Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘storia’

Storia di un’idea: Il “Taccuino d’Artista”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

E’ il nuovo libro dello scrittore e critico d’arte Donato Di Poce dal titolo Taccuini d’Artista “ARTIST NOTEBOOKS & POETRY BOX” ovvero Storia di un’idea: Il “Taccuino d’Artista” da Leonardo da Vinci a Basquiat per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno. Ogni uomo, è attratto consapevolmente o no dal bisogno di un’esperienza estetica della vita e del mondo. E più che dalla bellezza di un’opera o dalla personalità di un artista, ama scoprire le poetiche, i processi creativi, la sequenza realizzativa di un’idea, le impronte e le tracce, i tentativi, gli abbozzi e le cancellazioni di una comunicazione iconica e segnica che è anche e sempre una comunicazione psicologica.Da qui, l’interesse per i segni preistorici sulle grotte, i disegni preparatori degli artisti, i diari, i dessins e i collages, le sinopie, gli “skethbook”, i progetti, i “carnets” gli scarabocchi, la “mail-art” e i “libri monotipi”, in una parola “I percorsi nascosti della creatività”, che ci permettono di entrare nelle “stanze segrete” e negli “atelier” degli artisti, di sbirciare dal loro buco della serratura, per vedere, toccare, leggere, “i taccuini segreti degli artisti”. Donato Di Poce, ama definirsi un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici. ( Nato a Sora – FR – nel 1958, residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Poesismi, Fotografo. Artista poliedrico, innovativo ed ironico, dotato di grande umanità, e CreAttività. Ha al suo attivo 29 libri pubblicati(tradotti anche in inglese, arabo, rumeno e spagnolo) , 20 ebook e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Dal 1998 è teorico, promotore e collezionista di Taccuini d’Artista. Ha realizzato L’Archivio Internazionale di TACCUINI D’ARTISTA e Poetry Box di Donato Di Poce, progetto espositivo itinerante.

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Stefano Ventura: Storia di una ricostruzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

In libreria per Rubbettino “Storia di una ricostruzione. L’Irpinia dopo il terremoto” di Stefano Ventura Aveva sei mesi, Stefano Ventura, quella tragica sera del 23 novembre 1980, quando in un minuto e mezzo l’Irpinia venne scossa inghiottendo nel buio e nel terrore quasi tremila persone. Stefano non può avere memoria di quelle ore drammatiche, ma i racconti che ha ascoltato e che ha mandato giù con il latte materno hanno fortemente condizionato la sua crescita così come quella di tanti ragazzi nati dopo il terremoto e che – scrive Stefano – portano i nomi delle tante vittime.Al terremoto Stefano ha dedicato i suoi studi universitari e un dottorato di ricerca in storia contemporanea, oltre a numerosi saggi e ricerche.Oggi, in occasione del quarantennale di quel tragico evento esce in libreria per Rubbettino un suo libro molto accurato dal titolo “Storia di una ricostruzione. L’Irpinia dopo il terremoto” in cui lo studioso racconta i problemi, le storie e i processi che hanno caratterizzato la ricostruzione dopo il terremoto con il supporto delle voci dei protagonisti, dei dati e delle cifre, di alcuni casi esemplari e utili alla comprensione.La riflessione sull’Irpinia non può che finire inevitabilmente per intrecciarsi con quella sulla ricostruzione di altri luoghi (come il Belice, il Friuli e i terremoti più recenti) che hanno subito eventi simili; affronta il tema delle prospettive di rilancio economico dell’area che vennero avanzate negli anni successivi, passando attraverso il ruolo che la criminalità organizzata ha giocato sui lavori post-terremoto, il libro affronta i cambiamenti nel tessuto urbanistico dei paesi colpiti, la storia del processo di industrializzazione e sviluppo e l’attuale collocazione dell’Irpinia anche all’interno della Strategia nazionale aree interne.

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I retroscena della storia dell’euro in “Alex, un giallo valutario”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Rivela importanti retroscena della storia dell’euro, in forma di thriller. Il nuovo libro, appena uscito su Amazon, si chiama Alex- un giallo valutario, e promette di svelare la natura del denaro e i fondamenti della finanza. A questo scopo non si serve dell’esposizione di teorie monetarie, ma conduce il lettore attraverso un percorso narrativo, abitato da personaggi affascinanti, che faranno di tutto per sedurlo.Un giallo, con un sottotesto economico-politico che ha per oggetto l’euro, l’Europa e le guerre imperialiste per il petrolio e la supremazia valutaria.Una storia dall’intreccio avvincente, che arriva fino a Roma e Parigi, partendo dalla City di Francoforte.Tutto parte da un gruppo di amici dallo stile di vita libero e non convenzionale, che denuncia a un commissario di polizia la scomparsa del maschio alfa, ovvero Alex, un tecnico petrolifero di origine italiana, appena rientrato dalla guerra in Iraq.Il commissario è inizialmente scettico, ma finisce per subire il fascino degli amici di Alex e presto diventa uno di loro. Le indagini lo porteranno fino a Roma, ove la strana morte di un extracomunitario insospettisce alcuni agenti antiterrorismo della polizia italiana.Riusciranno i personaggi a fare luce sui veri motivi della scomparsa di Alex? A scoprire i segreti del suo lavoro, e che cosa aveva a che fare con l’unione monetaria e con l’euro? Riusciranno a capire chi era Alex veramente? In un finale a sorpresa, il lettore si troverà di fronte a interrogativi universali, legati alla natura del denaro e all’identità dell’individuo nell’era della globalizzazione.La storia è un’opera di chiara ispirazione europeista, sottolineata dalla varietà dei luoghi e dalle diverse nazionalità dei personaggi.L’autrice Patrizia Vigiani, originaria di Firenze, si è già distinta per il suo manuale “Forex Trading per Comuni Mortali”, e per il suo impegno contro le truffe online.Per saperne di più sul libro consigliamo la visita al sito internet http://www.alex-un-giallo-valutario.de, e alla pagina Facebook http://www.facebook.com/AlexMoneyThriller. “Alex – un giallo valutario” è disponibile in formato ebook e cartaceo su Amazon.it all’indirizzo http://www.amazon.it/dp/B08L2J33KR.

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Nasce il primo Istituto al mondo di storia della reumatologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Le malattie reumatologiche hanno interessato l’uomo fin dall’antichità. Ci sono notizie e testimonianze storiche ben precise di uomini e donne (più o meno famosi) che sono stati colpiti da alcune gravi patologie. Tuttavia di certe malattie invece non ci sono notizie fino a tempi relativamente recenti. Lo studio del passato può quindi essere utile per valutare l’evoluzione di alcuni problemi di salute e di come gli scienziati d’ogni epoca abbiano cercato delle soluzioni per assistere i pazienti. L’Italia inoltre è stato uno dei primi paesi al mondo a sviluppare la reumatologia come disciplina medica autonoma. Questo è avvenuto a partire dalla seconda metà del Novecento e nel corso degli anni la reumatologia è diventata una delle eccellenze del sistema sanitario nazionale. Per tutti questi motivi la Società Italiana di Reumatologia (SIR) ha deciso di fondare l’Istituto di Storia della Reumatologia, il primo al mondo dedicato alla ricerca storiografica e scientifica di questa branca della medicina. La nuova struttura accademica sarà presentata con una conferenza stampa virtuale si terrà oggi e alle ore 11. All’evento parteciperanno: Leonardo Punzi (Direttore dell’Istituto), Luigi Sinigaglia (Presidente Nazionale della SIR), Roberto Gerli (Presidente Eletto SIR), Giuseppe Dal Ben (Direttore Generale della ULSS3 Serenissima) e Mario Po’ (Direttore Generale della Biblioteca Storica di Medicina).

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Pentastellati: È una storia che si ripete?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

Negli anni che seguirono la fine della Seconda guerra mondiale spuntò un movimento che catalizzò l’attenzione della nascente classe politica italiana emersa dalla lotta partigiana, dopo gli anni bui del fascismo, e che passò alla storia con il nome di “L’Uomo qualunque” dall’omonimo settimanale fondato e diretto a Roma Il 27 dicembre 1944 da Guglielmo Giannini e che nel maggio 1945 superò le 800 mila copie. E proprio sull’onda di questo successo editoriale che Giannini si convinse sull’opportunità di trasformarlo in movimento politico e di tentare la via elettorale. Detto fatto il 7 novembre successivo pubblicò il programma del Fronte dell’Uomo Qualunque il cui motto era “non ci rompete più le scatole”. Sulla scorta di questo precedente e soprattutto del suo dissolvimento nel giro di pochi anni passando dal 5,3% dei voti alle elezioni politiche del 1946, potendo così contare su 30 deputati all’Assemblea costituente, al 3,8% del 1948. Azzardai in proposito dopo il primo successo elettorale Pentastellato con un corposo 25%, partendo praticamente da zero, una riflessione sulla sua tenuta ritenendo necessario che si tenesse alla larga dalle alleanze con gli altri partiti che aveva, per altro, severamente criticato non per fare antipolitica, come Giannini, ma per una questione morale. Ed ironia della sorte non fu la caduta dei consensi a giocare un brutto tiro ai pentastellati bensì il suo maggiore successo alle successive elezioni politiche con il suo 32%. S’infilò in un vicolo cieco dove era impossibile andare avanti da solo ed era impensabile tornare indietro. Finì con l’allearsi prima con un partito di destra e poi con uno di sinistra e, quel che è peggio, la base non ne condivise le scelte facendo calare in modo sensibile il consenso elettorale tanto che è di questi giorni ho avuto modo di leggere la dichiarazione dell’on.le Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia, oggi l’unico partito in crescita, che reputa il Movimento 5Stelle vicino all’estinzione. Non credo in questa diagnosi infausta ma sulla necessità ed anche l’urgenza di una revisione critica e la costruzione di un modello politico rinnovato ideologicamente e culturalmente. Bisogna, innanzitutto, comprendere che il movimento creato da Grillo e da Casaleggio è nato e continua, nella sua ragione d’essere, avendo catturato il consenso di chi crede nella politica scremata dai compromessi al ribasso di una classe dirigente non sempre sensibile alle istanze di rinnovamento del Paese e dei suoi fondamentali culturali. Ma per restare una proposta di governance credibile deve saper costruire una ideologia che sappia offrire al suo popolo un diverso modo di testare la propria presenza perché in Italia di gente onesta ve ne è tanta ma ha un forte bisogno di certezze e di convinte e ragionate scelte nella vita economica e sociale del Paese. Ma soprattutto di esempi virtuosi a livello istituzionale. (Riccardo Alfonso)

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“Il Sannio è una realtà sana, immersa nel verde, non densamente popolata e ricca di storia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

By Floriano Panza. “Abbiamo tutte le potenzialità per diventare una capitale verde europea, valorizzando i suggestivi percorsi del Parco regionale del Taburno-Camposauro ed investendo in green economy e in infrastrutture per offrire una prospettiva occupazionale ai nostri giovani e per mettere in sicurezza i tratti montani e di interesse paesaggistico. Dobbiamo puntare sulla salvaguardia ambientale, sullo sviluppo economico sostenibile e sul nostro brand territoriale. Anche il Parco nazionale del Matese, che comprenderà i Comuni della provincia situati sul versante del Matese, può rappresentare una grande opportunità per il rilancio dei nostri borghi, purché le norme urbanistiche di attuazione consentano davvero attività ecocompatibili, senza imbalsamare in maniera rigida le offerte turistiche. Un contesto di rara bellezza, dove diverse associazioni locali sono riuscite ad innescare un circuito di promozione particolarmente significativo, che ha già superato i confini regionali. Mi riferisco, ad esempio, ai percorsi avventura delle Forre di Lavello e prima ancora delle Gole di Caccaviola e Conca Torta, che hanno configurato un’idea di turismo esperienziale che viaggia esattamente nella direzione indicata. Occorre, però, disporre di un piano di conservazione e sviluppo in via preliminare, in grado di attrarre anche le nuove generazioni ed i turisti stranieri, sempre più sensibili all’impegno ambientalista e sociale. Dopo gli incendi che hanno mandato in fumo centinaia di ettari di vegetazione sul Monte Erbano, Floriano Panza – coordinatore di Sannio Falanghina “Capitale europea del Vino 2019” ed ideatore, sei anni fa, del progetto di South Working nel Comune di Guardia Sanframondi (Benevento) – propone un nuovo modello di sviluppo turistico, dedicato alla difesa del patrimonio paesaggistico, naturalistico e faunistico sannita.E’ arrivato il momento di presentare un’offerta turistica unica, basata sul fenomeno dell’ecoturismo, sulla tutela della biodiversità e sulla valorizzazione del territorio. Il turismo sta cambiando, anche alla luce del Covid e grazie alla banda ultralarga. Sempre più turisti sono alla ricerca di luoghi incontaminati per praticare attività a contatto con la natura, come ad esempio l’arrampicata o il trekking, e le nostre valli non hanno nulla da invidiare alle altre località europee. Mettiamo in rete parchi, vigneti, borghi, musei, cantine, boschi e patrimonio UNESCO di Benevento, e lanciamo una grande campagna di comunicazione destinata ai tour operator internazionali. Ricominciamo con orgoglio dalle nostre radici”.Sono le parole pronunciate dal Vescovo Don Mimmo Battaglia. Una sfida, sottolinea Floriano Panza, che possiamo affrontare insieme e che riguarda il rimboschimento, la piantumazione e, naturalmente, la capacità di intercettare risorse utili al mitigamento del rischio idrogeologico e al monitoraggio ambientale, anche attraverso nuove tecnologie come droni e sensori. Lavoriamo per fare del nostro Sannio una eccellenza anche nella prevenzione degli incendi e nel turismo sostenibile”.

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Governo. La ministra Azzolina e la Storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Siamo rimasti abbagliati, non riuscivamo a distinguere persone e cose intorno a noi.Chi l’artefice? La ministra dell’Istruzione, la pentastellata Lucia Azzolina, che ha dichiarato: stiamo per scrivere un nuovo capitolo della Storia.
Quale non si è capito visto che è stata commissariata, cioè sostituita, per l’acquisto dei banchi di scuola, che fissare la data di inizio anno scolastico, per poi interromperlo una settimana dopo, per le elezioni e per la tornata referendaria, ha dell’incredibile, che i corsi di recupero non sono definiti, che il problema dei trasporti è un rebus, e così via.Dove sia la Storia non è dato di capire ma, finito lo stupore, alla mente è tornata la celebre frase del compianto linguista Tullio De Mauro, che fu anche ministro dell’Istruzione: il 70% degli italiani non capisce o a ha difficoltà di comprensione di un testo semplice.
Ribaltare la percentuale a favore della comprensione dell’italiano sarebbe, questo sì, una riscrittura della Storia, purtroppo, non riusciamo a vedere quel minimo di iniziative che ci avrebbero dato speranza.Ognuno può farsi aria con ciò che vuole ma, come ognuno può comprendere senza difficoltà, l’aria non è la Storia. Primo Mastrantoni, segretario Aduc.

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La storia del pensiero alla luce delle rivoluzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Diciamoci, alla fine, la verità che può valere ai tempi della Rivoluzione francese ma anche a quella che la seguì qualche secolo dopo. Dall’illuminismo teorico o filosofico che aveva definito il medioevo, l’età dell’oscurantismo, è sfociato di tutto, per il trionfo della libertà, l’esaltazione della ragione e l’avvento della rivoluzione e gli eccessi del terrore, nell’autentica barbarie che, secondo lo storico e antropologo Adolfo Morganti, avrebbe fatto impallidire lo stesso Frankstein che si era incarnato nel giacobinismo dell’onesto Robespierre vittima con Danton della loro stessa legge dei sospetti e del tribunale della salute pubblica.
Se è vero che il medioevo è stato funestato da pestilenze, guerre, carestie causate in parte da fenomeni meteorologici ricorrenti e da continue invasioni barbariche che hanno immiserito e abbandonato nell’ignoranza i popoli frenando il progresso tecnico-scientifico, è anche vero, come asserisce il De Maistre, nei suoi scritti, che il male maggiore è entrato nel mondo nel periodo del Rinascimento con le lotte religiose della cristianità e, successivamente, con la rivoluzione francese sfociata nel giacobinismo di Robespierre e nell’imperialismo di Napoleone. Diventa, in pratica, una nota stonata l’affermazione di Kant che attribuiva all’illuminismo “l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità”. Lo è stato, in effetti, ma a parole. In proposito è più aderente alla realtà il giudizio espresso da Adolfo Morganti riguardo “l’uomo dei lumi”. Per lui “era stato progettato come una macchina al risparmio”. “Questo modello così economico garantisce un’uguaglianza, perché ogni uomo era privato della specificità dei suoi rapporti naturali e spirituali con il suo ambiente e il suo cosmo, trasformato in individuo, ossia, in atomo, e ogni individuo possedeva un’identica ragione, avendo tutti un cervello ed un organo di sesso. Un tale individuo discriminato dai propri individuali e concreti problemi era stato livellato ad un astratto cittadino che conta in quanto è un numero nella collettività e un nulla come persona”.
In altri termini la conclamata libertà dell’individuo era un’astratta proclamazione scritta nella “Dichiarazione dell’uomo e del cittadino” e che l’uguaglianza significasse uniformarsi e conformarsi all’unica volontà del governo, che come aveva paventato Rousseau, una volta eletto sarebbe diventato dittatore.
Così i nostri padri fecero in modo di tramandarci le belle parole scritte nelle varie dichiarazioni dei diritti dell’uomo e nelle costituzioni liberali, ma le lasciarono lette-re morte nella pratica attuazione. L’hanno scritto a più riprese, in tempi recenti, tra gli altri, il prof. Secher dell’Università “La Sorbona” di Parigi e Pierre Chaunu e Jean Meyer.
Come dimenticare, ad esempio, il massacro compiuto dal governo di Parigi il due dicembre del 1793 a Sovenay, quando i vandeani, che considerarono persa la loro causa, ritornarono dall’esilio. Fu inaudito e macabro il rapporto ufficiale del generale Westerman alla Convenzione: “La Vandea non esiste più, cittadini repubblicani, essa è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne e i suoi bambini. L’ho appena sotterrata nei boschi e nella campagna di Sovenay. Secondo gli ordini datimi, ho fatto schiacciare i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, massacrando le donne che almeno perciò non faranno più figli che diventerebbero dei briganti”. Queste violenze, genocidi, pogrom, continuano ad agitare a tutt’oggi le notti dei nostri contemporanei. Non sono mutate nel tempo. Sono cambiati solo i nomi dei carnefici. (Riccardo Alfonso)

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Emigrazioni: una storia antica ma sempre d’attualità

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Se rivado alla storia degli italiani che a cavallo di due secoli (XIX e XX) hanno lasciato la patria per avventurarsi altrove in cerca di un lavoro e di una vita più decente ci dobbiamo rendere conto che questo stesso sogno oggi lo stanno vivendo i milioni d’immigrati extra comunitari che approdano lungo le coste italiane e greche. Per essi dobbiamo chiederci che futuro li attende? Che società li ospita?
Una prima riflessione dobbiamo farla andando avanti nel tempo comparando i migranti italiani e in più in generale quelli greci, spagnoli, da quella che è stata l’URSS e agli stessi flussi migratori interni dal meridione al Nord Italia nella seconda metà dello scorso secolo e persino ad una migrazione giovanile dei nostri giorni, con quanti approdano in maniera avventurosa lungo le coste italiane e greche più vicine al continente africano o seguono la via balcanica. La sensazione che ne traiamo è che siamo stati travolti da un’affluenza che non siamo riusciti a tenere sotto controllo e con l’aggravante che non tutti in Europa si sono resi disponibili all’accoglienza trasformando di fatto l’Italia nel più grande campo profughi europeo.
Ora che la frittata è stata fatta per l’Italia uscirne a testa alta non sembra un’impresa da poco. Tutt’altro, ma dobbiamo necessariamente dipanare questa matassa se non vogliamo che si aggrovigli sempre di più.
Partiamo dalla considerazione che la spinta migratoria è determinata da due precise ragioni: economica e dalla fuga dai teatri di guerra. C’è chi ambisce ad una vita migliore che può essere soddisfatta anche localmente se vi creiamo le condizioni e l’altra senza dubbio più drammatica è voluta dalla follia di persone che non si fanno scrupoli di esercitare la violenza per consolidare un potere personale o in favore del proprio clan. E quel che è peggio le loro mire di conquista sono supportate e tollerate nei loro eccessi da quelle nazioni che intendono intrattenere nell’area la loro influenza imperialistica e per un mero calcolo affaristico: vendita di armi, sfruttamento della manodopera, delle materie prime, ecc. Ci ritroviamo in tal modo con la beffa e lo scorno che vi sono paesi che potrebbero condurre sane politiche economiche e migliorare sensibilmente la vita dei loro abitanti se non fossero governati in una maniera così dissennata e diventassero facile preda dei mercanti che vivono e impinguano le loro tasche dal mal tolto. Ora c’è di peggio. Finiamo, restando in Italia, di trasformarci in un popolo di razzisti facendo violenza alla nostra stessa natura pacifica perché non basta ospitare se non diamo al tempo stesso uno sbocco lavorativo alle stesse condizioni degli autoctoni. E questo non possiamo farlo per una legge fisica: lo spazio di un corpo non può essere contemporaneamente occupato da un altro. La risposta c’è ma è possibile solo a livello globale andando a dirimere i focolai di violenza e ricercando una ragionevole ridistribuzione delle risorse. Nel frattempo, va ricercata una soluzione ponte facendo assumere la responsabilità di questi disastri a chi non solo li provoca ma soprattutto a chi li alimenta con la sola arma più convincente: ridurre i loro profitti. Ma ne avremo la forza e la determinazione per riuscirvi? (Riccardo Alfonso)

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Le doglie della verità: dentro la grande storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Se volgiamo lo sguardo al mondo reale con le sue perversioni spunta come d’incanto “l’idea mafiosa”. In questo caso la riflessione me l’ha offerta il libro di Isaia Sales (Rubbettino stories) “Storia dell’Italia mafiosa”. Se mi chiedo quanto, prima di lui, è stato scritto in proposito la risposta mi pare ovvia: Senza dubbio tantissimo e lo sarà ancora per molto in futuro.
Persino un Dittatore, Mussolini, è stato scomodato e ha cercato, inviando a Palermo il prefetto Mori, di sconfiggere la “gramigna siciliana” dal suo fertile campo di grano, ma fu un’impresa che non gli riuscì, di là delle sceneggiate di facciata e anche dell’uso spregiudicato e senza regole dei “poteri forti”. Oggi la “storia” ce la presenta Sales con le ben 443 corpose pagine del suo libro. Cosa dovrebbe dirci di nuovo e di diverso di quanto non sia stato detto e ripetuto nelle aule parlamentari e nelle piazze siciliane e altrove da solleticare la nostra attenzione più di quanto non sia accaduto in passato?
Probabilmente non molto se non poco, ma non è questo l’aspetto che intendo soppesare. Lo stesso autore, del resto, è consapevole che da due secoli a questa parte il racconto sulla mafia è rimasto pressoché immutato sia se lo vogliamo vedere come frutto della storia locale del Mezzogiorno, per via della sua arretratezza economica e sociale, sia per i giudizi e pregiudizi che hanno accompagnato la questione meridionale dentro la storia nazionale. A me invece, di là del fenomeno mafioso, preme capire se anche qui la “verità” vi fa capolino o, al contrario, la finzione l’ha fatta alla grande. E un primo granello di sospetto mi viene proprio dalle parole di Leonardo Sciascia quando parlando della sua Sicilia scrive: … “credeva di dovere la sua sconfitta, la sconfitta della legge, la sconfitta della giustizia, alla Sicilia, alle abitudini, le tradizioni, l’indole, lo spirito di questo disgraziato Paese assai più ammalato di quanto si presuma ed invece lo doveva all’Italia.”
E in questo scenario appare ancora più chiaro a Sales quanto afferma: “Nessun potere extra-istituzionale può vivere e sopravvivere in contrapposizione con quello statuale per tanto tempo come lo è per la mafia. Ciò vuol dire che essa non ha costituito un potere alternativo e contrapposto a quello ufficiale, ma un potere relazionato con esso.” E ancora: “La storia d’Italia si caratterizza anche per la lunga e incredibile persistenza di questa particolare forma di criminalità e per il suo intrecciarsi con parte delle classi dirigenti della nazione.”
Diventa così una specie di autobiografia della società italiana per cui non si può fare la sua storia prescindendo dal peso e dal ruolo che vi hanno rivestito i criminali mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti, Corona unita e dei colletti bianchi. Sono poteri che di volta in volta supportano gli altri poteri pubblici, religiosi ed istituzionali a tutti i loro livelli. Dovremmo quindi sorprenderci, e non tanto e non solo per amore della verità, se questo filo conduttore è stato ancor più esaltato dopo il Regno delle due Sicilie dall’Italia monarchica e poi repubblicana partendo proprio dai Borboni, per mano dei loro plenipotenziari, e per continuare con Crispi, Giolitti, Andreotti e Berlusconi? Tutti questi uomini politici e molti altri erano consapevoli del condizionamento delle mafie e in taluni casi conoscevano pure come fosse possibile un interscambio di favori come ad esempio i voti decisivi della Sicilia per la tenuta degli equilibri parlamentari, governativi e per la stessa tenuta del sistema paese nell’alleanza atlantica. In proposito Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Sicilia, dichiarò, in una sua intervista a Francesco Merlo, “che per fermare il comunismo ad ogni costo si poteva anche governare con i mafiosi piuttosto che consegnare il Paese ai comunisti”. (Riccardo Alfonso)

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Talvolta la storia ci insegna qualcosa sui mali di oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

Allora si poteva evitare un bagno di sangue “rivoluzionario” se solo il giovane re Luigi XIV avesse ascoltato, tra le altre, le parole del filosofo e pedagogista Fenelon che indirizzò al re aspre critiche elencando gli errori sia commessi in politica estera sia interna, disattendendo così gli elementari principi e calpestando gli inalienabili diritti nella persona dei suoi sudditi, pensando esclusivamente a “rendere grande il suo nome e potente lo Stato”. All’immagine del principe sovrano e del monarca assoluto con poteri illimitati, auspicato dal filosofo Hobbes, fa riscontro quella del principe illuminato e del monarca costituzionale voluto dai filosofi: l’olandese Spinoza e l’inglese Locke come difensori dei diritti del singolo e assertori della libertà dei popoli. Vi furono nazioni che compresero il messaggio di questi ultimi come la Gran Bretagna e l’Olanda mentre non sortì lo stesso effetto in Francia e altrove. Oggi se è stato superato l’assolutismo monarchico, non è stato così per gli altri assolutismi a partire dalle logiche del consumismo di stampo capitalista, dall’imperialismo che si regge sugli inneschi delle bombe atomiche, delle minacce batteriologiche, delle guerre chimiche e si nutre degli arrembaggi pirateschi per il controllo delle risorse energetiche mondiali, e per finire allo sfruttamento delle aree depresse. Persino l’ordinamento giuridico ispirato da Montesquieu che vedeva nella tripartizione dei poteri non tanto la sovranità del popolo, come nel contratto sociale di Rousseau, ma un reciproco controllo inteso ad evitare la preminenza di un potere sull’altro, oggi è stato messo in crisi dall’arroganza di chi ci ha governati, pur restando ancorati in linea di principio ad una democrazia compiuta. È caduto il comunismo, dopo settanta anni di sognatori e di fieri oppositori per un ideale di vita, ma ancora vi sono i nostalgici che richiamano il passato per farlo rivivere al presente, ma in loro non c’è futuro. Sia chiaro. L’idea era e resta buona. È mancato, semmai, il modo di rappresentare il diverso con uomini giusti. E l’errore prosegue se anche tra i leader cosiddetti di sinistra oggi parlano di riforme mentre il prezzo più alto sono i ceti meno abbienti a pagarlo.  Così tutte le cose che la politica propone hanno un grosso limite: non riescono ad andare oltre la barriera del presente e il “male oscuro” è sempre lo stesso: l’idea del potere che ci rende homo homini lupus. È e resta, come lo fu, dal fallimento della rivoluzione ateniese a oggi, una negatività che si riflette un po’ da tutte le parti. (Riccardo Alfonso)

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Gli uomini che fanno la storia e quelli che la distruggono

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

In molti sono oggi coloro che richiamano la nostra attenzione sugli avvenimenti tragici del nostro passato e lo fanno ancor più se si possono trovare i reduci di tali infamie per dare, a tutti noi, testimonianza diretta del dramma che ha vissuto l’umanità. E quando ascoltiamo le loro parole sul come la crudeltà e il cinismo dei carnefici non sembra aver avuto dei limiti, ci chiediamo come sia stato possibile arrivare a tanto. Ma ciò che ancor più ci sconvolge è che tali nequizie sono avvenute non in una sperduta parte del mondo ma in una nazione che con la sua cultura e il suo ingegno ha prodotto grandi pensatori e scienziati di fama internazionale. Ma la lezione magistrale che viene dai testimoni è ancora più importante e significativa. Essi non ci parlano di vendetta ma di perdono e invocano la pace tra i popoli di là delle passioni e dei contrasti che li avvelenano. Per contro c’è ancora chi, quasi per esorcizzare questo insegnamento di convivenza civile, insiste nel voler negare che tanta sofferenza e dolore, tanto martirio e sacrificio possa essere avvenuto.
Non è, purtroppo, la prima volta che violentiamo gli eventi del nostro passato per interessi partigiani, come se volessimo giustificare gli orrori del nostro presente negando quella continuità storica che fa dei persecutori i paladini di una persistenza che non vorremmo mai avere. Ed è proprio nella rimembranza di tali fatti che dovremmo trovare l’antidoto per guardare il nostro futuro nella pace e nella serenità dei popoli. (Riccardo Alfonso)

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Una storia tutta italiana che si mescola con le altre del mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Davanti a un mondo così tenacemente diviso in due tronconi ideologici la strada più praticabile parve quella di un generale rimescolamento delle carte. E la distensione che seguì in Occidente fu che, per quanto riguarda l’Italia, si ritirarono le “credenziali” che le avevano permesso di vivere sopra le righe e con una forza lavoro eccedentaria che fu imbrigliata con la logica degli ammortizzatori sociali. Ma i nostri governanti non ebbero da subito la percezione del cambiamento e finirono nella rete di “mani pulite” con processi alla corruzione e al mal governo. Tutto il ceto medio, e una parte della classe operaia, si ritrovarono, nel giro di qualche anno, senza referenti politici come lo erano stati per anni la Democrazia Cristiana, il partito socialista di Craxi e i loro alleati: repubblicani, liberali, socialdemocratici. Restò in piedi, ironia della sorte, proprio quel partito comunista che altrove si era dissolto come neve al sole. Ma la remora anticomunista era dura a morire e ci pensarono bene le teste d’uovo della politica dei salotti romani e milanesi dando in pasto al popolo dei moderati un partito nuovo di zecca e a guidarlo chiamarono chi era considerato, per le sue qualità di comunicatore e di patron di televisioni private, il vero “asso della manica”. Lo fecero non per ridare all’Italia fiducia e nuovi stimoli ma per preparare il terreno a una mossa politica che gli strateghi del Cremlino avevano messo in conto già alla vigilia della caduta del muro.
Mentre l’Unione Sovietica stava vivendo il suo momento più critico passando dal leader sovietico Michail Gorbačëv, con la sua glasnost e la perestroika, in altre parole con le riforme che avrebbero dovuto segnare il cambiamento, a un fallito colpo di stato nel 1991 e alla sua dichiarata indipendenza come Federazione Nazionale Russa il 13 novembre dello stesso anno, insieme alle altre ex repubbliche sovietiche dopo che il Soviet Supremo aveva decretato lo scioglimento dell’Urss, l’Italia rimase sola con i suoi problemi e con i partiti in dissoluzione. Mancava una guida certa e i comunisti italiani si resero conto che la loro scalata al potere, da decenni sognati, li avrebbe costretti a convivere con un Paese ai limiti dell’ingovernabilità se non si fosse consentita la ricostruzione di una classe politica capace di assicurare al sistema l’alternativa al potere. Così fu aperto il cantiere della politica e misurato sul campo, con il voto elettorale, la possibile capacità di tenuta del sistema bipolare. Si arrivò in questo modo a una governabilità “assistita” nella quale il sogno Moro-Berlinguer di un compromesso storico riaffiorò e s’infranse, questa volta, per la litigiosità delle sinistre estreme ancora fortemente ideologizzate su una posizione che per altri era già antistorica e arcaica. Così finì con il prevalere una guida diversa e si ebbe l’era berlusconiana sia pure con qualche ritorno di fiamma (governi Prodi). Chi ricorda ancora queste cose? Forse solo gli addetti ai lavori. E’ davvero un peccato. (Riccardo Alfonso)

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Il secondo trimestre con il maggiore successo nella storia di Veeam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Leader nella fornitura di soluzioni di backup che abilitano il Cloud Data Management™, annuncia una crescita del 20% su base annua del fatturato annuo ricorrente (ARR) nel secondo trimestre del 2020 – il secondo trimestre con il maggior successo in 14 anni di storia dell’azienda. Inoltre, Veeam ha registrato il trimestre più di successo di sempre per il fatturato totale del suo prodotto in più rapida crescita, Veeam Backup for Microsoft Office 365, con un aumento dell’89% anno su anno e un guadagno del 75% anno su anno di fatturato complessivo relativo agli abbonamenti.”Dal momento che gli ambienti di “lavoro da casa” sono sempre più frequenti, la protezione e la disponibilità dei dati sono ora più importanti che mai”, ha dichiarato Bill Largent, CEO di Veeam. “Così come i datori di lavoro devono proteggere la salute, la sicurezza e il benessere dei loro dipendenti, devono anche adottare solidi piani di business continuity e proteggere il bene più importante della loro organizzazione – i loro dati. Durante il secondo trimestre del 2020, Veeam ha continuato ad accelerare la sua strategia di business e di crescita insieme al suo ampio ecosistema di partner, mantenendo un’etica orientata al cliente. La nostra innovazione, combinata con lo slancio della nostra azienda, renderà il 2020 un anno storico e significativo per Veeam e per i nostri partner”. “Il data management era una priorità per le organizzazioni prima e lo è tuttora. Ma ciò che è cambiato è dove e come lavorano le persone, questo ha costretto le organizzazioni a rivedere i piani di business continuity e a trattare la gestione dei dati come priorità della propria agenda IT ” ha affermato Daniel Fried, General Manager (GM) and Senior Vice President (SVP), EMEA and Worldwide Channels di Veeam. “Non è mai stato così importante collaborare e ascoltare i nostri clienti e partner, in un momento in cui le aziende stanno affrontando grandi cambiamenti. Lavorare con il nostro ecosistema di partner è la chiave del nostro successo e le nostre partnership sono fondamentali per continuare a comprendere e affrontare le sfide aziendali e contribuire a trovare insieme le risposte”. Uno dei momenti più importanti del secondo trimestre è stato il VeeamON 2020, il primo evento online al mondo sul Data Management. Inizialmente pianificato come evento fisico a Las Vegas, si è trasformato in un evento online di due giorni a causa dell’attuale pandemia. Con quasi 30.000 utenti registrati provenienti da 148 paesi, Veeam ha fornito una vera esperienza digitale interattiva sia per i partner che per i clienti con più di 40 sessioni di breakout, demo di prodotto e configurazioni avanzate dei prodotti Veeam e keynote di dirigenti Veeam e di relatori del settore come IBM, Microsoft, NetApp, VMware, Pure Storage e IDC. Oltre a presentare Veeam Availability Orchestrator (VAO) v3, Veeam ha fornito un’anteprima su ciò che l’azienda sta pianificando per i prossimi annunci di prodotto, tra cui il primo sneak-peek di Veeam Availability Suite v11 e Veeam Backup for Microsoft Office 365 v5.

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

Ha scritto Luana De Rossi anni fa: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalle giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani un biglietto di questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo, che passare dalla tragedia alla farsa non è sicramente consolante. Tutt’altro. (Riccardo Alfonso)

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Terrorismo: Quando la storia ci aiuta a capire

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

L’Italia ha fatto esperienza recente sul tema della incomprensibilità di certo terrorismo. Ci riferiamo ovviamente al terrorismo delle Brigate Rosse e simili. Tutti hanno ormai potuto comprendere che, mentre la manodopera di quel terrorismo era certamente costituita da giovani ideologicamente labili, il cervello dell’intera operazione – non si è mai individuato. Ma non ci vuole molto ad immaginare che si trovasse nei servizi segreti, nazionali e internazionali. Quelli delle BR erano gli anni in cui, ad ogni tornata elettorale il PCI cresceva, minacciosamente agli occhi degli alleati NATO. Perché la perdurante Guerra Fredda, – terminerà un decennio dopo con Gorbaciov, – impediva all’Italia di …”distrarsi”. La stagione del “compromesso storico” che in quegli anni tentava di stabilire un nuovo rapporto tra i comunisti e i democristiani ebbe una breve durata. Si concluse con due illustri vittime: i loro ispiratori. Il democristiano Aldo Moro fu rapito e ucciso dai brigatisti rossi e il segretario del PCI Berlinguer fu duramente contestato dai sovietici per aver proclamato la fine del ruolo guida di Mosca e assicurato i governi occidentali che il PCI avrebbe mantenuto (in caso di entrata al governo) l’appartenenza all’alleanza NATO. Due autentiche bombe politiche che non potevano piacere a Mosca. Ed infatti, in occasione dell’ultimo congresso internazionale comunista tenuto in Russia, Berlinguer si salvò per puro miracolo dall’essere investito da un camion che inspiegabilmente urtò una macchina vicino alla sua. Specularmente, in Italia, il delitto Moro, avvenuto il 9 maggio 1978, eliminava quello che nel novembre dello stesso anno sarebbe diventato il nuovo Presidente della Repubblica e che in tale veste avrebbe potuto sostenere il primo governo a partecipazione comunista. Seppure Gorbaciov fosse alle porte, i tempi erano ancora prematuri ed il povero Moro fu sacrificato sull’altare del realismo politico del momento. La sua morte, avvertita come assassinio brigatista, ebbe l’effetto di bloccare l’ascesa elettorale dei comunisti, con un ritorno di fiducia nella DC. Perché ricordiamo tutto questo? perché l’obiettivo del fenomeno terroristico marchiato “rosso” fu proprio quello di demolire e demonizzare il “rosso”, rendendolo inviso e odioso agli elettori. L’obiettivo fu storicamente raggiunto. (Riccardo Alfonso da uno scritto di Fausto Carratù)

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Ustica: Le pagine strappate della storia repubblicana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

“L’ultimo “cablo” di Giovannone svelato da un autorevole quotidiano nazionale segue le rivelazioni del già ministro Giovanardi impone obblighi precisi: al premier Conte la necessità della desecretazione di tutti i documenti relativi al Lodo Moro e alla strage di Ustica, al Parlamento la costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per continuare a indagare sulle pagine strappate della storia repubblicana; alla procura di Roma, che ha ancora aperto una singolare indagine sui mandanti e sugli esecutori, di chiedere direttamente ai servizi segreti l’acquisizione dei documenti relativi che potrebbero ribaltare completamente la tesi giudiziaria – qualora fossero confermati – andando a supportare la tesi della dinamica dell’attentato con riflesso internazionale mediorientale per Ustica. Infine, va abolito il segreto funzionale, come proposto anche dal senatore Marilotti.” Così il fondatore dell’Intergruppo “La verità oltre il segreto”, deputato Federico Mollicone.

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“Senza storia non c’è futuro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

E’ l’iniziativa che Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, sta portando avanti da diversi giorni presidiando fisicamente in ogni città d’Italia i simboli della nostra storia e della nostra cultura. “Condanniamo fermamente – dichiara Fabio Roscani, Presidente di GN. le azioni oltraggiose compiute su statue di intellettuali, politici e persino di personaggi dell’Antica Roma, poiché considerati da alcuni simboli di razzismo. Nel pieno rispetto delle regole, continueremo a proteggere, finchè sarà necessario, i simboli della storia per difendere il futuro delle giovani generazioni da un anacronistico revisionismo storico, pregno di ideologismo e mistificazioni che vuole abbattere, deturpare e censurare simboli e figure consegnate all’eternità”. Lo comunica nota dell’ufficio stampa di Fratelli d’Italia.

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Cosa sappiamo della storia delle migrazioni in Italia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Quando, come e perché sono emigrati all’estero i cittadini italiani? Da chi e come è composta l’immigrazione straniera? Quali sono le principali traiettorie delle migrazioni interne? Per rispondere a queste e ad altre domande i ricercatori dell’Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr – Ismed) in collaborazione con Biblioteche di Roma propongono un breve ciclo di lezioni in video, pensato per rispondere alle domande degli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori e per supportare il lavoro del corpo docente ma anche per tutto il pubblico curioso di saperne di più su un argomento al centro del dibattito pubblico. http://www.romamultietnica.it ,www.bibliotechediroma.it

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Va in scena la storia di Clara Schumann

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Roma martedì 25 febbraio fino a domenica 1 marzo 2020, all’OFF/OFF Via Giulia 19 Theatre va in scena la storia di Clara Schumann, eccelsa pianista il cui talento è omaggiato dall’attrice e musicista Guenda Goria, interprete insieme a Lorenzo Manfridi del testo “La Pianista Perfetta”, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto da Maurizio Scaparro. Le musiche eseguite dal vivo sono quelle che Clara interpretava nei suoi concerti: Robert Schumann, Ludwig van Beethoven, Felix Mendelssohn, Johannes Brahms Franz Listz, Clara Wieck Schumann. “La mia immaginazione non può figurarsi una felicità più bella di continuare a vivere per l’arte”. Così Clara Schumann descrive la sua vocazione più profonda, quella per la musica. Forgiata nella tecnica dal padre Friedrich Wieck, Clara diventa sin da giovanissima concertista di fama mondiale: la più grande pianista dell’ottocento, ma anche una donna coraggiosa, intellettuale, madre affettuosa di otto figli, innamorata. Ed è proprio l’amore che permea nella sua musica, l’amore per la vita e l’amore per un uomo, Robert Schumann, compositore e figura di spicco del romanticismo tedesco. Un amore tormentato ma profondissimo quello tra Clara e Robert che trova il suo triste epilogo quando una malattia sopraggiunge a consumare le capacità intellettive di lui, fino a portarlo lentamente a spegnersi.E saranno le cinque linee del pentagramma il rifugio di Clara, le note saneranno le ferite del suo cuore e quell’armonica successione di tasti bianchi e neri darà conforto a questa grande donna che donerà alla musica tutta se stessa, che continuerà a lavorare dopo la morte del marito per diffondere la sua musica – troppo avanti per il gusto dell’epoca ma che troverà postuma fortuna.Il pianoforte, al centro della scena, è protagonista assoluto, suonato dal vivo da Guenda Goria che, in una progressiva rarefazione di tempo e spazio, racconterà sin nel profondo la forza vitale di Clara, donna che ha tradotto in arte la sua intera esistenza in un momento preciso, il pomeriggio prima di un importante concerto che potrebbe cambiare le sorti della sua carriera; un pomeriggio sbagliato in tutto sembra far presagire il primo insuccesso della vita di Clara. L’accordatore che non arriva, il baule smarrito, le lettere che sopraggiungono ad annunciare l’internamento del marito Robert Schumann in ospedale psichiatrico offrono l’affresco di una donna che a trent’anni è già madre di otto figli e leggenda della musica mondiale.
Costo Biglietti: Intero 25€; Ridotto Over65 18€; Ridotto Under35 15€;Dal Martedì al Sabato h.21,00 – Domenica h.17,00Info e Prenotazioni: +39 06.89239515

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