Siamo soddisfatti dell’accoglienza e dei risultati conseguiti in Commissione Sanità – ha dichiarato Cristina Patrizi, esponente dello Smi-Lazio –  e ringraziamo soprattutto l’On. Peppe Mariani che, con il suo operato, ha raccolto e fatto suo il dissenso della categoria e delle associazioni di cittadini”. “Lo Smi-Lazio non può approvare una campagna indiscriminata di tagli –  ha sottolineato Pina Onotri, sindacalista dello Smi-Lazio – Nè può ‘pubblicizzare’ positivamente un Piano di rientro che si abbatte come una mannaia sulla popolazione e sugli operatori sanitari. Non possiamo ignorare che i soldi stanziati per il comparto sanitario vengano investiti in appalti milionari per opere di ristrutturazione, mentre l’utenza paga super-ticket, attende mesi per una prestazione specialistica, rimane in barella a causa della chiusura dei tanti nosocomi e riduzione dei posti letto. E non dimentichiamo che saranno investiti milioni di euro nei Presidi Territoriali di Prossimità (PTP)  – aggiunge Pina Onotri – ovvero strutture sanitarie di serie ‘C’ di dubbia utilità sia per i pazienti che per gli stessi operatori che vi operano. Pertanto  – conclude la sindacalista – chiediamo al Presidente della Regione Lazio una inversione di tendenza in tema di politica sanitaria; occorre tagliare i rami secchi dove realmente vi è lo spreco di denaro pubblico”.

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