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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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È uscito il libro sulla storia di Inaz

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

Si tratta della più longeva impresa italiana dell’IT per le Risorse Umane. La ricetta: essere impresa “di persone per le persone” nell’economia sostenibile. Come può una media impresa italiana riuscire a prosperare per più di settant’anni, attraverso tutte le svolte della storia economica del nostro Paese e superando anche momenti difficili come la crisi portata dalla pandemia? È a questa domanda che vuole rispondere l’ultimo libro della storica dell’economia Vera Negri Zamagni, che nell’ultimo volume della collana “Storie di Imprese” da lei curata per Il Mulino si occupa del caso imprenditoriale della più longeva realtà italiana dell’Information Technology per il settore Risorse Umane. INAZ. INNOVAZIONE AZIENDALE – Un’azienda di persone per le persone traccia la storia della società, fondata nel 1948 a Milano da Valerio Gilli, che ha rivoluzionato gli uffici del personale delle aziende italiane introducendo innovazioni continue che danno forma al lavoro come lo conosciamo oggi: dai primi strumenti e tecnologie per organizzare il lavoro in modo razionale (come la busta paga, inventata proprio da Valerio Gilli), ai software per la gestione del personale, fino alle app che oggi supportano lo smartworking, la comunicazione, l’analisi dei dati e tanto altro.Il volume è stato presentato durante il convegno intitolato “Le imprese di persone per le persone nell’economia sostenibile”, con Marco Vitale, Vera Negri Zamagni e Stefano Zamagni, in cui, oltre all’esempio di Inaz, si sono discussi altri casi virtuosi di imprese che applicano il paradigma dell’Economia Civile, fondando i propri successi di business sull’attenzione alle persone, alla green economy e allo sviluppo territoriale sostenibile. A seguire, la tavola rotonda con i giovani imprenditori ha portato in primo piano il punto di vista della “next generation”, che non può più sottrarsi al tradurre in pratica gli orientamenti illustrati dagli accademici e, in particolare, è chiamata a trasformare l’apparente contrapposizione tra profitto e sostenibilità in un binomio inscindibile. La sostenibilità è infatti un fattore di competitività irrinunciabile in diversi ambiti. Uno di questi è l’attrarre e mantenere i talenti, come ha spiegato Ludovica Busnach (COO di Inaz e cofounder di Timeswapp) nel suo intervento sul di welfare aziendale. Sostenibilità vuol dire anche coinvolgere le comunità locali nelle iniziative di sviluppo dei territori, come nei progetti illustrati da Irene Falck (Falck Renewables S.p.A.) sulla realizzazione di parchi eolici in Scozia e agrivoltaici in Sicilia, basati sulla partecipazione delle imprese sociali locali. Infine, come ha sottolineato Massimiliano Marsiaj, (vicepresidente Sabelt S.p.A, eccellenza del Made in Italy nel settore automotive), la sostenibilità e un concetto dal quale devono partire oggi tutta la progettazione dei nuovi prodotti e l’ideazione di processi produttivi “green”. Un’azienda di persone per le persone Di Vera Zamagni Ed. Il Mulino, 2021 193 pagine, 22€ Acquistabile dal 25 novembre al link: https://www.mulino.it/isbn/9788815294678

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Rassegna Libri di storia – Incontri con gli autori

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

Organizzata dal Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese culturali dell’Università di Parma in collaborazione con il Comune di Parma. Il secondo appuntamento, dedicato al volume di Antonella Campanini Il cibo. Nascita e storia di un patrimonio culturale (Carocci 2019), è in programma giovedì 18 novembre alle 11 nell’Aula K15 del Plesso Kennedy-D’Azeglio. I lavori saranno aperti da Piergiovanni Genovesi, Coordinatore scientifico della rassegna. Dopo i saluti del Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali Diego Saglia e del Direttore del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali Mario Menegatti, dialogheranno con l’autrice i docenti dell’Ateneo Carlo Alberto Gemignani e Stefano Magagnoli. Il seminario è patrocinato anche dal Food Project di Ateneo e dalla Scuola di Studi Superiori in Alimenti e Nutrizione. L’incontro si svolgerà sia in presenza (fino a esaurimento dei posti disponibili, è necessario presentare il Green Pass) che online su piattaforma Teams. La nozione di patrimonio applicata all’alimentazione è recente – giuridicamente risale al momento in cui l’UNESCO ha iniziato a categorizzare l’immaterialità – ma, spigolando nel passato (anche remoto) si trovano tracce della sua costruzione. Sin dall’Antichità vi sono autori che si occupano della provenienza dei prodotti alimentari e dei luoghi di eccellenza delle produzioni, attribuendo così quelle che sarebbero in seguito divenute denominazioni d’origine. Il libro propone un excursus storico e letterario nel quale le informazioni che gli autori forniscono sono spesso le stesse, ma le prospettive in cui si pongono risultano differenti, anche molto: alcuni guardano con ironia a quello che appare loro un fenomeno recente, crescente e in qualche caso bizzarro, altri redigono lunghe liste cercando di mettere ordine nella materia e migliorare la reperibilità dei prodotti. Da quest’ultimo filone derivano gli inventari moderni e contemporanei, volti alla salvaguardia e alla valorizzazione di ciò che è diventato – appunto – patrimonio. È il cibo “pensato” quello che qui interessa, oggetto immateriale, esito di azioni dell’uomo che l’hanno reso tale. E, se il cibo diventa un’idea, la storia del cibo e della sua patrimonializzazione può essere considerata una storia delle idee, che descrive non tanto e non solo il cibo in sé, ma piuttosto l’uomo e la sua storia. Antonella Campanini è ricercatrice in Storia medievale e insegna Storia dell’alimentazione e Storia dei prodotti tipici nell’Università degli Studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo. Tra le sue pubblicazioni: Dalla tavola alla cucina (2013); Il cibo e la storia: il Medioevo europeo (2016). Al centro di ogni incontro c’è un libro, una novità editoriale d’argomento storico, intorno al quale si organizza la discussione alla presenza dell’autore e di altri esperti: una riflessione a più voci aperta a tutti gli interessati che si propone sia di far conoscere più da vicino alla città la ricerca svolta all’interno dell’Ateneo sia, più in generale, di favorire la diffusione della conoscenza storica e delle sue tante potenzialità.

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Storia complessa e drammatica quella della Polonia

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2021

Dopo essere stata invasa e spartita da Germania e Unione sovietica, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), si ricostituì come repubblica alla fine del conflitto, ma sotto controllo sovietico. Riacquistò l’autonomia nel 1989 e nel 2004 entrò nella Unione europea, accettandone il Trattato istitutivo, che all’art. 2 sancisce: L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”. La Corte di Giustizia europea, dopo i solleciti del luglio scorso, ha condannato la Polonia per violazione dello Stato di diritto, infliggendole una multa da 1 milione di euro al giorno. La Rete europea dei Consigli di giustizia (Encj) ha espulso il Consiglio nazionale della magistratura polacca, ritenendo che non salvaguardi più l’indipendenza della magistratura, non la difenda e non essendo più un garante mette in pericolo la stessa attività dei giudici. Non si comprende come il governo polacco si ostini a non applicare i principi sottoscritti ben 17 anni fa. E’ il nazionalismo che ha portato alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, della quale la Polonia è stata vittima. L’identità polacca non è in discussione, mentre lo è l’autonomismo illegittimo, inconcludente e pericoloso, rivendicato dall’attuale governo polacco, evidentemente per problemi interni. Insomma, è la vecchia logica degli Stati che hanno problemi interni e che individuano un pericolo esterno, peraltro inesistente. Il premier polacco ha addirittura paventato la Terza Guerra Mondiale! La Polonia è stata sempre un beneficiario netto dei fondi europei, il che le ha consentito un notevole progresso, soprattutto in campo agricolo. Ora, il governo polacco viola apertamente il Trattato europeo ma pretende di continuare ad essere il beneficiario dei fondi comunitari, cioè degli altri Stati. Come ricorda Donald Tusk, capo della opposizione polacca: “In politica la stupidità è causa delle più gravi disgrazie.” E’ bene per tutti che la Polonia attivi l’articolo 50 del Trattato: l’uscita dalla Ue. Primo Mastrantoni, Aduc

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Michel Faber: D – Una storia di due mondi

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

Collana Oceani, pp. 400, 20 euro. In libreria dal 14 ottobre. Dall’acclamato autore di Il petalo cremisi e il bianco, arriva adesso un vertiginoso racconto dickensiano dei giorni nostri che celebra il coraggio di credere nella proprie fantasie e desideri. Sabato 16 ottobre l’autore sarà ospite del Salone del Libro di Torino. “Dhikilo osservò il tempo che faceva nel mondo oltre la porta. Quella era l’ultima possibilità che aveva di scappare, di tornare al sicuro, al mondo che conosceva. Ci pensò su. Ma solo un paio di secondi. C’era un’avventura che la aspettava.” Tutto inizia la mattina in cui la lettera D scompare dal linguaggio. Svanisce prima dalla conversazione dei genitori a colazione, poi dai cartelli stradali lungo la via per la scuola, e infine dalle chiacchiere con i compagni. Ben presto anche il dentista del paese e il dalmata del vicino non si trovano più, e persino il derby degli asini viene annullato. Senza conoscerne la ragione, Dhikilo viene convocata a casa del suo vecchio insegnante di storia, il professor Dodderfield, che è cieco e vive in compagnia del suo fedele cane guida Nelly Robinson. E da qui ha davvero inizio la storia. Ambientato tra l’Inghilterra e la terra invernale di Liminus, un mondo schiavo del mostruoso Gamp e popolato da creature spaventose e incantevoli, D – Una storia di due mondi è una storia affascinante di amicizia e coraggio in un mondo sospeso.

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Una storia di bufale: Vaccini magnetici che attirano teste metalliche

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2021

In principio era il microchip, iniettato con il vaccino anti-covid. Le vaccinazioni avrebbero uno scopo: iniettare un microchip che induca i vaccinati a scegliere i prodotti di Microsoft al posto di quelli della concorrente Apple. La notizia, apparsa su un sito canzonatorio, è del tutto inventata, eppure, è bastato questo annuncio, per scatenare le teorie più strampalate sulle vaccinazioni. Nessuno si è chiesto come un microprocessore possa transitare nell’ago della siringa ma, evidentemente, la fiducia nella tecnologia a sostegno delle proprie convinzioni non ha confini. Ora, la credulità si è spostata su un componente che non c’è nel vaccino: il grafene. Vediamo. La grafite (es. la mina delle matite) è formata da atomi di carbonio legati casualmente; se, invece, la struttura atomica è ordinata si ottiene l’oggetto più ambìto per celebrare un fidanzamento: il diamante. Il grafene è carbonio ordinato, ha lo spessore di un atomo è, cioè, un foglio sottilissimo. Ha la resistenza teorica del diamante, la flessibilità della plastica e un vasto campo di applicazioni: dall’elettronica (circuiti), all’industria automobilistica (batterie), a quella dello sport (caschi, racchette), alla medicina (retina bionica), all’ambiente (potabilizzazione dell’acqua di mare e purificazione dell’aria) e alle nanotecnologie. E’ stato scoperto da due ricercatori inglesi che per questo hanno ricevuto il premio Nobel per la fisica. L’Unione europea finanzia il progetto di ricerca e applicazione Graphene Flagship, che coordina il lavoro di 158 enti in 23 Paesi comunitari.Dunque, che cosa c’entra il grafene, o meglio un suo composto, l’ossido di grafene, con i vaccini? Nulla, perché l’ossido di grafene non è un componente dei vaccini attualmente somministrati. Il tutto nasce da uno “studio” effettuato dal ricercatore Pablo Campa dell’Università spagnola di Almeria, che avrebbe rilevato la presenza dell’ossido di grafene nel vaccino Pfizer, ma la stessa università di Almeria smentisce e minaccia querele. Si potrebbe rimuginare sul potere accademico che si scaglia contro il povero ricercatore, ma non è così perché la “ricerca”: a) è stata effettuata su un solo campione di vaccino di provenienza sconosciuta, per ammissione dello stesso Campa; b) non è stata effettuata la procedura di valutazione; c) non è stata pubblicata su nessuna rivista scientifica, neanche quelle a pagamento.Ovviamente, la supposta presenza di grafene ha fatto da detonatore alla bufala dei vaccini magnetici: il braccio inoculato attirerebbe metalli ferrosi e, a dimostrarlo, circolano video che mostrano monete attratte dall’arto magnetico. Ovviamente, la spiegazione del fenomeno è semplice: vicino al punto di inoculo rimangono residui di colla del cerotto nonchè sudore e grasso. Premendo in loco, le monete si appiccicano, il che avviene anche con oggetti di plastica che magnetici non sono. Insomma, basterebbe detergere il punto di vaccinazione e la moneta cadrebbe perdendo l’effetto “magnetico” o, meglio, “magico”. Con sbigottimento di tanti creduloni. Primo Mastrantoni, Aduc

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Strage Vergarolla: Serracchiani, entri nella storia ufficiale italiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

“Grazie a Mattarella per attenzione a esodo giuliano-dalmata”. “Mentre oggi ci sono popolazioni flagellate da tragedie umanitarie, è doveroso dedicare un pensiero alla terribile strage di 75 anni or sono, quando a Vergarolla furono uccisi oltre ottanta italiani, tra i quali molti bambini. La memoria nazionale non può distrarsi da uno degli episodi più sanguinosi della nostra storia, uno dei drammi simbolici del solco tragico che per decenni ha inciso le genti adriatiche, in cui a pagare sono stati soprattutto gli innocenti”. E’ la riflessione della presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani, nel giorno in cui si celebra il 75/mo anniversario della strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto del 1946 quando, sulla spiaggia alla periferia della città istriana di Pola gremita per la tradizionale manifestazione natatoria della “Pietas Julia”, l’innesco di un enorme quantitativo di esplosivo uccise non meno di ottanta italiani. “Ho sottolineato già in passato il prezioso lavoro di quanti continuano a cercare la verità – aggiunge Serracchiani – su questa e altre stragi che hanno colpito i nostri concittadini lungo la storia della Repubblica. Ringrazio il presidente Mattarella per l’attenzione dedicata, con gesti e parole, ai drammi dell’esodo giuliano-dalmata e per l’opera di pacificazione svolta nel rispetto delle memorie e fuori da strumentalizzazioni politiche. Vergarolla deve entrare nella storia ufficiale italiana”, conclude l’esponente dem.

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Semiramide, una veggente nella storia del Novecento

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

La nuova biografia di Massimo Tedeschi edita da Scholé. A Brescia, dove riceveva ospiti famosi e potenti approdati nel suo studio ad affidarle ansie e speranze, così come in Italia e all’estero, la sua fama singolare e dai tratti misteriosi non si è mai spenta. Una figura al limite, la sua. Una sensitiva fra le più note già verso la fine degli anni Venti, quando era giovanissima e mostrava familiarità con pratiche arcane apprese dai genitori. Una donna in equilibrio fra esperienze spirituali e razionali. Attratta, più che dallo spiritismo o dall’occultismo, dalla grafologia imparata alla scuola del noto padre Moretti e dalla fisiognomica. Una figura sovraccarica di titoli legati alle cosiddette arti divinatorie, ma pure a studi psichici, metapsichici ed esoterici senza dimenticare quelli letterari, araldici, patriottici. Sì, stiamo parlando di Semiramide (1907-1962), una veggente che ha saputo “aggiornare il mondo arcaico della lettura dei destini individuali trasferendola nel sistema moderno dei media, della posta dei lettori, degli oroscopi annuali”, e che reclamava “un’indagine storiografica, spoglia di credulità ma disposta allo studio e alla comprensione umana“. Così afferma Massimo Tedeschi, giornalista e scrittore che quest’indagine – di lettura avvincente, ma anche lucidamente interpretativa – ha realizzato nel suo nuovo libro edito da Scholé (Semiramide. Una veggente nel Novecento da Mussolini a Nilla Pizzi, pagg. 256, euro 18). Grazie al rinvenimento di una rassegna stampa in ben dieci volumi, in cui gli occhi esperti dell’autore hanno saputo distinguere il materiale informativo più significativo, Tedeschi ha ricostruito con il suo stile coinvolgente l’enigmatico profilo di questa donna che ha attraversato un tratto cruciale del nostro Novecento. Con lei il lettore si imbatterà in personaggi come Italo Balbo, Claretta Petacci, lo stesso Mussolini, la vedova di D’Annunzio, scrittori, politici, intellettuali, sportivi, attori, cantanti. Cara al regime fascista, Semiramide si trovò perfettamente a suo agio nell’Italia del dopoguerra, quando tenne seguitissime rubriche su riviste popolari, collezionò apparizioni in televisione e venne intervistata da radio italiane e straniere. Dotata di personalità e sensibilità non comuni – e con una grande attenzione per la dimensione pubblica della sua attività (come documenta anche il ricco apparato iconografico del volume) – riuscì a costruire su queste basi un personaggio perturbante, idolatrato da un Paese fiducioso nella magia e negli oroscopi, incantato da sibille e veggenti. La biografia di Semiramide diventa così anche un pezzo di storia italiana tutta da riscoprire.

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Quando l’acqua racconta la storia di un territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

Due fiumi, quattro laghi, altrettanti canali e un’infinità di torrenti. La Via Francisca del Lucomagno è interamente accompagnata dall’acqua nei suoi 135 km che da Lavena Ponte Tresa al confine con la Svizzera portano a Pavia, sulla tomba di Sant’Agostino nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. Ed è dedicata all’acqua l’esperienza che un gruppo di pellegrini provenienti dal Veneto e dalla Lombardia sta facendo. Partiti domenica 4 luglio dalle rive del lago Ceresio, arriveranno al Ticino, al ponte coperto di Pavia, domenica 11 luglio. Nel mezzo le otto tappe del cammino, dove l’acqua è sempre protagonista e testimone della storia e dello sviluppo di un territorio. Acqua che ha alimentato l’insediamento di popoli antichissimi e nel tempo ha dato impulso allo sviluppo industriale, ma che è stata spesso maltrattata e adesso sta tornando a essere pulita grazie agli sforzi di Alfa, la società che gestisce il Servizio idrico integrato in provincia di Varese.La Via Francisca si apre sullo specchio d’acqua che si insinua tra Italia e Svizzera e che assume il nome di Ceresio o Lugano a seconda del lato da cui lo si guarda. Prosegue a Cadegliano Viconago nel parco dell’Argentera, dove il torrente Dovrana ha dato vita a un sistema di mulini che secoli fa permetteva di produrre la farina di castagne. Oggi questi mulini sono affrescati all’esterno e rappresentano un elemento di grande suggestione. Passa dai piccoli laghi di Ghirla (balneabile) e di Ganna con la sua torbiera. Quindi costeggia le sorgenti del fiume Olona per approdare a Varese dove l’omonimo lago ospita il più antico sito palafitticolo dell’arco alpino. Si immerge nella Valle Olona, dove la presenza di molte industrie per anni ha inquinato il fiume, passando dall’approdo dei Calimali, un luogo incantato gestito dall’omonima associazione che sorge tra l’Olona e gli stagni didattici.Ancora acqua, passando sopra il canale Villoresi, opera idraulica che collega il Ticino all’Adda e che fu costruito più di 130 anni fa per portare acqua ai campi della provincia milanese. L’ultimo tratto della Via Francisca del Lucomagno si snoda dapprima lungo il Naviglio Grande, opera che porta acqua alla Darsena di Milano e rappresenta il canale più importante del sistema navigli reso navigabile da Leonardo da Vinci; quindi passa lungo il Canale Ticinetto, costruito nel XII secolo con scopi difensivi, e il Naviglio di Bereguardo. Sono opere che consentirono non solo di alimentare una fitta rete di irrigazione, ma anche di collegare commercialmente Milano con il Po. L’ultimo passaggio è il Ticino, il secondo fiume italiano per portata d’acqua, che viene costeggiato nell’ottava tappa fino al ponte coperto di Pavia.

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Baghdad, Giugno 1941: una storia che in pochi conoscono

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

By Emanuel Baroz. Il Pogrom Farhud (farhud in arabo = devastazione), perpetrato a Baghdad il giorno di Shavuoth 1941 e protrattosi per due giorni (1 e 2 Giugno 1941) non e’ molto conosciuto. Secondo alcune fonti furono massacrati almeno 600 ebrei in quei giorni. Qui di seguito troverete una testimonianza di quell’atroce episodio […] Il 30 maggio, Rashid Ali Kailani e il Gran Muftì di Gerusalemme, que­st’ultimo con le sue centinaia di seguaci, fuggirono a Teheran, approfittando della copertura diplomatica dei convogli organizzati dagli ambasciatori tede­sco e italiano. Hajj Amin al Husseini si salvò grazie a un passaporto diplomatico prosaicamente intestato al signor Rossi Giuseppe. Prima di abbandonare Baghdad, però, i militari golpisti, tra cui anche Adnan Khayrallah, zio e padre spirituale di Saddam Hussein, ordinarono un pogrom nel quartiere ebraico.A fine maggio del 1941, Rashid Ali Kailani e gli ufficiali scapparono in Iran, l’esercito iracheno si arrese senza condizioni agli inglesi e al Palmach – la brigata ebraica che ha combattuto al fianco degli inglesi – e si ritirò distrutto.Gli inglesi ebbero la meglio e marciarono verso Baghdad; corse voce che il piccolo re e il reggente fossero tornati e che si sarebbe formato un governo filoinglese. Noi ebrei tirammo un sospiro di sollievo.Di colpo, una sera di giugno, il primo giorno di Shavuot, sentimmo degli spari, le radio e le telecomunicazioni erano state distrutte dalla Roval Force.Gli arabi attaccarono i quartieri ebraici di Baghdad, centi­naia di ebrei furono uccisi, tirati giù dagli autobus, accoltellati da gio­vani armati e lasciati morire dissanguati per la strada, migliaia di case e negozi saccheggiati.II pogrom durò quarantotto ore, gli omicidi avvennero quasi tutti nella notte, i saccheggi il giorno dopo. Sentii con le mie orecchie i musulma­ni gridare: «Farhood, farhood-intissar al Islam ala el Yeehod!» («Sac­cheggiate, saccheggiate, è la vittoria dei musulmani sugli ebrei!»). L’uni­ca via di fuga era salire sul tetto.Tremo ancora al ricordo delle terribili scene della popolazione terroriz­zata che salta da una terrazza all’altra scappando. Hitler, possano il suo nome e il suo ricordo essere spazzati via, era al culmine del suo trionfo.Trecento (ma secondo alcune fonti addirittura seicento) furono gli ebrei vittime del pogrom, durante il quale furono distrutti 586 loro negozi e 911 case.(da Carlo Panella, Il libro nero dei regimi islamici, Rizzoli, pp.95-96) Aggiungo che oltre alle centinaia di morti vi furono anche migliaia di feriti.Aggiungo che voglio ricordare questo massacro perché a troppi, occupati a tempo pieno a chiamare massacro e sterminio e genocidio la morte delle unità e delle decine di una parte, non resta più tempo per occuparsi delle centinaia e delle migliaia dell’altra parte.Aggiungo che durante i due giorni e due notti di massacro l’esercito inglese, accampato alla periferia di Baghdad, non ha mosso un dito per impedirlo o fermarlo (ricorda qualcosa?), ma nessuno si è mai sognato di accusare l’esercito inglese, o il suo comandante, o la Gran Bretagna, o il suo ministro della difesa, di crimini contro l’umanità.Aggiungo, per chi dovesse avere qualche problema di memoria, che questo massacro, così come tanti altri che lo avevano preceduto e tanti altri ancora che lo hanno seguito, non era una “legittima e comprensibile reazione” alle “infamie” commesse dallo stato di Israele, perché lo stato di Israele non c’era. Aggiungo – e concludo – che nel 1941 gli ebrei iracheni, presenti nell’area da circa due millenni e mezzo, ossia almeno un millennio prima degli arabi, erano circa 150.000; nel 1948 erano circa 135.000; nel 2001 ne erano rimasti circa 200. Oggi ce ne sono sette a Baghdad, meno di 100 in tutto l’Iraq. Perché Hitler è vivo e lotta insieme a loro, con il fattivo aiuto e l’entusiastico tifo di milioni di euroarabi.

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I batteri orali, una sorpresa per la nostra storia evolutiva

Posted by fidest press agency su domenica, 16 Maggio 2021

Persino la semplice placca che ricopre i nostri denti, e che spazzoliamo via attentamente ogni giorno contiene, in realtà, piccoli ma straordinari indizi riguardo all’evoluzione della nostra specie e alla nostra salute giornaliera.In un articolo appena pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, un gruppo internazionale di genetisti e paleoarcheologi ha messo a confronto la placca dentale trovata in fossili di Sapiens e Neandertal con quella presente sui denti di scimpanzé, gorilla e scimmie urlatrici. L’approccio ha coinvolto un nutrito gruppo di collaboratori operanti in diversi campi scientifici e ha permesso di ricostruire una completa immagine del nostro passato.Tra gli autori del lavoro, il professor Marco Peresani dell’Università di Ferrara, che dirige gli scavi nei siti archeologici di Grotta de Nadale (Vicenza) e Grotta di Fumane (Verona) da cui provengono i denti decidui di Neandertal analizzati, risalenti rispettivamente a 70mila e 54-47 mila anni fa “L’analisi della placca dentale fossile ha identificato dieci gruppi di batteri che hanno fatto parte del nostro bioma per oltre 40 milioni di anni, e che sono inoltre condivisi con altre specie di primati da oltre 40 milioni di anni. Questi batteri ricoprono funzioni essenziali per la nostra salute orale ma sono raramente studiati, e in alcuni casi nemmeno conosciuti”, spiega Peresani.Dal confronto tra le specie batteriche ritrovate nei denti dei nostri diretti antenati Sapiens, nei Neandertal e in quello dei primati emerge anche un dato sorprendente: “Nonostante le molte similitudini con altri primati, lo studio ha rivelato che il nostro microbioma è in realtà più simile a quello dell’Uomo di Neandertal, fino a risultare da quest’ultimo quasi indistinguibile”, continua James A. Fellows Yatesa, giovane ricercatore del Max Planck Institut di Monaco (Germania), primo autore dell’articolo.Lo studio mette in luce anche alcune differenze, grazie alle quali è stato possibile rivelare che i Sapiens che popolavano l’Europa durante l’ultima Era Glaciale possedevano alcuni ceppi batterici in comune con i Neandertal, sebbene questi ceppi non siano più presenti nella nostra specie al giorno d’oggi. Altra scoperta interessante riguarda un differente gruppo di batteri specificamente adattato a consumare l’amido, identificato sia nei Sapiens che nei Neandertal:“Sorprendentemente, questo risultato suggerisce che cibi contenenti amido potrebbero essere entrati a far parte della dieta umana molto prima dell’introduzione dell’agricoltura: addirittura anche prima della comparsa degli uomini anatomicamente moderni”, argomenta Marco Peresani.Cibi di questo tipo, come radici, tuberi e semi, sono ricche fonti di energia. Per questo, la transizione dei nostri antenati verso una dieta ricca in amido potrebbe essere messa in relazione con i cambiamenti nell’architettura del cervello che caratterizzano la nostra specie Homo sapiens, ma che hanno anche favorito l’aumento encefalico dei Neandertal. Ricostruire il menu dei nostri antenati, grazie anche allo studio dei batteri orali, potrebbe quindi aiutare a comprendere i primi cambiamenti nella dieta che hanno contribuito a renderci distintamente umani.“Il nostro microbioma orale si è evoluto di pari passo con la nostra specie per oltre un milione di anni, e c’è ancora molto da scoprire. Persino la semplice placca che ricopre i nostri denti, e che spazzoliamo via attentamente ogni giorno contiene, in realtà, piccoli ma straordinari indizi riguardo all’evoluzione della nostra specie e alla nostra salute giornaliera”, conclude il professore Marco Peresani Articolo originale: The evolution and changing ecology of the African hominid oral microbiome (fonte Università Ferrara)

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Seminari di Europa 2021: Come si scrive la storia del mondo antico?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2021

L’incontro, inserito nel ciclo Prime lezioni di storia antica, è in programma per martedì 11 maggio alle 17 sul canale Youtube dell’Università di Parma. Relatore sarà Luca Iori, docente di Storia della storiografia antica e Metodologie dell’indagine storiografica all’Università di Parma. La lezione illustrerà alcuni tratti caratteristici della storiografia antica in lingua greca e latina, nel lungo arco di tempo che va dalla nascita del pensiero storico nella Ionia di VI secolo a.C. alla fine del mondo antico (V secolo d.C.). L’obiettivo è duplice: da un lato, favorire un corretto approccio metodologico allo studio della storiografia greco-romana; dall’altro, riflettere sulle linee di continuità e frattura che uniscono e separano il nostro modo di fare storia da quello degli antichi.I Seminari di Europa, curati da Alessandro Pagliara, docente di Storia romana all’Università di Parma, sono promossi dall’Ateneo con il Comune di Parma, e sono realizzati con il patrocinio e il sostegno finanziario dell’Istituto Italiano per la Storia antica, della Giunta Centrale per gli Studi Storici e della Fondazione Cariparma.La partecipazione all’edizione 2020-21 dei Seminari di Europa – organizzati da soggetto qualificato MIUR – è valida per i docenti come aggiornamento professionale per sei ore complessive. Gli insegnanti potranno iscriversi gratuitamente attraverso la piattaforma S.O.F.I.A., selezionando l’iniziativa formativa 56976.

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La storia triste dei genitori di Piero Gobetti, dimenticati e morti in povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2021

Torino. Su Cronache da Palazzo Cisterna un articolo della professoressa Claretta Coda. “Si sa pressoché tutto di Piero Gobetti, ma quasi nulla si sa, invece, dei suoi genitori, Giuseppe Giovanni Battista, da Andezeno, e Angela Luigia Canuto, torinese”. Comincia così l’articolo di Claretta Coda, docente al liceo Aldo Moro di Rivarolo Canavese, che uscirà su Cronache da Palazzo Cisterna venerdì prossimo e che indaga a fondo la triste vicenda del papà e della mamma del “prodigioso giovinetto”, come lo definì Norberto Bobbio: di Angela, che spirò dopo lunga malattia a Ivrea nei giorni dell’occupazione tedesca, il 24 settembre 1943, e di Giuseppe, sopravvissuto alla morte dell’unico figlio e della moglie e deceduto in povertà dopo aver partecipato attivamente alla Resistenza. «Ora sono a Torino senza casa e senza famiglia” si legge in una relazione scritta dallo stesso Giuseppe Gobetti per le autorità alleate alla fine della guerra, “cerco di lavorare, ma non trovo nulla perché sono troppo vecchio, e purtroppo è vero, ho 72 anni, e per campare la vita, oggi è un affare serio, non so più come fare, vedo tutto nero, siamo alle porte dell’inverno, mi trovo male in arnese, sono senza scarpe, o sono rotte”. Per approfondire la biografia dei genitori di Piero, la professoressa Coda attinge, oltre che alla relazione di cui sopra, al Ricordo di Gobettidi Manlio Brosio, alla biografia per immagini di Piero Gobetti scritta dal professor Pianciola, al Diario clandestino 1943-46 di Fulvio Borghetti, chimico antifascista torinese, e ai documenti conservati in Istoreto nel Fondo dello stesso Borghetti. “Il mosaico che prende forma grazie ai vari contributi è triste e bellissimo” commenta nel suo articolo, già uscito qualche tempo fa su Canavèis, Claretta Coda. Giuseppe e Angela Gobetti gestivano una drogheria al numero 9 di via Bertola a Torino, lavoravano dalla mattina alla sera per garantire gli studi e un futuro dignitoso al figlio, che “seguivano con sguardo umile, adorante, quel figliolo che non pareva loro vero d’aver generato e di fronte al quale erano loro stessi i figli”, come ricorda un’altra testimonianza riportata dalla Coda nel suo articolo, quella di Edmondo Rho, uscita su un numero de “Il Ponte” del 1956. Possiamo solo immaginare il dolore straziante dei genitori per la scomparsa del figlio Piero, morto a soli 25 anni, esule a Parigi, dopo aver subito due aggressioni a opera dei fascisti, oltre all’ostilità inflessibile del regime. Poi la malattia di Angela e la deriva della coppia verso la povertà. Nell’ottobre del 1942 la loro casa torinese, un ammezzato in piazza Carlina, fu bombardata, e dopo il ricovero in un dormitorio per sinistrati dovettero sfollare a Ivrea, aiutati un poco dall’Olivetti e dalla resistenza locale. Angela morì quasi subito in ospedale, Giuseppe aderì alla lotta partigiana aiutando diversi ex prigionieri di guerra alleati in fuga: “Pensavo che il comitato di Torino sbagliava dimenticando il padre di Piero Gobetti, registrato ad Ivrea come ‘sinistrato sfollato che vive di carità’. Anche se la chiedeva con dignità e l’accettava con imbarazzo” scrive Borghetti nel suo diario. Davvero una vicenda emblematica, questa dei genitori Gobetti, dell’ingratitudine che il nostro paese ha spesso riservato alla sua parte migliore, a coloro che hanno dato tutto per la sua salvezza e la sua dignità, agli eroi silenziosi che l’hanno salvato dal baratro dell’ignominia in cui l’avevano scagliato il fascismo, una guerra scellerata e l’occupazione tedesca.“Alla sera, vedendo il padre di Gobetti, cerco di immaginare la strada vuota su cui cammina da venticinque anni e ricordo come da solo potrebbe personificare le ingiustizie subite dagli italiani negli anni della dittatura”: sono ancora le amarissime parole del diario di Borghetti, poste alla fine del suo articolo dalla professoressa Coda, che conclude, con tristezza venata dall’affetto: “Peccato che di loro si sappia così poco e che di loro anche ad Ivrea quasi non ci si rammenti. Questo articolo è scritto per ricordarli, con profondo rispetto per il loro impegno e per il loro dolore”.

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La lunga storia dell’Intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Enrico Bertino, Co-founder & Chief AI Officer di Indigo.ai. Nella storia di Microsoft l’acquisizione di Nuance per quasi 20 miliardi di dollari è seconda solo a quella di LinkedIn: per il social network dei professionisti la società fondata da Bill Gates, nel 2016, aveva messo sul piatto 26 miliardi di dollari. La cifra investita per la società attiva nell’intelligenza conversazionale sanitaria conferma quanto alta sia l’attenzione del mercato verso un settore in continua espansione. E d’altra parte è stata proprio Microsoft la prima società ad aver avuto accesso al Gpt-3, l’algoritmo elaborato da OpenAi che ha sviluppato un modello di linguaggio senza precedenti, capace di interpretare e scrivere in maniera chiara e corretta qualunque cosa. Da una semplice email a un articolo di giornale. Al punto che, simile a quanto teorizzato nel test di Turing, chi legge un articolo di giornale scritto da Gpt-3 non è in grado di capire se il testo è prodotto da un uomo o una macchina. Oggi l’attenzione verso il linguaggio sviluppato dall’intelligenza artificiale è continuamente sotto i riflettori: le aziende fanno a gara per integrare nei loro sistemi i migliori algoritmi, a volte anche senza aver ben chiaro come utilizzarli al meglio. Ma se adesso dialogare con un chatbot ci sembra normale o quasi è merito dal lavoro e delle ricerche iniziate 70 anni fa da un gruppo di scienziati visionari.E d’altra parte non è certo un caso che il test di Turing si chiami così: è stato Alan Turing il padre dei moderni computer, nel 1950, a teorizzare un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare come un essere umano. L’aspetto stupefacente del test è nell’aver teorizzato una capacità di linguaggio simile a quella dell’uomo, prima ancora che nascessero dei veri computer. E il semplice fatto che Turing si sia concentrato sulle parole anziché sulla potenza di calcolo chiarisce quale sia l’importanza e la difficoltà di sviluppare un’intelligenza artificiale del genere. E spiega indirettamente come mai 70 anni fa si immaginasse che all’inizio del nuovo millennio tutte le macchine avrebbero superato agevolmente il test, mentre in realtà siamo ancora lontani dall’ottenere un risultato del genere. Nel 1956 per la prima volta alcuni ricercatori parlano di intelligenza artificiale, ma dopo una fiammata iniziale, l’interesse lentamente viene meno. Certo nel 1966 arriva Eliza, il primo chatbot della storia che simula un terapista utilizzando le stesse parole del proprio interlocutore, ma non accende gli entusiasmi. Inizia così quello che in gergo si chiama il lungo inverno dell’intelligenza artificiale: un periodo di stanca lungo quasi 30 anni e interrotto solo sporadicamente da esperimenti più o meno fallimentari come Parry nel 1972 o Dr Sbaitso nel 1992. Nel 1995 arriva la prima svolta con Alice un software creato con Aiml, l’Artificial Intelligence Markup Language, studiata per imitare un linguaggio naturale. Non è una rete neurale capace di imparare autonomamente, ma un sistema che segue un percorso preordinato. È quindi capace di rispondere a tutte le domande pensate dai programmatori, ma non può uscire dal sentiero tracciato. Ed è quindi un ottimo punto di partenza per i bot più semplici.L’accelerazione sull’intelligenza artificiale arriva negli ultimi 10 anni. Nel 2011 Watson, il sistema di Ibm batte in diretta televisiva i campioni americani di “Chi vuole essere milionario”, una vittoria che ha un grande eco, ma non eccezionale considerato che il software aveva di fatto immagazzinato l’informazione presente su Internet. Nel 2016 è la volta il Tay, l’account Twitter creato da Microsoft per sperimentare l’intelligenza artificiale: era programmato per rispondere in modo automatico a chiunque gli scrivesse. L’obiettivo era che Tay rispondesse in modo naturale, imparando da quello che leggeva in altre conversazioni e che gli veniva scritto. È stato un fallimento totale: in poche ore Tay ha iniziato a scrivere cose razziste, insultare e negare l’olocausto. Colpa dei troll, probabilmente, ma anche degli errori di programmazione della società. Forse anche della fretta di arrivare primi.I passi avanti sono stati tanti, e oggi l’intelligenza artificiale è integrata praticamente in ogni nostra attività quotidiana. Ma oggi noi operatori del settore abbiamo un’altra sfida. Non solo stare al passo con le innovazioni quotidiane dal punto di vista del business, ma soprattutto sapere governare e guidare uno sviluppo sano ed etico dell’intelligenza artificiale: affinché sia inclusiva e mai divisiva.

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Una pagina molto importante nella storia della giustizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

Grazie al Ministro Cartabia si segnerà una pagina molto importante nella storia della giustizia. La direttiva europea sulla massima tutela per l’imputato del 2016 entrerà a pieno titolo nella legislazione nazionale! Un passo avanti sulla strada dello stato di diritto con il riconoscimento sostanziale della presunzione d’innocenza, principio costituzionale contenuto all’interno dell’art. 27 comma 2 : “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Avanti tutta! (n.r. Un aspetto altrettanto importante è il pretendere che l’iter processuale richieda tempi brevi. Non si possono attendere, come oggi accade normalmente, anche più di dieci anni prima che una sentenza diventi definitiva. Questo andazzo provoca, tra l’altro, una sfiducia nei confronti della giustizia facendole perdere credibilità e rispetto. Le ricadute, per altro, non riguardano solo l’ambito giudiziario ma coinvolgono nel suo articolato l’intera società e le istituzioni che le rappresentano dalla politica all’economia, dal sociale all’ordinamento scolastico.)

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Libro: Torniamo a muoverci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2021

Parag Khanna In libreria dall’8 aprile Collana Le terre. Il nuovo, attesissimo saggio di uno degli intellettuali più influenti al mondo. Il coronavirus ha imposto il lockdown più severo della Storia, congelando completamente la migrazione internazionale. Eppure tutte le forze che costringono le persone a sradicarsi stanno accelerando: carenza di manodopera, sconvolgimenti politici, crisi economiche, evoluzioni tecnologiche e cambiamenti climatici. Dove vivrai nel 2030? Dove si stabiliranno i tuoi figli nel 2040? Come sarà la mappa dell’umanità nel 2050? Già venduto in 10 paesi. In uscita in primavera in Germania, in autunno negli Stati Uniti e in Inghilterra. (Fazi Editore)

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“La tragedia delle Foibe è una storia italiana”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 febbraio 2021

“E’ una storia di tutti, non un ricordo di parte da interpretare e cercare di delegittimare. Gobetti sta tentando un’operazione ai limiti del negazionismo: ci sono foto che lo ritraggono di fronte monumenti in onore dei partigiani titini massacratori di italiani con indosso magliette con il viso di Tito. Laterza era a conoscenza di questi inquietanti aspetti del sedicente “storico” nostalgico di Tito? Operazioni editoriali come quella di Eric Gobetti, osannata dalla sinistra estrema, dall’Anpi e di chi cerca facili vie al giustificazionismo, sono inaccettabili e minano lo spirito stesso della commemorazione: Fassino, Violante, Napolitano, nonostante la propria storia politica, hanno condiviso la memoria, nell’ottica della pacificazione nazionale. Una mistificazione dal basso valore scientifico e dal dubbio gusto, a partire dal titolo “E allora le foibe?”, una pubblicazione inconsistente stroncata da accademici e giornalisti. Tanto più che scopriamo che Gobetti ha proprie foto con la bandiera dei partigiani titini, gli stessi che trucidarono migliaia di italiani, un nostalgico titino. Rispettiamo la libertà di manifestazione del pensiero di Gobetti ma il rispetto di chi perse la vita deve essere anch’esso garantito: chiediamo a Laterza di ritirare il libro e le scuse di Gobetti. È necessario e urgente istituire una commissione presso il Mibact composta da storici indipendenti così da poter garantire un insegnamento più oggettivo possibile sui fatti tragici della Nazione.” Così in una nota i deputati componenti della commissione Cultura Federico Mollicone e Paola Frassinetti.

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The Good Lord Bird. La storia di John Brown di James McBride

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

The Good Lord Bird. La storia di John Brown di James McBride In libreria dall’11 febbraio, Collana Le strade Dall’autore bestseller James McBride, vincitore del National Book Award, il romanzo è ambientato nel Kansas del 1856 ed è la storia di un ragazzino (ma per sopravvivere si finge una ragazza) che si aggiunge alla crociata abolizionista di John Brown. Scritto con un ritmo incalzante e una forte vena comica, è diventato un caposaldo della nuova letteratura black e ricorda da vicino i film di Tarantino e dei fratelli Coen. Il romanzo da cui è stata tratta l’omonima serie trasmessa in Italia da Sky Atlantic con Ethan Hawke come protagonista. Fazi editore.

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2020 anno peggiore della storia? Per Time, ma…

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

La prima pagina di Time afferma che il 2020 è stato l’anno peggiore della storia. Che dire, solo nel XX secolo, gli anni delle guerre mondiali ed epidemie con decine di milioni di morti. E nel XXI secolo più della metà dell’umanità che subisce guerre, carestie, disastri naturali, ecc. Time non comprende che è finita quella pacchia della minoranza del Pianeta costruita sulla pelle della maggioranza? Il suo parametro di riferimento non è l’essere umano? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Storia di un’idea: Il “Taccuino d’Artista”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

E’ il nuovo libro dello scrittore e critico d’arte Donato Di Poce dal titolo Taccuini d’Artista “ARTIST NOTEBOOKS & POETRY BOX” ovvero Storia di un’idea: Il “Taccuino d’Artista” da Leonardo da Vinci a Basquiat per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno. Ogni uomo, è attratto consapevolmente o no dal bisogno di un’esperienza estetica della vita e del mondo. E più che dalla bellezza di un’opera o dalla personalità di un artista, ama scoprire le poetiche, i processi creativi, la sequenza realizzativa di un’idea, le impronte e le tracce, i tentativi, gli abbozzi e le cancellazioni di una comunicazione iconica e segnica che è anche e sempre una comunicazione psicologica.Da qui, l’interesse per i segni preistorici sulle grotte, i disegni preparatori degli artisti, i diari, i dessins e i collages, le sinopie, gli “skethbook”, i progetti, i “carnets” gli scarabocchi, la “mail-art” e i “libri monotipi”, in una parola “I percorsi nascosti della creatività”, che ci permettono di entrare nelle “stanze segrete” e negli “atelier” degli artisti, di sbirciare dal loro buco della serratura, per vedere, toccare, leggere, “i taccuini segreti degli artisti”. Donato Di Poce, ama definirsi un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici. ( Nato a Sora – FR – nel 1958, residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Poesismi, Fotografo. Artista poliedrico, innovativo ed ironico, dotato di grande umanità, e CreAttività. Ha al suo attivo 29 libri pubblicati(tradotti anche in inglese, arabo, rumeno e spagnolo) , 20 ebook e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Dal 1998 è teorico, promotore e collezionista di Taccuini d’Artista. Ha realizzato L’Archivio Internazionale di TACCUINI D’ARTISTA e Poetry Box di Donato Di Poce, progetto espositivo itinerante.

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Stefano Ventura: Storia di una ricostruzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

In libreria per Rubbettino “Storia di una ricostruzione. L’Irpinia dopo il terremoto” di Stefano Ventura Aveva sei mesi, Stefano Ventura, quella tragica sera del 23 novembre 1980, quando in un minuto e mezzo l’Irpinia venne scossa inghiottendo nel buio e nel terrore quasi tremila persone. Stefano non può avere memoria di quelle ore drammatiche, ma i racconti che ha ascoltato e che ha mandato giù con il latte materno hanno fortemente condizionato la sua crescita così come quella di tanti ragazzi nati dopo il terremoto e che – scrive Stefano – portano i nomi delle tante vittime.Al terremoto Stefano ha dedicato i suoi studi universitari e un dottorato di ricerca in storia contemporanea, oltre a numerosi saggi e ricerche.Oggi, in occasione del quarantennale di quel tragico evento esce in libreria per Rubbettino un suo libro molto accurato dal titolo “Storia di una ricostruzione. L’Irpinia dopo il terremoto” in cui lo studioso racconta i problemi, le storie e i processi che hanno caratterizzato la ricostruzione dopo il terremoto con il supporto delle voci dei protagonisti, dei dati e delle cifre, di alcuni casi esemplari e utili alla comprensione.La riflessione sull’Irpinia non può che finire inevitabilmente per intrecciarsi con quella sulla ricostruzione di altri luoghi (come il Belice, il Friuli e i terremoti più recenti) che hanno subito eventi simili; affronta il tema delle prospettive di rilancio economico dell’area che vennero avanzate negli anni successivi, passando attraverso il ruolo che la criminalità organizzata ha giocato sui lavori post-terremoto, il libro affronta i cambiamenti nel tessuto urbanistico dei paesi colpiti, la storia del processo di industrializzazione e sviluppo e l’attuale collocazione dell’Irpinia anche all’interno della Strategia nazionale aree interne.

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