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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Roma, 2 aprile 2019 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) Negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 370mila nel 2018. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti. Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese, l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale martedì 2 aprile a Roma alle 11 al Senato (Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29), a cui parteciperanno, fra gli altri, Pierpaolo Sileri (Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM), Giordano Beretta (Presidente Eletto AIOM), Roberto Bordonaro (Segretario Nazionale AIOM), Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) e Alessandro Ghirardini (Coordinatore RNTR AGENAS). Sono stati invitati il Ministro della Salute on. Giulia Grillo, il Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) Luca Li Bassi, e il Commissario ISS (Istituto Superiore di Sanità) Silvio Brusaferro.

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PA e SCUOLA – TFR: per la Consulta è legittima la trattenuta del 2,5% per i dipendenti pubblici

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Salvo lo Stato che avrebbe dovuto sborsare 5 miliardi di arretrati. Per volontà dei sindacati firmatari dell’accordo del 1999, chi è stato assunto dopo il 2001 merita di essere trattato diversamente dai suoi colleghi e dai lavoratori del privato. Anief vigilerà sul recupero ai fini della liquidazione. Chi è in regime di TFS, invece, può ancora entro dicembre inviare la diffida o ricorrere in tribunale per recuperare il biennio 2011/12; trascorso tale termine gli arretrati andranno prescritti.La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 213/18 sottolinea come la parte negoziale (confederazioni rappresentative) abbia avuto un ruolo decisivo vent’anni fa nel mantenere il contributo per evitare una disparità di trattamento tra lavoratori assunti prima e dopo il 2000. Ricorda, inoltre, che è previsto un corrispondente incremento figurativo ai fini previdenziali del trattamento di fine rapporto: incremento che Anief si riserva di verificare nei ricorsi pendenti del personale andato in quiescenza. Lo studio legale del giovane sindacato rammenta che i dipendenti in servizio ed in regime di TFS devono, invece, presentare formale diffida entro la fine del 2018: in tal modo, potranno richiedere tale trattamento per il biennio 2011/2012. Mentre chi è andato in pensione può procedere direttamente alla richiesta del 2,69% per le due annualità, dopo aver ricevuto la liquidazione, aderendo al ricorso al seguente link.

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Autostrade: Fondamentale il potere di controllo dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

«Il dibattito che si è sviluppato intorno al destino delle autostrade italiane rischia di essere fuorviante e di spostare l’obiettivo dal vero nodo della questione: il ruolo di controllore che lo Stato ha il diritto-dovere di esercitare, sia quando un’attività che ha impatto sull’intera comunità è in capo a un privato sia nel caso in cui essa venga svolta da un soggetto a partecipazione pubblica».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Ritenere che la nazionalizzazione della rete autostradale possa di per sé garantire l’incolumità di chi la utilizza è evidentemente una sciocchezza. Uno degli ultimi viadotti crollati, quello della tangenziale di Fossano, era affidato per la manutenzione ad Anas, azienda di cui era azionario per intero il ministero dell’Economia e che fu protagonista di un rimpallo di responsabilità con la Provincia di Cuneo. Le società a partecipazione comunale, altro esempio, sono spesso tutt’altro che efficienti e sicure: basta guardare alla qualità del servizio offerto dall’azienda dei trasporti di Roma, l’Atac, che vanta pure il triste primato di mezzi distrutti per autocombustione.Ovviamente ci sono diverse società pubbliche virtuose, come tante aziende per la raccolta dei rifiuti di realtà urbane medio-piccole, ma non sono rari i casi di aziende trasformate in ufficio di collocamento clientelare al servizio non dei cittadini ma di personaggi senza scrupoli. Anche in questi casi è il ruolo dello Stato e della pubblica amministrazione, in tutte le sue diramazioni territoriali, ad avere peccato di superficialità o, peggio, di connivenza nell’attività di controllo. Non tutto ciò che viene gestito dai privati è soggetto a speculazione e aggiramento delle regole, così come non tutto quello che è in mano al pubblico brilla per virtù e rispetto delle norme». (Giorgio Giuliani)

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Com’è nata l’idea Stato?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

La lunga e complessa opera d’espansione di un impero, appartenente al popolo e non a un sovrano, trasformò la vita della popolazione ellenica in tutto il mediterraneo. Decaddero le oligarchie aristocratiche ed anche le monarchie teocratiche mentre i ceti diseredati cessarono di essere tali, migliorarono le loro condizioni, e non accettarono più la superiorità quasi eroica e divina dei ricchi. Si passò, quindi, a un nuovo livello di potere. Ciò avvenne in opposizione a un’aristocrazia sempre più prepotente e avida. Il contrasto poteva, a volte, sfociare nella tirannide. Sta di fatto che gli uomini che s’impadronivano del potere, lottando contro l’aristocrazia, per lo più provenivano dallo stesso ambiente. Le tirannidi, tuttavia, non concepirono opera rivoluzionaria. Nell’azione di governo, in generale, i tiranni erano più preoccupati di non distruggere le forme tradizionali dello stato che di regolare in modo duraturo la loro posizione. Sovente i tiranni si resero protagonisti d’iniziative volte alla concessione di benefici economici ai ceti meno abbienti ridistribuendo la ricchezza in forma più equa operando tassazioni più pesanti nei riguardi dei ricchi. Con il denaro, così procurato, il tiranno iniziava lavori pubblici nell’interesse degli emarginati. In questo modus vivendi s’innestò l’esperienza ateniese del quinto secolo a. C. ma con una base di partenza che risale per lo meno a due secoli prima. Furono gli stessi aristocratici a realizzare leggi dirette alla distruzione del proprio predominio e dei propri privilegi.
Di concessione in concessione si arrivò alla piena parità di tutti i cittadini rispetto alla collettività locale. A esprimere tale svolta, pur nella sua lente fase evolutiva, nei rapporti sociali di un popolo che vive in comunità, fu Esiodo. La sua poesia richiamava la vita e le opere degli umili nella dignità del proprio lavoro. Così nacquero nuovi modelli esistenziali con Callino e Tirteo che esaltavano il valore dei combattenti nella formazione serrata delle falangi, con Mimmermo e Saffo che cantavano la giovinezza e con essa gli ardori della vita amorosa. Solone, a sua volta, invocava ordine e giustizia. (Riccardo Alfonso)

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Sicurezza treni: Stato deve garantire sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2018

“E’ lo Stato che ha il compito di garantire la sicurezza, anche sui treni e nelle stazioni ferroviarie; non è più accettabile assistere attoniti a quotidiani atti di violenza perpetrati ai danni di viaggiatori e del personale, nel disinteresse generale. Un silenzio assordante. Esercito o vigilantes messi in campo per azioni spot sono palliativi e hanno dimostrato, in anni di sperimentazioni inutili, che non risolvono un problema ormai strutturale. Il Prefetto convochi immediatamente un tavolo, con forze dell’Ordine, aziende di trasporto e Istituzioni interessate e si ragioni su un piano serio di sicurezza sui treni e nelle stazioni. Le dichiarazioni di De Corato, Santanchè, Grimoldi sono la solita “propaganda vuota”, parole a cui non seguono i fatti: se si vuole veramente risolvere questo problema e garantire sicurezza, occorre strutturare un piano debitamente programmato. Fino ad oggi abbiamo assistito ad attività isolate dal sapore propagandistico che invece di affrontare seriamente la questione l’hanno solo spostato, o posticipato. Così Simone Verni, consigliere regionale del M5S Lombardia.

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Ho vinto IO e il premier lo faccio IO!

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

E’ la frase che ripete Matteo Salvini forse per convincere se stesso di poter assurgere alla dignità di capo dell’esecutivo. Niente di male esternare sogni impossibili, ma il guaio è che comincia a comportarsi come se già fosse a capo del governo di una delle prime 8 nazioni del mondo. Promette ministeri ai recalcitranti, poltrone di sotto-governo come premio di fedeltà e opera scelte da rabbrividire. La sua prima indicazione ci propone un consigliere economico nella persona di Armando Siri, dal quale nessun benpensante acquisterebbe, sulla fiducia, una macchina usata. Viene presentato come il guru della Flat tax, impostazione fiscale che impone una medesima aliquota a tutti i cittadini, indicata nel 15%, eliminando ogni formulazione crescente o decrescente, mortificando il welfare e ogni forma di politica sociale, senza badare alla necessità di equa distribuzione della ricchezza nazionale. Il gettito fiscale, con tale aliquota, diventerà una piccola mancia che il popolo elargisce come proprio contributo alle spese dello Stato, moltiplicando il debito pubblico. Ma chi è questo novello messia della finanza dal quale nessun acquirente prudente si lascerebbe convincere ad acquistare una macchina usata ?Non voglio andare per le lunghe e cito solamente le imprese del “galantuomo” Armando Siri, sopravvalutato da Matteo Salvini con incarichi prestigiosi. In realtà si tratta di un pregiudicato, condannato a un anno e otto mesi di carcere per bancarotta fraudolenta, condanna comminata in regime di patteggiamento, cioè con riconoscimento del reato da parte dell’imputato; come prima presentazione non c’è male, anche perché accompagnata dalla proprietà di due società con sede legale in un paradiso fiscale. Scendendo in altri particolari, c’è in corso un’ indagine e un’inchiesta dell’antimafia di Reggio Calabria per corruzione a carico di un socio del medesimo in una delle due società. Altri dettagli possono essere ritrovati su L’Espresso in edicola domenica 11 marzo.
Mi piacerebbe conoscere, in merito, il parere e dell’on. prof. Alessandro Pagano, la cui elezione è stata da me salutata con gli auguri di buon lavoro, accompagnati dall’auspicio di entrare nel governo in posizione apicale, per occuparsi di un settore di sua campetenza, qual è il mondo della finanza e della micro e macro economia. Nei miei auguri ad Alessandro Pagano mi sono riservato il diritto di critica, che arriva puntualmente suggerito dalla cronaca politica.Matteo Salvini preferisce Armando Siri, perchè non vuole accanto a sé personaggi in grado di dilatare la loro ombra sull’immagine dell’aspirante premier. Con la scelta di Armando Siri pone accanto a sé un personaggio ampiamente discusso e discutibile, probabilmente anche suscettibile di “pressioni” dall’alto, per cui ubbidiente e mai recacitrante, ben diverso dal competente on. Pagano.Mi piacerebbe anche intrecciare un dibattito motivato e documentato con l’on. Pagano sugli effetti reali della flat tax che, secondo il mio parere, condurrà l’Italia al default e, allora, sarà l’Europa a cacciarci dall’UE.Mi chiedo e vi chiedo anche: quanto potrà mai durare il connubio tra Salvini e Pagano? (Rosario Amico Roxas)

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Idea politica e idea dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

L’idea della politica e l’idea dello Stato modernamente inteso, sono oggi in rotta di collisione. E’ una frattura semantica conseguente al riconoscimento dell’asse centrale della società civile, alle multi e interdipendenze, alla razionalità plurale. Il nesso non si trova più concentrato nello Stato, in una classe, struttura, o ceto, ma in ogni persona umana. Il principio di libertà (persona) diritto alla proprietà (natura) s’identifica in un agire dotato di senso solo se rispetta questi due canoni fondazionali, di là della tripartizione del potere che Weber ha proposto: razionale, tradizionale, carismatico.
Lo Stato e l’impresa economica sono i due grandi soggetti creati dal mondo moderno. Entrambi sono attraversati dalla politica ma in forma sempre più ridotta, semplice postulato normativo, a una forma di giustificazione del potere esistente. In questo modo, la politica non è più riconoscibile come centro di una società, ma solo come sistema autoreferente senza finalità extra-sociali. Un potere che sempre più s’identifica con il vecchio detto: auctoritas non veritas facit legem. (Riccardo Alfonso)

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Storia dell’Italia mafiosa

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

MAFIAE’ il titolo di un interessante libro scritto da Isaia Sales ed edito da Rubbettino ma con un sottotitolo a mio avviso ancora più emblematico: “Perché le mafie hanno avuto successo”. E’ un argomento diventato d’attualità in questi giorni per la morte di un mafioso considerato nel suo ambiente “il capo dei capi”. Vi è stata anche una fiction televisiva in più puntate che ha ripercorso la vita e le “imprese” di Riina sino alla sua cattura. Oggi per merito del tam tam mediatico, che nelle ultime 48 ore dalla sua morte è stato martellante, abbiamo avuto l’opportunità di rinfrescarci la memoria sui tanti fattacci del passato e gli eccellenti delitti che hanno avuto la sua firma e che lo hanno trasformato un un supereroe del male. Si è voluto soprattutto insistere sul fatto che i tanti misteri sulle connivenze dei politici fossero stati sepolti con il personaggio. Niente di più falso, ovviamente. Dobbiamo convincerci che nessuna organizzazione criminale avrebbe potuto sopravvivere e prosperare così a lungo, come lo è la mafia, se non fosse stata essa stessa uno Stato con il suo teritorio, il suo esercito e le sue regole. Riina, quindi, come tutti i suoi precessori e quelli che lo seguiranno, pur essendo il capo di una simile congrega, è stato il collegamento naturale e il braccio armato per quella risma di politici e di uomini d’affari che sguazzavano nel marcio e nutrivano gli stessi interessi mafiosi nel mondo degli affari. Tutte persone che non si facevano scrupolo di disporre omicidi eccellenti e spedizioni punitive pur di liberarsi di avversari scomodi e che minacciavano i loro interessi criminali e la loro sete di potere. Per loro Riina era un uomo prezioso e che meritava la massima considerazione perché sapeva ben interpretare il ruolo omertoso del mafioso di “razza” e a tenere sotto il suo rigido controllo i suoi collaboratori e se sgarravano non si faceva scrupolo di eliminarli. Ora c’è chi si preoccupa sul nome del suo successore. E’ anche questo un non senso. Chiunque lo sarà avrà bisogno dello Stato per governare e prosperare e saprà ricambiare con i soliti mandanti i favori di sempre.

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Nasce in Italia il primo centro Ricerca Intelligence e sicurezza dello Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

école universitaireÉcole Universitaire InternazionaleRoma Piazza Mattei École Universitaire Internazionale, istituto di formazione e ricerca sulla pace e la sicurezza e con unaconsolidata competenza anche in campo internazionale nella formazione dell’antiterrorismo e intelligence e L’UNIVERSITÀ MERCATORUM – l’Ateneo delle camere di commercio italiane- già attiva in ambito di sicurezza dell’economia, delle aziende e del tessuto nazionale, danno vita ad un progetto innovativo mai sperimentato in precedenza.
Si tratta di un centro di ricerca di livello universitario, volto a studiare i fenomeni di sicurezza globale, intelligence, antiterrorismo e sicurezza delle aziende al fine di individuare nuove metodologie e protocolli per prevenire atti criminosi e contestualmente intervenire nella formazione dei futuri operatori e delle attuali forze armate e dell’ordine, e di quanti si trovino ad operare in tali contesti, siano essi anche privati.A guidare il Comitato Paritetico che ha dato vita al centro ricerca, Il rettore dell’Università Mercatorum Giovanni Cannata e la presidente di École Universitaire Internazionale, Sabrina Magris e che ne dirigerà il Centro, affiancati da un comitato di esperti.
Il Centro di ricerca ha attivato percorsi di studio universitari dedicati come il Master in “Antiterrorismo Operativo”, in “Intelligence Economica”, in “Psicologia operativa” (il primo in Italia), in “Psicologia etnica, intelligence culturale e cultural awareness.” Previsto inoltre un Master in lingua araba école universitaire1interfacciato con antiterrorismo e intelligence, in “Urban Ops”, in “Intelligence operativa e in “Giornalismo e aree di conflitto.” In questo particolare momento storico in cui il terrorismo è cambiato, l’economia ha nuove regole e nuovi strumenti, quali ad esempio i bitcoin, e la criminalità ha trovato nuove frontiere, il cybercrime si è costruito spazi propri, emerge chiara l’esigenza di studiare e intervenire anticipatamente sui fenomeni criminali e criminogeni al fine di rendere la vita dei cittadini più tranquilla e serena. Il Centro Ricerca, che si avvale della collaborazione di esperti di livello internazionale, costruirà protocolli, creerà e metterà a punto metodi operativi utili per portare la sicurezza al più alto livello. Si tratta di una eccellenza che fin dalla nascita trova riconoscimento a livello internazionale, sia accademico che operativo, con la possibilità di dare l’opportunità ai giovani di intraprendere un’attività di studio e di ricerca atta a garantire la pace e la tranquillità globale.

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Idea politica e idea dello Stato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

weberL’idea della politica e l’idea dello Stato modernamente inteso, sono oggi in rotta di collisione. E’ una frattura semantica conseguente al riconoscimento dell’asse centrale della società civile, alle multi e interdipendenze, alla razionalità plurale. Il nesso non si trova più concentrato nello Stato, in una classe, struttura, o ceto, ma in ogni soggetto. Il principio di libertà (persona) diritto alla proprietà (natura) s’identifica in un agire dotato di senso solo se rispetta questi due canoni fondazionali, di là della tripartizione del potere che Weber ha proposto: razionale, tradizionale, carismatico.
Lo Stato e l’impresa economica sono i due grandi elementi creati dal mondo moderno. Entrambi sono attraversati dalla politica ma in forma sempre più ridotta, semplice postulato normativo, a una forma di giustificazione del potere esistente. In questo modo, la politica non è più riconoscibile come centro di una società, ma solo come sistema autoreferente senza finalità extra-sociali. Un potere che sempre più s’identifica con il vecchio detto: auctoritas non veritas facit legem. (Riccardo Alfonso)

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Informazione di Stato: O l’informazione non funziona oppure è lo Stato che non funziona

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

Rai: sede di romaTGUno delle 13,30 di domenica 17 settembre. Premessa: e’ breve perchè c’è la Formula Uno da Singapore che preme (prima di questo tg mandavano…. Formula Uno). Sentiamo le notizie:
– Prime, italiane: Gentiloni dice a Milano, Berlusconi dice a Fiuggi e Salvini dice a Pontida.
– A seguire, estero: Al Fatah riconosce l’Autorità palestinese, cronache della bomba alla metropolitana di Londra, l’aereo della British che per falso allarme ha scaricato i passeggeri ad un aeroporto di Parigi.
– E poi: cronache a margine dell’assassinio di Noemi (donne vittime “rigidamente” chiamate per nome proprio, succede altrettanto per i maschi?)
– A finire: sport e pubblicità per alcuni programmi della serata
Sono rimasto a bocca aperta, proprio perchè sono un cittadino contribuente che paga le imposte per avere anche questi servizi di informazione dallo Stato. Nella fattispecie e’ un servizio su cui non e’ consentito di metter bocca in nessun modo se non, attraverso le massime istituzioni rappresentative, a cui poi, chi di dovere, risponde che lui ha sempre ragione.Lo stupore nasce dal fatto che, per mia fortuna e costanza, mi informo essenzialmente attraverso altri canali e media. Quello che mi ha colpito e’ l’assenza di notizie di primo piano di un certo rilievo così come, seguendo in giornata altri media non dello Stato italiano, mi ero fatto idea fossero importanti (tipo: crisi Rohingya ormai ai confini tra Myanmar e Bangladesh, referendum kurdo in Iraq e quello in Catalogna).
Mi sono chiesto: a cosa serve un tg del genere? A parte le banali considerazioni sui soldi, i giornalisti piu’ o meno espressione dei partiti in Parlamento, l’equilibrio di un servizio pubblico (con tanto di pubblicità) che fa concorrenza ai media privati… mi chiedo come ci si senta a fare tg del genere (includendo tutti i soggetti che vi contribuiscono) e, soprattutto, come ci si sente a subirli.
Sul primo aspetto, in questo contesto, abbiamo poco da aggiungere alle considerazioni gia’ accennate. Siamo invece preoccupati per il secondo aspetto: come ci si sente a subire. Domanda poco frequente in una societa’ in cui l’impegno e il riscontro civico o e’ estremo, sloganistico e spesso finto e montato ad arte da macchine del consenso, o non c’è. Cioè, c’è la rassegnazione che le cose sono in certo modo (non gradito) e nulla è possibile fare perchè non sia tale. E quindi ognuno fa per sè, anche -per fortuna- in considerazione del fatto che per l’informazione, la funzione e la nicchia di quella elargita dallo Stato e’ insignificante per i piu in termini culturali, antropologici, sociali ed economici; ma lo e’ per chi dirige il nostro Stato e la nostra amministrazione. Se poi proiettiamo questa situazione a livello europeo ed internazionale, l’insignificante diventa anche ridicolo, inutile e dannoso. Noi italiani siamo famosi nel mondo non certo per i media e l’informazione, ma solo per l’abbigliamento, il cibo e i bei posti da visitare (tutte eredita’ della storia passata a meno che qualcuno non voglia credere che un turista va a Roma, per esempio, per visitare anche la Nuvola di Fuksas così come si va a Parigi a visitare la torre Eiffel o a New York l’Empire State Building.)
Eppure i soldi non ci mancano. Così come non ci mancano alcune professionalità (non necessariamente quelle che sono andate all’estero). Cosa c’è che non funziona, l’informazione o lo Stato? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La polizia locale abbandonata dallo Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 9 settembre 2017

vigili-urbani“La Polizia Locale rappresenta il primo presidio alla sicurezza del cittadino nelle nostre città. E nonostante queste siano sempre più pericolose, gli agenti chiamati a difendere noi e le nostre famiglie sono letteralmente abbandonati dallo Stato, ridotti nel numero e negli strumenti e sempre più in là come età media”. Lo dichiara l’On. Sandra Savino, esponente di Forza Italia.“Alla luce – prosegue la parlamentare – della mutazione che la fisionomia delle nostre città ha subito in questi anni e dei sempre più elevati rischi per la sicurezza dei cittadini, oggi più che mai è urgente mettere mano finalmente alla tanto attesa riforma della Polizia Locale. Il Ministro Minniti, presente oggi in FVG, se ne faccia carico, dimostrando per una volta che lo Stato centrale non lascia i suoi migliori e più preziosi servitori a se stessi”. “Casi come quello dell’agente picchiato a colpi di casco a Catania non devono verificarsi mai più, a costo di affiancare alla Polizia Locale pattuglie della Polizia di Stato e dell’Esercito, soprattutto nelle zone più calde del Paese. In attesa di una decisione da parte dell’Esecutivo, esprimo la mia più viva solidarietà e vicinanza a Luigi Licari, agente di Catania abbandonato dallo Stato”, conclude Sandra Savino.

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Napolitano e i “segreti di Stato”

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

napolitanoLaboccetta – Napolitano la smetta di raccontare menzogne e spieghi il suo ruolo nel colpo di stato contro Berlusconi.’L’ex Presidente Napolitano non si smentisce: continua a raccontare bugie e prova a sfuggire dalle sue responsabilità’- dichiara Amedeo Laboccetta, deputato di Forza Italia. ‘Ho invitato più volte Giorgio Napolitano ad un contraddittorio pubblico su quanto ho scritto in un mio libro sul complotto da lui ordito con Fini e Tremonti per far cadere il governo Berlusconi. I fatti e le circostanze, di alcune delle quali sono stato testimone oculare, non sono state mai smentite dai protagonisti e Napolitano, se ne ha il coraggio, venga a spiegare alla luce del sole il ruolo che lui ebbe nell’operazione di killeraggio politico contro Silvio Berlusconi’- continua il parlamentare. ‘ La verità su quella stagione opaca non può essere tenuta nascosta al popolo italiano che ha il diritto di sapere i nomi di coloro che tramarono per rendere vano il risultato di libere e legittime elezioni. Napolitano, prima che la sua stagione umana raggiunga l’inevitabile fine, renda finalmente un concreto servigio alle istituzioni repubblicane restituendo, utilizzando la valuta della verità, almeno una piccola parte dei privilegi goduti e di quelli di cui continua a godere’- conclude Laboccetta. (n.r. Che ci sia stata un’operazione poco chiara al tempo del dimissionamento di Berlusconi ne sono convinti non pochi italiani. E’ inevitabile pensare che non si poteva fare una simile operazione senza l’avallo del Presidente della repubblica di quel tempo. E’ giusto, ora come allora, chiedere un chiarimento e che i diretti interessati lo facciano pubblicamente. Ne va della dignità delle parti in causa e del buon diritto degli italiani. Basta con l’Italia dei “misteri”.)

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Lo Stato con i soldi di tutti salva le banche ma non il lavoro. E la UE applaude

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

monte dei paschi di sienaFosse servita una prova per avere la certezza che l’Unione Europea e le sue istituzioni, a partire dalla Commissione, sono costruzioni al servizio dei poteri finanziari, ebbene è arrivata, scodellata proprio ieri dalla Commissione Europea che ha decretato che il finanziamento di 5 miliardi e 400 milioni di euro per salvare Monte dei Paschi di Siena, cancellando 5500 posti di lavoro, non sono aiuti di stato.
Altri 17 miliardi, di cui oltre 10 già erogati a Banca Intesa per prendere in carico le Banche Venete, sono a disposizione per il risanamento del sistema bancario, e cioè di quelle banche guidate da ‘prenditori di successo’ come Zonin esimio esponente di Confindustria Veneto, che hanno elargito migliaia di miliardi agli amici degli amici, che non li hanno mai restituiti ma con cui hanno costruito il famoso miracolo economico del Nord Est, oggi ridotto ad una sequela di capannoni abbandonati. I crediti deteriorati come elegantemente vengono chiamati in tutta l’area dell’euro assommano a quasi 1.000 miliardi. A quando il prossimo salvataggio a spese di tutti noi?Il salvataggio delle banche venete, rilevate da Intesa San Paolo al costo simbolico di un euro, non solo è costato già 5,2 miliardi (mentre lo Stato ne ha impegnati altri 12 a garanzia di crediti altamente a rischio) che saranno pagati da noi cittadini ignari, 500 euro a testa compresi anziani e neonati, ma comporta la creazione di una bad company, cui saranno addossate tutte le perdite di quelle banche, e 4.000 esuberi tra i dipendenti. Come dire socializziamo le perdite mentre dei profitti godranno gli azionisti privati.Confindustria inneggia alla riduzione del rischio sistemico, pur rilevando che in un’economia di mercato salvataggi pubblici non sono mai la soluzione preferibile.
Ma preferibile o no, perché gli aiuti di stato vanno bene per le banche e non per salvare e risanare Alitalia o l’ILVA e il posto di lavoro di oltre 30.000 persone?E perché se va bene sborsare centinaia di miliardi per il sistema bancario (la Germania qualche anno fa ha sborsato 247 miliardi di euro per risanare le sue banche), le stesse non possono essere nazionalizzate?La riposta è presto detta: l’Unione Europea, con la sua moneta comune, l’euro, è una costruzione fortemente ideologizzata, che eleva il mercato a Dio, che deve salvaguardare quel sistema capitalistico dove a perdere sono sempre i poveracci mentre lor signori continuano a fare shopping in Via Montenapoleone a Milano, alla faccia dell’austerity, dopo aver ricevuto milioni di buonuscita per aver dilapidato migliaia e migliaia di miliardi.Fino a quando gli permetteremo di abusare della nostra pazienza?

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Conferenza Stato–Regioni sul turismo

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2017

turismo costiero“In Conferenza Stato – Regioni abbiamo chiesto un riordino generale delle professioni turistiche da parte dello Stato che comprenda la Guida Ambientale Escursionistica come figura professionale nazionale, cardine e volano di uno sviluppo turistico nelle aree di pregio ambientale del nostro Paese, insieme alle “cugine” guide turistiche per la controparte culturale. La proposta ha registrato il consenso favorevole di tutti i presenti”. Lo ha dichiarato, Stefano Spinetti, Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche Italiane Aigae al termine del tavolo sul turismo in Conferenza Stato – Regioni. Erano presenti, oltre al Presidente Stefano Spinetti, anche Luca Berchicci, responsabile Ufficio Legale Aigae, esponenti del MIBACT, varie associazioni di categoria delle Guide Turistiche, i rappresentanti delle regioni italiane. “Da parte di Aigae è stato anche rimarcato come sia oggi controproducente e limitante continuare a considerare i beni turistici per compartimenti stagni – ha concluso Spinetti – e quanto sia invece più proficuo e attuale ragionare in termine di prodotto globale, certamente distinto per area di interesse ma facente parte di un patrimonio unico e indivisibile.
Con l’occasione sono state lanciate le basi per stabilire accordi strategici tra Aigae e le associazioni di Guide Turistiche presenti”.

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Giochi: prelievo record dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2016

slot machinesDieci miliardi allo Stato su 18,5 miliardi di incasso netto. Un primato assoluto che fa segnare una crescita – secondo l’elaborazione Agipronews – del 24% rispetto agli 8 miliardi incassati dall’erario nel 2015. Conti alla mano, ci troviamo di fronte a un incremento di due miliardi ‘secchi’. Il prelievo di 10 miliardi destinati all’erario, rispetto ai 18,5 incassati dagli operatori, portano ad una aliquota reale del 54,5%. In sostanza, ogni 10 euro, 5,5 finiscono nella cassaforte statale. La voce che più contribuisce al gettito, pari al 58%, è quella degli apparecchi da intrattenimento (Slot e Videolottery), che versano complessivamente allo Stato 5 miliardi e 850 milioni di euro, dei quali, 4,6 provenienti dalle sole slot machine (+36% rispetto al 2015). Tale incremento è dovuto soprattutto ai provvedimenti del governo Renzi, in particolare al sensibile aumento della tassazione previsto dalla Legge di Stabilità del 2016 e in vigore dal 1° gennaio scorso: dal 13%, il prelievo erariale è passato al 17,5% degli incassi. Discorso analogo, ma in forma più attenuata, per le Videolottery, che versano allo Stato 1250 milioni (+13%) in virtù di un prelievo passato dal 5% al 5,5%. Tra le voci cardine del prelievo statale, spiccano il Gioco del Lotto con 1760 milioni e il Gratta e Vinci (1375), mentre dal Superenalotto arriva quasi mezzo miliardo di euro: 477 milioni.

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Informazione di Stato, e non solo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

Rai: sede di romaSecondo gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate, gli introiti del cosiddetto canone Rai (imposta di possesso su apparecchio tv) dovrebbero superare per il 2016 i 2 miliardi di euro. Se quindi consideriamo che i residenti in Italia sono circa 61 milioni, significa che ogni cittadino versa allo Stato circa 33 euro per “godere” dell’informazione di Stato e per il finanziamento all’editoria privata.Non si tratta di una piccola cifra, se consideriamo che include anche i bambini e coloro che non possiedono un apparecchio tv o che guardano altri canali che non la Rai e che -proprio perche’ imposta sul possesso- devono comunque contribuire, nonostante gli dicono che si tratta del pagamento di un abbonamento/canone (potere dell’imbroglio lessicale…). Ogni famiglia anagrafica che ha pagato i suoi 100 euro di imposta tramite la bolletta elettrica, ha cosi’ contribuito, insieme alla pubblicita’, a mantenere la tv di Stato: tutte quelle persone che affollano spesso le nostre serate solitarie in casa, coi volti familiari che riconosceremmo ovunque e che parlano tra di loro come fossero a casa nostra; tutti quei giornalisti che ci informano, dal loro punto di vista e con le “dritte” che vengono loro imposte dal controllo politico della Rai, su quanto accade nel mondo e in Italia.Vale la pena pagare questi 33 euro? No, secondo noi. Non perche’ non vogliamo riconoscere che nel “sistema Rai” ci siano tante professionalita’ che comunque svolgono un servizio utile alla comunita’, ma perche’ -in termini strettamente economici per il contribuente- ogni persona interessata alle trasmissioni Rai, puo’ vedere le stesse attraverso Internet, spesso anche in diretta streaming, e questo tipo di collegamento non comporta il pagamento dell’imposta.Una situazione che ci deve far riflettere per meglio comprendere il contesto e le prospettive.Noi, con questa valutazione, facciamo solo un discorso utilitaristico, quasi civicamente incosciente -potrebbe dire qualcuno- perche’ sembra che vogliamo godere di un servizio senza pagarlo. Un punto fermo: comunque paghiamo per avere un collegamento ad Internet di cui, tramite le imposte che vi sono comprese, ne beneficia tutto quello che e’ “Stato”, Rai inclusa. Ci preme evidenziare l’incongruita’ di un sistema di informazione di Stato: in un mondo dove ci si parla a 360 gradi e dove l’informazione e’ un business al pari di un altro, c’e’ ancora chi pensa di informare travisando da questo mercato. O -peggio, come avviene nel caso del nostro sistema pubblico- sfruttandolo in maniera ibrida e in abuso di posizione dominante (la concorrenza della Rai -anche col mercato pubblicitario- con altri attori dell’informazione che non fruiscono del cosiddetto canone). Autorita’ come Antitrust che bacchettano e comminano salate multe a chi compromette la concorrenza
con cartelli e accordi piu’ o meno sottobanco, e’ sorda di fronte ad un cosi’ eclatante abuso come quello della Rai. Il contesto e’ quindi di privilegio. In un mondo, in un’Europa e in un’Italia dove ogni giorno ci dicono che i privilegi non devono esistere e devono essere sostituiti dai meriti. Qualcosa non funziona…
Le prospettive, di conseguenza, sono a “zero raggio”. Come quasi tute le politiche dei nostri governi e delle nostre amministrazioni: si guarda all’oggi (con leggi e norme che fanno onore all’urgenza) e mai al domani e al dopodomani. Quello che -per intenderci, in una prospettiva economica anche piu’ ampia di quella del business dell’informazione- non consente quasi mai la manifestazione di tutte le professionalita’ e desideri, espellendole o ingrippandole nella macchina del consenso politico.La Rai, in sostanza, e’ lo specchio del nostro Paese. Il concentrato -in ambito informazione- dei problemi economici e politici della nostra quotidianita’. Che bello: siamo un Paese omogeneo… dovremmo per questo essere soddisfatti? Per niente! Noi vorremmo un’altra omogeneita’, quella del mercato ovunque e nel rispetto dei diritti degli individui. Nella fattispecie, cosa impedisce che, per esempio, se proprio non si puo’ fare a meno di un servizio pubblico di informazione (il dubbio su questo ci rimane, sempre) questo non fosse com’e’ oggi, ma frutto di una gara per la concessione, con emissioni senza pubblicita’ e pagato -invece che dal cosiddetto canone- dalla fiscalita’ indiretta dello Stato?Contesto e prospettive, dicevamo. Discutibili, le nostre osservazioni e proposte. Per carita’. Ma prendiamo atto che un confronto del genere e’ inesistente e ostacolato. Per questo, in quell’ottica di riduzione del danno che caratterizza la nostra politica in difesa e affermazione dei diritti degli utenti, ci sentiamo a nostro agio nel ribadire che quei 33 euro che ognuno di noi da’ allo Stato per la Rai, non ne valgono proprio la pena!
1 – Cosi’ ha riferito il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, durante un’audizione in Parlamento. Ai fini di una prima valutazione degli effetti della nuova normativa introdotta, “occorre considerare che dai flussi informativi trasmessi all’Agenzia delle Entrate da Acquirente Unico emerge che l’importo del canone tv ad uso privato complessivamente addebitabile nelle fatture per energia elettrica per il 2016 è pari a circa 2.272 milioni di euro”. L’importo addebitato dalle imprese elettriche fino al 31 ottobre 2016 è pari a circa 2.129 milioni di euro (94% dell’importo addebitabile).
2 – piu’ volte da noi interpellata in merito, l’Antitrust ci ha sempre risposto “picche”.
3 – come gia’ avviene, per esempio, per la radio che, a parte il possesso professionale, la fiscalita’ derivante dalle famiglie attinge da una percentuale della Rc-auto. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Cannabis di Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

marijuana plant in flowering, bid bud cannabisSono state stabilite modalità di distribuzione. A gennaio in farmacia A partire da gennaio la cannabis di Stato verrà distribuita a tutte le farmacie territoriali e ospedaliere che ne faranno richiesta. Doveva essere disponibile già da ottobre, ma alcuni cavilli burocratici avevano rallentato l’iter procedurale che avrebbe portato il prodotto finito dai magazzini dell’Istituto farmaceutico militare di Firenze al consumatore finale. «Le modalità di distribuzione sono state definite in tutti i dettagli nel mese di novembre nell’ambito di una convenzione tra la direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute e l’Agenzia Industria Difesa da cui noi dipendiamo», spiega a Farmacista33 il colonnello Antonio Medica. Bisognerà aspettare ancora qualche giorno per conoscere tutte le procedure informative che «verranno messe a disposizione dal Ministero della Salute sul proprio sito internet, oltre che sul nostro – spiega Medica – ci sarà tutto quello che serve al medico e al farmacista, dalla scheda tecnica del prodotto alle spiegazioni su come effettuare gli ordini». Attualmente sono 20kg di cannabis pronti per la distribuzione, mentre «già l’anno prossimo garantiremo la produzione di almeno 100kg anno – spiega Medica – tuttavia, siccome sappiamo già che il fabbisogno nell’ultimo anno è cresciuto ci stiamo organizzando e siamo già pronti ad aumentare il numero di serre, se necessario».Al momento l’Istituto farmaceutico militare ha messo a punto un solo tipo di cannabis simile al Bediol olandese, una qualità che contiene due principi attivi: thc e cbd. Tuttavia, «stiamo mettendo a punto un’altra varietà di cannabis che contiene solo Thc in elevata concentrazione, speriamo di averla a disposizione già per il 2017 – spiega Medica – Sappiamo che per alcune patologie i medici preferiscono utilizzare la cannabis a elevate concentrazione di thc, mentre quella che contiene i due principi attivi che stiamo già producendo, sembra che sia più facilmente impiegabile per le restanti patologie perché il Cbd, che non ha azione stupefacente psicotropa, ha però azione compensativa su quelli che sono gli effetti collaterali che il thc tende a dare se assunto a solo. Ci sono poi altri medici che vorrebbero un prodotto che contiene solo cbd perché sembrerebbe essere efficace per trattare l’epilessia pediatrica». Inizialmente continuerà l’importazione in parallelo di cannabis da Olanda. «Via via che arriveremo a saturare il fabbisogno italiano le importazioni cominceranno a diminuire», commenta medica. Due le modalità di produzione approvate: decotto o vaporizzazione. «Bisogna fare attenzione a non confondere infuso e decotto: la bollitura delle infiorescenze deve essere prolungata, 15-20 minuti, perché se si mette la bustina nell’acqua calda appena tolta dal fuoco non viene disperso nell’acqua nemmeno un microgrammo di principio attivo», spiega Medica. (Attilia Burke fonte Farmacista33) (foto: cannabis)

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Banca Montepaschi e aiuti di Stato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2016

monte dei paschi di sienaIl presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ha presentato un’interpellanza urgente al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, per chiarire l’effettiva portata dell’operazione cosiddetta “di mercato” voluta dal governo con riferimento al caso Monte dei Paschi di Siena.
“Innanzitutto – afferma Brunetta – il ministro si trincera dietro la frase per cui il Fondo Atlante sarebbe ‘visto con favore dalla vigilanza bancaria della Bce’, pur sapendo che il nodo degli aiuti di Stato lo pone la Commissione e non la Banca Centrale Europea.
Inoltre, come ha fatto notare recentemente il Financial Times, il progetto Atlante ‘viene guardato molto da vicino da Bruxelles’, perché le regole europee sugli aiuti di Stato si intendono comunque violate in quanto, anche se ‘si tratta di un’operazione che coinvolge il settore privato’, come sostiene Padoan, il governo agisce lo stesso come ‘custode’ e in ogni caso le decisioni su come e quando utilizzare il Fondo sono imputabili al decisore pubblico.
Ancora, la valutazione che è stata fatta dei crediti deteriorati (32% del valore nominale invece del 17,6% applicato a Banca Etruria, poi rivisto al 22,4%) non rispetta le regole di mercato, e conferisce, quindi, a Mps un ‘vantaggio selettivo da parte di un’autorità pubblica nazionale’: l’esatta definizione di aiuto di Stato.
Infine, oltre a quanto già detto, la fattispecie sanzionata dalla Commissione europea si configura nel caso Monte dei Paschi non solo per il ruolo ambiguo di Cassa Depositi e Prestiti, ma anche per gli incontri diretti che il presidente Renzi ha avuto con i principali attori coinvolti nel piano di salvataggio. Chiediamo a premier e ministro di smetterla di prendere in giro gli italiani. Perché non serve a niente. Anzi, ne va della credibilità dell’intero sistema bancario italiano e del paese tutto.
Non solo: ricordiamo al Renzi e a Padoan che quando la Commissione europea boccerà il loro piano di aiuti di Stato, per le banche italiane scatterà necessariamente il Bail in. E questo significa perdite per i risparmiatori che, dopo tutto quello che hanno già subìto nell’ultimo anno, sono stufi di pagare le inefficienze e la superficialità di questo governo”, conclude Brunetta.

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Stato, diritto ed elezioni: Le regole e il bacio in fronte

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2016

consiglio di statoIl Consiglio di Stato ha riammesso alle competizioni elettorali comunali di Roma e Milano le liste, rispettivamente di Fassina e Fratelli d’Italia nonostante mancassero le date nella vidimazione su cui moduli sono state raccolte le firme necessarie alla presentazione delle liste.
Premesso. Di questi due raggruppamenti politici -per quanto ora manifestiamo la nostra indignazione- non siamo interessati ai loro contenuti politici. Ci interessa solo la forma, che in democrazia dovrebbe contare molto per tutti, secondo i principi di uguaglianza stabiliti dalla Carta Costituzionale. Ma evidentemente non e’ così.
Chi scrive e’ stato nel secolo scorso, per decenni, impegnato su raccolta di firme, essenzialmente per referendum abrogativi, che hanno -secondo me e la cosiddetta opinione diffusa- contribuito a rendere migliore il nostro Paese. Decine e decine di referendum sulla cui raccolta, io tra altri, sono sempre stato un “pasdaran” del diritto: le regole vanno rispettate, figuriamoci se non devono esserlo da parte di coloro che chiedono una modifica popolare/elettorale dell’ordinamento. E su queste regole ho forgiato, in compagnia sempre buona (destra, sinistra, centro, estremisti e non, comunque amanti e rispettosi del diritto e delle regole), la nascita, la crescita, lo sviluppo del cosiddetto “homo cives”, quello che si confronta rispettando le regole del gioco.
Per capire, quando si gioca a monopoli o simili con dei bambini, i grandi, pur di far vincere i pargoli, fanno finta di sbagliare o, dall’autorevolezza del loro essere grandi, declamano regole che sono il contrario di quelle stabilite per quel gioco. Perche’ questo avviene? Per i grandi -sbagliando a mio avviso anche in questo caso- vogliono far crescer i propri piccoli con la felicita’ della vittoria, mettendo da parte la scontata delusione di non aver prestato attenzione alle regole. E poi, questi bambini crescono, crescono e crescono… fino a raccogliere le firme per presentare le liste alle elezioni ed eleggere quelli che poi fanno e/o mettono in pratica gli ordinamenti della nostra vita quotidiana; e sono quelli che hanno somatizzato e continuano a mettere in pratica le regole della vita come se stessero continuando a giocare a monopoli coi grandi, che anche quando sono grandi, per l’appunto, consentono loro di vincere non rispettando le regole. E cosi’ che vengono formati i cittadini italiani, dove aggiungiamo che a questa lezione di vita famigliare, l’assenza dell’insegnamento di educazione civica fin dai primi anni della scuola (o l’insegnamento con maestri che dicono delle fesserie che neanche i manuali dei piu’ inetti -dal punto di vista di diritto e Costituzione- raggruppamenti politici si sognerebbero di dire). Aggiungiamo ancora. Se io, comune mortale, non pago una multa entro il 60mo giorno dalla notifica, l’importo mi raddoppia. Se presento un qualche documento presso una qualunque Pubblica Amministrazione e sgarro di un giorno o di una firma o dimentico un codicillo, sono dolori per il mio portafogli e per l’istanza presentata. Ma io sono per l’appunto un comune mortale. Condizione, evidentemente, che non vale per chi si candida per fare ed amministrare le leggi.
L’altro giorno mia figlia, che e’ in quinta elementare, ha fatto una verifica di educazione civica. Le lezioni dell’insegnate in merito -a mio giudizio e a quello dei libri- erano disastrose. Alla riottosita’ della ragazzina a far proprie le norme del funzionamento dello Stato e della formazione della Repubblica (si chiedeva praticamente solo l’apprendimento mnemonico), dietro mia insistenza, che le ho spiegato nella pratica cosa volessero dire e quale importanza rivestissero per la nostra vita quotidiana, la ragazza si e’ impegnata e, quasi come un gioco piacevole, mi sembrava preparata. Ebbene, ha fatto la verifica ed ha preso 10-. Le ho chiesto cosa volesse dire quel “meno”. Premesso: la ragazza studia, oltre all’inglese nella scuola dell’obbligo, anche il francese privatamente. E lei mi ha risposto: babbo, alla domanda in quale giorno era stata liberata la repubblica dal fascismo (notare: la repubblica italiana il 25 aprile del 1943 non esisteva….), invece di rispondere 25 aprile, ho scritto 14 luglio… e solo dopo la consegna della verifica mi sono resa conto che era il giorno della presa dalla Bastiglia a Parigi. Ho abbracciato mia figlia e le ho stampato un bacio sulla fronte. Chissa’ da chi e come saranno baciati Fassina per le liste romane e Meloni per per quelle milanesi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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