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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘stress’

Tenere a bada lo stress nella Fase2: un toccasana per la nostra tiroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2020

Stress da quarantena, cibi calorici e scarsa attività fisica degli ultimi mesi, oggi possono far sentire le prime conseguenze: le più frequenti sono aumento di peso e squilibrio ormonale. “Lo stress influisce non solo sul nostro fisico ma anche sulla nostra tiroide – spiega la dottoressa Serena Missori, Endocrinologa -. Quando siamo stressati, il cortisolo nel sangue, cioè l’ormone coinvolto nello stress e nel malfunzionamento tiroideo, comunica con la nostra ‘centrale di comando’, formata da ipotalamo e ipofisi, dicendole di risparmiare energia il più possibile e di consumare meno perché siamo in una condizione di privazione o di necessità; la ‘centrale di comando’ innesca così un blocco della produzione degli ormoni tiroidei che governano il nostro metabolismo”.
Ascoltare i segnali che il fisico ci manda è fondamentale per capire se si tratta di campanelli di allarme collegati a un malfunzionamento della tiroide: “In caso di stress cronico e disfunzione tiroidea, la maggior parte delle persone lamenta disturbi digestivi, difficoltà a concepire, alterazioni del ciclo mestruale, sistema immunitario in tilt con riacutizzazioni di herpes simplex labiale e/o vaginale, candida e altro. Quando si vive una condizione distress cronico, sembra praticamente impossibile anche riuscire a dimagrire – aggiunge la dottoressa, che ha ideato, insieme ad Alessandro Gelli, il Metodo Missori-Gelli® biotipizzato, per poter aiutare il maggior numero di persone a stare bene -. Bisogna imparare a gestire lo stress e a rilassarci, anche attraverso tecniche specifiche, da praticare anche solo per un minuto al giorno. Inoltre, imparare a mangiar sano, senza privarsi del gusto, è la condizione necessaria per trasformare azioni quotidiane in benessere. È il concetto su cui si basa il Metodo Missori-Gelli® biotipizzato che, utilizzato in cucina, insegna a mangiare correttamente attraverso ricette appetitose presentate in modo semplice ed efficace per mantenere il piacere di mangiare senza sensi di colpa e senza sfidare l’equilibrio del nostro corpo”.
Nel nostro Paese sono circa 6 milioni le persone affette da patologie legate alla tiroide che si presentano con noduli o con forme di ipotiroidismo e ipertiroidismo; 23 milioni della popolazione, invece, hanno superato la soglia del sovrappeso per entrare nella condizione medica di obesità con ricadute sulla riduzione dell’aspettativa di vita. Per chi soffre di ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroide autoimmune, noduli tiroidei, stanchezza, sovrappeso, iperinsulinemia, diabete mellito, intolleranza al lattosio, gonfiore addominale e tanti altri disturbi, la dottoressa Missori ha scritto il libro “Tiroide e metabolismo. Le ricette” (edizioni LSWR, 2020), nel quale si trovano tanti suggerimenti per pranzi e cene per tutta la famiglia e ideale per mettere in pratica i consigli del libro “La dieta della Tiroide”, edito nel 2018. Nell’ultimo libro la dottoressa Missori illustra alcune ricette da proporre a tutti, con un notevole risparmio di tempo e di fatica per tutta la famiglia. “Sono ricette sane ma gustose, da condividere con parenti e amici: non sarà quindi necessario spiegare a tutti che uno dei componenti della famiglia ha un problema di tiroide – conclude Missori -. Indulgenza, cibo confortevole, semplicità e facilità sono le parole chiave di questo libro che vuole sollevare l’umore e insegnare a gestire i problemi di tiroide”.

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COVID-19 tracing apps: MEPs stress the need to preserve citizens’ privacy

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

In a plenary debate on Thursday, MEPs noted that, together with other COVID-19 related measures such as social distancing, masks and testing, contact tracing apps can help to manage the spread of the pandemic. However, most MEPs highlighted that the safety of citizens’ personal data and privacy need to be guaranteed when it comes to the use of these apps. Most EU countries have already launched or intend to launch a mobile tracing app designed to track individuals who are infected or at risk of contracting the virus.MEPs highlighted that the tracing apps must be truly voluntary, non-discriminatory and transparent. The use of the application must be strictly limited to contact tracing and the data must be deleted as soon as the situation allows. MEPs also emphasized the need for a coordinated approach in developing and using the apps to ensure their cross-border interoperability.
Commissioner Didier Reynders and Croatian State Secretary Nikolina Brnjac shared the MEPs’ views on the need to ensure that citizens can trust the safety of the apps. Reynders responded to MEPs’ concerns by highlighting that national authorities will work together with the EU data protection authorities to ensure that the tracing apps comply with EU privacy and data protection laws in place. He also stressed that the Commission strives to ensure a common approach between EU countries so that the apps are interoperable.

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Il nuovo scenario di emergenza rischia di generare un forte stress psicologico

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

A lungo andare può avere serie conseguenze anche sulla salute. Per questo, noi di Soggetto Giuridico esprimiamo forte apprezzamento per iniziative come quella dell’Ordine degli psicologi, che si è attivato per fornire supporto sulla gestione della crisi alle autorità e ai cittadini, oltre a proporre un teleconsulto gratuito. In questi giorni sono numerose le offerte di sostegno. Anche la Società psicanalitica italiana ha infatti messo a disposizione un servizio di ascolto gratuito per problemi connessi all’emergenza coronavirus, mentre diverse sono le iniziative a livello regionale e locale.Noi di Soggetto Giuridico crediamo che per superare l’emergenza sia fondamentale la risposta psicologica che ogni cittadino saprà dare. Poter disporre di assistenza personalizzata è un servizio che in questa fase deve essere garantito. Come si è fatto per i medici, anche per gli psicologi laureati sarebbe opportuno procedere all’abilitazione automatica su richiesta degli interessati. Non solo perché ce n’è bisogno oggi, ma perché potrebbe essere ancora più necessario nei prossimi mesi, quando le persone dovranno affrontare le conseguenze economiche della crisi. Di fronte al veloce evolversi della crisi, crediamo anche necessaria una particolare attenzione alla comunicazione da parte delle istituzioni, evitando toni troppo rassicuranti e al contempo allarmismi ingiustificati. Siamo convinti che occorra trovare un giusto punto di equilibrio per combattere con successo l’emergenza e le sue conseguenze psicologiche. Rivolgiamo la stessa richiesta ai media, che nonostante i rischi stanno raccontando quanto succede nel nostro Paese: è importante che continuino a svolgere al meglio il loro lavoro cercando di evitare eccessi di qualunque tipo nell’esercizio del diritto di cronaca che è essenziale per ogni democrazia. (fonte: http://www.soggettogiuridico.it)

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I psicologi per gestire lo stress da coronavirus

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

La situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo coinvolge tutta la comunità ad ogni livello.Teniamo presente che durante le condizioni di emergenze la maggior parte delle persone sono soggette a stress e possono sviluppare sintomi transitori di tipo emotivo o psicosomatico. Tali disagi vengono solitamente superati spontaneamente nel tempo, grazie alle proprie risorse interne, alle strategie personali ed al supporto della comunità in cui si vive. In qualche caso, possono invece non risolversi nel tempo e rimanere oltre l’emergenza. Solo in questi casi sarà necessario eventualmente chiedere aiuto e rivolgersi ad un professionista.
Più in generale per la gestione dello stress ed il mantenimento del tono dell’umore è utile mantenere uno stile di vita sano: dieta bilanciata, sonno regolare ed esercizio fisico.
In particolare in presenza di minori è importante non stravolgere le normali consuetudini nell’ascoltare i mezzi d’informazione, in quanto i bambini sono maggiormente sensibili ai cambiamenti e alle preoccupazioni di chi gli sta vicino. Nel raccogliere le informazioni è importante utilizzare fonti attendibili che ci possano aiutare a determinare con precisione il reale, in modo da poter prendere precauzioni ragionevoli. E’ importante all’interno del contesto abitativo essere disponibili all’ascolto ed al confronto, in particolare sui temi legati al momento. E’ infatti necessario non rendere il Coronavirus, o le preoccupazioni ad esso correlate un “tabù”, permettendo ad ognuno di potersi informare ed esprimere liberamente. Al contempo tale argomento non dovrebbe monopolizzare la comunicazione occupando la centralità di tutte le nostre conversazioni. I bambini possono rispondere allo stress in diversi modi, come essere più insistenti, ansiosi, arrendevoli, arrabbiati, oppure essere agitati, bagnare il letto ecc. In questi casi, ed in particolare nei momenti difficili, è importante rispondere alle loro reazioni confortandoli, ascoltando le loro preoccupazioni. In caso di separazione (ad es. ricovero in ospedale) è fondamentale stabilire contatti regolari (ad es. via telefono) e rassicurali. Visto il grande cambiamento nella propria routine affrontato sia dai bambini che dagli adolescenti in questo momento, è importante parlare di ciò che è accaduto, spiegare cosa sta succedendo e fornire loro chiare informazioni e rassicurazioni utilizzando parole che siano in grado di capire a seconda dell’età. Dare indicazioni su come ridurre il rischio di essere contagiati e fornire informazioni, in modo rassicurante, su cosa potrebbe accadere, può essere di grande aiuto nel prevenire stati di panico e paura. Infine, seguire regolarmente una routine giornaliera nell’ambiente domestico (scuola virtuale/apprendimento e tempo per giocare/passare il tempo) può aiutare sia gli adulti che bambini a rilassarsi e sentirsi più al sicuro. Questo stravolgimento delle nostre attività quotidiane determina indubbiamente una necessità di adattamento alla nuova situazione che può comportare difficoltà e disagi, tuttavia l’entrare in relazione più stretta con i nostri cari, avere maggior disponibilità temporale per i nostri interessi ed infine trovarsi nella anomala situazione di stare da soli con noi stessi, sono anche opportunità rare che ognuno di noi ha l’occasione di cogliere.

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Scuola: Docenti, crescono i casi di patologie derivanti dallo stress da cattedra

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Cresce l’età media dei docenti italiani, con due su tre che hanno più di 50 anni. E con loro cresce anche il livello di usura psicofisica: lo sostiene il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali sulle malattie derivanti da attività professionali, secondo il quale nella scuola, come in tutto il pubblico impiego, “dal 1992 al 2012 sono intervenute quattro riforme previdenziali ‘al buio’, cioè senza valutare la salute della categoria professionale dei docenti”. Marcello Pacifico (Anief): “Basta indugi: ci sono decine di migliaia di docenti in attesa, che meritano l’accesso alla pensione adottato nella maggior parte dei Paesi europei. In caso contrario, le loro condizioni psico-fisiche sono destinate a peggiorare, con lo Stato che se ne dovrà pure fare carico”. La salute del corpo insegnante italiano non è buona. Dopo aver esaminato “i casi di due docenti relativamente giovani (la più grande ha 50 anni) che sono già stremate e manifestano le classiche somatizzazioni oltre a un forte senso di inadeguatezza nei confronti degli stessi alunni”, l’esperto di patologie da professione scrive su Orizzonte Scuola un’amara verità: “All’alba del terzo millennio non sono ancora riconosciute le malattie professionali degli insegnanti, non è finanziata la prevenzione e si usano terminologie che non hanno rilevanza medica ai fini della cura e dell’indennizzo (burnout, stress lavoro, correlato, rischi psicosociali). Nel giro di 20 anni siamo perciò passati dall’insostenibile situazione delle baby-pensioni ai 67 anni per andare in quiescenza. Stiamo perciò assistendo ai frutti degenerati di un sistema perverso”, conclude Lodolo D’Oria. Anief ricorda che sull’incidenza delle patologie da stress ha certamente il suo peso l’ultimo rapporto realizzato dalla Commissione europea sull’età degli insegnanti italiani, ormai avanti negli anni come nessuno in Europa: ben il 58% ha oltre 50 anni, contro una media Ocse del 34%. Inoltre, sempre per la Commissione Ue, “l’Italia ha una delle più alte percentuali di insegnanti donne tra gli Stati membri, donne che quasi sempre devono sobbarcarsi il carico della famiglia e dei figli: nel 2016 – si legge ancora nel rapporto dell’Ue – le insegnanti donne erano il 99% nella scuola materna, il 63% nella secondaria superiore e il 37% nelle università”.

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Lo stress può influenzare i meccanismi endocrini

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Le vacanze sono finite da poco e sembrano già così lontane. I ritmi sono tornati a essere frenetici e la parola ‘stress’ imperversa di nuovo nelle nostre vite. Questo modus vivendi che ormai contraddistingue lo stile di vita quotidiano della maggior parte delle persone, non solo nuoce alla salute, ma può ridurre le possibilità di una gravidanza. Lo stress, infatti, può influenzare i meccanismi endocrini e di conseguenza alterare l’ovulazione nella donna e peggiorare la spermatogenesi nell’uomo.Negli ultimi anni, un importante studio pubblicato su Human Reproduction ha confermato questa tesi. La ricerca è stata condotta dall’Ohio State University in Michigan e Texas su 501 coppie che volevano avere un figlio e che sono state monitorate per un anno. Durante il periodo di osservazione, sono stati misurati i livelli di cortisolo e dell’enzima alfa-amilasi (entrambi marker dello stress) nella saliva delle coppie e sono stati considerati il consumo di alcol, caffeina e sigarette. Al termine dello studio, l’87% delle donne è rimasto incinta ed è stato osservato che le donne che presentavano i livelli più alti dell’enzima alfa-amilasi riportavano una riduzione della fertilità di quasi il 30%, ossia presentavano un rischio doppio di infertilità rispetto alle donne “meno stressate”.La relazione tra stress e gravidanza è di reciprocità: se infatti lo stress può essere causa di infertilità, l’impossibilità di concepire può essere fonte di stress con un impatto dirompente sull’equilibrio della coppia.“Quando si prende in carico una coppia infertile – dichiara Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – è importante non concentrarsi solo sugli aspetti medici, ma tenere conto dei risvolti psicologici. Nelle cliniche IVI lo psicologo è uno specialista fondamentale nel percorso terapeutico, che può cambiare l’approccio delle coppie al problema dell’infertilità e fornire gli strumenti necessari per affrontare il percorso della fecondazione assistita nel miglior modo possibile”.

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La vita moderna è colma di fonti di stress

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

La rincorsa alle nuove tecnologie poi è sempre più frenetica e travolgente e sta culminando nella controversa installazione e sperimentazione di sempre più apparati e applicazioni per le reti 5G. Un aspetto delle nostre esistenze che ha dato vita ad una ricerca specifica sulle fonti di stress della vita moderna, curata dall’associazione “Amore con il Mondo”.La ricerca è stata curata da Paolo Goglio, presidente dell’associazione, che da oltre 10 anni si è dedicato ad un progetto di comunicazione monitorando il comportamento sociale che deriva dal flusso di informazioni mediatiche, per il quale ha già realizzato numerosi reportage, conferenze, libri di saggistica sociale e documentari televisivi e cinematografici.La ricerca ha evidenziato che la sola affissione stradale ci porta a ricevere messaggi condizionanti con una frequenza che supera i 3.000 input/giorno e sono posizionati ovunque, ai semafori e agli incroci, nei punti di maggiore affluenza, stazioni, fermate dei bus e aeroporti, sempre più grandi, accattivanti e aggressivi.E’ un bombardamento che supera le 5.000 unità input/giorno considerando che, qualunque cosa facciamo e ovunque ci troviamo, riceviamo questo mitragliamento feroce e costante di messaggi da televisioni e monitor posizionati ovunque ormai.Le stesse vetrine dei negozi invitano ad acquisti che sollecitano costantemente la percezione di avere sempre desiderio e bisogno di qualcosa, depliant e volantini ovunque, persone che cercano in ogni modo di catturare la nostra attenzione per vendere prodotti e servizi e per completare il quadro ora non esiste più neppure un minuscolo rifugio, un’isola che ci consenta di avere quel momento di pace per dedicare un istante a noi stessi, vedere la realtà che ci circonda, rapportarci alla vita e all’essere.”L’avvento della telefonia mobile ha posto la pietra tombale su questa triste realtà, e ha saturato ogni restante minuscolo spazio di vita rimasto, portando questi input su un piano talmente elevato da deformare completamente la nostra vita. La nostra percezione della realtà, le nostre esigenze, i gusti e le abitudini sono deformate, non c’è quasi più nulla di autentico e l’invadenza dei call center e della profilazione ai fini di advertising ha trasformato la nostra vita in un frenetico e logorante percorso di astrazione” spiega Paolo Goglio, presidente dell’associazione “Amore con il mondo” (www.amoreconilmondo.com).

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New Barnes & Noble Education Report Finds Gen Z College Students Grapple with Extreme Stress

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 agosto 2019

Barnes & Noble Education, Inc. (NYSE:BNED), a leading provider of educational products and services solutions for higher education and K-12 institutions, today announced the findings from its “Mental Health & Well-Being on Campus: How We Better Care for the Whole Student” report.Conducted by Barnes & Noble College Insights℠, the report surveyed college students and parents of current college students to better understand the state of mental and physical well-being among college students today.The report found that college students are under more stress than ever before – driven by a variety of factors like the current political environment, academic expectations, financial concerns, making friends and more. In addition, the report underscores the role of universities, parents, friends and extended family members to better assist students in addressing mental health issues. The report also cites the perspective from three experts on this topic – Daniel Eisenberg, Ph.D., Healthy Minds Network, University of Michigan, said Victor Schwartz, M.D., Chief Medical Officer of The Jed Foundation and Ron Goldman, co-founder and CEO of Kognito.“Better understanding the current state of students’ mental health and well-being on college campuses across the country has become a cornerstone initiative for BNED,” said Mike Huseby, CEO of BNED. “Earlier this year, I had the pleasure of discussing this important topic with influential professionals in the field at the ASU+GSV Summit, the top education technology conference. In releasing this report, our goal is to continue this important conversation and provide universities, parents and students themselves with the information and best practices needed to alleviate mental health challenges on campuses nationwide.”

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Sonno e estate

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

E’ un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia (SIN) vuole trasmettere alla vigilia delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte degli italiani.Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.“L’estate – afferma il Prof. Giuseppe Plazzi, Presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN – rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora”.
Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità.Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente.Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.

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2019: i buoni propositi contro l’ansia e lo stress

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

Il lavoro, la casa, la famiglia, tanti impegni sempre più numerosi che si accumulano e troppo poco tempo per conciliarli. Il 2018 ha portato alla luce le problematiche di quello che l’Ordine Mondiale della Sanità ha definito il “Male del XXI secolo”: lo stress. Secondo lo studio dell’OMS oltre il 40% della popolazione soffre di questo disturbo ed in Italia quasi l’85% delle persone dichiara di sentirsi più stressata rispetto all’anno precedente. ManoMano.it, il più grande e-commerce europeo di fai da te e giardinaggio, propone una serie di consigli facili da realizzare per alleviare l’ansia e cominciare il 2019 con uno slancio sereno e positivo.Trovare un’attività stimolante e creativa può essere una soluzione per scaricare lo stress accumulato durante l’arco della settimana. Secondo uno studio, infatti, concentrarsi su gesti semplici e ripetitivi aiuta la distensione del corpo, riduce l’ansia e distoglie la mente delle preoccupazioni. Il bricolage, per esempio, è un esercizio in grado di favorire il rilassamento e regalare sensazioni di calma e tranquillità. Dare libero sfogo alla propria creatività non è soltanto un ottimo esercizio per stimolare la mente ma una soluzione personale e fantasiosa per liberarsi dalle scadenze della vita professionale. Inoltre, la realizzazione di un lavoro fatto con le proprie mani corrisponde al raggiungimento di un obiettivo ed aumenta l’autostima e la considerazione di sé stessi.Il contatto con la natura e le attività svolte all’aria aperta sono da sempre l’antidoto migliore per sfuggire alla frenesia della vita moderna. In questo senso, un recente studio dell’Università di Harvard ha affermato che la cura dei fiori e delle piante è un ottimo esercizio per combattere la tensione e ridurre lo stress. Il giardinaggio è considerato da qualche tempo una vera e propria terapia poiché, grazie ad operazioni come la ricerca e l’organizzazione degli spazi, induce una sensazione di sollievo e benessere. La capacità di tenere in ordine fiori e piante migliora la qualità dell’attenzione ed il contatto con il verde diventa di per sé un fattore di calma e rilassamento.Praticare dello sport in maniera attiva e regolare è il modo più efficace per ritrovare la calma e trovare un momento da passare con sé stessi. Da tempo è dimostrato che, oltre a provvedere alla salute del corpo, alcune attività sportive stimolano il rilassamento e sono in grado di far diminuire i sintomi da ansia e stress. Gli esercizi di respirazione dello yoga, per esempio, sono utili a calmare la mente ed aiutano gli individui a liberarsi dalle situazioni stancanti e negative. Anche il running porta diversi benefici: i movimenti della corsa assumono gli stessi effetti della meditazione ed un loro esercizio continuo e costante può potenziare la capacità di memoria e migliorare la qualità del riposo notturno.
Un’alimentazione sana e regolare è fondamentale per restituire al proprio corpo nuova linfa ed energia. Quella del cibo è una terapia ormai riconosciuta e negli ultimi anni molte persone hanno trovato nella cucina una soluzione per ridurre i problemi causati dal nervosismo e dallo stress.Oltre a comportare degli effetti benefici per la salute, concentrarsi nella preparazione dei cibi aiuta a distrarsi dai momenti negativi e migliora le capacità di apprendimento. Se una ricetta ben fatta è spesso garanzia di felicità e soddisfazione, cucinare per altre persone e consumare i pasti realizzati in compagnia provoca un miglioramento dell’umore ed avvia un procedimento utile per trovare fiducia in sé stessi condividendo momenti di serenità e sintonia.La casa è l’ambiente in cui trovare riparo al termine della giornata ed è il luogo che più rappresenta lo stile e la personalità delle persone. Per questo creare uno spazio confortevole e accogliente può essere uno stimolo efficace per rilassarsi e distogliere l’attenzione dalle problematiche quotidiane. Sistemare le stanze, scegliere nuovi colori e decidere i materiali per un nuovo arredamento sono tutte attività in grado di incidere sul benessere e migliorare il proprio umore. Trascorrere del tempo a progettare piccoli aggiustamenti per la propria casa poi, stimola la creatività e risulta una valida alternativa alla vita caotica della città.

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Ansia, stanchezza e stress si gestiscono fin dalla tavola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Sono da evitare i regimi squilibrati e troppo restrittivi, mentre è consigliabile seguire una dieta controllata ed equilibrata. La sensazione di stanchezza e la difficoltà di concentrazione si superano con cereali, noci e legumi. Come per il pesce, che si consiglia di consumare almeno due volte a settimana, questi sono alimenti ricchi di omega-3 e acidi grassi essenziali in grado non solo di prevenire le malattie cardiovascolari, ma anche di inibire la formazione dei radicali liberi e di svolgere un’azione trofica sul sistema nervoso centrale, migliorando la qualità del sonno e dell’umore e favorendo concentrazione e memoria» Carne e latte favoriscono il buonumore. «Contengono il triptofano, un precursore della serotonina che è utile per alzare il tono dell’umore» “Per combattere la sindrome dell’intestino irritabile, il meteorismo o la stitichezza è preferibile fare piccoli pasti durante la giornata, composti da piatti semplici, poco elaborati e ben cotti, introducendo molta acqua naturale, frutta e verdura, carni magre e pesce.” Sono da limitare caffè, fritti, insaccati, alcol, cibi molto piccanti e latte, consumando la frutta lontano dai pasti. (Servizio Fidest)

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Glaucoma: tra le cause lo stress ossidativo e la disfunzione dei mitocondri

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Le rughe che compaiono sul viso quando non riusciamo più a contrastare in modo efficace i radicali liberi non sono l’unica conseguenza dello stress ossidativo che lascia dei segni evidenti su tutti i nostri organi, incluso quello della vista. Anzi proprio gli occhi, per la loro fisiologica struttura e per il continuo contatto con l’ambiente esterno, sono particolarmente soggetti ai danni causati dai radicali liberi. Con quali conseguenze per la salute dell’occhio? Il danno ossidativo induce alla lunga uno stress dei mitocondri, organi che producono l’energia necessaria alle cellule ganglionari retiniche e che – messi sotto attacco dai radicali liberi – diventano meno efficienti. Ecco perché stress ossidativo e disfunzione del mitocondrio giocano, insieme all’aumento della pressione dell’occhio, un ruolo importante anche nello sviluppo del glaucoma.
Lo stress ossidativo mette a rischio anche la funzionalità dei mitocondri, organelli che si trovano all’interno di tutte le cellule incluse quelle ganglionari retiniche. Hanno un ruolo importantissimo: “In pratica – spiega il professor Quaranta – sono come un ‘distributore di benzina’ perché forniscono energia alle cellule ganglionari retiniche in modo che possano continuare a ricevere l’impulso luminoso e trasmettere così lo stimolo visivo al cervello”. Insomma, sono una sorta di “centrali energetiche” delle cellule. Ma oltre a produrre e recuperare l’energia contenuta negli alimenti, a livello cellulare i mitocondri svolgono diverse funzioni: regolano l’omeostasi cellulare; sono coinvolti in numerose funzioni metaboliche; regolano l’omeostasi del calcio intracellulare e la morte cellulare per apoptosi. Le cellule ganglionari retiniche hanno più mitocondri di qualsiasi neurone del Sistema Nervoso Centrale. “La retina – prosegue l’esperto – è il tessuto nervoso dell’occhio ed è continuamente colpito da raggi luminosi: proprio per questo ha bisogno di un apporto energetico elevatissimo e quando invece lo stress ossidativo mette in crisi i mitocondri questi non riescono a fornire la quantità di energia necessaria alle cellule ganglionari retiniche che perciò funzionano male o addirittura muoiono”. Tutto ciò costituisce un fattore di rischio in più per lo sviluppo del glaucoma.
Lo stress ossidativo è considerato anche uno dei fattori che contribuiscono all’insorgenza di molte malattie neurodegenerative e, sulla base delle ultime ricerche scientifiche, oggi anche il glaucoma viene considerato una malattia neurodegenerativa al pari di sclerosi laterale amiotrofica, il morbo di Alzheimer e di Parkinson. “Numerosi studi – chiarisce in proposito il professor Quaranta – hanno fatto emergere l’ipotesi che la disfunzione mitocondriale correlata all’età svolga un ruolo chiave nella eziologia di queste patologie neurodegenerative”.Dato il crescente coinvolgimento della disfunzione mitocondriale nel glaucoma, le ultime ricerche suggeriscono di trattare questa patologia anche utilizzando dei principi attivi antiossidanti che abbiano come target proprio il mitocondrio e che possano costituire un mezzo per proteggere le RGCs dalla degenerazione glaucomatosa. “Trattamenti farmacologici in grado di mantenere la funzione mitocondriale, in particolare di attenuare lo stress ossidativo e di sostenere la produzione energetica – spiega il professor Quaranta – possono costituire un nuovo modo di rallentare la morte delle RGCs e supportare la terapia del glaucoma”.

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Cefalee croniche con abuso di farmaci e controllo dei maker dello stress

Posted by fidest press agency su domenica, 28 maggio 2017

stresaStresa. Fra le relazioni conclusive del congresso di Stresa terminato ieri, quella del professor Frank Andrasik dell’Università di Memphis sulla correlazione anatomica fra emozioni e dolore è certamente degna di nota per la sua originalità.Partendo dagli studi di Nancy Eisenberg dell’Arizona State University, Andrasik ha indicato come già il semplice rifiuto sociale sia letteralmente in grado di attivare le vie nervose del dolore e ha confermato che, sotto la guida del medico, le pratiche di mindulness, il cosiddetto vuoto mentale, hanno un’efficacia comparabile ai farmaci convenzionali che talora può essere addirittura superiore perché la mente comanda sul dolore e non è il dolore che comanda sulla mente.
Se si riesce a svuotarla come gli yoghi, si tacita anche il dolore, perché i circuiti nervosi sono gli stessi.
Il segreto potrebbe risiedere nella capacità di ridurre i marker dello stress che sono coinvolti nei meccanismi di scatenamento del dolore.
Le prime avvisaglie di questo tipo di effetto erano emerse a settembre all’ultimo congresso dell’American Academy of Neurology di Vancouver da uno studio presentato in collaborazione con Licia Grazzi del Centro Cefalee del Besta di Milano secondo cui nell’emicrania cronica le tecniche di mindfulness, cioè di vuoto mentale hanno un’efficacia pari a quella dei farmaci comunemente impiegati per la prevenzione degli attacchi in situazione di abuso. Queste tecniche stanno sempre più emergendo nel trattamento del dolore, ma fino allo studio della Grazzi non erano mai state provate nell’emicrania e in quella cronica in particolare. Nell’arco di sei settimane il miglioramento nel numero mensile di giorni con mal di testa era del 45,2% in chi praticava la mindfulness e del 41,8 in chi usava i farmaci.
Confrontando il ricorso mensile ai farmaci, si osservava uno scarto del 13,4% a sfavore dei farmaci: nei pazienti che praticavano la mindfulness scendeva al 38,3%, mentre negli altri restava al 51,7%. Inizialmente i pazienti studiati avevano in media mal di testa per 20 giorni al mese e usavano farmaci praticamente tutti i giorni.
Dopo aver sospeso per 5 giorni le loro usuali terapie in regime di day hospital, i pazienti sono stati sottoposti a un training di mindfulness con sessioni settimanali di 45 minuti, ricevendo le istruzioni per poi praticarlo tutti i giorni a casa, con indicazioni su un più sano stile di vita come per esempio regolari esercizi aerobici.
In sei mesi è stata ottenuta una migliorata capacità sia di gestione del dolore sia nella necessità di ricorrere ai farmaci. Poiché dopo la sospensione di un trattamento in cui si è instaurato abuso, i pazienti tendono in genere a migliorare nel breve periodo, per poi tornare ai livelli di sofferenza precedenti, a Vancouver la Grazzi si era premurata di sottolineare che avrebbe tenutò sotto osservazione i suoi pazienti per verificare se a distanza di un anno la mindfulness avrebbe mantenuto le promesse. I risultati esposti a Stresa non solo hanno ne hanno confermato l’efficacia, ma addirittura indicano che può essere superiore ai trattamenti farmacologici forse grazie alla capacità di ridurre quegli indici infiammatori che aumentano nelle situazioni di stress come l’interlukina-6 che notoriamente gioca un importante ruolo nel controllo del dolore.

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“Stress, behavior and the heart”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2016

Parma ateneoParma università. E’ appena uscito un numero speciale della prestigiosa rivista internazionale Neuroscience & Biobehavioral Reviews (impact factor 8.8) intitolato “Stress, behavior and the heart”, curato da Andrea Sgoifo del Dipartimento di Neuroscienze della nostra Università. E’ il frutto di due anni di lavoro, al quale hanno contribuito i maggiori esperti internazionali del settore: neuroscienziati, epidemiologi, cardiologi, fisiologi, farmacologi, psichiatri e psicologi. Ne è risultata una collezione di 19 articoli che rappresentano un prezioso rapporto sullo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche riguardo al rapporto tra stress, comportamento e salute cardiovascolare.In questo numero speciale si spiega come eventi stressanti acuti e cronici, alterazioni psicologiche come ansia e depressione, differenti tratti di personalità e la maggiore o minore disponibilità di supporto sociale influenzino l’insorgenza e la progressione dei disturbi cardiovascolari. Questo fascicolo aggiorna sulle evidenze scientifiche più recenti riguardo ai substrati molecolari neurobiologici, genetici ed epigentici che sottostanno all’intima e complessa relazione esistente tra stress, comportamento e sistema cardiovascolare e fornisce preziose indicazioni per la messa a punto di nuovi approcci terapeutici di tipo farmacologico e comportamentale.

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Immigrazione: sistema sotto stress

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2016

ministero interniSecondo i dati del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, dal 1 gennaio 2016 a oggi (26 ottobre 2016) in Italia sono sbarcati 156.705 migranti, facendo registrare un aumento del 12,16%. In Piemonte al momento sono presenti 13.007 immigrati, su una popolazione di più di 4 milioni di abitanti, suddivisi tra strutture temporanee prefettizie (11.801) e progetti SPRAR (1.206), gestiti direttamente dai Comuni.
L’assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte ha sottolineato come il sistema di accoglienza a livello nazionale e regionale sia sotto stress. La speranza è che il fatto che la novità dell’apertura permanente del bando per l’adesione dei Comuni ai progetti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) possa permettere di colmare lo squilibrio con i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) gestiti dalle prefetture. I comuni piemontesi che attualmente accolgono sono neanche un 1/4 del totale e da questo punto di vista i margini di miglioramento sono ampi, mantenendo il principio di un’accoglienza diffusa.
A metà del 2014 si stabilì che i rifugiati arrivati in Piemonte dovessero essere distribuiti sul territorio regionale in modo equo: il 40% del totale in provincia di Torino e il 60% sul resto del territorio. L’assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte auspica che si possa mantenere tale suddivisione e che possa essere risolto il problema che sarebbe sorto a Novara, chiarendo che l’accoglienza non riguarda solo la città, ma l’intero territorio provinciale.

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Banche italiane verso gli stress test con meno stress

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

stress bancheLondra. La credibilità degli stress test sui bilanci bancari è stata messa a dura prova dopo che nel recente passato molte banche europee sono state promosse poco prima di ritrovarsi in situazioni di grave difficoltà sotto il profilo patrimoniale. La ragione principale risiede tuttavia prevalentemente nell’atteggiamento molto più restrittivo assunto in primis dalla vigilanza in termini di valutazione dei crediti in sofferenza, di livelli minimi di capitale richiesti e di tempistica per dare corso agli adeguamenti richiesti. Nondimeno l’adozione della normativa del “bail in” nel caso dei salvataggi degli istituti bancari ha ulteriormente enfatizzato gli elementi di debolezza potenziale insiti nei bilanci di alcune banche finendo per generare un effetto che tende ad autoalimentarsi. Infine nelle ultime settimane l’inatteso esito del referendum tenutosi nel Regno Unito con la vittoria del fronte pro-brexit ha ulteriormente complicato le cose. Ha messo sotto una lente di osservazione negativa le economie del vecchio continente (non solo quella UK) finendo per penalizzare ancora una volta il settore bancario la cui redditività caratteristica, cioè al di là di considerazioni relative alla struttura del capitale o del costo del funding, deriva anche dallo stato generale dell’economia. Avendo il brexit un effetto in termini di crescita ancora difficile da stimare specie per le economie continentali europee ma certamente negativo non stupisce che il voto dei britannici abbia innescato un violento e repentino movimento di correzione sul comparto che ha rivisto e riaggiornato i minimi toccati nei primi mesi del 2016
Condotti dall’Autorità Bancaria Europea (EBA), che pubblicherà i risultati il 29 luglio prossimo, hanno la finalità di fornire ulteriori informazioni ai regolatori europei che conducono il cosiddetto SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) cioè il processo di valutazione prudenziale dell’adeguatezza del patrimonio degli istituti bancari in scenari di stress. Non si propone di fornire livelli di adeguatezza del capitale di per sè per le banche in esame ma di fornire al regolatore un quadro di riferimento che consenta di definire eventuali necessità di rafforzamento patrimoniale (sotto forma di raccolta di mezzi freschi piuttosto che con restrizioni nel calcolo e nella distribuzione di risorse della banca quali dividendi o cedole). La finalità è quella di definire i preventivi aggiustamenti patrimoniali necessari per affronatare il rischio di significativi eventi in condizioni di mercato avverso. La cosa più importante da sottolineare, quindi, è che i risultati non conterrano le indicazioni su eventuali rimedi a situazioni di elevata rischiosità che saranno competenza delle autorità di regolamento quali la vigilanza della BCE.
Sebbene come già specificato i risultati dello stress test non siano “dispositivi” è certo che questi indirizzeranno l’azione del regolatore in tempi rapidissimi. E’ importante osservare che le richieste del regolatore dovrebbero essere ottemperate attenendosi strettamente alle regole del bail-in. Queste prevedono che qualsiasi forma di salvataggio bancario debba essere realizzata in forma privatistica e con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse (azionisti, obbligazionisti junior e senior, correntisti). Negli ultimi anni condizioni sempre più severe in termini di capitale regolatorio da parte delle autorità europee hanno sempre finito per azzerare le risorse fresche iniettate. Di conseguenza è molto difficile trovare ulteriori finanziatori tra privati specie per le situazioni difficili che alla debolezza patrimoniale affiancano anche altri problemi (come quelli ad esempio che affliggono le due banche venete in difficoltà i cui recenti aumenti di capitale non hanno trovato compratori naturali finendo per prosciugare una bella fetta della prima dotazione del fondo Atlante). L’effetto concreto di tutti questi problemi si è visto nel caso del Monte dei Paschi di Siena. E’ stato interessato da insistenti voci di un esito fortemente negativo dello stress test e destinatario di una lettera della vigilanza che impone alla banca un piano triennale per riportare al suo livello fisiologico i crediti incagliati. Che i risultati dello stress test siano o meno dispositivi non fa differenza dal momento che nella sostanza vanno a condizionare immediatamente (e parrebbe addirittura preventivamente) l’azione del regolatore. Se il “bail in” non consente l’intervento statale rinviando tutto al mercato diventa quasi impossibile risanare la situazione nei termini che desidera l’autorità. La conseguenza è che la situazione si avvita su sé stessa, gli azionisti di fronte alla possibilità di ricapitalizzazioni iperdiluitive si danno alla fuga, la speculazione fa la sua parte e la valanga si ingrossa sempre più.
Se scorriamo le iniziative intraprese dalle banche italiane recentemente per ottemperare alle richieste in termini di rafforzamento patrimoniale e lo confrontiamo alla risposta del mercato nel brevissimo periodo, si può osservare come il focus sia tutto spostato sullo stato patrimoniale degli istituti bancari con una minor attenzione all’aspetto reddituale. Molte delle ultime operazioni messe in atto, infatti, se da un lato producono un effetto positivo sul CT1 (il capitale regolatorio degli istituti di credito) riducendo la richiesta al mercato di mezzi freschi e il relativo effetto diluitivo sugli utili, finiscono tuttavia per sacrificare la redditività ricorrente. Nel piano industriale di Ubi Banca recentemente presentato si prevede il concambio tra le residue azioni delle controllate Banca Regionale Europea e BP Commercio e Industria a valore di libro e azioni Ubi Banca che trattano ad un valore frazionale (intorno a 0,25) del valore di libro con una redditività relativamente alla valutazione superiore. Sacrificando della redditività si ottiene un effetto positivo in termini di patrimonializzazione con il CT1 che migliora di 30 punti base. Analoga la logica delle cessioni (parziali) delle redditizie partecipazioni in Fineco e Pekao da parte di Unicredit. Sulla notizia tuttavia i titoli hanno ben reagito con rotondi progressi che nel caso di Unicredit hanno raggiunto il 13% circa in un solo giorno. Le bassissime valutazioni sul patrimonio delle banche italiane giustificano ritorni reddituali già molto bassi, ma queste reazioni dimostrano come la sola preoccupazione al momento degli investitori sia che gli istituti non debbano richiedere risorse al mercato. Il problema della redditività prospettica è quasi trascurato al momento e rappresenta una questione che nel perdurare della attuale situazione di tassi ridottissimi non sembra destinata a risolversi nei prossimi mesi.  Massimo Saitta, Direttore Investimenti di Intermonte Advisory, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito e consulenza agli investimenti (foto: stress banche)

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MEPs call for monitoring of fundamental rights in EU member states

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2015

European UnionThe Commission should set up a scoreboard to monitor democracy, rule of law and fundamental rights in EU member states, Civil Liberties MEPs said on Thursday voting on a non-binding resolution on the situation of fundamental rights in the EU. They also raise concerns about the impact of austerity measures on fundamental rights and “hot return” procedures for migrants.The non-legislative resolution prepared for the Civil Liberties Committee by MEP Laura Ferrara (EFDD, IT), adopted by 32 votes to 25 with 1 abstentions, addresses the situation of fundamental rights in the EU 2013-2014.In the resolution, MEPs call for a “clear and detailed new mechanism”, based on international and European law and embracing all the values protected by Article 2 in the Treaty of the European Union, to monitor member states compliance with fundamental rights.To this end the Commission should establish a scoreboard, based on common and objective indicators, to constantly monitor democracy, rule of law and fundamental rights in member states and carry out annual country assessments, they say.MEPs deplore the way in which the financial, economic and sovereign debt crisis along with budgetary restrictions has “negatively affected economic, civil, social and cultural rights”. The EU institutions, as well as member states which implement structural reforms in their social and economic systems, are always “under an obligation to observe the Charter”, they stress.When adopting and implementing corrective measures and budget cuts, the EU institutions and member states should conduct an impact assessment on fundamental rights and guarantee that sufficient resources are still made available to safeguard the respect of fundamental rights, MEPs say. They add that “minimum essential levels of economic, cultural and social rights” in particular for the most vulnerable and socially disadvantaged groups must be ensured.
The EU and its member states should put solidarity and respect for fundamental rights of migrants and asylum seekers at the core of EU migration policies, MEPs say, calling, among other measures, “for the establishment of an effective and harmonised EU asylum system for the fair distribution of asylum seekers between member states”.MEPs express their concern at ‘hot return’ procedures, migrant reception and detention centres in member states and negative stereotypes and misinformation against migrants. The committee also condemns security measures at the EU’s borders “which now sometimes even takes the form of walls and barbed wire”, calling for “fundamental rights-sensitive border controls”.

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Come lo stress precoce modifica i nostri geni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2015

IRCCS Medea di Bosisio Parini (Lc)Non tutto è già scritto nel DNA. Uno studio del Medea sull’epigenetica della prematurità indaga lo stress nei bambini nati pretermine. Il DNA non è una struttura fissa e un nuovo campo di studi, noto come epigenetica, suggerisce che l’esperienza possa avere degli effetti anche sul breve tempo, modificando il modo in cui i nostri geni lavorano e fanno ciò che per cui sono stati programmati. In particolare, l’epigenetica trova un interessante campo di applicazione nello studio dello stress precoce nei bambini nati pretermine, che a causa della loro immaturità trascorrono i loro primi mesi di vita in Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Nonostante l’adozione di procedure farmacologiche e non-farmacologiche di contenimento del dolore, questi bambini sono comunque esposti a numerose procedure di assistenza stressanti che possono influenzare la loro risposta allo stress. Uno studio italiano. Presso il Centro 0-3 per il bambino a rischio evolutivo dell’IRCCS Medea di Bosisio Parini (Lc) è stato avviato un programma di ricerca il cui obiettivo è indagare le alterazioni della metilazione (uno dei meccanismi epigenetici più studiati) nel gene trasportatore della serotonina, sul breve e lungo termine, in rapporto allo stress a cui sono esposti i bambini prematuri ricoverati in TIN. Lo studio, coordinato dal dott. Rosario Montirosso e dal dott. Livio Provenzi dell’IRCCS Medea, è condotto in collaborazione con l’equipe dell’Unità Operativa di Neonatologia e TIN della Fondazione IRCCS Ca Granda dell’Ospedale Maggior Policlinico di Milano e dell’Unità di Pediatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Erba (Co). L’impronta epigenetica del dolore neonatale. I primi risultati, appena pubblicati sulla rivista Frontiers in Behavioral Neuroscience, indicano che i bambini prematuri sottoposti ad un maggior numero di procedure stressanti nel corso del loro ricovero in TIN risultano avere livelli più alti di metilazione del gene SLC6A4 deputato al trasporto della serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti nella risposta allo stress. Se questo gene viene metilato, la sua attività viene alterata fino a condurre al suo silenziamento, con la conseguente riduzione di proteine deputate al trasporto della serotonina. Ebbene, in base ai dati, i livelli di metilazione di SLC6A4 nei bambini nati pretermine risultano uguali a quelli dei bimbi full term al momento della nascita ma incrementati alla dimissione dalla TIN. Ciò vuol dire che la nascita pretermine di per sé non è associata ad alterazioni epigenetiche del gene SLC6A4, mentre i livelli più alti di esposizione al dolore durante il soggiorno in terapia intensiva potrebbero alterare la funzionalità del gene, causando una sorta di “deficit” serotoninergico. Interventi precoci nelle Terapie Intensive Neonatali. In base allo studio, le prime esperienze di vita sembrano essere in grado di modificare a livello biochimico il modo con cui il nostro DNA funziona. In particolare, l’epigenetica applicata alla prematurità può aprire nuove prospettive sugli effetti che lo stress precoce esercita sullo sviluppo neurocerebrale dei bambini prematuri, in un momento di neuroplasticità molto elevata. Come proposto sul Journal of Obstetric, Gynecologic, & Neonatal Nursing, sarà necessario avviare seguire un programma di ricerca molto nutrito. ”L’obiettivo – afferma il dottor Montirosso – è quello di sviluppare protocolli di studio che non solo ci permettano di ampliare le nostre conoscenze sui marker epigenetici associati ad esperienze precoci avverse, ma che ci consentano anche di valutare l’efficacia di interventi di sviluppo in TIN finalizzati alla riduzione dello stress di questi bambini”. Certamente l’epigenetica della prematurità costituisce un’area affasciante di ricerca. Tuttavia, come riportato in un recente articolo apparso nella sezione Pediatrica del Journal of the American Medical Association, i due ricercatori ne sottolineano anche i limiti. “Siamo solo all’inizio – sostiene il dott. Provenzi – e per questo motivo sono necessari ulteriori studi per iniziare ad acquisire un quadro più completo della complessa interazione tra natura e cultura nel contesto dello sviluppo in condizioni di rischio evolutivo”.

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Rischio professionale da stress lavoro correlato: la qualità del lavoro alla Sapienza. Analisi e strumenti per l’innovazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 febbraio 2015

PROFESSOR-EUGENIO-GAUDIORoma mercoledì 4 febbraio 2015, ore 9.00 aula magna – palazzo del Rettorato piazzale Aldo Moro 5, Roma si svolge il convegno “Rischio professionale da stress lavoro correlato: la qualità del lavoro alla Sapienza. Analisi e strumenti per l’innovazione” organizzato dal Comitato unico di garanzia (Cug). L’incontro, aperto dai saluti del Rettore Eugenio Gaudio e da altre autorità accademiche, propone approfondimenti sulla gestione del benessere organizzativo in varie istituzioni, e più in particolare presenta il risultato di una ricerca condotta alla Sapienza nel 2014 e illustrata da Mariella Nocenzi, docente del dipartimento Comunicazione e ricerca sociale.
L’evento ha valenza formativa per il personale tecnico amministrativo della Sapienza che partecipa. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Nuove strade per la diagnosi di depressione e suscettibilità allo stress

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 ottobre 2014

Rockefeller University di New YorkLa scoperta è di una giovane neuroscienziata italiana della Rockefeller University di New York che ha identificato i meccanismi molecolari di suscettibilità allo stress a partire dagli studi condotti nel laboratorio di Neurofarmacologia della Sapienza. Perché di fronte alle avversità, alcune persone soccombono allo stress sviluppando depressione e ansia, mentre altre riescono a fronteggiare il carico dello stress? Un nuovo studio della Rockefeller University di New York, recentemente pubblicato su “Molecular Psychiatry”, prima rivista del gruppo Nature nel settore della psichiatria, ha identificato i meccanismi molecolari del cosidetto Stress Gap che potrebbe portare all’identificazione di nuovi marcatori molecolari per la diagnosi di queste patologie devastanti. I risultati dello studio rappresenterebbero una svolta nella comprensione della patofisiologia dei disturbi psichiatrici, quali depressione e ansia.
Nel team Carla Nasca, giovane neuroscienziata approdata presso la Rockefeller University dopo gli studi condotti nel laboratorio di Neurofarmacologia del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza.
“Attualmente, la depressione è diagnosticata soltanto sulla base di sintomi – dice Carla Nasca – ma questi risultati ci portano sulla buona strada per scoprire marcatori molecolari nell’uomo che possano aiutare nella diagnosi di queste patologie devastanti e portare allo sviluppo di farmaci ad azione rapida che sono particolarmente importanti per diminuire il rischio di suicidio”.
L’esperimento condotto su un campione di animali da laboratorio, ha mostrato che un gruppo di essi sviluppa comportamenti simili a ansia e depressione nell’uomo, un altro rimane resiliente.I ricercatori hanno dimostrato che il gruppo di animali suscettibile allo stress ha livelli più bassi di una proteina conosciuta come mGlu2 (recettore metabotropico del glutammato di tipo 2) in una regione chiave del cervello nella risposta allo stress, l’ippocampo. La diminuzione del recettore mGlu2, deriva da un cambiamento epigenetico, che altera l’espressione dei geni, in questo caso del gene che codifica per il recettore mGlu2.
Questi risultati costituiscono un tassello importante verso la comprensione delle basi molecolari delle differenze individuali di risposta allo stress. “Ogni individuo così come ogni animale ha esperienze uniche nel corso della propria vita – dice Bruce McEwen (senior autore del lavoro e Alfred E. Mirsky Professor) – E sospettiamo che queste esperienze di vita possano alterare l’espressione dei geni e di conseguenza, condizionare la risposta di un individuo allo stress”.Una riduzione del recettore mGlu2 è fondamentale perché questa proteina regola il rilascio del glutammato, il principale neurotrasmettitore eccitatorio del Sistema Nervoso centrale, dai terminali nervosi. Il glutammato svolge un ruolo chiave nella comunicazione tra i neuroni che è essenziale per molti importanti processi cerebrali. Livelli troppo alti di glutammato possono indurre cambiamenti strutturali nocivi per il cervello.Studi sull’mGlu2 erano stati condotti da Carla Nasca nel laboratorio di Neurofarmacologia del dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza in una ricerca che aveva identificato il coinvolgimento di questa proteina nell’azione rapida di un antidepressivo di nuova generazione, l’acetilcarnitina. Il lavoro è stato supportato da finanziamenti dell’American Foundation for Suicide Prevention, Hope for Depression Research Foundation and National Institute of Health.La ricerca è pubblicata su http://www.nature.com/mp/journal/vaop/ncurrent/full/mp201496a.html

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