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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Stati Uniti: il piano di stimolo apre la strada a un deficit commerciale record

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2021

Parigi. Principale importatore e secondo esportatore di beni nel mondo, gli Stati Uniti hanno registrato un disavanzo commerciale fin dagli anni ’70. Dopo l’escalation delle tensioni commerciali – soprattutto con la Cina -, le barriere doganali che mirano a ridurre lo squilibrio degli scambi commerciali e la pandemia di COVID-19 che ha influito sui flussi commerciali, il deficit commerciale ha raggiunto un livello record di oltre 900 miliardi di dollari (USD).Storicamente, l’origine di questo deficit si spiega con le considerevoli importazioni volte a soddisfare i consumi americani. Dal 2015, la principale evoluzione interessa il calo in volume dei prodotti e materiali industriali nel deficit commerciale. Stando all’Energy Information Administration, il paese è diventato esportatore netto di gas naturale nel 2017, mentre i volumi di importazioni nette di petrolio greggio hanno raggiunto il livello più basso dalla metà degli anni ’80.Sebbene i beni capitali costituiscano il settore all’esportazione più importante (il 34% del totale tra il 2010 e il 2020), sulla loro crescita ha prevalso quella delle importazioni, a causa degli insuccessi di Boeing[1] ultimi due anni, e in seguito della pandemia di COVID-19. La presidenza di Donald Trump ha evidenziato il peso considerevole della Cina in termini di deficit commerciale. Firmato il 15 gennaio 2020, dal Presidente Donald Trump e dal vice-Presidente cinese Liu He, l’impatto dell’accordo commerciale “Fase Uno” è difficile da valutare, poiché influenzato negativamente dalla pandemia di COVID-19. A fine 2020, la Cina non ha raggiunto l’obiettivo di acquistare quasi 64 miliardi di USD in più in prodotti agricoli, energetici e manifatturieri rispetto alla base del 2017. Su un totale di 159 miliardi di USD di acquisto di beni concordati, la Cina ha soddisfatto solo il 59% dell’obiettivo entro la fine dell’anno.In seguito allo shock della crisi legato alla pandemia di COVID-19, si prevede un altro grande cambiamento degli equilibri macroeconomici con l’imponente piano di rilancio, chiamato «Piano di salvataggio americano». Adottato a marzo, è stimato in circa 1900 miliardi di USD (9% del PIL) per i prossimi 10 anni, di cui oltre un terzo sarà immesso direttamente nell’economia nel 2021, in aggiunta ai circa 4000 miliardi autorizzati dal Congresso nel 2020 per rispondere alla crisi.Il boom atteso dei consumi americani alimenterà la domanda di importazioni, ponendo le basi per un deficit commerciale record. Coface stima che il piano di rilancio potrebbe portare a un ulteriore deficit di 56 miliardi di dollari. Di conseguenza, i deficit bilaterali con Messico, Germania, Corea del Sud, Brasile o India potrebbero aumentare.Il piano di investimenti infrastrutturali di oltre 2.000 miliardi di dollari in 8 anni, presentato la scorsa settimana dalla Casa Bianca, mostrerà i suoi effetti solo dopo il 2021. Tuttavia, poiché l’aumento delle imposte che lo finanziano saranno scaglionati in 15 anni, contribuirà ad ampliare il deficit del bilancio federale nei prossimi anni, determinando sicuramente un incremento del deficit commerciale.Joe Biden, diventato presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2021, è subentrato a Donald Trump, la cui politica “America First” è stata caratterizzata da crescenti tensioni commerciali e dazi doganali, in particolare con la Cina.La campagna elettorale e le prime azioni del Presidente Biden hanno rivelato una politica commerciale parte integrante della sua più ampia politica estera, riassunta dallo slogan “America is Back”. Il programma di politica commerciale, pubblicato a inizio marzo, indica come priorità per la sua amministrazione il ripristino della leadership degli Stati Uniti nel mondo e la ricostituzione di partnership e alleanze.Per contro, le prime indicazioni mostrano una posizione più assertiva nei confronti della Cina. Si riflette nel programma commerciale dell’amministrazione, che dà priorità di risposta alle pratiche commerciali “abusive e sleali”. Per ora, il Presidente e la sua amministrazione non intendono ridurre i dazi doganali stabiliti nel contesto della guerra commerciale, che potrebbero fungere da leva di negoziazione nelli futuri confronti bilaterali.

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“La BCE preannuncia nuovo stimolo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Come previsto, la BCE ha lasciato il tasso sui depositi invariato al -0.50%. Nel comunicato stampa, ci sono tre punti degni di nota. Il primo è che la BCE vede i rischi chiaramente spostati al ribasso. Il secondo è che la BCE, in pratica, preannuncia un ulteriore stimolo monetario già a dicembre, quando avrà a disposizione le nuove previsioni. Il terzo è che la BCE menziona l’euro già nel comunicato, cosa molto rara.Data la situazione, il tono della conferenza stampa non poteva che essere molto preoccupato. La Presidente Lagarde ha chiaramente detto che il Consiglio è unanimemente d’accordo sull’opportunità di “ricalibrare” i suoi strumenti a dicembre. Questo vuol dire valutare non solo ogni singolo strumento, ma anche come i vari strumenti (APP, PEPP, TLTRO, tassi d’interesse) interagiscono tra di loro. Probabilmente questa guidance è più forte e ampia di quello che si aspettava il mercato. La Lagarde chiarisce che la BCE ha agito con forza per la prima ondata del Covid, farà lo stesso nel futuro e non prende neanche in considerazione l’idea che la BCE stia finendo le munizioni. Al contrario, la Lagarde ha ribadito che tra qui e dicembre è possibile un uso più intenso degli strumenti esistenti (ad esempio: un aumento di acquisti tramite il PEPP se necessario).Che succederà a dicembre? Già prima della recente esplosione dei casi di Covid-19, la BCE doveva far fronte a basse pressioni molto inflattive nel breve periodo e a previsioni di inflazione core (ca. 1% in media nel periodo 2021-2022) che chiaramente non sono compatibili con il target (2%). È evidente che la previsione di crescita del PIL del 3.1% nel quarto trimestre sarà rivista al ribasso e con ogni probabilità le nuove previsioni mostreranno un “double-dip”. Prima del meeting di oggi, gli analisti si aspettavano un aumento del PEPP (300-400mld), e un’estensione di altri sei mesi, fino almeno a fine 2021. Dopo questa conferenza stampa, le aspettative probabilmente includeranno anche possibili cambi alla TLTRO, e – solo come extrema ratio – anche un taglio dei tassi d’interesse.E oltre dicembre, cosa possiamo aspettarci? Andando oltre, il ruolo della politica monetaria sarà, a mio avviso, dettato dalla politica fiscale almeno per tutto il 2021. Oggi la Lagarde ha enfatizzato diverse volte la cooperazione tra politica monetaria e politica fiscale, un fenomeno nuovo e direi probabilmente una delle poche notizie buone di questo 2020. È oramai chiaro che anche se un vaccino dovesse arrivare entro fine anno, la ripresa sarebbe lenta e probabilmente incompleta, nel senso che ci saranno settori che non torneranno ai livelli di attività precedenti, oppure impiegheranno anni per farlo. Molte imprese falliranno, altre nasceranno in settori nuovi. La politica fiscale rimarrà espansiva per tutto il tempo necessario a far fronte a una trasformazione epocale di questo tipo. Un ritorno all’austerità appare francamente impensabile per adesso. Dato che su questo c’è finalmente un ampio consenso in Europa, il ruolo della BCE è favorire il continuo uso della leva fiscale, accompagnandolo con tassi bassi, evitando la “frammentazione” del mercato e garantendo una efficiente trasmissione monetaria. Il che vuol dire che gli spreads dei paesi a debito più alto – tra cui l’Italia – saranno tenuti sotto controllo dalla BCE per ancora molto tempo. E il messaggio implicito ai paesi per adesso è: spendete di più, e meglio.

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Elezioni USA, l’economia spera nello stimolo fiscale (e nel vaccino)

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Sintesi del webcast con gli Specialist Investment Manager di Franklin Templeton, “Mega Trends Accelerate”, del 20 ottobre 2020. Alle soglie delle elezioni presidenziali più inusuali della storia, gli investitori si interrogano su quale futuro attende l’economia e i mercati finanziari americani. Tanto i dati economici quanto quelli sanitari inviano segnali contrastanti: fattori come il reddito disponibile e le vendite retail suggeriscono una ripresa a “V”, ma al momento le perdite in termini di posti di lavoro sono state riassorbite solo in parte; allo stesso tempo, pur avvicinandosi la data di un eventuale vaccino, la seconda ondata di Covid-19 in Europa mostra quanto il virus possa ancora far male anche lì doveva aveva già colpito con forza. Sul fronte economico, un nuovo pacchetto di stimoli sarebbe più che necessario, ma difficilmente sarà approvato prima delle elezioni. Bisognerà dunque attendere l’esito della tornata elettorale prima di vedere nuove misure a sostegno dell’economia. Su questo argomento, Julien Scholnick, Portfolio Manager di Western Asset, ritiene che lo stimolo fiscale ci sarà, indipendentemente da chi vincerà: “In caso di una netta vittoria Dem ci si attende però un pacchetto più consistente rispetto a un secondo mandato Trump. D’altro canto, con una presidenza Biden arriveranno – prima o poi – anche maggiori tasse e regolamentazione, che potrebbero in parte contrastare la spinta derivante dallo stimolo fiscale. Per questo è difficile determinare la reazione dei mercati.”Di sicuro non mancherà la volatilità, e per questo Western Asset ha costruito portafogli in grado di sopportare qualsiasi scenario: “Dobbiamo comunque tenere sempre a mente che una qualche forma di stimolo fiscale arriverà, e che la politica monetaria continuerà ad essere di supporto per gli asset di rischio. Per questo manteniamo una posizione leggermente sovrappesata sui prodotti a spread e sulla duration, consapevoli che un aumento dell’inflazione è piuttosto improbabile.” Jeff Schulze, Investment Strategist di ClearBridge Investments, sottolinea alcune indicazioni derivanti dalla storia delle presidenziali USA. Ad esempio, gli unici tre presidenti non rieletti per un secondo mandato – Bush, Carter e Ford – sono stati anche i soli ad aver avuto una recessione e un aumento della disoccupazione nei due anni precedenti la tornata elettorale. Allo stesso tempo però, contano molto le tasche degli americani: in genere l’incumbent non è stato rieletto quando il reddito reale disponibile pro capite è cresciuto meno dell’1% nell’anno elettorale. Ma nel 2020, grazie agli stimoli fiscali, il reddito reale disponibile pro capite è cresciuto notevolmente, il che è di buon auspicio per Trump. Trump può sperare anche in un altro ricorso storico: in genere quando lo S&P 500 è cresciuto nei 3 mesi precedenti la tornata elettorale, il partito in controllo della Casa Bianca ha vinto le elezioni. Ciò è stato sempre vero dal 1986 in poi, e nell’86% dei casi dal 1936 in poi (grafico 3). Detto ciò, i sondaggi al momento contraddicono questa previsione. Chiaramente, che vinca Biden o Trump, il fattore chiave per la ripartenza sarà sempre legato all’andamento della pandemia, e dunque alla disponibilità di un vaccino.

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“L’IMF spinge per ulteriore stimolo pubblico: cosa significa?”

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Il Fondo Monetario ha pubblicato il Chapter 2 del suo fiscal outlook. Ci sono riflessioni importanti sugli investimenti pubblici, con potenziali ripercussioni, a mio avviso, sulle politiche verso i mercati emergenti. Cosa dice il Fondo? Lungi dal predicare il ritorno all’austerità fiscale, il Fondo Monetario chiede espressamente ai governi dei paesi avanzati di aumentare gli investimenti pubblici, avvalendosi dei tassi bassi e approfittando del momento per preparare la transizione alla digital/green economy. Per quelli che ricordano l’enfasi che il Fondo metteva sul consolidamento del debito, è un cambio di linea epocale. Chiaramente è avvenuto in maniera graduale negli anni, ma oggi ha raggiunto nuove vette. Ecco perché. Qual è l’analisi dietro questa tesi? Il Fondo sostiene che in situazioni di incertezza come quella attuale i “fiscal multipliers” degli investimenti pubblici sono molto più alti del normale. Questo perché un intervento dello Stato nell’economia, in un periodo di forte incertezza e con ampie risorse inutilizzate, può essere particolarmente incisivo. Qui sotto una chart su come cambiano le stime dei “fiscal multipliers”. Un 1% di GDP di investimenti pubblici può creare fino a 2.7% punti di crescita del PIL in periodi di forte incertezza. E In termini di posti di lavoro creati, gli investimenti pubblici possono creare tra 2 e 8 posti di lavoro per ogni milione di USD spesi in infrastrutture, con un impatto particolarmente marcato nei settori della ricerca e della green economy. Da notare che, in generale, i posti di lavoro creati negli emergenti sono maggiori, dati i salari più bassi e un uno dei fattori produttivi maggiormente focalizzato sul lavoro rispetto al capitale in EM. Cosa vuol dire tutto questo per gli emergenti? Alcune considerazioni personali. Il Fondo è chiarissimo nel sostenere che gli investimenti pubblici non sono una panacea. Negli emergenti possono portare ad aumenti dei tassi di interesse, preoccupazione sulla tenuta del debito e uso poco efficiente delle risorse. C’è inoltre il rischio (comune a tutti i paesi) di creare posti di lavoro di “bassa qualità”. Ciò detto, è palese a mio avviso che i paesi ricchi hanno avuto un accesso alla leva fiscale (tramite l’ausilio del QE delle banche centrali) che gli emergenti non hanno avuto. Questo è parte dell’extraordinary privilege di cui godono i paesi che emettono reserve currencies (US, Euro Area, Giappone, UK). Gli emergenti possono beneficiare di questo stimolo in maniera indiretta, certo. Ma non hanno lo stesso spazio. Questo non cambia dall’oggi al domani. Ma non è pensabile che il Fondo Monetario sostenga così apertamente la linea della spesa pubblica per investimenti nei paesi che se lo possono permettere e adotti la linea del rigore verso gli emergenti. Non solo non sarebbe giusto, ma sarebbe anche una linea impresentabile. Mi sembra quindi più che ragionevole non solo che l’IMF continui a perorare la causa della debt suspension per i paesi più poveri, ma soprattutto che adotti criteri estremamente flessibili al momento di negoziare nuovi programmi. L’optimum sarebbe un’emissione di SDR (Special Drawing Rights) nuove, che un’elezione di Biden alla Casa Bianca renderebbe più plausibile visto che cadrebbe il veto US. Ma ci sarà da aspettare. Per adesso il Fondo continua la sua lenta, inesorabile trasformazione verso una linea più soft e meno incentrata al consolidamento rapido del debito a tutti i costi.

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Formazione e stimolo alla cultura d’impresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

La formula proposta si coniuga con l’alternanza scuola-lavoro, gli scambi internazionali tra giovani imprese e la possibilità di partecipare alla formulazione dei bandi regionali. Sono tra le priorità evidenziate dai componenti del Comitato giovani imprenditori della Camera di Commercio, che nei giorni scorsi hanno incontrato nella sede di Udine l’assessore regionale alle attività produttive Sergio Emidio Bini. Il comitato ha presentato una serie di proposte e si è messo a disposizione per diventare interlocutore privilegiato della Regione su progetti e idee che riguardino economia e impresa giovanile. Impresa che in Fvg, ha evidenziato il presidente del Comitato Fabio Passon, registra dati bassissimi. «Siamo l’ultima regione in Italia, con solo il 7,2% di imprese under 35». Un dato, elaborato dal Centro studi camerale, su cui riflettere e che è incentivo a studiare e mettere in atto percorsi efficaci per avvicinare sempre più i giovani al mondo aziendale. Per esempio, ha risposto subito l’assessore Bini, «creando un “dream team” di giovani imprenditori che funga da tavolo di consulenza per la condivisione delle linee guida a supporto del settore» e di cui i componenti del Comitato camerale saranno parte attiva. Tra le proposte, i rappresentanti dell’imprenditoria giovanile hanno anche pensato alla decontribuzione o defiscalizzazione dei giovani neo-assunti, alla decontribuzione della formazione non obbligatoria dei dipendenti, alla detrazione dall’imposta lorda dei costi di formazione dell’imprenditore e, in tema di apprendistato, alla defiscalizzazione totale della prima assunzione a tempo indeterminato. Questo, oltre a una sensibilizzazione sulla formazione continua del personale e dell’imprenditore e con un invito a sostenere lo startup imprenditoriale in quanto tale e non solo in caso di start up innovative.
Tante le risposte arrivate da Bini, il quale ha annunciato, peraltro, che nel bando in pubblicazione il 23 luglio la Regione metterà a disposizione 2,5 milioni di euro per l’imprenditoria giovanile. Quindi una riflessione sul dato negativo della presenza di under 35 nell’imprenditoria regionale. «Un’analisi che non spaventa – ha detto l’assessore –, ma che è da stimolo alla ricerca di nuove strategie, proprio come stiamo facendo», ha ribadito Bini. «Fin dalla metà di settembre avvieremo una road map con i protagonisti dell’impresa giovanile per affrontare le tematiche più attuali su cui attivare nuove iniziative normative e regolamentari così da proseguire il percorso di ascolto e condivisione delle istanze del territorio e del mondo economico regionale», ha annunciato. Tra i temi sotto la lente formazione, innovazione, sburocratizzazione, semplificazione e il miglioramento dei bandi. Sui bandi, inoltre, Bini ha annunciato l’avvio di Infoday per trasmettere ai soggetti interessati tutte le informazioni utili a favorire l’accesso alle risorse pubbliche.E proprio in tema di iniziative, gli ha fatto eco Passon. «Il 18 ottobre prossimo – ha annunciato – organizzeremo e ospiteremo qui a Udine un evento di business matching con giovani imprenditori di tutta Europa ed in particolare dell’Alpe Adria».

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Esame di maturità: l’ansia da prestazione è un ostacolo o uno stimolo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

esami

Chiuso l’anno scolastico ordinario, per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori è il momento dei bilanci, e degli esami. L’esame per eccellenza, quello di maturità. Sono tanti gli studenti che a ridosso del momento della valutazione si fanno prendere dall’ansia, per varie ragioni. Dalle aspettative dei genitori all’importanza del passaggio all’età adulta, dal timore per il futuro al sentire l’esame non solo come una prova sulla preparazione, ma anche come giudizio sulla persona. L’aspetto tranquillizzante è che una certa dose di ansia è normale e, fino a un certo punto, anche positiva.
Spesso associata a segnali come attenzione fluttuante, sensazione di “testa vuota”, timore di non ricordare nulla di quanto studiato, l’ansia è in realtà fisiologica e necessaria per stimolare lo studio. Altre manifestazioni possono essere paura, senso d’inadeguatezza, irascibilità, cefalea, disturbi gastrointestinali, ecc. In modo simile a quanto accade nello sport, serve per spingere a dare il massimo. Superata una certa soglia, però, non ha più la funzione di stimolo: può trasformarsi in ostacolo, compromettendo le performance dello studente e l’esito stesso dell’esame. Il passaggio da una normale ansia a una patologica è questione di grado: l’intensità, la frequenza e la durata temporale della sintomatologia sono gli elementi che ne definiscono la gravità, se aumentano eccessivamente possono far sfociare una comune ansia prestazionale in uno stato psicopatologico che va curato con l’aiuto di uno specialista.
Le cause dell’ansia possono essere varie. Ad esempio, il metodo di valutazione – che fa dipendere il voto finale in buona parte dai risultati delle prove d’esame e solo in minima parte dalla carriera scolastica – può stimolare emozioni forti e reazioni ansiose anche negli studenti più preparati. Anzi, a volte questi sono proprio i più colpiti dall’ansia, perché hanno di più da perdere.
Oltre all’aspetto del superamento dell’esame, ci sono altre componenti. Il voto, ad esempio, può essere determinante, rischiando di essere percepito come una valutazione di se stessi in senso più ampio, l’espressione del proprio valore come persona adulta. L’angoscia è causata dall’immaginare che un cattivo risultato possa far perdere la stima dei genitori e degli amici. Ecco che alla complessità psicologica di questa situazione si aggiungono spesso le aspettative deigenitori, che caricano di importanza la maturità, vivendo l’esito dell’esame come un giudizio sulla loro adeguatezza genitoriale.
L’esame di maturità è una tappa fondamentale che sancisce il passaggio allo stadio adulto: spesso coincide non solo con il raggiungimento della maggiore età, ma anche con la necessità di organizzare in autonomia e responsabilità la propria vita. Rappresenta non solo la fine della scuola e la verifica di quanto si è studiato, ma anche un profondo cambiamento dell’esistenza, con conseguente coinvolgimento emotivo molto rilevante, assumendo così significato sia psicologico che sociale. Si può avvertire il peso della responsabilità, sia di dover fare una scelta per impostare e affrontare il proprio futuro – entrare all’università o nel mondo del lavoro – sia, e soprattutto, di dover sostenere in autonomia le conseguenze delle proprie decisioni.
Per aiutare e rassicurare i ragazzi è essenziale il ruolo della famiglia, che deve essere consapevole della rilevanza del momento per lo sviluppo dell’indipendenza nei figli. I genitori dovrebbero riconoscere le capacità decisionali dei figli lasciando loro la giusta autonomia, assicurando nel contempo sostegno e vicinanza senza essere iperprotettivi. I ragazzi sanno quanto si sono impegnati nello studio e i genitori dovrebbero prenderne atto senza sovraccaricare di responsabilità e aspettative i maturandi con raccomandazioni e rimproveri che rischiano di accrescere inutilmente la tensione. È importante supportarli e far capire che il voto che prenderanno non condizionerà la loro vita e che, soprattutto, non si tratta di un giudizio di valore sulla persona. Ciò che conta nella relazione è essere presenti con atteggiamento accogliente e capacità di ascolto, disponibile al dialogo e all’aiuto concreto, dando la giusta importanza all’avvenimento.

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Wine Week di New York

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2011

New York da lunedì 24 fino al 26 gennaio. il 24 gennaio, all’inaugurazione della delegazione newyorkese del Ducato dei vini friulani, all’Enoteca Di Palo’s a Little Italy, con l’intronizzazione di alcune importanti personalità newyorkesi (tra cui gli importatori Franco Bengasi, Mauro Maschio e Giuseppe Papi, i ristoratori Lidia Bastianich, Toni May e Manuel Simeoni, nonché in vicedirettore dell’Ufficio Ice di Ny Augusta Smargiassi). Il Ducato svolgerà con questa iniziativa un’importante funzione di stimolo per la promozione dei prodotti friulani a New York.  Si riafferma, così, la presenza del Fvg negli Stati Uniti che, secondo i dati Ice relativi al primo semestre 2010, rappresentano il 1° interlocutore dell’export per il vino delle nostre aziende, esprimendo il 34% dell’export totale e registrando un aumento in valore, con 11 milioni 283 mila euro.
Le aziende protagoniste di questa prima missione Usa sono: Aquila Del Torre, Antonutti Vini, Bidoli, Blason, Butussi, Castelvecchio, Colutta, Comelli Paolino, Forchir, Genagricola, Grillo, La Tunella, Lis Neris, Lorenzon, Norina Pez, Obiz, Petrussa, Polencic, Sgubin, Talis Wine, Vendrame, Vigneti Rapais, Zaglia.  la prima occasione di business internazionale per le aziende dell’Associazione temporanea di imprese (Ati) “Friuli Future Wines”, aggregazione, rinnovata a dicembre, che riunisce tante imprese vinicole di tutta la regione, con la Camera di Commercio di Udine come capofila. Sono 23 quelle del gruppo a partecipare a questa prima tappa di promocommercializzazione, che interesserà gli Stati Uniti per il secondo anno consecutivo e sarà guidata dal presidente Cciaa Giovanni Da Pozzo.  La scaletta del viaggio è ricca e variegata, con tanti eventi d’eccellenza di contatto e scambio con le numerose e qualificate realtà internazionali presenti a Ny per l’occasione: incontri istituzionali, seminariali e con la stampa specializzata, degustazioni e promozione anche in collaborazione con l’Ersa e la Regione. Tra questi, l’evento nell’evento: la partecipazione,

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Usa: fra stimolo all’economia e posti di lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2010

“È una ricompensa per i sindacati”. Ecco come Judd Gregg, senatore repubblicano dello Stato del New Hampshire ha caratterizzato il nuovo disegno di legge approvato dal Senato e dalla Camera che salverebbe il posto di lavoro a 160.000 insegnanti, vigili del fuoco e agenti di polizia. Oltre a ciò il disegno di legge stanzierebbe sedici miliardi di dollari per supportare Medicaid, il sistema federale di sanità per i più poveri.  Il costo totale di questo stimolo, parte due quando si considera l’altro approvato all’inizio dell’anno, sarebbe di ventisei miliardi di dollari. Questi soldi saranno destinati a sostenere i bilanci statali che sono tutti in serie difficoltà. Nel caso della California si tratta di un deficit di diciannove miliardi. La nuova legge aiuterebbe anche se non coprirebbe totalmente il buco al bilancio. Come era da prevedere la nuova legge è stata approvata dal Senato con cinquantanove voti democratici e due repubblicani. La stessa storia alla Camera dove la stragrande maggioranza dei voti sono stati forniti dai democratici.  L’opposizione repubblicana è stata quasi compatta e dovuta alla preoccupazione per il deficit. Se gli Stati hanno problemi col bilancio, il governo federale non si trova certo in una situazione migliore. C’è ovviamente la differenza che il governo federale può permettersi il lusso di vivere con i deficit mentre gli Stati devono approvare un bilancio annuale senza deficit. I promotori della nuova legge hanno anche chiarito che i fondi per il mini stimolo non aggiungeranno al deficit. La loro fonte si baserà su dei limiti ad alcuni provvedimenti fiscali alle aziende che operano all’estero. Nonostante l’opposizione della stragrande maggioranza dei senatori repubblicani non pochi governatori del Gop hanno applaudito la nuova misura. Il governatore della California Arnold Schwarzenegger è uno di questi. Il Golden State riceverà 1,2 miliardi di dollari che salveranno 13.000 posti di lavoro.
Per le scuole americane che apriranno le porte per il nuovo anno accademico verso la terza o quarta settimana di agosto si tratta di buone notizie. Non ce ne sono molte di questi giorni.
I fondi per le scuole vengono principalmente da fonti locali e statali dove aumentare le tasse è quasi impossibile. In alcuni Stati l’aumento delle tasse richiede non una semplice maggioranza ma il due terzi dei voti favorevoli. In effetti, la minoranza riesce spesso a limitare le spese.
La retorica antitasse degli ultimi trent’anni ha creato una cultura miope che non riconosce il bene comune. Svuotare le tasse del governo statale o federale si traduce in una mancanza di servizi eccetto per coloro che possono permettersi il lusso di pagarli da se. La campagna di disinformazione della destra sulle tasse come nient’altro che sprechi ha funzionato a tal modo da intimidire i politici di sinistra e creare una destra che deve adorare all’altare di niente tasse in nessuna maniera. Le tasse vanno dunque sempre ridotte secondo i repubblicani. Se si riducono le tasse ai ricchi si ottiene anche uno stimolo all’economia, secondo il mito della destra. I ricchi che pagano meno tasse spenderanno questi soldi per creare posti di lavoro. In realtà cìo non avviene come afferma Paul Krugman, vincitore del premio Nobel per l’economia l’anno scorso. Salvando i posti di lavoro di un maestro, un poliziotto o un vigile del fuoco invece, secondo Krugman, aiuta di più perché questi spenderanno quasi tutti i soldi per potere vivere. Queste spese entreranno nell’economia e serviranno da stimolo ed eventualmente creeranno altri posti di lavoro.
“Questo non è altro che un salvataggio” ha dichiarato il parlamentare repubblicano dell’Indiana Steve Buyer cercando di convincere i suoi colleghi a votare contro lo stimolo. Buyer ha continuato dicendo che lui spera che gli americani ricorderanno il voto nelle elezioni di midterm a novembre.
Ha ragione. Se i democratici sono politicamente astuti potranno fare una campagna dicendo che i repubblicani hanno votato contro i poliziotti ed i vigili del fuoco. Sarà interessante vedere quanti americani sceglieranno di sostenere i poliziotti o il Partito Repubblicano che da quando è stato eletto Obama non fa altro che dire di no a tutto. (Domenico Maceri)

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In Romania fa moda per l’imprenditore italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

Premesso che i paesi dell’Europa Centro Orientale (Peco) stanno tuttora attraversando un intenso processo di trasformazione sia a livello politico sia da un punto di vista prettamente economico, rileviamo che la Romania sta acquistando una valenza più incisiva delle altre per l’imprenditoria italiana. Tra i tanti fattori che offrono un contributo positivo  al processo di integrazione economica di questo Paese ci sono sicuramente gli Ide, (investimento diretto estero) che giocano un ruolo centrale nello stimolo e nell’accelerazione della crescita, nell’introduzione di innovazione tecnologica e nella ristrutturazione delle imprese domestiche. Alcuni fattori giocano in favore della Romania. Pensiamo alla sua posizione geografica, al fatto che è nell’U.E. e alla dimensione del mercato interno (23 milioni di abitanti) e secondo nell’area solo a quello polacco. Queste tre caratteristiche, unite alla presenza di una buona manodopera specializzata a basso costo sono diventate una carta vincente e che la Romania, tra l’altro, avrebbe potuto giocare sin dall’inizio se fosse riuscita a ottenere nei primi anni del processo di transizione leggi chiare e stabili ed una economia più solida.

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U.S.A.: Fra deficit e posti di lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 novembre 2009

Prima che lo stimolo per l’economia fosse firmato dal presidente Barack Obama nel mese di febbraio di quest’anno, l’economista Paul Krugman aveva scritto nelle pagine del New York Times che i 787 miliardi di dollari nella nuova legge erano insufficienti. Krugman, professore alla Princeton University e vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 2008, aveva ragione.Nonostante alcuni bagliori della ripresa economica come dimostra anche l’ascesa di Wall Street, il numero dei disoccupati continua ad aumentare. Secondo il Bureau of Labor Statistics (l’ISTAT) sedici milioni di americani erano disoccupati nel mese di ottobre e tre milioni  e mezzo di posti di lavoro sono svaniti dal mese di gennaio quando Obama fu inaugurato. I fondi inclusi nello stimolo hanno aiutato ma non in modo sufficiente. Il Congresso dunque si sta preparando ad approvare una nuova legge che si concentrerebbe a creare nuovi posti di lavoro e cercherebbe anche di mantenere i posti di lavoro precari. C’è fretta di creare occupazione e si sta pensando a progetti  per costruire strade che si tradurrebbero in nuovi impieghi immediati. Inoltre, si cercherebbe di fornire prestiti a piccole aziende come pure incentivare le ditte di stimolare l’industria manifatturiera negli Stati Uniti e persino di pagare una parte dello stipendio di lavoratori in pericolo di essere licenziati. Da dove verranno i soldi? Un’idea sarebbe di utilizzare fondi non spesi dal salvataggio a Wall Street. Un’altra imporrebbe una tassa di 25 centesimi a tutte le transazioni in borsa. La preoccupazione verte naturalmente sui possibili aumenti al deficit come affermano membri del Partito Repubblicano. Il GOP inoltre rivendica la posizione contraria allo stimolo dicendo che non ha recato i benefici promessi. Spendere altri soldi per un programma che non ha funzionato sarebbe solo allargare la ferita. Il deficit disturba i repubblicani adesso che non sono al governo. Quando controllavano sia le due Camere che la Casa Bianca il deficit gli importava ben poco. Se i democratici hanno la reputazione di “tax and spend” (tassa e spendi), i repubblicani ne hanno una peggiore di spendi e taglia le tasse che non fa altro che aumentare il deficit. Per i repubblicani la risposta allo stimolo economico è la solita storia di ridurre le tasse. L’idea di prestarsi soldi per investire in posti di lavoro però ha merito dato che ciò stimolerebbe l’economia specialmente perché i soldi saranno spesi in America. In effetti, sarebbe un investimento. Se invece i prestiti saranno usati per una guerra non necessaria come quella in Iraq allora si tratta di null’altro che sprechi. Per l’americano medio l’idea del deficit vuol dire ben poco. Scegliendo fra un aumento al deficit ed un posto di lavoro sarebbe ben facile per i disoccupati. Ma anche quelli che sono già impiegati riceverebbero benefici dai nuovi posti di lavoro. La ridotta preoccupazione di perdere il lavoro li incoraggerebbe a spendere di più stimolando in tal modo l’economia. Negli ultimi mesi la Camera ed il Senato hanno fatto molti progressi sulla riforma sanitaria. Il Senato fra breve inizierà il dibattito sulla questione e si spera che la riforma divenga legge. Secondo il non-partisan Congressional Budget Office, il disegno di legge del Senato sulla riforma sanitaria ridurrebbe il deficit di 130 miliardi di dollari in dieci anni. L’altra patata bollente per l’amministrazione di Obama è ovviamente la guerra in Afghanistan. L’aumento delle truppe americane nella nazione asiatica richiederà altri sforzi umani ma anche economici che alcuni democratici vorrebbero risolvere mediante una tassa speciale. L’economia rimane però l’altro punto cardine per il Paese ma anche per la politica in vista delle elezioni di mid-term che non sono tanto lontane. Una ripresa economica vibrante con progressi significativi sulla creazione di nuovi posti di lavoro aiuterebbe in modo notevole Obama ed i democratici. Nel mese di febbraio di quest’anno Krugman aveva scritto sulla “buona probabilità” che Obama richiederebbe un altro pacchetto di stimolo. Aveva ragione. La prossima volta che Krugman parlerà Obama sarebbe saggio di ascoltarlo. (Domenico Maceri San Luis Obispo, CA, USA)

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Save the Children apprezza le parole del Papa

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2009

Save the Children esprime apprezzamento per il messaggio diffuso  da Papa Benedetto XVI per la 96a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ( il 17 gennaio 2010) e il cui tema quest’anno sono I migranti e i rifugiati minorenni. Save the Children – che il prossimo 17 dicembre presenterà a Roma il primo rapporto annuale “I minori stranieri in Italia”– è da anni impegnata nella protezione e nel supporto di bambini e adolescenti migranti, con particolare attenzione a quelli non accompagnati. L’organizzazione esprime apprezzamento per le parole del Papa – in particolare per il riferimento alla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e ai diritti dei minori migranti – e auspica che esse siano tenute nel debito conto e siano di ulteriore stimolo a realizzare alcune misure e azioni necessarie ad assicurare adeguata accoglienza, protezione e sostegno alle migliaia di minori migranti presenti sul territorio italiano e che continuano a giungere via terra e via mare, a costo anche della vita.In particolare l’organizzazione internazionale richiama la necessità, per quanto riguarda l’accoglienza dei minori migranti, sul fatto che: • venga introdotta una distinzione fra comunità di prima e seconda accoglienza, in base alla durata del collocamento e ai termini per la definizione e l’avvio del percorso di tutela e di inserimento del minore, fermi restando gli standard di accoglienza già fissati dalla normativa; • venga favorita l’implementazione, su tutto il territorio nazionale, di un sistema di accoglienza così configurato e che questo disponga di un numero di posti adeguato; • venga creata una rete tra le comunità sviluppando procedure di raccordo tali da  garantire lo sviluppo di un sistema di presa in carico ed assistenza efficiente; • venga predisposto un piano di accoglienza nazionale, che non sia basato sull’emergenza ma tenga conto sia dei minori presenti sul territorio che degli arrivi prevedibili e sia dotato della necessaria copertura finanziaria. Per quanto riguarda invece i minori in arrivo via mare, Save the Children torna a chiedere al Governo italiano di: • non effettuare in futuro, operazioni di rinvio in Libia di migranti, ivi compresi minori, rintracciati in acque internazionali, poiché costituiscono una violazione loro diritti umani fondamentali.

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E’ tempo di bilanci energetici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

A metà agosto Terna, la società che gestisce la rete elettrica italiana, ha diffuso i dati definitivi del 2008, rettificando i dati parziali che aveva pubblicato nel mese di marzo. La rettifica spegne qualche eccesso di ottimismo sulla generazione elettrica italiana da fonti rinnovabili, in particolare è il dato relativo all’eolico che risulta ridotto rispetto a quanto comunicato in primavera. Peccato che il nostro paese muova qualche passo mentre il resto del mondo corre. In Europa lo scorso anno abbiamo perso posizioni e siamo stati superati (nella generazione) sia dalla Francia che dal Portogallo, mentre Spagna e Germania rimangono su un altro pianeta (31,5 TWh la Spagna e 40,4 la Germania a fronte di nostri 4,9).  Mentre la nostra Confindustria spalleggiava il governo nel piagnisteo verso gli impegni di riduzione delle emissioni, con la scusa di perdita di competitività dell’industria italiana (quale? Siamo fra i paesi che hanno meno investito nella green economy nel pacchetto di stimolo e siamo fra quelli che ne stanno uscendo peggio), il resto del mondo ha preso sul serio questa sfida. La Cina, accusata di essere il maggior inquinatore del mondo, sta raddoppiando ogni anno la potenza eolica installata ed ha raggiunto l’obiettivo dei 10 GW. Ne ha solo nel solare fotovoltaico, dove prevede di incentivare la generazione ai livelli attuali fino a un tetto di 1,2 GW. Ma la concorrenza si fara’ serrata prossimamente, l’India ha annunciato a luglio che entro il 2020 intende installare piu’ della cifra attualmente installata in tutto il mondo, ovvero 20 GW, per arrivare nel 2050 a dieci volte tanto: 200 GW. Le rinnovabili sono fra i pochi settori che nel 2008 hanno generato ricavi e posti di lavoro ma il nostro mondo imprenditoriale latita. Nel campo dei brevetti siamo indietro e dove ne abbiamo facciamo di tutto per mortificarli. Accade nel solare termodinamico, dove, come Archimede, si usano specchi concentratori per scaldare un fluido, produrre calore e con esso far girare un turbina. E’ uno dei pochi settori in cui abbiamo sviluppato innovazione, utilizzando come fluido, anziche’ olio (infiammabile in caso di rottura dei tubi ed inquinante) dei sali che permettono di avere temperature maggiori (550 gradi) e che sono innocui per l’ambiente in caso di fuoriuscite accidentali. Il progetto”Desertec” intende produrre il 15-20% dell’energia elettrica europea entro il 2050.  Il progetto è certamente discutibile ma al momento preme rilevare che mentre al mondo risulta un crescente interesse su questo settore (ovvero possibili commesse di lavoro), la maggioranza governativa italiana ha trovato il tempo per approvare una mozione che giudica inutile sussidiarla. E subito viene da chiedersi quanto lo stato italiano stia spendendo per incentivare questo settore: zero, si’ avete letto bene, zero.  E col termodinamico finiremo come con l’eolico dove avevamo una impresa di Finmeccanica che produceva turbine, in partnership con Vestas,  che abbiamo venduto a loro nel 2001. Sarà della Siemens il business dei tubi Archimede? E continueremo a finanziare cassa integrazione per incapacità a sostenere settori innovativi.

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La recente norma penale sull’immigrazione clandestina

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

L’on. Antonio Razzi ha, in proposito, rilasciata la seguente dichiarazione: “Tutto il pacchetto sicurezza divenuto legge dello Stato ha ingenerato in Italia un forte dibattito politico, tra i diversi schieramenti: con incredibili strumentalizzazioni delle recenti dichiarazioni fatte dal Presidente della Repubblica e dal Presidente della Camera dei Deputati On.le Fini. Ero presente a Marcinelle insieme al Presidente Fini in occasione della commemorazione dei minatori italiani che oltre 50 anni addietro lì persero la vita, intervenendo sul dibattito politico, e ritengo sia impropria la strumentalizzazione delle parole delle due più alte cariche dello Stato, come anche quella relativa alle parole pronunciate, in replica, dal Ministro Bossi”. L’On.le Razzi, anch’egli emigrato da oltre 44 anni in Svizzera, conviene con le espressioni di Napolitano e di Fini, da intendersi quale monito e stimolo morale, per una piena comprensione e solidarietà umanitaria verso coloro che fuggono dai loro Paesi di origine e cercano rifugio e fortuna in Europa. Dall’altro lato però non si può guardare supinamente a quanto accade nel nostro Paese ad opera di immigrati irregolari, clandestini. È giusto e corretto che lo Stato intervenga anche con misure a carattere penale : norme penali che in molti altri Paesi dell’Europa occidentale sono in vigore già da molto tempo e senza che nessuno (da destra o da sinistra) le abbia mai contestate o pensato di contestarle così come purtroppo sta accadendo in Italia. Che l’immigrazione clandestina debba essere decisamente contrastata, per ripristinare piena legalità, ce lo dice anche l’Unione Europea. Se ciò è vero, l’On.le Razzi invita dunque il mondo della politica a non storpiare il senso delle dichiarazioni del Ministro On.le Bossi, che hanno l’obiettivo di far rispettare la legalità e di bandire dal nostro territorio coloro i quali ne violano le norme, e ricorda il Deputato come ai tempi della sua emigrazione in Svizzera, ed ancora oggi, si sono dovute osservare le leggi vigenti in quella Nazione : che piacessero o meno. “In questo modo si mette al bando colui il quale viene in Italia per delinquere ; si offre invece grande umanità e spirito di accoglienza a coloro i quali arrivano nel nostro Paese per lavorare onestamente, nel pieno rispetto delle nostre leggi”.

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Banca d’Italia su economia ligure

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2009

Il responsabile dell’Italia dei Diritti per la Liguria Maurizio Ferraioli ritiene che il rapporto redatto dalla sede di Genova della Banca d’Italia fornisca un quadro reale dello stato dell’economia ligure. “Il nostro territorio – commenta – ha risentito in misura consistente della crisi economica internazionale e nazionale, tanto che oggi danno segni di sofferenza persino comparti, quali la cantieristica da diporto, ritenuti da sempre il fiore all’occhiello dell’economia locale. La crisi nel settore edile e il calo delle compravendite immobiliari sono solo le spie più evidenti di un generale malessere del mercato. Ci auguriamo – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – che la classe politica consideri questa analisi allarmante come uno stimolo e si impegni nel creare i presupposti per un rilancio dell’economia in tutti i settori.”

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