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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘stimolazione’

Preservare la memoria con la stimolazione elettromagnetica

Posted by fidest press agency su domenica, 20 giugno 2021

L’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, sotto la responsabilità della dott.ssa Michela Pievani, attiva NEST4AD, uno studio di stimolazione non-invasiva per preservare la memoria. Lo studio si rivolge a persone di almeno 60 anni senza deficit cognitivi e mira a testare se la tecnica di neuromodulazione rTMS (stimolazione magnetica transcranica ripetuta) possa modulare, mediante l’applicazione di ripetuti impulsi magnetici, la comunicazione tra le aree della rete neuronale chiamata DMN (default mode network), la quale è associata alla memoria episodica ed autobiografica. Numerosi studi hanno osservato come nelle persone con diagnosi di Alzheimer questa rete abbia una ridotta connettività, causa delle difficoltà di memoria caratteristiche della malattia. Tale ridotta interconnessione è risultata essere presente anche in persone senza deficit cognitivi, ma con un aumentato rischio di sviluppare deficit cognitivi a causa di fattori di predisposizione come la presenza dell’allele e4 dell’Apolipoproteina E (APOE). Le persone in linea con i criteri previsti dal protocollo di studio verranno assegnati, in modo casuale, ad uno dei due gruppi sperimentali: stimolazione attiva (rTMS reale) o placebo (rTMS sham). Il protocollo di studio include 4 sessioni di rTMS, nonché 2 valutazioni neuropsicologiche, 2 esami di risonanza magnetica e 2 esami neurofisiologici (TMS-EEG) che saranno effettuati prima delle sessioni di rTMS e al loro termine. La valutazione neuropsicologica sarà ripetuta anche dopo due mesi dall’intervento.

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Tumori differenziati della tiroide, utilità del dosaggio precoce della tireoglobulina ultrasensibile

Posted by fidest press agency su sabato, 27 Maggio 2017

tiroideÈ stato recentemente pubblicato uno studio retrospettivo che ha utilizzato uno dei nuovi dosaggi ultrasensibili della tireoglobulina (Tg) – Kryptor, Brahms – con sensibilità funzionale dichiarata di 0.15 ng/mL (valore minimo che può essere misurato in modo affidabile). «L’introduzione del dosaggio ultrasensibile della tireoglobulina (Tg) ha ridotto la necessità di eseguire la sua stimolazione con TSH umano ricombinante (rhTSH) o di sospendere la terapia nel follow-up dei pazienti affetti da tumori differenziati della tiroide (TDT)» spiega Massimo Torlontano, UO Endocrinologia, IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, San Giovanni Rotondo (FG). «Per verificare l’assenza di malattia» specifica «in alternativa alla stimolazione le linee guida ATA 2015 [Haugen BR, et al. Thyroid, 2016] suggeriscono, nei pazienti a rischio basso o intermedio con ecografia del collo negativa, la possibilità di utilizzare, 6-18 mesi dopo l’ablazione del residuo di tessuto tiroideo con radioiodio (RRA), il dosaggio della Tg basale in terapia (onT4-Tg) utilizzando un metodo ultrasensibile (raccomandazione 63, con evidenza di qualità moderata).»
Nello studio retrospettivo sono stati valutati 201 pazienti consecutivi classificati a rischio di recidiva basso o intermedio, trattati con tiroidectomia totale e successiva RRA, senza captazione patologica al di fuori del letto tiroideo alla scintigrafia post-dose terapeutica né positività degli anticorpi anti-Tg. La mediana del follow-up era 29 mesi (range 6-130). In base alla risposta al test con rhTSH e all’ecografia del collo (più eventuali metodiche aggiuntive di imaging se necessarie), la risposta precoce al trattamento (dopo 6-12 mesi) classificata come da linee guida ATA è stata: a) eccellente (Tg dopo rhTSH < 1 ng/mL, imaging negativo) in 184 pazienti (91.5%); b) biochimica incompleta (Tg dopo rhTSH > 10 ng/mL, imaging negativo) in 2 pazienti; c) strutturale incompleta (imaging positivo, qualunque valore di Tg dopo rhTSH) in 7 pazienti; d) indeterminata (Tg dopo rhTSH 1-10 ng/mL o imaging indeterminato) in 8 pazienti (4%). Al termine del follow-up, solo 11 pazienti (5.5%) mostravano malattia strutturale (10 linfonodale, 1 polmonare), i rimanenti 190 avevano assenza di persistenza/recidiva di malattia.
«Il dato più importante derivato dallo studio è che un valore di onT4-Tg < 0.28 ng/mL (sensibilità funzionale calcolata dagli autori, derivata dalla combinazione ottimale di sensibilità e specificità) al primo follow-up era in grado di predire l’assenza di malattia in tutti i casi al termine del periodo di osservazione (valore predittivo negativo 100%)» osserva Torlontano. «Pur con tutti i limiti del disegno retrospettivo dello studio e del periodo di follow-up relativamente breve» conclude lo specialista «questi risultati confermano i dati già presenti in letteratura e le raccomandazioni delle linee guida ATA: un valore “indosabile” di onT4-Tg misurata con metodica ultrasensibile (generalmente < 0.10-0.20 ng/mL), 6-12 mesi dopo il trattamento iniziale “completo” (tiroidectomia totale + RRA) possiede altissimo valore predittivo negativo e può sostituire il test di stimolazione nei pazienti con TDT a rischio basso-intermedio». (fonte: doctor33 Eur J Endocrinol, 2017; 176: 497-504)

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Stimolazione cerebrale profonda

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2011

Grazie ad una consolidata esperienza nella chirurgia stereotassica delle patologie neuro-oncologiche, presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’istituto Nazionale Regina Elena (IRE) prende il via la Stimolazione Cerebrale Profonda che offre una nuova opportunità di trattamento per i pazienti affetti da Parkinson che non rispondono più alle terapie farmacologiche. In Italia oltre 200 mila persone sono colpite dalla Malattia di Parkinson, patologia neurologica degenerativa che colpisce in genere la popolazione oltre la sesta decade, mentre per il 25% dei pazienti l’esordio avviene prima dei 50 anni. Ad oggi non esiste una cura preventiva e le cause sono in larga misura ignote. A livello cerebrale si osserva la degenerazione di alcuni neuroni deputati a rilasciare la dopamina e un’alterata comunicazione nei circuiti addetti al controllo motorio. I primi impianti di un pacemaker collegato ad elettrodi cerebrali profondi sono stati effettuati alcune settimane fa nel nostro Istituto dal prof. Carmine Carapella, Neurochirurgo del Regina Elena, in collaborazione con il dott. Carlo Colosimo, neurologo dell’Università La Sapienza.
La metodica consiste nell’impianto intracerebrale in una piccola area del talamo o dei gangli della base di un elettrodo stimolante collegato ad un pacemaker. Lo stimolo elettrico indotto in una zona del cervello che funge da relais su alcuni circuiti del movimento aiuta a controllare i sintomi della malattia e consente di ridurre l’uso dei farmaci specie quando responsabili di effetti poco desiderabili (disturbo dei movimenti volontari, turbe del comportamento). Poiché non vi è in questo momento alcuna cura per la Malattia di Parkinson e non vi è alcun mezzo per prevenire la sua progressione, l’obiettivo del trattamento è quello di gestire i sintomi, rinviare il più a lungo possibile il loro peggioramento e ridurre al minimo l’insorgenza di nuovi sintomi. I pazienti che possono eseguire questo tipo d’intervento rappresentano fino al 10% di chi soffre di Parkinson. L’impianto è particolarmente indicato nei soggetti in cui la terapia farmacologica, a distanza di anni, non riesce più a gestire instabilità motorie o discinesie gravi.
Come funziona la stimolazione profonda: Il ‘cuore’ dell’apparecchio è il neurostimolatore, un piccolo dispositivo in titanio, simile ad un pacemaker cardiaco, che contiene la batteria ed un microprocessore; impiantato al di sotto della cute del torace produce gli impulsi elettrici necessari per la stimolazione. Quattro sono gli elettrodi terminali che, con una metodica stereotassica guidata dalle immagini di Risonanza Magnetica, vengono impiantati nelle aree cerebrali coinvolte nella malattia. La terapia è reversibile, infatti è possibile interrompere la stimolazione o rimuovere completamente il dispositivo, in qualsiasi momento. Per la riuscita ottimale dell’impianto è fondamentale un’accurata selezione dei pazienti, unitamente ad una valida integrazione tra neurochirurghi, neurologi e neuropsicologi.

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Via libera europeo per tapentadolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Via libera nell’Unione europea per tapentadolo, un nuovo analgesico scoperto da Grünenthal e sviluppato in collaborazione con Johnson & Johnson. Il medicinale promette di superare gli attuali limiti della terapia del dolore, unendo l’efficacia a una superiore tollerabilità rispetto agli oppioidi classici. Gli studi clinici – informa una nota – hanno documentato l’efficacia di tapentadolo sia nel dolore nocicettivo, cioè quello prodotto dalla stimolazione diretta dei recettori del dolore, sia in quello neuropatico, originato direttamente dalle fibre nervose danneggiate. Tapentadolo rappresenta la prima novità farmacologica nel trattamento orale del dolore cronico severo da oltre 25 anni. Il suo arrivo nelle farmacie europee è previsto per il prossimo ottobre in Germania; seguiranno la Danimarca e, via via, i restanti 24 Paesi europei. L’introduzione in Italia è prevista per la fine del 2011: sarà disponibile in formulazione a rilascio prolungato per la gestione negli adulti del dolore cronico severo che possa essere trattato adeguatamente solo con analgesici oppioidi. (fonte farmacista33)

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Stimolazione cerebrale contro l’epilessia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2010

La stimolazione cerebrale profonda, che viene solitamente impiegata con successo nella malattia di Parkinson, riduce gli attacchi epilettici.  In particolare la stimolazione bilaterale del nucleo anteriore del talamo è risultata efficace contro la frequenza e la severità degli attacchi nei casi di epilessia refrattaria ad altre terapie. «Circa un terzo dei soggetti con epilessia continua a soffrire di attacchi nonostante diversi trattamenti cui è sottoposto. Abbiamo sperimentato la stimolazione cerebrale profonda dato che ha dimostrato di essere altamente efficace nei pazienti affetti da Parkinson» spiega Robert Fisher, ricercatore della Stanford University School of Medicine, Stati Uniti, autore di uno studio pubblicato dalla rivista Epilepsy. La ricerca, della durata di tre anni, ha coinvolto 110 soggetti con epilessia parzialmente refrattaria alle terapie, mostrando una riduzione del 56 per cento negli attacchi al dopo due anni di trattamento, e del 67 per cento al termine dello studio. «in più, il 13 per cento dei soggetti trattati è risultato completamente libero dagli attacchi dopo sei mesi di trattamento».  Anche la qualità della vita è migliorata, con diversi pazienti che sono stati in grado di riprendere a lavorare e ad avere una vita sociale attiva. Epilepsia, 2010 Mar 17. [Epub ahead of print] fonte doctor news) Le Nuvole: “Senza Calma di Vento”

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