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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘stipendi’

Scuola: Docenti e Ata assunti dopo decenni per percepire stipendi indegni

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Con le immissioni in ruolo dei docenti in pieno svolgimento, da concludersi entro il prossimo 31 agosto, molti docenti neo immessi in ruolo o in procinto di esserlo chiedono di sapere quale sarà il loro stipendio: si tratta, è bene dirlo subito, di cifre tutt’altro che rispettabili, non certo giustificate per un insegnante laureato, pluri-abilitato e specializzato. Se si vanno a guardare le buste paga del personale Ata, poi, c’è da mettersi le mani nei capelli, perché a loro il contratto di categoria, sottoscritto dagli altri sindacati, riserva gli importi più bassi di tutta l’amministrazione pubblica italiana.
Per muovere in modo finalmente sostanzioso gli stipendi di docenti e Ata, però, un sistema c’è. E non è nemmeno oneroso per lo Stato. Anief lo ha indicato da tempo: “si tratta – spiega il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – di sbloccare i soldi destinati alla scuola dalla Legge 133/2008, visto che quel dimensionamento vergognoso, con conseguente taglio massiccio degli organici, prevedeva un corposo reinvestimento sulla carriera dei docenti di una buona percentuale dei soldi risparmiati. Abbiamo calcolato che solo da questa operazione si potrebbero ricavare aumenti di circa 200 euro. A cui andrebbero poi aggiunti quelli già stanziati nell’ultima Legge di Bilancio per tutti gli statali: una cifra minima, che però non deve andare persa”. Per il sindacalista autonomo, “l’attuazione di quella norma, da inserire chiaramente nella voce tabellare dello stipendio, quindi con ricadute dirette anche sui contributi pensionistici, produrrebbe finalmente un investimento sul ruolo professionale del docente, predisponendo anche il passaggio di livello funzionale degli Ata, previsto per legge e mai attutato. Si tratta di un recupero fondamentale”.
Chi lavora nella scuola non solo deve quasi sempre attendere anni e anni di gavetta, ma poi quando raggiunge l’assunzione definitiva percepisce anche stipendi da “fame”. La rivista Orizzonte Scuola ha fatto il punto della situazione, pubblicando e commentando i compensi mensili lordi assegnati a un docente e a un lavoratore Ata della scuola, tenendo quindi conto degli aumenti-mancia introdotti, nella primavera del 2018, con il nuovo Ccnl poi scaduto lo scorso dicembre: si va dai 1.361 euro lordi del collaboratore scolastico (attorno ai mille euro netti medi) ai 1.995 euro lordi dei docenti laureati della scuola secondaria (che togliendo le varie trattenute fiscali e previdenziali portano lo stipendio a non oltre i 1.300 euro netti), fino ai 2 mila euro lordi assegnati ai Direttori dei servizi generali e amministrativi.

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Scuola: Stipendi peggiori e boom di supplenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

La Ragioneria dello Stato certifica la sconfitta della scuola pubblica. Insegnanti e Ata tra i meno pagati dei dipendenti pubblici e quasi il doppio il tasso di precarietà. A niente sono servite le politiche sul reclutamento attraverso concorsi straordinari degli ultimi anni, né risolverà niente l’accordo coi sindacati di aprile che, peraltro, potrebbe non vedere mai la luce vista la crisi di Governo. E la Commissione Ue si prepara a multare l’Italia sull’abuso dei contratti a termine. Per il presidente Anief, Marcello Pacifico, è la prova del fallimento delle politiche scolastiche degli ultimi Governi.
Basta un programma in sette punti per cominciare a rispondere a questa emergenza: 1) sbloccare i soldi destinati alla scuola dalla legge 133/2008 per aumenti di almeno 200 euro mensili e immediati; 2) assumere su tutti i posti vacanti anche di Quota 100 e in organico di diritto o in deroga su sostegno; 3) salvaguardare i ruoli a qualunque titolo già assegnati, in caso di superamento dell’anno di prova; 4) stabilizzare tutti gli idonei dei concorsi ordinari e straordinari e i precari con 36 mesi, i docenti dalle graduatorie di istituto e gli Ata, educatori, assistenti alla comunicazione al pari dei lavoratori delle cooperative; 5) favorire una mobilità ordinaria, annuale con passaggi di ruolo e passaggi verticali; 6) garantire la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo sancita dalla giurisprudenza; 7) avviare concorsi ordinari regolari con graduatorie nazionali.
È ancora una volta della scuola il primato dei compensi annuali più magri della pubblica amministrazione. Con l’aggravante che tra i lavoratori della scuola la percentuale di personale supplente è quasi doppia al 10% medio del comparto pubblico.
Marcello Pacifico (Anief): Diventa sempre più indispensabile attuare una svolta nel settore della scuola, dove, però, si continua a tagliare viste anche le riduzioni progressive di spesa pubblica previste nell’ultimo Def. Non ci aspettavamo molto dal vago accordo del 24 aprile scorso, una vera farsa all’italiana, siglato a Palazzo Chigi tra il capo del Governo e gli illusi sindacati maggiori che, dopo avere esultato per i promessi aumenti a tre cifre e il ritorno dei concorsi riservati, sono tornati a minacciare quello sciopero ritirato prima delle elezioni europee. Come sapevamo che gli aumenti-mancia del 3,48% del Governo Gentiloni più l’indennità di vacanza contrattuale, di poco superiore allo 0,5%, introdotta da aprile dalla maggioranza giallo-verde, non avrebbero mosso più di tanti i compensi dimezzati rispetto al resto d’Europa dove si lavora anche meno rispetto all’Italia, né recuperato l’inflazione degli ultimi dieci anni (+14%).

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Scuola – Personale Ata, i problemi persistono: precarietà e stipendi bassi

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

Il presidente nazionale del sindacato rappresentativo Anief, Marcello Pacifico, ha rilasciato una lunga intervista alla rivista specializzata Orizzonte Scuola, in cui ha toccato gli argomenti più caldi della stagione; tra essi, la questione del personale Ata, da sempre categoria bistrattata e appellata più volte “cenerentola” della pubblica amministrazione. Il presidente Pacifico, di seguito, fa il punto della situazione.“Il problema del personale Ata – afferma Pacifico – nasce da una fictio sugli organici. Noi abbiamo 30mila posti vacanti, ma sono solo 8mila quelli chiesti dal Mef. Si aggiungono i 12mila posti accantonati per i lavoratori delle cooperative. Il problema, in quest’ultimo caso, è che non puoi accantonare i posti, perché per legge i posti per gli esternalizzati vanno oltre l’organico del personale Ata; non puoi accantonare dei posti per personale a tempo indeterminato per stabilizzare il personale delle cooperative, premesso che è giusto stabilizzare anche quei lavoratori. Visto che stabilizzi loro devi stabilizzarli con un organico aggiuntivo; lo prevede la legge. Quindi, da un lato non si stabilizza il personale e in più c’è un organico di fatto che non viene trasformato in organico di diritto. Ci sono poi altri 20mila posti che dovrebbero essere dati in organico potenziato come succede per i docenti. Si tratta di esigenze che derivano dal fatto che se le scuole devono essere aperte oltre l’orario, per consentire le attività didattiche di potenziamento: chi apre le scuole? Servono collaboratori, i tecnici e gli altri. Riassumendo: ci sono 30mila posti in organico di fatto, di cui 10mila annuali, 12mila per le cooperative. Altri 20mila su profili mai attivati. Ci sono dunque 80mila persone da assumere e non 8mila”.Alla domanda su cosa si potrebbe fare per far lievitare i loro stipendi, Pacifico afferma che “gli stipendi sono rimasti fermi ai profili funzionali degli anni ‘70. Occorre aumentarli di livello e aggiornarli, anche alla luce dei nuovi titoli di accesso e delle nuove mansioni richieste. Sono stipendi bassi, è vero: un collaboratore precario prende 900 euro, è da fame. Al ministero continuano a fare riunione, ma non c’è più tempo da perdere: la questione è urgente”.

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Dirigenti scolastici: Firmato il CCNL per gli 8 mila presidi

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

Gli stipendi salgono a luglio a 4.826,13 euro, comprensivi di tabellare, Ivc e parte fissa della retribuzione di risultato. Tutti gli assunti dal 2016 prenderanno 11.046,34 euro di arretrati. Scompare definitivamente l’indennità di dirigenza al 50% dei collaboratori vicari, mentre la perequazione esterna parte a rilento: persi 21.597 euro che si potranno recuperare ricorrendo con Udir al giudice del lavoro. Marcello Pacifico (Udir): Ora siamo pronti a ricorrere anche al Tar contro il Miur per riallineare i Fun e ridistribuire altre 5 mila euro pro capite annui a partire dall’ultimo triennio grazie allo sblocco del salario accessorio.Certamente, dopo un decennio di blocco stipendiale, è ossigeno quello che respirano i dirigenti scolastici in servizio che si vedono lo stipendio tabellare salire da 41.968 euro annui del 2016 a 46.134,81 euro del 2019 e la retribuzione di posizione parte fissa da 3.168,68 euro a 12.365,11 euro per lo stesso periodo, a cui aggiungere fino a 46.134,81 euro di retribuzione di posizione, parte variabile, reggenze e retribuzione di risultato (rispetto a 34.195,86 euro precedenti).Ma resta l’amarezza per la firma di un accordo che ancora una volta discrimina i dirigenti della scuola dai dirigenti Afam e dell’università e della ricerca per lo stesso triennio 2016-2018, perché i presidi prenderanno, comunque 9.196 euro in meno per il 2016, per il 2017 e 6.205 euro in meno per il 2018. Per questo, Udir ha confermato al proprio ufficio legale la volontà già annunciata di impugnare l’articolo 39 del contratto appena firmato dalle altre organizzazioni sindacali. Se l’azione legale avrà successo al giudice del lavoro, i dd.ss. recupereranno altri 22 mila di arretrati.Ma la denuncia del sindacato non si ferma qui, perché dopo l’approvazione della legge 14/2019, il salario accessorio anche dei dirigenti per il triennio 2016/2019 dovrà essere sbloccato, e conseguentemente, riversata la Ria dei presidi andati in quiescenza dal 2012 ad oggi nel Fun. Ciò determina anche un conseguente aggiornamento del Cir firmato per il triennio 2016/2018 per un ammontare di circa ulteriori 5 mila euro a testa per anno. Per questa ragione Udir ha aggiornato il modello di diffida per ricorrere entro un mese al Tar Lazio e avere ragione della rideterminazione del FUN e ottenere le cifre mancanti.Giallo sulla valutazione dei dirigenti, invece, argomento che viene rimandato a uno specifico confronto, mentre i vicari sono abbandonati a loro stessi, perdendo definitivamente quella indennità al 50% di reggenza che fino a dieci anni fa ricevevano.Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, “è un accordo che nasce dalla protesta che il nostro giovane sindacato ha portato avanti fin dal sua fondazione, ma che non ci convince perché ancora è lunga la strada della perequazione tra le aree della dirigenza a parità di fascia di complessità.

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Scuola: Stipendi a confronto in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

Con l’ennesimo mini-incremento del mese di giugno, erogato in questi giorni, il personale della scuola ha ricevuto una variazione dello 0,42%, sulla base della fascia stipendiale di anzianità in cui si è attualmente inseriti. Di conseguenza, per insegnanti e personale Ata, l’indennità di vacanza contrattuale potrà aumentare di pochi spiccioli: su uno stipendio di 1.500 euro, che è la media delle retribuzioni nella scuola, si applicherà un aumento di circa 6 euro. Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief: “Dopo gli aumenti del 3,48% e gli arretrati farsa del Governo Pd, i lavoratori della scuola si ritrovano a percepire cifre che si commentano da sole e delle vaghe promesse del premier Giuseppe Conte senza un minimo di finanziamenti nel Def, propedeutico alla Legge di Stabilità. I numeri parlano chiaro, ma noi non ci arrendiamo”. Gli stipendi di chi lavora nella scuola si muovono così poco da sembrare fermi: gli attuali 6 euro di media si sommano infatti a quelli dello scorso mese di aprile, quando furono aggiunti in busta paga dai 3,90 euro del collaboratore scolastico ai 5,60 euro di un docente delle superiori assieme ad un mini-conguaglio e all’elemento perequativo applicato a maggio. Poi, il prossimo mese di luglio, in attesa del rinnovo contrattuale, ha scritto Orizzonte Scuola, l’indennità di vacanza contrattuale aumenterà ulteriormente da 5,88 a 10,99 euro (la somma non si aggiunge a quella di aprile, ma la sostituisce). Tuttavia, ha fatto notare la rivista specializzata, “dal mese di marzo fino a novembre lo stipendio dei pubblici dipendenti” rimane gravato dalle “addizionali regionali e comunali”. Si tratta di cifre non altissime, ma che “purtroppo a volte superano la somma dell’indennità di vacanza contrattuale, che viene così annullata”. Quindi, i dipendenti della scuola nemmeno si accorgeranno di nulla. E continueranno ad essere pagati molto meno rispetto agli altri Paesi, dove in media si lavora anche meno ore. Senza dimenticare che uno dei pochi provvedimenti positivi del Governo, gli 80 euro applicati agli stipendi fino a circa 26 mila euro, che nella scuola riguarda oltre mezzo milione di dipendenti, potrebbe ora anche essere cancellato. La conferma è arrivata, di recente, da Country Report sull’Italia elaborato dalla Commissione europea dove risulta che “gli stipendi degli insegnanti italiani rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria. Anche la progressione salariale è notevolmente più lenta rispetto a quella degli omologhi internazionali”, con lo “stipendio massimo raggiunto dopo 35 anni in Italia, contro 25 anni nella media OCSE”. Dove, non a caso, si lascia il servizio anche dopo 27 anni di servizio, senza particolari decurtazioni. “Questi fattori – scrive ancora la Commissione europea – si sommano a prospettive di carriera limitate, basate su un percorso di carriera unico ed esclusivamente in funzione dell’anzianità” e al dato inequivocabile “che la professione di insegnante gode di scarso prestigio agli occhi sia dei cittadini che degli stessi insegnanti”.
Le considerazioni dell’Ue avevano avuto una quantificazione preoccupante già con l’ultimo rapporto Eurydice, dal quale risulta che solo i docenti di Slovacchia e Grecia percepiscono salari inferiori a quelli dei nostri docenti. Se si guarda poi alle progressioni di carriera, quelle che passando alle Regioni potrebbero pure perdere, i numeri diventano ancora più implacabili. In Francia, ad esempio, i maestri della primaria appena assunti percepiscono quanto i colleghi italiani (tra le 22mila e le 23mila euro lorde); peccato che quando vanno in pensione i francesi prendendo oltre 10mila euro in più (44.500 euro contro 33.700 euro). Un prof delle superiori può contare su stipendi massimi di 38.745 euro, mentre il collega docente tedesco arriva quasi a 64mila euro. E pure in Spagna arriva a 48mila euro, quindi 10mila in più. Molto avanti sono pure gli insegnanti belgi (63mila euro) e austriaci, che superano i 65mila euro. Per non parlare di chi insegna a Lussemburgo, dove si arriva a percepire 125mila euro medi.
Anief ha illustrato quali sono le ragioni che hanno portato a questo intollerabile gap retributivo: si va dall’invalidità finanziaria nelle assunzioni per via dell’abolizione del primo gradone stipendiale voluto dal CCNL del 4 agosto 2011 e coperto dalla Legge 128/12, alla disparità di trattamento negli scatti stipendiali tra personale a tempo determinato e indeterminato, contraria al diritto dell’Ue, come certificato dalla Cassazione; dal mancato adeguamento dell’organico di fatto all’organico di diritto, che continua ad essere attuato dallo Stato per contenere la spesa della scuola, alla chiusura delle graduatorie ex permanenti, errore strategico alla base dell’irragionevole reiterazione dei contratti a termine; fino al disallineamento degli stipendi dall’inflazione, misurabile in dieci punti percentuali dell’attuale stipendio rispetto al blocco decennale del contratto e agli aumenti dell’ultimo rinnovo per il 2016/18.

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Scuola: Aumento stipendi a rischio per colpa dei sindacati

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

Il Governo è pronto da aprile, a seguito dell’accordo, ad incrementare la retribuzione di un milione di insegnanti ed Ata, ma i ritardi nella definizione del contratto quadro sulla rappresentatività e le nuove risorse che devono essere approntate per evitare la procedura d’infrazione dell’Europa potrebbero far saltare tutto: diventa a rischio persino l’indennità di vacanza contrattuale riattivata dalla Legge 145/2018, se confermate le stime della crescita zero del Pil. Unica soluzione, siglare il CCNQ su aree, comparti e rappresentanza mercoledì prossimo – 26 giugno – per firmare il CCNL 2019/2021 in estate prima della prossima legge di stabilità? La stessa sorte potrebbe accadere agli altri 2 milioni di dipendenti pubblici. Ma le confederazioni rappresentative firmeranno, perché senza la certificazione della nuova rappresentatività non si possono firmare i contratti di settore e fino ad oggi, per paura di far sedere Anief ai tavoli, in Aran si è perso soltanto tempo, con opposizioni strumentali, al punto che la vicenda potrebbe finire in tribunale. Anief ha diffidato tutte le confederazioni presenti al tavolo affinché venga firmato il Ccnq.

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Scuola: Aumenti di stipendio, incontro inutile al Miur

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

Le parti starebbero focalizzando le attenzioni sull’atto di indirizzo, il quale però non può essere emanato per il rinnovo del CCNL 2019/2021 sino a quando non si firmerà l’accordo quadro sulla nuova rappresentatività sindacale. Inoltre, non esiste in Parlamento alcuna nota di aggiornamento del DEF che vada oltre la parziale indennità di vacanza contrattuale introdotta con lo stipendio dello scorso mese di aprile e i micro-aumenti previsti da giugno, e superi gli ulteriori tagli al settore dell’istruzione fino al 2045. Marcello Pacifico (Anief): Mentre Anief ha già trovato risorse certe per aumenti medi di 240 euro per docenti, educatori e Ata, al Miur si naviga a vista e si fanno promesse su nuovi incontri che non potranno essere risolutori. Intanto, il giovane sindacato sta valutando se citare il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti per attività anti-sindacale, vista la continua esclusione da ogni riunione nonostante ripetuti inviti e diffide. Approvare un atto di indirizzo condiviso, tra parte pubblica e sindacati, per arrivare in tempi brevi alla firma del CCNL scuola 2019-2021, così come previsto dall’intesa di Palazzo Chigi sul comparto Istruzione del 24 aprile scorso: è il punto più importante che arriva dall’ultimo tavolo tecnico tenuto al Miur sugli aumenti di stipendio del personale della scuola. Sembra che tra le due parti vi sia la volontà di chiudere la “partita” dell’atto d’indirizzo, in modo da utilizzare al meglio le risorse da stanziare per la legge di bilancio 2020, per gli incrementi salariali, per la valorizzazione professionale dei docenti, per il recupero dell’annualità 2013, per la progressione di carriera del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario. “È utile sapere – scrive La Tecnica della Scuola, – che l’Atto di Indirizzo, verrà predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla base delle proposte e degli accordi raggiunti con i sindacati, poi dovrà essere inviato all’Aran al fine di consentire alle parti di concludere l’iter contrattuale. La curiosità di molti è quella di conoscere da dove arriveranno i miliardi di euro che serviranno a chiudere un contratto che dovrebbe aprire le porte all’adeguamento degli stipendi dei prof ai livelli medi europei”. La curiosità sulle risorse da reperire, parliamo di almeno 3 miliardi di euro, giunge anche dalle stesse organizzazioni sindacali. E al ministero dell’Istruzione, al momento, si limitano ad ascoltare: “il Miur – scrive oggi Orizzonte Scuola – ha ribadito l’impegno a reperire le necessarie risorse in ottemperanza a quanto contenuto nell’intesa del 24 aprile scorso”, promettendo anche la realizzazione di “un indice ragionato dei contenuti del prossimo rinnovo, da rendere disponibile entro il 3 giugno” prossimo.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si continua a parlare di aumenti degli stipendi a tre cifre ma poi ci si accorge che dopo gli incrementi del 3,48% e gli arretrati ridicoli, di un anno fa, finora si è provveduto ad introdurre solo una parziale indennità di vacanza contrattuale. Per il resto, lo stesso accordo del 24 aprile, solo vaghe promesse. Così gli stipendi rimangono da fame, tra i più bassi della pubblica amministrazione e quasi tutti i colleghi d’Europa, a livello stipendiale, continuano a guardarci dall’alto. Questo lo sanno bene alcuni raggruppamenti politici, uno in particolare, che non perde occasione di sponsorizzare l’autonomia differenziata agganciandola ad improbabili aumenti riservati, peraltro, ad alcune Regioni, nel tentativo di convincere il personale a dare supporto all’iniziativa incostituzionale”. “Noi, che rimaniamo con i piedi per terra, continuiamo a dire no alle gabbie salariali e sì ad un incremento di stipendio per tutti i dipendenti scolastici degno di questo nome. Come si sono trovati i soldi per il reddito di cittadinanza – conclude il sindacalista autonomo – ora si trovino per chi percepisce oggi uno stipendio ancora ben al di sotto del costo della vita”.

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Scuola: Stipendi docenti, in Germania e Olanda prendono il doppio: ci supera anche la Spagna

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Altro che riduzione del gap: anche dopo gli ultimi aumenti, rispetto ai Paesi più vicini all’Italia, gli stipendi degli insegnanti italiani sono più che dimezzati. Lo dicono i raffronti realizzati al termine del decennio di blocco contrattuale, che ha fatto lievitare il costo della vita di quasi 15 punti percentuali. Attraverso i dati salariali dei Paesi europei, determinati dall’ultimo rapporto Education at a glance, sono stati messi a confronto i sistemi educativi dei 35 Paesi membri e sui salari l’Italia risulta in sensibile ritardo. Marcello Pacifico (Anief): Quando si parla di stipendi europei è bene sapere che la forbice si sta sempre più allargando, perché mentre noi introduciamo mini-aumenti dopo lunghi periodi di vuoto contrattuale e pure il conferimento incompleto anche dell’indennità di vacanza contrattuale, gli altri Paesi pensano bene di approvare incrementi veri adeguati all’onere lavorativo che l’insegnamento comporta. Il 17 maggio ci fermeremo e andremo in piazza anche per questo.
Dalla comparazione dei compensi annui lordi del personale docente si evince, in modo netto, che il corpo insegnante italiano percepisce somme largamente inferiori, peraltro a parità sostanziale di ore e di impegno complessivo profuso: dai dati ufficiali, scrive Orizzonte Scuola, risulta che nella scuola primaria “il Paese con le retribuzioni maggiori è la Germania, ove un’insegnante ad inizio carriera percepisce 46.984 euro a fronte dei 23.051 dei maestri italiani, con una differenza di 23.933 euro. Anche con gli altri Paesi, sebbene in misura inferiore, le differenze non sono di poco conto”.
Nella scuola media, “mentre la differenza maggiore ad inizio carriera si ha con i colleghi tedeschi, a fine carriera la differenza maggiore è con l’Olanda. Così un docente italiano della scuola secondaria di primo grado, a fine carriera, percepisce 37.211 euro, un collega olandese ne percepisce 74.435. La differenza dunque è di 37.224 euro”. Non va meglio negli istituti superiori, dove, ancora, “gli stipendi più alti si percepiscono in Germania. Se facciamo un confronto con il Paese con le retribuzioni più basse a fine carriera, ossia la Spagna, la differenza con l’Italia ammonta a 6.417 euro, cifra tutt’altro che indifferente”. Quando al Miur e al Governo dicono che gli aumenti dell’ultimo anno – di soli 40 euro netti per il 2018 – sono serviti a dare una boccata d’ossigeno ad un milione e 200 mila lavoratori della scuola, sanno bene che le cose non stanno così. Per voltare pagina, non possono bastare i 100 euro promessi a seguito dell’accordo di Palazzo Chigi del 24 aprile scorso, quando i sindacati maggiori della scuola, in perfetto stile collaborazionista, non ci hanno pensato due volte a sospendere prima e subito dopo revocare lo sciopero unitario del 17 maggio, invece confermato e raddoppiato dall’Anief: 100 euro lordi non sono affatto sufficienti, infatti, a recuperare la perdita del potere d’acquisto anche del personale assunto a tempo indeterminato, il quale continua per metà anni di servizio ad avere la carriera “raffreddata” per la mancata valutazione per intero del servizio precedente al ruolo.
Diventano quindi ancora più ridicoli gli editti del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che continua a parlare di adeguati aumenti degli stipendi dei nostri docenti, pur in presenza di un Documento di Economia e Finanza approvato dal Governo che indica riduzioni progressive della spesa per l’Istruzione fino al 2045: Anief torna, quindi, a chiedere di destinare sullo stipendio tutti i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti, in modo da garantire almeno 200 euro di aumento. Andando in tal modo a coprire i finanziamenti del prossimo triennio, valorizzando pure al massimo il ruolo professionale del corpo docente, ma anche predisponendo il passaggio di livello funzionale del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, previsto per legge ma mai adottato. E siccome si tratta di aumenti di stipendio leciti, anzi sacrosanti, Anief ha confermato anche per questo motivo lo sciopero di venerdì prossimo, con manifestazione a Roma davanti a Montecitorio.
Nel frattempo, il giovane sindacato continua a chiedere al giudice il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine di recuperare almeno il 50% del tasso Ipca che dal settembre 2015 continua a non essere aggiornato, anche dopo l’applicazione dell’indennità dallo scorso mese di aprile che ha portato aumenti di 3,90 euro netti mensili per un collaboratore scolastico, e di 5 euro per un Assistente Amministrativo e i Dsga.

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Scuola: Stipendi docenti da fame

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 maggio 2019

Anief spiega perché l’accordo del 24 aprile a Palazzo Chigi risulta fallimentare e non risolve un bel niente sulla valorizzazione del personale docente e anche Ata, meno che mai se paragonato a quanto avviene in Europa: per il 17 maggio, si conferma lo sciopero insieme ai sindacati autonomi che non accettano ricatti, anche con sit-in nella capitale per essere convocati e ascoltati dal Parlamento e da chi governa il Paese.
Ci sono almeno cinque ragioni per cui Anief, assieme ai sindacati di base ed altre organizzazioni autonome, ha detto no all’intesa sulla scuola realizzata la scorsa settimana dal Governo con i sindacati maggiori e che ha portato alla frettolosa sospensione dello sciopero da parte degli stessi firmatari dell’accordo con il premier Giuseppe Conte.
L’invalidità finanziaria nelle assunzioni per via dell’abolizione del primo gradone stipendiale voluto dal CCNL del 4 agosto 2011 e coperto dalla Legge 128/12 rappresenta la prima motivazione che ha portato l’ISTAT a certificare la perdita di almeno mille euro negli stipendi degli insegnanti dal 2011 al 2019. Quasi un insegnante su due neo-assunto in questo periodo risulta infatti con una carriera “raffreddata”, per via dell’eliminazione del primo scatto di anzianità che si consegue nella ricostruzione di carriera prodotta delle amministrazioni a partire dal secondo anno di servizio. La disparità di trattamento negli scatti stipendiali tra personale a tempo determinato e indeterminato, contraria al diritto dell’Unione Europea, come certificato dalla Cassazione eppure vigente, è all’origine dell’abuso dei contratti a termine e della comune volontà di Governo e Sindacati di assumere il personale con invarianza finanziaria.
Il mancato adeguamento dell’organico di fatto all’organico di diritto, che continua ad essere attuato dallo Stato per contenere la spesa nell’erogazione del servizio scolastico, così da utilizzare un docente su cinque come supplente al termine delle lezioni o delle attività didattiche, violando sempre il diritto dell’Unione. La chiusura delle graduatorie ex permanenti nasce dalla ragionevole volontà di esaurire le graduatorie dei precari, ma nei fatti ha provocato l’irragionevole reiterazione dei contratti a termine per via del fatto che soltanto un docente su dieci è chiamato dalle stesse per fare le supplenze, mentre la maggior parte dei precari è chiamato dalle graduatorie d’istituto pur in possesso dell’abilitazione e a volte addirittura dalle domande di messe a disposizione senza alcun titolo. Questo fenomeno alimenta la reiterazione dell’abuso dei contratti a termine, combinato con le ragioni precedenti, vista la chiusura del doppio canale di reclutamento che invecchia anche l’età media del personale docente. Il disallineamento degli stipendi dall’inflazione, che è misurabile in dieci punti percentuali dell’attuale stipendio rispetto al blocco decennale del contratto e agli aumenti dell’ultimo rinnovo per il 2016/2018, conferma perché l’applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale, più i 100 euro promessi, non servono a recuperare la perdita del potere d’acquisto anche del personale del ruolo che continua per metà anni di servizio ad avere la carriera “raffreddata” per la mancata valutazione per intero del servizio pre-ruolo. A questo proposito, Anief ha già individuato le risorse per raddoppiare questa cifra a legislazione vigente.

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Scuola: Stipendi, per Pacifico (Anief) con 100 euro in più si rimane lontani dall’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Il leader del giovane sindacato autonomo è intervenuto stamane, durante la trasmissione radiofonica Tutti in classe, su Rai Radio 1, tornando sull’intesa del 24 aprile che hanno sottoscritto i sindacati maggiori a Palazzo Chigi: i compensi di docenti e personale Ata sono collocati in media tra il 30% e il 50% in meno rispetto agli altri Paesi dell’Ue, se il Governo ci convoca, come dovrebbe fare da tempo visto che è passato ormai oltre un anno dalle ultime elezioni Rsu che ci hanno fatto diventare rappresentativi, gli spiegheremo come reperirle. Al presidente dell’Anief è stato chiesto un parere sull’impegno sugli stipendi preso a Palazzo Chigi la scorsa settimana: “Come Anief – ha risposto il sindacalista – l’accordo non ci soddisfa, innanzitutto perché il Documento di Economia e Finanza in discussione in Parlamento dice che sono previsti risparmi fino al 2045: in ogni caso, questo accordo mira soltanto a recuperare per gli stipendi i mille euro persi negli ultimi otto anni, che infatti sono scesi in media da 29 mila euro a 28 mila euro. Anche se si recuperassero quei soldi, non ci si rende forse conto che nel frattempo l’inflazione è salita di 14 punti percentuali. Ecco perché gli insegnanti avrebbero diritto ad almeno 200 euro in più. E questo, sia ben chiaro, non vuole dire ancora allineare gli stipendi allo standard europeo, il quale rimane avanti di ben 8 mila euro”. Tra le urgenze cui porre rimedio, il professor Marcello Pacifico ha ricordato che c’è anche quella dei docenti e Ata precari che continuano ad avere lo stipendio base: gli unici lavoratori che riescono a farsi valere da subito gli anni di supplenza continuano ad essere quelli che si oppongono rivolgendosi al tribunale, dal quale ottengono l’allineamento stipendiale e i risarcimenti per il maltolto.

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Scuola: Stipendi, 100 euro al mese di aumento? Non bastano

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Il Governo, nell’intesa del 24 aprile con i sindacati rappresentativi, si è impegnato a reperire le risorse necessarie per far recuperare al personale scolastico la perdita del potere d’acquisto, mille euro in meno in dieci anni. L’aumento potrebbe avvenire con il rinnovo del Contratto se verrà riscritto il DEF. Per Anief le risorse promesse sono insufficienti e certamente lontane sia dall’aumento del costo della vita (+10 punti dal 2008) che dalla media degli standard europei (+ 8mila euro). Resta confermato lo sciopero del 17 maggio anche contro la regionalizzazione contro la quale, peraltro, tutti continuano a raccogliere le firme.Per Orizzonte Scuola, nel corso del triennio di vigenza del Contratto (2019/21), l’Esecutivo si è assunto l’impegno di allineare progressivamente gli stipendi dei docenti e degli ATA italiani a quelli dei colleghi europei, ma dai calcoli al momento effettuati si parla di aumenti intorno ai 100 euro. Per Anief non basterebbero e per questo il sindacato ha confermato lo sciopero del 17 maggio.Marcello Pacifico (Anief): I cento euro di aumento si tradurrebbero nel recupero di mille euro annui di disavanzo rispetto alla perdita del poter d’acquisto degli stipendi registrato dall’ISTAT nell’ultimo decennio, quando un insegnante nel 2008 in media prendeva 29 mila euro e nel 2018 è sceso a 28 mila, ma od ogni modo tenendo conto dell’aumento di 10 punti dell’inflazione non recuperato dal Governo Gentiloni e dallo scaduto contratto per il 2016/2018. Quando parliamo di salario minimo di cittadinanza intendiamo proprio questo: ancorare gli stipendi al costo della vita come è avvenuto ed è stato siglato per i lavoratori nel privato. Poi abbiamo dimostrato come si potrebbe subito dare incrementi di almeno 200 euro al mese utilizzando da subito i 3 miliardi di risparmi della riforma Tremonti già destinati dalla legge alla carriera dei docenti.
La strategia del Governo, a ridosso delle elezioni, sui compensi del personale scolastico appare chiara: assegnare 100 euro di aumento medio di stipendio e chiudere la pratica. Se le cose stanno così, replica Anief, non capiamo come possano starci le altre OO.SS. Se soltanto ci avessero ammessi al tavolo lo avremmo spiegato e magari oggi avremmo 300 euro netti di aumento. A queste condizioni, Anief non ci sta perché se soltanto si utilizzassero i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti si darebbe al personale della scuola il doppio dei soldi previsti dall’accordo. Per non parlare dell’adozione di un semplice atto ministeriale per sbloccare subito i passaggi verticali per il personale Ata e assumere tutti i facenti funzione Dsga. E che dire dell’assenza di una sola parola sulla parità di trattamento stipendiali da dare al personale precario? Lo sciopero è inevitabile.
Il sindacato ricorda che in questi giorni oltre un milione di dipendenti della scuola ha ricevuto lo stipendio di aprile, leggermente maggiorato rispetto a quello percepito negli ultimi tre mesi: ciò, grazie all’applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale, dovuta al mancato rinnovo del Ccnl scaduto il 31 dicembre scorso. Stiamo parlando di un incremento di “3,90 euro netti mensili per un collaboratore Scolastico, e di 5 euro per un Assistente Amministrativo e i DSGA. Va un po’ meglio, ma è solo un modo di dire per gli insegnanti di scuola infanzia ed elementare, i cui aumenti in busta paga” saranno di “circa 5,15 euro netti, e per quelli delle scuole secondarie di I e II grado” con circa “5,60 euro mensili netti” in più. Il problema è che il tasso IPCA non è stato aggiornato rispetto al blocco registrato nell’ultimo decennio a partire dall’approvazione della legge 122/2010, ma soltanto aggiornato al tasso di inflazione programmato dal MEF per il 2019, ragion per cui rispetto allo 0,41% di aprile e allo 0,7% del prossimo luglio mancano almeno 5 punti percentuali. Per poter assegnare questi cento euro nel nuovo contratto, il Governo deve cambiare; comunque, il DEF ha ripercorso gli aumenti già previsti dalla Legge di Bilancio: nell’anno in corso dell’1,3%, a fronte dello 0,42% dal 1° aprile 2019 e dello 0,7 dal 1° luglio 2019 di indennità di vacanza contrattuale, aumentato della percentuale insignificante pari allo 0,35%. Più lo 0.30% per gli anni successivi. Con il Documento di Economia e Finanza sono stata solo confermate delle variazioni già programmate: non c’è, in pratica, alcun recupero dell’inflazione pregressa, mentre si applica l’indennità di vacanza contrattuale, anch’essa inadeguata. Anzi si prevedono tagli al settore dell’istruzione fino al 2045.

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Scuola: Stipendi sotto la soglia di povertà

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

La differenza strutturale tra il compenso di un insegnante italiano e quello di un collega europeo sta nelle progressioni accreditate nel tempo: ai nostri docenti si applicano aumenti minimi, in media ogni quattro-cinque anni, mentre ai colleghi di oltre confine si danno incrementi più ravvicinati e sostanziosi. Il risultato di questo gap, riportato in modo fedele nell’annuale pubblicazione dell’OCSE, Regard de l’éducation, riferita al 2018, viene evidenziato per bene oggi della rivista Tuttoscuola: ai maestri della primaria, ad esempio, mancano 11 mila euro l’anno. Marcello Pacifico (Anief) insiste: servono subito almeno 200 euro al mese, quindi 2 miliardi e mezzo l’anno. Il Governo deve trovarli.
Quando si parla di stipendi annui lordi dei docenti europei, nella maggior parte dei casi in fase iniziale sono abbastanza ravvicinati: tranne “la Germania che assegna retribuzioni doppie di quelle italiane”, lo stipendio lordo iniziale annuo dei docenti italiani di scuola primaria (e di scuola dell’infanzia), è di circa tre mila euro al di sotto della media dei Paesi dell’UE (31.699) e di quasi 4 mila sotto la media dei Paesi aderenti all’OCSE”. La rivista rileva che la forbice sulla retribuzione, però, a fine carriera si triplica: prima di andare in pensione, la distanza “per i docenti italiani di primaria è di 11 mila euro inferiore alla media dei Paesi europei”.
Lo stesso vale per gli altri gradi scolastici. “Vi è analogia di posizioni e di rapporti anche per i professori della secondaria di I grado, che, rispetto alla media retributiva iniziale dei Paesi dell’UE, hanno stipendi annui lordi inferiore di circa 3mila euro. Gli stipendi di fine carriera dei professori di scuola secondaria di I grado dei Paesi UE superano di circa 10 mila euro annui quelli degli italiani”. È emblematico il caso dei docenti francesi delle scuole medie: “Nel confronto con i colleghi francesi i professori italiani la differenza nello stipendio iniziale vede i transalpini in vantaggio di poche centinaia” di euro, “ma a fine carriera i francesi superano di ottomila euro i docenti di casa nostra”. In questo caso il gap nel corso degli anni diventa abissale, perché si materializza in una condizione di partenza quasi analoga. Per Tutttoscuola, la conclusione è inevitabile: esiste un gap retributivo rispetto ai collegi europei così evidente che “soltanto una coraggiosa riforma potrà colmare. Intanto in Parlamento, su iniziativa del Movimento 5 Stelle, si discute di ridurre ulteriormente il rapporto alunni-docenti: si pensa di farlo lasciando invariata la retribuzione (il che comporterebbe un aumento di spesa per gli stipendi proporzionale alla riduzione del rapporto), oppure di aumentarla come “vorrebbe tanto” il ministro Bussetti, con conseguente esplosione del costo per stipendi?”

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Scuola: Stipendi docenti, per Bussetti è doveroso aumentarli

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Sui compensi degli insegnanti sono tutti d’accordo: vanno assolutamente aumentati. È stato il leitmotive del M5S in campagna elettorale. Adesso lo dice il ministro dell’Istruzione: un aumento di stipendio? I docenti “lo meritano, è doveroso”, ha risposto Marco Bussetti nel corso di un’intervista rilasciata in queste ore ad un’emittente televisiva della provincia di Varese. La verità è che però i compensi del corpo insegnante italiano rimangono addirittura sotto l’inflazione. Per il presidente Anief, Marcello Pacifico, servono 2 miliardi e mezzo l’anno che vanno subito programmati nel DEF: in caso contrario, come purtroppo risulta, il Ministro farebbe bene a tacere. Non doveva certo dircelo il ministro dell’Istruzione che gli stipendi dei docenti e Ata della scuola italiana sono risibili: non sono nemmeno paragonabili a quelli dell’Europa, dove si percepisce in media tra i 30% e il 50% in più, e con meno di 29 mila euro lordi annuali sono i più bassi della pubblica amministrazione, dopo che hanno perso mille euro di potere d’acquisto solo negli ultimi sette anni, come conseguenza blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio. A poco è servito l’ultimo rinnovo di contratto, vista l’irrisorietà degli aumenti dello scorso aprile e la quota forfetaria di arretrati insignificante. Non cambiano poi la sostanza i 5 euro scarsi di aumento medio che arriverà con la busta paga del corrente mese di aprile.
L’Ufficio Studi Anief ha calcolato che per cominciare a parlare di stipendi equi ed in grado di fronteggiare il costo della vita servirebbero aumenti minimi di 200 euro al mese. Per raggiungere questo risultato, nei giorni scorsi – durante il Consiglio nazionale Anief, con una piattaforma realizzata nel decennale del sindacato – è stata proposta una soluzione senza oneri ulteriori per lo Stato: utilizzare, per il prossimo triennio, i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente. Così da incrementare quelle risorse aggiuntive a quelle emesse dal Governo con la recente Legge di Stabilità, per coprire la cosiddetta “perequazione”. La progressione economica riguarderebbe anche il personale precario e supplente breve, con una profonda modifica alle norme relative alla ricostruzione di carriera. “Alla soluzione trovata dall’Anief, però, va affiancata quella in pianta stabile del Governo. E può arrivare, considerando l’entità della somma, solo attraverso una legge di bilancio”, spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Anziché illudere il personale con promesse mirabolanti e di sicura presa mediatica – continua Pacifico – il Ministro dell’Istruzione farebbe molto meglio ad impegnarsi dentro al Consiglio dei Ministri per reperire le somme utili all’aumento dei salari di tutti i lavoratori della scuola, Ata compresi, a cui lo Stato continua ad assegnare somme più vicine allo soglia di povertà che ai compensi dei colleghi europei, dove si arriva a guadagnare anche il doppio e a lasciare il lavoro per la pensione anche con 27 anni di servizio e senza decurtazioni: considerando un incremento medio di 200 euro mensili, quindi 2.400 euro annui, da assegnare ad oltre un milione di lavoratori, precari compresi, occorrono almeno 2 miliardi e mezzo l’anno”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola: Stipendi, la politica inneggia agli aumenti ma da aprile solo 8 euro di aumento

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Monta la polemica per il costo eccessivo sulla flat tax, pari a 60 miliardi di euro, che la Lega vorrebbe estendere a tutte le famiglie italiane: l’ultima legge di bilancio ha infatti permesso ai titolari delle partite Iva fino a 65 mila euro di pagare un 15% forfettario di tasse e dal 2020 i professionisti con ricavi tra i 65 e i 100 mila euro potrebbero rientrare in una seconda aliquota pari al 20%, ma ora il vicepremier Matteo Salvini ha ventilato l’ipotesi di una flat tax allargata ai lavoratori dipendenti. Per Anief i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione. Marcello Pacifico (Anief): Basta promesse, servono aumenti veri.
In attesa di comprendere come reagirà il parterre politico di maggioranza parlamentare alla proposta del vicepremier Matteo Salvini, Anief sostiene che la flat tax per i lavoratori pubblici potrebbe finalmente muovere in modo sostanzioso i salari di oltre tre milioni di lavoratori, di cui un terzo appartenenti alla scuola. Tuttavia, anche alla luce delle perplessità espresse dal Movimento 5 Stelle, i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari degli statali di oltre il 5% visto che 8 punti percentuali sono stati accumulati tra il 2007 e il 2015.
L’unica buona notizia è che dal mese prossimo, proprio perché non è stato rinnovato il contratto, per tutti i dipendenti pubblici arriverà un piccolo aumento: come indicato dalla normativa vigente, scrive oggi Orizzonte Scuola, la legge di bilancio ha previsto che, qualora entro il mese di aprile dell’anno seguente alla scadenza del CCNL non si sia ancora provveduto al rinnovo, è riconosciuto un anticipo dei benefici che saranno ottenuti con la stipula del Contratto medesimo, ai sensi dell’articolo 47-bis del D.lgs. 165/01. Si tratta della cosiddetta indennità di vacanza contrattuale (IVC) pari allo 0,42 per cento dal 1° aprile 2019 al 30 giugno 2019 e dello 0,7 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019.
Solo che l’indennità di vacanza contrattuale sarà calcolata non sull’intera retribuzione ma sulle sole voci stipendiali, quantificate in media per il settore statale in 25.184 euro l’anno: applicandola, si arriva ad un aumento di 8 euro a partire dal 1° aprile 2019, che può arrivare a 13–14 da luglio 2019 (sempre che nel frattempo non si giunga alla firma di un nuovo contratto): tale possibilità, tuttavia, è oggi da scartare al 100 per cento, considerando che l’impegno finanziario necessario, nell’ordine dei miliardi di euro, deve passare necessariamente per una nuova manovra economica; quindi se ne riparlerebbe non prima del gennaio 2020.
Anief ricorda che in Germania un maestro della primaria tedesco appena assunto percepisce 46.984 euro di media, fino a superare i 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera; alle superiori, infine, si vede assegnare 53 mila euro come primo stipendio da neo-assunto (20 mila più dei nostri) e 76.770 euro come stipendio massimo: quasi il doppio rispetto ad un docente delle superiori non va oltre ai 39 mila euro annui. Realtà economiche non molti differenti vivono gli insegnanti di Austria, Olanda, Norvegia. Per non parlare del Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia Europea, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno.

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Scuola– Stipendi: in Italia persi mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Negli anni trenta, un maestro guadagnava il triplo di un operaio, la metà di un senatore. Oggi, lo stipendio base di un professore è più basso di un dipendente del settore privato, dieci volte inferiore a quello di un deputato. Ecco le ragioni della perdita di un prestigio sociale che deve essere recuperato. Pacifico: Il Governo provveda subito stanziando gli 8 miliardi di risparmi di spesa realizzati sulla scuola per il rinnovo del contratto, come prevede la legge, così da cominciare a invertire la rotta. I numeri, desolanti, sono stati pubblicati in queste ore con il rapporto della Fondazione Di Vittorio, think tank, che ha messo a confronto le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti italiani con quelle del passato, paragonandole agli altri grandi Paesi europei: è tutto dire che in Germania, nello stesso periodo, la media d’incremento è positiva, pari a 3.825 euro. Marcello Pacifico (Anief): Oltre tre milioni di dipendenti pubblici non possono attendere un altro anno per vedere in busta paga un aumento degno di questo nome. Se, davvero, vuole essere quello attuale il Governo del Cambiamento, il Ministro Bongiorno convochi il tavolo per segnale l’accordo quadro, certificare la nuova rappresentatività, e stanzi il 30% dei risparmi di spesa sulla scuola previsto dalla legge 133/08 (circa 8 miliardi) per rinnovare il contratto a un milione di insegnanti. Noi come Anief siamo pronti a firmare a queste condizioni subito. Mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni: è la perdita degli stipendi dei lavoratori italiani per effetto del blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio per più di 3 milioni di dipendenti pubblici, cifra che fa ancora più rabbia quando si scopre che nello stesso periodo in Germania e Francia gli stipendi medi già più alti sono invece ulteriormente saliti. E a nulla giova fare paragoni con il passato quanto al tempo del ventennio un maestro guadagnava dalle 9 alle 14 mila lire, rispetto alle 4 mila di un operaio e alle 24 mila di un senatore. Oggi un insegnante neo-assunto nella scuola media prende 1.250 euro a fronte di un salario di 1.650 di un operaio specializzato e di uno stipendio onnicomprensivo di indennità e rimborsi dieci volte tanto di un onorevole. Per questo, i docenti italiani ritengono di aver perso prestigio sociale dal dopoguerra ad oggi. Entrando nel dettaglio, scrive La Repubblica sul rapporto nazionale, nella nostra Penisola dal 2001 al 2017 c’è stata una sostanziale “stazionarietà” dei salari, mentre dal 2010 al 2017 si è verificata una perdita di 1.059 euro, circa il 3,5 per cento. Basta dire che se nel 2010 la retribuzione media in Italia era di 30.272 euro nel 2017 è scesa a quota 29.214. Così, possiamo comprare 1.000 euro di beni e servizi in meno.In Germania e in Francia le cose sono andate ben diversamene. Il lavoratore dipendente tedesco nel 2010 godeva già in media di una retribuzione lorda più alta di quello italiano, collocandosi a quota 35.621 e nel 2017 è salito di ben 3.825 euro quota 39.446 euro. Anche il lavoratore francese nel 2010 guadagnava di più del nostro – era a quota 35.724 – e nel 2017 porta a casa il 5,3 per cento in più collocandosi a 37.622 euro.Ma perché questo gap? A parte la presenza dei cosiddetti contratti “pirata” che tengono i salari sotto al minino, l’analisi della Fondazione Di Vittorio ha puntato l’indice soprattutto sul part time e i lavori discontinui, che la metodologia Ocse include nella rilevazione sommandoli e riconducendoli “virtualmente” a prestazioni full time. Inoltre, scende la quota di dirigenti e di professioni tecniche: nell’ultimo ventennio, le alte qualifiche si sono ridotte di 7 punti percentuali, mentre sono aumentate di 2 punti percentuali le professioni di livello più basso.

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Scuola: Stipendi docenti italiani sotto di 9 mila euro rispetto alla media UE?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Anief chiede al Governo di intervenire già in questa stagione contrattuale. Negli ultimi mesi, il rinnovo del contratto e la parziale indennità di vacanza contrattuale hanno permesso un recupero che non va oltre il 5%, ben lontano dal +14% del costo della vita registrato nell’ultimo decennio. Il gap rispetto alla media europea è stato evidenziato dalla rivista Orizzonte Scuola, a seguito della pubblicazione dei dati Istat sulla contrazione dell’economia, che ha prodotto un arretramento dello 0,2% nel quarto trimestre 2018: a fine carriera il divario stipendiale diventa “notevole” con “i docenti della scuola primaria che percepiscono 9.539,98 euro in meno rispetto ai colleghi europei”. Eppure non sono troppo lontane nel tempo le promesse del vicepremier Luigi Di Maio, che a nome del Governo ha detto di volere aumentare gli stipendi degli insegnanti, per equipararli a quelli dei colleghi europei. Marcello Pacifico (Anief): dalle parole bisogna passare ai fatti, visto che l’incremento dei compensi dei nostri docenti rimane sotto l’inflazione di troppi punti, 8 dei quali accumulati tra il 2007 e il 2015, e rispetto a Germania, Austria e Olanda rimangono sostanzialmente dimezzati.

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Stipendi docenti, impiegati e infermieri sempre più giù

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Si chiama inflazione “fantasma”, fenomeno che ha abbattuto i salari dei dipendenti del pubblico impego, sempre più impoveriti per via del blocco del contratto e dell’aumento del costo della vita registrato nell’ultimo decennio. “Con 1.500 in busta paga si può vivere; ma è difficile costruirsi un futuro”, si legge nel Corriere della Sera, in una lucida analisi che mette in evidenza come la classe media si stia sempre più ‘sciogliendo’. Marcello Pacifico, presidente Anief, rinnova alla Ministra per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno la richiesta di recuperare il gap nel prossimo rinnovo contrattuale, come già esposto in Parlamento dal sindacato con gli emendamenti al decreto Concretezza.

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SCUOLA e P.A.: A 3,3 milioni di dipendenti stipendi incrementi tra 8 e 14 euro dal 1° aprile 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

La Legge di Stabilità sblocca l’indicizzazione del tasso di indennità di vacanza contrattuale rimasto fermo per dieci anni senza recuperare l’aumento del costo della vita registrata, ma ancorandosi a quella programmata. Salvato per il solo nuovo anno l’elemento perequativo mentre possono partire le trattative per l’utilizzo delle risorse stanziate per il rinnovo dei contratti. In attesa di un nuovo accordo, per tutti i lavoratori che operano per lo Stato, alla fine, per tutto il 2019, non si andrà oltre la previsione dell’indennità di vacanza contrattuale, pari allo 0,42 per cento dal 1° aprile al 30 giugno prossimi e allo 0,7 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019.Per Marcello Pacifico (Anief), quando si aprirà il tavolo per il rinnovo dei contratti, il Governo dovrà chiarire se ha l’intenzione di recuperare il gap perso rispetto all’aumento dell’IPCA registrato nell’ultimo decennio. L’incremento di 5 punti di stipendio col vecchio contratto rimane molto distante dai 14 punti di aumento dell’inflazione registrata tra il 2008 e il 2018: Anief ribadisce il consiglio ai dipendenti pubblici, a partire da docenti e Ata, di ricorrere in tribunale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-18, in modo da recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015.

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Stipendi: sono a Milano e nel Nord quelli più alti d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Milano. Sono in provincia di Milano gli stipendi più alti d’Italia. Mentre gli ultimi dati Istat ci dicono che tra luglio e settembre il nostro Paese ha perso 52 mila occupati rispetto al trimestre precedente, sono stati resi pubblici anche i dati dell’Osservatorio JobPricing sugli stipendi medi italiani.Se è vero che i salari italiani del settore privato sono ormai stagnanti da molti anni, infatti, va sottolineato che la differenza tra una regione e l’altra – e tra le stesse province – è spesso molto accentuata, con un divario significativo tra i territori più ‘fortunati’ e quelli invece in cui gli stipendi si attestano come i più bassi del Paese.«Di certo oltre allo stipendio ci sono tanti altri fattori da tenere in considerazione nel valutare un posto di lavoro» spiega Carola Adami, head hunter di Milano e CEO dell’agenzia di selezione del personale Adami & Associati (www.adamiassociati.com).«La sicurezza del posto di lavoro, le possibilità di carriera, i benefit, l’atmosfera di lavoro e le effettive attività quotidiane sono tutti elementi tenuti in alta considerazione dai candidati» precisa Adami, aggiungendo però che «il salario, come è giusto che sia, resta un aspetto centrale per le aziende alla ricerca di nuovi talenti e per i dipendenti desiderosi di trovare un nuovo posto di lavoro.E non sono pochi i professionisti che, alla ricerca di uno stipendio più alto, decidono di guardare verso province in cui i salari sono notoriamente più alti, seppur motivati in buona da un maggiore costo della vita».Ma quali sono, dunque, le province e le città dove gli stipendi sono più alti?A primeggiare è proprio Milano, la quale si conferma ancora una volta come la provincia italiana in cui si guadagna di più. Qui, infatti, la retribuzione annua lorda media è di poco superiore ai 34.000 euro.Alle spalle di Milano, staccata da più di 2.000 euro di differenza, si piazza una seconda provincia lombarda, ovvero Monza Brianza.A chiudere il podio ci pensa un’altra provincia del Nord, Bolzano, che in questa edizione ha guadagnato ben 4 posizioni.A livello regionale a farla da padrone è la Lombardia, con 31.700 di retribuzione lorda media, seguita dal Trentino Alto Adige e dall’Emilia Romagna, entrambi con una RAL di circa 30.500 euro.Ancora una volta quella che risulta è un Italia a due marce, con 8 regioni del Nord caratterizzate da stipendi proiettati verso l’alto (eccezion fatta per il Friuli Venezia Giulia) e 12 regioni del Sud che invece si collocano nella parte bassa della classifica.Pur tenendo conto dell’ovvia differenza del costo della vita, che giustifica in buona parte la differenza degli stipendi, non deve stupire il desiderio di molti lavoratori di spostarsi in aree più generose.Va peraltro detto che le differenze tra salari non risultano marcate solamente a livello territoriale, ma anche tra settori occupazionali differenti.Come ci ricorda l’head hunter di Milano Adami «chi lavora nei settori del banking, della moda e del farmaceutico guadagna tendenzialmente di più di un dipendente a pari livello di un altro settore. Si pensi ai soli dirigenti laddove negli istituti di credito, nelle assicurazioni e nella moda un dirigente può aspirare a una retribuzione annua media di circa 140.000 euro, nei settori alberghiero e siderurgico i dirigenti percepiscono poco più di 100.000 euro annui» conclude Adami.

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Scuola: Stipendi, per il governo già è tanto che non sono diminuiti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 novembre 2018

Sul rinnovo del contratto della scuola, come per quello degli altri dipendenti pubblici, la verità comincia a venire a galla: dopo aver parlato di adeguamento ai compensi europei, di valorizzazione dei nostri insegnanti, i soldi messi da parte nella legge di bilancio AC n. 1334, per assicurare il rinnovo del contratto, sono così pochi – soltanto 14 euro -, lo 0,7%, in attesa di prendere il doppio alla firma del contratto. Il Ministro dell’Istruzione dice che sono un punto di partenza, anche se a leggere il testo della manovra non sembrerebbe visto che si stanziano somme triennali. E comunque sia, per Marco Bussetti il governo va ringraziato per avere evitato che i compensi di tanti docenti e Ata si riducessero dal prossimo gennaio, per via della perequazione non coperta. Di aumenti veri, però, non se ne parla. Ecco perché Anief ha chiesto di riallineare gli stipendi attraverso l’integrale recupero del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat negli ultimi dieci anni, superiore al 12%. Con la copertura della spesa, assicurata dalle risorse stanziate dal Fondo per il reddito di cittadinanza.

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