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Posts Tagged ‘storia’

I primi dieci anni di Nhazca: storia di uno spin-off di successo targato Sapienza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

La società leader a livello nazionale e internazionale nell’analisi e nel monitoraggio del territorio e delle infrastrutture celebra il decennale con un evento ospitato dall’Ateneo in cui tutto ha avuto inizioUn’idea che si concretizza, un sogno che si trasforma in una storia di successo. Nhazca, spin-off della Sapienza operativo a livello nazionale e internazionale nell’analisi e nel monitoraggio dei rischi naturali e delle grandi opere, spegne le sue prime 10 candeline. Per celebrare questo importante traguardo, la Sapienza ospiterà un evento organizzato dal centro di ricerca CERI al quale parteciperanno tutti coloro che hanno reso possibile la costituzione e la crescita di questa realtà d’eccellenza.Nhazca nasce proprio da una collaborazione orizzontale tra docenti e studenti che hanno individuato il potenziale delle nuove tecnologie applicate al sapere scientifico nell’analisi e nel monitoraggio del territorio e delle infrastrutture. Tutto è partito nel 2009 quando Paolo Mazzanti, all’epoca giovane dottorando in Scienze della Terra e oggi amministratore delegato del gruppo, ha dato vita, insieme ad alcuni docenti del Centro di ricerca CERI della Sapienza, alla struttura che deve il suo nome alla civiltà Nazca e in particolare alle “linee Nazca”, disegni di grandissima dimensione realizzati dalla civiltà Nazca e che sono visibili solo dal cielo.Attualmente lo spin-off, supportato dal Centro di ricerca CERI della Sapienza e dal Dipartimento di Scienze della Terra, conta su circa 25 tra dipendenti e collaboratori altamente specializzati tutti provenienti dall’Ateneo: si tratta in prevalenza di giovani geologi che si interfacciano quotidianamente con ingegneri, decisori della programmazione pubblica e stakeholder sia nazionali che internazionali in un proficuo scambio scientifico operativo.In questi primi 10 anni la società, che porta avanti in parallelo ricerca e applicazione delle tecnologie, si è occupata dell’analisi dei problemi di instabilità del territorio in cui sono coinvolti importanti infrastrutture ed anche di alcuni siti archeologici e della conservazione di edifici di particolare valore storico e architettonico (per esempio la Basilica di Massenzio), avviando importanti collaborazioni con Roma Capitale, Acea, Anas, Metro C, Italferr nonché della valutazione dello stato di salute di ponti e viadotti di diverse città italiane (tra le altre Belluno, Udine, Foggia e Pordenone).Nhazca ha esteso i propri confini anche oltreoceano dagli Stati Uniti (Colorado) all’Antartide. In particolare insieme al Colorado Department of Transportation (C-DOT) ha seguito le attività riguardanti il monitoraggio delle infrastrutture viarie soggette a fenomeni franosi. In Antartide NHAZCA ha analizzato, su richiesta di ENEA, le immagini radar acquisite nell’ultimo decennio dai satelliti COSMO-SkyMed dell’Agenzia Spaziale Italiana, nell’ambito del progetto di realizzazione della pista aerea che sarà al servizio dei ricercatori che operano nelle basi di ricerca del Piano Nazionale di Ricerca Antartica. “Nhazca rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato grazie al trasferimento all’esterno del proprio bagaglio di competenze e dei servizi tecnologici offerti – spiega Francesca Bozzano, presidente di Nhazca e direttore del CERI – Quest’attività è una delle voci della cosiddetta terza missione, orientata a promuovere l’interazione tra l’Ateneo e il mondo delle imprese”.

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Guerra alla droga. Verso un peggioramento stracciando la storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Gli Usa sono un grande Paese, democratico e pluralista. Nella fattispecie, questo riconoscimento lo prendiamo in considerazione per le politiche sulle droghe. Gli Stati Uniti sono il maggiore laboratorio per la legalizzazione della cannabis medica e ricreativa, con molti Stati che hanno già provveduto in materia e dove il dibattito/confronto a livello federale è avanzato e, soprattutto (rispetto alle abitudini italiane di schieramenti politici), con pro e contro in tutti gli schieramenti. Nel contempo gli Usa sono, ad avviso di chi scrive, il principale responsabile della “war on drugs” (guerra alla droga) che, lanciata a suo tempo dal presidente Richard Nixon, ha collezionato vittime umane ed istituzionali in abbondanza. Soprattutto in America Latina e, in particolare, in Messico, principale fornitore (per produzione e/o transito) delle sostanze illegali che riforniscono il mercato clandestino Usa. La “war on drugs” in Messico, avviata a suo tempo con la collaborazione del presidente Felipe Calderon, non si è fermata con la fine del suo mandato, ma volenti o nolenti, ha coinvolto e continua a coinvolgere chiunque gli sia succeduto, incluso l’attuale Andres Manuel Lopez Obrador. Il Messico, di conseguenza, è oggi uno dei Paesi dove la presenza e il condizionamento dei cartelli dei narcos nella società, nella politica e nell’economia, sono tra i più eclatanti del Pianeta.
Oggi c’è una novità in materia. Il decisamente autorevole quotidiano economico The Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale in cui, dando seguito alla disponibilità del presidente Trump, argomenta e motiva la opportunità di una operazione militare statunitense in territorio messicano.A nostro avviso, in questo clima di “botte al narcos” come rimedio per bloccare la situazione messicana, e non solo, c’è una grande assente: la Storia. Sembra che la “war on drugs” non sia esistita, con tutto il suo strascico di cadaveri umani non solo tra le parti in lotta (varie polizie ed eserciti versus narcos), di vittime istituzionali, di condizionamenti economici… il tutto non solo in Messico, in America Latina e nel loro grande mercato Usa, ma con importanti e sempre più influenti aperture dei loro mercati di morte in Europa, in Africa, in Oriente (Cina inclusa) e in Oceania, in tutto il Pianeta.
In questo contesto, il presidente Usa da una parte, il maggiore quotidiano economico Usa dall’altro, perorano nuovi e più cruenti interventi militari per risolvere la situazione. E’ la solita politica, sbagliata per noi, di credere che il fatto contingente da presumibilmente risolvere possa essere foriero del nuovo, cioè far dissolvere i cartelli narcos, ché oggi sono loro il principale problema, in tutto il mondo. E’ probabile che il dispiegamento di forze militari e di polizia, congiunti Usa e Messico (e, perché no, non si può escludere che qualcun altro chieda di accodarsi) negli Stati messicani dove i narcos imperversano (quasi tutti…. quindi si tratta dell’intero Messico), renda più “tranquilla la situazione”, ma per quanto? Ammesso che la presenza militare calmi le esternazioni (non certo i traffici, chè per quanto legati al territorio si fanno beffa di chiunque), si prevede una occupazione permanente? Impossibile (che poi, quando gli Usa si ritirano… vedi Siria…). Noi crediamo che mai come in questo momento, pur in presenza di manifestazioni più estreme del dramma in atto nello specifico territorio e in tutto il Pianeta, sia necessario rimettere in discussione a 360 gradi le politiche seguite fino ad oggi. Tutte politiche perdenti e senza futuro. Noi peroriamo l’ipotesi legalizzatoria, ce ne sono altre? L’importante è non ripetere gli errori del passato. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La verità storica ovvero, per dirla con Terenzio “veritas odium parit”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Più volte abbiamo ripreso i dibattiti politici che hanno riguardato fatti storici recenti e gli stessi personaggi che sono stati protagonisti in Italia come Togliatti e De Gasperi, nel nostro secondo dopoguerra mondiale o quelli che in qualche modo li hanno preceduti da Gramsci a Matteotti e, per dirla alla grande, da Hitler a Mussolini e a Stalin.Dovremmo incominciare a pensare alle foibe di destra e di sinistra diventate il frutto degenere del rispetivo odio e che, per la loro stessa natura, meritano un giudizio complessivo molto severo perché a restarne sconfitto è l’essere umano, la sua dignità, la sua intelligenza se deve piegarsi alla violenza e al sopruso esercitato da un suo simile, chiunque e per qualsivoglia ragione lo faccia. Non vi à ragione che tenga, per legittimare tutto ciò, e vorremmo che i politici imparassero a considerare la violenza senza associarla, per giustificarla o criticarla, al colore della pelle politica. Questa visione oggi ci richiama con più frequenza quanto sta accadendo nel mondo che non è fatto solo di “guerre dichiarate” o diventate di “fatto” o “civili” o “rivoluzionare” che a dir sivoglia ma di manifestazioni di piazza “oceaniche” dove il malcontento serpeggia e talvolta sfocia in violenze che procurano morti e feriti.
Oggi non è necessario avere un dittatore nel senso classico e storico della parola, ma è sufficiente un governo con il paraocchi e una classe politica dove prevalgono le consorterie corporative nel ricercare il potere fine a se stesso e che generano malgoverno, interessi partigiani e sfruttamento dei più deboli. E il concetto è destinato ad affinarsi con l’arma mediatica capace di scatenare passioni, distogliere interessi legittimi, aspettative a lungo sbandierate dagli imbonitori di turno e che alla fine si fanno ricadere sugli avversari con le armi più insidiose della calunnia, del sospetto e del discredito. Da qui sino al punto di farci seriamente dubitare degli attuali modelli di governance esistenti nelle cosiddette democrazie compiute. (Riccardo Alfonso)

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Storia di ieri e cronaca di oggi: La Dichiarazione Balfour

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Se gli antisemiti capissero che fu proprio il loro odio ad accendere la scintilla del sionismo incomincerebbero forse ad aprire gli occhi e a capire che le infamità portate avanti nel corso dei secoli nei confronti del popolo ebraico sono servite solamente, i conti con la storia vera e non quella di comodo o da ignoranti parlano chiaro, a rafforzare l’ideale di emancipazione di un popolo in parte sradicato dalla sua terra. Sì, in parte, perché nonostante quello che continua ad urlare ai quattro venti la propaganda araba, la presenza ebraica nella regione c’è sempre stata e in alcune zone, Gerusalemme compresa, gli ebrei sono stati per molto tempo la maggioranza. Per parlare della dichiarazione Balfour, questo è il tema dell’articolo, bisogna però fare dei passi indietro nel tempo e arrivare a Parigi il 13 ottobre del 1894 quando il capitano Alfred Dreyfus, un eroe dal quale sia il nostro sito che la nostra pagina Facebook prendono il nome, fu ingiustamente accusato di tradimento. Ufficiale di artiglieria ebreo con origini alsaziane assegnato allo Stato Maggiore dell’esercito francese, Alfred Dreyfus fu accusato di spionaggio a favore dell’Impero Tedesco e arrestato. Il processo si tenne in corte marziale tra il 19 e il 22 dicembre, e anche se fu celebrato a porte chiuse la puzza di antisemitismo filtrò fra gli stipiti di quelle porte andando a interessare diverse redazioni dei giornali dell’epoca che scrissero molto sul caso creando un clima di odio dilagante che non solo serviva a condannare Dreyfus, ma anche per accusare l’intera comunità ebraica francese. A seguire quel processo c’era però anche Theodor Herzl che era il corrispondente da Parigi del giornale Neue Freie Presse che ebbe così modo di seguire l’affare Dreyfus e capire quanto l’odio per gli ebrei fosse radicato nella società europea. Proprio perché seguì il processo antisemita per antonomasia Theodor Herzl, che non era un ebreo religioso ma laico e abbastanza assimilato nella cultura e nella società dell’epoca, capì che l’unica via d’uscita da una situazione insostenibile, e i campi di sterminio erano ancora lontani nel tempo, era la creazione di uno Stato degli Ebrei che garantisse la difesa e la sicurezza di un popolo da duemila anni ‘ospite’ mai gradito. Der Judenstaat (Lo stato Ebraico), il saggio che scrisse dopo quella esperienza e sul quale si basa l’idea stessa del movimento sionistico fu pubblicato nel 1896 e appoggiava l’idea che si creasse uno stato ebraico che sottraesse gli Ebrei alle persecuzioni antisemite.Il sionismo, o ritorno a Sion, nome biblico della terra di Israele, nasce dunque come risposta politica e culturale a una delle più famose infamità antisemite. I pogrom zaristi del’800 e dei primi del ‘900 convinsero sempre di più gli ebrei a trasferirsi in quello che all’epoca era un territorio completamente abbandonato, paludoso e riscattato a carissimo prezzo dai proprietari terrieri per bonificarlo con sacrifici che sono entrati nell’epopea della storia ebraica. La dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917, di seguito riportata, altro non è che la presa di coscienza di una situazione di fatto già attiva sul territorio.

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Scuola: Torna il tema di Storia alla maturità, adesso si aumentino le ore di lezione alle superiori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

La decisione di reintrodurre il tema storico è una vittoria anche del presidente di Anief che ha sottoscritto e rilanciato il Manifesto pubblicato da intellettuali e studiosi. Da un anno si è mobilitata l’opinione pubblica contro l’insensata decisione di cancellare la traccia di Storia dalla prima prova scritta dell’Esame di maturità, presa dall’ex ministro Bussetti. Il giovane sindacato non ha solo caldeggiato il ritorno della Storia nell’esame di maturità, ma ha anche chiesto pubblicamente e nelle sedi istituzionali che la bistrattata disciplina d’insegnamento torni ad essere considerata come merita pure nel contesto curricolare, dopo che la riforma degli istituti superiori ha prodotto il dimezzamento delle ore settimanali della storia, in particolare in alcuni corsi di studio, lasciando uno spazio ridotto. Marcello Pacifico (Anief) plaude al ministro Fioramonti per aver cambiato la decisione assunta in modo avventato dal suo predecessore e per averci ricordato coma la storia è maestra di vita. Torna la traccia storica nelle prove scritte dell’esame di maturità. Lo ha detto, a Repubblica, il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, dopo l’ennesimo appello rivolto qualche giorno fa dalla senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e testimone della Shoah, dopo avere posto il tema in Commissione Senato, che ha fatto seguito al Manifesto di alcuni mesi fa realizzato dallo storico Andrea Giardina, dalla stessa senatrice e dallo scrittore Andrea Camilleri, al fine di ridarle la dignità che merita nell’alveo della formazione scolastica.
Fioramonti, che nei giorni scorsi ha anche firmato il decreto per il conferimento del dottorato honoris causa sempre alla senatrice a vita Liliana Segre, ha detto, a questo proposito: “Non potevo ignorare il Manifesto firmato da una parte rilevante della società italiana. E ne ho condiviso la preoccupazione di fondo: solo la conoscenza del passato può permetterci di costruire il futuro”, annunciando una “clausola che reintroduce all’esame di maturità il tema storico, cancellato dal precedente Governo. Un primo passo verso la ridefinizione dell’insegnamento della storia all’interno dei vari cicli scolastici, con nuovi programmi e nuove periodizzazioni.
Quella che si sta delineando è una vittoria significativa per la campagna sostenuta da Repubblica con Il Manifesto per la Storia, scritto da Andrea Giardina – insieme a Liliana Segre e Andrea Camilleri – e sottoscritto da oltre cinquantamila tra accademici, professori di liceo e maestri elementari, professionisti delle più varie competenze, sindacalisti, politici, scrittori, artisti, scienziati, cantautori, registi”.

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Scuola: La Storia emarginata, appello della senatrice Segre perché torni nella maturità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

La Storia deve tornare a far parte a pieno titolo dell’esame di maturità, reinserendola come traccia a sé nella prova scritta di italiano: a chiederlo è Liliana Segre, senatrice a vita, superstite dell’Olocausto e attiva testimone della Shoah italiana che, dopo avere posto il tema in Commissione Senato, ha inviato un messaggio in occasione dell’inaugurazione della Fiera Didacta a Firenze. E ora il nuovo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, si mostra disposto a cambiare l’Esame di Stato Marcello Pacifico (Anief): “La Storia permette agli studenti di fare propri gli strumenti per vivere e, come dicevano i latini, diviene maestra, guidandoli nella vita da adulti, personale e professionale. Relegare la Storia ad una disciplina marginale, collocandola all’interno di altri macro-argomenti, significa non avere chiaro questo concetto. E diventa ancora più grave per un esecutivo che si è speso per il ritorno dell’educazione civica in classe, seppure con modalità discutibilissime, perché le norme e le regole che disciplinano il nostro ordinamento vanno insegnate partendo dalla loro dimensione storica nazionale ed europea” Tenere la disciplina della Storia fuori dall’esame di maturità è un errore gravissimo. Lo sostiene da tempo la senatrice a vita Liliana Segre, che ha chiesto al ministro dell’Istruzione di riportare la Storia nell’Esame di Stato: la materia, ha detto, “è un modo per riconoscere la funzione della storia nella formazione delle nuove generazioni, conoscere la storia contemporanea aiuta non solo a evitare errori, ma anche a parlare di termini come tolleranza, interculturalità, accoglienza, solidarietà “, riporta la rivista Orizzonte Scuola. Commentando l’appello della senatrice, il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti – che ha appena firmato il decreto per il conferimento del dottorato honoris causa alla senatrice a vita, per il suo impegno a favore dell’intercultura e della tolleranza – ha detto di condividere “l’idea che la Storia debba tornare ad essere centrale nel modello formativo delle nostre scuole: in buona parte lo è. Non voglio, però, che il ministero sia partecipe di un’instabilità della Maturità. Stiamo ragionando sull’intera prova, docenti e studenti devono sapere con mesi di anticipo e con esattezza cosa accadrà all’esame di Stato. Raccolgo l’appello della senatrice Liliana Segre, che stimo molto”. Anief si batte da tempo per il ritorno della prova storica nell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo, ma anche affinché venga introdotta la disciplina nel nuovo piano orario settimanale degli istituti professionali, da dove è stata eliminata, assieme ad un vero inserimento dell’educazione civica in tutti gli ordini scolastici. Il sindacato ha apprezzato e aderito al Manifesto prodotto quest’anno dallo storico Andrea Giardina, dalla stessa senatrice a vita Liliana Segre e dallo scrittore Andrea Camilleri per ridare dignità nelle scuole alla materia. Nel Manifesto, a cui hanno aderito in tantissimi, si rimarca che la Storia “è un bene comune” e “la sua conoscenza è un principio di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini. È un sapere critico non uniforme, non omogeneo, che rifiuta il conformismo e vive nel dialogo. Lo storico ha le proprie idee politiche ma deve sottoporle alle prove dei documenti e del dibattito, confrontandole con le idee altrui e impegnandosi nella loro diffusione”. Il sindacato ha sostenuto l’iniziativa, che peraltro ha avuto molti consensi, affermando che è indispensabile attuare un incremento delle ore di Storia e darle lo spazio che merita durante gli Esami di Stato. A suo tempo, l’Anief si schierò anche contro la riforma degli istituti superiori che prevedeva il dimezzamento delle ore settimanali della storia, lasciandole uno spazio ridottissimo.

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Libro di Joby Warrick: La vera storia del più grande errore della Cia

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

Uscita prevista: 14 novembre. Dal giornalista due volte vincitore del Premio Pulitzer con Bandiere nere, il racconto inedito della guerra tra la CIA e Al-Qaeda, vista dal di dentro. Introduzione di Guido Olimpio.
Nel dicembre 2009 un gruppo formato dai migliori cacciatori di terroristi della CIA si riunisce in una base segreta in Afghanistan per dare il benvenuto a una stella nascente del superspionaggio: Humam Khalil al-Balawi, un giordano infiltratosi nei ranghi più elevati di Al-Qaeda. Per mesi, ha inviato rivelazioni shock provenienti dal nucleo più interno del network terroristico e ora promette di avere elementi per aiutare la CIA ad uccidere il braccio destro di Osama Bin Laden. Ma invece, nel momento in cui scende dalla sua macchina, al-Balawi fa saltare una bomba caricata con 13 kg di esplosivo, uccidendo sul colpo sette agenti operativi della CIA e infliggendo all’agenzia americana la perdita di vite umane peggiore della sua storia. Ora, con ritmo serrato e grazie a riservatissime informazioni di prima mano, il Premio Pulitzer Joby Warrick conduce il lettore all’interno della guerra tra la CIA e Al-Qaeda per un indimenticabile ritratto degli agenti veterani, vittime di un terribile errore di valutazione, e del responsabile di quanto è successo: l’enigmatico e pericolosissimo Humam Khalil al-Balawi. (by La Nave di Teseo)

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Le figurine nella storia della bicicletta

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Modena Dall’11 ottobre 2019 al 13 aprile 2020, il Museo della Figurina, una delle realtà istituzionali che fa parte di Fondazione Modena Arti Visive, presenta la mostra BICI DAVVERO! Velocipedi, figurine e altre storie che ripercorre due secoli di storia della bicicletta, attraverso 350 pezzi tra album e figurine.La rassegna, curata da Francesca Fontana e Marco Pastonesi, con il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana, è un atto d’amore verso questo rivoluzionario mezzo di trasporto, simbolo di libertà. “La libertà del pedalare – scrive Marco Pastonesi -, correre, viaggiare, sconfinare, perfino sorpassarsi e superarsi, perché in sella non si è mai soli, c’è sempre qualcuno con cui confrontarsi e accompagnarsi, ed è se stessi. E poi anche la libertà di sognare, fantasticare, inventare”.Il percorso espositivo si apre con la sezione più squisitamente storica che analizza l’evoluzione della bicicletta e celebra i suoi pionieri: a partire dal barone tedesco Karl Drais von Sauerbronn che nel 1817 inventò la Draisina, una “macchina da corsa” spinta dalla sola forza delle gambe, passando per Pierre ed Ernest Michaux che negli anni sessanta dell’Ottocento applicarono i pedali alla ruota anteriore, fino alle rivoluzionarie e leggerissime biciclette in carbonio dei nostri giorni.Agli esordi la bicicletta era definita “cavallo d’acciaio” e i ciclisti “cavalieri”. Le figurine documentano quindi l’evoluzione dell’abbigliamento mutuato, per gli uomini, da quello dei fantini, costituito da casacche in seta, stivali e cappellini ippici, in seguito rimpiazzati da abiti più pratici che lasciano scoperte gambe e braccia. È però il vestiario femminile a subire le trasformazioni maggiori: il nuovo mezzo di trasporto rende necessario l’abbandono delle gonne ottocentesche a favore di gonne-pantalone, galosce e stivaletti, per muoversi agevolmente senza rinunciare all’eleganza.L’uso del biciclo da parte delle donne viene costantemente osteggiato sia dai moralisti che lo ritenevano poco decoroso, sia dai medici, secondo cui sconvolgeva il sistema nervoso, danneggiava gli organi di riproduzione ed esponeva al rischio di cadute. Inoltre, era opinione diffusa che una velocipedista perdesse quella grazia e quel fascino che si conveniva a una signora: lo sforzo fisico arrossiva la pelle e gli occhi, scompigliava i capelli e rinsecchiva il fisico. È solo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, supportata anche dalle riviste femminili dedicate al cavallo meccanico, che la moda della bicicletta si diffonde in modo capillare e persino al gentil sesso si riconoscono gli effetti benefici del pedalare.La sezione “Attenzione, ciclisti in giro”, propone figurine di fine Ottocento-inizio Novecento che ironizzano sulle difficoltà dei primi ciclisti e sul contrasto tra vecchi e nuovi mezzi, raffigurando cani che azzannano ruote, scontri con pedoni e cavalieri, ingorghi stradali, capitomboli vari. Una parte dell’esposizione si concentra sui concorsi a premio associati alle figurine, che conobbero un vero e proprio boom nell’Italia degli anni trenta: tra i vari regali da scegliere o premi da vincere, la bicicletta non manca quasi mai.
La mostra si conclude con le sezioni dedicate alle corse e ai ciclisti, attraverso figurine di campioni, all’epoca considerati veri e propri eroi, e imprese che nel dopoguerra restituirono agli italiani l’entusiasmo e la voglia di sognare, dando loro nuovi simboli nei quali riconoscersi. Una vetrina, infine, rende omaggio a Fausto Coppi, di cui nel 2019 ricorre il centenario della nascita e nel 2020 il sessantesimo della morte. All’interno del percorso espositivo, s’incontrano anche alcuni esemplari di biciclette, come quella del ciclista Romeo Venturelli, concessa in prestito dal Comune di Pavullo nel Frignano, quella da barbiere proveniente dal museo Ciclocollection di Riva del Garda e una penny-farthing di fine ‘800 dalla collezione di Giannetto Cimurri.

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La storia dell’Italia che non si rassegna

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Uno spazio per raccontare le storie di italiani che, nonostante tutto, non si sono rassegnati e rappresentano eccellenze. A raccontarle otto testimonial intervenuti all’incontro “Storie di vita e di battaglia”, che si è tenuto oggi alla 21esima edizione di Atreju, in corso all’Isola Tiberina di Roma. “Da chi ce l’ha fatta a chi lotta con caparbietà per un obiettivo, abbiamo voluto portare alla festa le testimonianze di italiani che, nelle contraddizioni e le ingiustizie della nostra società, hanno tenuto la ‘barra dritta’. Sono le storie dell’Italia che ci piace: è l’esempio positivo che vorremmo fosse raccolto e rilanciato”, sottolinea il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, che ha introdotto gli ospiti.”Abbiamo voluto fortemente queste storie ad Atreju per raccontare un’Italia che ha radici profonde, che non si rassegna alla mediocrità. Storie diverse fra loro che parlano di orgoglio, caparbietà, conoscenza: valori che gli italiani sanno incarnare con grande senso di appartenenza”, spiega il deputato e responsabile comunicazione di Fratelli d’Italia Mauro Rotelli, che ha presentato i testimonial sul palco.Da Sammy Basso, che della sua malattia ha fatto un messaggio per diffondere le conoscenze e promuovere la ricerca, a Giuseppe Costanza, autista di Giovanni Falcone scampato alla strage di Capaci, simbolo della lotta alla mafia. Da Mattia Barbarossa, che ad appena 18 anni ha fondato un’agenzia aerospaziale ed è la risposta alla temuta “fuga di cervelli”, fino al Genio italiano di Leonardo da Vinci, spiegato da Pietrangelo Buttafuoco.E poi la storia di Amadeo Peter Giannini, l’emigrante italiano che ha stregato gli Stati Uniti, raccontata dal giornalista e scrittore Davide Giacalone. Come quella di chi non si rassegna alla verità sulla strage di Bologna, tema portato sul palco dal direttore dell’Adn Kronos Gian Marco Chiocci. Per arrivare ai valori dell’Europa e le sue istituzioni, nella visione del giornalista e scrittore Alessandro Giuli, fino alle contraddizioni economiche del debito, spiegate dal conduttore tv Francesco Vecchi.

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Politica e storia nella Retorica di Aristotele

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

di Giovanni Battista Magnoli Bocchi. Nella Retorica, Aristotele si concentra sulla persuasione come strumento atto a formare buoni oratori per la vita politica della città. Il trattato, che ha avuto nei secoli alterne fortune, è tornato da qualche anno al centro dell’interesse degli studiosi, grazie a una sua riscoperta da parte della filosofia del linguaggio. Dopo il recupero novecentesco, il fiorire dell’interesse sul tema è stato crescente: non esistono ambiti in cui la persuasione non abbia ripreso un ruolo centrale nella società e lo scritto di Aristotele, pur nella sua complessità, è tornato a collocarsi alla base di ogni ragionamento in merito. In questo volume, attraverso un’analisi storiografica degli esempi utilizzati dal filosofo greco, si ricostruisce l’uso della storia ai fini politici nell’Atene del IV secolo. Oltre a restituire un’idea delle fonti dello Stagirita, il libro mostra come la democrazia ateniese sentisse la necessità di una precisa teorizzazione del discorso politico, in un momento in cui la libertà veniva minata dall’avvento della crescente potenza macedone. Persuadere ed essere persuasi liberamente, prima di attuare una scelta, sono infatti facoltà democratiche di inestimabile valore che, nel corso dei secoli, hanno subito notevoli modificazioni ma che restano fondamentalmente legate alle regole dell’Atene classica. In libreria dal 12 settembre 2019. Prezzo € 24.

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Pagine di storia: La conquista dell’Albania

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

Il voler dimostrare ad Hitler che si permetteva di conquistare stati come se fossero noccioline e d’informare il Duce a cose fatte lo spinse alla conquista dell’Albania per dimostrare che anche l’Italia riusciva a impadronirsi di una nazione senza chiedere il permesso a nessuno. Fu una campagna di guerra dove si ebbe chiara la misura della disorganizzazione e della scarsezza di mezzi che le forze armate italiane potevano disporre. Con questa stessa chiave di lettura si registra, nei primi mesi del 1939, una visita a Roma dell’inglese Chamberlain e di Halifax. Tuttavia a spingere Mussolini tra le braccia della Germania fu il suo odio viscerale per la Francia, per uno sgarbo ricevuto, personalmente, dal presidente del consiglio dell’epoca. Lo stesso Patto d’Acciaio, che segnerà tragicamente il destino dell’Italia, nacque da queste esplosioni umorali, mentre il Paese non sapeva cosa si decideva sulla sua pelle. Queste, dunque, furono le premesse per arrivare al 22 maggio a Berlino, con la solenne cerimonia della firma. Il testo fu quello in sette paragrafi preparato dai tedeschi.
Al terzo c’era l’obbligo d’intervenire in guerra, automaticamente, a fianco di quella delle due parti contraenti che si fosse impegnata. Neanche ci si era cautelati con la clausola dei tre anni di preparazione e di pace, prima voluta dal Duce. Nella fretta se n’era dimenticato. Così tra il tintinnio dei calici di champagne, i brindisi e le toilette femminili molto ardite, l’Italia si avviò verso la catastrofe. (Riccardo Alfonso)

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Meloni: Un governo più a sinistra della storia repubblicana

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

«Da un anno e mezzo la destra vince tutte le elezioni ma oggi ci ritroviamo il governo più a sinistra della storia repubblicana. E la chiamano democrazia! Il Governo Conte bis è il perfetto prodotto di un’orrenda spartizione di poltrone e di una tragica, consapevole, sottomissione ai diktat dell’Unione Europea e della BCE. Il M5S si accontenta di placare la sua fame di poltrone aumentando i ministeri e mantenendo il dicastero del Lavoro per poter fare propaganda con provvedimenti inutili come il reddito di cittadinanza, ma lascia tutto il vero potere nelle mani del Pd, un partito che gli italiani hanno ripetutamente e sonoramente bocciato in tutte le competizioni elettorali. A partire dall’economia fino ad arrivare all’immigrazione, questo governo farà l’esatto contrario di ciò che la maggioranza degli italiani chiede ma in compenso le consorterie di mezza Europa stanno già festeggiando. Invitiamo tutti gli italiani che vogliono difendere la sovranità e la democrazia delle nostre Istituzioni a scendere in piazza insieme a noi. L’appuntamento è per lunedì 9 settembre alle ore 11: Fratelli d’Italia sarà in Piazza Montecitorio per protestare con tutti gli italiani liberi che vogliono dire no al patto delle poltrone e chiedere libere elezioni». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Perché parliamo tanto degli eventi che hanno interessato il XX secolo?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

E lo facciamo soprattutto incentrando la nostra attenzione sulla seconda guerra mondiale che possiamo considerare la più distruttiva e carica di vittime con i suoi 50 milioni di morti. Perché da quel momento abbiamo segnato il nostro futuro indelebilmente. Abbiamo messo a nudo una atrocità che non ha eguali e l’uccisione di sei milioni di ebrei lo sta a dimostrare. Ma vi è anche lo stimolo al progresso gettando le basi di una ricerca scientifica, industriale, farmacologica e tecnologica senza precedenti. Abbiamo salvato vite umane con le evoluzioni terapeutiche della medicina e le abbiamo uccise fabbricando armi di distruzione di massa. Abbiamo dato una speranza ai popoli oppressi e li abbiamo asserviti con le false speranze. Abbiamo migliorato le nostre condizioni di vita asservendo la tecnologia al progresso e le abbiamo fatto regredire con la povertà e la miseria. La popolazione mondiale è cresciuta a dismisura garantendo il diritto alla vita e l’abbiamo fatta morire negandole il diritto a vivere. Tutto questo fare e disfare ha accresciuto in molti di noi la sete di potere, gli egoismi, gli arrivismi, i facili arricchimenti. Abbiamo creato dei mostri esaltandoli e reso minoranza i martiri e gli eroi svilendone la loro carica morale. Abbiamo fatto tutto e il contrario di tutto con logiche di profitto, accettabili sotto il profilo etico, ma snaturate nel momenti in cui le abbiamo asservite agli interessi di parte nella logica “Mors tua vita mea”. (Riccardo Alfonso)
Why do we talk so much about the events that affected the 20th century?
And we do this above all by focusing our attention on the Second World War, which we can consider the most destructive and full of victims with its 50 million deaths. Because from that moment we have marked our future indelibly. We have uncovered an atrocities that has no equal and the killing of six million Jews is to prove it. But there is also the stimulus to progress, laying the foundations for an unprecedented scientific, industrial, pharmacological and technological research. We saved lives with the therapeutic evolution of medicine and killed them by making weapons of mass destruction. We have given hope to the oppressed peoples and have enslaved them with false hopes. We have improved our living conditions by enslaving technology to progress and we have made it regress with poverty and misery. The world population has grown out of proportion, guaranteeing the right to life and we have made it die by denying it the right to live. All this doing and undoing has increased in many of us the thirst for power, selfishness, self-giving, easy enrichment. We created monsters exalting them and making martyrs and heroes into a minority, debasing their moral charge. We have done everything and the opposite of everything with profit logic, acceptable from an ethical point of view, but distorted in the moments in which we have enslaved them to the interests of part in the logic “Mors tua vita mea”. (Riccardo Alfonso)

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Quando la cronaca si fa storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Da 55 anni faccio il cronista e in questa veste mi è capitato di essere testimone di rivolte e ho raccolto le testimonianze dei sopravvissuti. Mi capita ora di leggere sui libri di storia eventi che ho vissuto ora in presa diretta ed ora desunta da accadimenti che hanno fatto parte, nel bene e nel male, del mio tempo o giù di lì. Poteva essere quanto accaduto a mio padre che si è visto catapultato in due guerre mondiali da militare di carriera. Ricordo che mi parlava della vita di trincea nella prima guerra mondiale e nella successiva dello sbarco a Durazzo con il suo reggimento in Albania per poi raggiungere Elbassan. Lo faceva tralasciando gli aspetti più cruenti considerato che il racconto era diretto ad un bambino di otto anni. In seguito, da me sollecitato, mi spiegò molte altre cose, di quelle che non si trovano nei libri di storia e che cercai d’approfondire con altre letture e dalla visione film che riportavano, sia pure romanzate, le fasi più cruciali di guerre terribili. Se ora mi soffermo ad evidenziare tali circostanze lo faccio per informare chi non ha avuto modo, per sua fortuna o per ragioni anagrafiche o perché vive in un paese che non ha conosciuto la guerra come la Svizzera, di conoscere il lato oscuro dell’essere umano, la sua barbarie ma anche la testimonianza di chi riusciva a riscattare l’altra faccia, quella del bene e della solidarietà nel momento che si affrontavano grandi sofferenze e rinunce proprie e altrui.
Durante l’ultima guerra mondiale ho sofferto la fame ed ero con mia madre e mia nonna inferma a letto mentre mio padre era sul fronte. Posso capire i giovanissimi che si trovano nelle mie stesse condizioni di allora anche se presumo siano in condizioni di gran lunga peggiori. Perché la guerra tende a fare più vittime civili che fra i militari, essendo combattuta tra le strade delle piccole e grandi città, nelle case e nei cortili e con armi sempre più sofisticate e laceranti.
Ho pensato di riprodurre ampi stralci dei miei racconti sulla guerra, dei motivi che l’hanno originata per portare, sia pure nel mio piccolo, una testimonianza di ciò che significa essere sotto un bombardamento, tra le case sventrate e i morti nelle strade e i feriti che con un filo di voce si lamentano e altri che gridano per attirare l’attenzione dei pochi soccorritori. Uno scenario apocalittico dipeso dalla follia di un uomo e dei suoi accoliti, per sete di potere e fame di gloria. Di gloria? Si proprio così. E’ l’aspetto più folle di tutto questo scenario degli orrori. (Riccardo Alfonso)

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Historia magistra vitae

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La locuzione latina, è tratta da una frase più ampia nell’opera “De Oratore” di Cicerone. È una descrizione che Cicerone dà della storia, affermandone la fondamentale importanza per la sua funzione ammaestratrice. Oggi dopo oltre 2000 anni da quelle parole mi chiedo se ha ancora senso conservare e coltivare la memoria del passato rinfrescandola, di tanto in tanto, dopo gli studi fatti da studente. Ricordo che avevo in uggia quei passi della storia che il maestro prima e il professore poi mi imponevano di imparare a memoria dai nomi dei sette re di Roma agli imperatori del sacro romano impero alle guerre d’indipendenza che hanno costellato tutto il XIX secolo. Eppure oggi sono riconoscente della loro insistenza se non altro perché mi hanno offerto più di un’occasione per un approfondimento e una riflessione di merito. Oggi la mia libreria composta da oltre 3500 volumi almeno un centinaio di essi parla di storia. In questo lungo percorso che ci avvicina all’uomo antico, al suo affanno evolutivo, alla sua ricerca del vero significato della vita, ai suoi conflitti spirituali che sovente si confondevano con un amaro primato della forza in luogo della ragione e della tolleranza e ancora più dell’amore per il prossimo e la stessa natura, ho imparato una cosa che ritengo fondamentale: a convivere con le idee altrui, a cercare di comprenderle anche se non le condivido. Ho imparato ad essere paziente nel ricercare senza clamori e intolleranze di alcun genere a speculare sulle ragioni della diversità perché ritenevo che il mio essere nel giusto non potevo considerarlo assoluto ma suscettibile di un continuo esame critico, e confidavo che gli altri, che non la pensavano come me, facessero altrettanto. Questo modo di procedere ha finito con il dare un senso al mio presente e a guardare negli occhi dei giovani quella speranza per un futuro migliore a dispetto dei loro padri e nonni, per la loro incapacità di trasmetterla concretamente. (Riccardo Alfonso)

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La brocca

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

La storia di una vita si può interfacciare in una brocca piena, sino all’orlo, di un liquido che somiglia all’acqua. Nasciamo con una misura colma e ci ritroviamo ad esalare l’ultimo respiro con un recipiente vuoto. E’ un fluido che utilizziamo per stemperare l’ardore febbrile dei nostri mali, per obliare il dolore per le perdite dei nostri cari, per farci carico degli anni che avanzano con i loro acciacchi, per sopportare le insofferenze di chi non gradisce viverci accanto con i nostri handicap e poi i tanti momenti difficili per la ricerca di un lavoro o che si perde, per le difficoltà economiche e molti altri accidenti del genere. La brocca è lì pronta ad aiutarci come se fosse un angelo custode con il suo liquido lenitivo, come a volerci sollevare dalle calamità naturali e da quelle provocate dai nostri simili per puro malanimo.
E’ un qualcosa che ci scorre addosso, sia pure nella nostra inconsapevolezza, alla pari di una carezza, molto lieve, impercettibile e discreta. Così come un sonno ristoratore, una pace interiore che si pensava smarrita, che entra nel nostro corpo, ne percorre gli anfratti più celati e tocca le più sensibili corde dei nostri sentimenti e li addolcisce.
Qualcosa del genere dev’essermi capitato al cospetto del primo bruciante dolore della mia vita per la morte di mio padre. Rimasi lì accanto al suo corpo inanimato, con la mano nella mano che avvertivo non più calda e stringente, inebetito per un tempo senza tempo. Era una sofferenza che sentivo stringente dentro me mentre guardavo senza vedere i tratti del suo volto senza vita. Forse sarei rimasto annientato da quel dolore se non vi fosse stato un qualcosa dentro di me che riuscì a scuotermi, a farmi alzare, ad uscire dalla clinica e a percorrere la strada che mi separava dalla casa avita. Stava albeggiando, si era d’inverno e il freddo era pungente ma io non lo avvertivo. Come un ebete raggiunsi la magione e mia madre, che spiava la strada da una lama d’imposta socchiusa, mi scorse mentre passavo sotto un lampione e mi aprì la porta. La strinsi forte forte a me e piangemmo. Un pianto dirotto, lì in piedi sulla soglia di casa. E ora la brocca è lì accanto al mio letto ma non oso esplorare il suo contenuto. E’ stata la mia compagna per la vita. Lo sarà anche dopo? (Riccardo Alfonso da “I racconti fantastici” Edizioni Fidest)

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Ipofosfatemia legata all’X: OMaR lancia l’iniziativa “XLH: Raccontaci la tua storia”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2019

Ancora oggi, sentendo la parola “rachitismo”, la maggior parte delle persone associa questo termine alla classica malattia scheletrica, caratterizzata da bassa statura e deformità agli arti inferiori, che è causata da una carenza di vitamina D: per questo motivo, l’idea comune è che la patologia, essendo legata a dinamiche di malnutrizione, non esista praticamente più nei cosiddetti Paesi sviluppati, e che al limite rappresenti un problema soltanto per le popolazioni più povere e disagiate. Ciò che tante persone ancora oggi non sanno è che del rachitismo esistono forme rare di origine genetica, che vengono perciò trasmesse dai genitori ai figli nell’arco di intere generazioni, anche inconsapevolmente, a causa di una mancata diagnosi: tra queste forme, la più diffusa si chiama ipofosfatemia legata all’X (XLH), ed è nota anche con il nome di rachitismo ipofosfatemico legato all’X.
La XLH è una patologia ereditaria, legata, appunto, al cromosoma X, ed è dovuta a mutazioni a carico del gene PHEX, che è normalmente responsabile della produzione di una proteina cruciale per la mineralizzazione delle ossa e della dentina, e per il corretto funzionamento del meccanismo di riassorbimento renale del fosfato. Per questo motivo, le manifestazioni principali della malattia comprendono ossa deboli, sottili e incurvate (rachitismo), anomalie articolari, deformità agli arti inferiori (ginocchia valghe o vare) e bassa statura. La XLH ha un’incidenza stimata di 1 caso ogni 20.000 persone e, trattandosi di una malattia rara, è anche una condizione molto poco conosciuta.
A tutto ciò si sommano i problemi quotidiani connessi alla gestione della terapia, che ad oggi si basa ancora sull’assunzione orale di vitamina D attiva e sali di fosfato inorganico. Tale trattamento è da ripetere più volte al giorno, anche in orari notturni, e richiede controlli periodici per il monitoraggio di eventuali effetti collaterali, relativamente frequenti: considerando il fatto che la terapia va iniziata fin dall’infanzia, non è difficile immaginare le difficoltà che comporti, soprattutto per i bambini più piccoli (e di conseguenza per i loro genitori). Per far comprendere al pubblico cosa significhi convivere con l’ipofosfatemia legata all’X, e sfatare alcuni luoghi comuni sul rachitismo, l’Osservatorio Malattie Rare (OMaR) ha deciso di lanciare la campagna “XLH: Raccontaci la tua storia”, un progetto che ha l’obiettivo di raccogliere le testimonianze dei pazienti per raccontare la malattia attraverso la loro voce.
Per tutta la durata dell’iniziativa, sul sito web dell’Osservatorio Malattie Rare rimarrà attiva una pagina web appositamente dedicata alla campagna, in cui sarà presente anche un contatore delle testimonianze raccolte: la speranza è di riuscire ad arrivare ad almeno 5-8 storie di vita.

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35esimo Congresso Internazionale di Storia dell’Arte

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Firenze, dal 1 al 6 Settembre 2019 Fiera, Villa Vittoria Palazzo Vecchio, Teatro dell’Opera Dopo oltre quarant’anni, il Congresso Mondiale di Storia dell’Arte del CIHA (Comité International d’Histoire de l’Art) torna in Italia per svolgersi a Firenze.
“MOTION: Transformation” costituisce la prima parte del 35esimo Congresso Internazionale del CIHA che per la prima volta si terrà in due paesi diversi a distanza di un anno. La seconda parte dal titolo “MOTION: Migrations” avrà luogo infatti a San Paolo del Brasile nel settembre 2020.Il congresso MOTION intende dare avvio a uno straordinario dibattito trans-culturale riguardo a uno dei temi da sempre di maggior rilievo nella cultura globale: il Movimento, declinato su due dei suoi aspetti più importanti, Trasformazione e Migrazione. La prima parte del congresso, organizzato dal CIHA Italia in collaborazione con il Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck-Institut, si svolgerà a Firenze Fiera, nei saloni di villa Vittoria, in grado di ospitare i circa mille partecipanti attesi, e in alcuni dei più prestigiosi edifici storici della città, tra cui Palazzo Vecchio.L’evento, realizzato grazie al contributo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e con il supporto della Getty Foundation di Los sandro botticelli allegoria primaveraAngeles e del Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck-Institut, ha ottenuto i patrocini di: MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), Comune di Firenze, Città Metropolitana, Università di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Regione Toscana.Al ricco programma delle giornate di studio, che contemplano circa centoventi interventi di studiosi di ogni parte del mondo, si aggiungono eventi aperti al pubblico e lectiones magistrales, come quella che vedrà protagonista la storica dell’arte indiana Kavita Singh a Palazzo Vecchio. Sono previste anche visite a musei e collezioni fiorentine noti e meno noti, secondo percorsi legati tematicamente al congresso, grazie alla speciale collaborazione delle direzioni dei diversi musei e istituzioni coinvolti.In una prospettiva transculturale, interdisciplinare e innovativa, il congresso fiorentino prende avvio da una riflessione rivolta sia al ruolo dell’artista inteso come “colui che agisce e fa”, in quanto dotato della capacità divina di plasmare la materia e di creare forme nuove, sia alla natura dell’oggetto d’arte a sua volta dotato di “anima”.Tra i relatori saranno presenti studiosi provenienti dalle più importanti università e istituzioni a livello mondiale, tra cui l’École des Hautes Études en Sciences Sociales (Parigi), il Courtauld Institute (Londra), la Humboldt-Universität zu Berlin, la Columbia University (New York), la Jawaharlal Nehru University (New Delhi), l’Universidade Federal de São Paulo, la Scuola Normale Superiore (Pisa), l’University of Hong Kong.Le nove sessioni del congresso
Sessione 1: L’arte come visione
La sessione si focalizza sulle relazioni fra arte e ispirazione divina, in una prospettiva comparata e transculturale. Prendendo in esame alcune figure di artisti e di mistici capaci di creare immagini mentali che dialogano con quelle reali, saranno indagati i rapporti fra realtà osservabile, spiritualità, visione e creatività e messi in luce i legami complessi che intercorrono fra vedere con gli occhi, immaginare e ricordare.
Sessione 2: L’arte e la materia nel corso del tempo
Argomento chiave della sessione è l’importanza della materia nell’arte, non solo in relazione alla scelta del materiale compiuta dall’artista nel momento in cui crea un’opera, ma anche rispetto ai modi in cui i materiali cambiano nel corso del tempo, mettendo a rischio di deperibilità gli oggetti d’arte, che non sono fatti di materia inerte ma viva.
Sessione 3: L’arte e la natura
La sessione affronta il tema dei rapporti multiformi fra arte e natura, concetti a cui ci si riferisce in maniera separata solo a partire dalla prima età moderna. In tempi più lontani, infatti, non esisteva separazione netta fra le due, essendo entrambe, Natura e Arte, frutto di un disegno di origine divina. Nel corso degli interventi verranno messi a fuoco i momenti cruciali di questo processo di distinzione.
Sessione 4: L’arte e le religioni
In questa sessione si ragionerà, da un punto di vista storico-artistico e antropologico, sul potere delle immagini nelle religioni di culture diverse. Perché adoriamo le immagini? Cosa ci porta a fidarci di loro?Si parlerà di oggetti dotati di anima, di idoli, avatar, apparizioni e di violenza contro le immagini religiose, in una prospettiva il più possibile transculturale.
Sessione 5: L’arte fra disegno e scrittura
La sessione propone una riflessione su affinità e divergenze tra disegno e scrittura. Come fanno le linee a produrre forme? Dritte o curve, spezzate o continue, le linee sono la prova tangibile del processo attraverso cui le opere d’arte vengono create e i testi vengono scritti. Muovendosi tra figura e linguaggio, esse sono al contempo traccia di un percorso creativo e mezzo di comunicazione.
Sessione 6: Iconicità e processo di produzione in architettura
Nella cultura contemporanea cresce la tendenza a trasformare anche i grandi capolavori dell’architettura in pure immagini, in icone. Questa visibilità, mai così grande, sta producendo cambiamenti sostanziali anche nel modo di guardare all’architettura come esperienza fisica, a più dimensioni. A partire da qui, la Sessione propone di adottare un approccio all’icona architettonica che sia orientato allo studio dei processi creativi e produttivi.
Sessione 7: Arte, potere e pubblico
Il lavoro di artisti e architetti è sempre stato utilizzato da singoli o da gruppi appartenenti ai più svariati contesti politici e religiosi per acquisire e mantenere potere. La sessione si concentra su alcuni momenti di crisi e cambiamento in cui le opere d’arte hanno contribuito a trasformare sistemi obsoleti, schemi tradizionali e relazioni di potere fra gruppi sociali diversi, mettendo la società di fronte a nuove idee o persino utopie.
Sessione 8: L’arte, i critici e gli spettatori
La storia dell’arte insegna come i percorsi degli artisti prendano forma anche in relazione al lavoro dei critici. La sessione mira a esaminare il ruolo degli artisti, dei critici e degli spettatori dal dopoguerra a oggi, osservando il tema dalla prospettiva della “scomparsa” (di limiti, di contenuti, di memoria) e discutendo di morte, censura e nuove tecnologie.
Sessione 9: Voyage
Concepita come sezione di raccordo tra le due parti del congresso che si svolgeranno a Firenze e a San Paolo del Brasile, la sessione intende invitare gli studiosi a scambiare idee sul tema del “Viaggio”. Saranno affrontati gli scambi artistici e culturali tra Brasile e Italia, ma non solo: il viaggio, infatti, può essere declinato secondo diverse prospettive, dalla migrazione di persone alla circolazione di oggetti e documenti. E ancora: il viaggio dell’artista, dell’uomo di cultura, dell’esploratore scientifico, del pellegrino, nonché i viaggi determinati da intenti coloniali, militari, diplomatici, o legati a scorribande piratesche e a fenomeni di banditismo. (foto: sandro botticelli allegoria primavera)
http://www.ciha-italia.it/florence2019/2018/04/07/tickets-booking/

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Migrazioni. Oltre l’indignazione. Il razzismo nella storia d’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Torino Giovedì 6 giugno, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 L’estate scorsa ha offerto innumerevoli occasioni per indignarsi: la chiusura dei porti italiani alle navi dei naufraghi; la criminalizzazione dell’attività umanitaria delle Ong; la vergogna dei lager libici; il cinismo dell’Italia e dell’Europa che fanno finta di non vedere e si trincerano nella loro fortezza. È necessario capire che cosa sta succedendo. Confrontarsi con la realtà. Per affrontare questi temi, la Scuola per la buona politica di Torino si è rivolta alle competenze di chi da anni si occupa di fenomeni migratori: demografi, giuristi, antropologi, storici, ma anche esponenti politici e giornalisti alle prese con la gestione concreta dell’accoglienza o con la sua rappresentazione mediatica. Giovedì 6 giugno ore 18, al Circolo dei lettori, con Gad Lerner e Marco Revelli, si conclude la serie di incontri con un appuntamento dal titolo Il razzismo nella storia d’Italia.
Perché tante persone, oggi, lasciano i loro Paesi? Si tratta di un fenomeno senza precedenti? Ha senso distinguere tra chi “ha diritto” e chi “non ha diritto” di emigrare, tra profughi e migranti economici? E, ancora: qual è l’impatto economico e demografico dell’immigrazione dall’Africa e dal Medio Oriente verso la vecchia Europa? Che cosa c’è di vero nella denuncia del business dell’accoglienza? È vero che stiamo diventando razzisti?

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“Manifesto per la Storia”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 Mag 2019

Parma Il Rettore dell’Università di Parma, Prof. Paolo Andrei, aderisce con convinzione al “Manifesto per la Storia”, appello che è stato promosso da Andrea Giardina, Liliana Segre, Andrea Camilleri e da altri intellettuali e illustri personalità del nostro Paese a fine aprile per la valorizzazione della storia nei percorsi formativi dei giovani.
Nelle prossime settimane l’appello, a cui hanno già aderito i Dipartimenti di Discipline umanistiche, sociali e delle imprese culturali e di Giurisprudenza, studi politici e internazionali, sarà portato all’attenzione del Senato Accademico dell’Ateneo.
“La cultura batte il tempo”: Queste parole costituiscono la cifra distintiva e caratteristica sotto la quale sono concepite, organizzate e coordinate tutte le attività di Parma come Capitale italiana della cultura per il 2020, e che rendono subito evidente quanto sia forte, ineliminabile e necessario il legame di Parma con la Storia.In questo contesto di grande sensibilità per l’importanza della dimensione storica come imprescindibile strumento per il raggiungimento di una vera solidità culturale, si colloca anche la missione centrale dell’Università di Parma, che esercita il proprio ruolo sulla base di una chiara e profonda coscienza dell’importanza della Storia come base necessaria di ogni seria e consapevole riflessione scientifica.Fiera e orgogliosa della sua funzione di istituzione culturale votata allo studio e alla valorizzazione della memoria storica, l’Università di Parma intende aderire con convinzione all’appello promosso dal Prof. Andrea Giardina e prontamente recepito da molti autorevoli esponenti del mondo della scienza e della cultura, ossia al “Manifesto per la Storia”.L’Università di Parma condivide la necessità di pervenire a una più vigorosa tutela dell’insegnamento delle discipline storiche in ogni contesto didattico e, per questa ragione, accoglie il monito espresso dal “Manifesto per la Storia” e ne sostiene le argomentazioni. In particolare, l’Università di Parma condivide le richieste di ripristino della debita attenzione alla formazione storica nel percorso didattico degli studenti presso tutte le istituzioni competenti, ponendosi in questo modo con convinzione accanto agli altri Atenei che hanno già espresso questa stessa posizione, nella ferma persuasione che la tutela della Storia costituisca elemento imprescindibile per il raggiungimento di una piena maturità critica».

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