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Posts Tagged ‘statine’

Post ictus, statine poco prescritte nonostante le raccomandazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

Male doctor writing medical prescription or certificateA meno della metà dei pazienti dimessi dall’ospedale dopo un ictus vengono prescritte statine, nonostante la raccomandazione riportata nelle linee guida per l’utilità di tali farmaci nella riduzione delle ricadute della patologia; inoltre, la probabilità della prescrizione varia a seconda della posizione geografica, del sesso, dell’età e della razza dei pazienti, secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association. «Rispetto ad altre aree, la morte da ictus è più comune negli Stati Uniti sudorientali, nella cosiddetta Stroke Belt, che comprende Alabama, Arkansas, Georgia, Indiana, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Tennessee e Virginia. Precedenti studi hanno dimostrato, tuttavia, che le prescrizioni di statine sono inferiori nei pazienti affetti da ictus dimessi nel sud e tra le persone di colore, le donne e i pazienti più anziani» spiega Karen Albright, del Geriatric Research, Education and Clinical Center, presso il Birmingham VA Medical Center a Birmingham, Alabama, autrice principale dello studio. Per valutare la grandezza di queste differenze per età, sesso e razza, i ricercatori hanno confrontato l’uso di statine in diversi gruppi di pazienti con ictus ischemico, sia all’interno che all’esterno della Stroke Belt. Lo studio ha riscontrato che il 49% dei pazienti affetti da ictus, nel complesso, ha ricevuto una prescrizione di statine alla dimissione dell’ospedale e che la percentuale di pazienti che hanno ricevuto la prescrizione è aumentata nel corso di dieci anni durante lo studio. A differenza della precedente letteratura, questo lavoro non ha riscontrato che i pazienti neri avessero meno probabilità dei bianchi di ricevere le statine; infatti, secondo i ricercatori, al di fuori della Stroke Belt i pazienti neri avevano anzi più probabilità dei pazienti bianchi di ricevere la prescrizione. Lo studio si è basato sulle registrazioni mediche per l’uso delle statine, il che potrebbe avere portato a stime non corrette del numero reale di utilizzatori del farmaco. Un’altra limitazione dello studio riguarda l’inclusione di soli pazienti che hanno riferito di non assumere una statina quando sono stati ricoverati in ospedale. (fonte Doctor33)

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Statine, più aumenta l’intensità della cura più si riduce la mortalità

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

Cardiogram and nitroglycerinPrevenzione primaria delle malattie cardiovascolari: pubblicate le linee guida Uspstf su uso statine.
Esiste un’associazione inversa tra mortalità e intensità della cura con statine, secondo uno studio pubblicato su Jama Cardiology che conferma il trattamento come pietra miliare nella prevenzione della malattia aterosclerotica cardiovascolare (Ascvd). «Anche se è stato ripetutamente dimostrato che l’uso di statine riduce morbilità e mortalità cardiovascolare, la terapia in generale, e quella ad alta intensità in particolare, restano sottoutilizzate nei pazienti con malattia aterosclerotica cardiovascolare» osserva il coautore Paul Heidenreich della Stanford University in California, che assieme ai colleghi ha esaminato la mortalità cardiovascolare in rapporto all’intensità della terapia con statine in poco più di cinquecentomila pazienti con malattia aterosclerotica cardiovascolare, età media 60 anni, assistiti dal sistema sanitario Veterans Affairs. «L’intensità della terapia è stata definita secondo le indicazioni delle linee guida 2013 dell’American Heart Association/American College of Cardiology, e l’utilizzo delle diverse statine è stato stimato analizzando le prescrizioni effettuate nell’arco di 6 mesi» spiegano i ricercatori, precisando che il 30% della casistica riceveva statine ad alta intensità, tra cui atorvastatina da 40 a 80 mg, rosuvastatina da 20 a 40 mg, simvastatina 80 mg. Viceversa, il 46% del campione seguiva una cura a moderata intensità: atorvastatina da 10 a 20 mg, fluvastatina 40 mg due volte al giorno o 80 mg una volta al giorno, lovastatina 40 mg, pitavastatina da 2 a 4 mg, pravastatina da 40 a 80 mg, rosuvastatina da 5 a 10 mg e simvastatina da 20 a 40 mg. Infine, il 6,7% dei partecipanti era in trattamento a bassa intensità: fluvastatina da 20 a 40 mg, lovastatina 20 mg, simvastatina 10 mg, pitavastatina 1 mg e pravastatina da 10 a 20 mg, mentre il 18% non riceveva statine. Al termine del follow-up, durato in media 492 giorni, i ricercatori hanno scoperto una correlazione inversa progressiva tra intensità della cura e mortalità a un anno: 4% per l’alta intensità; 4,8% per l’intensità moderata; 5,7% per la bassa intensità e 6,6% per chi non assumeva statine. «Risultati che suggeriscono una notevole opportunità di miglioramento nella prevenzione secondaria della malattia aterosclerotica cardiovascolare con l’ottimizzazione dell’intensità della terapia con statine» commenta in un editoriale Robert Bonow, professore di cardiologia alla Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago (fonte: doctor33) (foto: statine)

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Documento Aha sulle interazioni tra statine e farmaci cardiovascolari

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2016

farmaciUn nuovo documento dell’American Heart Association fornisce una guida su come gestire le interazioni farmacologiche tra statine e altri farmaci frequentemente prescritti ai pazienti con malattie cardiovascolari. «I medici, ma anche i pazienti che assumono statine, devono sapere che questi farmaci possono interagire con altri medicinali assunti, come per esempio gli antipertensivi e gli antiaritmici» spiega Barbara Wiggins, farmacologa clinica alla Medical University of South Carolina di Charleston e coordinatrice del gruppo di esperti che ha firmato l’articolo appena pubblicato su Circulation, sottolineando che molte di queste associazioni sono sicure, ma ogni paziente è diverso dall’altro e tollera i farmaci in modo differente. «Si stima che circa il 2,8% to dei ricoveri ospedalieri sia dovuto a interazioni farmacologiche, ma il numero potrebbe essere maggiore in quanto gli eventuali sintomi correlati sono spesso interpretati come reazioni avverse» osserva la ricercatrice. Gli autori del documento Aha hanno esaminato in modo minuzioso le associazioni tra statine e farmaci cardiovascolari per potenziali interazioni, suggerendo tra l’altro alcune modifiche da implementare nel foglietto informativo di certe statine in merito alle interazioni farmacologiche. I farmaci cardiovascolari esaminati includevano gli antiaritmici, i medicinali usati nell’insufficienza cardiaca congestizia, gli anticoagulanti e gli antipiastrinici, gli immunosoppressori, gli ipolipemizzanti diversi dalle statine e i calcio-antagonisti. Gli esperti Aha hanno identificato sia le dosi in cui questi farmaci possono essere usati con sicurezza in associazione alle statine, sia le interazioni potenzialmente dannose. Conclude Wiggins: «Lo scopo del documento è informare i medici circa i limiti di dosaggio e gli effetti avversi dovuti alle interazioni farmacologiche tra statine e altri farmaci di frequente prescritti nei pazienti con malattie cardiovascolari, in modo da adottare gli opportuni accorgimenti per minimizzare il rischio di effetti avversi». (foto: farmaci)

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Statine, un’ampia revisione della letteratura scientifica ne conferma i benefici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

Cardiogram and nitroglycerin

Cardiogram and nitroglycerin

Da una revisione della letteratura scientifica appena pubblicata su The Lancet e coordinata dai ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine, definita come la più grande mai condotta prima per valutare rischi e benefici delle statine, emerge che i rischi correlati al loro uso prolungato sono comunque bassi in confronto ai benefici che questi farmaci, prescritti a pazienti selezionati, possono dare nella prevenzione a lungo termine di malattie cardiovascolari come l’infarto, l’ictus cerebrale, l’aterosclerosi. Gli autori avvertono che i pro della terapia con statine sono stati sottovalutati, e i contro esagerati, a causa di una difettosa interpretazione delle ricerche finora svolte. Spiega Rory Collins della London School of Hygiene & Tropical Medicine, autore principale dello studio, che ha analizzato oltre 300 trial a partire dal 1990 per un totale di oltre 250.000 pazienti: «I dati finora pubblicati ci dicono che le statine sono farmaci sicuri ed efficaci che hanno un ruolo fondamentale nel contribuire a prevenire le malattie cardiovascolari, ossia la principale causa di morbilità e la mortalità in tutto il mondo».Gli autori calcolano che, riducendo il colesterolo Ldl a 70 mg/l grazie alla terapia ipolipemizzante, si potrebbe evitare a 1.000 pazienti su 10.000 nell’arco di un quinquennio un secondo evento cardiovascolare grave, mentre un primo evento sarebbe evitabile in 500 su 10.000 pazienti sani ad aumentato rischio cardiovascolare. Viceversa, le complicazioni più temute della terapia con statine a lungo termine sono la rabdomiolisi, il diabete e l’emorragia cerebrale. Per dirla in numeri, su 10.000 pazienti trattati per un periodo di cinque anni con una statina si verificano 5 casi di rabdomiolisi, da 50 a 100 casi di diabete e da 5 a 10 casi di emorragia cerebrale. Conclude Collins: «Il nostro studio mostra che il numero di persone che evitano gli attacchi di cuore e ictus prendendo le statine è di gran lunga superiore al numero di persone che hanno effetti collaterali per causa loro». foto: statine) (fonte: doctor33)

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Terapia con statine: Lancet pubblica revisione su rischi e benefici

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2016

statine

Secondo un articolo di revisione pubblicato su The Lancet e firmato da un pannello di esperti coordinati dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, i benefici della terapia con statine sono stati sottovalutati e i danni esagerati a causa di uno scorretto riconoscimento dei pro e dei contro del trattamento emersi dai precedenti studi randomizzati.
«La ricerca sulle statine, in corso da oltre 30 anni, ha generato una grande quantità di dati da un’ampia popolazione di pazienti» esordisce il primo autore Rory Collins, del Nuffield Department of Population Health alla University of Oxford (Regno Unito), aggiungendo che la revisione su The Lancet spiega come interpretare correttamente le prove attualmente disponibili sull’efficacia e la sicurezza della terapia con questi farmaci. «In sintesi la riduzione del colesterolo di 2 mmol/l – circa 35 mg/dl – ottenuta con una efficace terapia con statine a basso costo come per esempio atorvastatina 40 mg al giorno per cinque anni su 10.000 pazienti sarebbe in grado di prevenire gli eventi cardiovascolari sia in 1.000 persone con malattie vascolari preesistenti (prevenzione secondaria), sia in 500 persone a rischio aumentato per l’età o la presenza di ipertensione o diabete, ma che non hanno ancora avuto un evento vascolare (prevenzione primaria).
Per contro, la terapia potrebbe causare 5 casi di miopatia, una patologia rara che comporta astenia muscolare e mialgie accompagnate da un aumento della creatinchinasi nel sangue, che può aggravarsi fino alla rabdomiolisi se la terapia con la statina non viene sospesa. «Altri possibili eventi avversi potrebbero essere 5-10 ictus emorragici, 50-100 nuovi casi di diabete e fino a 50-100 casi di dolori muscolari» osserva Liam Smeeth, coautore in forza alla London School of Hygiene & Tropical Medicine. Secondo gli autori le statine sono farmaci efficaci e sicuri con un ruolo fondamentale nel prevenire le malattie cardiovascolari, che sono la principale causa di morbilità e di mortalità in tutto il mondo. Conclude Collins: «Anche se ulteriori ricerche potranno identificare piccoli effetti benefici o avversi aggiuntivi, è improbabile che i loro risultati modifichino in modo significativo l’attuale rapporto tra benefici e rischi del trattamento con statine». (fonte Doctor33)

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Statine, Lancet pubblica revisione su rischi e benefici. Ecco le novità

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2016

oxford universityUn comitato di esperti messo insieme dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine ha pubblicato su The Lancet (primo autore Rory Collins, del Department of Population Health dell’Università di Oxford) un lavoro di revisione della letteratura in tema di statine, concludendo che occorre rivedere al rialzo i benefici e al ribasso i danni: «In sintesi la riduzione del colesterolo di 2 mmol/l – circa 35 mg/dl – ottenuta con una efficace terapia con statine a basso costo come per esempio atorvastatina 40 mg al giorno per cinque anni su 10.000 pazienti sarebbe in grado di prevenire gli eventi cardiovascolari sia in 1.000 persone con malattie vascolari preesistenti (prevenzione secondaria), sia in 500 persone a rischio aumentato per l’età o la presenza di ipertensione o diabete, ma che non hanno ancora avuto un evento vascolare (prevenzione primaria)» commenta Liam Smeeth, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, tra gli autori della revisione. «Per contro, la terapia potrebbe causare 5 casi di miopatia, una patologia rara che comporta astenia muscolare e mialgie accompagnate da un aumento della creatinchinasi nel sangue, che può aggravarsi fino alla rabdomiolisi se la terapia con la statina non viene sospesa. Altri possibili eventi avversi potrebbero essere 5-10 ictus emorragici, 50-100 nuovi casi di diabete e fino a 50-100 casi di dolori muscolari». Alla luce di questa revisione delle cifre a favore e contro, le statine andrebbero quindi considerate farmaci efficaci e sicuri, con un ruolo fondamentale nel prevenire le malattie cardiovascolari, che sono la principale causa di morbilità e di mortalità in tutto il mondo. «Anche se ulteriori ricerche potranno identificare piccoli effetti benefici o avversi aggiuntivi, è improbabile che i loro risultati modifichino in modo significativo l’attuale rapporto tra benefici e rischi del trattamento con statine» conclude Rory Collins. (fonte doctor33)

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Aterosclerosi nel Les, azione delle statine sulle cellule T

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2012

Le statine sono in grado di migliorare le manifestazioni cliniche del lupus eritematoso sistemico (Les) e dell’aterogenesi associata al Les attraverso – almeno in parte – l’attivazione delle cellule T regolatorie (Treg). È la prima volta che viene ipotizzato questo meccanismo d’azione per spiegare gli effetti pleiotropici immunomodulatori degli inibitori dell’HmgCoA reduttasi sulla patologia autoimmune. A formulare questa tesi è un’équipe di ricercatori cinesi, guidata da Hayan Tu, dell’Università di Zhejiiang. Esistono, in effetti, una serie di fatti concatenati di cui occorre tenere conto. Il primo è che le Treg sono funzionalmente carenti nei pazienti con Les, e le statine sembrano svolgere azione modulatoria su queste cellule. Poi c’è un’altra evidenza significativa: l’accelerazione del processo aterosclerotico nei pazienti colpiti da Les e il ruolo svolto dalle Treg nello sviluppo delle patologie autoimmunitarie, tra le quali – secondo le più recenti visioni fisiopatologiche – rientrerebbe la stessa aterosclerosi. Dunque le statine, secondo gli studiosi cinesi, determinerebbero benefici cardiovascolari non solo attraverso la principale azione ipocolesterolemizzante, ma anche attraverso la capacità di aumentare il numero delle Treg, con maggiori capacità di ridurre le manifestazioni del Les e dell’aterosclerosi mediata dal Les.Atherosclerosis, 2012; 222(1):29-33 (fonte Doctornews33)

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Statine in postmenopausa aumentano rischio diabete

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2012

English: Mayo Clinic Guggenheim Building in Ro...

Image via Wikipedia

L’uso di statine in postmenopausa si associa a un rischio maggiore di diabete mellito, forse dovuto a un effetto di classe farmacologica. Il dato proviene dal Women’s health initiative, studio che ha coinvolto oltre 160mila donne di età compresa tra 50 e 79 anni in 40 centri clinici degli Stati Uniti dal 1993 al 1998, con un follow-up tuttora in corso. La nuova analisi, effettuata da un board di esperti guidato da Annie L. Culver della Mayo Clinic di Rochester, e che comprende dati estesi fino a tutto il 2005, ha riguardato 153.840 donne senza diabete al basale, nelle quali si è valutato l’impiego di statine all’arruolamento e al terzo anno dello studio, mentre la comparsa di diabete è stata verificata annualmente. Al basale il 7,04% delle partecipanti riferiva di assumere statine e all’analisi finale in questo sottogruppo il rischio di comparsa di diabete è risultato di 1,71 poi corretto a 1,48 dopo aggiustamenti per altri potenziali elementi confondenti. Tuttavia il dato è rimasto significativo e si è osservato con ogni tipo di statina.(fonte farmacista33)

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Cautela con il riso rosso

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2010

E’ stato appena pubblicato su  Annals of Internal Medicine, una tra le più importanti riviste internazionali di medicina, un intervento del nostro gruppo di lavoro sulle cautela da avere nmel consigliare integratori a base di riso rosso fermentato in pazienti intolelranti alle statine. Vannacci A, Lapi F, Gallo E, Menniti-Ippolito F, Mugelli A and  F.Firenzuoli. Ann Intern Med.  2010, 152, 135. Di seguito un estratto: “abbiamo letto con interesse l’articolo di Becker e colleghi  sugli effetti del lievito di riso rosso in pazienti intolleranti alle statine. I risultati sono certamente interessanti, ma non dovrebbe essere sottovalutato il profilo di sicurezza del riso rosso fermentato quando questo venga utilizzato nel “mondo reale”.  Abbiamo recentemente condotto un’analisi sul database italiano delle reazioni avverse ai prodotti naturali(comprese le erbe farmaci e integratori alimentari) trovando 4 casi di miopatia associata a riso rosso fermentato(range di dosaggio, da 200 a 1200 mg di estratto al giorno). Ogni paziente ha riferito muscolare dolore con aumento della creatinifosfochinasi (288-401 UI / L. I tempi di esordio è stato di 2 a 6 mesi. Dopo la sospensione del prodotto, 3 persone hanno raggiunto una guarigione completa, mentre il paziente intollerante alle statine ha mantenuto costantemente aumentati i livelli di creatininfosfochinasi per  diversi mesi. In realtà, il disegno degli studi clinici in genere li rende inadatti a definire la sicurezza dei farmaci, generalmente lasciata alla sorveglianza post-marketing. Il numero di partecipanti nel lavoro di Becker e colleghi è basso (62), e anche se il numero è probabilmente sufficiente per definire il risultati di efficacia proposti, è sicuramente inadeguato ad ottenere informazioni significative da un punto di vista clinico in materia di sicurezza. I medici dovrebbero essere ancora cauti per  evitare di sovrastimare la sicurezza di questo prodotto. L’ampia disponibilità di lievito di riso rosso come un integratore alimentare (contenente molte molecole farmacologicamente attive come la monacolina K e simili) di fatto potrebbe portare in pazienti intolleranti alle statine ad utilizzare questo prodotto senza consiglio medico, con un possibile aumento del rischio di miopatie.  [1. Becker DJ, et al.  Ann Intern Med. 2009;150:830-9; 2) Lapi F, et al. Br J Clin Pharmacol.2008;66:572-4]

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