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Posts Tagged ‘stati uniti europa’

Stati Uniti d’Europa: Un mezzo bicchiere da riempire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Bicchiere mezzo pieno da rendere pieno. Dopo le elezioni europee, questo sarà il compito che attende il Parlamento, la Commissione e il Consiglio europeo. Al di là delle singole articolazioni, i partiti europeisti hanno vinto. Popolari, socialisti, liberali e verdi rappresentano oltre 500 dei 751 parlamentari europei. La percentuale degli europeisti aumenterà ulteriormente, perché gli eletti del Brexit Party dovranno abbandonare i seggi parlamentari dopo uscita del Regno Unito dalla Ue, prevista ad ottobre.Dal 1957, data della istituzione della Comunità Economica Europea, ai giorni nostri, la povertà è diminuita dal 47% al 14%, la ricchezza delle famiglie è aumentata di 4 volte e il 50% delle risorse è speso nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni.
Ci sono, ovviamente, disuguaglianze da colmare ma, ricordiamo, che l’Europa è l’area più benestante del Mondo.Nei prossimi 5 anni l’Ue dovrà lavorare per riempire il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto che dir si voglia, per proseguire verso quel progetto di Stati Uniti d’Europa che auspichiamo, vale a dire: l’unione bancaria per garantire i risparmiatori, l’unione fiscale per eliminare le disparità di trattamento alle imprese, il riequilibrio del debito complessivo, una politica estera comune che si confronti con le altre potenze mondiali, USA, Cina e Russia e che affronti il problema dei flussi migratori, un bilancio comune per la difesa e la valorizzazione ambientale.Un grande lavoro per una grande Europa! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti d’Europa. Necessari? La sfida tecnologica: il mercato interno e quello esterno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

La “sfida” sulla tecnologia 5G sta per diventare una sorta di cartina al tornasole sulla quale si misurerà la capacità di chi nel mondo potrà essere, nel futuro che è già qui, il leader del Pianeta. Solo comunicazioni a banda larga? Un “solo” che mai come in questa occasione può significare “tutto”, visto che l’ambito della comunicazione a banda larga è quella su cui si muove tutto il mondo, dal privato al pubblico, dall’imprenditoria al consumo.
Cosa sta succedendo? L’ascesa folgorante del gruppo cinese Huawei, uno dei maggiori attori del 5G, si sta manifestando come affermazione di una potenza tecnologica in grado di competere con gli Stati Uniti. Una legge cinese del 2017 obbliga cittadini e imprese a collaborare con i servizi di intelligence e alla segretezza su questo… quanto potranno stare sereni i 170 Paesi clienti di Huawei rispetto ai loro dati che transiteranno sulle fibre di questo operatore? Certo, Huawei si è sempre difesa dalle accuse di essere una sorta di braccio armato dello Stato cinese. Ma quanto ci si può fare affidamento, anche in considerazione dell’attacco che gli Usa hanno fatto a questa azienda arrestando il direttore finanziario, Meng Wanzhou, che è anche figlia del fondatore del gruppo, un ex-ingegnere dell’esercito cinese… mentre altri collaboratori sono stati accusati di spionaggio?
In questo contesto le aziende europee – come spesso accade in tutti i settori – si muovono in ordine sparso. Aziende fino a poco tempo fa leader del mercato (Nokia o Ericsson) stanno perdendo quote di mercato. E mentre alcune fanno sapere che non stringeranno accordi con Huawei (la francese Orange, per esempio), altre lo hanno già fatto.
E’ di questi giorni una nota di Deutsche Telecom che valuta la mancanza di accordi con il gruppo cinese la causa del ritardo di due anni per l’arrivo del 5G in Europa, con un bagno di miliardi per i vari operatori. Nel frattempo Donald Trump non è escluso che arrivi a stabilire accordi coi cinesi, in materia e non solo, per ridurre il proprio deficit commerciale.
L’Unione Europea, quindi, si trova (perché già oggi lo è) e si ritroverà schiacciata da questa battaglia diplomatica e tecnologica. I 27 Paesi non hanno niente da dire e da fare che non subire questa dipendenza tecnologica e impotenza politica? Non sono in grado di redigere una politica innovativa in merito, con anche la creazione di meccanismi di difesa da questa dipendenza? Allo stato dei fatti sembra proprio di no. Il dibattito in corso per il rinnovo del Parlamento europeo a maggio prossimo sembra che non ponga attenzione più di tanto a questi problemi, essendo per il momento piegato solo a guardare il proprio ombelico (sovranismo sì, sovranismo no). E pensare che proprio questa sfida sul 5G potrebbe essere occasione per una presenza dell’Europa tecnologica, economica e politica sullo scenario mondiale. A partire dal fatto che il mercato interno dell’Ue è oggi di 500 milioni di persone, a fronte di quello Usa che è di 325 milioni. E poi ci sarebbe il mercato
esterno che, anche se di difficile competizione con quello Usa, non si può escludere una forte e sana competizione. Assetti industriali che non possono non derivare da quelli istituzionali. Ma interessa a qualcuno o solo ai sognatori del Manifesto di Ventotene? (By Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Nasce “Stati Uniti d’Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

E’ un progetto politico promosso dal Partito Socialista e dalla Lista Marco Pannella e aperto a associazioni e movimenti democratici ed alle esperienze civiche. Il riferimento sarà la Rosa nel Pugno che ha caratterizzato le lotte civili e sociali liberali, socialiste, radicali negli scorsi decenni. Al centro dell’iniziativa il rilancio del progetto dell’Europa federalista, unica alternativa sia all’Unione Europea intergovernativa che all’Unione Europa dei nazionalismi politici e dei protezionismi economici.
Il nazionalismo e il protezionismo furono all’origine della prima guerra mondiale e poi dell’affermazione in 16 degli attuali 27 paesi europei di governi totalitari nazifascisti, mentre la Russia sperimentava il regime totalitario comunista.Durante la lunga notte del totalitarismo, alcuni confinati a Ventotene, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, ed Eugenio Colorni dalla clandestinità, scrissero il Manifesto di Ventotene per gli Stati Uniti d’Europa. Senza dimenticare l’impegno, tra i tanti, di Luigi Einaudi, Ignazio Silone, Saragat, Nenni, Pertini e Craxi.La prima liberazione dai regimi nazifascisti europei vide personaggi come Churchill auspicare gli Stati Uniti d’Europa. Ma fu Alcide De Gasperi che, da Primo Ministro, tentò di creare l’esercito europeo, primo nucleo verso la federazione europea, e alla sua morte fu Pietro Nenni che ne proseguì l’iniziativa mentre Altiero Spinelli si prodigava nell’impegno federalista, prima collaborando con De Gasperi e Nenni, poi da commissario europeo, in seguito da deputato europeo. Lotta proseguita infine da Marco Pannella. È un grave pericolo ripercorrere la via sovranista, nazionalista e protezionista: sappiamo già come è andata a finire. Oggi è necessario prevenirla con la creazione degli stati Uniti d’Europa.La risposta non è quella di armarci ma di disarmarli. Per questo abbiamo deciso intanto di unire le nostre forze perché La Rosa nel Pugno sia di nuovo antesignana degli ‘Stati uniti d’Europa’, rilanci i progetti dei padri fondatori, troppo presto abbandonati, si schieri contro l’Internazionale nera, coinvolga liberali, socialisti, radicali, popolari per costruire una nuova Europa.

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Stati Uniti d’Europa. Due mondi a confronto: Salvini e Veil

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Oggi ci sono stati due mondi a confronto nell’Europa. La deposizione del corpo di Simone Veil al Panthéon di Parigi e la manifestazione di Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, a Pontida, nel nord della penisola italiana.
Entrambi i personaggi, in questi giorni, sono al centro dell’informazione a livello europeo.
Simone Veil, giusto un anno fa moriva, ed oggi i francesi hanno deciso, dopo che è stata esposta insieme al marito Antoine il 29 e 30 giugno al Memorial della Shoah, di farla diventare la quinta donna presente nel Panthéon. Artefice della legge sul diritto di aborto in Francia (quando in Italia chi abortiva commetteva un reato contro la stirpe), è stata anche la prima presidente del Parlamento Europeo. E come ascoltavo nella cronaca della cerimonia alla tv France24, mentre il corteo con i feretri entrava nel Panthéon al suono dell’inno alla gioia di Ludwig Van Beethoven, colei che, anche grazie al n.78651 tatuato sul braccio perché rinchiusa da ebrea nel campo di concentramento di Auschwitz, “ha consentito ai giovani che sono qui a ricordarla, di vivere in una Europa senza guerre”. Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, non ha bisogno di tante presentazioni, visto che è anche onnipresente sui media italiani e, in queste ultime settimane, anche su quelli europei. A quanto ogni lettore già sa, aggiungiamo quanto ha detto oggi a Pontida, tra un gazebo del Veneto e uno del Molise, rispetto all’argomento che lo ha fatto diventare molto noto: i porti italiani resteranno aperti o chiusi solo per decisione del ministero dell’Interno. Ed ora sono chiusi, anche se il presidente del Parlamento, il pentastellato Roberto Fico, sostiene che dovrebbero essere aperti. Due mondi che oggi, domenica 1 luglio, sono a confronto mediatico e che, a nostro avviso, dovrebbero e potrebbero servire per meglio ascoltare, meglio riflettere, meglio valutare dove e come stiamo vivendo. Da una parte chi ha fatto dello straniero e del diverso il vessillo della sua cultura e della sua politica. Dall’altra chi reputa che straniero e diverso debbano essere messi fuori delle mura del proprio castello. Una impostazione, anche filosofica ed economica, che nel 2018 sta riprendendo (se mai si fosse sopita…) vigore per delineare, definire e incastonare le politiche degli Stati, delle Nazioni e dei Territori, per chi -ovviamente – crede che siano ancora queste entità a dover essere punto di riferimento per la nostra felicità. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: Un ministro delle Finanze europeo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

europa“Non basta la semplice somma delle scelte delle politiche di bilancio dei Paesi membri: serve un ministro delle Finanze europee in grado di guidarla”. Così le dichiarazioni del nostro ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan. D’accordo, a patto che l’Europa sia uno Stato federale, altrimenti che senso ha? Il ministro delle Finanze europeo o assume un ruolo del tutto insignificante, tipo la nostra Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri, la cui funzione rimane confinata alle abilità personali, o gli si attribuisce l’incarico di mettere mano al bilancio dei singoli Stati (il che in Italia non guasterebbe), con espropriazione della potestà statuale (chi è d’accordo?), o tale ufficio passa attraverso la formazione degli Stati Uniti d’Europa. Affrontare un problema dalla coda non sembra una buona soluzione. (Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: La Francia dei Lumi e l’Italia della Controriforma

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

europaLa Francia ha votato per i due candidati alle presidenziali, Emmanuel Macron e Marin Le Pen, l’europeista e l’antieuropeista; l’uno per la sovranità europea, l’altra per la sovranità nazionale, l’uno per il rilancio dell’Europa l’altra per l’uscita dall’euro, dall’Unione europea. Due posizioni opposte che si confronteranno tra due settimane per la presidenza della Repubblica Francese. E’ probabile che Macron, visti gli appoggi dichiarati dagli altri concorrenti, vinca le elezioni. Se cosi’ fosse, e non possiamo che sperarlo, prenderemo atto che la Francia dei Lumi si è affermata.
In Italia ci sono posizioni analoghe: c’e’ chi vuole uscire dall’Unione europea e dall’euro e chi vuole il rilanciare il progetto degli Stati Uniti d’Europa, chi vuole chiudersi nel recinto e chi vuole aprirsi a nuove prospettive. Purtroppo il nostro Paese non ha avuto un secolo dei Lumi ma ha conosciuto la Controriforma senza la Riforma, ha condannato Galileo, crede alle scie chimiche e ai tarocchi, ritiene che il ritorno alla lira, e magari al tallero o al paolo, sia la soluzione dei problemi; esperienze, non troppo lontane (vedi Argentina con il peso e il patagones), dovrebbero far riflettere, il che significa utilizzare la testa e non la pancia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: Renzi e Hollande si sveglino

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2016

hollandeParole forti pronunciate dal Governo italiano nei confronti di eventuali contestazioni europee alla proposta di bilancio per il 2017. Si rischia la fine dell’ Unione europea, dice il ministro dell’Economia, Carlo Padovan, mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rimprovera la Ue di chiudere gli occhi sulle palesi violazioni di alcuni Stati europei sui migranti e la chiusura delle frontiere (es. Ungheria) o sull’eccesso di surplus economico (Germania), mentre li tiene ben aperti sul nostro Paese. La questione riguarda il deficit, previsto dal nostro Governo, che dovrebbe attestarsi sul 2,3% invece del 2,2% concordato. E’ il “Patto di Stabilita”, previsto dagli accordi di Maastricht, fanno sapere da Bruxelles, sede della Commissione europea. Gia’, ma tali accordi risalgono al 1992, tempi preistorici e, comunque, i trattati si possono sempre modificare. E’ questo che dovrebbero fare il presidente francese Francois Hollande, (deficit previsto della Francia al 3,4% per quest’anno, quindi anch’essa sotto osservazione) e il nostro presidente Matteo Renzi. Inutile prendersela con i burocrati europei, costoro eseguono le disposizioni comunitarie, dettate in primis dal Consiglio europeo. Hollande e Renzi dovrebbero riportare la politica europea all’obiettivo principale: il benessere dei cittadini europei. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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