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Medici di famiglia dipendenti Ssn, una proposta in cinque step

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2020

I medici di famiglia possono dipendere dal Servizio sanitario nazionale, e la loro dipendenza può essere sostenibile giuridicamente, economicamente e nei fatti, anche se a precise condizioni. Lo sostiene Spazio Aperto, un think-tank di innovazione sociale composto da professionisti di estrazione pubblica e privata, provenienti anche dal mondo della sanità e dell’economia, che ha elaborato un documento sull’inquadramento del medico di famiglia. Una proposta in cinque punti, cui si lavora da inizio anno, ben prima che il decreto rilancio rivoluzionasse la medicina del territorio con l’iniezione di 9600 mila infermieri di famiglia. Primo argomento (https://www.spazioaperto.org/medici-di-base), il medico in formazione viene assimilato agli altri medici partendo dalla scuola di specializzazione: un percorso universitario quadriennale potrà garantire una più ampia formazione. Il corso sarebbe tripartito, una parte teorica universitaria, una presso un tutor medico di medicina generale e una terza di tirocinio pratico anche in ospedale. Una volta specializzato, il Mmg – seconda proposta – passerebbe alla dipendenza, ma non delle regioni, bensì del Ministero della Salute, come livello assistenziale nazionale. Per convergere sugli obiettivi comuni di sanità pubblica, i medici sarebbero raccordati alle regioni e alle direzioni generali Asl da un organo di coordinamento. Terza proposta, avrebbero uno stipendio con quota fissa e quota variabile legata alla produttività, misurata in termini di stato di salute (quali-quantitativi) dell’assistito e di capacità di agire in team secondo parametri nazionali uniformi. Tra questi ultimi: indicatori di processo ed esito nelle cronicità, adesioni agli screening, ricoveri evitati. Sarebbe previsto un premio per l’over-performing. E pure ferie, maternità, malattia. E gli orari? La quarta proposta prevede un monte-ore minimo per attività ambulatoriale ed assistenza domiciliare la cui sommatoria verrebbe considerata “fruibilità minima”; al di fuori di tale orario minimo, i medici gestirebbero settimanalmente le restanti ore secondo le necessità più opportune. Infine – quinta proposta – opererebbero in équipe con specialisti, infermieri, psicologi, assistenti sociali con dotazioni messe a disposizione da Asl e Regioni, sgravati da compiti amministrativo-gestionali, in rete con l’ospedale, con software dedicati per la gestione dell’assistito e delle cronicità, supporto amministrativo e referente sociale. Gli autori del documento credono che i 235 milioni stanziati dalla Finanziaria 2020 per le diagnostiche di studio siano un buon inizio, ma ora serve un investimento informatico a livello nazionale per una rete da finanziarsi tramite risorse di programmi europei, incluse le misure straordinarie conseguenti all’emergenza Covid-19.Non è facile persuadere un medico di assistenza primaria che con orgoglio rivendica di essere libero professionista, “terzo” tra sanità pubblica e paziente, quasi “avvocato” di quest’ultimo di fronte alla giungla del servizio sanitario, e più costoso per il sistema tra oneri di studio, infermiere, maternità etc. «In realtà il modello di un medico soltanto integrato nell’Asl non è perseguibile – replica il presidente di Spazio Aperto Marco Martellucci – le aziende sanitarie non dispongono infatti di strutture territoriali capaci di garantire la necessaria capillarità sul territorio. E del resto, la medicina territoriale è la spina dorsale dell’assistenza al cittadino, come ha dimostrato la gestione del Covid-19 (anche con i suoi problemi), perché il medico è vicino a tutti e non può restare chiuso esclusivamente nei locali Asl. Pertanto, i Mmg manterrebbero la loro organizzazione logistica così come attualmente prevista, in stretto coordinamento con la Asl. Nel nostro modello, costruito secondo i dati disponibili in rete, si prevede un contratto basato su un’attività minima predeterminata ripartita tra ambulatorio e assistenza domiciliare, consentendo comunque margini di auto-organizzazione. Il vantaggio dello stretto coordinamento con la Asl sarà quello di poter condividere i percorsi di cura con gli specialisti del Ssn nell’assistenza al paziente».
Qui guiderebbe il concetto di dipendenza: da una parte, gli ospedalieri, dalle regioni, dall’altra, i Mmg, dal Ministero della Salute, un po’ come se fossero un’estensione diretta di questo con 45 mila sentinelle sul territorio, coordinati a livello locale da consulte che assicurerebbero il legame con il resto del personale sanitario. Ricada su “Roma” o sulle Regioni, il costo del singolo Mmg dipendente parrebbe comunque più alto di oggi: non si sta per caso puntando sul fatto che saranno sempre meno? «Di qui al 2028 dei medici di famiglia usciti dalla professione per raggiunti limiti d’età, 20-22 mila secondo i numeri Fimmg non saranno rimpiazzabili – ammette Martellucci – il che significa un carico di lavoro maggiore ossia, se i numeri saranno confermati, circa 1900 assistiti in media a testa. Aumenterà il massimale, il carico di lavoro. Insostenibile per l’attuale modello “in solo”. In questo scenario il ruolo dell’infermiere di famiglia sarà sicuramente fondamentale per la gestione degli assistiti. Sicuramente la nostra futura sanità dipenderà anche dalla capacità di lavorare in team di queste nuove figure con il Mmg per realizzare gli obiettivi nazionali di salute pubblica. Serve integrare i sistemi sotto l’egida unica del Ssn. La tematica è di sicuro rilievo e di interesse nazionale». (fonte: doctornews)

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Risposte inadeguate per il personale del SSN

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

“Ancora annunci, ma nessun atto che concretamente faccia corrispondere un riconoscimento vero alle tante belle parole spese per ringraziare il personale sanitario”. Questa è la sintesi delle tre sigle sindacali del Pubblico Impiego di Cgil, Cisl e Uil alla lettura del testo di conversione del Decreto Legge n.18/2020, così detto ‘Cura Italia’.”I nostri professionisti sono descritti come eroi. Tuttavia, alla prova dei fatti, ancora una volta non si vuole affrontare il nodo del riconoscimento economico per il contributo di professionalità e di sacrificio personale che hanno dato e stanno dando per l’emergenza sanitaria” affermano le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che continuano “non è stato recepita nessuna delle proposte emendative proposte per avere più risorse e più flessibilità di utilizzo, sia delle poche risorse previste dall’articolo 1 del cura Italia solo per lo straordinario e sulla possibilità di usare le risorse aggiuntive che le singole regioni hanno a disposizione per dare un doveroso riconoscimento al personale della sanità”.”Orari di lavoro dilatati, turni senza soluzione di continuità, tutto determinato dall’esigenza di non sguarnire reparti che si affollano, di minuto in minuto, di pazienti affetti da Covid19 da curare senza una terapia specifica, con difficoltà nei processi diagnostici, in carenza di ventilatori, senza protocolli omogenei che da subito definissero percorsi separati dai pronto soccorso alle degenze. Questo è lo scenario che molti professionisti si trovano a dover affrontare oramai da oltre tre mesi: la risposta del Governo non coglie il dramma umano e professionale che i lavoratori hanno vissuto in prima linea e sulla propria pelle”, continuano i tre sindacati confederali di categoria”.
“In queste ore – concludono – è in corso un confronto con le Regioni, con molte delle quali abbiamo o stiamo definendo accordi per dare un riconoscimento tangibile a tutti gli operatori impegnati nell’emergenza, per chiedere insieme al Governo che nel Dpcm prossimo siano garantite risorse adeguate, da erogare utilizzando veicoli normativi che permettano di superare vincoli, resistenze burocratiche e scarsità di risorse. Dalle indennità per malattie infettive, alla turnistica usurante e alle deroghe sull’orario di lavoro, non si può accettare che chi salva la nostra vita rischi in prima persona e si veda anche svalorizzato. Un Paese civile premia chi promuove il benessere della collettività. Senza sanità siamo tutti più fragili e il paese non riparte, per questo diciamo al Governo che non c’è Fase2 senza interventi a sostegno della sanità e che il tempo è scaduto visto che ci sono pochi giorni per non deludere le aspettative legittime del personale”.

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5 punti qualificanti per il futuro del SSN

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

La pandemia e l’evoluzione epidemiologica dell’infezione da SARS-CoV-2 hanno fatto emergere gravi criticità del SSN, tra queste, la più grave è stata l’insufficiente dotazione di posti letto di Terapia Intensiva. La necessità ancora oggi di aumentare – e successivamente di stabilizzare – il numero dei posti letto nei Reparti di Rianimazione – Terapia Intensiva su base nazionale richiede considerazioni per troppo tempo disattese in Italia.La loro sottovalutazione – avvertono – potrebbe portare ad un pericoloso sbilanciamento di tutto il SSN a scapito della qualità dell’assistenza. I 5 punti in sintesi:
1- PER UNA VISIONE COMPLETA DELLE CURE INTENSIVE Per creare nuovi posti letto di cure intensive non è sufficiente semplicemente acquistare un ventilatore ed un monitor, ma è indispensabile una dotazione ben più complessa, in termini di risorse tecnologiche/letto e per struttura, oltre che umane e logistiche per garantire standard di sicurezza e qualità delle prestazioni. Sarebbe un errore imperdonabile dimenticarlo.
2 – PER UN ADEGUATO INCREMENTO DEI POSTI LETTO INTENSIVI È fondamentale prevedere che cosa accadrà al termine del periodo emergenziale e come saranno stabilizzati i nuovi posti letto di Terapia Intensiva. Si ritiene imprescindibile esprimere i criteri da adottare che possano portare ad un incremento dell’offerta “stabilizzata”: si considera che tale aumento possa essere ricompreso fra il 35 ed il 50% degli attuali.
3 – PER UN NUOVO APPROCCIO EMERGENZIALE. È urgente e necessario riconsiderare correttamente le dotazioni tecnologiche, la logistica e la riprogettazione delle aree di cure intensive per garantire standard appropriati e qualità assistenziale. Servono azioni sinergiche e modulabili, ma sempre preservando l’eccellenza italiana delle Terapie Intensive rispetto al panorama europeo e mondiale.
4 – PER GARANTIRE COMPETENZE SPECIALISTICHE DI TERAPIA INTENSIVA. Tutto il Paese ha toccato con mano la dedizione e la competenza con cui gli Anestesisti Rianimatori si sono spesi. Dimenticare la loro specificità nell’immediato futuro sembra fuori luogo e fuori contesto, oltre ad essere decisamente rischioso per le caratteristiche della popolazione italiana, che ha già scontato una inadeguata disponibilità di cure intensive, ma che nel futuro potrebbe pagare una riorganizzazione non oculata del Sistema Sanitario Nazionale.
5 – PER GOVERNARE LA NECESSITA’ DI SPECIALISTI CORRELATI AD UNA RISPOSTA DI CURE INTENSIVE ADEGUATA
Un aumento dei posti letto “stabilizzati e strutturati” di Terapia Intensiva necessita senza ombra di dubbio di Medici Specialisti di Anestesia Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore, oltre che di Infermieri di Area Critica che rappresentano anch’essi una professionalità preziosa e imprescindibile. Per garantire questo aumentato fabbisogno di specialisti, servono soluzioni semplici, immediatamente realizzabili, utilizzando strumenti di cui il Paese può già disporre ed a costi sostenibili per:
A. STABILIZZARE i posti letto di Terapia Intensiva utilizzando le tecnologie acquisite e già finanziate da Governo e Regioni – il già indicato aumento di 35%-50% rispetto all’attuale;
B. ATTIVARE le dotazioni organiche degli Specialisti in Anestesia Rianimazione Terapia Intensiva e del Dolore attraverso:
L’APPELLO di SIAARTI e AAROI-EMAC termina con l’immediata disponibilità dei due soggetti (che rappresentano la totalità degli Anestesisti Rianimatori del nostro Paese) a supportare le Istituzioni Centrali e Regionali in tutti i passi che potranno essere congiuntamente realizzati per gestire al meglio i 5 punti segnalati per superare l’attuale fase di emergenza. Questo percorso è giudicato essenziale da SIAARTI e AAROI-EMAC per entrare nel prossimo periodo storico del SSN con una visione realmente nuova, concretamente utile alla sanità nazionale ed ai cittadini, capace di assumere dall’attuale situazione di crisi quei dati e valori di gestione organizzativa ed assistenziale che il nostro Paese non può esimersi di imparare.

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Organizzarsi per la sicurezza sui posti di lavoro e per il migliorare il SSN!

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Per far fronte alla vera emergenza, contro il Coronavirus l’unica via è organizzarsi nelle aziende, negli ospedali e su tutto il territorio nazionale. Sono numerosi gli esempi di operai, lavoratori, organizzazioni popolari all’opera in queste settimane a mobilitarsi perché a pagare la crisi sanitaria, economica e politica in corso nel nostro paese non siano le masse popolari ma chi questa crisi ha generato, i padroni.L’emergenza sanitaria in corso nel nostro paese è, infatti, un effetto della crisi generale del sistema capitalista e della deriva in cui sta trascinando i servizi pubblici, i diritti a una vita dignitosa e un ruolo attivo nella società, patrimonio della prima ondata delle rivoluzioni proletarie che seppur non affermandosi in nessun paese imperialista hanno dato impulso anche in questi paesi a conquiste di civiltà e benessere.La pandemia in corso ha solo mostrato una volta di più il fianco scoperto della borghesia, la sua incapacità di dirigere la società se non con la devastazione, la concorrenza spietata e gli interessi individuali di ciascun gruppo di capitalisti al profitto anche se questo significa povertà, precarietà, morte. In queste settimane gli operai, i lavoratori e le masse popolari di ciò stanno facendo scuola, a un livello ancora superiore di quanto fatto finora e in vari modi si stanno muovendo per porvi un argine.Non bastano le minacce dei padroni di licenziare gli operatori sanitari che si rifiutano di lavorare a queste condizioni o che fanno partire denunce pubbliche e azioni di protesta, gli ospedali e le strutture sanitarie a macchia di leopardo in tutto il paese stanno diventando luogo in cui la sfiducia, la rabbia e l’insubordinazione verso la borghesia e i suoi rappresentanti politici trova forme di organizzazione.

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Finanziamento del SSN: indispensabile invertire la tendenza

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

“I dati dell’OCSE confermano quanto da tempo sostengono i professionisti della salute italiani: il nostro Servizio Sanitario, a quarant’anni dalla sua istituzione, sta subendo un grave sottofinanziamento” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli. “Complessivamente il nostro paese nel 2017 ha fatto registrare una spesa sanitaria inferiore alla media europea: l’8,9% del PIL contro il 9,6%. E va considerato che crescono costantemente da una parte la rinuncia alle cure e, dall’altra, la spesa privata, che nel periodo 2013-2017 è aumentata di poco meno del 10% toccando 37,3 miliardi. E’ evidente che se non si inverte quella che ormai da anni è una tendenza, il perimetro dell’assistenza sanitaria andrà riducendosi al punto da compromettere i principi di universalità ed equità dell’SSN. Già oggi, peraltro, v ediamo come l’accesso alle cure e la loro qualità presentino significative variazioni tra Regione e Regione e all’interno delle singole Regioni”. Il confronto con l’investimento in salute degli altri paesi europei con cui normalmente ci si confronta è ancora più preoccupante: Francia e Germania, per esempio, destinano a questo capitolo di spesa l’11,5 e l’11,3% del PIL. “Il rapporto “Health at a glance” ci ricorda anche la necessità di razionalizzare l’uso delle risorse, visto che per l’Italia si stima una quota di spesa inefficiente pari al 19%” prosegue Mandelli. “C’è ancora molto da fare quindi su questo fronte, per esempio potenziando le cure sul territorio, dove i farmacisti e le farmacie di comunità possono dare un contributo importante. Ma contemporaneamente non si può pensare di affrontare la sempre maggiore incidenza delle malattie cronich e e i costi dell’innovazione farmacologica e tecnologica con un investimento pubblico costantemente inferiore alle necessità. Finora il sistema ha retto ma occorrono correttivi urgenti”.

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“Nell’importante intervento chirurgico al Sant’Andrea tutte le contraddizioni del nostro SSN”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Ci riempie di orgoglio l’intervento chirurgico di ricostruzione facciale effettuato all’A.O. Sant’Andrea che vanta pochissimi precedenti al mondo, ma al tempo stesso non possiamo non denunciare le tante contraddizioni di questo servizio sanitario Nazionale. Nell’equipe del Prof. Fabio Santanelli di Pompeo, in qualità di vice, c’è un giovane e bravo chirurgo, Benedetto Longo, precario da anni che spera di superare questa condizione con un contratto a tempo indeterminato.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale UIL FPL Michelangelo Librandi. Sinceramente tutto questo è insopportabile ed inaccettabile. La UIL FPL – prosegue Librandi – da anni sta denunciando questo stato di cose e lo ha ribadito anche all’Evento svoltosi a Salerno in occasione del 40 anniversario dalla nascita del Servizio Sanitario. Chiediamo con forza al Governo di porre fine al precariato e di superare il vincolo di riduzione dell’1,4% della spesa per il personale degli enti del SSN rispetto al livello del 2004.Ricordiamo la riduzione di oltre 50.000 unità in sanità negli ultimi 8 anni; per i soli infermieri, ad esempio, parliamo di 5,4 unità ogni mille abitanti contro i 9 mila della media Ocse.Inoltre chiediamo un intervento nei confronti dell’ARAN che, ad oggi, deve ancora attivare la commissione paritetica per attuare pienamente il CCNL 2016-2018 Sanità, in materia di incarichi e valorizzazione del personale, per adeguare le classificazioni ferme da oltre 20 anni, oltre ad essere indispensabile lo stanziamento da parte del Governo di risorse necessarie per avviare il confronto per il rinnovo del contratto 2019 – 2021 oltre a rinnovare il CCNL della Dirigenza Medica, sanitaria e Veterinaria.Chiediamo maggiori investimenti in sanità, partendo dal potenziamento della rete territoriale, e confidiamo in un maggior sforzo per favorire e finanziare gli interventi formativi mirati e finalizzati alla crescita professionale e scientifica delle Professioni Sanitarie e del resto del personale. Sottovalutare la formazione sarebbe un errore imperdonabile, visto che a causa del blocco del turn over e ai turni massacranti, non è stato possibile formare molti lavoratori in nuove tecnologie, ad esempio in nuovi macchinari, che in molte situazioni ha provocato un importante allungamento dei tempi di attesa per esami diagnostici. Ed infine – conclude Librandi – ci auguriamo in un aumento del Fondo Sanitario Nazionale che prevede per l’anno in corso 110,1 miliardi e, tenendo conto di ulteriori riparti e fondi vincolati, raggiungono complessivamente la cifra di 113,4 miliardi, a nostro avviso ancora insufficienti, ricordando che il nostro livello di spesa in rapporto al Pil è inferiore a quello degli altri Paesi europei.

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Dagli amministratori della sanità italiana: le nuove sfide che dovrà affrontare il Ssn

Posted by fidest press agency su domenica, 28 gennaio 2018

chiostro comoComo. Migliorare la prevenzione delle malattie e l’efficienza delle strutture sanitarie, ridurre le disparità tra le prestazioni, definire una politica sanitaria nazionale integrata con le priorità industriali del Paese e semplificare la burocrazia. Queste sono le nuove sfide che dovrà affrontare il Servizio Sanitario Nazionale di fronte allo straordinario progresso tecnologico, alla crescita della domanda di prestazioni sanitarie dei cittadini (che vivono più a lungo rispetto al passato) alla gestione della cronicità (che in Italia interessa il 30 per cento della popolazione) fino ai vincoli e ai limiti delle risorse economiche che hanno un peso sempre maggiore nei processi decisionali.I due temi affrontati nel corso della prima giornata Winter School 2018 di giovedì 25 gennaio sono stati il futuro della sanità italiana e la sostenibilità e revisione del farmaco e dei dispositivi in Italia. Quale modello sanitario potrà rispondere al diritto alla salute dei cittadini? I massimi esperti della sanità presenti alla tavola rotonda di Como hanno cercato di rispondere al quesito proponendo modelli di sostenibilità che rispondono a concetti chiave,come semplificazione (a dispetto di una burocratizzazione del sistema salute nel suo complesso), centralismo versus federalismo e lavoro in rete tra Asl e all’interno delle stesse; un buon strumento possono essere i Dipartimenti interaziendali diffusi sul territorio. La ricomposizione, altra necessaria chiave di volta, è intesa come omogeneizzazione di gestione, programmazione ed integrazione dei servizi e dei professionisti che operano nel campo della cronicità al fine di ottenere una unica modalità di approccio nei confronti del paziente cronico. Risulta essere determinante nel processo di cambiamento anche la sinergia tra gli attori del sistema, nonché modelli organizzativi (che non dimentichino, però, il rapporto paziente-medico e paziente-infermiere), la richiesta di autonomia differenziata e la proposta di una sanità integrativa. Se la tecnologia è un potenziale driver di cambiamento (si pensi, ad esempio, alla prospettiva di sviluppo della robotica nella domiciliazione delle cure) e fattore di crescita, resterà fondamentale il ruolo del medico di famiglia e dei farmacisti sul fronte della cura sul ‘territorio’, della prevenzione e nell’educazione sanitaria.Altro tema di rilievo affrontato è stato quello della legge Gelli-Bianco: se ha ampliato l’ambito di tutela del diritto alla salute ricomprendendovi la sicurezza delle cure, le strutture sanitarie, socio-sanitarie e gli esercenti la professione, proprio per salvaguardare tale diritto, dovranno adottare risorse strutturali, tecnologiche ed organizzative adeguate, tra le quali deve ricomprendersi necessariamente anche il rispetto della normativa sulla privacy. Infine, considerando la necessità di delisting, la rimozione dal prontuario dei farmaci e dei dispositivi obsoleti, anche strumenti digitali innovativi all’interno della sanità hanno un ruolo strategico: servono non solo per portare l’innovazione nel servizio digitale al cittadino oppure la telemedicina, ma anche per raccogliere le informazioni e supportare i processi decisionali in campo farmaceutico e generale, come prescrivere e somministrare i farmaci in ospedale o impiegare protesi e dispositivi in tempo reale per il cittadino.

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