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Posts Tagged ‘staminali’

Generare cellule staminali dal DNA

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

La possibilità di generare cellule staminali dal DNA porta con sé grandi promesse terapeutiche, e la ricerca potrebbe rappresentare un passo chiave. In precedenza, erano stati generati embrioni umani tramite il DNA derivante da cellule embrionali, e non da cellule adulte. Nessun altro studio ha mai documentato la clonazione di una cellula umana adulta, e tanto meno la sua crescita allo stadio di blastocisti, stadio nel quale la cellula donatrice guida lo sviluppo embrionale e che genera le cellule da cui derivano le staminali. La sfida finale nell’SCNT terapeutica consiste nell’isolamento della cellula staminale nucleo-trasferita.
Una strada, tuttavia, assolutamente non praticabile è quella dei trapianti d’organi prelevati da animali o xeno-trapianti. Essi presentano grossi problemi di compatibilità immunologica e di rischio di trasmissione di malattie da virus. Sta di fatto che la clonazione, se ben mirata e soprattutto adottata per esclusivi aspetti terapeutici, può in misura notevole compensare i danni che talune malattie, ed anche malformazioni, possono provocare nei soggetti, non solo a rischio, ma per cause legate a circostanze contingenti e a cattive abitudini alimentari. La clonazione, ovviamente, s’intreccia con i trapianti d’organi. Questo accade ogni volta che si scopre il gene, causa di una malattia o di un’alterazione che può degenerare in una vera e propria infermità in tempi più o meno lunghi. È evidente che per talune affezioni gravi la terapia genica può arrecare notevoli benefici. Pensiamo all’Aids ma anche alla talassemia. In questo campo si può intervenire in posizioni che precedono addirittura la formazione embrionale. Penso all’eugenetica degli embrioni prima dell’impianto in utero. In tale ambito è possibile eliminare quelle parti che manifestano sicuramente la malattia a causa di un gene alterato. La rara malattia, ad esempio di Pompe (5-10 mila colpiti nel mondo ogni anno) è determinata dalla mancanza di un enzima fondamentale per scindere il glicogeno in glucosio, lo zucchero utilizzabile dalle cellule. (Riccardo Alfonso)

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COVID-19, cellule staminali fra i trattamenti più’ promettenti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Le terapie a base di cellule staminali si stanno facendo largo fra le possibili strategie per trattare il COVID-19. Il loro impiego sembra essere particolarmente efficace nei pazienti gravi, come dimostrato da uno studio condotto allo YouAn Hospital di Pechino recentemente pubblicato sulla rivista peer-reviewed Aging and Disease, e come emerso dalla recente conferenza stampa cui ha partecipato Sun Yanrong, vicedirettore del China National Center for Biotechnology Development del Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese.Bioscience Institute – azienda leader nell’isolamento, espansione e crioconservazione delle cellule staminali – aveva già dato notizia dei risultati dello studio condotto a Pechino sulla malattia associata all’infezione da nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) quando erano stati anticipati prima della recente pubblicazione. Ora i suoi autori confermano sulle pagine di Aging and Disease che «il trapianto in vena di MSC [cellule staminali mesenchimali, ndr] è risultato sicuro ed efficace nei pazienti con polmonite COVID-19, soprattutto nei pazienti in condizioni gravi critiche». E secondo Sun Yanrong, a Wuhan (la città più colpita dal coronavirus in Cina) i trattamenti a base di cellule staminali sono già stati utilizzati in oltre 200 casi.L’efficacia del trattamento con cellule staminali dipende dalla loro capacità di modulare l’attività del sistema immunitario. In particolare, come emerso dallo studio pubblicato su Aging and Disease, le MSC aiuterebbero a contrastare la cosiddetta tempesta di citochine, ossia l’attivazione incontrollata della risposta immunitaria che porta all’aumento di mediatori dell’infiammazione (le citochine).Durante una tempesta di citochine il sistema immunitario va in sovraccarico, esponendo tessuti e organi a danni spesso fatali. La sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS, Acute Respiratory Distress Syndrome) è un segnale comune di tempesta di citochine. Nei pazienti con COVID-19 corrisponde alla grave carenza di ossigeno che rende necessaria la ventilazione meccanica.
La tempesta di citochine sembra essere un buon bersaglio per il trattamento dei casi gravi di COVID-19. Anche altri farmaci, come l’ormai noto tocilizumab, agiscono su questo fenomeno. Proprio il tocilizumab è già stato approvato sia in Cina sia negli Stati Uniti nel trattamento di forme gravi di COVID-19; in Italia è utilizzato nell’ambito di studi clinici.Anche i trattamenti a base di cellule staminali hanno già varcato i confini della Cina. Pochi giorni prima della conferenza stampa cui ha partecipato Sun Yanrong, negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) ha aperto la strada all’uso compassionevole di infusioni in vena di MSC in pazienti con ARDS e prognosi infausta. «Sono molti gli studi clinici che hanno valutato, o valuteranno, le proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie delle MSC», sottolinea Giuseppe Mucci, CEO di Bioscience Institute. «Le citochine sono importanti mediatori del processo infiammatorio, e si ritiene che le cellule staminali mesenchimali regolino la loro produzione. In particolare, sembra che siano coinvolte nell’inibizione delle citochine proinfiammatorie e nell’attivazione di quelle antinfiammatorie. Il loro uso è sicuro, e studi in coorti di pazienti più ampie confermeranno i loro benefici».Bioscience Institute è pronta a contribuire a fornire questa conferma. «Stiamo lavorando a un protocollo per un trattamento a base di cellule staminali mesenchimali isolate ed espanse presso le nostre facility. Con la nostra pluriennale esperienza nel campo dell’isolamento, dell’espansione e della crioconservazione delle cellule staminali, i laboratori di Bioscience Institute sono fra i più avanzati al mondo».

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Svelato l’albero genealogico delle staminali del sangue

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Bastano poche settimane, a seguito di un trapianto di midollo, perché l’intero tessuto sanguigno, comprensivo di un sistema immunitario funzionante, si rigeneri. Comprendere come avviene questo processo permetterebbe di migliorare efficacia e sicurezza dei trapianti, con implicazioni per il trattamento di moltissime patologie diffuse, dai tumori alle malattie autoimmuni. Attraverso le analisi di follow-up dei primi bambini trattati con terapia genica per la sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS) – una malattia genetica rara del sistema immunitario – un gruppo di ricercatori dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), guidati dal professor Alessandro Aiuti, vice-direttore SR-Tiget, insieme a Luca Biasco, oggi all’Harvard Medical School di Boston, è riuscito per la prima volta a tracciare la storia di oltre 140.000 cellule trapiantate nei cinque anni successivi al trattamento. Lo studio, pubblicato oggi sulla prestigiosa Nature Medicine e possibile grazie al sostegno di Fondazione Telethon, svela il ruolo delle diverse famiglie di staminali sia nella fase – successiva al trapianto – di ricostruzione da zero del sistema ematopoietico che in quella stazionaria di mantenimento. I risultati della ricerca aprono nuove prospettive per tutto l’ambito ematologico, dimostrando ancora una volta che la ricerca per le malattie rare produce conoscenze e innovazioni preziose per la vita di molti. A dispetto della sua importanza clinica e scientifica, il processo attraverso il quale le cellule del sangue vengono continuamente rigenerate a partire dalle staminali del midollo è sempre stato difficile, se non impossibile, da studiare in vivo nell’uomo. L’avvio delle prime sperimentazioni cliniche di terapia genica per le immunodeficienze primitive ha però cambiato le cose. In questi approcci terapeutici – di cui l’SR-Tiget dell’Ospedale San Raffaele è un punto di riferimento a livello mondiale – le cellule staminali del midollo, che nei pazienti presentano un gene mutato (causa della malattia), vengono estratte e corrette, inserendo al loro interno una copia funzionante dello stesso gene. La modifica genetica avviene attraverso un virus svuotato del suo contenuto replicativo e usato come vettore per consegnare la terapia nelle cellule. Una volta corrette, queste ultime vengono infuse nuovamente nel paziente, dove per duplicazione e differenziazione riproducono tutte le altre cellule del tessuto sanguigno.
I ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue e midollo che nel corso di 5 anni sono stati prelevati dai pazienti trattati per WAS come parte del normale follow-up alla terapia, necessario per controllarne sicurezza ed efficacia. All’interno dei campioni hanno “contato” le cellule identificate da ciascun codice a barre e le hanno classificate per tipologia. Attraverso dei modelli matematici sono poi riusciti a ricostruire la loro posizione all’interno di un vero e proprio albero genealogico. Facendolo hanno scoperto che ci sono specifiche famiglie di cellule staminali che giocano ruoli diversi nella rigenerazione del sangue. Alcuni tipi di cellule sono fondamentali nei primi mesi successivi al trapianto, in cui il sistema ha bisogno di ricostruirsi da zero, e a grande velocità. Altri rimangono invece dormienti, per entrare in azione solo più avanti e dare il loro fondamentale contributo durante la fase cosiddetta stazionaria, quella di mantenimento del tessuto nelle normali condizioni di salute. “Uno dei risultati più sorprendenti dello studio – e che potrebbe avere ripercussioni dirette nel campo dei trapianti di midollo – è la capacità delle staminali specializzate nel produrre linfociti di mantenere la propria popolazione stabile in modo pressoché autonomo, senza cioè aver bisogno di essere costantemente ripopolati dalle cellule staminali di livello superiore, non ancora specializzate” spiega Serena Scala, giovane ricercatrice del SR-Tiget, tra i primi autori del lavoro.Il gruppo di ricerca ha lavorato grazie ai finanziamenti ricevuti da Fondazione Telethon, dal Ministero della Salute e della Commissione Europea.
La sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS) è una malattia genetica rara causata da una mutazione nel gene che codifica per la proteina WASp, una proteina espressa principalmente nelle cellule del sangue. Questa proteina svolge, tra gli altri, un ruolo chiave nella formazione del citoscheletro, “l’impalcatura” interna della cellula. Chi nasce con questa sindrome e possiede dunque una copia non funzionante della proteina, soffre di una grave immunodeficienza e di continue emorragie, dovute al numero insufficiente di piastrine nel sangue. Ad oggi sono stati trattati con la terapia genica sperimentale messa a punto al San Raffaele 16 pazienti affetti da WAS, 8 dei quali sono inclusi in uno studio clinico finalizzato alla registrazione della terapia sponsorizzato da Orchard Therapeutics. Di questi 8 pazienti, 6 sono quelli descritti in questa ricerca pubblicata su Nature Medicine. La terapia si sta dimostrando sicura ed efficace.

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Curare il diabete con le staminali: mito o realtà?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2016

diabete_21-300x224Basta la parola ‘cellule staminali’ per cominciare a sognare e a favoleggiare di cure futuribili. E Il diabete non sfugge a questa regola. Tra miti e realtà, la Società Italiana di Diabetologia (SID) fa il punto della situazione ad oggi, nel documento ‘Cellule staminali nella terapia del diabete’ che esamina tutti i filoni di ricerca in corso nel mondo. Da quelli a un passo dalla clinica, a quelli ancora proiettati nel futuro. Curare il diabete con le staminali è una possibilità di giorno in giorno più vicina. “Lo dimostra il fatto – ricorda il professor Lorenzo Piemonti, Diabetes Research Institute-IRCCS Ospedale San Raffaele e coordinatore del Gruppo di Studio ‘Medicina rigenerativa in ambito diabetologico’ della Società Italiana di Diabetologia (SID) – che nell’ottobre del 2014 è iniziata la prima sperimentazione nell’uomo per la terapia del diabete di tipo 1, utilizzando cellule produttrici di insulina, derivate da cellule staminali. E sono in fase di ‘traslazione’ nell’uomo almeno altri tre approcci simili”. E’ l’alba della traduzione in clinica e della finalizzazione a scopo terapeutico delle tante conoscenze accumulate negli ultimi decenni nel campo della biologia delle cellule staminali. “Come tutti i campi di frontiera – prosegue Piemonti – è più che corretto avere una grande fiducia per il futuro, ma è altrettanto necessario mantenere un sano realismo e un doveroso rigore scientifico. Va comunque sottolineato che la medicina rigenerativa con cellule staminali ha la potenzialità non solo di trattare, ma di guarire in modo definitivo il diabete.” Il trapianto di isole pancreatiche o di pancreas è in grado di correggere molto bene i valori di glicemia. Ma questo approccio è limitato dalla scarsa disponibilità di donatori e dalla necessità di utilizzare una terapia immunosoppressiva per evitare il rigetto. L’approccio con le cellule staminali potrebbe consentire di superare entrambi i problemi.
Le cellule staminali possono essere utilizzate per sostituire le cellule produttrici di insulina mancanti o malfunzionanti; di questo potrebbero beneficiare tutti i pazienti con diabete di tipo 1 e quelli con diabete secondario a gravi malattie pancreatiche in cui sia presente un deficit di secrezione dell’insulina. Ma le cellule staminali possono essere utilizzate anche per mantenere vive le cellule beta pancreatiche (quelle che producono insulina), proteggendole dall’attacco del sistema immunitario (alla base del diabete di tipo 1) o dal danno legato al ‘troppo lavoro’, nel diabete di tipo 2. Infine esiste la possibilità di utilizzare cellule staminali anche per trattare le complicanze del diabete e favorire la riparazione di organi come il cuore, il rene e l’occhio.
“Le cellule staminali – spiega Piemonti – sono cellule primitive non specializzate, dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo denominato differenziamento cellulare”. Dalla vita embrionaria, fino alla morte il nostro corpo contiene cellule staminali di diverso tipo e con diversa ‘potenza’, cioè capacità di differenziarsi in più tessuti. Le cellule più ‘potenti’ (totipotenti e pluripotenti) sono generalmente presenti solo in fase embrionale e fetale. Cellule a potenza ‘intermedia’ (multipotenti) o ‘limitata’ (unipotenti) sono presenti invece per tutta la vita. Questa regola però non è assoluta. Alcune cellule staminali, anche dopo la nascita, mostrano capacità differenziativa elevata. Inoltre è stato dimostrato che è possibile fare acquisire le caratteristiche delle staminali pluripotenti, anche a cellule non staminali prelevate dall’adulto. Questa scoperta (processo di riprogrammazione) è valso il premio Nobel nel 2012 a ShinyaYamanaka dell’Università di Kyoto e a John Gurdon dell’Università di Cambridge.“Per semplificare – spiega Piemonti – si può immaginare che la cellula sia come un computer. Mano a mano che matura e si differenzia, utilizza alcuni programmi e ne spegne altri. In questo modo acquisisce la sua ‘specializzazione’. La riprogrammazione permette di tornare ad avere a disposizione tutti i programmi originali e quindi di poter indirizzare nuovamente la cellula verso la direzione desiderata. Ad esempio nel caso del diabete, nella direzione delle cellule producenti l’insulina. Questo processo, che durante la vita embrio-fetale avviene in modo spontaneo e richiede mesi, può essere riprodotto in laboratorio in appena 2-3 settimane. In questo modo è quindi possibile partendo da una cellula della cute, ritornare ad uno stadio staminale e poi ridifferenziare quella cellula in una producente insulina.”
La SID ha costituito nell’ultimo anno un gruppo di studio, dedicato alla medicina rigenerativa in campo diabetologico. “Il primo obiettivo – spiega Piemonti – è di dare soprattutto informazioni sulle opportunità e limiti attuali della medicina rigenerativa in campo diabetologico. Il secondo è quello di creare una sinergia tra i gruppi con maggiore interesse e competenza in questo settore, per rendere sempre più competitivo a livello internazionale il nostro Paese”.“Negli ultimi anni ci sono stati troppi episodi in cui persone malate o loro familiari sono stati illusi sulla possibilità concreta ed immediata di ricorrere alla terapia con cellule staminali o presunte tali per varie patologie – afferma il prof. Bonora, presidente della Società Italiana di Diabetologia. Per questo abbiamo deciso di costituire un gruppo di lavoro formato da esperti che operano con assoluto rigore scientifico. A questi esperti, che stanno lavorando personalmente in questo campo in maniera per ora del tutto sperimentale, abbiamo chiesto di redigere un documento ufficiale che rifletta la posizione della nostra società e che ponga in evidenza la realtà, alimentando la fiducia ma evitando le mistificazioni. Sappiamo che in un futuro non lontano la terapia con cellule staminali sarà utilizzata con successo nel diabete ma dobbiamo essere corretti nell’affermare che questa terapia oggi non è disponibile”.

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Curare il diabete con i trapianti di isole pancreatiche o di staminali

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

cellula staminaleItalia prima della classe nel mondo per la ricerca sulla terapia cellulare del diabete, ma situazione kafkiana per gli aspetti amministrativi. Il DRG per i trapianti di isole esiste ma non viene rimborsato. E questo penalizza anche l’assegnazione di fondi di ricerca internazionali. Il punto della situazione dal Riccione, dal congresso Panorama Diabete della Società Italiana di Diabetologia, dagli aspetti amministrativi alle nuove frontiere della ricerca, con uno dei massimi esperti internazionali del settore, il professor Lorenzo Piemonti, Coordinatore del Gruppo di Studio della Società Italiana di Diabetologia (SID) ‘Medicina Rigenerativa in diabetologia’, membro del comitato scientifico della SID e Deputy Director del Diabetes Research Institute dell’IRCCS San Raffaele di Milano.‘Panorama Diabete’ è un congresso dedicato agli aspetti pratici della gestione del diabete, con un occhio di attenzione rivolto alle conoscenze ‘di frontiera’ come la medicina rigenerativa, dai trapianti di isole pancreatiche a quelli di staminali riservata a quelle forme di diabete difficilissime da controllare anche con le migliori terapie a disposizione. In questo settore la ricerca Italia fa scuola nel mondo. Ma non mancano i problemi sul fronte amministrativo. “Uno dei principali problemi del trapianto di isole – afferma Lorenzo Piemonti – è che c’è un’ampia eterogeneità nel riconoscimento da parte degli health care system. In Italia ad esempio il trapianto di isole non è proprio considerato; esiste un DRG ma senza corrispettivo economico. In altre parole non viene rimborsata né la procedura di isolamento, né quella di trapianto delle isole pancreatiche. Diversa invece la situazione in Inghilterra, Svizzera o Canada dove il trapianto di isole è riconosciuto e rimborsato; mentre in Francia e negli USA la procedura è in fase di approvazione (negli USA è in dirittura d’arrivo lo studio registrativo di fase 3 CIT07)”.
In Europa questa materia viene dibattuta separatamente nei vari Stati, che procedono dunque a diverse velocità. In Inghilterra il Ministero della Salute attraverso il National Insitute for Health and Care Excellence (NICE) si è già pronunciato in materia, la Francia lo sta dibattendo, in Italia non è ancora chiaro chi debba occuparsene, se lo Stato o le Regioni. “Tutto ciò dovrebbe essere motivo di riflessione – afferma Piemonti – pur essendo noi uno dei Paesi che in questo campo ha sviluppato e continua a sviluppare un’eccellenza scientifica e clinica (il San Raffaele è uno dei centri clinici con il più alto volume di trapiantati al mondo – quasi 200 pazienti trapiantati dal 1989), collocandoci tra il secondo e il terzo posto a livello mondiale come volume di trapianti e leader mondiali della ricerca, non abbiamo ancora la copertura economica per il DRG del trapianto di isole nella sua applicazione clnica. Questo tra l’altro ci penalizza anche molto nella competizione per l’assegnazione di fondi a livello internazionale. Se la Juvenile Diabetes Research Foundation (JDRF), una delle organizzazioni internazionali più importanti che finanzia i progetti di ricerca per il diabete di tipo 1, deve decidere se finanziare un progetto di ricerca sul trapianto di isole in Inghilterra o in Italia, sceglierà l’Inghilterra perché facendolo lì non dovrà supportare i costi della procedura, cosa che invece deve fare in Italia. Quindi a parità di capacità l’Italia risulta svantaggiata nelle competizioni internazionali rispetto a paesi come Inghilterra, Canada, Svizzera e presto anche Francia”.Ma quanto costa un trapianto di isole? “Il problema – spiega Piemonti – non è quanto costa, ma come si pone rispetto al trapianto di pancreas, del quale è un’alternativa, come sanciscono le linee guida della SID e di tutte le società che si occupano di terapia sostitutiva. Da un punto di vista del payer quindi il costo non potrà essere superiore a quello di un trapianto di pancreas che, a seconda delle Regioni, oscilla dai 14 ai 27 mila euro circa. L’indicazione al trapianto di isole o di pancreas è la stessa: il trattamento delle cosiddette ipoglicemie problematiche. Il trapianto di pancreas rispetto a quello di isole garantisce una maggior raggiungibilità dell’indipendenza dall’insulina nel tempo (essenzialmente perché vengono trasferite un maggior numero di isole nel trapianto di pancreas). Però il trapianto di pancreas ha lo svantaggio che, essendo una procedura chirurgica ‘maggiore’, è gravata da complicanze più importanti (mortalità e morbilità) rispetto al trapianto di isole (che si fa in anestesia locale). Quindi maggior efficacia per il trapianto di pancreas e migliore safety per quello di isole. “Stiamo vivendo un periodo molto interessante – afferma Piemonti – che necessita di una elaborazione nuova dal punto di vista culturale, scientifico, regolatorio e amministrativo. Da questo è nata all’interno della Società Italiana di Diabetologia la necessità di costituire anche un gruppo di studio di medicina rigenerativa in diabetologia, proprio perché la posta in gioco è alta e qualificherà nel futuro sia la diabetologia che, più in generale, la capacità del nostro sistema Paese di poter essere tra i primi a lavorare su questa tipologia di approccio che contiene, almeno potenzialmente, possibilità terapeutiche importanti per diversi campi della medicina: dalla neurologia alla cardiologia fino alla diabetologia. La sostituzione della funzione delle cellule beta, per le sue caratteristiche intrinseche, in termini clinici potrebbe essere quello che arriverà al successo prima degli altri”.

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La cura del diabete con le staminali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2013

A scheme of the generation of induced pluripot...

A scheme of the generation of induced pluripotent stern (iPS) cells. (1)Isolate and culture donor cells. (2)Transfect stern cell-associated genes into the cells by viral vectors. Red cells indicate the cells expressing the exogenous genes. (3)Harvest and culture the cells according to ES cell culture, using mitotically inactivated feeder cells (lightgray). (4)A small subset of the transfected cells become iPS cells and generate ES-like colonies. (Photo credit: Wikipedia)

L’idea di curare il diabete, sostituendo il pezzo difettoso, la funzione d’organo mancante, con un trapianto di pancreas o di isole pancreatiche, risale a diversi decenni fa. Ma gli ostacoli a questo tipo di terapia sono molti e riguardano principalmente la scarsità dei donatori e il sistema immunitario del ricevente che, se non tenuto a bada, finisce col distruggere le cellule trapiantate.Non è semplice trovare donatori e quindi bisogna trovare altri fonti di beta cellule. Un tentativo è quello di ‘fabbricarne’ di nuove. I metodi potenziali per ottenere questo risultato in vivo sono sostanzialmente due: sfruttare le cellule staminali/progenitrici normalmente presenti nel pancreas per farle rigenerare (metodo assai controverso) oppure realizzare una ‘trans-differenziazione’ di cellule diverse dalle beta-cellule (es. dei fibroblasti). I metodi ex vivo (cioè al di fuori del corpo del paziente) prevedono invece di espandere, cioè di far moltiplicare le cellule del donatore o di differenziare delle cellule staminali pluripotenti. “Grazie alle nuove tecnologie e agli avanzamenti della ricerca – afferma Shimon Efrat, del Dipartimento di genetica Umana dell’Università di Tel Aviv e uno dei massimi esperti mondiali in terapia con cellule staminali applicata al diabete – oggi siamo in grado di espandere in maniera importante le cellule beta pancreatiche prelevate da un donatore, al punto che dalle cellule estratte da un solo pancreas siamo in grado di produrne una quantità sufficiente per migliaia di potenziali riceventi. Ma le cose non sono così facili come potrebbe sembrare: un conto è infatti riuscire ad avere un grande numero di cellule, un altro è quello di mantenerne intatta la loro capacità di produrre insulina, che è quanto serve per trattare la persona con diabete. In teoria oggi è anche possibile ‘fabbricare’ cellule beta pancreatiche anche a partire da un fibroblasto o da cellule cutanee ma la via ancora altamente sperimentale. Per produrre un grande numero di cellule beta a partire da un piccolo gruppo di isole pancreatiche è necessario prima manipolarle per farle regredire ad uno stadio simile a quello embrionario, andando cioè ad ottenere le cosiddette ‘induced pluripotent stem cells’ (iPS); in questo stadio, è abbastanza facile fare espandere le cellule, cioè ottenerne un gran numero. Successivamente, mettendole a contatto con delle miscele di cosiddetti ‘fattori solubili’ è possibile far tornare adulte queste iPS, riportandole a “maturazione” cioè facendo riacquisire loro le caratteristiche di beta cellule adulte in grado di produrre insulina.Queste cellule ridifferenziate per ora sono state utilizzate solo in esperimenti sugli animali, ma i risultati sono molto promettenti. Nel topo ad esempio, sono in grado di correggere l’iperglicemia. Per quanto riguarda l’uomo, siamo ancora fermi agli esperimenti in vitro che tuttavia hanno dimostrato la possibilità di fare regredire ad uno stadio di ‘pluripotenza’ le beta cellule umane. In altre parole le iPS derivate dalle beta-cellule (BiPS) potrebbero un giorno rappresentare un’importantissima fonte di cellule staminali pluripotenti dalle quali ricavare cellule beta pancreatiche per trapianti. E nel frattempo, gli scienziati fanno pratica di ‘trans-differenziazione’, partendo da un fibroblasto per arrivare a cellule beta pancreatiche, per applicazioni che si avvicinano sempre più ad esperimenti di stretto interesse per la pratica clinica. Si è riusciti ad esempio, isolando fibroblasti da pazienti con diabete di tipo 2 a transdifferenziarli in cellule beta-pancreatiche con le caratteristiche del paziente con diabete di tipo 2. Queste cellule, coltivate in laboratorio possono essere utilizzate dall’industria farmaceutica per fare esperimenti con nuovi farmaci anti-diabetici su un modello ‘in vitro’, mai utilizzato prima assimilabile ad una persona con diabete ‘in provetta’. Uno scenario da fantascienza, molto più vicino di quanto si pensi. “Le ricerche presentate dal Prof. Efrat – commenta il professor Stefano Del Prato, Presidente della Società Italiana d Diabetologia – rappresentato un fronte avanzato della ricerca che apre nuove speranze per la cura del diabete. Certo, la strada è ancora lunga ma lo sforzo dell’intera comunità scientifica diabetologica, va seguita passo passo perché è solo dalla ricerca e dal suo sostegno che può venire a risposta che molte persone con diabete attendono”.

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Staminali cordonali all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2012

L’Antitrust e’ intervenuta per dare alcune dritte sulle informazioni che alcune societa’ che raccolgono il sangue cordonale per stoccarlo in banche estere. Si tratta delle staminali contenute nel cordone ombelicale, che la nostra legislazione vieta di usare in modo autologo (per se stessi) se non per patologie preesistenti al momento della raccolta, legislazione che consente invece la conservazione -sempre autologa- in banche estere oppure la conservazione in banche italiane ma in forma anonima e a disposizione di chiunque ne faccia richiesta. Una situazione che ha e sta favorendo il turismo sanitario verso l’estero, con l’aggiunta di pesanti tasse che ogni Regione fa pagare per autorizzare il trasferimento. Situazione che ha anche favorito la comparsa sul mercato di offerte anche un po’ dubbie, ma che ora, dopo l’intervento dell’Antitrust e le sue verifiche, ci fa sentire tutti un po’ piu’ tranquilli. Il problema che pero’ resta, grosso come un macigno, e’ perche’ ci si debba sottoporre a questo turismo (o rinunciarvi come avviene per la maggior parte dei cordoni che finiscono nella spazzatura). Il motivo sono i pruriti ideologici di parte dei nostri governanti, pruriti che pero’, per non fare a cazzotti con quello che avviene in tutti gli altri Paesi Ue e non solo, pare che siano soddisfatti dalla non-contaminazione del nostro territorio con questi residui sanguigni, e il loro trasferimento verso i “cattivi” stranieri. Non solo, ma il prurito che consente la conservazione autologa per patologie preesistenti la raccolta del cordone e ancora piu’ ipocrito e violento: mette il veto preventivo a qualunque innovazione e scoperta scientifica che -fatta dopo la propria raccolta- possa dare giovamento attraverso le staminali cordonali (la legge dice in pratica: che se la vedano gli stranieri….). Quanto ci costa tutto questo? Molto e troppo. In senso scientifico, medico, culturale ed economico. Scientifico. Chi si impegna in una ricerca del settore con simili normative a disposizione? Meglio andare all’estero! Medico. Le prime applicazioni con l’uso di staminali autologhe stanno avendo successo… ma bisogna andare all’estero e pagarsi il tutto.
Culturale. Nessuno obbliga nessuno. Ma la cultura di chi crede che il proprio giusto debba essere quello di tutta la comunita’ e’ fortemente radicata in chi ci governa piu’ che nel Paese, che sui temi cosiddetti etici ha sempre -quando gli e’ stato concesso di farlo- dato ragione alle libere scelte dell’individuo (aborto e divorzio, fanno scuola). Economico. Quanti soldi buttati via: da parte dei cittadini che pagano salassi per portare le staminali cordonali all’estero, da parte delle istituzioni (inclusa l’Antitrust) che devono vigilare per la corretta applicazione di leggi che son messe li’ solo per fare bella mostra di una ideologia minoritaria imposta alla maggioranza. E meno male che questo dovrebbe essere il Paese che sia avvia verso la semplificazione…. ci rendiamo conto che l’attuale Governo “tecnico” e’ bene che non si addentri nel presumibile pantano che monterebbero i contrari alla liberta’ di scelta di fronte ad una proposta liberalizzatoria, ma ci auguriamo che quanto accade in questi momenti possa servire da stimolo perche’ tutti coloro che sono sensibili alla questione riprendano in mano i remi che sembra siano stati in barca durante questi ultimi mesi: il banco di prova elettorale del prossimo anno sara’ bene che si misuri anche su questioni del genere. (fonte Aduc)

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“Una riserva di staminali per tutti”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2011

Bologna 23 maggio 2011 ore 19.00-20.15 Hotel Savoia Regency via Pilastro 2. Grazie alla crioconservazione del grasso corporeo un piccolo prelievo di tessuto adiposo oggi vuol dire mettere in banca una riserva di giovinezza e salute per il futuro Ne parleranno il Prof. Stefano Grossi ed il chirurgo plastico Alessandro Gennai all’incontro organizzato da Cryo-Save La possibilità di prelevare cellule staminali adulte dal tessuto adiposo con un prelievo semplice e indolore apre nuove frontiere nei campi della medicina rigenerativa ed estetica. «Queste cellule sono una vera e propria riserva di giovinezza, ma anche, e soprattutto, una riserva di salute, perché le cellule staminali mesenchimali offrono la prospettiva di curare, in futuro, numerose patologie» spiegaAlessandro Gennai, socio dell’European Academy of Facial Plastic Surgery (Eafps) e fra i primi chirurghi in Italia ad appoggiarsi a una “banca delle staminali” e che interverrà all’incontro formativo organizzato da Cryo-Save Italia sulla conservazione delle cellule staminali. Nella chirurgia plastica, la tecnica di utilizzo del grasso è ben nota: «Da tempo si può asportare il grasso nelle zone dove ce n’è in eccesso per poi iniettarlo dove serve volume, in un’ottica di rimodellamento del corpo. Ma, mentre un tempo era necessario eseguire prelievo e innesto del grasso nello stesso intervento, adesso il tessuto adiposo può essere conservato e riutilizzato nel momento più opportuno, per futuri lipofilling e per trattamenti antiaging periodici», anticipa Gennai.

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Ricerca biomedica

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

Pavia 27 gennaio alle ore 17 presso l’aula Volta dell’Università si terrà il secondo appuntamento dedicato alla ricerca biomedica e alle cellule staminali. La Commissione Nazionale per la Ricerca Sanitaria, presieduta dal Ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio, ha recentemente approvato la graduatoria dei progetti vincitori del Bando Giovani Ricercatori per l’anno 2008, riservato ai ricercatori di età inferiore ai 40 anni. Dopo un processo di analisi di 997 progetti da parte di revisori stranieri, sono stati finanziati 57 progetti. Tra questi un progetto sulle cellule staminali derivate da placenta umana presentato da un giovane ricercatore di Pavia, Massimiliano Gnecchi, del dipartimento di Scienze Ematologiche, Pneumologiche, Cardiovascolari Mediche e Chirurgiche – sezione di Cardiologia – dell’Università di Pavia e Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo.  L’intervento di Massimiliano Gnecchi, il 27 gennaio alle ore 17 presso l’aula Volta dell’Università, avrà per titolo “E pur si muove! Dialogo sopra la ricerca “giovane” in Italia.”. Il titolo originale del progetto finanziato è “Paracrine effects and cardiac regenerative potential of fetal mesenchymal stem cells derived from human placenta”. Il terzo incontro del ciclo “Ricerca a Pavia: Successi recenti” si terrà il 3 marzo e sarà dedicato alla missione archeologica in Cappadocia.

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Qualità delle staminali cordonali

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2010

L’esperienza di SSCB, la banca svizzera delle cellule staminali: tempi più brevi di trasporto e maggiore competenza nel prelievo al momento del parto contribuiscono a preservare un prezioso patrimonio Migliorano le procedure e migliora anche la qualità delle cellule staminali ottenute dal cordone ombelicale che vengono destinate alla crioconservazione. In quattro anni di esperienza, dal 2007 al 2010, SSCB -Swiss Stem Cell Bank la banca svizzera delle cellule staminali di Lugano-, ha incrementato la vitalità media dei campioni ricevuti dalle neo mamme passando dal 75 -valore ideale- all’83%, dato che si avvicina al 99% di vitalità registrato al momento del parto. Un incremento che preserva maggiormente il patrimonio che queste cellule contengono e la loro funzionalità; incremento dettato dalle tecniche utilizzate nella raccolta subito dopo il parto, ma soprattutto dalle migliorie apportate nelle fasi di trasporto e di lavorazione.
«Il tempo di trasporto, per esempio, è un fattore che si è rivelato determinante», spiega Gianni Soldati, direttore scientifico di SSCB. «Parliamo del tempo trascorso dal momento del prelievo del campione di sangue cordonale in sala parto fino all’arrivo nei nostri laboratori di Lugano. Siamo passati da una media di 46 ore nel 2007 alle 36 ore di oggi». Importante è stata anche l’introduzione del nuovo kit di trasporto: «L’utilizzo di nuovi e moderni materiali ha permesso di assicurare al campione raccolto una temperatura costante per tutto il tempo richiesto per il trasporto», continua Soldati.  È migliorata anche la qualità del prelievo in sala parto. «Un dato che valutiamo andando ad analizzare il volume medio raccolto e la contaminazione batterica dei campioni che arrivano nei nostri laboratori. Se il volume medio negli ultimi quattro anni non è cambiato in modo significativo, si attesta infatti sempre intorno ai 60 ml, sulla contaminazione batterica abbiamo assistito ad un notevole miglioramento. Dal 2007 al 2009, la contaminazione batterica si è ridotta di molto passando dal 3,7 allo 0,4% dei campioni», continua il direttore scientifico. «Questi sono parametri che ci permettono di valutare anche il lavoro che viene fatto dagli operatori durante la fase di prelievo. E di programmare nuovi corsi di formazione su come eseguire in modo corretto tutte le procedure richieste. I corsi di preparazione che finora abbiamo fornito agli operatori della sala parto si sono rivelati efficaci: il prelievo del campione di sangue cordonale, dal quale saranno estratte le preziose cellule staminali, è un momento molto importante affinché non venga compromesso fin dall’inizio quel patrimonio di cellule staminali che il cordone ombelicale contiene». Non certo ultimo, è migliorato anche il processo di lavorazione del campione in laboratorio attraverso procedure che vengono costantemente monitorate e valutate da enti certificatori esterni.
SSCB – Swiss Stem Cell Bank: Attiva dal 2005, SSCB è la prima struttura svizzera che ha proposto un servizio di conservazione privata delle cellule staminali interamente svolto sul territorio svizzero. È tra le prime sei criobanche in Europa e abbina l’attività di bancaggio con un’azione continua di ricerca scientifica nell’ambito delle cellule staminali. La struttura, che opera nel rispetto dei protocolli operativi di Swissmedic (l’ente federale svizzero di controllo sulla qualità e la sicurezza in ambito sanitario), ha adeguato il proprio sistema di qualità agli standard internazionali Netcord. La sede è a Lugano, nel Canton Ticino. Informazioni: 0800.122.788 http://www.stembank.ch

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Policlinico di Milano: biotecnologici biosimilari

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2010

All’Ospedale Maggiore di Milano le prime esperienze cliniche di farmaci biotecnologici biosimilari in ambito ematologico hanno evidenziato pari efficacia e sicurezza rispetto ai biotecnologici originatori. Questo è il risultato condiviso nel corso del Convegno de Il Sole 24Ore ‘Farmaci biotecnologici biosimilari: innovazione e sostenibilità’, sostenuto da Teva Italia. L’esperienza clinica ha previsto la somministrazione del fattore di crescita G-CSF filgrastim XM02 biosimilare e del filgrastim originatore, farmaci che aumentano la produzione di cellule progenitrici (staminali) del sangue. Tali cellule, una volta raccolte, vengono reinfuse nel paziente dopo la chemioterapia, al fine di rigenerare le cellule ematiche (trapianto autologo). Il biotecnologico biosimilare filgrastim XM02 ha dimostrato pari efficacia e sicurezza rispetto al farmaco originatore, sia per quanto riguarda i tempi di produzione (aferesi) che la quantità di cellule raccolte. Inoltre, il biotecnologico biosimilare filgrastim XM02 ha dimostrato pari efficacia e sicurezza nello stimolare la ripresa midollare nei pazienti che hanno subìto il trapianto autologo e nell’utilizzo nella terapia di supporto ambulatoriale alla chemioterapia.  I biotecnologici biosimilari sono farmaci simili ai biotecnologici originatori già in commercio, i cui brevetti sono scaduti, che consentono un risparmio medio di almeno il 30% rispetto agli originatori.
Secondo le recenti proiezioni1, che considerano una progressiva introduzione in diverse aree terapeutiche dei farmaci biotecnologici biosimilari nei prossimi 10 anni, il risparmio per il sistema sanitario italiano potrebbe progressivamente salire a 200 milioni di euro annui nel 2015 e raggiungere i 500 milioni di euro annui nel 2020. Complessivamente, le aziende sanitarie risparmierebbero il 3-4% sulla spesa complessiva per i farmaci”.
La sovrapponibilità  di qualità, sicurezza ed efficacia dei farmaci biotecnologici biosimilari con gli originatori è garantita da complesse procedure di immissione in commercio regolate, in Europa, a livello centrale dalla EMA (European Medicines Agency).

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Staminali cerebrali e malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

L’Ospedale di S. Giovanni Rotondo voluto da Padre Pio e inaugurato nel 1956, realtà di eccellenza nell’assistenza sanitaria del Paese, pubblica oggi il suo primo Bilancio di Missione.
La Casa è costruita su un’area di circa 100.000 mq e sono a disposizione dei pazienti circa 4.300 prestazioni diagnostiche e terapeutiche che si possono eseguire in pochissimi altri centri di eccellenza altamente specializzati. La struttura dispone anche di numerose banche biologiche, in particolare la banca cordonale. Il bilancio di esercizio del 2009 evidenzia, nell’ottica di una rendicontazione trasparente e chiara, come l’attività di assistenza volontaria alle tante situazioni delicate che si presentano all’Ospedale abbia richiesto negli anni uno sforzo organizzativo ed economico che è andato ben oltre la normale gestione ed ha comportato costi ben superiori rispetto alle risorse garantite dallo Stato, che sono stati coperti dalle tante donazioni dei devoti del Padre. Il progetto del nuovo Ospedale, presentato durante la conferenza, farà da ponte fra un passato denso di importanti significati, un presente composito e articolato e una prospettiva di forte sviluppo delle funzioni scientifiche, sanitarie e didattiche.
Per la prima volta dal 1991, anno del riconoscimento di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) per la tematica delle malattie genetiche ed eredo-familiari, Casa Sollievo della Sofferenza presenta la sua relazione dell’attività scientifica; il report si riferisce al biennio 2008-2009, ma idealmente rappresenta una sorta di fotografia dei venti anni appena trascorsi.  Una sfida aperta: la ricerca sulle cellule staminali cerebrali per la cura delle malattie neurodegenerative come Sla, Sclerosi Multipla, Alzheimer, Parkinson
Per le malattie neurodegenerative attualmente non esistono terapie risolutive. La ricerca sviluppata fino ad oggi dal professor Angelo Vescovi ha mostrato che il trapianto di cellule staminali cerebrali rappresenta una delle terapie potenzialmente efficaci contro queste malattie. Casa Sollievo della Sofferenza porta avanti questa ricerca in collaborazione con l’Associazione Neurothon, che nel 2006 ha creato la la “Bio-Banca Cell Factory” di Terni, dove vengono raccolte, coltivate ed espanse cellule staminali isolate dal Sistema Nervoso Centrale. A fine luglio 2010 la Banca ha ottenuto dall’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, la certificazione di GMP, Good Manufacturing Practices, riconoscimento necessario per avviare la produzione di cellule staminali neurali idonee e sicure per la successiva sperimentazione sull’uomo. Prossimo step sarà l’ottenimento dall’Istituto Superiore di Sanità dell’autorizzazione all’attuazione di un protocollo di sperimentazione clinica di Fase I per il trapianto di staminali cerebrali umane su pazienti colpiti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).

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Dalle staminali una nuova speranza per il cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 9 novembre 2010

SSCB, la Banca Svizzera delle Cellule Staminali, per la prima volta ha isolato dal tessuto pericardico staminali simili a quelle ottenute da tessuto adiposo. «Un passo in avanti per l’uso di queste cellule nei casi di infarto» Un passo avanti nella ricostruzione del tessuto cardiaco colpito da infarto. SCCB, la banca delle cellule staminali di Lugano, in collaborazione con l’Unità di Cardiochirurgia del Cardiocentro Ticino, è infatti riuscita ad isolare staminali mesenchimali del tessuto adiposo che si trova attorno al cuore arrivando ad individuare così cellule che esprimono i marcatori comunemente riconosciuti nelle cellule staminali mesenchimali presenti nella liposuzione aspirata. Una scoperta che potrebbe aprire una nuova frontiera nel campo dell’applicazione delle staminali ottenute dal grasso proprio sul cuore.  Benché il progetto debba essere ulteriormente approfondito e sviluppato, rappresenta un’importante passo in avanti per il mondo scientifico. «Innanzitutto, questa somiglianza delle staminali potrebbe aprire la frontiera della rigenerazione del tessuto pericardico. Inoltre, in secondo luogo, per questa rigenerazione potrebbero essere utilizzate cellule staminali la cui disponibilità è abbastanza ampia: parliamo di staminali mesenchimali che vengono ottenute dagli interventi di liposuzione». La conseguenza più immediata potrebbe riguardare proprio la «rigenerazione di cellule pericardiche in situazione di infarto», sottolinea Soldati. SSCB -all’interno della Cell Factory ovvero la “camera bianca” certificata a norma GMP (Good Manufacturing Practices), autorizzata da Swissmedic e avviata nell’Unità di Terapia Cellulare del Cardiocentro Ticino di Lugano- già da tempo sta sviluppando importanti progetti sull’utilizzo delle staminali ottenute dal grasso, soprattutto per quanto riguarda la capacità di rigenerazione dei tessuti.
SSCB – Swiss Stem Cell Bank: Attiva dal 2005, SSCB è la prima struttura svizzera che ha proposto un servizio di conservazione privata delle cellule staminali interamente svolto sul territorio svizzero. È tra le prime sei criobanche in Europa e abbina l’attività di bancaggio con un’azione continua di ricerca scientifica nell’ambito delle cellule staminali. La struttura, che opera nel rispetto dei protocolli operativi di Swissmedic (l’ente federale svizzero di controllo sulla qualità e la sicurezza in ambito sanitario), ha adeguato il proprio sistema di qualità agli standard internazionali Netcord. La sede è a Lugano, nel Canton Ticino. Informazioni: 0800.122.788 http://www.stembank.ch

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Diabete e staminali al Laser Florence 2010

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2010

Firenze, 5 novembre Villa Viviani. Saranno oltre 200 i ricercatori arrivati da ogni parte del mondo che si riuniranno a Villa Viviani per fare il punto sui progressi dell’impiego del laser in medicina in occasione del 14esimo congresso “Laser Florence”, organizzato dalla IALMS (International Academy Laser Medicine & Surgery). Cellule staminali, lesioni spinali, ma anche diabete e diagnosi dei tumori. Sono questi alcuni dei campi d’applicazione del laser in medicina e durante la due giorni verranno resi noti i risultati di alcune sperimentazioni in corso. In particolare verranno presentati i primi, sorprendenti, dati su una sperimentazione in corso in Italia su oltre 100 pazienti diabetici. Di più, verranno resi noti i dati sulla terapia laser delle cellule staminali, altro settore in cui il laser – che quest’anno compie 50 anni – sta dando risultati insperati. Ma i relatori del congresso presenteranno lavori sui temi più disparati: dalle applicazioni del laser in odontoiatria, agli impieghi nella riabilitazione, a quelli in chirurgia plastica, passando per gli studi in oncologia e per le innovazioni in chirurgia come quella che consente di eliminare definitivamente le emorroidi. I lavori si chiuderanno con la stesura di linee guida da parte dei principali esperti mondiali, e come ogni anno gli atti del convegno verranno pubblicati dall’American Institute of Physics.
La IALMS, fondata a Firenze nel 2000, ha sede a Firenze, in Borgo Pinti 57 ed è presieduta dal Professor Leonardo Longo, medico chirurgo specialista in endocrinologia e docente a contratto in Laser Chirurgia e Medicina delle Universita di Siena e San Marino, nonché “Visiting Researcher Professor” presso diverse università in tutto il mondo e autore di centinaia di articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali. Il Distretto Toscana del Kiwanis Club e il Lions Club Firenze Stibbert hanno messo a disposizione due borse di studio per le migliori relazioni che saranno pubblicate. Il Florence Convention Bureau ha sostenuto fattivamente questo importante convegno e le Poste Italiane hanno previsto un annullo filatelico per commemorare l’evento.
http://www.laserflorence.org

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La bioetica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Le questioni morali dal concepimento all’eutanasia Elena e Luca Nave  (Collana Tascabili F.to 13×19,5 – 128 pagg. € 6.50 ISBN 978-88-7273-677-7 –  € 6.50)  Un argomento di grande attualità, trattato con corretta imparzialità, una ricca disamina delle possibilità che ha l’uomo di intervenire sulla nascita, sulla morte, sulla salute dei suoi simili e non solo, alla luce dei problemi morali. Il testo spiega che cos’è la bioetica, quando è nata e perché; quali sono gli orientamenti, sia laici che cattolici, in materia di inizio e fine vita (aborto, procreazione assistita, eugenetica, staminali, testamento biologico, accanimento terapeutico, eutanasia), trapianti e clonazione; come si pone la bioetica in relazione alla natura e agli animali: quando la tecnologia può salvare il mondo.
Elena Nave collabora con la cattedra di Bioetica dell’Università degli Studi di Torino; è autrice, con Beppino Englaro, del libro Eluana. La libertà e la vita, ed è socia della Consulta di Bioetica Onlus.
Luca Nave, docente di Pratiche Filosofiche presso la Scuola Superiore di Counseling Filosofico, collabora con il Master in Bioetica ed Etica applicata dell’Università degli Studi di Torino. Direttore della Rivista Italiana di Counseling Filosofico, è autore di diverse pubblicazioni, tra cui per Xenia Tascabili: Il counseling. Entrambi vivono e lavorano a Torino. (bioetica)

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CA a cellule renali associati a mielomi multipli

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2010

Sono state rilevate prove di un’associazione fra carcinoma a cellule renali e mieloma multiplo che non può essere spiegata dalla semplice incidenza casuale. Sia gli oncologi che i nefrologi dovrebbero tenere presente questa associazione. Non sono comunque stati rilevati fattori comuni di ordine terapeutico, ambientale, genetico o immunomediato in grado di spiegarla pienamente. A seguito di una terapia attiva per un mieloma, se le lesioni renali non scompaiono, e soprattutto se è coinvolto il rene destro, andrebbe presa in considerazione l’ipotesi del tumore a cellule renali. Quando il mieloma è la neoplasia di presentazione, il tumore a cellule renali, se presente, si trova in uno stadio molto precoce, e pertanto l’esplorazione chirurgica è di importanza critica.

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Staminali, le nuove frontiere della ricerca

Posted by fidest press agency su sabato, 3 luglio 2010

Terapia cellulare, tecnologia e staminali facilmente reperibili: le novità presentate allo Stem Cell Meeting di Lugano, organizzato da SSCB e CardiocentroTicino Le cellule staminali sono una risorsa da sfruttare e rendere accessibile. Per questo la ricerca vuole portare a sfruttare al massimo le loro potenzialità, puntando sullo sviluppo di prodotti di terapia cellulare e sulla nuova tecnologia a supporto di questo sviluppo. Secondo quanto emerso dal secondo Stem Cell Meeting, organizzato nei giorni scorsi a Lugano dal CardiocentroTicino e da Swiss Stem Cell Bank SSCB -la banca svizzera delle cellule staminali-, il mondo della ricerca si sta orientando verso una semplificazione; una serie di passaggi che possano portare le stesse cellule a disposizione del maggior numero di persone possibile. «L’attenzione finale è sempre diretta verso il paziente», ricorda Gianni Soldati, direttore scientifico di SSCB e tra gli organizzatori del meeting internazionale.  Dalla due giorni di Lugano sono emersi due ambiti innovativi per la ricerca sulle staminali. «Innanzitutto lo sviluppo di prodotti di terapia cellulare -ricorda Soldati-. Ovvero lo studio delle cellule in funzione di una loro applicazione all’interno di una terapia. In secondo luogo, lo sviluppo della tecnologia associata alle cellule staminali; una tecnologia che può aiutare gli stessi prodotti di terapia cellulare. Parliamo di apparecchi che possano portare sul mercato questi prodotti».  Anche l’interesse dei ricercatori sta cambiando. «C’è uno spostamento degli studi dai tessuti che sono difficilmente accessibili, come il midollo osseo, ai tessuti che invece sono più facilmente reperibili, come il tessuto adiposo», continua Soldati. Il più comune “grasso” sta infatti assumendo una notevole importanza all’interno della ricerca scientifica e gli studi finora eseguiti hanno portato ad individuare la presenza di cellule staminali con caratteristiche significative. «Sono molti i protocolli in corso che, al momento, indicano l’applicazione autologa di queste staminali. Cioè, direttamente sul paziente dal quale le cellule sono state estratte». Questo ambito, già patrimonio di un intero settore di applicazione delle staminali da cordone ombelicale, in un futuro prossimo potrebbe trovare grande sviluppo. «Uno dei settori che potrebbe trovare impulso è quello del bancaggio: la conservazione a meno 196 gradi delle staminali da tessuto adiposo per un futuro utilizzo nella cura di alcune patologie, o meglio, nella ricostruzione dei tessuti -precisa Soldati-. SSCB, che è tra le criobanche leader in Europa nella conservazione delle staminali cordonali, ritiene infatti che questo possa essere un ambito interessante di sviluppo».
SSCB – Swiss Stem Cell Bank: Attiva dal 2005, SSCB è la prima struttura svizzera che ha proposto un servizio di conservazione privata delle cellule staminali interamente svolto sul territorio svizzero. È tra le prime sei criobanche in Europa e abbina l’attività di bancaggio con un’azione continua di ricerca scientifica nell’ambito delle cellule staminali. La struttura, che opera nel rispetto dei protocolli operativi di Swissmedic (l’ente federale svizzero di controllo sulla qualità e la sicurezza in ambito sanitario), ha adeguato il proprio sistema di qualità agli standard internazionali Netcord. La sede è a Lugano, nel Canton Ticino. Informazioni: 0800.122.788 http://www.stembank.ch

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Staminali: la ricerca si dà appuntamento a Lugano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

Lugano 22 e 23 giugno, in Svizzera, secondo “Lugano Stem Cell Meeting”, organizzato dal Cardiocentro Ticino in collaborazione con SSCB, la banca svizzera delle cellule staminali. Partecipazione gratuita per studenti e ricercatori Lugano si candida ad essere il punto di riferimento europeo nella ricerca sulle cellule staminali. Il Lugano Stem Cell Meeting in programma il 22 e 23 giugno al Cardiocentro Ticino (via Tesserete 48, Lugano) è infatti uno dei momenti principi di studio e confronto sulle staminali. Organizzato dal Cardiocentro Ticino in collaborazione con Swiss Stem Cell Bank -la banca svizzera delle cellule staminali-, con il patrocinio della città di Lugano, SUPSI – scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, Comunità di Lavoro Regio Insubrica e fondazione Istituto Insubrico di Ricerca per la Vita, il convegno è l’occasione per radunare alcuni tra i maggiori esperti d’Europa e Stati Uniti in una due giorni di confronto, studio e dibattito. http://www.cardiocentro.org.
SSCB – Swiss Stem Cell Bank: Attiva dal 2005, SSCB è la prima struttura svizzera che ha proposto un servizio di conservazione privata delle cellule staminali interamente svolto sul territorio svizzero. È tra le prime sei criobanche in Europa e abbina l’attività di bancaggio con un’azione continua di ricerca scientifica nell’ambito delle cellule staminali. La struttura, che opera nel rispetto dei protocolli operativi di Swissmedic (l’ente federale svizzero di controllo sulla qualità e la sicurezza in ambito sanitario), ha adeguato il proprio sistema di qualità agli standard internazionali Netcord. La sede è a Lugano, nel Canton Ticino. Informazioni: 0800.122.788 http://www.stembank.ch.

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Cellule staminali

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2010

Parma 9 giugno 2010, ore 17.00 Sala delle Feste di Palazzo Sanvitale Piazzale Jacopo Sanvitale Sede di Banca Monte Parma e Fondazione Monte di Parma incontro con Piero Anversa M.D. Professor of Harvard Medical School Chairman of Laboratory for Regenerative Medicine Brigham & Womanes Hospital – Boston (USA) che terrà una relazione sul tema: “Cellule staminali: strumento non chirurgico per riparare il cuore e le coronarie” (piero anversa)

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Convegno scientifico Fism

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2010

Roma, 26 maggio  ore 9.30 Istituto Superiore di Sanità – Aula Pocchiari Viale Regina Elena, 299“I risultati della ricerca verso un mondo libero dalla SM:  FISM e AISM insieme nel movimento internazional. Interverranno: Mario Alberto Battaglia – Presidente FISM, Roberta Amadeo – Presidente AISM, Antonella Moretti – Direttore operativo AISM I ricercatori membri del Comitato Scientifico FISM: •  Francesco Cucca – Dipartimento di Scienze Biomediche – Università degli Studi di Sassari •  Gianluigi Mancardi – Dipartimento di Neuroscienze, Oftalmologia e Genetica Università degli Studi di Genova •  Gianvito Martino  – Unità di Neuroimmunologia –DIBIT – Istituto Scientifico San Raffaele – Milano •  Marco Salvetti – Centro Neurologico e Terapie Sperimentali (CENTERS) – Università La Sapienza di Roma •  Antonio Uccelli – Dipartimento di Neurologia, Oftalmologia e Genetica Università degli Studi di Genova E’ prevista la presenza dalle 10 alle 10.30 del Ministro alla Salute Ferruccio Fazio. Sarà consegnato il Premio Rita Levi Montalcini a un giovane ricercatore che si è distinto nella ricerca scientifica sulla SM. La Lettura Magistrale del convegno sarà affidata al professor Lars Fugger dell’Università di Oxford, Inghilterra, e vincitore di prestigiosi premi internazionali, che dedicherà il suo intervento alla “riscoperta” di farmaci già in commercio come nuove terapie per il trattamento della sclerosi multipla.  Il Convegno sarà anche l’occasione per presentare il Bilancio Sociale AISM.
Il 26 maggio cade la Seconda Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, il World MS Day, promossa dalla Federazione Internazionale della Sclerosi Multipla insieme alle associazioni SM dei 48 Paesi aderenti, e celebrata in tutto il mondo.  L’obiettivo della Giornata è sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sclerosi multipla, garantire una migliore qualità di vita alle persone colpite da SM soprattutto ai giovani neo-diagnosticati e a continuare a sostenere la ricerca scientifica l’unica arma per sconfiggere la malattia.  L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla celebra la Giornata Mondiale con un Convegno Scientifico per il punto sulla ricerca scientifica in Italia e nel contesto internazionale. Alle Autorità presenti verranno presentate le attività di  AISM e della FISM sul ruolo scientifico e l’impatto sociale della malattia in Italia e nel mondo. Si rendiconteranno inoltre i risultati ottenuti dalle ricerche finanziate dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e concluse nel corso del 2009. Saranno coinvolti i ricercatori impegnati in Italia sui maggiori campi della ricerca scientifica: dalle cellule staminali, alla genetica ed all’eziopatogenesi

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