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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘stress’

2019: i buoni propositi contro l’ansia e lo stress

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

Il lavoro, la casa, la famiglia, tanti impegni sempre più numerosi che si accumulano e troppo poco tempo per conciliarli. Il 2018 ha portato alla luce le problematiche di quello che l’Ordine Mondiale della Sanità ha definito il “Male del XXI secolo”: lo stress. Secondo lo studio dell’OMS oltre il 40% della popolazione soffre di questo disturbo ed in Italia quasi l’85% delle persone dichiara di sentirsi più stressata rispetto all’anno precedente. ManoMano.it, il più grande e-commerce europeo di fai da te e giardinaggio, propone una serie di consigli facili da realizzare per alleviare l’ansia e cominciare il 2019 con uno slancio sereno e positivo.Trovare un’attività stimolante e creativa può essere una soluzione per scaricare lo stress accumulato durante l’arco della settimana. Secondo uno studio, infatti, concentrarsi su gesti semplici e ripetitivi aiuta la distensione del corpo, riduce l’ansia e distoglie la mente delle preoccupazioni. Il bricolage, per esempio, è un esercizio in grado di favorire il rilassamento e regalare sensazioni di calma e tranquillità. Dare libero sfogo alla propria creatività non è soltanto un ottimo esercizio per stimolare la mente ma una soluzione personale e fantasiosa per liberarsi dalle scadenze della vita professionale. Inoltre, la realizzazione di un lavoro fatto con le proprie mani corrisponde al raggiungimento di un obiettivo ed aumenta l’autostima e la considerazione di sé stessi.Il contatto con la natura e le attività svolte all’aria aperta sono da sempre l’antidoto migliore per sfuggire alla frenesia della vita moderna. In questo senso, un recente studio dell’Università di Harvard ha affermato che la cura dei fiori e delle piante è un ottimo esercizio per combattere la tensione e ridurre lo stress. Il giardinaggio è considerato da qualche tempo una vera e propria terapia poiché, grazie ad operazioni come la ricerca e l’organizzazione degli spazi, induce una sensazione di sollievo e benessere. La capacità di tenere in ordine fiori e piante migliora la qualità dell’attenzione ed il contatto con il verde diventa di per sé un fattore di calma e rilassamento.Praticare dello sport in maniera attiva e regolare è il modo più efficace per ritrovare la calma e trovare un momento da passare con sé stessi. Da tempo è dimostrato che, oltre a provvedere alla salute del corpo, alcune attività sportive stimolano il rilassamento e sono in grado di far diminuire i sintomi da ansia e stress. Gli esercizi di respirazione dello yoga, per esempio, sono utili a calmare la mente ed aiutano gli individui a liberarsi dalle situazioni stancanti e negative. Anche il running porta diversi benefici: i movimenti della corsa assumono gli stessi effetti della meditazione ed un loro esercizio continuo e costante può potenziare la capacità di memoria e migliorare la qualità del riposo notturno.
Un’alimentazione sana e regolare è fondamentale per restituire al proprio corpo nuova linfa ed energia. Quella del cibo è una terapia ormai riconosciuta e negli ultimi anni molte persone hanno trovato nella cucina una soluzione per ridurre i problemi causati dal nervosismo e dallo stress.Oltre a comportare degli effetti benefici per la salute, concentrarsi nella preparazione dei cibi aiuta a distrarsi dai momenti negativi e migliora le capacità di apprendimento. Se una ricetta ben fatta è spesso garanzia di felicità e soddisfazione, cucinare per altre persone e consumare i pasti realizzati in compagnia provoca un miglioramento dell’umore ed avvia un procedimento utile per trovare fiducia in sé stessi condividendo momenti di serenità e sintonia.La casa è l’ambiente in cui trovare riparo al termine della giornata ed è il luogo che più rappresenta lo stile e la personalità delle persone. Per questo creare uno spazio confortevole e accogliente può essere uno stimolo efficace per rilassarsi e distogliere l’attenzione dalle problematiche quotidiane. Sistemare le stanze, scegliere nuovi colori e decidere i materiali per un nuovo arredamento sono tutte attività in grado di incidere sul benessere e migliorare il proprio umore. Trascorrere del tempo a progettare piccoli aggiustamenti per la propria casa poi, stimola la creatività e risulta una valida alternativa alla vita caotica della città.

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Ansia, stanchezza e stress si gestiscono fin dalla tavola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Sono da evitare i regimi squilibrati e troppo restrittivi, mentre è consigliabile seguire una dieta controllata ed equilibrata. La sensazione di stanchezza e la difficoltà di concentrazione si superano con cereali, noci e legumi. Come per il pesce, che si consiglia di consumare almeno due volte a settimana, questi sono alimenti ricchi di omega-3 e acidi grassi essenziali in grado non solo di prevenire le malattie cardiovascolari, ma anche di inibire la formazione dei radicali liberi e di svolgere un’azione trofica sul sistema nervoso centrale, migliorando la qualità del sonno e dell’umore e favorendo concentrazione e memoria» Carne e latte favoriscono il buonumore. «Contengono il triptofano, un precursore della serotonina che è utile per alzare il tono dell’umore» “Per combattere la sindrome dell’intestino irritabile, il meteorismo o la stitichezza è preferibile fare piccoli pasti durante la giornata, composti da piatti semplici, poco elaborati e ben cotti, introducendo molta acqua naturale, frutta e verdura, carni magre e pesce.” Sono da limitare caffè, fritti, insaccati, alcol, cibi molto piccanti e latte, consumando la frutta lontano dai pasti. (Servizio Fidest)

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Glaucoma: tra le cause lo stress ossidativo e la disfunzione dei mitocondri

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Le rughe che compaiono sul viso quando non riusciamo più a contrastare in modo efficace i radicali liberi non sono l’unica conseguenza dello stress ossidativo che lascia dei segni evidenti su tutti i nostri organi, incluso quello della vista. Anzi proprio gli occhi, per la loro fisiologica struttura e per il continuo contatto con l’ambiente esterno, sono particolarmente soggetti ai danni causati dai radicali liberi. Con quali conseguenze per la salute dell’occhio? Il danno ossidativo induce alla lunga uno stress dei mitocondri, organi che producono l’energia necessaria alle cellule ganglionari retiniche e che – messi sotto attacco dai radicali liberi – diventano meno efficienti. Ecco perché stress ossidativo e disfunzione del mitocondrio giocano, insieme all’aumento della pressione dell’occhio, un ruolo importante anche nello sviluppo del glaucoma.
Lo stress ossidativo mette a rischio anche la funzionalità dei mitocondri, organelli che si trovano all’interno di tutte le cellule incluse quelle ganglionari retiniche. Hanno un ruolo importantissimo: “In pratica – spiega il professor Quaranta – sono come un ‘distributore di benzina’ perché forniscono energia alle cellule ganglionari retiniche in modo che possano continuare a ricevere l’impulso luminoso e trasmettere così lo stimolo visivo al cervello”. Insomma, sono una sorta di “centrali energetiche” delle cellule. Ma oltre a produrre e recuperare l’energia contenuta negli alimenti, a livello cellulare i mitocondri svolgono diverse funzioni: regolano l’omeostasi cellulare; sono coinvolti in numerose funzioni metaboliche; regolano l’omeostasi del calcio intracellulare e la morte cellulare per apoptosi. Le cellule ganglionari retiniche hanno più mitocondri di qualsiasi neurone del Sistema Nervoso Centrale. “La retina – prosegue l’esperto – è il tessuto nervoso dell’occhio ed è continuamente colpito da raggi luminosi: proprio per questo ha bisogno di un apporto energetico elevatissimo e quando invece lo stress ossidativo mette in crisi i mitocondri questi non riescono a fornire la quantità di energia necessaria alle cellule ganglionari retiniche che perciò funzionano male o addirittura muoiono”. Tutto ciò costituisce un fattore di rischio in più per lo sviluppo del glaucoma.
Lo stress ossidativo è considerato anche uno dei fattori che contribuiscono all’insorgenza di molte malattie neurodegenerative e, sulla base delle ultime ricerche scientifiche, oggi anche il glaucoma viene considerato una malattia neurodegenerativa al pari di sclerosi laterale amiotrofica, il morbo di Alzheimer e di Parkinson. “Numerosi studi – chiarisce in proposito il professor Quaranta – hanno fatto emergere l’ipotesi che la disfunzione mitocondriale correlata all’età svolga un ruolo chiave nella eziologia di queste patologie neurodegenerative”.Dato il crescente coinvolgimento della disfunzione mitocondriale nel glaucoma, le ultime ricerche suggeriscono di trattare questa patologia anche utilizzando dei principi attivi antiossidanti che abbiano come target proprio il mitocondrio e che possano costituire un mezzo per proteggere le RGCs dalla degenerazione glaucomatosa. “Trattamenti farmacologici in grado di mantenere la funzione mitocondriale, in particolare di attenuare lo stress ossidativo e di sostenere la produzione energetica – spiega il professor Quaranta – possono costituire un nuovo modo di rallentare la morte delle RGCs e supportare la terapia del glaucoma”.

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Cefalee croniche con abuso di farmaci e controllo dei maker dello stress

Posted by fidest press agency su domenica, 28 maggio 2017

stresaStresa. Fra le relazioni conclusive del congresso di Stresa terminato ieri, quella del professor Frank Andrasik dell’Università di Memphis sulla correlazione anatomica fra emozioni e dolore è certamente degna di nota per la sua originalità.Partendo dagli studi di Nancy Eisenberg dell’Arizona State University, Andrasik ha indicato come già il semplice rifiuto sociale sia letteralmente in grado di attivare le vie nervose del dolore e ha confermato che, sotto la guida del medico, le pratiche di mindulness, il cosiddetto vuoto mentale, hanno un’efficacia comparabile ai farmaci convenzionali che talora può essere addirittura superiore perché la mente comanda sul dolore e non è il dolore che comanda sulla mente.
Se si riesce a svuotarla come gli yoghi, si tacita anche il dolore, perché i circuiti nervosi sono gli stessi.
Il segreto potrebbe risiedere nella capacità di ridurre i marker dello stress che sono coinvolti nei meccanismi di scatenamento del dolore.
Le prime avvisaglie di questo tipo di effetto erano emerse a settembre all’ultimo congresso dell’American Academy of Neurology di Vancouver da uno studio presentato in collaborazione con Licia Grazzi del Centro Cefalee del Besta di Milano secondo cui nell’emicrania cronica le tecniche di mindfulness, cioè di vuoto mentale hanno un’efficacia pari a quella dei farmaci comunemente impiegati per la prevenzione degli attacchi in situazione di abuso. Queste tecniche stanno sempre più emergendo nel trattamento del dolore, ma fino allo studio della Grazzi non erano mai state provate nell’emicrania e in quella cronica in particolare. Nell’arco di sei settimane il miglioramento nel numero mensile di giorni con mal di testa era del 45,2% in chi praticava la mindfulness e del 41,8 in chi usava i farmaci.
Confrontando il ricorso mensile ai farmaci, si osservava uno scarto del 13,4% a sfavore dei farmaci: nei pazienti che praticavano la mindfulness scendeva al 38,3%, mentre negli altri restava al 51,7%. Inizialmente i pazienti studiati avevano in media mal di testa per 20 giorni al mese e usavano farmaci praticamente tutti i giorni.
Dopo aver sospeso per 5 giorni le loro usuali terapie in regime di day hospital, i pazienti sono stati sottoposti a un training di mindfulness con sessioni settimanali di 45 minuti, ricevendo le istruzioni per poi praticarlo tutti i giorni a casa, con indicazioni su un più sano stile di vita come per esempio regolari esercizi aerobici.
In sei mesi è stata ottenuta una migliorata capacità sia di gestione del dolore sia nella necessità di ricorrere ai farmaci. Poiché dopo la sospensione di un trattamento in cui si è instaurato abuso, i pazienti tendono in genere a migliorare nel breve periodo, per poi tornare ai livelli di sofferenza precedenti, a Vancouver la Grazzi si era premurata di sottolineare che avrebbe tenutò sotto osservazione i suoi pazienti per verificare se a distanza di un anno la mindfulness avrebbe mantenuto le promesse. I risultati esposti a Stresa non solo hanno ne hanno confermato l’efficacia, ma addirittura indicano che può essere superiore ai trattamenti farmacologici forse grazie alla capacità di ridurre quegli indici infiammatori che aumentano nelle situazioni di stress come l’interlukina-6 che notoriamente gioca un importante ruolo nel controllo del dolore.

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“Stress, behavior and the heart”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2016

Parma ateneoParma università. E’ appena uscito un numero speciale della prestigiosa rivista internazionale Neuroscience & Biobehavioral Reviews (impact factor 8.8) intitolato “Stress, behavior and the heart”, curato da Andrea Sgoifo del Dipartimento di Neuroscienze della nostra Università. E’ il frutto di due anni di lavoro, al quale hanno contribuito i maggiori esperti internazionali del settore: neuroscienziati, epidemiologi, cardiologi, fisiologi, farmacologi, psichiatri e psicologi. Ne è risultata una collezione di 19 articoli che rappresentano un prezioso rapporto sullo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche riguardo al rapporto tra stress, comportamento e salute cardiovascolare.In questo numero speciale si spiega come eventi stressanti acuti e cronici, alterazioni psicologiche come ansia e depressione, differenti tratti di personalità e la maggiore o minore disponibilità di supporto sociale influenzino l’insorgenza e la progressione dei disturbi cardiovascolari. Questo fascicolo aggiorna sulle evidenze scientifiche più recenti riguardo ai substrati molecolari neurobiologici, genetici ed epigentici che sottostanno all’intima e complessa relazione esistente tra stress, comportamento e sistema cardiovascolare e fornisce preziose indicazioni per la messa a punto di nuovi approcci terapeutici di tipo farmacologico e comportamentale.

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Immigrazione: sistema sotto stress

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2016

ministero interniSecondo i dati del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, dal 1 gennaio 2016 a oggi (26 ottobre 2016) in Italia sono sbarcati 156.705 migranti, facendo registrare un aumento del 12,16%. In Piemonte al momento sono presenti 13.007 immigrati, su una popolazione di più di 4 milioni di abitanti, suddivisi tra strutture temporanee prefettizie (11.801) e progetti SPRAR (1.206), gestiti direttamente dai Comuni.
L’assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte ha sottolineato come il sistema di accoglienza a livello nazionale e regionale sia sotto stress. La speranza è che il fatto che la novità dell’apertura permanente del bando per l’adesione dei Comuni ai progetti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) possa permettere di colmare lo squilibrio con i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) gestiti dalle prefetture. I comuni piemontesi che attualmente accolgono sono neanche un 1/4 del totale e da questo punto di vista i margini di miglioramento sono ampi, mantenendo il principio di un’accoglienza diffusa.
A metà del 2014 si stabilì che i rifugiati arrivati in Piemonte dovessero essere distribuiti sul territorio regionale in modo equo: il 40% del totale in provincia di Torino e il 60% sul resto del territorio. L’assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte auspica che si possa mantenere tale suddivisione e che possa essere risolto il problema che sarebbe sorto a Novara, chiarendo che l’accoglienza non riguarda solo la città, ma l’intero territorio provinciale.

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Banche italiane verso gli stress test con meno stress

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

stress bancheLondra. La credibilità degli stress test sui bilanci bancari è stata messa a dura prova dopo che nel recente passato molte banche europee sono state promosse poco prima di ritrovarsi in situazioni di grave difficoltà sotto il profilo patrimoniale. La ragione principale risiede tuttavia prevalentemente nell’atteggiamento molto più restrittivo assunto in primis dalla vigilanza in termini di valutazione dei crediti in sofferenza, di livelli minimi di capitale richiesti e di tempistica per dare corso agli adeguamenti richiesti. Nondimeno l’adozione della normativa del “bail in” nel caso dei salvataggi degli istituti bancari ha ulteriormente enfatizzato gli elementi di debolezza potenziale insiti nei bilanci di alcune banche finendo per generare un effetto che tende ad autoalimentarsi. Infine nelle ultime settimane l’inatteso esito del referendum tenutosi nel Regno Unito con la vittoria del fronte pro-brexit ha ulteriormente complicato le cose. Ha messo sotto una lente di osservazione negativa le economie del vecchio continente (non solo quella UK) finendo per penalizzare ancora una volta il settore bancario la cui redditività caratteristica, cioè al di là di considerazioni relative alla struttura del capitale o del costo del funding, deriva anche dallo stato generale dell’economia. Avendo il brexit un effetto in termini di crescita ancora difficile da stimare specie per le economie continentali europee ma certamente negativo non stupisce che il voto dei britannici abbia innescato un violento e repentino movimento di correzione sul comparto che ha rivisto e riaggiornato i minimi toccati nei primi mesi del 2016
Condotti dall’Autorità Bancaria Europea (EBA), che pubblicherà i risultati il 29 luglio prossimo, hanno la finalità di fornire ulteriori informazioni ai regolatori europei che conducono il cosiddetto SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) cioè il processo di valutazione prudenziale dell’adeguatezza del patrimonio degli istituti bancari in scenari di stress. Non si propone di fornire livelli di adeguatezza del capitale di per sè per le banche in esame ma di fornire al regolatore un quadro di riferimento che consenta di definire eventuali necessità di rafforzamento patrimoniale (sotto forma di raccolta di mezzi freschi piuttosto che con restrizioni nel calcolo e nella distribuzione di risorse della banca quali dividendi o cedole). La finalità è quella di definire i preventivi aggiustamenti patrimoniali necessari per affronatare il rischio di significativi eventi in condizioni di mercato avverso. La cosa più importante da sottolineare, quindi, è che i risultati non conterrano le indicazioni su eventuali rimedi a situazioni di elevata rischiosità che saranno competenza delle autorità di regolamento quali la vigilanza della BCE.
Sebbene come già specificato i risultati dello stress test non siano “dispositivi” è certo che questi indirizzeranno l’azione del regolatore in tempi rapidissimi. E’ importante osservare che le richieste del regolatore dovrebbero essere ottemperate attenendosi strettamente alle regole del bail-in. Queste prevedono che qualsiasi forma di salvataggio bancario debba essere realizzata in forma privatistica e con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse (azionisti, obbligazionisti junior e senior, correntisti). Negli ultimi anni condizioni sempre più severe in termini di capitale regolatorio da parte delle autorità europee hanno sempre finito per azzerare le risorse fresche iniettate. Di conseguenza è molto difficile trovare ulteriori finanziatori tra privati specie per le situazioni difficili che alla debolezza patrimoniale affiancano anche altri problemi (come quelli ad esempio che affliggono le due banche venete in difficoltà i cui recenti aumenti di capitale non hanno trovato compratori naturali finendo per prosciugare una bella fetta della prima dotazione del fondo Atlante). L’effetto concreto di tutti questi problemi si è visto nel caso del Monte dei Paschi di Siena. E’ stato interessato da insistenti voci di un esito fortemente negativo dello stress test e destinatario di una lettera della vigilanza che impone alla banca un piano triennale per riportare al suo livello fisiologico i crediti incagliati. Che i risultati dello stress test siano o meno dispositivi non fa differenza dal momento che nella sostanza vanno a condizionare immediatamente (e parrebbe addirittura preventivamente) l’azione del regolatore. Se il “bail in” non consente l’intervento statale rinviando tutto al mercato diventa quasi impossibile risanare la situazione nei termini che desidera l’autorità. La conseguenza è che la situazione si avvita su sé stessa, gli azionisti di fronte alla possibilità di ricapitalizzazioni iperdiluitive si danno alla fuga, la speculazione fa la sua parte e la valanga si ingrossa sempre più.
Se scorriamo le iniziative intraprese dalle banche italiane recentemente per ottemperare alle richieste in termini di rafforzamento patrimoniale e lo confrontiamo alla risposta del mercato nel brevissimo periodo, si può osservare come il focus sia tutto spostato sullo stato patrimoniale degli istituti bancari con una minor attenzione all’aspetto reddituale. Molte delle ultime operazioni messe in atto, infatti, se da un lato producono un effetto positivo sul CT1 (il capitale regolatorio degli istituti di credito) riducendo la richiesta al mercato di mezzi freschi e il relativo effetto diluitivo sugli utili, finiscono tuttavia per sacrificare la redditività ricorrente. Nel piano industriale di Ubi Banca recentemente presentato si prevede il concambio tra le residue azioni delle controllate Banca Regionale Europea e BP Commercio e Industria a valore di libro e azioni Ubi Banca che trattano ad un valore frazionale (intorno a 0,25) del valore di libro con una redditività relativamente alla valutazione superiore. Sacrificando della redditività si ottiene un effetto positivo in termini di patrimonializzazione con il CT1 che migliora di 30 punti base. Analoga la logica delle cessioni (parziali) delle redditizie partecipazioni in Fineco e Pekao da parte di Unicredit. Sulla notizia tuttavia i titoli hanno ben reagito con rotondi progressi che nel caso di Unicredit hanno raggiunto il 13% circa in un solo giorno. Le bassissime valutazioni sul patrimonio delle banche italiane giustificano ritorni reddituali già molto bassi, ma queste reazioni dimostrano come la sola preoccupazione al momento degli investitori sia che gli istituti non debbano richiedere risorse al mercato. Il problema della redditività prospettica è quasi trascurato al momento e rappresenta una questione che nel perdurare della attuale situazione di tassi ridottissimi non sembra destinata a risolversi nei prossimi mesi.  Massimo Saitta, Direttore Investimenti di Intermonte Advisory, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito e consulenza agli investimenti (foto: stress banche)

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MEPs call for monitoring of fundamental rights in EU member states

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2015

European UnionThe Commission should set up a scoreboard to monitor democracy, rule of law and fundamental rights in EU member states, Civil Liberties MEPs said on Thursday voting on a non-binding resolution on the situation of fundamental rights in the EU. They also raise concerns about the impact of austerity measures on fundamental rights and “hot return” procedures for migrants.The non-legislative resolution prepared for the Civil Liberties Committee by MEP Laura Ferrara (EFDD, IT), adopted by 32 votes to 25 with 1 abstentions, addresses the situation of fundamental rights in the EU 2013-2014.In the resolution, MEPs call for a “clear and detailed new mechanism”, based on international and European law and embracing all the values protected by Article 2 in the Treaty of the European Union, to monitor member states compliance with fundamental rights.To this end the Commission should establish a scoreboard, based on common and objective indicators, to constantly monitor democracy, rule of law and fundamental rights in member states and carry out annual country assessments, they say.MEPs deplore the way in which the financial, economic and sovereign debt crisis along with budgetary restrictions has “negatively affected economic, civil, social and cultural rights”. The EU institutions, as well as member states which implement structural reforms in their social and economic systems, are always “under an obligation to observe the Charter”, they stress.When adopting and implementing corrective measures and budget cuts, the EU institutions and member states should conduct an impact assessment on fundamental rights and guarantee that sufficient resources are still made available to safeguard the respect of fundamental rights, MEPs say. They add that “minimum essential levels of economic, cultural and social rights” in particular for the most vulnerable and socially disadvantaged groups must be ensured.
The EU and its member states should put solidarity and respect for fundamental rights of migrants and asylum seekers at the core of EU migration policies, MEPs say, calling, among other measures, “for the establishment of an effective and harmonised EU asylum system for the fair distribution of asylum seekers between member states”.MEPs express their concern at ‘hot return’ procedures, migrant reception and detention centres in member states and negative stereotypes and misinformation against migrants. The committee also condemns security measures at the EU’s borders “which now sometimes even takes the form of walls and barbed wire”, calling for “fundamental rights-sensitive border controls”.

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Come lo stress precoce modifica i nostri geni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2015

IRCCS Medea di Bosisio Parini (Lc)Non tutto è già scritto nel DNA. Uno studio del Medea sull’epigenetica della prematurità indaga lo stress nei bambini nati pretermine. Il DNA non è una struttura fissa e un nuovo campo di studi, noto come epigenetica, suggerisce che l’esperienza possa avere degli effetti anche sul breve tempo, modificando il modo in cui i nostri geni lavorano e fanno ciò che per cui sono stati programmati. In particolare, l’epigenetica trova un interessante campo di applicazione nello studio dello stress precoce nei bambini nati pretermine, che a causa della loro immaturità trascorrono i loro primi mesi di vita in Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Nonostante l’adozione di procedure farmacologiche e non-farmacologiche di contenimento del dolore, questi bambini sono comunque esposti a numerose procedure di assistenza stressanti che possono influenzare la loro risposta allo stress. Uno studio italiano. Presso il Centro 0-3 per il bambino a rischio evolutivo dell’IRCCS Medea di Bosisio Parini (Lc) è stato avviato un programma di ricerca il cui obiettivo è indagare le alterazioni della metilazione (uno dei meccanismi epigenetici più studiati) nel gene trasportatore della serotonina, sul breve e lungo termine, in rapporto allo stress a cui sono esposti i bambini prematuri ricoverati in TIN. Lo studio, coordinato dal dott. Rosario Montirosso e dal dott. Livio Provenzi dell’IRCCS Medea, è condotto in collaborazione con l’equipe dell’Unità Operativa di Neonatologia e TIN della Fondazione IRCCS Ca Granda dell’Ospedale Maggior Policlinico di Milano e dell’Unità di Pediatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Erba (Co). L’impronta epigenetica del dolore neonatale. I primi risultati, appena pubblicati sulla rivista Frontiers in Behavioral Neuroscience, indicano che i bambini prematuri sottoposti ad un maggior numero di procedure stressanti nel corso del loro ricovero in TIN risultano avere livelli più alti di metilazione del gene SLC6A4 deputato al trasporto della serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti nella risposta allo stress. Se questo gene viene metilato, la sua attività viene alterata fino a condurre al suo silenziamento, con la conseguente riduzione di proteine deputate al trasporto della serotonina. Ebbene, in base ai dati, i livelli di metilazione di SLC6A4 nei bambini nati pretermine risultano uguali a quelli dei bimbi full term al momento della nascita ma incrementati alla dimissione dalla TIN. Ciò vuol dire che la nascita pretermine di per sé non è associata ad alterazioni epigenetiche del gene SLC6A4, mentre i livelli più alti di esposizione al dolore durante il soggiorno in terapia intensiva potrebbero alterare la funzionalità del gene, causando una sorta di “deficit” serotoninergico. Interventi precoci nelle Terapie Intensive Neonatali. In base allo studio, le prime esperienze di vita sembrano essere in grado di modificare a livello biochimico il modo con cui il nostro DNA funziona. In particolare, l’epigenetica applicata alla prematurità può aprire nuove prospettive sugli effetti che lo stress precoce esercita sullo sviluppo neurocerebrale dei bambini prematuri, in un momento di neuroplasticità molto elevata. Come proposto sul Journal of Obstetric, Gynecologic, & Neonatal Nursing, sarà necessario avviare seguire un programma di ricerca molto nutrito. ”L’obiettivo – afferma il dottor Montirosso – è quello di sviluppare protocolli di studio che non solo ci permettano di ampliare le nostre conoscenze sui marker epigenetici associati ad esperienze precoci avverse, ma che ci consentano anche di valutare l’efficacia di interventi di sviluppo in TIN finalizzati alla riduzione dello stress di questi bambini”. Certamente l’epigenetica della prematurità costituisce un’area affasciante di ricerca. Tuttavia, come riportato in un recente articolo apparso nella sezione Pediatrica del Journal of the American Medical Association, i due ricercatori ne sottolineano anche i limiti. “Siamo solo all’inizio – sostiene il dott. Provenzi – e per questo motivo sono necessari ulteriori studi per iniziare ad acquisire un quadro più completo della complessa interazione tra natura e cultura nel contesto dello sviluppo in condizioni di rischio evolutivo”.

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Rischio professionale da stress lavoro correlato: la qualità del lavoro alla Sapienza. Analisi e strumenti per l’innovazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 febbraio 2015

PROFESSOR-EUGENIO-GAUDIORoma mercoledì 4 febbraio 2015, ore 9.00 aula magna – palazzo del Rettorato piazzale Aldo Moro 5, Roma si svolge il convegno “Rischio professionale da stress lavoro correlato: la qualità del lavoro alla Sapienza. Analisi e strumenti per l’innovazione” organizzato dal Comitato unico di garanzia (Cug). L’incontro, aperto dai saluti del Rettore Eugenio Gaudio e da altre autorità accademiche, propone approfondimenti sulla gestione del benessere organizzativo in varie istituzioni, e più in particolare presenta il risultato di una ricerca condotta alla Sapienza nel 2014 e illustrata da Mariella Nocenzi, docente del dipartimento Comunicazione e ricerca sociale.
L’evento ha valenza formativa per il personale tecnico amministrativo della Sapienza che partecipa. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Nuove strade per la diagnosi di depressione e suscettibilità allo stress

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 ottobre 2014

Rockefeller University di New YorkLa scoperta è di una giovane neuroscienziata italiana della Rockefeller University di New York che ha identificato i meccanismi molecolari di suscettibilità allo stress a partire dagli studi condotti nel laboratorio di Neurofarmacologia della Sapienza. Perché di fronte alle avversità, alcune persone soccombono allo stress sviluppando depressione e ansia, mentre altre riescono a fronteggiare il carico dello stress? Un nuovo studio della Rockefeller University di New York, recentemente pubblicato su “Molecular Psychiatry”, prima rivista del gruppo Nature nel settore della psichiatria, ha identificato i meccanismi molecolari del cosidetto Stress Gap che potrebbe portare all’identificazione di nuovi marcatori molecolari per la diagnosi di queste patologie devastanti. I risultati dello studio rappresenterebbero una svolta nella comprensione della patofisiologia dei disturbi psichiatrici, quali depressione e ansia.
Nel team Carla Nasca, giovane neuroscienziata approdata presso la Rockefeller University dopo gli studi condotti nel laboratorio di Neurofarmacologia del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza.
“Attualmente, la depressione è diagnosticata soltanto sulla base di sintomi – dice Carla Nasca – ma questi risultati ci portano sulla buona strada per scoprire marcatori molecolari nell’uomo che possano aiutare nella diagnosi di queste patologie devastanti e portare allo sviluppo di farmaci ad azione rapida che sono particolarmente importanti per diminuire il rischio di suicidio”.
L’esperimento condotto su un campione di animali da laboratorio, ha mostrato che un gruppo di essi sviluppa comportamenti simili a ansia e depressione nell’uomo, un altro rimane resiliente.I ricercatori hanno dimostrato che il gruppo di animali suscettibile allo stress ha livelli più bassi di una proteina conosciuta come mGlu2 (recettore metabotropico del glutammato di tipo 2) in una regione chiave del cervello nella risposta allo stress, l’ippocampo. La diminuzione del recettore mGlu2, deriva da un cambiamento epigenetico, che altera l’espressione dei geni, in questo caso del gene che codifica per il recettore mGlu2.
Questi risultati costituiscono un tassello importante verso la comprensione delle basi molecolari delle differenze individuali di risposta allo stress. “Ogni individuo così come ogni animale ha esperienze uniche nel corso della propria vita – dice Bruce McEwen (senior autore del lavoro e Alfred E. Mirsky Professor) – E sospettiamo che queste esperienze di vita possano alterare l’espressione dei geni e di conseguenza, condizionare la risposta di un individuo allo stress”.Una riduzione del recettore mGlu2 è fondamentale perché questa proteina regola il rilascio del glutammato, il principale neurotrasmettitore eccitatorio del Sistema Nervoso centrale, dai terminali nervosi. Il glutammato svolge un ruolo chiave nella comunicazione tra i neuroni che è essenziale per molti importanti processi cerebrali. Livelli troppo alti di glutammato possono indurre cambiamenti strutturali nocivi per il cervello.Studi sull’mGlu2 erano stati condotti da Carla Nasca nel laboratorio di Neurofarmacologia del dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza in una ricerca che aveva identificato il coinvolgimento di questa proteina nell’azione rapida di un antidepressivo di nuova generazione, l’acetilcarnitina. Il lavoro è stato supportato da finanziamenti dell’American Foundation for Suicide Prevention, Hope for Depression Research Foundation and National Institute of Health.La ricerca è pubblicata su http://www.nature.com/mp/journal/vaop/ncurrent/full/mp201496a.html

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Bioderma per la pelle secca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2013

English: "boldo" plant (Peumus boldu...

English: “boldo” plant (Peumus boldus, Monimiaceae) at the medicinal plant section of the Botanical Garden of UNAM in Mexico City (Photo credit: Wikipedia)

L’inverno è arrivato e con esso maggiori stress per la pelle: il freddo, gli ambienti surriscaldati, i conseguenti sbalzi climatici tra interno ed esterno, il vento e l’inquinamento possono danneggiarla. Il freddo tende a disidratare la pelle perché causa la vasocostrizione dei capillari che irrorano la superficie cutanea e quindi una minore ossigenazione dei tessuti. Possono comparire anche rossori e screpolature e la pelle si presenta meno luminosa e ruvida.
Massima attenzione devono quindi avere le persone con pelle secca o a tendenza atopica poiché il freddo dell’inverno può mettere a dura prova una situazione preesistente o portare a recidive che hanno il punto di maggiore espressione al termine della stagione e con l’inizio della primavera.
La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica non contagiosa che può colpire a tutte le età ed è caratterizzata da secchezza della pelle, eczemi e prurito. Essendo una patologia a carattere cronico e recidivante l’impiego di farmaci antinfiammatori topici deve essere limitato nel tempo, per evitare gli effetti collaterali di un loro impiego a lungo termine. Sono pertanto essenziali prodotti emollienti ed idratanti appositamente studiati, ad azione antibatterica, capaci di evitare un’eccessiva perdita d’acqua dagli strati profondi della pelle e che migliorino lo stato della barriera cutanea.
Atoderm di Bioderma, venduta in farmacia e parafarmacia, è la linea di prodotti dermocosmetici più completa per il trattamento e la prevenzione di recidive della pelle secca o a tendenza atopica e risponde alle esigenze della pelle di tutte le età. Composta da 11 prodotti concilia le esigenze di pulizia, idratazione e cura di corpo, viso, mani e labbra. I prodotti agiscono sia sulle cause della dermatite atopica, come l’alterazione della barriera cutanea, sia sulle conseguenze, quali l’aumento della permeabilità dell’epidermide con la successiva penetrazione di allergeni Per prevenire e trattare la pelle secca il primo passo è rappresentato da una detersione delicata: Atoderm PP Gel Moussant, da utilizzare come gel doccia, purifica l’epidermide grazie all’azione antisettica e antinfiammatoria del solfato di rame e zinco mentre, con la sua base lavante vegetale e rilipidizzante, deterge delicatamente e ristruttura la barriera cutanea. Per quanto riguarda il trattamento della pelle a tendenza atopica, Atoderm PO Zinc, grazie all’azione inibitrice dei microrganismi svolta dal piroctone olamina e dallo zinco gluconato e all’azione antinfiammatoria associata al beta-sisterolo a alla vitamina E, è indicato per le fasi acute della malattia. Atoderm PP Baume è invece raccomandato per la sua azione antirecidiva grazie al complesso attivo brevettato Écodéfensine®, composto da estratti dalla pianta officinale Peumus boldus (boldo) e frutto-oligosaccaridi riequilibra la flora cutanea; è presente inoltre la vitamina PP che ristruttura la barriera dell’epidermide ripristinando il film idrolipidico.

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Consumatori: stress da crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

“Questa crisi non è entrata solo nelle tasche dei consumatori, ma anche nelle menti di molti italiani”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando l’ennesimo episodio di tentato suicidio di un uomo che, sommerso dai debiti, ha provato a darsi fuoco a Bologna.
“Il risultato della crisi economica -afferma la dottoressa Paola Vinciguerra, Presidente di Eurodap (Associazione Europea per gli attacchi di panico)- è un forte senso di destabilizzazione che si innesca in alcune persone che, di punto in bianco, hanno dovuto modificare il loro tenore di vita e non riescono più ad identificarsi nello status che prima li rappresentava. Sorge così l’insicurezza, l’inadeguatezza, la frustrazione e la depressione che, in casi limite, portano a vedere il suicidio come l’unica via di fuga”.
“Purtroppo -aggiunge Dona- questi casi sono sempre più diffusi anche perché ormai la differenza tra fasce meno abbienti e ceto medio si è così assottigliata che, a non riuscire ad arrivare alla fine del mese, non sono solo le famiglie, ma anche i piccoli imprenditori alle prese oltre che con le difficoltà comuni anche con la responsabilità degli operai da pagare”. “Non si può combattere la crisi chiudendosi in se stessi -consiglia la terapeuta- né è giusto colpevolizzarsi troppo; il primo passo è: accettare la realtà e tirar fuori tutta la nostra creatività, perché spesso l’unico modo per uscire da una brutta situazione è usare diversamente ciò che già conosciamo e abbiamo proprio sotto agli occhi”. “D’altro canto -aggiunge Massimiliano Dona- il Governo non può lasciare soli i cittadini: dopo questa fase di sacrifici necessaria per risanare i debiti, è il momento di puntare alla crescita valorizzando le piccole imprese e dando respiro ai consumatori. Sarebbe anche utile -conclude l’avvocato- fornire un supporto psicologico gratuito per le persone con i debiti per evitare che cadano in stati di depressione e psicosi”.

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Addio sesso debole

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2011

Oggi le donne guidano le relazioni e gli uomini faticano a tener loro testa. Lo pensa il 35% dei maschi italiani, il 40% si sente inadeguato a rispondere alle aspettative di chi lo vuole contemporaneamente marito perfetto, amante, buon padre. Tensioni che si riflettono sulla vita intima: il 70% degli italiani, indica proprio in performance non appaganti la causa principale di un legame di coppia insoddisfacente. Gli esperti riuniti a Milano per il 14° Congresso Europeo della Society for Sexual Medicine puntano l’attenzione su un nuovo disturbo: l’ansia da “superprestazione”, che colpisce il 40% degli italiani. “Le difficoltà di ordine psicologico riguardano soprattutto i più giovani e possono dare origine a un problema permanente spiega il prof. Francesco Montorsi, Professore Ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e membro dell’Advisory Board del Congresso -. Non dobbiamo banalizzarle ma intervenire per evitare che diventino “croniche”. I farmaci rappresentano una delle opzioni a disposizione e fra questi l’ultimo arrivato, la “mentina dell’amore”, il nuovo vardenafil orodispersibile, offre in più praticità e discrezione. “La percentuale di uomini che affronta con il medico l’argomento. Resta scarsa – afferma Montorsi -. In Italia solo il 17% si rivolgerebbe allo specialista dopo un episodio di disfunzione erettile contro, ad esempio, il 25% dei brasiliani. Secondo l’indagine internazionale, presentata oggi al Congresso, i giovani sotto i 40 anni sono i più restii a confrontarsi: il 25% prova imbarazzo”. La ricerca è stata condotta su 4409 persone dai 18 ai 75 anni intervistate in 4 paesi (Italia, Germania, Canada e Brasile) ed ha confrontato le abitudini per area geografica e fascia d’età.
Il Congresso europeo, che riunisce a Milano fino al 4 dicembre oltre 2.000 esperti da tutto il continente per affrontare il benessere sessuale a 360°, dalle problematiche femminili (contraccezione, terapia ormonale sostitutiva, disturbi del desiderio, ecc.) a quelli maschili. In testa vi è la disfunzione erettile che rappresenta, con l’eiaculazione precoce, il primo per diffusione: in tutto il mondo sono oltre 152 milioni le persone che ne soffrono, in Italia circa 3. Tra i 40 e i 70 anni, la fascia di età più a rischio, riguarda circa il 13% degli uomini ma ben il 50% ha avuto un episodio nel corso della vita. “La sessualità è profondamente cambiata – spiega Montorsi – proprio perché è il risultato di una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici, socio-economici, culturali, etici e religioso/ spirituali. I ruoli di genere non sono più chiaramente definiti e si è modificato l’equilibrio delle relazioni. Basti aggiungere un ulteriore dato: il 75% degli uomini vorrebbe avere rapporti più frequentemente di una volta o due a settimana, ma solo il 12% ottiene questo risultato”. Per quelli di “mezza età” (40-59 anni), lo stress è il motivo prevalente (24%) di una vita sessuale insoddisfacente: sono però più preoccupati del loro benessere rispetto ai più anziani (over 60) e sono più propensi a parlare dei propri problemi sessuali con la partner (64%) o lo specialista (43%) rispetto ai più giovani. La disfunzione erettile è invece considerata “fisiologica” dal 31% degli ultrasessantenni anche se tendono a nasconderla agli amici più stretti (58%) e cercano invece correttamente informazioni sulle terapie indicate dal proprio medico o dal farmacista (72-73%).

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Miss Italia nel Mondo: lo sport regna sovrano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Hanno approfittato di una giornata di sole per dedicarsi alle discipline sportive predilette: le finaliste di Miss Italia nel Mondo 2011 confessano di non saper rinunciare a un po’ di movimento fisico, che per tutte è un elemento chiave di benessere e un buon alleato contro lo stress.
Anche a Miss Italia nel Mondo lo sport regna sovrano e, se lungo tutto lo Stivale continuano le selezioni per eleggere le 19 Miss Italia Sport regionali, qui a Reggio Calabria le finaliste del concorso dedicato alle italiane all’estero si lasciano fotografare mentre, in un momento di pausa, si ricaricano all’aria aperta insieme alla patron Patrizia Mirigliani.
Sono numerose – oltre un migliaio – le ragazze ‘sportive’ iscrittesi autonomamente sul sito http://www.missitaliasport.it e che già stanno partecipando alle selezioni. Queste ragazze, che aderiscono a federazioni, associazioni e gruppi sportivi in genere, hanno mostrato di apprezzare lo spirito del concorso. Le discipline maggiormente praticate sono la pallavolo, la pallacanestro e la danza.

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Stress da lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

Le situazioni di disagio lavorativo sono in costante aumento e lo stress legato all’attività lavorativa è diventato un problema assai diffuso. Lo stress legato al lavoro è oggetto di preoccupazione sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori. Vi è quindi un interesse comune ad affrontare la tematica e la necessità di una azione congiunta. L’INAIL, istituto per gli infortuni sul lavoro, mette a disposizione delle aziende gli strumenti e le linee guida per procedere alla valutazione e alla gestione del rischio. In un’apposita piattaforma online del proprio portale – mette a disposizione una metodologia da seguire e specificatamente contestualizzata alle indicazioni di legge. All’area informativa è possibile accedere mediante una semplice registrazione gratuita. Nel portale sono disponibili strumenti per effettuare la valutazione e la conseguente gestione del rischio da stress lavoro-correlato attraverso un percorso scientificamente corretto, con il coinvolgimento coordinato, partecipato ed integrato dei lavoratori e delle figure della prevenzione presenti in azienda. Nello specifico un “manuale” predisposto mette a disposizione una lista di controllo da utilizzare nella fase della valutazione preliminare che permette di rilevare numerosi parametri tipici delle condizioni di stress, un questionario da utilizzare nella fase di valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori – e utile all’identificazione e alla caratterizzazione del rischio da stress lavoro-correlato e delle sue cause – e, infine, una guida per la predisposizione dei focus group (da utilizzare nella fase di gestione e monitoraggio per identificare soluzioni efficaci in base ai risultati emersi dalla valutazione).

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Ansia e stress nuove voci di danno risarcibile?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2011

Si sa che gli italiani sono sempre più un popolo di “stressati” e che se la causa dello stato d’ansia o stress dipende da fattori esterni sono pronti a ricorrere alla Giustizia per tentare di vedersi rimborsato il danno subito. E così alcune recentissime decisioni della Corte di Cassazione sembra abbiano aperto una nuova frontiera per il risarcimento del danno da stress o da ansia. Solo qualche giorno fa segnalavamo la sentenza della Suprema Corte che aveva confermato la condanna inflitta ad un comune dal Giudice di Pace di Palermo al pagamento di 200 euro per lo stress patito da una donna incinta che si era vista rimuovere l’autovettura illegittimamente a causa di un ausiliario del traffico. Un’altra in materia lavoristica riguarda un dirigente condannato a pagare il danno per gli stati di ansia causati ai danni di una cancelliera sua sottoposta. Altre decisioni analoghe si sono avute da parte delle Corti di merito che riguardano il cosiddetto “danno da vacanza rovinata” spesso fonte di lesioni economicamente valutate dai giudici, diverse dalle classiche categorie di danno.  Insomma, poiché si continuano ad evidenziare innumerevoli disparità di trattamento anche per casi analoghi relativamente alle categorie dei danni risarcibili e ritenendo pacifico che anche gli stati di ansia e stress siano possibili fonti di danno per chi li subisce, per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale del “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti” è giunta l’ora che il legislatore faccia finalmente ordine in materia poiché anche la famosa sentenza delle Sezioni Unite della  Cassazione a Sezioni Unite 26972/2008 più che far chiarezza, ha rinnovato tutta una serie di interrogativi che continuano ad essere risolti caso per caso dalle singole corti di merito e persino dalla stessa Cassazione come evidenziano le decisioni successive.

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Stress da lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

Firenze 11 febbraio alle 15,30 (Piazza S. Marco, 4), Aula Magna del Rettorato Università degli Studi organizzata giornata studio sul tema: “Gli adempimenti normativi, i soggetti e le professionalità coinvolti nel processo di valutazione dello Stress Lavoro Correlato”. dall’Ordine degli Psicologi della Toscana, insieme all’associazione AGI (Avvocati Giuslavoristi Italiani). Carichi e ritmi di lavoro, orari e turni, percorsi di carriera e perfino i conflitti con i colleghi. Sono alcuni dei fattori di stress che in Italia colpiscono circa 4 milioni di persone (fonte Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro). Alla giornata di studio interverranno Sandra Vannoni, Presidente Ordine Psicologi Toscana, Andrea Morandi, Segretario Genrale Cisl, funzione pubblica Toscana e Andrea Del Re, Presidente AGI Toscana.

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Sole, sigarette e stress

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2010

Sole, sigarette e stress. Sono le tre “esse” che mandano avanti le lancette dell’orologio, invecchiando la pelle prima del tempo. Oggi la medicina estetica offre soluzioni soft che consentono di ringiovanire a quasi tutte le età senza bisturi. «La pelle è uno specchio dello stile di vita che si conduce – afferma Patrizia Gilardino, chirurgo plastico di Milano socio Sicpre, società italiana di chirurgia plastica ed estetica -. L’eccessiva esposizione al sole accelera l’invecchiamento, così come il fumo, che toglie ossigeno alle cellule, la mancanza di un sonno regolare o di un’alimentazione equilibrata. Mi capitano pazienti di 35 anni che hanno un’età biologica della pelle da ultra-quarantenni, ma anche cinquantenni che iniziano ad avere le prime rughe». Quando ci sono i primi segni di invecchiamento, ossia zampe di gallina, rughe fini, pelle ingrigita e stanca, prime lassità, in un’età che di solito varia dai 35 ai 45/50 anni, l’ultima tendenza è il cosiddetto Madonna Lift, ossia il trattamento che pare utilizzi la pop star per mantenersi giovane: «Il laser frazionato è una vera e propria macchina del tempo che consente di ringiovanire la pelle mandando indietro le lancette dell’orologio – prosegue Gilardino -. L’effetto che si ottiene è quello di un lifting senza bisturi. Con il laser si rinnova lo strato più superficiale della pelle, eliminando le rughe; in più scalda in profondità e nei mesi successivi al trattamento si verifica una contrazione del derma che migliora il tono. Soprattutto per quanto riguarda il ringiovanimento della zona attorno agli occhi (borse, zampe di galline) è uno dei pochi rimedi di medicina estetica che ha successo senza ricorrere a una blefaroplastica».  In una fase più avanzata dell’invecchiamento, all’aspetto superficiale (comparsa di rughe, lassità dei tessuti e grigiore della pelle), ne subentra un secondo che riguarda lo svuotamento del viso e la perdita di grasso, che causa un aspetto stanco e triste. «In questo caso, di solito dai 40 ai 55 anni, esiste ancora un’alternativa al lifting – afferma Gilardino -. Si chiama soft restoration e consiste di ritardare l’appuntamento con il bisturi. Si tratta di ricostituire le rotondità giovanili, senza stravolgere le forme e creando un effetto molto naturale.
L’intervento si effettua in ambulatorio, dura 30-40 minuti e il costo varia da 600 a 1500 euro a seconda del numero di fiale utilizzate.
Patrizia Gilardino – Profilo professionale. Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1988, Patrizia Gilardino si è specializzata nella Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Milano nel 1993. Iscritta all’Ordine dei Medici di Milano dal 1989, ha lavorato fino al 2003 all’Unità Funzionale di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Multimedica di Sesto San Giovanni. Esercita la libera professione in diverse strutture milanese: Poliambulatorio della Guardia di Finanza di Milano, Centro Dermatologico Europeo e nel proprio studio di via Colonna, a Milano. È membro della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, della Società di verifica e controllo di qualità, della Società americana di chirurgia plastica e della Società americana per la fototerapia dinamica. http://www.gilardinochirurgiaestetica.eu.

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Esami e “copia incolla”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

Per proteggersi meglio contro gli imbrogli e le tesi copia-incolla in tutt’Europa (e non solo) si sta diffondendo l’uso di softwares capaci di individuare le similitudini tra un documento e le fonti liberamente accessibili da Internet.  Ogni anno, i professionisti dell’insegnamento  lo sanno : in periodi di esami o di consegna delle tesi di laurea i casi di plagio aumentano. Le cause possono ritrovarsi nello stress, nell’aumento del lavoro a pochi giorni dalla data limite di consegna della tesi o semplicemente dalla facilità  che rappresenta un copia-incolla.  Se l’utilizzo di internet permette agli studenti della nuova generazione di documentarsi facilmente senza doversi spostare, senza orari e a costo zero, è altrettanto vero che facilita  la pratica del « copia-incolla ». Cosi’ spesso gli studenti cedono alla tentazione di riportare tali e quali le informazioni trovate sul web con un semplice Ctrl-C/Ctrl-V.
Secondo uno studio su 1200 studenti e insegnanti, 3 studenti su 4 dichiarano di aver ricorso al copia-incolla. Inoltre, il  51% non crede che imbrogliare sia un reato. I docenti a volte si trovano rassegnati di fronte a questa tendenza dilagante:il  20 % sostiene di chiudere un occhio di fronte a palesi casi di plagio.
In tutt’Europa, Canada, Stati Uniti e anche Tunisia, Alegria e Marocco i software di rilevamento delle similitudini da Internet  sono ormai presenti nell’insegnamento superiore. Anche in Italia la situazione sta rapidamente cambiando. L’Università degli studi di Milano (Facoltà di Economia) e l’Università degli studi di Firenze (Facoltà di scienze Politiche) sono state le prima a dotarsi di tali sistemi di lotta al plagio, seguite a ruota dall’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e dalla IULM di Milano. Il fenomeno sempre più diffuso del copia incolla nelle tesi di laurea comporta una riflessione sull’attuale sistema universitario italiano: forse occorrerebbe privilegiare la qualità con tesi più corte, ma originali?

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