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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘stile vita’

“Lo sviluppo delle tecnologie sta cambiando profondamente la nostra società e il nostro stile di vita”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

È in atto la trasformazione della Pubblica Amministrazione e non possiamo permetterci il lusso di attendere, mentre altri Paesi spiccano il volo. Oggi lanciamo un appello accorato a tre ministeri (MiSE, Politiche Ambientali e Salute) affinché il 5G non faccia la fine della BUL, ostaggio dei ritardi della burocrazia. Chiediamo al governo di adottare ogni iniziativa utile a superare gli ostacoli e ad informare correttamente la popolazione circa i benefici della connettività ultraveloce”.Così Michele Pianetta, vicepresidente all’Innovazione di ANCI Piemonte, intervenendo in rappresentanza di ANCI nazionale all’evento “Milano Smart City Conference” svoltosi oggi a Rho Fiera. “La PA digitale e la realizzazione dei servizi innovativi dell’agenda digitale non sono rinviabili – continua Pianetta -. Occorre passare dalle strategie ai progetti, dalle parole ai fatti. Ricordo che, soltanto in Italia, gli operatori di telecomunicazioni hanno investito oltre 6 miliardi di euro per acquisire il diritto d’uso delle frequenze, ma c’è ancora un gran lavoro da fare, soprattutto dal punto di vista culturale”.
La connettività di quinta generazione promette di rivoluzionare il mondo dei servizi digitali, ad esempio attraverso il potenziamento dei progetti di telemedicina, controllo delle reti energetiche e guida autonoma dei veicoli. Ma gli ostacoli non mancano.
“Ai ministri Patuanelli, Costa e Speranza – prosegue Pianetta – chiediamo semplificazione burocratica, misure di accompagnamento ai Comuni più piccoli e soprattutto iniziative di comunicazione istituzionali efficaci volte ad informare correttamente Sindaci e cittadini sulle opportunità del 5G. Le paure chiliastiche generate dall’ignoranza e dall’oscurantismo di chi rifiuta aprioristicamente il progresso bloccano lo sviluppo. È esattamente ciò che vogliamo evitare”. “Infine – conclude Michele Pianetta – occorre aprire un dibattito riguardante i limiti della potestà regolamentare dei Comuni sui piani di dislocazione delle antenne, nell’ottica della tutela degli interessi pubblici generali. Non vogliamo che accada ciò che è successo in passato per la telefonia mobile e per i ripetitori del sistema radiotelevisivi. L’Italia non può diventare il far west: in assenza di direttive omogenee e di precisi standard, i Sindaci brancoleranno nel buio e ognuno, alla fine, sarà costretto a far da sé”.

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Malattie cardiovascolari, stile di vita non sano moltiplica i rischi in caso di predisposizione genetica

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Secondo uno studio pubblicato su JAMA Cardiology e condotto su un’ampia popolazione, il corredo genetico e i comportamenti di vita hanno avuto un effetto additivo sul rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. «Sia i fattori genetici che lo stile di vita contribuiscono al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, ma non è noto se i cattivi comportamenti di salute siano associati ad aumenti di rischio simili tra individui con rischio genetico basso, intermedio o alto» spiega Abdullah Said, dello University Medical Center Groningen, nei Paesi Bassi. I ricercatori hanno valutato tale associazione all’interno di gruppi a rischio genetico con malattia coronarica, fibrillazione atriale, ictus, ipertensione e diabete di tipo 2; per questo, hanno incluso nello studio un totale di 339.003 individui di discendenza britannica bianca per i quali erano disponibili dati relativi al genotipo. Il rischio genetico è stato classificato come basso (quintile 1), intermedio (quintili 2-4) o alto (quintile 5). All’interno di ciascun gruppo di rischio genetico, i rischi di eventi incidenti associati a comportamenti e fattori di salute combinati ideali, intermedi o scarsi sono stati studiati e confrontati con un basso rischio genetico e uno stile di vita ideale. Durante il follow-up, 9.771 su 325.133 partecipanti (3,0%) hanno sviluppato malattia coronarica, 7.095 su 333.637 (2,1%) fibrillazione atriale, 3.145 su 332.971 (0,9%) ictus, 11.358 su 234.651 (4,8%) ipertensione e 4.379 su 322.014 (1,4%) diabete. Rispetto allo stile di vita ideale nel gruppo a basso rischio genetico, uno stile di vita inadeguato è stato associato a un rapporto di rischio che arrivava fino a 4,54 per malattia coronarica, 5,41 per fibrillazione atriale, 4,68 per l’ipertensione, 2,26 per ictus e 15,46 per il diabete nel gruppo ad alto rischio genetico. «Il corredo genetico e i comportamenti e i fattori relativi alla salute hanno mostrato un effetto additivo logaritmico sul rischio di sviluppare una malattia cardiaca, e gli effetti relativi di uno stile di vita scarso sono stati comparabili tra i gruppi di rischio genetico» affermano gli autori. In conclusione, secondo i ricercatori, i cambiamenti dello stile di vita dovrebbero essere incoraggiati per tutti attraverso approcci globali e multifattoriali. (fonte: cardiologia33 da JAMA Cardiol. 2018. doi: 10.1001/jamacardio.2018.1717
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29955826)

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Farmaci e stile di vita

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione della professoressa Annalisa Capuano, Segretario del Comitato della Sezione di Farmacologia Clinica “Giampaolo Velo” della Società Italiana di Farmacologia (SIF) Professore Associato presso l’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, Responsabile del Centro Regionale di Farmacovigilanza e Farmacoepidemiologia della Regione Campania Per la professioressa Capuano: “I farmaci per la prevenzione cardiovascolare non possono sostituire un corretto/sano stile di vita. Stile di vita e farmaci devono sempre andare di pari passo. Ma come migliorare l’aderenza alla terapia? Per la prevenzione cardiovascolare è fondamentale agire sui cosiddetti fattori di rischio modificabili, ovvero la dieta, il peso corporeo, i livelli plasmatici di lipidi e glucosio nonché su patologie come l’ipertensione arteriosa. Su tali fattori è possibile intervenire con approcci, in primis, comportamentali e, successivamente, farmacologici. Corretti stili di vita, caratterizzati da una sana ed equilibrata alimentazione (dieta mediterranea), adeguato esercizio fisico, abolizione dell’utilizzo di fumo e alcol sono fondamentali per ottenere la massima efficacia dei trattamenti farmacologici utili per la prevenzione cardiovascolare, siano essi farmaci impiegati per il trattamento dell’ipertensione, del diabete, delle dislipidemie o dell’obesità. I soli trattamenti farmacologici, seppur innovativi (come i recenti inibitori di PCSK9 indicati nel trattamento delle dislipidemie o le gliflozine nel trattamento del diabete), non riescono infatti a correggere il ‘rischio cardiovascolare residuo’, che invece richiede interventi mirati sui fattori di rischio modificabili del singolo paziente. Infatti, sono ancora tanti i pazienti che continuano ad essere esposti ad un consistente rischio di eventi cardiovascolari, nonostante siano trattati con le migliori strategie preventive. Pertanto, l’utilizzo di strategie farmacologiche non deve sostituire corretti approcci comportamentali: un’alimentazione sana, una regolare attività fisica e non fumare sono i primi e più importanti passi da compiere per combattere le malattie cardiovascolari.
Aderenza e compliance in prevenzione cardiovascolare restano un ostacolo da superare. La poli-pillola potrebbe rappresentare una soluzione. Negli ultimi 30 anni, la poli-farmacoterapia (riferita all’impiego concomitante di 5 o più farmaci) ha trovato largo impiego nella pratica clinica per la prevenzione del rischio cardiovascolare, soprattutto nella popolazione anziana. L’impiego di più farmaci permette di contrastare contemporaneamente più fattori di rischio cardiovascolare, ma numerosi fattori ne limitano il corretto utilizzo. Assumere più farmaci durante la giornata può risultare particolarmente complicato per i pazienti anziani, che spesso attribuiscono una priorità soggettiva ad un farmaco rispetto ad un altro sulla base, per esempio, del suo profilo di tollerabilità (comparsa di reazioni avverse a farmaco); altre volte si confonde un farmaco con un altro per similarità della confezione o per somiglianza del nome commerciale (errore terapeutico). Tutto ciò può portare a scarsa o mancata aderenza terapeutica (ovvero il paziente non assume i farmaci in accordo alle prescrizioni-raccomandazioni del medico riguardo alla durata della terapia, alle dosi e alla frequenza nell’assunzione), che oggi rappresenta una delle principali causa di mancata efficacia delle terapie farmacologiche. C’è poi il rischio di possibili interazioni farmaco-farmaco che spesso espongono il paziente ad un aumentato rischio di comparsa di eventi indesiderati. È in questo particolare momento che può avere inizio la cosiddetta prescribing cascade, che comincia quando una reazione avversa a farmaco viene erroneamente interpretata come una nuova condizione clinica, per la quale viene somministrato un nuovo farmaco, che a sua volta può esporre il paziente a rischio di comparsa di ulteriori eventi avversi correlati a quel trattamento potenzialmente superfluo. Nel tentativo di ovviare ai problemi correlati alla polifarmacoterapia, negli ultimi anni si è assistito alla sperimentazione e produzione della poli-pillola, ossia l’associazione in una sola pillola di principi attivi diversi.
La poli-pillola nasce come possibile strategia per far fronte alle problematiche dell’aderenza del paziente, rendendo più semplice la gestione della terapia farmacologica, soprattutto per il paziente anziano. A dimostrazione di ciò, un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale BMJ ha mostrato che la poli-pillola si associa a maggiore aderenza al trattamento rispetto ai singoli farmaci assunti contemporaneamente. Uno dei principali limiti che si correlano all’utilizzo della poli-pillola, soprattutto quando utilizzata per la prevenzione cardiovascolare, è rappresentato dall’impossibilità di modificare il dosaggio dei singoli principi attivi in base alle necessità del singolo paziente (terapia personalizzata). In ogni caso, l’utilizzo della poli-pillola non è raccomandato all’inizio della terapia ma come terapia di sostituzione in pazienti già controllati con i singoli principi attivi assunti alla stessa dose. La personalizzazione della poli-pillola potrebbe, pertanto, rappresentare un obiettivo futuro per migliorare l’aderenza alle terapie farmacologiche.

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Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2016

milanodavedereMilano Giovedì 3 marzo 2016 ore 11.30 Eataly Smeraldo – Piazza XXV Aprile, 10 Lilt e BikeMi insieme per promuovere il movimento come stile di vita salutare nella prevenzione per la lotta ai tumori. Riuscire a diffondere l’importanza dell’attività fisica come uno dei principi cardine per prevenire alcuni tipi di patologie è uno dei temi della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica. Insieme al movimento, però, è importante continuare a sensibilizzare sull’importanza di adottare uno stile di vita corretto, oltre alla diffusione della cultura della diagnosi precoce. Mangiare sano, rinunciare alla dipendenza dal fumo e praticare ogni giorno attività fisica, contribuendo per esempio anche alla sostenibilità dell’ambiente con il bike sharing; piccole “regole” quotidiane che permettono di prendersi cura della propria salute.Intervengono: Marco Alloisio, presidente Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Milano Pierfrancesco Maran, assessore alla Mobilità del Comune di Milano Paolo Dosi, CEO Clear Channel ItaliaViviana Varese, chef Alice Ristorante Modera l’incontro Francesca Senette, giornalista e happiness coach.Nel corso della conferenza verranno inoltre presentate le iniziative organizzate dalla Sezione Milanese della LILT per la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica.

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Una lettera intelligente

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

Lettera al direttore. Una splendida lettera intelligente sul Corriere della Sera del 18 febbraio. L’autore scrive: “Non condivido lo stile di vita di Silvio Berlusconi, ma trovo ipocrita che a stracciarsi le vesti siano coloro che dal ’68 in poi si sono battuti per la rivoluzione permissiva…Non si può pretendere un premier virtuoso contemporaneamente e volere una società libera di fare tutto ciò che vuole. Dopo decenni di istigazione alla vita libera dalla morale, l’immoralità”. Capito? Praticamente oggi l’Italia è messa alla berlina da tutto il mondo poiché dal ’68 in poi c’è stata un’istigazione alla vita libera dalla morale (quale?).  Avete voluto una società libera di fare tutto ciò che vuole? E adesso, ipocriti, non vi stracciate le vesti, ché  il Cavaliere è il prodotto della vostra rivoluzione permissiva. Complimenti all’autore della lettera e al giornalista che l’ha pubblicata.(Miriam della Croce)

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A brain forever young

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

La terza edizione della Settimana della Prevenzione dell’Invecchiamento Mentale, dal 20 al 25 settembre, si propone di effettuare uno screening delle facoltà cognitive della popolazione, soprattutto oltre i 50 anni d’età, e di insegnare il fitness della mente, basato sulla “ginnastica” cerebrale. Parola d’ordine: prevenire! Il sovrappeso, l’invecchiamento, l’ipertensione, etc., etc. Come? Con i controlli periodici, un corretto stile di vita e una dieta adeguata. Il leit-motiv salutistico dell’era moderna, che promette al corpo una duratura giovinezza, è entrato ormai nel nostro DNA. Ma che si potesse togliere anni anche alla mente, prevenendo la sua usura, è una scoperta recente, rivelata da Assomensana, associazione non profit per la ricerca neuropsicologica, con sede a Monza (MI).  Innanzitutto con il check-up della mente, una verifica del proprio stato intellettivo, facile, divertente e soprattutto gratuita, che, durante la Settimana di Assomensana, si potrà prenotare tramite una delle 200.000 cartoline, distribuite presso centri commerciali, negozi, centri benessere, farmacie e studi medici. Nelle sedi prestabilite, gli interessati saranno sottoposti dagli specialisti a particolari Test, assolutamente “culture-free”, senza richiamo al grado di istruzione del soggetto ma atti a stabilire le sue varie abilità cognitive, come la fluenza verbale e l’astrazione. Per tonificare e conservare giovane la mente, Assomensana ritiene fondamentale un Training cognitivo personalizzato, a base di esercizi di “ginnastica” (alias saggi di abilità mentale) specifici per ogni singolo cervello, che possano potenziare i suoi “muscoli”, ovvero le connessioni tra neuroni, rendendolo agile e flessibile.
Il “fitness per la mente”, che migliora le performance cerebrali e, insieme, la qualità della vita, richiede anche opportuni comportamenti nel quotidiano e a tavola. Una regolare attività motoria contrasta il decadimento fisico e quello mentale in quanto riduce i danni legati all’eccesso di cibo e ai processi degenerativi dei radicali liberi. Secondo studi americani, una dieta ricca di verdura e frutta, in particolare peperoni, uva e mirtilli, con l’aggiunta di cioccolato e tè, fornirebbe flavonoidi antiossidanti, in grado di potenziare il cervello e di aumentare la capacità di apprendimento e la memoria. (dr Giuseppe Iannoccari, Presidente Assomensana) http://www.assomensana.it <http://www.assomensana.it/&gt;

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L’alimentazione dei bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

Nel mondo sono 155 milioni, ovvero uno su dieci, i bambini in età scolare obesi o sovrappeso. In Italia, complessivamente si stimano oltre un milione di bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi di obesità e sovrappeso: più di un bambino su tre. Allo stesso tempo, nei Paesi in via di sviluppo circa 148 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sottopeso a causa di carenze alimentari acute o croniche, e la malnutrizione causa qui il 53% dei 9,7 milioni di decessi che si registrano tra i bambini in questa fascia di età. Denutrizione e malnutrizione, intese come alimentazione non solo insufficiente ma anche carente di alcuni nutrienti fondamentali come vitamine e minerali, insieme a stili di vita scorretti, possono influire in modo rilevante sull’insorgenza di alcune patologie croniche – come l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. Per discutere dello scenario attuale e per mettere a fattor comune strategie, piani di intervento e esperienze vincenti si sono confrontati rappresentanti delle Istituzioni italiane e internazionali, del mondo industriale, della società civile e della medicina. Riflettendo questa impostazione “a più voci” il convegno, aperto da Valerio De Molli, Managing Partner di The European House – Ambrosetti in rappresentanza del Barilla Center for Food & Nutrition, si è sviluppato lungo quattro momenti. Durante il primo il professor Claudio Maffeis, pediatra e docente presso l’Università degli Studi di Verona, ha presentato l’ultimo position paper del Barilla Center for Food & Nutrition “Crescita sana e nutrizione nei bambini”, che analizza le relazioni tra lo sviluppo di corrette abitudini alimentari durante l’infanzia e l’adolescenza e la prevenzione di patologie nell’età adulta. A seguire, Daniela Galeone, Direttore Ufficio II del Dipartimento prevenzione e comunicazione del Ministero della Salute; Riccardo Garosci, Presidente Comitato per l’educazione alimentare del Ministero dell’Istruzione; Elisabetta Olivi, Direttore Affari Politici della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia – Sede di Roma, hanno illustrato i piani di intervento in via di sviluppo e implementazione a livello istituzionale. Il terzo intervento ha visto confrontarsi tre differenti esperienze concrete: Paolo Buzzi, Vicesindaco della Città di Parma, ha illustrato Giocampus, il progetto sviluppato dalla città come proposta di promozione del benessere per i ragazzi e le famiglie attraverso l’educazione al corretto movimento e alla sana alimentazione; Suzanne Heinen, Alternate Permanent Representative and Minister Counselor for Agricultural Affairs, Ambasciata Americana presso le Nazioni Unite, ha spiegato Let’s Move, la campagna del Governo USA contro l’obesità infantile; Roberto Salvan, Direttore Generale UNICEF Italia, ha parlato del rapporto UNICEF sulla nutrizione materno-infantile. Infine, industria, distribuzione, società civile e operatori professionali hanno avuto modo di mostrare come il coinvolgimento congiunto di tutta la cosiddetta “società impegnata” sia fondamentale per la creazione di un approccio corretto alla salute. Sono intervenuti  Roberto Ciati, Responsabile Relazioni Scientifiche Barilla, con i programmi di educazione alimentare di Mulino Bianco; Domenico Brisigotti, Direttore Prodotto a marchio COOP, con l’impegno sociale di COOP; Antonio Affinita, MOIGE – Movimento Italiano Genitori, che ha parlato della responsabilità e del ruolo delle famiglie; Rino Agostiniani, Componente del Direttivo Nazionale e Segretario Società Italiana di Pediatria, che ha messo in evidenza la centralità del ruolo del pediatra per un corretto stile di vita dei bambini. Il convegno è stato trasmesso in streaming sul sito del Barilla Center for Food & Nutrition: http://www.barillacfn.it.

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Congresso nazionale di oncologia medica

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2009

Milano.  Il tumore non è più un male incurabile: ne è convinto il 60% degli italiani. Una “rivoluzione culturale” rispetto alla percezione comune fino a pochi anni fa, legata alla miglior informazione sulla malattia e ai progressi delle terapie. Conquiste che appaiono evidenti, soprattutto quando si parla di un big  killer, il cancro del colon retto, che tanto ha beneficiato dei nuovi farmaci biologici mirati e dei programmi di  diagnosi precoce. Ma se uno su 2 dice che oggi di questa neoplasia si può guarire, il 42% sa che esistono terapie  efficaci e personalizzate e il 73% crede siano anche meno “aggressive” per l’organismo, fa riflettere che solo il  38% affermi che si può prevenire e che ben uno su 4 non sia disposto a cambiare il proprio stile di vita per  diminuire il livello di rischio. Per non parlare dello screening che è conosciuto solo dal 50% dei cittadini. La  fotografia emerge dalla prima indagine condotta dall’Associazione Italiana di Oncologia medica (AIOM) sulla  conoscenza, la prevenzione e le terapie sul tumore del colon retto. Un sondaggio che ha coinvolto nel settembre 2009  800 italiani, intervistati a Roma e Milano fuori da centri commerciali, presentato oggi nel capoluogo lombardo nella giornata di apertura del Congresso Nazionale AIOM. Più donne che uomini (62 contro  38%), la stragrande maggioranza (81%) ha conosciuto il cancro da vicino, perché ne è stato colpito un amico o  familiare. “Insomma, il tumore quando viene fa meno paura ma gli italiani si impegnano ancora troppo poco per  tenerlo lontano”, afferma il prof. Francesco Boccardo, presidente nazionale AIOM. “E non vi è consapevolezza sui  fattori di rischio – aggiunge il prof. Carmelo Iacono, presidente eletto AIOM -: sono sottostimate in particolare  l’importanza di praticare attività fisica (segnalata solo dal 15%) e di una corretta alimentazione (uno su due la sottovaluta). Al  contrario voci come l’inquinamento vengono ritenute rilevanti nel provocare il tumore da un 59%”. Il dato sulla  diagnosi precoce e l’adesione agli screening conferma come ancora nel nostro Paese serva molta educazione: su questo  si orienterà l’impegno della Società scientifica. “Siamo riusciti a trasmettere con successo un messaggio di fiducia  nelle terapie – continua il prof. Marco Venturini, segretario nazionale Aiom -: una scommessa vinta, anche perché  sono trascorsi solo 5 anni dall’approvazione di bevacizumab, il primo trattamento anti-angiogenesi approvato dalla  FDA per l’uso nel cancro del colon-retto avanzato o metastatico, che ha aperto la strada ad altri farmaci biologici. Ora dobbiamo impegnarci di più come società scientifica per educare alla  prevenzione”. Il cancro del colon-retto è stato individuato dagli esperti perchè paradigmatico: è la seconda causa di morte da tumore in Europa ed è il terzo più diffuso al mondo. Ogni giorno in  Italia 120 persone ricevono una diagnosi per questa neoplasia e 40 ne muoiono: si tratta del secondo “big killer”  che causa circa 16.000 decessi l’anno. “Ma si può prevenire con un corretto stile di vita, esiste uno screening ed è quello in cui i farmaci biologici hanno trovato il più largo  impiego clinico – spiega il prof. Boccardo -. Questi elementi hanno modificanto profondamente la storia della  malattia, tanto che oggi la sopravvivenza è pari al 54%”. “Abbiamo scelto questa neoplasia come emblema della portata dei cambiamenti avvenuti nella nostra disciplina – prosegue il  prof. Iacono – per lanciare un messaggio di speranza in occasione del nostro più importante appuntamento scientifico  annuale.

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Psoriasi, diabete ed ipertensione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2009

La psoriasi è indipendentemente connessa ad un aumento del rischio di diabete ed ipertensione. Recenti studi indicano che la psoriasi è associata ad un aumento del rischio di comorbidità e mortalità. L’infiammazione sistemica e l’incremento della prevalenza di fattori malsani relativi allo stile di vita che si osservano in questa malattia sono stati indipendentemente associati ad obesità, insulinoresistenza ed ad un profilo di rischio cardiovascolare sfavorevole. Sono necessari ulteriori studi per accertare se il trattamento della psoriasi possa ridurre il rischio di diabete o ipertensione, ma questi dati illustrano comunque l’importanza del considerare la psoriasi una malattia sistemica piuttosto che un semplice disordine cutaneo. La ricerca dovrà ora puntare ad una più profonda comprensione dei meccanismi alla base di queste associazioni. (Arch Dermatol. 2009; 145: 379-82 e 467-9)

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Lo stile di vita corretto può salvare il colon

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2009

La modifica dello stile di vita può prevenire più decessi da tumore colorettale rispetto all’implementazione di strategie di screening: modifiche realistiche che coinvolgano dieta ed esercizio fisico porterebbero ad una riduzione del 26 percento nel numero di casi di tumore colorettale, il che in base alle proiezioni porterebbe ad un declino almeno equivalente nei decessi. Si tratta di un decremento molto superiore a quello che ci si attende con i programmi di screening: si stima infatti che l’implementazione di un programma che preveda il test del sangue occulto nelle feci due volte all’anno porti ad una riduzione della mortalità da tumore colorettale del 13-15 percento nell’arco di 20 anni fra i soggetti che vi hanno preso parte. L’approccio basato sulla modifica dello stile di vita inoltre comporta anche il vantaggio di poter prevenire la mortalità da altre cause, fra cui tumori della mammella o del tratto gastrointestinale superiore, malattie cardiovascolari e diabete. (Eur J Cancer Prev online 2009, pubblicato il 4/4)

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Stile di vita e invecchiamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2009

Empoli 30 marzo 2009, alle ore 17, nei locali del Palazzo delle Esposizioni in piazza Guido Guerra meeting su “Lo stile di vita antinvecchiamento pro zona: la piramide della cura di se stessi” è il titolo del prossimo incontro dedicato alla salute per la serie degli incontri culturali del lunedì. Interverrà il dottor Alessandro Bini endocrinologo nutrizionista nonché presidente dell’Associazione dei cittadini per la salute che, in collaborazione con l’Auser Filo d’Argento di Empoli, ha organizzato questo ciclo di incontri incentrato su tematiche sanitarie.

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