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Istat: tasso disoccupazione aprile stabile al 10,2%

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, il tasso di disoccupazione ad aprile rimane stabile al 10,2%.”Nessun miglioramento! Ma stabilità, in questo caso, significa che non si fanno passi avanti. Ci preoccupa, poi, il rialzo mensile della disoccupazione giovanile che si attesta al 31,4%, salendo in un solo mese di 0,8 punti percentuali, pur restando sotto ai picchi del 2014. Infine, gli occupati a termine salgono rispetto a marzo dello 0,4%, contro il +0,1% dei permanenti, ossia di quelli che avrebbero dovuto beneficiare delle modifiche legislative introdotte dal Governo Conte” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il problema è che le riforme del lavoro servono a poco fino a che la domanda ristagna. Il Governo deve rilanciare la capacità di spesa del ceto medio. Fino a che i consumi restano al palo, le imprese non vendono ed il tasso di disoccupazione resta ancora a livelli troppo alti” conclude Dona.

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Art. 18: spezzare la fiducia

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2012

Français : Le Palazaccio à Rome siège de la Co...

Français : Le Palazaccio à Rome siège de la Cour supreme de cassation italienne (Photo credit: Wikipedia)

Se il Pd avesse realmente a cuore non solo l’interesse primario dei lavoratori e maggiore rispetto per l’art. 1 della costituzione che sancisce il diritto al lavoro, dovrebbe uscire dalla maggioranza che sostiene questo infausto governo che non è fatto per risanare i conti dell’Italia ma per tutelare chi ha già e, semmai, di incrementarne le ricchezze come è stato fatto “alla chetichella” reintroducendo le spese di conto per i pensionati con rendite inferiori ai mille euro che sono stati costretti ad aprire un conto per percepire la pensione dopo che era stato promesso dallo stesso governo che ne sarebbero stati affrancati. Non solo. La dirigenza del Pd deve riconoscere che si è infilato in un gioco al massacro che con la scusa di salvare l’Italia dal default finanziario, ha aderito a far parte di una coalizione che è l’esatta fotocopia del precedente governo. Ora con l’art.18 che regolamenta le controversie sui licenziamenti si sta giocando una partita oltremodo pericolosa perché si sta minando il diritto dei lavoratori ad avere un impiego stabile.
E’ proprio di questi giorni la notizia che la Corte di Cassazione qualifica in maniera inequivocabile l’importanza dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nella forma in cui è in vigore attualmente. “Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza del 23 marzo 2012 rubricata al numero 4709 da parte della sezione Lavoro della Suprema Corte. I giudici di piazza Cavour nel respingere il ricorso di un azienda hanno, infatti, confermato la sentenza della Corte d’Appello di Venezia che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento del dipendente che aveva rifiutato di eseguire la prestazione a seguito di un trasferimento in altra sede che era constato in un’autentica dequalificazione ai suoi danni. L’azienda è stata così condannata alla reintegra del lavoratore che si era messo comunque a disposizione dell’impresa restando nella propria abitazione in attesa che la stessa procedesse a trovargli un posto adeguato rispetto alle mansioni che aveva espletato prima del trasferimento.
Secondo gli ermellini, sono due le ipotesi principali da considerarsi in caso di trasferimento e mutamento di mansioni. Ed infatti, se dopo il trasferimento intimato dall’azienda le mansioni del dipendente non cambiano radicalmente, allora il dipendente è tenuto a non rifiutare del tutto l’esecuzione della prestazione ma può limitarsi ad evitare di porre in essere quella parte di attività che ritiene non del tutto rispondente alla sua qualifica. Nel caso in cui, invece, la dequalificazione è totale perché il dipendente sarebbe costretto ad effettuare mansioni inferiori che con le incombenze precedenti hanno poco o nulla a che fare, allora lo stesso può rifiutarsi di eseguirle in attesa che il datore gli offra prestazioni adeguate alle precedenti. Nel caso in cui dovesse essere licenziato per tale motivo, tale recesso è da considerarsi illegittimo con la conseguenza, ovvia a norma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori della condanna alla reintegra e come nel caso di specie anche alle spese processuali. In base ad un orientamento costante, sostiene la Corte, infatti, che è da escludersi la configurabilità di una presunzione di legittimità dei provvedimenti aziendali che, in effetti, non devono per forza essere ottemperati in ogni caso fino al contrario accertamento in giudizio. Peraltro, rilevano i giudici del Palazzaccio che non conta che l’azienda abbia dedotto a sua discolpa l’esigenza organizzativa determinata dall’introduzione delle «nuove tecnologie». Nella circostanza giova alla difesa del lavoratore aver addotto che, dopo il licenziamento, lo stesso era stato sostituito, solo a distanza di ben diciotto mesi, da un altro dipendente assunto secondo un contratto part-time”. Questo e molte altre situazioni, sia pure diverse ma al tempo stesso conflittuali con il datore del lavoro, non saranno giuridicamente contestabili dopo la reintroduzione dei correttivi introdotti dal governo nell’art.18. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La vendita a domicilio batte la crisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2009

Il primo semestre delle imprese associate Avedisco (Associazione vendite dirette servizio consumatori) si è chiuso con un fatturato di 688 milioni di euro e ha fatto registrare una crescita dell’1,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dopo un primo trimestre sostanzialmente stabile (+0,4%), nel corso del secondo trimestre, Avedisco ha registrato una crescita del 3% portando il volume d’affari a superare i 688 milioni di euro. «Questi dati ci confermano che il nostro settore è sano e vitale -commenta Luca Pozzoli, presidente di Avedisco-. Nel pieno della crisi economica e occupazionale, le aziende associate Avedisco segnano una crescita decisa sia nel giro d’affari sia sotto il profilo degli addetti alla vendita». I settori più dinamici, sono stati quelli “alimentare/nutrizionale” e “cosmesi/accessori moda” che hanno segnato rispettivamente +5,8% e +4,4%, seguiti dai “beni di consumo casa” (+2,4%). Ha tenuto il comparto dei “beni durevoli casa” (+0,6%) che con una quota di mercato del 45,4% si conferma il settore più incisivo della vendita diretta a domicilio in Italia. In flessione il “tessile” (-4,2) e i “servizi” (-25,1%). In deciso aumento anche il numero degli incaricati alla vendita che hanno superato le 250mila unità: +17mila rispetto allo stesso periodo del 2008. «Se cresciamo e diamo possibilità occupazionali così marcate -continua Pozzoli- un motivo ci sarà. I consumatori si fidano sempre più di noi, delle nostre aziende, dei nostri incaricati e delle nostre professionalità. In un periodo così drammatico per l’economia e l’occupazione essere vicini alle persone e dare loro le giuste attenzioni assieme alla qualità di prodotti e servizi è la risposta migliore a tutte le domande».Secondo i dati Istat, infatti, le “vendite del commercio in sede fissa” hanno segnato, nel primo semestre dell’anno, una variazione negativa del 2%. Leggera flessione per la “grande distribuzione” (-0,1%), mentre i “negozi di vicinato” hanno subito un calo del 3,3. Le vendite dei prodotti alimentari sono diminuite dell’1,6% e quelle dei “prodotti non alimentari” del 2,2%.

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Affiancare al dollaro un paniere di monete

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

Il presidente Nicolas Sarkozy, parlando nei giorni scorsi di fronte agli ambasciatori francesi riuniti a Parigi, ha giocato una carta pesante sul tavolo della riforma della governance finanziaria e monetaria globale. Ha detto che “il mondo non può più basarsi su un’unica moneta”, cioè sul dollaro, ma deve cercare soluzioni alternative misurate alla nuova situazione creatasi da una parte dall’evolversi della crisi finanziaria e dall’altra dall’emergere di nuovi grandi attori economici e politici sulla scena mondiale. Fino a poco fa a parlare di un “paniere di monete”, come base di un nuovo sistema monetario internazionale e di nuovi accordi sulle riserve monetarie, erano stati soltanto i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Da ultimo, all’inizio di luglio, il presidente russo Dmitri Medvedev intervenendo a nome di tutti i presenti all’incontro dei capi di stato del BRIC riuniti a Ekaterinburg in Russia, aveva infatti ribadito che “l’economia non può funzionare se gli strumenti finanziari sono denominati in un’unica valuta.” In contemporanea con Sarkozy, negli ultimi giorni della campagna elettorale giapponese, anche il leader del Partito Democratico e neoeletto primo ministro, Yukio Hatoyama, ha dichiarato che “ovunque ci sono dubbi sulla permanenza del dollaro come moneta mondiale di riferimento”. Ammettendo che un processo alternativo sarà lungo almeno 10 anni, ha aggiunto che in ogni caso “l’unilateralismo potrebbe essere alla fine” e che Giappone, Corea del Sud, Taiwan e le nazioni dell’ASEAN del sudest asiatico stanno pensando ad una moneta unica. D’altra parte questa area, anche senza la Cina, conta già un quarto del Pil mondiale. L’entrata in campo di Parigi e di Tokyo a favore di un paniere di monete in alternativa al dollaro, come moneta unica del commercio, delle riserve, dei pagamenti e dei movimenti finanziari internazionali, cambia decisamente il peso e l’andamento della partita. Inoltre, in questi giorni il presidente francese visiterà il Brasile di Lula con cui ha un “partenariato strategico” e con cui ha firmato a luglio un “accordo per il cambiamento, con una visione comune sulla governance mondiale”. Le posizioni di Sarkozy mirano a riaffermare una vecchia idea di indipendenza, anche in campo economico, espressa in passato da De Gaulle. Jacques Rueff, il principale economista gaullista, nel 1971 aveva già sfidato la decisione americana di sganciare il dollaro dal valore delle riserve auree, denunciando questa mossa come l’inizio della grande speculazione e della globalizzazione finanziaria senza regole e senza controlli. In seguito, dalla fine degli anni ottanta, il premio Nobel francese per l’economia, Maurice Allais, una voce solitaria contro la perversione delle bolle finanziarie, aveva bollato il sistema finanziario internazionale basato sul dollaro come un “casinò mondiale”. E’ chiaro che da soli gli Stati Uniti e il dollaro non possono più essere il perno dell’economia come lo furono a Bretton Woods alla fine della seconda guerra mondiale. Hanno un debito totale (pubblico e privato) pari a circa il 200% del Pil, un deficit di bilancio vero di almeno duemila miliardi, un deficit commerciale cronico con il resto del mondo e tante bolle speculative gigantesche. La crisi è globale e richiede un impegno globale. Per quanto riguarda il sistema monetario internazionale occorrerà passare ad un paniere di monete, cosa assai impegnativa che richiederà la collaborazione di tutti. Ciò dovrebbe essere uno dei principali argomenti al G20 di Pittsburgh di fine settembre. Purtroppo, com’era prevedibile, l’opposizione alle riforme è grande. Da giorni la questione dei bonus bancari è stata trasformata in una cortina fumogena dentro la quale far scomparire le profonde e più fondamentali sfide sistemiche. Abbiamo più volte ribadito l’aspetto etico e morale riguardo ai bonus, ma ci sentiamo in dovere di avvisare che, visto il risvolto altamente emotivo e popolare della questione, sull’argomento si sta giocando una grande partita mediatica mirante a distogliere l’attenzione dalle questioni di fondo della governance, della nuova architettura economica e finanziaria globale. L’Europa dovrebbe comunque fare il primo passo unitario. E’ noto che la Germania, anche se un po’ in sordina per ovvie ragioni storiche, appoggia le spinte in avanti di Sarkozy. Francamente stupisce il silenzio del governo italiano. Eppure era stato proprio Giulio Tremonti nel suo libro del 2008 “La paura e la speranza” a prospettare la necessità di affiancare al dollaro altre monete per un sistema più stabile e lungimirante. Egli si chiedeva: “Se il dollaro è come un re che ha perso il trono, se non è più la (indiscussa) “moneta di riserva” del mondo, può ancora essere il dollaro quella “moneta di debito” su cui gli USA hanno impostato la loro vita?”. Speriamo che la voce di Tremonti, tuonante in Italia, non sia flebile a Pittsburgh! (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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Corciano Festival 2009

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2009

Corciano (PG), 9 agosto 2009 alle 22.15, (Piazza Coragino)  nella sezione “I Salotti L’Umbria del cuore “,il Principe Emanuele Filiberto Di Savoia sarà intervistato dai giornalisti Anna Lia Sabelli Fioretti e Riccardo Marioni. La sezione di Corciano Festival “Umbria del Cuore” offre, da 5 anni, un riconoscimento ad insigni personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno scelto l’Umbria come stabile residenza o come luogo ove rifugiarsi Oltre Emanuele Filiberto Di Savoia, protagonisti de “L’Umbria del cuore 2009” sono: il comico Dario Cassini – il Vicesindaco di San Francisco Angela Alioto – il giornalista Gerardo Greco, corrispondente Rai a New York – l’artista Gianni Dessi’, al quale è dedicata la mostra “Assieme” ospitata presso la Chiesa-Museo di San Francesco  – il regista teatrale Peter Stein e l’attrice Maddalena Crippa. C’è l’imbarazzo della scelta per le migliaia di persone che giungeranno nel centro storico di Corciano uno de “I Borghi più Belli d’Italia” con il ricco cartellone della 45a edizione del festival con mostre d’arte, musica, teatro, incontri, rendez-vous letterari, fotografia, presentazioni di libri, cinema, rievocazioni storiche in costume quattrocentesco e serate eno-gastronomiche.

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Il Dpef dimentica la famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2009

Il Dpef approvato dal Consiglio dei ministri è giustamente impegnato a salvaguardare i livelli di welfare, ma intanto continua a non fare nulla per rendere il sistema fiscale a misura di famiglia, e cancellare così meccanismi ormai universalmente riconosciuti come iniqui, in quanto penalizzano proprio le famiglie con figli. E questo nonostante le promesse della maggioranza di governo, nonostante il milione e duecentomila firme raccolte dalla petizione “Per un fisco a misura di famiglia” e nonostante le dichiarate intenzioni del federalismo fiscale. Insomma questo Dpef si preannuncia come l’ennesima occasione mancata per avviarsi, sia pure nella inevitabile gradualità, a colmare il gap che esiste tra l’Italia ed il resto d’Europa ma anche per rispondere alla crisi che rischia di travolgere la famiglia che rappresenta il primo — e forse unico — ammortizzatore sociale. Ci auguriamo che nel corso del dibattito parlamentare si colmi questa lacuna. Come contributo ai lavori di Camera  e Senato, il Forum propone che invece del “Bonus famiglia”, a carattere unico e destinato prevalentemente alle famiglie senza figli, si intervenga in modo strutturale introducendo il quoziente familiare – o sistema analogo – che consenta in pochi anni di raggiungere un regime fiscale stabile che tenga in effettivo e completo conto i carichi familiari e quindi la reale capacità contributiva delle famiglie.  L’impegno di spesa per il minore introito stimato è pari allo stanziamento 2009 per il Bonus famiglia, cioè di 2,4 miliardi di euro. Insomma la riforma proposta è sostanzialmente a costo zero per lo Stato ma consentirebbe di far uscire finalmente il sostegno alle famiglie dal regime assistenziale per riportarlo nell’ambito della giustizia fiscale. (fonte forum associazioni familiari)

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Premiato a Maremetraggio Mattia De Gasperis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2009

Trieste. Il giovane attore Mattia De Gasperis riceve il Premio Officine Artistiche per “Il primo giorno d’inverno” di Mirko Locatelli, in concorso nella sezione Ippocampo, riservata alle opere prime del Festival Maremetraggio di Trieste, Con questo premio Officine Artistiche offrirà a Mattia De Gasperis l’accesso diretto alla rosa dei dieci rappresentanti del Lab per l’anno 2010. Per entrare a fare parte di Officine Lab è solitamente necessario affrontare una dura selezione, rivolta unicamente ai giovani attori neo-diplomati delle più prestigiose scuole di recitazione italiane, come lo Stabile di Genova, il Piccolo Teatro di Milano, la Galante Garrone di Bologna, l’Accademia Silvio d’Amico di Roma, il Centro Sperimentale. Consegnano il premio Daniele Orazi (Officine Artistiche), Marina Rocco e Alba Rohrwacher. Alla giovane “scommessa” Mattia De Gasperis, viene data la possibilità di crearsi, attraverso Officine Lab, un buon curriculum artistico; le “scommesse” delle scorse edizioni di Maremetraggio infatti, Federico Costantini, Chiara Nicola, Flavio Parenti e Beatrice Orlandini, proseguono con successo la propria carriera cinematografica. Anche Giuseppe Cederna si assicura un Premio: Premio Fondazione Antonveneta al miglior attore a Giuseppe Cederna. La giuria, composta da Valentina Lodovini, Fausto Brizzi e Giannandrea Pecorelli, assegna il premio con la seguente motivazione: per la capacità di caratterizzare in “Aspettando il sole” un personaggio in tutte le sue sfumature nella tradizione del miglior cinema italiano e per la sua disponibilità a partecipare da sempre a film originali, rischiosi ed indipendenti come testimoniato dalla partecipazione in “Il primo giorno d’inverno”.

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