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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

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Aiuti di Stato: approvato dalla Commissione un regime italiano da 1,5 miliardi di €

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Bruxelles. La Commissione europea ha approvato un regime italiano da 1,5 miliardi di € destinato ad aiutare le imprese che operano nelle regioni del Sud Italia colpite dall’emergenza coronavirus, riducendone il costo del lavoro e aiutandole a mantenere il livello occupazionale in questo difficile momento. Il regime è stato approvato ai sensi del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato.L’Italia ha notificato alla Commissione, nell’ambito del quadro temporaneo, un regime di agevolazioni fiscali (che prevede la riduzione dei contributi previdenziali) per il periodo compreso tra il 1º ottobre 2020 e il 31 dicembre 2020 destinato ai datori di lavoro privati attivi nel Sud Italia.La misura prevede una riduzione del 30 % dei contributi previdenziali che i beneficiari devono versare nel quadro di contratti di lavoro che contemplano una sede di lavoro nelle regioni del Sud Italia. La misura si applica alle regioni del Sud Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), dove il PIL regionale è inferiore al 90 % della media UE e il tasso di occupazione è inferiore alla media nazionale. Del regime potranno beneficiare le imprese di tutte le dimensioni e attive in tutti i settori, ad eccezione dei settori finanziario, agricolo e del lavoro domestico.La Commissione ha concluso che la misura del governo italiano contribuirà alla gestione dell’impatto economico del coronavirus nelle regioni del Sud Italia. La misura è necessaria, opportuna e proporzionata a quanto necessario per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b) del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo.La Commissione ha adottato un quadro temporaneo per consentire agli Stati membri di avvalersi pienamente della flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato al fine di sostenere l’economia nel contesto dell’emergenza del coronavirus. Il quadro temporaneo, modificato il 3 aprile, l’8 maggio e il 29 giugno 2020, prevede che gli Stati membri possano concedere i seguenti tipi di aiuti: i) sovvenzioni dirette, conferimenti di capitale, agevolazioni fiscali selettive e anticipi fino a 100 000 € a un’impresa operante nel settore dell’agricoltura primaria, 120 000 € a un’impresa operante nel settore della pesca e dell’acquacoltura e 800 000 € a un’impresa operante in qualsiasi altro settore che deve far fronte a urgenti esigenze di liquidità. ii) garanzie di Stato per prestiti contratti dalle imprese per assicurare che le banche continuino a erogare prestiti ai clienti che ne hanno bisogno. Queste garanzie di Stato possono coprire fino al 90 % del rischio sui prestiti per aiutare le imprese a coprire il fabbisogno immediato di capitale di esercizio e per gli investimenti; iii) prestiti pubblici agevolati alle imprese (debito privilegiato o debito subordinato) con tassi di interesse agevolati alle imprese. Questi prestiti possono aiutare le imprese a coprire il fabbisogno immediato di capitale di esercizio e per gli investimenti; iv) garanzie per le banche che veicolano gli aiuti di Stato all’economia reale. Tali aiuti sono considerati aiuti diretti a favore dei clienti delle banche e non delle banche stesse; sono forniti orientamenti per ridurre al minimo la distorsione della concorrenza tra le banche; v) assicurazione pubblica del credito all’esportazione a breve termine per tutti i paesi, senza che lo Stato membro in questione debba dimostrare che il paese interessato è temporaneamente “non assicurabile sul mercato”; vi) sostegno per le attività di ricerca e sviluppo (R&S) connesse al coronavirus al fine di far fronte all’attuale crisi sanitaria con sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili o agevolazioni fiscali. Un sostegno supplementare può essere concesso a progetti transfrontalieri di cooperazione tra Stati membri; vii) sostegno alla costruzione e all’ammodernamento di impianti di prova per elaborare e testare prodotti (compresi i vaccini, i ventilatori meccanici e gli indumenti di protezione) utili a fronteggiare l’emergenza coronavirus fino alla prima applicazione industriale. viii) sostegno alla produzione di prodotti per far fronte alla pandemia di coronavirus sotto forma di sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali, anticipi rimborsabili e garanzie a copertura di perdite. ix) sostegno mirato sotto forma di differimento del pagamento delle imposte e/o di sospensione del versamento dei contributi previdenziali per i settori, le regioni o i tipi di imprese particolarmente colpiti dalla pandemia; x) sostegno mirato sotto forma di integrazioni salariali per i dipendenti alle imprese in settori o regioni che hanno maggiormente sofferto a causa dell’emergenza Coronavirus e che altrimenti avrebbero dovuto licenziare del personale; xi) aiuto mirato alla ricapitalizzazione per le società non finanziarie, se non è disponibile un’altra soluzione adeguata. Il quadro temporaneo permette agli Stati membri di combinare tra loro tutte le misure di sostegno ad eccezione dei prestiti e delle garanzie sullo stesso prestito, sempre nel rispetto dei massimali fissati nel quadro temporaneo. Il quadro temporaneo integra inoltre le numerose altre possibilità di cui gli Stati membri già dispongono per attenuare l’impatto socioeconomico dell’emergenza coronavirus, in linea con le norme dell’UE sugli aiuti di Stato. Il 13 marzo 2020 la Commissione ha adottato una comunicazione relativa a una risposta economica coordinata all’emergenza COVID-19 che illustra queste possibilità. Il quadro temporaneo rimarrà in vigore fino alla fine di dicembre 2020. Esclusivamente per le misure di ricapitalizzazione la Commissione ha prorogato tale periodo fino alla fine di giugno 2021, poiché i problemi di solvibilità potrebbero manifestarsi solo in una fase successiva con l’evolversi della crisi. Al fine di garantire la certezza del diritto, la Commissione valuterà prima di tali date se il quadro debba essere prorogato.

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Aiuti di Stato alle imprese italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

La Commissione europea ha approvato un regime italiano da €403 milioni per rimborsare i costi sostenuti dalle imprese italiane per introdurre misure di protezione sul posto di lavoro al fine di ridurre il rischio di contagio nel contesto della pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato ai sensi del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato e la misura sarà aperta alle imprese di tutte le dimensioni attive in tutti i settori tranne quello finanziario. Il regime mira a preservare la continuità dell’attività economica durante e dopo la pandemia di coronavirus, tutelando nel contempo la salute e la sicurezza delle persone. La misura prevede il rimborso del 100% dei costi sostenuti dai beneficiari per l’acquisto di dispositivi e attrezzature di protezione individuale, conformemente alle misure introdotte dalle autorità italiane a marzo per limitare la diffusione del coronavirus nei luoghi di lavoro.L’importo minimo dell’aiuto sarà di €500, mentre l’importo massimo sarà di €15 000 per le imprese con un massimo di 9 dipendenti, di €50 000 per le imprese che hanno dai 10 ai 50 dipendenti e di €100 000 per le imprese con oltre 50 dipendenti. La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare: i) l’aiuto non supererà i €100 000 per impresa attiva nella produzione primaria di prodotti agricoli, i €120 000 per impresa attiva nel settore della pesca e dell’acquacoltura e gli €800 000 per impresa attiva in altri settori; e ii) il regime durerà fino al 31 dicembre 2020.La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, opportuna e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. Su queste basi, la Commissione ha approvato le misure in conformità alle norme UE sugli aiuti di Stato.Maggiori informazioni sul quadro temporaneo e sulle altre azioni intraprese dalla Commissione per fronteggiare l’impatto economico della pandemia di coronavirus sono disponibili qui. La versione non riservata della decisione sarà consultabile con il numero SA.58727 nel registro degli aiuti di Stato sul sito web della DG Concorrenza della Commissione una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

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La stato delle scuole nel Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

A un mese esatto dalla riapertura delle scuole siamo molto preoccupati per quanto accadrà negli edifici scolastici di ogni ordine e grado e in particolare per l’infanzia e le elementari. Per le famiglie romane non è ancora dato sapere dove e come faranno le lezioni i loro figli, da nessuna parte risultano avviati lavori di adeguamento alle norme anti covid, non sono stati reperiti nuovi spazi e il tempo stringe. Le dirigenti scolastiche, abbandonate e caricate di tutte le responsabilità, fanno quello che possono, i presidenti dei Municipi scrivono alle istituzioni per far vedere che qualcosa stanno facendo, ma tutto il sistema scolastico sembra impantanato su se stesso con il sindaco Raggi totalmente assente e la Regione Lazio già in ferie disponibile solo per promozioni e consulenze agli amici. Pur di conservare l’ex ospedale Carlo Forlanini per le Ong, a cui è stato promesso con una memoria di giunta regionale, il presidente Zingaretti ha detto no alla possibilità di concedere spazi vitali alle scuole romane. Un atteggiamento grave che nella risposta ufficiale liquida la richiesta dei municipi riferendosi esclusivamente al parcheggio antistante il piazzale centrale. Ricordiamo al segretario del Pd che il Forlanini ha sei grandi padiglioni e altre strutture alcune delle quali concesse da lui stesso per mostre, cinema, spettacoli dal vivo, film e addirittura discoteche. I fondi comunali e del Miur per l’adeguamento ci sono, gli spazi anche perché Zingaretti continua a lasciare il Forlanini nel degrado e nell’insicurezza? Lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, dirigente regionale della Lega Lazio.

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Definire meglio le attribuzioni legislative tra Regioni e Stato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

“Concordo in pieno con le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla necessità di definire meglio le attribuzioni legislative tra Regioni e Stato. Il cinquantesimo anniversario della loro istituzione, che cade proprio in una fase di protagonismo conflittuale con lo Stato centrale a causa della gestione della pandemia, non ci deve obbligare ai rituali autocelebrativi. Con la riforma del Titolo Quinto, che ha aumentato a dismisura il braccio di ferro tra lo Stato e le amministrazioni territoriali e complicato ancora di più il quadro amministrativo e la giustizia, l’attuale Pd si trova a gestire i frutti avvelenati di quella che fu la sua riforma per antonomasia. La peggiore della storia repubblicana a detta di tutti. Troviamo pertanto stucchevoli le celebrazioni di oggi che nascondono in realtà una belligeranza tra governatori e tra governatori e interesse nazionale teoricamente, ma non realmente, attribuibile al Governo centrale. Alcune materie, tra cui il turismo, devono tornare allo Stato. Infine, la riforma delle riforme: il ruolo di Roma Capitale. Ruolo che oggi è soltanto apparentemente riconosciuto ma privo di reale efficacia. Nei vari decreti legislativi fatti da quello iniziale, il 61 del 2012, i governi si sono ‘dimenticati’ di destinare alla Capitale d’Italia i necessari fondi e poteri per l’espletamento delle sue funzioni. Funzioni nazionali esclusive”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Idea politica e idea dello Stato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

L’idea della politica e l’idea dello Stato modernamente inteso, sono oggi in rotta di collisione. E’ una frattura semantica conseguente al riconoscimento dell’asse centrale della società civile, alle multi e interdipendenze, alla razionalità plurale. Il nesso non si trova più concentrato nello Stato, in una classe, struttura, o ceto, ma in ogni soggetto. Il principio di libertà (persona) diritto alla proprietà (natura) s’identifica in un agire dotato di senso solo se rispetta questi due canoni fondazionali, di là della tripartizione del potere che Weber ha proposto: razionale, tradizionale, carismatico.
Lo Stato e l’impresa economica sono i due grandi elementi creati dal mondo moderno. Entrambi sono attraversati dalla politica ma in forma sempre più ridotta, semplice postulato normativo, a una forma di giustificazione del potere esistente. In questo modo, la politica non è più riconoscibile come centro di una società, ma solo come sistema autoreferente senza finalità extra-sociali. Un potere che sempre più s’identifica con il vecchio detto: auctoritas non veritas facit legem. (Riccardo Alfonso)

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No proroga Stato di emergenza. E’ richiesta strumentale governo per blindare maggioranza

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

“Fratelli d’Italia è contraria a una proroga di poteri straordinari anche perché da febbraio in poi lo stato di emergenza è stato utilizzato al limite della costituzionalità. Quindi le deleghe in bianco al governo non si possono e non si devono più dare. Peraltro, noi non vediamo più alcun motivo di carattere tecnico, giuridico, sanitario e tanto meno politico per una proroga. E’ una richiesta strumentale e politica che serve al governo per blindarsi al proprio interno e mettere a tacere le voci di dissenso nella maggioranza, continuando lo show a cui abbiamo assistito per troppi mesi di dirette televisive e via Facebook, e di Dpcm che piovevano giorno dopo giorno. Ecco questo show non può più continuare, l’Italia ha diritto a cercare una propria normalità, naturalmente con tutta la prudenza necessaria, e se ci fosse la necessità di un nuovo intervento per limitare le libertà e i diritti costituzionali dei cittadini il governo può chiedere al Parlamento di riunirsi e questo può farlo già nel giro di 12 o 24 ore e votare i provvedimenti necessari, come sempre avvenuto in questi mesi, secondo criteri di responsabilità”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, ai microfoni di UnoMattina.

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Aiuti di Stato italiani per l’agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

La decisione della Commissione europea di dare il via libera agli aiuti di Stato italiani per l’agricoltura può contribuire a dare respiro immediato alle aziende più colpite dalla crisi – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Dall’Europa arriva un segnale positivo, perché nella congiuntura attuale anche pochi mesi possono fare la differenza per le imprese in difficoltà. La Commissione, impegnata ad approntare un quadro provvisorio di regole per gli aiuti pubblici, ha infatti autorizzato l’anticipo di quattro mesi rispetto alla scadenza prevista dei fondi Pac, per un ammontare complessivo di 12 milioni di euro.Si stima che le risorse potranno beneficiare più di mille imprese attraverso sovvenzioni dirette destinate ad aziende di tutte le dimensioni, ma anche ai lavoratori autonomi attivi nel settore agricolo. Bruxelles ha giustamente riconosciuto che si tratta di una misura “necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro” – spiega Tiso.Il provvedimento giunge a pochi giorni dalla proposta della Commissione europea di destinare 24 miliardi in più alla Politica agricola comune e al Programma di sviluppo rurale. In questi mesi si possono porre le basi per una vera rinascita dell’agricoltura europea, in grado di beneficiare anche l’Unione nel suo complesso. Siamo convinti che questa crisi sia anche foriera di opportunità, a condizione di saperle cogliere e di non vincolare le nuove risorse a rigide condizionalità in un nome di un’austerità che nell’era post coronavirus non ha più ragione di essere.

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Esami di stato ed emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Reso pubblico il Documento inviato dal Comitato Tecnico Scientifico al Ministero dell’Istruzione sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di stato nella scuola secondaria di secondo grado. Marcello Pacifico (Anief): “Nel documento del CTS ci sono delle criticità che ci preme evidenziare in modo che le misure che andrà ad adottare il Ministero tutelino effettivamente i diritti di tutti i soggetti interessati. Gli esami di stato in presenza devono essere svolti all’insegna della salvaguardia effettiva della salute di lavoratori e alunni”.L’Anief, sindacato da sempre attento alla tutela dei diritti dei lavoratori della scuola e degli alunni, analizza il documento prodotto dal Comitato Tecnico Scientifico e inviato al Ministero dell’Istruzione, reso pubblico ieri, evidenziando criticità, alcune di non poco rilievo, e avanzando proprie proposte di modifica e integrazione dello stesso che porterà all’attenzione del Ministero dell’Istruzione affinché gli esami di stato conclusivi della scuola secondaria, in questa particolare situazione di emergenza, si svolgano effettivamente in sicurezza e nel rispetto dei diritti di tutti.Il Comitato Tecnico Scientifico approfondisce, come primo punto della sua analisi, l’impatto degli spostamenti correlati all’effettuazione dell’esame di stato sulla motilità e invita, pertanto, il Ministero dell’Istruzione a predisporre un calendario di convocazione dei candidati scaglionato suggerendo, inoltre, “l’utilizzo del mezzo proprio”.Pur comprendendo le motivazioni alla base dell’indicazione di suggerire l’utilizzo di mezzo proprio per raggiungere la sede di svolgimento degli esami, secondo il sindacato Anief appare utile pensare anche a predisporre l’attivazione di protocolli specifici in grado di fornire alternative alla mobilità individuale. In tal senso, è necessario – soprattutto nelle grandi città – adottare tutte le misure che incentivino l’utilizzo dei mezzi pubblici, anche eventualmente organizzati ad hoc, garantendo, ovviamente, livelli adeguati di sicurezza per i fruitori. “Non dobbiamo dimenticare – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che la mobilità non riguarda esclusivamente i candidati ma anche i docenti, i Dirigenti Scolastici e tutto il personale ATA che saranno interessati dall’espletamento del complesso delle operazioni di svolgimento degli esami di stato in presenza e la cui mobilità non può essere “scaglionata”. Appare utile e non secondario, quindi, valutare in base all’effettiva realtà territoriale e al numero dei soggetti interessati la possibilità di organizzare anche mezzi di trasporto pubblico che, in sicurezza, garantiscano l’afflusso verso le scuole sede d’esame, non affidandosi esclusivamente all’utilizzo del mezzo di trasporto individuale”.

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Aiuti di stato per l’agricoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

L’innalzamento del tetto per gli aiuti di Stato destinati all’agricoltura infonde fiducia a uno dei pochi settori produttivi che continua a lavorare anche durante l’emergenza – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Con la decisione di aumentare i limiti massimi del sostegno pubblico a 100mila euro per l’agricoltura e a 120 mila euro per la pesca e l’acquacoltura, la Commissione europea ha risposto in modo positivo alle richieste del nostro ministero delle Politiche Agricole.Mai come in queste settimane il settore primario si rivela decisivo per la tenuta stessa del Paese e per la risposta alla crisi causata dal coronavirus – continua Tiso. E’ necessario prevedere da subito misure straordinarie per prendere atto del nuovo scenario e far sì che gli Stati possano allocare maggiori risorse, senza dover rispettare limiti stringenti che non hanno più ragione di essere. Per raggiungere questo obiettivo non basta innalzare il tetto degli aiuti a livello nazionale, ma è indispensabile che l’Europa intervenga con un piano economico coordinato per difendere l’agricoltura di tutti gli Stati membri.Nonostante la nuova stretta del Governo all’esercizio di attività non strategiche, l’agricoltura resta aperta per garantire l’approvvigionamento di cibo a tutti i cittadini. Le ripercussioni economiche della crisi si fanno tuttavia sentire anche per il settore primario, a causa del forte calo della domanda di alcuni prodotti con ricadute negative sull’intera filiera agroalimentare. Chiediamo pertanto al Governo di continuare a lavorare anche a livello europeo, per fornire riposte rapide a una crisi in pieno corso e con conseguenze a lungo termine ancora difficili da quantificare.

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Ilva e il ruolo dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

La crisi e l’irrisolta questione della franco-indiana ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto pongono al centro il futuro della politica industriale in Italia e in Europa. Oltre alle molto dolorose conseguenze occupazionali, sociali, politiche e legali. L’Unione europea è la prima produttrice al mondo di beni strumentari e di prodotti industriali. In molti settori è anche all’avanguardia dell’innovazione tecnologica. Una forza che si basa principalmente sull’iniziativa privata delle imprese di media dimensione, che rappresentano l’asse portante dell’economia. Una componente che finora ha potuto dialogare in modo produttivo con le restanti imprese di grandi dimensioni nei settori storici delle attività industriali che si sono grandemente sviluppate dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante tutte le difficoltà, l’Italia è ancora il secondo paese manifatturiero d’Europa. Da noi, però, l’onda lunga partita nel 1992 con le discutibili privatizzazioni delle Partecipazioni Statali sta “travolgendo” le grandi imprese industriali italiane. Si è assistito, quindi, alla progressiva perdita di controllo di Ilva, Fiat, Pirelli, Magneti-Marelli, ma anche di molte aziende simbolo del Made in Italy, come quelle dell’alimentare, della meccanica e della moda. Lo stesso è successo anche nel sistema bancario italiano, già di per sé fragile in mezzo ai giganti bancari internazionali too big to fail.In quest’ottica, l’industria dell’acciaio è emblematica. Per un lungo periodo ha avuto un’importanza strategica nell’economia europea e italiana e ha promosso innovazione, crescita e occupazione. La crisi economica, figlia dello sconquasso finanziario globale del 2008, ha determinato un crollo nelle produzioni e nei commerci mondiali che hanno colpito tutti i settori economici, in primis quello dell’acciaio. Come è noto, esso è strutturalmente legato ai settori dell’auto, delle costruzioni, dell’elettronica e delle industrie rinnovabili. In questo periodo la siderurgia europea ha perso il 27% della produzione e oltre 40.000 posti di lavoro. Tanto che persino la Commissione europea ha dovuto impegnarsi con specifici programmi di rilancio.Oggi l’Europa, con 168 milioni di tonnellate annue, è ancora la seconda produttrice di acciaio, pari al 10% del totale mondiale.
La Cina, però, produce più della metà di tutto l’acciaio! In Europa il settore rappresenta l’1,3% del pil. Nell’insieme dà lavoro a quasi 2,5 milioni di persone. Direttamente a circa 330.000. E’ un settore ad alta intensità di capitale che investe ogni anno circa 4 miliardi di euro in macchinari più moderni. Nei costi di produzione dell’acciaio la parte relativa all’energia rappresenta il 40%. E l’industria europea, purtroppo, paga prezzi per l’energia più alti dei suoi concorrenti. E’ un problema che il governo dovrebbe affrontare perché riguarda l’intero comparto industriale nazionale.In Italia l’industria siderurgica, con circa 33.000 occupati, rappresenta il 2% dell’occupazione manifatturiera. L’80% della produzione avviene già con il sistema a forno elettrico, che è molto meno inquinante rispetto a quello a ciclo continuo con altoforno.L’ex Ilva di Taranto è il più grande impianto a ciclo continuo d’Europa, produce 4,5 milioni di tonnellate annue e occupa 8.200 persone, con un indotto molto vasto. Il nuovo piano industriale deve essere una transizione verso la de carbonizzazione. La grande sfida è di mettere in campo riconversioni verso forni a idrogeno. La sostenibilità ambientale e la difesa della salute non possono in nessun modo essere messe in secondo piano. La crisi del settore a livello mondiale sarebbe dovuta a una sovrapproduzione rispetto alla situazione di stagnazione economica generalizzata. Detto ciò, però, la Cina, aumentando costantemente la sua produzione a prezzi più bassi, inevitabilmente mette in difficoltà i produttori europei. L’Europa, quindi, rischia di diventare dipendente dalle forniture estere di un materiale fondamentale per la sua economia. Senza considerare le garanzie e la qualità del prodotto importato. Di conseguenza, i produttori europei sono in crisi e molti hanno deciso di tagliare produzione e occupazione. Anche le loro azioni sono in caduta nelle borse. Secondo noi, l’Organizzazione Mondiale del Commercio non può essere indifferente nel gestire la qualità dei prodotti commerciati. Per esempio, la British Steel, in bancarotta, è stata acquistata da un’impresa cinese. Altre acciaierie, se dovessero chiudere, rischiano di essere smantellate e trasportate in Cina, in India o in altri paesi, dove i controlli di qualità, il rispetto della salute e dell’ambiente e i diritti sindacali e civili sono spesso lacunosi. Questa è stata anche la “strada dissestata” delle localizzazioni, già sperimentata dagli stessi Stati Uniti alla ricerca di costi più bassi. Il risultato per Washington sono stati dei deficit nei commerci di beni (senza i servizi) per centinaia di miliardi di dollari. Nel 2018 il deficit è stato di quasi 900 miliardi! Se alcuni settori industriali e altre infrastrutture sono considerati strategici, allora è necessario che restino attivi e sotto il controllo nazionale ed europeo. Non si tratta di ritornare a un passato in cui si producevano i “panettoni di Stato” ma, se fosse necessario, e non vi fossero imprenditori all’altezza, la partecipazione pubblica non solo è auspicabile ma inevitabile. Non scordiamoci mai che l’Italia e l’Europa dovranno confrontarsi con la potenza economica cinese la cui gestione è notevolmente politica e statale. Per non parlare degli Stati Uniti che, al di là della retorica neoliberista, ha una fortissima presenza statale nei settori considerati di interesse nazionale. Basti pensare che il solo bilancio militare del 2019 è di oltre 700 miliardi di dollari. In Europa, la Francia e la Germania non sono mai “arrossite” quando lo Stato è intervenuto come azionista stabile nei settori privati. Anche noi, come fanno le loro banche d’investimento,dovremmo mettere in campo la Cassa Depositi e Prestiti ogni qualvolta si reputi indispensabile difendere i livelli di produzione e di occupazione. Intanto il nostro paese, la partita Ilva non la può perdere. (Mario Lettieri già sottosegretario all’economia e Paolo Raimondi economista)

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Dove non è riuscita la ‘ndrangheta ci pensa lo Stato

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2019

Apprendiamo le ultime notizie sulle infiltrazioni mafiose nella nostra regione e nel resto d’Italia con un grande sentimento di gratitudine nei confronti del Dr Gratteri, della dsa Loreto, di tutta la magistratura e delle forze dell’ordine. Noi abbiamo subito la violenza mafiosa reagendo con la denuncia ed in questi giorni crediamo sia opportuno che la politica e gli apparati dello Stato riflettano su alcuni aspetti che più volte abbiamo gridato ad alta voce.Bisogna assolutamente educare i cittadini alla denuncia e su questo punto vogliamo essere chiari e non essere in nessun modo fraintesi, ma a chi denuncia deve essere garantito il futuro, deve essere garantita la giusta protezione, devono essere garantiti i giusti ristori devono essere garantiti i sostegni umani e morali. Purtroppo tutto questo non accade, anzi chi denuncia entra in un inferno Dantesco senza fine, costretto a combattere contro una burocrazia cieca che lo strangola ed a subire spesso ancora più umiliazioni e danni, di quelli che la malavita organizzata è riuscita a compiere.Dove non è riuscita la ‘ndrangheta ci pensa lo Stato? Noi chiediamo aiuto chiediamo di essere ascoltati di poter vivere serenamente la nostra vita ed eventualmente di metterci al servizio dello Stato come abbiamo sempre fatto e stiamo ancora facendo, vogliamo essere gli esempi da seguire.
Consigliare ad un cittadino di denunciare dovrebbe essere un obbligo, oggi invece è una grande responsabilità perchè noi sappiamo perfettamente cosa dovrà subire questa persona dopo la denuncia, e sappiamo con certezza che la sua vita sarà un inferno per le prove che lo Stato lo obbligherà ad affrontare creandogli continui ostacoli nella via della sua rinascita.Ripetiamo con fermezza che la denuncia và fatta ed è l’unica via possibile per combattere questa grave emergenza, ma non si può chiedere ad un cittadino di fare il supereroe, lo Stato non puó essere prima mamma, e ci riferiamo alla magistratura ed alle forze dell’ordine e poi matrigna quando è ora di assumersi le responsabilità delle conseguenze che la denuncia produce. (Pino Masciari Mauro Esposito)

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Laura Castelli, “Entro 2022, 450 mila assunzioni nello Stato”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Entro il 2022 saranno oltre 450 mila le nuove assunzioni, da venerdì prossimo, infatti, il ricambio degli organici, all’interno delle strutture amministrative dello Stato, tornerà al 100% anche tra gli statali senso stretto, vale a dire per i dipendenti dei ministeri, della presidenza del Consiglio, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici. Il primo dicembre cadrà anche il vincolo per le assunzioni nelle Università. Quota 100 ha permesso di far terminare la vita lavorativa a persone che erano “incastrate” nel mondo del lavoro. Avevamo pianificato dunque di integrare e aumentare le posizioni dei dipendenti pubblici con una riforma strutturale, che giorno dopo giorno si sta realizzando. Il Paese non si cambia in 2 giorni ed è per questo che non si può vivere di propaganda ma si deve lavorare giorno per giorno sapendo che i risultati arrivano piano piano, per una Italia migliore”. Cosi il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Castelli, “Serve contaminazione positiva per aumentare efficienza Stato”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

Roma – “Con la norma GtoG, introdotta nel Decreto Fiscale, aumentiamo la competitività del Paese e contribuiamo a valorizzare le eccellenze italiane, che spesso coincidono anche con le aziende partecipate di Stato.
Fino ad oggi l’Italia non poteva svolgere attività contrattuale per conto delle imprese che operano nel settore della cooperazione e dell’assistenza tecnico-militare, in un settore quindi strategico, ora autorizziamo il Governo ad intervenire nell’ambito degli accordi GtoG. Ci parifichiamo così ai più importanti Paesi industriali. È un punto di partenza importante, per la prima volta un tema come questo viene affrontato all’interno del Decreto Fiscale.Adesso dobbiamo intervenire sulla programmazione dei fondi europei per il prossimo settennato, per fare in modo che vengano impiegati tutti e bene. Dobbiamo lavorare attraverso una contaminazione positiva, per aumentare l’efficienza dello Stato in tutti i settori e per innovarlo”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, nel corso dell’evento “Tra le sfide dell’Europa e le esigenze della NATO. Quali prospettive per la Difesa Italiana e la sua Industria”, organizzato dalla Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza.

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Arcelor-Mittal senza vergogna: ora restituisce Ilva allo Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Come avevamo previsto la venuta della Morselli serviva esclusivamente a operare decisioni pesantissime per i lavoratori ex Ilva e per il territorio tarantino. Poche ore fa la multinazionale ha ufficializzato la rescissione del contratto di acquisto e la restituzione del gruppo Ilva ai commissari straordinari. Le motivazioni addotte, dalla cancellazione dell’immunità penale sino alla presunta impossibilità di adeguare agli standard di sicurezza Afo 2 imposti , giustamente , dalla magistratura sino a evocare diversi ostacoli di natura giuridica al concreto sviluppo del piano industriale parte integrante dell’accordo in sede ministeriale appaiono del tutto strumentali e pretestuose. Ora le ipotesi possibili sono solo due. La prima ipotesi è che Arcelor-Mittal stia operando l’ennesimo brutale ricatto al governo italiano e all’intero paese. Minacciando la restituzione potrebbe puntare a un nuovo scudo penale, alla disdetta degli impegni occupazionali, a partire dalla non assunzione dei lavoratori in cassa integrazione di Ilva in amministrazione straordinaria per finire a ulteriori 1400 esuberi aggiuntivi. Potrebbe inoltre ottenere un’ulteriore, scandalosa ci aggiungiamo noi, proroga dei termini di adeguamento di afo2 alle prescrizioni. La seconda ipotesi è che effettivamente Arcelor-Mittal abbia deciso di revocare l’investimento in italia. In questa seconda ipotesi comunque la multinazionale avrebbe tratto un grande profitto dall’aver impedito che il gruppo siderurgico cadesse nelle mani di un’impresa con reali volontà industriali. Non occorreva la sfera di cristallo per capire che sarebbe finita così. La multinazionale non ha mai realmente voluto dare seguito al piano industriale ed ha costantemente operato per giungere oggi a utilizzare in maniera pretestuosa i cosiddetti ostacoli che altro non sono che il minimo sindacale in termini di sicurezza degli impianti. Solo uno sprovveduto può seriamente pensare che la multinazionale non conoscesse la complessità dell’acquisizione di ilva. Ora si tratta di riprendere ilva in mano pubblica allo scopo di definire quel piano straordinario di chiusura delle fonti inquinanti, difesa del reddito, bonifiche e riconversioni. Lo Stato, per responsabilità diretta dei governi, ci arriva nel modo peggiore. Il rischio serio è che, se di ricatto si tratta, questo possa trovare tanti solidi alleati, anche nel sindacato.(By Sergio Bellavita USB nazionale e Francesco Rizzo USB Taranto)

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Pa: Fp Cgil, passi avanti in revisione classificazione personale Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

“Passi avanti nella revisione del sistema di classificazione del personale del comparto delle Funzioni Centrali, così come previsto dal passato contratto, che dovranno necessariamente proseguire”. A darne notizia è la Funzione Pubblica Cgil nel resoconto della riunione di oggi all’Aran della Commissione Paritetica sui sistemi di classificazione del personale.
L’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, fa sapere il sindacato, “ha presentato una ‘Ipotesi di lavoro per la revisione del sistema di classificazione del personale’ sulla quale si è svolto il confronto che si sostanzia su un sistema articolato su 3 aree (di supporto, operativa e funzionariale), con la previsione di un solo accesso dall’esterno per ogni area e la previsione di gruppi e famiglie professionali. La proposta – spiega la Fp Cgil – contiene inoltre una analisi delle criticità riscontrate nell’istituto delle progressioni economiche orizzontali, ipotizzando l’adozione di modalità che ‘sdoppino’ l’attuale istituto in modo da dare risposta sia all’esigenza di inclusività (tramite il riconoscimento dell’esperienza professionale) sia all’esigenza di selettività (tramite il riconoscimento dell’acquisizione di più elevate capacità professionali)”.Inoltre, continua il sindacato, “Aran inserisce poi la proposta di un potenziamento dell’utilizzo delle posizioni organizzative mediante la previsione di incarichi ‘manageriali’ o ‘professionali’, in riferimento rispettivamente ad incarichi correlati a responsabilità di risultato o a responsabilità derivanti dallo svolgimento di funzioni richiedenti la iscrizioni ad albi professionali. In virtù della caratteristica di ‘investimento sull’organizzazione’ si ipotizza la possibilità di destinare a questo istituto risorse specifiche per non gravare sui fondi per la contrattazione decentrata”.Come Fp Cgil, prosegue, “abbiamo apprezzato l’obiettivo di convergere verso un modello unico di classificazione per l’intero comparto delle Funzioni Centrali, precisando tuttavia che vanno tenute a riferimento le esperienze più evolute all’interno del comparto, in modo da rispondere alle dichiarate esigenze di flessibilità e dinamicità del sistema per mettere le Amministrazioni in condizioni da poter rispondere con tempestività alle evoluzioni dei processi lavorativi nella Pa. Abbiamo poi espresso apprezzamento per il recepimento nella proposta di alcuni elementi che fanno parte della nostra proposta e che avevamo anticipato nel precedente incontro, come la necessità di riconoscere l’esperienza professionale e la peculiarità di alcune professionalità specifiche”.
Tuttavia, precisa la Fp Cgil, “abbiamo considerato insufficienti le soluzioni ipotizzate sia per quanto riguarda l’individuazione delle tre aree, che sostanzialmente ripropongono la struttura attuale e non prevedono di fatto il superamento definitivo della attuale prima area, sia per la soluzione individuata per le specifiche professionalità, con la previsione di utilizzare l’incarico di posizione organizzativa. Per questo abbiamo chiesto di ragionare sulla istituzione di una terza area riservata a professionisti e alte specialità, in tal caso superando l’ipotesi di una terza area di bassa qualificazione professionale. Abbiamo poi evidenziato come nel testo di Aran siano da inserire e sviluppare sia il tema delle declaratorie di area che quello relativo agli accessi nelle aree, elementi indispensabili per verificare la coerenza della proposta con gli obiettivi del superamento dell’attuale prima area e del fenomeno del mansionismo”.”Nell’interlocuzione abbiamo introdotto l’ipotesi di percorsi formativi in entrata differenziati a secondo del titolo di studio posseduto dal lavoratore (scuola dell’obbligo o diploma per l’area operativa; laurea triennale, vecchio ordinamento o magistrale per quella funzionariale), nonché la necessità di prevedere accessi anche dall’interno con percorsi selettivi ed esperienza professionale utilizzabile in mancanza del titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno. In conclusione riteniamo che la seduta di oggi abbia contribuito a far fare dei passi avanti significativi nei lavori della Commissione e che negli incontri prossimi dovranno necessariamente proseguire per traguardare gli obiettivi che da ultimo ci siamo dati con il documento presentato nell’incontro unitario del 10 ottobre scorso. La prossima riunione della Commissione dovrebbe essere fissata entro il mese di novembre”, conclude la Fp Cgil.

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Scuola:Assestamento bilancio dello Stato, 100 milioni di tagli all’istruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Non sono cifre altissime, però anche il Governo del Cambiamento non ha saputo sottrarsi alla politica inflazionata dei tagli alla scuola: nel decreto di assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2019, approvato in Senato e adesso al vaglio della Camera, si conferma la “voce” sull’accantonamento e l’indisponibilità di 100 milioni di euro da sottrarre alla formazione e alla Conoscenza. Tra i settori che subiranno riduzioni di spesa figura soprattutto il primo ciclo, con riduzioni di spesa anche per le supplenze brevi della scuola materna. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “comunque la si giri, si continua a parlare di tagli e non investimenti, proseguendo la linea orientata al risparmio già contenuta nel Def che anticipa la legge di Bilancio di fine 2019, nella quale si prospettava la riduzione nel prossimo ventennio di investimenti rispetto al Pil, con il fondo che si toccherà nel 2040, quando si scenderà dal 3,9% al 3,1%. Tutto questo è particolarmente grave, perché gli investimenti medi nell’istruzione pubblica da parte dei Paesi dell’Ocse si aggira al 5%. La tendenza al ribasso, quindi, non si arresta. E diventa ancora più intollerabile quando si va ad indebolire un settore importantissimo come quello dell’infanzia, dove le supplenze anche solo per un giorno sono prioritarie”. Sono diverse le voci che vedranno una riduzione delle risorse nel settore dell’Istruzione: secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, si tratta dell’istruzione del primo ciclo (-12 milioni di euro), dell’istruzione del secondo ciclo (-4 milioni di euro), del reclutamento e aggiornamento dei dirigenti scolastici e del personale scolastico per l’istruzione (-13 milioni di euro); del diritto allo studio e sviluppo della formazione superiore (-31 milioni di euro). Riduzioni in arrivo anche per il sistema universitario e formazione post-universitaria (- 40 milioni di euro).

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Alitalia: Facciamo il punto su uno dei tanti sprechi di Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Fa effetto che siamo qui ad occuparci di Alitalia parlando di ennesimo spreco di Stato? Visto che siamo sempre e comunque rispettosi delle istituzioni, per quanto queste ultime possano esserci distanti in alcune questioni (Alitalia inclusa), non smetteremo mai di stupirci delle differenze tra il dire e il fare che coinvolgono i nostri governanti. Su Alitalia la questione è “storica” visto che i tentativi di “salvarla” sono ampiamente datati: governo Prodi, poi Berlusconi, Renzi, Gentiloni, coinvolgendo manager privati e boiardi di Stato: otto miliardi. Ora che a settembre dovremmo avere gli elementi per la nuova nazionalizzazione (o chissà come la chiameranno), un altro miliardino è pronto ad essere dissipato.
Su tutta l’operazione grava un dubbio “amletico” non indifferente. Essere o non essere. Business o non business. E sembra che sia stata fatta la scelta storico/letteraria del non essere, del non business: investire su una compagnia aerea, cioé:
1 – di per sé decotta e che ha mostrato di essere solo fonte di spreco di soldi (a meno chi non si mandi a casa tutti e la sia dia in mano a Michael O’Leary di Ryanair… ma a parte che forse anche lui non vorrebbe nonostante ogni tanto abbia detto il contrario… ma solo per prendersi alcune rotte);
2 – in un periodo in cui (a breve per il corto e medio raggio) si sta ridiscutendo tutto sulla validità della mobilità aerea rispetto a quella terrestre (questioni ecologiche soprattutto) (e le lungaggini “misteriose” sul ripristino commerciale dei Boeing 737 Max sembrano più che un campanello d’allarme). In questo “non essere/non business” arrivano:
– Atlantia, che dopo il disastro del ponte Morandi a Genova, paventato il licenziamento da parte del governo per la gestione delle Autostrade, ha messo in nota spese i soldi per Alitalia pur di non farsi buttar fuori… in un contesto che, accaduto quel che è accaduto, la prima cosa che avrebbe dovuto esser fatta da chi fa business sarebbe stata proprio quella di buttarli fuori da Autostrade visto che, anche se le indagini non sono ancora concluse, non è che il ponte Morandi è caduto per un fulmine calato in una giornata assolata o temporalesca.
– Delta airlines, che ha bisogno di rafforzare la sua posizione con Air France e Klm (il cui pool oggi è in difficoltà) per le rotte transoceaniche ed evitare la supremazia di Lufthansa e British/Iberia, per cui, anche qualche carretta in più per solcare l’Atlantico, le fa comodo.
– FS e Mef sono soldi dello Stato, e quest’ultimo fa l’uso che ritiene più opportuno delle nostre tasse (li abbiamo delegati, no?). Questo non ci esime dal sottolineare come gravi su Fs l’investimento in un settore che, come esplicitato sopra, non sembra promettente. E che, al contrario, sarebbe molto promettente investire sulla mobilità terrestre.
In questo quadro da “Urlo”, proprio come nel dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, considerati ovviamente fuori dalla cornice dei decisori, ci sono gli utenti in doppia versione: sudditi in quanto contribuenti fiscali, viaggiatori presunti dei futuri servizi di Alitalia:
1 – Mentre nel primo caso (contribuenti) direttamente e a breve c’è poco da fare facendone quindi pagare le conseguenze ai contribuenti tutti, inclusi quelli che comprano le patatine ai propri figi e pagano l’Iva;
2 – i viaggiatori possono fare qualcosa: non volare con Alitalia. Oppure farlo, consapevoli, a loro rischio e pericolo. Non perché gli aerei caschino o perché i suoi volo sono tutt’altro che low cost.
Le logiche a cui sottostà Alitalia non solo quelle del business privato, che mette l’utente e il suo gradimento (grossomodo) al primo posto, ma quelle di un vettore che sottostà a logiche (e umori) essenzialmente politiche (estremizzando: se cambia un governo o litigano all’interno di quello esistente, non è escluso che il Mef, per esempio, venga meno… e chi ci dice che gli aerei non partano?).
Da notare, altresì, che se qualcosa non funziona con la prenotazione o con il volo, le abituali norme che tutelano i diritti dei passeggeri (che sono precise ed abbastanza efficaci), al momento sono pura carta straccia per Alitalia, visto che non se ne fa carico direttamente ma rimanda al tribunale fallimentare che si sta occupando della vecchia società ginepraio con di fatto soluzioni zero per il malcapitato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Roma, 2 aprile 2019 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) Negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 370mila nel 2018. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti. Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese, l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale martedì 2 aprile a Roma alle 11 al Senato (Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29), a cui parteciperanno, fra gli altri, Pierpaolo Sileri (Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM), Giordano Beretta (Presidente Eletto AIOM), Roberto Bordonaro (Segretario Nazionale AIOM), Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) e Alessandro Ghirardini (Coordinatore RNTR AGENAS). Sono stati invitati il Ministro della Salute on. Giulia Grillo, il Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) Luca Li Bassi, e il Commissario ISS (Istituto Superiore di Sanità) Silvio Brusaferro.

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PA e SCUOLA – TFR: per la Consulta è legittima la trattenuta del 2,5% per i dipendenti pubblici

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Salvo lo Stato che avrebbe dovuto sborsare 5 miliardi di arretrati. Per volontà dei sindacati firmatari dell’accordo del 1999, chi è stato assunto dopo il 2001 merita di essere trattato diversamente dai suoi colleghi e dai lavoratori del privato. Anief vigilerà sul recupero ai fini della liquidazione. Chi è in regime di TFS, invece, può ancora entro dicembre inviare la diffida o ricorrere in tribunale per recuperare il biennio 2011/12; trascorso tale termine gli arretrati andranno prescritti.La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 213/18 sottolinea come la parte negoziale (confederazioni rappresentative) abbia avuto un ruolo decisivo vent’anni fa nel mantenere il contributo per evitare una disparità di trattamento tra lavoratori assunti prima e dopo il 2000. Ricorda, inoltre, che è previsto un corrispondente incremento figurativo ai fini previdenziali del trattamento di fine rapporto: incremento che Anief si riserva di verificare nei ricorsi pendenti del personale andato in quiescenza. Lo studio legale del giovane sindacato rammenta che i dipendenti in servizio ed in regime di TFS devono, invece, presentare formale diffida entro la fine del 2018: in tal modo, potranno richiedere tale trattamento per il biennio 2011/2012. Mentre chi è andato in pensione può procedere direttamente alla richiesta del 2,69% per le due annualità, dopo aver ricevuto la liquidazione, aderendo al ricorso al seguente link.

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Autostrade: Fondamentale il potere di controllo dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

«Il dibattito che si è sviluppato intorno al destino delle autostrade italiane rischia di essere fuorviante e di spostare l’obiettivo dal vero nodo della questione: il ruolo di controllore che lo Stato ha il diritto-dovere di esercitare, sia quando un’attività che ha impatto sull’intera comunità è in capo a un privato sia nel caso in cui essa venga svolta da un soggetto a partecipazione pubblica».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Ritenere che la nazionalizzazione della rete autostradale possa di per sé garantire l’incolumità di chi la utilizza è evidentemente una sciocchezza. Uno degli ultimi viadotti crollati, quello della tangenziale di Fossano, era affidato per la manutenzione ad Anas, azienda di cui era azionario per intero il ministero dell’Economia e che fu protagonista di un rimpallo di responsabilità con la Provincia di Cuneo. Le società a partecipazione comunale, altro esempio, sono spesso tutt’altro che efficienti e sicure: basta guardare alla qualità del servizio offerto dall’azienda dei trasporti di Roma, l’Atac, che vanta pure il triste primato di mezzi distrutti per autocombustione.Ovviamente ci sono diverse società pubbliche virtuose, come tante aziende per la raccolta dei rifiuti di realtà urbane medio-piccole, ma non sono rari i casi di aziende trasformate in ufficio di collocamento clientelare al servizio non dei cittadini ma di personaggi senza scrupoli. Anche in questi casi è il ruolo dello Stato e della pubblica amministrazione, in tutte le sue diramazioni territoriali, ad avere peccato di superficialità o, peggio, di connivenza nell’attività di controllo. Non tutto ciò che viene gestito dai privati è soggetto a speculazione e aggiramento delle regole, così come non tutto quello che è in mano al pubblico brilla per virtù e rispetto delle norme». (Giorgio Giuliani)

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