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Politica estera: avere i piedi in due staffe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

Apparentemente si tratta di una contraddizione, ma in concreto si tratta di una divisione dei poteri (argomento caro al cavaliere) che permettono al cavaliere di lucrare consensi contraddittori, come sta avvenendo Tra Italia e Israele, da una parte, e Italia-Libia dall’altra. Con Israele ci sono i potentati economici americani, le lobby delle armi, che hanno consentito che l’Italia diventasse la seconda nazione al mondo produttrice ed esportatrice di armi; potentati che giudicano il cavaliere poco più di un buffone, del quale, però potersi servire a piacimento. Con la Libia ci sono interessi personali in molti campi, tra cui le TV, con il coinvolgimento dell’Egitto di Mubarak e la Tunisia di Ben Alì; ma l’affare più consistente è rappresentato dalle triangolazioni nella fornitura di armi a paesi sottomessi all’embargo (qui la fa da padrone finmeccanica) Si avanza l’ipotesi di una partecipazione attiva di mezzi italiani per sostenere la repressione contro Gheddafi; ma nello stesso tempo ci ritroviamo vincolati militarmente  con un altro trattato con Israele.Il Senato italiano  ha  ratificato  il 2 febbraio 2004, l’accordo Italia-Israele sulla cooperazione nei settori militare e della difesa è arrivato alla Camera. Qui, il 16 marzo, ha ricevuto luce verde dalla commissione esteri. Le implicazioni in realtà sono ancora più gravi. E’ «un accordo generale quadro» comprendente interscambio di materiale di armamento, organizzazione delle forze armate, formazione e addestramento del personale militare, ricerca e sviluppo militare. Secondo fonti militari israeliane citate da Voice of America (22 novembre 2004), Italia e Israele hanno già concordato e finanziato «lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica altamente segreto». Poiché questo è un campo in cui Israele ha finora cooperato solo con gli Stati uniti, significa che l’accordo italo-israeliano è stato preventivamente approvato o preteso dalla Casa bianca (quella di Bush). Non è quindi solo un accordo tecnico: i ministri degli esteri e della difesa lo hanno definito «un preciso impegno politico assunto dal governo italiano in materia di cooperazione con lo stato d’Israele nel campo della difesa». Un accordo quinquennale, stipulato dal precedente governo Berlusconi, prorogabile automaticamente, ha impegnato anche i futuri governi a una precisa scelta di politica estera: quella di essere a fianco del governo israeliano qualunque cosa faccia. (Rosario Amico Roxas)

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