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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘strage’

Olimpiade: Strage Monaco 5 settembre 1972

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore di lotta greco-romana, Yossef Romano, 31 anni, pesista, Yossef Gutfreund, 40 anni, arbitro di lotta greco-romana, David Berger, 28 anni, pesista, Mark Slavin, 18 anni, lottatore, Yakov Springer, 51 anni, giudice di sollevamento pesi, Ze’ev Friedman, 28 anni, pesista, Amitzur Shapira, 40 anni, allenatore di atletica leggera, Eliezer Halfin, 24 anni, lottatore, Kehat Shorr, 53 anni, allenatore di tiro a segno, André Spitzer, 27 anni, allenatore di scherma. Per molti sono solo undici nomi, per altri sono solo undici atleti. Per noi sono undici persone che sono state barbaramente uccise in un massacro avvenuto esattamente 44 anni fa, nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1972 a Monaco di Baviera durante le Olimpiadi estive, quando un commando di otto uomini dell’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero fece irruzione nel villaggio olimpico negli alloggi destinati agli atleti israeliani. Due vennero uccisi immediatamente. Gli altri nove vennero tenuti in ostaggio per ore per poi morire insieme a cinque terroristi e un poliziotto nel corso di una sparatoria all’aeroporto con la polizia tedesca, che in quell’occasione dimostrò tutta la sua inefficienza. I fedayn, infatti, avvenano ottenuto quanto chiesto durante le trattive: un aereo per lasciare Monaco. I tre assalitori rimasti furono arrestati, ma rilasciati il mese dopo nell’ambito di un’altra trattativa: quella per il dirottamento sopra Zagabria di un aereo della Lufthansa.
Basterebbe questo per gettare più di un velo d’indignazione su una vicenda che ha visto morire undici atleti israeliani durante lo svolgimento delle Olimpiadi, dove dovrebbe essere esaltati valori presenti nella stessa Carta Olimpica; un documento ufficiale, approvato dal Comitato Olimpico Internazionale, che contiene un insieme di regole e linee guida per l’organizzazione dei Giochi olimpici e il governo del movimento olimpico, codificandone i principi fondamentali (fra cui la non discriminazione, l’uguaglianza di genere). Inutile (?) scrivere quanto il terrorismo non c’entri con i Giochi Olimpici e con lo sport in generale. Quello che non lo è assolutamente è quanto emerso pochi mesi fa che getta, oltre all’indignazione, vergogna e disgusto su questa ignobile vicenda. Gli atleti israeliani, prima di essere uccisi, vennero picchiati e torturati, uno di loro addirittura evirato: Yossef Romano. A rivelarlo è stata moglie, che per venti anni ha taciuto un questo grande particolare scoperto nel 1992, quando insieme alla vedova Spitzer fu informata dal suo avvocato di rivelazioni raccapriccianti riguardo quella la notte che deve passare alla storia come la Strage di Monaco 1972. Senza se e senza ma…

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Carabiniere ucciso a Roma. Paoloni (Sap): «E’ una strage. Soggetti senza rispetto per la vita umana»

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

«Esprimiamo profondo cordoglio all’Arma dei Carabinieri per questo tragico evento e vicinanza alla famiglia del giovane Vice Brigadiere barbaramente ucciso. E’ il quinto collega caduto in servizio dall’inizio dell’anno, a fronte dei tanti che ogni giorno vengono feriti mentre svolgono il servizio. Questa inizia a prendere le sembianze di una strage».A dichiararlo è Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). «Tutto questo non è accettabile – prosegue – vanno individuate norme che facciano comprendere a tutti che chi svolge una funzione pubblica, va tutelato. Il collega è morto a causa di 7 coltellate. 7 coltellate significano che l’extracomunitario aveva intenzione di ucciderlo e non di dileguarsi. Noi operatori delle forze dell’ordine, siamo obbligati ogni giorno a confrontarci con questo tipo di persone che fanno della criminalità la loro mission, non avendo rispetto né per le divise, né per la vita umana. Ci aspettiamo prese di posizione chiare da tutte le forze politiche, perché – conclude – davanti a un giovane Carabiniere accoltellato a morte, non si può negare nulla di tutto ciò».

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Strage in ufficio negli Stati Uniti: funzionario ammazza 13 persone e viene ucciso

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Un ingegnere, pubblico funzionario del dipartimento dei lavori pubblici a Virginia Beach, negli Stati Uniti, ha commesso una strage aprendo il fuoco contro i colleghi di lavoro all’interno di un ufficio municipale. L’uomo ha ucciso in tutto 13 persone prima di essere colpito a morte dalla polizia. Altre cinque persone sono rimaste ferite, alcune in grave modo. Erano da poco passate le 16 (le 22 in Italia), quando il 40enne, ha fatto irruzione armato all’interno dell’edificio, che ospita anche il commissariato della polizia, per poi colpire in modo casuale su diversi piani. Nella sparatoria è stato colpito anche un poliziotto ma a salvarlo è stato il giubbotto antiproiettile, ha precisato il capo della polizia. Sul luogo della sparatoria sono stati trovati una pistola semi automatica e un fucile. Le armi sarebbero state acquistate legalmente, secondo le prime informazioni. Negli Stati Uniti ci sono più armi che persone. Secondo le ultime statistiche sono 357 milioni le armi in possesso di civili contro i 317 milioni di popolazione totale. Si tratta di una stima basata su una combinazione di dati del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives e del Congresso. La cifra di 357 milioni, però, non tiene inoltre conto delle armi entrate illegalmente oppure di quelle distrutte o andate perse. Sta di fatto poi, che l’industria delle armi ha comunque raddoppiato la sua produzione, passando da 5 milioni e 600mila a quasi 11 milioni. Purtroppo, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’allarme e il dibattito sulle regole per l’accesso alle armi da fuoco negli Stati Uniti si riaccende ogni volta che una nuova strage di massa fa notizia. Questa è la terza in un mese: si tratta della terza sparatoria mortale avvenuta negli Stati Uniti nell’ultimo mese dopo quella alla University of North Carolina (2 vittime) del 30 aprile scorso e quella del liceo Stem School Highlands Ranch in Colorado (1 vittima) del 7 maggio.

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Nuova Zelanda: “La politica si fermi a riflettere e la smette di cavalcare l’odio”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Massimiliano Salini (Europarlamentare FI/PPE) dichiara: ““ Voglio esprimere il mio cordoglio a tutti i familiari delle persone colpite dall’ attento in Nuova Zelanda. Un gesto che lascia nello sconforto e che costringe tutti noi che ci occupiamo di politica a riflettere e a non fuggire dalle nostre responsabilità. Il fatto che per gli attentatori Luca Traini fosse un simbolo è significativo di quanto sia sbagliato in politica cavalcare l’odio per chi ha razza e religione diversa dalla nostra. Fermiamoci prima che sia troppo tardi e torniamo a dare un peso alle parole che usiamo. Combattiamo il terrorismo ma anche l’odio di qualsiasi matrice culturale sia, solo così potremo evitare altre stragi assurde”.

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Strage di Dacca

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

“È iniziato a Dacca, in Bangladesh, il processo che vede otto persone accusate della strage dell’1 luglio 2016, in cui morirono ventidue persone. A perdere la vita furono anche nove italiani, tra cui i due friulani Christian Rossi e Marco Tondat. Si è trattato di uno dei più gravi attentati terroristici che ha colpito l’Italia, eppure, inspiegabilmente, è stato per certi versi dimenticato. Per questo motivo ho chiesto al Sindaco di Roma, Virginia Raggi, di individuare nella Capitale un luogo degno per installare un monumento simbolico con il fine di onorare e ricordare i nostri connazionali, le cui vite sono state violentemente spezzate, poiché cristiani e appartenenti ad uno Stato civile sempre impegnato contro il terrorismo internazionale. Mi auguro che il Sindaco accolga questa mia richiesta, anche a nome dei familiari delle vittime, che sono ancora in attesa di giustizia”. È quanto dichiara in una nota il deputato di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto.

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Due operai uccisi sul lavoro nel porto di Livorno, USB: fermiamo la strage

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

Di lavoro si continua a morire, con violenza, nell’indifferenza di padronato e politici, nel fatalismo da lavaggio del cervello: è nell’ordine delle cose, secondo i più, che un lavoratore, una lavoratrice possa non fare ritorno a casa.
Non sono tornati a casa Lorenzo Mazzoni – 25 anni appena – e Nunzio Viola, 53, due operai uccisi da un’esplosione nel porto industriale di Livorno, dove stavano bonificando una cisterna per conto della Labromare.Sentiremo e leggeremo di fatalità, imprudenza, incidente, di morti bianche, di morti sul lavoro. Non sentiremo né leggeremo che Lorenzo e Nunzio sono morti di lavoro, uccisi dalla mancanza di sicurezza, dalla latitanza di provvedimenti legislativi concreti, dall’assenza di controlli.L’Unione Sindacale di Base esprime la propria vicinanza e la solidarietà di classe ai familiari e ai compagni di lavoro di Lorenzo e Nunzio e torna a denunciare a gran voce l’aumento spaventoso di infortuni e omicidi sul lavoro.
È una strage continua determinata dal peggioramento delle condizioni di lavoro, dalla moltiplicazione di appalti e subappalti, dalla mancata osservazione delle norme di sicurezza.Più di 1.300 morti e oltre un milione di infortuni ogni anno sono il risultato di oltre venti anni di legislazione antioperaia, dal pacchetto Treu del 1997, all’abolizione dell’articolo 18, al Jobs Act.L’Unione Sindacale di Base porterà avanti la lotta perché la sicurezza sul lavoro diventi una priorità. Perché la strage di lavoratori va fermata.

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Strage Via Fani: Un sistema senza vergogna

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

“Quanto è accaduto nei giorni precedenti il 40° anniversario della strage di via Fani, una delle più drammatiche e dolorose vicende di cronaca che hanno colpito al cuore le istituzioni italiane attraverso il brutale assassinio dei più fedeli Servitori dello Stato, ci dimostra ancora una volta, con nostro grandissimo dolore, come il ‘sistema’ non abbia in alcun serio conto il valore della vita e del sacrificio di donne e uomini in divisa. In occasione di questa tragica ricorrenza, infatti, ci saremmo aspettati di ascoltare ai vari microfoni e di vedere sotto le varie telecamere vedove, orfani, colleghi, magari, dei nostri eroi trucidati senza pietà, in modo che suonasse chiara, netta, incontrovertibile e severissima la condanna per quell’eccidio ignobile che, come sempre, vide immolate vittime incolpevoli che nulla avevano a che fare con la politica, ma solo servivano con onore il proprio paese. Ma invece no. Disgraziatamente siamo stati costretti, con enorme sdegno e disgusto, ad assistere al pietoso spettacolo di una narrazione affidata alle parole di criminali senza scrupoli che, ancora, incredibilmente, provano a dare un senso a ciò che accadde, e che fu e resta un massacro di figli, fratelli, mariti, padri, in un Paese ingrato che così ha dimostrato di disonorarli senza ritegno dopo quarant’anni, prima di questa mattina quando le massime autorità italiane hanno reso il dovuto omaggio pubblico ai nostri morti”.
Durissima la critica di Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, ai servizi televisivi che hanno affidato ad appartenenti alle brigate rosse il ricordo della strage di via Fani in occasione del 40° anniversario della ricorrenza del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione dei 5 uomini di scorta, l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, che guidava l’auto di Moro, il maresciallo Oreste Leonardi, capo scorta, e agli agenti di polizia Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino.
“Nel momento in cui rivolgiamo il nostro più profondo e sentito pensiero ai familiari dei nostri martiri – aggiunge Pianese -, condanniamo anche certi atteggiamenti che in nome di una presunta e fasulla necessità di svolgere ancora analisi politiche su questioni fin troppo chiare, tralasciano la verità e la concretezza delle cose: chi fu trucidato in via Fani stava compiendo il proprio dovere, non aveva alcuna colpa e non faceva politica. Chi ha trucidato Poliziotti e Carabinieri in via Fani era puramente e semplicemente un assassino. Non merita alcuna considerazione o comprensione per ciò che fece, non merita alcun palcoscenico da cui parlare per dare inutili spiegazioni o, peggio ancora, deliranti messaggi di fanatismo, non merita microfoni per riaccendere pericolosi e insensati pensieri nostalgici. Il rispetto che è dovuto alle nostre vittime in divisa avrebbe meritato, merita, che il loro ricordo, il loro sacrificio, e il senso stesso dello svolgimento del loro dovere, che dopo 40 anni è ancora e sempre anche il nostro, fosse celebrato e mostrato a tutti in ogni modo, come hanno fatto stamani il Presidente della Repubblica e il Capo della Polizia nella cerimonia commemorativa in via Fani”.

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Las Vegas: sgomenti per l’efferatezza della strage

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

las vegas“L’insensata sparatoria di Las Vegas ci lascia sgomenti per l’efferatezza con cui è stata compiuta e la gravità per il numero di vittime. Si è parlato in un primo momento di 50 morti e 400 feriti che sono diventati nelle successive ore rispettivamente 58 e 500 e pare che sia possibile, da quanto ci dicono fonti ufficiose, un ulteriore aumento. È assurdo come la follia di un solo uomo possa falcidiare vite innocenti. Alle famiglie delle vittime e agli Stati Uniti va il nostro più sentito cordoglio”. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato e deputato di Alternativa Popolare in Commissione Affari Esteri. E aggiunge: “È chiaro che è necessario far luce sull’episodio per capirne la matrice. Sempre più spesso i concerti e i luoghi di raccolta dei giovani diventano teatro di stragi. La comunità internazionale deve fare fronte comune per mettere in campo tutte le strategie possibili per potenziare la prevenzione: una strada è una sempre maggiore condivisione delle informazioni di intelligence”.

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Srebrenica a 22 anni dalla strage

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

srebenicaRoma Si è svolta oggi presso la sala “Caduti di Nassirya” di palazzo Madama e con il patrocinio del Senato della Repubblica, l’evento di commemorazione del genocidio di Srebrenica: “In Ricordo del Genocidio di Srebrenica: 1995-2017” introdotto dal Senatore Aldo Di Biagio, membro della Commissione Diritti Umani del Senato e promotore dell’iniziativa insieme alla Comunità di Bosnia ed Erzegovina a Roma, che ha ricordato come ” Srebrenica non rappresenta solo il dramma di un popolo, ma una ferita aperta nel cuore dell’Europa e nella sua storia recente”. Di Biagio ha poi insistito sulla necessità di ” uno sforzo comune e condiviso per cercare una pacificazione tra i popoli” ricordando il ruolo delle istituzioni, in particolare quelle italiane nella istituzionalizzazione dell’11 luglio come giorno di commemorazione del genocidio Srebrenica, dando seguito alla risoluzione del Parlamento europeo del 2009 già oggetto di atti parlamentari”. La Dott.ssa Vesela Planinic, Ministro Consigliere dell’Ambasciata di Bosnia ed Erzegovina in Italia, ha osservato come ” Srebrenica, zona protetta, dalle Nazioni Unite si è trasformata nel più buio orrore delle Nazioni Unite e nel peggior crimine sul suolo europeo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Chiunque sia nobile, onesto e morale dovrebbe sentirsi umanamente obbligato a ridare dignità e fornire giustizia a coloro che sono sopravvissuti” sottolineando “una necessità di tutti noi qui riuniti che in questo modo, nella profondità del nostro essere, esprimiamo sincere condoglianze. Questo è il nostro impegno per il futuro delle nuove generazioni”. L’on. Giulio Marcon, membro del gruppo Parlamentari per la Pace, ha ricordato come “Tenere viva la memoria è un compito al quale non dobbiamo mai venire meno, tenendo ferma la consapevolezza di quello che è successo. Fare di tutto per custodire la verità è il modo migliore per custodire la pace” assicurando l’impegno presso le sedi parlamentari per realizzare iniziative in supporto di questa memoria. La Vicepresidente dell’Associazione « Bosnia nel cuore»  Slavica Josipovic ha ringraziato a nome dell’Associazione tutti coloro che negli anni hanno contribuito a realizzare la commemorazione del genocidio di Srebrenica soprattutto nelle sedi istituzionali. Ha poi osservato come “Srebrenica rappresenta la vergogna Europea” aggiungendo “Desideriamo che la comunità internazionale ci aiuti a creare finalmente una pace e una ripresa per la Bosnia”. Il giornalista e scrittore Luca Leone ha poi portato la sua esperienza di lavoro con le scuole sul tema di Srebrenica, raccontando come:” quando portiamo i ragazzi a Srebrenica sono inizialmente delusi, perché avrebbero voluto andare altrove, ma poi conoscono la storia, i luoghi, la verità e sono contenti: acquisiscono una consapevolezza nuova. Partiamo con dei ragazzi e torniamo con degli uomini”. In conclusione è intervenuto il foto-reporter Mario Boccia, che ha proiettato un reportage fotografico su Srebrenica, ricordando come “la speranza non deve morire mai e non bisogna mai avere paura della verità” Boccia ha poi raccontato attraverso le sue fotografie, l’iniziativa di “insieme”, una cooperativa di donne bosniache di diversa provenienza e dall’elevatissimo valore morale e sociale, sorta in un territorio dove sono ancora forti delle divisioni. “Queste donne portano avanti la speranza, resistono e insieme ritorna il sorriso”. L’incontro è stato moderato da Fatima Neimarlija, Presidente dell’Associazione «Bosnia u srcu – Bosnia nel cuore» che in apertura dei lavori ha presentato “Ricordo”, il simbolo di Srebrenica: un fiore, realizzato a mano dalle donne di Srebrenica, che riflette la speranza per il futuro e la volontà di non dimenticare. L’assemblea ha osservato un momento di silenzio e raccoglimento in ricordo delle vittime. (foto fonte “Il fatto” quotidiano)

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Staffetta “L’agenda ritrovata”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

borsellino falconeNapoli Il 6 luglio, alle ore 11.00, presso il bene confiscato “Paolo Borsellino” in Via Petrarca 50-Parco La Gloriette farà tappa la ciclo staffetta “L’agenda ritrovata”, organizzata in occasione del venticinquesimo anniversario della strage di Via D’Amelio, nella quale hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini e la donna della sua scorta. La staffetta partirà da Maiano di Sessa Aurunca ed arriverà per le 11.00 a Via Petrarca, presso il primo bene confiscato in Italia intitolato a Paolo Borsellino e gestito, dall’Associazione A.R.Ca- Agende Rosse Campania.
L’AGENDA RITROVATA, per commemorare il venticinquesimo della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta, si propone di dar vita ad un libro rosso che viaggerà di regione in regione, testimoniando che c’è un’Italia che non ha dimenticato e che vuole ricordare e raccontare quel che è successo. L’agenda Rossa di Paolo Borsellino, scomparsa nella strage del 19 luglio 1992, partita il 25 giugno da Bollate(Mi), attraverserà l’Italia, come un testimone, passerà di mano in mano fino ad arrivare in Sicilia dove ci sarà la tappa conclusiva, a Palermo, il 19 luglio 2017. Presso ogni tappa sono organizzati eventi, per riflettere sui temi della Giustizia, delle mafie e della penetrazione delle stesse nei tessuti connettivi del nostro Paese. A conclusione dell’evento, l’Agenda Rossa raccoglierà commenti e pensieri di coloro che hanno partecipato (ciclisti, pubblico, musicisti, attori, scrittori e chiunque altro sostiene l’iniziativa) e proseguirà verso la tappa successiva. Promotrice della ciclo staffetta è l’Associazione L’ORA BLU, di Bollate, con la partecipazione di: Movimento Agende rosse, Fiab, Radio popolare.
Per la tappa di Napoli, organizzano e promuovono:
– Movimento Agende rosse-gruppo “Paolo Borsellino”- Campania
– Associazione A.R.Ca.- Agende Rosse Campania

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“Troppo tempo e troppi misteri sulla strage di Ustica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

fabio_rampelli_daticamera“Sono passati 37 anni, il Parlamento ha nel frattempo istituito inchieste sul terrorismo, sull’omicidio Moro, sulla Mafia, sulle ecomafie, sulla P2, sui rifiuti, sull’uranio impoverito, sul Cermis, sugli errori sanitari, sul Sarno, sul degrado delle periferie e tante altre di minore rilevanza. Ebbene, sulla strage di Ustica nessuna inchiesta specifica. Non si riesce a dedicare a questa tragedia di foschi rapporti internazionali, anche interni al Patto Atlantico, una democratica iniziativa di approfondimento e trasparenza. Fdi-An aveva presentato una proposta di legge ben tre anni e mezzo fa. Siamo stati i soli benché a ogni anniversario siano in molti, praticamente tutti, a parlare e a chiedere luce sul mistero. Francamente, associandomi personalmente e a nome del gruppo al dolore dei famigliari che ancora piangono i loro morti, questa ipocrisia istituzionale e istituzionalizzata è raccapricciante. Famiglie che andavano in vacanza, mamme e bambini spensierati probabilmente colpiti in volo da fuoco amico, meritano almeno la verità”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Una strage trans-generazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 Mag 2017

manchester arenaIl terrorismo continua a colpire nell’anonimato, con anonime vittime e anonimi esecutori materiali, ma qualcosa è cambiato in questa strage di Manchester, sarebbe cambiato il parametro del terrore, che si appresta a diventare trans-generazionale, perché colpire i bambini e i ragazzi coinvolge direttamente due o tre generazioni, comprendendo i genitori e i nonni delle vittime. Cercare di chiarire il concetto di terrorismo, in questa sede, ci porterebbe lontano e sarebbe un discorso lungo e articolato. Assumiamo per buona l’identificazione che la cultura occidentale si spreca a propagandare. Dovremmo esaminare alcuni quesiti, che con molta accuratezza ci viene vietato di valutare, e fornire ipotesi di risposte.Dobbiamo però chiederci : “ Qual è lo scopo dei terroristi ?” “Quale strategia li ispira?”. Innanzitutto si deve prendere atto di avere di fronte una costellazione frazionata e non un soggetto monolitico; le definizioni siamo noi stessi a fornirle legittimando il terrorismo con l’ attribuzione di una compattezza ideale, programmatica e operativa, che non ha. Questa compattezza viene riconosciuta identificando nel terrorismo un nemico da abbattere con una dichiarazione di guerra totale. Ma le guerre si fanno in due e il terrorismo è, per definizione, unilaterale, non porta divise, non innalza bandiere, opera e agisce all’improvviso, vilmente, e colpisce nel mucchio con il solo scopo di seminare terrore. Il suo obiettivo non è “il nemico” da abbattere e combattere, ma il popolo-spettatore, vittima passiva, primo attore di una tragedia che non vuole recitare. La guerra globale al terrorismo dichiarata dall’America serve solo all’America stessa, particolarmente all’attuale America di Trump, che può, così, incrementare il lucrosissimo circuito del commercio delle armi.
terrorismoDall’11 settembre le azioni terroristiche si sono incrementate, diventando quello che aspiravano ad essere: una minaccia diretta non agli Stati, ma ai popoli. Per questo non può essere combattuto come si combattono le guerre vere, perché non si tratta di una guerra, mancando l’elemento primario che contraddistingue tutte le guerre, e cioè lo scontro frontale. La predicazione impotente dichiara che “occorre alzare la guardia, inasprire i controlli”, trascurando l’impossibilità di esercitare un severo controllo dei punti ritenuti “sensibili”, perché al terrorismo non importa l’immagine pubblica da colpire, bensì l’immagine che il popolo-vittima potrà recepire.
Blindare l’intero Occidente significherebbe accettare e riconoscere la vittoria del terrorismo, modificare i modelli di vita appare impensabile.
Il terrorismo non ha una strategia, perché non ha un modello di società da proporre, apparendo velleitaria l’ipotesi stessa che si tratti di una “guerra di religione”.
Una eventuale destabilizzazione dell’Occidente non gli servirebbe ; nello stesso tempo è sbagliata la strategia occidentale, che vorrebbe imporre il proprio modello di vita a livello planetario. Il terrorismo si ribella a questa pretesa, mirando a terrorizzare, non a conquistare: il terrore è un mezzo, mentre il programma di conquista è un fine. L’idea di convertire il mondo intero all’Islam non è praticabile, a tale ipotesi nessuno potrebbe credere. La guerra totale al terrorismo veste, però, gli stessi panni del terrorismo, colpendo nel mucchio, evitando lo scontro, stimolando, così, quella reazione rappresentata dagli atti terroristici. Dalla guerra totale bisogna trasferirsi sul terreno della politica internazionale, della diplomazia, del dialogo, ma anche della revisione delle politiche che fanno apparire l’Occidente un invasore che vuole imporsi per motivazioni economiche, accettando, riconoscendo e rispettando le differenze sociali, culturali e antropologiche, favorendo la reciprocità paritaria dell’integrazione globale e programmando, in tempi certi, una redistribuzione universale delle risorse del pianeta, che oggi sono drammaticamente unilaterali con il 10% della popolazione mondiale che possiede il 65% di tutte le ricchezze, mentre miliardi di persone vivono in estrema indigenza, con milioni di vittime incolpevoli, specie nelle fasce più deboli come i bambini, gli anziani e le donne. Gli interessi delle lobbyes delle armi conducono verso un mare in tempesta, che finirebbe con l’annientare tutte le parti contendenti.
Circondare, assediare, condurre alla resa il terrorismo si può e di deve, ma non con il fragore dei missili intelligenti; l’unica alternativa possibile è l’assedio da parte della diplomazia, per ricondurre queste drammatiche controversie nell’alveo della politica e del dialogo, nell’umiltà di riconoscere il diritto di tutti i popoli all’autodeterminazione. (Rosario Amico Roxas)

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La sofferenza di famiglie: mamme e mogli nella strage di Cefalonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 marzo 2017

cefaloniaNel nuovo romanzo “Cefalonia, Io e la mia storia” Vincenzo Di Michele ripercorre i fatti del settembre ’43 con un racconto autobiografico su una delle pagine più buie della storia italiana. È una lettura vissuta sullo sfondo familiare e soprattutto al femminile quella che Vincenzo Di Michele ripercorre da quei giorni fino a oggi. Nel suo nuovo romanzo storico “Cefalonia, Io e la mia storia” (Editore il Cerchio), Di Michele rilegge una delle pagine più buie della storia italiana da una prospettiva diversa: le angosce e le attese delle mamme e delle mogli che attendevano il ritorno dal fronte dei loro cari.
Partendo da fatti realmente accaduti, lo storico e saggista rivive in prima persona gli avvenimenti di quel settembre del 1943 quando l’esercito italiano, dopo la proclamazione dell’armistizio, si dissolse nel nulla. «Il dramma della seconda guerra mondiale e quella crudele carneficina di Cefalonia vengono narrate attraverso le voci e le testimonianze di quelle mamme e di quelle mogli che attendevano il ritorno dal fronte dei loro figli o mariti», spiega l’autore. Nel suo racconto vissuto a pelle, Di Michele narra in prima persona le attese della sua famiglia. «Ci sono le voci della mia bisnonna, di mia nonna e di mia mamma che hanno vissuto con angosciosa trepidazione tanti e poi tanti anni. Un’attesa di veder tornare “il loro Caro” che poi al dunque è stata vana», aggiunge Di Michele. Ma anche «c’è il racconto, preso da un diario inedito, di quel soldato che ha fatto di tutto per sopravvivere alla tragedia della guerra pur di far ritorno a casa per riabbracciare la propria moglie e quella figlia di 7 anni che non aveva mai conosciuto».
La ricostruzione della strategia militare passa in secondo piano per lasciare spazio ad un dramma personale che porta ad un racconto autobiografico. In una narrazione personale e con piglio a tratti provocatorio, l’autore chiama in causa il lettore mettendo in evidenza il passato del suo Paese, che è anche il passato sofferto di tante famiglie italiane che hanno avuto un disperso in guerra.I fatti storici, letti con le lenti della vicenda personale, assumono nuovi contorni e nuove prospettive. E il risultato non è per nulla scontato. A partire proprio da come il generale Antonio Gandin era solito rivolgersi ai propri soldati: “Dodicimila figli di mamma tutti obbedienti agli ordini” per arrivare a come e perché quella strage di Cefalonia stracolma di sangue e vite umane stroncate nel fiore degli anni, di certo si poteva evitare. (foto: cefalonia)

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Strage di Bologna

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

strage bologna“Giungiamo al 36mo anno dell’attentato alla stazione di Bologna con un singulto di giustizia, nel giorno in cui entra in vigore il reato di depistaggio e frode nel processo penale, introdotto al fine di sanzionare tutti i comportamenti omissivi e fraudolenti dei pubblici ufficiali tenuti durante le indagini.Prima ancora che l’applicazione del Codice Penale in maniera più restrittiva, però, deve rimanere l’intenzione dello Stato a palesare i suoi errori e restituire la verità ai suoi cittadini.Sul ruolo operato dai servizi segreti sarebbe infatti opportuno e utile desecretare tutti i fascicoli sulle stragi italiane.Questa esigenza non è stata garantita dalla confusa direttiva Renzi, in merito al trasferimento degli archivi di Stato di parte della documentazione dell’intelligence. Il tutto a ribadire che non servono norme più coercitive se poi non vi è una seria volontà di rispondere all’urgenza di giustizia e verità che da troppi anni rimane inascoltata.Volontà che questo Governo non ha dimostrato, continuando a bluffare, invece di garantire trasparenza e apertura.”Queste le dichiarazioni del Coordinatore Nazionale del Dipartimento Tutela Vittime di FdI AN Cinzia Pellegrino nell’anniversario della strage di Bologna. (foto: strage bologna)

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La strage ferroviaria di Ruvo di Puglia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2016

TRENOdi Giorgio Cremaschi. Di fronte alla strage ferroviaria di Ruvo di Puglia, di fronte a quei ragazzi, lavoratori, donne e uomini assassinati solo perché su un treno per poveri, io urlo che la sola colpa è di tutti coloro che hanno tagliato gli investimenti sulla sicurezza e lo stesso personale. Invece sento già parlare di errore umano, come se questo esistesse davvero nel 2016 nei treni. In Svizzera la maggior parte delle linee ferroviarie sono a binario unico, quanti incidenti ci sono? Il sistema dei controlli informatici, la manutenzione continua, i meccanismi di sicurezza e di arresto immediato della circolazione, non appena qualche cosa non vada, il rinnovamento del materiale rotabile e delle infrastrutture, i turni umani per il personale, tutto costruisce un sistema di salvaguardia che impedisce disastri, come quelli che invece sempre più spesso accadono nelle ferrovie italiane. Ma da noi si parla di errore umano, vergogna!
A Crevalcore anni fa c’è stata una strage, si è data la colpa ai macchinisti, ma fatalmente morti nel’incidente. A Viareggio invece i macchinisti sono sopravvissuti, e hanno contribuito a mettere in luce le criminali gestioni della sicurezza che hanno provocato 31 morti bruciati vivi. Ma il processo per i responsabili delle Ferrovie si avvia verso la prescrizione.
Quanti soldi si stanno buttando via per il traforo della Valle di Susa che non serve a niente e neppure sarà completato? Se con quei soldi si fossero duplicate le linee ferroviarie ad alta pendolarità, si fosse investito in sicurezza, in semafori di blocco, in personale, quanti morti in meno ci sarebbero oggi? Ma i NoTav e tutti coloro che hanno sollevato la questione degli sprechi per le ferrovie ad alta velocità e dei tagli per quelle per i pendolari, sono stati tacciati di essere nemici della modernità. E i ferrovieri che per anni con i sindacati di base si sono battuti perché a guidare i treni fossero due macchinisti e non solo uno, sono stati accusati di corporativismo e fannullaggine. E ora grazie alla legge Fornero un solo macchinista dovrà condurre fino a 67 anni.
Tutte queste ragioni ed altre ancora alla fine risalgono ad un’unica semplice causa: i tagli al trasporto pubblico ferroviario a favore del profitto sulle tratte più redditizie e delle privatizzazioni. Così il nostro paese, che nel trasporto ferroviario negli anni 70 e 80 del secolo scorso era diventato il più sicuro, ora sta diventando uno dei più pericolosi d’Europa. E la UE vorrebbe che ancora più tagliassimo sul trasporto pubblico.
Questi sono i ragionamenti semplici e brutali che dovrebbero essere fatti di fronte ai nuovi poveri morti. Invece si parla di errore umano, di accertamento delle responsabilità e soprattutto di evitare troppo facili semplificazioni, perché la realtà è complessa. Ma almeno tacete!

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Un’altra orribile, insensata, folle strage a Nizza

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

NizzaPromenadeDesAnglaisCosa vuoi dire dopo l’ennesima, orribile strage? Niente. Tutte le parole rischiano di apparire vuote, inutili, insensate. Penso ai corpi straziati, alle urla dei feriti, alla disperazione dei familiari, degli amici, di chi si è salvato e provo un dolore è immenso. Lo sento a fior di pelle. Il cuore si stringe, si fa piccolo piccolo ma gonfio di tristezza. Eppure non abbiamo il diritto di essere ammutoliti. La condanna della tragedia e la solidarietà con le vittime è credibile solo se è seguita da un’azione, dall’’assunzione di responsabilità. Vincere il terrorismo è una sfida particolarmente difficile, che può essere vinta solo con l’impegno di tutti.
Tutti abbiamo il potere di fare qualcosa. Non permettiamo che la violenza ammutolisca il nostro cuore. Non permettiamo che la violenza generi altra violenza.Non permettiamo che la follia alimenti l’intolleranza, la paura dell’altro, il razzismo, l’islamofobia, la radicalizzazione, la chiusura, l’isolamento, la cattiveria.
Non minimizziamo quello che è accaduto invocando, come sempre, un rapido ritorno alla normalità. La situazione è eccezionalmente grave. Dobbiamo reagire interrogando noi stessi e ripensando il nostro modo di vivere, di fare società, di guardare al mondo.
Una “normalità” in cui tutti i giorni si fanno stragi di vite umane è uno schifo che non possiamo accettare.Dietro a queste violenze, e a tutte quelle a cui spesso non prestiamo la giusta attenzione, ci sono molte cause e molte responsabilità. E’ tempo che ciascuno faccia i conti con le proprie responsabilità e si impegni a creare pace facendo venire meno le cause di queste violenze.
Tutti ci dobbiamo mettere al servizio della pace e della costruzione di una società della pace e della fraternità. Cerchiamo di capire cosa possiamo fare, come fare.Aiutaci ad aprire un grande dialogo sulla violenza e sulle tante guerre che continuano a terrorizzare il mondo, su come fare a fermarle, come impedirne di nuove, come soccorrere e proteggere le vittime. E il 9 ottobre 2016 organizziamo assieme una grande Marcia della Pace e della Fraternità. Da Perugia ad Assisi.Quando persone motivate si uniscono, anche un piccolo gesto può avere un grande effetto. (Flavio Lotti, Coordinatore della Tavola della pace)

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Strage perpetrata dalla follia cieca e barbara del terrorismo

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

attentato-dacca“Siamo affranti e sdegnati per l’ennesima strage perpetrata dalla follia cieca e barbara del terrorismo di marca jihadista. Un dolore ancora più profondo perché ci riguarda da vicino. Alle famiglie dei nostri connazionali va tutta la nostra vicinanza”. A dirlo è Paolo Alli, capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato.E aggiunge: “Il terrorismo jihadista è come un cancro con tante metastasi che, anche quando il male sembra vinto, compaiono altrove. Il tumore deve essere combattuto dal corpo che lo ha generato: sono quindi i grandi Stati islamici che devono essere in prima fila a lottare contro il terrorismo, come da tempo sosteniamo”.E conclude: “Il tumore, però, può sempre riapparire nei luoghi più impensati, dalla Nigeria al Bangladesh, e il compito di isolare queste metastasi è della intera comunità internazionale e dei sistemi di intelligence di tutti i Paesi. Identificare le situazioni di potenziale recrudescenza del terrorismo sembra una mission impossible, ma rappresenta l’unica chance per debellare definitivamente questo cancro. In questo senso la NATO e i suoi sistemi di intelligence sono un interlocutore privilegiato da valorizzare”.
“Il dolore per gli Italiani vittime del terrorismo in Bangladesh ci unisce nella lotta contro Isis #noncipieghiamo”. Così su twitter Dorina Bianchi, sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
“Rabbia, dolore e sdegno è quello che tutti noi proviamo per l’ennesimo atto terroristico da parte dell’Isis che, purtroppo però, questa volta ci riguarda da vicino. Alle famiglie dei nostri connazionali che ci hanno lasciato per mano della furia ideologica va la nostra vicinanza e il nostro sostegno. È nel loro ricordo e di tutte le vittime del terrorismo jihadista che dobbiamo continuare insieme la lotta contro Daesh”. A dirlo è Gioacchino Alfano, sottosegretario alla Difesa.
“I recenti attacchi – conclude – sono una manifestazione della debolezza e delle sconfitte dell’Isis. Dobbiamo resistere e andare avanti perché dobbiamo impedire a questo manipolo di folli di tenere in ostaggio l’intera umanità. Ora chiediamo che sia soprattutto la comunità islamica a prendere una posizione ancora più netta e decisa e agire concretamente per isolare l’Isis e dargli finalmente il colpo di grazia”

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Una strage di stampo mafioso con finalità terroristiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

auto falconeEcco come viene definito nelle pronunce giudiziarie il tragico eccidio che a Capaci, il 23 maggio del 1992, spazzò via un tratto dell’autostrada siciliana A29 e con esso le vite dei Magistrati Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, e degli Agenti della Polizia di Stato Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani, sconvolgendo per sempre anche le vite dei superstiti scampati miracolosamente alla morte, l’autista giudiziario Giuseppe Costanza, e gli altri Agenti di scorta Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello. Una strage che si inserì in un ampio progetto di vera e propria “guerra allo Stato”; una strage che nella sentenza del cosiddetto “Capaci-bis” (n°2006/2008 rgnr – n° 674/2014 r.g. gip stralcio 1220/2009) il Giudice ha ascritto “ad un disegno criminoso connotato anche da fini terroristici”, e che non a caso, dunque, ha portato ad attribuire ai morti lo status di Vittime di terrorismo sia pur a seguito di un’azione commessa dalla criminalità organizzata. Ma non tutte. Sono state così “inquadrate” le Vittime che facevano capo al Ministero della Giustizia, e quindi i due magistrati e conseguentemente le loro famiglie, nonché l’autista giudiziario dei coniugi Falcone, ma gli altri no. Non i Poliziotti sopravvissuti né i familiari di quelli deceduti. Quelle che facevano capo al Ministero dell’Interno sono state “inquadrate” come Vittime della Criminalità, così ottenendo un trattamento notevolmente meno favorevole perché, come è noto, le Vittime di terrorismo godono di maggiori benefici.
“Una faccenda che definire incresciosa è davvero un eufemismo – si infuria Mirko Schio, Presidente dell’Associazione Fervicredo (Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere) -. Un’ingiustizia gravissima e inspiegabile che, da oggi, è stata risolta quantomeno nei confronti dell’amico Angelo Corbo, che proprio sulla base delle pronunce giudiziarie che hanno formalmente confermato la finalità terroristica, ha finalmente ottenuto dal Ministero dell’Interno il riconoscimento dello status di Vittima del terrorismo, con tutto quanto ne consegue”.“E’ una notizia che ci procura moltissima soddisfazione – aggiunge Schio -, e che giustamente Angelo definisce una ‘vittoria morale’, perché davvero troppo ha dovuto ‘combattere’ per avere ciò che gli spettava di diritto e che, ripeto, del tutto inspiegabilmente è stato fin qui negato a lui ed ai colleghi che portavano e portano la divisa. Per lui oggi si compie un cammino che è stato troppo lungo e troppo tortuoso verso un ristoro che comunque non potrà mai neppure avvicinarsi al risarcimento che lo Stato deve a questi uomini come anche a tutti gli altri che danno la vita o la salute per esso. E di questa sua fatica potranno adesso beneficiare anche gli altri sopravvissuti e le famiglie dei Poliziotti che a Capaci sono rimasti Vittime del Dovere, i quali, seguendo le orme di Angelo, potranno ottenere lo status più ‘favorevole’ se così di può dire parlando di certi argomenti…”.
“E però – insiste Schio – non possiamo evitare di rilevare come ancora una volta dobbiamo gioire per la conquista di ciò che in realtà era assolutamente dovuto. E’ sconcertante che all’interno del medesimo Stato esistano cittadini e Servitori di serie A e di serie B; che un Ministero garantisca un certo riconoscimento e un altro no; che le Istituzioni e le leggi di un Paese che si definisce civile ancora perpetuino una disparità di trattamento assurda fra Vittime della violenza altrui, che si chiami terrorismo o che si chiami criminalità ciò da cui essa promana. Questa vicenda non fa che riportare prepotentemente alla ribalta, infatti, l’assoluta necessità che a monte venga spazzata via l’assurda disparità di trattamento fra Vittime del terrorismo e Vittime della criminalità e del Dovere che davvero non ha alcun motivo di esistere come insistiamo a sostenere nella nostra interminabile e infaticabile battaglia, ma rappresenta un’onta intollerabile per lo stesso onore dello Stato di fronte ai suoi Servitori in divisa”.

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“Mai nel nome di Dio”. I cristiani LGBT davanti alla strage nella discoteca gay di Orlando

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2016

strage orlandoMentre scorrono le immagini terribili della strage nella discoteca gay di Orlando (Stati Uniti), mentre i media raccontano l’agghiacciante svolgimento della strage fatta con freddezza in nome dell’intolleranza ammantata con i precetti di Dio i cristiani LGBT italiani si chiedono “perchè?”.”Mi si stringe lo stomaco e mi chiedo perchè… perchè tanto odio e tanta violenza in nome di Dio”, scrive un cristiano Lgbt al Progetto Gionata. Ma c’è una risposta a questo perchè? Proponiamo alcune riflessioni che sono scaturite da questa domanda: Scrive l’associazione di cristiani LGBT Cammini di Speranza che “La strage di Orlando è l’ennesima orribile prova (se ce ne fosse stato bisogno) che l’omofobia esiste e che di omofobia si muore.
Non sono più giustificabili in alcun modo sia il tentennare della politica nel promuovere la lotta alla omotransfobia sia l’insana propaganda dei gruppi fondamentalisti che da anni rovinano le vite delle persone LGBTI, infangandole utilizzando strumentalmente gli argomenti della “lobby gay” e dell’”invasione gender”.
Scrive Mario, un gay cattolico di quasi 21 anni, in una lettera aperta a papa Francesco tutto il suo smarrimento perchè “l’attacco a Orlando, nel quale è parsa manifesta la violenza di chi si maschera dietro Dio per giustificare la propria omofobia (che Lei, mi duole dirlo, non ha menzionato nel suo messaggio sulla strage), è un problema che riguarda anche la Chiesa cattolica. … Quello che le chiedo con tutto il cuore, caro Papa (nonostante tutto), è che dia contenuto a quello che il catechismo chiama “ingiusta discriminazione” verso di noi, figlie e figli di Dio tanto quanto Lei, e forse perseguitati più di Lei.
Che impedisca, con qualcosa di chiaro, a preti come don Pusceddu di dire che meritiamo la morte, e che dobbiamo essere curati, perché è impossibile. Perché stragi come quella di Orlando potranno vantare l’indifferenza dei cristiani. … E chi è contrario a difendere la nostra vita, è un vero cristiano? Bisogna dar loro sempre più credito rispetto a quelli che hanno la pelle ferita per il loro odio?”.
Intanto i cristiani omosessuali e transessuali del gruppo kairos di Firenze comunicano che “sabato 18 giugno alle ore 15, prima dell’inizio del corteo del Pride fiorentino, con gli amici del gruppo Nicodemo di Bisceglie, del Progetto Gionata, di Gabriel forum e del Progetto Giovani Cristiani lgbt e con le persone di buona volontà presenti nella piazza che accoglierà l’inizio del Toscana Pride, terranno un momento di preghiera ecumenica con i nostri pastori, per ricordare che nessuna violenza può essere Mai giustificata, nel nome di Dio e degli uomini…”Inizieremo cosi il nostro cammino di testimonianza di Cristiani LGBT in questo Toscana Pride che sarà di festa, ma anche di memoria per chi non potrà essere più con noi.Percorreremo tutto il Toscana Pride con lo striscione Cristiani LGBT in cammino e distribuiremo dei colorati volantini, in italiano ed in inglese, su cui capeggerà l’esortazione biblica “chi potrà mai separarci dall’Amore di Dio” (Romani 8, 39s). Capitanati dalla nostra giovanissima ottantenne suor Stefania Baldini porteremo nel colorato Pride fiorentino la testimonianza positiva del nostro cammino, l’accoglienza inclusiva delle nostre parrocchie e dei tanti preti e suore che ci accompagnano perché “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3,28), come abbiamo scritto in una lunga lettera che abbiamo inviato a tutti i Vescovi delle Diocesi Toscane.Non è un cammino facile il nostro, ma noi saremo lì per testimoniarlo insieme ai tanti altri cristiani LGBT, che condivideranno con noi questo momento”.

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Stati Uniti: Strage Orlando

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

strage orlando“Leggiamo con orrore della strage che si è consumata la scorsa notte nella discoteca di Orlando”: lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: “Esprimiamo innanzitutto la nostra vicinanza alla comunità lgbt, colpita da questo attacco, ai familiari e alle persone vicine alle numerosissime vittime. Che si sia trattato di attacco terroristico o di crimine d’odio, la comunità lgbt ricorre come bersaglio esplicito di entrambi i fenomeni: essa viene colpita in quanto destinataria di un odio particolare o perché, come in altri fatti analoghi, rappresentativa dell’esercizio della libertà, in un luogo di divertimento. In questo senso, e in entrambi i casi, si colpisce al cuore una comunità che ha fatto della visibilità e del contrasto alla paura una battaglia quotidiana. Già stasera alle 21 assieme ad altre associazioni, Arcigay organizza un presidio nella Gay Street di Roma per ricordare le vittime della strage. Domani altri due presidi ricorderanno le vittime a Milano e a Napoli, dove si trovano due delle sedi diplomatiche degli Stati Uniti in Italia. In altre città si stanno organizzando iniziative analoghe, di cui saranno noti i dettagli nelle prossime ore”, conclude Piazzoni.

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