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Posts Tagged ‘statali’

Pa: Fp Cgil, salta pagamento elemento perequativo per Statali

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

Salta il pagamento dell’elemento perequativo in busta paga per i dipendenti dello Stato. A denunciarlo è la Funzione Pubblica Cgil Nazionale, in merito alla mancata erogazione per i dipendenti delle Funzioni Centrali dello Stato di quella misura introdotta nel passato rinnovo contrattuale per sterilizzare la perdita del diritto al bonus di 80 euro dovuta all’aumento previsto dal nuovo contratto.”È inaccettabile – sostiene la Fp Cgil -. Abbiamo appena verificato il mancato pagamento dell’elemento perequativo ai dipendenti dello Stato, benché il ministro Bongiorno avesse preso un impegno su questo punto. Non solo: la stessa legge di Bilancio ha previsto uno stanziamento specifico perché fosse garantito il pagamento, senza soluzione di continuità. Quanto accaduto è molto grave ed è per questo che rivendichiamo gli impegni, nonché le disposizioni stesse, presi dal ministro. Il pagamento deve avvenire subito e senza ulteriori passaggi”, conclude la Fp Cgil.

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Scuola E P.A.: Pensione anticipata, 70 mila docenti e Ata potrebbero lasciare a settembre con quota 100

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

“Lo so che dobbiamo fare anche quota 41 e ve lo prometto: abbiamo iniziato con quota 100 ma abbiamo 5 anni davanti”: così il vice-premier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha risposto a chi lamentava l’esclusione dal decreto sul pre-pensionamento con maxi-finestra predisposto dal governo e che, assieme al reddito di cittadinanza, giovedì dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri per l’approvazione normativa dopo quella finanziaria arrivata con la Legge di bilancio 2019 di fine dicembre. L’Esecutivo giallo-verde avrebbe anche introdotto una norma che permette al personale della scuola di accedere a quota 100 con la prossima finestra estiva: “per i lavoratori della scuola la data ultima per la presentazione della domanda, solo per il 2019, potrebbe essere il 28 febbraio”, scrive Orizzonte Scuola. Ciò “permetterebbe di non compromettere le normali operazioni di avvio dell’anno scolastico 2019/20, a partire dalla costituzione degli organici”. Infine, nella bozza in approvazione è indicato che “per il personale del comparto Scola ed AFAM si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449”. Ovvero “che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Certamente si apre una grande finestra per il personale della scuola, il più vecchio al mondo, ma la penalizzazione fino al 16% dell’assegno non rende merito a una categoria usurata dallo stress psico-fisico del lavoro svolto, tenuto in conto invece dal contesto europeo dove a 63 anni si va in pensione col massimo dei contributi. È possibile ricorrere con l’associazione europea Radamante per l’accertamento del credito del 2,69% per il Tfs negli anni 2011 e 2012 in favore dei dipendenti pubblici in pensione.

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Contratto Statali, per la Corte dei Conti è un’occasione sprecata: per Anief-Cisal è una sconfitta

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

La Corte dei Conti definisce il rinnovo ‘deludente’, in riferimento ad una retribuzione in grado di premiare il merito e incentivare produttività ed efficienza nel pubblico impiego: l’ipotesi all’esame, scrive la Corte, si rivela complessivamente tale, perché le risorse messe a disposizione risultano pressoché esclusivamente per corrispondere adeguamenti delle componenti fisse della retribuzione. Il CCNL prevede incrementi quasi esclusivamente tabellari lasciando poco spazio al merito, diversamente da quanto stabilito dal decreto n. 150/09. Si attende il parere ultimo della Corte riguardo al comparto Scuola, o meglio Istruzione e Ricerca, che, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, deve adesso passare al vaglio proprio della stessa.
Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): È vero che gli aumenti del 3,48% sono superiori al valore Ipca 2018, pari ad un incremento dell’1,90%, ma nello stesso tempo sono inferiori di ben quattro volte rispetto al costo della vita certificato nell’ultimo decennio, che è infatti salito di oltre 14 punti. Per questo, abbiamo definito vergognosa la firma del rinnovo contrattuale, poiché non si è volutamente sbloccata l’indennità di vacanza contrattuale che dovrebbe dare, proprio durante il periodo privo di rinnovo stipendiale, il 50% di aumento relativo al tasso Ipca richiamato. Per tutti questi motivi, Anief prosegue i ricorsi gratuiti, al fine di far attribuire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018.

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Spese per gli statali, pochi investimenti in sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

ministero-finanzeIl Tesoro ha calcolato il costo degli statali, il Coisp: “I dati dimostrano con chiarezza quanto poco si investa in sicurezza. Il valore economico riconosciuto al sacrificio dei Servitori dello Stato è a dir poco offensivo”. “I dati diffusi dal ministero dell’Economia con il rapporto relativo alle spese sostenute dai cittadini per i dipendenti statali sono di una chiarezza incontrovertibile: l’investimento sulla sicurezza è letteralmente esiguo, il valore economico attribuito al lavoro unico e non paragonabile a qualunque altro degli operatori della Polizia di Stato è a dir poco offensivo. Sono dati che rendono ancor più evidente quale misera elemosina il Governo abbia voluto riservare a migliaia di Servitori dello Stato che garantiscono la stessa esistenza della democrazia con un rinnovo del contratto, dopo otto anni di illegittimo blocco, che è solo un’offesa alla dignità e alla professionalità di donne e uomini in divisa”.
Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a seguito delle notizie di stampa che hanno riportato i dati calcolati dal Tesoro in merito al costo degli “statali”. La Ragioneria generale ha fatto i conti in base alla situazione nel 2016, puntando l’attenzione sul costo dei dipendenti pubblici, che complessivamente vale 2.197 euro a testa. Al primo posto c’è la scuola, che vale 654 euro per ogni cittadino, seguita dalla sanità con 515 euro, e dalle Regioni con 265 euro pro capite. A notevole distanza, secondo il rapporto diffuso dal ministero dell’Economia, la spesa per la Polizia di Stato, con i suoi 84,15 euro a testa, corrispondenti al 3,83% del totale.“Intanto – aggiunge Pianese – non si può prescindere dalla premessa fondamentale che le spese per la sicurezza non sono un costo ma un investimento a garanzia della libertà, della crescita, del buon funzionamento di tutti gli altri settori del Paese. Ma quel che preme di più rilevare è la differenza fra il poco riservato ai poliziotti italiani rispetto al tanto destinato a tutto il resto, nonostante il sistema sicurezza italiano sia uno dei pochi motivi di vanto per l’Italia nel panorama internazionale. Quello della Sicurezza, infatti, è anzitutto l’unico Comparto dotato di una ‘specificità’ che si traduce solo in moltissime e pesantissime pretese nei confronti dei suoi operatori che non godono, però, di pari riconoscimenti, garanzie, tutele; ma è un Comparto che, giorno dopo giorno, viene gravato da ulteriori, vitali e sempre maggiori responsabilità, dovendo fronteggiare emergenze che ci impongono di stare al passo con le vecchie e nuove minacce che aleggiano sulle vite dei cittadini e dello Stato. Tutto questo, purtroppo, senza alcun serio e concreto riconoscimento del nostro ruolo, del nostro operato, del nostro senso del dovere, del nostro sacrificio”.

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Contratto statali: per i militari la proposta del Governo è insufficiente e irrispettosa

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

Marianna_MadiaLa proposta unilaterale del Governo di destinare 85€ lordi medi mensili a tutto il pubblico impiego, compreso il personale militare del Comparto Difesa, risulta insufficiente e non rispettosa del gravoso ruolo oggi svolto da questa compagine.Il personale del Comparto Difesa attende il rinnovo del contratto dal 2010 e in questi 7 lunghi anni molte cose sono cambiate per il sistema Difesa e per la sicurezza del Paese. I militari delle FF.AA., infatti, sono sempre più impiegati in attività specifiche che esulano dal tradizionale campo di intervento. Mentre per tutto il pubblico impiego, il blocco economico ha rappresentato la stagnazione nella retribuzione di provenienza, per il personale delle FFAA, ha significato un fermo retributivo capace di minare la motivazione e lo spirito di sacrificio che questo tipo di attività richiede.L’atipicità delle attività svolte dal personale militare debbono essere quindi sostanziate anche attraverso questo contratto, il primo utile dopo l’emanazione della norma sulla specificità.Il Cocer, in una propria delibera approvata all’unanimità il 7 novembre, ha chiesto che le risorse allocate dovranno essere corrisposte in misura omogenea su un emolumento avente carattere fisso e continuativo rappresentativo delle diverse specificità del personale del Comparto Difesa anche mediante una fiscalità di vantaggio che permetterebbe al Governo di garantire più retribuzione con le stesse risorse allocate. Per dare quindi pieno valore all’impegno già assunto, è essenziale un ulteriore sforzo del Governo per trovare risorse capaci di garantire un intervento strutturale che sancisca definitivamente il riconoscimento della specificità del Comparto a giustificazione di un impiego diverso e continuo prodomo al raggiungimento degli obbietti che i Vertici Militari promettono e garantiscono al Paese.Lo dichiara Alfio Messina, Delegato Cocer Comparto Difesa. (foto: Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione)

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Riforma statali, c’è poco da ridere: stanziate un quarto delle risorse utili

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 Mag 2017

Palazzo chigi1Il via libera del Governo prevede una serie di novità, tra cui assunzioni ‘extra’ per i precari, un codice dei licenziamenti, la creazione del polo unico Inps per le visite fiscali e il riordino della valutazione sempre legato al piano delle performance. Secondo la Ministra della PA, Marianna Madia, grazie al sì alla riforma ora ‘abbiamo le carte in regola’, dal punto di vista normativo, per lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego, perché ‘la legislazione ereditata non ci consentiva’ di muoverci.Replica del sindacato: non bastano i 2,8 miliardi di euro in arrivo, attraverso il Def 2017, in buona parte destinati ai rinnovi 2016-2018 del contratto della Pubblica Amministrazione, sommati agli oneri previsti, sempre nel Def, per il prossimo rinnovo (2,3 miliardi di euro per il 2019 e 4,6 per il 2020). La riforma, inoltre, non risolve il problema endemico dell’alto tasso di personale non di ruolo, perché continua a ignorare le indicazioni UE.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se consideriamo un reddito medio di 1.500 euro, occorrono 120 euro netti per allineare l’indennità di vacanza contrattuale al 50 per cento dell’aumento dell’inflazione certificata tra il 2008 e il 2015. A cui ne vanno aggiunti altrettanti all’atto della firma del contratto, da considerate come vero e proprio aumento. Altro che 85 lordi medi. Così come non possono essere nemmeno le 12 mensilità massime di risarcimento a sanare uno stato di palese illegittimità rispetto agli altri Stati membri per le mancate assunzioni a tempo indeterminato. Su questa irregolarità, il sindacato ha interpellato gli organismi internazionali, attraverso più canali, ricordando in tutti i casi che la norma sulla stabilizzazione successiva ai 36 mesi di servizio va rispettata.Ecco perché Anief ha deciso di ricorrere per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale nello stipendio, sia per i dipendenti della Scuola che per i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

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Cassazione: non si applica legge Fornero per gli statali

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2016

forneroSi alla reintegra degli statali licenziati ai quali non si applica l’articolo 18 come riformato dalla legge Fornero. Lo stabilisce la Cassazione con la sentenza 11868/16, pubblicata il 9 giugno dalla sezione lavoro. Per i provvedimenti espulsivi successivi alla legge 92/2012 a carico dipendenti di enti e ministeri vale dunque la vecchia formulazione della norma di cui allo statuto dei lavoratori. Pertanto deve escludersi la tutela soltanto risarcitoria, e non anche reintegratoria, prevista in ipotesi di giusta causa o giustificato motivo. La Suprema corte, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, esclude che il nuovo regime delle tutele in caso di licenziamento illegittimo possa essere applicato anche ai rapporti di lavoro disciplinati dall’articolo 2 del decreto legislativo 165/01. E invero la pronuncia di legittimità che ha affermato il contrario, la 24157/15, ha comunque ritenuto di salvaguardare la specialità della normativa del procedimento disciplinare dettata per l’impiego pubblico riconducendo al primo e al secondo comma dell’articolo 18 modificato la violazione delle regole procedimentali in quanto causa di nullità del licenziamento. Il punto è, osserva oggi il collegio, che la legge Fornero tiene conto soltanto delle esigenze dell’impresa privata. Decisivo in proposito è il rinvio a un successivo intervento normativo contenuto nel comma 8 dell’articolo 1 della legge 92/2012: un rimando non diverso da quello ex articolo 86, comma 8, del decreto legislativo 276/03 che incaricava all’epoca il ministero della Funzione pubblica di armonizzare la disciplina del pubblico impiego con la nuova normativa applicabile solo alle aziende private. E dunque fino a quando l’intervento normativo di armonizzazione non interverrà ai dipendenti pubblici non si applicano le modifiche apportate dalla riforma Fornero e la tutela da riconoscere ai lavoratori di enti e ministeri in caso di licenziamento resta quella assicurata dalla previgente formulazione della norma. Non c’è dubbio, osservano i giudici di legittimità, che la Fornero sia pensata per il settore privato perché introduce una correlazione inscindibile fra flessibilità in uscita e in entrata: allarga le maglie della prima ma riduce l’uso improprio dei contratti diversi dal rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. E le sanzioni modulate dalla legge 92/2012 non si prestano a essere estese al pubblico impiego privatizzato per il quale il decreto legislativo 150/09 ha dettato una disciplina inderogabile secondo cui a determinati illeciti tipizzati deve seguire la sanzione del licenziamento. La novella risulta incompatibile con il mondo delle amministrazioni pubbliche specialmente per l’ipotesi del licenziamento intimato senza l’osservanza delle garanzie procedimentali: gli articoli 55 e 55 bis del decreto legislativo 165/01 sottraggono il procedimento alla contrattazione collettiva, dettano tempi e modi e ne affermano il carattere inderogabile. Senza dimenticare che la risoluzione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego è caratterizzato da garanzie dettate anche a protezione di interessi collettivi oltre che del soggetto da rimuovere. Ma la questione potrebbe arrivare presto alle Sezioni unite civili. Per il pubblico impiego le garanzie sarebbero quindi intatte, con la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa. Un trattamento diverso rispetto ai lavoratori privati. (by Giovanni D’AGATA)

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