Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘storia’

Governo. La ministra Azzolina e la Storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Siamo rimasti abbagliati, non riuscivamo a distinguere persone e cose intorno a noi.Chi l’artefice? La ministra dell’Istruzione, la pentastellata Lucia Azzolina, che ha dichiarato: stiamo per scrivere un nuovo capitolo della Storia.
Quale non si è capito visto che è stata commissariata, cioè sostituita, per l’acquisto dei banchi di scuola, che fissare la data di inizio anno scolastico, per poi interromperlo una settimana dopo, per le elezioni e per la tornata referendaria, ha dell’incredibile, che i corsi di recupero non sono definiti, che il problema dei trasporti è un rebus, e così via.Dove sia la Storia non è dato di capire ma, finito lo stupore, alla mente è tornata la celebre frase del compianto linguista Tullio De Mauro, che fu anche ministro dell’Istruzione: il 70% degli italiani non capisce o a ha difficoltà di comprensione di un testo semplice.
Ribaltare la percentuale a favore della comprensione dell’italiano sarebbe, questo sì, una riscrittura della Storia, purtroppo, non riusciamo a vedere quel minimo di iniziative che ci avrebbero dato speranza.Ognuno può farsi aria con ciò che vuole ma, come ognuno può comprendere senza difficoltà, l’aria non è la Storia. Primo Mastrantoni, segretario Aduc.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La storia del pensiero alla luce delle rivoluzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Diciamoci, alla fine, la verità che può valere ai tempi della Rivoluzione francese ma anche a quella che la seguì qualche secolo dopo. Dall’illuminismo teorico o filosofico che aveva definito il medioevo, l’età dell’oscurantismo, è sfociato di tutto, per il trionfo della libertà, l’esaltazione della ragione e l’avvento della rivoluzione e gli eccessi del terrore, nell’autentica barbarie che, secondo lo storico e antropologo Adolfo Morganti, avrebbe fatto impallidire lo stesso Frankstein che si era incarnato nel giacobinismo dell’onesto Robespierre vittima con Danton della loro stessa legge dei sospetti e del tribunale della salute pubblica.
Se è vero che il medioevo è stato funestato da pestilenze, guerre, carestie causate in parte da fenomeni meteorologici ricorrenti e da continue invasioni barbariche che hanno immiserito e abbandonato nell’ignoranza i popoli frenando il progresso tecnico-scientifico, è anche vero, come asserisce il De Maistre, nei suoi scritti, che il male maggiore è entrato nel mondo nel periodo del Rinascimento con le lotte religiose della cristianità e, successivamente, con la rivoluzione francese sfociata nel giacobinismo di Robespierre e nell’imperialismo di Napoleone. Diventa, in pratica, una nota stonata l’affermazione di Kant che attribuiva all’illuminismo “l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità”. Lo è stato, in effetti, ma a parole. In proposito è più aderente alla realtà il giudizio espresso da Adolfo Morganti riguardo “l’uomo dei lumi”. Per lui “era stato progettato come una macchina al risparmio”. “Questo modello così economico garantisce un’uguaglianza, perché ogni uomo era privato della specificità dei suoi rapporti naturali e spirituali con il suo ambiente e il suo cosmo, trasformato in individuo, ossia, in atomo, e ogni individuo possedeva un’identica ragione, avendo tutti un cervello ed un organo di sesso. Un tale individuo discriminato dai propri individuali e concreti problemi era stato livellato ad un astratto cittadino che conta in quanto è un numero nella collettività e un nulla come persona”.
In altri termini la conclamata libertà dell’individuo era un’astratta proclamazione scritta nella “Dichiarazione dell’uomo e del cittadino” e che l’uguaglianza significasse uniformarsi e conformarsi all’unica volontà del governo, che come aveva paventato Rousseau, una volta eletto sarebbe diventato dittatore.
Così i nostri padri fecero in modo di tramandarci le belle parole scritte nelle varie dichiarazioni dei diritti dell’uomo e nelle costituzioni liberali, ma le lasciarono lette-re morte nella pratica attuazione. L’hanno scritto a più riprese, in tempi recenti, tra gli altri, il prof. Secher dell’Università “La Sorbona” di Parigi e Pierre Chaunu e Jean Meyer.
Come dimenticare, ad esempio, il massacro compiuto dal governo di Parigi il due dicembre del 1793 a Sovenay, quando i vandeani, che considerarono persa la loro causa, ritornarono dall’esilio. Fu inaudito e macabro il rapporto ufficiale del generale Westerman alla Convenzione: “La Vandea non esiste più, cittadini repubblicani, essa è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne e i suoi bambini. L’ho appena sotterrata nei boschi e nella campagna di Sovenay. Secondo gli ordini datimi, ho fatto schiacciare i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, massacrando le donne che almeno perciò non faranno più figli che diventerebbero dei briganti”. Queste violenze, genocidi, pogrom, continuano ad agitare a tutt’oggi le notti dei nostri contemporanei. Non sono mutate nel tempo. Sono cambiati solo i nomi dei carnefici. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Emigrazioni: una storia antica ma sempre d’attualità

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Se rivado alla storia degli italiani che a cavallo di due secoli (XIX e XX) hanno lasciato la patria per avventurarsi altrove in cerca di un lavoro e di una vita più decente ci dobbiamo rendere conto che questo stesso sogno oggi lo stanno vivendo i milioni d’immigrati extra comunitari che approdano lungo le coste italiane e greche. Per essi dobbiamo chiederci che futuro li attende? Che società li ospita?
Una prima riflessione dobbiamo farla andando avanti nel tempo comparando i migranti italiani e in più in generale quelli greci, spagnoli, da quella che è stata l’URSS e agli stessi flussi migratori interni dal meridione al Nord Italia nella seconda metà dello scorso secolo e persino ad una migrazione giovanile dei nostri giorni, con quanti approdano in maniera avventurosa lungo le coste italiane e greche più vicine al continente africano o seguono la via balcanica. La sensazione che ne traiamo è che siamo stati travolti da un’affluenza che non siamo riusciti a tenere sotto controllo e con l’aggravante che non tutti in Europa si sono resi disponibili all’accoglienza trasformando di fatto l’Italia nel più grande campo profughi europeo.
Ora che la frittata è stata fatta per l’Italia uscirne a testa alta non sembra un’impresa da poco. Tutt’altro, ma dobbiamo necessariamente dipanare questa matassa se non vogliamo che si aggrovigli sempre di più.
Partiamo dalla considerazione che la spinta migratoria è determinata da due precise ragioni: economica e dalla fuga dai teatri di guerra. C’è chi ambisce ad una vita migliore che può essere soddisfatta anche localmente se vi creiamo le condizioni e l’altra senza dubbio più drammatica è voluta dalla follia di persone che non si fanno scrupoli di esercitare la violenza per consolidare un potere personale o in favore del proprio clan. E quel che è peggio le loro mire di conquista sono supportate e tollerate nei loro eccessi da quelle nazioni che intendono intrattenere nell’area la loro influenza imperialistica e per un mero calcolo affaristico: vendita di armi, sfruttamento della manodopera, delle materie prime, ecc. Ci ritroviamo in tal modo con la beffa e lo scorno che vi sono paesi che potrebbero condurre sane politiche economiche e migliorare sensibilmente la vita dei loro abitanti se non fossero governati in una maniera così dissennata e diventassero facile preda dei mercanti che vivono e impinguano le loro tasche dal mal tolto. Ora c’è di peggio. Finiamo, restando in Italia, di trasformarci in un popolo di razzisti facendo violenza alla nostra stessa natura pacifica perché non basta ospitare se non diamo al tempo stesso uno sbocco lavorativo alle stesse condizioni degli autoctoni. E questo non possiamo farlo per una legge fisica: lo spazio di un corpo non può essere contemporaneamente occupato da un altro. La risposta c’è ma è possibile solo a livello globale andando a dirimere i focolai di violenza e ricercando una ragionevole ridistribuzione delle risorse. Nel frattempo, va ricercata una soluzione ponte facendo assumere la responsabilità di questi disastri a chi non solo li provoca ma soprattutto a chi li alimenta con la sola arma più convincente: ridurre i loro profitti. Ma ne avremo la forza e la determinazione per riuscirvi? (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Le doglie della verità: dentro la grande storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Se volgiamo lo sguardo al mondo reale con le sue perversioni spunta come d’incanto “l’idea mafiosa”. In questo caso la riflessione me l’ha offerta il libro di Isaia Sales (Rubbettino stories) “Storia dell’Italia mafiosa”. Se mi chiedo quanto, prima di lui, è stato scritto in proposito la risposta mi pare ovvia: Senza dubbio tantissimo e lo sarà ancora per molto in futuro.
Persino un Dittatore, Mussolini, è stato scomodato e ha cercato, inviando a Palermo il prefetto Mori, di sconfiggere la “gramigna siciliana” dal suo fertile campo di grano, ma fu un’impresa che non gli riuscì, di là delle sceneggiate di facciata e anche dell’uso spregiudicato e senza regole dei “poteri forti”. Oggi la “storia” ce la presenta Sales con le ben 443 corpose pagine del suo libro. Cosa dovrebbe dirci di nuovo e di diverso di quanto non sia stato detto e ripetuto nelle aule parlamentari e nelle piazze siciliane e altrove da solleticare la nostra attenzione più di quanto non sia accaduto in passato?
Probabilmente non molto se non poco, ma non è questo l’aspetto che intendo soppesare. Lo stesso autore, del resto, è consapevole che da due secoli a questa parte il racconto sulla mafia è rimasto pressoché immutato sia se lo vogliamo vedere come frutto della storia locale del Mezzogiorno, per via della sua arretratezza economica e sociale, sia per i giudizi e pregiudizi che hanno accompagnato la questione meridionale dentro la storia nazionale. A me invece, di là del fenomeno mafioso, preme capire se anche qui la “verità” vi fa capolino o, al contrario, la finzione l’ha fatta alla grande. E un primo granello di sospetto mi viene proprio dalle parole di Leonardo Sciascia quando parlando della sua Sicilia scrive: … “credeva di dovere la sua sconfitta, la sconfitta della legge, la sconfitta della giustizia, alla Sicilia, alle abitudini, le tradizioni, l’indole, lo spirito di questo disgraziato Paese assai più ammalato di quanto si presuma ed invece lo doveva all’Italia.”
E in questo scenario appare ancora più chiaro a Sales quanto afferma: “Nessun potere extra-istituzionale può vivere e sopravvivere in contrapposizione con quello statuale per tanto tempo come lo è per la mafia. Ciò vuol dire che essa non ha costituito un potere alternativo e contrapposto a quello ufficiale, ma un potere relazionato con esso.” E ancora: “La storia d’Italia si caratterizza anche per la lunga e incredibile persistenza di questa particolare forma di criminalità e per il suo intrecciarsi con parte delle classi dirigenti della nazione.”
Diventa così una specie di autobiografia della società italiana per cui non si può fare la sua storia prescindendo dal peso e dal ruolo che vi hanno rivestito i criminali mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti, Corona unita e dei colletti bianchi. Sono poteri che di volta in volta supportano gli altri poteri pubblici, religiosi ed istituzionali a tutti i loro livelli. Dovremmo quindi sorprenderci, e non tanto e non solo per amore della verità, se questo filo conduttore è stato ancor più esaltato dopo il Regno delle due Sicilie dall’Italia monarchica e poi repubblicana partendo proprio dai Borboni, per mano dei loro plenipotenziari, e per continuare con Crispi, Giolitti, Andreotti e Berlusconi? Tutti questi uomini politici e molti altri erano consapevoli del condizionamento delle mafie e in taluni casi conoscevano pure come fosse possibile un interscambio di favori come ad esempio i voti decisivi della Sicilia per la tenuta degli equilibri parlamentari, governativi e per la stessa tenuta del sistema paese nell’alleanza atlantica. In proposito Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Sicilia, dichiarò, in una sua intervista a Francesco Merlo, “che per fermare il comunismo ad ogni costo si poteva anche governare con i mafiosi piuttosto che consegnare il Paese ai comunisti”. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Talvolta la storia ci insegna qualcosa sui mali di oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

Allora si poteva evitare un bagno di sangue “rivoluzionario” se solo il giovane re Luigi XIV avesse ascoltato, tra le altre, le parole del filosofo e pedagogista Fenelon che indirizzò al re aspre critiche elencando gli errori sia commessi in politica estera sia interna, disattendendo così gli elementari principi e calpestando gli inalienabili diritti nella persona dei suoi sudditi, pensando esclusivamente a “rendere grande il suo nome e potente lo Stato”. All’immagine del principe sovrano e del monarca assoluto con poteri illimitati, auspicato dal filosofo Hobbes, fa riscontro quella del principe illuminato e del monarca costituzionale voluto dai filosofi: l’olandese Spinoza e l’inglese Locke come difensori dei diritti del singolo e assertori della libertà dei popoli. Vi furono nazioni che compresero il messaggio di questi ultimi come la Gran Bretagna e l’Olanda mentre non sortì lo stesso effetto in Francia e altrove. Oggi se è stato superato l’assolutismo monarchico, non è stato così per gli altri assolutismi a partire dalle logiche del consumismo di stampo capitalista, dall’imperialismo che si regge sugli inneschi delle bombe atomiche, delle minacce batteriologiche, delle guerre chimiche e si nutre degli arrembaggi pirateschi per il controllo delle risorse energetiche mondiali, e per finire allo sfruttamento delle aree depresse. Persino l’ordinamento giuridico ispirato da Montesquieu che vedeva nella tripartizione dei poteri non tanto la sovranità del popolo, come nel contratto sociale di Rousseau, ma un reciproco controllo inteso ad evitare la preminenza di un potere sull’altro, oggi è stato messo in crisi dall’arroganza di chi ci ha governati, pur restando ancorati in linea di principio ad una democrazia compiuta. È caduto il comunismo, dopo settanta anni di sognatori e di fieri oppositori per un ideale di vita, ma ancora vi sono i nostalgici che richiamano il passato per farlo rivivere al presente, ma in loro non c’è futuro. Sia chiaro. L’idea era e resta buona. È mancato, semmai, il modo di rappresentare il diverso con uomini giusti. E l’errore prosegue se anche tra i leader cosiddetti di sinistra oggi parlano di riforme mentre il prezzo più alto sono i ceti meno abbienti a pagarlo.  Così tutte le cose che la politica propone hanno un grosso limite: non riescono ad andare oltre la barriera del presente e il “male oscuro” è sempre lo stesso: l’idea del potere che ci rende homo homini lupus. È e resta, come lo fu, dal fallimento della rivoluzione ateniese a oggi, una negatività che si riflette un po’ da tutte le parti. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Gli uomini che fanno la storia e quelli che la distruggono

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

In molti sono oggi coloro che richiamano la nostra attenzione sugli avvenimenti tragici del nostro passato e lo fanno ancor più se si possono trovare i reduci di tali infamie per dare, a tutti noi, testimonianza diretta del dramma che ha vissuto l’umanità. E quando ascoltiamo le loro parole sul come la crudeltà e il cinismo dei carnefici non sembra aver avuto dei limiti, ci chiediamo come sia stato possibile arrivare a tanto. Ma ciò che ancor più ci sconvolge è che tali nequizie sono avvenute non in una sperduta parte del mondo ma in una nazione che con la sua cultura e il suo ingegno ha prodotto grandi pensatori e scienziati di fama internazionale. Ma la lezione magistrale che viene dai testimoni è ancora più importante e significativa. Essi non ci parlano di vendetta ma di perdono e invocano la pace tra i popoli di là delle passioni e dei contrasti che li avvelenano. Per contro c’è ancora chi, quasi per esorcizzare questo insegnamento di convivenza civile, insiste nel voler negare che tanta sofferenza e dolore, tanto martirio e sacrificio possa essere avvenuto.
Non è, purtroppo, la prima volta che violentiamo gli eventi del nostro passato per interessi partigiani, come se volessimo giustificare gli orrori del nostro presente negando quella continuità storica che fa dei persecutori i paladini di una persistenza che non vorremmo mai avere. Ed è proprio nella rimembranza di tali fatti che dovremmo trovare l’antidoto per guardare il nostro futuro nella pace e nella serenità dei popoli. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Una storia tutta italiana che si mescola con le altre del mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Davanti a un mondo così tenacemente diviso in due tronconi ideologici la strada più praticabile parve quella di un generale rimescolamento delle carte. E la distensione che seguì in Occidente fu che, per quanto riguarda l’Italia, si ritirarono le “credenziali” che le avevano permesso di vivere sopra le righe e con una forza lavoro eccedentaria che fu imbrigliata con la logica degli ammortizzatori sociali. Ma i nostri governanti non ebbero da subito la percezione del cambiamento e finirono nella rete di “mani pulite” con processi alla corruzione e al mal governo. Tutto il ceto medio, e una parte della classe operaia, si ritrovarono, nel giro di qualche anno, senza referenti politici come lo erano stati per anni la Democrazia Cristiana, il partito socialista di Craxi e i loro alleati: repubblicani, liberali, socialdemocratici. Restò in piedi, ironia della sorte, proprio quel partito comunista che altrove si era dissolto come neve al sole. Ma la remora anticomunista era dura a morire e ci pensarono bene le teste d’uovo della politica dei salotti romani e milanesi dando in pasto al popolo dei moderati un partito nuovo di zecca e a guidarlo chiamarono chi era considerato, per le sue qualità di comunicatore e di patron di televisioni private, il vero “asso della manica”. Lo fecero non per ridare all’Italia fiducia e nuovi stimoli ma per preparare il terreno a una mossa politica che gli strateghi del Cremlino avevano messo in conto già alla vigilia della caduta del muro.
Mentre l’Unione Sovietica stava vivendo il suo momento più critico passando dal leader sovietico Michail Gorbačëv, con la sua glasnost e la perestroika, in altre parole con le riforme che avrebbero dovuto segnare il cambiamento, a un fallito colpo di stato nel 1991 e alla sua dichiarata indipendenza come Federazione Nazionale Russa il 13 novembre dello stesso anno, insieme alle altre ex repubbliche sovietiche dopo che il Soviet Supremo aveva decretato lo scioglimento dell’Urss, l’Italia rimase sola con i suoi problemi e con i partiti in dissoluzione. Mancava una guida certa e i comunisti italiani si resero conto che la loro scalata al potere, da decenni sognati, li avrebbe costretti a convivere con un Paese ai limiti dell’ingovernabilità se non si fosse consentita la ricostruzione di una classe politica capace di assicurare al sistema l’alternativa al potere. Così fu aperto il cantiere della politica e misurato sul campo, con il voto elettorale, la possibile capacità di tenuta del sistema bipolare. Si arrivò in questo modo a una governabilità “assistita” nella quale il sogno Moro-Berlinguer di un compromesso storico riaffiorò e s’infranse, questa volta, per la litigiosità delle sinistre estreme ancora fortemente ideologizzate su una posizione che per altri era già antistorica e arcaica. Così finì con il prevalere una guida diversa e si ebbe l’era berlusconiana sia pure con qualche ritorno di fiamma (governi Prodi). Chi ricorda ancora queste cose? Forse solo gli addetti ai lavori. E’ davvero un peccato. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il secondo trimestre con il maggiore successo nella storia di Veeam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Leader nella fornitura di soluzioni di backup che abilitano il Cloud Data Management™, annuncia una crescita del 20% su base annua del fatturato annuo ricorrente (ARR) nel secondo trimestre del 2020 – il secondo trimestre con il maggior successo in 14 anni di storia dell’azienda. Inoltre, Veeam ha registrato il trimestre più di successo di sempre per il fatturato totale del suo prodotto in più rapida crescita, Veeam Backup for Microsoft Office 365, con un aumento dell’89% anno su anno e un guadagno del 75% anno su anno di fatturato complessivo relativo agli abbonamenti.”Dal momento che gli ambienti di “lavoro da casa” sono sempre più frequenti, la protezione e la disponibilità dei dati sono ora più importanti che mai”, ha dichiarato Bill Largent, CEO di Veeam. “Così come i datori di lavoro devono proteggere la salute, la sicurezza e il benessere dei loro dipendenti, devono anche adottare solidi piani di business continuity e proteggere il bene più importante della loro organizzazione – i loro dati. Durante il secondo trimestre del 2020, Veeam ha continuato ad accelerare la sua strategia di business e di crescita insieme al suo ampio ecosistema di partner, mantenendo un’etica orientata al cliente. La nostra innovazione, combinata con lo slancio della nostra azienda, renderà il 2020 un anno storico e significativo per Veeam e per i nostri partner”. “Il data management era una priorità per le organizzazioni prima e lo è tuttora. Ma ciò che è cambiato è dove e come lavorano le persone, questo ha costretto le organizzazioni a rivedere i piani di business continuity e a trattare la gestione dei dati come priorità della propria agenda IT ” ha affermato Daniel Fried, General Manager (GM) and Senior Vice President (SVP), EMEA and Worldwide Channels di Veeam. “Non è mai stato così importante collaborare e ascoltare i nostri clienti e partner, in un momento in cui le aziende stanno affrontando grandi cambiamenti. Lavorare con il nostro ecosistema di partner è la chiave del nostro successo e le nostre partnership sono fondamentali per continuare a comprendere e affrontare le sfide aziendali e contribuire a trovare insieme le risposte”. Uno dei momenti più importanti del secondo trimestre è stato il VeeamON 2020, il primo evento online al mondo sul Data Management. Inizialmente pianificato come evento fisico a Las Vegas, si è trasformato in un evento online di due giorni a causa dell’attuale pandemia. Con quasi 30.000 utenti registrati provenienti da 148 paesi, Veeam ha fornito una vera esperienza digitale interattiva sia per i partner che per i clienti con più di 40 sessioni di breakout, demo di prodotto e configurazioni avanzate dei prodotti Veeam e keynote di dirigenti Veeam e di relatori del settore come IBM, Microsoft, NetApp, VMware, Pure Storage e IDC. Oltre a presentare Veeam Availability Orchestrator (VAO) v3, Veeam ha fornito un’anteprima su ciò che l’azienda sta pianificando per i prossimi annunci di prodotto, tra cui il primo sneak-peek di Veeam Availability Suite v11 e Veeam Backup for Microsoft Office 365 v5.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

Ha scritto Luana De Rossi anni fa: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalle giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani un biglietto di questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo, che passare dalla tragedia alla farsa non è sicramente consolante. Tutt’altro. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Terrorismo: Quando la storia ci aiuta a capire

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

L’Italia ha fatto esperienza recente sul tema della incomprensibilità di certo terrorismo. Ci riferiamo ovviamente al terrorismo delle Brigate Rosse e simili. Tutti hanno ormai potuto comprendere che, mentre la manodopera di quel terrorismo era certamente costituita da giovani ideologicamente labili, il cervello dell’intera operazione – non si è mai individuato. Ma non ci vuole molto ad immaginare che si trovasse nei servizi segreti, nazionali e internazionali. Quelli delle BR erano gli anni in cui, ad ogni tornata elettorale il PCI cresceva, minacciosamente agli occhi degli alleati NATO. Perché la perdurante Guerra Fredda, – terminerà un decennio dopo con Gorbaciov, – impediva all’Italia di …”distrarsi”. La stagione del “compromesso storico” che in quegli anni tentava di stabilire un nuovo rapporto tra i comunisti e i democristiani ebbe una breve durata. Si concluse con due illustri vittime: i loro ispiratori. Il democristiano Aldo Moro fu rapito e ucciso dai brigatisti rossi e il segretario del PCI Berlinguer fu duramente contestato dai sovietici per aver proclamato la fine del ruolo guida di Mosca e assicurato i governi occidentali che il PCI avrebbe mantenuto (in caso di entrata al governo) l’appartenenza all’alleanza NATO. Due autentiche bombe politiche che non potevano piacere a Mosca. Ed infatti, in occasione dell’ultimo congresso internazionale comunista tenuto in Russia, Berlinguer si salvò per puro miracolo dall’essere investito da un camion che inspiegabilmente urtò una macchina vicino alla sua. Specularmente, in Italia, il delitto Moro, avvenuto il 9 maggio 1978, eliminava quello che nel novembre dello stesso anno sarebbe diventato il nuovo Presidente della Repubblica e che in tale veste avrebbe potuto sostenere il primo governo a partecipazione comunista. Seppure Gorbaciov fosse alle porte, i tempi erano ancora prematuri ed il povero Moro fu sacrificato sull’altare del realismo politico del momento. La sua morte, avvertita come assassinio brigatista, ebbe l’effetto di bloccare l’ascesa elettorale dei comunisti, con un ritorno di fiducia nella DC. Perché ricordiamo tutto questo? perché l’obiettivo del fenomeno terroristico marchiato “rosso” fu proprio quello di demolire e demonizzare il “rosso”, rendendolo inviso e odioso agli elettori. L’obiettivo fu storicamente raggiunto. (Riccardo Alfonso da uno scritto di Fausto Carratù)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Ustica: Le pagine strappate della storia repubblicana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

“L’ultimo “cablo” di Giovannone svelato da un autorevole quotidiano nazionale segue le rivelazioni del già ministro Giovanardi impone obblighi precisi: al premier Conte la necessità della desecretazione di tutti i documenti relativi al Lodo Moro e alla strage di Ustica, al Parlamento la costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per continuare a indagare sulle pagine strappate della storia repubblicana; alla procura di Roma, che ha ancora aperto una singolare indagine sui mandanti e sugli esecutori, di chiedere direttamente ai servizi segreti l’acquisizione dei documenti relativi che potrebbero ribaltare completamente la tesi giudiziaria – qualora fossero confermati – andando a supportare la tesi della dinamica dell’attentato con riflesso internazionale mediorientale per Ustica. Infine, va abolito il segreto funzionale, come proposto anche dal senatore Marilotti.” Così il fondatore dell’Intergruppo “La verità oltre il segreto”, deputato Federico Mollicone.

Posted in Diritti/Human rights, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Senza storia non c’è futuro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

E’ l’iniziativa che Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, sta portando avanti da diversi giorni presidiando fisicamente in ogni città d’Italia i simboli della nostra storia e della nostra cultura. “Condanniamo fermamente – dichiara Fabio Roscani, Presidente di GN. le azioni oltraggiose compiute su statue di intellettuali, politici e persino di personaggi dell’Antica Roma, poiché considerati da alcuni simboli di razzismo. Nel pieno rispetto delle regole, continueremo a proteggere, finchè sarà necessario, i simboli della storia per difendere il futuro delle giovani generazioni da un anacronistico revisionismo storico, pregno di ideologismo e mistificazioni che vuole abbattere, deturpare e censurare simboli e figure consegnate all’eternità”. Lo comunica nota dell’ufficio stampa di Fratelli d’Italia.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Cosa sappiamo della storia delle migrazioni in Italia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Quando, come e perché sono emigrati all’estero i cittadini italiani? Da chi e come è composta l’immigrazione straniera? Quali sono le principali traiettorie delle migrazioni interne? Per rispondere a queste e ad altre domande i ricercatori dell’Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr – Ismed) in collaborazione con Biblioteche di Roma propongono un breve ciclo di lezioni in video, pensato per rispondere alle domande degli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori e per supportare il lavoro del corpo docente ma anche per tutto il pubblico curioso di saperne di più su un argomento al centro del dibattito pubblico. http://www.romamultietnica.it ,www.bibliotechediroma.it

Posted in Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Va in scena la storia di Clara Schumann

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Roma martedì 25 febbraio fino a domenica 1 marzo 2020, all’OFF/OFF Via Giulia 19 Theatre va in scena la storia di Clara Schumann, eccelsa pianista il cui talento è omaggiato dall’attrice e musicista Guenda Goria, interprete insieme a Lorenzo Manfridi del testo “La Pianista Perfetta”, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto da Maurizio Scaparro. Le musiche eseguite dal vivo sono quelle che Clara interpretava nei suoi concerti: Robert Schumann, Ludwig van Beethoven, Felix Mendelssohn, Johannes Brahms Franz Listz, Clara Wieck Schumann. “La mia immaginazione non può figurarsi una felicità più bella di continuare a vivere per l’arte”. Così Clara Schumann descrive la sua vocazione più profonda, quella per la musica. Forgiata nella tecnica dal padre Friedrich Wieck, Clara diventa sin da giovanissima concertista di fama mondiale: la più grande pianista dell’ottocento, ma anche una donna coraggiosa, intellettuale, madre affettuosa di otto figli, innamorata. Ed è proprio l’amore che permea nella sua musica, l’amore per la vita e l’amore per un uomo, Robert Schumann, compositore e figura di spicco del romanticismo tedesco. Un amore tormentato ma profondissimo quello tra Clara e Robert che trova il suo triste epilogo quando una malattia sopraggiunge a consumare le capacità intellettive di lui, fino a portarlo lentamente a spegnersi.E saranno le cinque linee del pentagramma il rifugio di Clara, le note saneranno le ferite del suo cuore e quell’armonica successione di tasti bianchi e neri darà conforto a questa grande donna che donerà alla musica tutta se stessa, che continuerà a lavorare dopo la morte del marito per diffondere la sua musica – troppo avanti per il gusto dell’epoca ma che troverà postuma fortuna.Il pianoforte, al centro della scena, è protagonista assoluto, suonato dal vivo da Guenda Goria che, in una progressiva rarefazione di tempo e spazio, racconterà sin nel profondo la forza vitale di Clara, donna che ha tradotto in arte la sua intera esistenza in un momento preciso, il pomeriggio prima di un importante concerto che potrebbe cambiare le sorti della sua carriera; un pomeriggio sbagliato in tutto sembra far presagire il primo insuccesso della vita di Clara. L’accordatore che non arriva, il baule smarrito, le lettere che sopraggiungono ad annunciare l’internamento del marito Robert Schumann in ospedale psichiatrico offrono l’affresco di una donna che a trent’anni è già madre di otto figli e leggenda della musica mondiale.
Costo Biglietti: Intero 25€; Ridotto Over65 18€; Ridotto Under35 15€;Dal Martedì al Sabato h.21,00 – Domenica h.17,00Info e Prenotazioni: +39 06.89239515

Posted in Mostre - Spettacoli/Exhibitions – Theatre, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

La vera storia dei Peaky Blinders di Carl Chinn

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

In libreria per Sperling & Kupfer. La realtà differisce dalla versione per lo schermo, perché i veri peaky blinders erano personaggi spregevoli, mediocri e sordidi. Per quanto riprovevoli, tuttavia, nel complesso sono stati un’importante componente storica della Birmingham di epoca tardovittoriana e edoardiana. Ignorati o appena citati dalle cronache locali, hanno condizionato in chiave negativa la vita di più di una generazione e macchiato la reputazione della città. Le loro azioni sono inestricabilmente legate alla storia di Birmingham, al pari di quelle dei suoi principali uomini politici e dei grandi industriali.
I Peaky Blinders così come li conosciamo, grazie all’enorme successo dell’omonima serie Netflix, sono un concentrato di violenza e terrore. Thomas Shelby, capofamiglia e boss della gang, si muove nella Birmingham degli anni Venti, in cui si combattono sanguinose guerre tra delinquenti e polizia che coinvolgono terroristi irlandesi e autorità.Ma chi erano i veri Peaky Blinders? Esistevano davvero?
Carl Chinn ha trascorso decenni a cercare di ricostruire le loro gesta e a seguire le loro orme oscure. Ne “La vera storia dei Peaky Blinders”, edito da Sperling & Kupfer, rivela la vera storia dei membri della famigerata gang, uno dei quali era il suo bisnonno, raccontando l’Inghilterra di quegli anni e le lotte della classe operaia inglese. Guidati da Billy Kimber, hanno combattuto una sanguinosa guerra con i gangster londinesi. Riunendo nel libro una vasta quantità di fonti originali, tra cui rarissime immagini storiche dei veri Peaky Blinders, Chinn aggiunge una nuova dimensione alla storia del mondo sotterraneo di Birmingham e ai fatti dietro la fiction. Autore di diversi libri, è il pronipote di un membro dei cosiddetti Peaky Blinders.

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Gli alberi che fanno la storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

101 storie di alberi, di cui leggerete in quest’opera, affrescano il passato, presente e futuro della nostra presenza sulla terra in uscita il 5 marzo 2020 nelle librerie. Gli alberi sono la presenza costante che ha modificato, e spesso guidato, il corso della storia collettiva e individuale. Spesso dimentichiamo che la nostra salvezza dipende da queste piante, ma quanto sappiamo di loro?
Instancabili viaggiatori e cacciatori di piante, Kevin Hobbs e David West hanno lavorato per anni alla Hillier Nurseries, il più grande e famoso vivaio di arbusti e alberi del Regno Unito. Nel presente volume, ci raccontano in modo accattivante la relazione tra l’uomo e gli alberi, dalla preistoria fino ai giorni nostri. Dai primi utensili in bosso costruiti dall’uomo di Neanderthal al legno di kaki usato due secoli fa per fabbricare le mazze da golf, i cento alberi presenti in questo libro ci ricordano, se ce ne fosse ancora bisogno, l’aiuto che riceviamo da loro ogni giorno, sotto forma di frutto saporito o di provvidenziale farmaco, del più modesto mobile di casa o dell’ipertecnologico isolante in sughero per veicoli spaziali.
Kevin Hobbs è un botanico e vivaista professionista con oltre 30 anni di esperienza nell’industria orticola. È stato capo della ricerca e sviluppo presso l’Hillier Nurseries in Hampshire.
David West gestisce un suo vivaio personale, specializzato nella produzione e nel commercio di alberi rari. Se avete richieste particolarmente esigenti, potrete inviargli una richiesta personalizzata andando su PlantsToPlant.com. 216 pagine 19,90 € Edizioni Ippocampo.

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

La storia del pensiero alla luce delle rivoluzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Diciamoci, alla fine, la verità che può valere ai tempi della Rivoluzione francese ma anche a quella che la seguì da vicino. Dall’illuminismo teorico o filosofico che aveva definito il medioevo, l’età dell’oscurantismo, è sfociato di tutto, per il trionfo della libertà, l’esaltazione della ragione e l’avvento della rivoluzione e gli eccessi del terrore, nell’autentica barbarie che, secondo lo storico e antropologo Adolfo Morganti, avrebbe fatto impallidire lo stesso Frankstein che si era incarnato nel giacobinismo dell’onesto Robespierre vittima con Danton della loro stessa legge dei sospetti e del tribunale della salute pubblica.
Se è vero che il medioevo è stato funestato da pestilenze, guerre, carestie causate in parte da fenomeni meteorologici ricorrenti e da continue invasioni barbariche che hanno immiserito e abbandonato nell’ignoranza i popoli frenando il progresso tecnico-scientifico, è anche vero, come asserisce il De Maistre, nei suoi scritti, che il male maggiore è entrato nel mondo nel periodo del Rinascimento con le lotte religiose della cristianità e, successivamente, con la rivoluzione francese sfociata nel giacobinismo di Robespierre e nell’imperialismo di Napoleone. Diventa, in pratica, una nota stonata l’affermazione di Kant che attribuiva all’illuminismo “l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità”. Lo è stato, in effetti, ma a parole. In proposito è più aderente alla realtà il giudizio espresso da Adolfo Morganti riguardo “l’uomo dei lumi”. Per lui “era stato progettato come una macchina al risparmio”. “Questo modello così economico garantisce un’uguaglianza, perché ogni uomo era privato della specificità dei suoi rapporti naturali e spirituali con il suo ambiente e il suo cosmo, trasformato in individuo, ossia, in atomo, e ogni individuo possedeva un’identica ragione, avendo tutti un cervello ed un organo di sesso. Un tale individuo discriminato dai propri individuali e concreti problemi era stato livellato ad un astratto cittadino che conta in quanto è un numero nella collettività e un nulla come persona”.
In altri termini la conclamata libertà dell’individuo era un’astratta proclamazione scritta nella “Dichiarazione dell’uomo e del cittadino” e che l’uguaglianza significasse uniformarsi e conformarsi all’unica volontà del governo, che come aveva paventato Rousseau, una volta eletto sarebbe diventato dittatore.
Così i nostri padri fecero in modo di tramandarci le belle parole scritte nelle varie dichiarazioni dei diritti dell’uomo e nelle costituzioni liberali, ma le lasciarono lette-re morte nella pratica attuazione. L’hanno scritto a più riprese, in tempi recenti, tra gli altri, il prof. Secher dell’Università “La Sorbona” di Parigi e Pierre Chaunu e Jean Meyer.
Come dimenticare, ad esempio, il massacro compiuto dal governo di Parigi il due dicembre del 1793 a Sovenay, quando i vandeani, che considerarono persa la loro causa, ritornarono dall’esilio. Fu inaudito e macabro il rapporto ufficiale del generale Westerman alla Convenzione: “La Vandea non esiste più, cittadini repubblicani, essa è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne e i suoi bambini. L’ho appena sotterrata nei boschi e nella campagna di Sovenay. Secondo gli ordini datimi, ho fatto schiacciare i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, massacrando le donne che almeno perciò non faranno più figli che diventerebbero dei briganti”. Questa stessa rivoluzione per i machiavellici mezzi di cui si servì avrebbe fatto impallidire lo stesso Stalin i cui innumerevoli crimini furono de-nunziati, sia pure gradatamente, dopo la sua morte, dagli stessi governi comunisti che gli succedettero da Krusciov e per finire a Gorbaciov. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’eredità delle parole e del corpo di Aldo Moro nella nostra storia

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

Roma Sabato 15 marzo, Teatro Vascello (Via Giacinto Carini, 78) ore 19.00 (ingresso libero fino ad esaurimento posti): il Gruppo Storia di Grande come una città vuole ricordare Aldo Moro – nell’anniversario del suo rapimento (16 marzo 1978) – promuovendo un incontro ed un dibattito intorno alla figura del grande statista e all’eredità del suo pensiero e del suo lavoro politico. Interverranno Marco Damilano, Miguel Gotor, Fabrizio Gifuni, Francesco Biscione, Christian Raimo e Ilaria Moroni. L’occasione, infatti, è offerta da un potente spettacolo che Gifuni dedica a Moro (18- 23 febbraio) e di cui verrà offerta un’anteprima: parole alla ricerca dei confini di una tragedia i cui effetti paghiamo forse ancora oggi.La mattina del 16 marzo 1978 in cui le Brigate rosse rapirono Aldo Moro, si votava la fiducia al quarto Governo presieduto da Giulio Andreotti. Per la prima volta il Partito Comunista partecipava alla maggioranza parlamentare che avrebbe sostenuto l’esecutivo. Ed era stato Moro a gestire l’accordo.Il 1978 è stato un anno cruciale per la Repubblica, forse l’anno finale per quel progetto politico e sociale immaginato dalla costituzione, o almeno è così per alcuni storici e politologi che ritengono che una vera Seconda Repubblica non sia mai riuscita a nascere dalle ceneri di quella crisi. Vera è la constatazione che con Aldo Moro non sia morto solo l’uomo e nemmeno solo il politico. Ma una parte della nostra identità collettiva.
L’effetto delle parole di Moro, delle sue lettere, del memoriale, l’effetto del suo corpo prima in prigione, poi cadavere nel bagagliaio della Renault 4, rimangono come tracce fantasma che non smettono di infestare ogni possibile confronto pubblico, hanno una potenza spettrale come quella del padre di Amleto.A distanza di quarant’anni, proprio come in un monologo shakesperiano, Fabrizio Gifuni rilegge in uno spettacolo evocativo e potente (in scena al Teatro Vascello dal 18 al 23 febbraio) quelle lettere e quel memoriale: “Con il vostro irridente silenzio” è una delle espressioni che Moro usa per congedarsi dai quei vivi che sono stati i suoi colleghi di partito, la classe politica con cui ha condiviso ogni istante della sua esistenza.Prossimo alla morte, consolato solo da affetti privati, Moro concentra su di sé la crisi di una Repubblica che non finisce di finire.

Posted in Roma/about Rome, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Una commissione di esperti sullo studio della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

“Nel totale silenzio dei media, la neoministra dell’Istruzione Azzolina realizza ciò che nel 2000 avevo richiesto: una commissione di esperti sullo studio della storia. Esattamente quello che era previsto nella mozione approvata dal Consiglio regionale del Lazio all’epoca del governatore Storace. Venimmo crocifissi per attentato alla sacralità della storiografia marxista, accusati di voler riscrivere la Storia sostituendo l’ortodossia comunista con quella revisionista, negazionista addirittura fascista. La polemica durò mesi con scontri al massimo livello nazionale con toni oltremisura. Ma ebbe tuttavia anche l’imprevisto merito di scoperchiare un problema enorme, quello della mancanza di pluralismo culturale con tanto di vergognose e inaccettabili omissioni sulle foibe, definite da diversi manuali di storia come mere depressioni geologiche. Il prof. E Ministro Tullio De Mauro, linguista di enorme fama nel suo dizionario della lingua italiana definiva le foibe ‘depressione carsica a forma d’imbuto costituita dalla fusione di più doline, al fondo della quale si apre un inghiottitoio, usata anche come fossa comune per occultare cadaveri di vittime di eventi bellici’. Nessun accenno allo sterminio di intere famiglie italiane ad opera dei comunisti di Tito. Fu allora, davanti al tentativo di nascondere ai ragazzi della scuola dell’obbligo la verità storica che deflagrò il violento conflitto politico e fioccò la terribile accusa di voler censurare gli autori dei manuali scolastici. La Regione Lazio rinunciò all’istituzione della commissione di storici, ma approvò la proposta di legge a mia firma per istituire la Giornata del Ricordo, anticipando il parlamento nazionale. Mi auguro che il ministro Azzolina renda pubblica la decisione su questa commissione, che si parli nel provvedimento istitutivo di necessità di garantire il pluralismo culturale, la verità storica e di bandire ogni forma di negazionismo”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: Maturità, via le tre buste e torna la Storia nella prova scritta. Anief: giusto così

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 gennaio 2020

Il giovane sindacato plaude alla conferma da parte della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina della scelta del suo predecessore Lorenzo Fioramonti, che lo scorso autunno aveva deciso di eliminare nella prova orale il sorteggio delle tre buste predefinite delle Commissioni, che tanto avevano disorientato i maturandi nel 2019. Ottima anche l’idea di reintrodurre il tema storico. Marcello Pacifico: “La Storia è fondamentale, perché fornisce agli studenti le chiavi di accesso alla società e offre gli strumenti di decodifica delle complessità del mondo contemporaneo. Bisogna educare cittadini attivi e consapevoli, tornando anche a un congruo numero di ore settimanali della disciplina” L’esame di Maturità torna ad essere più equilibrato: “Entro fine mese pubblicheremo le materie della seconda prova. Non ci saranno grandi cambiamenti – ha annunciato la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -, gli studenti devono avere la serenità di affrontare gli esami; non ho intenzione di fare grandi stravolgimenti. Le buste non ci saranno, la storia ci sarà assolutamente, le materie usciranno a breve, siamo al lavoro”.Viene quindi dato seguito alla Circolare n. 2197 del 25 novembre scorso, firmata dal Capo Dipartimento Carmela Palumbo e voluta dall’ex ministro Lorenzo Fioramonti, attraverso la quale “l’onorevole Ministro ha inteso prevedere, con D.M. n° 1095 de 21 novembre 2019, che almeno una delle tracce della tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) debba riguardare l’ambito storico. La scelta è motivata dalla consapevolezza che la storia costituisce disciplina fondamentale nella formazione degli studenti di tutti i percorsi di studio e che vada, quindi, valorizzata anche nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione”.
Per quel che riguarda l’orale dell’Esame di Stato, la stessa Circolare ha ricordato che “la commissione predispone per ogni classe un numero di buste con i materiali pari al numero dei candidati aumentato di due unità”, come voluto dall’ex ministro Marco Bussetti. “Al riguardo – si legge – l’onorevole Ministro non intende più rinnovare tale procedura di assegnazione del materiale ai candidati, rimanendo fermo quanto disposto dall’art. 17, comma 9, del d.lgs. n° 62/2017 circa l’avvio del colloquio mediante l’analisi da parte dello studente dei materiali preparati dalla commissione d’esame in un’apposita sessione di lavoro”.Anief ritiene positive le due decisioni. Il sistema del sorteggio delle tre buste predefinite delle Commissioni ha infatti creato tra gli studenti coinvolti nella maturità notevole disorientamento, con le tensioni emotive derivanti dagli argomenti a sorpresa che tra i maturandi (con inevitabili riflessi nelle Commissioni) hanno prevalso sui contenuti dei nodi concettuali interdisciplinari. Ben venga, quindi, la gestione di un colloquio finale più tradizionale.Altrettanto importante è la conferma di rivedere l’insensata decisione di cancellare la traccia di Storia nella prima prova scritta dell’esame di maturità. Anief ha sempre caldeggiato il ritorno della Storia nell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di studi, perché la Storia fornisce agli studenti gli strumenti per vivere e, come dicevano i latini, diviene maestra, guidando il loro agire.
“Adesso – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è bene che si provveda a ridare la massima dignità alla disciplina anche nel contesto curricolare, dopo che da quest’anno scolastico la riforma degli istituti superiori ha prodotto il dimezzamento delle ore settimanali della storia, in particolare in alcuni corsi di studio, lasciandogli uno spazio ridotto. Anche perché non si comprende il senso di ridimensionare la Storia proprio quando si è deciso di dare maggiore spazio a Cittadinanza e costituzione, anche attraverso il ritorno dell’educazione civica, come si poteva sminuire la portata della Storia, che è alla base delle norme e delle regole che disciplinano il nostro ordinamento, e rimane fondamentale per comprendere l’attuale dimensione nazionale e comunitaria?”.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »