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Banche: sofferenze

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2013

Boom di sofferenze nelle banche: negli ultimi 12 mesi sono cresciute del 22% arrivando a quota 141 miliardi di euro. La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (97 miliardi). Le “rate non pagate” dalle famiglie valgono oltre 30 miliardi mentre quelle delle imprese familiari più di 12 miliardi. A 1,8 miliardi ammontano invece le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Complessivamente le sofferenze ora corrispondono al 9,9% dei prestiti bancari (1.433,7 miliardi), in aumento rispetto al 7,8% di un anno fa. Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi Unimpresa.Secondo lo studio dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, in totale le sofferenze sono passate dai 115,8 miliardi di agosto 2012 ai 141,8 miliardi di agosto 2013 (+22,4%) in aumento di 25,9 miliardi. Nel dettaglio, la quota delle imprese è salita da 77,1 miliardi a 97 (+25,7%) in aumento di 19,8 miliardi. La fetta relativa alle famiglie è cresciuta da 26,5 miliardi a 30,4 miliardi (+14,8%) in salita di 3,9 miliardi. Per le imprese familiari c’è stato un aumento di 1,7 miliardi da 10,7 miliardi a 12,5 miliardi (+16,4%). Le “altre” sofferenze sono passate invece da 1,4 a 1,8 miliardi (+27,4%) con 397 milioni in più.Credit crunch senza fine: -52 mld a privati in un anno
Parallelamente c’è la serrata dei rubinetti del credito. Negli ultimi dodici mesi le banche hanno tagliato oltre 50 miliardi di euro a imprese e famiglie. I finanziamenti al settore privato sono crollati del 3,5% da 1.485 miliardi a 1.433 miliardi. Nel dettaglio, tra agosto 2012 e agosto 2013 il totale dei prestizi ai privati sono calati di 52,1 miliardi passando dai 1.485,8 miliardi a 1.433,7 miliardi (-3,51%). Nel dettaglio sono calati di 45,5 miliardi (-5,20%) i finanziamenti alle imprese, scesi da 875,5 miliardi a 830 miliardi. Quelli alle famiglie sono diminuiti di 3,3 miliardi ( -0,66%) da 501,3 miliardi a 498 miliardi. Giù anche i prestiti alle imprese familiari, calati di 3 miliardi (-3,09%) da 98,7 miliardi a 95,6 miliardi. Il credit crunch colpisce anche le organizzazioni non lucrative sena fine di lucro: per le onlus la riduzione dei finanziamenti è stata pari a 249 milioni (-2,44%) da 10,1 miliardi a 9,9 miliardi. Agosto ha fatto registrare una battuta d’arresto assai rilevante per le erogazioni. Complessivamente quelle del settore privato sono scese in un solo mese di 14,7 miliardi (-1,02%) e a farne le spese sono state soprattutto le imprese, che hanno visto ridursi i finanziamenti di 12,4 miliardi (-1,48%); per le famiglie -1,6 miliardi (-0,34%), per le imprese familiari -552 milioni (-0,57%), per le onlus – 7 milioni (-0,07%). Longobardi: “Soluzione con legge stabilità””Mese dopo mese siamo costretti a fotografare una situazione che si aggrava sempre di più. E’ evidente che la recessione acuisce l’ingessamento del mercato del credito: le imprese non incassano, non fanno investimenti, non chiedono prestiti e fanno fatica a rimborsare quelli già concessi” osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “Auspicavamo una soluzione con la legge di stabilità, con importanti risorse destinate da un lato alla creazione di meccanismi di garanzia statali rilevanti dall’altro ad abbattere la pressione fiscale, unico modo per far ripartire i consumi. Speriamo che con le correzioni in Parlamento al disegno di legge licenziato dal consiglio di ministri si imbocchi la strada giusta” aggiunge Longobardi.

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La directive nitrates, incompatible avec l’élevage ? Le cas de la France et des pays d’Europe du Nord

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2013

La comparaison des politiques du lisier menées en France et dans les pays du Nord de l’Europe fait apparaître des différences d’esprit importantes.
Les politiques des pays d’Europe du Nord, alignées progressivement sur celle du Danemark, ont concentré leur action sur le respect effectif de l’équilibre de la fertilisation, sans chercher à bloquer ni à éviter les nécessaires évolutions structurelles. A contrario, la France a basé sa politique du lisier sur la maîtrise et le maintien des structures d’élevage, à défaut de se donner les moyens de maîtriser les excédents de minéraux. En résumé, on constate que les politiques des pays du Nord de l’Europe sont plus conformes aux prescriptions normatives de l’analyse économique que celle de la France.On s’est appuyé sur ce constat pour faire quelques recommandations visant à améliorer l’efficacité écologique et économique de la politique française. On propose donc :
d’appliquer effectivement la réglementation, en mettant l’accent sur la définition des normes écologiques incontournables et sur les sanctions ;
d’étendre les zones sensibles, où seraient appliquées des mesures renforcées en fonction des enjeux écologiques ;
de simplifier la réglementation, en la dépouillant des mesures qui brident inutilement la restructuration des élevages;
de faciliter les échanges d’effluents, de manière à minimiser les coûts de résorption ;
de compenser les pertes de revenu, de manière transitoire et non distorsive.

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