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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘status quo’

Università: “O riforma o in piazza contro il Governo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2010

“A novembre saremo in piazza contro il nostro Governo se non si approva la riforma. Siamo di destra, abbiamo votato questa maggioranza e voluto questo Governo, ma siamo pronti a protestare sonoramente contro il nostro Governo se dovessimo vedere il centrodestra arrendersi ai baroni e alla canea rossa dei collettivi fintistudenteschi” Dichiara in una nota Andrea Volpi, coordinatore nazionale di Azione Universitaria. “Questa maggioranza e’ davanti ad un bivio. Devono scegliere tra lo status quo che soffoca le Università e la rivoluzione del merito, tra i Rettori a vita e il nostro futuro, tra pochi estremisti rumorosi e molti studenti fino ad ora silenziosi” “Dalla Camera continuano ad arrivare pessimi segnali. Noi vogliamo la riforma Gelmini e i fondi aggiuntivi promessi da Tremonti.- Aggiunge Giovanni Donzelli, portavoce nazionale della Giovane Italia- Se tradite la nostra fiducia, questa volta non vi perdoniamo”

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Quale democrazia? di Rosario Amico Roxas

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2009

Lettera al direttore. Stiamo vivendo il fallimento del sistema capitalistico che ha generato l’attuale crisi come momento di indispensabile cambiamento. Lo hanno capito le maggiori potenze planetarie, tranne l’Italia del cavaliere ancora abbarbicata nella difesa corporativa dei privilegi conquistati sulla pelle del lavoro a vantaggio della finanza.   E’ un’epoca che si chiude alle nostre spalle e non basta tenere aperta una finestrella per fornire un po’ d’ossigeno, utile a spremere ancora quel pochissimo che è rimasto. L’economia della finanza, giunta alla “finanza creativa” come capolinea di un sistema selettivo, è crollata generando macerie; ma i fatti vengono alterati con una incosciente interpretazione che mira esclusivamente a mantenere uno status quo liberista e liberticida. Anche il concetto stesso di democrazia rimane sconvolto, a causa della mimetizzazione del vero quesito che dovremmo proporre: “Quale democrazia ?”. L’economia della finanza, così arrogantemente sostenuta in questi ultimi 15 anni, è riuscita a imporre l’antitesi di un modello culturale, nonché la sintesi  delle contraddizioni tra la cronaca reale e l’apparenza formale, che si è concretizzata  nella formula “Più mercato, meno Stato”. Così lo Stato è diventato un latitante dei suoi doveri, permettendo l’affermazione della legge del più forte. Il 15 % della popolazione italiana possiede il 50% del patrimonio nazionale, generando un GAP sociale irreversibile. Il patrimonio del capitalismo liberista rinnega la stessa democrazia che lo ha promosso, privilegiando metodi autoritari in grado di esercitare la pressione protettiva necessaria alla propria esistenza e resistenza in vita. La  crisi economia italiana, parzialmente differente alla crisi di altre nazioni perché differente è l’approccio operativo che dovrebbe promuovere il superamento, è sostenuta dalla mancanza del circuito virtuoso formato da investimenti produttivi-lavoro-consumi.  Il denaro/capitale si è chiuso a riccio fuori dal mercato produttivo, preferendo comode condizioni protettive nei paradisi fiscali, ed ha lasciato l’onere del superamento di tale crisi alla collettività attraverso i provvedimenti tampone che propone questo governo. Il liberismo che ha esaltato il mercato, esigendo la massima libertà operativa, ha scoperto le proprie contraddizioni e fa marcia indietro, delegando proprio quello Stato che aveva contestato a risolvere i problemi che dello Stato non sono, ma rimangono problemi del “tipo” di mercato che si pretende restaurare.  Nelle parole che vengono spese emerge l’esigenza di affermare o riaffermare il concetto si “solidarietà”; quella medesima solidarietà rinnegata a vantaggio della classe capitalistica; ma oggi quel capitalismo dei pochi magnati della finanza, mostra tutte le sue debolezze così chiede solidarietà alle classi che fin oggi ha vessato generando un GAP tra le classi che si è dilatato al punto di generare due “Italia”: l’Italia del denaro/capitale e l’Italia del denaro/lavoro. La solidarietà sociale sarebbe possibile e auspicabile ove si trattasse di un GAP economico e finanziario; in tal caso i valori della democrazia potrebbero suggerire soluzioni macroeconomiche in grado di proporre un ritorno allo sviluppo equilibrato dell’economia. Lo hanno capito gli USA, lo ha capito la Germania, lo ha capito (suo malgrado) l’Inghilterra, lo ha capito la Francia e la Spagna e le altre nazioni occidentali, non lo capisce l’Italia che si ritrova nel Pantano delle Libertà, assurdamente legata ad un passato remoto che si vorrebbe far risorgere dalle proprie ceneri. In Italia il GAP tra le classi non è più economico, ma è diventato politico, per cui non riesce ad emergere quella solidarietà che viene richiesta per realizzare la restaurazione del vecchio. In queste condizioni anche il concetto stesso di democrazia è a rischio, proprio perché è venuto a mancare il quesito di fondo che alimenterebbe il rinnovamento innanzitutto culturale, per diventare successivamente economico: “Quale democrazia ?”. (Rosario Amico Roxas) (n.r. non vogliamo aggiungere nulla di nostro ma apriamo, invece, il dibattito tra i nostri lettori poiché due sono i richiami di ordine politico che abbiamo rilevato in questi giorni. Ci riferiamo in particolare a quanto ha detto, tra l’altro, a Vercelli qualche giorno fa Enrico Letta “vediamo come l’Italia politica è divisa in due: non tra chi sta nel centro destra e chi nel centro sinistra, ma tra Bossi e Berlusconi e il PD è terza forza marginale, avulsa da una qualsiasi capacità di governo. E questo vale anche per la Sicilia, dove la gente si schiera tra PdL e Autonomisti”.

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