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Poste: Nel 2018 gli analisti stimano boom utile a 1,3 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

(fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus by Chioda Maria Luisa) Ricavi a 10,7 miliardi (+0,9%), ebit in aumento di circa il 30% a 1,458 miliardi e boom dell’utile netto a 1,299 miliardi di euro. Sono le previsioni del consensus degli analisti sui risultati di Poste Italiane per il 2018. L’utile netto è dunque atteso in crescita di quasi il 90% rispetto al 2017(quando era risultato pari a 689 milioni). Questa performance dell’utile, come notano alcuni analisti nei loro report, si spiega in parte con alcune componenti straordinarie che caratterizzano il 2018. “Ci aspettiamo – scrive Ubs – che Poste registri un utile netto del quarto trimestre pari a 18 milioni di euro grazie a circa 300 milioni di euro di imposte differite attive (DTA) generate nell’attività assicurativa”. Gli analisti si attendono inoltre la conferma della politica di dividendi; la cedola è infatti generalmente attesa in crescita di circa 5% a 0,44 euro per azione. L’azienda comunicherà al mercato i dati oggi pomeriggio. Per il 2019 il consensus riportato da Radiocor prevede ricavi grossomodo stabili a 10,7 miliardi, mentre l’ebit è atteso a 1,479 miliardi; l’utile netto è previsto, in calo di oltre il 20%, a 995 milioni. Su questo confronto pesa, stavolta negativamente, il differimento di imposte registrato nel 2018.”Prevediamo – afferma Banca Imi nel suo report – che l’attenzione degli investitori sarà concentrata soprattutto sulle guidance del 2019 che saranno diffuse durante il Capital Markets Day in programma il 20 marzo a Londra”. “La nostra analisi dettagliata di ciascuno degli obiettivi divisionali di Poste – afferma Ubs – si traduce in stime dei ricavi che sono dell’1-3% sotto gli obiettivi del gruppo per il periodo 2020-22. Di conseguenza, prevediamo una perdita del 6-12% a livello di Ebit rispetto a quanto dichiarato”.Tornando ai risultati del 2018, Jp Morgan, si aspetta un quarto trimestre “stabile, in linea con il piano industriale ‘Deliver 2022”. I riflettori della banca d’affari sono puntati, tra l’altro, sulla conferma del dividendo, i ricavi dell’ultimo quarter del 2018 attesi in crescita del 4% soprattutto grazie a plusvalenze una tantum nel settore del risparmio gestito parzialmente compensate dal calo del business della posta. Riduzione, tuttavia, che è prevista più lenta rispetto al passato. Ma guardiamo ai vari settori. Il comparto corrispondenza, pacchi e distribuzione, secondo la media degli analisti, dovrebbe registrare nel 2018 3,556 miliardi di ricavi, i servizi di pagamento, mobile e digitale, 596 milioni, i servizi finanziari 5,16 miliardi e quelli assicurativi 1,45 miliardi.

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Confindustria lima stime Pil, +0,7% 2016

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2016

pilConfindustria ha limato ancora al ribasso le stime sulla crescita: nel 2016 il Pil è visto al +0,7% (era +0,8%) e nel 2017 al +0,5% (era +0,6%). “Confindustria conferma la nostra tesi, ossia che nel 2016 si torna agli zero virgola e che persino l’ipotesi di una crescita dell’1%, in cui ora spera il Governo, è un miraggio, se non arrivano un III ed un IV trimestre a dir poco miracolosi” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Non solo, quindi, come ha ormai dovuto ammettere lo stesso Padoan, la crescita ipotizzata dal Governo nel Def di aprile di avere per fine anno un incremento tendenziale dell’1,2% andrà ora pesantemente rivista, ma il rischio è che, a differenza di quanto detto dal Premier, non ci sarà alcun miglioramento rispetto al 2015, quando l’Italia aveva avuto una crescita dello 0,8%. Si torna, quindi, a peggiorare” prosegue Dona.”Il dato di oggi dimostra che, se si vuole rilanciare la crescita, non è tagliando l’Ires che si può raggiungere l’obiettivo. Fino a che i consumi delle famiglie crescono di un misero 0,1% in termini congiunturali, ultimo dato Istat, non si va da nessuna parte, considerato che rappresentano il 60% del Pil. Per questo nella prossima legge di stabilità bisogna aiutare le famiglie e non le imprese, per la semplice ragione che fino a che le famiglie non acquistano, le imprese non vendono” conclude Dona.” conclude Dona.

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Centrali elettriche: Le attività di ristrutturazione sostengono la domanda di servizi di manutenzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

centrali elettricheLe ristrutturazioni in atto per aumentare la flessibilità operativa delle centrali elettriche a combustibile fossile danno slancio al mercato europeo, già maturo, dei servizi di manutenzione delle centrali elettriche. Nei paesi dell’Europa occidentale, la mancanza di manodopera efficiente e qualificata favorisce l’adozione di questi servizi. Nell’Europa orientale, tuttavia, sono i bassi costi che incoraggiano le utilities ad esternalizzare una gran parte dei propri servizi di manutenzione degli impianti ad aziende indipendenti.
Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata “European Power Plant Services Market”, rileva che il mercato ha prodotto entrate per 3,59 miliardi di euro nel 2013 e stima che questa cifra raggiungerà quota 4,14 miliardi di euro nel 2020. Lo studio riguarda i servizi relativi a: turbine a vapore, turbine a gas e generatori di vapore e caldaie a recupero di calore. I servizi di manutenzione sono offerti sia dalle case produttrici degli impianti sia da fornitori di servizi indipendenti, e rivolti alle utilities e ai produttori indipendenti di energia elettrica. “La domanda di energia elettrica delle economie europee, sia mature che emergenti, e il decommissionamento delle vecchie centrali termoelettriche tradizionali alimentano il mercato dei servizi di manutenzione degli impianti, – afferma Pritil Gunjan, analista di Frost & Sullivan. – L’ingente manutenzione e le riparazioni richieste per ottimizzare l’utilizzo delle vecchie centrali elettriche offriranno ulteriori opportunità ai fornitori di servizi di manutenzione degli impianti.” I nuovi progetti saranno una combinazione di impianti a carbone altamente efficienti (grazie al calo dei prezzi del carbone) e di moderni impianti con turbine a gas a ciclo combinato. Anche nell’ambito degli impianti termici tradizionali, le centrali elettriche a gas manterranno la quota dominante. Ciò darà slancio alla domanda di manutenzione da parte delle case produttrici, che sono nella posizione migliore per offrire servizi tecnologici per le complesse turbine a gas. “Con lo sviluppo di nuove turbine a gas basate su tecnologie avanzate, sempre più clienti affideranno alle case produttrici i servizi di manutenzione degli impianti installati, – continua Gunjan. – I fornitori di servizi di manutenzione beneficeranno anche della disponibilità delle grandi utilities a firmare accordi di servizio a lungo termine per le loro centrali di nuova costruzione.” Sfortunatamente, il finanziamento dei progetti continua ad essere al di sotto dei livelli precedenti alla crisi economica. Il relativo calo delle attività industriali e commerciali ha ridotto l’utilizzo energetico in questi settori. Inoltre, le utilities, gli istituti finanziari e gli investitori privati stanno mostrando interesse ad investire in tecnologie efficienti e rinnovabili per la produzione di energia, piuttosto che in soluzioni termiche e a combustibile fossile. “Non appena il clima industriale si riprenderà, le utilities e i produttori indipendenti di energia elettrica registreranno tempi operativi più lunghi e avranno ancora più bisogno di servizi di manutenzione delle centrali, – osserva Gunjan. – Fino ad allora, le case produttrici degli impianti e i fornitori di servizi indipendenti si concentreranno sul rinnovo dei contratti, fornendo parti di ricambio e identificando nuove opportunità per sopravvivere in questo panorama affollato e competitivo.”
Lo studio “European Power Plant Services Market” fa parte del programma Energy & Power Growth Partnership Service. Altri studi di Frost & Sullivan collegati a questo sono: “Global Solar Power Market”, “Global Gas and Steam Turbine Markets”, “Global Hybrid Power Systems Market” e “Global Diesel Generator Set Market”. Tutte le analisi comprese nel servizio in abbonamento forniscono dettagliate opportunità di mercato e tendenze del settore, valutate in seguito ad esaurienti colloqui con gli operatori del mercato.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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Più diritti e migliori condizioni di lavoro per i lavoratori stagionali extracomunitari

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2014

I lavoratori stagionali provenienti da paesi terzi potranno beneficiare di migliori condizioni di vita e di lavoro – incluso un alloggio adeguato e un limite all’orario lavorativo – grazie alla legge approvata mercoledì dal Parlamento. La nuova normativa, la prima a livello UE per questa categoria di lavoratori, mira a porre fine allo sfruttamento e a impedire che i permessi di soggiorno temporanei diventino permanenti. La Commissione europea stima in oltre 100.000 i lavoratori stagionali di paesi terzi che ogni anno entrano nell’UE.Le nuove regole, approvate con 498 voti favorevoli, 56 voti contrari e 68 astensioni, non pregiudicano il diritto degli Stati membri di decidere quanti lavoratori stagionali ammettere sul loro territorio. Ogni Stato membro dovrà, infatti, fissare una durata massima di permanenza per i lavoratori stagionali, compresa tra i 5 e i 9 mesi su un periodo di 12 mesi. Nel rispetto di detto limite temporale, i lavoratori stagionali potranno estendere i loro contratti o cambiare datore di lavoro.Con queste nuove regole “abbiamo cercato di inviare un messaggio ai datori di lavoro diligenti di continuare a fare quello che stanno facendo, ma abbiamo detto ai datori di lavoro cattivi che è necessario disporre di norme minime a tutela dei lavoratori stagionali. Non si tratta di diritti solo sulla carta, essi permettono effettivamente una certa flessibilità, essenziale perché i lavoratori non siano trattati alla stregua di merce, ma come esseri umani”, ha dichiarato il relatore Claude Moraes (S&D, UK), nel dibattito che ha preceduto il voto.”Questo è il primo dossier sull’immigrazione legale dopo il Trattato di Lisbona e dovremmo esserne orgogliosi, perché – anche se non può ovviare a tutti i problemi dei lavoratori stagionali vulnerabili e allo sfruttamento cui assistiamo in continuazione nell’intera UE – siamo riusciti a infrangere una barriera e con grande consenso”, ha aggiunto.

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Patoloogie vertebrali

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2011

Artificial Intervertebral disc

Image via Wikipedia

Il “mal di schiena” affligge, nei paesi industrializzati, circa l’80% della popolazione: in Italia, in particolare, sono circa 15 milioni le persone che soffrono di dolori alla colonna vertebrale, causati da malattie degenerative, e da patologie legate ai traumi. Un fenomeno che comporta altissimi costi, poiché si stima che un paziente su tre deve sospendere temporaneamente l’attività lavorativa, con conseguenti problemi economici e sociali. Alla luce di queste considerazioni, risulta chiara la necessità di definire l’approccio ottimale alla gestione del paziente con patologie della colonna, alla luce delle valide alternative offerte oggi dalla chirurgia mininvasiva, frutto dei più recenti progressi tecnologici compiuti nell’ambito dei dispositivi medici. La definizione del trattamento ideale e le problematiche di accesso alle terapie innovative oggi esistenti sono stati alcuni dei temi espressi nel corso del seminario dal titolo: “Nuovi percorsi per l’accesso all’innovazione in chirurgia vertebrale”, tenutosi oggi a Roma presso il Senato della Repubblica, organizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore Sanità e promosso dalla SINCH – Società Italiana di Neurochirurgia insieme all’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione, con il Patrocinio del Senato della Repubblica e il supporto non condizionato di Medtronic Italia. L’incontro ha visto la partecipazione del Senatore Antonio Tomassini, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e Presidente dell’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione, il dottor Giuseppe Lippi, Esperto di Activity Based Costing dell’Azienda Sanitaria di Firenze, il professor Franco Servadei, Presidente Società Italiana di Neurochirurgia (SINCH), il professor Giancarlo Guizzardi, Responsabile Chirurgia Spinale dell’azienda ospedaliero – universitaria Careggi di Firenze, il dottor Natale Francaviglia, Direttore dell’Unità Complessa di Neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliera S. Elia di Caltanissetta e il professor Maurizio Fornari, Responsabile Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano. “Gli indiscussi progressi nel campo tecnologico e l’entrata in uso di diversi sistemi mininvasivi hanno contribuito ad accendere vivaci dibattiti sui tempi, sulle modalità e sulla scelta di un ideale trattamento per le patologie della colonna – dichiara il Senatore Tomassini – Le tecnologie all’avanguardia comportano costi iniziali maggiori, ma, in una prospettiva di lungo periodo il risparmio in termini di accessi impropri sarà evidente.” Nei paesi occidentali la degenerazione della colonna vertebrale è legata, oltre che al naturale invecchiamento dell’organismo, anche allo stile di vita spesso dominato dalle cattive abitudini (sedentarietà e sovrappeso in primis) e dallo “stress”, che determina una contrattura costante e continua dei muscoli. Non tutte le patologie del rachide – discopatie degenerative, ernie del disco, stenosi lombari, fratture vertebrali – possono essere risolte efficacemente con i trattamenti conservativi come fisioterapia, busto o terapie farmacologiche. Quando questi approcci, infatti, risultano fallimentari, è possibile oggi ricorrere ad approcci chirurgici percutanei mininvasivi, grazie anche all’utilizzo di dispositivi all’avanguardia che permettono di far recuperare nel modo migliore l’assetto anatomico – funzionale della colonna vertebrale, a fronte di una riduzione sostanziale del trauma chirurgico, e delle complicanze post operatorie. “La chirurgia delle forme degenerative della colonna vertebrale lombare – dichiara Guizzardi – può essere eseguita da mani esperte, sempre dopo il fallimento della terapia conservativa, con metodiche mini-invasive (purché sempre adeguate), dal costo iniziale lievemente più alto, ma con costi sanitari, sociali e personali per il paziente che, soprattutto alla distanza, sono minori che in passato, come dimostrano gli ultimi studi. Alla conoscenza di tali metodiche, al loro rigore scientifico, alla corretta indicazione chirurgica e a un’adeguata scelta dei numerosi devices oggi disponibili, sul mercato deve però corrispondere un aggiornato riconoscimento economico da parte del nostro SSN.” Questa considerazione ovviamente si lega con le problematiche di accesso alle terapie innovative oggi esistenti. Definire adeguati sistemi di remunerazione per tali terapie, in grado di coprire i costi finali dell’ospedalizzazione e conseguentemente garantire l’accesso all’innovazione, diventa presupposto imprescindibile per la garanzia della qualità delle cure. “Molti degli attuali rimborsi sono vecchi e non più corrispondenti alla realtà chirurgica, mentre le nuove procedure non sono ancora state prese in considerazione e sono oggi classificate con codici non corrispondenti.” – conclude Guizzardi. Un discorso simile è applicabile anche per le patologie da trauma vertebro-midollari. “L’incidenza dei traumi è notevolmente aumentata proporzionalmente all’incremento degli incidenti stradali e sul lavoro. – dichiara Francaviglia – La popolazione maggiormente colpita è quella socialmente più attiva, di età medio-giovanile. Il trattamento di un trauma vertebrale, sia esso conservativo sia chirurgico ha notevoli costi sociali ed economici in quanto, nel primo caso limita la ripresa delle normali attività lavorative, mentre nel secondo prevede una lunga ospedalizzazione. A ciò devono essere aggiunti i costi per la spesa farmacologica di antidolorifici, antibiotici ed antitrombotici. Una metodica percutanea mininvasiva, come la cifoplastica con palloncino, consente un abbattimento della spesa di ospedalizzazione pari a circa 2.000 euro per paziente, poiché si riduce il timing chirurgico, preservando l’integrità anatomica dell’apparato muscolo-ligamentoso e si può dimettere il paziente già in prima giornata post-operatoria, con una rapida ripresa delle attività quotidiane e lavorative. Una “learning curve” appropriata consente di estendere tale metodica anche alle fratture più gravi, riducendo quasi a zero le possibili complicanze.”
Proprio l’esame degli aspetti economici dei percorsi sanitari, da analizzare attraverso l’activity-based cost management (il metodo di analisi economica che fornisce dati sull’effettiva incidenza dei costi di ciascun prodotto e servizio venduto) è un punto essenziale da chiarire quando si parla di nuove terapie, al fine di permettere ai decisori di effettuare scelte consapevoli. “Valutare gli aspetti economici dei percorsi sanitari non è mai cosa banale – dichiara Lippi – L’activity-based cost management si propone come una moderna tecnica per gestire attivamente i costi, anziché subirli passivamente a posteriori.” Tuttavia, il solo costo sanitario del percorso terapeutico rappresenta soltanto una parte delle conseguenze economiche che un paziente deve affrontare. La malattia, infatti, costringe il paziente a sottostare alle disposizioni di chi lo ha in cura, influenzando la vita del paziente e spesso dei familiari: in sintesi, gli effetti economici non sanitari rappresentano il “costo sociale” di una malattia, spesso trascurato da analisi contabili focalizzate sulle sole spese sanitarie. “Appartengono al costo sociale tutte le spese non sanitarie direttamente sostenute dal nucleo familiare dell’ammalato (ad esempio i trasporti e gli spostamenti) e i costi indiretti (ad esempio la riduzione del reddito) che influenzano il comportamento economico della famiglia. – prosegue Lippi – Tutto questo senza considerare il ruolo suppletivo diretto svolto dalle assicurazioni sociali, come INPS, INAIL, le quali si sostituiscono al datore di lavoro nel garantire il reddito al dipendente durante la malattia. Di certo i direttori delle aziende sanitarie, ai quali, di solito, vengono proposte solo informazioni relative ai costi sanitari diretti, saranno poco attenti al costo sociale. Altra cosa è il decisore politico, al quale spettano scelte economiche che siano convenienti alla società nel suo insieme. Trascurare gli effetti economici sociali, diretti o indiretti, di diversi atteggiamenti terapeutici nei confronti della stessa patologia, può condurre a risultati finanziari non desiderati.”
Protagonista della complessa e delicata gestione economica e organizzativa di un’azienda ospedaliera è anche lo specialista clinico, che ormai deve bilanciarsi tra il ruolo di medico, con un codice deontologico e una missione nei confronti del paziente, per il quale deve garantire la migliore scelta terapeutica, e quello di soggetto che partecipa alle decisioni amministrative della struttura di cui fa parte, su cui pesano le indicazioni della Direzione Generale.
Una possibile risposta alla necessità di bilanciare sostenibilità ed efficacia terapeutica potrebbe essere quella di concentrare i pazienti e le risorse in isole di eccellenza.
“Quando si parla di patologie spinali, la centralizzazione diventa necessaria, soprattutto nei casi di trauma ed in quelli in cui in cui si eseguono procedure all’avanguardia. – dichiara il professor Servadei – Un primo modello organizzativo di questo tipo è il centro unico unipolare: strutture all’avanguardia caratterizzate dalla concentrazione dell´assistenza a elevata complessità in centri di eccellenza. Un’alternativa è il sistema in rete, denominato Hub And Spoke (centri hub) supportati da una rete di servizi (centri spoke). –in cui il percorso sanitario del paziente è inserito in una rete di centri che seguono gli stessi protocolli. Con questo modello il paziente con patologia vertebrale segue un percorso unico che, grazie a un link telematico, lo porta dalla struttura di pronto soccorso, dove può non essere presente un reparto di neurochirurgia, all’ospedale centrale dove viene operato e infine al centro specializzato per la riabilitazione.”
“Il concetto chiave è che, al di là dei diversi sistemi, l’importante è che il percorso sia personalizzato e miri a un’ottimizzazione dei costi. Pertanto, è necessario che, all’interno di questi centri, le patologie spinali siano trattate in volumi consistenti.” – conclude Servadei.
Con la centralizzazione in isole di riferimento (come è stato anche messo in luce nel VI Rapporto Meridiano Sanità presentato recentemente), si otterrebbero risultati positivi in termini di efficienza e di efficacia, ovvero qualità delle prestazioni ed economie di specializzazione e di scala. La concentrazione dei pazienti in centri d’eccellenza, per effettuare prestazioni ad alta specialità al di fuori della propria Regione, è un aspetto positivo e talvolta trascurato della mobilità sanitaria – fenomeno che di solito è associato negativamente alla carenza o inefficienza di alcune realtà regionali rispetto ad altre. Alla luce di quanto è emerso appare chiaro che il percorso terapeutico esige continuità di cura e corretta identificazione della popolazione target. “Nell’ambito del trattamento della patologia spinale degenerativa uno dei provvedimenti più urgenti riguarda la creazione di uno strumento per la definizione degli indicatori clinici dei risultati e l’istituzione di protocolli di reclutamento e controllo dei pazienti, un organismo che generi la sinergia delle società scientifiche, dei Dipartimenti di Bioingegneria dei Politecnici interessati, e delle principali ditte di strumentazione spinale, sotto l’egida delle Regioni e del Ministero della Sanità – dichiara Fornari – La finalità principale potrebbe riassumersi nella creazione di un Registro Italiano della Chirurgia Spinale, in cui convergano i dati clinici, economici e tecnici relativi alla chirurgia spinale “strumentata”, per cui sarebbe necessario creare un apposito sito web accessibile a tutti. Si tratterebbe di un’iniziativa di sicuro rilievo a livello internazionale in un settore in pieno boom a livello Europeo. Dall’analisi degli strumenti terapeutici disponibili e dei risultati clinici potrebbero, così, più chiaramente emergere comportamenti tali da ottimizzare i risultati clinici e generare formidabili economie di spesa. Questo programma si potrebbe avvalere della collaborazione di ricercatori, clinici, marketing manager, studenti, borsisti sostanzialmente a costo zero, con la possibilità di creare uno strumento informatico vendibile a terzi (altri paesi o società della Comunità Europea).”

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Scissione all’interno del Co.Ce.R. Esercito?

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2011

I comparti difesa e sicurezza costituiscono, per definizione, i gangli vitali del sistema paese sia in Italia sia altrove. Questo significa che l’attenzione dei media e di riflesso dell’opinione pubblica è molto elevata. Questa premessa è d’obbligo perché esiste in Italia un particolare feeling che lega il mondo militare con la gente. In altri termini gli italiani hanno sempre amato e rispettato le forze armate e tenuto in grande stima il loro spirito di servizio, la loro dedizione e quella forma di disciplina che li induce spesso a tacere anche quando uno sfogo non solo è naturale ma anche legittimo. Ora con la cessazione della ferma obbligatoria e il passaggio a quella volontaria ciò che cambia non è certo la considerazione popolare ma la misura del rapporto interno sul piano strettamente “lavorativo” che per ciascun addetto significa avere dei contrappesi come possono essere i sindacati. I vertici delle forze armate e, in questo caso anche dei carabinieri e della guardia di finanza, hanno pensato che non sono maturi i tempi per introdurre il ruolo dei sindacati ma che qualcosa di alternativo andava fatto ideando una rappresentanza il cui acronimo è C.O.C.E.R. Ora questo organismo sembra, per taluni, andato in tilt. La critica maggiore è che è poco autonomo e, di conseguenza, non libero nel giudicare certe scelte politiche, economiche e comportamentali che vanno dalla guida politica a quella amministrativa e burocratica della linea di comando. Questo si percepisce attraverso molti segnali che sarebbero da improvvidi non rilevarli poiché dovrebbero preoccupare più se non espressi che spiattellati senza timori. Il fuoco sotto la cenere è più insidioso della fiamma vivida. Questa si vede e si può controllare, l’altra è subdola.
Ma scendiamo nei dettagli per ciò che è dato di sapere. Il tema ricorrente è la mancanza di risorse. Da ciò si fa ricadere la diversa applicazione trasformando dei professionisti, altamente preparati, in addetti ai vettovagliamenti, alla guardiania, alla manovalanza, alla pulizia delle aree comuni e via di questo passo. E’ questo il senso da dare ad una circolare diramata dallo Stato maggiore dell’Esercito lo scorso 3 febbraio e che riguarda, tra l’altro, i reduci dalle zone di combattimento nei vari teatri esteri, e taluni di essi hanno anche famiglia. Ma potrebbe pure essere accettato qualche sacrificio se non prendessimo atto dei tanti sprechi come si evince dal libro “Caro Armato” di Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca per Altreconomia edizioni. Da loro sappiamo, ad esempio, che nonostante la crisi nel 2010 le spese militari hanno superato i 23 miliardi di euro e che il numero dei “comandanti” – 600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali- supera quello dei “comandati”. Potremmo ironicamente affermare che in Italia abbiamo un esercito di “generali” e di “colonnelli” mentre a farne le spese sono, manco a dirlo, le fasce più basse che oltre ad essere mal retribuite sono i primi a pagare in termini di vite umane (36 morti solo in Afghanistan). Queste cose, è bene dirlo, non sono un segreto militare. Lo dobbiamo oltre alle battaglie condotte da alcuni rappresentanti del C.O.C.E.R. come Girolamo Foti prima con una sua dichiarazione sul Venerdì di Repubblica e poi in occasione dell’audizione in commissione difesa al Senato che lo vide lasciare l’aula delle audizioni parlamentari in seguito ad un acceso battibecco con il Presidente della commissione difesa Sen. Cantoni (PDL) e il Senatore Torra (Lega Nord). Vi fu poi una interrogazione parlamentare al Ministro La Russa dell’Italia dei Valori, primo firmatario l’On. Paladini, che denunciava il sottoimpiego dei militari e ancora dopo una risposta poco esaustiva del Capo di Stato Maggiore Gen. C.A. Valotto che riportava la problematica all’attenzione del Capo di Stato Maggiore Difesa, il CMCS Bitti scriveva al Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa cercando di richiamare la sua attenzione sullo stesso tema. E il ministro, manco a dirlo, fece orecchio da mercante. L’impegno dei due delegati alla fine ha aperto una breccia alle titubanze di altri delegati come Filippo Scicchitano e Davide Salma e di quasi tutti quelli della categoria C, presentando un documento unitario in merito all’applicazione del nuovo ruolo previsto per legge e dalla circolare di Persomil ai volontari in servizio permanente. Mi chiedo, a questo punto,  come potrà gestire questa probabile crisi, l’attuale  presidente del cocer   Gen.c.a. Domenico Rossi  trovandosi  tra due fuochi:  dar conto  e ragione alle richieste della base e dar conto e ragione ai massimi vertici militari?
Ma il disagio non si può smentire o sottacere. C’è e va compreso. E occorre, a mio avviso, evitare di esasperare le tensioni valutando pacatamente, ma con spirito costruttivo, le legittime aspettative di coloro che rappresentano non un interesse personale ma, semmai, lo inquadrano in quello di una categoria, il ruolo dei graduati, che costituisce l’asse portante della struttura militare e che si attende non privilegi ma giusti e adeguati riconoscimenti. In questo senso vanno i siti http://www.graduati.net allestito da Foti, da Bitti e da altri e graduati.net che in mezza giornata ha superato i mille visitatori. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Stima per Mara Carfagna

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2010

Lettera al direttore. Io che, lo confesso, non ho avuto mai simpatia nei riguardi delle donne e degli uomini politici del Pdl, non posso fare a meno di elogiare il ministro Mara Carfagna, ed esprimerle tutta la mia stima. Una persona che, quando è opportuno, sa mettere da parte i sentimenti, per privilegiare la ragione. Su questa, infatti si è basata, quando ha definito il Gay pride romano “una manifestazione gioiosa, serena e partecipata”. Tale, infatti, è stata la sfilata, tranne qualche scempiaggine, come accade in tante manifestazioni alle quali partecipano molte persone. Ma, ancor più si è basata sulla ragione, quando ha preso le distanze da uno striscione omofobo fatto affiggere da Militia Christi. Hanno fatto invece prevalere i sentimenti (cattivi) sulla ragione, coloro che hanno definito Mara Carfagna “una ragazzina che ha sbagliato e che dovrebbe chiedere scusa”. Scusa di che? L’omofobia è un cattivo sentimento, estraneo al Vangelo e in contrasto con la ragione. Gesù, infatti, che ragionava, e ragionava sottilmente, pur enumerando molti gravi peccati, non pronunciò mai una parola contro l’omosessualità. (Elisa Merlo)

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Gli sponsor della Serie A di calcio

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

I club di Serie A 2009/2010, secondo l’analisi di StageUp – Sport & Leisure Business contenuta nella VI edizione dello “Annuario delle Sponsorizzazioni Sportive” hanno ricavato in media dalla sponsorizzazione principale di maglia 3,5 milioni di euro, il 2,8% in meno rispetto alla stagione 2008/2009.   Si tratta di una sostanziale tenuta degli investimenti in un contesto del mercato sponsorizzativo italiano che nel complesso è risultato in flessione del 10,4% nel passaggio dal 2008 al 2009 e si stima in calo dell’8,9% nel 2010 (Fonte: indagine predittiva 2010 “Il Futuro della Sponsorizzazione” di StageUp – Sport & Leisure Business e Ipsos).  L’analisi nel dettaglio evidenzia una situazione a due velocità: i cosiddetti Top Club, le prime 5 società che raccolgono i maggiori introiti da sponsor principale (Juventus, Milan, Inter, Roma e Napoli), hanno visto, nell’ultima stagione, un incremento medio dei ricavi del 3,6%, mentre gli altri 15 club hanno accusato, sempre in media, una flessione del 12,4%, in gran parte dovuta ad una situazione che sempre più premia le società che garantiscono una visibilità anche internazionale.
Nella classifica fra i maggiori campionati di calcio in Europa per ricavi da sponsor principale, la Bundesliga rafforza la sua posizione di leadership con una media per club di 6,3 milioni di euro, in crescita di quasi il 5% rispetto alla stagione precedente, in particolare grazie ai ricchi contratti di Bayern Monaco, Schalke 04 e Borussia Dortmund. Al secondo posto si piazza la Premier League con una media per club di 4,8 milioni, nonostante una flessione di quasi il 10%. Il calo inglese è dovuto in particolare a due fattori: la crisi del settore finanziario, fra i maggiori investitori della Premier League, e la perdita di valore della sterlina rispetto all’euro.  Dopo la Serie A, terza, si piazza la Liga spagnola con 2,6 milioni di euro seguita dalla Ligue 1 francese a quota 2,2 milioni.

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La coscienza cristiana felice

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2010

Lettera al direttore. Da La Stampa (15 genanio): “Sono almeno due milioni i bambini e gli adolescenti colpiti in diverso modo dal terremoto di Haiti. La stima è di Save the Children che spiega: molti di loro sono diventati orfani o sono stati feriti. Hanno bisogno di essere accuditi in fretta. Migliaia non hanno più notizie della loro famiglia e dei loro amici. Ormai non possono contare che su se stessi per sopravvivere”. A notizie come queste, ed alle altre tragiche comunicazioni, assieme alle immagini terrificanti che ci giungono continuamente da Haiti; nonché a tutte le notizie tristi di ciò che succede in questo povero mondo, vorrei accostare le parole che suonano quasi frivole, direi, del teologo Vito Mancuso, il quale scriveva qualche giorno fa su La Repubblica (12 gennaio): “La coscienza cristiana troppo spesso appare come una coscienza infelice…Da dove nascono invece quell’essere lieti in profondità, quella gioia inestirpabile verso la vita, quella quiete dello spirito…Nascono dal sapere di essere a casa in questo mondo di Dio, dal senso di intima comunione con l’essere e con la natura che portò Francesco d’Assisi a scrivere il Cantico delle creature”. Beato lei, Vito Mancuso, teologo dalla coscienza cristiana felice! (Renato Pierri)

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Renato Boraso candidato sindaco di Venezia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2009

Alleanza di Centro  alle prossime elezioni comunali, che si terranno a Venezia il 28 e 29 marzo 2010, appoggerà con il proprio simbolo la candidatura a Sindaco di Venezia dell’attuale Presidente del Consiglio Comunale di Venezia dr. Renato Boraso. Boraso, che tra l’altro è risultato il Consigliere più votato alle passate elezioni, ha accettato l’invito fattogli dal Segretario nazionale di Alleanza di Centro per la Libertà On. Francesco Pionati e dal Segretario Regionale del Veneto Alfonso Saetta. E’ stata propria la stima e l’amicizia che lega da lunga data i due consigliere comunali Renato Boraso e Alfonso Saetta che ha ispirato questa candidatura nelle file di Alleanza di Centro.

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La mobilità del lavoro e dei capitali

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Entrambi sono accresciuti, ma è difficile fare di esse un confronto con il passato. Molte cose sono mutate nel frattempo: è aumentata a dismisura la popolazione mondiale, sono accresciuti le ingiustizie ed i governi illiberali, si è consolidata la tendenza ai profitti “selvaggi” e sono prosperate le logiche integraliste di matrice religiosa e laica. Il tutto sta ora ricadendo nella trappola della povertà. La spiegazione è da ricercare nella struttura dell’approccio della crescita endogena la quale stima che l’assenza di capitale sociale, la debolezza delle istituzioni, la povertà di capitale umano e mercati finanziari sottosviluppati che generano una trappola del sottosviluppo che non può essere semplicisticamente eliminata dalla crescita delal mobilità nel lavoro e nei capitali. Proprio al contrario, i Paesi maggiormente sviluppati sembrano oggigiorno raccogliere la maggior parte dei benefici dalla globalizzazione attirando forza lavoro, specializzata e non, dalle aree sottosviluppate attraverso comportamenti migratori incontrollati. Inoltre, la combinazione di deficit della governance internazionale e ambientale genera seri rischi circa l’impoverimento delle risorse naturali  e l’accresciuta integrazione dei mercati finanziari aumenta la probabilità di crisi finanziarie a causa di poco ortodosse politiche fiscali e monetarie nei Paesi in via di sviluppo e la probabilità di effetti contagiosi.

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Il Consiglio di Stato riapre alle bollette gonfiate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2009

Paolo Landi, Adiconsum: “È una decisione grave. Chiediamo all’Agcom di reintrodurre il blocco preventivo e all’Antitrust di inasprire le sanzioni nei confronti degli operatori che speculano sul servizio telefonico” Alcuni consigli di Adiconsum alle famiglie Adiconsum stima che negli ultimi anni 1 famiglia su 4 sia stata vittima dei c.d. numeri a valore aggiunto. Molti hanno contestato la bolletta, recuperando parzialmente quanto ingiustamente pagato, ma la stragrande maggioranza dei cittadini ha pagato questa truffa in modo inconsapevole. Molte famiglie hanno, infatti, l’addebito della bolletta direttamente sul conto corrente, ed è proprio grazie a questa forma di pagamento che il raggiro ha raggiunto migliaia di famiglie. Dall’Agcom avevamo ottenuto la disattivazione automatica preventiva di tali numerazioni e la conseguenza era stata di una drastica riduzione delle denunce da parte dei consumatori, a dimostrazione della bontà del provvedimento preso. Che fare? In attesa di un nuovo provvedimento da parte dell’Agcom, che richiederà comunque tempo, ecco alcuni consigli di Adiconsum su come comportarsi: • chiedere la disabilitazione dei numeri a sovrapprezzo (144, 166, 892, 899, ecc.) al proprio gestore telefonico •  controllare nel dettaglio la propria bolletta, anche quelle pagate con addebito bancario, e verificare gli eventuali addebiti di chiamate ai numeri a sovrapprezzo non richiesti •  non pagare gli importi ingiustamente addebitati. Procedere, quindi, al pagamento della bolletta detraendo gli importi contestati unitamente all’invio di una lettera raccomandata A.R. di contestazione all’operatore telefonico con cui si ha il contratto e per conoscenza ad un’associazione consumatori. • In caso di contestazione del suddetto pagamento, rivolgersi ad un’associazione consumatori per attivare la procedura conciliativa. Ricordiamo che le associazioni consumatori hanno sottoscritto protocolli per il ricorso alla conciliazione con tutti gli operatori di telefonia. Adiconsum chiede inoltre all’Antitrust di inasprire le sanzioni nei confronti di quegli operatori che adottano pratiche commerciali scorrette sul servizio telefonico

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Gesù non era un diplomatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, Gesù non era un diplomatico. Il Papa, essendo anche un capo di Stato, è costretto ad essere un diplomatico. La bella parola diplomazia, però, si sposa di sovente con la brutta parola ipocrisia, con la quale fa anche rima; alle volte invece si sposa con un vocabolo ancora peggiore, con il quale non fa rima, terminando esso in “one”. Allora, quando non è strettamente necessario ricorrervi, sarebbe opportuno farne a meno, anche se si è capi di Stato. La lettera che Papa Ratzinger ha scritto a Silvio Berlusconi in occasione del G8 a L’Aquila, termina così: “Colgo volentieri l’occasione per esprimerLe nuovamente la mia stima e, assicurando la mia preghiera, Le porgo un deferente e cordiale saluto”. Ecco, la preghiera e il deferente saluto erano più che sufficienti.  Esprimere stima, infatti, per di più nuovamente, verso una persona che sicuramente il buon papa in cuor suo non apprezza (e come potrebbe?) non era strettamente necessario. Giacché c’è il lieve lievissimo sospetto che il Cavaliere non sia persona integerrima e che non sia un buon esempio per i giovani ( mons. Mariano Crociata ha parlato di libertinaggio), esprimergli la propria stima suona come un’ipocrisia. Cristo qui e ora non lo farebbe mai, neppure se fosse capo di Stato. Posso giurarci. (Miriam Della Croce)

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I nullatenenti proprietari di yacht e auto lusso

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2009

“Crescono a dismisura i poveri possidenti. Il 61% degli Yacht di lusso, sofisticate barche a vela e automezzi di grossa cilindrata sono intestati a nullatenenti o a pensionati ottantenni, prestanome di imprenditori e facoltosi, per non pagare le tasse.” E’ questa la stima presentata a Capri da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello del Contribuente rileva costantemente il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia. Secondo la recente stima, che fa riferimento all’anno d’imposta 2006, circa 11milioni di italiani guadagnano meno di 6mila euro l’anno. Gli altri 29milioni di contribuenti, si dividono tra lo 0.12% al quale entrano in tasca più di 200mila euro all’anno, mentre solo lo 0.70% guadagnerebbe  più di 100mila euro. Una fotografia che non forma un “perfetto collage” con quella che riprende i dati relativi alla spesa pubblica. Nello stesso periodo in Italia, venivano immatricolate 146mila vetture tra fuoristrada ed auto di lusso, e addirittura a 23mila italiani sarebbero state rilasciate altrettante patenti nautiche. “E’ ora di finirla con modeste misure di contrasto all’evasione fiscale – conclude Carlomagno – E’ necessaria un’illuminante politica di collaborazione con le associazioni rappresentative dei contribuenti che operano da tempo sul fronte della tax compliance e tutte le forze dell’ordine istituendo una task force coordinata dai Prefetti.” Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani

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