Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘stipendi’

Scuola: Stipendi sotto la soglia di povertà

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

La differenza strutturale tra il compenso di un insegnante italiano e quello di un collega europeo sta nelle progressioni accreditate nel tempo: ai nostri docenti si applicano aumenti minimi, in media ogni quattro-cinque anni, mentre ai colleghi di oltre confine si danno incrementi più ravvicinati e sostanziosi. Il risultato di questo gap, riportato in modo fedele nell’annuale pubblicazione dell’OCSE, Regard de l’éducation, riferita al 2018, viene evidenziato per bene oggi della rivista Tuttoscuola: ai maestri della primaria, ad esempio, mancano 11 mila euro l’anno. Marcello Pacifico (Anief) insiste: servono subito almeno 200 euro al mese, quindi 2 miliardi e mezzo l’anno. Il Governo deve trovarli.
Quando si parla di stipendi annui lordi dei docenti europei, nella maggior parte dei casi in fase iniziale sono abbastanza ravvicinati: tranne “la Germania che assegna retribuzioni doppie di quelle italiane”, lo stipendio lordo iniziale annuo dei docenti italiani di scuola primaria (e di scuola dell’infanzia), è di circa tre mila euro al di sotto della media dei Paesi dell’UE (31.699) e di quasi 4 mila sotto la media dei Paesi aderenti all’OCSE”. La rivista rileva che la forbice sulla retribuzione, però, a fine carriera si triplica: prima di andare in pensione, la distanza “per i docenti italiani di primaria è di 11 mila euro inferiore alla media dei Paesi europei”.
Lo stesso vale per gli altri gradi scolastici. “Vi è analogia di posizioni e di rapporti anche per i professori della secondaria di I grado, che, rispetto alla media retributiva iniziale dei Paesi dell’UE, hanno stipendi annui lordi inferiore di circa 3mila euro. Gli stipendi di fine carriera dei professori di scuola secondaria di I grado dei Paesi UE superano di circa 10 mila euro annui quelli degli italiani”. È emblematico il caso dei docenti francesi delle scuole medie: “Nel confronto con i colleghi francesi i professori italiani la differenza nello stipendio iniziale vede i transalpini in vantaggio di poche centinaia” di euro, “ma a fine carriera i francesi superano di ottomila euro i docenti di casa nostra”. In questo caso il gap nel corso degli anni diventa abissale, perché si materializza in una condizione di partenza quasi analoga. Per Tutttoscuola, la conclusione è inevitabile: esiste un gap retributivo rispetto ai collegi europei così evidente che “soltanto una coraggiosa riforma potrà colmare. Intanto in Parlamento, su iniziativa del Movimento 5 Stelle, si discute di ridurre ulteriormente il rapporto alunni-docenti: si pensa di farlo lasciando invariata la retribuzione (il che comporterebbe un aumento di spesa per gli stipendi proporzionale alla riduzione del rapporto), oppure di aumentarla come “vorrebbe tanto” il ministro Bussetti, con conseguente esplosione del costo per stipendi?”

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scuola: Stipendi docenti, per Bussetti è doveroso aumentarli

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Sui compensi degli insegnanti sono tutti d’accordo: vanno assolutamente aumentati. È stato il leitmotive del M5S in campagna elettorale. Adesso lo dice il ministro dell’Istruzione: un aumento di stipendio? I docenti “lo meritano, è doveroso”, ha risposto Marco Bussetti nel corso di un’intervista rilasciata in queste ore ad un’emittente televisiva della provincia di Varese. La verità è che però i compensi del corpo insegnante italiano rimangono addirittura sotto l’inflazione. Per il presidente Anief, Marcello Pacifico, servono 2 miliardi e mezzo l’anno che vanno subito programmati nel DEF: in caso contrario, come purtroppo risulta, il Ministro farebbe bene a tacere. Non doveva certo dircelo il ministro dell’Istruzione che gli stipendi dei docenti e Ata della scuola italiana sono risibili: non sono nemmeno paragonabili a quelli dell’Europa, dove si percepisce in media tra i 30% e il 50% in più, e con meno di 29 mila euro lordi annuali sono i più bassi della pubblica amministrazione, dopo che hanno perso mille euro di potere d’acquisto solo negli ultimi sette anni, come conseguenza blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio. A poco è servito l’ultimo rinnovo di contratto, vista l’irrisorietà degli aumenti dello scorso aprile e la quota forfetaria di arretrati insignificante. Non cambiano poi la sostanza i 5 euro scarsi di aumento medio che arriverà con la busta paga del corrente mese di aprile.
L’Ufficio Studi Anief ha calcolato che per cominciare a parlare di stipendi equi ed in grado di fronteggiare il costo della vita servirebbero aumenti minimi di 200 euro al mese. Per raggiungere questo risultato, nei giorni scorsi – durante il Consiglio nazionale Anief, con una piattaforma realizzata nel decennale del sindacato – è stata proposta una soluzione senza oneri ulteriori per lo Stato: utilizzare, per il prossimo triennio, i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente. Così da incrementare quelle risorse aggiuntive a quelle emesse dal Governo con la recente Legge di Stabilità, per coprire la cosiddetta “perequazione”. La progressione economica riguarderebbe anche il personale precario e supplente breve, con una profonda modifica alle norme relative alla ricostruzione di carriera. “Alla soluzione trovata dall’Anief, però, va affiancata quella in pianta stabile del Governo. E può arrivare, considerando l’entità della somma, solo attraverso una legge di bilancio”, spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Anziché illudere il personale con promesse mirabolanti e di sicura presa mediatica – continua Pacifico – il Ministro dell’Istruzione farebbe molto meglio ad impegnarsi dentro al Consiglio dei Ministri per reperire le somme utili all’aumento dei salari di tutti i lavoratori della scuola, Ata compresi, a cui lo Stato continua ad assegnare somme più vicine allo soglia di povertà che ai compensi dei colleghi europei, dove si arriva a guadagnare anche il doppio e a lasciare il lavoro per la pensione anche con 27 anni di servizio e senza decurtazioni: considerando un incremento medio di 200 euro mensili, quindi 2.400 euro annui, da assegnare ad oltre un milione di lavoratori, precari compresi, occorrono almeno 2 miliardi e mezzo l’anno”, conclude il sindacalista autonomo.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: Stipendi, la politica inneggia agli aumenti ma da aprile solo 8 euro di aumento

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Monta la polemica per il costo eccessivo sulla flat tax, pari a 60 miliardi di euro, che la Lega vorrebbe estendere a tutte le famiglie italiane: l’ultima legge di bilancio ha infatti permesso ai titolari delle partite Iva fino a 65 mila euro di pagare un 15% forfettario di tasse e dal 2020 i professionisti con ricavi tra i 65 e i 100 mila euro potrebbero rientrare in una seconda aliquota pari al 20%, ma ora il vicepremier Matteo Salvini ha ventilato l’ipotesi di una flat tax allargata ai lavoratori dipendenti. Per Anief i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione. Marcello Pacifico (Anief): Basta promesse, servono aumenti veri.
In attesa di comprendere come reagirà il parterre politico di maggioranza parlamentare alla proposta del vicepremier Matteo Salvini, Anief sostiene che la flat tax per i lavoratori pubblici potrebbe finalmente muovere in modo sostanzioso i salari di oltre tre milioni di lavoratori, di cui un terzo appartenenti alla scuola. Tuttavia, anche alla luce delle perplessità espresse dal Movimento 5 Stelle, i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari degli statali di oltre il 5% visto che 8 punti percentuali sono stati accumulati tra il 2007 e il 2015.
L’unica buona notizia è che dal mese prossimo, proprio perché non è stato rinnovato il contratto, per tutti i dipendenti pubblici arriverà un piccolo aumento: come indicato dalla normativa vigente, scrive oggi Orizzonte Scuola, la legge di bilancio ha previsto che, qualora entro il mese di aprile dell’anno seguente alla scadenza del CCNL non si sia ancora provveduto al rinnovo, è riconosciuto un anticipo dei benefici che saranno ottenuti con la stipula del Contratto medesimo, ai sensi dell’articolo 47-bis del D.lgs. 165/01. Si tratta della cosiddetta indennità di vacanza contrattuale (IVC) pari allo 0,42 per cento dal 1° aprile 2019 al 30 giugno 2019 e dello 0,7 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019.
Solo che l’indennità di vacanza contrattuale sarà calcolata non sull’intera retribuzione ma sulle sole voci stipendiali, quantificate in media per il settore statale in 25.184 euro l’anno: applicandola, si arriva ad un aumento di 8 euro a partire dal 1° aprile 2019, che può arrivare a 13–14 da luglio 2019 (sempre che nel frattempo non si giunga alla firma di un nuovo contratto): tale possibilità, tuttavia, è oggi da scartare al 100 per cento, considerando che l’impegno finanziario necessario, nell’ordine dei miliardi di euro, deve passare necessariamente per una nuova manovra economica; quindi se ne riparlerebbe non prima del gennaio 2020.
Anief ricorda che in Germania un maestro della primaria tedesco appena assunto percepisce 46.984 euro di media, fino a superare i 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera; alle superiori, infine, si vede assegnare 53 mila euro come primo stipendio da neo-assunto (20 mila più dei nostri) e 76.770 euro come stipendio massimo: quasi il doppio rispetto ad un docente delle superiori non va oltre ai 39 mila euro annui. Realtà economiche non molti differenti vivono gli insegnanti di Austria, Olanda, Norvegia. Per non parlare del Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia Europea, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola– Stipendi: in Italia persi mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Negli anni trenta, un maestro guadagnava il triplo di un operaio, la metà di un senatore. Oggi, lo stipendio base di un professore è più basso di un dipendente del settore privato, dieci volte inferiore a quello di un deputato. Ecco le ragioni della perdita di un prestigio sociale che deve essere recuperato. Pacifico: Il Governo provveda subito stanziando gli 8 miliardi di risparmi di spesa realizzati sulla scuola per il rinnovo del contratto, come prevede la legge, così da cominciare a invertire la rotta. I numeri, desolanti, sono stati pubblicati in queste ore con il rapporto della Fondazione Di Vittorio, think tank, che ha messo a confronto le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti italiani con quelle del passato, paragonandole agli altri grandi Paesi europei: è tutto dire che in Germania, nello stesso periodo, la media d’incremento è positiva, pari a 3.825 euro. Marcello Pacifico (Anief): Oltre tre milioni di dipendenti pubblici non possono attendere un altro anno per vedere in busta paga un aumento degno di questo nome. Se, davvero, vuole essere quello attuale il Governo del Cambiamento, il Ministro Bongiorno convochi il tavolo per segnale l’accordo quadro, certificare la nuova rappresentatività, e stanzi il 30% dei risparmi di spesa sulla scuola previsto dalla legge 133/08 (circa 8 miliardi) per rinnovare il contratto a un milione di insegnanti. Noi come Anief siamo pronti a firmare a queste condizioni subito. Mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni: è la perdita degli stipendi dei lavoratori italiani per effetto del blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio per più di 3 milioni di dipendenti pubblici, cifra che fa ancora più rabbia quando si scopre che nello stesso periodo in Germania e Francia gli stipendi medi già più alti sono invece ulteriormente saliti. E a nulla giova fare paragoni con il passato quanto al tempo del ventennio un maestro guadagnava dalle 9 alle 14 mila lire, rispetto alle 4 mila di un operaio e alle 24 mila di un senatore. Oggi un insegnante neo-assunto nella scuola media prende 1.250 euro a fronte di un salario di 1.650 di un operaio specializzato e di uno stipendio onnicomprensivo di indennità e rimborsi dieci volte tanto di un onorevole. Per questo, i docenti italiani ritengono di aver perso prestigio sociale dal dopoguerra ad oggi. Entrando nel dettaglio, scrive La Repubblica sul rapporto nazionale, nella nostra Penisola dal 2001 al 2017 c’è stata una sostanziale “stazionarietà” dei salari, mentre dal 2010 al 2017 si è verificata una perdita di 1.059 euro, circa il 3,5 per cento. Basta dire che se nel 2010 la retribuzione media in Italia era di 30.272 euro nel 2017 è scesa a quota 29.214. Così, possiamo comprare 1.000 euro di beni e servizi in meno.In Germania e in Francia le cose sono andate ben diversamene. Il lavoratore dipendente tedesco nel 2010 godeva già in media di una retribuzione lorda più alta di quello italiano, collocandosi a quota 35.621 e nel 2017 è salito di ben 3.825 euro quota 39.446 euro. Anche il lavoratore francese nel 2010 guadagnava di più del nostro – era a quota 35.724 – e nel 2017 porta a casa il 5,3 per cento in più collocandosi a 37.622 euro.Ma perché questo gap? A parte la presenza dei cosiddetti contratti “pirata” che tengono i salari sotto al minino, l’analisi della Fondazione Di Vittorio ha puntato l’indice soprattutto sul part time e i lavori discontinui, che la metodologia Ocse include nella rilevazione sommandoli e riconducendoli “virtualmente” a prestazioni full time. Inoltre, scende la quota di dirigenti e di professioni tecniche: nell’ultimo ventennio, le alte qualifiche si sono ridotte di 7 punti percentuali, mentre sono aumentate di 2 punti percentuali le professioni di livello più basso.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: Stipendi docenti italiani sotto di 9 mila euro rispetto alla media UE?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Anief chiede al Governo di intervenire già in questa stagione contrattuale. Negli ultimi mesi, il rinnovo del contratto e la parziale indennità di vacanza contrattuale hanno permesso un recupero che non va oltre il 5%, ben lontano dal +14% del costo della vita registrato nell’ultimo decennio. Il gap rispetto alla media europea è stato evidenziato dalla rivista Orizzonte Scuola, a seguito della pubblicazione dei dati Istat sulla contrazione dell’economia, che ha prodotto un arretramento dello 0,2% nel quarto trimestre 2018: a fine carriera il divario stipendiale diventa “notevole” con “i docenti della scuola primaria che percepiscono 9.539,98 euro in meno rispetto ai colleghi europei”. Eppure non sono troppo lontane nel tempo le promesse del vicepremier Luigi Di Maio, che a nome del Governo ha detto di volere aumentare gli stipendi degli insegnanti, per equipararli a quelli dei colleghi europei. Marcello Pacifico (Anief): dalle parole bisogna passare ai fatti, visto che l’incremento dei compensi dei nostri docenti rimane sotto l’inflazione di troppi punti, 8 dei quali accumulati tra il 2007 e il 2015, e rispetto a Germania, Austria e Olanda rimangono sostanzialmente dimezzati.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Stipendi docenti, impiegati e infermieri sempre più giù

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Si chiama inflazione “fantasma”, fenomeno che ha abbattuto i salari dei dipendenti del pubblico impego, sempre più impoveriti per via del blocco del contratto e dell’aumento del costo della vita registrato nell’ultimo decennio. “Con 1.500 in busta paga si può vivere; ma è difficile costruirsi un futuro”, si legge nel Corriere della Sera, in una lucida analisi che mette in evidenza come la classe media si stia sempre più ‘sciogliendo’. Marcello Pacifico, presidente Anief, rinnova alla Ministra per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno la richiesta di recuperare il gap nel prossimo rinnovo contrattuale, come già esposto in Parlamento dal sindacato con gli emendamenti al decreto Concretezza.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

SCUOLA e P.A.: A 3,3 milioni di dipendenti stipendi incrementi tra 8 e 14 euro dal 1° aprile 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

La Legge di Stabilità sblocca l’indicizzazione del tasso di indennità di vacanza contrattuale rimasto fermo per dieci anni senza recuperare l’aumento del costo della vita registrata, ma ancorandosi a quella programmata. Salvato per il solo nuovo anno l’elemento perequativo mentre possono partire le trattative per l’utilizzo delle risorse stanziate per il rinnovo dei contratti. In attesa di un nuovo accordo, per tutti i lavoratori che operano per lo Stato, alla fine, per tutto il 2019, non si andrà oltre la previsione dell’indennità di vacanza contrattuale, pari allo 0,42 per cento dal 1° aprile al 30 giugno prossimi e allo 0,7 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019.Per Marcello Pacifico (Anief), quando si aprirà il tavolo per il rinnovo dei contratti, il Governo dovrà chiarire se ha l’intenzione di recuperare il gap perso rispetto all’aumento dell’IPCA registrato nell’ultimo decennio. L’incremento di 5 punti di stipendio col vecchio contratto rimane molto distante dai 14 punti di aumento dell’inflazione registrata tra il 2008 e il 2018: Anief ribadisce il consiglio ai dipendenti pubblici, a partire da docenti e Ata, di ricorrere in tribunale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-18, in modo da recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Stipendi: sono a Milano e nel Nord quelli più alti d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Milano. Sono in provincia di Milano gli stipendi più alti d’Italia. Mentre gli ultimi dati Istat ci dicono che tra luglio e settembre il nostro Paese ha perso 52 mila occupati rispetto al trimestre precedente, sono stati resi pubblici anche i dati dell’Osservatorio JobPricing sugli stipendi medi italiani.Se è vero che i salari italiani del settore privato sono ormai stagnanti da molti anni, infatti, va sottolineato che la differenza tra una regione e l’altra – e tra le stesse province – è spesso molto accentuata, con un divario significativo tra i territori più ‘fortunati’ e quelli invece in cui gli stipendi si attestano come i più bassi del Paese.«Di certo oltre allo stipendio ci sono tanti altri fattori da tenere in considerazione nel valutare un posto di lavoro» spiega Carola Adami, head hunter di Milano e CEO dell’agenzia di selezione del personale Adami & Associati (www.adamiassociati.com).«La sicurezza del posto di lavoro, le possibilità di carriera, i benefit, l’atmosfera di lavoro e le effettive attività quotidiane sono tutti elementi tenuti in alta considerazione dai candidati» precisa Adami, aggiungendo però che «il salario, come è giusto che sia, resta un aspetto centrale per le aziende alla ricerca di nuovi talenti e per i dipendenti desiderosi di trovare un nuovo posto di lavoro.E non sono pochi i professionisti che, alla ricerca di uno stipendio più alto, decidono di guardare verso province in cui i salari sono notoriamente più alti, seppur motivati in buona da un maggiore costo della vita».Ma quali sono, dunque, le province e le città dove gli stipendi sono più alti?A primeggiare è proprio Milano, la quale si conferma ancora una volta come la provincia italiana in cui si guadagna di più. Qui, infatti, la retribuzione annua lorda media è di poco superiore ai 34.000 euro.Alle spalle di Milano, staccata da più di 2.000 euro di differenza, si piazza una seconda provincia lombarda, ovvero Monza Brianza.A chiudere il podio ci pensa un’altra provincia del Nord, Bolzano, che in questa edizione ha guadagnato ben 4 posizioni.A livello regionale a farla da padrone è la Lombardia, con 31.700 di retribuzione lorda media, seguita dal Trentino Alto Adige e dall’Emilia Romagna, entrambi con una RAL di circa 30.500 euro.Ancora una volta quella che risulta è un Italia a due marce, con 8 regioni del Nord caratterizzate da stipendi proiettati verso l’alto (eccezion fatta per il Friuli Venezia Giulia) e 12 regioni del Sud che invece si collocano nella parte bassa della classifica.Pur tenendo conto dell’ovvia differenza del costo della vita, che giustifica in buona parte la differenza degli stipendi, non deve stupire il desiderio di molti lavoratori di spostarsi in aree più generose.Va peraltro detto che le differenze tra salari non risultano marcate solamente a livello territoriale, ma anche tra settori occupazionali differenti.Come ci ricorda l’head hunter di Milano Adami «chi lavora nei settori del banking, della moda e del farmaceutico guadagna tendenzialmente di più di un dipendente a pari livello di un altro settore. Si pensi ai soli dirigenti laddove negli istituti di credito, nelle assicurazioni e nella moda un dirigente può aspirare a una retribuzione annua media di circa 140.000 euro, nei settori alberghiero e siderurgico i dirigenti percepiscono poco più di 100.000 euro annui» conclude Adami.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: Stipendi, per il governo già è tanto che non sono diminuiti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 novembre 2018

Sul rinnovo del contratto della scuola, come per quello degli altri dipendenti pubblici, la verità comincia a venire a galla: dopo aver parlato di adeguamento ai compensi europei, di valorizzazione dei nostri insegnanti, i soldi messi da parte nella legge di bilancio AC n. 1334, per assicurare il rinnovo del contratto, sono così pochi – soltanto 14 euro -, lo 0,7%, in attesa di prendere il doppio alla firma del contratto. Il Ministro dell’Istruzione dice che sono un punto di partenza, anche se a leggere il testo della manovra non sembrerebbe visto che si stanziano somme triennali. E comunque sia, per Marco Bussetti il governo va ringraziato per avere evitato che i compensi di tanti docenti e Ata si riducessero dal prossimo gennaio, per via della perequazione non coperta. Di aumenti veri, però, non se ne parla. Ecco perché Anief ha chiesto di riallineare gli stipendi attraverso l’integrale recupero del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat negli ultimi dieci anni, superiore al 12%. Con la copertura della spesa, assicurata dalle risorse stanziate dal Fondo per il reddito di cittadinanza.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I tagli degli stipendi dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle andranno per i cittadini colpiti dal maltempo!

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

“Ciao a tutti, oggi ho da fare un importante annuncio di cui sono molto orgoglioso. Di cui tutti noi del MoVimento 5 Stelle dobbiamo essere molto orgogliosi. Come sapete i parlamentari del MoVimento 5 Stelle si tagliano lo stipendio. Siamo gli unici a farlo e lo abbiamo sempre fatto. La scorsa legislatura abbiamo restituito oltre 23 milioni di euro al fondo del microcredito.Quest’anno solo con la prima restituzione per i mesi che vanno da marzo a luglio abbiamo versato circa 2 milioni e mezzo di euro sempre al fondo del microcredito. Da oggi tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle, me compreso, iniziamo la seconda restituzione per i mesi che vanno da luglio a settembre. Questa volta abbiamo deciso di cambiare la destinazione di questi soldi. Non andranno al microcredito, ma li verseremo in un fondo della Protezione Civile a favore delle popolazioni colpite dalle alluvioni in queste ultime settimane. Ben 11 regioni hanno chiesto lo stato di calamità, praticamente mezza Italia, e questo governo glielo riconoscerà. Ma è giusto secondo me che anche il MoVimento faccia la sua parte.Lo stipendio dei parlamentari è un privilegio. Secondo noi i parlamentari guadagnano troppo e presto dovremo mettere mano agli stipendi di tutti i parlamentari utilizzando l’ufficio di Presidenza della Camera e del Senato. Noi ce lo tagliamo, come abbiamo stabilito, e l’eccedenza la diamo agli alluvionati. Un piccolo gesto, ma molto concreto. Parliamo di circa 2 milioni di euro da parte dei 300 parlamentari del MoVimento 5 Stelle derivanti dal taglio dello stipendio da “onorevole”. Sono molto orgoglioso di questa iniziativa come vi ho detto perché dimostra che i soldi per aiutare le persone, se tagliamo sprechi e privilegi ci sono sempre. Sono orgoglioso, ma non sono geloso. Invito tutti i parlamentari della Repubblica a fare altrettanto. A rubare questa iniziativa del MoVimento 5 Stelle. E’ molto semplice: tagliatevi lo stipendio da onorevoli e versate almeno 2.000 euro per ogni mese da cui è iniziata la legislatura a questo conto della Protezione Civile intestato alla:
Presidenza del Consiglio dei Ministri IBAN: IT49J0100003245350200022330 Causale: donazione a favore popolazioni colpite da eventi alluvionali ottobre novembre 2018 Spero che aderiscano tantissimi parlamentari! Perché c’è davvero bisogno di concretezza e solidarietà! Soprattutto da parte di una politica che per troppo tempo è stata solo sprechi e privilegi. Sono stato in Sicilia, Veneto e Trentino Alto Adige per essere presente anche come Ministro e ascoltare i cittadini. Ho incontrato in particolare gli imprenditori perché sono stati fortemente danneggiati e hanno bisogno di tutto il supporto dello Stato per rialzare la testa e andare avanti. Ce la mettiamo tutta per esservi vicino in questi momenti di difficoltà. Possono accusarci di tutto, ma non potranno mai dirci di essere distanti dalle persone.” E’ quanto dichiara Luigi Di Maio.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: Stipendi, docenti e Ata pagano più di tutti il blocco pluriennale della PA

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Per il personale della scuola gli ultimi dati forniti dall’Aran sugli stipendi dei dipendenti pubblici sono a dir poco sconfortanti: da un confronto tra i vari comparti della PA, infatti, agli insegnanti e al personale Ata vengono assegnati non solo i compensi più bassi del comparto statale, ma addirittura mediamente più piccoli rispetto a qualche anno prima.
Lo studio Aran è andato ad analizzare il quindicennio che va dal 2001 al 2016: nella scuola, si è partiti da 22.185 euro di media all’anno (stipendio, retribuzione di anzianità, 13esima, indennità integrativa speciale), più 2.123 di trattamenti accessori (indennità fisse, i compensi per lavoro straordinario, i premi di produttività, le indennità di turno, disagio ed altre competenze accessorie), per un totale di 24.308 euro lordi annui: tre lustri dopo si è arrivati ad appena 28.403 complessivi, dopo che nel triennio 2009-2011 si erano superati i 30 mila euro.Ma solo la scuola ha ricevuto questo trattamento a perdere: tutti gli altri settori del pubblico impiego hanno fatto registrare compensi annuali in crescita. Gli stessi Ministeri sono passati dai 23.580 del 2001 ai 30.695 euro del 2016, frutto di un progressivo crescere. Per non parlare delle forze di polizia (da 27.400 a 40.058 euro) oppure delle forze armate (passate da 29.396 a 41.050 euro). Con la magistratura che ha fatto registrare impennate record, visto che gli stipendi dei giudici sono schizzati dai già considerevoli 91.630 euro medi l’anno ai 138.268 euro del 2016.Questo significa che il contratto collettivo nazionale di docenti e Ata, peraltro già prossimo alla scadenza, durante il decennio di blocco contrattuale non ha garantito nemmeno la copertura dell’inflazione, cresciuta nell’ultimo decennio di quasi venti punti percentuali. E ora nella nuova legge di stabilità si coprirebbe soltanto l’Indennità di vacanza contrattuale, peraltro non aggiornata dal 2008: ai dipendenti pubblici con un reddito di 30 mila euro arriveranno 136,5 euro di aumenti annui, a seguito della media dell’incremento degli stipendi dello 0.6%.In pratica, verranno corrisposti circa dieci euro al mese, ovvero il doppio dei livelli dell’Iva bloccata negli ultimi dieci anni. A queste risorse si aggiungono i 20 euro della perequazione, che se non stanziati avrebbero portato la riduzione degli stipendi. Il resto rientra nelle promesse, l’ultima della quali arriva dal vicepremier Luigi Di Maio che nei prossimi due mesi vorrebbe tagliare gli sgravi fiscali ai petrolieri per incentivare i fondi della scuola e gli stipendi degli insegnanti. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “occorrono più soldi decisamente, ma il Governo deve trovarli ora, altrimenti avrà prodotto solo la solita propaganda. Quanto previsto dalla manovra, infatti, non include i fondi per gli aggiornamenti da settembre 2015, data dello sblocco del contratto: ragione per cui permane la nostra vertenza giudiziaria per il recupero dei crediti. Chi non ricorre al giudice, infatti, rischia di subire quello che ha appena registrato l’Aran per il periodo 2001-2016, con i compensi annui addirittura in discesa”. Il giovane sindacato, pertanto, ribadisce la volontà di presentare ricorso per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, in modo da far recuperare a docenti e Ata almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Oltre che rivendicare migliaia di euro per i mancati arretrati, vista l’irrisorietà di quelli corrisposti la scorsa primavera.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Stipendi docenti, tutti d’accordo: allinearli all’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Il problema è che nemmeno il “governo del cambiamento” riesce ad andare oltre ai buoni intenti. Perché, nel Documento di economia e finanza della manovra di bilancio, è previsto che al limite saranno garantiti 20 euro per la perequazione senza risorse aggiuntive per coprire l’Indennità di vacanza contrattuale. Altro che media UE. I nostri insegnanti prendono quasi la metà, a inizio e a fine carriera, di quelli di Austria, Germania, Olanda, Norvegia. Nel Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia Europea, un docente percepisce quasi cinque volte di più. Ecco perché Anief continua la sua battaglia legale per adeguare gli stipendi al 50% dell’inflazione programmata. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Domani la legge di bilancio verrà approvata dal Consiglio dei ministri, ma poi, ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio, ci saranno almeno tre letture in Parlamento, tra Camera e Senato per modificarla e aggiungere nuove cose. Tra queste, non può essere omesso l’incremento degli stipendi dei nostri insegnanti e del personale Ata, relegati sotto l’inflazione di troppi punti.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rapporto Eurydice stipendi docenti UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Gli insegnanti italiani guadagnano meno di tutti dopo i Paesi dell’Est: a fine carriera in Olanda, Austria e Germania prendono circa il doppio dei nostri. Gli stipendi degli insegnanti italiani sono i più bassi d’Europa dopo i Paesi dell’Est: lo rileva il rapporto “Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe 2016/17”, realizzato dalla rete Eurydice sugli stipendi di docenti e dirigenti in Europa e andato in pubblicazione in queste ore. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) senza adeguati finanziamenti nella legge di stabilità non potrà essere recuperato neanche il 50% dell’inflazione, altro che allineare gli stipendi dei docenti italiani alle medie UE.Attraverso un’analisi comparativa abbinata a schede descrittive nazionali che illustrano i dati raccolti congiuntamente dalle reti Eurydice e OCSE/NESLI, il rapporto offre una panoramica comparativa sugli stipendi tabellari e le indennità nelle scuole pubbliche pre-primarie, primarie e secondarie di 41 sistemi educativi e compara le differenti condizioni e progressioni salariali: gli stipendi al netto dell’inflazione degli insegnanti all’inizio della loro carriera sono oggi inferiori in nove Paesi europei rispetto al 2009/10, anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria. Tra questi Paesi figura anche l’Italia, visto che il misero incremento del 3,48% del 2018 è ora anche minacciato dalla mancata copertura nella prossima legge di stabilità e dalla riduzione nel prossimo biennio dello 0,4% indicata nel Def.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Scuola: Stipendi, da gennaio in calo per 600 mila docenti e Ata

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Ai dati sconfortanti pubblicati nelle ultime ore dall’Ocse, con i compensi del personale scolastico diminuiti costantemente tra il 2010 e il 2016, si aggiungono le ombre sul sistema di perequazione garantito solo fino al 31 dicembre 2019: ad oggi il Governo non ha infatti ancora trovato le risorse. E crescono i dubbi pure sul mantenimento degli 80 euro netti del Governo Renzi, rivolti alle fasce stipendiali annue fino a circa 26mila euro che con la Legge di Bilancio potrebbero avere altre destinazioni. Una beffa che si aggiunge a quella della mancata validità per il TFS/TFR dei già ridicoli incrementi ottenuti con l’ultimo contratto, pari al 3,48% con l’inflazione salita però nel frattempo di oltre l’8%.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

A picco gli stipendi di chi opera nella scuola: in un anno persi quasi mille euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Dallo studio annuale della Ragioneria generale dello Stato, reso pubblico in queste ore, emerge che 28.403 euro annui, percepiti da chi ha operato nella scuola nel 2016, rappresentano di gran lunga il compenso annuo più basso del pubblico impiego. “Seguono quelli degli enti locali (29.081) e dei ministeri (30.695). Ben altre cifre per magistrati (138.268), prefetti (93.026) e diplomatici (92.819)”. L’aspetto più inquietante per i docenti e Ata è che nel 2015 i compensi annuali medi si attestavano a 29.307 euro, in risalita rispetto all’anno precedente (29.130). Poi il crollo, di quasi mille euro a testa. La scuola, quindi, arretra a livello di trattamento economico. E non si dica che il rinnovo di contratto ha cambiato le cose. Perché davvero a poco sono serviti i mini-aumenti accreditati a giugno 2018 e gli arretrati ancora più ridicoli percepiti il mese prima, frutto di un accordo finale sottoscritto solo dai sindacati Confederali il 20 aprile scorso, che ha portato incrementi retributivi lordi pari allo 0,36% per il 2016, all’1,09% per il 2017 e al 3,44% a regime: peccato che nello stesso periodo di blocco, l’inflazione sia cresciuta di oltre il 15%. Ed in ogni caso, le distanze rispetto al resto dalla PA rimangono immutate. Ecco perché diventa importante giocarsi bene la partita del prossimo rinnovo contrattuale, visto che l’attuale Ccnl con il prossimo 31 dicembre sarà già scaduto.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In Italia gli stipendi dei nostri docenti risultano davvero scarsi, rispetto alle medie UE, pure a fronte di un impegno di lavoro addirittura superiore: sia nella scuola primaria (22 ore settimanali contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3). Così, alla beffa degli stipendi sovrastati dall’inflazione, per la mancata applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale, e non certo adeguati dagli 85 euro medi di aumenti, peraltro in parte a rischio per il personale con compensi più bassi perché non è scontato che il governo approvi l’intesa contrattuale sulla perequazione stipendiale della scuola, si deve ora aggiungere quella del confronto con gli altri Paesi europei.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Anche quest’anno, è Milano la regina degli stipendi in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Lo confermano i risultati dell’ultima edizione della Salary Guide, l’indagine annuale sull’andamento del mercato del lavoro in Italia condotta da Hays – uno dei leader mondiali nel recruitment specializzato – coinvolgendo un campione di oltre 170 aziende e più di 860 professionisti. La ricerca ha preso in esame le retribuzioni annuali medie lorde delle figure professionali di 8 settori aziendali – Banking, Insurance, Engineering, Finance, Information Technology, Life Sciences, Sales&Marketing e Oil&Gas – focalizzandosi su ruolo professionale, esperienza accumulata (dai 2 ai 5 anni, dai 5 ai 10 anni e più di 10 anni) e città in cui viene svolta l’attività lavorativa (Milano, Roma, Torino e Bologna).Tra i settori più remunerativi nella città della Madonnina troviamo il comparto Life Sciences con retribuzioni fino a 150.000 euro annui per un Medical Director con almeno 10 anni di esperienza. La busta paga scende a 120.000 euro se lo stesso professionista vive a Bologna o a Torino. Ottime anche le retribuzioni del settore Finance con buste paga fino a 130.000 euro annui per un Partner in ambito di consulenza fiscale a Milano. Lo stesso manager nella capitale non guadagna più di 100.000 euro che scendono a 90.000 se ci si sposta a Bologna e Torino. Al terzo posto della classifica troviamo il CFO in ambito GDO/Retail che ne guadagna circa 120.000, contro i 110.000 di Roma, i 90.000 di Bologna e gli 80.000 di Torino.Buste paga intorno ai 90.000 euro per un Marketing & Communication Director in ambito Retail sia a Milano sia a Roma, che diventano 83.000 a Torino e 80.000 a Bologna. Cresce il divario tra Milano e Roma nel comparto Alimentare: nel capoluogo meneghino, un Direttore Acquisti può contare su un salario medio annuo di 80.000 euro, mentre a Roma la busta paga dello stesso professionista non supera i 60.000 euro. Lo stesso vale per il Direttore R&D che guadagna 80.000 euro a Milano contro i 65.000 euro di Roma.
“Anche quest’anno Milano fa registrare le migliori performance dal punto di vista lavorativo, vantando le retribuzioni più alte del Paese e il maggior numero di opportunità professionali – ha commentato Alessandro Bossi, Director Hays -. Le retribuzioni dei professionisti milanesi si dimostrano in linea con il più elevato costo della vita nel capoluogo lombardo anche se vi sono ormai diversi settori in cui i professionisti della capitale possono vantare le medesime retribuzioni dei colleghi milanesi”.In alcuni casi il capoluogo lombardo cede il suo primato: un Marketing Director in ambito FMCG (Fast Moving Consumer Goods), ad esempio, ha una retribuzione media annua di 85.000 euro a Roma, mentre a Milano si ferma a 80.000. Un Direttore Operation in ambito Tessile/Abbigliamento guadagna ben 85.000 euro a Bologna e solo 70.000 a Milano. Infine, un Responsabile Produzione in ambito Automotive ha una busta paga di 65.000 euro a Torino e solo 60.000 a Milano.Tutti i dati e le tabelle retributive della nuova edizione dell’indagine sono disponibili al link: Hays Salary Guide 2018.

Posted in Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: dopo gli stipendi in ritardo anche il rinvio della Naspi, basta sfruttamento dei precari

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Da diverse città come Palermo, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Roma, Foggia, Catania i lavoratori precari della scuola segnalano difficoltà nel vedersi riconosciuto il sussidio di disoccupazione (Naspi) nei tempi e nei modi previsti dalla normativa vigente. Quest’anno le domande di disoccupazione sono addirittura respinte dalle sedi INPS che in alcuni casi denunciano la mancanza dei contributi versati già dal mese di settembre 2017, cosa che impedisce l’erogazione del sussidio di disoccupazione, mentre in altri casi si conferma una mancanza di contributi versati dal mese di gennaio 2018, cosa che potrebbe incidere su una forte riduzione delle somme erogate.Alcuni uffici che stanno incontrando i coordinamenti precari giustamente in mobilitazione, come avvenuto di recente a Bologna, stanno cercando di trovare delle soluzioni provvisorie per gestire le domande Naspi. USB Scuola pensa che le promesse di riesame della domanda Naspi rinviate a quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze disporrà per il meglio le somme spettanti contribuendo anche a una comunicazione tempestiva agli uffici INPS non possano bastare ai docenti precari:dopo mesi di stipendi ricevuti con innumerevoli ritardi;
dopo la vessazione della propaganda politica che promette e non mantiene provvedimenti tampone, mentre l’unica soluzione possibile rimane la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, unica misura che può consentire una reale assunzione di tutto il precariato attualmente esistente e una reale continuità didattica per gli studenti italiani;
dopo l’umiliazione del tentativo becero di creare divisioni e guerre tra poveri con una costante svilimento della categoria spinta attraverso la falsa retorica del merito a cercare il nemico internamente per la sopravvivenza precaria;
dopo il rinvio del concorso a cattedra e l’ulteriore dilatazione dei tempi di assunzione, mentre i 3 anni di servizio dovrebbero garantire a tutti i lavoratori precari il diritto all’assunzione.Vedersi negare anche il diritto alla disoccupazione estiva è davvero troppo. Reiterando nuovamente al ministro Bussetti la richiesta di un incontro, ribadiamo che porteremo in quell’occasione le istanze dei lavoratori precari doppiamente sfruttati e stanchi della burocrazia, dei meccanismi di controllo ridicoli e malfunzionanti visto che la digitalizzazione informatica non solo sta aggravando i problemi della pubblica amministrazione, ma viene usata anche come pretesto per negare diritti o erogarli con il contagocce nei tempi ricattatori utili solo al MEF che per questi ritardi non paga mai né interessi né alcun tipo di penale ai lavoratori. Non è possibile andare avanti così, sosterremo pertanto in piazza tutti i lavoratori che vorranno manifestare la propria rabbia per il trattamento indecoroso ricevuto anche alla fine di questo anno scolastico.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: Stipendi, aumenti veri solo a parole: Anief detta le condizioni minime per il rinnovo del 2019

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Il sindacato si dice sin d’ora pronto a sedersi al tavolo delle trattative per rivedere il contratto già nel prossimo anno, grazie alla rappresentanza sindacale raggiunta a seguito del rinnovo delle Rsu d’istituto. Ciò, a condizione che, oltre a salvaguardare gli aumenti già corrisposti, si sblocchi l’indennità di vacanza contrattuale e si ancorino una volta per tutte gli stipendi all’inflazione, tenendo conto dell’indice previsionale legato al tasso Ipca – ovvero l’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato su base europea – pari all’1,4 per cento.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sarà doveroso partecipare alla trattativa con l’Aran anche per andare a rivedere le parti normative del contratto palesemente lacunose, come ad esempio sul ‘potenziamento’ degli istituti scolastici, oltre che su diverse altre materie, su cui è intervenuto recentemente il legislatore proprio per decidere ambiti e confini di intervento. Il nostro sindacato, intende poi dire la sua sul contratto sulla mobilità, che risulta particolarmente importante vista la validità triennale che si andrà a costituire con il prossimo rinnovo: siamo pronti, su questo argomento, a riscrivere un nuovo testo che finalmente si collochi dalla parte di tutti i lavoratori, andando a cancellare le attuali discriminazioni.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: nel 2020 gli stipendi dei dirigenti scolastici di alcune regioni diventeranno più bassi degli attuali

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

A regime, tra un paio d’anni, nonostante gli aumenti contrattuali sulla retribuzione fissa, in alcune regioni i capi d’istituto si ritroveranno con dei compensi complessivi più bassi rispetto all’inizio della vigenza contrattuale. I più penalizzati saranno quelli dell’Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, dove l’arrivo di nuovi dirigenti scolastici porterà una consistente riduzione delle somme da assegnare individualmente: per le voci legate alla retribuzione variabile ed accessoria, si prevedono perdite superiori ai 10mila euro a preside. Non è da meno la retribuzione di risultato: questa “voce” non rientra nello stipendio mensile, viene pagata in un’unica soluzione annuale, per cui i dirigenti scolastici rischiano di non accorgersi nemmeno dei pesanti tagli già fatti e di quelli in arrivo. Sempre in Emilia Romagna, già nel 2016/2017 il budget e la media pro capite sono diminuiti drasticamente (dai 4mila ai 7mila euro, a seconda della fascia di appartenenza) e a regime diminuiranno ancora. In entrambi i casi, gli aumenti contrattuali non ce la faranno a compensare le perdite.Marcello Pacifico (presidente Udir): La perdita sulla retribuzione variabile ed accessoria porta ad un risultato veramente assurdo; la colpa non è di certo dei dirigenti scolastici, ma va ricondotta sia alla superficialità di certi sindacati sia alle regioni che hanno realizzato piani di dimensionamento. A completare il quadro ultra negativo c’è anche il fatto che l’amministrazione centrale continua a bandire concorsi con una cadenza lunghissima. Il problema è iniziato nel 2010: ne sanno qualcosa i colleghi della Campania. E ora è esploso in altre regioni. Da questo ‘gioco’ delle tre carte, i dirigenti scolastici si ritroveranno una diminuzione dello stipendio complessivo, sempre considerando che si attuerà in modo differenziato a seconda delle fasce di collocazione.

Posted in scuola/school, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Stipendi manager: aumenti spropositati

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

“I presidenti delle società partecipate hanno approfittato della mancata riproposizione della raccomandazione del Ministero del Tesoro per ignorare le precedenti indicazioni ed aumentarsi il compenso in modo irragionevole e smisurato. Ho presentato questa mattina un’apposita interrogazione in Senato chiedendo chiarezza in merito al Ministro dell’Economia” dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso.
“Il comportamento posto in essere dai vertici delle principali società partecipate è inaccettabile. È necessario riproporre indicazioni precise e vincolanti sui tetti retributivi dei vertici delle società partecipate.La Presidente di Enel Patrizia Grieco percepirà uno stipendio pari a 450 mila euro a cui andranno a sommarsi 200 mila euro di emolumenti per il CdA della controllata Endesa. Un aumento del 173% rispetto alle precedenti indicazioni sul tetto da rispettare. Analoga situazione per il presidente dell’Eni, Emma Marcegaglia, che vedrà il suo stipendio aumentare di oltre il 110%, così come De Gennaro, presidente di Leonardo, che con 490 mila euro arriva a percepire il doppio del tetto precedentemente indicato. Serve trasparenza ed è per questo che noi di Fratelli d’Italia chiediamo al Ministro se condivide questo atteggiamento o se intende riproporre subito indicazioni precise e vincolanti sui tetti retributivi dei vertici delle società partecipate” conclude Urso.
stampa.fdi@senato.it, stampa.meloni@fratelli-italia.it,

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »