Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘strage’

Strage via Carini: Anniversario

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2021

“Il 3 settembre 1982, la mafia uccideva a Palermo il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Prefetto di Palermo, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, una delle pagine più brutte e drammatiche della storia della Repubblica” –cosi Enzo Pirillo, Presidente del Circolo Culturale Saragat Matteotti di Roma-“Nel testo della sentenza del maxiprocesso del 1985 si leggono queste parole «L’assassinio Dalla Chiesa, dopo l’assassinio Moro, è certamente il delitto più grave della storia della Repubblica. Le carte di una sentenza giudiziaria sono di solito raggelanti. Le carte sulla vita del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa rappresentano invece la certificazione drammatica e autorevole di verità finora negate, nascoste, manipolate», allora non si poteva minimamente immaginare l’orrore delle stragi di Capaci e via D’Amelio nella quali morirono i Giudici Falcone e Borsellino! Forse per questo è facile condividere il sentimento di quell’anonimo cittadini che scrisse sul luogo della strage «Qui è morta la speranza dei palermitani onesti», anche se, per onorare la memoria di chi ha perso la vita per combattere le mafie, la speranza non può e non deve morire! “In circostanze come questa triste ricorrenza può essere facile inciampare in una retorica scontata, non volendo incorrere in questo –conclude Enzo Pirillo- mi limito a ricordare le parole del Generale Dalla Chiesa: “Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi; non possiamo oltre delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti”. A nome del Circolo Saragat Matteotti esprimo un deferente pensiero per la memoria di tutte le vittime di tutte le mafie, ed un rispettoso ed affettuoso abbraccio a Rita e Nando dalla Chiesa”. Vincenzo Pirillo, Presidente del Circolo Culturale “Saragat-Matteotti”

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Strage Vergarolla: Serracchiani, entri nella storia ufficiale italiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

“Grazie a Mattarella per attenzione a esodo giuliano-dalmata”. “Mentre oggi ci sono popolazioni flagellate da tragedie umanitarie, è doveroso dedicare un pensiero alla terribile strage di 75 anni or sono, quando a Vergarolla furono uccisi oltre ottanta italiani, tra i quali molti bambini. La memoria nazionale non può distrarsi da uno degli episodi più sanguinosi della nostra storia, uno dei drammi simbolici del solco tragico che per decenni ha inciso le genti adriatiche, in cui a pagare sono stati soprattutto gli innocenti”. E’ la riflessione della presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani, nel giorno in cui si celebra il 75/mo anniversario della strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto del 1946 quando, sulla spiaggia alla periferia della città istriana di Pola gremita per la tradizionale manifestazione natatoria della “Pietas Julia”, l’innesco di un enorme quantitativo di esplosivo uccise non meno di ottanta italiani. “Ho sottolineato già in passato il prezioso lavoro di quanti continuano a cercare la verità – aggiunge Serracchiani – su questa e altre stragi che hanno colpito i nostri concittadini lungo la storia della Repubblica. Ringrazio il presidente Mattarella per l’attenzione dedicata, con gesti e parole, ai drammi dell’esodo giuliano-dalmata e per l’opera di pacificazione svolta nel rispetto delle memorie e fuori da strumentalizzazioni politiche. Vergarolla deve entrare nella storia ufficiale italiana”, conclude l’esponente dem.

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“41 anni dalla strage di Ustica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

“Noi non dimentichiamo le 81 vittime e le famiglie che reclamano giustizia e meritano di sapere cosa sia davvero successo il 27 giugno 1980. Bene ha fatto il Presidente Mattarella a ribadire che la Repubblica sente come dovere inderogabile l’impegno per una più completa dei fatti. Per questo rimane prioritaria la desecretazione di tutti gli atti e dei documenti utili a fare luce su una pagina così controversa della nostra storia. Penso ad esempio ai cablogrammi inviati dall’allora capocentro del Sismi a Beirut, Stefano Giovannone, già parzialmente rivelati da inchieste giornalistiche e che sono stati giudicati di assoluta rilevanza per Ustica, anche trasversalmente dai componenti della Commissione Moro 2 che li visionarono. Bisogna fare tutto quello che è necessario per far emergere la verità, storica e oggettiva, su questa strage. Senza pregiudizi o dogmi precostituiti”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Covid e la strage silenziosa

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Torino martedì 8 giugno alle 17,30 sul canale YouTube del Centro Studi Africani di Torino, con il patrocinio della Città Metropolitana sarà presentato il libro dello storico Roberto Morozzo Della Rocca. Dialogheranno con l’autore il giornalista e inviato de “La Stampa” Domenico Quirico, l’ambasciatore Renzo Mario Rosso, presidente del Centro Strudi Africani, Raffaella Ravinetto, senior researcher dell’Istitute of Tropical Medicine di Anversa, la biologa Susanna Ceffa, che lavora per il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio. Modererà l’incontro Daniela Sironi, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per il Piemonte. “Nessuno si salva da solo”, ha ribadito più volte Papa Francesco, indicando alle nazioni una via condivisa per uscire dall’emergenza Covid, a partire dall’accesso universale al vaccini. L’errore da non ripetere è quello di non estendere ai paesi poveri i trattamenti sanitari, com’è avvenuto per lunghi anni con le pandemie di Ebola e di HIV. A documentare questo tragico errore nella strategia globale di contenimento dei virus è il libro del professor Morozzo della Rocca, ordinario di Storia contemporanea all’Università RomaTre e impegnato nei progetti di cooperazione internazionale della Comunità di Sant’Egidio. Il tema è particolarmente attuale per la connessione all’emergenza SARS-COV-2. Mentre in Occidente erano disponibili le cure per l’HIV e per Ebola, tra 1996 e 2002 in Africa quelle cure erano considerate impossibili. Poiché la gran parte dei malati di AIDS era in Africa, si registrarono decine di milioni di decessi evitabili. Secondo Morozzo della Ricca, a cavallo tra XX e XXI secolo si dubitava della capacità degli africani di assumere regolarmente le medicine, le fragili sanità pubbliche africane erano considerate inefficienti, i costosi farmaci antiretrovirali contro l’AIDS che in Occidente salvavano vite apparivano un lusso (senza però che i corrispettivi farmaci generici, a basso costo, fossero presi in considerazione). Dominava insomma un afro-pessimismo: curare i malati di AIDS nelle regioni subsahariane veniva giudicato una perdita di tempo e denaro. Intanto, la durata media della vita crollava e le economie collassavano. Malgrado gli sforzi di figure come Kofi Annan, Stephen Lewis, Jeffrey Sachs e di tanti medici e volontari sul campo, l’opzione terapeutica si sarebbe affermata in Africa lentamente. L’accesso universale alle terapie sarebbe stato convenuto a livello internazionale soltanto intorno al 2015. La storia di come si è invertita la rotta, nel nome della necessità di salvare il numero più alto possibile di vite, è una lezione esemplare che può aiutare ad affrontare meglio l’attuale pandemia, tutt’altro che contenuta in molti paesi africani, latino-americani e asiatici.

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Strage di Viareggio, USB: basta sentenze scandalose, introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Dal 29 giugno 2009 i familiari delle vittime della strage di Viareggio aspettano giustizia. Invano, perché oggi la quarta sezione della Corte di Cassazione ha riservato loro una triste doccia fredda: le condanne a Moretti e soci della Corte d’Appello di Firenze non valgono, dovrà esserci un nuovo processo. Non però per il reato di omicidio colposo, chissenefrega se sono morte 32 persone, ma per l’accusa di disastro ferroviario colposo. In buona sostanza la Cassazione ha stabilito che la strage di Viareggio equivale al deragliamento senza vittime della scorsa estate a Carnate, per il quale è stata mossa la stessa imputazione. Tutto ciò accade perché gli ermellini, specialisti in acrobazie giuridiche, hanno stabilito che a Viareggio non c’è stata la violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro, che aveva fatto scattare per Moretti e soci la condanna per omicidio colposo. Come è noto, infatti, gli impianti ferroviari italiani sono il paradiso della sicurezza dei lavoratori. La sentenza della Cassazione è l’ennesima dimostrazione che le norme vigenti non sono sufficienti, tutelano aziende e capitale ma non la vita e l’integrità fisica e morale dei lavoratori. Occorrono leggi stringenti, strumenti concreti come l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. Servono nuove leggi e normative che possano mettere di fronte alle proprie responsabilità i datori di lavoro.In quest’ottica la proposta dell’Unione Sindacale di Base per una legge per l’omicidio sul lavoro è una necessità non più rimandabile. Le responsabilità degli imprenditori e delle grandi ditte non possono più essere messe continuamente in secondo piano, mentre chi lavora piange ogni giorno nuovi morti.In un contesto in cui diminuiscono le tutele del lavoro, in cui la sicurezza e la vita valgono poco più di zero, siamo convinti che l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro possa rendere giustizia alle troppe vittime e porre un freno a questa continua strage sui luoghi di lavoro. USB rilancerà, con rinnovata determinazione, la battaglia per una legge sull’omicidio sul lavoro.Unione Sindacale di Base.

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Sentenza strage di Viareggio

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

“Si sarebbe potuta scrivere oggi l’ultima pagina sulla strage di Viareggio, ma la Corte di Cassazione ha deciso che è necessario un nuovo processo per valutare le posizioni degli ex vertici di Ferrovie dello Stato. Il tema della sicurezza riguarda tutti e bisogna lavorare sulla prevenzione e sul rispetto delle regole perché tragedie come questa, accadute in nome del mero profitto e dell’imperizia, non avvengano più. Dopo 140 udienze e 11 anni di calvario, per i familiari delle vittime si apre un nuovo percorso e, nell’augurarci che sia il più breve possibile, auspichiamo che non si persegua un incauto e inutile giustizialismo ma il ripristino del più alto senso di responsabilità a tutela della vita umana.” Così in una nota Cinzia Pellegrino, Coordinatore nazionale del Dipartimento tutela Vittime di Fratelli d’Italia, dopo la lettura della sentenza della Corte di Cassazione sul deragliamento dei treni avvenuto in Toscana nel 2009 e la riapertura di un nuovo processo a carico dell’ex AD di FS Marco Moretti. Cinzia Pellegrino Coordinatore Nazionale Dipartimento Tutela Vittime Fratelli d’Italia

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Natale Caminiti, Antonello D’Arrigo, dalla strage di Bologna. Quindici su Quaranta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 dicembre 2020

2 dicembre 2020, ore 18 Prefazione di Nando Dalla Chiesa, Armando Siciliano Editore 2020. Gli Autori ne discutono con PAOLO BOLOGNESI, presidente dell’Associazione Familiari Vittime della strage di Bologna.La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Aveva 27 anni Onofrio Zappalà, una delle 85 vittime innocenti di quella lucida follia, e un bagaglio di sogni, tutti da scoprire e da realizzare. Il suo corpo viene sì dilaniato, ma il seme della sua breve vita viene col tempo messo a dimora affinché dal suo ricordo possa emergere con forza la consapevolezza che, nella vita, nulla passa se non per lasciare l’indelebile impronta del proprio io. Tra queste pagine: dalla causa all’effetto. La nuova pianta generata da quel seme, che ancora vive e si presenta con quell’intenso profumo di memoria per proporsi a una nuova vita. Quella testimonianza vera e reale che va a scolpirsi nel tempo, memoria viva per ciò che verrà.Il 4 dicembre 2020 è la data di emissione di un francobollo di Poste Italiane dedicato all’Associazione “Amici di Onofrio Zappalà” in occasione del 40° anniversario della morte di Onofrio e della strage alla stazione di Bologna. L’emissione del francobollo è accompagnata da Annullo di emissione, Folder, Tessera Filatelica e Busta 1° giorno, che dal quel giorno saranno disponibili negli Uffici Postali italiani.Natale Caminiti è stato l’ideatore dell’Associazione “Amici di Onofrio Zappalà”, di cui è vice presidente con compiti amministrativi e organizzativi, e promotore di questo libro.Antonello D’Arrigo ha fatto sempre da collante e da stimolo, sin dal 1980, per mantenere vivo il ricordo di Onofrio Zappalà. È presidente dell’Associazione “Amici di Onofrio Zappalà”.Paolo Bolognesi è presidente dell’Associazione Familiari Vittime della strage di Bologna.

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Evitare una strage di anziani

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

E’ fondamentale che tutti in famiglia indossino la mascherina e rispettino scrupolosamente le norme per la prevenzione del Covid. Questo l’appello di Senior Italia FederAnziani di fronte all’impennata dei contagi e del numero delle vittime del Coronavirus, nella quasi totalità persone anziane. La raccomandazione ai senior è di non uscire se non è strettamente necessario e soprattutto di fare attenzione ai contatti con i figli e i nipoti. Meglio rinunciare a un abbraccio e salutarsi con la mascherina che mettere a rischio la propria vita. E infine tenere sempre in casa qualche mascherina in più per figli e nipoti distratti.“Non dobbiamo dimenticare che dai dati dell’ISS aggiornati al 4 ottobre l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni. E secondo l’Istituto Superiore di Sanità il 77,6% dei focolai si verifica in ambito familiare. In poche parole nipoti in età scolare, adolescenti e adulti contagiano i nonni sottovalutando il rischio dei contatti interni alla famiglia – ricorda il Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina – C’è da temere che i nonni stessi non tengano adeguatamente in conto le norme di protezione quando si tratta di incontrare i propri nipoti. Sono molti a non aver rinunciato in questo periodo al loro ruolo di babysitter, specialmente in quei contesti in cui i genitori non possono permettersi lo smart working. Quest’ultima situazione invece va evitata il più possibile o comunque, laddove non evitabile, va gestita con la massima oculatezza dal momento che nelle ultime settimane abbiamo visto quadruplicare, in città come Milano, i contagi degli over 70, proprio a causa dei contatti con i bambini in età scolare o con i nipoti adolescenti dall’intensa vita sociale. Anche ai giovani vogliamo lanciare un appello: proteggete i vostri nonni, stategli vicini più che potete ma a distanza, indossando sempre la mascherina quando siete con loro, rinunciando a un abbraccio oggi per salvaguardare la loro salute, e magari aiutandoli con le nuove tecnologie o facendo la spesa per conto loro”.

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Strage di Bologna: Diritto alla conoscenza

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2020

“Sulla strage di Bologna, come su altri tragici eventi legati al terrorismo nazionale ed internazionale che hanno attraversato gli anni ’70 e ’80, esiste un diritto alla riservatezza da parte dello Stato per evidenti ragioni di sicurezza nazionale. Ma esiste anche un diritto alla conoscenza che riguarda la ricerca della verità che ci riguarda tutti. Gli anni ’80 sono stati quelli di Ustica, di Bologna ma anche della scomparsa in Libano dei due giornalisti Graziella De Paolo e Italo Toni, che anche su Bologna stavano indagando. Anni caratterizzati da una guerra civile strisciante sulla quale oggi è possibile fare luce anche grazie alla decretazione del segreto funzionale sancito oggi dalla presidenza del Senato. Per questo abbiamo promosso l’incontro di oggi che porta il titolo della denominazione dell’intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto”, affinché, a ormai quarant’anni dalla strage di Bologna, possano finalmente porsi le basi raggiungere la conoscenza della verità non solo su Bologna ma sul buio che per troppo tempo è calato su quella stagione che l’Italia, più di ogni altra nazione in Europa, ha pagato in termini di tributo di sangue. Ci auguriamo che il Presidente del Consiglio colga l’occasione del quarantennale della strage di Bologna per rispondere alla richiesta del Copasir di desecretare e quindi divulgare gli atti ancora classificati inerenti le stragi di quell’anno terribile ma anche l’assassinio di Aldo Moro”.E’ quanto ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, presentando oggi l’incontro al Senato promosso dalla Fondazione Farefuturo dal titolo “Strage di Bologna, la verità oltre il segreto”.

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I dati dell’ATS Città Metropolitana di Milano sulle strage nelle RSA sono reali o manca qualcosa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

Abbiamo accolto con grande perplessità le dichiarazioni di giovedì 23 aprile del Dr. Walter Bergamaschi, rese di fronte alla Commissione Consiliare congiunta Affari istituzionali e Politiche sociali del Comune di Milano, in merito alla situazione delle RSA presenti in città.Innanzitutto, ci risulta che il numero totali di posti letto nelle RSA milanesi sia di 8334, il che indica – in considerazione degli standard regionali per l’accreditamento – come sia sensibilmente basso il numero di 3334 lavoratori in servizio all’interno delle RSA, come indicato da Bergamaschi. Si tratta di un numero che dovrebbe invece essere di poco inferiore ai 4500 e che rivela come i dati forniti non siano del tutto corretti o che in alternativa non venga rispettato lo standard regionale per l’accreditamento (già di per sé molto basso). Sarebbe opportuno chiarire con più precisione i dati forniti, a maggior ragione in virtù del numero dei tantissimi operatori assenti per malattia e/o quarantena.Riteniamo inoltre importante precisare che la ATS di Milano avrebbe informato di non poter più fornire i tamponi per gli ospiti alle strutture RSA e similari, come abbiamo appreso anche durante un incontro con la dirigenza dell’ASP Golgi-Redaelli. Una criticità che, se confermata, andrebbe ad aggravare ulteriormente la drammatica situazione del sistema socio-assistenziale regionale dimostratosi estremamente fragile e che sta pagando un altissimo tributo di vite umane, anche a causa delle scelte messe in atto da chi lo ha amministrato negli ultimi anni.
Infine siamo fermamente convinti che anche l’assenza di un vero controllo istituzionale sull’effettuazione della sorveglianza sanitaria per i dipendenti delle RSA sia uno dei motivi che sta alla base dei 3045 decessi nel 39,3% delle strutture regionali, certificati dall’ISS.Non esattamente un passaggio trascurabile che però temiamo sia mancato nella relazione del Direttore Generale dell’ATS Città Metropolitana di Milano.

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Codacons su strage nelle RSA lombarde

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Lombardia: qualcuno la ha chiamata la “strage silenziosa” quella che sta avvenendo nelle RSA di tutta la Lombardia; secondo un articolo apparso su Repubblica intitolato “Coronavirus, focolai nelle case di riposo il picco in Lombardia” sarebbe rimasto ucciso un ospite su dieci. Dati allarmanti, che hanno origine dalla decisione intrapresa dalla giunta regionale lombarda, la numero XI/2906 che chiedeva, tra le altre cose, alle Agenzie di tutela della salute (Ats) regionali di individuare strutture Rsa per accogliere pazienti positivi al Covid-19 “a bassa intensità assistenziale”, ovvero che non necessitano di cure particolari. Decisione così definita da Luca Degani (Presidente dell’associazione della case di riposo Uneba Lombardia): “È stato come accendere un cerino in un pagliaio”; decisione definita “Folle” perché, ha spiegato Degani stesso in un’intervista rilasciata a “Wired”, in caso di inserimento di pazienti Covid in questo tipo di strutture, viste le condizioni degli ospiti che accolgono, “non li si espone al contagio, ma alla morte”.Codacons: “è arrivato il momento che si faccia chiarezza, ci sono troppi aspetti oscuri che devono essere ancora spiegati e che necessitano di risposte, perché in quelle RSA c’erano delle persone, persone che sono state esposte ad un enorme rischio – afferma il Presidente del Codacons Marco Donzelli – necessario che se saranno accertate delle responsabilità qualcuno ne risponda.”

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Fermare la strage degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

“Non è più tempo di esortazioni, inviti, appelli alla buona volontà delle persone. Le 43mila denunce fioccate in una sola settimana di controlli realizzati dalle forze dell’ordine in seguito ai provvedimenti per il contenimento della diffusione del Coronavirus dimostrano che gli italiani non hanno capito la gravità della situazione, o peggio, lo hanno capito ma sembrano non curarsene, e continuano ad andare in giro senza motivazione valida in un momento di gravissima emergenza”. Lo dichiara Roberto Messina, Presidente di Senior Italia FederAnziani. “Evidentemente non bastano i quotidiani bollettini di guerra, non basta ricordare che siamo a quota 3.000 morti, per far comprendere che non si tratta di una banale influenza come molti sembrano credere, ma di un’emergenza terribile, che sta decimando la nostra popolazione anziana. Non vogliamo più ascoltare sfoghi delle autorità contro il menefreghismo dei cittadini, chiediamo invece che si intensifichino i controlli verso chi esce di casa senza una ragione valida, visto che lo spettro dell’articolo 650 del codice penale che prevede l’arresto fino a tre mesi e l’ammenda fino a duecentosei euro sembra non spaventare abbastanza. Scenda in campo l’esercito per controllare e presidiare tutti i possibili punti di incontro e fare in modo che le regole siano effettivamente rispettate da tutti” “Ricordiamo che un lavoro appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet sottolinea che quando abbiamo un’infezione come questa, per la quale ogni singolo caso ne infetta altri due-due e mezzo, se non mettiamo in quarantena almeno il 70% dei contatti non abbiamo nessuna possibilità di liberarcene entro tre mesi. Ulteriori allungamenti del periodo di pandemia finiranno per sterminare un’intera generazione, quella dei nonni, degli over 65, che già oggi pagano un tributo terribile al Coronavirus, ma anche per mettere in ginocchio il nostro Servizio Sanitario Nazionale e l’intera economia del nostro Paese. Occorre far capire questo ai giovani e agli under65 che uscendo senza ragione e continuando a perseguire la loro condotta egoista mettono a repentaglio la vita dei loro genitori e nonni ma anche il loro stesso futuro, lavorativo. Infine ricordiamo che questi comportamenti irresponsabili hanno contribuito a generare una situazione che ha visto infettarsi l’8% del personale sanitario (una percentuale doppia rispetto a quella registrata fra i sanitari in Cina), ovvero medici, infermieri e operatori sanitari che da eroi stanno rischiando la vita ogni giorno per farsi carico della salute della popolazione”.

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Caso Moro: “La verità oltre il segreto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

Nel quarantaduesimo anniversario della strage di via Fani, rendiamo omaggio a Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi che sono morti nell’adempimento del proprio dovere verso lo Stato.
La tragedia che coinvolse Moro ha ancora risvolti nascosti e, per questo, chiediamo che i 150 documenti del caso, citati dall’ex parlamentare componente delle principali commissioni di inchiesta Grassi, riguardanti la strage di Bologna e altri casi di terrorismo interno e internazionale vengano, finalmente, desecretati. Quella che abbiamo saputo sulla tragedia di Aldo Moro finora ha tenuto fuori dal perimetro politico, storico e giudiziario verità enormi, come il cosiddetto “Lodo”, accordo gestito dal capocentro SISMI di Beirut Giovannone, che avrebbe permesso il transito di armi palestinesi in Italia a fronte della santuarizzazione del nostro territorio. Finalmente, grazie al costante lavoro di inchiesta e di informazione di analisti, giudici, giornalisti, dai già parlamentari come Fragalà, Mantica e Raisi, così come dalle evidenze mostrate nel suo ultimo libro dall’ex Presidente della Commissione Moro 2 Fioroni e della giornalista Calabrò, risulta sempre più chiaro il legame che vedrebbe l’omicidio Moro, la strage di Bologna e Ustica nel quadro internazionale e alle operazioni della rete del terrorismo internazionale e dell’intelligence sovietica. Per questa ragione abbiamo fondato un intergruppo trasversale, con partecipazione di parlamentari di maggioranza e opposizione, con lo scopo di arrivare al più presto – e su questo lanciamo l’appello alla maggioranza – all’istituzione di una commissione di inchiesta bicamerale sui fatti concernenti il Lodo Moro e la strage di Bologna, correlata al quadro internazionale della guerra fredda italiana in cui maturarono sia il sequestro Moro che la strage di Ustica e in particolare all’intensità dell’attività terroristica internazionale palestinese e marxista, con Carlos e i servizi del Patto di Varsavia, nella nostra Nazione in quegli anni. Lanciamo, infine, un appello al presidente Roberto Fico affinchè, al termine dell’emergenza, presenti alla Camera immediatamente la nostra proposta di legge per la costituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti del Lodo Moro, sulla strage di Bologna e sulle connessioni internazionali ad essi collegati.”Dichiarano i parlamentari componenti dell’Intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto – intergruppo parlamentare per la desecretazione degli atti concernenti i fatti del terrorismo interno e internazionale legati al Lodo Moro e alla strage di Bologna” Federico Mollicone, Paola Frassinetti, Galeazzo Bignami.

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La strage stradale è una pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

«Le istituzioni e la politica si attivino per fermare la strage stradale, così come stanno facendo per il coronavirus». A lanciare l’appello è l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, dopo che, nei giorni scorsi, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha invitato gli Stati membri delle Nazioni Unite ad attivarsi per aumentare la sicurezza stradale e ridurre il numero di morti del 50% tra il 2020 e il 2030. «In questi giorni siamo vicini a tutti gli italiani, specialmente a quelli delle zone più colpite dal virus e ai familiari delle vittime», dice il presidente dell’Associazione, Alberto Pallotti, «ma è doveroso anche ricordare che la vera pandemia sono gli incidenti, che uccidono ogni anno 1,35 milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, dove l’incidenza è del 90 per cento. La strage stradale è il virus più pericoloso e andrebbe trattata con lo stesso impegno impiegato per fronteggiare l’epidemia di coronavirus. Anche perché, nel caso degli incidenti, le vittime sono persone di età compresa tra i 5 e i 29 anni, dunque bambini e giovani. Per non parlare dell’impatto che questa strage ha sulla crescita economica nazionale nel lungo periodo. Lo Stato italiano sta combattendo con onore la battaglia contro questo virus così contagioso. Auspichiamo che, nelle prossime settimane, vengano messi in atto interventi così massicci per aumentare anche la sicurezza stradale».

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Strage di Hanau

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

La Comunità di Sant’Egidio esprime il suo profondo cordoglio alle famiglie delle vittime del gravissimo attentato di Hanau e manifesta la sua solidarietà alla comunità turca che vive in Germania. Non si può assistere impotenti di fronte ad atti di violenza così orribili nei confronti di una minoranza, che ci riportano a momenti bui della storia. L’Europa deve difendere i suoi valori di pace, tolleranza e integrazione sui quali si è rifondata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per questo lanciamo un appello a fermare con convinzione la propaganda di odio razzista e xenofobo, che ormai dal web e dalle parole è cominciata a passare tragicamente ai fatti.
Colpire una comunità, come quella turca, che contribuisce, come molte altre, di origine diversa, al benessere e allo sviluppo della Germania e dell’Europa, solo perché “straniera”, oltre ad essere un crimine grave, contribuisce a chiudere le porte al futuro del nostro continente. Occorre al contrario seminare parole di pace, facilitare occasioni di incontro, favorire ogni iniziativa che porti ad una maggiore integrazione e puntare sulla diffusione di una cultura che si basi su questi valori, a partire dalle giovani generazioni.

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Il 2020 anno della guerra allo sfruttamento. Per fermare la strage dei lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Il 2019 ci lascia con una contabilità di omicidi sul lavoro di gran lunga superiore a quella degli anni precedenti. Al 26 dicembre erano 696 i morti nei luoghi di lavoro, che raddoppiano contando le vittime in itinere: 1395. Il 25% delle morti ha interessato ultrasessantenni, grazie alla Fornero; il 13% lavoratori immigrati fuggiti da guerre, povertà e cambiamento climatico. Nel complesso gli infortuni sul lavoro al 30 novembre assommavano a 600.000.Una contabilità fredda, che non dà l’idea del dolore e dello strazio che ognuna di queste morti ha prodotto, e nemmeno delle lacerazioni provocate nel tessuto connettivo del Paese. E contabilità è il termine usato per sminuire la portata degli eventi drammatici a cui si riferisce.Non abbiamo assistito ad alcun fremito di sdegno per le incessanti notizie di tragedie nei cantieri, nelle campagne o nelle piccole e piccolissime aziende che costituiscono l’identità della nostra impresa. Non un titolone sparato in prima pagina per indurre nei lettori una riflessione, un ripensamento sul modo di produzione capitalistico che sempre è alla base degli omicidi. Sfruttamento, incuria, inosservanza delle norme, certezza dell’impunibilità, a volte autosfruttamento per tenere in piedi la baracca e resistere alle intemperie della crisi, supportati dalle complicità del sistema armano quella che alcuni ancora osano chiamare fatalità.Chiudiamo l’anno con 1400 lavoratrici e lavoratori in meno, con altrettante famiglie che spesso al dolore della perdita di un proprio caro devono sommare l’improvvisa perdita di un reddito e quindi di una forma di sicurezza – spesso soltanto una parvenza – per il proprio futuro.Sicurezza è la parola che sempre riaffiora quando suona la campana della lugubre contabilità per avvertirci che il numeratore è cambiato. Ma sicurezza sta diventando sempre più una parola vuota, recitata come una litania per dimostrare di conoscerne il significato e contemporaneamente di ignorarne la funzione strategica. Quanto costa la sicurezza nei luoghi di lavoro? Quanto costa dotare gli impianti di quei dispositivi in grado di ridurre se non di impedire le probabilità che un incidente accada?
Molti pensano che i costi siano alti e convenga rischiare l’ispezione – che arriva solo molto raramente visto lo scientifico smantellamento dei programmi di prevenzione e di repressione, di chi non adotta i sistemi di sicurezza – la multa, l’imprevisto che però, in questo frangente, si traduce in mutilazioni e morti.C’è la certezza dell’impunità, la sicumera di chi sa che potrà sempre contare sul silenzio dei media, sull’indifferenza della società, sull’ignoranza diffusa delle norme e dei sistemi di prevenzione in cui vengono scientemente tenuti lavoratori e lavoratrici che quindi non potranno esigere, in un Paese che ha un enorme esercito di disoccupati e precari pronti a rimpiazzare senza fiatare i caduti, di veder rispettare il proprio diritto a lavorare in sicurezza.Chi denuncia, chi avverte del pericolo che si corre a lavorare senza tutele e garanzie viene fatto oggetto di repressione e mobbing, quando non direttamente licenziato come sempre più spesso sta avvenendo nei confronti di RLS o semplici delegati coraggiosi che denunciano la mancanza delle minime condizioni per poter lavorare senza correre il rischio di incidenti.Il 2020 non sarà diverso dal 2019 se non saremo capaci di intraprendere una lotta senza quartiere che riporti al centro la guerra allo sfruttamento e ai suoi frutti avvelenati. Non basta oggi e non basterà domani chiedere misure più severe e cogenti se non aggrediamo con forza il tema dello sfruttamento e il suo essere considerato normale nel lessico della nostra società. È la lotta di classe che potrà interrompere la drammatica contabilità degli omicidi, è la riscoperta della consapevolezza dei propri diritti che può fare la differenza. È l’impegno che assumiamo ancora con più forza per il l’anno che arriva.

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Olimpiade: Strage Monaco 5 settembre 1972

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore di lotta greco-romana, Yossef Romano, 31 anni, pesista, Yossef Gutfreund, 40 anni, arbitro di lotta greco-romana, David Berger, 28 anni, pesista, Mark Slavin, 18 anni, lottatore, Yakov Springer, 51 anni, giudice di sollevamento pesi, Ze’ev Friedman, 28 anni, pesista, Amitzur Shapira, 40 anni, allenatore di atletica leggera, Eliezer Halfin, 24 anni, lottatore, Kehat Shorr, 53 anni, allenatore di tiro a segno, André Spitzer, 27 anni, allenatore di scherma. Per molti sono solo undici nomi, per altri sono solo undici atleti. Per noi sono undici persone che sono state barbaramente uccise in un massacro avvenuto esattamente 44 anni fa, nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1972 a Monaco di Baviera durante le Olimpiadi estive, quando un commando di otto uomini dell’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero fece irruzione nel villaggio olimpico negli alloggi destinati agli atleti israeliani. Due vennero uccisi immediatamente. Gli altri nove vennero tenuti in ostaggio per ore per poi morire insieme a cinque terroristi e un poliziotto nel corso di una sparatoria all’aeroporto con la polizia tedesca, che in quell’occasione dimostrò tutta la sua inefficienza. I fedayn, infatti, avvenano ottenuto quanto chiesto durante le trattive: un aereo per lasciare Monaco. I tre assalitori rimasti furono arrestati, ma rilasciati il mese dopo nell’ambito di un’altra trattativa: quella per il dirottamento sopra Zagabria di un aereo della Lufthansa.
Basterebbe questo per gettare più di un velo d’indignazione su una vicenda che ha visto morire undici atleti israeliani durante lo svolgimento delle Olimpiadi, dove dovrebbe essere esaltati valori presenti nella stessa Carta Olimpica; un documento ufficiale, approvato dal Comitato Olimpico Internazionale, che contiene un insieme di regole e linee guida per l’organizzazione dei Giochi olimpici e il governo del movimento olimpico, codificandone i principi fondamentali (fra cui la non discriminazione, l’uguaglianza di genere). Inutile (?) scrivere quanto il terrorismo non c’entri con i Giochi Olimpici e con lo sport in generale. Quello che non lo è assolutamente è quanto emerso pochi mesi fa che getta, oltre all’indignazione, vergogna e disgusto su questa ignobile vicenda. Gli atleti israeliani, prima di essere uccisi, vennero picchiati e torturati, uno di loro addirittura evirato: Yossef Romano. A rivelarlo è stata moglie, che per venti anni ha taciuto un questo grande particolare scoperto nel 1992, quando insieme alla vedova Spitzer fu informata dal suo avvocato di rivelazioni raccapriccianti riguardo quella la notte che deve passare alla storia come la Strage di Monaco 1972. Senza se e senza ma…

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Carabiniere ucciso a Roma. Paoloni (Sap): «E’ una strage. Soggetti senza rispetto per la vita umana»

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

«Esprimiamo profondo cordoglio all’Arma dei Carabinieri per questo tragico evento e vicinanza alla famiglia del giovane Vice Brigadiere barbaramente ucciso. E’ il quinto collega caduto in servizio dall’inizio dell’anno, a fronte dei tanti che ogni giorno vengono feriti mentre svolgono il servizio. Questa inizia a prendere le sembianze di una strage».A dichiararlo è Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). «Tutto questo non è accettabile – prosegue – vanno individuate norme che facciano comprendere a tutti che chi svolge una funzione pubblica, va tutelato. Il collega è morto a causa di 7 coltellate. 7 coltellate significano che l’extracomunitario aveva intenzione di ucciderlo e non di dileguarsi. Noi operatori delle forze dell’ordine, siamo obbligati ogni giorno a confrontarci con questo tipo di persone che fanno della criminalità la loro mission, non avendo rispetto né per le divise, né per la vita umana. Ci aspettiamo prese di posizione chiare da tutte le forze politiche, perché – conclude – davanti a un giovane Carabiniere accoltellato a morte, non si può negare nulla di tutto ciò».

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Strage in ufficio negli Stati Uniti: funzionario ammazza 13 persone e viene ucciso

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Un ingegnere, pubblico funzionario del dipartimento dei lavori pubblici a Virginia Beach, negli Stati Uniti, ha commesso una strage aprendo il fuoco contro i colleghi di lavoro all’interno di un ufficio municipale. L’uomo ha ucciso in tutto 13 persone prima di essere colpito a morte dalla polizia. Altre cinque persone sono rimaste ferite, alcune in grave modo. Erano da poco passate le 16 (le 22 in Italia), quando il 40enne, ha fatto irruzione armato all’interno dell’edificio, che ospita anche il commissariato della polizia, per poi colpire in modo casuale su diversi piani. Nella sparatoria è stato colpito anche un poliziotto ma a salvarlo è stato il giubbotto antiproiettile, ha precisato il capo della polizia. Sul luogo della sparatoria sono stati trovati una pistola semi automatica e un fucile. Le armi sarebbero state acquistate legalmente, secondo le prime informazioni. Negli Stati Uniti ci sono più armi che persone. Secondo le ultime statistiche sono 357 milioni le armi in possesso di civili contro i 317 milioni di popolazione totale. Si tratta di una stima basata su una combinazione di dati del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives e del Congresso. La cifra di 357 milioni, però, non tiene inoltre conto delle armi entrate illegalmente oppure di quelle distrutte o andate perse. Sta di fatto poi, che l’industria delle armi ha comunque raddoppiato la sua produzione, passando da 5 milioni e 600mila a quasi 11 milioni. Purtroppo, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’allarme e il dibattito sulle regole per l’accesso alle armi da fuoco negli Stati Uniti si riaccende ogni volta che una nuova strage di massa fa notizia. Questa è la terza in un mese: si tratta della terza sparatoria mortale avvenuta negli Stati Uniti nell’ultimo mese dopo quella alla University of North Carolina (2 vittime) del 30 aprile scorso e quella del liceo Stem School Highlands Ranch in Colorado (1 vittima) del 7 maggio.

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Nuova Zelanda: “La politica si fermi a riflettere e la smette di cavalcare l’odio”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Massimiliano Salini (Europarlamentare FI/PPE) dichiara: ““ Voglio esprimere il mio cordoglio a tutti i familiari delle persone colpite dall’ attento in Nuova Zelanda. Un gesto che lascia nello sconforto e che costringe tutti noi che ci occupiamo di politica a riflettere e a non fuggire dalle nostre responsabilità. Il fatto che per gli attentatori Luca Traini fosse un simbolo è significativo di quanto sia sbagliato in politica cavalcare l’odio per chi ha razza e religione diversa dalla nostra. Fermiamoci prima che sia troppo tardi e torniamo a dare un peso alle parole che usiamo. Combattiamo il terrorismo ma anche l’odio di qualsiasi matrice culturale sia, solo così potremo evitare altre stragi assurde”.

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