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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘strage’

I dati dell’ATS Città Metropolitana di Milano sulle strage nelle RSA sono reali o manca qualcosa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

Abbiamo accolto con grande perplessità le dichiarazioni di giovedì 23 aprile del Dr. Walter Bergamaschi, rese di fronte alla Commissione Consiliare congiunta Affari istituzionali e Politiche sociali del Comune di Milano, in merito alla situazione delle RSA presenti in città.Innanzitutto, ci risulta che il numero totali di posti letto nelle RSA milanesi sia di 8334, il che indica – in considerazione degli standard regionali per l’accreditamento – come sia sensibilmente basso il numero di 3334 lavoratori in servizio all’interno delle RSA, come indicato da Bergamaschi. Si tratta di un numero che dovrebbe invece essere di poco inferiore ai 4500 e che rivela come i dati forniti non siano del tutto corretti o che in alternativa non venga rispettato lo standard regionale per l’accreditamento (già di per sé molto basso). Sarebbe opportuno chiarire con più precisione i dati forniti, a maggior ragione in virtù del numero dei tantissimi operatori assenti per malattia e/o quarantena.Riteniamo inoltre importante precisare che la ATS di Milano avrebbe informato di non poter più fornire i tamponi per gli ospiti alle strutture RSA e similari, come abbiamo appreso anche durante un incontro con la dirigenza dell’ASP Golgi-Redaelli. Una criticità che, se confermata, andrebbe ad aggravare ulteriormente la drammatica situazione del sistema socio-assistenziale regionale dimostratosi estremamente fragile e che sta pagando un altissimo tributo di vite umane, anche a causa delle scelte messe in atto da chi lo ha amministrato negli ultimi anni.
Infine siamo fermamente convinti che anche l’assenza di un vero controllo istituzionale sull’effettuazione della sorveglianza sanitaria per i dipendenti delle RSA sia uno dei motivi che sta alla base dei 3045 decessi nel 39,3% delle strutture regionali, certificati dall’ISS.Non esattamente un passaggio trascurabile che però temiamo sia mancato nella relazione del Direttore Generale dell’ATS Città Metropolitana di Milano.

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Codacons su strage nelle RSA lombarde

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Lombardia: qualcuno la ha chiamata la “strage silenziosa” quella che sta avvenendo nelle RSA di tutta la Lombardia; secondo un articolo apparso su Repubblica intitolato “Coronavirus, focolai nelle case di riposo il picco in Lombardia” sarebbe rimasto ucciso un ospite su dieci. Dati allarmanti, che hanno origine dalla decisione intrapresa dalla giunta regionale lombarda, la numero XI/2906 che chiedeva, tra le altre cose, alle Agenzie di tutela della salute (Ats) regionali di individuare strutture Rsa per accogliere pazienti positivi al Covid-19 “a bassa intensità assistenziale”, ovvero che non necessitano di cure particolari. Decisione così definita da Luca Degani (Presidente dell’associazione della case di riposo Uneba Lombardia): “È stato come accendere un cerino in un pagliaio”; decisione definita “Folle” perché, ha spiegato Degani stesso in un’intervista rilasciata a “Wired”, in caso di inserimento di pazienti Covid in questo tipo di strutture, viste le condizioni degli ospiti che accolgono, “non li si espone al contagio, ma alla morte”.Codacons: “è arrivato il momento che si faccia chiarezza, ci sono troppi aspetti oscuri che devono essere ancora spiegati e che necessitano di risposte, perché in quelle RSA c’erano delle persone, persone che sono state esposte ad un enorme rischio – afferma il Presidente del Codacons Marco Donzelli – necessario che se saranno accertate delle responsabilità qualcuno ne risponda.”

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Fermare la strage degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

“Non è più tempo di esortazioni, inviti, appelli alla buona volontà delle persone. Le 43mila denunce fioccate in una sola settimana di controlli realizzati dalle forze dell’ordine in seguito ai provvedimenti per il contenimento della diffusione del Coronavirus dimostrano che gli italiani non hanno capito la gravità della situazione, o peggio, lo hanno capito ma sembrano non curarsene, e continuano ad andare in giro senza motivazione valida in un momento di gravissima emergenza”. Lo dichiara Roberto Messina, Presidente di Senior Italia FederAnziani. “Evidentemente non bastano i quotidiani bollettini di guerra, non basta ricordare che siamo a quota 3.000 morti, per far comprendere che non si tratta di una banale influenza come molti sembrano credere, ma di un’emergenza terribile, che sta decimando la nostra popolazione anziana. Non vogliamo più ascoltare sfoghi delle autorità contro il menefreghismo dei cittadini, chiediamo invece che si intensifichino i controlli verso chi esce di casa senza una ragione valida, visto che lo spettro dell’articolo 650 del codice penale che prevede l’arresto fino a tre mesi e l’ammenda fino a duecentosei euro sembra non spaventare abbastanza. Scenda in campo l’esercito per controllare e presidiare tutti i possibili punti di incontro e fare in modo che le regole siano effettivamente rispettate da tutti” “Ricordiamo che un lavoro appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet sottolinea che quando abbiamo un’infezione come questa, per la quale ogni singolo caso ne infetta altri due-due e mezzo, se non mettiamo in quarantena almeno il 70% dei contatti non abbiamo nessuna possibilità di liberarcene entro tre mesi. Ulteriori allungamenti del periodo di pandemia finiranno per sterminare un’intera generazione, quella dei nonni, degli over 65, che già oggi pagano un tributo terribile al Coronavirus, ma anche per mettere in ginocchio il nostro Servizio Sanitario Nazionale e l’intera economia del nostro Paese. Occorre far capire questo ai giovani e agli under65 che uscendo senza ragione e continuando a perseguire la loro condotta egoista mettono a repentaglio la vita dei loro genitori e nonni ma anche il loro stesso futuro, lavorativo. Infine ricordiamo che questi comportamenti irresponsabili hanno contribuito a generare una situazione che ha visto infettarsi l’8% del personale sanitario (una percentuale doppia rispetto a quella registrata fra i sanitari in Cina), ovvero medici, infermieri e operatori sanitari che da eroi stanno rischiando la vita ogni giorno per farsi carico della salute della popolazione”.

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Caso Moro: “La verità oltre il segreto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

Nel quarantaduesimo anniversario della strage di via Fani, rendiamo omaggio a Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi che sono morti nell’adempimento del proprio dovere verso lo Stato.
La tragedia che coinvolse Moro ha ancora risvolti nascosti e, per questo, chiediamo che i 150 documenti del caso, citati dall’ex parlamentare componente delle principali commissioni di inchiesta Grassi, riguardanti la strage di Bologna e altri casi di terrorismo interno e internazionale vengano, finalmente, desecretati. Quella che abbiamo saputo sulla tragedia di Aldo Moro finora ha tenuto fuori dal perimetro politico, storico e giudiziario verità enormi, come il cosiddetto “Lodo”, accordo gestito dal capocentro SISMI di Beirut Giovannone, che avrebbe permesso il transito di armi palestinesi in Italia a fronte della santuarizzazione del nostro territorio. Finalmente, grazie al costante lavoro di inchiesta e di informazione di analisti, giudici, giornalisti, dai già parlamentari come Fragalà, Mantica e Raisi, così come dalle evidenze mostrate nel suo ultimo libro dall’ex Presidente della Commissione Moro 2 Fioroni e della giornalista Calabrò, risulta sempre più chiaro il legame che vedrebbe l’omicidio Moro, la strage di Bologna e Ustica nel quadro internazionale e alle operazioni della rete del terrorismo internazionale e dell’intelligence sovietica. Per questa ragione abbiamo fondato un intergruppo trasversale, con partecipazione di parlamentari di maggioranza e opposizione, con lo scopo di arrivare al più presto – e su questo lanciamo l’appello alla maggioranza – all’istituzione di una commissione di inchiesta bicamerale sui fatti concernenti il Lodo Moro e la strage di Bologna, correlata al quadro internazionale della guerra fredda italiana in cui maturarono sia il sequestro Moro che la strage di Ustica e in particolare all’intensità dell’attività terroristica internazionale palestinese e marxista, con Carlos e i servizi del Patto di Varsavia, nella nostra Nazione in quegli anni. Lanciamo, infine, un appello al presidente Roberto Fico affinchè, al termine dell’emergenza, presenti alla Camera immediatamente la nostra proposta di legge per la costituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti del Lodo Moro, sulla strage di Bologna e sulle connessioni internazionali ad essi collegati.”Dichiarano i parlamentari componenti dell’Intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto – intergruppo parlamentare per la desecretazione degli atti concernenti i fatti del terrorismo interno e internazionale legati al Lodo Moro e alla strage di Bologna” Federico Mollicone, Paola Frassinetti, Galeazzo Bignami.

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La strage stradale è una pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

«Le istituzioni e la politica si attivino per fermare la strage stradale, così come stanno facendo per il coronavirus». A lanciare l’appello è l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, dopo che, nei giorni scorsi, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha invitato gli Stati membri delle Nazioni Unite ad attivarsi per aumentare la sicurezza stradale e ridurre il numero di morti del 50% tra il 2020 e il 2030. «In questi giorni siamo vicini a tutti gli italiani, specialmente a quelli delle zone più colpite dal virus e ai familiari delle vittime», dice il presidente dell’Associazione, Alberto Pallotti, «ma è doveroso anche ricordare che la vera pandemia sono gli incidenti, che uccidono ogni anno 1,35 milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, dove l’incidenza è del 90 per cento. La strage stradale è il virus più pericoloso e andrebbe trattata con lo stesso impegno impiegato per fronteggiare l’epidemia di coronavirus. Anche perché, nel caso degli incidenti, le vittime sono persone di età compresa tra i 5 e i 29 anni, dunque bambini e giovani. Per non parlare dell’impatto che questa strage ha sulla crescita economica nazionale nel lungo periodo. Lo Stato italiano sta combattendo con onore la battaglia contro questo virus così contagioso. Auspichiamo che, nelle prossime settimane, vengano messi in atto interventi così massicci per aumentare anche la sicurezza stradale».

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Strage di Hanau

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

La Comunità di Sant’Egidio esprime il suo profondo cordoglio alle famiglie delle vittime del gravissimo attentato di Hanau e manifesta la sua solidarietà alla comunità turca che vive in Germania. Non si può assistere impotenti di fronte ad atti di violenza così orribili nei confronti di una minoranza, che ci riportano a momenti bui della storia. L’Europa deve difendere i suoi valori di pace, tolleranza e integrazione sui quali si è rifondata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per questo lanciamo un appello a fermare con convinzione la propaganda di odio razzista e xenofobo, che ormai dal web e dalle parole è cominciata a passare tragicamente ai fatti.
Colpire una comunità, come quella turca, che contribuisce, come molte altre, di origine diversa, al benessere e allo sviluppo della Germania e dell’Europa, solo perché “straniera”, oltre ad essere un crimine grave, contribuisce a chiudere le porte al futuro del nostro continente. Occorre al contrario seminare parole di pace, facilitare occasioni di incontro, favorire ogni iniziativa che porti ad una maggiore integrazione e puntare sulla diffusione di una cultura che si basi su questi valori, a partire dalle giovani generazioni.

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Il 2020 anno della guerra allo sfruttamento. Per fermare la strage dei lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Il 2019 ci lascia con una contabilità di omicidi sul lavoro di gran lunga superiore a quella degli anni precedenti. Al 26 dicembre erano 696 i morti nei luoghi di lavoro, che raddoppiano contando le vittime in itinere: 1395. Il 25% delle morti ha interessato ultrasessantenni, grazie alla Fornero; il 13% lavoratori immigrati fuggiti da guerre, povertà e cambiamento climatico. Nel complesso gli infortuni sul lavoro al 30 novembre assommavano a 600.000.Una contabilità fredda, che non dà l’idea del dolore e dello strazio che ognuna di queste morti ha prodotto, e nemmeno delle lacerazioni provocate nel tessuto connettivo del Paese. E contabilità è il termine usato per sminuire la portata degli eventi drammatici a cui si riferisce.Non abbiamo assistito ad alcun fremito di sdegno per le incessanti notizie di tragedie nei cantieri, nelle campagne o nelle piccole e piccolissime aziende che costituiscono l’identità della nostra impresa. Non un titolone sparato in prima pagina per indurre nei lettori una riflessione, un ripensamento sul modo di produzione capitalistico che sempre è alla base degli omicidi. Sfruttamento, incuria, inosservanza delle norme, certezza dell’impunibilità, a volte autosfruttamento per tenere in piedi la baracca e resistere alle intemperie della crisi, supportati dalle complicità del sistema armano quella che alcuni ancora osano chiamare fatalità.Chiudiamo l’anno con 1400 lavoratrici e lavoratori in meno, con altrettante famiglie che spesso al dolore della perdita di un proprio caro devono sommare l’improvvisa perdita di un reddito e quindi di una forma di sicurezza – spesso soltanto una parvenza – per il proprio futuro.Sicurezza è la parola che sempre riaffiora quando suona la campana della lugubre contabilità per avvertirci che il numeratore è cambiato. Ma sicurezza sta diventando sempre più una parola vuota, recitata come una litania per dimostrare di conoscerne il significato e contemporaneamente di ignorarne la funzione strategica. Quanto costa la sicurezza nei luoghi di lavoro? Quanto costa dotare gli impianti di quei dispositivi in grado di ridurre se non di impedire le probabilità che un incidente accada?
Molti pensano che i costi siano alti e convenga rischiare l’ispezione – che arriva solo molto raramente visto lo scientifico smantellamento dei programmi di prevenzione e di repressione, di chi non adotta i sistemi di sicurezza – la multa, l’imprevisto che però, in questo frangente, si traduce in mutilazioni e morti.C’è la certezza dell’impunità, la sicumera di chi sa che potrà sempre contare sul silenzio dei media, sull’indifferenza della società, sull’ignoranza diffusa delle norme e dei sistemi di prevenzione in cui vengono scientemente tenuti lavoratori e lavoratrici che quindi non potranno esigere, in un Paese che ha un enorme esercito di disoccupati e precari pronti a rimpiazzare senza fiatare i caduti, di veder rispettare il proprio diritto a lavorare in sicurezza.Chi denuncia, chi avverte del pericolo che si corre a lavorare senza tutele e garanzie viene fatto oggetto di repressione e mobbing, quando non direttamente licenziato come sempre più spesso sta avvenendo nei confronti di RLS o semplici delegati coraggiosi che denunciano la mancanza delle minime condizioni per poter lavorare senza correre il rischio di incidenti.Il 2020 non sarà diverso dal 2019 se non saremo capaci di intraprendere una lotta senza quartiere che riporti al centro la guerra allo sfruttamento e ai suoi frutti avvelenati. Non basta oggi e non basterà domani chiedere misure più severe e cogenti se non aggrediamo con forza il tema dello sfruttamento e il suo essere considerato normale nel lessico della nostra società. È la lotta di classe che potrà interrompere la drammatica contabilità degli omicidi, è la riscoperta della consapevolezza dei propri diritti che può fare la differenza. È l’impegno che assumiamo ancora con più forza per il l’anno che arriva.

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Olimpiade: Strage Monaco 5 settembre 1972

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore di lotta greco-romana, Yossef Romano, 31 anni, pesista, Yossef Gutfreund, 40 anni, arbitro di lotta greco-romana, David Berger, 28 anni, pesista, Mark Slavin, 18 anni, lottatore, Yakov Springer, 51 anni, giudice di sollevamento pesi, Ze’ev Friedman, 28 anni, pesista, Amitzur Shapira, 40 anni, allenatore di atletica leggera, Eliezer Halfin, 24 anni, lottatore, Kehat Shorr, 53 anni, allenatore di tiro a segno, André Spitzer, 27 anni, allenatore di scherma. Per molti sono solo undici nomi, per altri sono solo undici atleti. Per noi sono undici persone che sono state barbaramente uccise in un massacro avvenuto esattamente 44 anni fa, nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1972 a Monaco di Baviera durante le Olimpiadi estive, quando un commando di otto uomini dell’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero fece irruzione nel villaggio olimpico negli alloggi destinati agli atleti israeliani. Due vennero uccisi immediatamente. Gli altri nove vennero tenuti in ostaggio per ore per poi morire insieme a cinque terroristi e un poliziotto nel corso di una sparatoria all’aeroporto con la polizia tedesca, che in quell’occasione dimostrò tutta la sua inefficienza. I fedayn, infatti, avvenano ottenuto quanto chiesto durante le trattive: un aereo per lasciare Monaco. I tre assalitori rimasti furono arrestati, ma rilasciati il mese dopo nell’ambito di un’altra trattativa: quella per il dirottamento sopra Zagabria di un aereo della Lufthansa.
Basterebbe questo per gettare più di un velo d’indignazione su una vicenda che ha visto morire undici atleti israeliani durante lo svolgimento delle Olimpiadi, dove dovrebbe essere esaltati valori presenti nella stessa Carta Olimpica; un documento ufficiale, approvato dal Comitato Olimpico Internazionale, che contiene un insieme di regole e linee guida per l’organizzazione dei Giochi olimpici e il governo del movimento olimpico, codificandone i principi fondamentali (fra cui la non discriminazione, l’uguaglianza di genere). Inutile (?) scrivere quanto il terrorismo non c’entri con i Giochi Olimpici e con lo sport in generale. Quello che non lo è assolutamente è quanto emerso pochi mesi fa che getta, oltre all’indignazione, vergogna e disgusto su questa ignobile vicenda. Gli atleti israeliani, prima di essere uccisi, vennero picchiati e torturati, uno di loro addirittura evirato: Yossef Romano. A rivelarlo è stata moglie, che per venti anni ha taciuto un questo grande particolare scoperto nel 1992, quando insieme alla vedova Spitzer fu informata dal suo avvocato di rivelazioni raccapriccianti riguardo quella la notte che deve passare alla storia come la Strage di Monaco 1972. Senza se e senza ma…

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Carabiniere ucciso a Roma. Paoloni (Sap): «E’ una strage. Soggetti senza rispetto per la vita umana»

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

«Esprimiamo profondo cordoglio all’Arma dei Carabinieri per questo tragico evento e vicinanza alla famiglia del giovane Vice Brigadiere barbaramente ucciso. E’ il quinto collega caduto in servizio dall’inizio dell’anno, a fronte dei tanti che ogni giorno vengono feriti mentre svolgono il servizio. Questa inizia a prendere le sembianze di una strage».A dichiararlo è Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). «Tutto questo non è accettabile – prosegue – vanno individuate norme che facciano comprendere a tutti che chi svolge una funzione pubblica, va tutelato. Il collega è morto a causa di 7 coltellate. 7 coltellate significano che l’extracomunitario aveva intenzione di ucciderlo e non di dileguarsi. Noi operatori delle forze dell’ordine, siamo obbligati ogni giorno a confrontarci con questo tipo di persone che fanno della criminalità la loro mission, non avendo rispetto né per le divise, né per la vita umana. Ci aspettiamo prese di posizione chiare da tutte le forze politiche, perché – conclude – davanti a un giovane Carabiniere accoltellato a morte, non si può negare nulla di tutto ciò».

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Strage in ufficio negli Stati Uniti: funzionario ammazza 13 persone e viene ucciso

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Un ingegnere, pubblico funzionario del dipartimento dei lavori pubblici a Virginia Beach, negli Stati Uniti, ha commesso una strage aprendo il fuoco contro i colleghi di lavoro all’interno di un ufficio municipale. L’uomo ha ucciso in tutto 13 persone prima di essere colpito a morte dalla polizia. Altre cinque persone sono rimaste ferite, alcune in grave modo. Erano da poco passate le 16 (le 22 in Italia), quando il 40enne, ha fatto irruzione armato all’interno dell’edificio, che ospita anche il commissariato della polizia, per poi colpire in modo casuale su diversi piani. Nella sparatoria è stato colpito anche un poliziotto ma a salvarlo è stato il giubbotto antiproiettile, ha precisato il capo della polizia. Sul luogo della sparatoria sono stati trovati una pistola semi automatica e un fucile. Le armi sarebbero state acquistate legalmente, secondo le prime informazioni. Negli Stati Uniti ci sono più armi che persone. Secondo le ultime statistiche sono 357 milioni le armi in possesso di civili contro i 317 milioni di popolazione totale. Si tratta di una stima basata su una combinazione di dati del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives e del Congresso. La cifra di 357 milioni, però, non tiene inoltre conto delle armi entrate illegalmente oppure di quelle distrutte o andate perse. Sta di fatto poi, che l’industria delle armi ha comunque raddoppiato la sua produzione, passando da 5 milioni e 600mila a quasi 11 milioni. Purtroppo, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’allarme e il dibattito sulle regole per l’accesso alle armi da fuoco negli Stati Uniti si riaccende ogni volta che una nuova strage di massa fa notizia. Questa è la terza in un mese: si tratta della terza sparatoria mortale avvenuta negli Stati Uniti nell’ultimo mese dopo quella alla University of North Carolina (2 vittime) del 30 aprile scorso e quella del liceo Stem School Highlands Ranch in Colorado (1 vittima) del 7 maggio.

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Nuova Zelanda: “La politica si fermi a riflettere e la smette di cavalcare l’odio”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Massimiliano Salini (Europarlamentare FI/PPE) dichiara: ““ Voglio esprimere il mio cordoglio a tutti i familiari delle persone colpite dall’ attento in Nuova Zelanda. Un gesto che lascia nello sconforto e che costringe tutti noi che ci occupiamo di politica a riflettere e a non fuggire dalle nostre responsabilità. Il fatto che per gli attentatori Luca Traini fosse un simbolo è significativo di quanto sia sbagliato in politica cavalcare l’odio per chi ha razza e religione diversa dalla nostra. Fermiamoci prima che sia troppo tardi e torniamo a dare un peso alle parole che usiamo. Combattiamo il terrorismo ma anche l’odio di qualsiasi matrice culturale sia, solo così potremo evitare altre stragi assurde”.

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Strage di Dacca

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

“È iniziato a Dacca, in Bangladesh, il processo che vede otto persone accusate della strage dell’1 luglio 2016, in cui morirono ventidue persone. A perdere la vita furono anche nove italiani, tra cui i due friulani Christian Rossi e Marco Tondat. Si è trattato di uno dei più gravi attentati terroristici che ha colpito l’Italia, eppure, inspiegabilmente, è stato per certi versi dimenticato. Per questo motivo ho chiesto al Sindaco di Roma, Virginia Raggi, di individuare nella Capitale un luogo degno per installare un monumento simbolico con il fine di onorare e ricordare i nostri connazionali, le cui vite sono state violentemente spezzate, poiché cristiani e appartenenti ad uno Stato civile sempre impegnato contro il terrorismo internazionale. Mi auguro che il Sindaco accolga questa mia richiesta, anche a nome dei familiari delle vittime, che sono ancora in attesa di giustizia”. È quanto dichiara in una nota il deputato di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto.

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Due operai uccisi sul lavoro nel porto di Livorno, USB: fermiamo la strage

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

Di lavoro si continua a morire, con violenza, nell’indifferenza di padronato e politici, nel fatalismo da lavaggio del cervello: è nell’ordine delle cose, secondo i più, che un lavoratore, una lavoratrice possa non fare ritorno a casa.
Non sono tornati a casa Lorenzo Mazzoni – 25 anni appena – e Nunzio Viola, 53, due operai uccisi da un’esplosione nel porto industriale di Livorno, dove stavano bonificando una cisterna per conto della Labromare.Sentiremo e leggeremo di fatalità, imprudenza, incidente, di morti bianche, di morti sul lavoro. Non sentiremo né leggeremo che Lorenzo e Nunzio sono morti di lavoro, uccisi dalla mancanza di sicurezza, dalla latitanza di provvedimenti legislativi concreti, dall’assenza di controlli.L’Unione Sindacale di Base esprime la propria vicinanza e la solidarietà di classe ai familiari e ai compagni di lavoro di Lorenzo e Nunzio e torna a denunciare a gran voce l’aumento spaventoso di infortuni e omicidi sul lavoro.
È una strage continua determinata dal peggioramento delle condizioni di lavoro, dalla moltiplicazione di appalti e subappalti, dalla mancata osservazione delle norme di sicurezza.Più di 1.300 morti e oltre un milione di infortuni ogni anno sono il risultato di oltre venti anni di legislazione antioperaia, dal pacchetto Treu del 1997, all’abolizione dell’articolo 18, al Jobs Act.L’Unione Sindacale di Base porterà avanti la lotta perché la sicurezza sul lavoro diventi una priorità. Perché la strage di lavoratori va fermata.

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Strage Via Fani: Un sistema senza vergogna

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

“Quanto è accaduto nei giorni precedenti il 40° anniversario della strage di via Fani, una delle più drammatiche e dolorose vicende di cronaca che hanno colpito al cuore le istituzioni italiane attraverso il brutale assassinio dei più fedeli Servitori dello Stato, ci dimostra ancora una volta, con nostro grandissimo dolore, come il ‘sistema’ non abbia in alcun serio conto il valore della vita e del sacrificio di donne e uomini in divisa. In occasione di questa tragica ricorrenza, infatti, ci saremmo aspettati di ascoltare ai vari microfoni e di vedere sotto le varie telecamere vedove, orfani, colleghi, magari, dei nostri eroi trucidati senza pietà, in modo che suonasse chiara, netta, incontrovertibile e severissima la condanna per quell’eccidio ignobile che, come sempre, vide immolate vittime incolpevoli che nulla avevano a che fare con la politica, ma solo servivano con onore il proprio paese. Ma invece no. Disgraziatamente siamo stati costretti, con enorme sdegno e disgusto, ad assistere al pietoso spettacolo di una narrazione affidata alle parole di criminali senza scrupoli che, ancora, incredibilmente, provano a dare un senso a ciò che accadde, e che fu e resta un massacro di figli, fratelli, mariti, padri, in un Paese ingrato che così ha dimostrato di disonorarli senza ritegno dopo quarant’anni, prima di questa mattina quando le massime autorità italiane hanno reso il dovuto omaggio pubblico ai nostri morti”.
Durissima la critica di Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, ai servizi televisivi che hanno affidato ad appartenenti alle brigate rosse il ricordo della strage di via Fani in occasione del 40° anniversario della ricorrenza del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione dei 5 uomini di scorta, l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, che guidava l’auto di Moro, il maresciallo Oreste Leonardi, capo scorta, e agli agenti di polizia Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino.
“Nel momento in cui rivolgiamo il nostro più profondo e sentito pensiero ai familiari dei nostri martiri – aggiunge Pianese -, condanniamo anche certi atteggiamenti che in nome di una presunta e fasulla necessità di svolgere ancora analisi politiche su questioni fin troppo chiare, tralasciano la verità e la concretezza delle cose: chi fu trucidato in via Fani stava compiendo il proprio dovere, non aveva alcuna colpa e non faceva politica. Chi ha trucidato Poliziotti e Carabinieri in via Fani era puramente e semplicemente un assassino. Non merita alcuna considerazione o comprensione per ciò che fece, non merita alcun palcoscenico da cui parlare per dare inutili spiegazioni o, peggio ancora, deliranti messaggi di fanatismo, non merita microfoni per riaccendere pericolosi e insensati pensieri nostalgici. Il rispetto che è dovuto alle nostre vittime in divisa avrebbe meritato, merita, che il loro ricordo, il loro sacrificio, e il senso stesso dello svolgimento del loro dovere, che dopo 40 anni è ancora e sempre anche il nostro, fosse celebrato e mostrato a tutti in ogni modo, come hanno fatto stamani il Presidente della Repubblica e il Capo della Polizia nella cerimonia commemorativa in via Fani”.

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Las Vegas: sgomenti per l’efferatezza della strage

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

las vegas“L’insensata sparatoria di Las Vegas ci lascia sgomenti per l’efferatezza con cui è stata compiuta e la gravità per il numero di vittime. Si è parlato in un primo momento di 50 morti e 400 feriti che sono diventati nelle successive ore rispettivamente 58 e 500 e pare che sia possibile, da quanto ci dicono fonti ufficiose, un ulteriore aumento. È assurdo come la follia di un solo uomo possa falcidiare vite innocenti. Alle famiglie delle vittime e agli Stati Uniti va il nostro più sentito cordoglio”. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato e deputato di Alternativa Popolare in Commissione Affari Esteri. E aggiunge: “È chiaro che è necessario far luce sull’episodio per capirne la matrice. Sempre più spesso i concerti e i luoghi di raccolta dei giovani diventano teatro di stragi. La comunità internazionale deve fare fronte comune per mettere in campo tutte le strategie possibili per potenziare la prevenzione: una strada è una sempre maggiore condivisione delle informazioni di intelligence”.

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Srebrenica a 22 anni dalla strage

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

srebenicaRoma Si è svolta oggi presso la sala “Caduti di Nassirya” di palazzo Madama e con il patrocinio del Senato della Repubblica, l’evento di commemorazione del genocidio di Srebrenica: “In Ricordo del Genocidio di Srebrenica: 1995-2017” introdotto dal Senatore Aldo Di Biagio, membro della Commissione Diritti Umani del Senato e promotore dell’iniziativa insieme alla Comunità di Bosnia ed Erzegovina a Roma, che ha ricordato come ” Srebrenica non rappresenta solo il dramma di un popolo, ma una ferita aperta nel cuore dell’Europa e nella sua storia recente”. Di Biagio ha poi insistito sulla necessità di ” uno sforzo comune e condiviso per cercare una pacificazione tra i popoli” ricordando il ruolo delle istituzioni, in particolare quelle italiane nella istituzionalizzazione dell’11 luglio come giorno di commemorazione del genocidio Srebrenica, dando seguito alla risoluzione del Parlamento europeo del 2009 già oggetto di atti parlamentari”. La Dott.ssa Vesela Planinic, Ministro Consigliere dell’Ambasciata di Bosnia ed Erzegovina in Italia, ha osservato come ” Srebrenica, zona protetta, dalle Nazioni Unite si è trasformata nel più buio orrore delle Nazioni Unite e nel peggior crimine sul suolo europeo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Chiunque sia nobile, onesto e morale dovrebbe sentirsi umanamente obbligato a ridare dignità e fornire giustizia a coloro che sono sopravvissuti” sottolineando “una necessità di tutti noi qui riuniti che in questo modo, nella profondità del nostro essere, esprimiamo sincere condoglianze. Questo è il nostro impegno per il futuro delle nuove generazioni”. L’on. Giulio Marcon, membro del gruppo Parlamentari per la Pace, ha ricordato come “Tenere viva la memoria è un compito al quale non dobbiamo mai venire meno, tenendo ferma la consapevolezza di quello che è successo. Fare di tutto per custodire la verità è il modo migliore per custodire la pace” assicurando l’impegno presso le sedi parlamentari per realizzare iniziative in supporto di questa memoria. La Vicepresidente dell’Associazione « Bosnia nel cuore»  Slavica Josipovic ha ringraziato a nome dell’Associazione tutti coloro che negli anni hanno contribuito a realizzare la commemorazione del genocidio di Srebrenica soprattutto nelle sedi istituzionali. Ha poi osservato come “Srebrenica rappresenta la vergogna Europea” aggiungendo “Desideriamo che la comunità internazionale ci aiuti a creare finalmente una pace e una ripresa per la Bosnia”. Il giornalista e scrittore Luca Leone ha poi portato la sua esperienza di lavoro con le scuole sul tema di Srebrenica, raccontando come:” quando portiamo i ragazzi a Srebrenica sono inizialmente delusi, perché avrebbero voluto andare altrove, ma poi conoscono la storia, i luoghi, la verità e sono contenti: acquisiscono una consapevolezza nuova. Partiamo con dei ragazzi e torniamo con degli uomini”. In conclusione è intervenuto il foto-reporter Mario Boccia, che ha proiettato un reportage fotografico su Srebrenica, ricordando come “la speranza non deve morire mai e non bisogna mai avere paura della verità” Boccia ha poi raccontato attraverso le sue fotografie, l’iniziativa di “insieme”, una cooperativa di donne bosniache di diversa provenienza e dall’elevatissimo valore morale e sociale, sorta in un territorio dove sono ancora forti delle divisioni. “Queste donne portano avanti la speranza, resistono e insieme ritorna il sorriso”. L’incontro è stato moderato da Fatima Neimarlija, Presidente dell’Associazione «Bosnia u srcu – Bosnia nel cuore» che in apertura dei lavori ha presentato “Ricordo”, il simbolo di Srebrenica: un fiore, realizzato a mano dalle donne di Srebrenica, che riflette la speranza per il futuro e la volontà di non dimenticare. L’assemblea ha osservato un momento di silenzio e raccoglimento in ricordo delle vittime. (foto fonte “Il fatto” quotidiano)

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Staffetta “L’agenda ritrovata”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

borsellino falconeNapoli Il 6 luglio, alle ore 11.00, presso il bene confiscato “Paolo Borsellino” in Via Petrarca 50-Parco La Gloriette farà tappa la ciclo staffetta “L’agenda ritrovata”, organizzata in occasione del venticinquesimo anniversario della strage di Via D’Amelio, nella quale hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini e la donna della sua scorta. La staffetta partirà da Maiano di Sessa Aurunca ed arriverà per le 11.00 a Via Petrarca, presso il primo bene confiscato in Italia intitolato a Paolo Borsellino e gestito, dall’Associazione A.R.Ca- Agende Rosse Campania.
L’AGENDA RITROVATA, per commemorare il venticinquesimo della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta, si propone di dar vita ad un libro rosso che viaggerà di regione in regione, testimoniando che c’è un’Italia che non ha dimenticato e che vuole ricordare e raccontare quel che è successo. L’agenda Rossa di Paolo Borsellino, scomparsa nella strage del 19 luglio 1992, partita il 25 giugno da Bollate(Mi), attraverserà l’Italia, come un testimone, passerà di mano in mano fino ad arrivare in Sicilia dove ci sarà la tappa conclusiva, a Palermo, il 19 luglio 2017. Presso ogni tappa sono organizzati eventi, per riflettere sui temi della Giustizia, delle mafie e della penetrazione delle stesse nei tessuti connettivi del nostro Paese. A conclusione dell’evento, l’Agenda Rossa raccoglierà commenti e pensieri di coloro che hanno partecipato (ciclisti, pubblico, musicisti, attori, scrittori e chiunque altro sostiene l’iniziativa) e proseguirà verso la tappa successiva. Promotrice della ciclo staffetta è l’Associazione L’ORA BLU, di Bollate, con la partecipazione di: Movimento Agende rosse, Fiab, Radio popolare.
Per la tappa di Napoli, organizzano e promuovono:
– Movimento Agende rosse-gruppo “Paolo Borsellino”- Campania
– Associazione A.R.Ca.- Agende Rosse Campania

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“Troppo tempo e troppi misteri sulla strage di Ustica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

fabio_rampelli_daticamera“Sono passati 37 anni, il Parlamento ha nel frattempo istituito inchieste sul terrorismo, sull’omicidio Moro, sulla Mafia, sulle ecomafie, sulla P2, sui rifiuti, sull’uranio impoverito, sul Cermis, sugli errori sanitari, sul Sarno, sul degrado delle periferie e tante altre di minore rilevanza. Ebbene, sulla strage di Ustica nessuna inchiesta specifica. Non si riesce a dedicare a questa tragedia di foschi rapporti internazionali, anche interni al Patto Atlantico, una democratica iniziativa di approfondimento e trasparenza. Fdi-An aveva presentato una proposta di legge ben tre anni e mezzo fa. Siamo stati i soli benché a ogni anniversario siano in molti, praticamente tutti, a parlare e a chiedere luce sul mistero. Francamente, associandomi personalmente e a nome del gruppo al dolore dei famigliari che ancora piangono i loro morti, questa ipocrisia istituzionale e istituzionalizzata è raccapricciante. Famiglie che andavano in vacanza, mamme e bambini spensierati probabilmente colpiti in volo da fuoco amico, meritano almeno la verità”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Una strage trans-generazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

manchester arenaIl terrorismo continua a colpire nell’anonimato, con anonime vittime e anonimi esecutori materiali, ma qualcosa è cambiato in questa strage di Manchester, sarebbe cambiato il parametro del terrore, che si appresta a diventare trans-generazionale, perché colpire i bambini e i ragazzi coinvolge direttamente due o tre generazioni, comprendendo i genitori e i nonni delle vittime. Cercare di chiarire il concetto di terrorismo, in questa sede, ci porterebbe lontano e sarebbe un discorso lungo e articolato. Assumiamo per buona l’identificazione che la cultura occidentale si spreca a propagandare. Dovremmo esaminare alcuni quesiti, che con molta accuratezza ci viene vietato di valutare, e fornire ipotesi di risposte.Dobbiamo però chiederci : “ Qual è lo scopo dei terroristi ?” “Quale strategia li ispira?”. Innanzitutto si deve prendere atto di avere di fronte una costellazione frazionata e non un soggetto monolitico; le definizioni siamo noi stessi a fornirle legittimando il terrorismo con l’ attribuzione di una compattezza ideale, programmatica e operativa, che non ha. Questa compattezza viene riconosciuta identificando nel terrorismo un nemico da abbattere con una dichiarazione di guerra totale. Ma le guerre si fanno in due e il terrorismo è, per definizione, unilaterale, non porta divise, non innalza bandiere, opera e agisce all’improvviso, vilmente, e colpisce nel mucchio con il solo scopo di seminare terrore. Il suo obiettivo non è “il nemico” da abbattere e combattere, ma il popolo-spettatore, vittima passiva, primo attore di una tragedia che non vuole recitare. La guerra globale al terrorismo dichiarata dall’America serve solo all’America stessa, particolarmente all’attuale America di Trump, che può, così, incrementare il lucrosissimo circuito del commercio delle armi.
terrorismoDall’11 settembre le azioni terroristiche si sono incrementate, diventando quello che aspiravano ad essere: una minaccia diretta non agli Stati, ma ai popoli. Per questo non può essere combattuto come si combattono le guerre vere, perché non si tratta di una guerra, mancando l’elemento primario che contraddistingue tutte le guerre, e cioè lo scontro frontale. La predicazione impotente dichiara che “occorre alzare la guardia, inasprire i controlli”, trascurando l’impossibilità di esercitare un severo controllo dei punti ritenuti “sensibili”, perché al terrorismo non importa l’immagine pubblica da colpire, bensì l’immagine che il popolo-vittima potrà recepire.
Blindare l’intero Occidente significherebbe accettare e riconoscere la vittoria del terrorismo, modificare i modelli di vita appare impensabile.
Il terrorismo non ha una strategia, perché non ha un modello di società da proporre, apparendo velleitaria l’ipotesi stessa che si tratti di una “guerra di religione”.
Una eventuale destabilizzazione dell’Occidente non gli servirebbe ; nello stesso tempo è sbagliata la strategia occidentale, che vorrebbe imporre il proprio modello di vita a livello planetario. Il terrorismo si ribella a questa pretesa, mirando a terrorizzare, non a conquistare: il terrore è un mezzo, mentre il programma di conquista è un fine. L’idea di convertire il mondo intero all’Islam non è praticabile, a tale ipotesi nessuno potrebbe credere. La guerra totale al terrorismo veste, però, gli stessi panni del terrorismo, colpendo nel mucchio, evitando lo scontro, stimolando, così, quella reazione rappresentata dagli atti terroristici. Dalla guerra totale bisogna trasferirsi sul terreno della politica internazionale, della diplomazia, del dialogo, ma anche della revisione delle politiche che fanno apparire l’Occidente un invasore che vuole imporsi per motivazioni economiche, accettando, riconoscendo e rispettando le differenze sociali, culturali e antropologiche, favorendo la reciprocità paritaria dell’integrazione globale e programmando, in tempi certi, una redistribuzione universale delle risorse del pianeta, che oggi sono drammaticamente unilaterali con il 10% della popolazione mondiale che possiede il 65% di tutte le ricchezze, mentre miliardi di persone vivono in estrema indigenza, con milioni di vittime incolpevoli, specie nelle fasce più deboli come i bambini, gli anziani e le donne. Gli interessi delle lobbyes delle armi conducono verso un mare in tempesta, che finirebbe con l’annientare tutte le parti contendenti.
Circondare, assediare, condurre alla resa il terrorismo si può e di deve, ma non con il fragore dei missili intelligenti; l’unica alternativa possibile è l’assedio da parte della diplomazia, per ricondurre queste drammatiche controversie nell’alveo della politica e del dialogo, nell’umiltà di riconoscere il diritto di tutti i popoli all’autodeterminazione. (Rosario Amico Roxas)

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La sofferenza di famiglie: mamme e mogli nella strage di Cefalonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 marzo 2017

cefaloniaNel nuovo romanzo “Cefalonia, Io e la mia storia” Vincenzo Di Michele ripercorre i fatti del settembre ’43 con un racconto autobiografico su una delle pagine più buie della storia italiana. È una lettura vissuta sullo sfondo familiare e soprattutto al femminile quella che Vincenzo Di Michele ripercorre da quei giorni fino a oggi. Nel suo nuovo romanzo storico “Cefalonia, Io e la mia storia” (Editore il Cerchio), Di Michele rilegge una delle pagine più buie della storia italiana da una prospettiva diversa: le angosce e le attese delle mamme e delle mogli che attendevano il ritorno dal fronte dei loro cari.
Partendo da fatti realmente accaduti, lo storico e saggista rivive in prima persona gli avvenimenti di quel settembre del 1943 quando l’esercito italiano, dopo la proclamazione dell’armistizio, si dissolse nel nulla. «Il dramma della seconda guerra mondiale e quella crudele carneficina di Cefalonia vengono narrate attraverso le voci e le testimonianze di quelle mamme e di quelle mogli che attendevano il ritorno dal fronte dei loro figli o mariti», spiega l’autore. Nel suo racconto vissuto a pelle, Di Michele narra in prima persona le attese della sua famiglia. «Ci sono le voci della mia bisnonna, di mia nonna e di mia mamma che hanno vissuto con angosciosa trepidazione tanti e poi tanti anni. Un’attesa di veder tornare “il loro Caro” che poi al dunque è stata vana», aggiunge Di Michele. Ma anche «c’è il racconto, preso da un diario inedito, di quel soldato che ha fatto di tutto per sopravvivere alla tragedia della guerra pur di far ritorno a casa per riabbracciare la propria moglie e quella figlia di 7 anni che non aveva mai conosciuto».
La ricostruzione della strategia militare passa in secondo piano per lasciare spazio ad un dramma personale che porta ad un racconto autobiografico. In una narrazione personale e con piglio a tratti provocatorio, l’autore chiama in causa il lettore mettendo in evidenza il passato del suo Paese, che è anche il passato sofferto di tante famiglie italiane che hanno avuto un disperso in guerra.I fatti storici, letti con le lenti della vicenda personale, assumono nuovi contorni e nuove prospettive. E il risultato non è per nulla scontato. A partire proprio da come il generale Antonio Gandin era solito rivolgersi ai propri soldati: “Dodicimila figli di mamma tutti obbedienti agli ordini” per arrivare a come e perché quella strage di Cefalonia stracolma di sangue e vite umane stroncate nel fiore degli anni, di certo si poteva evitare. (foto: cefalonia)

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