Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘storia’

Ustica: Le pagine strappate della storia repubblicana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

“L’ultimo “cablo” di Giovannone svelato da un autorevole quotidiano nazionale segue le rivelazioni del già ministro Giovanardi impone obblighi precisi: al premier Conte la necessità della desecretazione di tutti i documenti relativi al Lodo Moro e alla strage di Ustica, al Parlamento la costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per continuare a indagare sulle pagine strappate della storia repubblicana; alla procura di Roma, che ha ancora aperto una singolare indagine sui mandanti e sugli esecutori, di chiedere direttamente ai servizi segreti l’acquisizione dei documenti relativi che potrebbero ribaltare completamente la tesi giudiziaria – qualora fossero confermati – andando a supportare la tesi della dinamica dell’attentato con riflesso internazionale mediorientale per Ustica. Infine, va abolito il segreto funzionale, come proposto anche dal senatore Marilotti.” Così il fondatore dell’Intergruppo “La verità oltre il segreto”, deputato Federico Mollicone.

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“Senza storia non c’è futuro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

E’ l’iniziativa che Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, sta portando avanti da diversi giorni presidiando fisicamente in ogni città d’Italia i simboli della nostra storia e della nostra cultura. “Condanniamo fermamente – dichiara Fabio Roscani, Presidente di GN. le azioni oltraggiose compiute su statue di intellettuali, politici e persino di personaggi dell’Antica Roma, poiché considerati da alcuni simboli di razzismo. Nel pieno rispetto delle regole, continueremo a proteggere, finchè sarà necessario, i simboli della storia per difendere il futuro delle giovani generazioni da un anacronistico revisionismo storico, pregno di ideologismo e mistificazioni che vuole abbattere, deturpare e censurare simboli e figure consegnate all’eternità”. Lo comunica nota dell’ufficio stampa di Fratelli d’Italia.

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Cosa sappiamo della storia delle migrazioni in Italia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Quando, come e perché sono emigrati all’estero i cittadini italiani? Da chi e come è composta l’immigrazione straniera? Quali sono le principali traiettorie delle migrazioni interne? Per rispondere a queste e ad altre domande i ricercatori dell’Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr – Ismed) in collaborazione con Biblioteche di Roma propongono un breve ciclo di lezioni in video, pensato per rispondere alle domande degli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori e per supportare il lavoro del corpo docente ma anche per tutto il pubblico curioso di saperne di più su un argomento al centro del dibattito pubblico. http://www.romamultietnica.it ,www.bibliotechediroma.it

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Va in scena la storia di Clara Schumann

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Roma martedì 25 febbraio fino a domenica 1 marzo 2020, all’OFF/OFF Via Giulia 19 Theatre va in scena la storia di Clara Schumann, eccelsa pianista il cui talento è omaggiato dall’attrice e musicista Guenda Goria, interprete insieme a Lorenzo Manfridi del testo “La Pianista Perfetta”, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto da Maurizio Scaparro. Le musiche eseguite dal vivo sono quelle che Clara interpretava nei suoi concerti: Robert Schumann, Ludwig van Beethoven, Felix Mendelssohn, Johannes Brahms Franz Listz, Clara Wieck Schumann. “La mia immaginazione non può figurarsi una felicità più bella di continuare a vivere per l’arte”. Così Clara Schumann descrive la sua vocazione più profonda, quella per la musica. Forgiata nella tecnica dal padre Friedrich Wieck, Clara diventa sin da giovanissima concertista di fama mondiale: la più grande pianista dell’ottocento, ma anche una donna coraggiosa, intellettuale, madre affettuosa di otto figli, innamorata. Ed è proprio l’amore che permea nella sua musica, l’amore per la vita e l’amore per un uomo, Robert Schumann, compositore e figura di spicco del romanticismo tedesco. Un amore tormentato ma profondissimo quello tra Clara e Robert che trova il suo triste epilogo quando una malattia sopraggiunge a consumare le capacità intellettive di lui, fino a portarlo lentamente a spegnersi.E saranno le cinque linee del pentagramma il rifugio di Clara, le note saneranno le ferite del suo cuore e quell’armonica successione di tasti bianchi e neri darà conforto a questa grande donna che donerà alla musica tutta se stessa, che continuerà a lavorare dopo la morte del marito per diffondere la sua musica – troppo avanti per il gusto dell’epoca ma che troverà postuma fortuna.Il pianoforte, al centro della scena, è protagonista assoluto, suonato dal vivo da Guenda Goria che, in una progressiva rarefazione di tempo e spazio, racconterà sin nel profondo la forza vitale di Clara, donna che ha tradotto in arte la sua intera esistenza in un momento preciso, il pomeriggio prima di un importante concerto che potrebbe cambiare le sorti della sua carriera; un pomeriggio sbagliato in tutto sembra far presagire il primo insuccesso della vita di Clara. L’accordatore che non arriva, il baule smarrito, le lettere che sopraggiungono ad annunciare l’internamento del marito Robert Schumann in ospedale psichiatrico offrono l’affresco di una donna che a trent’anni è già madre di otto figli e leggenda della musica mondiale.
Costo Biglietti: Intero 25€; Ridotto Over65 18€; Ridotto Under35 15€;Dal Martedì al Sabato h.21,00 – Domenica h.17,00Info e Prenotazioni: +39 06.89239515

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La vera storia dei Peaky Blinders di Carl Chinn

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

In libreria per Sperling & Kupfer. La realtà differisce dalla versione per lo schermo, perché i veri peaky blinders erano personaggi spregevoli, mediocri e sordidi. Per quanto riprovevoli, tuttavia, nel complesso sono stati un’importante componente storica della Birmingham di epoca tardovittoriana e edoardiana. Ignorati o appena citati dalle cronache locali, hanno condizionato in chiave negativa la vita di più di una generazione e macchiato la reputazione della città. Le loro azioni sono inestricabilmente legate alla storia di Birmingham, al pari di quelle dei suoi principali uomini politici e dei grandi industriali.
I Peaky Blinders così come li conosciamo, grazie all’enorme successo dell’omonima serie Netflix, sono un concentrato di violenza e terrore. Thomas Shelby, capofamiglia e boss della gang, si muove nella Birmingham degli anni Venti, in cui si combattono sanguinose guerre tra delinquenti e polizia che coinvolgono terroristi irlandesi e autorità.Ma chi erano i veri Peaky Blinders? Esistevano davvero?
Carl Chinn ha trascorso decenni a cercare di ricostruire le loro gesta e a seguire le loro orme oscure. Ne “La vera storia dei Peaky Blinders”, edito da Sperling & Kupfer, rivela la vera storia dei membri della famigerata gang, uno dei quali era il suo bisnonno, raccontando l’Inghilterra di quegli anni e le lotte della classe operaia inglese. Guidati da Billy Kimber, hanno combattuto una sanguinosa guerra con i gangster londinesi. Riunendo nel libro una vasta quantità di fonti originali, tra cui rarissime immagini storiche dei veri Peaky Blinders, Chinn aggiunge una nuova dimensione alla storia del mondo sotterraneo di Birmingham e ai fatti dietro la fiction. Autore di diversi libri, è il pronipote di un membro dei cosiddetti Peaky Blinders.

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Gli alberi che fanno la storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

101 storie di alberi, di cui leggerete in quest’opera, affrescano il passato, presente e futuro della nostra presenza sulla terra in uscita il 5 marzo 2020 nelle librerie. Gli alberi sono la presenza costante che ha modificato, e spesso guidato, il corso della storia collettiva e individuale. Spesso dimentichiamo che la nostra salvezza dipende da queste piante, ma quanto sappiamo di loro?
Instancabili viaggiatori e cacciatori di piante, Kevin Hobbs e David West hanno lavorato per anni alla Hillier Nurseries, il più grande e famoso vivaio di arbusti e alberi del Regno Unito. Nel presente volume, ci raccontano in modo accattivante la relazione tra l’uomo e gli alberi, dalla preistoria fino ai giorni nostri. Dai primi utensili in bosso costruiti dall’uomo di Neanderthal al legno di kaki usato due secoli fa per fabbricare le mazze da golf, i cento alberi presenti in questo libro ci ricordano, se ce ne fosse ancora bisogno, l’aiuto che riceviamo da loro ogni giorno, sotto forma di frutto saporito o di provvidenziale farmaco, del più modesto mobile di casa o dell’ipertecnologico isolante in sughero per veicoli spaziali.
Kevin Hobbs è un botanico e vivaista professionista con oltre 30 anni di esperienza nell’industria orticola. È stato capo della ricerca e sviluppo presso l’Hillier Nurseries in Hampshire.
David West gestisce un suo vivaio personale, specializzato nella produzione e nel commercio di alberi rari. Se avete richieste particolarmente esigenti, potrete inviargli una richiesta personalizzata andando su PlantsToPlant.com. 216 pagine 19,90 € Edizioni Ippocampo.

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La storia del pensiero alla luce delle rivoluzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Diciamoci, alla fine, la verità che può valere ai tempi della Rivoluzione francese ma anche a quella che la seguì da vicino. Dall’illuminismo teorico o filosofico che aveva definito il medioevo, l’età dell’oscurantismo, è sfociato di tutto, per il trionfo della libertà, l’esaltazione della ragione e l’avvento della rivoluzione e gli eccessi del terrore, nell’autentica barbarie che, secondo lo storico e antropologo Adolfo Morganti, avrebbe fatto impallidire lo stesso Frankstein che si era incarnato nel giacobinismo dell’onesto Robespierre vittima con Danton della loro stessa legge dei sospetti e del tribunale della salute pubblica.
Se è vero che il medioevo è stato funestato da pestilenze, guerre, carestie causate in parte da fenomeni meteorologici ricorrenti e da continue invasioni barbariche che hanno immiserito e abbandonato nell’ignoranza i popoli frenando il progresso tecnico-scientifico, è anche vero, come asserisce il De Maistre, nei suoi scritti, che il male maggiore è entrato nel mondo nel periodo del Rinascimento con le lotte religiose della cristianità e, successivamente, con la rivoluzione francese sfociata nel giacobinismo di Robespierre e nell’imperialismo di Napoleone. Diventa, in pratica, una nota stonata l’affermazione di Kant che attribuiva all’illuminismo “l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità”. Lo è stato, in effetti, ma a parole. In proposito è più aderente alla realtà il giudizio espresso da Adolfo Morganti riguardo “l’uomo dei lumi”. Per lui “era stato progettato come una macchina al risparmio”. “Questo modello così economico garantisce un’uguaglianza, perché ogni uomo era privato della specificità dei suoi rapporti naturali e spirituali con il suo ambiente e il suo cosmo, trasformato in individuo, ossia, in atomo, e ogni individuo possedeva un’identica ragione, avendo tutti un cervello ed un organo di sesso. Un tale individuo discriminato dai propri individuali e concreti problemi era stato livellato ad un astratto cittadino che conta in quanto è un numero nella collettività e un nulla come persona”.
In altri termini la conclamata libertà dell’individuo era un’astratta proclamazione scritta nella “Dichiarazione dell’uomo e del cittadino” e che l’uguaglianza significasse uniformarsi e conformarsi all’unica volontà del governo, che come aveva paventato Rousseau, una volta eletto sarebbe diventato dittatore.
Così i nostri padri fecero in modo di tramandarci le belle parole scritte nelle varie dichiarazioni dei diritti dell’uomo e nelle costituzioni liberali, ma le lasciarono lette-re morte nella pratica attuazione. L’hanno scritto a più riprese, in tempi recenti, tra gli altri, il prof. Secher dell’Università “La Sorbona” di Parigi e Pierre Chaunu e Jean Meyer.
Come dimenticare, ad esempio, il massacro compiuto dal governo di Parigi il due dicembre del 1793 a Sovenay, quando i vandeani, che considerarono persa la loro causa, ritornarono dall’esilio. Fu inaudito e macabro il rapporto ufficiale del generale Westerman alla Convenzione: “La Vandea non esiste più, cittadini repubblicani, essa è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne e i suoi bambini. L’ho appena sotterrata nei boschi e nella campagna di Sovenay. Secondo gli ordini datimi, ho fatto schiacciare i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, massacrando le donne che almeno perciò non faranno più figli che diventerebbero dei briganti”. Questa stessa rivoluzione per i machiavellici mezzi di cui si servì avrebbe fatto impallidire lo stesso Stalin i cui innumerevoli crimini furono de-nunziati, sia pure gradatamente, dopo la sua morte, dagli stessi governi comunisti che gli succedettero da Krusciov e per finire a Gorbaciov. (Riccardo Alfonso)

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L’eredità delle parole e del corpo di Aldo Moro nella nostra storia

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

Roma Sabato 15 marzo, Teatro Vascello (Via Giacinto Carini, 78) ore 19.00 (ingresso libero fino ad esaurimento posti): il Gruppo Storia di Grande come una città vuole ricordare Aldo Moro – nell’anniversario del suo rapimento (16 marzo 1978) – promuovendo un incontro ed un dibattito intorno alla figura del grande statista e all’eredità del suo pensiero e del suo lavoro politico. Interverranno Marco Damilano, Miguel Gotor, Fabrizio Gifuni, Francesco Biscione, Christian Raimo e Ilaria Moroni. L’occasione, infatti, è offerta da un potente spettacolo che Gifuni dedica a Moro (18- 23 febbraio) e di cui verrà offerta un’anteprima: parole alla ricerca dei confini di una tragedia i cui effetti paghiamo forse ancora oggi.La mattina del 16 marzo 1978 in cui le Brigate rosse rapirono Aldo Moro, si votava la fiducia al quarto Governo presieduto da Giulio Andreotti. Per la prima volta il Partito Comunista partecipava alla maggioranza parlamentare che avrebbe sostenuto l’esecutivo. Ed era stato Moro a gestire l’accordo.Il 1978 è stato un anno cruciale per la Repubblica, forse l’anno finale per quel progetto politico e sociale immaginato dalla costituzione, o almeno è così per alcuni storici e politologi che ritengono che una vera Seconda Repubblica non sia mai riuscita a nascere dalle ceneri di quella crisi. Vera è la constatazione che con Aldo Moro non sia morto solo l’uomo e nemmeno solo il politico. Ma una parte della nostra identità collettiva.
L’effetto delle parole di Moro, delle sue lettere, del memoriale, l’effetto del suo corpo prima in prigione, poi cadavere nel bagagliaio della Renault 4, rimangono come tracce fantasma che non smettono di infestare ogni possibile confronto pubblico, hanno una potenza spettrale come quella del padre di Amleto.A distanza di quarant’anni, proprio come in un monologo shakesperiano, Fabrizio Gifuni rilegge in uno spettacolo evocativo e potente (in scena al Teatro Vascello dal 18 al 23 febbraio) quelle lettere e quel memoriale: “Con il vostro irridente silenzio” è una delle espressioni che Moro usa per congedarsi dai quei vivi che sono stati i suoi colleghi di partito, la classe politica con cui ha condiviso ogni istante della sua esistenza.Prossimo alla morte, consolato solo da affetti privati, Moro concentra su di sé la crisi di una Repubblica che non finisce di finire.

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Una commissione di esperti sullo studio della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

“Nel totale silenzio dei media, la neoministra dell’Istruzione Azzolina realizza ciò che nel 2000 avevo richiesto: una commissione di esperti sullo studio della storia. Esattamente quello che era previsto nella mozione approvata dal Consiglio regionale del Lazio all’epoca del governatore Storace. Venimmo crocifissi per attentato alla sacralità della storiografia marxista, accusati di voler riscrivere la Storia sostituendo l’ortodossia comunista con quella revisionista, negazionista addirittura fascista. La polemica durò mesi con scontri al massimo livello nazionale con toni oltremisura. Ma ebbe tuttavia anche l’imprevisto merito di scoperchiare un problema enorme, quello della mancanza di pluralismo culturale con tanto di vergognose e inaccettabili omissioni sulle foibe, definite da diversi manuali di storia come mere depressioni geologiche. Il prof. E Ministro Tullio De Mauro, linguista di enorme fama nel suo dizionario della lingua italiana definiva le foibe ‘depressione carsica a forma d’imbuto costituita dalla fusione di più doline, al fondo della quale si apre un inghiottitoio, usata anche come fossa comune per occultare cadaveri di vittime di eventi bellici’. Nessun accenno allo sterminio di intere famiglie italiane ad opera dei comunisti di Tito. Fu allora, davanti al tentativo di nascondere ai ragazzi della scuola dell’obbligo la verità storica che deflagrò il violento conflitto politico e fioccò la terribile accusa di voler censurare gli autori dei manuali scolastici. La Regione Lazio rinunciò all’istituzione della commissione di storici, ma approvò la proposta di legge a mia firma per istituire la Giornata del Ricordo, anticipando il parlamento nazionale. Mi auguro che il ministro Azzolina renda pubblica la decisione su questa commissione, che si parli nel provvedimento istitutivo di necessità di garantire il pluralismo culturale, la verità storica e di bandire ogni forma di negazionismo”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Scuola: Maturità, via le tre buste e torna la Storia nella prova scritta. Anief: giusto così

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 gennaio 2020

Il giovane sindacato plaude alla conferma da parte della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina della scelta del suo predecessore Lorenzo Fioramonti, che lo scorso autunno aveva deciso di eliminare nella prova orale il sorteggio delle tre buste predefinite delle Commissioni, che tanto avevano disorientato i maturandi nel 2019. Ottima anche l’idea di reintrodurre il tema storico. Marcello Pacifico: “La Storia è fondamentale, perché fornisce agli studenti le chiavi di accesso alla società e offre gli strumenti di decodifica delle complessità del mondo contemporaneo. Bisogna educare cittadini attivi e consapevoli, tornando anche a un congruo numero di ore settimanali della disciplina” L’esame di Maturità torna ad essere più equilibrato: “Entro fine mese pubblicheremo le materie della seconda prova. Non ci saranno grandi cambiamenti – ha annunciato la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -, gli studenti devono avere la serenità di affrontare gli esami; non ho intenzione di fare grandi stravolgimenti. Le buste non ci saranno, la storia ci sarà assolutamente, le materie usciranno a breve, siamo al lavoro”.Viene quindi dato seguito alla Circolare n. 2197 del 25 novembre scorso, firmata dal Capo Dipartimento Carmela Palumbo e voluta dall’ex ministro Lorenzo Fioramonti, attraverso la quale “l’onorevole Ministro ha inteso prevedere, con D.M. n° 1095 de 21 novembre 2019, che almeno una delle tracce della tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) debba riguardare l’ambito storico. La scelta è motivata dalla consapevolezza che la storia costituisce disciplina fondamentale nella formazione degli studenti di tutti i percorsi di studio e che vada, quindi, valorizzata anche nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione”.
Per quel che riguarda l’orale dell’Esame di Stato, la stessa Circolare ha ricordato che “la commissione predispone per ogni classe un numero di buste con i materiali pari al numero dei candidati aumentato di due unità”, come voluto dall’ex ministro Marco Bussetti. “Al riguardo – si legge – l’onorevole Ministro non intende più rinnovare tale procedura di assegnazione del materiale ai candidati, rimanendo fermo quanto disposto dall’art. 17, comma 9, del d.lgs. n° 62/2017 circa l’avvio del colloquio mediante l’analisi da parte dello studente dei materiali preparati dalla commissione d’esame in un’apposita sessione di lavoro”.Anief ritiene positive le due decisioni. Il sistema del sorteggio delle tre buste predefinite delle Commissioni ha infatti creato tra gli studenti coinvolti nella maturità notevole disorientamento, con le tensioni emotive derivanti dagli argomenti a sorpresa che tra i maturandi (con inevitabili riflessi nelle Commissioni) hanno prevalso sui contenuti dei nodi concettuali interdisciplinari. Ben venga, quindi, la gestione di un colloquio finale più tradizionale.Altrettanto importante è la conferma di rivedere l’insensata decisione di cancellare la traccia di Storia nella prima prova scritta dell’esame di maturità. Anief ha sempre caldeggiato il ritorno della Storia nell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di studi, perché la Storia fornisce agli studenti gli strumenti per vivere e, come dicevano i latini, diviene maestra, guidando il loro agire.
“Adesso – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è bene che si provveda a ridare la massima dignità alla disciplina anche nel contesto curricolare, dopo che da quest’anno scolastico la riforma degli istituti superiori ha prodotto il dimezzamento delle ore settimanali della storia, in particolare in alcuni corsi di studio, lasciandogli uno spazio ridotto. Anche perché non si comprende il senso di ridimensionare la Storia proprio quando si è deciso di dare maggiore spazio a Cittadinanza e costituzione, anche attraverso il ritorno dell’educazione civica, come si poteva sminuire la portata della Storia, che è alla base delle norme e delle regole che disciplinano il nostro ordinamento, e rimane fondamentale per comprendere l’attuale dimensione nazionale e comunitaria?”.

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Seconda edizione del Festival delle Lezioni di Storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Napoli Lunedì 27 gennaio alle ore 12 presso il Teatro Bellini (via Conte di Ruvo, 14) presentazione della seconda edizione del Lezioni di Storia Festival e nelle sedi di altre cinque prestigiose istituzioni culturali napoletane, partner di Laterza nella progettazione dell’iniziativa: Accademia di Belle Arti, Conservatorio di San Pietro a Majella, Museo MANN, Museo MADRE, Liceo Vittorio Emanuele II.
Intervengono il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, l’editore Giuseppe Laterza e il direttore artistico del Teatro Bellini Gabriele Russo. Il programma prevede oltre 40 lezioni, incontri ed eventi di musica e spettacolo con i più autorevoli storici italiani e stranieri. Quattordici saranno invece gli appuntamenti collaterali. Il Festival è progettato e ideato da Editori Laterza con la Regione Campania ed è organizzato dall’Associazione “A voce alta” e dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, con la partnership di MANN, Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina – Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Accademia di Belle Arti, Conservatorio San Pietro a Majella e Liceo Vittorio Emanuele II. Promozione e Comunicazione sono a cura della Scabec, società inhouse della Regione Campania. Saranno presenti in sala i direttori e i responsabili delle varie sedi, delle associazioni, degli istituti culturali e delle librerie coinvolte.

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Talvolta la storia ci insegna qualcosa sui mali di oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Allora si poteva evitare un bagno di sangue “rivoluzionario” se solo il giovane re Luigi XIV avesse ascoltato, tra le altre, le parole del filosofo e pedagogista Fenelon che indirizzò al re aspre critiche elencando gli errori sia commessi in politica estera sia interna, disattendendo così gli elementari principi e calpestando gli inalienabili diritti nella persona dei suoi sudditi, pensando esclusivamente a “rendere grande il suo nome e potente lo Stato”. All’immagine del principe sovrano e del monarca assoluto con poteri illimitati, auspicato dal filosofo Hobbes, fa riscontro quella del principe illuminato e del monarca costituzionale voluto dai filosofi: l’olandese Spinoza e l’inglese Locke come difensori dei diritti del singolo e assertori della libertà dei popoli. Vi furono nazioni che compresero il messaggio di questi ultimi come la Gran Bretagna e l’Olanda mentre non sortì lo stesso effetto in Francia e altrove. Oggi se è stato superato l’assolutismo monarchico, non è stato così per gli altri assolutismi a partire dalle logiche del consumismo di stampo capitalista, dall’imperialismo che si regge sugli inneschi delle bombe atomiche, delle minacce batteriologiche, delle guerre chimiche e si nutre degli arrembaggi pirateschi per il controllo delle risorse energetiche mondiali, e per finire allo sfruttamento delle aree depresse. Persino l’ordinamento giuridico ispirato da Montesquieu che vedeva nella tripartizione dei poteri non tanto la sovranità del popolo, come nel contratto sociale di Rousseau, ma un reciproco controllo inteso ad evitare la preminenza di un potere sull’altro, oggi è stato messo in crisi dall’arroganza di chi ci governa, pur restando ancorati in linea di principio ad una democrazia compiuta. È caduto il comunismo, dopo settanta anni di sognatori e di fieri oppositori per un ideale di vita ma ancora vi sono i nostalgici che richiamano il passato per farlo rivivere al presente, ma in loro non c’è futuro. Sia chiaro. L’idea era e resta buona. È mancato, semmai, il modo di rappresentare il diverso con uomini giusti. E l’errore prosegue se anche tra i leader cosiddetti di sinistra oggi si continua a parlare di riforme mentre il prezzo più alto si continua a farlo pagare ai ceti meno abbienti. Così tutte le cose che la politica propone hanno un grosso limite: non riescono ad andare oltre la barriera del presente e il “male oscuro” è sempre lo stesso: l’idea del potere che ci rende homo homini lupus. È e resta, come lo fu, dalla rivoluzione ateniese a oggi una negatività che si riflette un po’ da tutte le parti. (Riccardo Alfonso)

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Non riusciamo più a soffermarci per riflettere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

La storia incomincia subito. Il passato e il futuro non danno tregua. Entrambi incalzano. C’è chi cerca di riservarsi un posticino privilegiato nella storia dei ricordi, a futura memoria, e l’altro ha fretta di scoprire cosa si nasconde dietro l’angolo della via di casa e, una volta rivelatosi, sempre più in là oltre i confini del pensiero e dell’immaginazione.
Questa fretta è figlia del nostro tempo. Essa si è messa in mostra come una sirena che scaturisce dalle onde spumeggianti del mare e, con il suo sinuoso canto, cerca di attrarre a sé, in un abbraccio mortale, i naviganti. Non vi è più Ulisse a proteggere i suoi compagni e sé stesso. Non vi è più l’antica saggezza, che riposa nel vecchio, che racconta lunghe storie intorno ad un camino, in una sera gelida, e riscalda i cuori dei bambini e persino quelli dei distratti adulti. Oggi si vuole apprendere in fretta. È uopo crescere e si vuole andare sempre più avanti. Non c’è tempo per una riflessione, per un momento di pausa, per guardarci intorno con più attenzione, scegliendo i ritmi lenti del nostro divenire. Ecco come il presente è schiacciato tra il passato e il futuro. In questa frenesia corriamo persino il rischio di cancellare altre cose e valori e fonti di sapere e d’apprendimento. Molte cose diventano obsolete. Lo sono perché pensano al presente, ma non si proiettano al futuro. Ciò provoca, nella migliore delle ipotesi, insofferenza, intolleranza, rifiuto.
Eppure, indelebili sono rimasti i segni della nostra cultura antica dalla rivoluzione ateniese all’illuminismo germinata dall’elaborazione del concetto di filosofia reso possibile nella nuova atmosfera culturale, che si era formata sotto la spinta cartesiana. Lo dovemmo, in particolare, all’illustre matematico e filosofo J. B. D’Alembert con il suo saggio redatto nel 1751 sul “Discorso preliminare all’Enciclopedia”. Esso ci dà un rapido sguardo della cultura fino alla metà del ‘700 sia dal punto di vista filosofico che storico-politico, tecnico-scientifico, etico-religioso e artistico-letterario. Si fa cenno alla gnoseologia del Condillac il cui sensismo non si era spinto fino al materialismo. Si critica la metafisica classica. Si parla di una morale utilitaristica di tipo Humiano. Infine, si tende a svalutare il passato, visto come un insieme di fatti permeati di errori, dei quali lo storico deve guardare, allo scopo di conoscere per dare un chiaro giudizio onde evitare errori futuri. Ognuno di questi motivi costituisce il filo conduttore della filosofia dell’illuminismo.
Devo quindi annotare questi due passaggi del sapere ateniese e dell’illuminismo, nei quali si tentò di realizzare quella emancipazione della ragione che Kant attribuisce in modo particolare al secolo XVIII. Vorrei, in proposito, cogliere nelle parole di Croce desunte dalla sua “Teoria e storia della storiografia” l’idea che ci portiamo “al momento in cui gli uomini imparano a pensare rettificando le loro idee, e tutta la storia passata si dipinge ai loro occhi come il mare tempestoso a chi è sbarcato sulla terra ferma. Certamente nei nuovi tempi non ogni cosa è da lodare anzi molto è da biasimare… Tutti sentono che si è usciti non solo dalle tenebre ma dai chiarori antelucani e il sole della ragione è alto sull’orizzonte e rischiara gli intelletti e li irradia di una luce vivissima. Luce, rischiaramento, onde il nome di età dei lumi o illuminismo che si dà a quel periodo che va da Cartesio a Kant”.
In tale conoscenza l’uomo è al centro e, pertanto, prende conoscenza dei suoi diritti e dei suoi doveri inserendosi in un ambiente sociale, da cui ne era stato escluso da tempi immemorabili, per affermare la propria personalità. È la tesi dell’abate Sieyès che nella sua opera “Che cos’è il Terzo stato?” asserisce che da nulla, com’è sempre strato considerato, l’uomo vuole diventare politicamente qualcuno. Un’opera indicativa che denuncia chiaramente la condizione sociale del suddito sotto le monarchie assolute e la situazione politico-economica di quel periodo particolarmente drammatico. Gli economisti che si succedono prima della rivoluzione per risolvere i gravi problemi finanziari dello Stato ravvisarono la necessità di ridurre gli appannaggi dei principi, gli sperperi della corte, ma non riuscirono nel loro intento, perché ostacolati dalla nobiltà e dall’alto clero, che vedevano in quel programma lesi i loro interessi.
A questo punto mi giunge spontaneo pensare alla politica di oggi. Essa non ci appaga perché pensa troppo al passato. Abbiamo creduto di averlo del tutto cancellato, per lo meno nella sua parte deteriore. Se considero, infatti, quanto avveniva nel XVIII e lo rapportiamo ai giorni nostri potremmo cogliere nelle parole di allora le attualità del nostro disagio esistenziale. Si parlava dell’abolizione della corvè, dell’eliminazione della mano morta nei domini della corona, dell’abolizione delle imposte doganali, delle nuove imposte territoriali sostitutive delle vigesime, estese a tutti i sudditi dello Stato senza distinzioni di classi, dell’abolizione della tortura preliminare all’istruttoria penale. Possiamo aver cambiato, nel frattempo, le parole, adottate in modi diversi, ma la sostanza non muta. In quel tempo le riforme non attuate per rimettere in sesto i bilanci pubblici accesero la miccia che avrebbe portato allo scoppio della rivoluzione. Oggi il malessere ci ha portato il collasso del socialismo reale di stampo comunista, all’involuzione capitalista con i regimi di destra, alle guerre regionali, e a un disagio diffuso e qualunquista di larghi strati della popolazione mondiale. Allora mettemmo in crisi l’istituzione monarchica francese e poi, negli anni che seguirono, altre monarchie europee, oggi è l’istituzione repubblicana e la cosiddetta democrazia compiuta ad entrare in crisi. Le ragioni di fondo restano immutate. (Riccardo Alfonso)

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Storia della nostra scomparsa di Jing-Jing Lee

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 dicembre 2019

In libreria dal 16 gennaio. Una toccante storia di sopravvivenza e tenacia sul dramma delle “donne di conforto”, le schiave sessuali all’epoca dell’occupazione giapponese a Singapore. La storia di una generazione di donne scomparse a cui per decenni è stata negata l’esistenza, un esordio potente e doloroso tratto dalla storia familiare della giovanissima autrice. Fazi editore.

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Mostra “La storia dello sci a Pragelato e nelle Valli”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

Pragelato (To). Da giovedì 26 dicembre a martedì 21 gennaio a Pragelato, per iniziativa del Comune e della Fondazione Giuseppe Guiot Bourg, sarà visitabile la mostra “La storia dello sci a Pragelato e nelle Valli”, curata dal MUSEP – il Museo Civico Etnografico del Pinerolese – e dal Centro Arti e Tradizioni Popolari. La mostra, patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino, documenta il vissuto degli sciatori, pionieri e contemporanei, agonisti e turisti, ma anche l’evoluzione tecnica della disciplina, la passione che ha animato e anima atleti e “sciatori della domenica”. Si potranno ammirare le immagini delle tante generazioni di appassionati che si sono avvicendate sulle nevi della Val Chisone e dell’Alta Valle di Susa, le fotografie dei primi impianti di risalita, del paesaggio di cui diventarono parte integrante e dell’equipaggiamento degli sciatori d’antan. Dai bianchi e neri dello sci pionieristico si arriva senza soluzione di continuità alle immagini a colori, soprattutto a quelle che documentano una Pragelato sulla ribalta mondiale dello sci nordico in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006, quando il Re Harald V salì in Val Chisone a fare il tifo per i fondisti, i saltatori e i combinatisti nordici norvegesi mentre gli italiani si esaltavano per le imprese di Pietro Piller Cottrer, Giorgio Di Centa, Fulvio Valbusa e Christian Zorzi. Le immagini poste su pannelli, le vecchie cartoline, le fotografie color seppia, gli articoli, i documenti, gli oggetti e gli articoli sportivi, i memorabilia delle Olimpiadi provengono dal MUSEP, da collezioni private e dalle case dei pragelatesi. L’esposizione allestita negli spazi dell’Ufficio del Turismo verrà inaugurata giovedì 26 dicembre alle 17con la partecipazione delle autorità locali e sarà visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18.

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Storia del Premio “Natale Ucsi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Il Premio giornalistico nazionale “Natale Ucsi” nasce oltre 25 anni fa dall’idea di un gruppo di amici, affermati giornalisti del territorio scaligero aderenti all’U.C.S.I. (Unione Cattolica Stampa Italiana) di Verona, quale riconoscimento del valore di “notizia” anche alla “cronaca del bene”.Il Premio incontra subito il sostegno dell’Ufficio regionale delle comunicazioni sociali delle Conferenza episcopale triveneta e della Fondazione Cattolica Assicurazioni che da sempre sostiene e rende possibile il Premio, condividendone i principi ispiratori. Negli anni abbracciano l’iniziativa anche Comune di Verona, Ordine Giornalisti del Veneto, Società Athesis, BPV- Banco BPM, fino al patrocinio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, che nel 2013 eleva il Premio nato sulle sponde dell’Adige a Riconoscimento “pienamente” nazionale. Dopo la scomparsa, nel 1997, del giornalista Giuseppe Faccincani, il “profe” de L’Arena, il Premio (dedicato a giornalisti e reporter di carta stampata, online, TV e Radio, che attraverso i propri articoli/servizi testimoniano i valori della solidarietà, integrazione sociale, convivenza civile, fratellanza, attenzione verso il prossimo, difesa dei diritti e della dignità umana), viene rinnovato alla sua memoria. Nato a Cadidavid nel 1923, a soli 16 anni Faccincani si dedica al giornalismo, muovendo i primi passi nella redazione di Verona libera, per poi entrare al Corriere del mattino diretto da Pietro Gonella, e nel 1948, nella redazione de l’Arena, di cui diviene capocronista e caposervizio per diverse pagine. Qui rimane fino al 1993, incarichi esterni lo tengono vicino al giornale fino agli inizi del tragico 1997. Fu proprio lui a sostenere l’idea del Premio Ucsi lanciata da Gianfranco Tommasi, veterano dell’Ucsi di Verona, e fin dall’inizio caldeggiata da tutti i soci: «Se riuscissimo a rianimare quel certo modo di intendere la professione che oggi sta cadendo in disuso – diceva – , quel sapere cogliere ogni notizia, anche quelle che non rivelano solo il “mal fare” o “mal essere”, ma anche il bene… Se riuscissimo ad incoraggiare i colleghi a non avere paura di dar voce alla speranza…». Memoria storica della città, Faccincani, già presidente dei giornalisti cattolici di Verona, si impegna nell’attività sindacale di categoria costituendo l’Assostampa di Verona e assumendone la presidenza per oltre un ventennio. Consigliere regionale e nazionale dell’Odg e della Casagit è stato presidente del Cenacolo dei poeti veronesi, per cui ha pubblicato il giornale “El Cenacolo”. Negli anni ’40 vince alcuni concorsi di poesia e pubblica saggi di giornalismo sul dialetto e traduzioni dal latino al dialetto veronese.

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Presentato il libro di Emiliano Arrigo “Il coraggio tra le mani”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 dicembre 2019

Storia degli invisibili che hanno sconfitto le Brigate Rosse”. Alla presentazione sono intervenuti il coautore ed ex operativo della Sezione Speciale Anticrimine Enzo Magrì, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, la senatrice Roberta Pinotti e l’ex generale dell’Arma dei carabinieri Mario Mori. A moderare il dibattito il direttore dell’Adnkronos Gian Marco Chiocci.”Questo libro – ha sottolineato Arrigo – è stato scritto per raccontare la storia delle Br vista dagli ‘invisibili’, gli uomini della sezione speciale anticrimine dell’Arma dei Carabinieri che si sono battuti in prima linea contro il terrorismo brigatista e le cui vicende non sono mai state narrate. Uomini che hanno pagato un altro tributo, se si pensa che fra le loro fila si contano negli anni di piombo 600 morti e 3mila feriti e i cui nomi sono sempre rimasti sconosciuti. Dei tanti libri scritti su fenomeno delle Brigate Rosse questo è il primo che racconta la loro storia”.Nel dibattito che ne è seguito i senatori Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia e Roberta Pinotti del Pd hanno avuto scambi di opinioni sul clima di quegli anni. La Russa ha osservato che “da parte del Pci vi fu sicuramente una presa di distanza e la condanna del fenomeno brigatista, ma che tale deferenza non vi fu però allo stesso modo da parte di tutto il mondo della cultura della sinistra che per molto tempo considerò quello delle Br come l’ambiente dei ‘compagni che sbagliano’, senza che vi fosse una presa di posizione definitiva nei loro confronti”. Il generale Mario Mori ha rimarcato che “la lotta al terrorismo brigatista ha consentito quel salto di qualità da parte delle nostre forze dell’Ordine che le ha rese oggi le migliori in tutta Europa”, mentre il coautore Enzo Magrì, ufficiale di quei reparti dei Carabinieri rimasti ‘invisibili’, soprannominato ‘il Nero’, ha sottolineato che “quello che facemmo, lo facemmo con passione e dedizione al servizio, sempre nel rispetto della legalità per garantire la libertà di cittadini e istituzioni”.

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I primi dieci anni di Nhazca: storia di uno spin-off di successo targato Sapienza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

La società leader a livello nazionale e internazionale nell’analisi e nel monitoraggio del territorio e delle infrastrutture celebra il decennale con un evento ospitato dall’Ateneo in cui tutto ha avuto inizioUn’idea che si concretizza, un sogno che si trasforma in una storia di successo. Nhazca, spin-off della Sapienza operativo a livello nazionale e internazionale nell’analisi e nel monitoraggio dei rischi naturali e delle grandi opere, spegne le sue prime 10 candeline. Per celebrare questo importante traguardo, la Sapienza ospiterà un evento organizzato dal centro di ricerca CERI al quale parteciperanno tutti coloro che hanno reso possibile la costituzione e la crescita di questa realtà d’eccellenza.Nhazca nasce proprio da una collaborazione orizzontale tra docenti e studenti che hanno individuato il potenziale delle nuove tecnologie applicate al sapere scientifico nell’analisi e nel monitoraggio del territorio e delle infrastrutture. Tutto è partito nel 2009 quando Paolo Mazzanti, all’epoca giovane dottorando in Scienze della Terra e oggi amministratore delegato del gruppo, ha dato vita, insieme ad alcuni docenti del Centro di ricerca CERI della Sapienza, alla struttura che deve il suo nome alla civiltà Nazca e in particolare alle “linee Nazca”, disegni di grandissima dimensione realizzati dalla civiltà Nazca e che sono visibili solo dal cielo.Attualmente lo spin-off, supportato dal Centro di ricerca CERI della Sapienza e dal Dipartimento di Scienze della Terra, conta su circa 25 tra dipendenti e collaboratori altamente specializzati tutti provenienti dall’Ateneo: si tratta in prevalenza di giovani geologi che si interfacciano quotidianamente con ingegneri, decisori della programmazione pubblica e stakeholder sia nazionali che internazionali in un proficuo scambio scientifico operativo.In questi primi 10 anni la società, che porta avanti in parallelo ricerca e applicazione delle tecnologie, si è occupata dell’analisi dei problemi di instabilità del territorio in cui sono coinvolti importanti infrastrutture ed anche di alcuni siti archeologici e della conservazione di edifici di particolare valore storico e architettonico (per esempio la Basilica di Massenzio), avviando importanti collaborazioni con Roma Capitale, Acea, Anas, Metro C, Italferr nonché della valutazione dello stato di salute di ponti e viadotti di diverse città italiane (tra le altre Belluno, Udine, Foggia e Pordenone).Nhazca ha esteso i propri confini anche oltreoceano dagli Stati Uniti (Colorado) all’Antartide. In particolare insieme al Colorado Department of Transportation (C-DOT) ha seguito le attività riguardanti il monitoraggio delle infrastrutture viarie soggette a fenomeni franosi. In Antartide NHAZCA ha analizzato, su richiesta di ENEA, le immagini radar acquisite nell’ultimo decennio dai satelliti COSMO-SkyMed dell’Agenzia Spaziale Italiana, nell’ambito del progetto di realizzazione della pista aerea che sarà al servizio dei ricercatori che operano nelle basi di ricerca del Piano Nazionale di Ricerca Antartica. “Nhazca rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato grazie al trasferimento all’esterno del proprio bagaglio di competenze e dei servizi tecnologici offerti – spiega Francesca Bozzano, presidente di Nhazca e direttore del CERI – Quest’attività è una delle voci della cosiddetta terza missione, orientata a promuovere l’interazione tra l’Ateneo e il mondo delle imprese”.

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Guerra alla droga. Verso un peggioramento stracciando la storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Gli Usa sono un grande Paese, democratico e pluralista. Nella fattispecie, questo riconoscimento lo prendiamo in considerazione per le politiche sulle droghe. Gli Stati Uniti sono il maggiore laboratorio per la legalizzazione della cannabis medica e ricreativa, con molti Stati che hanno già provveduto in materia e dove il dibattito/confronto a livello federale è avanzato e, soprattutto (rispetto alle abitudini italiane di schieramenti politici), con pro e contro in tutti gli schieramenti. Nel contempo gli Usa sono, ad avviso di chi scrive, il principale responsabile della “war on drugs” (guerra alla droga) che, lanciata a suo tempo dal presidente Richard Nixon, ha collezionato vittime umane ed istituzionali in abbondanza. Soprattutto in America Latina e, in particolare, in Messico, principale fornitore (per produzione e/o transito) delle sostanze illegali che riforniscono il mercato clandestino Usa. La “war on drugs” in Messico, avviata a suo tempo con la collaborazione del presidente Felipe Calderon, non si è fermata con la fine del suo mandato, ma volenti o nolenti, ha coinvolto e continua a coinvolgere chiunque gli sia succeduto, incluso l’attuale Andres Manuel Lopez Obrador. Il Messico, di conseguenza, è oggi uno dei Paesi dove la presenza e il condizionamento dei cartelli dei narcos nella società, nella politica e nell’economia, sono tra i più eclatanti del Pianeta.
Oggi c’è una novità in materia. Il decisamente autorevole quotidiano economico The Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale in cui, dando seguito alla disponibilità del presidente Trump, argomenta e motiva la opportunità di una operazione militare statunitense in territorio messicano.A nostro avviso, in questo clima di “botte al narcos” come rimedio per bloccare la situazione messicana, e non solo, c’è una grande assente: la Storia. Sembra che la “war on drugs” non sia esistita, con tutto il suo strascico di cadaveri umani non solo tra le parti in lotta (varie polizie ed eserciti versus narcos), di vittime istituzionali, di condizionamenti economici… il tutto non solo in Messico, in America Latina e nel loro grande mercato Usa, ma con importanti e sempre più influenti aperture dei loro mercati di morte in Europa, in Africa, in Oriente (Cina inclusa) e in Oceania, in tutto il Pianeta.
In questo contesto, il presidente Usa da una parte, il maggiore quotidiano economico Usa dall’altro, perorano nuovi e più cruenti interventi militari per risolvere la situazione. E’ la solita politica, sbagliata per noi, di credere che il fatto contingente da presumibilmente risolvere possa essere foriero del nuovo, cioè far dissolvere i cartelli narcos, ché oggi sono loro il principale problema, in tutto il mondo. E’ probabile che il dispiegamento di forze militari e di polizia, congiunti Usa e Messico (e, perché no, non si può escludere che qualcun altro chieda di accodarsi) negli Stati messicani dove i narcos imperversano (quasi tutti…. quindi si tratta dell’intero Messico), renda più “tranquilla la situazione”, ma per quanto? Ammesso che la presenza militare calmi le esternazioni (non certo i traffici, chè per quanto legati al territorio si fanno beffa di chiunque), si prevede una occupazione permanente? Impossibile (che poi, quando gli Usa si ritirano… vedi Siria…). Noi crediamo che mai come in questo momento, pur in presenza di manifestazioni più estreme del dramma in atto nello specifico territorio e in tutto il Pianeta, sia necessario rimettere in discussione a 360 gradi le politiche seguite fino ad oggi. Tutte politiche perdenti e senza futuro. Noi peroriamo l’ipotesi legalizzatoria, ce ne sono altre? L’importante è non ripetere gli errori del passato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La verità storica ovvero, per dirla con Terenzio “veritas odium parit”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Più volte abbiamo ripreso i dibattiti politici che hanno riguardato fatti storici recenti e gli stessi personaggi che sono stati protagonisti in Italia come Togliatti e De Gasperi, nel nostro secondo dopoguerra mondiale o quelli che in qualche modo li hanno preceduti da Gramsci a Matteotti e, per dirla alla grande, da Hitler a Mussolini e a Stalin.Dovremmo incominciare a pensare alle foibe di destra e di sinistra diventate il frutto degenere del rispetivo odio e che, per la loro stessa natura, meritano un giudizio complessivo molto severo perché a restarne sconfitto è l’essere umano, la sua dignità, la sua intelligenza se deve piegarsi alla violenza e al sopruso esercitato da un suo simile, chiunque e per qualsivoglia ragione lo faccia. Non vi à ragione che tenga, per legittimare tutto ciò, e vorremmo che i politici imparassero a considerare la violenza senza associarla, per giustificarla o criticarla, al colore della pelle politica. Questa visione oggi ci richiama con più frequenza quanto sta accadendo nel mondo che non è fatto solo di “guerre dichiarate” o diventate di “fatto” o “civili” o “rivoluzionare” che a dir sivoglia ma di manifestazioni di piazza “oceaniche” dove il malcontento serpeggia e talvolta sfocia in violenze che procurano morti e feriti.
Oggi non è necessario avere un dittatore nel senso classico e storico della parola, ma è sufficiente un governo con il paraocchi e una classe politica dove prevalgono le consorterie corporative nel ricercare il potere fine a se stesso e che generano malgoverno, interessi partigiani e sfruttamento dei più deboli. E il concetto è destinato ad affinarsi con l’arma mediatica capace di scatenare passioni, distogliere interessi legittimi, aspettative a lungo sbandierate dagli imbonitori di turno e che alla fine si fanno ricadere sugli avversari con le armi più insidiose della calunnia, del sospetto e del discredito. Da qui sino al punto di farci seriamente dubitare degli attuali modelli di governance esistenti nelle cosiddette democrazie compiute. (Riccardo Alfonso)

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