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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘sterminio’

Conferenza “Porrajmos: lo sterminio nazista dei rom”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 gennaio 2018

Parma ateneoParma, Mercoledì 24 gennaio, alle ore 9, nell’Aula Magna del Polo Didattico di via Del Prato, in occasione della Giornata della Memoria, è stata organizzata la conferenza “Porrajmos: lo sterminio nazista dei rom”. La “soluzione finale” della questione zingara fu decretata il 16 dicembre 1942, quando Himmler firmò l’ordine di internare, o trasferire, tutti gli Zingari ad Auschwitz. L’evento è organizzato da Dimitris Argiropoulos (Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali) e dagli studenti dei corsi di laurea in Scienze dell’Educazione e dei Processi Formativi e Progettazione e Coordinamento dei Servizi Educativi.La Giornata della Memoria è stata istituita a ricordo dello sterminio del popolo ebraico e dei deportati politici e militari italiani nei campi di concentramento nazisti e si celebra nello stesso giorno in cui le truppe sovietiche hanno liberato il campo di concentramento di Auschwitz (27 gennaio 1945).La partecipazione alla conferenza è libera e gratuita.

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Umberto Eco: Il cimitero di Praga

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2011

Umberto Eco - italian philosopher and novelist

Image via Wikipedia

(Romanzo Bompiani – pagg. 523, € 19,50) Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, scomparso in mare nei pressi dello Stromboli, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca, la crescita graduale di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi Anziani di Sion, che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi in una Parigi della Comune dove si mangiano i topi, colpi di pugnale, orrendi e puteolenti ritrovi per criminali che tra i fumi dell’assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, barbe finte, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d’appendice di stile ottocentesco, tra l’altro illustrato come i feueilletons di quel tempo. Ecco di che contentare il peggiore tra i lettori. Tranne un particolare. Eccetto il protagonista, tutti gli altri personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi.Ma chi lo sa, quando ci si muove tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, può accadere di tutto. Anche che l’unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti, e assomigli moltissimo ad altri che sono ancora tra noi.Umberto Eco è nato ad Alessandria nel 1932; filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa ne 1980 con Il nome della rosa (Premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000) e La misteriosa fiamma della regina Loana (2004). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007) e, insieme a Jean-Claude Carrière,Non sperate di liberarvi dei libri (2009). Nel 2004 ha curato il volume illustrato Storia della bellezza, seguito nel 2007 da Storia della bruttezza e nel 2009 da Vertigine della lista.

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Allora io: Due atti di e con Mario Maranzana

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2010

Roma dal 6 al 7 Aprile 2010 ore 21 Via delle Fornaci 37 Teatro Ghione Musiche a cura di Giovanni Maranzana Cantanti: Matteo e Matilda Maranzana Elaborazione video: Roberto Blanco Assistenti allo spettacolo: Roberto Andrioli e Maria Luisa Radi Disegno luci: Alessandro Iacoangeli  Qualche canzonetta ogni tanto a dare addosso alla serietà  dei fatti veri, Fascismo guerra leggi razziali, occupazione nazista, campo di sterminio, distacco dall’Italia. Documenti mescolati proditoriamente tra verità  e finzione, tra la strada e il palco, il microfono la macchina da presa la telecamera. Due vite. una nella carne, l’altra nella fantasia per cercare, come Diogene, l’uomo che si giustifichi.  Compreso l’uomo Maranzana da Trieste attore tuttologo monologante, che, figlio, marito e padre è riuscito a malapena ad essere figlio naturale di se stesso e quasi sempre orfano. ora è felicemente nonno assieme con la moglie. E non gli dispiace affatto stare così bene con la nonna come c’è stato benissimo da bambino stappando con la nonna veneziana, lo champagnino delle prime esperienze intellettuali.. Costo biglietti, € 22,00 platea intero, € 18,00 platea ridotto, € 18,00 galleria, galleria ridotto € 16,00 (più €2  di prevendita).  Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 – domenica ore 17,00

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Il senso del Giorno della Memoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2010

Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane ha scritto su http://www.missioneweb.it: “Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva. Ad Auschwitz, come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini di incredibile efferatezza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia. L’uomo contemporaneo, con il suo grande bagaglio di conoscenze, nel cuore del continente più civile e avanzato, era caduto in un baratro. Aveva utilizzato il suo sapere per scopi criminali, tramutando quelle conquiste scientifiche e tecnologiche, di cui l’Europa era allora protagonista indiscussa, in strumenti per annichilire e distruggere intere popolazioni, primi fra tutti gli ebrei d’Europa. Da quel trauma l’Europa e il mondo intero si risvegliarono estremamente scossi. Si domandarono come era stato possibile che la Shoah fosse avvenuta. E, soprattutto, quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo. Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite allo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione. La consapevolezza di ciò che era stato Auschwitz fu tra gli elementi fondamentali per la costruzione, identitaria prima ancora che giuridica, della futura Europa unita.
Scriveva il filosofo Theodor Adorno che dopo Auschwitz sarebbe stato “impossibile scrivere poesie”, intendendo rendere l’idea di quali implicazioni radicali comportava assumersene la responsabilità, negli anni della ricostruzione e della nascita dell’Europa unita. Era indispensabile stabilire con esattezza ciò che l’Europa non sarebbe stata. Alle radici dell’impostazione ideale dell’attuale Unione Europea c’è il rispetto per la dignità umana e il rigetto per ciò che era accaduto, sia prima che durante la guerra, a causa di idee razziste e liberticide. Auschwitz è la negazione dei principi ispiratori dell’Europa coesa, economicamente, socialmente e culturalmente avanzata che conosciamo oggi. Il 27 gennaio 2010 il Giorno della Memoria si celebra in Italia per la decima volta. Dieci anni sono passati da quando fu chiesto all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di partecipare all’attuazione delle iniziative, promosse dalle istituzioni dello Stato italiano e in particolare dal Ministero dell’Istruzione, che avrebbero caratterizzato lo svolgimento di questa giornata. Oggi il Giorno della Memoria è diventato un’occasione fondamentale, per le scuole, di formare tanti giovani tramite una importante attività didattica e di ricerca. Da allora l’ebraismo italiano si è a più riprese interrogato sul modo di proporre una riflessione che non fosse svuotata dei suoi significati più profondi, riducendosi a semplice celebrazione. Al di là delle giuste, necessarie parole su Shoah e Memoria, crediamo infatti che occorra cercare di perpetuare il senso vero di questo giorno. Molti sono stati in questi anni gli studi, gli articoli, le riflessioni, le pubblicazioni di studiosi e intellettuali che hanno tentato di definire e ridefinire costantemente il senso della Memoria. Esiste infatti una problematica della relazione tra Storia e Memoria. La Shoah è ormai consegnata ai libri di Storia, al pari di altri avvenimenti del passato. Pochi testimoni sono rimasti a raccontarci la loro esperienza. Si potrebbe ipotizzare una Memoria cristallizzata nei libri, come un evento importante ma lontano nel tempo, da studiare al pari di qualsiasi altro capitolo di un libro scolastico, con il rischio di rendere distante il significato e la ragione vera per cui il Giorno della Memoria è stato istituito per legge. L’umanità esige che ciò che è avvenuto non accada più, in nessun luogo e in nessun tempo. E’ di enorme importanza che le nuove e future generazioni facciano proprio questo insegnamento nel modo più vivo e partecipato possibile, stimolando il dibattito, le domande, i “perché” indispensabili per la comprensione di quei tragici eventi. Scriveva la filosofa Hannah Arendt, che il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale. La filosofa che forse più in profondità ha studiato le aberrazioni del nazismo, coniando quella ormai famosa espressione, “la banalità del male”, riferita a uno dei principali esecutori della Shoah, dà una definizione di tetra neutralità e ignavia a chi non pensa, a chi non riflette, a chi non ha idee proprie, a chi non dà valore e giudizio alle proprie azioni e alle loro conseguenze. La Arendt collega il “bene” direttamente al pensiero, fonte vitale di comprensione del mondo. Favorendo noi una riflessione vivace nei ragazzi, renderemo forse il servizio migliore a questo Giorno che, per essere vissuto nel modo più autentico, necessità di un pensiero non statico, non nozionistico.Occorre fornire alle nuove generazione gli strumenti, anche empirici, per riflettere su cosa l’umanità è stata in grado di fare, perché non accada mai più. Questo, forse, è il senso più vero del Giorno della Memoria, ed è un bene prezioso per tutti.

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I ragazzi nella shoah

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2010

Roma 19 gennaio alle ore 18.00 alla Casa della Memoria e della Storia – in via S. Francesco di Sales, 5 presentazione del libro che racconta come i bambini vissero l’Olocausto attraverso le loro lettere, i racconti e le testimonianze. «Avevo cinque anni quando nel 1938 furono promulgate le leggi razziali. La persecuzione antiebraica cominciò anche contro di me». Così Luciana Tedesco, classe 1933, ebrea, racconta nel suo libro cosa fu per lei, bambina, la Shoah. E cosa fu per tanti bambini, cresciuti in fretta tra urla, disperazione e campi di sterminio.  All’incontro saranno presenti Anna Dalla Mura, che commenterà le immagini del volume e Giuliano Compagno, dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma e Vera Michelin, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati, che porterà la sua testimonianza. Ad arricchire l’incontro la lettura di alcuni brani e dei video che racconteranno quel periodo buio e triste. Il volume ci accompagna ricostruendo quei terribili anni: la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, l’apertura nel 1940 del campo Auschwitz-Birkenau, le sperimentazioni, la gassificazione degli zingari. Dopo quel 2 agosto 1944 il silenzio mortale dell’intero lager divenne davvero definitivo perché l’unica cosa in grado di spezzarlo erano stati i canti e i giochi dei piccoli zingari. Intanto le lettere dei bambini, alcune mai spedite, ci raccontano quel pianto soffocato, l’ansia per i genitori scomparsi, la paura della solitudine, il bisogno di affetto. Ma anche la sensazione della brezza mattutina sulla pelle che lava pensieri terribili, il latte caldo con pane e marmellata offerto da qualche contadino che offre riparo e rifugio. «E poi i prati, i fiori, il cielo, il sole faceva sentire che non tutti erano nemici, c’erano anche degli amici», come si legge in una lettera. Nei crematori di Auschwitz-Birkenau, che erano in funzione giorno e notte, venivano bruciati circa 1500 corpi alla volta e le loro ceneri utilizzate nella fertilizzazione dei campi oppure gettate negli stagni, o nei corsi d’acqua circostanti. Fino a quel 27 gennaio 1945 quando i soldati sovietici liberarono il campo di Auschwitz-Birkenau. Oggi, grazie ad una legge del 20 gennaio 2000, il Parlamento italiano ha stabilito che il giorno 27 gennaio sia riconosciuto come Giorno della Memoria. Questa una delle lettere presenti nel volume: “Sono Roberto e ho sette anni. Ho saputo dal mio papà la storia di mia nonna. Anche lui l’ha saputa da poco, perché nonna non aveva mai voluto raccontarla. Però, prima di morire, ha lasciato ai suoi sei figli uno scritto di venti pagine… Mia nonna Grazia nel 1943 abitava al Portico d’Ottavia, nel ghetto di Roma. Nell’estate del 1943 aveva sedici anni e per sfuggire ai bombardamenti di Roma trovò rifugio con la famiglia a Sutri e così sfuggì alla tragica retata tedesca del 16 ottobre 1943. Ma un certo giorno del 1944 il podestà di Sutri chiamò il mio bisnonno Leone e gli raccomandò di lasciare Sutri al più presto perché era arrivata una circolare che gli ordinava di denunciare tutti gli ebrei presenti nel Paese. La famiglia di mia nonna andò via subito e si salvò. So che mio padre e i miei zii hanno piantato alberi in Israele per ricordare il podestà di Sutri e onorarlo. Anche io lo ringrazio perché, salvando mia nonna, mi ha dato la possibilità di nascere e di vivere questi sette anni”. L’incontro ha il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, delle Biblioteche di Roma e della Casa della Memoria e della Storia.

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Casa natale di Hitler: farne una Pinacoteca della Shoah

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2009

Il Gruppo EveryOne propone al governo dello Stato di Israele di acquistare la casa in cui nacque Adolf Hitler – messa in vendita nei giorni scorsi dalla proprietà – per farne una Pinacoteca dell’Olocausto, nel luogo-simbolo in cui ebbe origine “la banalità del male” ed ebbero inizio i germi dello sterminio. “La nostra organizzazione è pronta a donare allo Stato di Israele,” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione antirazzista, “circa 200 quadri realizzati da pittori ebrei scomparsi nei lager o sopravvissuti alla Shoah, una collezione di inestimabile valore creata negli anni dai nostri esperti dell’Olocausto, dopo meticolose ricerche in tutto il mondo sulle tracce degli artisti assassinati dai nazisti o entrando in contatto con i sopravvissuti”. Il costo della casa, che si trova nella cittadina austriaca di Braunau am Inn, è di circa 2 milioni di euro: un costo che potrà essere ammortizzato rapidamente attraverso biglietti di ingresso, pubblicazioni, documentari, opere audiovisive, film e sponsorizzazioni. “Riteniamo di grande importanza che la cultura della Memoria e della tolleranza razziale,” concludono gli attivisti, “possa sostituire la cultura dell’odio e del male, in un luogo che è emblematico almeno come Auschwitz, offrendo frutti di pace e uguaglianza alle generazioni future”. I fondatori e leader del Gruppo EveryOne, che sono artisti e uomini di cultura, oltre che attivisti per i Diritti Umani, hanno realizzato diverse opere e iniziative per la Memoria dell’Olocausto: il documentario sostenuto dal Museo Yad Vashem di Gerusalemme “In viaggio con Anne Frank”, che ricostruisce la vicenda della giovane vittima dell’odio razziale; i libri “Le 100 Anne Frank”, “Poesie dell’Olocausto” e  “Insegnare l’Olocausto”; l’opera teatrale “Anne in the sky”, con la regista israeliana Angelica Calò; i cortometraggi “Binario 21” e “Grune Rose”. Alcune delle opere d’arte che il Gruppo EveryOne intende donare al progetto sono state esposte con grande successo di pubblico durante il Giorno della Memoria 2009 in provincia di Milano.

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Neoparlamento europeo riparta dalla pace

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2009

Di Giovan Paolo. Si è svolta ad Auschwitz il 14 giugno 2009 la cerimonia per la celebrazione del 69esimo anniversario della prima deportazione. Per l’occasione, l’Aiccre ha donato una pietra per la costruzione del Tumulo della memoria, monumento ideato da Jozef Szajina, ex prigioniero politico, che sorgerà tra i due ex campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau. Hanno donato una pietra anche i rappresentanti degli Enti locali e regionali italiani, guidati dall’Associazione, e la Presidenza del Senato italiano. Oltre agli ex prigionieri del campo di  concentramento e sterminio, ed agli  Eletti locali provenienti  da diversi Paesi europei, erano presenti il sindaco di Oswiecin-Auschwitz Janusz Marszalek, il vescovo di Bileko-Zywiek Tadeusz Rakoczy. Per l’Aiccre erano presenti, tra gli altri, il vicepresidente vicario Fabio Pellegrini ed il Segretario generale, Senatore Roberto Di Giovan Paolo. Quest’ultimo per l’occasione ha dichiarato: “Sono lieto di rappresentare sia l’Aiccre che la Presidenza del Senato e tutti i Senatori. Quello di oggi – ha precisato Di Giovan Paolo – è un gesto che non occasionalmente avviene una settimana dopo le elezioni europee; un momento per riflettere sul fatto che l’Unione europea deve essere sempre più cementata intorno al concetto di pace, riallacciandosi così idealmente al Manifesto di Ventotene. Per il Segretario generale dell’Aiccre “Bisogna costruire la pace perchè gli Stati Nazione da soli non riescono a salvaguardare i diritti umani e a far progredire il concetto di cittadinanza europea”. Il Senatore ha anticipato che proporrà che non solo i parlamentari italiani, ma in primo luogo i neoeletti eurodeputati italiani vengano qui in delegazione “affinché inizi proprio ad Auschwitz un cammino che abbia come obiettivo conclusivo la costruzione di un’Europa di pace”. Inoltre Di Giovan Paolo ha espresso preoccupazione per l’incremento politico dell’estrema destra in Europa che “dimostra la necessità di mantenere alta la soglia dell’attenzione in quanto c’è la tendenza pericolosa a rimuovere la memoria”. C’è anche un problema culturale: “Viene a mancare soprattutto la coscienza della disumanità dei gesti facendo prevalere la banalità del male. E da questo ne deriva – ha concluso il Senatore Di Giovan Paolo – che la storia può anche non insegnare nulla, come dimostra l’esempio, non troppo lontano nel tempo, della Jugoslavia e dei Balcani”.

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