Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘stato’

No proroga Stato di emergenza. E’ richiesta strumentale governo per blindare maggioranza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

“Fratelli d’Italia è contraria a una proroga di poteri straordinari anche perché da febbraio in poi lo stato di emergenza è stato utilizzato al limite della costituzionalità. Quindi le deleghe in bianco al governo non si possono e non si devono più dare. Peraltro, noi non vediamo più alcun motivo di carattere tecnico, giuridico, sanitario e tanto meno politico per una proroga. E’ una richiesta strumentale e politica che serve al governo per blindarsi al proprio interno e mettere a tacere le voci di dissenso nella maggioranza, continuando lo show a cui abbiamo assistito per troppi mesi di dirette televisive e via Facebook, e di Dpcm che piovevano giorno dopo giorno. Ecco questo show non può più continuare, l’Italia ha diritto a cercare una propria normalità, naturalmente con tutta la prudenza necessaria, e se ci fosse la necessità di un nuovo intervento per limitare le libertà e i diritti costituzionali dei cittadini il governo può chiedere al Parlamento di riunirsi e questo può farlo già nel giro di 12 o 24 ore e votare i provvedimenti necessari, come sempre avvenuto in questi mesi, secondo criteri di responsabilità”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, ai microfoni di UnoMattina.

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Aiuti di Stato italiani per l’agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

La decisione della Commissione europea di dare il via libera agli aiuti di Stato italiani per l’agricoltura può contribuire a dare respiro immediato alle aziende più colpite dalla crisi – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Dall’Europa arriva un segnale positivo, perché nella congiuntura attuale anche pochi mesi possono fare la differenza per le imprese in difficoltà. La Commissione, impegnata ad approntare un quadro provvisorio di regole per gli aiuti pubblici, ha infatti autorizzato l’anticipo di quattro mesi rispetto alla scadenza prevista dei fondi Pac, per un ammontare complessivo di 12 milioni di euro.Si stima che le risorse potranno beneficiare più di mille imprese attraverso sovvenzioni dirette destinate ad aziende di tutte le dimensioni, ma anche ai lavoratori autonomi attivi nel settore agricolo. Bruxelles ha giustamente riconosciuto che si tratta di una misura “necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro” – spiega Tiso.Il provvedimento giunge a pochi giorni dalla proposta della Commissione europea di destinare 24 miliardi in più alla Politica agricola comune e al Programma di sviluppo rurale. In questi mesi si possono porre le basi per una vera rinascita dell’agricoltura europea, in grado di beneficiare anche l’Unione nel suo complesso. Siamo convinti che questa crisi sia anche foriera di opportunità, a condizione di saperle cogliere e di non vincolare le nuove risorse a rigide condizionalità in un nome di un’austerità che nell’era post coronavirus non ha più ragione di essere.

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Esami di stato ed emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Reso pubblico il Documento inviato dal Comitato Tecnico Scientifico al Ministero dell’Istruzione sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di stato nella scuola secondaria di secondo grado. Marcello Pacifico (Anief): “Nel documento del CTS ci sono delle criticità che ci preme evidenziare in modo che le misure che andrà ad adottare il Ministero tutelino effettivamente i diritti di tutti i soggetti interessati. Gli esami di stato in presenza devono essere svolti all’insegna della salvaguardia effettiva della salute di lavoratori e alunni”.L’Anief, sindacato da sempre attento alla tutela dei diritti dei lavoratori della scuola e degli alunni, analizza il documento prodotto dal Comitato Tecnico Scientifico e inviato al Ministero dell’Istruzione, reso pubblico ieri, evidenziando criticità, alcune di non poco rilievo, e avanzando proprie proposte di modifica e integrazione dello stesso che porterà all’attenzione del Ministero dell’Istruzione affinché gli esami di stato conclusivi della scuola secondaria, in questa particolare situazione di emergenza, si svolgano effettivamente in sicurezza e nel rispetto dei diritti di tutti.Il Comitato Tecnico Scientifico approfondisce, come primo punto della sua analisi, l’impatto degli spostamenti correlati all’effettuazione dell’esame di stato sulla motilità e invita, pertanto, il Ministero dell’Istruzione a predisporre un calendario di convocazione dei candidati scaglionato suggerendo, inoltre, “l’utilizzo del mezzo proprio”.Pur comprendendo le motivazioni alla base dell’indicazione di suggerire l’utilizzo di mezzo proprio per raggiungere la sede di svolgimento degli esami, secondo il sindacato Anief appare utile pensare anche a predisporre l’attivazione di protocolli specifici in grado di fornire alternative alla mobilità individuale. In tal senso, è necessario – soprattutto nelle grandi città – adottare tutte le misure che incentivino l’utilizzo dei mezzi pubblici, anche eventualmente organizzati ad hoc, garantendo, ovviamente, livelli adeguati di sicurezza per i fruitori. “Non dobbiamo dimenticare – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che la mobilità non riguarda esclusivamente i candidati ma anche i docenti, i Dirigenti Scolastici e tutto il personale ATA che saranno interessati dall’espletamento del complesso delle operazioni di svolgimento degli esami di stato in presenza e la cui mobilità non può essere “scaglionata”. Appare utile e non secondario, quindi, valutare in base all’effettiva realtà territoriale e al numero dei soggetti interessati la possibilità di organizzare anche mezzi di trasporto pubblico che, in sicurezza, garantiscano l’afflusso verso le scuole sede d’esame, non affidandosi esclusivamente all’utilizzo del mezzo di trasporto individuale”.

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Aiuti di stato per l’agricoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

L’innalzamento del tetto per gli aiuti di Stato destinati all’agricoltura infonde fiducia a uno dei pochi settori produttivi che continua a lavorare anche durante l’emergenza – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Con la decisione di aumentare i limiti massimi del sostegno pubblico a 100mila euro per l’agricoltura e a 120 mila euro per la pesca e l’acquacoltura, la Commissione europea ha risposto in modo positivo alle richieste del nostro ministero delle Politiche Agricole.Mai come in queste settimane il settore primario si rivela decisivo per la tenuta stessa del Paese e per la risposta alla crisi causata dal coronavirus – continua Tiso. E’ necessario prevedere da subito misure straordinarie per prendere atto del nuovo scenario e far sì che gli Stati possano allocare maggiori risorse, senza dover rispettare limiti stringenti che non hanno più ragione di essere. Per raggiungere questo obiettivo non basta innalzare il tetto degli aiuti a livello nazionale, ma è indispensabile che l’Europa intervenga con un piano economico coordinato per difendere l’agricoltura di tutti gli Stati membri.Nonostante la nuova stretta del Governo all’esercizio di attività non strategiche, l’agricoltura resta aperta per garantire l’approvvigionamento di cibo a tutti i cittadini. Le ripercussioni economiche della crisi si fanno tuttavia sentire anche per il settore primario, a causa del forte calo della domanda di alcuni prodotti con ricadute negative sull’intera filiera agroalimentare. Chiediamo pertanto al Governo di continuare a lavorare anche a livello europeo, per fornire riposte rapide a una crisi in pieno corso e con conseguenze a lungo termine ancora difficili da quantificare.

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Ilva e il ruolo dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

La crisi e l’irrisolta questione della franco-indiana ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto pongono al centro il futuro della politica industriale in Italia e in Europa. Oltre alle molto dolorose conseguenze occupazionali, sociali, politiche e legali. L’Unione europea è la prima produttrice al mondo di beni strumentari e di prodotti industriali. In molti settori è anche all’avanguardia dell’innovazione tecnologica. Una forza che si basa principalmente sull’iniziativa privata delle imprese di media dimensione, che rappresentano l’asse portante dell’economia. Una componente che finora ha potuto dialogare in modo produttivo con le restanti imprese di grandi dimensioni nei settori storici delle attività industriali che si sono grandemente sviluppate dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante tutte le difficoltà, l’Italia è ancora il secondo paese manifatturiero d’Europa. Da noi, però, l’onda lunga partita nel 1992 con le discutibili privatizzazioni delle Partecipazioni Statali sta “travolgendo” le grandi imprese industriali italiane. Si è assistito, quindi, alla progressiva perdita di controllo di Ilva, Fiat, Pirelli, Magneti-Marelli, ma anche di molte aziende simbolo del Made in Italy, come quelle dell’alimentare, della meccanica e della moda. Lo stesso è successo anche nel sistema bancario italiano, già di per sé fragile in mezzo ai giganti bancari internazionali too big to fail.In quest’ottica, l’industria dell’acciaio è emblematica. Per un lungo periodo ha avuto un’importanza strategica nell’economia europea e italiana e ha promosso innovazione, crescita e occupazione. La crisi economica, figlia dello sconquasso finanziario globale del 2008, ha determinato un crollo nelle produzioni e nei commerci mondiali che hanno colpito tutti i settori economici, in primis quello dell’acciaio. Come è noto, esso è strutturalmente legato ai settori dell’auto, delle costruzioni, dell’elettronica e delle industrie rinnovabili. In questo periodo la siderurgia europea ha perso il 27% della produzione e oltre 40.000 posti di lavoro. Tanto che persino la Commissione europea ha dovuto impegnarsi con specifici programmi di rilancio.Oggi l’Europa, con 168 milioni di tonnellate annue, è ancora la seconda produttrice di acciaio, pari al 10% del totale mondiale.
La Cina, però, produce più della metà di tutto l’acciaio! In Europa il settore rappresenta l’1,3% del pil. Nell’insieme dà lavoro a quasi 2,5 milioni di persone. Direttamente a circa 330.000. E’ un settore ad alta intensità di capitale che investe ogni anno circa 4 miliardi di euro in macchinari più moderni. Nei costi di produzione dell’acciaio la parte relativa all’energia rappresenta il 40%. E l’industria europea, purtroppo, paga prezzi per l’energia più alti dei suoi concorrenti. E’ un problema che il governo dovrebbe affrontare perché riguarda l’intero comparto industriale nazionale.In Italia l’industria siderurgica, con circa 33.000 occupati, rappresenta il 2% dell’occupazione manifatturiera. L’80% della produzione avviene già con il sistema a forno elettrico, che è molto meno inquinante rispetto a quello a ciclo continuo con altoforno.L’ex Ilva di Taranto è il più grande impianto a ciclo continuo d’Europa, produce 4,5 milioni di tonnellate annue e occupa 8.200 persone, con un indotto molto vasto. Il nuovo piano industriale deve essere una transizione verso la de carbonizzazione. La grande sfida è di mettere in campo riconversioni verso forni a idrogeno. La sostenibilità ambientale e la difesa della salute non possono in nessun modo essere messe in secondo piano. La crisi del settore a livello mondiale sarebbe dovuta a una sovrapproduzione rispetto alla situazione di stagnazione economica generalizzata. Detto ciò, però, la Cina, aumentando costantemente la sua produzione a prezzi più bassi, inevitabilmente mette in difficoltà i produttori europei. L’Europa, quindi, rischia di diventare dipendente dalle forniture estere di un materiale fondamentale per la sua economia. Senza considerare le garanzie e la qualità del prodotto importato. Di conseguenza, i produttori europei sono in crisi e molti hanno deciso di tagliare produzione e occupazione. Anche le loro azioni sono in caduta nelle borse. Secondo noi, l’Organizzazione Mondiale del Commercio non può essere indifferente nel gestire la qualità dei prodotti commerciati. Per esempio, la British Steel, in bancarotta, è stata acquistata da un’impresa cinese. Altre acciaierie, se dovessero chiudere, rischiano di essere smantellate e trasportate in Cina, in India o in altri paesi, dove i controlli di qualità, il rispetto della salute e dell’ambiente e i diritti sindacali e civili sono spesso lacunosi. Questa è stata anche la “strada dissestata” delle localizzazioni, già sperimentata dagli stessi Stati Uniti alla ricerca di costi più bassi. Il risultato per Washington sono stati dei deficit nei commerci di beni (senza i servizi) per centinaia di miliardi di dollari. Nel 2018 il deficit è stato di quasi 900 miliardi! Se alcuni settori industriali e altre infrastrutture sono considerati strategici, allora è necessario che restino attivi e sotto il controllo nazionale ed europeo. Non si tratta di ritornare a un passato in cui si producevano i “panettoni di Stato” ma, se fosse necessario, e non vi fossero imprenditori all’altezza, la partecipazione pubblica non solo è auspicabile ma inevitabile. Non scordiamoci mai che l’Italia e l’Europa dovranno confrontarsi con la potenza economica cinese la cui gestione è notevolmente politica e statale. Per non parlare degli Stati Uniti che, al di là della retorica neoliberista, ha una fortissima presenza statale nei settori considerati di interesse nazionale. Basti pensare che il solo bilancio militare del 2019 è di oltre 700 miliardi di dollari. In Europa, la Francia e la Germania non sono mai “arrossite” quando lo Stato è intervenuto come azionista stabile nei settori privati. Anche noi, come fanno le loro banche d’investimento,dovremmo mettere in campo la Cassa Depositi e Prestiti ogni qualvolta si reputi indispensabile difendere i livelli di produzione e di occupazione. Intanto il nostro paese, la partita Ilva non la può perdere. (Mario Lettieri già sottosegretario all’economia e Paolo Raimondi economista)

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Dove non è riuscita la ‘ndrangheta ci pensa lo Stato

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2019

Apprendiamo le ultime notizie sulle infiltrazioni mafiose nella nostra regione e nel resto d’Italia con un grande sentimento di gratitudine nei confronti del Dr Gratteri, della dsa Loreto, di tutta la magistratura e delle forze dell’ordine. Noi abbiamo subito la violenza mafiosa reagendo con la denuncia ed in questi giorni crediamo sia opportuno che la politica e gli apparati dello Stato riflettano su alcuni aspetti che più volte abbiamo gridato ad alta voce.Bisogna assolutamente educare i cittadini alla denuncia e su questo punto vogliamo essere chiari e non essere in nessun modo fraintesi, ma a chi denuncia deve essere garantito il futuro, deve essere garantita la giusta protezione, devono essere garantiti i giusti ristori devono essere garantiti i sostegni umani e morali. Purtroppo tutto questo non accade, anzi chi denuncia entra in un inferno Dantesco senza fine, costretto a combattere contro una burocrazia cieca che lo strangola ed a subire spesso ancora più umiliazioni e danni, di quelli che la malavita organizzata è riuscita a compiere.Dove non è riuscita la ‘ndrangheta ci pensa lo Stato? Noi chiediamo aiuto chiediamo di essere ascoltati di poter vivere serenamente la nostra vita ed eventualmente di metterci al servizio dello Stato come abbiamo sempre fatto e stiamo ancora facendo, vogliamo essere gli esempi da seguire.
Consigliare ad un cittadino di denunciare dovrebbe essere un obbligo, oggi invece è una grande responsabilità perchè noi sappiamo perfettamente cosa dovrà subire questa persona dopo la denuncia, e sappiamo con certezza che la sua vita sarà un inferno per le prove che lo Stato lo obbligherà ad affrontare creandogli continui ostacoli nella via della sua rinascita.Ripetiamo con fermezza che la denuncia và fatta ed è l’unica via possibile per combattere questa grave emergenza, ma non si può chiedere ad un cittadino di fare il supereroe, lo Stato non puó essere prima mamma, e ci riferiamo alla magistratura ed alle forze dell’ordine e poi matrigna quando è ora di assumersi le responsabilità delle conseguenze che la denuncia produce. (Pino Masciari Mauro Esposito)

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Laura Castelli, “Entro 2022, 450 mila assunzioni nello Stato”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Entro il 2022 saranno oltre 450 mila le nuove assunzioni, da venerdì prossimo, infatti, il ricambio degli organici, all’interno delle strutture amministrative dello Stato, tornerà al 100% anche tra gli statali senso stretto, vale a dire per i dipendenti dei ministeri, della presidenza del Consiglio, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici. Il primo dicembre cadrà anche il vincolo per le assunzioni nelle Università. Quota 100 ha permesso di far terminare la vita lavorativa a persone che erano “incastrate” nel mondo del lavoro. Avevamo pianificato dunque di integrare e aumentare le posizioni dei dipendenti pubblici con una riforma strutturale, che giorno dopo giorno si sta realizzando. Il Paese non si cambia in 2 giorni ed è per questo che non si può vivere di propaganda ma si deve lavorare giorno per giorno sapendo che i risultati arrivano piano piano, per una Italia migliore”. Cosi il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Castelli, “Serve contaminazione positiva per aumentare efficienza Stato”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

Roma – “Con la norma GtoG, introdotta nel Decreto Fiscale, aumentiamo la competitività del Paese e contribuiamo a valorizzare le eccellenze italiane, che spesso coincidono anche con le aziende partecipate di Stato.
Fino ad oggi l’Italia non poteva svolgere attività contrattuale per conto delle imprese che operano nel settore della cooperazione e dell’assistenza tecnico-militare, in un settore quindi strategico, ora autorizziamo il Governo ad intervenire nell’ambito degli accordi GtoG. Ci parifichiamo così ai più importanti Paesi industriali. È un punto di partenza importante, per la prima volta un tema come questo viene affrontato all’interno del Decreto Fiscale.Adesso dobbiamo intervenire sulla programmazione dei fondi europei per il prossimo settennato, per fare in modo che vengano impiegati tutti e bene. Dobbiamo lavorare attraverso una contaminazione positiva, per aumentare l’efficienza dello Stato in tutti i settori e per innovarlo”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, nel corso dell’evento “Tra le sfide dell’Europa e le esigenze della NATO. Quali prospettive per la Difesa Italiana e la sua Industria”, organizzato dalla Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza.

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Arcelor-Mittal senza vergogna: ora restituisce Ilva allo Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Come avevamo previsto la venuta della Morselli serviva esclusivamente a operare decisioni pesantissime per i lavoratori ex Ilva e per il territorio tarantino. Poche ore fa la multinazionale ha ufficializzato la rescissione del contratto di acquisto e la restituzione del gruppo Ilva ai commissari straordinari. Le motivazioni addotte, dalla cancellazione dell’immunità penale sino alla presunta impossibilità di adeguare agli standard di sicurezza Afo 2 imposti , giustamente , dalla magistratura sino a evocare diversi ostacoli di natura giuridica al concreto sviluppo del piano industriale parte integrante dell’accordo in sede ministeriale appaiono del tutto strumentali e pretestuose. Ora le ipotesi possibili sono solo due. La prima ipotesi è che Arcelor-Mittal stia operando l’ennesimo brutale ricatto al governo italiano e all’intero paese. Minacciando la restituzione potrebbe puntare a un nuovo scudo penale, alla disdetta degli impegni occupazionali, a partire dalla non assunzione dei lavoratori in cassa integrazione di Ilva in amministrazione straordinaria per finire a ulteriori 1400 esuberi aggiuntivi. Potrebbe inoltre ottenere un’ulteriore, scandalosa ci aggiungiamo noi, proroga dei termini di adeguamento di afo2 alle prescrizioni. La seconda ipotesi è che effettivamente Arcelor-Mittal abbia deciso di revocare l’investimento in italia. In questa seconda ipotesi comunque la multinazionale avrebbe tratto un grande profitto dall’aver impedito che il gruppo siderurgico cadesse nelle mani di un’impresa con reali volontà industriali. Non occorreva la sfera di cristallo per capire che sarebbe finita così. La multinazionale non ha mai realmente voluto dare seguito al piano industriale ed ha costantemente operato per giungere oggi a utilizzare in maniera pretestuosa i cosiddetti ostacoli che altro non sono che il minimo sindacale in termini di sicurezza degli impianti. Solo uno sprovveduto può seriamente pensare che la multinazionale non conoscesse la complessità dell’acquisizione di ilva. Ora si tratta di riprendere ilva in mano pubblica allo scopo di definire quel piano straordinario di chiusura delle fonti inquinanti, difesa del reddito, bonifiche e riconversioni. Lo Stato, per responsabilità diretta dei governi, ci arriva nel modo peggiore. Il rischio serio è che, se di ricatto si tratta, questo possa trovare tanti solidi alleati, anche nel sindacato.(By Sergio Bellavita USB nazionale e Francesco Rizzo USB Taranto)

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Pa: Fp Cgil, passi avanti in revisione classificazione personale Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

“Passi avanti nella revisione del sistema di classificazione del personale del comparto delle Funzioni Centrali, così come previsto dal passato contratto, che dovranno necessariamente proseguire”. A darne notizia è la Funzione Pubblica Cgil nel resoconto della riunione di oggi all’Aran della Commissione Paritetica sui sistemi di classificazione del personale.
L’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, fa sapere il sindacato, “ha presentato una ‘Ipotesi di lavoro per la revisione del sistema di classificazione del personale’ sulla quale si è svolto il confronto che si sostanzia su un sistema articolato su 3 aree (di supporto, operativa e funzionariale), con la previsione di un solo accesso dall’esterno per ogni area e la previsione di gruppi e famiglie professionali. La proposta – spiega la Fp Cgil – contiene inoltre una analisi delle criticità riscontrate nell’istituto delle progressioni economiche orizzontali, ipotizzando l’adozione di modalità che ‘sdoppino’ l’attuale istituto in modo da dare risposta sia all’esigenza di inclusività (tramite il riconoscimento dell’esperienza professionale) sia all’esigenza di selettività (tramite il riconoscimento dell’acquisizione di più elevate capacità professionali)”.Inoltre, continua il sindacato, “Aran inserisce poi la proposta di un potenziamento dell’utilizzo delle posizioni organizzative mediante la previsione di incarichi ‘manageriali’ o ‘professionali’, in riferimento rispettivamente ad incarichi correlati a responsabilità di risultato o a responsabilità derivanti dallo svolgimento di funzioni richiedenti la iscrizioni ad albi professionali. In virtù della caratteristica di ‘investimento sull’organizzazione’ si ipotizza la possibilità di destinare a questo istituto risorse specifiche per non gravare sui fondi per la contrattazione decentrata”.Come Fp Cgil, prosegue, “abbiamo apprezzato l’obiettivo di convergere verso un modello unico di classificazione per l’intero comparto delle Funzioni Centrali, precisando tuttavia che vanno tenute a riferimento le esperienze più evolute all’interno del comparto, in modo da rispondere alle dichiarate esigenze di flessibilità e dinamicità del sistema per mettere le Amministrazioni in condizioni da poter rispondere con tempestività alle evoluzioni dei processi lavorativi nella Pa. Abbiamo poi espresso apprezzamento per il recepimento nella proposta di alcuni elementi che fanno parte della nostra proposta e che avevamo anticipato nel precedente incontro, come la necessità di riconoscere l’esperienza professionale e la peculiarità di alcune professionalità specifiche”.
Tuttavia, precisa la Fp Cgil, “abbiamo considerato insufficienti le soluzioni ipotizzate sia per quanto riguarda l’individuazione delle tre aree, che sostanzialmente ripropongono la struttura attuale e non prevedono di fatto il superamento definitivo della attuale prima area, sia per la soluzione individuata per le specifiche professionalità, con la previsione di utilizzare l’incarico di posizione organizzativa. Per questo abbiamo chiesto di ragionare sulla istituzione di una terza area riservata a professionisti e alte specialità, in tal caso superando l’ipotesi di una terza area di bassa qualificazione professionale. Abbiamo poi evidenziato come nel testo di Aran siano da inserire e sviluppare sia il tema delle declaratorie di area che quello relativo agli accessi nelle aree, elementi indispensabili per verificare la coerenza della proposta con gli obiettivi del superamento dell’attuale prima area e del fenomeno del mansionismo”.”Nell’interlocuzione abbiamo introdotto l’ipotesi di percorsi formativi in entrata differenziati a secondo del titolo di studio posseduto dal lavoratore (scuola dell’obbligo o diploma per l’area operativa; laurea triennale, vecchio ordinamento o magistrale per quella funzionariale), nonché la necessità di prevedere accessi anche dall’interno con percorsi selettivi ed esperienza professionale utilizzabile in mancanza del titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno. In conclusione riteniamo che la seduta di oggi abbia contribuito a far fare dei passi avanti significativi nei lavori della Commissione e che negli incontri prossimi dovranno necessariamente proseguire per traguardare gli obiettivi che da ultimo ci siamo dati con il documento presentato nell’incontro unitario del 10 ottobre scorso. La prossima riunione della Commissione dovrebbe essere fissata entro il mese di novembre”, conclude la Fp Cgil.

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Scuola:Assestamento bilancio dello Stato, 100 milioni di tagli all’istruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Non sono cifre altissime, però anche il Governo del Cambiamento non ha saputo sottrarsi alla politica inflazionata dei tagli alla scuola: nel decreto di assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2019, approvato in Senato e adesso al vaglio della Camera, si conferma la “voce” sull’accantonamento e l’indisponibilità di 100 milioni di euro da sottrarre alla formazione e alla Conoscenza. Tra i settori che subiranno riduzioni di spesa figura soprattutto il primo ciclo, con riduzioni di spesa anche per le supplenze brevi della scuola materna. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “comunque la si giri, si continua a parlare di tagli e non investimenti, proseguendo la linea orientata al risparmio già contenuta nel Def che anticipa la legge di Bilancio di fine 2019, nella quale si prospettava la riduzione nel prossimo ventennio di investimenti rispetto al Pil, con il fondo che si toccherà nel 2040, quando si scenderà dal 3,9% al 3,1%. Tutto questo è particolarmente grave, perché gli investimenti medi nell’istruzione pubblica da parte dei Paesi dell’Ocse si aggira al 5%. La tendenza al ribasso, quindi, non si arresta. E diventa ancora più intollerabile quando si va ad indebolire un settore importantissimo come quello dell’infanzia, dove le supplenze anche solo per un giorno sono prioritarie”. Sono diverse le voci che vedranno una riduzione delle risorse nel settore dell’Istruzione: secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, si tratta dell’istruzione del primo ciclo (-12 milioni di euro), dell’istruzione del secondo ciclo (-4 milioni di euro), del reclutamento e aggiornamento dei dirigenti scolastici e del personale scolastico per l’istruzione (-13 milioni di euro); del diritto allo studio e sviluppo della formazione superiore (-31 milioni di euro). Riduzioni in arrivo anche per il sistema universitario e formazione post-universitaria (- 40 milioni di euro).

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Alitalia: Facciamo il punto su uno dei tanti sprechi di Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Fa effetto che siamo qui ad occuparci di Alitalia parlando di ennesimo spreco di Stato? Visto che siamo sempre e comunque rispettosi delle istituzioni, per quanto queste ultime possano esserci distanti in alcune questioni (Alitalia inclusa), non smetteremo mai di stupirci delle differenze tra il dire e il fare che coinvolgono i nostri governanti. Su Alitalia la questione è “storica” visto che i tentativi di “salvarla” sono ampiamente datati: governo Prodi, poi Berlusconi, Renzi, Gentiloni, coinvolgendo manager privati e boiardi di Stato: otto miliardi. Ora che a settembre dovremmo avere gli elementi per la nuova nazionalizzazione (o chissà come la chiameranno), un altro miliardino è pronto ad essere dissipato.
Su tutta l’operazione grava un dubbio “amletico” non indifferente. Essere o non essere. Business o non business. E sembra che sia stata fatta la scelta storico/letteraria del non essere, del non business: investire su una compagnia aerea, cioé:
1 – di per sé decotta e che ha mostrato di essere solo fonte di spreco di soldi (a meno chi non si mandi a casa tutti e la sia dia in mano a Michael O’Leary di Ryanair… ma a parte che forse anche lui non vorrebbe nonostante ogni tanto abbia detto il contrario… ma solo per prendersi alcune rotte);
2 – in un periodo in cui (a breve per il corto e medio raggio) si sta ridiscutendo tutto sulla validità della mobilità aerea rispetto a quella terrestre (questioni ecologiche soprattutto) (e le lungaggini “misteriose” sul ripristino commerciale dei Boeing 737 Max sembrano più che un campanello d’allarme). In questo “non essere/non business” arrivano:
– Atlantia, che dopo il disastro del ponte Morandi a Genova, paventato il licenziamento da parte del governo per la gestione delle Autostrade, ha messo in nota spese i soldi per Alitalia pur di non farsi buttar fuori… in un contesto che, accaduto quel che è accaduto, la prima cosa che avrebbe dovuto esser fatta da chi fa business sarebbe stata proprio quella di buttarli fuori da Autostrade visto che, anche se le indagini non sono ancora concluse, non è che il ponte Morandi è caduto per un fulmine calato in una giornata assolata o temporalesca.
– Delta airlines, che ha bisogno di rafforzare la sua posizione con Air France e Klm (il cui pool oggi è in difficoltà) per le rotte transoceaniche ed evitare la supremazia di Lufthansa e British/Iberia, per cui, anche qualche carretta in più per solcare l’Atlantico, le fa comodo.
– FS e Mef sono soldi dello Stato, e quest’ultimo fa l’uso che ritiene più opportuno delle nostre tasse (li abbiamo delegati, no?). Questo non ci esime dal sottolineare come gravi su Fs l’investimento in un settore che, come esplicitato sopra, non sembra promettente. E che, al contrario, sarebbe molto promettente investire sulla mobilità terrestre.
In questo quadro da “Urlo”, proprio come nel dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, considerati ovviamente fuori dalla cornice dei decisori, ci sono gli utenti in doppia versione: sudditi in quanto contribuenti fiscali, viaggiatori presunti dei futuri servizi di Alitalia:
1 – Mentre nel primo caso (contribuenti) direttamente e a breve c’è poco da fare facendone quindi pagare le conseguenze ai contribuenti tutti, inclusi quelli che comprano le patatine ai propri figi e pagano l’Iva;
2 – i viaggiatori possono fare qualcosa: non volare con Alitalia. Oppure farlo, consapevoli, a loro rischio e pericolo. Non perché gli aerei caschino o perché i suoi volo sono tutt’altro che low cost.
Le logiche a cui sottostà Alitalia non solo quelle del business privato, che mette l’utente e il suo gradimento (grossomodo) al primo posto, ma quelle di un vettore che sottostà a logiche (e umori) essenzialmente politiche (estremizzando: se cambia un governo o litigano all’interno di quello esistente, non è escluso che il Mef, per esempio, venga meno… e chi ci dice che gli aerei non partano?).
Da notare, altresì, che se qualcosa non funziona con la prenotazione o con il volo, le abituali norme che tutelano i diritti dei passeggeri (che sono precise ed abbastanza efficaci), al momento sono pura carta straccia per Alitalia, visto che non se ne fa carico direttamente ma rimanda al tribunale fallimentare che si sta occupando della vecchia società ginepraio con di fatto soluzioni zero per il malcapitato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Roma, 2 aprile 2019 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) Negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 370mila nel 2018. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti. Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese, l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale martedì 2 aprile a Roma alle 11 al Senato (Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29), a cui parteciperanno, fra gli altri, Pierpaolo Sileri (Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM), Giordano Beretta (Presidente Eletto AIOM), Roberto Bordonaro (Segretario Nazionale AIOM), Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) e Alessandro Ghirardini (Coordinatore RNTR AGENAS). Sono stati invitati il Ministro della Salute on. Giulia Grillo, il Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) Luca Li Bassi, e il Commissario ISS (Istituto Superiore di Sanità) Silvio Brusaferro.

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PA e SCUOLA – TFR: per la Consulta è legittima la trattenuta del 2,5% per i dipendenti pubblici

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Salvo lo Stato che avrebbe dovuto sborsare 5 miliardi di arretrati. Per volontà dei sindacati firmatari dell’accordo del 1999, chi è stato assunto dopo il 2001 merita di essere trattato diversamente dai suoi colleghi e dai lavoratori del privato. Anief vigilerà sul recupero ai fini della liquidazione. Chi è in regime di TFS, invece, può ancora entro dicembre inviare la diffida o ricorrere in tribunale per recuperare il biennio 2011/12; trascorso tale termine gli arretrati andranno prescritti.La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 213/18 sottolinea come la parte negoziale (confederazioni rappresentative) abbia avuto un ruolo decisivo vent’anni fa nel mantenere il contributo per evitare una disparità di trattamento tra lavoratori assunti prima e dopo il 2000. Ricorda, inoltre, che è previsto un corrispondente incremento figurativo ai fini previdenziali del trattamento di fine rapporto: incremento che Anief si riserva di verificare nei ricorsi pendenti del personale andato in quiescenza. Lo studio legale del giovane sindacato rammenta che i dipendenti in servizio ed in regime di TFS devono, invece, presentare formale diffida entro la fine del 2018: in tal modo, potranno richiedere tale trattamento per il biennio 2011/2012. Mentre chi è andato in pensione può procedere direttamente alla richiesta del 2,69% per le due annualità, dopo aver ricevuto la liquidazione, aderendo al ricorso al seguente link.

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Autostrade: Fondamentale il potere di controllo dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

«Il dibattito che si è sviluppato intorno al destino delle autostrade italiane rischia di essere fuorviante e di spostare l’obiettivo dal vero nodo della questione: il ruolo di controllore che lo Stato ha il diritto-dovere di esercitare, sia quando un’attività che ha impatto sull’intera comunità è in capo a un privato sia nel caso in cui essa venga svolta da un soggetto a partecipazione pubblica».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Ritenere che la nazionalizzazione della rete autostradale possa di per sé garantire l’incolumità di chi la utilizza è evidentemente una sciocchezza. Uno degli ultimi viadotti crollati, quello della tangenziale di Fossano, era affidato per la manutenzione ad Anas, azienda di cui era azionario per intero il ministero dell’Economia e che fu protagonista di un rimpallo di responsabilità con la Provincia di Cuneo. Le società a partecipazione comunale, altro esempio, sono spesso tutt’altro che efficienti e sicure: basta guardare alla qualità del servizio offerto dall’azienda dei trasporti di Roma, l’Atac, che vanta pure il triste primato di mezzi distrutti per autocombustione.Ovviamente ci sono diverse società pubbliche virtuose, come tante aziende per la raccolta dei rifiuti di realtà urbane medio-piccole, ma non sono rari i casi di aziende trasformate in ufficio di collocamento clientelare al servizio non dei cittadini ma di personaggi senza scrupoli. Anche in questi casi è il ruolo dello Stato e della pubblica amministrazione, in tutte le sue diramazioni territoriali, ad avere peccato di superficialità o, peggio, di connivenza nell’attività di controllo. Non tutto ciò che viene gestito dai privati è soggetto a speculazione e aggiramento delle regole, così come non tutto quello che è in mano al pubblico brilla per virtù e rispetto delle norme». (Giorgio Giuliani)

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Com’è nata l’idea Stato?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

La lunga e complessa opera d’espansione di un impero, appartenente al popolo e non a un sovrano, trasformò la vita della popolazione ellenica in tutto il mediterraneo. Decaddero le oligarchie aristocratiche ed anche le monarchie teocratiche mentre i ceti diseredati cessarono di essere tali, migliorarono le loro condizioni, e non accettarono più la superiorità quasi eroica e divina dei ricchi. Si passò, quindi, a un nuovo livello di potere. Ciò avvenne in opposizione a un’aristocrazia sempre più prepotente e avida. Il contrasto poteva, a volte, sfociare nella tirannide. Sta di fatto che gli uomini che s’impadronivano del potere, lottando contro l’aristocrazia, per lo più provenivano dallo stesso ambiente. Le tirannidi, tuttavia, non concepirono opera rivoluzionaria. Nell’azione di governo, in generale, i tiranni erano più preoccupati di non distruggere le forme tradizionali dello stato che di regolare in modo duraturo la loro posizione. Sovente i tiranni si resero protagonisti d’iniziative volte alla concessione di benefici economici ai ceti meno abbienti ridistribuendo la ricchezza in forma più equa operando tassazioni più pesanti nei riguardi dei ricchi. Con il denaro, così procurato, il tiranno iniziava lavori pubblici nell’interesse degli emarginati. In questo modus vivendi s’innestò l’esperienza ateniese del quinto secolo a. C. ma con una base di partenza che risale per lo meno a due secoli prima. Furono gli stessi aristocratici a realizzare leggi dirette alla distruzione del proprio predominio e dei propri privilegi.
Di concessione in concessione si arrivò alla piena parità di tutti i cittadini rispetto alla collettività locale. A esprimere tale svolta, pur nella sua lente fase evolutiva, nei rapporti sociali di un popolo che vive in comunità, fu Esiodo. La sua poesia richiamava la vita e le opere degli umili nella dignità del proprio lavoro. Così nacquero nuovi modelli esistenziali con Callino e Tirteo che esaltavano il valore dei combattenti nella formazione serrata delle falangi, con Mimmermo e Saffo che cantavano la giovinezza e con essa gli ardori della vita amorosa. Solone, a sua volta, invocava ordine e giustizia. (Riccardo Alfonso)

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Sicurezza treni: Stato deve garantire sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2018

“E’ lo Stato che ha il compito di garantire la sicurezza, anche sui treni e nelle stazioni ferroviarie; non è più accettabile assistere attoniti a quotidiani atti di violenza perpetrati ai danni di viaggiatori e del personale, nel disinteresse generale. Un silenzio assordante. Esercito o vigilantes messi in campo per azioni spot sono palliativi e hanno dimostrato, in anni di sperimentazioni inutili, che non risolvono un problema ormai strutturale. Il Prefetto convochi immediatamente un tavolo, con forze dell’Ordine, aziende di trasporto e Istituzioni interessate e si ragioni su un piano serio di sicurezza sui treni e nelle stazioni. Le dichiarazioni di De Corato, Santanchè, Grimoldi sono la solita “propaganda vuota”, parole a cui non seguono i fatti: se si vuole veramente risolvere questo problema e garantire sicurezza, occorre strutturare un piano debitamente programmato. Fino ad oggi abbiamo assistito ad attività isolate dal sapore propagandistico che invece di affrontare seriamente la questione l’hanno solo spostato, o posticipato. Così Simone Verni, consigliere regionale del M5S Lombardia.

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Ho vinto IO e il premier lo faccio IO!

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

E’ la frase che ripete Matteo Salvini forse per convincere se stesso di poter assurgere alla dignità di capo dell’esecutivo. Niente di male esternare sogni impossibili, ma il guaio è che comincia a comportarsi come se già fosse a capo del governo di una delle prime 8 nazioni del mondo. Promette ministeri ai recalcitranti, poltrone di sotto-governo come premio di fedeltà e opera scelte da rabbrividire. La sua prima indicazione ci propone un consigliere economico nella persona di Armando Siri, dal quale nessun benpensante acquisterebbe, sulla fiducia, una macchina usata. Viene presentato come il guru della Flat tax, impostazione fiscale che impone una medesima aliquota a tutti i cittadini, indicata nel 15%, eliminando ogni formulazione crescente o decrescente, mortificando il welfare e ogni forma di politica sociale, senza badare alla necessità di equa distribuzione della ricchezza nazionale. Il gettito fiscale, con tale aliquota, diventerà una piccola mancia che il popolo elargisce come proprio contributo alle spese dello Stato, moltiplicando il debito pubblico. Ma chi è questo novello messia della finanza dal quale nessun acquirente prudente si lascerebbe convincere ad acquistare una macchina usata ?Non voglio andare per le lunghe e cito solamente le imprese del “galantuomo” Armando Siri, sopravvalutato da Matteo Salvini con incarichi prestigiosi. In realtà si tratta di un pregiudicato, condannato a un anno e otto mesi di carcere per bancarotta fraudolenta, condanna comminata in regime di patteggiamento, cioè con riconoscimento del reato da parte dell’imputato; come prima presentazione non c’è male, anche perché accompagnata dalla proprietà di due società con sede legale in un paradiso fiscale. Scendendo in altri particolari, c’è in corso un’ indagine e un’inchiesta dell’antimafia di Reggio Calabria per corruzione a carico di un socio del medesimo in una delle due società. Altri dettagli possono essere ritrovati su L’Espresso in edicola domenica 11 marzo.
Mi piacerebbe conoscere, in merito, il parere e dell’on. prof. Alessandro Pagano, la cui elezione è stata da me salutata con gli auguri di buon lavoro, accompagnati dall’auspicio di entrare nel governo in posizione apicale, per occuparsi di un settore di sua campetenza, qual è il mondo della finanza e della micro e macro economia. Nei miei auguri ad Alessandro Pagano mi sono riservato il diritto di critica, che arriva puntualmente suggerito dalla cronaca politica.Matteo Salvini preferisce Armando Siri, perchè non vuole accanto a sé personaggi in grado di dilatare la loro ombra sull’immagine dell’aspirante premier. Con la scelta di Armando Siri pone accanto a sé un personaggio ampiamente discusso e discutibile, probabilmente anche suscettibile di “pressioni” dall’alto, per cui ubbidiente e mai recacitrante, ben diverso dal competente on. Pagano.Mi piacerebbe anche intrecciare un dibattito motivato e documentato con l’on. Pagano sugli effetti reali della flat tax che, secondo il mio parere, condurrà l’Italia al default e, allora, sarà l’Europa a cacciarci dall’UE.Mi chiedo e vi chiedo anche: quanto potrà mai durare il connubio tra Salvini e Pagano? (Rosario Amico Roxas)

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Idea politica e idea dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

L’idea della politica e l’idea dello Stato modernamente inteso, sono oggi in rotta di collisione. E’ una frattura semantica conseguente al riconoscimento dell’asse centrale della società civile, alle multi e interdipendenze, alla razionalità plurale. Il nesso non si trova più concentrato nello Stato, in una classe, struttura, o ceto, ma in ogni persona umana. Il principio di libertà (persona) diritto alla proprietà (natura) s’identifica in un agire dotato di senso solo se rispetta questi due canoni fondazionali, di là della tripartizione del potere che Weber ha proposto: razionale, tradizionale, carismatico.
Lo Stato e l’impresa economica sono i due grandi soggetti creati dal mondo moderno. Entrambi sono attraversati dalla politica ma in forma sempre più ridotta, semplice postulato normativo, a una forma di giustificazione del potere esistente. In questo modo, la politica non è più riconoscibile come centro di una società, ma solo come sistema autoreferente senza finalità extra-sociali. Un potere che sempre più s’identifica con il vecchio detto: auctoritas non veritas facit legem. (Riccardo Alfonso)

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Storia dell’Italia mafiosa

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

MAFIAE’ il titolo di un interessante libro scritto da Isaia Sales ed edito da Rubbettino ma con un sottotitolo a mio avviso ancora più emblematico: “Perché le mafie hanno avuto successo”. E’ un argomento diventato d’attualità in questi giorni per la morte di un mafioso considerato nel suo ambiente “il capo dei capi”. Vi è stata anche una fiction televisiva in più puntate che ha ripercorso la vita e le “imprese” di Riina sino alla sua cattura. Oggi per merito del tam tam mediatico, che nelle ultime 48 ore dalla sua morte è stato martellante, abbiamo avuto l’opportunità di rinfrescarci la memoria sui tanti fattacci del passato e gli eccellenti delitti che hanno avuto la sua firma e che lo hanno trasformato un un supereroe del male. Si è voluto soprattutto insistere sul fatto che i tanti misteri sulle connivenze dei politici fossero stati sepolti con il personaggio. Niente di più falso, ovviamente. Dobbiamo convincerci che nessuna organizzazione criminale avrebbe potuto sopravvivere e prosperare così a lungo, come lo è la mafia, se non fosse stata essa stessa uno Stato con il suo teritorio, il suo esercito e le sue regole. Riina, quindi, come tutti i suoi precessori e quelli che lo seguiranno, pur essendo il capo di una simile congrega, è stato il collegamento naturale e il braccio armato per quella risma di politici e di uomini d’affari che sguazzavano nel marcio e nutrivano gli stessi interessi mafiosi nel mondo degli affari. Tutte persone che non si facevano scrupolo di disporre omicidi eccellenti e spedizioni punitive pur di liberarsi di avversari scomodi e che minacciavano i loro interessi criminali e la loro sete di potere. Per loro Riina era un uomo prezioso e che meritava la massima considerazione perché sapeva ben interpretare il ruolo omertoso del mafioso di “razza” e a tenere sotto il suo rigido controllo i suoi collaboratori e se sgarravano non si faceva scrupolo di eliminarli. Ora c’è chi si preoccupa sul nome del suo successore. E’ anche questo un non senso. Chiunque lo sarà avrà bisogno dello Stato per governare e prosperare e saprà ricambiare con i soliti mandanti i favori di sempre.

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