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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘stenosi aortica’

Le malattie delle valvole del cuore

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Colpiscono oltre 1 milione di italiani e si manifestano, in genere, dopo i 65 anni di età, riguardando circa il 10% degli italiani di questa fascia di popolazione. Nei Paesi Occidentali si stima che tra il 2 e il 7% della popolazione di ultrasessantacinquenni presenti una stenosi aortica, una delle forme più comuni, e che il 2% degli over 75, in Italia, abbia avuto un’indicazione all’intervento di sostituzione della valvola aortica.Alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione italiana – ISTAT calcola in 1 su 4 gli over 65 oggi in Italia, e stima che nei prossimi 25 anni rappresenteranno oltre il 30% della popolazione nazionale – le malattie delle valvole cardiache saranno sempre più diffuse. Nonostante siano malattie abbastanza comuni e lo saranno sempre più, la consapevolezza nei loro confronti è molto bassa: solo il 3% degli europei e degli italiani sa che il nostro cuore ha quattro valvole e solo il 7% degli europei conosce le malattie delle valvole cardiache, percentuale che scende al 5% se consideriamo solo gli intervistati italiani.Per sensibilizzare la popolazione sulle malattie delle valvole cardiache dal 16 al 20 settembre si celebrerà nei Paesi europei la Settimana Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Week, evoluzione della Giornata Europea istituita l’anno scorso.“Diversi sono gli obiettivi di questa iniziativa – dichiara Roberto Messina Presidente di Cuore Italia – alcuni dei più importanti sono: aumentare la consapevolezza sia della cittadinanza sia delle Istituzioni su queste malattie, promuovere e diffondere la conoscenza dei sintomi, migliorare la diagnosi che può essere effettuata in modo semplice da parte del medico di medicina generale auscultando il cuore con lo stetoscopio”.Le malattie alle valvole del cuore, se non curate adeguatamente, provocano un peggioramento della qualità di vita del malato, possono causare scompenso cardiaco anche grave e portare a morte nel giro di pochi anni. La buona notizia è che si possono curare e guarire. A seconda della gravità, le cure variano dal trattamento farmacologico all’intervento di cardiochirurgia a cuore aperto o con i più moderni approcci minimamente invasivi, tra le quali le procedure transcatetere. Queste ultime rappresentano l’unica possibilità di intervento nelle forme gravi in cui è necessaria la sostituzione o la riparazione della valvola difettosa.La Settimana Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Week è promossa dalle principali organizzazioni scientifiche e di tutela dei diritti dei malati cardiopatici europee: tra gli altri, le associazioni Cuore Italia, la francese Alliance du Coeur, la britannica Heart Valve Voice, l’Irlandese Croi, la spagnola Aepovac, l’olandese Hart Volgers.www.cuoreitalia.org

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Cuore: svolta storica per la cura della stenosi aortica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Un passaggio epocale per la cardiologia interventistica e per milioni di persone in tutto il mondo che, in caso di stenosi aortica, grazie alla TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation), non dovranno più sottoporsi a un intervento a cuore aperto. L’annuncio al Congresso dell’American College of Cardiology in corso a New Orleans, dove sono stati presentati i risultati di due importanti studi clinici. “Si tratta di una notizia che cambierà la storia della nostra disciplina – annuncia Giuseppe Tarantini, Presidente GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica), Professore Associato e Direttore dell’UOSD Cardiologia interventistica del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari del Policlinico Universitario di Padova -. I due maggiori trials randomizzati di confronto fra TAVI e sostituzione valvolare aortica chirurgica nel paziente a basso rischio, sono andati ben oltre le aspettative. Non solo la TAVI ha raggiunto la non-inferiorità rispetto alla sostituzione valvolare chirurgica in termini di mortalità ed incidenza di ictus cerebrale, ma in uno studio si è dimostrata superiore alla chirurgia per quanto riguarda l’incidenza di morte, ictus, re-ospedalizzazione ad un anno. Sarà una rivoluzione per il percorso terapeutico della stragrande maggioranza dei pazienti affetti da stenosi valvolare aortica, il cui trattamento sarà sempre più appannaggio della cardiologia interventistica”. “La TAVI è una tecnica mini-invasiva assai innovativa – spiega il cardiologo interventista – eseguita senza aprire il torace e fermare il cuore, nel trattamento dei pazienti affetti da stenosi aortica. Si tratta di una malattia che insieme ad altre disfunzioni delle valvole cardiache, colpisce oltre un milione di italiani e ben il 10% degli over 65. È la più frequente tra le alterazioni valvolari: nel nostro Paese infatti la percentuale di popolazione in età avanzata, afflitta da restringimento o occlusione di tale giunzione è del 3,8%, mentre quella con stenosi severa, con indicazione all’intervento di sostituzione, è del 2%. In assenza di angina pectoris, sincope e scompenso cardiaco, la prognosi è relativamente benigna, ma con la comparsa dei sintomi si riduce drammaticamente l’aspettativa di vita, con una sopravvivenza media di 2-3 anni, in persone con angina o sincope, e di soli 1-2 anni in pazienti con scompenso cardiaco”.
Grande l’entusiasmo al congresso che si tiene in Lousiana (USA). Per il Dott. Robert Lederman, che dirige il Programma americano di ricerca interventistica di Cardiologia presso il National Heart, Lung and Blood Institute, non coinvolto negli studi e in alcun modo legato alle società che hanno sponsorizzato i dispositivi “i risultati sono stati notevoli”. “È un momento storico e tutti noi dovremmo ricordarlo come tale”, ha aggiunto Eugene Braunwald, cardiologo presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston. “Se fossi un paziente con stenosi aortica, sceglierei di sottopormi a TAVI”, ha affermato il cardiochirurgo Gilbert Tang, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York.
“Questa è per tutti, cardiologi interventisti e pazienti, una rivoluzione che è superiore all’invenzione dello stent – conclude il Prof. Tarantini-. Cambieranno l’approccio alla malattia e gli standard di cura. In caso di stenosi aortica, ci si chiederà perché sottoporre i pazienti a un intervento chirurgico tradizionale, se abbiamo a disposizione la metodica TAVI”.

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Stenosi aortica grave: ecco i criteri di appropriatezza per il trattamento

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

stenosi aorticaUna dozzina di società scientifiche americane, con in testa American College of Cardiology e American Heart Association, hanno stilato i criteri di appropriatezza (Auc) per il trattamento di pazienti con stenosi aortica grave: «Abbiamo identificato 95 scenari clinici e fino a sei possibili opzioni di trattamento, suddividendo le opzioni per ogni scenario in tre categorie: appropriate, probabilmente appropriate o raramente appropriate» spiega Robert Bonow, della Northwestern University di Evanston, Illinois, a nome del gruppo di esperti che ha curato il documento di indirizzo pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. Sostituzione chirurgica (SAVR) e sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVR) vengono considerate opzioni appropriate per la maggior parte dei pazienti con stenosi aortica sintomatica e rischio chirurgico intermedio o elevato, mentre in altri casi permane una sostanziale incertezza nel valutare l’appropriatezza della procedura: «Lo scopo di questo documento è fornire una guida per i medici nella cura dei pazienti con grave stenosi aortica, identificando le opzioni più ragionevoli sulla base dei numerosi scenari clinici con cui un paziente potrebbe presentarsi» spiegano Bonow e colleghi. Nella maggior parte dei soggetti con stenosi aortica sintomatica a rischio chirurgico medio o alto appare opportuno sostituire la valvola aortica per via chirurgica o transcatetere. Viceversa, negli individui asintomatici la procedura è appropriata solo in alcuni casi: per esempio nelle professioni ad alto rischio come i piloti, o in chi ha avuto risultati patologici dopo un test da esercizio. «In sintesi, il documento vuole migliorare sia la capacità decisionale del medico sia la qualità delle cure al paziente» concludono gli esperti. «Dato il rapido sviluppo delle conoscenze scientifiche e dei progressi tecnologici, ci aspettiamo che queste indicazioni vengano ulteriormente ampliate e implementate nei prossimi anni» (fonte doctor33) (foto: stenosi aortica)

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Stenosi aortica

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 novembre 2014

valvola-aortica-stenosi“Non bisogna preoccuparsene più di tanto”. “È pericolosa sì, ma ci sono malattie più letali come il tumore al polmone, l’insufficienza renale o l’alzheimer”. “Non la conosco, è causata dall’ostruzione di un’arteria?”. Quando si parla di malattie delle valvole cardiache e in particolare di stenosi aortica le idee sono confuse. A sfatare alcuni “falsi miti” che circolano su queste malattie è una ricerca condotta dall’istituto di ricerca britannico Opinion Matters, su incarico di Edwards Lifesciences, disegnata per valutare la conoscenza e la comprensione delle malattie delle valvole cardiache su un campione rappresentativo di 8.926 persone over 60 provenienti da 10 paesi europei, 1.000 dall’Italia. I risultati dimostrano quanto poco si sappia e soprattutto quanto queste malattie siano sottovalutate.
Scendendo nel dettaglio, è emerso che in Europa meno del 3% delle persone è preoccupata per le malattie delle valvole cardiache; i tumori (28%) e il morbo di alzheimer (20%) spaventano di più. Lo stesso vale per gli italiani, anche se emerge una maggior preoccupazione per le malattie delle valvole cardiache (3,6%) rispetto al resto degli europei. Anche dal punto di vista della possibilità di sopravvivenza alla malattia nel lungo periodo, la ricerca ha confermato la scarsa conoscenza intorno alla stenosi aortica. Infatti, mentre circa la metà (44,6%) degli europei dichiara che il tumore al polmone sia tra le malattie con minor possibilità di sopravvivenza, solo 1 su 20, il 4,1%, riconosce, a ragione, che la stenosi aortica abbia un altissimo rischio di mortalità. In Italia la situazione è simile al resto d’Europa – il 5% riconosce che è la stenosi aortica ad avere a minor probabilità di sopravvivenza -, anche se la percentuale di chi è convinto che la minor probabilità di sopravvivenza a lungo termine sia da attribuirsi al cancro al polmone è significativamente maggiore rispetto agli europei (60%).In quanto a conoscenza della stenosi aortica gli italiani dimostrano di saperne un poco di più: solo 2 europei su 5, il 38,6%, sanno cosa sia esattamente la malattia, mentre in Italia 1 persona su 2 è a conoscenza del fatto che la stenosi aortica sia un restringimento della valvola aortica.In Europa la stenosi aortica è la meno conosciuta tra le malattie delle valvole cardiache – 1 su 5 riferisce di avere poca familiarità con questa malattia -, mentre quasi tutti sanno cos’è l’angina – solo il 2% sostiene infatti di non conoscerla. In Italia la conoscenza della stenosi aortica è migliore, 1 su 10 ha poca familiarità con la malattia; la condizione più familiare è l’aritmia (2%), seguita da malattia coronarica (4%) e angina (5%).“I risultati dell’indagine dimostrano che, nonostante la gravità, la stenosi aortica sia una malattia poco conosciuta e per lo più sottovalutata” commenta Roberto Di Bartolomeo, Direttore Cardiochirurgia, Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna. “In Europa, Italia inclusa, le persone sembrano ignorare la serietà di questa malattia, potenzialmente più letale di molti tumori. È indispensabile innanzitutto far chiarezza sulla natura della stenosi aortica: è un restringimento provocato da depositi di calcio a livello della valvola del cuore che regola la quantità di sangue che fluisce dal ventricolo sinistro all’aorta e da lì raggiunge i vari organi del corpo umano. È la malattia delle valvole più frequente oltre i 75 anni ed è potenzialmente mortale, soprattutto nella sua forma più grave” continua Di Bartolomeo. “Secondo le stime più recenti, il 4,6% della popolazione oltre i 75 anni, quasi 300 mila persone in Italia, soffre di stenosi aortica severa, un quinto delle quali – tra le 50.000 e le 60.000 – è colpita dalla forma definita grave e sintomatica, destinata in un caso su due a prognosi infausta nel giro di un paio di anni, se non si interviene prontamente. Purtroppo, oltre ad essere sottovalutata, è spesso non trattata con appropriatezza, se si considera ad esempio che circa il 30% di questi malati non sono inviati alle cure più adeguate e non sempre quelli che vengono curati lo sono secondo i dettami delle linee guida internazionali” conclude.“Per la cura della stenosi aortica, le linee guida internazionali prevedono la sostituzione della valvola aortica con una protesi valvolare”, dichiara Mauro Rinaldi, Direttore Cardiochirurgia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza, Torino. “Albert Starr, il 21 Settembre 1960, impiantò la prima valvola sostitutiva concepita e costruita assieme all’ingegnere idraulico Miles Lowell Edwards. A questo primo intervento sono seguite numerose tappe importanti delle quali l’impianto di valvola aortica per via transcatetere e lo sviluppo di protesi valvolari sempre più sofisticate rappresentano le ultime evoluzioni”, aggiunge.Tradizionalmente, l’operazione chirurgica di sostituzione della valvola aortica richiede di praticare un’apertura nella cavità toracica, che sia abbastanza ampia da permettere al chirurgo di avere un buon accesso al cuore e all’aorta, e quindi procedere con la sostituzione della valvola. Le nuove tecnologie permettono in molti casi di mandare in soffitta la tradizionale sternotomia e consentono la sostituzione della valvola con approcci minimamente invasivi. “Le protesi valvolari, oggi prevalentemente ‘biologiche’, ossia costituite da tessuto del pericardio animale, possono essere agevolmente impiantate con una piccola incisione attraverso la parte superiore dello sterno (mini-sternotomia) o con una incisione nella parte destra del torace (mini-toracotomia)” prosegue Rinaldi. “Il vantaggio non è solo estetico” interviene Francesco Alamanni, Direttore Chirurgia cardiovascolare, Centro Cardiologico Monzino, Milano. “La mini-sternotomia è associata a una riduzione dei sanguinamenti, minori complicazioni respiratorie, meno dolore post-operatorio, riduzione dei tempi di ricovero in terapia intensiva e più in generale in ospedale che si traducono in un miglior recupero del paziente e diminuzione del costo dell’intervento” prosegue.Parlando proprio di tecniche mini-invasive, all’inizio di aprile per la prima volta in Europa è stato impiantato al Centro Cardiologico Monzino di Milano dall’equipe del professor Alamanni, il nuovo modello di un’innovativa valvola aortica a impianto rapido, l’Intuity Elite di Edwards, studiata proprio per gli interventi di questo tipo. “Questa nuova protesi valvolare è del tipo ‘sutureless’, richiede solo poche suture di guida in quanto, in fase di impianto, si espande velocemente per adattarsi ai vasi aortici. Questo sistema offre vantaggi significativi per il paziente: l’impianto è più facile, più rapido, e può essere eseguito agevolmente con le tecniche mini-invasive, limitando le possibili criticità e gli effetti collaterali connessi con il trauma chirurgico”, spiega Alamanni. “Ogni anno in Italia migliaia di pazienti vengono sottoposti ad un intervento di sostituzione valvolare aortica; la mini-invasività è di notevole aiuto perché in molti casi si tratta di malati complessi, spesso con malattie concomitanti, e quindi tradizionalmente difficili da trattare, per cui è fondamentale trovare procedure e tecnologie efficaci con il minimo impatto sul paziente”, conclude.

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