Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘statuto’

Lo statuto dei diritti dei lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Uscire dall’emergenza, cambiando il modello di sviluppo e facendo partecipare i lavoratori che ci hanno salvato”. È l’appello lanciato dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Che a 50 anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, ha avanzato la necessità di “un nuovo Statuto per garantire a tutte le persone che lavorano, a prescindere dal rapporto di lavoro, gli stessi diritti e le stesse tutele” (Collettiva). Rileggere e rivedere oggi quello Statuto del 20 maggio 1970, soprattutto alla luce della crisi in corso, serve proprio a interrogarsi sui cambiamenti che attraversano il mondo del lavoro, scrive il ricercatore Luca Cigna. L’emergenza sanitaria ha riportato in superficie molte delle contraddizioni della nostra struttura occupazionale. Ci siamo accorti che i lavoratori dei servizi essenziali, che non si sono mai fermati, sono anche quelli più esposti alla precarietà, dalla logistica alla grande distribuzione, dai servizi sanitari alla filiera alimentare. Non solo. Reinterpretare lo Statuto assume grande rilevanza in un contesto in cui i confini tra lavoro retribuito e non retribuito si fanno sempre più sfumati: da un lato, il lavoro non è più sufficiente a garantire un reddito adeguato, dall’altro lato il lavoro sommerso risulta concentrato anche in quegli stessi settori, dall’agricoltura al lavoro domestico, che hanno rivelato tutta la loro centralità in un momento di crisi.

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Novità sull’art. 4 dello Statuto dei lavoratori

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

donne al lavoroMilano 14 settembre 2017 ore 10 inizio lavori Hotel NH President, Largo Augusto 10. Il Regolamento europeo, introducendo un approccio nuovo, basato sul rischio nel trattamento dei dati personali di fatto obbliga a ripensare ai trattamenti in essere, a verificare l’impostazione dei sistemi e degli strumenti di trattamento.Il 25 maggio 2018, data di piena applicabilità del Regolamento europeo, sembra lontano ma risulta molto vicino se si pensa alle azioni e alle misure che il nuovo principio di responsabilità richiede di mettere in atto per garantire che i principi e gli obblighi stabiliti nel Regolamento siano rispettati e per dimostrare tale osservanza, su richiesta, alle Autorità di controllo. L’incontro si soffermerà anche sulle problematiche relative ai big data e sull’analisi della recentissima sentenza con la quale è stata confermata la legittimità del licenziamento intimato da un datore di lavoro nei confronti di un dipendente che ha abusato ripetutamente per uso personale della connessione internet messa a disposizione dall’azienda.

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Su modifica dello statuto il M5S si arrampica sui vetri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

campidoglioRoma Campidoglio. Ringrazio i consiglieri di maggioranza per le gentili precisazioni, per altro non richieste visto che da anni siamo impegnati sul riequilibrio della rappresentanza e la promozione concreta delle pari opportunità e su cui non ci facciamo dare lezioni da chi non ha alcun titolo per farlo. Conosciamo bene la legge 56 del 2014 e sappiamo anche quanto storicamente non sia stata rispettata, o meglio, disattesa, come dice la presidente della commissione delle elette Gemma Guerrini. La cancellazione delle parole chiave “di norma in pari numero” appare dunque in tutta evidenza un passo indietro. Così sarà possibile tenere del tutto le mani libere rispetto ad ogni impegno di equilibro di rappresentanza di genere. Magari ci fossero giunte municipali o comunali con una presenza femminile pari al 60%, come afferma goffamente il presidente Sturni, ma non ci pare che il M5S in questo sia un fulgido esempio.
Se veramente la democrazia paritaria, del tutto diversa dalle cosiddette ‘quote rosa’, è obiettivo anche del Movimento 5 Stelle a Roma, a tutt’oggi siamo in attesa di capire come intendono raggiungerlo. Non serve a nulla rivendicare e sbandierare ruoli e apicalità, se queste funzioni, poi, non sono in grado di cambiare in alcun modo la vita delle cittadine di roma. È anche per questo che ci indignamo di fronte alla cancellazione di misure e sedi faticosamente conquistate, sulla scorta di altri paesi europei. Così in una nota la consigliera del PD campidoglio Giulia Tempesta.

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M5S Campidoglio presenta proposte di modifica allo statuto di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

campidoglioRoma Garantire reale partecipazione e trasparenza per i cittadini, introducendo gli strumenti di democrazia diretta e rendendo Roma all’avanguardia sul tema anche rispetto ad altre Capitali europee. Con quest’obiettivo i consiglieri del gruppo M5S Campidoglio presentano una proposta di delibera finalizzata a modificare lo Statuto di Roma Capitale. Il primo atto di una trasformazione che si completerà, nei prossimi anni, con l’aggiornamento di diversi regolamenti.Petizioni online – La proposta prevede l’introduzione della petizione online con la possibilità di illustrare le petizioni in Assemblea capitolina. È una rivoluzione prima culturale che tecnologica, nell’ambito di una sperimentazione che avverrà per gradi: si partirà dalle petizioni e si aggiungeranno, nel corso degli anni, gli altri strumenti. Referendum senza quorum – Nella delibera si propone inoltre di abolire il quorum di partecipazione per i referendum comunali e di affiancarvi anche il referendum propositivo che consentirà di presentare proposte che saranno votate dai cittadini, con obbligo di ricezione da parte dell’amministrazione. Ci sarà inoltre, sempre per i referendum, la possibilità di sperimentare il voto elettronico, ricorrendo all’utilizzo di tecnologie telematiche o informatiche.
Bilancio partecipativo – Verrà inserito il bilancio partecipativo, già diffuso in alcuni Comuni italiani tra cui Mira e Ragusa, governati dal M5S. Roma Capitale coinvolgerà i cittadini nella costruzione del bilancio sia a livello comunale che a livello municipale e destinerà una quota alla decisione diretta dei cittadini. Dal 1996 il Bilancio Partecipativo è stato riconosciuto dall’Onu come una delle migliori pratiche di governance urbana nel mondo. Il controllo diffuso del denaro dei cittadini è stato sperimentato per la prima volta a Porto Alegre nel 1989 ed è stato adottato anche da Parigi con un sito Internet dedicato alla consultazione della cittadinanza su proposte e progetti da finanziare con il 5 per cento del bilancio.
Proposte di delibera – Non è stato toccato il numero delle firme necessarie a depositare proposte di delibera popolari e l’obiettivo è garantire la trattazione di queste nei termini previsti dai regolamenti. La situazione ereditata – Negli ultimi dieci anni sono state depositate presso l’amministrazione capitolina meno di 30 proposte di iniziativa popolare, 15 quesiti referendari e solo 36 interrogazioni e 2 interpellanze al Sindaco. Inoltre, il Regolamento per gli istituti di partecipazione e di iniziativa popolare è del 1994 e finora non è mai stato migliorato né adattato alle nuove tecnologie.”Con questa proposta vogliamo rivoluzionare le modalità di partecipazione all’azione amministrativa. Aprendo le porte ai cittadini, attraverso nuovi strumenti di democrazia diretta, nella logica di un aumento della trasparenza – dichiara il consigliere capitolino M5s e presidente della commissione Roma Capitale Angelo Sturni – Presenteremo la delibera nei Municipi con incontri sul territorio per spiegare ai cittadini i nuovi diritti di cui potranno beneficiare. Il nostro auspicio è che l’iter amministrativo si concluda entro fine anno”. “Il digitale può e deve garantire l’effettività degli istituti e degli strumenti di democrazia diretta volti all’attivazione dei processi partecipativi – dichiara l’assessora a Roma semplice Flavia Marzano – In quest’ottica, la ristrutturazione del portale dell’Amministrazione Capitolina su cui siamo a lavoro prevedrà un’area dedicata alla partecipazione con l’obiettivo di favorire un maggiore coinvolgimento dei cittadini sia nel processo democratico che nelle decisioni relative alla trasformazione e all’innovazione del territorio”.

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10 ragioni contro la riforma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

In riferimento alla ipotesi di modifica dell’art. 18 S.L. introdotta dal Governo, appare utile sviluppare alcune semplici riflessioni in merito alla scelta effettuata, al fine di valutare le ragioni sostanziali pro e contro la norma attuale e quella preesistente. A prescindere da astratte argomentazioni volte a sostenere che i principi elaborati nel 1970 siano anacronistici in ragione del semplice passare del tempo, si dovrebbe, invece, riscoprire come la legislazione sia più che mai all’avanguardia, avendo, nello specifico, introdotto un principio di civiltà giuridica e sociale che, nel confronto con altre legislazioni, non costituisce un pregiudizio, bensì un motivo di vanto. Un corpus normativo che tuteli la libertà e la dignità del dipendente appare necessario in un ambito in cui la sperequazione della forza tra datori di lavoro e lavoratori è particolarmente rilevante.
1) Per quanto riguarda la previsione di un indennizzo in sostituzione al reintegro nei licenziamenti per ragioni economiche e, in parte, in quelli disciplinari, va detto come la soluzione adottata dal Governo non sia in linea con i principi generali per la tutela integrale del diritto leso, oltre a contrastare con le norme sull’adempimento e in materia di risarcimento in forma specifica, secondo cui, chi viene illegittimamente leso in un diritto, dovrebbe essere reintegrato nell’identica “posizione” in cui si trovava precedentemente.
Al contrario, il risarcimento per equivalente costituisce una forma di tutela “alternativa”, quando non è possibile la reintegra in forma specifica e richiede la valutazione della “entità” del bene compromesso, al fine di stabilirne il valore corrispondente per la “monetizzazione” del pregiudizio arrecato al lavoratore, con tutte le difficoltà relative a tali processi valutativi.
2) La forfetizzazione del risarcimento in caso di licenziamento illegittimo, stabilita nella misura variabile da 15 a 27 mensilità retributive costituisce, dunque, un’astratta standardizzazione in materia di risarcimento, in quanto non permette di “personalizzare” con precisione l’entità del risarcimento dovuto con riferimento alla specificità del caso concreto e, nell’introdurre un limite massimo e minimo, rischia in molti casi di non costituire un effettivo risarcimento, bensì di acquisire un carattere sanzionatorio, sostitutivo del diritto al risarcimento.
3) La “nuova” formulazione della norma consentirebbe, inoltre, di utilizzare il licenziamento per motivi oggettivi o economici al fine di “espellere” dall’azienda lavoratori scomodi ed in particolare gli attivisti sindacali, con effetti discriminatori e con l’unica conseguenza di versare il risarcimento forfetizzato, nel caso in cui il dipendente riesca a dimostrare in giudizio la pretestuosità dei motivi economici, tenuto conto della difficoltà per i lavoratori di conoscere e contrastare i dati organizzativi e produttivi in possesso dell’impresa.
4) Del pari, il “nuovo” art. 18 S.L. consentirebbe, alle aziende, di usare il licenziamento per motivi oggettivi o economici e/o disciplinare al fine di “espellere” dall’azienda i lavoratori più anziani e più costosi, quelli con limitazioni operative e quelli fisicamente e/o psichicamente svantaggiati, con le notorie difficoltà per questi individui di trovare una nuova occupazione lavorativa.
5) Il licenziamento per motivi oggettivi o economici potrebbe anche essere utilizzato in alternativa ai licenziamenti collettivi per crisi aziendale, evitando le prescritte procedure di confronto con le organizzazioni sindacali (L.223/91) e, quindi, il controllo, da parte delle stesse, al fine di evitare licenziamenti discriminatori, oltre che verificare la sussistenza della effettiva criticità e delle esigenze di riduzione dell’organico, con conseguente neutralizzazione del ruolo del sindacato.
6) La modifica introdotta, tesa a stabilire una differenza nella stabilità del rapporto tra i dipendenti di aziende private ed i dipendenti di aziende pubbliche o di pubbliche amministrazioni, si rivelerebbe poi incongruente ed anacronistica, oltre che contraria al dettato ordinamentale, stante la privatizzazione del cd. pubblico impiego e la omogeneizzazione dei rapporti lavorativi con il settore privato introdotta con i D.Lgs. n. 29/93 e n. 80/98 e il passaggio della giurisdizione al giudice ordinario.
7) Le nuove norme sul licenziamento per motivi oggettivi o economici non potrebbero, comunque, essere estese ai dipendenti di p.a., stante la impossibilità di individuare, in tale ambito, il requisito dei motivi “economici”, che giustificherebbero il licenziamento nelle aziende private.
8) Escludere per legge la possibilità di reintegro del lavoratore e stabilire limitazioni all’entità del risarcimento nel caso di licenziamento illegittimo per motivi economici comporta, sostanzialmente, una evidente sfiducia nell’indipendenza e nell’operato della magistratura, competente istituzionalmente a tutelare i diritti ingiustamente lesi.
9) Va, inoltre, evidenziata, la inesistenza di ragioni giustificatrici all’introduzione delle modifiche operate, con riferimento alla lentezza della giustizia, in quanto, per ogni diritto leso, esiste un rimedio generale costituito dalla possibilità di ricorrere al Giudice (cd. legge Pinto) e chiedere il risarcimento dei pregiudizi subiti, senza dovere dotare le aziende di ulteriori maggiori ed eccezionali tutele.
10) Le modifiche introdotte si appalesano, poi, inadeguate, in quanto non si è tenuto conto dell’ambiente politico-sociale italiano, in cui esiste un contenzioso lavoristico notevolissimo (200.000 cause all’anno), evidentemente a causa di una diffusa illegalità nei rapporti di lavoro, sicuramente non per responsabilità dei lavoratori. Mirco Rizzoglio (Avvocato)

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Approvato statuto ateneo Catania

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Approvato il testo di prima lettura del nuovo Statuto dell’Ateneo di Catania predisposto dalla Commissione dei 15 saggi. Il prossimo passaggio spetterà, il 14 Luglio, al Senato Accademico il quale avrà il compito di avanzare proposte di modifica. Infine, il 19 Luglio, l’ultimo passaggio per l’approvazione definitiva in Commissione Statuto. Massima soddisfazione da parte dei due Consiglieri Nazionali degli Studenti Erio Buceti ed Emanuele Maniscalco al riguardo. I due Rappresentanti Nazionali, in una nota congiunta dichiarano: “Il nuovo stato rispecchia pienamente i caratteri della semplificazione e di trasparenza ribaditi dalla Legge Gelmini. Il successivo passaggio in Senato Accademico per noi studenti avrà un ruolo fondamentale dal momento che con una proposta di modifica, che sarà presentata congiuntamente a tutti i senatori accademici, verrà introdotta la rappresentanza studentesca anche all’interno degli organi dove non è espressamente prevista dalla Legge Gelmini”. Riguardo l’importanza del successivo step dello Statuto al Senato Accademico, i due Consiglieri sottolineano che: “Il passaggio in Senato Accademico è necessario per coinvolgere tutta la comunità accademica in una scelta molto importante che porterà ad un aumento rispetto al precedente assetto universitario di circa il 30% di tutta la rappresentanza studentesca all’interno di tutti gli organi d’ateneo.”

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In fila per due, molto ordinatamente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2011

Umberto Bossi

Image via Wikipedia

Bossi: il Pdl non ci trascinerà a fondo a Milano campagna elettorale sbagliata (Il Messaggero del 18 maggio 2011) e Rosario Amico Roxas commenta: “Siamo alle solite pantomime tra Bossi che urla e Berlusconi che lo lascia sfogare per darsi tona davanti ai suoi elettori. Ma Bossi sa bene che DEVE trovare la quadra per rimettersi in riga con Berlusconi, il vero padrone della Lega, avendo comprato sia il simbolo dello spadone che lo statuto. Non solo lo ha comprato, ma se ne serve come forza di ricatto, avendo optato di pagare il pattuito, cioè 70 miliardi delle vecchie lire, a rate e non in contanti, per cui può interrompere i pagamenti quando gli pare, cosa che farebbe volare la Lega con tutti i colonnelli a gambe per aria. Alla base non può dire che il vero padrone della Lega è Berlusconi, rischierebbe la lapidazione (morale), per cui deve adeguarsi ai ricatti del cavaliere, altrimenti dovrebbe presentarsi alle elezioni con un simbolo diverso, ammesso che in quella compra-vendita non è inserita una qualche clausola che lo impedisca. Ancora qualche ululato alla luna, magari qualche assenza in qualche votazione insignificante, ma poi un mesto ritorno all’ovile, in fila per due, molto ordinatamente. (Rosario Amico Roxas)

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Parma: nuovo statuto

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

L’Università di Parma comunica che, con deliberazione presa all’unanimità da parte del Senato Accademico, è stato adottato lo Statuto dell’Ateneo nella nuova conformazione che lo ha adeguato alle disposizione della Legge Gelmini. Questo è avvenuto dopo la dovuta valutazione positiva resa dalla maggioranza del Consiglio di Amministrazione sulle proposte della Commissione istituita per tale scopo. Lo Statuto, così modificato, verrà in seguito inviato al Ministero per il prescritto parere e successivamente emanato da parte del Rettore. Si ritiene quindi che la conclusione della procedura avverrà sicuramente dopo l’estate (portone)

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Modifica statuto Unioncamere Veneto

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

In seguito ai recenti articoli di stampa relativi alla posticipazione dell’Assemblea di Unioncamere del Veneto e a supposti problemi relativi alla sua riforma, si precisa quanto segue:  «Unioncamere del Veneto ha posticipato la modifica dello statuto e la convocazione della relativa Assemblea, che avrebbe dovuto votarne la variazione, in conseguenza del fatto che non è possibile, in base alla vigente normativa, modificare soltanto la durata della carica presidenziale, ma occorre che lo statuto di Unioncamere del Veneto si adegui alla normativa sulla manovra economica dello scorso luglio, che riduce a cinque i componenti del Consiglio, e si adegui anche alle linee guida approvate a livello nazionale sulla base della modifica della Legge 580/93 del febbraio 2010 di riforma del sistema camerale italiano.  Si richiama in particolare l’attenzione sul fatto che tale ultima modifica legislativa attribuisce un ruolo molto più importante al sistema delle Unioni regionali italiane, rafforzandone le competenze, la governance e le funzioni che esse ricoprono a livello di coordinamento, che diventa obbligatorio, nei confronti delle Camere di Commercio associate.  Per tutte queste ragioni, Unioncamere del Veneto si sta organizzando per rispondere a tale importantissima sfida e la nomina del presidente sarà dunque l’atto conclusivo dell’iter delle modifiche. Tutto ciò  non inficia comunque quanto fino ad oggi convenuto sia in riferimento al mandato annuale sia in riferimento alla designazione del prossimo presidente di Unioncamere del Veneto, individuato nella figura di Alessandro Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Verona. Tutti i passaggi finora effettuati sono stati compiuti nella massima concordia e armonia tra le sette le Camere di Commercio, con l’obiettivo di affrontare al meglio la sfida cui Unioncamere del Veneto è chiamata a far fronte nei prossimi anni per lo sviluppo dell’economia regionale».

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Vivere “nelle Regole” vivere uniti convivere “civile”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2010

Roma 25 novembre 2010 – ore 17.00 Avvocatura Generale dello Stato Sala Vanvitelli Via Dei Portoghesi,12 L’Avvocatura Generale dello Stato e L’Associazione di Promozione Sociale “Democrazia nelle Regole”, con la collaborazione dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, della Scuola di Polizia Tributaria, dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e dell’’Associazione “Sintesi Dialettica” presentano: Vivere “nelle Regole” vivere uniti convivere “civile” Intervengono: – Ignazio Francesco Caramazza – Avvocato Generale dello Stato, Modera Marco Ravaglioli – Giornalista RAI Maria Stella Gelmini*, Giuseppe Procaccini, Ferdinando Imposimato, Raffaele Cantone, Rosanna Scopelliti, Giorgio Toschi, Pietro Mennea, Alessandro Forlani, Vittorio Alberti e tanti altri… Conclude – Giulio Bacosi – Avvocato dello Stato – Fondatore dell’Associazione Democrazia nelle Regole Con l’occasione sarà presentato il libro “La Costituzione a misura dello Studente e del Cittadino e lo Statuto Albertino” .

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Statuto dei lavoratori convegno a Torino

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 maggio 2010

Torino 21 maggio 2010 ore 15,30 Centro Congressi Torino Incontra Via Nino Costa 8. A 40 anni dalla nascita dello Statuto dei Lavoratori la Fondazione Carlo Donat-Cattin promuove un Convegno a Torino venerdì 21 maggio. Saranno presenti il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il segretario della CISL Raffaele Bonanni, il Prof. Pietro Ichino, senatore Partito Demoratico e l’ex ministro del Lavoro Mario Toros, già sottosegretario con i ministri Brodolini e Donat-Cattin.  Il Presidente della Regione Cota  aprirà i lavori alle 15.30 presso il Centro Congressi di Torino-Incontra.

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Regioni a statuto autonomo. Abolirle?

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 maggio 2010

Abolire le regioni a statuto autonomo? L’autonomia avrebbe dovuto consentire a queste regioni di meglio governarsi ed avere, quindi, bilanci in pareggio o, addirittura, in attivo, secondo la vulgata del federalismo fiscale che va tanto di moda: maggiore autonomia significa miglior utilizzo delle risorse esistenti. Invece, secondo i dati della Cgia Mestre, riportati da La Repubblica, una maggiore autonomia regionale non ha portato ai risultati che ci si aspettava. Le Regioni a statuto autonomo, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna ricevono, in servizi e trasferimenti, più di quello che i suoi cittadini pagano con le tasse e contributi, la cosiddetta “differenza fiscale”.  Insomma, tutte costano di più di quello che danno, anche quelle del nord che, sempre secondo la vulgata, dovrebbero essere più virtuose. Le regioni che danno di piu’ di quel che ricevono (in ordine decrescente) sono la Lombardia, il Lazio, il Veneto, l’Emilia Romagna e il Piemonte, tutte a statuto ordinario. L’idea che a maggior autonomia corrisponda un miglior funzionamento lascia, dunque, il tempo che trova. E’ arrivato il tempo di riconsiderare la validità di un istituto, quello delle regioni autonome, che nel tempo non ha dato la miglior prova di sè.(fonte aduc)

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L’Aquila nega cittadinanza a Bertolaso

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

“Il voto dell’altro ieri dimostra la necessità di abbandonare tale mozione”. E’ questo il commento della viceresponsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti, Barbara Del Fallo, alla notizia della votazione sfavorevole al conferimento della cittadinanza onoraria a Guido Bertolaso da parte della commissione statuto del Comune dell’Aquila. Seduta che ha visto 14 voti contro la proposta, 2  favorevoli e un astenuto.” Come Italia dei Diritti abbiamo sottolineato più volte la maldestra ricostruzione che la Protezione Civile sta effettuando. Anche tramite esperienza personale ho potuto toccare con mano la posizione egemone di questa associazione di volontariato, che ormai non ha nulla di tutto ciò, trasformata in una istituzione. Ho potuto capire che la concezione di volontariato in Italia deve essere rivista. La Protezione Civile – continua la Del Fallo – è un ente che ha un potere smisurato rispetto alle decisioni che si devono prendere in questa ricostruzione”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro termina aggiungendo: “L’ente di Bertolaso ha avuto un ruolo troppo centrale nella ricostruzione del complesso cittadino dell’Aquila con il Governo. Le amministrazioni locali e le popolazioni locali sono state prese in considerazione in seconda battuta su molte decisioni. Visto il mancato coinvolgimento della cittadinanza in tali vicende, e una sorta di protagonismo di Bertolaso, il Comune dell’Aquila fa bene a non dare tale onorificenza a questo personaggio. Inoltre è anche vero che L’Aquila è stata aiutata anche da molte altre associazioni”.

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Consiglieri regionali e legalità

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

“Considerato che l’Italia è ancora uno Stato di diritto non ci sembra credibile l’ipotesi secondo la quale la Corte d’appello di Roma sarebbe orientata a proclamare un numero di consiglieri della Regione Lazio superiore ai 70 previsti con assoluta precisione dallo Statuto. Aumentare i consiglieri sarebbe una scelta gravissima sia per le pesanti conseguenze in termini di spreco di risorse pubbliche, sia per l’illegittimo funzionamento del Consiglio Regionale che ne deriverebbe”. Lo dichiarano i senatori del Pd eletti nel Lazio: Lionello Cosentino, Mauro Del Vecchio, Roberto Di Giovan Paolo, Lucio D’Ubaldo, Mario Gasbarri, Riccardo Milana, Francesca Marinaro, Raffaele Ranucci, Vincenzo Vita e Luigi Zanda che spiegano: “La Corte costituzionale ha più volte evidenziato come gli Statuti regionali siano sovraordinati alle leggi regionali ed ha ribadito che il numero di seggi in Consiglio è materia assegnata dalla Costituzione agli Statuti regionali. E’ quindi totalmente esclusa la legittimità di una proclamazione di un numero di consiglieri superiore a quello previsto dallo Statuto. Le Regioni che hanno voluto aumentare il numero di seggi sulla base del premio di maggioranza lo hanno fatto modificando i rispettivi Statuti. Nessuna Regione ha mai violato il proprio Statuto. La Regione Lazio, invece, intenderebbe farlo nonostante il numero di 70 consiglieri sia fissato nello Statuto e nella legge elettorale regionale”.    “Alle tante parole sulla riduzione dei costi della politica seguono da parte del centrodestra del Lazio comportamenti opposti, illegittimi e destinati ad aumentare seggi e spese a danno dei cittadini. Se il numero dei consiglieri regionali del Lazio dovesse essere illegittimamente aumentato contro la legge e lo Statuto della Regione – concludono i senatori del Pd-, saranno attivati tutti i rimedi giurisdizionali previsti dall’ordinamento italiano per queste violazioni di legge”.

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Interrogazione su numeri Ugl

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2010

“Chiediamo al Ministro del Lavoro quali iniziative prenderà per assicurare la trasparenza sui numeri degli iscritti ufficialmente dichiarati dall’Ugl”. Così, in un’interrogazione rivolta al Ministro Sacconi, i senatori del Pd Tiziano Treu, Giorgio Roilo e Lionello Cosentino sottolineano inoltre che, “come è noto” tali dati “non hanno un rilievo solo politico ma incidono sui posti assegnati dal Ministero alle organizzazioni sindacali nei Comitati di vigilanza degli enti previdenziali”.  “Come ampiamente documentato dal quotidiano ‘Europa’ di ieri, nel gennaio del 2008, la Confederazione sindacale internazionale (Csi) ha respinto la domanda di affiliazione dell’Ugl richiesta dalla segretaria Renata Polverini per il mancato rispetto dei criteri previsti dallo statuto della Csi per l’affiliazione, che impongono ad ogni organizzazione che voglia entrare a far parte della confederazione di essere ‘indipendente, democratica e realmente rappresentativa’. Fattore determinante che ha spinto la Csi a respingere la domanda dell’Ugl ‘è stata la scarsa trasparenza sugli iscritti: in particolare non sono stati forniti dati dettagliati sulle tessere’.  “Permangono molti dubbi sul numero effettivo degli iscritti all’Ugl. Il sindacato guidato da Renata Polverini ha dichiarato di avere nel 2008 due milioni e 54mila iscritti. Un numero dieci volte più grande rispetto al dato che emerge da una dettagliata ricerca compiuta dalla Cisl, Uil e Confsal, secondo la quale gli iscritti Ugl non supererebbero le 203 mila unità”.  “Renata Polverini, più volte caduta in contraddizione sul punto, oggi intervistata dal quotidiano ‘il Riformista’, non ha fornito alcun chiarimento e non ha neanche smentito di gonfiare il numero degli iscritti dell’Ugl per accreditarsi come sindacato rappresentativo e avere più posti nei Comitati di controllo degli enti previdenziali”.  “Chiediamo quindi  al ministro Sacconi di assicurare trasparenza nei numeri e – si legge nell’interrogazione di Treu, Roilo e Cosentino – anche di procedere al rinnovo dei rappresentanti sindacali in seno ai Comitati di vigilanza dell’Inpdap, laddove, come nel caso dell’Ugl, i numeri dichiarati dalle organizzazioni sindacali siano manifestamente difformi rispetto a quelli ufficiali forniti dall’Aran”.

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