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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°105

Posts Tagged ‘storia’

Maturità, cresce la protesta contro la cancellazione della prova scritta di Storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

“Collocare la Storia a mera comparsa, all’interno dell’esame di maturità, è un errore gravissimo, che ridimensiona una delle discipline più importanti per la formazione dei giovani: è un segnale negativo che si manda alle nuove generazioni, del quale si devono assumere le loro responsabilità sia gli ideatori sia questo governo che non ha fatto nulla per disapprovarlo”; così commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e ricercatore universitario di Storia, il coro di proteste per la cancellazione della Storia come traccia nella prima prova scritta d’esame e la sua collocazione marginale, in modo trasversale, all’interno degli altri quesiti Con l’avvicinamento degli Esami conclusivi di Stato della scuola secondaria, sale il malcontento per la sparizione della prima prova scritta di Storia: a risollevare la polemica, nelle ultime ore, è stato il quotidiano La Repubblica, ricordando che il segnale dell’irrilevanza verso la storia “è arrivato quattro mesi fa con la decisione del Miur di cancellare la traccia di storia nella prima prova scritta della maturità”. “Nella formazione degli studenti liceali – sancisce in sostanza il ministero dell’Istruzione e della ricerca – lo studio del passato perde centralità. Non è più una bussola prioritaria nel maremoto della contemporaneità”. E all’università? Qui il furto della storia rischia di ingigantirsi. Tra docenti e ricercatori, negli ultimi due decenni c’è stato un tracollo di insegnamenti storici. I medievisti sono oggi 156: erano 240 nel 2001. I modernisti scendono da 368 a 225, mentre nello stesso periodo la storia contemporanea ha perso 89 professori (da 462 a 373). «Ci siamo ridotti a una riserva indiana», sintetizza Emilio Gentile, uno dei grandi maestri di storia ora in pensione.
Le conseguenze civili non sono di poco conto. Chi ignora la storia è capace di svolgere un esercizio pieno della cittadinanza? «Una crisi internazionale del sapere storico potrebbe rappresentare un serio pericolo per le generazioni future di elettori», interviene Burke. E forse è in gioco il modo stesso di organizzare il pensiero, un tema che ha a che fare con la democrazia. «Un tempo», rileva Maier, «la struttura della conoscenza si articolava intorno a un racconto di eventi disposti in una sequenza temporale, mentre oggi la formula che ci permette di anticipare il futuro è un algoritmo. Riuscirà la storia a sopravvivere all’algoritmo?». Per evitare il naufragio, non ci resta che rimetterci a studiare il passato, anche per la prova di maturità. Anche perché «senza conoscenza della storia» sarà difficile «cogliere il senso del cambiamento». In buona sostanza, ignorare la storia può essere molto pericoloso nel futuro. Anche quello prossimo, legando la conoscenza della storia allo svolgimento consapevole della cittadinanza, all’organizzazione del pensiero e all’esercizio della democrazia. Il professore Marcello Pacifico ricorda che il problema è generalizzato: “Il tentativo esplicito di ridimensionare la storia nello studio scolastico – dice il sindacalista Anief – è a trecentosessanta gradi. Non dimentichiamo che con l’ultima riforma degli istituti superiori è stato introdotto, proprio dall’anno scolastico in corso, il dimezzamento delle ore settimanali della storia: ad una disciplina che dovrebbe essere considerata come ‘maestra di vita’ viene ora conferito uno spazio sempre più ridotto e residuale”.

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100 Eccellenze Italiane: IVª edizione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

Roma 29 novembre 2018 Sala della Lupa – Palazzo Montecitorio. La manifestazione in programma sarà una preziosa occasione per ricordare quanto questo Paese, pur attraversando spesso momenti difficili, sia con ogni evidenza in grado di risollevarsi ed alimentare speranze per il futuro delle nuove generazioni. La storia della Repubblica Italiana è stata scritta, infatti, nel corso degli anni grazie all’impegno e al sacrificio di quanti hanno creduto nel più profondo del loro essere nei valori di appartenenza, identità ideale e culturale o, per dirlo in una sola parola, nei cosiddetti valori di ‘patria’. I luoghi delle istituzioni mantengono ancora oggi intatta l’aura di sacralità ad essi derivante dall’essere stati scelti quale teatro di significativi momenti di quella storia. Uno di essi è la Sala della Lupa in Palazzo Montecitorio a Roma, ambiente all’interno del quale fu proclamato il risultato del referendum del 2 giugno 1946, e proprio in questo salone il prossimo 29 novembre si terrà il Premio 100 Eccellenze Italiane, contestualmente alla presentazione dell’omonimo volume, edito da Riccardo Dell’Anna con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, giunto quest’anno alla sua quarta edizione. La scelta di coniugare la celebrazione di quanto di meglio il Paese ha da offrire con una location di così spiccato pregio non è dunque casuale proprio perché l’editore Dell’Anna ha fatto dell’italianità un marchio distintivo delle pubblicazioni date alle stampe negli ultimi anni. Individuare e pubblicamente riconoscere i meriti di coloro che, attraverso il proprio lavoro, consentono all’Italia di essere considerata sinonimo di eccellenza nel mondo è una pratica virtuosa oltre che concreto, e legittimo, motivo di orgoglio nazionale. È del resto noto che il Made in Italy sia ovunque riconosciuto quale garanzia di know-how, tradizione artigiana e, conseguentemente qualità superiore in grado di conquistare i mercati. Questa eccellenza non si esplicita soltanto nella realizzazione di manufatti delle più diverse tipologie ma anche, e forse soprattutto, nella capacità di raggiungere instancabilmente nuovi traguardi tanto nel campo della ricerca e della sperimentazione, quanto sul piano scientifico e su quello tecnico e industriale. Un libro è sempre un oggetto di valore in se stesso, ma un volume che riunisca insieme le storie di tanti personaggi e aziende meritevoli intende essere anche qualcosa di diverso, una lente d’ingrandimento, una vera e propria cassa di risonanza per i successi raccolti dagli italiani che investono sui propri sogni e sulle aspirazioni al raggiungimento di un benessere ampiamente condiviso. Celebrare le eccellenze d’Italia non significa tuttavia chiudere gli occhi su quanto ci sia ancora da migliorare, è al contrario un’occasione propizia per promuovere un moto virtuoso di emulazione che abbia l’obiettivo di far crescere sempre di più un paese realmente unico nel suo genere. Interverranno nel corso dei lavori, coordinati dalla giornalista Alda D’Eusanio, il presidente della Corte dei Conti, dott. Angelo Buscema, presidente del Comitato d’Onore, e alcuni altri membri del comitato che ha sovrinteso alla selezione di personalità e imprese protagoniste della cerimonia di consegna del simbolico riconoscimento di eccellenza, la ‘Pigna d’Onore’ realizzata in pietra leccese. Sono previsti gli interventi di illustri rappresentanti delle istituzioni come Roberto Alesse, direttore affari generali e personale del Ministero dell’Ambiente; il consigliere diplomatico presso il Ministero della Giustizia Natalia Quintavalle; il presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Massimo Sessa e il direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato Roberto Sgalla. A rappresentare gli ambienti della finanza e delle imprese saranno Maria Bianca Farina, presidente ANIA; il direttore generale di Federturismo, Antonio Barreca e Rossana Zambelli, direttore della Confederazione Nazionale Agricoltori; mentre per il mondo della cultura e dello spettacolo prenderà la parola il noto direttore d’orchestra Peppe Vessicchio. Come già avvenuto in occasione delle precedenti edizioni, la manifestazione 100 Eccellenze Italiane intende premiare le sfaccettate doti di persone e imprese, raccolte in categorie ben definite, che si siano distinte per iniziativa, abilità, studio, competenza e innovazione nei più disparati ambiti di applicazione. Dalle Forze Armate alla magistratura; dalla ricerca medico-scientifica ai settori di economia, finanza e impresa; dal settore ambientale a quello dei servizi di pubblica utilità; dalla comunicazione al giornalismo; dallo sport allo spettacolo; dalla musica alla moda; dalle eccellenze alimentari ed enologiche al design e alla produzione artigianale; dal comparto industriale all’elettronica; dalla produzione degli accessori più diversi ai beni immobili, passando per le più rivoluzionarie start-ups, il volume raccoglie realmente una ricca messe di storie degne della più ammirata attenzione. Fanno parte, a pieno titolo, della galleria di eccellenze messe a fuoco da Riccardo Dell’Anna e dai suoi collaboratori una serie di personalità raggruppate nella sezione del libro dedicata alle ‘Menzioni d’Onore’, ovvero a quelle persone che del progresso della nazione hanno fatto una missione da portare a termine, ciascuno nel proprio campo, ma con un solo risultato possibile: il successo. Lo stesso spirito informa le attività delle aziende riunite in un’altra sezione, denominata ‘Menzioni Speciali’. Una galleria dedicata a quelle realtà imprenditoriali che nel fornire i beni e i servizi più vari non accettano compromessi sulla qualità, eletta a segno distintivo del proprio brand. Al termine dei lavori, i premiati e gli ospiti della serata saranno accolti presso lo storico Circolo Antico Tiro a Volo, dove potranno continuare a condividere la gioia e la fierezza di appartenere al paese più bello del mondo, l’Italia.

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Asiago DOP racconta in TV la sua storia millenaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Dal 18 novembre al 15 dicembre, Asiago DOP torna in campagna TV con il claim “Il sapore della nostra anima”, lo spot girato sull’Altopiano dei 7 Comuni che racconta lo stretto legame che esiste tra questo formaggio e la sua millenaria tradizione e invita il consumatore ad entrare nel mondo Asiago DOP diventando testimone, con le proprie scelte, del valore della produzione d’origine protetta, espressione di territorio, identità e principi profondi. La pianificazione TV sarà sviluppata sulle reti Mediaset, Canale 5 e TGcom24, per un calendario di uscite che raggiugerà oltre 65 milioni di contatti.
Quest’anno, alla presenza in TV, si affianca, nello stesso periodo, una pianificazione stampa sulle principali riviste del food e un’intensa attività nella grande distribuzione che tocca insegne e regioni diverse e mira a consolidare la conoscenza di Asiago DOP, già apprezzato da più di 15 milioni di famiglie in Italia, attraverso attività di degustazione e inserimento della pubblicità nel punto vendita.L’attività di comunicazione natalizia del Consorzio Tutela Formaggio Asiago rinnova l’impegno ad una produzione frutto di rigoroso processo produttivo, tutelato dal Consorzio, che vuole offrire ai consumatori garanzie aggiuntive legate, oltre all’origine, anche alla qualità del formaggio declinato in tutte le sue sfumature. Il tutto arricchito da strumenti online, come il progetto di merchandising e lo shop che, all’indirizzo shop.asiagocheese.it, permette di apprezzare in tutto il mondo la specialità.

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Costruzione e decostruzione del linguaggio della storia dell‘arte

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Roma dal 24 al 26 ottobre un workshop di ricerca sul tema del vocabolario stilistico organizzato dall’Istituto Svizzero, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Viale della Trinità dei Monti, 1 e in collaborazione con la Biblioteca Hertziana e KNIR Reale Istituto Neerlandese di Roma. Il workshop si svolgerà in tre diverse sedi: Istituto Svizzero (24 ottobre), Villa Medici (25 ottobre) e Biblioteca Hertziana (26 ottobre). Se da un lato la storia dell’arte adotta una prospettiva sempre più globale, rielaborando in toto la maniera di teorizzare e di insegnare la disciplina, dall’altro il workshop si propone di condurre una riflessione sui concetti dello stile e delle epoche che ne hanno forgiato il campo di studi, nonché sulla loro pertinenza attuale. Quali furono la storia, gli usi e la critica legati a espressioni quali “antico”, “realismo”, “moderno”, “contemporaneo” o “avanguardia “, termini il cui impiego è stato continuo e al contempo incessantemente ambiguo? Alternando il dibattito ad analisi condotte direttamente sul campo, frutto dell’ osservazione degli oggetti stessi, il workshop non si limiterà ad affrontare le costruzioni lessicali trasmesse dalla storiografia, bensì si proporrà di raffrontare tali rappresentazioni alla realtà degli oggetti artistici (che si tratti di dipinti, sculture, oggetti decorativi oppure complessi architettonici), interrogando i diversi valori e significati culturali insiti nella materialità stessa dell’opera d’arte.
Le conferenze si svolgeranno in lingua francese, inglese e italiana. Per il 24 ottobre è prevista la traduzione simultanea all’italiano.
Il workshop dell’Istituto svizzero in Via Ludovisi, 48 del 24 corrente avrà inizio alle ore
09:30. Seguono alle10:00 Batalla-Lagleyre (Université de Bourgogne) L ’invention du “Grand Siècle”, période et style. La République et l’art français sous Louis XIV (1871-1958)
11:30 Laura Moure Cecchini (Colgate University) Can the Baroque Be Classical? The Seicento and the Return-To-Order in 1920s Italian Painting
12:30 Isaline Deléderray-Oguey (Universités de Neuchâtel et d’Aix-Marseille) Le Liberty, entre historicisme et modernisme: la difficile définition d’un style
19.00 Intervento d’apertura – in collaborazione con il KNIR Reale Istituto Neerlandese di Roma con Stijn Bussels (Leiden University) e Bram van Oostveldt (Universiteit van Amsterdam) What Does Style Do? Classification and Impact of Neoclassical Ensembles (1750-1820)

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Insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Il presidente dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli), Antonino La Spina, commenta positivamente le linee guida emanate dalla giunta regionale siciliana, su proposta dell’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, che fanno seguito all’approvazione della legge regionale sulla promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole.“L’iniziativa della giunta di governo siciliana, presieduta dal presidente Nello Musumeci, coglie nel segno – afferma La Spina – puntando alla valorizzazione di quell’immenso patrimonio immateriale rappresentato dalla cultura siciliana e dal dialetto. Un obiettivo che le Pro Loco Unpli perseguono da tempo, con un’azione capillare avviata su tutto il territorio nazionale”. L’Unpli è tra è tra le 176 realtà mondiali accreditate presso l’Unesco ai sensi della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003: un risultato conseguito grazie all’impegno profuso nella sensibilizzazione delle Pro Loco e delle comunità locali sui temi legati alle potenzialità dei beni immateriali, ma anche alla loro fragilità. Iniziative e azioni sfociate nella creazione di un inventario online (il canale youtube Memoria Immateriale) che conta migliaia di video sui temi della Convenzione Unesco del 2003 (saperi, tradizioni, artigianato, oralità, riti, conoscenze, pratiche sociali, ecc.).“Le Pro Loco – prosegue La Spina – sono da sempre impegnate nella salvaguardia e nella valorizzazione dei dialetti e delle lingue locali: un patrimonio che rappresenta la nostra identità territoriale. Un’azione che corona in alcuni appuntamenti di successo”.A partire dal premio letterario nazionale “Salva la tua Lingua Locale” rivolto a tutti gli autori ed appassionati di dialetto che ha visto il prof. Tullio De Mauro tra i suoi più illustri sostenitori; nel corso delle sei edizioni sono pervenute oltre mille opere. Una specifica sezione del premio è dedicata alle scuole, alla quale hanno partecipato oltre 100 gli istituti (per l’edizione 2018, le iscrizioni si chiudono il 30 novembre); il premio è indetto dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia e Legautonomie, in collaborazione con il Centro “Eugenio Montale” e l’ong EIP.
“L’Unpli – conclude La Spina – è costantemente attiva in materia della promozione e salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, una missione che, riteniamo, vada condotta in rete. Abbiamo già siglato accordi con il Mibac e il Miur e siamo pronti e disponibili ad ulteriori collaborazioni istituzionali”. L’Unpli organizza anche la “Giornata nazionale del dialetto” che ricorre il 17 gennaio di ogni anno.

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“Luci della Storia su Porta Pia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

museo storico bersagliereRoma dal 18 al 23 settembre 2018 dalle ore 18,00 nel cortile Cinquecentesco di Porta Pia Cortile Museale “Porta Pia” Piazzale di Porta Pia sede del Museo Storico dei Bersaglieri, la quinta edizione della rassegna “Luci della Storia su Porta Pia”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. L’iniziativa, nata dalla volontà e da una idea vincente dell’ex Direttore del Museo Gen. Nunzio Paolucci, curatore della rassegna, e condivisa dall’attuale Direttore Col. Fabrizio Biancone, è organizzata dall’Associazione Nazionale Bersaglieri (ANB) Sezione Roma Capitale, in collaborazione con il Museo Storico dei Bersaglieri e col sostegno dello Stato Maggiore dell’Esercito.La rassegna riscuote grande interesse ed entusiasmo sia tra i Bersaglieri che tra i cittadini, amanti della storia. Dall’alto valore simbolico, attraverso la musica, le voci, le immagini, i canti, la manifestazione si fa strumento di narrazione per il pubblico di un’epoca vissuta all’unisono con il tricolore.L’edizione che sta per iniziare vedrà esibirsi, oltre alla consueta e prestigiosa fanfara dei Bersaglieri, le bande militari dell’Esercito, della Marina Militare, dell’Arma dei Carabinieri, della Scuola Trasporti e Materiali e della Polizia Municipale di Roma Capitale, oltre alla presenza di esibizioni culturali, artistiche, liriche e corali. Il susseguirsi degli eventi in programma è il preludio per un crescendo di emozioni tutte da assaporare, che prevede anche performance di musica Jazz e Gospel.
L’avvio è di tutto rispetto: nel pomeriggio del primo giorno, avrà luogo la presentazione del libro “Grande Guerra” edito dalla Rivista Informazione Difesa mentre, in serata, sul palco della manifestazione salirà l’Orchestra filarmonica “Città di Roma” diretta dal M° Lorenzo Porzio, con al piano Cristiana Pegoraro. Il finale, come sempre, sarà invece tutto bersaglieresco con l’immancabile concerto della fanfara “Nulli Secundus” della Sezione Bersaglieri di Roma.
Come in passato, anche quest’anno verrà consegnato il premio “Oltre la breccia” 2018. Istituito nelle passate edizioni, si ispira all’azione compiuta dai Bersaglieri nel 1870 che con il loro andare “oltre la breccia” hanno reso un grande servizio al Paese riconquistato Roma all’italianità. È rivolto ai meritevoli di azioni responsabili, significative, repentine che agiscono per il Bene comune o che, metaforicamente parlando, non si fermano di fronte agli ostacoli ma riescono ad andare “oltre”.
Il premio sarà consegnato alla campionessa paralimpica di canoa Eleonora De Paolis nella serata di apertura della rassegna il 18 settembre dalle ore 21, alla presenza di massimi dirigenti del CONI.
Nella serata di giovedì 20 settembre sarà invece consegnato al Presidente della Onlus Peter Pan dott. Renato Fanelli per la meritoria attività a favore delle famiglie di bambini gravemente malati. Inoltre, nel corso dell’intera rassegna sarà sostenuta una raccolta fondi per tale Onlus.
Venerdì 21 settembre il Premio sarà invece consegnato, alla presenza di Autorità Civili, Militari e del Presidente dell’Associazione Nazionale Bersaglieri Gen. Ottavio Renzi, all’Ispettrice Nazionale Infermiere Volontarie Sorella Monica Dialuce per l’impegno profuso in ogni circostanza, in Italia ed al seguito dei contingenti militari all’estero, da parte delle migliaia di Crocerossine Volontarie. Infine, da segnalare, la spettacolare scenografia con un allestimento di un grande teatro all’aperto e gli effetti speciali di luce sulle facciate della Porta, ai lati di via XX Settembre e Nomentana, che arricchiranno, con i colori del tricolore, il già prezioso monumento storico. (foto: museo storico del bersagliere copyright museo storico del bersagliere)

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Così va il mondo: E’ una storia fantascientifica?

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Ora che ci stiamo preparando ad un’altra tornata elettorale, pensando alle elezioni del parlamento europeo del prossimo anno, mi sembra il momento di tuffarci in una riflessione che ci porta a vedere il passato per quello che è stato. Lo faccio cercando d’esplorarlo di là della sua facciata e delle edulcorate versioni dei cronisti e degli storici di turno. Forse così procedendo farò storcere il muso a più di qualcuno ma costoro dovrebbero chiedersi, innanzitutto, se la ricerca degli accadimenti costituisce o meno il frutto di ciò che vogliamo vedere oltre la realtà perché la verità è un frutto troppo amaro da masticare a freddo: veritas odium parit. Chiarito questo punto lasciate che vi parli di un passato come di un thrilling fantascientifico: In una fredda sera d’ottobre del 1989 un gruppo di persone si riunì alla Troitskaja, la torre che per la sua altezza sovrastava le altre venti del Cremlino, e costoro, seduti intorno ad un tavolo incominciarono a parlare uno dopo l’altro con toni gravi ma al tempo stesso risoluti. C’era da prendere una decisione storica. Non era possibile indugiare oltre. Già l’Ungheria, con l’apertura delle sue frontiere il 23 agosto scorso, aveva dischiuso una grande falla alla compattezza della cortina dell’Urss.
Un generale fece notare che il muro di Berlino era diventato come la linea Maginot per i francesi nella seconda guerra mondiale. Che senso avrebbe avuto difenderla se era possibile aggirarla agevolmente? D’altra parte l’insofferenza delle repubbliche socialiste dell’Est non avrebbe permesso un recupero dell’affidabilità politica e istituzionale dell’Urss e sarebbe stato più conveniente che se ne facesse carico l’Occidente, poiché da qualche tempo soffiava sul fuoco delle proteste popolari che erano sempre più attratte dal liberismo di stampo occidentale. Così fu dato il via allo smantellamento del sistema di fortificazioni costituito da due muri paralleli di cemento armato separati tra loro dalla cosiddetta “striscia della morte” larga alcune decine di metri. Il complesso fu fatto costruire dalla Germania Est il 13 agosto del 1961 per impedire la libera circolazione delle persone dall’una all’altra Germania. La data fatidica di questo tracollo fu fissata il 9 novembre del 1989, dopo settimane di proteste popolari, incominciando con il consentire ai tedeschi dell’Est di visitare liberamente l’altra parte della Germania. Il muro, a questo punto divenne una struttura che andava abbattuta il più presto possibile e così fu fatto. Molti osservatori politici si chiesero, di là delle dichiarazioni di facciata e della sbrigativa risposta di chi considerava l’esperienza settantennale del socialismo reale esaurita per consunzione naturale, qual era la ragione di questa mossa e le conseguenze che ne potevano derivare sul futuro assetto dell’Europa e del mondo intero. Fu il periodo in cui un giornalista russo elaborò una teoria che molti considerarono fantasiosa o, se vogliamo, fantascientifica, ma che come in un puzzle i vari pezzi del mosaico, anno dopo anno, si composero lasciando intravedere il vero volto di una iniziativa solo in apparenza suicida del colosso Urss. D’altra parte all’Unione sovietica, faceva osservare questo giornalista, non restava molto da fare: o si andava a una guerra termo-nucleare con il rischio di ritrovarsi con un pianeta invivibile e dove i vincitori non avrebbero potuto godere del loro successo o si accettava una politica di logoramento che avrebbe affossato la Russia con tutti i suoi satelliti per una implosione del sistema. La strada migliore da percorrere si profilava invece un’altra con la destabilizzazione indoor dell’occidente e dell’arma sempre più potente della rete informatica. (Servizio Fidest)

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Ha scritto Luana De Rossi: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha Già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo, che passare dalla tragedia alla farsa non è certo consolante. Tutt’altro. (Servizio Fidest)

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Mostra “La Storia. La Luce. I Colori. L’Etna”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Taormina Domenica 16 settembre alle 19,00 l’appuntamento è sulla terrazza dell’Art -Hotel Vello D’Oro alla presenza di Vittorio Sgarbi. In uno scenario spettacolare, con il tramonto sull’Etna, diversi artisti ricorderanno la figura del Maestro Cuscona, che concepì l’Hotel interamente come uno spazio d’arte. La serata avrà protagonisti gli attori Elio Crifò (nelle vesti di presentatore),Annalisa Picconi,Valentina Martino Ghiglia, Francesca Romana Miceli Picardi, il chitarrista Jakob Fischer, gli artisti figurativi Aykut Saribas e il gruppo danese GYRR che per l’occasone dedicherà a Giuseppe Cuscona l’opera scultorea ”Pancrazio”: presenterà l’opera lo storico d’arte danese Ole Villadsen. Coordinatrice delle iniziative: Tamako Sakiko Chemi.
Direzione artistica : Maria Brigida Cuscona.
Gli spazi espositivi, che nelle architetture richiamano alla memoria quelle di Gaudì, ospitano invece l’antologica del Maestro Cuscona, dalle sue architetture ai soffitti, dalle multicolorate ceramiche con smalti a base metallica (fusi ad alta temperatura) ai ferri-battuti da lui disegnati. Tutti gli ambienti sono impreziositi da quadri, disegni, sculture in legno a mosaico, statue in ceramica, abiti e tessuti d’arredo, che testimoniano l’intensa vita artistica di Giuseppe Cuscona sin dalla sua gioventù.
L’associazione culturale Giuseppe Cuscona ”Scienze, Arte e Spettacolo” in collaborazione con il Medea Residence e l’Art-Hotel Vello D’Oro, con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Taormina, dedicheranno due serate, il 12 e il 16 settembre, in memoria del Maestro Giuseppe Cuscona. Collaboreranno all’iniziativa Giada Briguglio, Santina Ciatto, Marilena Florio e Giovanna Spadaro.

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Pagine di storia: La lotta ai nazisti dalla Germania a paesi conquistati

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Era ben nota avversione di alcuni ufficiali nei confronti del “piccolo caporale austriaco” e della sua dottrina nazista. Proprio per questo motivo sia taluni militari sia gli stessi capi di opposizione al nazismo presero contatto con gli inglesi già prima della dichiarazione di guerra del 1939. Si fa proprio risalire a questa “congiura dei generali” se gli inglesi ottennero a Dunkerque un po’ di respiro per far evacuare le loro truppe. Un’altra tesi, sull’argomento, vuole che fosse a deciderlo lo stesso Fuhrer più preoccupato di assicurarsi una neutralità inglese che non di puntare a un annientamento del nemico e alla prosecuzione della lotta sul suo territorio.
Posso a questo punto agevolmente rilevare come la resistenza al nazismo fosse un fenomeno internazionale e senza precedenti nella storia delle guerre. Penso, ad esempio, che alla capitolazione del governo francese rispose lo sviluppo progressivo dello spirito di resistenza. Il terreno fu minato sotto i passi del vincitore trionfante. La sua vittoria non avrebbe avuto senso senza l’adesione dei vinti. Costoro, da principio, soggiogati e a volte tentati, subirono lo strapotere tedesco. Ebbero, però, la forza di rialzarsi con un movimento forse lento ma potente. Del giugno del 1940 De Gaulle, da radio Londra lanciò ai francesi un proclama incoraggiandoli alla resistenza. Risposero per primi gli studenti parigini, l’11 novembre del 1940, con una sfilata che nelle intenzioni dei promotori avrebbe dovuto portarli davanti al Milite ignoto cantando la marsigliese e brandendo delle pertiche (deux guales) e che avrebbero dovuto salutare, con un gioco di parole, l’uomo di Londra. Intanto l’Intelligence Service inglese ricostruì le sue reti d’informazione in tutta Europa, ma soprattutto in Norvegia e in Olanda. Con l’inizio delle ostilità tedesche, sul suolo russo, anche i comunisti, dei paesi occidentali, dal 22 giugno del 1941, poiché fino allora si erano mantenuti neutrali, entrarono nella resistenza.
Da quel momento in poi la lotta contro l’occupante si fece senza quartiere. Si attivarono, nel 1942, numerose organizzazioni patriottiche: Liberation Nord et Sud, Combat, Front National, e Organisation Civile et Militaire. In Belgio il primo movimento di resistenza prende consistenza nel 1940 per merito del colonnello Lentz e dei suoi amici e collaboratori. In Olanda a scatenare la resistenza furono le forme sinistre, assunte dai nazisti, per la caccia agli ebrei. In Norvegia Quisling non riuscì a trascinare il suo popolo ariano lungo la scia hitleriana. Ma soprattutto nei paesi balcanici e slavi, spietatamente oppressi, la resistenza armata assunse fin dall’inizio, dimensioni notevoli prima ad opera del colonnello Drago Mihailovic e poi di Tito. Lo stesso accadde in Polonia, anche se in misura ridotta, per opera del generale conte Komorowsky. (Riccardo Alfonso)

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La storia della seconda guerra mondiale dalle rievocazioni degli storici

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Tra i tanti volumi che ci parlano di quei terribili momenti, ne ho scelto due, in particolare. Essi mi servono da guida e da battistrada ad altri che ho letto e citerò in seguito. Il primo appartiene a Raymond Cartier titolato “La seconda guerra mondiale” (Editore Arnoldo Mondadori) e il secondo è: “Passato e presente della Resistenza” (Edito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri). Mi sembra, in questo modo, di raccordare i due momenti fondamentali che hanno attraversato le infelici generazioni che da infanti, giovani combattenti o da anziani si sono trovati nel bel mezzo di una lotta spietata e sanguinosa.
Il primo libro rende la tragedia universale tanto da coinvolgere, sia pure indirettamente, anche i paesi non belligeranti e, il secondo, per la particolarità degli argomenti trattati e i suoi limiti territoriali, mostra uno spaccato dello stato d’animo di un popolo letteralmente trascinato in un’avventura bellica e con un esercito che, a detta dello stesso Badoglio, allora capo di stato maggiore dell’esercito, “non ha neppure le camicie”. E, Mussolini, di rimando: “Voi non capite. Io ho bisogno di qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”. Questo fu l’inizio di un’avventura che portò l’Italia a unirsi alla Germania hitleriana e, in seguito, al Giappone con un patto d’acciaio, diventato poi di ferro, che aveva solo un difetto: l’acciaio, o il ferro che si voglia dire, fu ben presto fuso trasformandosi in un fiume di sangue.
Leggere, quindi, quando accadde per rinverdire i ricordi scolastici sia di chi per l’anagrafe è troppo giovane perché abbia vissuto quei momenti e, per gli altri, affinché non racchiudano il ricordo nell’oblio e ancor peggio nell’indifferenza.
Leggere per capire come sia facile risalire, da fatti in apparenza irrilevanti, a un evento tanto drammatico fino a diventare un olocausto per intere popolazioni o etnie. E’ difficile per i colpevoli, come pure gli incolpevoli e gli agnostici, uscirne con tutte le ossa al loro posto e non solo fisicamente.
Leggere per rendersi conto che non è possibile ragionare con la testa altrui e ancor più praticare l’arte della tolleranza, in specie nei confronti di chi non la capisce e la scambia per debolezza o peggio ancora per tacita connivenza.
Un errore fu certamente quello di non considerare intollerabili gli stessi insuccessi della politica di sicurezza collettiva in Europa e in Asia dal 1931 e che culminarono, nel 1938, con la politica d’annessioni territoriali della Germania, e che poi incoraggiarono l’attacco, di quest’ultima, alla Polonia il 1° settembre alle ore 4,45 del mattino del 1939.
Fu un’azione militare brutale ma alimentata da un calcolo politico. Infatti, si riteneva improbabile che gli anglofrancesi s’imbarcassero in un’impresa militare per sostenere un paese come la Polonia. Per contro il suo smembramento era visto di buon grado dalla stessa Russia, dato il vantaggio che avrebbe potuto trarne.
In questo modo i russi avrebbero avuto l’opportunità di annettere una parte del territorio polacco con la tacita acquiescenza dei tedeschi e così accadde. Fu, dunque, una risposta che finì con l’instaurare alleanze innaturali (Germania-Russia). Non solo.
Furono ostilità insorte tra nazioni che avevano una comune base liberista, sebbene la differenza fondamentale fosse caratterizzata dalle loro distinte matrici: un’idealistica e l’altra empirica. Alla fine, come possiamo rilevare, in quest’evenienza, liberismo d’estrazione idealistica e comunismo si ritrovarono nel concepire un’identica finalità di vedute. (Riccardo Alfonso)

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L’imbuto della storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

La storia, a volte, mi appare come un imbuto. Nella parte più larga si riversano tutte le notizie che si attingono dalla ricerca e dalle testimonianze dirette, mentre, ciò che esce dalla sezione più stretta, è un flusso che scorre più lentamente.
Questo “travaso” può impiegare anni prima di raggiungere il suo naturale destinatario, lo storico, e per traboccare sui libri di testo e fare opinione tra i discenti e poi ancora verso una nuova generazione di storici. Ancora oggi guardiamo con attenzione quanto loro scrissero, nei secoli passati, e ci accorgiamo che un’altra insidia mina la nostra possibilità di comprensione dei tempi andati: è la pretesa di volerli giudicare con il nostro metro e non con quello dei contemporanei di allora.
“Contrario al senso comune – dice Nicolò Malabranche – è addurre a lungo passo greco per provare che l’aria è trasparente, servirsi dell’autorità d’Aristotele per farci credere che ci sono intelligenze che muovono i cieli, e infine mescolare i proverbi arabi o persiani in libri francesi o latini fatti per tutti”. In forza a tale asserzione dovremmo uscire allo scoperto con le nostre idee, affermarle quali sono e dare testimonianza di una realtà della vita e non da quella che altri hanno immaginato o che vogliamo vagheggiano per un nostro ideale utopico, per un semplice esercizio tautologico. (Riccardo Alfonso)

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Le date che fanno la storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Quanto ho avuto modo di rilevare, leggendo le tecniche militari da quelle dei romani ai giorni nostri e che ho ben descritto nel mio recente libro “Le date che fanno la storia”, ha un indubbio riscontro in altre vicende umane dalla politica all’economia e al mondo degli affari e finanziari. A volte ci meravigliamo, ad esempio, come possa essere riuscito un uomo come Berlusconi a entrare di “getto” in politica e al primo colpo ottenere un consenso elettorale importante. Taluni hanno osservato che non sarebbe stato possibile se non avesse messo in campo il suo impero mediatico-televisivo e della carta stampata.
Eppure abbiamo continuato a meravigliarci con un altro “magico exploit” di Grillo con il suo movimento Cinque Stelle. Stessa tecnica ma, questa volta, a differenza del suo ingegnoso predecessore lo ha fatto sul web dove la comunicazione è efficace e si spende poco. E la scelta non è stata casuale ma studiata sapientemente a tavolino. Sono stati, infatti, ricoperti spazi comunicativi non sfruttati dagli avversari condizionati, com’erano dal fascino mediatico dei talk-show in specie se amici. Grillo si è servito, in sostanza, di ciò che gli altri hanno disdegnato.
L’hanno fatto pensando che i comizi in piazza fossero un retaggio del passato ma non ripetibili al presente. L’hanno fatto ritenendo la televisione “un mostro sacro” alla cui vista ben pochi italiani si sarebbero sottratti e in questo senso bene ha scritto Davide Scala nel suo libro “L’alba delle 5 stelle” con un suo indovinato parallelismo con la “rana bollita” dove il teledipendente è destinato ad essere cotto a sua insaputa drogato dai messaggi subliminali.
Così la tecnica berlusconiana di avvalersi di numerose emittenti televisive e satellitari, di alcuni quotidiani asserviti alla sua causa, poco è mancato che facesse flop davanti a un avversario debole economicamente e poco noto ma che ha dimostrata che la logica della “rana bollita” non si attaglia molto agli italiani e che in qualche modo sono capaci di staccare la spina e rivolgersi a un monitor senza dubbio di dimensioni più modeste ma capace di farli interagire e ritrovare nuove intese e validi strumenti alternativi. Potremmo dire: E’ stato il trionfo della ragione? E’ stato un risveglio delle coscienze, dal torpore in cui erano state relegate? E’ stata la consapevolezza che il proprio destino e quello dell’umanità non è delegabile agli altri senza dotarsi di adeguati strumenti di verifica? O no? (Riccardo Alfonso)

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Vi è una figura nella storia dell’umanità che sembra aver avuto il merito di far penetrare dappertutto le proprie idee

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Mi riferisco a Francesco Maria Arouet altrimenti detto Voltaire. Dice di lui Marcillac: “Il Voltaire scrisse in tutte le forme in cui il pensiero umano può manifestarsi: commedie, tragedie, romanzi, racconti, poemi, liriche, epistole in versi, lettere, satire, storia, filosofia e provò in tutti i generi e, cosa sorprendente, con un certo successo. Il suo pronto e rapido ingegno, la sua stringente dialettica e il suo buon senso gli acquistarono ben presto un gran numero di parti-giani in tutte le classi del popolo, la sua influenza di-venne irresistibile, la sua popolarità universale, ed egli fu il rimorchiatore della pubblica opinione dei contemporanei.” Voltaire, tuttavia, non fu immune da critiche anche feroci in specie quando con le sue filippiche contro il cristianesimo nelle sue “Lettere filosofiche” sollevò un grande polverone fino a spingere il parlamento a decretarne la distruzione.
In conclusione posso dire che il valore poetico di Voltaire non è dunque valore di eccezione, ma è un valore che deriva dalla facilità in lui veramente eccezionale, di scrivere e di comporre partendo da punti di vista prestabiliti, quasi sempre d’interesse personale, non da quelli che sono la coscienza dell’artista e il culto elevato grande, solenne per l’arte. Sono anche questioni di stile che rendono grandi i personaggi e ci fanno riflettere a lungo e ad amareggiarci nell’averli abbandonati nei loro loculi storici mentre le opere costituiscono dei capisaldi culturali e un insegnamento che non si può, anzi non si deve obliare. (Riccardo Alfonso)

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CMB celebra i suoi 110 anni di storia nel 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

“E’ un anno che si prospetta per l’impresa non solo denso di occasioni da celebrare, ma che apre nuove frontiere e opportunità da esplorare” ha ricordato il presidente Carlo Zini ai soci in assemblea che si sono riuniti a Milano nei giorni scorsi. In uno scenario del settore delle costruzioni che ancora risente della crisi economica, il risultato del Gruppo CMB per l’esercizio 2017 si conferma positivo e in linea con il Budget. Il giro d’affari si attesta a 525 mln di euro con un consistente portafoglio ordini, pari a circa 2,7 miliardi di euro.Nell’anno in cui si accinge a festeggiare i 110 trascorsi dalla fondazione, il colosso cooperativo può esibire, oltre ai lavori nell’ambito dell’edilizia ospedaliera in Italia e in Danimarca, importanti acquisizioni come la circonvallazione di Pordenone, un grande centro commerciale a Roma e il Paintshop Lamborghini a Sant’Agata Bolognese. Ma soprattutto può contare sulla ripresa di nuove assunzioni – 25 nel corso del 2017 – per metà dei casi di persone sotto i 30 anni.Il comparto Costruzioni rappresenta il core business dell’impresa con oltre l’80% dei ricavi netti, affiancato dal segmento dei Servizi e delle manutenzioni, che registra una costante e continua crescita dei propri volumi produttivi, in particolare nell’ospedaliero.CMB ha saputo resistere nei momenti di forte crisi ed essere pronta ad affrontare lo sviluppo del mercato mantenendo una visione di prospettiva sul futuro, con la convinzione che con il 2017 si è chiuso il più acuto e prolungato ciclo di crisi del settore delle costruzioni, i cui effetti sono stati dirompenti a partire dal 2011.“Guardiamo a un futuro fatto di ideali, autonomia e dignità – ha dichiarato Carlo Zini presidente del Gruppo CMB – Abbiamo avuto la capacità di restare uniti in un momento di grandi cambiamenti. Siamo oggi la prima impresa di costruzioni a Milano, ma anche la più radicata sul mercato italiano”.“L’aspetto più significativo è la nostra capacità di realizzare opere – ha affermato Emiliano Cacioppo Consigliere Delegato di CMB – con le quali la nostra impresa ha contribuito allo sviluppo di Milano riqualificando aree importanti. Dove sono le grandi aree di trasformazione urbana, CMB c’è: Torre Hadid, Torre Galfa, Torre Libeskind, sono solo alcuni esempi”.“Nel mercato Immobiliare siamo certamente una grande forza” – sottolinea Fabio Cambiaghi Responsabile Sviluppo Immobiliare CMB. “Costruiamo circa 300 alloggi all’anno, con una grande attenzione al prezzo a cui vendiamo, nell’ottica di un valore non speculativo ma trasparente e certificato, mettendo al centro l’abitante, a cui cerchiamo di offrire ascolto e servizi concreti che facilitino la vita quotidiana”.Il Comparto Immobiliare di CMB nel 2017 registra un risultato economico sostanzialmente in linea rispetto alle previsioni. L’attività immobiliare si è svolta prevalentemente nell’area di Milano, dove sono in corso le realizzazioni di nuove importanti iniziative residenziali a Rozzano e nell’Area di Cascina Merlata.

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A “Libri di Storia” si parla di violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Parma martedì 22 maggio alle 16.30 al Palazzo del Governatore si parlerà i violenza sulle donne nell’ultimo appuntamento della rassegna Libri di Storia – Incontri con gli autori, organizzata dall’Università di Parma – Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali con il Comune di Parma. Al centro della riflessione ci saranno i due volumi Violenza alle donne. Una prospettiva medievale (Il Mulino), a cura di Anna Esposito, Franco Franceschi e Gabriella Piccinni, e La violenza contro le donne nella storia – Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV – XXI) (Viella), a cura di Simona Feci e Laura Schettini.
L’appuntamento sarà aperto dal Delegato del Rettore alle Iniziative culturali di carattere storico Piergiovanni Genovesi, curatore della rassegna, e dal Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali Diego Saglia. Con Anna Esposito (Università di Roma La Sapienza), Simona Feci (Università di Palermo) e Gabriella Piccinni (Università di Siena) dialogheranno Marina Gazzini (Università di Parma) e Lisa Roscioni (Università di Parma).Il giorno successivo, mercoledì 23 maggio, alle 11, nell’Aula Magna del Liceo scientifico Marconi (sede di via Benassi 2) Anna Esposito e Simona Feci incontreranno gli studenti delle scuole superiori sul tema “La violenza sulle donne nella storia”, in un appuntamento organizzato dall’Università con l’Ufficio scolastico territoriale. All’incontro, che sarà introdotto da Piergiovanni Genovesi, interverranno anche Maurizio Bocedi, Dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale, Sara Rainieri, Pro Rettrice alla Didattica e servizi agli studenti dell’Università di Parma, e Adriano Cappellini, Dirigente del Liceo scientifico Marconi.La partecipazione agli incontri è valida come aggiornamento per gli insegnanti che si iscriveranno attraverso la piattaforma S.O.F.I.A. (www.istruzione.it/pdgf).

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Jacques Attali: Breve storia del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2018

storia futuro.jpgTraduzione di Eleonora Secchi. La crisi finanziaria iniziata nel 2008 finirà con un ritorno dell’onnipotenza di Wall Street? I disordini finanziari potranno essere gestiti? I fondamentalisti islamici faranno marcia indietro? Il cuore dell’economia mondiale resterà negli Stati Uniti? Il degrado del clima sarà contrastato? Le nuove tecnologie renderanno possibili altre forme di dittatura? Ecco alcuni interrogativi che Attali si pone in questa nuova edizione di Breve storia del futuro, totalmente riscritta alla luce delle crisi finanziarie del 2007-2008 e dei nuovi scenari che hanno prodotto a livello mondiale. E, partendo dall’analisi dell’attuale situazione geopolitica globale, delinea quelle che definisce le cinque “ondate del futuro”, la prima delle quali riguarda il decennio a venire (2015-2025).
Sconvolgimenti demografici, terrorismo, cambiamenti climatici, esaurimento delle risorse, ascesa di nuove potenze e declino dello stile di vita occidentale: ecco i temi analizzati nelle prime quattro “ondate” a partire dalla caduta dell’Impero Americano (“prima ondata”) fino alla formazione di un mondo policentrico (“seconda ondata”), sul quale dominerà un “iperimpero” (“terza ondata”) percorso da un “iperconflitto” (“quarta ondata”) dalle conseguenze inimmaginabili.
L’umanità sembra andare verso il proprio annientamento, ma non è questa la conclusione a cui giunge Attali. Se una nuova categoria di uomini, gli “iperumani”, ovvero «individui particolarmente sensibili a questa storia del futuro», riuscirà a dar vita a una nuova classe creativa, portatrice di innovazioni sociali, tecnologiche e artistiche, si potrà costituire una “iperdemocrazia” a livello planetario (“quinta ondata”) in cui la povertà sarà eliminata, la libertà tutelata dai suoi nemici, l’altruismo assunto come valore essenziale. Allora nuovi modi di vivere germoglieranno e le generazioni future erediteranno un mondo e un ambiente migliori. (foto: storia futuro)

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Mostra fotografica “Un percorso nella storia dell’automobile”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Torino giovedì 3 maggio h 11 inaugurazione della mostra fotografica “Un percorso nella storia dell’automobile”, che rimarrà allestita sotto i portici di via Po a Torino per 45 giorni. All’inaugurazione parteciperà la Sindaca Chiara Appendino, insieme ad Andrea Levy, presidente di Parco Valentino.La mostra sarà composta di pannelli sospesi sotto i portici, ognuno dei quali dedicato a un brand automobilistico. Ciascun supporto vedrà l’anno di fondazione della casa automobilistica, la foto di uno dei primi modelli prodotti e quella del modello più rappresentativo della produzione del 2018. Un percorso che evidenzierà la trasformazione ingegneristica e stilistica del Brand e anche la storia dell’industria automobilistica, che ha ricoperto un’importanza fondamentale nell’economia e nello sviluppo della società moderna.Patrocinata da UNRAE e ANFIA, rappresenta la volontà di Parco Valentino di promuovere la cultura dell’automobile con il pubblico, in un contesto libero e informale come le piazze e le vie delle città. “Un percorso nella storia dell’automobile” sarà una mostra itinerante per l’Italia e nelle prossime settimane sarà allestita nelle seguenti location: Modena via Emilia (1 giugno-1 luglio), Milano, Castello Sforzesco, ottobre 2018; Roma, giugno/luglio; Aeroporto di Torino, 15 maggio-15 giugno insieme ai prototipi di Pininfarina e GFG Style.Contestualmente alla cerimonia d’inaugurazione della mostra, Andrea Levy presenterà la 4ª edizione di Parco Valentino Salone dell’Auto Torino, i protagonisti e il calendario degli eventi di una kermesse che mai come quest’anno coinvolgerà l’intera città con eventi, raduni, passerelle e anniversari che animeranno piazze e vie dal 6 al 10 giugno.

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Casaleggio nella storia del Movimento 5 stelle

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

di Luigi Di Maio. Ieri è stata una giornata intensa, caratterizzata dalla seconda consultazione con il Presidente della Repubblica. Avete visto gli sviluppi e non voglio parlarvi di questo. Voglio ricordare Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del MoVimento 5 Stelle che ci ha lasciato prematuratamente due anni fa. E’ tutto il giorno che Gianroberto torna nei miei pensieri. La prima volta che lo conobbi, gli incontri a Milano e a Roma, i suoi insegnamenti. Gianroberto ha tracciato la linea che il MoVimento 5 Stelle sta ancora seguendo. E’ stato lui ad individuare nella Rete il mezzo per far diffondere le idee del MoVimento, è stato lui a farci conoscere la piattaforma dei Meetup dove sono nati i primi gruppi, è stato lui a creare la piattaforma Rousseau. Gianroberto è stato insieme a Beppe la prima persona a credere nella forza delle nostre idee e nella validità del nostro progetto. Ha dato vita a una creatura che dopo neppure dieci anni di vita è diventata la prima forza politica del Paese che è a un passo dal creare il governo del cambiamento. Ci manca tantissimo e vorrei che fosse qui con noi per seguire questi momenti decisivi per il nostro futuro. Vorrei che ognuno di noi oggi ricordasse Gianroberto perchè se oggi siamo qui, se abbiamo preso 11 milioni di voti e siamo a un passo dal governo lo dobbiamo a lui, alle sue idee, al suo lavoro. E se in Italia le cose finalmente cambieranno sarà anche grazie a Gianroberto Casaleggio. (fonte blog delle stelle)

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La millenaria storia di Larino

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

Larino (Campobasso) Quel topo di cantieri e di discariche, non di librerie, che è il mio caro amico Berardo Mastrogiuseppe, mi ha fatto omaggio della fotocopia di un ritaglio di “Molise Nuovo”, un periodico regionale pubblicato a Roma, e, precisamente, del n° 3 del 1952, Anno 5°, che riporta un interessante artico lodi Giuseppe Orazio de Gennaro, già sindaco di Larino nei primi anni ’60. Un appunto per la Storia del Molise riferito a “La Congiura larinese del 1679 e la liberazione della municipalità dai feudatari”.
Una storia di 339 anni fa, poco più di due decenni dopo la micidiale epidemia del 1656, che ridusse Larino a una città di 400 abitanti, con la scomparsa del patriziato formato da sei o sette famiglie (de Cornacchiellis, Sorella, Espinosa, de Raimondi, de Obscuris, de Palma, e, probabilmente de Misseriis e de Scimato), salva la sola famiglia dei Palma.
Un patriziato, visto che Larino, diversamente da altre località confinanti, non è mai stato un feudo, “nel vero senso della parola.
E, così, io che della storia ne sento solo il fascino, incuriosito dalla lettura del bell’articolo del Cav. Giuseppe Orazio, più noto come barone, sono entrato nel racconto di un passato di questa mia città sempre più sorprendente per la ricchezza della sua Storia, ben raccontata da altri illustri cultori come Giuseppe Mammarella, Napoleone Stelluti, e altri. E’ la storia, con la cultura, un valore importante del territorio, la nostra identità, alla quale bisogna aggiungere il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni e le fondamentali risorse legate all’agricoltura, quali il cibo e, a Larino, da sempre. Il gentile olio di oliva.
Ho letto della congiura avvenuta in Larino nel 1679, che “va inquadrata storicamente nei prodromi di quel vasto movimento dottrinario e rivoluzionario che doveva portare all’abolizione della feudalità del Regno. Essa appartiene alla migliore storia nazionale del periodo e costituisce la più bella pagina della Storia Larinese che è pur ricca di fasti millenari”.
In pratica il patriziato locale, sostenuto anche dal clero, “approfittando anche della lontananza del potere Regio residente a Madrid”, prese l’iniziativa di far fuori il “ladrone di Larino”, il Duca don Francesco Maria Carafa della Stadera, e, così, “spezzare definitivamente anche il simbolo della giurisdizione feudale della città”. Tutto avvenne – scrive il dotto barone – mentre rientrava dal suo feudo di Campomarino, in un punto strategico, la salita nei pressi del Convento dei cappuccini che – me la ricordo bene – era davvero dura farla, come ricordo la croce in legno, piantata nel mezzo di due querce secolari, che ombreggiavano il tratto dove dovevi scendere dalla bicicletta e portarla a mano o dal carretto e stare dietro a spingere per aiutare il cavallo a spingere per superarlo.
La vendetta dei Carafa, con il processo contro i ribelli dinanzi alla Corte criminale di Lucera, la cittadina della Daunia che, con Larino, ha un rapporto antico. Io l’ho ritrovato nel dialetto comune quando ho presentato il mio libro “U penziere” nella città dove inizia e termina il Tratturo che, passando per Campobasso nel Molise, collega Castel di Sangro in Abruzzo. Le dure rappresaglie e la consorteria dei Palma asserragliata entro la torre più alta, quella dell’Episcopio, posta a sud est di fronte alla casa che, oggi, con una pietra di marmo ricorda la sede del primo Seminario della Cristianità. Una torre che, per vendetta, è stata rasa al suolo, che, ai miei tempi, era diventato il giardino dove noi bambini dell’ asilo giocavamo.
La morte della moglie di Don Antonio Palma, incinta, che, dopo tre ore dal parto cesareo perde il figlio. Il bambino che Alessandro Dumas, con la sua fantasia di romanziere fa vivere fino a renderlo protagonista, un secolo dopo, dei moti del 1799, l’amore di Luisa San Felice nel romanzo “Il regno insanguinato”.
Leggo che Dumas era amico del barone don Carlo Magliano di Larino e che Antonio de Palma, approfittando dell’inverno, si rifugiò a Sarcuno in provincia di Matera, dove si risposò con Antonietta di Maggio e, quando i figli nati dalle seconde nozze, una volta placate le acque, tornarono a Larino hanno dto origine a un’altra famiglia, non più Palma, ma Maggio-Palma.
La conclusione dell’articolo è la liberazione di Larino dai feudatari, tant’è che, quando dalla vicina Casacalenda arrivavano nella città frentana, diventavano “primi inter pares” con “i Patrizi Larinati liberi Signori di un libero municipio”.
Un’interessante storia che mi ha fatto dire, riportandomi all’attualità di questa mia città, l’importanza di vivere il racconto della storia millenaria, se esso stimola, però, la voglia di futuro. Un futuro che farà tornare Larino ad essere quella che è sempre stata, una capitale, un punto di riferimento, prima di tutto per il suo circondario. La città dell’olio per eccellenza, il luogo che ha ancora intorno la campagna e nella sua agricoltura, oggi più che mai, la sua grande risorsa. e nella sostenibilità del suo territorio il futuro.
La nascita del Biodistretto dei Laghi Frentani è una grande occasione da non perdere e da non mettere nelle mani di chi pensa ad altro, non ha programmi, o, peggio, sostiene chi ha imbrattato un paesaggio stupendo ed ha spogliato la città e il suo circondario di risorse importanti, come l’ospedale, lo zuccherificio e, ultimo, il Consorzio di bonifica.
Si tratta di pensare alla Storia e farla vivere per dare ad essa la continuità che merita con le idee, i progetti, i programmi e le necessarie strategie, con le azioni che hanno nella lungimiranza la sola possibilità per essere realizzate. (Paquale Di Lena)

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