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CMB celebra i suoi 110 anni di storia nel 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

“E’ un anno che si prospetta per l’impresa non solo denso di occasioni da celebrare, ma che apre nuove frontiere e opportunità da esplorare” ha ricordato il presidente Carlo Zini ai soci in assemblea che si sono riuniti a Milano nei giorni scorsi. In uno scenario del settore delle costruzioni che ancora risente della crisi economica, il risultato del Gruppo CMB per l’esercizio 2017 si conferma positivo e in linea con il Budget. Il giro d’affari si attesta a 525 mln di euro con un consistente portafoglio ordini, pari a circa 2,7 miliardi di euro.Nell’anno in cui si accinge a festeggiare i 110 trascorsi dalla fondazione, il colosso cooperativo può esibire, oltre ai lavori nell’ambito dell’edilizia ospedaliera in Italia e in Danimarca, importanti acquisizioni come la circonvallazione di Pordenone, un grande centro commerciale a Roma e il Paintshop Lamborghini a Sant’Agata Bolognese. Ma soprattutto può contare sulla ripresa di nuove assunzioni – 25 nel corso del 2017 – per metà dei casi di persone sotto i 30 anni.Il comparto Costruzioni rappresenta il core business dell’impresa con oltre l’80% dei ricavi netti, affiancato dal segmento dei Servizi e delle manutenzioni, che registra una costante e continua crescita dei propri volumi produttivi, in particolare nell’ospedaliero.CMB ha saputo resistere nei momenti di forte crisi ed essere pronta ad affrontare lo sviluppo del mercato mantenendo una visione di prospettiva sul futuro, con la convinzione che con il 2017 si è chiuso il più acuto e prolungato ciclo di crisi del settore delle costruzioni, i cui effetti sono stati dirompenti a partire dal 2011.“Guardiamo a un futuro fatto di ideali, autonomia e dignità – ha dichiarato Carlo Zini presidente del Gruppo CMB – Abbiamo avuto la capacità di restare uniti in un momento di grandi cambiamenti. Siamo oggi la prima impresa di costruzioni a Milano, ma anche la più radicata sul mercato italiano”.“L’aspetto più significativo è la nostra capacità di realizzare opere – ha affermato Emiliano Cacioppo Consigliere Delegato di CMB – con le quali la nostra impresa ha contribuito allo sviluppo di Milano riqualificando aree importanti. Dove sono le grandi aree di trasformazione urbana, CMB c’è: Torre Hadid, Torre Galfa, Torre Libeskind, sono solo alcuni esempi”.“Nel mercato Immobiliare siamo certamente una grande forza” – sottolinea Fabio Cambiaghi Responsabile Sviluppo Immobiliare CMB. “Costruiamo circa 300 alloggi all’anno, con una grande attenzione al prezzo a cui vendiamo, nell’ottica di un valore non speculativo ma trasparente e certificato, mettendo al centro l’abitante, a cui cerchiamo di offrire ascolto e servizi concreti che facilitino la vita quotidiana”.Il Comparto Immobiliare di CMB nel 2017 registra un risultato economico sostanzialmente in linea rispetto alle previsioni. L’attività immobiliare si è svolta prevalentemente nell’area di Milano, dove sono in corso le realizzazioni di nuove importanti iniziative residenziali a Rozzano e nell’Area di Cascina Merlata.

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A “Libri di Storia” si parla di violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Parma martedì 22 maggio alle 16.30 al Palazzo del Governatore si parlerà i violenza sulle donne nell’ultimo appuntamento della rassegna Libri di Storia – Incontri con gli autori, organizzata dall’Università di Parma – Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali con il Comune di Parma. Al centro della riflessione ci saranno i due volumi Violenza alle donne. Una prospettiva medievale (Il Mulino), a cura di Anna Esposito, Franco Franceschi e Gabriella Piccinni, e La violenza contro le donne nella storia – Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV – XXI) (Viella), a cura di Simona Feci e Laura Schettini.
L’appuntamento sarà aperto dal Delegato del Rettore alle Iniziative culturali di carattere storico Piergiovanni Genovesi, curatore della rassegna, e dal Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali Diego Saglia. Con Anna Esposito (Università di Roma La Sapienza), Simona Feci (Università di Palermo) e Gabriella Piccinni (Università di Siena) dialogheranno Marina Gazzini (Università di Parma) e Lisa Roscioni (Università di Parma).Il giorno successivo, mercoledì 23 maggio, alle 11, nell’Aula Magna del Liceo scientifico Marconi (sede di via Benassi 2) Anna Esposito e Simona Feci incontreranno gli studenti delle scuole superiori sul tema “La violenza sulle donne nella storia”, in un appuntamento organizzato dall’Università con l’Ufficio scolastico territoriale. All’incontro, che sarà introdotto da Piergiovanni Genovesi, interverranno anche Maurizio Bocedi, Dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale, Sara Rainieri, Pro Rettrice alla Didattica e servizi agli studenti dell’Università di Parma, e Adriano Cappellini, Dirigente del Liceo scientifico Marconi.La partecipazione agli incontri è valida come aggiornamento per gli insegnanti che si iscriveranno attraverso la piattaforma S.O.F.I.A. (www.istruzione.it/pdgf).

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Jacques Attali: Breve storia del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2018

storia futuro.jpgTraduzione di Eleonora Secchi. La crisi finanziaria iniziata nel 2008 finirà con un ritorno dell’onnipotenza di Wall Street? I disordini finanziari potranno essere gestiti? I fondamentalisti islamici faranno marcia indietro? Il cuore dell’economia mondiale resterà negli Stati Uniti? Il degrado del clima sarà contrastato? Le nuove tecnologie renderanno possibili altre forme di dittatura? Ecco alcuni interrogativi che Attali si pone in questa nuova edizione di Breve storia del futuro, totalmente riscritta alla luce delle crisi finanziarie del 2007-2008 e dei nuovi scenari che hanno prodotto a livello mondiale. E, partendo dall’analisi dell’attuale situazione geopolitica globale, delinea quelle che definisce le cinque “ondate del futuro”, la prima delle quali riguarda il decennio a venire (2015-2025).
Sconvolgimenti demografici, terrorismo, cambiamenti climatici, esaurimento delle risorse, ascesa di nuove potenze e declino dello stile di vita occidentale: ecco i temi analizzati nelle prime quattro “ondate” a partire dalla caduta dell’Impero Americano (“prima ondata”) fino alla formazione di un mondo policentrico (“seconda ondata”), sul quale dominerà un “iperimpero” (“terza ondata”) percorso da un “iperconflitto” (“quarta ondata”) dalle conseguenze inimmaginabili.
L’umanità sembra andare verso il proprio annientamento, ma non è questa la conclusione a cui giunge Attali. Se una nuova categoria di uomini, gli “iperumani”, ovvero «individui particolarmente sensibili a questa storia del futuro», riuscirà a dar vita a una nuova classe creativa, portatrice di innovazioni sociali, tecnologiche e artistiche, si potrà costituire una “iperdemocrazia” a livello planetario (“quinta ondata”) in cui la povertà sarà eliminata, la libertà tutelata dai suoi nemici, l’altruismo assunto come valore essenziale. Allora nuovi modi di vivere germoglieranno e le generazioni future erediteranno un mondo e un ambiente migliori. (foto: storia futuro)

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Mostra fotografica “Un percorso nella storia dell’automobile”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Torino giovedì 3 maggio h 11 inaugurazione della mostra fotografica “Un percorso nella storia dell’automobile”, che rimarrà allestita sotto i portici di via Po a Torino per 45 giorni. All’inaugurazione parteciperà la Sindaca Chiara Appendino, insieme ad Andrea Levy, presidente di Parco Valentino.La mostra sarà composta di pannelli sospesi sotto i portici, ognuno dei quali dedicato a un brand automobilistico. Ciascun supporto vedrà l’anno di fondazione della casa automobilistica, la foto di uno dei primi modelli prodotti e quella del modello più rappresentativo della produzione del 2018. Un percorso che evidenzierà la trasformazione ingegneristica e stilistica del Brand e anche la storia dell’industria automobilistica, che ha ricoperto un’importanza fondamentale nell’economia e nello sviluppo della società moderna.Patrocinata da UNRAE e ANFIA, rappresenta la volontà di Parco Valentino di promuovere la cultura dell’automobile con il pubblico, in un contesto libero e informale come le piazze e le vie delle città. “Un percorso nella storia dell’automobile” sarà una mostra itinerante per l’Italia e nelle prossime settimane sarà allestita nelle seguenti location: Modena via Emilia (1 giugno-1 luglio), Milano, Castello Sforzesco, ottobre 2018; Roma, giugno/luglio; Aeroporto di Torino, 15 maggio-15 giugno insieme ai prototipi di Pininfarina e GFG Style.Contestualmente alla cerimonia d’inaugurazione della mostra, Andrea Levy presenterà la 4ª edizione di Parco Valentino Salone dell’Auto Torino, i protagonisti e il calendario degli eventi di una kermesse che mai come quest’anno coinvolgerà l’intera città con eventi, raduni, passerelle e anniversari che animeranno piazze e vie dal 6 al 10 giugno.

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Casaleggio nella storia del Movimento 5 stelle

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

di Luigi Di Maio. Ieri è stata una giornata intensa, caratterizzata dalla seconda consultazione con il Presidente della Repubblica. Avete visto gli sviluppi e non voglio parlarvi di questo. Voglio ricordare Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del MoVimento 5 Stelle che ci ha lasciato prematuratamente due anni fa. E’ tutto il giorno che Gianroberto torna nei miei pensieri. La prima volta che lo conobbi, gli incontri a Milano e a Roma, i suoi insegnamenti. Gianroberto ha tracciato la linea che il MoVimento 5 Stelle sta ancora seguendo. E’ stato lui ad individuare nella Rete il mezzo per far diffondere le idee del MoVimento, è stato lui a farci conoscere la piattaforma dei Meetup dove sono nati i primi gruppi, è stato lui a creare la piattaforma Rousseau. Gianroberto è stato insieme a Beppe la prima persona a credere nella forza delle nostre idee e nella validità del nostro progetto. Ha dato vita a una creatura che dopo neppure dieci anni di vita è diventata la prima forza politica del Paese che è a un passo dal creare il governo del cambiamento. Ci manca tantissimo e vorrei che fosse qui con noi per seguire questi momenti decisivi per il nostro futuro. Vorrei che ognuno di noi oggi ricordasse Gianroberto perchè se oggi siamo qui, se abbiamo preso 11 milioni di voti e siamo a un passo dal governo lo dobbiamo a lui, alle sue idee, al suo lavoro. E se in Italia le cose finalmente cambieranno sarà anche grazie a Gianroberto Casaleggio. (fonte blog delle stelle)

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La millenaria storia di Larino

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

Larino (Campobasso) Quel topo di cantieri e di discariche, non di librerie, che è il mio caro amico Berardo Mastrogiuseppe, mi ha fatto omaggio della fotocopia di un ritaglio di “Molise Nuovo”, un periodico regionale pubblicato a Roma, e, precisamente, del n° 3 del 1952, Anno 5°, che riporta un interessante artico lodi Giuseppe Orazio de Gennaro, già sindaco di Larino nei primi anni ’60. Un appunto per la Storia del Molise riferito a “La Congiura larinese del 1679 e la liberazione della municipalità dai feudatari”.
Una storia di 339 anni fa, poco più di due decenni dopo la micidiale epidemia del 1656, che ridusse Larino a una città di 400 abitanti, con la scomparsa del patriziato formato da sei o sette famiglie (de Cornacchiellis, Sorella, Espinosa, de Raimondi, de Obscuris, de Palma, e, probabilmente de Misseriis e de Scimato), salva la sola famiglia dei Palma.
Un patriziato, visto che Larino, diversamente da altre località confinanti, non è mai stato un feudo, “nel vero senso della parola.
E, così, io che della storia ne sento solo il fascino, incuriosito dalla lettura del bell’articolo del Cav. Giuseppe Orazio, più noto come barone, sono entrato nel racconto di un passato di questa mia città sempre più sorprendente per la ricchezza della sua Storia, ben raccontata da altri illustri cultori come Giuseppe Mammarella, Napoleone Stelluti, e altri. E’ la storia, con la cultura, un valore importante del territorio, la nostra identità, alla quale bisogna aggiungere il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni e le fondamentali risorse legate all’agricoltura, quali il cibo e, a Larino, da sempre. Il gentile olio di oliva.
Ho letto della congiura avvenuta in Larino nel 1679, che “va inquadrata storicamente nei prodromi di quel vasto movimento dottrinario e rivoluzionario che doveva portare all’abolizione della feudalità del Regno. Essa appartiene alla migliore storia nazionale del periodo e costituisce la più bella pagina della Storia Larinese che è pur ricca di fasti millenari”.
In pratica il patriziato locale, sostenuto anche dal clero, “approfittando anche della lontananza del potere Regio residente a Madrid”, prese l’iniziativa di far fuori il “ladrone di Larino”, il Duca don Francesco Maria Carafa della Stadera, e, così, “spezzare definitivamente anche il simbolo della giurisdizione feudale della città”. Tutto avvenne – scrive il dotto barone – mentre rientrava dal suo feudo di Campomarino, in un punto strategico, la salita nei pressi del Convento dei cappuccini che – me la ricordo bene – era davvero dura farla, come ricordo la croce in legno, piantata nel mezzo di due querce secolari, che ombreggiavano il tratto dove dovevi scendere dalla bicicletta e portarla a mano o dal carretto e stare dietro a spingere per aiutare il cavallo a spingere per superarlo.
La vendetta dei Carafa, con il processo contro i ribelli dinanzi alla Corte criminale di Lucera, la cittadina della Daunia che, con Larino, ha un rapporto antico. Io l’ho ritrovato nel dialetto comune quando ho presentato il mio libro “U penziere” nella città dove inizia e termina il Tratturo che, passando per Campobasso nel Molise, collega Castel di Sangro in Abruzzo. Le dure rappresaglie e la consorteria dei Palma asserragliata entro la torre più alta, quella dell’Episcopio, posta a sud est di fronte alla casa che, oggi, con una pietra di marmo ricorda la sede del primo Seminario della Cristianità. Una torre che, per vendetta, è stata rasa al suolo, che, ai miei tempi, era diventato il giardino dove noi bambini dell’ asilo giocavamo.
La morte della moglie di Don Antonio Palma, incinta, che, dopo tre ore dal parto cesareo perde il figlio. Il bambino che Alessandro Dumas, con la sua fantasia di romanziere fa vivere fino a renderlo protagonista, un secolo dopo, dei moti del 1799, l’amore di Luisa San Felice nel romanzo “Il regno insanguinato”.
Leggo che Dumas era amico del barone don Carlo Magliano di Larino e che Antonio de Palma, approfittando dell’inverno, si rifugiò a Sarcuno in provincia di Matera, dove si risposò con Antonietta di Maggio e, quando i figli nati dalle seconde nozze, una volta placate le acque, tornarono a Larino hanno dto origine a un’altra famiglia, non più Palma, ma Maggio-Palma.
La conclusione dell’articolo è la liberazione di Larino dai feudatari, tant’è che, quando dalla vicina Casacalenda arrivavano nella città frentana, diventavano “primi inter pares” con “i Patrizi Larinati liberi Signori di un libero municipio”.
Un’interessante storia che mi ha fatto dire, riportandomi all’attualità di questa mia città, l’importanza di vivere il racconto della storia millenaria, se esso stimola, però, la voglia di futuro. Un futuro che farà tornare Larino ad essere quella che è sempre stata, una capitale, un punto di riferimento, prima di tutto per il suo circondario. La città dell’olio per eccellenza, il luogo che ha ancora intorno la campagna e nella sua agricoltura, oggi più che mai, la sua grande risorsa. e nella sostenibilità del suo territorio il futuro.
La nascita del Biodistretto dei Laghi Frentani è una grande occasione da non perdere e da non mettere nelle mani di chi pensa ad altro, non ha programmi, o, peggio, sostiene chi ha imbrattato un paesaggio stupendo ed ha spogliato la città e il suo circondario di risorse importanti, come l’ospedale, lo zuccherificio e, ultimo, il Consorzio di bonifica.
Si tratta di pensare alla Storia e farla vivere per dare ad essa la continuità che merita con le idee, i progetti, i programmi e le necessarie strategie, con le azioni che hanno nella lungimiranza la sola possibilità per essere realizzate. (Paquale Di Lena)

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Le doglie della verità: dentro la grande storia

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

Se volgiamo lo sguardo al mondo reale con le sue perversioni spunta come d’incanto “l’idea mafiosa”. In questo caso la riflessione me l’ha offerta il libro di Isaia Sales (Rubbettino stories) “Storia dell’Italia mafiosa”. Se mi chiedo quanto, prima di lui, è stato scritto in proposito la risposta mi pare ovvia: Senza dubbio tantissimo e lo sarà ancora per molto in futuro. Persino un Dittatore, Mussolini, è stato scomodato e ha cercato, inviando a Palermo il prefetto Mori, di sconfiggere la “gramigna siciliana” dal suo fertile campo di grano, ma fu un’impresa che non gli riuscì, di là delle sceneggiate di facciata e anche dell’uso spregiudicato e senza regole dei “poteri forti”. Oggi la “storia” ce la presenta Sales con le ben 443 corpose pagine del suo libro. Cosa dovrebbe dirci di nuovo e di diverso di quanto non sia stato detto e ripetuto nelle aule parlamentari e nelle piazze siciliane e altrove da solleticare la nostra attenzione più di quanto non sia accaduto in passato?
Probabilmente non molto se non poco, ma non è questo l’aspetto che intendo soppesare. Lo stesso autore, del resto, è consapevole che da due secoli a questa parte il racconto sulla mafia è rimasto pressoché immutato sia se lo vogliamo vedere come frutto della storia locale del Mezzogiorno, per via della sua arretratezza economica e sociale, sia per i giudizi e pregiudizi che hanno accompagnato la questione meridionale dentro la storia nazionale. A me invece, di là del fenomeno mafioso, preme capire se anche qui la “verità” vi fa capolino o, al contrario, la finzione l’ha fatta alla grande. E un primo granello di sospetto mi viene proprio dalle parole di Leonardo Sciascia quando parlando della sua Sicilia scrive: … “credeva di dovere la sua sconfitta, la sconfitta della legge, la sconfitta della giustizia, alla Sicilia, alle abitudini, le tradizioni, l’indole, lo spirito di questo disgraziato Paese assai più ammalato di quanto si presuma ed invece lo doveva all’Italia.”
E in questo scenario appare ancora più chiaro a Sales quanto afferma: “Nessun potere extra-istituzionale può vivere e sopravvivere in contrapposizione con quello statuale per tanto tempo come lo è per la mafia. Ciò vuol dire che essa non ha costituito un potere alternativo e contrapposto a quello ufficiale, ma un potere relazionato con esso.” E ancora: “La storia d’Italia si caratterizza anche per la lunga e incredibile persistenza di questa particolare forma di criminalità e per il suo intrecciarsi con parte delle classi dirigenti della nazione.”
Diventa così una specie di autobiografia della società italiana per cui non si può fare la sua storia prescindendo dal peso e dal ruolo che vi hanno rivestito i criminali mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti, Corona unita e dei colletti bianchi. Sono poteri che di volta in volta supportano gli altri poteri pubblici, religiosi ed istituzionali a tutti i loro livelli. Dovremmo quindi sorprenderci, e non tanto e non solo per amore della verità, se questo filo conduttore è stato ancor più esaltato dopo il Regno delle due Sicilie dall’Italia monarchica e poi repubblicana partendo proprio dai Borboni, per mano dei loro plenipotenziari, e per continuare con Crispi, Giolitti, Andreotti e Berlusconi? Tutti questi uomini politici e molti altri erano consapevoli del condizionamento delle mafie e in taluni casi conoscevano pure come fosse possibile un interscambio di favori come ad esempio i voti decisivi della Sicilia per la tenuta degli equilibri parlamentari, governativi e per la stessa tenuta del sistema paese nell’alleanza atlantica. In proposito Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Sicilia, dichiarò, in una sua intervista a Francesco Merlo, “che per fermare il comunismo ad ogni costo si poteva anche governare con i mafiosi piuttosto che consegnare il Paese ai comunisti”. (Riccardo Alfonso)

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“A Tavola tra Cultura e Storia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

Sanremo 20 marzo 2018 nel Teatro dell’Opera, ore 16.30, è di scena la XVII edizione di “A Tavola tra Cultura e Storia”, l’appuntamento annuale, inserito nel calendario de “I martedì letterari del Casinò,” che presenta pubblicazioni e protagonisti del panorama storico-enogastronomico italiano. La rassegna, promossa dal Casinò di Sanremo in collaborazione con l’Associazione Ristoranti della Tavolozza, propone incontri sempre molto interessanti e partecipati, affrontando in modo originale e divertente il tema di ciò che troviamo sulla tavola e di una corretta alimentazione, con la partecipazione di importanti protagonisti del mondo enogastronomico nazionale.Parteciperanno all’incontro:
Barbara Ronchi della Rocca, giornalista ed esperta di bon ton su, che presenterà il suo nuovo libro, “Bollicine che passione”.
La chef Gemma Boeri e l’operatore culturale Luciano Bertello presenteranno il libro “Gemma, la regina dei tajarin di Langa” – Sorì Edizioni.Come tradizione, durante la manifestazione verrà presentata in anteprima nazionale la Guida 2018 dei Ristoranti della Tavolozza e sarà presentata la IV° edizione del Festival Internazionale della Canzone al Tartufo, che si terrà a ottobre a Montà d’Alba.Saranno consegnati i riconoscimenti “Custodi del Territorio 2018” dell’associazione Ristoranti della Tavolozza. La giornata sarà allietata dagli interventi musicali della cantante Marisa Fagnani.
Al termine degustazione del nuovo “Asti Secco” prodotto dalla cantina Acquesi
L’incontro sarà condotto dalla responsabile dei Martedì Letterari del Casinò, Marzia Taruffi e da Claudio Porchia, Presidente dell’Associazione “Ristoranti della Tavolozza”. (Christian Flammia)

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La storia d’Italia in controluce

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

L’agiografia e le polemiche iconoclastiche nella versione laica degli eventi storici degli ultimi due secoli (il XIX e il XX) e, nello specifico, da quelli che si riferiscono alla lunga marcia che dalle guerre d’indipendenza si giunse all’unità d’Italia, sanno del fantastico per non dire fantasioso. Dai testi scolastici editi sul finire del XIX secolo ci fu un’esaltazione della portata e del ruolo assunto da alcuni personaggi, come quello di Garibaldi e di Cavour, che hanno tutto il sapore di una leggenda più che di una realtà sia pure rimaneggiata da un cronista del tempo e dallo storico negli anni successivi.
L’eroe dei due mondi fu esaltato come condottiero invincibile ma anche pronto a mettersi da parte se ciò significava continuare a servire degnamente la Patria con il suo “obbedisco”.
Cavour, a sua volta, con i suoi intrighi di palazzo, con la sua “astuzia”, con la sua fermezza e la sua assoluta dedizione al bene della patria Italia ritrovata assumeva il ruolo ideale dello statista, di un grande statista. Ma cosa si dissero, ad esempio fuori dai libri di testo, ma non tanto in privato, Cavour e Garibaldi parlando dell’unità d’Italia appena realizzata? Posso solo asserire che i loro discorsi, conosciuti dagli storici ma poco o nulla ceduti alla “curiosità” popolare hanno un sapore poco legato al concetto ideale che ci siamo fatti di una patria comune e di un’identità nazionale. D’altra parte i politici di quel tempo avevano un solo riferimento nel mondo industriale ed era quello dei francesi, degli inglesi e dei tedeschi. Costoro avevano tutto l’interesse a espandere i loro commerci in un paese come l’Italia unito politicamente piuttosto che vederlo diviso in tante piccole aree. Avrebbero potuto, in tal modo, sviluppare meglio le loro entrature mercantili e commerciali e a costi di rappresentanza minori. Pur non volendo fare della dietrologia formulando ipotesi di cui si hanno pochi riscontri obiettivi, sebbene significativi, sappiamo che la Francia di Napoleone terzo e i successori mostrarono un grande interesse per l’Italia meridionale considerandola un importante mercato di sbocco per i loro traffici mercantili. Da qui si deve presumere un’alleanza strategica con la neonata industria italiana del Nord nel favorire i commerci in tale area privandola, al tempo stesso, degli strumenti atti a favorirne la crescita industriale e mercantile. Non si voleva una concorrenza interna e in un certo senso autarchica ma sufficiente per soddisfare le attese di quelle popolazioni con redditi medio bassi. Questo genere di dipendenza la ritroviamo lungo tutto il tratto del ventesimo secolo e, sia pure stemperata, a tutt’oggi. Ora la preoccupazione maggiore sta proprio nel federalismo fiscale che potrebbe essere una buona cosa se non ci trovassimo al cospetto di una situazione debitoria a livelli di criticità dei comuni, delle province e delle regioni meridionali. Un esempio tipico l’abbiamo avuta con l’amministrazione comunale di Catania tanto che il governo è stato costretto a stanziare una cospicua somma per evitare il peggio, sebbene si tratti di una soluzione tampone. A questo punto il rischio più grande per l’Italia sarà di perdere i due gioielli più pregiati per una democrazia compiuta e sarebbero la libertà e la giustizia sociale. Non si è, infatti, liberi se manca il lavoro o è precarietà, se il welfare è umiliato, se non si riforma la giustizia, la scuola, il sistema sanitario. Tutto questo è drammatico e lo è ancor più se si pensa che l’opinione pubblica sia stata con una grande operazione mediatica opportunamente sedata e, quindi, incapace di riconoscere i rischi che corrono e che la stessa democrazia su cui si articolano e si esaltano i valori sta portandoci verso una drammatica involuzione del sistema paese. (Riccardo Alfonso)

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“L’indignazione come motore della storia” al Salotto Letterario UMDI

Posted by fidest press agency su martedì, 27 febbraio 2018

Boiano mercoledì 28 febbraio 2018 ore 17.30 Salotto Letterario UMDI di febbraio del Centro Studi Agorà Palazzo Colagrosso: L’Indignazione. Tema al centro del dibattito, che vedrà interventi programmati e non, di docenti universitari, studiosi, ricercatori, esperti, rappresentanti delle istituzioni, giovani, gente comune, è infatti l’Indignazione, emozione spesso associata impropriamente alla rabbia, che si esprime, in genere, in modo discreto, e consiste nel provare un sentimento costituito da un misto di sdegno, risentimento o riprovazione, nei confronti di persone o comportamenti, ritenuti offensivi intrinsecamente o nei confronti del proprio senso morale. Un argomento di scottante attualità, che coinvolge ognuno di noi e chiama alla riflessione. L’iniziativa del Centro Studi Agorà e del quotidiano UMDI Un Mondo d’Italiani con Regione Molise Presidenza del Consiglio – Università del Molise, Cattedra di Storia Contemporanea – Istituto Italiano Studi Filosofici, Ippocrates – Molise Noblesse – Servizio Civile Nazionale – Casa Molise – Aitef – Comune di Bojano, nasce da un’idea di Mina Cappussi: ricreare il Salotto Letterario che, dal symposium greco, ha trovato la sua massima espressione nelle donne illuminate che riunivano intellettuali e personaggi di spicco influendo, di fatto, sulla formazione dell’opinione pubblica e sulla politica dello Stato. Un progetto ambizioso “Porta un libro e tornerai con un’idea!”, che ha intercettato una domanda di cultura importante, perché i Salotti, a Bojano, sono diventati un cult, uno al mese, ognuno con un tema diverso, ricompresi nelle azioni di Molise Sperimenta per il Patto per lo Sviluppo del Molise nel solco di “Molise Noblesse, Movimento per la Grande Bellezza di una piccola regione”. Di indignazione si parlerà a Palazzo Colagrosso. In apertura i saluti istituzionali di Marco Di Biase, Sindaco del Comune di Bojano, Clementina Columbro, Assessore alla Cultura, Nico Ioffredi, Delegato alla Cultura della Regione Molise. Si entra nel vivo con gli interventi. “L’indignazione come motore della storia” il titolo della relazione del prof. Giuseppe Pardini, Docente di Storia Contemporanea Università degli Studi del Molise; Mina Cappussi, Direttore del quotidiano internazionale Un Mondo d’Italiani, docente Università Roma Tre, Counselor, affronterà la questione da uno speciale punto di vista “Perché ci indigniamo”. E’ un excursus ambizioso quello del prof. Giulio de Jorio Frisari del prestigioso Istituto Italiano Studi Filosofici, che parlerà di “Grandi indignati nella letteratura tra perdono e vendetta”. La prima parte della serata si chiuderà con letture, improvvisazioni, testi poetici, canzoni delle ragazze e dei ragazzi del Servizio Civile Turchese e Argento, e del pubblico in sala. Sarà poi il turno di Franca Romano, della Via Micaelica Molisana, con “Intelligenza Emotiva (Goleman). Come usare le emozioni”, seguita da Angela Arena (studentessa Economia Aziendale Unimol), con “Indignatevi di Stephane Hessel”. Random reglection rappresenta invece una novità assoluta e una sorpresa a cura di Valentina Lancellotta, Alessandra Del Riccio e Carla Rossi. Si spegneranno le luci e…
Ovviamente non riveliamo cosa accadrà, altrimenti che sorpresa sarebbe?
Le conclusioni sono affidate a Maurizio Varriano, coordinatore nazionale di Borghi d’Eccellenza. Nel corso della serata sarà annunciato il prossimo Salotto Letterario di Marzo e il primo Molise Award in the World in regione, dopo quello tenutosi a Bologna, che premierà tre eccellenze in viaggio in Italia e oltre. La partecipazione ai Salotti Letterari UMDI è libera, gratuita e aperta a tutti, ma come segno di riconoscimento e biglietto unico per entrare è richiesto un libro in bella vista!

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Storia e storia della parola: il caso “patria”

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Perugia martedì, 13 febbraio, ore 14.00 Palazzina Valitutti, Sala professori Francesco Bruni, professore di Storia della lingua italiana all’Università Ca’ Foscari di Venezia, accademico della Crusca, dei Lincei e degli Agiati, terrà una conferenza sulla storia della parola e sul caso ‘patria. L’evento s’inserisce nell’ambito delle attività didattiche promosse dalla Scuola di dottorato in scienze umane e sociali della Stranieri, diretta dalla professoressa Giovanna Zaganelli che si articola in comunicazione della letteratura e della tradizione culturale italiana nel mondo; cooperazione alla pace e allo sviluppo; scienza del libro e della scrittura; scienze del linguaggio.
Professor Bruni sul significato di ‘patria’: si tratta di una parola importante?
“È importante perché appartiene a una famiglia di parole che dimostra, tanto per fare un esempio, come ci sia una grande elasticità nei significati che le parole che possono avere. Patria deriva da ‘pater’, quindi è una parola che, insieme con ‘madre’, ci riporta alle origini della vita. È una parola profondamente legata alla biologia. È una parola della ‘famiglia’ in senso stretto: marito moglie, padre, madre e figli. Per lo Stoicismo, una delle correnti filosofiche della cultura greca classica, la patria del sapiente è il mondo. Andiamo dallo stretto ‘privato’ della famiglia mononucleare al mondo come patria del sapiente, che non è legato ad una città, ad uno Stato, perché con la sua sapienza può abitare dappertutto. Si passa dal privato all’universale e dalla concretezza della biologia, e della realtà familiare, all’astratto”.
Francesco Bruni, nato a Perugia, è un linguista e storico della letteratura italiana. Ha studiato Lettere classiche all’Università di Napoli, allievo di Salvatore Battaglia, con cui si laureò nel 1965, discutendo una tesi di filologia romanza. Autore di importanti e numerosi libri diventati pilastri nel mondo accademico nazionale e internazionale, e soprattutto tra gli studenti e appassionati di Storia della lingua.

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Activism: insieme siamo storia!

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Questo è un momento importante, oggi infatti proseguiamo il sogno di Gianroberto completando la nostra piattaforma Rousseau. La funzione Activism l’aveva pensata proprio lui, e noi in due anni siamo riusciti a realizzarla. Sono davvero fiera, e un po’ emozionata, di essere qui oggi ad annunciarlo a tutti voi. Activism è il passato, il presente ed il futuro del MoVimento 5 Stelle. Sì perché non è solo uno strumento che ci aiuterà giorno per giorno, ma che servirà anche a ricordare la nostra storia. Questa applicazione raccoglie da una parte le storie, gli eventi e le battaglie più significative del MoVimento che hanno dato forma a quello che siamo oggi. Dall’altra invece consente a tutti di conoscere le iniziative future del MoVimento 5 Stelle, sia nazionali sia locali. Voglio spiegarvi anche a cosa serve Activism. Con Activism potrete cercare gli eventi ufficiali in programma del MoVimento 5 Stelle in base alle tipologie di evento, alla data o a luogo in cui sono previsti. Potrete partecipare e ricevere notizie aggiornate sulle agorà tematiche e sulle assemblee pubbliche locali, sui convegni, sui seminari, sui gazebo o banchetti nella propria città. Ma anche su eventi nazionali come Italia 5 Stelle, Villaggio Rousseau o il tour sul programma. E infine potrete scaricare il materiale informativo per informarsi e per promuovere le attività sul proprio territorio.
E come vi ho detto prima Activism è anche memoria: vi permetterà di ricordare e condividere gli eventi e le battaglie più importanti del MoVimento 5 Stelle e che oggi appartengono alla nostra storia.
C’è poi la funzione “Iniziative future”, che serve a programmare e a organizzare le attività di tutti noi. Pure questa è divisa in categorie: agorà, assemblee, convegni e via dicendo.
Poi avremo un’altra novità. Vi metteremo a disposizione i materiali, che vi possono servire per il banchetto come per la campagna elettorale o per un referendum. Tutto questo lo troverete su Activism. Questo è davvero un momento molto importante. Sono fiera di poter concludere un percorso che avevamo iniziato con Gianroberto due anni fa. Adesso tocca a noi, continuiamo a scrivere tutti insieme la nostra storia. (Paola Taverna)

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La Polonia vuole cambiare la storia: Vietato usare l’espressione «campi di sterminio polacchi»

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 febbraio 2018

lagerVietato «attribuire alla Polonia e ai suoi cittadini un qualsiasi tipo di responsabilità per i crimini commessi dai nazisti». Soprattutto: vietato «accusare la Polonia di complicità con i nazisti», o menzionare in pubblico «crimini commessi dai polacchi durante l’Olocausto».La camera bassa del Parlamento di Varsavia ha approvato un disegno di legge che prescrive fino a tre anni di carcere per chi assocerà l’aggettivo «polacchi» ai campi di sterminio nazisti, come Auschwitz, operanti nella Polonia occupata durante la Seconda guerra mondiale. In teoria, la norma sarebbe dovuta essere un «messaggio di sensibilizzazione» ai media e ai politici internazionali che «troppo spesso parlano di “campi polacchi”» senza specificare che la Polonia era «occupata dai nazisti». Un tentativo di censurare chi suggerisce che, almeno in parte, la Polonia, come diversi altri Paesi europei, sia responsabile della morte di milioni di ebrei. Peccato che la legge tenti maldestramente di cancellare una tragica evidenza, quella dei collaborazionisti, innanzitutto. In un botta e risposta su Twitter il leader del partito israeliano Yesh Atid, risponde all’ambasciata polacca con un messaggio che non lascia ombre: «Questa legge cerca di negare la complicità polacca nell’Olocausto. L’Olocausto è stato concepito in Germania, ma centinaia di migliaia di ebrei sono stati sterminati senza mai aver incontrato un soldato tedesco».Perché la legge entri in vigore serve ancora l’approvazione del Senato e del presidente. Tre gli anni di carcere previsti. La norma renderà anche illegale negare l’omicidio di circa 100.000 polacchi da parte delle Unità nell’esercito insurrezionale ucraino (Upa), mossa che potrebbe aumentare le tensioni con la vicina Ucraina.
Il partito di destra al governo Diritto e Giustizia (PiS) ha spinto la legge invocando la sofferenza dei polacchi sotto l’occupazione nazista – «c’era la pena di morte per chi aiutava gli ebrei» – e per, sostengono i critici, strizzare l’occhio all’estrema destra nazionalista del Paese.Immediata la reazione di Israele: «La legge non ha senso. La Storia non può essere cambiata, non si può negare la Shoah». Così il premier Benyamin Netanyahu ha bollato la norma in discussione in Polonia. «Ho dato ordine all’ambasciata israeliana in Polonia di incontrarsi con il primo ministro a cui esprimere – ha aggiunto il premier – la mia ferma opposizione alla legge». Ha aggiunto il portavoce del ministero degli Esteri: «Chiediamo che il governo polacco la corregga prima che si vada avanti. Nessuna legge può cambiare la verità storica». Mentre il leader del partito laburista Avi Gabbay ha commentato: «Questa norma incoraggerà chi nega l’Olocausto. Ignorare la Storia non la cambia».(Fonte: La Stampa, 28 gennaio 2018) (Emanuel Baroz)

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Gli uomini che fanno la storia e quelli che vorrebbero distruggerla

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

le date che fanno la storiaIn molti sono oggi coloro che richiamano la nostra attenzione sugli avvenimenti tragici del nostro passato e lo fanno ancor più se si possono trovare i reduci di tali infamie per dare, a tutti noi, testimonianza diretta del dramma che ha vissuto l’umanità. E quando ascoltiamo le loro parole sul come la crudeltà e il cinismo dei carnefici non sembra aver avuto dei limiti, ci chiediamo come sia stato possibile arrivare a tanto. Ma ciò che ancor più ci sconvolge è che tali nequizie sono avvenute non in una sperduta parte del mondo ma in una nazione che con la sua cultura e il suo ingegno ha prodotto grandi pensatori e scienziati di fama internazionale. Ma la lezione magistrale che viene dai testimoni è ancora più importante e significativa. Essi non ci parlano di vendetta ma di perdono e invocano la pace tra i popoli di là delle passioni e dei contrasti che li avvelenano. Per contro c’è ancora chi, quasi per esorcizzare questo insegnamento di convivenza civile, insiste nel voler negare che tanta sofferenza e dolore, tanto martirio e sacrificio possa essere avvenuto.
Non è, purtroppo, la prima volta che violentiamo gli eventi del nostro passato per interessi partigiani, come se volessimo giustificare gli orrori del nostro presente negando quella continuità storica che fa dei persecutori i paladini di una persistenza che non vorremmo mai avere. Ed è proprio nella rimembranza di tali fatti che dovremmo trovare l’antidoto per guardare il nostro futuro nella pace e nella serenità dei popoli. (fonte dal libro di Riccardo Alfonso: le date che fanno la storia Amazon edizioni)

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Arte, storia, memoria 1938-2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 gennaio 2018

de caninoROMA, giovedì 25 gennaio 2018, ore 17.30 (25 gennaio – 1 febbraio 2018) Galleria d’arte La Nica – Viale Mazzini 1 si inaugurerà la mostra del maestro Georges de Canino dal titolo Kaddish – Arte, storia, memoria – 1938-2018 presso la Galleria d’arte La Nica nello spazio espositivo dell’Associazione Plus Arte Puls di Viale Mazzini 1. In occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio, la direttrice Maria Vittoria Marchetta e le curatrici Cristina Liscaio e Francesca V. Scazzocchio hanno voluto realizzare una mostra volta a commemorare la Shoah. Il progetto iniziale si è concretizzato in una personale dell’artista Georges de Canino, nella quale vengono presentate al pubblico 30 opere inedite. Trattasi in particolare di riporti fotografici su tela con interventi di acrilico e matita, che voluti fortemente senza telaio dall’artista saranno esposti direttamente sulle pareti dello spazio espositivo. Il catalogo della mostra a cura di Cristina Liscaio e Francesca V. Scazzocchio ed edito da Grafiche Turato Edizioni, con testi di importanti esponenti istituzionali del mondo ebraico e della società civile, sarà disponibile in galleria. (foto: de canino)

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Sette incontri di storia e arte dal 14 gennaio Teatro Argentina

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

MUSEI CAPITOLINI 1510 Jacopo RipandaOstia Antica, Foro delle Corporazioni con pavimento a mosaico, navi e faroRoma. Il Teatro di Roma largo Argentina 1 riporta in scena Roma e la sua Storia raccontate attraverso il Mediterraneo, quarta edizione di un appuntamento divenuto ormai imperdibile per il pubblico romano che nelle passate stagioni ne ha decretato un successo senza precedenti con lunghe code al botteghino e un teatro sempre gremito in ogni ordine di palchi.
Sette appuntamenti – da gennaio a maggio al Teatro Argentina, la domenica alle ore 11 (14 gennaio, 4 e 18 febbraio, 8 – 15 – 22 aprile, 13 maggio) – un viaggio di parole, testimonianze e immagini, che è prima di tutto incontro con le forme di bellezza per indagare le relazioni fra Roma e il Mediterraneo. Il Mediterraneo è un susseguirsi di mari, di paesaggi, di popoli, un crocevia antichissimo dove persone, merci, idee e diverse forme dell’estetica generarono la diffusione di civiltà, culti, costumi e leggende. A metà del II secolo a.C. la definitiva vittoria romana contro i cartaginesi, la presa di Corinto e l’eredità del regno di Pergamo, consegnarono alla Repubblica il dominio del Mediterraneo e tutti i territori di porto-di-Classe-Sant-Apollinarequest’area passarono sotto la sua autorità, favorendo l’assimilazione giuridica, linguistica e l’ellenizzazione della cultura romana. Ma quello dei romani è un popolo che ha le sue radici e le sue origini negli dèi, infatti dice Omero: “Dalla guerra di Troia Enea si salverà per volere degli dèi”; l’ultimo degli eroi greci diventa così il capostipite dei romani.A guidarci negli antichi percorsi e testimonianze, segni millenari di storia e cultura dense di eventi e affollate di grandi personaggi, saranno gli interventi di storici dell’arte, studiosi ed esperti, introdotti e presentati da Massimiliano Ghilardi, direttore Associato dell’Istituto Nazionale di Studi Romani e Segretario Generale dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia Storia e Storia dell’Arte in Roma. Prima di ogni intervento iniziale, Anteprime dal passato, notizie su ritrovamenti, scoperte e mostre, a Roma e non solo, a cura di Andreas M. Steiner, direttore dei mensili Archeo e Medioevo. Mentre, lo storico dell’arte, Claudio Strinati, con Racconti d’Arte porterà il suo contributo negli incontri del 14 gennaio, 18 febbraio, 15 aprile. (foto: musei capitolini,Ostia_antica-mosaico-navi, porto-di-Classe-Sant-Apollinare)

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Annalia Amedeo: Sinestesie. Natura, Storia, Arte

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

casina-delle-civetteRoma, Musei di Villa Torlonia Casina delle Civette Via Nomentana, 70 venerdì 5 gennaio alle ore 12.00 ci sarà una visita animata alla mostra per bambini dai 6 ai 12 anni (max 10 partecipanti – su prenotazione cell. 347/8285211) nell’ambito della mostra “Annalia Amedeo. Sinestesie, natura, storia, arte” attualmente in corso presso la Casina delle Civette di Roma dal 21 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018. Nello scenario naturale suggestivo di Villa Torlonia e del museo, scrigno che raccoglie alcune delle più alte espressioni di arti applicate del Novecento, i raffinati lavori in porcellana di Annalia Amedeo si integrano coinvolgendo il visitatore in una spirale percettiva che attiva più sensi contemporaneamente. L’artista, con una lunga esperienza di restauratrice di ceramiche che le ha conferito una profonda conoscenza dei materiali e una tecnica artigianale impeccabile, persegue da alcuni anni un proprio percorso artistico, di cui la mostra costituisce un momento di sintesi, villa torloniapresentando per l’occasione oltre cinquanta sculture in porcellana realizzate a partire dal 2012 e nuove installazioni site-specific, in un’interazione costante con lo spazio interno ed esterno. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di Elena Paloscia, è presentata dal Centro Studi per la Storia della Ceramica Meridionale, diretto da Guido Donatone. Servizi museali di Zètema
Progetto Cultura. Biglietto d’ingresso Casina delle Civette: € 6,00 intero; € 5,00 ridotto. La mostra è parte integrante della visita. Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) € 5,00 intero;€ 4,00 ridotto. Ingresso gratuito per tutti i residenti a Roma e nell’area della Città Metropolitana la prima domenica del mese. http://www.annalia-amedeo.it

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Storia, politica, giornalismo: La vita di frontiera di Sergio De Santis

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

Roma Giovedì 7 Dicembre 2017, ore 15:00 Dipartimento di Scienze Politiche, Sala Tesi, 2° piano Via Chiabrera 199. Seminario su Sergio De Santis (1929-2016) Sergio De Santis è stato giornalista, studioso di storia, esperto di America Latina, responsabile e autore di vari programmi televisivi. Autore di monografie, articoli e saggi su riviste nazionali e internazionali, ha collaborato con Lelio Basso e con l’ISSOCO in molte rilevanti iniziative. Al Dipartimento di Scienze Politiche di Roma Tre ha donato un fondo per l’istituzione di un assegno di ricerca sui temi relativi alla storia dell’America Latina.

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Presentazione del libro ‘Cino da Pistoia nella Storia della poesia italiana’

Posted by fidest press agency su domenica, 26 novembre 2017

Cino_da_Pistoia1Roma Martedì 28 Novembre 2017, ore 16:30 Dipartimento di Studi Umanistici-Area di Studi Storici Geografici Antropologici, Sala del Consiglio Via Ostiense 234/236 si terrà la presentazione e la discussione del volume: “Cino da Pistoia nella Storia della poesia italiana”. Intervengono Catherine M. Keen (University College London), Luca Marcozzi e Franco Suitner (Università degli Studi Roma Tre). Coordina e modera Paolo Rigo (Università degli Studi Roma Tre).

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I mutamenti della storia ed il ruolo della Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

Pio nonoIn un articolo apparso in questi giorni sul mensile “Quaderni di cultura religiosa” (edizioni Fidest) si fa il punto dei passaggi epocali che hanno impresso una significativa svolta alla Chiesa cattolica. In questo contesto è notevole l’impronta lasciata dalla politica riformista di Pio IX. Egli, appena asceso al soglio pontificio ebbe chiara la visione dell’esigenza di assecondare alcune spinte riformistiche e costituzionali, guardano, addirittura, con favore, alle ipotesi di un federalismo, o come giustamente sottolinea Andreotti, all’idea di un’unione doganale, che avrebbe dovuto favorire rapporti di amicizia e collaborazione tra i vari Stati della penisola. Eppure questi buoni e ragionevoli propositi subirono una brusca frenata. Perché? Dobbiamo supporre che si tratti del riflesso di circostanze e avvenimenti, che vanno dall’assassinio di Pellegrino Rossi, alla repubblica romana, alla fuga a Gaeta, sino a Porta Pia. “Ma al di là di questi episodi, scrive Claudio Leonardi su Avvenire, si tratta anche di una valutazione di più ampio respiro. Era chiaro che un coinvolgimento della Santa Sede nei contrasti tra il Piemonte e l’Austria rischiava di far perdere alla Chiesa il suo ruolo sopranazionale e universale, mettendola in urto con potenze europee di antica tradizione cattolica. In secondo luogo, Pio IX si rese conto che il ruolo egemone del Piemonte rischiava di portare la Chiesa in una posizione subordinata. Questa preoccupazione è presente, del resto, anche in altri sovrani degli Stati italiani. Quanto alla Chiesa, occorreva ricercare gli strumenti più idonei per farla uscire indenne e se possibile rafforzata dall’uragano delle rivoluzioni mazional-liberali, mantenendo intatta la sua funzione di guida e la sua autorità morale di fronte ai cattolici di tutto il mondo. (fonte: quaderni Fidest di cultura religiosa)

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