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Baghdad, Giugno 1941: una storia che in pochi conoscono

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

By Emanuel Baroz. Il Pogrom Farhud (farhud in arabo = devastazione), perpetrato a Baghdad il giorno di Shavuoth 1941 e protrattosi per due giorni (1 e 2 Giugno 1941) non e’ molto conosciuto. Secondo alcune fonti furono massacrati almeno 600 ebrei in quei giorni. Qui di seguito troverete una testimonianza di quell’atroce episodio […] Il 30 maggio, Rashid Ali Kailani e il Gran Muftì di Gerusalemme, que­st’ultimo con le sue centinaia di seguaci, fuggirono a Teheran, approfittando della copertura diplomatica dei convogli organizzati dagli ambasciatori tede­sco e italiano. Hajj Amin al Husseini si salvò grazie a un passaporto diplomatico prosaicamente intestato al signor Rossi Giuseppe. Prima di abbandonare Baghdad, però, i militari golpisti, tra cui anche Adnan Khayrallah, zio e padre spirituale di Saddam Hussein, ordinarono un pogrom nel quartiere ebraico.A fine maggio del 1941, Rashid Ali Kailani e gli ufficiali scapparono in Iran, l’esercito iracheno si arrese senza condizioni agli inglesi e al Palmach – la brigata ebraica che ha combattuto al fianco degli inglesi – e si ritirò distrutto.Gli inglesi ebbero la meglio e marciarono verso Baghdad; corse voce che il piccolo re e il reggente fossero tornati e che si sarebbe formato un governo filoinglese. Noi ebrei tirammo un sospiro di sollievo.Di colpo, una sera di giugno, il primo giorno di Shavuot, sentimmo degli spari, le radio e le telecomunicazioni erano state distrutte dalla Roval Force.Gli arabi attaccarono i quartieri ebraici di Baghdad, centi­naia di ebrei furono uccisi, tirati giù dagli autobus, accoltellati da gio­vani armati e lasciati morire dissanguati per la strada, migliaia di case e negozi saccheggiati.II pogrom durò quarantotto ore, gli omicidi avvennero quasi tutti nella notte, i saccheggi il giorno dopo. Sentii con le mie orecchie i musulma­ni gridare: «Farhood, farhood-intissar al Islam ala el Yeehod!» («Sac­cheggiate, saccheggiate, è la vittoria dei musulmani sugli ebrei!»). L’uni­ca via di fuga era salire sul tetto.Tremo ancora al ricordo delle terribili scene della popolazione terroriz­zata che salta da una terrazza all’altra scappando. Hitler, possano il suo nome e il suo ricordo essere spazzati via, era al culmine del suo trionfo.Trecento (ma secondo alcune fonti addirittura seicento) furono gli ebrei vittime del pogrom, durante il quale furono distrutti 586 loro negozi e 911 case.(da Carlo Panella, Il libro nero dei regimi islamici, Rizzoli, pp.95-96) Aggiungo che oltre alle centinaia di morti vi furono anche migliaia di feriti.Aggiungo che voglio ricordare questo massacro perché a troppi, occupati a tempo pieno a chiamare massacro e sterminio e genocidio la morte delle unità e delle decine di una parte, non resta più tempo per occuparsi delle centinaia e delle migliaia dell’altra parte.Aggiungo che durante i due giorni e due notti di massacro l’esercito inglese, accampato alla periferia di Baghdad, non ha mosso un dito per impedirlo o fermarlo (ricorda qualcosa?), ma nessuno si è mai sognato di accusare l’esercito inglese, o il suo comandante, o la Gran Bretagna, o il suo ministro della difesa, di crimini contro l’umanità.Aggiungo, per chi dovesse avere qualche problema di memoria, che questo massacro, così come tanti altri che lo avevano preceduto e tanti altri ancora che lo hanno seguito, non era una “legittima e comprensibile reazione” alle “infamie” commesse dallo stato di Israele, perché lo stato di Israele non c’era. Aggiungo – e concludo – che nel 1941 gli ebrei iracheni, presenti nell’area da circa due millenni e mezzo, ossia almeno un millennio prima degli arabi, erano circa 150.000; nel 1948 erano circa 135.000; nel 2001 ne erano rimasti circa 200. Oggi ce ne sono sette a Baghdad, meno di 100 in tutto l’Iraq. Perché Hitler è vivo e lotta insieme a loro, con il fattivo aiuto e l’entusiastico tifo di milioni di euroarabi.

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I batteri orali, una sorpresa per la nostra storia evolutiva

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Persino la semplice placca che ricopre i nostri denti, e che spazzoliamo via attentamente ogni giorno contiene, in realtà, piccoli ma straordinari indizi riguardo all’evoluzione della nostra specie e alla nostra salute giornaliera.In un articolo appena pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, un gruppo internazionale di genetisti e paleoarcheologi ha messo a confronto la placca dentale trovata in fossili di Sapiens e Neandertal con quella presente sui denti di scimpanzé, gorilla e scimmie urlatrici. L’approccio ha coinvolto un nutrito gruppo di collaboratori operanti in diversi campi scientifici e ha permesso di ricostruire una completa immagine del nostro passato.Tra gli autori del lavoro, il professor Marco Peresani dell’Università di Ferrara, che dirige gli scavi nei siti archeologici di Grotta de Nadale (Vicenza) e Grotta di Fumane (Verona) da cui provengono i denti decidui di Neandertal analizzati, risalenti rispettivamente a 70mila e 54-47 mila anni fa “L’analisi della placca dentale fossile ha identificato dieci gruppi di batteri che hanno fatto parte del nostro bioma per oltre 40 milioni di anni, e che sono inoltre condivisi con altre specie di primati da oltre 40 milioni di anni. Questi batteri ricoprono funzioni essenziali per la nostra salute orale ma sono raramente studiati, e in alcuni casi nemmeno conosciuti”, spiega Peresani.Dal confronto tra le specie batteriche ritrovate nei denti dei nostri diretti antenati Sapiens, nei Neandertal e in quello dei primati emerge anche un dato sorprendente: “Nonostante le molte similitudini con altri primati, lo studio ha rivelato che il nostro microbioma è in realtà più simile a quello dell’Uomo di Neandertal, fino a risultare da quest’ultimo quasi indistinguibile”, continua James A. Fellows Yatesa, giovane ricercatore del Max Planck Institut di Monaco (Germania), primo autore dell’articolo.Lo studio mette in luce anche alcune differenze, grazie alle quali è stato possibile rivelare che i Sapiens che popolavano l’Europa durante l’ultima Era Glaciale possedevano alcuni ceppi batterici in comune con i Neandertal, sebbene questi ceppi non siano più presenti nella nostra specie al giorno d’oggi. Altra scoperta interessante riguarda un differente gruppo di batteri specificamente adattato a consumare l’amido, identificato sia nei Sapiens che nei Neandertal:“Sorprendentemente, questo risultato suggerisce che cibi contenenti amido potrebbero essere entrati a far parte della dieta umana molto prima dell’introduzione dell’agricoltura: addirittura anche prima della comparsa degli uomini anatomicamente moderni”, argomenta Marco Peresani.Cibi di questo tipo, come radici, tuberi e semi, sono ricche fonti di energia. Per questo, la transizione dei nostri antenati verso una dieta ricca in amido potrebbe essere messa in relazione con i cambiamenti nell’architettura del cervello che caratterizzano la nostra specie Homo sapiens, ma che hanno anche favorito l’aumento encefalico dei Neandertal. Ricostruire il menu dei nostri antenati, grazie anche allo studio dei batteri orali, potrebbe quindi aiutare a comprendere i primi cambiamenti nella dieta che hanno contribuito a renderci distintamente umani.“Il nostro microbioma orale si è evoluto di pari passo con la nostra specie per oltre un milione di anni, e c’è ancora molto da scoprire. Persino la semplice placca che ricopre i nostri denti, e che spazzoliamo via attentamente ogni giorno contiene, in realtà, piccoli ma straordinari indizi riguardo all’evoluzione della nostra specie e alla nostra salute giornaliera”, conclude il professore Marco Peresani Articolo originale: The evolution and changing ecology of the African hominid oral microbiome (fonte Università Ferrara)

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Seminari di Europa 2021: Come si scrive la storia del mondo antico?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2021

L’incontro, inserito nel ciclo Prime lezioni di storia antica, è in programma per martedì 11 maggio alle 17 sul canale Youtube dell’Università di Parma. Relatore sarà Luca Iori, docente di Storia della storiografia antica e Metodologie dell’indagine storiografica all’Università di Parma. La lezione illustrerà alcuni tratti caratteristici della storiografia antica in lingua greca e latina, nel lungo arco di tempo che va dalla nascita del pensiero storico nella Ionia di VI secolo a.C. alla fine del mondo antico (V secolo d.C.). L’obiettivo è duplice: da un lato, favorire un corretto approccio metodologico allo studio della storiografia greco-romana; dall’altro, riflettere sulle linee di continuità e frattura che uniscono e separano il nostro modo di fare storia da quello degli antichi.I Seminari di Europa, curati da Alessandro Pagliara, docente di Storia romana all’Università di Parma, sono promossi dall’Ateneo con il Comune di Parma, e sono realizzati con il patrocinio e il sostegno finanziario dell’Istituto Italiano per la Storia antica, della Giunta Centrale per gli Studi Storici e della Fondazione Cariparma.La partecipazione all’edizione 2020-21 dei Seminari di Europa – organizzati da soggetto qualificato MIUR – è valida per i docenti come aggiornamento professionale per sei ore complessive. Gli insegnanti potranno iscriversi gratuitamente attraverso la piattaforma S.O.F.I.A., selezionando l’iniziativa formativa 56976.

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La storia triste dei genitori di Piero Gobetti, dimenticati e morti in povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2021

Torino. Su Cronache da Palazzo Cisterna un articolo della professoressa Claretta Coda. “Si sa pressoché tutto di Piero Gobetti, ma quasi nulla si sa, invece, dei suoi genitori, Giuseppe Giovanni Battista, da Andezeno, e Angela Luigia Canuto, torinese”. Comincia così l’articolo di Claretta Coda, docente al liceo Aldo Moro di Rivarolo Canavese, che uscirà su Cronache da Palazzo Cisterna venerdì prossimo e che indaga a fondo la triste vicenda del papà e della mamma del “prodigioso giovinetto”, come lo definì Norberto Bobbio: di Angela, che spirò dopo lunga malattia a Ivrea nei giorni dell’occupazione tedesca, il 24 settembre 1943, e di Giuseppe, sopravvissuto alla morte dell’unico figlio e della moglie e deceduto in povertà dopo aver partecipato attivamente alla Resistenza. «Ora sono a Torino senza casa e senza famiglia” si legge in una relazione scritta dallo stesso Giuseppe Gobetti per le autorità alleate alla fine della guerra, “cerco di lavorare, ma non trovo nulla perché sono troppo vecchio, e purtroppo è vero, ho 72 anni, e per campare la vita, oggi è un affare serio, non so più come fare, vedo tutto nero, siamo alle porte dell’inverno, mi trovo male in arnese, sono senza scarpe, o sono rotte”. Per approfondire la biografia dei genitori di Piero, la professoressa Coda attinge, oltre che alla relazione di cui sopra, al Ricordo di Gobettidi Manlio Brosio, alla biografia per immagini di Piero Gobetti scritta dal professor Pianciola, al Diario clandestino 1943-46 di Fulvio Borghetti, chimico antifascista torinese, e ai documenti conservati in Istoreto nel Fondo dello stesso Borghetti. “Il mosaico che prende forma grazie ai vari contributi è triste e bellissimo” commenta nel suo articolo, già uscito qualche tempo fa su Canavèis, Claretta Coda. Giuseppe e Angela Gobetti gestivano una drogheria al numero 9 di via Bertola a Torino, lavoravano dalla mattina alla sera per garantire gli studi e un futuro dignitoso al figlio, che “seguivano con sguardo umile, adorante, quel figliolo che non pareva loro vero d’aver generato e di fronte al quale erano loro stessi i figli”, come ricorda un’altra testimonianza riportata dalla Coda nel suo articolo, quella di Edmondo Rho, uscita su un numero de “Il Ponte” del 1956. Possiamo solo immaginare il dolore straziante dei genitori per la scomparsa del figlio Piero, morto a soli 25 anni, esule a Parigi, dopo aver subito due aggressioni a opera dei fascisti, oltre all’ostilità inflessibile del regime. Poi la malattia di Angela e la deriva della coppia verso la povertà. Nell’ottobre del 1942 la loro casa torinese, un ammezzato in piazza Carlina, fu bombardata, e dopo il ricovero in un dormitorio per sinistrati dovettero sfollare a Ivrea, aiutati un poco dall’Olivetti e dalla resistenza locale. Angela morì quasi subito in ospedale, Giuseppe aderì alla lotta partigiana aiutando diversi ex prigionieri di guerra alleati in fuga: “Pensavo che il comitato di Torino sbagliava dimenticando il padre di Piero Gobetti, registrato ad Ivrea come ‘sinistrato sfollato che vive di carità’. Anche se la chiedeva con dignità e l’accettava con imbarazzo” scrive Borghetti nel suo diario. Davvero una vicenda emblematica, questa dei genitori Gobetti, dell’ingratitudine che il nostro paese ha spesso riservato alla sua parte migliore, a coloro che hanno dato tutto per la sua salvezza e la sua dignità, agli eroi silenziosi che l’hanno salvato dal baratro dell’ignominia in cui l’avevano scagliato il fascismo, una guerra scellerata e l’occupazione tedesca.“Alla sera, vedendo il padre di Gobetti, cerco di immaginare la strada vuota su cui cammina da venticinque anni e ricordo come da solo potrebbe personificare le ingiustizie subite dagli italiani negli anni della dittatura”: sono ancora le amarissime parole del diario di Borghetti, poste alla fine del suo articolo dalla professoressa Coda, che conclude, con tristezza venata dall’affetto: “Peccato che di loro si sappia così poco e che di loro anche ad Ivrea quasi non ci si rammenti. Questo articolo è scritto per ricordarli, con profondo rispetto per il loro impegno e per il loro dolore”.

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La lunga storia dell’Intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Enrico Bertino, Co-founder & Chief AI Officer di Indigo.ai. Nella storia di Microsoft l’acquisizione di Nuance per quasi 20 miliardi di dollari è seconda solo a quella di LinkedIn: per il social network dei professionisti la società fondata da Bill Gates, nel 2016, aveva messo sul piatto 26 miliardi di dollari. La cifra investita per la società attiva nell’intelligenza conversazionale sanitaria conferma quanto alta sia l’attenzione del mercato verso un settore in continua espansione. E d’altra parte è stata proprio Microsoft la prima società ad aver avuto accesso al Gpt-3, l’algoritmo elaborato da OpenAi che ha sviluppato un modello di linguaggio senza precedenti, capace di interpretare e scrivere in maniera chiara e corretta qualunque cosa. Da una semplice email a un articolo di giornale. Al punto che, simile a quanto teorizzato nel test di Turing, chi legge un articolo di giornale scritto da Gpt-3 non è in grado di capire se il testo è prodotto da un uomo o una macchina. Oggi l’attenzione verso il linguaggio sviluppato dall’intelligenza artificiale è continuamente sotto i riflettori: le aziende fanno a gara per integrare nei loro sistemi i migliori algoritmi, a volte anche senza aver ben chiaro come utilizzarli al meglio. Ma se adesso dialogare con un chatbot ci sembra normale o quasi è merito dal lavoro e delle ricerche iniziate 70 anni fa da un gruppo di scienziati visionari.E d’altra parte non è certo un caso che il test di Turing si chiami così: è stato Alan Turing il padre dei moderni computer, nel 1950, a teorizzare un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare come un essere umano. L’aspetto stupefacente del test è nell’aver teorizzato una capacità di linguaggio simile a quella dell’uomo, prima ancora che nascessero dei veri computer. E il semplice fatto che Turing si sia concentrato sulle parole anziché sulla potenza di calcolo chiarisce quale sia l’importanza e la difficoltà di sviluppare un’intelligenza artificiale del genere. E spiega indirettamente come mai 70 anni fa si immaginasse che all’inizio del nuovo millennio tutte le macchine avrebbero superato agevolmente il test, mentre in realtà siamo ancora lontani dall’ottenere un risultato del genere. Nel 1956 per la prima volta alcuni ricercatori parlano di intelligenza artificiale, ma dopo una fiammata iniziale, l’interesse lentamente viene meno. Certo nel 1966 arriva Eliza, il primo chatbot della storia che simula un terapista utilizzando le stesse parole del proprio interlocutore, ma non accende gli entusiasmi. Inizia così quello che in gergo si chiama il lungo inverno dell’intelligenza artificiale: un periodo di stanca lungo quasi 30 anni e interrotto solo sporadicamente da esperimenti più o meno fallimentari come Parry nel 1972 o Dr Sbaitso nel 1992. Nel 1995 arriva la prima svolta con Alice un software creato con Aiml, l’Artificial Intelligence Markup Language, studiata per imitare un linguaggio naturale. Non è una rete neurale capace di imparare autonomamente, ma un sistema che segue un percorso preordinato. È quindi capace di rispondere a tutte le domande pensate dai programmatori, ma non può uscire dal sentiero tracciato. Ed è quindi un ottimo punto di partenza per i bot più semplici.L’accelerazione sull’intelligenza artificiale arriva negli ultimi 10 anni. Nel 2011 Watson, il sistema di Ibm batte in diretta televisiva i campioni americani di “Chi vuole essere milionario”, una vittoria che ha un grande eco, ma non eccezionale considerato che il software aveva di fatto immagazzinato l’informazione presente su Internet. Nel 2016 è la volta il Tay, l’account Twitter creato da Microsoft per sperimentare l’intelligenza artificiale: era programmato per rispondere in modo automatico a chiunque gli scrivesse. L’obiettivo era che Tay rispondesse in modo naturale, imparando da quello che leggeva in altre conversazioni e che gli veniva scritto. È stato un fallimento totale: in poche ore Tay ha iniziato a scrivere cose razziste, insultare e negare l’olocausto. Colpa dei troll, probabilmente, ma anche degli errori di programmazione della società. Forse anche della fretta di arrivare primi.I passi avanti sono stati tanti, e oggi l’intelligenza artificiale è integrata praticamente in ogni nostra attività quotidiana. Ma oggi noi operatori del settore abbiamo un’altra sfida. Non solo stare al passo con le innovazioni quotidiane dal punto di vista del business, ma soprattutto sapere governare e guidare uno sviluppo sano ed etico dell’intelligenza artificiale: affinché sia inclusiva e mai divisiva.

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Una pagina molto importante nella storia della giustizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

Grazie al Ministro Cartabia si segnerà una pagina molto importante nella storia della giustizia. La direttiva europea sulla massima tutela per l’imputato del 2016 entrerà a pieno titolo nella legislazione nazionale! Un passo avanti sulla strada dello stato di diritto con il riconoscimento sostanziale della presunzione d’innocenza, principio costituzionale contenuto all’interno dell’art. 27 comma 2 : “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Avanti tutta! (n.r. Un aspetto altrettanto importante è il pretendere che l’iter processuale richieda tempi brevi. Non si possono attendere, come oggi accade normalmente, anche più di dieci anni prima che una sentenza diventi definitiva. Questo andazzo provoca, tra l’altro, una sfiducia nei confronti della giustizia facendole perdere credibilità e rispetto. Le ricadute, per altro, non riguardano solo l’ambito giudiziario ma coinvolgono nel suo articolato l’intera società e le istituzioni che le rappresentano dalla politica all’economia, dal sociale all’ordinamento scolastico.)

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Libro: Torniamo a muoverci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2021

Parag Khanna In libreria dall’8 aprile Collana Le terre. Il nuovo, attesissimo saggio di uno degli intellettuali più influenti al mondo. Il coronavirus ha imposto il lockdown più severo della Storia, congelando completamente la migrazione internazionale. Eppure tutte le forze che costringono le persone a sradicarsi stanno accelerando: carenza di manodopera, sconvolgimenti politici, crisi economiche, evoluzioni tecnologiche e cambiamenti climatici. Dove vivrai nel 2030? Dove si stabiliranno i tuoi figli nel 2040? Come sarà la mappa dell’umanità nel 2050? Già venduto in 10 paesi. In uscita in primavera in Germania, in autunno negli Stati Uniti e in Inghilterra. (Fazi Editore)

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“La tragedia delle Foibe è una storia italiana”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 febbraio 2021

“E’ una storia di tutti, non un ricordo di parte da interpretare e cercare di delegittimare. Gobetti sta tentando un’operazione ai limiti del negazionismo: ci sono foto che lo ritraggono di fronte monumenti in onore dei partigiani titini massacratori di italiani con indosso magliette con il viso di Tito. Laterza era a conoscenza di questi inquietanti aspetti del sedicente “storico” nostalgico di Tito? Operazioni editoriali come quella di Eric Gobetti, osannata dalla sinistra estrema, dall’Anpi e di chi cerca facili vie al giustificazionismo, sono inaccettabili e minano lo spirito stesso della commemorazione: Fassino, Violante, Napolitano, nonostante la propria storia politica, hanno condiviso la memoria, nell’ottica della pacificazione nazionale. Una mistificazione dal basso valore scientifico e dal dubbio gusto, a partire dal titolo “E allora le foibe?”, una pubblicazione inconsistente stroncata da accademici e giornalisti. Tanto più che scopriamo che Gobetti ha proprie foto con la bandiera dei partigiani titini, gli stessi che trucidarono migliaia di italiani, un nostalgico titino. Rispettiamo la libertà di manifestazione del pensiero di Gobetti ma il rispetto di chi perse la vita deve essere anch’esso garantito: chiediamo a Laterza di ritirare il libro e le scuse di Gobetti. È necessario e urgente istituire una commissione presso il Mibact composta da storici indipendenti così da poter garantire un insegnamento più oggettivo possibile sui fatti tragici della Nazione.” Così in una nota i deputati componenti della commissione Cultura Federico Mollicone e Paola Frassinetti.

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The Good Lord Bird. La storia di John Brown di James McBride

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

The Good Lord Bird. La storia di John Brown di James McBride In libreria dall’11 febbraio, Collana Le strade Dall’autore bestseller James McBride, vincitore del National Book Award, il romanzo è ambientato nel Kansas del 1856 ed è la storia di un ragazzino (ma per sopravvivere si finge una ragazza) che si aggiunge alla crociata abolizionista di John Brown. Scritto con un ritmo incalzante e una forte vena comica, è diventato un caposaldo della nuova letteratura black e ricorda da vicino i film di Tarantino e dei fratelli Coen. Il romanzo da cui è stata tratta l’omonima serie trasmessa in Italia da Sky Atlantic con Ethan Hawke come protagonista. Fazi editore.

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2020 anno peggiore della storia? Per Time, ma…

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

La prima pagina di Time afferma che il 2020 è stato l’anno peggiore della storia. Che dire, solo nel XX secolo, gli anni delle guerre mondiali ed epidemie con decine di milioni di morti. E nel XXI secolo più della metà dell’umanità che subisce guerre, carestie, disastri naturali, ecc. Time non comprende che è finita quella pacchia della minoranza del Pianeta costruita sulla pelle della maggioranza? Il suo parametro di riferimento non è l’essere umano? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Storia di un’idea: Il “Taccuino d’Artista”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

E’ il nuovo libro dello scrittore e critico d’arte Donato Di Poce dal titolo Taccuini d’Artista “ARTIST NOTEBOOKS & POETRY BOX” ovvero Storia di un’idea: Il “Taccuino d’Artista” da Leonardo da Vinci a Basquiat per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno. Ogni uomo, è attratto consapevolmente o no dal bisogno di un’esperienza estetica della vita e del mondo. E più che dalla bellezza di un’opera o dalla personalità di un artista, ama scoprire le poetiche, i processi creativi, la sequenza realizzativa di un’idea, le impronte e le tracce, i tentativi, gli abbozzi e le cancellazioni di una comunicazione iconica e segnica che è anche e sempre una comunicazione psicologica.Da qui, l’interesse per i segni preistorici sulle grotte, i disegni preparatori degli artisti, i diari, i dessins e i collages, le sinopie, gli “skethbook”, i progetti, i “carnets” gli scarabocchi, la “mail-art” e i “libri monotipi”, in una parola “I percorsi nascosti della creatività”, che ci permettono di entrare nelle “stanze segrete” e negli “atelier” degli artisti, di sbirciare dal loro buco della serratura, per vedere, toccare, leggere, “i taccuini segreti degli artisti”. Donato Di Poce, ama definirsi un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici. ( Nato a Sora – FR – nel 1958, residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Poesismi, Fotografo. Artista poliedrico, innovativo ed ironico, dotato di grande umanità, e CreAttività. Ha al suo attivo 29 libri pubblicati(tradotti anche in inglese, arabo, rumeno e spagnolo) , 20 ebook e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Dal 1998 è teorico, promotore e collezionista di Taccuini d’Artista. Ha realizzato L’Archivio Internazionale di TACCUINI D’ARTISTA e Poetry Box di Donato Di Poce, progetto espositivo itinerante.

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Stefano Ventura: Storia di una ricostruzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

In libreria per Rubbettino “Storia di una ricostruzione. L’Irpinia dopo il terremoto” di Stefano Ventura Aveva sei mesi, Stefano Ventura, quella tragica sera del 23 novembre 1980, quando in un minuto e mezzo l’Irpinia venne scossa inghiottendo nel buio e nel terrore quasi tremila persone. Stefano non può avere memoria di quelle ore drammatiche, ma i racconti che ha ascoltato e che ha mandato giù con il latte materno hanno fortemente condizionato la sua crescita così come quella di tanti ragazzi nati dopo il terremoto e che – scrive Stefano – portano i nomi delle tante vittime.Al terremoto Stefano ha dedicato i suoi studi universitari e un dottorato di ricerca in storia contemporanea, oltre a numerosi saggi e ricerche.Oggi, in occasione del quarantennale di quel tragico evento esce in libreria per Rubbettino un suo libro molto accurato dal titolo “Storia di una ricostruzione. L’Irpinia dopo il terremoto” in cui lo studioso racconta i problemi, le storie e i processi che hanno caratterizzato la ricostruzione dopo il terremoto con il supporto delle voci dei protagonisti, dei dati e delle cifre, di alcuni casi esemplari e utili alla comprensione.La riflessione sull’Irpinia non può che finire inevitabilmente per intrecciarsi con quella sulla ricostruzione di altri luoghi (come il Belice, il Friuli e i terremoti più recenti) che hanno subito eventi simili; affronta il tema delle prospettive di rilancio economico dell’area che vennero avanzate negli anni successivi, passando attraverso il ruolo che la criminalità organizzata ha giocato sui lavori post-terremoto, il libro affronta i cambiamenti nel tessuto urbanistico dei paesi colpiti, la storia del processo di industrializzazione e sviluppo e l’attuale collocazione dell’Irpinia anche all’interno della Strategia nazionale aree interne.

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I retroscena della storia dell’euro in “Alex, un giallo valutario”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Rivela importanti retroscena della storia dell’euro, in forma di thriller. Il nuovo libro, appena uscito su Amazon, si chiama Alex- un giallo valutario, e promette di svelare la natura del denaro e i fondamenti della finanza. A questo scopo non si serve dell’esposizione di teorie monetarie, ma conduce il lettore attraverso un percorso narrativo, abitato da personaggi affascinanti, che faranno di tutto per sedurlo.Un giallo, con un sottotesto economico-politico che ha per oggetto l’euro, l’Europa e le guerre imperialiste per il petrolio e la supremazia valutaria.Una storia dall’intreccio avvincente, che arriva fino a Roma e Parigi, partendo dalla City di Francoforte.Tutto parte da un gruppo di amici dallo stile di vita libero e non convenzionale, che denuncia a un commissario di polizia la scomparsa del maschio alfa, ovvero Alex, un tecnico petrolifero di origine italiana, appena rientrato dalla guerra in Iraq.Il commissario è inizialmente scettico, ma finisce per subire il fascino degli amici di Alex e presto diventa uno di loro. Le indagini lo porteranno fino a Roma, ove la strana morte di un extracomunitario insospettisce alcuni agenti antiterrorismo della polizia italiana.Riusciranno i personaggi a fare luce sui veri motivi della scomparsa di Alex? A scoprire i segreti del suo lavoro, e che cosa aveva a che fare con l’unione monetaria e con l’euro? Riusciranno a capire chi era Alex veramente? In un finale a sorpresa, il lettore si troverà di fronte a interrogativi universali, legati alla natura del denaro e all’identità dell’individuo nell’era della globalizzazione.La storia è un’opera di chiara ispirazione europeista, sottolineata dalla varietà dei luoghi e dalle diverse nazionalità dei personaggi.L’autrice Patrizia Vigiani, originaria di Firenze, si è già distinta per il suo manuale “Forex Trading per Comuni Mortali”, e per il suo impegno contro le truffe online.Per saperne di più sul libro consigliamo la visita al sito internet http://www.alex-un-giallo-valutario.de, e alla pagina Facebook http://www.facebook.com/AlexMoneyThriller. “Alex – un giallo valutario” è disponibile in formato ebook e cartaceo su Amazon.it all’indirizzo http://www.amazon.it/dp/B08L2J33KR.

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Nasce il primo Istituto al mondo di storia della reumatologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Le malattie reumatologiche hanno interessato l’uomo fin dall’antichità. Ci sono notizie e testimonianze storiche ben precise di uomini e donne (più o meno famosi) che sono stati colpiti da alcune gravi patologie. Tuttavia di certe malattie invece non ci sono notizie fino a tempi relativamente recenti. Lo studio del passato può quindi essere utile per valutare l’evoluzione di alcuni problemi di salute e di come gli scienziati d’ogni epoca abbiano cercato delle soluzioni per assistere i pazienti. L’Italia inoltre è stato uno dei primi paesi al mondo a sviluppare la reumatologia come disciplina medica autonoma. Questo è avvenuto a partire dalla seconda metà del Novecento e nel corso degli anni la reumatologia è diventata una delle eccellenze del sistema sanitario nazionale. Per tutti questi motivi la Società Italiana di Reumatologia (SIR) ha deciso di fondare l’Istituto di Storia della Reumatologia, il primo al mondo dedicato alla ricerca storiografica e scientifica di questa branca della medicina. La nuova struttura accademica sarà presentata con una conferenza stampa virtuale si terrà oggi e alle ore 11. All’evento parteciperanno: Leonardo Punzi (Direttore dell’Istituto), Luigi Sinigaglia (Presidente Nazionale della SIR), Roberto Gerli (Presidente Eletto SIR), Giuseppe Dal Ben (Direttore Generale della ULSS3 Serenissima) e Mario Po’ (Direttore Generale della Biblioteca Storica di Medicina).

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Pentastellati: È una storia che si ripete?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

Negli anni che seguirono la fine della Seconda guerra mondiale spuntò un movimento che catalizzò l’attenzione della nascente classe politica italiana emersa dalla lotta partigiana, dopo gli anni bui del fascismo, e che passò alla storia con il nome di “L’Uomo qualunque” dall’omonimo settimanale fondato e diretto a Roma Il 27 dicembre 1944 da Guglielmo Giannini e che nel maggio 1945 superò le 800 mila copie. E proprio sull’onda di questo successo editoriale che Giannini si convinse sull’opportunità di trasformarlo in movimento politico e di tentare la via elettorale. Detto fatto il 7 novembre successivo pubblicò il programma del Fronte dell’Uomo Qualunque il cui motto era “non ci rompete più le scatole”. Sulla scorta di questo precedente e soprattutto del suo dissolvimento nel giro di pochi anni passando dal 5,3% dei voti alle elezioni politiche del 1946, potendo così contare su 30 deputati all’Assemblea costituente, al 3,8% del 1948. Azzardai in proposito dopo il primo successo elettorale Pentastellato con un corposo 25%, partendo praticamente da zero, una riflessione sulla sua tenuta ritenendo necessario che si tenesse alla larga dalle alleanze con gli altri partiti che aveva, per altro, severamente criticato non per fare antipolitica, come Giannini, ma per una questione morale. Ed ironia della sorte non fu la caduta dei consensi a giocare un brutto tiro ai pentastellati bensì il suo maggiore successo alle successive elezioni politiche con il suo 32%. S’infilò in un vicolo cieco dove era impossibile andare avanti da solo ed era impensabile tornare indietro. Finì con l’allearsi prima con un partito di destra e poi con uno di sinistra e, quel che è peggio, la base non ne condivise le scelte facendo calare in modo sensibile il consenso elettorale tanto che è di questi giorni ho avuto modo di leggere la dichiarazione dell’on.le Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia, oggi l’unico partito in crescita, che reputa il Movimento 5Stelle vicino all’estinzione. Non credo in questa diagnosi infausta ma sulla necessità ed anche l’urgenza di una revisione critica e la costruzione di un modello politico rinnovato ideologicamente e culturalmente. Bisogna, innanzitutto, comprendere che il movimento creato da Grillo e da Casaleggio è nato e continua, nella sua ragione d’essere, avendo catturato il consenso di chi crede nella politica scremata dai compromessi al ribasso di una classe dirigente non sempre sensibile alle istanze di rinnovamento del Paese e dei suoi fondamentali culturali. Ma per restare una proposta di governance credibile deve saper costruire una ideologia che sappia offrire al suo popolo un diverso modo di testare la propria presenza perché in Italia di gente onesta ve ne è tanta ma ha un forte bisogno di certezze e di convinte e ragionate scelte nella vita economica e sociale del Paese. Ma soprattutto di esempi virtuosi a livello istituzionale. (Riccardo Alfonso)

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“Il Sannio è una realtà sana, immersa nel verde, non densamente popolata e ricca di storia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

By Floriano Panza. “Abbiamo tutte le potenzialità per diventare una capitale verde europea, valorizzando i suggestivi percorsi del Parco regionale del Taburno-Camposauro ed investendo in green economy e in infrastrutture per offrire una prospettiva occupazionale ai nostri giovani e per mettere in sicurezza i tratti montani e di interesse paesaggistico. Dobbiamo puntare sulla salvaguardia ambientale, sullo sviluppo economico sostenibile e sul nostro brand territoriale. Anche il Parco nazionale del Matese, che comprenderà i Comuni della provincia situati sul versante del Matese, può rappresentare una grande opportunità per il rilancio dei nostri borghi, purché le norme urbanistiche di attuazione consentano davvero attività ecocompatibili, senza imbalsamare in maniera rigida le offerte turistiche. Un contesto di rara bellezza, dove diverse associazioni locali sono riuscite ad innescare un circuito di promozione particolarmente significativo, che ha già superato i confini regionali. Mi riferisco, ad esempio, ai percorsi avventura delle Forre di Lavello e prima ancora delle Gole di Caccaviola e Conca Torta, che hanno configurato un’idea di turismo esperienziale che viaggia esattamente nella direzione indicata. Occorre, però, disporre di un piano di conservazione e sviluppo in via preliminare, in grado di attrarre anche le nuove generazioni ed i turisti stranieri, sempre più sensibili all’impegno ambientalista e sociale. Dopo gli incendi che hanno mandato in fumo centinaia di ettari di vegetazione sul Monte Erbano, Floriano Panza – coordinatore di Sannio Falanghina “Capitale europea del Vino 2019” ed ideatore, sei anni fa, del progetto di South Working nel Comune di Guardia Sanframondi (Benevento) – propone un nuovo modello di sviluppo turistico, dedicato alla difesa del patrimonio paesaggistico, naturalistico e faunistico sannita.E’ arrivato il momento di presentare un’offerta turistica unica, basata sul fenomeno dell’ecoturismo, sulla tutela della biodiversità e sulla valorizzazione del territorio. Il turismo sta cambiando, anche alla luce del Covid e grazie alla banda ultralarga. Sempre più turisti sono alla ricerca di luoghi incontaminati per praticare attività a contatto con la natura, come ad esempio l’arrampicata o il trekking, e le nostre valli non hanno nulla da invidiare alle altre località europee. Mettiamo in rete parchi, vigneti, borghi, musei, cantine, boschi e patrimonio UNESCO di Benevento, e lanciamo una grande campagna di comunicazione destinata ai tour operator internazionali. Ricominciamo con orgoglio dalle nostre radici”.Sono le parole pronunciate dal Vescovo Don Mimmo Battaglia. Una sfida, sottolinea Floriano Panza, che possiamo affrontare insieme e che riguarda il rimboschimento, la piantumazione e, naturalmente, la capacità di intercettare risorse utili al mitigamento del rischio idrogeologico e al monitoraggio ambientale, anche attraverso nuove tecnologie come droni e sensori. Lavoriamo per fare del nostro Sannio una eccellenza anche nella prevenzione degli incendi e nel turismo sostenibile”.

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Governo. La ministra Azzolina e la Storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Siamo rimasti abbagliati, non riuscivamo a distinguere persone e cose intorno a noi.Chi l’artefice? La ministra dell’Istruzione, la pentastellata Lucia Azzolina, che ha dichiarato: stiamo per scrivere un nuovo capitolo della Storia.
Quale non si è capito visto che è stata commissariata, cioè sostituita, per l’acquisto dei banchi di scuola, che fissare la data di inizio anno scolastico, per poi interromperlo una settimana dopo, per le elezioni e per la tornata referendaria, ha dell’incredibile, che i corsi di recupero non sono definiti, che il problema dei trasporti è un rebus, e così via.Dove sia la Storia non è dato di capire ma, finito lo stupore, alla mente è tornata la celebre frase del compianto linguista Tullio De Mauro, che fu anche ministro dell’Istruzione: il 70% degli italiani non capisce o a ha difficoltà di comprensione di un testo semplice.
Ribaltare la percentuale a favore della comprensione dell’italiano sarebbe, questo sì, una riscrittura della Storia, purtroppo, non riusciamo a vedere quel minimo di iniziative che ci avrebbero dato speranza.Ognuno può farsi aria con ciò che vuole ma, come ognuno può comprendere senza difficoltà, l’aria non è la Storia. Primo Mastrantoni, segretario Aduc.

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La storia del pensiero alla luce delle rivoluzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Diciamoci, alla fine, la verità che può valere ai tempi della Rivoluzione francese ma anche a quella che la seguì qualche secolo dopo. Dall’illuminismo teorico o filosofico che aveva definito il medioevo, l’età dell’oscurantismo, è sfociato di tutto, per il trionfo della libertà, l’esaltazione della ragione e l’avvento della rivoluzione e gli eccessi del terrore, nell’autentica barbarie che, secondo lo storico e antropologo Adolfo Morganti, avrebbe fatto impallidire lo stesso Frankstein che si era incarnato nel giacobinismo dell’onesto Robespierre vittima con Danton della loro stessa legge dei sospetti e del tribunale della salute pubblica.
Se è vero che il medioevo è stato funestato da pestilenze, guerre, carestie causate in parte da fenomeni meteorologici ricorrenti e da continue invasioni barbariche che hanno immiserito e abbandonato nell’ignoranza i popoli frenando il progresso tecnico-scientifico, è anche vero, come asserisce il De Maistre, nei suoi scritti, che il male maggiore è entrato nel mondo nel periodo del Rinascimento con le lotte religiose della cristianità e, successivamente, con la rivoluzione francese sfociata nel giacobinismo di Robespierre e nell’imperialismo di Napoleone. Diventa, in pratica, una nota stonata l’affermazione di Kant che attribuiva all’illuminismo “l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità”. Lo è stato, in effetti, ma a parole. In proposito è più aderente alla realtà il giudizio espresso da Adolfo Morganti riguardo “l’uomo dei lumi”. Per lui “era stato progettato come una macchina al risparmio”. “Questo modello così economico garantisce un’uguaglianza, perché ogni uomo era privato della specificità dei suoi rapporti naturali e spirituali con il suo ambiente e il suo cosmo, trasformato in individuo, ossia, in atomo, e ogni individuo possedeva un’identica ragione, avendo tutti un cervello ed un organo di sesso. Un tale individuo discriminato dai propri individuali e concreti problemi era stato livellato ad un astratto cittadino che conta in quanto è un numero nella collettività e un nulla come persona”.
In altri termini la conclamata libertà dell’individuo era un’astratta proclamazione scritta nella “Dichiarazione dell’uomo e del cittadino” e che l’uguaglianza significasse uniformarsi e conformarsi all’unica volontà del governo, che come aveva paventato Rousseau, una volta eletto sarebbe diventato dittatore.
Così i nostri padri fecero in modo di tramandarci le belle parole scritte nelle varie dichiarazioni dei diritti dell’uomo e nelle costituzioni liberali, ma le lasciarono lette-re morte nella pratica attuazione. L’hanno scritto a più riprese, in tempi recenti, tra gli altri, il prof. Secher dell’Università “La Sorbona” di Parigi e Pierre Chaunu e Jean Meyer.
Come dimenticare, ad esempio, il massacro compiuto dal governo di Parigi il due dicembre del 1793 a Sovenay, quando i vandeani, che considerarono persa la loro causa, ritornarono dall’esilio. Fu inaudito e macabro il rapporto ufficiale del generale Westerman alla Convenzione: “La Vandea non esiste più, cittadini repubblicani, essa è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne e i suoi bambini. L’ho appena sotterrata nei boschi e nella campagna di Sovenay. Secondo gli ordini datimi, ho fatto schiacciare i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, massacrando le donne che almeno perciò non faranno più figli che diventerebbero dei briganti”. Queste violenze, genocidi, pogrom, continuano ad agitare a tutt’oggi le notti dei nostri contemporanei. Non sono mutate nel tempo. Sono cambiati solo i nomi dei carnefici. (Riccardo Alfonso)

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Emigrazioni: una storia antica ma sempre d’attualità

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Se rivado alla storia degli italiani che a cavallo di due secoli (XIX e XX) hanno lasciato la patria per avventurarsi altrove in cerca di un lavoro e di una vita più decente ci dobbiamo rendere conto che questo stesso sogno oggi lo stanno vivendo i milioni d’immigrati extra comunitari che approdano lungo le coste italiane e greche. Per essi dobbiamo chiederci che futuro li attende? Che società li ospita?
Una prima riflessione dobbiamo farla andando avanti nel tempo comparando i migranti italiani e in più in generale quelli greci, spagnoli, da quella che è stata l’URSS e agli stessi flussi migratori interni dal meridione al Nord Italia nella seconda metà dello scorso secolo e persino ad una migrazione giovanile dei nostri giorni, con quanti approdano in maniera avventurosa lungo le coste italiane e greche più vicine al continente africano o seguono la via balcanica. La sensazione che ne traiamo è che siamo stati travolti da un’affluenza che non siamo riusciti a tenere sotto controllo e con l’aggravante che non tutti in Europa si sono resi disponibili all’accoglienza trasformando di fatto l’Italia nel più grande campo profughi europeo.
Ora che la frittata è stata fatta per l’Italia uscirne a testa alta non sembra un’impresa da poco. Tutt’altro, ma dobbiamo necessariamente dipanare questa matassa se non vogliamo che si aggrovigli sempre di più.
Partiamo dalla considerazione che la spinta migratoria è determinata da due precise ragioni: economica e dalla fuga dai teatri di guerra. C’è chi ambisce ad una vita migliore che può essere soddisfatta anche localmente se vi creiamo le condizioni e l’altra senza dubbio più drammatica è voluta dalla follia di persone che non si fanno scrupoli di esercitare la violenza per consolidare un potere personale o in favore del proprio clan. E quel che è peggio le loro mire di conquista sono supportate e tollerate nei loro eccessi da quelle nazioni che intendono intrattenere nell’area la loro influenza imperialistica e per un mero calcolo affaristico: vendita di armi, sfruttamento della manodopera, delle materie prime, ecc. Ci ritroviamo in tal modo con la beffa e lo scorno che vi sono paesi che potrebbero condurre sane politiche economiche e migliorare sensibilmente la vita dei loro abitanti se non fossero governati in una maniera così dissennata e diventassero facile preda dei mercanti che vivono e impinguano le loro tasche dal mal tolto. Ora c’è di peggio. Finiamo, restando in Italia, di trasformarci in un popolo di razzisti facendo violenza alla nostra stessa natura pacifica perché non basta ospitare se non diamo al tempo stesso uno sbocco lavorativo alle stesse condizioni degli autoctoni. E questo non possiamo farlo per una legge fisica: lo spazio di un corpo non può essere contemporaneamente occupato da un altro. La risposta c’è ma è possibile solo a livello globale andando a dirimere i focolai di violenza e ricercando una ragionevole ridistribuzione delle risorse. Nel frattempo, va ricercata una soluzione ponte facendo assumere la responsabilità di questi disastri a chi non solo li provoca ma soprattutto a chi li alimenta con la sola arma più convincente: ridurre i loro profitti. Ma ne avremo la forza e la determinazione per riuscirvi? (Riccardo Alfonso)

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Le doglie della verità: dentro la grande storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Se volgiamo lo sguardo al mondo reale con le sue perversioni spunta come d’incanto “l’idea mafiosa”. In questo caso la riflessione me l’ha offerta il libro di Isaia Sales (Rubbettino stories) “Storia dell’Italia mafiosa”. Se mi chiedo quanto, prima di lui, è stato scritto in proposito la risposta mi pare ovvia: Senza dubbio tantissimo e lo sarà ancora per molto in futuro.
Persino un Dittatore, Mussolini, è stato scomodato e ha cercato, inviando a Palermo il prefetto Mori, di sconfiggere la “gramigna siciliana” dal suo fertile campo di grano, ma fu un’impresa che non gli riuscì, di là delle sceneggiate di facciata e anche dell’uso spregiudicato e senza regole dei “poteri forti”. Oggi la “storia” ce la presenta Sales con le ben 443 corpose pagine del suo libro. Cosa dovrebbe dirci di nuovo e di diverso di quanto non sia stato detto e ripetuto nelle aule parlamentari e nelle piazze siciliane e altrove da solleticare la nostra attenzione più di quanto non sia accaduto in passato?
Probabilmente non molto se non poco, ma non è questo l’aspetto che intendo soppesare. Lo stesso autore, del resto, è consapevole che da due secoli a questa parte il racconto sulla mafia è rimasto pressoché immutato sia se lo vogliamo vedere come frutto della storia locale del Mezzogiorno, per via della sua arretratezza economica e sociale, sia per i giudizi e pregiudizi che hanno accompagnato la questione meridionale dentro la storia nazionale. A me invece, di là del fenomeno mafioso, preme capire se anche qui la “verità” vi fa capolino o, al contrario, la finzione l’ha fatta alla grande. E un primo granello di sospetto mi viene proprio dalle parole di Leonardo Sciascia quando parlando della sua Sicilia scrive: … “credeva di dovere la sua sconfitta, la sconfitta della legge, la sconfitta della giustizia, alla Sicilia, alle abitudini, le tradizioni, l’indole, lo spirito di questo disgraziato Paese assai più ammalato di quanto si presuma ed invece lo doveva all’Italia.”
E in questo scenario appare ancora più chiaro a Sales quanto afferma: “Nessun potere extra-istituzionale può vivere e sopravvivere in contrapposizione con quello statuale per tanto tempo come lo è per la mafia. Ciò vuol dire che essa non ha costituito un potere alternativo e contrapposto a quello ufficiale, ma un potere relazionato con esso.” E ancora: “La storia d’Italia si caratterizza anche per la lunga e incredibile persistenza di questa particolare forma di criminalità e per il suo intrecciarsi con parte delle classi dirigenti della nazione.”
Diventa così una specie di autobiografia della società italiana per cui non si può fare la sua storia prescindendo dal peso e dal ruolo che vi hanno rivestito i criminali mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti, Corona unita e dei colletti bianchi. Sono poteri che di volta in volta supportano gli altri poteri pubblici, religiosi ed istituzionali a tutti i loro livelli. Dovremmo quindi sorprenderci, e non tanto e non solo per amore della verità, se questo filo conduttore è stato ancor più esaltato dopo il Regno delle due Sicilie dall’Italia monarchica e poi repubblicana partendo proprio dai Borboni, per mano dei loro plenipotenziari, e per continuare con Crispi, Giolitti, Andreotti e Berlusconi? Tutti questi uomini politici e molti altri erano consapevoli del condizionamento delle mafie e in taluni casi conoscevano pure come fosse possibile un interscambio di favori come ad esempio i voti decisivi della Sicilia per la tenuta degli equilibri parlamentari, governativi e per la stessa tenuta del sistema paese nell’alleanza atlantica. In proposito Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Sicilia, dichiarò, in una sua intervista a Francesco Merlo, “che per fermare il comunismo ad ogni costo si poteva anche governare con i mafiosi piuttosto che consegnare il Paese ai comunisti”. (Riccardo Alfonso)

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