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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘stipendi’

Scuola: Stipendi insufficienti per fare il docente e Ata lontano da casa

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2023

Lo scrive la stampa specializzata sottolineando i sacrifici di tanti lavoratori della scuola: “a stento riescono a pagarsi l’affitto lontano dai propri cari o sono costretti a farsi centinaia di chilometri ogni giorno pur di mantenere il posto a scuola”. Esemplare è la vicenda di Rocco: “un collaboratore scolastico calabrese che vive e lavora a Modena, che non può permettersi nemmeno il “lusso” di avere un’auto, ma soprattutto di andare regolarmente a trovare la sua famiglia a Bovalino. Ci sono docenti immobilizzati che spesso si ritrovano a pagare le spese di casa nella città dove lavorano al Nord e mandare i soldi nella casa dove stanno la famiglia, i figli, che vedono poche volte l’anno con i biglietti aerei alle stelle”: il punto è che “si può essere disposti a fare qualche sacrificio per arrivare poi a una situazione migliore. Il vero problema è l’assenza della prospettiva futura”.Il sindacato Anief ha già espresso all’Aran la necessità di prevedere per questi dipendenti un’indennità di trasferta: lo ribadirà anche nei tre giorni di incontri della prossima settimana, a partire da dopodomani. “Il comparto – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è colmo di precari, soprattutto al Nord dove è più forte il flusso migratorio: per questo chiediamo un’indennità specifica legata alla trasferta e all’erogazione dei buoni pasti come avviene, ad esempio, anche per i metalmeccanici. Certo, servono delle risorse, che seguono ad uno specifico atto di indirizzo, altrimenti gli organi di vigilanza boccerebbero la nostra proposta per mancata copertura finanziaria”.Anief ricorda anche che il legislatore ha disposto di recente un assegno di mille euro per i docenti che insegnano nelle piccole isole e ha destinato 30 milioni di euro per favorire la continuità didattica: “ma è sbagliato – incalza Pacifico – perché non c’è alcun ‘ristoro’ per chi deve affrontare spese sempre più alte, per via del caro energia e dell’inflazione che al termine del 2023 farà registrare un preoccupante +15% in soli due anni. Anche le richieste di trasferimento del personale sono la conseguenza di questo stato di povertà salariare dovuto ai costi per vivere anni ed anni lontano da casa”.

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Scuola: Stipendi a picco, nel 2023 la Bce annuncia un altro +6% di inflazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2023

Il gap stipendi-inflazione è destinato a crescere: l’annuncio è arrivato in queste ore dall’ultimo bollettino della Banca centrale europea, secondo cui il 2023 non sarà l’anno della fine dell’inflazione esplosa nel 2022. La Bce, infatti, prevede un sicuro innalzamento del caro vita: “Se l’anno appena concluso ha fatto segnare un rialzo generalizzato dei prezzi come non si vedeva da metà anni ’80 (+8,4% il consuntivo a fine 2022 per l’area Euro), quello appena iniziato non andrà poi così lontano da questi livelli: +6,3% secondo le stime della Banca centrale europea, che ha rivisto al rialzo le precedenti previsioni”. Dobbiamo aspettarci un 2023 “di ulteriori rialzi dei tassi per cercare di frenare l’escalation. Prepariamoci quindi a ulteriori salassi per le nostre tasche, non solo per la spesa di tutti i giorni al supermercato, per le bollette e per i carburanti; ma anche per i finanziamenti più importanti di una famiglia, dal mutuo ai prestiti al consumo”.“I dati percentuali sull’inflazione parlano da soli – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché per la Banca europea in UE l’inflazione del 2022 ha superato l’8% e nell’anno che è appena iniziato si prevede un ulteriore 6%. Quindi, in soli due anni i costi per vivere si incrementano di quasi il 15%: come fanno le famiglie a sopportare questo aumento delle spese se gli stipendi rimangono fermi a fine 2021 e non si allinea l’indennità di vacanza contrattuale?”. Anief ricorda che l’inflazione sempre più forte e la pressione fiscale stanno minimizzando in modo ulteriore la portate gli stipendi degli insegnanti, già inferiori alla media europea ed ora messi alla prova anche da una crescita dei prezzi pari all’8,9%, ai massimi dal 1985, e da una pressione fiscale in aumento dell’1,9% al 42,7%. Non è un cose se nel 2022 abbiamo assistito anche alla riduzione della tradizionale tendenza al risparmio degli italiani costretti a sostenere costi sempre più alti, a volte proibitivi come sta accadendo da qualche giorno con i carburanti.

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Scuola: Stipendi insegnanti e Ata, tra gli 8 e i 15 euro di aumento a gennaio

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2023

Sul rinnovo del contratto abbiamo fatto un passo avanti con l’accordo del 6 dicembre sugli anni 2018-2021, che ha prodotto il 4,2% di aumento stipendiale; ma adesso se ne fanno due indietro perché per il periodo successivo ci erano state promesse risorse, che non arrivano, per ulteriori aumenti e valorizzare anche il personale e manca anche quasi tutta l’indennità di vacanza contrattuale prevista dalla legge. A dirlo è stato oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, intervistato dalla rivista Orizzonte Scuola.Riguardo alla possibilità di avere a breve ulteriori aumenti di stipendio, il sindacalista autonomo ha detto che “bisogna capire se i 300 milioni di euro si svincolano soltanto per i docenti e poi vedere le proposte dei vari sindacati. E bisogna vedere cosa sarà dell’atto di indirizzo”. Pacifico ha aggiunto che “a prescindere dalla contrattazione da gennaio dovrebbe essere versato l’assegno una tantum previsto dalla legge di bilancio che equivarrà a un aumento di circa otto euro al mese, per qualcuno 15 euro, al posto dell’indennità di vacanza contrattuale chiesto da Anief, che invece avrebbe portato aumenti di 150 euro”. Il presidente Anief ha spiegato che “c’è tanto malcontento da parte nostra rispetto all’assenza di risorse per poter rivedere i profili professionali. Quelle poche stanziate non riescono a dare una svolta che ci si aspettava dopo 50 anni di blocco di livelli e profili. Le soluzioni potrebbero essere due: si stralcia tutto perché non ci sono risorse oppure il governo stanzi risorse specifiche per il personale ATA e non solo per il personale docente, oppure una parte di risorse devono essere date anche per gli ATA. Il governo ha dato 300 milioni di euro per il personale docente, ma si dovrebbero stanziare anche almeno 60 milioni di euro per il personale ATA. La coperta è troppo corta”. Infine, il leader del giovane sindacato ha ricordato “che per gli enti di ricerca c’è un problema grosso legato all’assenza di risorse per i ricercatori e tecnologi degli enti non vigilati dal Ministero per quanto riguarda il salario accessorio”.

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Istruzione e università: Inflazione e pressione fiscale soffocano gli stipendi

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2023

L’inflazione degli ultimi mesi è stata purtroppo consistente, tanto essere annoverata come storica: “dopo una crescita media dell’1,9% nel 2021, nel 2022 in Italia si torna ai livelli del 1985 con un aumento dell’8,9%”, scrive la stampa nazionale, riportando l’ultima stima Istat, che rileva anche un contesto generale nel quale si “vede crescere la pressione fiscale dell’1,9% nel terzo trimestre del 2022 rispetto a un anno prima, per toccare il 42,7%”. Nello stesso anno appena concluso scende “la propensione al risparmio degli italiani, che devono sostenere maggiori costi”, con “l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, su base mensile cresce dello 0,3%, e Istat rileva come «sia dovuto, per lo più, alla crescita dei prezzi degli energetici regolamentati (+7,9%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4% a causa di fattori stagionali), dei servizi relativi ai trasporti (+1,1% anch’essi a causa di fattori stagionali), dei beni alimentari lavorati (+0,8%) e degli altri beni (+0,6%)»”. In questo contesto, diventa ancora più allarmante la decisione del Governo di non assegnare risorse per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici e nemmeno di coprire l’indennità di vacanza contrattuale prevista dalla legge. “Mentre registriamo un caro vita generalizzato – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – diventa inaccettabile ritrovarsi con dei salari sempre meno adeguati al costo della vita: a gennaio avremo 8 euro di aumenti in media nel comparto Scuola, Istruzione e Ricerca e serviranno a stento per coprire gli aumenti di spesa di pane e pasta (che hanno fatto registrare 100 euro di incremento a famiglia nell’ultimo anno)”.

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Scuola: Stipendi, ingiustizia è fatta

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2022

La Legge di Bilancio 2023 porterà aumenti di stipendio a colf e badanti. Dal 1° gennaio prossimo si prevedono fino a 125 euro al mese considerando anche le ferie, la tredicesima e il Trattamento di fine rapporto e in base all’adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori domestici fino al 9% in più: “è questo l’effetto che l’inflazione del 2022 avrà sulle retribuzioni dei lavoratori domestici nel prossimo anno. Conti alla mano, colf e badanti ottenere stipendi “più ricchi” di 2.000 euro all’anno se assunti dalle famiglie a tempo pieno e per tutto l’anno”, scrive la stampa specializzata. Anief contesta questo modo di procedere del Governo, che non sembra proprio premiare il merito come è stato detto dal primo giorno del suo insediamento. “Perché a colf e badanti viene assegnato un bonus, che porterà da gennaio 2023 aumenti mensili di 125 euro, pari al 9%, mentre agli statali si concedono appena 30 euro di aumento, pari ad un misero 1,5%?”, si chiede Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato autonomo. “Non lo riteniamo tollerabile e giusto – continua il sindacalista -, ricordo che ai dipendenti pubblici, a partire da quelli che lavorano nell’Istruzione, perché hanno gli stipendi più bassi della PA e dimezzati rispetto ad altri Paesi UE, servono assolutamente 150 euro: si tratta non di una concessione, ma dell’adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale. Invece, l’assegno una tantum pensato dal Governo è ben cinque volte inferiore. Bando ai proclami: si devono trovare altri 5 miliardi, il prima possibile, per non violare il patto sociale, anche quello recente con il ministro Valditara, con l’abolizione della scala mobile”, conclude Pacifico.

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Stipendi medici, aumenti a chi lavora di più

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2022

L’assistenza del servizio sanitario va assicurata a tutti, il pubblico non deve perdere colpi. Ma siccome ci vuole tempo per formare i nuovi specialisti, nei 2-3 anni difficili che ci aspettano occorre rivalutare gli stipendi di tutto il personale. A partire dai medici che passano più ore in corsia. Lo afferma il ministro della Salute Orazio Schillaci sottolineando come sul Fondo sanitario nel 2024 saranno 4,4 miliardi in più rispetto al 2022 e si potrà ragionare di altri aumenti. Intanto, la Finanziaria adesso ha ampliato da 90 a 200 milioni il fondo per gli aumenti ai reparti di emergenza, pronto soccorso, pneumologia, e di questi 140 milioni vanno al personale del comparto e 60 ai medici ed agli altri dirigenti. Non è tutto. Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up dà il benvenuto, con le dovute cautele, all’articolo 62 della Manovra ad una previsione di aumento che per 3,2 milioni di dipendenti pubblici -Ssn incluso- consiste in una indennità pari all’1,5% dello stipendio da erogarsi per le 13 mensilità. «Si tratta di 20 o al massimo 30 euro ma va dato riscontro al nuovo Governo di avere smosso in qualche modo le acque». Ben altra cosa il tema dei nuovi contratti, «la copertura integrale costerebbe al complesso della Pubblica amministrazione circa 16 miliardi». E proprio sul fronte contratti i sindacati non sono contenti. L’atto di indirizzo di quello della dirigenza per il 2019-21 non è ancora stato bollinato e la trattativa non parte. Il ministro Schillaci non ha ricevuto le controparti. Che manifesteranno il 15 dicembre riunite nell’intersindacale: Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Aaroi Emac, Cgil. Cimo Fesmed invita lo stato a spendere sulla sanità come farebbe una “madre di famiglia” e a richiedere all’Europa il prestito oneroso di 37 miliardi previsti dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), «ultimo appiglio a cui il SSN può aggrapparsi prima di sprofondare». A livello regionale si segnalano le prime insofferenze. Nel Lazio, l’Intersindacale che manifesta a Roma il 15 denuncia negli ospedali sia carenze di personale, specie in reparti Covid, sia ritardi nella convocazione dei collegi tecnici per il passaggio di fascia dell’indennità di esclusività e nell’erogazione del residuo delle retribuzioni di risultato 2020 (a luglio 2022 erogata solo in parte!) e 2021. In Abruzzo l’intersindacale medica guidata da Walter Palumbo formula una serie di richieste, tra cui la possibilità per le regioni di superare i tetti al personale fissati dalle Finanziarie (livelli di spesa 2018 aumentati del 15%) anche con misure nuove. Come quella adottata dalla Calabria che ha deciso di retribuire 100 euro l’ora le prestazioni aggiuntive dei medici di Ps e dei reparti con carenze. Proprio dall’opzione di rimuovere il tetto al personale, che del resto le confederazioni caldeggiano da 4 anni, parte Andrea Filippi segretario nazionale Fp Cgil medici e dirigenti Ssn nella sua analisi. «Noi non crediamo che non ci siano risorse da investire sulle aziende pubbliche e sul personale, pensiamo che da anni ci sia la strategia di definanziare la sanità pubblica per favorire il privato. Lo fa anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziando nuove strutture ma non dettagliando con quale personale riempirle. Noi crediamo che si dovesse e ora più che mai si debba investire sull’offerta del SSN partendo proprio dallo sblocco dei tetti per il personale senza il quale le Regioni non ce la fanno a sostenere i servizi sanitari. Ovviamente, accanto alla copertura del deficit originato dalla pandemia e dei vaccini, uniche risposte date dalla Finanziaria, bisogna dare alle Regioni fondi ad hoc e vincolarle a quella spesa, in particolare all’incremento del numero di contratti specialistici oltre che allo sblocco del numero chiuso all’accesso a Scienze infermieristiche».Filippi lamenta poi come i contratti non si sblocchino. «Un ministro che volesse premiare il personale convocherebbe le parti sociali, tratterebbe il contratto 2019-21 scaduto da un anno, e metterebbe risorse sul contratto 2022-24; invece vediamo introdurre in Finanziaria una strana indennità che di poco supera quella di vacanza contrattuale, come se si volessero porre le premesse per azzerare stagioni contrattuali pregresse o di qui in avanti. Si vuole andare di nuovo al blocco dei contratti? Ci preoccupa, in questo contesto, che il Ministro voglia premiare chi già lavora con fondi aggiuntivi: gli ricordo che in tutti i servizi i medici lavorano già molto di più delle 38 ore settimanali, i professionisti ogni anno accumulano un extra-orario medio di 200 ore che poi viene azzerato senza essere retribuito e ferie non godute. Vogliamo introdurre il lavoro a cottimo mortificando le competenze gestionali dei medici o smantellare la direttiva europea sugli orari di lavoro e sui riposi di 11 ore? Ci preoccupa infine il ripensamento di Schillaci e del sottosegretario Marcello Gemmato alle Case di Comunità: l’intento di chi le ha pensate è corretto, meno corretto è stato non pensare di finanziare il personale nel PNRR, non vorremmo si buttasse via tutto. Si torni piuttosto a ragionare sui contratti riconoscendo il valore del lavoro e si recuperi il valore delle relazioni». (fsonte Doctor33)

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Scuola: Stipendi docenti e Ata sotto l’inflazione ancora dell’11,4%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2022

L’accordo sul contratto collettivo nazione della scuola è stato raggiunto all’Aran da poche ore: insegnanti e personale Ata avranno un aumento del 4,22% con l’impegno di integrare le risorse già nei prossimi mesi. Anief guarda però avanti e si proietta al CCNL 2022/2024, già oggi: l’Ufficio Studi del giovane sindacato rappresentativo, sulla base del tasso di inflazione programmata passato e futuro calcolato dal ministero dell’Economia, ha calcolato che per allineare gli stipendi della scuola al costo della vita servirà aumentarli non meno del 20%. “È una cifra che sfiora i 30 miliardi di euro – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e se vogliamo adeguare le buste paga di docenti e Ata all’Ue il Governo dovrà trovare le risorse. Altrimenti parliamo sempre di programmi e mai di fatti”.“Nell’immediato – dice Pacifico – servono 8 miliardi in legge di bilancio per pagare l’indennità di vacanza contrattuale per quest’anno e il prossimo, visto che l’ipotesi di contratto sottoscritta venerdì scorso all’Aran riguarda il triennio precedente, 2019/202, ed è già scaduto il nuovo contratto, 2022/2024, da più di dieci mesi. È bene anche ricordare, sempre in base alle tabelle del Mef, che l’inflazione tra gli anni 2008/2018 è aumentata dell’11,5%: nella scuola abbiamo avuto il rinnovo del periodo 2016-2018 che ha portato il 3,48% e noi ancora non eravamo rappresentativi”.“Questo significa che in quel frangente temporale gli stipendi di docenti e Ata si sono ridotti dell’8,1%. Tra il 2019 e il 2021, il costo della vita è sopravanzato di un ulteriore 1,7%; per quel periodo, però, noi ora abbiamo provveduto ad incrementare gli stipendi del 4,22%, con un recupero stipendiale di circa il 2,5%. Solo che c’è la zavorra passata da ammortizzare, quella del decennio precedente che lascia indietro i compensi di chi lavora nella scuola, nell’università e anche nella ricerca di ben l’11,4%. Ecco perché – conclude Pacifico – servono quasi 30 miliardi”.

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Adeguare stipendi dei medici al resto d’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2022

“Siamo il terzultimo Paese in Europa sul fronte delle remunerazioni dei medici, davanti solo a Portogallo e Grecia. La Spagna, quartultimo Paese della classifica, offre ai propri professionisti ben 35.000 euro lordi in più all’anno. E’ necessario che l’Italia si adegui agli stipendi del resto d’Europa”. È questo l’appello lanciato da Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma, nel corso del congresso ‘La sanità europea del futuro’ svoltosi a Bruxelles. “E’ chiaro- ha spiegato Magi- che molti giovani medici italiani decidano di andare all’estero: hanno offerte economicamente più allettanti e contratti stabili che gli consentono di crearsi una famiglia. Un medico inizia a lavorare intorno ai 30 anni, dopo 11 anni di formazione- ha ricordato il presidente Omceo Roma- e nel nostro Paese, oltre a remunerazioni basse, gli vengono offerti contratti a tempo determinato, ossia precariato. Andando avanti così la fuga verso gli altri paesi è inevitabile e andrà ad aumentare la carenza, già grande, di specialisti. E’ necessario dunque intervenire per dare serenità ai nostri giovani e farli restare nel nostro Paese”. Sul fronte della riorganizzazione, Magi ha poi messo in evidenza l’importanza di uniformare l’assistenza sanitaria. “E’ necessario creare delle regole, un Codice deontologico per i medici, che sia uguale in tutta Europa e, allo stesso tempo, offrire un’assistenza sanitaria il più equa possibile in tutti i paesi in modo da consentire la libera circolazione dei pazienti”. Al Codice deontologico il presidente Omceo Roma ha dedicato una relazione specifica nel corso della seconda giornata di Congresso evidenziando come si tratti di un progetto a cui si sta lavorando dal 2005 e che ha visto delle tappe importanti nel 2015 e nel 2018 con gli Stati generali della sanità. “Oggi- ha concluso Magi- la Comunità europea sta discutendo per arrivare a delle linee guida comuni a tutti i medici europei cercando di superare le differenze che possono esistere tra i paesi sia dal punto di vista delle regolamentazioni, sia da quello etico e bioetico”.

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Scuola: Stipendi fermi, in arrivo un’altra “mancetta” da 150 euro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2022

Il nuovo Governo sarà di una matrice completamente diversa rispetto al passato, tra l’altro deve ancora formarsi, ma già si parla con insistenza che ha intenzione di trattare lavoratori italiani come è stato fatto negli ultimi anni. Tra i provvedimenti che il nuovo Esecutivo intende varare ci sarebbe infatti anche un nuovo decreto Aiuti, il numero quattro: si tratterebbe di un intervento da circa 10 miliardi di euro, che potrebbe essere approvato già nel primo Consiglio dei Ministri, e tra le disposizioni sembrerebbe prevista la proroga del bonus 150 euro anche per il mese di dicembre: oggi la stampa specializzata spiega che “dopo quello di luglio (200 euro), quello di novembre (150 euro) anche a dicembre dovrebbe essere una misura a sostegno del caro-prezzi. Non è ancora stata decisa l’asticella di reddito: per il primo bonus era 35mila euro, per il secondo 20mila. Per la conferma, a dicembre, ci vorranno, secondo alcune stime, circa 3 miliardi di euro. Il personale scolastico sarebbe interessato. La misura, infatti, riguarderebbe anche docenti e Ata con un reddito inferiore a 20mila (ipotesi più percorribile). In ballo anche i precari”. Anief rifiuta sin da subito questo scenario. “Pensare di affrontare il caro vita e l’aumento esponenziale dei costi dell’energia con delle ‘mancette’ periodiche è una politica che non può trovarci d’accordo – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, anche perché nella scuola va incontro solo ad una parte sempre più ristretta di dipendenti, praticamente solo i precari e una ristretta cerchia del personale di ruolo, dimenticando che tutti quelli esclusi necessitano di altrettanta attenzione. Nel comparto scolastico stiamo fermi ad un contratto ritoccato ormai quattro anni fa, con due successivi Ccnl fermi e degli stanziamenti che necessitano di essere integrati fortemente”.

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Scuola: Stipendi, in 30 anni in Italia solo lo 0,3% di aumento

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2022

Gli stipendi in Italia sono praticamente fermi a trent’anni fa: da un’analisi dei dati Ocse prodotta oggi dal Il Fatto Quotidiano risulta che tra il 1990 e oggi nel nostro Paese l’aumento medio delle buste paga è stato di appena lo 0,3%: “29.694 euro contro i 29.588 del 1991”. Si tratta di un incremento “infinitesimale” che diventa ancora più ridicolo se si guarda agli “aumenti di cui hanno goduto i lavoratori tedeschi, francesi e inglesi per non parlare di quelli dell’Est Europa e degli statunitensi”. Il confronto è impietoso: nello stesso, infatti, Francia e Germania hanno visto aumentare gli stipendi dei loro dipendenti del 33%; la stessa Grecia, dove si è sviluppata una crisi economica spaventosa, ha comunque assicurato ai suoi lavoratori un +22%. Ma è da “Slovacchia, Repubblica ceca e Slovenia, per le quali i dati sono disponibili solo a partire da metà anni Novanta” che arriva la lezione maggiore: “hanno visto il salario medio schizzare rispettivamente del 134, 120 e 73%. Ancora più spettacolari i progressi registrati nello stesso periodo in Lituania, Lettonia ed Estonia: +292, +218 e +256%”. Fuori dall’Europa il copione non cambia: “inglesi e statunitensi nel 2021 hanno portato a casa rispettivamente il 50,5 e 52% in più rispetto a 30 anni prima. Addirittura in Spagna “gli stipendi hanno ristagnato comunque meno che da noi: rispetto al 1991 sono saliti di un 4,7%”. In questi giorni, i partiti politici italiani, evidentemente consci di questo, si stanno azzuffando per promettere incrementi stipendiali mirabolanti, ad iniziare da quelli del personale scolastico: sono a piena conoscenza del fatto che docenti e Ata, con il contratto scaduto da quasi quattro anni, vengono pagati a fine mese meno degli impiegati italiani e la metà di tanti colleghi europei. Gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti lunedì su Repubblica hanno proposto di non fermarsi ai meri finanziamenti dello Stato, chiedendo che a pagare di più siano i datori di lavoro, grazie al salario minimo salariale legale e approvando una nuova legge sulla rappresentanza dei lavoratori che velocizzi il rinnovo di contratti scaduti da anni. Anief ritiene questa seconda parte della proposta particolarmente interessante: “Bisogna recuperare subito almeno una parte dell’inflazione accumulata nel corso degli ultimi anni, ben il 14% tra il 2008 e il 20018 – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – andando a sottoscrivere in fretta il contratto collettivo nazionale del pubblico impiego degli anni 2019, 2020 e 2021. Diamo al personale della scuola, oltre un milione e 100mila lavoratori i soldi che sono già loro: parliamo di cifre che vanno da 103 lordi fino a 123 euro per i docenti, da 88 euro fino a 97 per gli Ata. E anche tra i 2mila e i 3mila euro di arretrati. Subito dopo, è chiaro che occorrerà cambiare registro, cambiando la normativa che danneggia i lavoratori tra un contratto e l’altro, per poi portare risorse fresche, ingenti, con le nuove leggi di Bilancio, a cominciare dal quella del 2023”.

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Stipendi: Dopo l’estate l’inflazione si abbatterà sulle famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2022

L’inflazione sopra l’8% sarà molto difficile da superare, senza un intervento del Governo c’è il rischio che i ceti deboli siano i più danneggiati e già dopo “l’estate si vedranno gli effetti dell’inflazione sui bilanci delle famiglie”: dopo l’Istat, secondo cui stiamo vivendo il caro-vita peggiore degli ultimi 36 anni, anche l’economista Pier Carlo Padoan conferma oggi alla stampa nazionale che “ci vorrà tempo per tornare alla normalità”. Anief ricorda che tra i lavoratori più impoveriti dalla crisi inflazionistica figurano i dipendenti pubblici, soprattutto i docenti e Ata della Scuola, che negli ultimi tre lustri hanno avuto un misero aumento del 3,48% e si ritrovano oggi con stipendi mini e sotto l’inflazione con numeri a due cifre: diamo loro subito 100 euro di aumento e 3mila di arretrati, quei soldi sono loro e in autunno ne avranno bisogno.Il presidente nazionale, Marcello Pacifico, ricorda che “avevamo lanciato come Anief un appello per la firma del “contratto ponte” da portare a casa ad agosto, lo stesso ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in una intervista si era detto d’accordo per dare aumenti e arretrati entro l’estate. I tempi però si stanno allungando e a questo punto qualcuno – che ora se ne deve assumere la responsabilità – ha rinviato tutto in autunno, quando la situazione sarà peggiore. Noi comunque continueremo a lavorare, per quanto ci compete, sempre per tutelare al massimo un milione di lavoratrici e lavoratori del comparto Istruzione, Università e Ricerca”.“Docenti e Ata – continua Pacifico – percepiscono i compensi più bassi nella PA, per non parlare del confronto con gli altri paesi dell’UE. Firmiamo il contratto 2019/21 subito, per poi concentrarci sui compensi ulteriori e le indennità, come quella sul rischio e sulle sedi disagiate, da introdurre nel Ccnl 2022/24. In quella sede introdurremo anche le modifiche alle norme, rispetto alle quali abbiamo presentato una dettagliata piattaforma. A cominciare dall’innovazione dei profili e livelli professionali”.

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Scuola: 2 docenti europei su 3 insoddisfatti dello stipendio

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Maggio 2022

Gli insegnanti italiani non guadagnano solo poco, ma devono anche attendere 35 anni di carriera per arrivare all’apice della carriera. A rimarcarlo è l’ultimo Quaderno Eurydice “Insegnanti in Europa: Carriera, sviluppo professionale e benessere”. Lo studio prende il via dallo scarso grado di soddisfazione degli insegnanti europei per gli stipendi percepiti, che diventano ancora più miseri quando confrontano le loro buste paga con quelle dei lavoratori UE con un’istruzione di pari livello. La percezione dei docenti europei di guadagnare poco è stata confermata dalle risposte all’ultimo questionario proposto da TALIS, che ha dato la possibilità agli insegnanti di dichiarare in che misura sono soddisfatti del loro stipendio: “nel complesso, a livello UE, solo il 37,8% degli insegnanti considera il proprio stipendio soddisfacente o molto soddisfacente, con molti paesi che mostrano percentuali inferiori al 30%”. Se questa è la percezione del docente medio europeo, è immaginabile cosa possa pensare l’insegnante italiano del suo trattamento stipendiale, già del 30% più basso di quello dei colleghi UE. “In Italia, oltre alla progressione lenta, l’aumento dello stipendio è relativamente modesto rispetto ad altri paesi e gli insegnanti devono lavorare per 35 anni per raggiungere il massimo dello stipendio, che è circa il 50% in più dello stipendio iniziale”, scrive Orizzonte Scuola. Mentre in altri Paesi, come la Francia, il massimo della carriera si raggiunge già dopo una ventina di anni di carriera. E si va in pensione prima.

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Scuola: Stipendi fermi per colpa di leggi e accordi sbagliati

Posted by fidest press agency su domenica, 13 febbraio 2022

Nella scuola gli stipendi sono per legge fermi per lunghi anni. Non solo perché l’inflazione corre più degli aumenti, tanto che per Eurydice il potere di acquisto degli insegnanti è fermo da cinque anni e ora si vuole approvare un rinnovo contrattuale con un incremento del 4% a fronte di un costo della vita che lo supera tre volte. C’è anche un problema contrattuale che danneggia i compensi dei lavoratori. Ad iniziare da quando sono precari: tutti i supplenti se hanno aumenti lo devono solo al giudice, che gli assicura una ricostruzione di carriera completa (anche dopo 10 anni e pure agli Ata) e gli conferisce RPD e CIA ingiustamente negati.Non sono certo le leggi dello Stato a rendergli giustizia. Quando poi vengono assunti a tempo indeterminato, vanno a percepire una busta paga ancora più bassa di quella che prendevano da supplenti, per via del maggior carico fiscale. E a quella cifra (attorno ai 1.300 al massimo 1.400 euro) rimangono imprigionati per ben otto anni consecutivi: un “regalo” che si deve alla cancellazione del primo ‘gradone’ stipendiale, a seguito dello scellerato accordo del 2011 stipulato dall’amministrazione con gli altri sindacati.Successivamente, dal nono anno di carriera, si rimane legati ad aumenti periodici, tra i cinque e gli otto anni di distanza uno dall’altro, che portano ad una retribuzione professionale a fine carriera che non va oltre il 50% dell’importo iniziale. Un “salto” in avanti comunque sempre troppo piccolo: lo stesso risultato, le medesime progressioni stipendiali, in altri Paesi si raggiungono con molti meno anni di servizio e con molti ma molti più euro incassati da ogni lavoratore della scuola.

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Scuola: Stipendi negati o pagati meno del dovuto

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2022

Le cifre da recuperare variano, in media, da 1.000 a 40.000 euro, con punte di centinaia di migliaia di euro sottratti e che possono essere tutti recuperati. “Stiamo parlando – ha spiegato Pacifico – sia del personale docente sia del personale amministrativo che degli educatori”, ribadendo che “è importante misurare qual è il credito che si può vantare nei confronti dello Stato, nei confronti di un servizio che è stato svolto per lo Stato, ma non è stato riconosciuto appieno nella propria progressione di carriera”.Il Calcolatore Anief permette in pochissimo tempo, tramite Internet, di “per poter valutare tutto quello che è stato sottratto durante la propria carriera e che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha già riconosciuto: occorrerà lasciare i propri contatti per essere ricontattati”. L’importante, ha concluso il sindacalista, ha avere coscienza finalmente dei “dei diritti che sono stati lesi in tutti questi anni” ad ogni lavoratore della scuola e il nostro sistema automatica li identifica e quantifica in pochissimo tempo.Anief ricorda che attraverso il Calcolatore tanti supplenti assunti al 31 agosto, ad esempio, scopriranno che gli è stato negato il pagamento delle ferie non godute e degli scatti di anzianità; ai precari con contratto stipulato fino al 30 giugno, come tutte le supplenze in deroga su sostegno, non si è proceduto invece al pagamento delle mensilità estive; e ai precari che stipulano contratti di breve durata o su organico Covid è mancata la retribuzione professionale docenti. Per far valere questi diritti, negati da un’amministrazione sorda, occorre rivolgersi al tribunale: al giudice si chiede anche lo specifico risarcimento per chi ha svolto più di tre anni di servizio. Come pure il riconoscimento totale della ricostruzione di carriera, da realizzare dopo l’immissione in ruolo e l’anno di prova, visto che si riconoscono per intero solo i primi quattro anni di precariato. E che dire dei neo-assunti il cui stipendio rimane fermo fino al nono anno di servizio?

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Scuola: Stipendi a picco

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2021

Andrea Messina, segretario generale Anief, durante il Talk Pulser “Il salario, le indennità, i nuovi profili professionali, le pensioni”, organizzato dello stesso sindacato autonomo e da Cesi ha detto che “si può calcolare che un professore della secondaria di secondo grado nei 25 anni finali della sua carriera percepisca complessivamente circa 250mila euro in meno dei suoi colleghi europei. La stima è attendibile, perché ricavata dalla pubblicazione del rapporto Eurydice chiamato Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in europe 2019/20, ma anche dell’annuale studio Aran sui dati dei dipendenti dei comparti pubblici, relativamente alle retribuzioni medie, al personale occupato in base all’età, al genere e ai titoli di studio posseduti. Questi dati confermano la bontà della nostra richiesta”, ha sottolineato Messina. “L’esiguità dei compensi assegnati al personale della scuola italiana – ha continuato il rappresentante Anief – diventa poi ancora più intollerabile nel momento in cui si scopre che oltre la metà dei lavoratori della Scuola è laureato, unico caso nella PA, ma lo stipendio annuo risulta il più basso dei comparti pubblici, assieme alle Funzioni Locali, appena sopra i 30mila euro a fronte di quasi 37mila euro medi percepiti in media nella PA. Noi continuiamo a sperare che il Governo cambi registro, dando così seguito a quel Patto per la Scuola di Palazzo Chigi sottoscritto lo scorso maggio che sinora è stato totalmente disatteso, anche sul fronte della valorizzazione del personale a cui va data la possibilità di fare carriera all’interno della stessa amministrazione e non, come avviene oggi, entrare in ruolo con un ruolo e andare in pensione con le medesime funzioni”.Messina ha anche ricordato che nella scuola si rischia “di incorrere in patologie da burnout, di svolgere contemporaneamente didattica a distanza e in presenza, di lavorare a centinaia di chilometri da casa per anni: tutto questo, però, non viene riconosciuto. Né contrattualmente, né nello stipendio. È giunta l’ora di ridare al chi lavora nella scuola la dignità professionale che gli spetta” procedendo, come chiede Anief con degli emendamenti alla Legge di Bilancio, “delle indennità di rischio biologico e di burnout per quello che sta avvenendo con la didattica in presenza in tempo di Covid; un’indennità di sede per chi è costretto a lavorare sempre lontano da casa”; come pure “per l’incarico a tempo determinato, perché molto spesso i precari per ottenere parità di trattamento devono ricorrere in tribunale”.

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Scuola: Ai precari negati scatti stipendiali, mensilità estive e carriera

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2021

Per il sindacato il danno prodotto contro i supplenti storici è evidente. E ha un costo, che ora viene quantificato: bastano pochi clic. Perché non vengono immessi in ruolo e lasciati in uno stato professionale che li danneggia. Come i supplenti al 31 agosto, ai quali sono negate le ferie non godute e gli scatti di anzianità; quelli con contratti fino al 30 giugno per il mancato pagamento delle mensilità estive e i precari che stipulano contratti di breve durata o su organico Covid senza nemmeno la retribuzione professionale docenti. Per far valere questi diritti, negati da un’amministrazione sorda, occorre rivolgersi al tribunale: al giudice si chiede anche lo specifico risarcimento per chi ha svolto più di tre anni di servizio. Come pure il riconoscimento totale della ricostruzione di carriera, da realizzare dopo l’immissione in ruolo e l’anno di prova, visto che si riconoscono per intero solo i primi quattro anni di precariato. E che dire dei neo-assunti il cui stipendio rimane fermo fino al nono anno di servizio?Per capire quanti soldi recuperare, Anief propone un Calcolatore ad hoc, proprio per andare a scoprire qual è il credito che spetterebbe per gli anni svolti durante il precariato ma pagati solo in parte: può essere utilizzato sia da chi è ancora supplente, sia di chi è entrato di ruolo. I precari hanno una posizione lavorativa poco stabile ma sono “una risorsa importante perché garantisce allo Stato in più di 150mila unità di personale”, ha ricordato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata a Verona Economia, in occasione del 30esimo anniversario del Salone dell’Orientamento Job&Orienta. I supplenti, ha detto il sindacalista, “sono penalizzati perché continuano ad avere uno stipendio iniziale nonostante, magari, anni e anni di precariato, non riescono ad avere lo stesso trattamento del personale di ruolo”. E “sono penalizzati anche nel salario accessorio. Addirittura devono pagarsi i corsi di formazione”. Eppure, ha aggiunto Pacifico, “svolgono un importante servizio, sono una risorsa preziosa per lo Stato”.

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Gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Una delle emergenze della scuola è quella degli stipendi inadeguati assegnati ai suoi lavoratori: a oltre un milione e 400mila dipendenti, tra docenti, Ata, educatori e tante altre figure professionali, di ruolo e ancora peggio quando ancora precari, vengono assegnati compensi così bassi che se messi a confronto con quelli di altri Paesi diventano imbarazzanti: rispetto alla Germania, i nostri docenti delle superiori percepiscono stipendi quasi dimezzati e mediamente – ha calcolato alcuni giorni fa la stampa specializzata – arrivano a perdere 250mila euro negli ultimi 25 anni di carriera. La scorsa primavera, quando ha condiviso il Patto per la Scuola di Palazzo Chigi con i sindacati rappresentativi, tra cui l’Anief, il Governo sembrava che si fosse finalmente reso conto della gravità della situazione: invece, non era così.“Il fatto – ha detto il leader dell’Anief, durante un’intervista radiofonica ad Italia Stampa – di non poter disporre” nei confronti del personale scolastico “di stipendi adeguati è sotto gli occhi di tutti. Stipendi che non sono neanche adeguati al costo della vita”. Servono, a questo proposito, almeno “300 euro” in più a dipendente scolastico “per poter coprire i prezzi al consumo registrati negli ultimi anni”.“Come Anief – prosegue Pacifico – chiediamo che la maggior parte dei fondi che verranno a breve stanziati dal Governo”, con la Legge di Bilancio, si assegnino “proprio per il personale scolastico. Addirittura, i livelli del personale Ata risultano fermi da 45 anni: nonostante svolgano funzioni diverse. E in un periodo nel quale si parla molto di pensioni, non bisogna dimenticare il burnout che colpisce” in alto numero “chi lavora nelle nostre scuole: nel nuovo meccanismo” previdenziale “che andrà a sostituire Quota 100, serve quindi inserire una ‘finestra’ specifica per il personale scolastico”. “Di tutto questo – conclude il sindacalista autonomo – se ne sta parlando ogni giorno nelle circa venti assemblee sindacali tenute dall’Anief su tutto il territorio nazionale: è importante partecipare, per comprendere anche se queste proposte, da inserire nella piattaforma contrattuale del sindacato, sono o meno condivise da chi lavora ogni giorno con i nostri giovani e da chi deve fare ripartire il Paese proprio dalla scuola”.

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Scuola: A docenti e Ata gli stipendi più bassi della PA

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2021

Sugli stipendi assegnati ad oltre un milione e 400mila dipendenti della scuola non si può più stare a guardare. Lo ha ribadito il presidente Anief, nel corso di una videointervista a Teleborsa: “Il Governo – ha detto Pacifico – ha approvato un documento programmatico di aggiornamento, che sarà alla inserito nella Legge di Bilancio, in cui si stanziano risorse per altri due miliardi per aumentare gli stipendi dei dipendenti pubblici”, ricorda il sindacalista, aggiungendo “l’Anief sta ribadendo ogni giorno, alle assemblee che sta tenendo in tutta Italia, che gli stipendi, nonostante questi aumenti, sono ancora lontani dall’inflazione e dal costo della vita registrato negli ultimi 13 anni e lontanissimi dagli stipendi europei”. “Tutto questo – ha continuato il sindacalista a capo del sindacato rappresentativo della Scuola – significa che il potere d’acquisto si è impoverito”, come confermato dal Rapporto annuale Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in europe 2019/20, “e che i nostri insegnanti hanno bisogno anche di risorse che vadano a valorizzare la loro professione, così come anche il personale amministrativo”, come prevedeva anche il Patto per la Scuola di Palazzo Chigi sottoscritto lo scorso maggio. “Questo si può fare solo se si aggiungono altre risorse aggiuntive e si pagano quelle indennità – di servizio, di sede e d’incarico – che Anief sta chiedendo per il rinnovo del contratto”, ha concluso Pacifico.

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Eurydice dice che gli stipendi dei docenti italiani sono fermi da 5 anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

la rete Eurydice ha sancito, con il Rapporto annuale TEACHERS’ AND SCHOOL HEADS’ SALARIES AND ALLOWANCES IN EUROPE 2019/20, che “in un quarto dei sistemi educativi analizzati, gli stipendi iniziali degli insegnanti adeguati all’inflazione sono rimasti invariati o sono risultati addirittura inferiori. In Italia, così come in Francia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni”. Il risultato è che in Italia gli stipendi medi degli insegnanti si collocano in un range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui, mentre tra 30.000 e 49.000 euro, sono quelli dei docenti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia. Infine, stipendi superiori a 50.000 euro si registrano in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein.“Bruxelles conferma quello che Anief sostiene da anni – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: il rapporto Eurydice su stipendi e indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa, attraverso il quale vengono analizzate anche le differenze di stipendio tra i livelli di istruzione, ci dice i nostri docenti prendono stipendi che non sono adeguati nemmeno al costo della vita. La verità è che tra il 2009 e il 2015 gli stipendi sono stati bloccati e che un anno, il 2013, ancora oggi non vale nella ricostruzione di carriera. Tradotto in cifre, si tratta di recuperare circa 7-8 punti percentuali rispetto all’inflazione: ecco perché abbiamo chiesto almeno 300 euro netti di aumento a dipendente in vista del prossimo rinnovo del contratto, come pure una progressione di carriera finalmente degna di questo nome. I 104 euro mensili lordi di aumento medio previsti per il pubblico impiego dalla Legge di Bilancio sono solo un ‘antipasto’”.

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Scuola: In Italia manca la valorizzazione stipendiale degli insegnanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

Il sindacato è impaziente: la partita sul rinnovo contrattuale della scuola stavolta non potrà tradire i lavoratori, non ci si potrà fermare a poco più del 3% di aumento dell’ultimo contratto, scaduto da quasi tre anni. “Il ministro – ha detto Marcello Pacifico durante l’intervista alla testata specializzata – ha emanato delle linee guida per l’atto di indirizzo, aspettiamo la convocazione Aran. Noi come Anief abbiamo già pronta la nostra piattaforma, che prevede l’utilizzo di quelle risorse che il governo ha promesso nel Patto per la scuola di maggio siglato con le confederazioni, firmato dal ministro Bianchi su delega del premier Draghi. Nel Patto si è detto di mettere delle risorse aggiuntive per la scuola e valorizzare la professionalità del mondo della scuola”.L’Anief ha le idee chiare e chiederà “tre cose. Deve essere innanzitutto riconosciuta un’indennità di rischio biologico legata alla pandemia. Le vaccinazioni e le certificazioni verdi non hanno allontanato il rischio contagio, lo si vede dalle classi in quarantena. I rischi della didattica in presenza non sono stati annullati dalla vaccinazione né dall’obbligo del possesso del Green pass. Questo significa che quando si insegna nelle nostre scuole si può prendere il Covid. Il personale docente, come il personale medico, deve avere diritto a una specifica indennità di rischio Covid”. Secondo il presidente Anief i rischi professionali per la salute sono evidenti: sulla percentuale di indennizzo “se ne discuterà: diciamo almeno 10 euro al giorno e quindi 300 euro al mese”.Al tavolo di contrattazione, il sindacato autonomo rivendicherà pura “un’indennità di incarico: tutto il personale a tempo determinato, dopo tre anni di supplenza, deve avere un’indennità che deve essere inserita nel contratto, senza dover ricorrere al tribunale. Bisogna eliminare – continua Pacifico – tutte le differenze nel trattamento economico e giuridico tra precari e personale di ruolo”. Inoltre, visto che tre dipendenti della scuola su quattro sono donne “con percentuali che superano il 90% alla scuola primaria”, occorre “pensare ai problemi che possono avere le nostre donne insegnanti soprattutto legati alla mobilità” e quindi far cadere i “paletti della mobilità” per fare finalmente “coniugare la vita affettiva e familiare con il lavoro”. Parliamo del “vincolo dei tre anni e il vincolo riguardante le assegnazioni provvisorie: in Europa si parla tanto di favorire la mobilità transfrontaliera”.

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