Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘strutture’

Interventi nei campi delle strutture irrigue

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Risponde, con positivo entusiasmo, Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), alla notizia dell’approvazione del bando di selezione delle proposte progettuali (a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020) di “interventi, con rilevanza nazionale, nei campi delle infrastrutture irrigue, bonifica idraulica, difesa dalle esondazioni, bacini di accumulo e programmi collegati di assistenza tecnica e consulenza”. La dotazione finanziaria è di circa 86 milioni di euro, di cui l’80% (83 milioni di euro) in quota Sud e il 20% (2,5 milioni di euro) in quota Centronord.“E’ una straordinaria opportunità di crescita, soprattutto per il Meridione che, troppe volte, non ha saputo compiutamente cogliere analoghe occasioni – sottolinea Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Per questo ci appelliamo alle autorità di ogni Regione, affinché mettano i Consorzi di bonifica nelle migliori condizioni per dispiegare le grandi professionalità ed esperienze, che racchiudono.” Il bando è rivolto agli enti irrigui per interventi , che dovranno riguardare infrastrutture d’irrigazione esclusivamente collettiva, la cui rilevanza strategica sarà valutata in base alle finalità ambientali ed economiche. “Da tempo – prosegue il DG di ANBI – siamo impegnati nel coniugare efficienza irrigua e servizi ecosistemici per l’ambiente; un’ulteriore testimonianza si avrà nella giornata inaugurale di “Macfrut Digital” (8 Settembre p.v.), quando nel corso di un webinar presenteremo l’anteprima del progetto Goccia Verde per la certificazione della sostenibilità idrica dei territori agricoli.” “Ringraziamo la Ministra dell’Agricoltura, Bellanova – conclude Vincenzi – perché, con l’approvazione di questo bando, sono state impegnate quasi tutte le risorse dedicate all’irrigazione dal Programma Operativo Agricoltura; l’obbiettivo comune è incrementare la resilienza dei territori di fronte ai cambiamenti climatici, migliorandone l’infrastrutturazione idraulica e sostenendo la competitività del comparto agroalimentare italiano verso un nuovo futuro verde per il Paese.”

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In ginocchio le strutture religiose di ospitalità

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Per quanto lo stare in ginocchio sia la normalità per chi prega, stavolta il motivo è tutt’altro: solo la metà delle quattromila case dell’ospitalità religiosa in Italia è sicura di riaprire quest’estate. Il dato preoccupante emerge dal sondaggio effettuato tra il 9 e l’11 maggio dal portale ospitalitareligiosa.it. Più di duecento strutture hanno deciso che almeno quest’anno non accoglieranno gruppi religiosi e turisti, per non mettere a repentaglio la salute di ospiti e collaboratori. Un altro centinaio ha già avviato le procedure per una chiusura definitiva. Una su tre sta aspettando l’evolversi della situazione per prendere una decisione.E’ una situazione sconfortante che pesa sui 287.000 posti letto che il mondo religioso mette (o meglio metteva) quotidianamente a disposizione di tutti in case per ferie, istituti, ostelli, conventi, monasteri, foresterie e studentati. Un patrimonio culturale e sociale tipicamente italiano e ineguagliabile nel mondo.Eppure, nonostante i mancati introiti e le spese extra da affrontare per le sanificazioni, metà delle case che apriranno hanno deciso di mantenere invariati i livelli occupazionali di collaboratori e dipendenti, nonché di lasciare inalterate le tariffe, se non addirittura diminuirle per incentivare gli ospiti. E questo nonostante per il 2020 tre su quattro già prevedano perdite tra il 40 e il 90%.
Ma cosa potranno fare queste attività senza un sostegno economico? Ben poco, come tutti. Le maggiori spese verranno dalla pulizia e sanificazione degli ambienti, dalla dotazione di dispositivi di protezione individuale e dalla riprogrammazione di tutte le zone comuni. A tutto ciò si aggiungeranno i minori introiti per il periodo di chiusura in corso, per la rarefazione dei posti letto e per una stagione estiva che non potrà raggiungere i livelli degli anni precedenti.Non bisogna dimenticare che, a differenza del sistema turistico alberghiero, queste strutture di ospitalità sostengono il peso economico delle attività caritatevoli di parrocchie, diocesi e ordini religiosi in Italia e nel Terzo Mondo: un danno durante il lockdown stimato in circa 5 milioni di euro al giorno che colpisce proprio i più poveri.Senza provvedimenti mirati sarà ben difficile salvare questa millenaria tradizione di ospitalità del nostro Paese, fatta di amore per l’accoglienza e accettazione a braccia aperte del prossimo.Fabio Rocchi – presidente Associazione Ospitalità Religiosa Italiana.

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36 strutture nate per gestire l’emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

4 di queste sono in Italia.La superficie tecnologicamente in grado di rallentare la proliferazione di virus e batteri (in questo caso fino al 99%, secondo le norme internazionali ISO 22196) rallenta di molto lo sviluppo di infezioni nosocomiali.Secondo i dati pubblicati dall’AMNDO – Associazione Nazionale Medici delle Direzioni Ospedaliere – si stima che ogni anno in Italia un numero compreso tra il 5% e il 15% dei pazienti ricoverati in ospedale sviluppi almeno una ICA (Infezione Correlata all’Assistenza), causata proprio dalla permanenza nella struttura sanitaria; rischio a cui sono sottoposti anche medici, operatori sanitari e visitatori. Si calcola che in Italia vi siano un numero di casi tra 350.000 e 700.000 direttamente responsabili di circa 5000 decessi all’anno.

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Le Rsa sono le strutture più colpite in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Le RSA e più in generale le strutture residenziali per anziani sono state in tutta Europa le realtà più colpite dal Coronavirus a causa della maggiore vulnerabilità delle persone anziane e non autosufficienti ospitate in tali strutture. Per questo Senior Italia FederAnziani ha espresso grande allarme e deciso di costituire un Advisory Board formato dai massimi esperti del settore sanitario alfine di offrire suggerimenti alle direzioni delle RSA sulla gestione dell’emergenza e di avanzare in merito precise proposte ai decisori politici.Ricerca di soluzioni alternative, come gli alberghi, rispetto al trasferimento nelle RSA dei pazienti positivi al COVID-19 paucisintomatici o che hanno superato la fase acuta; esecuzione dei tamponi sia agli ospiti che agli operatori, inclusi quelli in attesa di rientrare in struttura al termine della quarantena; garanzia di adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale agli operatori; formazione del personale alla gestione delle emergenze; supporto psicologico a ospiti e famiglie con una particolare attenzione alla trasparenza nella comunicazione; chiarezza organizzativa e delle responsabilità: sono le indicazioni che emergono nel documento Gestione dell’emergenza COVID 19 nelle strutture residenziali per anziani elaborato dal prestigioso Advisory Board scientifico.Tra le indicazioni per i decisori politici quella di «rafforzare il ruolo della sanità territoriale affinché possa gestire anche il trasferimento degli ospiti in ambito familiare ove possibile prevedendo un ruolo di primo piano dei MMG e degli specialisti ambulatoriali nella partecipazione alle attività territoriali, dotati degli indispensabili sistemi di monitoraggio.
Devono essere fornite alle RSA adeguate informazioni circa le procedure da rispettare per contenere l’infezione, così come avviene negli ospedali pubblici, anche fornendo la consulenza specialistica di pneumologi e infettivologi territoriali e di altre branche specialistiche che, in tale contesto, sono figure fondamentali. Deve essere prevista per le RSA, idonee all’isolamento dei casi positivi COVID 19 clinicamente non complessi e gestibili all’interno delle strutture, la possibilità di utilizzare, attraverso i Servizi territoriali ASL di riferimento, in maniera flessibile e limitatamente al periodo epidemico, sistemi di telemonitoraggio cardiorespiratorio, per individuare precocemente il deterioramento dei parametri vitali e consentire il tempestivo trasferimento dei residenti in ospedali COVID adeguatamente attrezzati.»Non va trascurato poi l’impatto psicologico dell’emergenza, da gestire con un adeguato supporto a famiglie e ospiti, anche attraverso la strutturazione di unità dedicate a questo scopo e incentivando la comunicazione verso i familiari. Particolare attenzione va dedicata alla prevenzione dello stress e del burnout per coloro che lavorano all’interno delle strutture.Occorre, si legge nel documento, «riaffermare con chiarezza ruoli e responsabilità delle direzioni sanitarie rispetto alle procedure e dei medici del lavoro rispetto alla valutazione del rischio del personale» e «riportare la responsabilità precisa delle funzioni a ciascun soggetto. Il medico competente, in piena autonomia e senza condizionamenti, deve valutare accuratamente l’esposizione al rischio biologico del personale nel pieno rispetto dei protocolli.»Fondamentale la lotta contro le situazioni irregolari, con il rafforzamento delle attività di ispezione e verifica del rispetto delle norme. In caso di pandemia, occorre prevedere che la responsabilità dei Gestori e degli operatori sanitari e socio-sanitari sia circoscritta al solo caso di dolo. Un capitolo a parte è quello dedicato alla gestione delle cronicità degli ospiti, per cui è necessario rafforzare tutte le azioni necessarie alla gestione preventiva e terapeutica delle cronicità. Anche la riabilitazione conserva un ruolo centrale nell’emergenza. «Allo stato attuale – recita il documento – è anacronistico oltre che inappropriato e contrario alle linee guida internazionali pensare ad una riabilitazione d’organo. Da queste premesse, ed in considerazione dell’attuale emergenza da Covid19 è importante sottolineare come, sebbene l’interessamento polmonare sia tra le principali manifestazioni di questa patologia, si ha il coinvolgimento di altri organi e distretti. La prolungata immobilizzazione soprattutto nei casi gravi provoca un grave decondizionamento con conseguente disabilità, danno funzionale (miopatia e neuropatia da Critical Illness) danno polmonare e netto peggioramento della qualità di vita. È quindi evidente come, anche nelle RSA, ogni intervento riabilitativo per disabilità di origine differente, anche come esiti della Covid19, debba essere gestito dal Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa come responsabile e coordinatore di un Team multidisciplinare.» Non va dimenticata, infine, la mortalità degli anziani presso il proprio domicilio, che secondo quanto emerso dalle ricerche dell’Osservatorio Settoriale sulle RSA della LIUC Business School, coinvolto nell’Advisory Board, non va considerato necessariamente un luogo più sicuro delle RSA: «La popolazione anziana rappresenta il segmento demografico che nel suddetto periodo del 2020 registra il più alto incremento dei decessi rispetto alla media dei 5 anni precedenti, anche se le variazioni più alte si sono verificate nelle fasce anagrafiche degli young old (+91,2%) e degli old old (+99,5%), rispetto a quella degli oldest old (+83,8%), al cui interno ricadono in netta prevalenza i tipici utenti delle RSA. Va, infatti, considerato che l’età media di ingresso nelle RSA negli anni si è progressivamente innalzata e, secondo i dati dell’Osservatorio Settoriale sulle RSA della LIUC Business School, risulta pari a 84,5 anni. È, quindi, evidente che la mortalità registrata negli anziani dei segmenti anagrafici precedenti sia per lo più riconducibile ad anziani residenti al proprio domicilio, che non è, quindi, necessariamente da considerare un luogo più sicuro delle RSA e/o della altre unità di offerta residenziali del territorio rivolte alla popolazione anziana. Queste evidenze vanno tenute in debita considerazione nel ripensare l’attuale sistema di offerta residenziale, soprattutto al fine di evitare di snaturare immotivatamente il ruolo delle RSA all’interno della filiera dei servizi per la non autosufficienza.»

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Coronavirus: Fp Cgil, bene Toscana e E-R su interventi strutture private

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

“La decisione assunta dalla Regione Toscana, che attraverso l’Asl Toscana Centro è subentrata nel controllo della gestione di 39 strutture sociosanitarie gestite dal privato, e quella annunciata dalla Regione Emilia-Romagna riguardo al divieto per le strutture private di effettuare test sierologici, vanno nella direzione giusta”. Ad affermarlo è la Fp Cgil nazionale.Di fronte all’emergenza determinata dall’epidemia, prosegue il sindacato, “è necessario che le istituzioni affianchino al loro ruolo di governance anche interventi diretti che, laddove si palesino inadeguatezze organizzative, speculazioni e rischi per la salute gli utenti e degli operatori, surroghino nella gestione i soggetti a cui questi servizi sono stati affidati o che si candidano a gestire pezzi dell’emergenza. In attesa del momento in cui si dovrà avviare una riflessione generale e matura sul tema appalti ed esternalizzazioni e sulla prova che parte del privato ha fornito in questo contesto drammatico, è questa la strada da seguire, e non quella del gioco allo scaricabarile a cui assistiamo in altre parti del Paese”, conclude la Fp Cgil.

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Le strutture ecclesiali per la Protezione Civile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Continua l’impegno delle Diocesi italiane nel far fronte all’emergenza Covid-19 mettendo a disposizione strutture edilizie, proprie o altrui, destinate principalmente a tre categorie di soggetti: medici e/o infermieri, persone in quarantena, senza dimora. È una scelta solidale incoraggiata e sostenuta dalla Presidenza della Cei. Ad oggi sono 23 le Diocesi (in 11 Regioni Ecclesiastiche) che hanno comunicato di aver offerto alla Protezione civile e al Sistema Sanitario Nazionale altrettante strutture per oltre 500 posti. Tra queste: Tivoli e Palestrina, Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Locri-Gerace, Catanzaro-Squillace, Alba, Savona-Noli, Aversa, Albenga-Imperia, Ugento-Santa Maria di Leuca, Rossano-Cariati, Messina, Genova, Concordia-Pordenone, Mondovì, Siena e Perugia.A queste vanno aggiunte 18 Diocesi (in 8 Regioni Ecclesiastiche) – tra cui Città di Castello, Ferrara-Comacchio e Gaeta – che hanno impegnato più di 25 strutture per oltre 300 posti nell’accoglienza di persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali. Infine 21 Diocesi (in 10 Regioni Ecclesiastiche) – Cerignola-Ascoli Satriano, Matera-Irsina, Torino, Pesaro, Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, Senigallia, Jesi, Fermo, Aversa, Rossano-Cariati, Roma, Molfetta-Ruvo-Giovanizzo-Terlizzi – hanno comunicato di aver messo a disposizione quasi 300 posti per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria che tiene conto delle misure di sicurezza indicate dai Decreti del Governo. Un’attenzione particolare alcune Diocesi la stanno rivolgendo al mondo del carcere e alle condizioni di quanti escono a fine pena e si trovano senza alternative.
È una mappa della carità ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas Italiana ha lanciato una campagna di raccolta fondi – “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità” -, della durata di un mese. “Ci sostengono nel nostro impegno le parole del Santo Padre al momento straordinario di preghiera presieduto ieri sul sagrato della Basilica di San Pietro”, afferma Mons. Stefano Russo, segretario generale della CEI, ricordando tutta la gente che “esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità”.Per contribuire alla raccolta fondi di Caritas Italiana (via Aurelia 796 − 00165 Roma) utilizzare il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito http://www.caritas.it,

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Tecnici ENGIE in prima linea nelle strutture ospedaliere

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

In prima linea nella lotta contro il Covid-19 a fianco degli operatori sanitari anche i colleghi di ENGIE Italia che ha in gestione 86 presidi ospedalieri e, tra questi, l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, gli Ospedali Buzzi, San Paolo e Sacco di Milano, gli Ospedale Orzinuovi e Iseo in provincia di Brescia, l’Ospedale di Chiari, l’Azienda Ospedaliera di Padova, solo per citarne alcuni.Il personale sul posto, oltre 650 tecnici in tutta Italia, ne presidia h24 e ne garantisce il funzionamento mediante i servizi tecnologici ed energetici.Si tratta di interventi essenziali e vitali al mantenimento della piena funzionalità dei nosocomi.Tra le operazioni più delicate e a rischio c’è la filtrazione dell’aria, fondamentale per mantenere i livelli di qualità dell’aria soprattutto nelle zone più esposte ai pazienti in terapia intensiva o ricoverati nei reparti del Covid19.
Tutti i tecnici agiscono seguendo le procedure aziendali per garantire la sicurezza personale e agli operatori sanitari e pazienti di poter lavorare ed essere assistiti in questa fase così delicata dell’evoluzione del virus.

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Le strutture diocesane per la Protezione Civile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

“Non sprecate questi giorni difficili”. È l’appello del Santo Padre a ritrovare – in questo periodo in cui l’attenzione agli altri è messa a dura prova – la concretezza dei gesti quotidiani e delle relazioni. La Presidenza della CEI, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche in cui anche tante Diocesi versano, incoraggia ad abbracciare con convinzione scelte solidali, che possano contribuire a rispondere all’emergenza Covid-19.
Di fatto, molte Diocesi italiane – a partire dalle più provate dall’emergenza – già hanno aperto le porte: Bergamo ha messo a disposizione di medici e infermieri 50 camere singole del Seminario, altre 10 le ha offerte Lodi e così Roma e Taranto; Cremona ha reso disponibili 25 posti per operatori sanitari che dopo il lavoro non possono rientrare in famiglia per non mettere a rischio i familiari; Crema ospiterà 35 medici cinesi che verranno a supporto dell’ospedale cittadino e di quello da campo che verrà costruito nei prossimi giorni in uno spazio della diocesi. Altre diocesi – Brescia, Roma, Tricarico, San Marco Argentano-Scalea, Reggio Calabria, Cassano allo Jonio, Siracusa… – hanno offerto le proprie strutture per l’accoglienza di persone in quarantena o si accollano il pagamento alberghiero di pazienti che possono uscire dall’ospedale (Bergamo), liberando posti.Altre – Milano, Rimini, Lanusei… – hanno messo a disposizione strutture per la Protezione Civile. Altre stanno dando ospitalità a persone senza fissa dimora: Pavia, Lodi, Gorizia, Belluno-Feltre, Piacenza, Parma, San Marco Argentano-Scalea, Bari-Bitonto, Nardò-Gallipoli, Cerignola-Ascoli… Un’attenzione particolare alcune Diocesi la stanno rivolgendo al mondo del carcere e alle condizioni di quanti escono a fine pena e si trovano senza alternative…Si tratta di una mappa della carità ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas Italiana lancia una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. “È il tempo della responsabilità e insieme possiamo dare un segno concreto di speranza e conforto; le Chiese locali, in questo modo, potranno continuare a non far mancare il dinamismo forte della carità”, afferma don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, che lancia la campagna “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”.

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Strutture ospedaliere nella capitale

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2020

La prima riguarda la realizzazione di un ospedale temporaneo in due padiglioni dell’ex Fiera di Roma per 450 posti di terapia intensiva e sub intensiva per tamponare la seconda fase del contagio coronavirus, sul modello di quanto sta facendo Milano; la seconda propone la riapertura del Forlanini, non per metterci le terapie intensive, cosa probabilmente incompatibile per i tempi di cantiere richiesti, ma per realizzarvi unitamente con l’adiacente Spallanzani, un polo per la ricerca, la cura, la riabilitazione per malattie infettive, ben sapendo che su questo fronte la domanda sarà sempre in crescita anche a causa della più rapida circolazione di uomini e merci nel mercato globale. Un progetto su cui iniziare a lavorare ora per avere operatività tra 6-8 mesi.Da chi ha ruoli di governo in questa fase ci si attende dichiarazioni responsabili, a maggior ragione perché dietro queste proposte non c’è solo uno schieramento politico, ma una buona fetta del mondo scientifico e professionale.Mentre medici, infermieri, operatori sanitari, tecnici, amministrativi, forze dell’ordine stanno lavorando nella drammatica assenza di mere mascherine protettive a causa di una clamorosa incapacità di chi governa a proteggere chi deve stare in trincea, ci si diletta in posizioni superficiali, provocatorie e offensive che sinceramente ci si dovrebbero risparmiare”.E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Sostegno, il 41% degli studenti cambia insegnante rispetto all’anno precedente

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

Organico e strutture. Limiti endemici della scuola italiana che, probabilmente, diventano più drammatici quando coinvolgono gli alunni con disabilità. Recentemente – come riporta la stampa specializzata – si è levata l’ennesima voce autorevole per sottolineare le carenze e la retorica di un’istruzione inclusiva, nel corso del convegno “Inclusione e Scuola, la tutela del diritto allo studio”, svoltosi alla Camera e promosso da Giusy Versace, responsabile del Dipartimento Pari Opportunità e Disabilità di Forza Italia. È quella di suor Anna Monia Alfieri, componente della Consulta di Pastorale scolastica e del Consiglio Nazionale Scuola della CEI.
Nell’anno scolastico 2017/2018 (Focus Miur settembre 2018), ha fatto notare nella sua relazione, che gli alunni con disabilità che frequentavano le scuole statali di ogni ordine e grado erano 245.723, il 3,1% del totale della popolazione studentesca, con un aumento percentuale rispetto alla rilevazione precedente (+0,2%), e un aumento complessivo rispetto all’anno scolastico 2014/2015 pari a circa l’8,4%. Per i 272mila studenti che ne avrebbero diritto ci sono solamente 156mila insegnanti di sostegno, 40mila dei quali sono “in deroga”, ovvero senza studi di specializzazione. Il 41% degli alunni cambia docente rispetto all’anno precedente, il 12% addirittura durante lo stesso anno, scrive l’Istat. E, come se non bastasse, solo il 32% è accessibile dal punto di vista delle barriere fisiche, mentre appena il 18 per cento lo è per la presenza di ostacoli senso-percettivi.Qualche soluzione c’è e il sindacato Anief l’ha prospettata in più occasioni. Recentissima è la richiesta di proposte emendative, sul sostegno, alla Legge di Bilancio 2020. Proposte che sono state presentate martedì scorso. Ma non solo. “Ci aspettiamo anche – sottolinea il leader del sindacato autonomo, Marcello Pacifico – che al Miur distribuiscano in modo equo e ragionato i posti di corsi di specializzazione, a differenza di quanto è stato fatto in occasione dell’ultima tornata.

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Ospitalità religiosa: In Italia 3500 strutture ricettive

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Numeri importanti che non passano inosservati: sono le case gestite o di proprietà di enti religiosi, specializzate nell’accoglienza spirituale e turistica. 232.000 posti letto in tutta Italia, distribuiti in circa 3500 strutture. Si superano i 300.000 posti letto se sommiamo le case “laiche” e onlus dedicate ai gruppi religiosi.Eppure si tratta di un “business anomalo”, perché lo scopo ultimo è alimentare le attività comunitarie e caritatevoli di parrocchie, diocesi, Caritas e ordini religiosi, comprese le missioni nel terzo Mondo.Il rapporto 2019 curato dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana propone i dati del portale ospitalitareligiosa.it che mantiene aggiornato l’elenco delle strutture in 103 province. Ne emerge un quadro ben definito, tra case per ferie e foresterie, monasteri e conventi, eremi e studentati, case parrocchiali e ostelli.Per numero assoluto di posti letto il Lazio con Roma domina la scena, seguito a ruota da Veneto e Lombardia; ma in rapporto alla popolazione residente, spiccano per primi Valle d’Aosta, Umbria e Trentino-Alto Adige.Nel complesso, circa un terzo delle strutture si trova nei centri-città, un altro terzo in località di montagna e un terzo in riva al mare o immerse nella natura.Le strutture del centro-sud dimostrano una maggiore predisposizione verso l’innovazione: battono nettamente il nord in tema di adeguamento per i disabili e dotazione del Wi-Fi.
L’82% offre come trattamento base il solo pernottamento; circa la metà arriva fino alla pensione completa. Una camera doppia si trova in 8 strutture su 10, la singola in 7. Il 23% dispone di un terreno adatto ad ospitare tende. 2 su 3 hanno una sala riunioni e un giardino.Tutti questi dati hanno imposto all’Associazione che cura la promozione delle case religiose di ospitalità, un cambio di passo verso una maggiore conoscenza di questo fenomeno da parte del pubblico. Ecco perché è nata quest’anno la App gratuita per smartphone ORICARD ed anche il volume cartaceo “Ospitalità religiosa – Guida alle strutture ricettive in Italia” per chi ama sfogliare le idee per il prossimo viaggio. Oggi sono quindi tante le modalità per scoprire dove e come vivere un’esperienza da ospiti e non da clienti.

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“300mila euro nel bilancio della Città metropolitana per la diagnostica e il monitoraggio di tutte le strutture del territorio”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Torino “In questo momento di grande sgomento e dolore per la tragedia di Genova è importante rassicurare la popolazione e ribadire da parte nostra che è necessaria una nuova stagione di investimenti in merito alla diagnostica innovativa sui manufatti esistenti, in modo da programmare risorse certe per la loro manutenzione”. Il consigliere metropolitano con delega alle infrastrutture e ai lavori pubblici Antonino Iaria interviene per evitare che si creino falsi allarmi su strutture di proprietà della Città metropolitana, come ad esempio il viadotto noto come ponte Preti di Strambinello sulla strada provinciale 565. “Il ponte Preti è una struttura ben diversa dal ponte dell’autostrada A10 crollato oggi a Genova, perché è un ponte ad arco in cemento armato normale e non precompresso, ed è una struttura monitorata in continuo dal nostro servizio Viabilità”.
“La Città metropolitana di Torino” aggiunge Iaria “ha messo in bilancio nel 2018 circa 300mila euro a questo scopo e sta avviando la gara pubblica per l’affidamento dei servizi di diagnostica e monitoraggio non solo del ponte Preti, ma anche di tutte le altre strutture edilizie e viarie di sua competenza nel territorio metropolitano. Stiamo anche lavorando” conclude il consigliere “con la Commissione Bilancio e Lavori pubblici del Consiglio metropolitano per chiedere maggiori risorse per questi settori”.

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Campidoglio: Piano Caldo 2018 con nuovi servizi e strutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Roma. Un programma innovativo, che coinvolge tutti i Municipi della Città tramite attività basate sulla socializzazione e sulle relazioni in un’ottica di solidarietà. Con questo approccio Roma Capitale presenta, per la stagione estiva, un programma di iniziative, che proseguiranno fino a settembre, accessibili a tutti i cittadini e con forti novità rispetto agli anni scorsi: per la prima volta le persone in condizioni di maggiore fragilità, soprattutto gli anziani, potranno accedere a strutture come l’impianto sportivo Montecitorio oppure allo Stadio Nando Martellini presso le Terme di Caracalla. L’obiettivo è di tutelare le persone più a rischio dall’innalzamento delle temperature e dai cosiddetti picchi di calore, assicurando la presenza di almeno un’ampia struttura in ogni Municipio. Particolare attenzione sarà posta alle potenzialità della persona anziana, alla riscoperta delle proprie capacità, anche in relazione all’altro, con attivazione di percorsi per la promozione del volontariato senior, che attivati nel periodo estivo, con l’ausilio di personale degli sportelli Farmacap, proseguiranno anche a settembre.I Centri Sociali Anziani svolgono la funzione di coordinamento e di punto informativo, indirizzando i cittadini verso luoghi e strutture più aderenti ai loro bisogni. E’ inoltre prevista un’Unità di coordinamento presso il Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute anche tramite il volontariato del Servizio Civile.Il Piano Caldo 2018 conferma e rafforza la presenza delle Oasi presso la piscina della Casa di riposo Roma 3, in via Ventura, nel Municipio XIV: dove le persone anziane potranno trascorrere soggiorni diurni. A partire da lunedì 25 sarà possibile prenotare al numero 0686210833. A tutto ciò si aggiunge, infine, la collaborazione con la Presidenza della Repubblica che ha aperto la spiaggia di Castelporziano per persone con disabilità da giugno ad agosto.

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Il numero delle strutture turistico-ricettive all’asta in Italia è aumentato

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

turismo costieroLo è del 9% in sei mesi: le procedure in corso che riguardano alberghi, bed & breakfast, motel, campeggi e simili sono infatti 237, a fronte delle 217 rilevate all’inizio dell’anno. Il comparto si presenta quindi in netta controtendenza rispetto al residenziale e prosegue la crescita che si era riscontrata anche nella rilevazione dello scorso gennaio. Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato. La differenza più evidente, però, è che stavolta a determinare la nuova impennata è stata l’area settentrionale del Paese, che ha praticamente raddoppiato il dato: 101 gli immobili in vendita forzata rispetto ai 51 riscontrati in avvio di 2017. Tutte le altre macroregioni hanno invece fatto registrare un calo: -11% il Centro, -21% il Sud, -22% le Isole.Poco meno della metà degli immobili oggetto dell’analisi è dunque localizzata nel Nord, a fronte di una quota pari a circa un quarto del totale emersa a gennaio. I più significativi balzi in avanti sono stati effettuati dal Veneto (34 strutture all’asta rispetto alle 9 di inizio anno), dal Piemonte (passato da 14 a 20 vendite forzate), dalla Lombardia (da 4 a 12), dal Trentino-Alto Adige (da 4 a 8) e dalla Liguria (un unico immobile all’incanto sei mesi fa, addirittura 11 adesso). Nessuna struttura in fase di cessione per Molise e Valle d’Aosta, mentre sia la Sicilia (da 32 a 28) sia la Sardegna (da 22 a 14) hanno fatto registrare decrementi significativi. Il miglioramento più consistente si è però verificato in Campania, regione che al momento conta 13 alberghi all’asta contro i 27 di inizio anno.A livello di province, invece, comanda nettamente Padova con 20 strutture in vendita: il dato, l’unico a doppia cifra nel panorama nazionale, le consente di primeggiare per distacco nei confronti di tutte le altre. Assai distanti rimangono infatti Salerno, Trento (entrambe ne contano 7), Rimini, Savona, Taranto e Vicenza (tutte con 6).
Mettendosi dalla parte di potenziali investitori, invece, c’è la possibilità di portare a termine operazioni interessanti visto l’alto numero di strutture sul mercato. Chi compra deve avere sempre chiaro se in vendita sia stato messo l’immobile insieme all’attività di gestione e, nel caso, se sia possibile avanzare offerte anche solo per uno dei due asset in questione. È altresì importante comprendere a fondo quali vincoli e oneri verranno cancellati e quali invece rimarranno a carico dell’acquirente, calcolare i tempi dell’effettiva disponibilità della struttura, informarsi sulle potenzialità del contesto ambientale in cui essa è inserita, avere piena contezza delle eventuali spese arretrate accumulate e delle imposte che graveranno sull’immobile.

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UNICEF: almeno 2,7 milioni di bambini vivono in strutture d’assistenza

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

unicef1Secondo le nuove stime dell’UNICEF, sono almeno 2,7 milioni i bambini nel mondo che vivono in strutture d’assistenza. Ma è probabile che questi dati – pubblicati oggi su “Child Abuse & Neglect” – siano soltanto la punta dell’iceberg, vista la grande insufficienza nella raccolta di dati e la mancanza di registrazioni accurate nella maggior parte dei Paesi.Le nuove stime dell’UNICEF si basano su dati raccolti in 140 Paesi. In Europa orientale e centrale il tasso è il più alto al mondo, con 666 bambini che vivono in strutture d’assistenza ogni 100.000, un dato 5 volte maggiore rispetto alla media mondiale di 120 bambini ogni 100.0000. I Paesi industrializzati e la regione dell’Asia Orientale e del Pacifico si posizionano al secondo e al terzo posto, rispettivamente con 192 e 153 bambini ogni 100.000.“Nelle strutture d’assistenza, come le istituzioni o gli orfanotrofi, i bambini già vulnerabili – a causa della separazione delle loro famiglie- incorrono in rischi maggiori di violenze, abusi e danni a lungo termine al loro sviluppo cognitivo, sociale e psicologico,” ha dichiarato Cornelius Williams, Direttore UNICEF Associato per la protezione dell’infanzia. “La priorità è quella di tenere i bambini al di fuori delle strutture d’assistenza e con le loro famiglie, soprattutto nei primi anni di vita.”Lo studio dell’UNICEF evidenzia che in molti Paesi non esiste ancora un sistema efficiente che produca dati precisi sul numero dei bambini in strutture d’assistenza. In molti Paesi, la documentazione ufficiale registra solo una piccola porzione del numero reale di bambini che vivono in strutture d’assistenza e i bambini in centri privati spesso non sono conteggiati.“È fondamentale che i governi possiedano elenchi più accurati e completi di tutte le strutture d’assistenza esistenti e che facciano regolarmente un conteggio approfondito dei bambini che vivono in queste strutture per aiutare a irrobustire la documentazione ufficiale,” ha dichiarato Claudia Cappa, esperta di statistica dell’UNICEF e coautrice dello studio. “In questo modo saremo in grado di misurare la portata del problema e lavorare con i governi per dare una risposta efficace.”Le ricerche mostrano che alcuni dei fattori di rischio principali che causano il trasferimento in strutture d’assistenza dei bambini includono la disgregazione del nucleo familiare, problemi di salute, servizi sociali scarsi o ineguali, condizioni di disabilità e povertà.Si esortano i governi a ridurre il numero di bambini che vivono in strutture d’assistenza, prevenendo, dove possibile, la separazione delle famiglie e cercando case per i bambini ricorrendo all’assistenza familiare, per esempio in famiglie affidatarie. Secondo l’UNICEF è inoltre necessario un investimento maggiore in programmi di supporto familiare basati sulle comunità.

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Al via la seconda edizione della Rome Art Week

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

raw-magazine-tatooRoma dal 9 al 14 ottobre si svolgerà la seconda edizione della Rome Art Week. è un progetto culturale, a cadenza annuale e senza scopo di lucro, che coinvolge per una settimana l’intera città di Roma attraverso la promozione di eventi e progetti artistici organizzati dalle strutture espositive e dagli artisti che operano nella città.
RAW punta ad unire il mondo dell’arte contemporanea della Capitale – creando una rete tra le strutture espositive, gli artisti, i curatori e i critici del mondo dell’arte – e ad offrire una panoramica quanto più possibile esaustiva della sua offerta al pubblico nazionale ed estero: l’obbiettivo è infatti quello di allinearsi alle altre capitali europee, dove già da anni vengono organizzate Art Week o Gallery Weekend, dando vita ad una manifestazione che possa essere un utile strumento di conoscenza, approfondimento e impulso al mercato e alla comunicazione della Roma contemporanea, proiettandola all’attenzione dei circuiti internazionali. Come per l’edizione 2016, anche quest’anno RAW offrirà la possibilità di aderire all’iniziativa mediante la compilazione delle apposite Schede Biografiche – dedicate agli Artisti e alle Strutture partecipanti – e fornirà una mappa interattiva con la quale sarà possibile consultare il calendario con gli appuntamenti della settimana. Al termine delle iscrizioni, il calendario completo degli eventi organizzati per l’occasione (vernissage, visite guidate, talk critici, conferenze, performance, open studio, etc.) sarà pubblicato anche in versione cartacea e distribuito a tutti gli aderenti.Le iscrizioni saranno aperte dal 15 maggio al 15 luglio.
Tante le novità della nuova edizione, a partire dalla divisione del territorio coinvolto dall’iniziativa in macro aree per le quali saranno suggeriti dei percorsi al fine di migliorare l’offerta e rendere più agevole al pubblico la partecipazione agli eventi della RAW. Oltre agli eventi nelle strutture espositive e agli open studio degli artisti, verranno promossi progetti espositivi presentati da artisti, curatori o Istituzioni.
Le Strutture e gli Artisti iscritti alla RAW avranno la possibilità di aggregarsi rispettivamente in liberi Consorzi e liberi Collettivi, composti da un minimo di cinque partecipanti, allo scopo di organizzare un unico evento concertato fra tutti gli aderenti. Ciascun collettivo potrà inoltre ricevere il supporto di uno o più curatori per la presentazione di un evento comune. Infine, come già accaduto durante la prima edizione della RAW, noti critici, curatori e operatori del settore dell’arte contemporanea romana, i cosiddetti “Punti di vista”, saranno invitati a consigliare dei percorsi di visita scelti tra i vari eventi durante le giornate della Rome Art Week. Saranno inoltre invitati a registrare delle video interviste che saranno visibili sul sito e sui canali social della RAW – costantemente aggiornati – arricchendo i contenuti della manifestazione.
Per tutte le altre informazioni in itinere e per il manifesto ed il regolamento di adesione si rimanda alla piattaforma romeartweek.com. (foto: raw-magazine-tatoo)

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Il numero delle strutture turistico-ricettive all’asta in Italia è aumentato del 21% in sei mesi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

turismo costieroLe procedure in corso che riguardano alberghi, bed & breakfast, motel, campeggi e simili sono infatti 217, a fronte delle 179 rilevate nel luglio 2016. La diminuzione di oltre il 7% evidenziata nel primo semestre dello scorso anno, quindi, non è stata confermata. Anzi, la tendenza ha subìto una decisa inversione di marcia, con valori assoluti nettamente superiori anche a quelli del 2015. Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato.
A trainare la secca impennata del dato sono soprattutto il Sud (+50% rispetto alla scorsa estate) e il Nord (+41%), di fatto tornato ai livelli di dodici mesi fa; più contenuto l’incremento in Sicilia e Sardegna (+17%), mentre il Centro della Penisola è l’unica macro-area ad aver fatto registrare un lieve calo (-6%). Poco più della metà degli immobili oggetto dell’analisi (111) è localizzato nel Mezzogiorno d’Italia (isole maggiori comprese), a fronte di una quota pari al 46% emersa a luglio 2016: un ulteriore segnale delle evidenti difficoltà incontrate nelle zone meridionali a contrastare una congiuntura di stagnazione economica ormai di medio-lungo periodo. Gli incrementi più significativi si riscontrano in Sicilia (+52%), la regione italiana con più strutture all’asta insieme alla Toscana (32 a testa), in Campania (+68%) e in Calabria, passata da zero a 8 immobili in vendita.Allargando lo sguardo a livello nazionale, da rilevare il +71% dell’Emilia Romagna e il +45% di Piemonte e Toscana. Migliora leggermente la situazione della Sardegna, passata da 25 procedure forzate a 22, e del Lazio, da 19 a 17. Tutte le regioni italiane entrano in questa classifica, in fondo alla quale si trova la Liguria con un solo immobile turistico-ricettivo all’asta. A livello di province, invece, comanda Salerno con 18 strutture in vendita: il dato, l’unico a doppia cifra nel panorama nazionale, le consente di primeggiare nettamente rispetto a Frosinone, Pistoia e Rimini (9 per ognuna). Seguono poi Cuneo (8), Livorno, Pisa e Siracusa (tutte con 7).Va sottolineato come i timidi segnali di incoraggiamento registrati a metà dello scorso anno non abbiano trovato continuità in questa ultima rilevazione. Le tempistiche delle vendite immobiliari forzate non sono sovrapponibili agli scenari economico-finanziari attuali, poiché scaturiscono come reazione a problematiche sorte in precedenza. Ciò detto, non si può non evidenziare con preoccupazione come, alla conclamata e pressoché strutturale fragilità del panorama socio-economico del Mezzogiorno, rischino di associarsi complicazioni in realtà territoriali storicamente più virtuose. Se la concentrazione di immobili in vendita in Sardegna e Sicilia conferma le notevoli difficoltà in cui versano due dei territori più attrattivi del nostro Paese dal punto di vista turistico, gli incrementi registrati, ad esempio, in Toscana ed Emilia Romagna costituiscono nuove fonti di turbamento. Mettendosi dalla parte di potenziali investitori, invece, c’è la possibilità di portare a termine operazioni interessanti visto l’alto numero di strutture sul mercato. Chi compra deve avere sempre chiaro se in vendita sia stato messo l’immobile insieme all’attività di gestione e, nel caso, se sia possibile avanzare offerte anche solo per uno dei due asset in questione. È altresì importante comprendere a fondo quali vincoli e oneri verranno cancellati e quali invece rimarranno a carico dell’acquirente, calcolare i tempi dell’effettiva disponibilità della struttura, informarsi sulle potenzialità del contesto ambientale in cui essa è inserita, avere piena contezza delle eventuali spese arretrate accumulate e delle imposte che graveranno sull’immobile».

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Carceri: Sì a strutture con priorità riabilitazione carcerato”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 maggio 2016

carceri-cella-affollata“Non posso che essere d’accordo con la proposta del ministro Orlando, ripresa anche dal candidato sindaco di Milano Parisi, di ‎cedere ai Comuni le vecchie carceri e costruirne di nuove, piu’ moderne e funzionali, lontane dai centri delle città ma ben servite da infrastrutture, in cui la funzione di riabilitazione del carcerato sia prioritaria. Anche San Vittore e’ un carcere in pieno centro e ormai obsoleto. Mi auguro che, dopo anni e anni di discussioni, si giunga a una soluzione che sarebbe anche sinonimo di riqualificazione di strutture prestigiose, patrimonio della città”. E’ quanto afferma Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera e capolista di Milano popolare.

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Climaveneta per le strutture ospedaliere

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2016

by Pivari.com. L’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), nato nel 1994 da un’idea di Umberto Veronesi, è un “comprehensive cancer centre”, con finalità “non profit”, attivo in tre aree: Clinica, Ricerca e Formazione. Lo IEO si propone di raggiungere costantemente l’eccellenza nel campo della prevenzione, della diagnosi e distituto europeo encologiaella cura dei tumori attraverso lo sviluppo della ricerca clinico scientifica e l’innovazione organizzativa e gestionale in un contesto di costante attenzione alla qualità del servizio erogato alle persone assistite.Nel corso degli ultimi anni l’istituto è stato soggetto a continue opere di ampliamento e miglioramento della struttura al fine di garantire un ambiente d’eccellenza alle cure dei propri pazienti. Nell’ambito dell’ultimo stralcio dei lavori si è provveduto anche alla sostituzione delle unità per la climatizzazione dell’istituto, con l’installazione di 3 TECS2/SL-CA-E 1054 di Climaveneta, in grado di raffrescare sia le utenze esistenti, sia quelle del nuovo ampliamento in atto. Le unità sono collegate a pompe con portata variabile e servono tutti i terminali esistenti nella struttura: fan coil, close control e unità trattamento aria. L’energia prodotta dai 3 TECS2/SL-CA-E 1054 ed un gruppo frigorifero ad assorbimento precedentemente installato sarà contabilizzata dal sistema di gestione ed ottimizzazione ClimaPRO, al fine di garantire la massima efficienza possibile all’impianto, attraverso un monitoraggio continuo e puntuale.Centinaia di realizzazioni fra cliniche universitarie e piccole realtà d’eccellenza in tutto il mondo sono la migliore garanzia della varietà e della qualità delle soluzioni che Climaveneta ha sviluppato per rispondere in modo evoluto e razionale alle principali sfide impiantistiche poste dalle strutture sanitarie.

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Sanità: tagli e sprechi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

istituto superiore sanità“Il governo sa benissimo che in molte Regioni i costi standard dei servizi ospedali pubblici sono molto più elevati di quelli delle strutture convenzionate. E’ di tutta evidenza che ci sono problemi di sprechi per la cattiva organizzazione delle strutture pubbliche, Asl e ospedali. L’impegno che vogliamo da parte del governo è quello di tagliare laddove ci sono sprechi senza compromettere i servizi ai cittadini e di procedere alla effettiva riorganizzazione del servizio sanitario nazionale, della rete ospedaliere e delle aziende sanitarie locali in grado”. È quanto ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Marcello Taglialatela intervenendo in aula sulla mozione sul servizio sanitario nazionale.

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