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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘stati uniti europa’

Stati Uniti d’Europa. Regno Unito, Brexit e pandemia. Dove vanno i britannici?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Essere stato. E’ l’infinito passato del verbo essere e ci ricorda il Regno Unito. Un tempo era l’Impero Britannico, esteso dalle Americhe all’Australia, dall’Egitto al Sud Africa, dall’India all’Irlanda. Oggi si limita al Regno Unito, minato da fermenti autonomistici della Scozia e dell’Irlanda del Nord.Il Regno Unito rappresenta il 3,2% del Pil mondiale, a fronte di colossi quali gli Usa, la Cina e la stessa Unione europea ma, quattro anni fa, si svolse il referendum per la Brexit, i cui negoziati sono ancora in corso per definirne le modalità e il tutto è complicato dall’impatto della pandemia sul tessuto sociale ed economico britannico che, per tre quarti, è dato dal settore dei servizi.Quali scelte geopolitiche ed economiche per il Regno Unito? Gli Usa dell’America First? La Cina espansiva di Xi? Un ritorno in ambito europeo? O una posizione indipendente, memore dei fasti antichi, ma che deve fare i conti con la realtà? Non ci pare che l’attuale dirigenza politica britannica, in particolare del premier Boris Johnson, abbia la capacità di trovare spazi per una posizione indipendente. Si è visto da come ha affrontato la pandemia e abbiamo serie perplessità sulla capacità di affrontare quella economica.Dicevano, nel Regno di Sua Maestà, che la nebbia sulla Manica isolava l’Europa, ora, per volontà britannica, ha isolato il Regno Unito. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Stati Uniti d’Europa. Coronavirus e il conto che dovrebbe pagare la Cina

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Una tassa annuale del 20% per 5 anni su tutte le merci provenienti dalla Cina. Un dazio doganale che permetterebbe di mitigare i danni che la Cina ha provocato con la pandemia da Coronavirus. La presenza virale in Cina era tale fin dal novembre dello scorso anno. Invece di allertare il Mondo, hanno preferito tacere e nasconderla. La prova la fornisce il medico cinese Li Wenliang che, nel dicembre scorso, lanciò l’allarme ma fu costretto a firmare una lettera nella quale ammetteva di aver detto il falso. Il dottor Li fu, anch’esso, vittima dell’infezione virale. La Cina sottovalutò la gravità della situazione sanitaria e avviò una campagna di travisamento sull’origine del virus, con l’accusa ai Paesi occidentali, in particolare agli Usa, di averlo prodotto in laboratorio. Contestualmente la Cina ha avviato una campagna mediatica di enfatizzazione degli aiuti sanitari al nostro Paese. Mentre si sottacevano gli aiuti dei Paesi occidentali (100 milioni di dollari dagli Stati Uniti, 1 milione di mascherine dalla Francia, altrettante dalla Germania, ecc.) i nostri media, in testa la RAI, evidenziavano quelli cinesi. Una azione preventiva e di comunicazione della Cina avrebbe evitato, o fortemente limitato, la diffusione virale e, oggi, non ci saremmo trovati con una pandemia che ha provocato migliaia di morti e messo in ginocchio le economie europee. La responsabilità è tutta cinese e chi deve pagare il conto è la Cina.Lo proponiamo alla Ue, competente per l’applicazione dei dazi. E’ ora di svegliarsi e non subire senza reagire. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Stati Uniti d’Europa. Coronavirus: perché non capiscono?

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

Prima erano convinti che il problema della infezione da Coronavirus era solo cinese, poi sono andati alla ricerca dell’untore zero, da quale sarebbe partita la diffusione virale, attribuendo a questo o quel Paese europeo il primato dell’infettato. Non hanno capito che l’infezione era a ventaglio, che prima o poi sarebbe toccata a tutti. Ci riferiamo ai 28 paesi dell’Unione europea (ci mettiamo, momentaneamente, anche il Regno Unito), o meglio ai loro governanti, ma facciamo riferimento anche agli USA.Possibile che l’espressione più alta della rappresentanza politica ed elettorale europea, e non solo, non abbia capito la gravità della situazione?
Si, è stato possibile. Sorge spontanea la domanda: ma chi eleggiamo per governare?Se ci rappresentano, vuol dire che siamo così anche noi, o perlomeno, in buona parte.In Italia i partiti, o movimenti, che hanno sottovalutato il problema rappresentano il 74% degli elettori.Molti di loro, addirittura, vorrebbero tornare indietro, all’Italia dell’800. Abbiamo sentito dire, in campagna elettorale, lo slogan “vogliamo coltivare ciò che mangiamo e mangiare ciò che coltiviamo”. Il che significa fare la fame; ma è arrivata una valanga di voti.Ancor oggi si pensa che i problemi del nostro Paese si risolvano isolandosi: il sovranismo, ovvero il nazionalismo, è la proposta.Se non basta questa esperienza virale, quale nuovo passaggio servirà per convincere che uniti si vince e che affrontare i problemi insieme è la carta vincente? Se non ora, quando ci convinceremo che servono gli Stati Uniti d’Europa? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti d’Europa. Brexit: lasceremo una candela accesa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

Roma. Lasceremo una candela accesa alla finestra, affinchè il popolo britannico possa ritrovare la casa comune che è l’Europa.
Lo facciamo dal 1 febbraio 2020, quando il Regno Unito ha abbandonato l’Unione europea.Il “valzer delle candele”, cantato ieri dai parlamentari europei, non è quello dell’addio ma quello dell’arrivederci, perché solo con una Europa unita si è potuta evitare una Terza guerra mondiale e in questi tre quarti di secolo, dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa ha raggiunto livelli di benessere mai conosciuti prima.Il nazionalismo, oggi mascherato da sovranismo, ha portato alle tragedie del secolo scorso. E’ bene ricordarlo.
La libera circolazione di persone, di merci, di servizi e capitali è stata alla base di una unione fra sistemi economici.
Il varo del Parlamento europeo, prima come Assemblea comune nel 1952, poi definitivamente con le elezioni a suffragio universale nel 1979, costituisce un altro traguardo per arrivare a una federazione degli Stati europei. L’introduzione dell’euro è stato un ulteriore passo per l’integrazione comunitaria.Altri traguardi ci attendono: una politica estera e una difesa comune, la unificazione delle norme fiscali e dei codici civili e penali, sono mete da conquistare.Lo faremo insieme, oggi con 27 Paesi, domani con altri che vorranno aderire o ritornare. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: La Scozia dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Braveheart (Cuore impavido) è un film che narra, in forma di storia romanzata, le vicende del patriota ed eroe nazionale scozzese William Wallace (1270-1305), in lotta contro gli inglesi e per l’indipendenza della Scozia.Ci è venuta in mente la storia di Wallace a proposito della Brexit, cioè dell’uscita del Regno Unito dalla Unione europea. Con la vittoria elettorale di Boris Johnson, la procedura per il distacco è ormai avviata ma c’è il problema della Scozia, dove il Partito nazionalista scozzese è fortemente contrario alla Brexit e, se del caso, a favore della indipendenza dal Regno Unito.I risultati del referendum consultivo del 2016, che sanzionò la Brexit, hanno, però, confermato la contrarietà degli scozzesi alla separazione dalla Ue.Il premier britannico Boris Johnson non vuole che si svolga un referendum in Scozia, che sancisca la volontà del popolo scozzese di rimanere nella Ue, mentre il premier scozzese, Nicola Sturgeon, spinge affinchè gli scozzesi si esprimano.Non ci sarà una ribellione armata, come ai tempi di Wallace, ma la determinazione degli scozzesi di rimanere nella Ue è fortemente maggioritaria. Hanno capito che è l’unione che fa la forza e stare dentro la Ue porta vantaggi enormemente maggiori di quelli di rimanere nel piccolo Regno Unito. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: l’aerogramma e il citrullismo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

L’aerogramma è una rappresentazione grafica circolare, un cerchio o, se volete, una torta. Questo tipo di rappresentazione è particolarmente adatto per operare confronti fra diverse grandezze. Abbiamo preso in considerazione l’aerogramma della ricchezza mondiale prodotta nel 2018 (Pil nominale), sia in termini di valore assoluto, espresso in dollari, che in percentuale. I colori usati visualizzano la situazione economica dei vari Paesi del Mondo.
Appare, immediatamente, la dimensione economica degli Stati Uniti d’America, con il suo 24% del Pil mondiale e i suoi 20 mila miliardi di dollari, segue la Cina con il 16% e 13 mila miliardi di dollari.L’Unione europea ha un Pil complessivo pari a 19 mila miliardi di dollari, che rappresenta il 21% della ricchezza mondiale prodotta.
L’Italia ha un Pil di 2000 miliardi di dollari, che rappresenta il 2,4% della ricchezza mondiale prodotta. Nei giorni scorsi abbiamo sentito alcuni esponenti della Lega che riproponevano l’uscita dell’Italia dall’euro e, quindi, dalla Ue.Sarebbe sufficiente guardare i dati che abbiamo riportato per capire che l’uscita dell’Italia dall’euro produrrebbe un terremoto di magnitudo estrema: saremmo schiacciati dalle economie più forti della nostra e, se va bene, esisteremmo come una appendice minore di qualche potenza economica, come Usa o Cina.Credere che l’uscita dall’euro farebbe bene all’Italia significa essere affetti da citrullismo (politico, s’intende chè non facciamo apprezzamenti personali), ma tant’è, di citrulli è pieno il mondo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: Informare, informare e informare…

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Sembra che gli italiani siano i più euroscettici di tutta l’Unione: solo il 42% ritiene che la permanenza dell’Italia nella Ue abbia degli effetti positivi per il Paese. Non solo, ma il 38% ritiene che la propria voce non conti in sede comunitaria. Così i dati dell’Eurobarometro diffusi oggi.
Da essere Paese fondatore a più euroscettici il passo è notevole. Le domande e i perché sono tanti, e nella pratica si vede l’effetto coi risultati delle ultime elezioni europee, dove, a differenza del resto dell’Unione, in Italia sono stati premiati i partiti più euroscettici/contrari (differenza che muta in base alla influenza di questi partiti rispetto alla mediaticità dei contesti).
A nostro avviso ciò accade perché la base della politica di un Paese democratico, l’informazione, non viene osservata. Anzi, si fa molto per dire cose che non sono tali, ingigantendo aspetti numericamente e politicamente marginali. Non siamo soli in questo esercizio e comunicazione del potere: in Gran Bretagna ha vinto un referendum per uscire dall’Ue coi sostenitori che hanno convinto/informato gli elettori quasi esclusivamente con balle, mezze-verità e falsità (le cosiddette fakenews).
Che è quello che sta succedendo in Italia. Facendo credere che la nostra presenza e permanenza nell’Unione ci stia portando solo negatività economica, sociale, politica e umana. Quando è vero proprio il contrario. Esempi a iosa. Solo uno: ve l’immaginate se l’Italia non facesse parte dei Paesi che hanno adottato la moneta euro… un Italia con la sua moneta lira che dovrebbe avere a che fare col dollaro, lo yen, il renminbi, il rublo…. Suvvia… non stiamo giocando al Monopoli. E poi c’e’ tutto l’aspetto dei diritti individuali, con al primo posto quelli dei consumatori, dove tutte le nostre leggi sono mediate dalle direttive comunitarie… Insomma, saremmo un paese dei balocchi al pari di un Paese centroamericano in rapporto agli Usa….
Questi dati dell’eurobarometro potrebbero quindi essere modificati solo informando i cittadini su quello che accade realmente. Informazione che dovrebbe essere imperativa per i media dello Stato e professionalmente necessaria per i privati. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Stati Uniti d’Europa. Dobbiamo ancora aspettare

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Sulla difesa, preferisco parlare di un esercito di europei piuttosto che di un esercito europeo”. Cosi’ la candidata designata dai Ventotto alla presidenza della Commissione europea Ursula von der Leyen precisando che le truppe dei singoli Paesi possono essere “integrate” le une con le altre. Per essere una delle prime uscite su uno degli argomenti più toccanti per il miglioramento dell’Unione e una strategia di costruzione degli Stati Uniti… non è il massimo. Una posizione marcatamente confederale piuttosto che federalista e che, né più né meno, conferma l’attuale assetto.
L’esercito europeo è una degli aspetti più importanti, non perché potremmo avere tante belle baionette da usare per blindare i nostri confini (1) o, in un’ipotesi colonialista, per “civilizzare” qualche parte del mondo (queste cose le lasciamo volentieri alla storia…), ma perché significa strategia unica in tema di difesa, in sede Nato come in sede Onu e tutti gli altri trattati possibili ed immaginabili. Con le enormi conseguenze economiche che si possono immaginare, del tipo: chi vende le armi all’Arabia Saudita che alimenta la strage in corso in Yemen? Oggi c’è qualche singolo Paese dell’Ue che lo fa… domani con una politica unica sulla difesa non potrà essere certamente lo stesso. E poi la Libia, etc etc E se poi in questo esercito unico europeo ci fosse anche la Turchia ormai membro Ue a pieno titolo, tanti problemi verrebbero affrontati in modo diverso. Insomma, un situazione e un contesto che farebbero dell’Unione una potenza mondiale al pari di Usa,
Russia e Cina, e in quanto tale in grado di discutere con loro. Cosa che, ovviamente, non è possibile se ci presentiamo ai vari consessi con un esercito di europei (essenzialmente: francesi, tedeschi, inglesi… per quanto durano e ammesso che durino…, italiani e le varie “cenerentole” militari del nostro continente).
Prendiamo atto di questa sortita sulla difesa dell’ex-ministro tedesco della Difesa oggi premier Ue. Forse ha confuso il suo nuovo ruolo col vecchio….
Questo vuol dire che è molto probabile che il nuovo assetto che le ultime elezioni europee ci hanno dato non modificherà un granché l’attuale politica dell’Unione. E infatti gli equilibri non sono molto cambiati a parte alcuni ridimensionamenti dei grossi gruppi e l’avanzata di altri (all’opposizione o comunque – come i liberaldemocratici – proni a popolari e socialdemocratici). Siamo ancora all’inizio, per carità. Ma, almeno per quel che abbiamo rilevato, si parte male. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: Un mezzo bicchiere da riempire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Bicchiere mezzo pieno da rendere pieno. Dopo le elezioni europee, questo sarà il compito che attende il Parlamento, la Commissione e il Consiglio europeo. Al di là delle singole articolazioni, i partiti europeisti hanno vinto. Popolari, socialisti, liberali e verdi rappresentano oltre 500 dei 751 parlamentari europei. La percentuale degli europeisti aumenterà ulteriormente, perché gli eletti del Brexit Party dovranno abbandonare i seggi parlamentari dopo uscita del Regno Unito dalla Ue, prevista ad ottobre.Dal 1957, data della istituzione della Comunità Economica Europea, ai giorni nostri, la povertà è diminuita dal 47% al 14%, la ricchezza delle famiglie è aumentata di 4 volte e il 50% delle risorse è speso nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni.
Ci sono, ovviamente, disuguaglianze da colmare ma, ricordiamo, che l’Europa è l’area più benestante del Mondo.Nei prossimi 5 anni l’Ue dovrà lavorare per riempire il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto che dir si voglia, per proseguire verso quel progetto di Stati Uniti d’Europa che auspichiamo, vale a dire: l’unione bancaria per garantire i risparmiatori, l’unione fiscale per eliminare le disparità di trattamento alle imprese, il riequilibrio del debito complessivo, una politica estera comune che si confronti con le altre potenze mondiali, USA, Cina e Russia e che affronti il problema dei flussi migratori, un bilancio comune per la difesa e la valorizzazione ambientale.Un grande lavoro per una grande Europa! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti d’Europa. Necessari? La sfida tecnologica: il mercato interno e quello esterno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

La “sfida” sulla tecnologia 5G sta per diventare una sorta di cartina al tornasole sulla quale si misurerà la capacità di chi nel mondo potrà essere, nel futuro che è già qui, il leader del Pianeta. Solo comunicazioni a banda larga? Un “solo” che mai come in questa occasione può significare “tutto”, visto che l’ambito della comunicazione a banda larga è quella su cui si muove tutto il mondo, dal privato al pubblico, dall’imprenditoria al consumo.
Cosa sta succedendo? L’ascesa folgorante del gruppo cinese Huawei, uno dei maggiori attori del 5G, si sta manifestando come affermazione di una potenza tecnologica in grado di competere con gli Stati Uniti. Una legge cinese del 2017 obbliga cittadini e imprese a collaborare con i servizi di intelligence e alla segretezza su questo… quanto potranno stare sereni i 170 Paesi clienti di Huawei rispetto ai loro dati che transiteranno sulle fibre di questo operatore? Certo, Huawei si è sempre difesa dalle accuse di essere una sorta di braccio armato dello Stato cinese. Ma quanto ci si può fare affidamento, anche in considerazione dell’attacco che gli Usa hanno fatto a questa azienda arrestando il direttore finanziario, Meng Wanzhou, che è anche figlia del fondatore del gruppo, un ex-ingegnere dell’esercito cinese… mentre altri collaboratori sono stati accusati di spionaggio?
In questo contesto le aziende europee – come spesso accade in tutti i settori – si muovono in ordine sparso. Aziende fino a poco tempo fa leader del mercato (Nokia o Ericsson) stanno perdendo quote di mercato. E mentre alcune fanno sapere che non stringeranno accordi con Huawei (la francese Orange, per esempio), altre lo hanno già fatto.
E’ di questi giorni una nota di Deutsche Telecom che valuta la mancanza di accordi con il gruppo cinese la causa del ritardo di due anni per l’arrivo del 5G in Europa, con un bagno di miliardi per i vari operatori. Nel frattempo Donald Trump non è escluso che arrivi a stabilire accordi coi cinesi, in materia e non solo, per ridurre il proprio deficit commerciale.
L’Unione Europea, quindi, si trova (perché già oggi lo è) e si ritroverà schiacciata da questa battaglia diplomatica e tecnologica. I 27 Paesi non hanno niente da dire e da fare che non subire questa dipendenza tecnologica e impotenza politica? Non sono in grado di redigere una politica innovativa in merito, con anche la creazione di meccanismi di difesa da questa dipendenza? Allo stato dei fatti sembra proprio di no. Il dibattito in corso per il rinnovo del Parlamento europeo a maggio prossimo sembra che non ponga attenzione più di tanto a questi problemi, essendo per il momento piegato solo a guardare il proprio ombelico (sovranismo sì, sovranismo no). E pensare che proprio questa sfida sul 5G potrebbe essere occasione per una presenza dell’Europa tecnologica, economica e politica sullo scenario mondiale. A partire dal fatto che il mercato interno dell’Ue è oggi di 500 milioni di persone, a fronte di quello Usa che è di 325 milioni. E poi ci sarebbe il mercato
esterno che, anche se di difficile competizione con quello Usa, non si può escludere una forte e sana competizione. Assetti industriali che non possono non derivare da quelli istituzionali. Ma interessa a qualcuno o solo ai sognatori del Manifesto di Ventotene? (By Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Nasce “Stati Uniti d’Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

E’ un progetto politico promosso dal Partito Socialista e dalla Lista Marco Pannella e aperto a associazioni e movimenti democratici ed alle esperienze civiche. Il riferimento sarà la Rosa nel Pugno che ha caratterizzato le lotte civili e sociali liberali, socialiste, radicali negli scorsi decenni. Al centro dell’iniziativa il rilancio del progetto dell’Europa federalista, unica alternativa sia all’Unione Europea intergovernativa che all’Unione Europa dei nazionalismi politici e dei protezionismi economici.
Il nazionalismo e il protezionismo furono all’origine della prima guerra mondiale e poi dell’affermazione in 16 degli attuali 27 paesi europei di governi totalitari nazifascisti, mentre la Russia sperimentava il regime totalitario comunista.Durante la lunga notte del totalitarismo, alcuni confinati a Ventotene, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, ed Eugenio Colorni dalla clandestinità, scrissero il Manifesto di Ventotene per gli Stati Uniti d’Europa. Senza dimenticare l’impegno, tra i tanti, di Luigi Einaudi, Ignazio Silone, Saragat, Nenni, Pertini e Craxi.La prima liberazione dai regimi nazifascisti europei vide personaggi come Churchill auspicare gli Stati Uniti d’Europa. Ma fu Alcide De Gasperi che, da Primo Ministro, tentò di creare l’esercito europeo, primo nucleo verso la federazione europea, e alla sua morte fu Pietro Nenni che ne proseguì l’iniziativa mentre Altiero Spinelli si prodigava nell’impegno federalista, prima collaborando con De Gasperi e Nenni, poi da commissario europeo, in seguito da deputato europeo. Lotta proseguita infine da Marco Pannella. È un grave pericolo ripercorrere la via sovranista, nazionalista e protezionista: sappiamo già come è andata a finire. Oggi è necessario prevenirla con la creazione degli stati Uniti d’Europa.La risposta non è quella di armarci ma di disarmarli. Per questo abbiamo deciso intanto di unire le nostre forze perché La Rosa nel Pugno sia di nuovo antesignana degli ‘Stati uniti d’Europa’, rilanci i progetti dei padri fondatori, troppo presto abbandonati, si schieri contro l’Internazionale nera, coinvolga liberali, socialisti, radicali, popolari per costruire una nuova Europa.

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Stati Uniti d’Europa. Due mondi a confronto: Salvini e Veil

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Oggi ci sono stati due mondi a confronto nell’Europa. La deposizione del corpo di Simone Veil al Panthéon di Parigi e la manifestazione di Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, a Pontida, nel nord della penisola italiana.
Entrambi i personaggi, in questi giorni, sono al centro dell’informazione a livello europeo.
Simone Veil, giusto un anno fa moriva, ed oggi i francesi hanno deciso, dopo che è stata esposta insieme al marito Antoine il 29 e 30 giugno al Memorial della Shoah, di farla diventare la quinta donna presente nel Panthéon. Artefice della legge sul diritto di aborto in Francia (quando in Italia chi abortiva commetteva un reato contro la stirpe), è stata anche la prima presidente del Parlamento Europeo. E come ascoltavo nella cronaca della cerimonia alla tv France24, mentre il corteo con i feretri entrava nel Panthéon al suono dell’inno alla gioia di Ludwig Van Beethoven, colei che, anche grazie al n.78651 tatuato sul braccio perché rinchiusa da ebrea nel campo di concentramento di Auschwitz, “ha consentito ai giovani che sono qui a ricordarla, di vivere in una Europa senza guerre”. Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, non ha bisogno di tante presentazioni, visto che è anche onnipresente sui media italiani e, in queste ultime settimane, anche su quelli europei. A quanto ogni lettore già sa, aggiungiamo quanto ha detto oggi a Pontida, tra un gazebo del Veneto e uno del Molise, rispetto all’argomento che lo ha fatto diventare molto noto: i porti italiani resteranno aperti o chiusi solo per decisione del ministero dell’Interno. Ed ora sono chiusi, anche se il presidente del Parlamento, il pentastellato Roberto Fico, sostiene che dovrebbero essere aperti. Due mondi che oggi, domenica 1 luglio, sono a confronto mediatico e che, a nostro avviso, dovrebbero e potrebbero servire per meglio ascoltare, meglio riflettere, meglio valutare dove e come stiamo vivendo. Da una parte chi ha fatto dello straniero e del diverso il vessillo della sua cultura e della sua politica. Dall’altra chi reputa che straniero e diverso debbano essere messi fuori delle mura del proprio castello. Una impostazione, anche filosofica ed economica, che nel 2018 sta riprendendo (se mai si fosse sopita…) vigore per delineare, definire e incastonare le politiche degli Stati, delle Nazioni e dei Territori, per chi -ovviamente – crede che siano ancora queste entità a dover essere punto di riferimento per la nostra felicità. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: Un ministro delle Finanze europeo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

europa“Non basta la semplice somma delle scelte delle politiche di bilancio dei Paesi membri: serve un ministro delle Finanze europee in grado di guidarla”. Così le dichiarazioni del nostro ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan. D’accordo, a patto che l’Europa sia uno Stato federale, altrimenti che senso ha? Il ministro delle Finanze europeo o assume un ruolo del tutto insignificante, tipo la nostra Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri, la cui funzione rimane confinata alle abilità personali, o gli si attribuisce l’incarico di mettere mano al bilancio dei singoli Stati (il che in Italia non guasterebbe), con espropriazione della potestà statuale (chi è d’accordo?), o tale ufficio passa attraverso la formazione degli Stati Uniti d’Europa. Affrontare un problema dalla coda non sembra una buona soluzione. (Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: La Francia dei Lumi e l’Italia della Controriforma

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

europaLa Francia ha votato per i due candidati alle presidenziali, Emmanuel Macron e Marin Le Pen, l’europeista e l’antieuropeista; l’uno per la sovranità europea, l’altra per la sovranità nazionale, l’uno per il rilancio dell’Europa l’altra per l’uscita dall’euro, dall’Unione europea. Due posizioni opposte che si confronteranno tra due settimane per la presidenza della Repubblica Francese. E’ probabile che Macron, visti gli appoggi dichiarati dagli altri concorrenti, vinca le elezioni. Se cosi’ fosse, e non possiamo che sperarlo, prenderemo atto che la Francia dei Lumi si è affermata.
In Italia ci sono posizioni analoghe: c’e’ chi vuole uscire dall’Unione europea e dall’euro e chi vuole il rilanciare il progetto degli Stati Uniti d’Europa, chi vuole chiudersi nel recinto e chi vuole aprirsi a nuove prospettive. Purtroppo il nostro Paese non ha avuto un secolo dei Lumi ma ha conosciuto la Controriforma senza la Riforma, ha condannato Galileo, crede alle scie chimiche e ai tarocchi, ritiene che il ritorno alla lira, e magari al tallero o al paolo, sia la soluzione dei problemi; esperienze, non troppo lontane (vedi Argentina con il peso e il patagones), dovrebbero far riflettere, il che significa utilizzare la testa e non la pancia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Stati Uniti d’Europa: Renzi e Hollande si sveglino

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2016

hollandeParole forti pronunciate dal Governo italiano nei confronti di eventuali contestazioni europee alla proposta di bilancio per il 2017. Si rischia la fine dell’ Unione europea, dice il ministro dell’Economia, Carlo Padovan, mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rimprovera la Ue di chiudere gli occhi sulle palesi violazioni di alcuni Stati europei sui migranti e la chiusura delle frontiere (es. Ungheria) o sull’eccesso di surplus economico (Germania), mentre li tiene ben aperti sul nostro Paese. La questione riguarda il deficit, previsto dal nostro Governo, che dovrebbe attestarsi sul 2,3% invece del 2,2% concordato. E’ il “Patto di Stabilita”, previsto dagli accordi di Maastricht, fanno sapere da Bruxelles, sede della Commissione europea. Gia’, ma tali accordi risalgono al 1992, tempi preistorici e, comunque, i trattati si possono sempre modificare. E’ questo che dovrebbero fare il presidente francese Francois Hollande, (deficit previsto della Francia al 3,4% per quest’anno, quindi anch’essa sotto osservazione) e il nostro presidente Matteo Renzi. Inutile prendersela con i burocrati europei, costoro eseguono le disposizioni comunitarie, dettate in primis dal Consiglio europeo. Hollande e Renzi dovrebbero riportare la politica europea all’obiettivo principale: il benessere dei cittadini europei. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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