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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘stipendi’

Scuola: 2 docenti europei su 3 insoddisfatti dello stipendio

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Maggio 2022

Gli insegnanti italiani non guadagnano solo poco, ma devono anche attendere 35 anni di carriera per arrivare all’apice della carriera. A rimarcarlo è l’ultimo Quaderno Eurydice “Insegnanti in Europa: Carriera, sviluppo professionale e benessere”. Lo studio prende il via dallo scarso grado di soddisfazione degli insegnanti europei per gli stipendi percepiti, che diventano ancora più miseri quando confrontano le loro buste paga con quelle dei lavoratori UE con un’istruzione di pari livello. La percezione dei docenti europei di guadagnare poco è stata confermata dalle risposte all’ultimo questionario proposto da TALIS, che ha dato la possibilità agli insegnanti di dichiarare in che misura sono soddisfatti del loro stipendio: “nel complesso, a livello UE, solo il 37,8% degli insegnanti considera il proprio stipendio soddisfacente o molto soddisfacente, con molti paesi che mostrano percentuali inferiori al 30%”. Se questa è la percezione del docente medio europeo, è immaginabile cosa possa pensare l’insegnante italiano del suo trattamento stipendiale, già del 30% più basso di quello dei colleghi UE. “In Italia, oltre alla progressione lenta, l’aumento dello stipendio è relativamente modesto rispetto ad altri paesi e gli insegnanti devono lavorare per 35 anni per raggiungere il massimo dello stipendio, che è circa il 50% in più dello stipendio iniziale”, scrive Orizzonte Scuola. Mentre in altri Paesi, come la Francia, il massimo della carriera si raggiunge già dopo una ventina di anni di carriera. E si va in pensione prima.

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Scuola: Stipendi fermi per colpa di leggi e accordi sbagliati

Posted by fidest press agency su domenica, 13 febbraio 2022

Nella scuola gli stipendi sono per legge fermi per lunghi anni. Non solo perché l’inflazione corre più degli aumenti, tanto che per Eurydice il potere di acquisto degli insegnanti è fermo da cinque anni e ora si vuole approvare un rinnovo contrattuale con un incremento del 4% a fronte di un costo della vita che lo supera tre volte. C’è anche un problema contrattuale che danneggia i compensi dei lavoratori. Ad iniziare da quando sono precari: tutti i supplenti se hanno aumenti lo devono solo al giudice, che gli assicura una ricostruzione di carriera completa (anche dopo 10 anni e pure agli Ata) e gli conferisce RPD e CIA ingiustamente negati.Non sono certo le leggi dello Stato a rendergli giustizia. Quando poi vengono assunti a tempo indeterminato, vanno a percepire una busta paga ancora più bassa di quella che prendevano da supplenti, per via del maggior carico fiscale. E a quella cifra (attorno ai 1.300 al massimo 1.400 euro) rimangono imprigionati per ben otto anni consecutivi: un “regalo” che si deve alla cancellazione del primo ‘gradone’ stipendiale, a seguito dello scellerato accordo del 2011 stipulato dall’amministrazione con gli altri sindacati.Successivamente, dal nono anno di carriera, si rimane legati ad aumenti periodici, tra i cinque e gli otto anni di distanza uno dall’altro, che portano ad una retribuzione professionale a fine carriera che non va oltre il 50% dell’importo iniziale. Un “salto” in avanti comunque sempre troppo piccolo: lo stesso risultato, le medesime progressioni stipendiali, in altri Paesi si raggiungono con molti meno anni di servizio e con molti ma molti più euro incassati da ogni lavoratore della scuola.

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Scuola: Stipendi negati o pagati meno del dovuto

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2022

Le cifre da recuperare variano, in media, da 1.000 a 40.000 euro, con punte di centinaia di migliaia di euro sottratti e che possono essere tutti recuperati. “Stiamo parlando – ha spiegato Pacifico – sia del personale docente sia del personale amministrativo che degli educatori”, ribadendo che “è importante misurare qual è il credito che si può vantare nei confronti dello Stato, nei confronti di un servizio che è stato svolto per lo Stato, ma non è stato riconosciuto appieno nella propria progressione di carriera”.Il Calcolatore Anief permette in pochissimo tempo, tramite Internet, di “per poter valutare tutto quello che è stato sottratto durante la propria carriera e che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha già riconosciuto: occorrerà lasciare i propri contatti per essere ricontattati”. L’importante, ha concluso il sindacalista, ha avere coscienza finalmente dei “dei diritti che sono stati lesi in tutti questi anni” ad ogni lavoratore della scuola e il nostro sistema automatica li identifica e quantifica in pochissimo tempo.Anief ricorda che attraverso il Calcolatore tanti supplenti assunti al 31 agosto, ad esempio, scopriranno che gli è stato negato il pagamento delle ferie non godute e degli scatti di anzianità; ai precari con contratto stipulato fino al 30 giugno, come tutte le supplenze in deroga su sostegno, non si è proceduto invece al pagamento delle mensilità estive; e ai precari che stipulano contratti di breve durata o su organico Covid è mancata la retribuzione professionale docenti. Per far valere questi diritti, negati da un’amministrazione sorda, occorre rivolgersi al tribunale: al giudice si chiede anche lo specifico risarcimento per chi ha svolto più di tre anni di servizio. Come pure il riconoscimento totale della ricostruzione di carriera, da realizzare dopo l’immissione in ruolo e l’anno di prova, visto che si riconoscono per intero solo i primi quattro anni di precariato. E che dire dei neo-assunti il cui stipendio rimane fermo fino al nono anno di servizio?

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Scuola: Stipendi a picco

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2021

Andrea Messina, segretario generale Anief, durante il Talk Pulser “Il salario, le indennità, i nuovi profili professionali, le pensioni”, organizzato dello stesso sindacato autonomo e da Cesi ha detto che “si può calcolare che un professore della secondaria di secondo grado nei 25 anni finali della sua carriera percepisca complessivamente circa 250mila euro in meno dei suoi colleghi europei. La stima è attendibile, perché ricavata dalla pubblicazione del rapporto Eurydice chiamato Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in europe 2019/20, ma anche dell’annuale studio Aran sui dati dei dipendenti dei comparti pubblici, relativamente alle retribuzioni medie, al personale occupato in base all’età, al genere e ai titoli di studio posseduti. Questi dati confermano la bontà della nostra richiesta”, ha sottolineato Messina. “L’esiguità dei compensi assegnati al personale della scuola italiana – ha continuato il rappresentante Anief – diventa poi ancora più intollerabile nel momento in cui si scopre che oltre la metà dei lavoratori della Scuola è laureato, unico caso nella PA, ma lo stipendio annuo risulta il più basso dei comparti pubblici, assieme alle Funzioni Locali, appena sopra i 30mila euro a fronte di quasi 37mila euro medi percepiti in media nella PA. Noi continuiamo a sperare che il Governo cambi registro, dando così seguito a quel Patto per la Scuola di Palazzo Chigi sottoscritto lo scorso maggio che sinora è stato totalmente disatteso, anche sul fronte della valorizzazione del personale a cui va data la possibilità di fare carriera all’interno della stessa amministrazione e non, come avviene oggi, entrare in ruolo con un ruolo e andare in pensione con le medesime funzioni”.Messina ha anche ricordato che nella scuola si rischia “di incorrere in patologie da burnout, di svolgere contemporaneamente didattica a distanza e in presenza, di lavorare a centinaia di chilometri da casa per anni: tutto questo, però, non viene riconosciuto. Né contrattualmente, né nello stipendio. È giunta l’ora di ridare al chi lavora nella scuola la dignità professionale che gli spetta” procedendo, come chiede Anief con degli emendamenti alla Legge di Bilancio, “delle indennità di rischio biologico e di burnout per quello che sta avvenendo con la didattica in presenza in tempo di Covid; un’indennità di sede per chi è costretto a lavorare sempre lontano da casa”; come pure “per l’incarico a tempo determinato, perché molto spesso i precari per ottenere parità di trattamento devono ricorrere in tribunale”.

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Scuola: Ai precari negati scatti stipendiali, mensilità estive e carriera

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2021

Per il sindacato il danno prodotto contro i supplenti storici è evidente. E ha un costo, che ora viene quantificato: bastano pochi clic. Perché non vengono immessi in ruolo e lasciati in uno stato professionale che li danneggia. Come i supplenti al 31 agosto, ai quali sono negate le ferie non godute e gli scatti di anzianità; quelli con contratti fino al 30 giugno per il mancato pagamento delle mensilità estive e i precari che stipulano contratti di breve durata o su organico Covid senza nemmeno la retribuzione professionale docenti. Per far valere questi diritti, negati da un’amministrazione sorda, occorre rivolgersi al tribunale: al giudice si chiede anche lo specifico risarcimento per chi ha svolto più di tre anni di servizio. Come pure il riconoscimento totale della ricostruzione di carriera, da realizzare dopo l’immissione in ruolo e l’anno di prova, visto che si riconoscono per intero solo i primi quattro anni di precariato. E che dire dei neo-assunti il cui stipendio rimane fermo fino al nono anno di servizio?Per capire quanti soldi recuperare, Anief propone un Calcolatore ad hoc, proprio per andare a scoprire qual è il credito che spetterebbe per gli anni svolti durante il precariato ma pagati solo in parte: può essere utilizzato sia da chi è ancora supplente, sia di chi è entrato di ruolo. I precari hanno una posizione lavorativa poco stabile ma sono “una risorsa importante perché garantisce allo Stato in più di 150mila unità di personale”, ha ricordato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata a Verona Economia, in occasione del 30esimo anniversario del Salone dell’Orientamento Job&Orienta. I supplenti, ha detto il sindacalista, “sono penalizzati perché continuano ad avere uno stipendio iniziale nonostante, magari, anni e anni di precariato, non riescono ad avere lo stesso trattamento del personale di ruolo”. E “sono penalizzati anche nel salario accessorio. Addirittura devono pagarsi i corsi di formazione”. Eppure, ha aggiunto Pacifico, “svolgono un importante servizio, sono una risorsa preziosa per lo Stato”.

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Gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Una delle emergenze della scuola è quella degli stipendi inadeguati assegnati ai suoi lavoratori: a oltre un milione e 400mila dipendenti, tra docenti, Ata, educatori e tante altre figure professionali, di ruolo e ancora peggio quando ancora precari, vengono assegnati compensi così bassi che se messi a confronto con quelli di altri Paesi diventano imbarazzanti: rispetto alla Germania, i nostri docenti delle superiori percepiscono stipendi quasi dimezzati e mediamente – ha calcolato alcuni giorni fa la stampa specializzata – arrivano a perdere 250mila euro negli ultimi 25 anni di carriera. La scorsa primavera, quando ha condiviso il Patto per la Scuola di Palazzo Chigi con i sindacati rappresentativi, tra cui l’Anief, il Governo sembrava che si fosse finalmente reso conto della gravità della situazione: invece, non era così.“Il fatto – ha detto il leader dell’Anief, durante un’intervista radiofonica ad Italia Stampa – di non poter disporre” nei confronti del personale scolastico “di stipendi adeguati è sotto gli occhi di tutti. Stipendi che non sono neanche adeguati al costo della vita”. Servono, a questo proposito, almeno “300 euro” in più a dipendente scolastico “per poter coprire i prezzi al consumo registrati negli ultimi anni”.“Come Anief – prosegue Pacifico – chiediamo che la maggior parte dei fondi che verranno a breve stanziati dal Governo”, con la Legge di Bilancio, si assegnino “proprio per il personale scolastico. Addirittura, i livelli del personale Ata risultano fermi da 45 anni: nonostante svolgano funzioni diverse. E in un periodo nel quale si parla molto di pensioni, non bisogna dimenticare il burnout che colpisce” in alto numero “chi lavora nelle nostre scuole: nel nuovo meccanismo” previdenziale “che andrà a sostituire Quota 100, serve quindi inserire una ‘finestra’ specifica per il personale scolastico”. “Di tutto questo – conclude il sindacalista autonomo – se ne sta parlando ogni giorno nelle circa venti assemblee sindacali tenute dall’Anief su tutto il territorio nazionale: è importante partecipare, per comprendere anche se queste proposte, da inserire nella piattaforma contrattuale del sindacato, sono o meno condivise da chi lavora ogni giorno con i nostri giovani e da chi deve fare ripartire il Paese proprio dalla scuola”.

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Scuola: A docenti e Ata gli stipendi più bassi della PA

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2021

Sugli stipendi assegnati ad oltre un milione e 400mila dipendenti della scuola non si può più stare a guardare. Lo ha ribadito il presidente Anief, nel corso di una videointervista a Teleborsa: “Il Governo – ha detto Pacifico – ha approvato un documento programmatico di aggiornamento, che sarà alla inserito nella Legge di Bilancio, in cui si stanziano risorse per altri due miliardi per aumentare gli stipendi dei dipendenti pubblici”, ricorda il sindacalista, aggiungendo “l’Anief sta ribadendo ogni giorno, alle assemblee che sta tenendo in tutta Italia, che gli stipendi, nonostante questi aumenti, sono ancora lontani dall’inflazione e dal costo della vita registrato negli ultimi 13 anni e lontanissimi dagli stipendi europei”. “Tutto questo – ha continuato il sindacalista a capo del sindacato rappresentativo della Scuola – significa che il potere d’acquisto si è impoverito”, come confermato dal Rapporto annuale Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in europe 2019/20, “e che i nostri insegnanti hanno bisogno anche di risorse che vadano a valorizzare la loro professione, così come anche il personale amministrativo”, come prevedeva anche il Patto per la Scuola di Palazzo Chigi sottoscritto lo scorso maggio. “Questo si può fare solo se si aggiungono altre risorse aggiuntive e si pagano quelle indennità – di servizio, di sede e d’incarico – che Anief sta chiedendo per il rinnovo del contratto”, ha concluso Pacifico.

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Eurydice dice che gli stipendi dei docenti italiani sono fermi da 5 anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

la rete Eurydice ha sancito, con il Rapporto annuale TEACHERS’ AND SCHOOL HEADS’ SALARIES AND ALLOWANCES IN EUROPE 2019/20, che “in un quarto dei sistemi educativi analizzati, gli stipendi iniziali degli insegnanti adeguati all’inflazione sono rimasti invariati o sono risultati addirittura inferiori. In Italia, così come in Francia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni”. Il risultato è che in Italia gli stipendi medi degli insegnanti si collocano in un range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui, mentre tra 30.000 e 49.000 euro, sono quelli dei docenti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia. Infine, stipendi superiori a 50.000 euro si registrano in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein.“Bruxelles conferma quello che Anief sostiene da anni – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: il rapporto Eurydice su stipendi e indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa, attraverso il quale vengono analizzate anche le differenze di stipendio tra i livelli di istruzione, ci dice i nostri docenti prendono stipendi che non sono adeguati nemmeno al costo della vita. La verità è che tra il 2009 e il 2015 gli stipendi sono stati bloccati e che un anno, il 2013, ancora oggi non vale nella ricostruzione di carriera. Tradotto in cifre, si tratta di recuperare circa 7-8 punti percentuali rispetto all’inflazione: ecco perché abbiamo chiesto almeno 300 euro netti di aumento a dipendente in vista del prossimo rinnovo del contratto, come pure una progressione di carriera finalmente degna di questo nome. I 104 euro mensili lordi di aumento medio previsti per il pubblico impiego dalla Legge di Bilancio sono solo un ‘antipasto’”.

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Scuola: In Italia manca la valorizzazione stipendiale degli insegnanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

Il sindacato è impaziente: la partita sul rinnovo contrattuale della scuola stavolta non potrà tradire i lavoratori, non ci si potrà fermare a poco più del 3% di aumento dell’ultimo contratto, scaduto da quasi tre anni. “Il ministro – ha detto Marcello Pacifico durante l’intervista alla testata specializzata – ha emanato delle linee guida per l’atto di indirizzo, aspettiamo la convocazione Aran. Noi come Anief abbiamo già pronta la nostra piattaforma, che prevede l’utilizzo di quelle risorse che il governo ha promesso nel Patto per la scuola di maggio siglato con le confederazioni, firmato dal ministro Bianchi su delega del premier Draghi. Nel Patto si è detto di mettere delle risorse aggiuntive per la scuola e valorizzare la professionalità del mondo della scuola”.L’Anief ha le idee chiare e chiederà “tre cose. Deve essere innanzitutto riconosciuta un’indennità di rischio biologico legata alla pandemia. Le vaccinazioni e le certificazioni verdi non hanno allontanato il rischio contagio, lo si vede dalle classi in quarantena. I rischi della didattica in presenza non sono stati annullati dalla vaccinazione né dall’obbligo del possesso del Green pass. Questo significa che quando si insegna nelle nostre scuole si può prendere il Covid. Il personale docente, come il personale medico, deve avere diritto a una specifica indennità di rischio Covid”. Secondo il presidente Anief i rischi professionali per la salute sono evidenti: sulla percentuale di indennizzo “se ne discuterà: diciamo almeno 10 euro al giorno e quindi 300 euro al mese”.Al tavolo di contrattazione, il sindacato autonomo rivendicherà pura “un’indennità di incarico: tutto il personale a tempo determinato, dopo tre anni di supplenza, deve avere un’indennità che deve essere inserita nel contratto, senza dover ricorrere al tribunale. Bisogna eliminare – continua Pacifico – tutte le differenze nel trattamento economico e giuridico tra precari e personale di ruolo”. Inoltre, visto che tre dipendenti della scuola su quattro sono donne “con percentuali che superano il 90% alla scuola primaria”, occorre “pensare ai problemi che possono avere le nostre donne insegnanti soprattutto legati alla mobilità” e quindi far cadere i “paletti della mobilità” per fare finalmente “coniugare la vita affettiva e familiare con il lavoro”. Parliamo del “vincolo dei tre anni e il vincolo riguardante le assegnazioni provvisorie: in Europa si parla tanto di favorire la mobilità transfrontaliera”.

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Scuola: Rinnovo contratto e aumento stipendi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2021

Sul rinnovo contrattuale, il ministro dell’Istruzione parla di una partita tutta ancora aperta e che coinvolge diversi “attori”, anche a livello di Esecutivo. “Sto lavorando su questo – ha spiegato il professore Patrizio Bianchi – e mi sto facendo portatore della dignità di tutta la scuola. Dopodiché siamo perfettamente consci che la mia attività propria è l’atto di indirizzo, mentre la parte contrattuale deve coinvolgere il Governo nel suo insieme”. Ma di quali aumenti stiamo parlando. Sempre la stampa specialistica fa il punto della situazione: i primi conteggi dei tecnici del governo e dei sindacati di categoria, risalenti allo scorso maggio, prevedono un incremento del 4,07% della retribuzione pari a circa 107 euro medi mensili. A cui però bisogna sottrarre i 575 milioni utilizzati per pagare l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento perequativo (risulta coinvolto circa il 40% del personale, soprattutto della scuola), e i trattamenti accessori del personale militare e di polizia e vigili del fuoco. Considerano questi aspetti, l’incremento ad oggi per il personale scolastico, come per tutti il comparto pubblico, sarebbe di poco superiore a quello dell’ultimo rinnovo contrattuale, quindi sotto anche la soglia dei 100 euro considerata da tutti il minimo sindacale. Una eventualità che non può trovare d’accordo il sindacato.A questo proposito, il Rapporto Ocse 2021 sull’istruzione, appena pubblicato, riporta che tra il 2005 e il 2020, nei Paesi dell’Ocse gli stipendi tabellari degli insegnanti con 15 anni di esperienza e con le qualifiche più diffuse sono aumentati dal 2 % al 3 % ai livelli di istruzione primaria e secondaria di primo e secondo grado a indirizzo generale e l’andamento positivo si è registrato nonostante un calo degli stipendi seguito alla crisi finanziaria del 2008. Invece, in Italia gli stipendi degli insegnanti che operano agli stessi livelli scolastici si sono ridotti del 5 %. Secondo l’Anief, serve un impegno economico importante. Ancora di più perché tra il 2009 e il 2015 gli stipendi degli insegnanti e del personale Ata sono stati congelati e il 2013 è addirittura scomparso dalla ricostruzione di carriera. Come continua a non esservi traccia di valorizzazione del personale con forme di carriera reali e indennità di rischio biologico mai attivate. È bene, quindi, che il confronto con l’Arana riparta da qui.

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Scuola: Stipendi docenti e Ata

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

Stipendi docenti e Ata, blocco del contratto e inflazione li hanno divorati: per Marcello Pacifico (Anief) servono 300 euro a dipendente. Gli stipendi del personale docente e Ata della scuola sono così modesti che servirebbero aumenti molti più consistenti dei 150 euro lordi di cui si parla in questi giorni. A dirlo è Marcello Pacifico, dopo l’incontro tra i dirigenti del Ministero dell’Istruzione e i sindacati rappresentati sull’Atto indirizzo da presentare all’Aran in vista del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del triennio 2019/2021. “Bisogna intervenire non con aumenti di 200 euro, che riteniamo il minimo indispensabile – ha detto Pacifico all’agenzia Teleborsa ricordando che è questo uno dei motivi che hanno portato allo sciopero del sindacato nel primo giorno delle lezioni -, e con incrementi che portino anche al recupero dei sette punti percentuali del costo della vita che ancora mancano negli stipendi. Stiamo parlando di aumenti di almeno 300 euro netti per colmare questo gap”. Durante l’incontro con l’amministrazione, “abbiamo affrontato col Ministro dei punti specifici, anzitutto il problema di un salario minimo che porti al recupero degli stipendi rispetto al costo della vita. Ricordiamoci che tra il 2009 e il 2015 gli stipendi sono stati bloccati e che un anno, il 2013, ancora oggi non vale nella ricostruzione di carriera”. Con il blocco perdurante del contratto del comparto Scuola, il gap sui compensi del nostro personale scolastico continua a essere sempre più impietoso. “Gli stipendi – ha ribadito il leader dell’Anief – devono comunque essere collegati a quelli conferiti in Europa, perché non possiamo essere gli ultimi rispetto alla media europea e devono contenere specifiche indennità” a partire “dall’indennità di rischio biologico, perché per insegnare in presenza al tempo del Covid occorre dare un’indennità di rischio al personale della scuola, oltre che al personale sanitario e medico. C’è poi un’indennità di sede, cioè una indennità di trasferta che – ha sottolineato il leader del giovane sindacato – dovrebbe essere pagata a tutti coloro che vengono trasferiti o prendono servizio in un posto diverso dalla propria residenza. Esiste, ancora, una indennità di incarico” non assegnata, “perché se sono un precario non devo poi fare ricorso per andare in Cassazione a farmi riconoscere quella indennità che i Tribunali mi riconoscono poiché ho avuto più di tre anni di contratti a tempo determinato nel sistema nazionale di istruzione”.

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Scuola: basta classi pollaio e stipendi più alti ai docenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

È il momento giusto per mettere mano ai parametri che regolano la formazione delle classi. A ricordarlo è stato Marcello Pacifico, leader dell’Anief, ricordando il periodo storico favorevole: “bisogna approfittare del dato migliore sulla natalità – ha detto il leader del sindacato rappresentativo – che ci dà l’opportunità di non operare dei tagli e di conservare gli organici, ma bisogna anche rifare il rapporto con gli studenti, perché le classi pollaio ci sono ancora ed occorre quindi lottare contro questo fenomeno e ridurre il numero di alunni per classe”. Il rappresentante dei lavoratori ha quindi detto che “la scuola italiana ha bisogno certamente di recuperare il tempo scuola, che non è soltanto il tempo pieno, cioè quel tempo che si impiega nelle attività pomeridiane al di là dell’ordinaria attività didattica, che è quasi assente nelle scuole del Sud. Parliamo invece di un tempo scuola che è stato ridotto negli ultimi anni, a partire dalla riduzione di 4 ore in ogni ordine e grado attuata negli ultimi dodici anni”.Sugli stipendi del personale della scuola italiana, notoriamente tra i più bassi in Europa e non solo, il presidente dell’Anief ha ribadito che “sono molto lontani dallo standard europeo, ma sono addirittura sette punti sotto l’inflazione”. L’Anief come sindacato è pronto – ha sottolineato Pacifico – ed ha sottoscritto un Patto per la Scuola, firmato il 20 giugno scorso, che prevedeva l’impiego di risorse aggiuntive da assegnare al personale scolastico proprio per combattere queste disuguaglianze che non hanno motivo di esistere.

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Scuola e PA: Stipendi

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

Vi sono precisi impegni sui rinnovi contrattuali all’interno del “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”, sottoscritto ieri a Palazzo Chigi, alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e del ministro per la PA, Renato Brunetta, con quest’ultimo che ha già annunciato che domani incontrerà i sindacati proprio su questo tema. In riferimento al triennio 2019-2021, si legge nel Patto, si salvaguarderà l’elemento perequativo della retribuzione già previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro relativi al triennio 2016-2018, il quale confluirà nella retribuzione fondamentale cessando di essere corrisposto quale elemento distinto della retribuzione, nonché attueranno la revisione dei sistemi di classificazione, attraverso lo stanziamento di risorse aggiuntive nella legge di bilancio 2022. A questo proposito, il Governo emanerà in tempi brevi gli atti di indirizzo all’Aran per il riavvio della stagione contrattuale. I rinnovi che interessano 3,2 milioni di dipendenti pubblici e prevedono un aumento di 107 euro lordi medi a lavoratore al netto di tale perequzione.

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Istruzione: Docenti e Ata Covid disperati, stipendi a singhiozzo e pure ridotti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Continua l’odissea dei 70 mila docenti e Ata assunti sull’organico aggiuntivo cosiddetto Covid, introdotto dal Governo fino al 30 giugno 2021 per aiutare le scuole a far fronte alla pandemia da Covid19: gli stipendi vengono corrisposti a singhiozzo e permane un taglio importante dello stipendio a causa del mancato riconoscimento della retribuzione professionale docenti e del compenso individuale accessorio al personale Ata, pari a 174,50 euro lordi al mese per i docenti e a 64,50 euro lordi per il personale Ata. Per andare incontro al personale, le scuole si stanno attivando: una delle iniziative più interessanti è quella dell’Istituto comprensivo “Valenza A”, in provincia di Alessandria, dove è stato attivato il progetto Charity “Prestito d’onore”. L’iniziativa vuole dare la possibilità ai docenti e Ata che ad oggi non hanno ancora percepito lo stipendio di ottenere un bonifico di un importo minimo di 200 euro che verrà restituito alla scuola non appena il lavoratore avrà percepito lo stipendio. “Si tratta di un piccolo segno di solidarietà per donne e uomini, lavoratrici e lavoratori che prestano la loro opera presso la nostra scuola”, ha detto Maurizio Primo Carandini, dirigente scolastico dell’I.C. “Valenza A” dell’alessandrino.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “assegnare lo stipendio in ritardo e con le voci accessorie tagliate è un comportamento inaccettabile. Come sindacato siamo nati proprio per combattere queste ingiustizie, perché a tutti i precari vanni garantiti gli stessi diritti del personale di ruolo. In questo modo si va a infierire sulle già modeste condizioni economiche dei docenti e Ata, spesso in servizio lontani dalle loro residenze. Il diritto allo stipendio non può essere elemosinato. Il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori sarà da noi affrontato con una procedura di diffida e messa in mora”.

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70 mila precari Covid con stipendi ridotti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

Il sindacato Anief si oppone alla sottrazione delle indennità accessorie negli stipendi dei docenti e Ata cosiddetti Covid. “È una retribuzione professionale aggiuntiva che Anief – spiega il suo presidente nazionale – fa assegnare da anni anche ai cosiddetti supplenti brevi: va conferita, non certo negata. Anche perché si tratta di una cifra non indifferente: a fine anno corrisponde a circa uno stipendio in più. È importante per chi è in organico Covid non perdere questi soldi”. “Ecco per quale motivo – continua il leader dell’organizzazione sindacala rappresentativa nel comparto Scuola – questo personale farebbe bene a rivolgersi a nostri legali Anief, perché possano chiedere quella parte stipendiale accessoria che gli è dovuta e spettante. È l’ennesima battaglia che il nostro sindacato porta avanti, perché a tutti in precari possano essere garantiti gli stessi diritti del personale di ruolo”.Anief ricorda che il personale docenti aggiuntivo cosiddetto ‘Covid’ è stato finanziato in parte dal decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 e precedentemente dal decreto-legge n. 34 del 2020. L’inquadramento dei docenti-Covid è stato introdotto dalla lettera b) dell’articolo 231 bis del decreto-legge n. 34 del 2020, con la quale si dispone di “attivare ulteriori incarichi temporanei di personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) a tempo determinato dalla data di inizio delle lezioni o dalla presa di servizio fino al termine delle lezioni, non disponibili per le assegnazioni e le utilizzazioni di durata temporanea. In caso di sospensione dell’attività in presenza, i relativi contratti di lavoro si intendono risolti per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo”. Una modalità di assunzione, che l’Anief ha definito da subito “usa e getta”: vinta questa battaglia, c’è ora da affrontare quella dei compensi ridotti in modo illegittimo.

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Gli stipendi dei lavoratori pubblici devono essere ancorati al costo della vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2020

Lo ricorda l’Anief, dopo avere preso atto che con i fondi previsti dalla bozza della Legge di Bilancio 2021 approvata dal CdM, pari a 400 milioni previsti dalla stessa legge di fine anno, l’ammontare dell’incremento stipendiale che andrà al personale pubblico si ferma a circa 100 euro lordi: l’aumento, se tradotto in un rinnovo contrattuale, lascerebbe quindi l’inflazione ben al sopra della media stipendiale. Quindi assai lontani da quanto previsto dal dettato costituzionale sulla proporzionalità dei compensi da lavoro rispetto all’inserimento dignitoso nella vita sociale. È bene, quindi, che si opti con urgenza per un regime stipendiale che assicuri l’azzeramento, nel 2024, di questa condizione che non fa onore al datore di lavoro quale è lo Stato. Si tratta di una realtà da superare anche secondo la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che qualche giorno fa ha chiesto pubblicamente di volere “adeguare i salari dei docenti a quelli europei, a partire dai maestri”.

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Scuola: Assunzioni e stipendi lavoratori Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

Permangono le contraddizioni sulle questione delle assunzioni annuali 70 mila insegnanti e Ata aggiuntivi, finanziati in parte con il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 e in parte con il decreto-legge n. 34 del 2020: sulle nomine, introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid19, a partire dagli istituti scolastici dove le classi sono state sdoppiate per mantenere i distanziamenti fisici decisi dal Comitato tecnico scientifico, si è chiarito una volta per tutte che non devono contenere alcuna clausola di licenziamento. Ma solo per i docenti. Sul personale Ata, in caso di una eventuale seconda chiusura generalizzata, rimane l’incertezza. Ad alimentarla un messaggio del Sidi, il sistema informatico del Ministero, che tutela solo i docenti assunti per via dell’emergenza epidemiologica. Il giovane sindacato Anief chiede, a questo punto, di spazzare via la clausola rescissoria anche per i contratti del personale Ata, inserita prima dell’approvazione dell’art. 231 – bis del dl 34/2020.Intanto, in molti attendono ancora i compensi in busta paga. E sugli stipendi non può trattarsi di una svista, ma di un intollerabile ritardo: è bene che la ministra Lucia Azzolina intervenga personalmente e chieda al Mef di sbloccare le assegnazioni delle risorse previste dall’art. 235 del DL 34/2020 – Fondo per l’emergenza epidemiologica da COVID-19 istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione – al fine di contenere, nelle scuole statali, il rischio epidemiologico in relazione all’avvio dell’a.s. 2020/2021, con uno stanziamento di 377,6 milioni di euro nel 2020 e 600 milioni nel 2021. Per il sindacato è bene che si autorizzino delle emissioni speciali nella prima settimana di novembre al fine di liquidare gli stipendi del mese di settembre e ottobre, dovuti a tutto il personale docente e Ata su posti Covid, quale diritto inderogabile ed irrinunciabile. La mancata retribuzione è in palese contrasto con la Carta Costituzionale, si viola un diritto sacrosanto del lavoratore così come sancito dall’art. 36, e in un periodo emergenziale come quello che stiamo attraversando, va garantito con maggior sollecitudine. Numerose sono le famiglie che si trovano a dover fronteggiare difficoltà economiche sempre crescenti. Le assunzioni dovute al Covid non sono di serie B. Non solo, però, il ministero dell’Istruzione non fa nulla per sostenere il contrario. Ora alimenta anche la confusione. Perché rimane incomprensibile la richiesta della Direzione Generale per il personale scolastico, con la quale si chiede di aggiornare i testi dei contratti del personale assunto secondo l’art. 231-bis del DL 34/2020, al fine di eliminare la clausola risolutiva, ma per il solo personale docente ed educativo. La norma inizialmente introdotta nel DL Agosto, che in caso di lockdown ha dato la possibilità di licenziare per giusta causa, senza diritto a risarcimento tutti i lavoratori assunti con questa “formula”, è stata ritirata nella versione finale dello stesso Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Prevedendo, però, solo per i docenti cosiddetti “Covid”: per loro, le tutele contrattuali relative a maternità, malattie, assenze e permessi vanno di fatto equiparate a coloro che stipulano un contratto a tempo determinato su supplenza temporanea. Per gli Ata permane l’incertezza.

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Report “Stipendi negati in pandemia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Analizza i mancati pagamenti e i tagli salariali avvenuti ai danni dei lavoratori tessili nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio in seguito all’imposizione di aspettative non retribuite, a tagli pubblici, all’interruzione dei rifornimenti e alla cancellazione di ordini da parte dei brand. Sulla base di dati raccolti sul campo e di altre ricerche pubblicate, l’inchiesta rivela che in tutti i Paesi del sud e sud-est asiatico i lavoratori hanno ricevuto strutturalmente il 38% in meno di quanto gli spettasse. In alcune delle regioni dell’India, si supera addirittura il 50%. Rapportando questi numeri all’industria mondiale dell’abbigliamento, escludendo la Cina, un’ipotesi prudente attesta tra 3.19 e 5,78 miliardi di dollari la cifra dei salari dovuti ai lavoratori.La Campagna Abiti Puliti, insieme ai partner della Clean Clothes Campaign, chiede ai marchi e ai distributori di assumersi le loro responsabilità garantendo ai propri lavoratori e lavoratrici il versamento di tutti i salari che gli spettano in accordo con il diritto del lavoro e gli standard internazionali. “Chiediamo che questo impegno sia pubblico attraverso la sottoscrizione di una “assicurazione salariale”. Questo significa utilizzare la propria capacità di influenza quali committenti delle catene globali di fornitura per sollecitare fondi, fornire contributi diretti e collaborare con altri attori – ad esempio con l’ILO – per garantire i pagamenti dovuti ai lavoratori interessati dalla crisi” aggiunge Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti. Dal lancio di questa proposta lo scorso giugno, la Clean Clothes Campaign ha già contattato decine di marchi, iniziando in alcuni casi un dialogo costruttivo.Christie Miedema, della Clean Clothes Campaign ha dichiarato: “Accogliamo con favore le azioni intraprese da alcuni marchi in questi mesi. Stiamo chiedendo a ciascuno individualmente un impegno pubblico per evitare che in una situazione in cui tutti hanno delle responsabilità, nessuno se ne faccia carico aspettando che sia qualcun altro ad occuparsene. Solo così saremo in grado di porre fine alla malsana abitudine di scaricare i rischi e le responsabilità lungo la catena di fornitura lasciando che alla fine a pagare siano sempre i lavoratori”.

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Scuola: Stipendi docenti e Ata, col taglio del cuneo fiscale da luglio il netto aumenta fino a 100 euro

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Adesso è ufficiale: con lo stipendio di fine mese e poi con quello di agosto, quando entrerà a regime, è in arrivo il taglio del cuneo fiscale per i dipendenti pubblici, quindi anche per i docenti e il personale Ate. Sul portale NoiPa del ministero dell’Economia viene ora spiegato nel dettaglio come si definirà l’incremento: come si calcola, quando viene erogato, come si usa il self service per la gestione del bonus. Come previsto dal D.L. 5 febbraio 2020, n. 3 convertito con Legge del 2 aprile 2020, n. 21, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 euro a decorrere dal 2021, ma solo se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro.“Come Anief – dice il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – reputiamo positiva l’iniziativa del Governo di agire sul cuneo fiscale. Rimane però un dato di fatto che gli aumenti degli ultimi dodici anni rimangono fermi al 3,48% (meno di 80 euro lordi) accordati con l’ultimo rinnovo contrattuale del 2018. Una circostanza che non ha coperto nemmeno gli 8 punti percentuali persi tra il 2007 e il 2015 per via dell’inflazione. Per il nuovo contratto, noi continuiamo a chiedere 240 euro mensili di aumento, mentre siamo fermi di 70 euro: incrementi più bassi non basterebbero a cancellare l’attuale gap di mille euro medi in meno al mese rispetto alla media UE. Lo abbiamo detto alla ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone e siamo pronti a ribadirlo non appena si avvierà, speriamo quanto prima, la contrattazione per il rinnovo contrattuale vero”.Prende consistenza l’ultima manovra di bilancio, con la quale il Parlamento ha stabilito un nuovo bonus nelle buste paga a partire dalla prossima mensilità, in sostituzione del “Bonus Renzi di 80 euro”.

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Scuola: Stipendi, da luglio salgono tra i 20 e i 100 euro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

L’ultima manovra di bilancio ha stabilito un nuovo bonus nelle busta paga a partire dalla prossima mensilità: sostituirà il più conosciuto “Bonus di 80 euro Renzi”. L’aumento delle retribuzioni verierà a seconda del reddito percepito di appartenenza. Orizzonte Scuola spiega perché l’aumento netto è suddiviso per fasce di reddito: ad esempio, “per tutti coloro che hanno un reddito annuo pari o inferiore a 28 mila euro è previsto un aumento di 100 euro netti mensili”. Ma “in realtà è un aumento di 20 euro che si aggiungono agli 80 euro di Renzi. Quindi se un insegnante della scuola primaria, ad esempio, beneficiato del bonus dell’ex presidente del consiglio, guadagnava – precedentemente al mese di luglio 2020 – uno stipendio netto di 1.370 euro, vedrà la sua retribuzione giungere a 1.390 euro (non 1.470 euro)”. Per Anief il rischio è che la situazione emergenziale, derivante dai rischi del Covid19, lasci all’angolo il problema degli stipendi più bassi d’Europa, dopo la Grecia, conferiti al personale scolastico italiano: occorre affrontare da subito il vulnus, perché il 3,5% assicurato dalle ultime due leggi di Bilancio non copre nemmeno gli oltre 10 punti di inflazione accumulati in dodici anni al netto degli ultimi aumenti, con 8 ben punti persi tra il 2007 e il 2015.“Quello che bisogna mettersi in testa – dice Marcello Pacifico, presidente Anief – è trovare il modo di incrementare le buste paga di docenti e Ata di 240 euro mensili: sotto questa soglia, si tratterebbe dell’ennesimo ritocco che non copre nemmeno il costo della vita. Ad oggi, invece, siamo appena sopra l’aumento del 3,48% (meno di 80 euro lordi) accordato con l’ultimo rinnovo contrattuale, del 2018, sottoscritto dagli altri sindacati al termine del vergognoso blocco decennale. Stiamo parlando di 70 euro di incremento mensile: il disavanzo di mille euro medi in meno al mese, a fine carriera, non cambierebbe di molto. Come Anief, abbiamo ribadito la necessità di riallineare gli stipendi all’inflazione e di procedere ad aumenti ‘veri’ in occasione dell’ultimo incontro tenuto a Palazzo Vidoni con la ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone, quando si presentò il memorandum della PA: da quel giorno, le condizioni non sono cambiate”.Il prossimo mese gli stipendi dei docenti e del personale Ata saranno incrementati di 68 euro netti medi, derivanti dal taglio del cuneo fiscale previsto con l’ultima Legge di Bilancio.Ma di cosa si tratta? Nelle scienze economiche – spiega Orizzonte Scuola – per cuneo fiscale si intende l’insieme delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che pesano sul costo del lavoro, sia per quanto riguarda i datori di lavoro sia per quanto riguarda i dipendenti e i liberi professionisti. Tutto il personale scolastico, nel caso specifico i docenti ed il personale Ata, mensilmente versano in automatico tali somme le quali vengono utilizzate dallo Stato per finanziare le spese pubbliche; nel linguaggio comune vengono denominate “tasse”; in realtà il termine esatto è “imposte”. Nel cedolino queste “voci” vengono riassunte nell’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. La particolarità che caratterizza tale imposta è la progressività: più è alto il reddito del dipendente, più sarà alto il contributo da versare.All’interno del concetto di cuneo fiscale troviamo anche le ritenute previdenziali, anch’esse specificate nel cedolino mensile, che permettono al dipendente statale di assicurarsi, una volta concluso il rapporto di lavoro, la pensione. Il cuneo fiscale rappresenta la differenza tra lo stipendio lordo e la busta paga netta incassata dai dipendenti. Quindi nel momento in cui si parla di “taglio del cuneo fiscale”, si verifica un aumento nella busta paga dei lavoratori.“Per tutti coloro che hanno un reddito dai 28 mila ai 40 mila euro – continua la rivista specializzata – è previsto un aumento netto che varia dagli 80 ai 97 euro mensili netti; con la stessa condizione di non usufruire già del precedente bonus Irpef renziano. A differenza dei colleghi con reddito fino a 28 mila euro che percepiranno il bonus fiscale sotto forma di credito Irpef in busta paga, gli altri, quelli da 28 a 40 mila euro, vedranno erogarsi il bonus sotto forma di detrazione fiscale. Inoltre, nel caso di bonus o detrazione non spettanti e già erogati, il sostituto di imposta provvederà al recupero del credito tramite 8 rate mensili”.

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