Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘strapotere’

Lo strapotere dei social media: pericolo per la democrazia?

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2021

By Domenico Maceri. Jack Dorsey, fondatore di Twitter, dopo avere deciso di sospendere l’account di Donald Trump ha dichiarato che non è occasione per “celebrare né provare orgoglio” per l’estrema ma necessaria azione. Il dilemma di Dorsey si capisce e ha ovviamente scatenato ammiratori ma anche detrattori per ovvie ragioni.Dopo gli assalti al Campidoglio del 6 gennaio Dorsey e i suoi colleghi degli altri social media si sono resi conto che le loro aziende venivano usate per incitare la violenza e hanno preso misure necessarie. All’inizio Twitter aveva sospeso temporaneamente l’account di Trump. Facebook, citando la possibile violenza, però ha agito poco dopo bloccando l’account di Trump in modo permanente. Twitter ha quasi tempestivamente seguito la stessa strada come hanno fatto altre piattaforme usate dall’allora presidente degli Stati Uniti.Il primo emendamento della costituzione americana garantisce la libertà di parola e di stampa. Le piattaforme digitali hanno abbracciato questi principi e li hanno messi in evidenza offrendo a tutti i loro utenti questo servizio che gli permette la condivisione di idee mediante l’Internet. I limiti al primo emendamento però esistono e spesso si scontrano con serie conseguenze causate dalle parole. Le piattaforme digitali hanno dunque bloccato account di individui e gruppi ma con una forte riluttanza, sempre sostenendo il concetto fondamentale della libera comunicazione.I social media, a differenza di quelli tradizionali che scelgono e filtrano le informazioni usando criteri professionali di giornalismo, offrono la libertà a tutti di comunicare, scrivere, incontrarsi senza intermediari e confrontarsi nella rete. Un’idea geniale che avrebbe dovuto promuovere la tolleranza e il confronto civile. Ciò è avvenuto ma solo in parte. Inevitabilmente i social media sono stati usati e continuano ad esserlo anche per fomentare discordia e in casi estremi incitare alla violenza. Lo hanno fatto gruppi terroristici come ISIL, i cui account sono stati chiusi fra il 2014 e il 2016 per gli incitamenti alla violenza del gruppo terroristico. Twitter ha anche chiuso più di 70.000 account che promovevano l’agenda complottista del gruppo di estrema destra QAnon. La chiusura di questi account ha avuto un effetto salutare nelle ultime settimane: la disinformazione sulla presunta frode elettorale promossa su Twitter è diminuita del 73 percento, secondo un’analisi dell’azienda Zignal Labs di San Francisco.Il linguaggio incendiario e gli incitamenti alla violenza su Twitter e il suo potere sono stati usati da Trump. L’ex presidente aveva più di 80 milioni di follower. Inevitabilmente i suoi tweet venivano riciclati, arricchendo, nel bene e nel male, la loro visibilità, incoraggiando i lettori all’azione, a volte con serie conseguenze. Le parole del 45esimo presidente ispirarono evidentemente un individuo nel 2019 ad uccidere 20 persone a El Paso, Texas, principalmente per ragioni razziali. L’ex inquilino della Casa Bianca usò anche un linguaggio battagliero per attaccare i suoi avversari politici. Non pochi di questi individui hanno subito minacce da alcuni sostenitori di Trump. Inoltre, nel 2020, commentando la vicenda di alcuni incidenti violenti causati dall’uccisione di George Floyd a Minneapolis, Trump scrisse in uno dei suoi tweet che “quando i saccheggi iniziano, cominciamo a sparare” per dimostrare la sua linea dura. Twitter aveva etichettato il tweet come inaccettabile ma fece poc’altro. Dopo il 3 novembre Trump iniziò una campagna di falsità asserendo che aveva vinto l’elezione e che la vittoria gli era stata rubata a causa della frode, senza però riuscire a provarla. I tweet che hanno fatto traboccare il vaso per Dorsey sono stati quelli del 6 gennaio in cui Trump ha incoraggiato i suoi sostenitori a dirigersi verso il Campidoglio per tentare di bloccare la proclamazione di Joe Biden a presidente. Questo incitamento ha causato la morte di cinque persone ed ha messo in pericolo la vita di centinaia di legislatori incluso Mike Pence, il vicepresidente.Twitter era stato molto tollerante con Trump in parte perché, come altri social media, sosteneva che le parole del presidente sono importanti poiché ci fanno vedere come pensa e ci dimostra chi lui è veramente. In effetti, molto di quello che dice il presidente fa notizia, ma quando le parole incitano alla violenza per cercare di mantenersi al potere, come ha cercato di fare Trump, bisogna agire. Le pressioni degli impiegati di Twitter hanno eventualmente convinto Dorsey a prendere la decisione di staccare la spina. L’azione è stata criticata per la violazione alla libertà di espressione. Persino la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dimostrato le sue riserve per l’azione di Twitter, additando all’immenso potere nelle mani di alcuni individui che possono controllare la libera comunicazione.La crescita della popolarità dei social media negli ultimi dieci anni è stata fenomenale ed ha generato notevoli profitti ai fondatori di queste aziende. In un certo senso queste piattaforme hanno rimpiazzato i media tradizionali accaparrandosi un’ingente percentuale degli annunci pubblicitari che rappresentano, almeno in America, l’unico modo di mantenersi a galla economicamente. I giornali locali stanno infatti scomparendo a causa dei social media che distribuiscono notizie gratuitamente anche senza i dovuti fact-checking. In effetti, nulla è gratis. I social media guadagnano con le informazioni dei loro utenti che poi vendono e con gli annunci che riflettono il folto numero di utenti. Più utenti, più profitti. Ecco come si spiega almeno in parte la riluttanza di Twitter, Facebook ed altri social di ridurre il numero di utenti, anche quando le loro regole vengono violate.Il loro potere però è divenuto troppo grande e le voci di necessari controlli hanno cominciato ad alzarsi in modo fortissimo. Ovviamente, i repubblicani che credono alla libertà delle corporation di fare quello che vogliono, sono poco interessati ai controlli governativi. Con l’elezione di Biden e il controllo del Partito Democratico alla Camera e al Senato esistono buone probabilità che il governo metta dei paletti ai social. Joe Biden, il nuovo inquilino della Casa Bianca, aveva già suonato il campanello di allarme nel mese di giugno dell’anno scorso che gli account di Trump meritavano essere chiusi a causa delle sue “dichiarazioni strampalate”. Biden ha già indicato che i social media senza controlli rappresentano un problema alla democrazia. Che tipo di paletti avrà in mente il 46esimo presidente? Al momento è difficile prevederlo perché Biden è occupatissimo con la tragica situazione della pandemia, unificare il Paese e riportare l’America a partecipare attivamente negli affari internazionali. Gli immensi poteri nelle mani di pochi individui sono però chiaramente pericolosi. Elizabeth Warren, senatrice democratica del Massachusetts, avrebbe la risposta: imporre delle leggi di anti-trust ai colossi dei digitali per ridurre il loro potere economico e politico che rasenta il monopolio. Questa strada di Warren condurrebbe alla cessione di alcuni asset di questi colossi digitali, impedendo loro nuove acquisizioni e allo stesso tempo proteggendo la privacy degli utenti. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Lo strapotere della Corte Suprema: arma poco segreta di Trump per la rielezione?

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Domenico Maceri, PhD. “È un’istituzione pericolosa”. Queste le parole di parole di Samuel Moyn per definire la Corte Suprema americana in un’intervista a Democracy Now. Moyn, docente di giurisprudenza e storia alla Yale University, vede immensi poteri nelle mani di nove giudici, non eletti democraticamente ma nominati da presidenti e confermati dal Senato, a divenire arbitri di tantissime contese politiche. La conferma quasi lampo di Amy Coney Barrett per sostituire Ruth Bader Ginsburg sposterà la Corte Suprema a un orientamento di estrema destra poiché consisterà di 6 giudici nominati da presidenti repubblicani e una minoranza di 3 con tendenze liberal. Moyn però non esclude cambiamenti progressisti per tagliare le ali al potere delle toghe e riportarlo al ramo legislativo che riflette di più la democrazia.Storicamente la Corte Suprema ha confermato tendenze antidemocratiche riflettendo più i desideri del potere di una minoranza invece dei bisogni della maggioranza degli americani e il loro senso di giustizia. Lo strapotere della Corte Suprema in comparazione agli altri poteri che riflettono di più la democrazia, ossia l’esecutivo e il legislativo, è dovuto in parte che i giudici, dopo la conferma del Senato, ottengono impieghi che durano tutta la vita. I legislatori non hanno limiti di mandati, ma devono continuamente essere confermati dagli elettori: ogni due anni per i parlamentari e sette per i senatori. Nel caso del presidente i mandati sono semplicemente due di quattro anni ciascuno, il secondo dei quali soggetto alla rielezione. Inoltre, i giudici possono “clonarsi” andando in pensione quando sanno che un presidente con orientamento analogo nominerà i loro successori.I poteri immensi della Corte Suprema si sono spesso scontrati con il potere esecutivo. Va ricordavo che Thomas Jefferson, il terzo presidente americano (1801-1809), si preoccupò dei suoi nemici che si “rifugiavano” nella roccaforte della Corte Suprema da dove potevano governare senza preoccuparsi dei desideri democratici del popolo. Abraham Lincoln, il 16esimo presidente (1861-1865), ebbe anche lui serie difficoltà con la Corte Suprema e cercò di limitarne i poteri senza però ottenere l’appoggio della legislatura. Franklin Delano Roosevelt, il 32esimo presidente, si scontrò con l’antidemocrazia della Corte Suprema la quale nel 1935 dichiarò illegale il National Recovery Act, una legge che favoriva i lavoratori e i consumatori. Dopo le minacce di Roosevelt di “pack the Court” (imballare la Corte), ossia ampliare il numero nominando giudici a lui favorevoli, altre sue leggi simili furono poi trattate in modo più ragionevole. Ciononostante la Corte Suprema non ha subito molti cambiamenti anche se va ricordato che inizialmente era composta da sei giudici. Durante la Guerra Civile fu ampliata aggiungendone altri 4 per un totale di 10 fino al 1869 quando il numero fu stabilito a 9 che rimane tutt’ora. Cambiamenti sul numero dei giudici e le procedure potrebbero essere messe in atto da un presidente con la collaborazione della legislatura. Con l’orientamento della Corte a destra si prevedono decisioni a breve termine che potrebbero spingere un eventuale presidente Joe Biden e una legislatura del suo stesso partito a fare modifiche progressiste per tagliare le ali alla Corte Suprema. Biden ha infatti dichiarato che se eletto presidente nominerà una commissione bipartisan per studiare le problematiche della Corte Suprema.Ampliare il numero dei giudici contemplato da Roosevelt sarebbe una scelta anche se non controversa la quale potrebbe essere scatenata da potenziali eccessi della Corte Suprema. Questi potrebbero includere l’abrogazione dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Barack Obama, ma anche di Roe V. Wade, la decisione che garantisce alla donna il diritto all’aborto senza eccessive restrizioni governative. Eventi estremisti di tale genere lascerebbero poca scelta a Biden di agire. Il numero si potrebbe aumentare da 9 a 11 per bilanciare la Corte o persino a 13 per ottenere un’ovvia maggioranza liberal. La questione dell’incarico a vita dei giudici potrebbe essere affrontata imponendo limiti simili a quelli dei mandati presidenziali. Altre possibilità includono di riformare le procedure della Corte Suprema che al momento vedono i casi decisi con una semplice maggioranza, spesso 5 a 4, con una maggioranza più amplia. Ciò limiterebbe il compito della Corte Suprema a quei casi approvati dalla legislatura ovviamente esagerati o chiaramente illegali.La Corte Suprema e tutto il sistema giudiziario sono stati usati e continuano ad esserlo dai Repubblicani per mantenere il potere sulle questioni delle procedure legali per l’esercizio del voto. Gli impedimenti al voto sono stati storicamente visibili nel Sud del Paese dopo la Guerra Civile che avrebbe dovuto dare pieni diritti agli afroamericani. Non è avvenuto ma infatti le stesse metodologie e procedure per ostacolare l’esercizio del voto ai gruppi minoritari sono state adottate anche da Stati del nord dominati da legislature repubblicane. Con ciò non si vuole dire che la Corte Suprema sempre decida a favore della destra. Proprio di questi giorni la Corte ha bocciato una richiesta del Partito Repubblicano della Pennsylvania che avrebbe limitato il voto per corrispondenza. La decisione è stata di 4 a 4 il che vuol dire che la decisione della Corte Statale rimane in effetto. Si crede, con buone ragioni, che se Barrett fosse già stata alla Corte, l’esito sarebbe stato diverso.La conferma lampo di Barrett che avverrà proprio di questi giorni aggiungerà un altro giudice conservatore che potrebbe rivelarsi decisivo all’esito finale dell’elezione già in corso. Trump sta facendo di tutto per delegittimare la votazione per creare un risultato elettorale incerto e confuso che potrebbe essere consegnato alla porte della Corte Suprema. È già avvenuto nel 2000 quando la Corte Suprema mise fine al conteggio dei voti in Florida e in effetti consegnò le chiavi della Casa Bianca a George W. Bush. Al momento, questa strada sembra essere l’unico sbocco per Trump, considerando la quasi unanimità dei sondaggi che danno il suo avversario come vincitore. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Amministrative e strapotere mediatico

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2011

“Nessun esposto, per quanto giusto e sacrosanto, basterà mai in questo paese a fare giustizia di un presidente del Consiglio a reti unificate, straripante e tracotante. Possiamo fare tutti i ricorsi che vogliamo, rivolgerci al presidente della Repubblica o persino al Papa, ma non ne caveremo un ragno dal buco” lo dichiara Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV . “Non c’è potere in Italia che possa ricondurre una campagna elettorale in una condizione di equilibrio, perché con questo presidente del Consiglio, che controlla la tv pubblica e privata, invadendo le case con frasi violente ed aggressioni verbali senza esclusione di colpi, che si fa beffa delle regole, l’Italia vive una situazione di democrazia malata, come Italia dei Valori denuncia da tempo immemorabile” aggiunge Donadi. “Questo dovranno tenere a mente i cittadini chiamati al voto. Sono loro ad avere in mano in mano l’unico potere per fermare la violenza e la tracotanza di questo presidente del Consiglio. Con il loro voto potranno scegliere non solo i loro nuovi amministratori e sindaci ma anche di ribellarsi allo strapotere mediatico arrogante e tracotante del premier” conclude il presidente dei deputati IDV.

Posted in Politica/Politics, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Petizione popolare per responsabilità civile ministri

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

Si tratta di una petizione che chiede una legge di iniziativa popolare che riconosca la responsabilità civile dei ministri e del Presidente del Consiglio. Firmare per adesione e condivisione è una legittima difesa che tutti i cittadini devono esercitare per neutralizzare l’arrogante strapotere sostenuto dalla certezza di impunità. La norma, in via di approvazione, che prevede la responsabilità civile dei magistrati apre un contenzioso che merita di essere affrontato con una iniziativa popolare. Essere governati non coincide e non può coincidere con l’imposizione ed il subire le iniziative del governo senza poter manifestare una volontà contraria. Il giudice è una figura istituzionale che opera in nome e per conto dello Stato, cioè di tutti i cittadini. I ministri ed i parlamentari sono espressione di una parte politica, maggioranza relativa o assoluta ma sempre parte. Per questo noi crediamo che parlamentari e ministri, a maggior ragione rispetto ai giudici, debbano essere chiamati alla responsabilità di errori e/o conseguenze nefaste dei loro atti. Partecipare a guerre non può diventare motivo di lucro, e deve essere valutato dal popolo italiano e non dai nominati delle segreterie, o, peggio, da transumanti prezzolati, in attesa di incarichi istituzionali. Così questo sito fa propria l’iniziativa di Rosario Amico Roxas per darne maggiore divulgazione per raccogliere un numero significativo di adesioni, per trasferire questa pubblica petizione ai rappresentanti della politica attiva dotati di una coscienza etica. http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2011N8318

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Alba di un secolo post capitalista

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

L’impero capitalista e liberista conoscerà (e sta già conoscendo) il medesimo declino destinato a tutti gli imperi che non hanno saputo seguire i ritmi di sviluppo, ritenendo fattibile proseguire con un progresso materializzato che scavalca l’uomo e lo rende schiavo di bisogni inesistenti. Il simbolo stesso dello strapotere americano (specialmente fino alla dinastia dei Bush) significato da  Wall Street; quindi  l’ascesa economica e finanziaria della Cina, i forti movimenti di sinistra in America latina, l’affermazione della diplomazia indiana testimoniano, a vario titolo, lo sconvolgimento delle relazioni internazionali.  Notizie che riguardano più la sociologia e l’antropologia che l’economia, testimoniano di una ricomposizione nelle relazioni internazionali: la fine dell’egemonia occidentale che si era imposta nella prima metà del XIX secolo. L’attuale cedimento del sistema finanziario non può che accelerare il ripiegamento occidentale. Per una di quelle ironie di cui la storia è maestra, tutto questo avveniva meno di due decenni dopo la disfatta del «campo socialista», guidato dall’Unione sovietica, e l’apparente trionfo dei principi dell’economia liberista.  Oggi si celebra la fine dell’egemonia occidentale.  Il mondo sarà multipolare? Senza dubbio gli Stati uniti manterranno, ancora per molti anni, un ruolo preminente, e non solo sul piano militare. Dovranno tuttavia tener conto dell’emergere di centri di potere a Pechino e a Nuova Delhi, a Brasilia e a Mosca.  Comunque sia, gli stati di cui si era previsto il crollo sotto i colpi della globalizzazione, hanno occupato di slancio il loro posto al sole.  Cina, India, Russia, Brasile manifestano le proprie ambizioni e contestano un ordine internazionale che li marginalizzava. Altri paesi con aspirazioni più limitate, dall’Iran al Sudafrica passando per Israele, le nazioni sudamericane, l’Indonesia, nonché le nazioni emergenti del nord-Africa difendono con determinazione i loro interessi «egoistici». Nessuno di questi stati è animato da un’ideologia globale, come lo era l’Unione sovietica. Nessuno si presenta come un modello alternativo. Il mondo monopolistico occidentale,  viene pressato da   una nuova geopolitica caratterizzata dal moltiplicarsi di protagonisti autorevoli, diventati fortissimi anche economicamente, grazie proprio alla “globalizzazione” che avrebbe dovuto confermare la guida mondiale dell’occidente pilotato dagli USA.  Essersi ritrovati, nel momento più sbagliato, affiancati a titolo di sudditanza agli USA di Bush e alle sue guerre, ha caratterizzato una politica estera italiana di dipendenza e proprio con il perdente; solo un interesse personale, estraneo agli interessi nazionali, poteva far scivolare l’Italia nella condizione  di sudditanza, con esproprio di parte del territorio nazionale per trasformarlo in base militare operativa, dotata di armamenti nucleari e bombardieri a lunghissima percorrenza. L’interesse personale ci fu (movimentando 6,5 miliardi di dollari come finanziamento privato a talune ben identificate aziende italiane in odore di fallimento) , in occasione dell’invio del contingente militare il Iraq, in una sedicente “missione di pace”, ma vigente il Codice Militare di Guerra, agli ordini del comando inglese dichiaratamente in guerra; spedizione “di pace” che costò la vita a 19 soldati italiani in una azione di guerra svoltasi contro una missione di pace. Oggi, nel pieno regresso economico dell’occidente, restiamo la sola nazione ancora legata alla iniziale impostazione liberista, malgrado si sia dimostrata fallimentare. Mentre le altre nazioni occidentali (con USA in testa) hanno compreso gli errori e stanno mutando rotta, in Italia prosegue la navigazione a vista, avente come obiettivo immediato la salvaguardia personale del premier che scavalca tutti i problemi di una società in disfacimento, sia economico che etico e anche culturale. Lo stravolgimento dei valori insiti nell’uomo ha modificato tutta l’architettura dello sviluppo umano, confinandola dentro un mondo materiale, a senso unico, che ha inglobato nei suoi ingranaggi anche le coscienze. In questa nuova architettura c’è una frattura verticale che separa il mondo Occidentale, che del progresso tecnologico ha fatto il fulcro della sua storia contemporanea, dal resto del mondo; dalla parte occidentale c’è una società massificata, dedita al capitalismo più sfrenato, in grado di condizionare l’autonomia dell’individuo; dall’altra parte il resto del mondo, che non riesce a percepire di essere diventato ostaggio della prima in una corsa insensata verso il progresso, identificato esclusivamente con il progresso della tecnologia. La società occidentale capitalistica ha ridotto ogni valore a merce di scambio, a bene di consumo, con le leggi dell’economia e del profitto che vengono privilegiate nei confronti delle leggi della natura, della pacifica convivenza e della solidarietà fra tutti i popoli.Le  idee  e, quindi,  le ideologie, hanno  perso  il  loro peso sulla coscienza, sostituite   con l’anti-idea della modernità; una modernità che ha colpito al cuore le coscienze, iniettando una fede cieca in una tipologia di ragione che, pretendendo di rendere gli uomini padroni di sé e della natura, li ha precipitati in un baratro irrazionale.  La conoscenza scientifica si è ridotta ad una mera ricerca quantitativa, molto attenta alla correttezza formale, ma non ai contenuti, diventando, così, uno strumento della società capitalistica, che ha incarcerato nei suoi ingranaggi le coscienze e con esse lo sviluppo della centralità dell’uomo.  La frattura verticale della nuova architettura dello sviluppo si aggrava ulteriormente, in quanto inizia il percorso con  l’esercitare il dominio dell’uomo sulla natura, ma sfocia, ineluttabilmente, nella volontà di dominio dell’uomo sull’uomo,  della struttura individuale sulla struttura sociale. Anche la cultura ha smarrito la sua autonomia e si è trasformata in una “industria culturale”, che sfrutta ogni bene solo a fini commerciali e soffoca ogni libertà di scelta e di analisi individuale; prevale la dittatura del pragmatismo capitalistico, che dà valore solo a ciò che ha successo commerciale, diventando “prezzo”.L’alternativa alla “industria culturale”, che stratifica ogni manifestazione culturale in una categoria omogenea e acritica, resta il Nuovo Umanesimo, testimone dell’esistenza, nel cuore degli uomini, di qualcosa che non si può piegare alla “volontà di potenza” del mondo capitalistico, di qualcosa che è sopravvissuto alla stratificazione massificante degli interessi materiali. (Rosario Amico Roxas)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Comments »