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Canapa – Una Storia Incredibile

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

canapa una storia incredibile.pngRoma. E’ il libro di Matteo Gracis edito da Chinaski Edizioni, approda con il suo autore alla Feltrinelli di via Appia di Roma (numero civico 427, ore 18.00). Gracis che, dopo le polemiche sulla cannabis di Salvini, è diventato l’uomo del momento, sarà presente per incontrare il suo pubblico con il giornalista Alberto Castelli e il rapper Chicoria.
Canapa – Una Storia Incredibile nasce con un’importante missione: porre lo stop alla demonizzazione di questa pianta, puntando con forza l’attenzione sulle sue potenzialità di utilizzo nei settori più svariati e sulle sue caratteristiche, che la rendono un validissimo alleato nella lotta per uno sviluppo ecosostenibile. In pochi sanno, infatti, che con la canapa, oltre a tessuti, carta, medicamenti…, è possibile realizzare materiali per l’edilizia radicalmente ecologici, così come materie “plastiche” interamente biodegradabili. Un dato non poco rilevante in un momento storico in cui noi e il nostro ambiente stiamo affogando in un mare di plastica. E infatti la cannaplastica si sta affermando nel mondo delle produzioni d’avanguardia di materiali per l’arredamento, di imballaggi e giocattoli. E come mai piace così tanto? Perché è completamente atossica.
Nei giorni passati Chinaski Edizioni, in occasione delle polemiche sulla cannabis sollevate da Salvini ha avuto modo di sottolineare: “Chi alla parola canapa pensa immediatamente a una canna accesa in piazzetta non è solo stupido: è in malafede. Gracis lo urlerà forte e chiaro: fatevi un favore, andatelo a sentire”.Da una parte c’è una pianta che da migliaia di anni fa parte della vita degli umani, ma che da circa novant’anni è diventata oggetto delle attenzioni di quasi tutte le forze di polizia del mondo, un’icona del male nell’immaginario collettivo. Dall’altra un ragazzo che incontra quella pianta, e suoi prodotti, quando sono avvolti di quell’aura illecita che attrae e respinge, ma che non sempre fa riflettere. Due storie che si intrecciano, perché mentre il ragazzo cresce e cresce la sua consapevolezza, insieme si sviluppa anche la curiosità sul perché di quei divieti, sul motivo per cui quella pianta è bandita dall’agricoltura, dall’industria, dalla farmacopea; luoghi in cui aveva dimorato per secoli.Così l’autore, parallelamente al suo percorso che lo ha portato prima a fondare un sito con l’obiettivo di stimolare la discussione verso politiche di liberalizzazione della pianta, e poi a creare e dirigere Dolce Vita, la più importante rivista italiana nel settore degli “stili di vita alternativi”, ci racconta la tormentata vicenda del più controverso vegetale nella storia della nostra civiltà, cercando nuove domande e ottenendo alcune significative risposte.Due storie davvero incredibili; quella di Matteo che dai banchi abbandonati in fretta dell’Università si è inventato imprenditore di successo nel settore della comunicazione, e quella della Canapa che, con estrema fatica ma altrettanta forza, sta riemergendo dal limbo dell’illegalità in molte parti del mondo e da ultimo, almeno in versione “light”, anche nel nostro paese. Una “rivoluzione verde” che ha un solido retroterra culturale, ben oltre il cosiddetto uso ludico, narrata con sobrietà e leggerezza da uno dei suoi protagonisti.
Cos’hanno in comune un quattordicenne in vacanza in Vietnam alla fine degli anni Novanta, Cristoforo Colombo che sta per salpare con le sue caravelle e George Washington che scrive al direttore delle sue tenute in Virginia? Sembrerà strano ma il filo conduttore di questi e tanti altri eventi curiosi è proprio Lei, la Canapa, di cui questo libro narra la storia e le (dis)avventure.
Matteo Gracis ci accompagna infatti alla scoperta di un mondo poco conosciuto, raccontandoci la storia della Cannabis, quella che attraversa secoli e continenti, intrecciata, capitolo dopo capitolo, alla sua storia personale con questa Pianta straordinaria. Con un ritmo incalzante e uno stile asciutto e diretto, l’autore ci racconta dunque l’epopea della Canapa, dai primi utilizzi in campo medico in Cina quasi tremila anni prima di Cristo, alla diffusione in Europa nel Medioevo come fibra per fare carta, tessuti e cordame, fino agli studi scientifici più recenti che ne sperimentano con successo gli effetti curativi in un numero sempre maggiore di patologie. Sopravvissuta all’ultimo secolo di oscurantismo, la Canapa sta oggi tornando al centro della storia, trascinata da una rivoluzione verde, silenziosa ma inesorabile, che percorre tutto il pianeta.
L’Italia purtroppo rimane ancora tristemente chiusa alle politiche di piena legalizzazione, ma è indubbio che la nuova era stia bussando anche alla nostra porta. Avremo il coraggio di aprire?
Matteo Gracis (Pieve di Cadore – Belluno, 1983), giornalista e nomade digitale. Ha fondato e dirige la rivista Dolce Vita. È stato assistente alla comunicazione di un Deputato della Repubblica Italiana. Esperto di cultura della Canapa, è consulente di alcune delle più importanti aziende europee del settore. (foto copertina)

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Scuola: Storia magistra vitae, l’appello degli intellettuali per valorizzarla

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

Come riporta la stampa nazionale, è stato lanciato un manifesto dallo storico Andrea Giardina, dalla senatrice a vita Liliana Segre e dallo scrittore Andrea Camilleri per ridare dignità nelle scuole alla materia. Il sindacato si era battuto affinché fosse prevista una modifica sul piano di revisione della Storia prevista dal nuovo piano orario settimanale degli istituti professionali e l’immediato inserimento dell’educazione civica in tutti gli ordini scolastici. Marcello Pacifico (Anief): Accettiamo di buon grado il manifesto e lo appoggiamo. La Storia mostra ai ragazzi gli strumenti per vivere e, come dicevano i latini, diviene maestra, ispirando essi nelle azioni future: è necessario, senza dubbio, riservarle il posto di prestigio che merita. Marcello Pacifico, presidente nazional Anief, che più volte ha proposto un incremento sostanziale del tempo dedicato a essa, ha sposato di buon grado la causa e ha appoggiato il manifesto lanciato e sostenuto dagli intellettuali citati, punta della cultura italiana. Inoltre, il sindacato si è battuto contro la riforma degli istituti superiori che prevedeva il dimezzamento delle ore settimanali della storia, lasciandole uno spazio ridottissimo. Infatti, nonostante le dichiarazioni favorevoli espresse da chi governa l’istruzione e dalle più alte cariche pubbliche, nei fatti la materia basilare continua a essere dimenticata. “Accettiamo di buon grado il manifesto e lo appoggiamo. La Storia mostra ai ragazzi gli strumenti per vivere e, come dicevano i latini, diviene maestra, ispirando essi nelle azioni future: è necessario, senza dubbio, riservarle il posto di prestigio che merita”, afferma il presidente Pacifico.

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Le feste ebraiche spesso ricordano eventi storici centrali nella storia del popolo di Israel

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Così è per Channukkà e Purim, che celebrano la sopravvivenza dell’ebraismo ai tentativi antichi di distruggerlo, per Shavuot che commera la rivelazione del Sinai, e prima di tutto per Pesach, la Pasqua ebraica, che ricorda la fondazione del popolo ebraico, la sua liberazione dalla schiavitù egiziana e l’inizio del percorso verso la conquista della Terra di Israele.Ma queste feste chiedono anche in maniera molto esplicita di essere pensate in relazione al mondo contemporaneo. I miracoli che punteggiano le loro storie avvennero, secondo le formule liturgiche “in quegli anni” ma “in questo tempo” e il testo che ogni famiglia ebraica legge le due prime sere di Pesach, la narrazione (Haggadah) per antonomasia, impone a ogni ebreo di considerarsi come se lui stesso avesse partecipato all’epica uscita dall’Egitto.Come ripensare oggi a questa storia così fondamentale non solo per gli ebrei, ma per l’intera cultura oggi sparsa in tutto il mondo? Naturalmente non ho la pretesa di elaborare il senso religioso della festa, oggetto di profonde riflessione nella millenaria tradizione del pensiero ebraico. Ma vale la pena di ricordare qualche ovvio addentellato politico.Il primo punto è il rapporto con la terra di Israele. Ci sono due punti di inizio per il popolo ebraico. Il primo è Abramo, che diventa ivrì (ebreo, una parola etimologicamente legata al passare oltre, al venire da oltre) quando ubbidisce all’ordine di abbandonare casa e famiglia, per andare dove la guida divina lo porterà, e cioè specificamente nella terra di Israele, “al di là” del fiume Eufrate. La seconda è quella celebrata da Pesach, quando il popolo esce dalla schiavitù egiziana e si dirige, sia pure con un percorso lungo e tortuoso, verso lo stesso luogo. Il popolo di Israele, nella sua tradizione storico-religiosa, è quello che esce dall’esilio per tornare alla sua terra, anche al costo di rotture, ribellioni e guerre. Ogni celebrazione di Pesach, del resto, conclude la cena rituale con la promessa “l’anno prossimo a Gerusalemme”. Dopo l’Egitto è accaduto di nuovo in seguito all’esilio di Babilonia e ancora una volta nell’ultimo secolo e mezzo, nonostante una nuova terribile strage che ha ucciso metà del popolo, ma di nuovo con la forza di fondare uno stato. Che non si illudano coloro che pensano di “ricacciarci in mare” o “da dove veniamo” (è una formula ricorrente fra gli antisemiti, musulmani e non): siamo sempre tornati e siamo sempre restati.Il secondo punto riguarda la libertà, in opposizione alla schiavitù e al genocidio. Pesach è definita dalla tradizione come festa della libertà. Questa libertà si staglia su una storia precedente di schiavitù, lavoro forzato e vero e proprio genocidio. Vi è da parte di Mosè una richiesta esplicita e ripetuta di liberazione, intesa non certo come presa del potere sull’Egitto, ma come separazione, oggi diremmo diritto all’autodeterminazione. Questa richiesta è sempre respinta dal Faraone, nonostante l’intervento divino, fino alla conclusione sanguinosa della decima piaga e della distruzione dell’esercito egizio nel mare. La libertà è dunque pensata dunque non come anarchia né come dominio, ma come la possibilità di vivere secondo le proprie leggi, in un altro spazio. Quello egizio è il primo dei molti grandi imperi a cercare di eliminare questa autonomia di un piccolo popolo come quello ebraico: una tentazione che ancora oggi è ben presente.
Di qui una rivendicazione di identità, ben precisa e ancora oggi attuale. Il popolo ebraico esiste se è capace di resistere all’oppressione e di prendere il proprio destino nelle sue mani, di ascoltare la propria tradizione, di fare i sacrifici necessari per questo. Al fondo vi è un’etica della responsabilità e della libertà, cui naturalmente spesso è difficile fare fronte, come il seguito della narrazione del viaggio verso la terra promessa, e poi tutta la storia di venticinque secoli, farà chiaramente vedere. Ma dopo trentacinque secoli vi è ancora un popolo capace di sentire come propria quella vicenda, di farsene coinvolgere, di trarne lezioni di libertà.

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Roberto Masotti racconta la sua lunga storia con il jazz

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Torino Venerdì 26 aprile, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Roberto Masotti Jazz area (Seipersei) Con Peppino Ortoleva e Carlo Serra Nell’ambito di Torino Jazz Festival.
Miles Davis, Keith Jarrett, Archie Shepp, Carla Bley, Sam Rivers, Cecil Taylor, Charles Mingus, Ornette… Questi sono solo alcuni dei protagonisti che Roberto Masotti nella sua carriera ha fotografato giungendo a realizzare questa opera editoriale insieme alla casa editrice Seipersei. Jazz area racchiude in sé quasi 50 anni di storia di musica jazz internazionale. Jazz area si basa su una particolare e necessaria prospettiva autobiografica. Jazz area parla della vita in musica attraverso i tanti incontri diretti e le infinite occasioni di musica dal vivo. Jazz area analizza ed esprime l’idea stessa d’improvvisazione nel suo tipico esprimersi afro-americano e nelle sue trasformazioni europee. Jazz area è la lente attraverso la quale Roberto Masotti ci parla della sua lunga storia con il jazz.

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Libri di storia: Il mito delle biciclette Bianchi

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Parma mercoledì 10 aprile alle 17 al Palazzo del Governatore. Protagonisti dell’incontro saranno Daniele Marchesini, già docente di Storia dell’Italia contemporanea all’Università di Parma, e il suo volume Bianchi. Una storia italiana (Bolis Edizioni), introdotti dal coordinatore scientifico della rassegna Piergiovanni Genovesi, Delegato del Rettore alle iniziative culturali di carattere storico.
Gli indirizzi di saluto saranno affidati a Fabrizio Storti, Pro Rettore alla Terza missione dell’Università di Parma, e a Diego Saglia, Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC. Dialogheranno con l’autore Vittorio Adorni, campione del mondo di ciclismo, Ugo Berti Arnoaldi, dirigente editoriale della Casa editrice Il Mulino, e Stefano Pivato, docente di storia contemporanea all’Università di Urbino.
Libri di Storia – Incontri con gli Autori è un’iniziativa promossa dall’Università di Parma all’interno delle azioni di Terza Missione dell’Ateneo (delega rettorale per le iniziative culturali di carattere storico assegnata al prof. Piergiovanni Genovesi) volte a contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società, comunicando e divulgando la conoscenza attraverso una relazione diretta con il territorio e con tutti i suoi attori. La presentazione di una serie di novità editoriali di storia, alla presenza degli autori, si propone di far conoscere più da vicino alla città la ricerca svolta all’interno dell’Ateneo e, più in generale, di favorire la diffusione della conoscenza storica al fine di leggere in modo più profondo, articolato e dialogante l’oggi.
La partecipazione alle presentazioni è valida come aggiornamento per gli insegnanti che si iscriveranno attraverso la piattaforma S.O.F.I.A. (www.istruzione.it/pdgf).

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Il delitto politico di Maria “la molisana”: 75 anni fa una pagina di storia a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 2 aprile 2019

Una pagina di storia sconosciuta, tornata alla luce in questi giorni grazie ad un giornale di quartiere a Roma (“AppiOH”) e all’associazione “Forche Caudine”, che proporrà al VII Municipio l’apposizione di una targa. Protagonista una giovane molisana a Roma, Maria Di Salvo, nata a Salcito il 6 aprile 1899 da Giovanni Di Salvo e Giuseppina Di Giorgio, abitante in via Tuscolana 42, presso piazza dei Re di Roma. E’ la fine di marzo del 1944, sono 203 giorni che Roma è occupata dai tedeschi. Sono trascorsi appena cinque giorni dall’attentato di via Rasella e quattro dall’eccidio di rappresaglia delle Fosse Ardeatine ed il clima è particolarmente teso. La giovane molisana, definita “sovversiva” nei verbali delle forze dell’ordine nella retorica del periodo fascista, probabilmente una partigiana, è vittima di un conflitto a fuoco con la polizia in via Orvieto, non molto lontano da casa. Resta ferito anche un poliziotto. Lei viene colpita alla testa, è grave. Condotta all’ospedale San Giovanni, vi morirà poco più di due ore dopo il fatto.La vicenda è emersa proprio dai verbali del noto ospedale romano, dove compaiono anche i nomi delle guardie che accompagnarono la salcitana nel nosocomio (Michele Brilli e Guglielmo Franci), la targa del veicolo (Roma 73204) e il numero del referto (2838).
Una vicenda fino ad oggi ignota, raccontata nello scarno linguaggio burocratico del mattinale di polizia al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni, data 28 marzo 1943, quattro giorni dopo il massacro delle Ardeatine.Il quotidiano L’Unità, allora clandestino, pubblicò la notizia che su un muro di via Orvieto qualcuno aveva sfidato il coprifuoco per scrivere in vernice bianca, a poche ore da quel decesso: “A Roma tutti eroi. Morte ai fascisti e ai tedeschi”. Maria “la molisana” per più di qualcuno era stata un’eroina.

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“Quale Europa. Il modello europeo nella storia contemporanea”

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Parma Martedì 26 marzo, al Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali (SEA) dell’Università di Parma, sarà presentato il volume di Dario Velo Quale Europa. Il modello europeo nella storia contemporanea, edito da Cacucci (Bari, 2018).Il seminario, organizzato dalla Cattedra Jean Monnet in Economia industriale europea, si terrà dalle 11 alle 13 nell’Aula M della sede principale del Dipartimento in Via Kennedy, 6.
L’incontro sarà aperto da un’introduzione di Luca Di Nella, Direttore del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali. I lavori proseguiranno con una relazione di Dario Velo, docente all’Università di Pavia e da sempre impegnato in iniziative istituzionali e culturali legate al processo di unificazione europea. Oggi il prof. Velo dirige la rivista “The EuroAtlantic Union Review” ed è presidente del Collegio Sindacale della Banca d’Italia Seguirà un dibattito sulle tesi esposte nel libro aperto da Nicola Antonetti (Presidente dell’Istituto Sturzo, già Presidente all’Università di Parma del Corso di laurea interfacoltà in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali) e Franco Mosconi (professore all’Università di Parma e titolare della Cattedra Jean Monnet in Economia industriale europea).I lavori saranno conclusi da una relazione di Giulio Tremonti, Presidente di Aspen Institute Italia, già Ministro dell’Economia.
L’unificazione europea si è sviluppata per tappe, ciascuna delle quali ha scritto un capitolo della Costituzione europea, che deve essere ancora completata. Un modello europeo di Stato si è sviluppato diverso dai modelli tradizionali.
Comprendere come e perché abbiamo costruito una nuova forma di Stato è essenziale per rafforzare gli aspetti innovativi e governare il cambiamento.L’economia sociale di mercato ha fondato un nuovo rapporto fra Stato e cittadino affermando i valori di libertà solidarietà e sussidiarietà. Un nuovo ordine europeo e mondiale può svilupparsi sulla base del modello europeo che va compreso compiutamente. (scheda tratta dal risvolto di copertina del volume)

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Maturità, cresce la protesta contro la cancellazione della prova scritta di Storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

“Collocare la Storia a mera comparsa, all’interno dell’esame di maturità, è un errore gravissimo, che ridimensiona una delle discipline più importanti per la formazione dei giovani: è un segnale negativo che si manda alle nuove generazioni, del quale si devono assumere le loro responsabilità sia gli ideatori sia questo governo che non ha fatto nulla per disapprovarlo”; così commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e ricercatore universitario di Storia, il coro di proteste per la cancellazione della Storia come traccia nella prima prova scritta d’esame e la sua collocazione marginale, in modo trasversale, all’interno degli altri quesiti Con l’avvicinamento degli Esami conclusivi di Stato della scuola secondaria, sale il malcontento per la sparizione della prima prova scritta di Storia: a risollevare la polemica, nelle ultime ore, è stato il quotidiano La Repubblica, ricordando che il segnale dell’irrilevanza verso la storia “è arrivato quattro mesi fa con la decisione del Miur di cancellare la traccia di storia nella prima prova scritta della maturità”. “Nella formazione degli studenti liceali – sancisce in sostanza il ministero dell’Istruzione e della ricerca – lo studio del passato perde centralità. Non è più una bussola prioritaria nel maremoto della contemporaneità”. E all’università? Qui il furto della storia rischia di ingigantirsi. Tra docenti e ricercatori, negli ultimi due decenni c’è stato un tracollo di insegnamenti storici. I medievisti sono oggi 156: erano 240 nel 2001. I modernisti scendono da 368 a 225, mentre nello stesso periodo la storia contemporanea ha perso 89 professori (da 462 a 373). «Ci siamo ridotti a una riserva indiana», sintetizza Emilio Gentile, uno dei grandi maestri di storia ora in pensione.
Le conseguenze civili non sono di poco conto. Chi ignora la storia è capace di svolgere un esercizio pieno della cittadinanza? «Una crisi internazionale del sapere storico potrebbe rappresentare un serio pericolo per le generazioni future di elettori», interviene Burke. E forse è in gioco il modo stesso di organizzare il pensiero, un tema che ha a che fare con la democrazia. «Un tempo», rileva Maier, «la struttura della conoscenza si articolava intorno a un racconto di eventi disposti in una sequenza temporale, mentre oggi la formula che ci permette di anticipare il futuro è un algoritmo. Riuscirà la storia a sopravvivere all’algoritmo?». Per evitare il naufragio, non ci resta che rimetterci a studiare il passato, anche per la prova di maturità. Anche perché «senza conoscenza della storia» sarà difficile «cogliere il senso del cambiamento». In buona sostanza, ignorare la storia può essere molto pericoloso nel futuro. Anche quello prossimo, legando la conoscenza della storia allo svolgimento consapevole della cittadinanza, all’organizzazione del pensiero e all’esercizio della democrazia. Il professore Marcello Pacifico ricorda che il problema è generalizzato: “Il tentativo esplicito di ridimensionare la storia nello studio scolastico – dice il sindacalista Anief – è a trecentosessanta gradi. Non dimentichiamo che con l’ultima riforma degli istituti superiori è stato introdotto, proprio dall’anno scolastico in corso, il dimezzamento delle ore settimanali della storia: ad una disciplina che dovrebbe essere considerata come ‘maestra di vita’ viene ora conferito uno spazio sempre più ridotto e residuale”.

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100 Eccellenze Italiane: IVª edizione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

Roma 29 novembre 2018 Sala della Lupa – Palazzo Montecitorio. La manifestazione in programma sarà una preziosa occasione per ricordare quanto questo Paese, pur attraversando spesso momenti difficili, sia con ogni evidenza in grado di risollevarsi ed alimentare speranze per il futuro delle nuove generazioni. La storia della Repubblica Italiana è stata scritta, infatti, nel corso degli anni grazie all’impegno e al sacrificio di quanti hanno creduto nel più profondo del loro essere nei valori di appartenenza, identità ideale e culturale o, per dirlo in una sola parola, nei cosiddetti valori di ‘patria’. I luoghi delle istituzioni mantengono ancora oggi intatta l’aura di sacralità ad essi derivante dall’essere stati scelti quale teatro di significativi momenti di quella storia. Uno di essi è la Sala della Lupa in Palazzo Montecitorio a Roma, ambiente all’interno del quale fu proclamato il risultato del referendum del 2 giugno 1946, e proprio in questo salone il prossimo 29 novembre si terrà il Premio 100 Eccellenze Italiane, contestualmente alla presentazione dell’omonimo volume, edito da Riccardo Dell’Anna con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, giunto quest’anno alla sua quarta edizione. La scelta di coniugare la celebrazione di quanto di meglio il Paese ha da offrire con una location di così spiccato pregio non è dunque casuale proprio perché l’editore Dell’Anna ha fatto dell’italianità un marchio distintivo delle pubblicazioni date alle stampe negli ultimi anni. Individuare e pubblicamente riconoscere i meriti di coloro che, attraverso il proprio lavoro, consentono all’Italia di essere considerata sinonimo di eccellenza nel mondo è una pratica virtuosa oltre che concreto, e legittimo, motivo di orgoglio nazionale. È del resto noto che il Made in Italy sia ovunque riconosciuto quale garanzia di know-how, tradizione artigiana e, conseguentemente qualità superiore in grado di conquistare i mercati. Questa eccellenza non si esplicita soltanto nella realizzazione di manufatti delle più diverse tipologie ma anche, e forse soprattutto, nella capacità di raggiungere instancabilmente nuovi traguardi tanto nel campo della ricerca e della sperimentazione, quanto sul piano scientifico e su quello tecnico e industriale. Un libro è sempre un oggetto di valore in se stesso, ma un volume che riunisca insieme le storie di tanti personaggi e aziende meritevoli intende essere anche qualcosa di diverso, una lente d’ingrandimento, una vera e propria cassa di risonanza per i successi raccolti dagli italiani che investono sui propri sogni e sulle aspirazioni al raggiungimento di un benessere ampiamente condiviso. Celebrare le eccellenze d’Italia non significa tuttavia chiudere gli occhi su quanto ci sia ancora da migliorare, è al contrario un’occasione propizia per promuovere un moto virtuoso di emulazione che abbia l’obiettivo di far crescere sempre di più un paese realmente unico nel suo genere. Interverranno nel corso dei lavori, coordinati dalla giornalista Alda D’Eusanio, il presidente della Corte dei Conti, dott. Angelo Buscema, presidente del Comitato d’Onore, e alcuni altri membri del comitato che ha sovrinteso alla selezione di personalità e imprese protagoniste della cerimonia di consegna del simbolico riconoscimento di eccellenza, la ‘Pigna d’Onore’ realizzata in pietra leccese. Sono previsti gli interventi di illustri rappresentanti delle istituzioni come Roberto Alesse, direttore affari generali e personale del Ministero dell’Ambiente; il consigliere diplomatico presso il Ministero della Giustizia Natalia Quintavalle; il presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Massimo Sessa e il direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato Roberto Sgalla. A rappresentare gli ambienti della finanza e delle imprese saranno Maria Bianca Farina, presidente ANIA; il direttore generale di Federturismo, Antonio Barreca e Rossana Zambelli, direttore della Confederazione Nazionale Agricoltori; mentre per il mondo della cultura e dello spettacolo prenderà la parola il noto direttore d’orchestra Peppe Vessicchio. Come già avvenuto in occasione delle precedenti edizioni, la manifestazione 100 Eccellenze Italiane intende premiare le sfaccettate doti di persone e imprese, raccolte in categorie ben definite, che si siano distinte per iniziativa, abilità, studio, competenza e innovazione nei più disparati ambiti di applicazione. Dalle Forze Armate alla magistratura; dalla ricerca medico-scientifica ai settori di economia, finanza e impresa; dal settore ambientale a quello dei servizi di pubblica utilità; dalla comunicazione al giornalismo; dallo sport allo spettacolo; dalla musica alla moda; dalle eccellenze alimentari ed enologiche al design e alla produzione artigianale; dal comparto industriale all’elettronica; dalla produzione degli accessori più diversi ai beni immobili, passando per le più rivoluzionarie start-ups, il volume raccoglie realmente una ricca messe di storie degne della più ammirata attenzione. Fanno parte, a pieno titolo, della galleria di eccellenze messe a fuoco da Riccardo Dell’Anna e dai suoi collaboratori una serie di personalità raggruppate nella sezione del libro dedicata alle ‘Menzioni d’Onore’, ovvero a quelle persone che del progresso della nazione hanno fatto una missione da portare a termine, ciascuno nel proprio campo, ma con un solo risultato possibile: il successo. Lo stesso spirito informa le attività delle aziende riunite in un’altra sezione, denominata ‘Menzioni Speciali’. Una galleria dedicata a quelle realtà imprenditoriali che nel fornire i beni e i servizi più vari non accettano compromessi sulla qualità, eletta a segno distintivo del proprio brand. Al termine dei lavori, i premiati e gli ospiti della serata saranno accolti presso lo storico Circolo Antico Tiro a Volo, dove potranno continuare a condividere la gioia e la fierezza di appartenere al paese più bello del mondo, l’Italia.

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Asiago DOP racconta in TV la sua storia millenaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Dal 18 novembre al 15 dicembre, Asiago DOP torna in campagna TV con il claim “Il sapore della nostra anima”, lo spot girato sull’Altopiano dei 7 Comuni che racconta lo stretto legame che esiste tra questo formaggio e la sua millenaria tradizione e invita il consumatore ad entrare nel mondo Asiago DOP diventando testimone, con le proprie scelte, del valore della produzione d’origine protetta, espressione di territorio, identità e principi profondi. La pianificazione TV sarà sviluppata sulle reti Mediaset, Canale 5 e TGcom24, per un calendario di uscite che raggiugerà oltre 65 milioni di contatti.
Quest’anno, alla presenza in TV, si affianca, nello stesso periodo, una pianificazione stampa sulle principali riviste del food e un’intensa attività nella grande distribuzione che tocca insegne e regioni diverse e mira a consolidare la conoscenza di Asiago DOP, già apprezzato da più di 15 milioni di famiglie in Italia, attraverso attività di degustazione e inserimento della pubblicità nel punto vendita.L’attività di comunicazione natalizia del Consorzio Tutela Formaggio Asiago rinnova l’impegno ad una produzione frutto di rigoroso processo produttivo, tutelato dal Consorzio, che vuole offrire ai consumatori garanzie aggiuntive legate, oltre all’origine, anche alla qualità del formaggio declinato in tutte le sue sfumature. Il tutto arricchito da strumenti online, come il progetto di merchandising e lo shop che, all’indirizzo shop.asiagocheese.it, permette di apprezzare in tutto il mondo la specialità.

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Costruzione e decostruzione del linguaggio della storia dell‘arte

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Roma dal 24 al 26 ottobre un workshop di ricerca sul tema del vocabolario stilistico organizzato dall’Istituto Svizzero, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Viale della Trinità dei Monti, 1 e in collaborazione con la Biblioteca Hertziana e KNIR Reale Istituto Neerlandese di Roma. Il workshop si svolgerà in tre diverse sedi: Istituto Svizzero (24 ottobre), Villa Medici (25 ottobre) e Biblioteca Hertziana (26 ottobre). Se da un lato la storia dell’arte adotta una prospettiva sempre più globale, rielaborando in toto la maniera di teorizzare e di insegnare la disciplina, dall’altro il workshop si propone di condurre una riflessione sui concetti dello stile e delle epoche che ne hanno forgiato il campo di studi, nonché sulla loro pertinenza attuale. Quali furono la storia, gli usi e la critica legati a espressioni quali “antico”, “realismo”, “moderno”, “contemporaneo” o “avanguardia “, termini il cui impiego è stato continuo e al contempo incessantemente ambiguo? Alternando il dibattito ad analisi condotte direttamente sul campo, frutto dell’ osservazione degli oggetti stessi, il workshop non si limiterà ad affrontare le costruzioni lessicali trasmesse dalla storiografia, bensì si proporrà di raffrontare tali rappresentazioni alla realtà degli oggetti artistici (che si tratti di dipinti, sculture, oggetti decorativi oppure complessi architettonici), interrogando i diversi valori e significati culturali insiti nella materialità stessa dell’opera d’arte.
Le conferenze si svolgeranno in lingua francese, inglese e italiana. Per il 24 ottobre è prevista la traduzione simultanea all’italiano.
Il workshop dell’Istituto svizzero in Via Ludovisi, 48 del 24 corrente avrà inizio alle ore
09:30. Seguono alle10:00 Batalla-Lagleyre (Université de Bourgogne) L ’invention du “Grand Siècle”, période et style. La République et l’art français sous Louis XIV (1871-1958)
11:30 Laura Moure Cecchini (Colgate University) Can the Baroque Be Classical? The Seicento and the Return-To-Order in 1920s Italian Painting
12:30 Isaline Deléderray-Oguey (Universités de Neuchâtel et d’Aix-Marseille) Le Liberty, entre historicisme et modernisme: la difficile définition d’un style
19.00 Intervento d’apertura – in collaborazione con il KNIR Reale Istituto Neerlandese di Roma con Stijn Bussels (Leiden University) e Bram van Oostveldt (Universiteit van Amsterdam) What Does Style Do? Classification and Impact of Neoclassical Ensembles (1750-1820)

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Insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Il presidente dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli), Antonino La Spina, commenta positivamente le linee guida emanate dalla giunta regionale siciliana, su proposta dell’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, che fanno seguito all’approvazione della legge regionale sulla promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole.“L’iniziativa della giunta di governo siciliana, presieduta dal presidente Nello Musumeci, coglie nel segno – afferma La Spina – puntando alla valorizzazione di quell’immenso patrimonio immateriale rappresentato dalla cultura siciliana e dal dialetto. Un obiettivo che le Pro Loco Unpli perseguono da tempo, con un’azione capillare avviata su tutto il territorio nazionale”. L’Unpli è tra è tra le 176 realtà mondiali accreditate presso l’Unesco ai sensi della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003: un risultato conseguito grazie all’impegno profuso nella sensibilizzazione delle Pro Loco e delle comunità locali sui temi legati alle potenzialità dei beni immateriali, ma anche alla loro fragilità. Iniziative e azioni sfociate nella creazione di un inventario online (il canale youtube Memoria Immateriale) che conta migliaia di video sui temi della Convenzione Unesco del 2003 (saperi, tradizioni, artigianato, oralità, riti, conoscenze, pratiche sociali, ecc.).“Le Pro Loco – prosegue La Spina – sono da sempre impegnate nella salvaguardia e nella valorizzazione dei dialetti e delle lingue locali: un patrimonio che rappresenta la nostra identità territoriale. Un’azione che corona in alcuni appuntamenti di successo”.A partire dal premio letterario nazionale “Salva la tua Lingua Locale” rivolto a tutti gli autori ed appassionati di dialetto che ha visto il prof. Tullio De Mauro tra i suoi più illustri sostenitori; nel corso delle sei edizioni sono pervenute oltre mille opere. Una specifica sezione del premio è dedicata alle scuole, alla quale hanno partecipato oltre 100 gli istituti (per l’edizione 2018, le iscrizioni si chiudono il 30 novembre); il premio è indetto dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia e Legautonomie, in collaborazione con il Centro “Eugenio Montale” e l’ong EIP.
“L’Unpli – conclude La Spina – è costantemente attiva in materia della promozione e salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, una missione che, riteniamo, vada condotta in rete. Abbiamo già siglato accordi con il Mibac e il Miur e siamo pronti e disponibili ad ulteriori collaborazioni istituzionali”. L’Unpli organizza anche la “Giornata nazionale del dialetto” che ricorre il 17 gennaio di ogni anno.

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“Luci della Storia su Porta Pia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

museo storico bersagliereRoma dal 18 al 23 settembre 2018 dalle ore 18,00 nel cortile Cinquecentesco di Porta Pia Cortile Museale “Porta Pia” Piazzale di Porta Pia sede del Museo Storico dei Bersaglieri, la quinta edizione della rassegna “Luci della Storia su Porta Pia”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. L’iniziativa, nata dalla volontà e da una idea vincente dell’ex Direttore del Museo Gen. Nunzio Paolucci, curatore della rassegna, e condivisa dall’attuale Direttore Col. Fabrizio Biancone, è organizzata dall’Associazione Nazionale Bersaglieri (ANB) Sezione Roma Capitale, in collaborazione con il Museo Storico dei Bersaglieri e col sostegno dello Stato Maggiore dell’Esercito.La rassegna riscuote grande interesse ed entusiasmo sia tra i Bersaglieri che tra i cittadini, amanti della storia. Dall’alto valore simbolico, attraverso la musica, le voci, le immagini, i canti, la manifestazione si fa strumento di narrazione per il pubblico di un’epoca vissuta all’unisono con il tricolore.L’edizione che sta per iniziare vedrà esibirsi, oltre alla consueta e prestigiosa fanfara dei Bersaglieri, le bande militari dell’Esercito, della Marina Militare, dell’Arma dei Carabinieri, della Scuola Trasporti e Materiali e della Polizia Municipale di Roma Capitale, oltre alla presenza di esibizioni culturali, artistiche, liriche e corali. Il susseguirsi degli eventi in programma è il preludio per un crescendo di emozioni tutte da assaporare, che prevede anche performance di musica Jazz e Gospel.
L’avvio è di tutto rispetto: nel pomeriggio del primo giorno, avrà luogo la presentazione del libro “Grande Guerra” edito dalla Rivista Informazione Difesa mentre, in serata, sul palco della manifestazione salirà l’Orchestra filarmonica “Città di Roma” diretta dal M° Lorenzo Porzio, con al piano Cristiana Pegoraro. Il finale, come sempre, sarà invece tutto bersaglieresco con l’immancabile concerto della fanfara “Nulli Secundus” della Sezione Bersaglieri di Roma.
Come in passato, anche quest’anno verrà consegnato il premio “Oltre la breccia” 2018. Istituito nelle passate edizioni, si ispira all’azione compiuta dai Bersaglieri nel 1870 che con il loro andare “oltre la breccia” hanno reso un grande servizio al Paese riconquistato Roma all’italianità. È rivolto ai meritevoli di azioni responsabili, significative, repentine che agiscono per il Bene comune o che, metaforicamente parlando, non si fermano di fronte agli ostacoli ma riescono ad andare “oltre”.
Il premio sarà consegnato alla campionessa paralimpica di canoa Eleonora De Paolis nella serata di apertura della rassegna il 18 settembre dalle ore 21, alla presenza di massimi dirigenti del CONI.
Nella serata di giovedì 20 settembre sarà invece consegnato al Presidente della Onlus Peter Pan dott. Renato Fanelli per la meritoria attività a favore delle famiglie di bambini gravemente malati. Inoltre, nel corso dell’intera rassegna sarà sostenuta una raccolta fondi per tale Onlus.
Venerdì 21 settembre il Premio sarà invece consegnato, alla presenza di Autorità Civili, Militari e del Presidente dell’Associazione Nazionale Bersaglieri Gen. Ottavio Renzi, all’Ispettrice Nazionale Infermiere Volontarie Sorella Monica Dialuce per l’impegno profuso in ogni circostanza, in Italia ed al seguito dei contingenti militari all’estero, da parte delle migliaia di Crocerossine Volontarie. Infine, da segnalare, la spettacolare scenografia con un allestimento di un grande teatro all’aperto e gli effetti speciali di luce sulle facciate della Porta, ai lati di via XX Settembre e Nomentana, che arricchiranno, con i colori del tricolore, il già prezioso monumento storico. (foto: museo storico del bersagliere copyright museo storico del bersagliere)

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Così va il mondo: E’ una storia fantascientifica?

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Ora che ci stiamo preparando ad un’altra tornata elettorale, pensando alle elezioni del parlamento europeo del prossimo anno, mi sembra il momento di tuffarci in una riflessione che ci porta a vedere il passato per quello che è stato. Lo faccio cercando d’esplorarlo di là della sua facciata e delle edulcorate versioni dei cronisti e degli storici di turno. Forse così procedendo farò storcere il muso a più di qualcuno ma costoro dovrebbero chiedersi, innanzitutto, se la ricerca degli accadimenti costituisce o meno il frutto di ciò che vogliamo vedere oltre la realtà perché la verità è un frutto troppo amaro da masticare a freddo: veritas odium parit. Chiarito questo punto lasciate che vi parli di un passato come di un thrilling fantascientifico: In una fredda sera d’ottobre del 1989 un gruppo di persone si riunì alla Troitskaja, la torre che per la sua altezza sovrastava le altre venti del Cremlino, e costoro, seduti intorno ad un tavolo incominciarono a parlare uno dopo l’altro con toni gravi ma al tempo stesso risoluti. C’era da prendere una decisione storica. Non era possibile indugiare oltre. Già l’Ungheria, con l’apertura delle sue frontiere il 23 agosto scorso, aveva dischiuso una grande falla alla compattezza della cortina dell’Urss.
Un generale fece notare che il muro di Berlino era diventato come la linea Maginot per i francesi nella seconda guerra mondiale. Che senso avrebbe avuto difenderla se era possibile aggirarla agevolmente? D’altra parte l’insofferenza delle repubbliche socialiste dell’Est non avrebbe permesso un recupero dell’affidabilità politica e istituzionale dell’Urss e sarebbe stato più conveniente che se ne facesse carico l’Occidente, poiché da qualche tempo soffiava sul fuoco delle proteste popolari che erano sempre più attratte dal liberismo di stampo occidentale. Così fu dato il via allo smantellamento del sistema di fortificazioni costituito da due muri paralleli di cemento armato separati tra loro dalla cosiddetta “striscia della morte” larga alcune decine di metri. Il complesso fu fatto costruire dalla Germania Est il 13 agosto del 1961 per impedire la libera circolazione delle persone dall’una all’altra Germania. La data fatidica di questo tracollo fu fissata il 9 novembre del 1989, dopo settimane di proteste popolari, incominciando con il consentire ai tedeschi dell’Est di visitare liberamente l’altra parte della Germania. Il muro, a questo punto divenne una struttura che andava abbattuta il più presto possibile e così fu fatto. Molti osservatori politici si chiesero, di là delle dichiarazioni di facciata e della sbrigativa risposta di chi considerava l’esperienza settantennale del socialismo reale esaurita per consunzione naturale, qual era la ragione di questa mossa e le conseguenze che ne potevano derivare sul futuro assetto dell’Europa e del mondo intero. Fu il periodo in cui un giornalista russo elaborò una teoria che molti considerarono fantasiosa o, se vogliamo, fantascientifica, ma che come in un puzzle i vari pezzi del mosaico, anno dopo anno, si composero lasciando intravedere il vero volto di una iniziativa solo in apparenza suicida del colosso Urss. D’altra parte all’Unione sovietica, faceva osservare questo giornalista, non restava molto da fare: o si andava a una guerra termo-nucleare con il rischio di ritrovarsi con un pianeta invivibile e dove i vincitori non avrebbero potuto godere del loro successo o si accettava una politica di logoramento che avrebbe affossato la Russia con tutti i suoi satelliti per una implosione del sistema. La strada migliore da percorrere si profilava invece un’altra con la destabilizzazione indoor dell’occidente e dell’arma sempre più potente della rete informatica. (Servizio Fidest)

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Ha scritto Luana De Rossi: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha Già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo, che passare dalla tragedia alla farsa non è certo consolante. Tutt’altro. (Servizio Fidest)

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Mostra “La Storia. La Luce. I Colori. L’Etna”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Taormina Domenica 16 settembre alle 19,00 l’appuntamento è sulla terrazza dell’Art -Hotel Vello D’Oro alla presenza di Vittorio Sgarbi. In uno scenario spettacolare, con il tramonto sull’Etna, diversi artisti ricorderanno la figura del Maestro Cuscona, che concepì l’Hotel interamente come uno spazio d’arte. La serata avrà protagonisti gli attori Elio Crifò (nelle vesti di presentatore),Annalisa Picconi,Valentina Martino Ghiglia, Francesca Romana Miceli Picardi, il chitarrista Jakob Fischer, gli artisti figurativi Aykut Saribas e il gruppo danese GYRR che per l’occasone dedicherà a Giuseppe Cuscona l’opera scultorea ”Pancrazio”: presenterà l’opera lo storico d’arte danese Ole Villadsen. Coordinatrice delle iniziative: Tamako Sakiko Chemi.
Direzione artistica : Maria Brigida Cuscona.
Gli spazi espositivi, che nelle architetture richiamano alla memoria quelle di Gaudì, ospitano invece l’antologica del Maestro Cuscona, dalle sue architetture ai soffitti, dalle multicolorate ceramiche con smalti a base metallica (fusi ad alta temperatura) ai ferri-battuti da lui disegnati. Tutti gli ambienti sono impreziositi da quadri, disegni, sculture in legno a mosaico, statue in ceramica, abiti e tessuti d’arredo, che testimoniano l’intensa vita artistica di Giuseppe Cuscona sin dalla sua gioventù.
L’associazione culturale Giuseppe Cuscona ”Scienze, Arte e Spettacolo” in collaborazione con il Medea Residence e l’Art-Hotel Vello D’Oro, con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Taormina, dedicheranno due serate, il 12 e il 16 settembre, in memoria del Maestro Giuseppe Cuscona. Collaboreranno all’iniziativa Giada Briguglio, Santina Ciatto, Marilena Florio e Giovanna Spadaro.

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Pagine di storia: La lotta ai nazisti dalla Germania a paesi conquistati

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Era ben nota avversione di alcuni ufficiali nei confronti del “piccolo caporale austriaco” e della sua dottrina nazista. Proprio per questo motivo sia taluni militari sia gli stessi capi di opposizione al nazismo presero contatto con gli inglesi già prima della dichiarazione di guerra del 1939. Si fa proprio risalire a questa “congiura dei generali” se gli inglesi ottennero a Dunkerque un po’ di respiro per far evacuare le loro truppe. Un’altra tesi, sull’argomento, vuole che fosse a deciderlo lo stesso Fuhrer più preoccupato di assicurarsi una neutralità inglese che non di puntare a un annientamento del nemico e alla prosecuzione della lotta sul suo territorio.
Posso a questo punto agevolmente rilevare come la resistenza al nazismo fosse un fenomeno internazionale e senza precedenti nella storia delle guerre. Penso, ad esempio, che alla capitolazione del governo francese rispose lo sviluppo progressivo dello spirito di resistenza. Il terreno fu minato sotto i passi del vincitore trionfante. La sua vittoria non avrebbe avuto senso senza l’adesione dei vinti. Costoro, da principio, soggiogati e a volte tentati, subirono lo strapotere tedesco. Ebbero, però, la forza di rialzarsi con un movimento forse lento ma potente. Del giugno del 1940 De Gaulle, da radio Londra lanciò ai francesi un proclama incoraggiandoli alla resistenza. Risposero per primi gli studenti parigini, l’11 novembre del 1940, con una sfilata che nelle intenzioni dei promotori avrebbe dovuto portarli davanti al Milite ignoto cantando la marsigliese e brandendo delle pertiche (deux guales) e che avrebbero dovuto salutare, con un gioco di parole, l’uomo di Londra. Intanto l’Intelligence Service inglese ricostruì le sue reti d’informazione in tutta Europa, ma soprattutto in Norvegia e in Olanda. Con l’inizio delle ostilità tedesche, sul suolo russo, anche i comunisti, dei paesi occidentali, dal 22 giugno del 1941, poiché fino allora si erano mantenuti neutrali, entrarono nella resistenza.
Da quel momento in poi la lotta contro l’occupante si fece senza quartiere. Si attivarono, nel 1942, numerose organizzazioni patriottiche: Liberation Nord et Sud, Combat, Front National, e Organisation Civile et Militaire. In Belgio il primo movimento di resistenza prende consistenza nel 1940 per merito del colonnello Lentz e dei suoi amici e collaboratori. In Olanda a scatenare la resistenza furono le forme sinistre, assunte dai nazisti, per la caccia agli ebrei. In Norvegia Quisling non riuscì a trascinare il suo popolo ariano lungo la scia hitleriana. Ma soprattutto nei paesi balcanici e slavi, spietatamente oppressi, la resistenza armata assunse fin dall’inizio, dimensioni notevoli prima ad opera del colonnello Drago Mihailovic e poi di Tito. Lo stesso accadde in Polonia, anche se in misura ridotta, per opera del generale conte Komorowsky. (Riccardo Alfonso)

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La storia della seconda guerra mondiale dalle rievocazioni degli storici

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Tra i tanti volumi che ci parlano di quei terribili momenti, ne ho scelto due, in particolare. Essi mi servono da guida e da battistrada ad altri che ho letto e citerò in seguito. Il primo appartiene a Raymond Cartier titolato “La seconda guerra mondiale” (Editore Arnoldo Mondadori) e il secondo è: “Passato e presente della Resistenza” (Edito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri). Mi sembra, in questo modo, di raccordare i due momenti fondamentali che hanno attraversato le infelici generazioni che da infanti, giovani combattenti o da anziani si sono trovati nel bel mezzo di una lotta spietata e sanguinosa.
Il primo libro rende la tragedia universale tanto da coinvolgere, sia pure indirettamente, anche i paesi non belligeranti e, il secondo, per la particolarità degli argomenti trattati e i suoi limiti territoriali, mostra uno spaccato dello stato d’animo di un popolo letteralmente trascinato in un’avventura bellica e con un esercito che, a detta dello stesso Badoglio, allora capo di stato maggiore dell’esercito, “non ha neppure le camicie”. E, Mussolini, di rimando: “Voi non capite. Io ho bisogno di qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”. Questo fu l’inizio di un’avventura che portò l’Italia a unirsi alla Germania hitleriana e, in seguito, al Giappone con un patto d’acciaio, diventato poi di ferro, che aveva solo un difetto: l’acciaio, o il ferro che si voglia dire, fu ben presto fuso trasformandosi in un fiume di sangue.
Leggere, quindi, quando accadde per rinverdire i ricordi scolastici sia di chi per l’anagrafe è troppo giovane perché abbia vissuto quei momenti e, per gli altri, affinché non racchiudano il ricordo nell’oblio e ancor peggio nell’indifferenza.
Leggere per capire come sia facile risalire, da fatti in apparenza irrilevanti, a un evento tanto drammatico fino a diventare un olocausto per intere popolazioni o etnie. E’ difficile per i colpevoli, come pure gli incolpevoli e gli agnostici, uscirne con tutte le ossa al loro posto e non solo fisicamente.
Leggere per rendersi conto che non è possibile ragionare con la testa altrui e ancor più praticare l’arte della tolleranza, in specie nei confronti di chi non la capisce e la scambia per debolezza o peggio ancora per tacita connivenza.
Un errore fu certamente quello di non considerare intollerabili gli stessi insuccessi della politica di sicurezza collettiva in Europa e in Asia dal 1931 e che culminarono, nel 1938, con la politica d’annessioni territoriali della Germania, e che poi incoraggiarono l’attacco, di quest’ultima, alla Polonia il 1° settembre alle ore 4,45 del mattino del 1939.
Fu un’azione militare brutale ma alimentata da un calcolo politico. Infatti, si riteneva improbabile che gli anglofrancesi s’imbarcassero in un’impresa militare per sostenere un paese come la Polonia. Per contro il suo smembramento era visto di buon grado dalla stessa Russia, dato il vantaggio che avrebbe potuto trarne.
In questo modo i russi avrebbero avuto l’opportunità di annettere una parte del territorio polacco con la tacita acquiescenza dei tedeschi e così accadde. Fu, dunque, una risposta che finì con l’instaurare alleanze innaturali (Germania-Russia). Non solo.
Furono ostilità insorte tra nazioni che avevano una comune base liberista, sebbene la differenza fondamentale fosse caratterizzata dalle loro distinte matrici: un’idealistica e l’altra empirica. Alla fine, come possiamo rilevare, in quest’evenienza, liberismo d’estrazione idealistica e comunismo si ritrovarono nel concepire un’identica finalità di vedute. (Riccardo Alfonso)

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L’imbuto della storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

La storia, a volte, mi appare come un imbuto. Nella parte più larga si riversano tutte le notizie che si attingono dalla ricerca e dalle testimonianze dirette, mentre, ciò che esce dalla sezione più stretta, è un flusso che scorre più lentamente.
Questo “travaso” può impiegare anni prima di raggiungere il suo naturale destinatario, lo storico, e per traboccare sui libri di testo e fare opinione tra i discenti e poi ancora verso una nuova generazione di storici. Ancora oggi guardiamo con attenzione quanto loro scrissero, nei secoli passati, e ci accorgiamo che un’altra insidia mina la nostra possibilità di comprensione dei tempi andati: è la pretesa di volerli giudicare con il nostro metro e non con quello dei contemporanei di allora.
“Contrario al senso comune – dice Nicolò Malabranche – è addurre a lungo passo greco per provare che l’aria è trasparente, servirsi dell’autorità d’Aristotele per farci credere che ci sono intelligenze che muovono i cieli, e infine mescolare i proverbi arabi o persiani in libri francesi o latini fatti per tutti”. In forza a tale asserzione dovremmo uscire allo scoperto con le nostre idee, affermarle quali sono e dare testimonianza di una realtà della vita e non da quella che altri hanno immaginato o che vogliamo vagheggiano per un nostro ideale utopico, per un semplice esercizio tautologico. (Riccardo Alfonso)

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Le date che fanno la storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Quanto ho avuto modo di rilevare, leggendo le tecniche militari da quelle dei romani ai giorni nostri e che ho ben descritto nel mio recente libro “Le date che fanno la storia”, ha un indubbio riscontro in altre vicende umane dalla politica all’economia e al mondo degli affari e finanziari. A volte ci meravigliamo, ad esempio, come possa essere riuscito un uomo come Berlusconi a entrare di “getto” in politica e al primo colpo ottenere un consenso elettorale importante. Taluni hanno osservato che non sarebbe stato possibile se non avesse messo in campo il suo impero mediatico-televisivo e della carta stampata.
Eppure abbiamo continuato a meravigliarci con un altro “magico exploit” di Grillo con il suo movimento Cinque Stelle. Stessa tecnica ma, questa volta, a differenza del suo ingegnoso predecessore lo ha fatto sul web dove la comunicazione è efficace e si spende poco. E la scelta non è stata casuale ma studiata sapientemente a tavolino. Sono stati, infatti, ricoperti spazi comunicativi non sfruttati dagli avversari condizionati, com’erano dal fascino mediatico dei talk-show in specie se amici. Grillo si è servito, in sostanza, di ciò che gli altri hanno disdegnato.
L’hanno fatto pensando che i comizi in piazza fossero un retaggio del passato ma non ripetibili al presente. L’hanno fatto ritenendo la televisione “un mostro sacro” alla cui vista ben pochi italiani si sarebbero sottratti e in questo senso bene ha scritto Davide Scala nel suo libro “L’alba delle 5 stelle” con un suo indovinato parallelismo con la “rana bollita” dove il teledipendente è destinato ad essere cotto a sua insaputa drogato dai messaggi subliminali.
Così la tecnica berlusconiana di avvalersi di numerose emittenti televisive e satellitari, di alcuni quotidiani asserviti alla sua causa, poco è mancato che facesse flop davanti a un avversario debole economicamente e poco noto ma che ha dimostrata che la logica della “rana bollita” non si attaglia molto agli italiani e che in qualche modo sono capaci di staccare la spina e rivolgersi a un monitor senza dubbio di dimensioni più modeste ma capace di farli interagire e ritrovare nuove intese e validi strumenti alternativi. Potremmo dire: E’ stato il trionfo della ragione? E’ stato un risveglio delle coscienze, dal torpore in cui erano state relegate? E’ stata la consapevolezza che il proprio destino e quello dell’umanità non è delegabile agli altri senza dotarsi di adeguati strumenti di verifica? O no? (Riccardo Alfonso)

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