Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘studi’

Abbandono prematuro degli studi

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2021

La disaffezione verso i processi formativi e la crescita della povertà familiare rischiano di lasciare campo libero all’aumento del lavoro minorile in Italia nel post pandemia e alla creazione di una platea di lavoratori senza le necessarie competenze per scalare la piramide professionale. A sollevare il velo sul fenomeno è la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nell’indagine “Il lavoro minorile in Italia: caratteristiche e impatto sui percorsi formativi e occupazionali”, realizzata dal proprio Ufficio Studi in occasione della “Giornata mondiale contro il lavoro minorile” del 12 giugno 2021. Dalla ricerca, disponibile da domani sul sito http://www.consulentidellavoro.it, emerge che tra gli attuali occupati in Italia con età compresa tra 16 e 64 anni circa 2,4 milioni hanno svolto un qualche tipo di attività lavorativa prima del sedicesimo compleanno. Un fenomeno di irregolarità che si conferma ancora diffuso tra i giovani e penalizza le prospettive di formazione e lavoro: nel 2020, erano oltre 230mila gli under 35 a dichiarare di aver ricevuto una retribuzione già prima dei 16 anni. Tra questi, più della metà svolge professioni a medio-bassa qualificazione mentre tra chi ha fatto il suo ingresso nel mondo del lavoro in un’età legale il dato si ferma al 31%.«La riduzione del fenomeno del lavoro minorile tra le fasce di popolazione più giovani non deve distrarci dal rischio che le trasformazioni in corso nel mondo del lavoro e della società determinate dall’emergenza sanitaria invertano la rotta – afferma Rosario De Luca, presidente di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro –. I dati confermano, ancora una volta, che l’investimento in formazione e competenze è vincente in una prospettiva che guarda alle opportunità future, dei singoli e del Sistema Paese».

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La Sapienza migliore al mondo per gli studi classici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2021

“Apprendere che La Sapienza è l’università migliore al mondo per gli studi classici, battendo blasonatissimi Atenei internazionali ultrafinanziati e brandizzati, pubblici e privati, è motivo di doppia soddisfazione: orgoglio di romano, visto che di tratta della Città Universitaria della Capitale e orgoglio di cittadino italiano. Negli studi classici, dove è impossibile negare o nascondere l’identità culturale italiana e occidentale, siamo per forza di cose imbattibili. Avremmo lo stesso destino se riuscissimo ad associare alla mia ex Facoltà di Architettura lo stesso richiamo identitario, quello che troppo spesso rinneghiamo per lasciar spazio a una creatività ostile alla propria tradizione artistica, architettonica e urbanistica. La stessa che molte nazioni ci copiano pedissequamente, non avendo sufficiente profondità per reinterpretata. Tuttavia anche Architettura, Ingegneria civile, Meccanica, Farmacia e Farmacologia, Matematica, Scienze informatiche, Storia, Legge, Lingue Moderne fanno passi in avanti. Risultati importanti che devono incoraggiare lo Stato a investire di più e meglio su Università e Ricerca, perché se vi fosse la volontà l’Italia potrebbe tornare motore e cervello del sapere mondiale”. È quanto scrive su Facebook il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Superare gli esami e le difficoltà negli studi

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

Dopo circa un anno di didattica a distanza (DaD), le statistiche che riguardano la scuola e gli studenti sono tutt’altro che incoraggianti, sebbene poco sorprendenti.La scuola ha dei grandi problemi strutturali e la pandemia non ha sicuramente aiutato a risolverli, anzi. Le analisi condotte dal Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza, per esempio, rivelano degli scenari piuttosto prevedibili. Gli studenti, dicono i dati, mostrano una netta predilezione per il metodo di insegnamento in presenza.Infatti, sebbene si siano riusciti a garantire dei buoni standard nella didattica, a causa della nuova metodologia emerge una diffusa difficoltà a mantenere alti i livelli di concentrazione e produttività. Inoltre, sempre in riferimento all’uso prolungato della tecnologia, i giovani studenti hanno avvertito il problema di svolgere i compiti fuori dall’orario scolastico. Oltre la metà degli studenti si dichiara stressato e manifesta la necessità di apprendere dei metodi di studio per velocizzare e ottimizzare l’apprendimento.Con questo scopo nasce “Genio in 21 giorni”, un corso ideato da Massimo De Donno per proporre un metodo di studio che vada incontro alle esigenze dei singoli studenti. Massimo De Donno è uno dei massimi esperti di apprendimento, tra i più noti in Europa. Il suo metodo è stato testato con successo da ben 42mila allievi in 5 nazioni come Italia, Spagna, Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti. Un dato particolarmente significativo che emerge dalle suddette ricerche riguarda la percezione che gli studenti possiedono rispetto alle proprie capacità di organizzazione del lavoro e di raggiungimento degli obiettivi. I ragazzi in DaD diminuiscono la percezione della propria efficacia scolastica in modo statisticamente significativo. Questo risulta problematico dal momento che l’auto-efficacia è collegata ad un buon andamento scolastico.

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Scuola: Un tempo si desiderava un viaggio in giro per il mondo o terminare gli studi il prima possibile

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

Quest’anno, dopo le vicissitudini legate al Covid-19, che hanno rivoluzionato abitudini e stili di vita, gli studenti chiedono prima di tutto un ritorno a seguire le lezioni a scuola o all’università (65%) e la possibilità di confrontarsi di persona con compagni e insegnanti (56%). Pensando un po’ più al futuro e a ciò che sarà dopo l’università, le ambizioni portano i giovani a desiderare un posto che sia in linea con il proprio percorso di studi (55%) e che gli permetta di poter ottenere l’indipendenza economica dalla famiglia (47%), possibilmente con un contratto di lavoro fisso (32%). A dispetto di chi li considera “poco concreti” o “con la testa tra le nuvole”, 1 studente su 2 confessa di conoscere le difficoltà del periodo e di nutrire per sé dei sogni molto concreti (53%), di potersi laureare a pieni voti (35%) o di superare gli esami senza patemi d’animo particolari (41%). È quanto emerge da uno studio di In a Bottle (https://www.inabottle.it), condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analisys) su circa 1500 studenti tra i 18 e i 25 anni con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sui principali social network, forum e community per capire quali sono desideri e aspettative per il 2021. Quali esigenze dovrebbe soddisfare la realizzazione di un sogno per gli studenti italiani? Complice gli ultimi 12 difficili mesi, la maggioranza dei ragazzi evita voli pindarici e vorrebbe soltanto “migliorare il proprio tenore di vita per garantire maggiore serenità a sé stessi e ai propri cari” (43%) e “dare una soddisfazione ai propri genitori” (35%), sempre più preoccupati per i tempi difficili che stiamo vivendo e desiderosi di un futuro migliore per i propri figli. In secondo piano, almeno in questo periodo, le aspettative riguardano la realizzazione di un sogno che coincida con la possibilità di “dedicare un po’ di tempo a sé stessi” (16%) o di trovare l’amore della vita (11%), seppur ancora in giovane età. Quali desideri per il nuovo anno esprimeranno gli studenti allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre? La pandemia che stiamo vivendo ha inevitabilmente fatto scoprire, anche ai ragazzi, l’importanza delle piccole cose e di ciò che, fino a 12 mesi fa, davamo tutti per scontato. Ecco quindi che il 65% dei ragazzi chiedono prima di tutto un ritorno alla normalità ad iniziare dall’istruzione: un tempo veri e propri spauracchi per milioni di studenti, adesso università ed istituti scolastici diventano simbolo di un ritorno alla normalità, auspicabile quanto prima. A seguire c’è anche la voglia di tornare a confrontarsi di persona con compagni e insegnanti (56%)., abbandonando la tanto discussa didattica a distanza e le lezioni, in alcuni casi addirittura le sessioni di laurea, in videocofnerenza. Sembra quindi che gli studenti riconoscano il potere socializzante che la scuola e l’università rappresentano, visti non più come luoghi dove recepire soltanto nozioni e conoscenze.

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Tamponi rapidi negli studi dei medici di famiglia: la proposta fa discutere

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

I medici di famiglia sono pronti ad offrire tamponi rapidi in studio, lo ribadisce il leader Fimmg Silvestro Scotti dal 77° Congresso di Villasimius. «Ma attenzione, la categoria deve operare con le adeguate protezioni. È tempo di non fare più sconti a nessuno dopo che ci è voluta una legge per estendere ai medici convenzionati il diritto ai dispositivi. È nostro dovere non fermarci al sospetto diagnostico ma è nostro diritto non accettare più atteggiamenti di sufficienza su temi come la tutela di una classe medica di età media elevata». Le dichiarazioni di Scotti arrivano nel pieno di una nuova polemica sul tema dopo che il numero due Fimmg Pierluigi Bartoletti ha confermato che nel Lazio saranno i medici di famiglia nei propri studi tra una settimana ad offrire tamponi con responso entro un’ora evitando le file ai drive-in. Un progetto estensibile ad altre regioni con l’obiettivo di differenziare subito tra influenza e Covid-19 (il soggetto con sintomi respiratori vaccinato non dovrebbe avere l’influenza) ma che non trova tutti d’accordo. Già la campagna di vaccinazioni antinfluenzali, infatti, sta comportando crescite di afflussi di assistiti, problemi nel far rispettare i protocolli anti-Covid e richieste crescenti da parte di medici di spazi più grandi per vaccinare.L’autocandidatura dei medici di famiglia nasce anche dalla necessità di riprendere in mano la gestione del loro paziente Covid-positivo. Come emerge da un sondaggio condotto dal Centro Studi Fimmg, solo in metà delle province i medici italiani possono prescrivere tamponi e attivare direttamente le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale; nell’altra metà si passa per il Dipartimento di Prevenzione Asl con una mail o si registra la propria richiesta nel portale elettronico Asl; in una decina di province si usano ancora telefonata e fax. Dall’indagine emerge inoltre che se in un terzo delle province il risultato del tampone è disponibile entro due giorni dalla richiesta, in un altro 28% dei casi sono necessari più di 4 giorni. Infine, solo nel 4% delle province sono al momento attivati ambulatori dei medici di famiglia indirizzati a valutare pazienti con sospetto Covid. Fimmg vuole cambiare le cose e per il ministro della Salute Roberto Speranza manda “uno straordinario messaggio al Paese, e Stato e Regioni devono mettersi subito al lavoro per garantirle condizioni di massima sicurezza. La medicina di famiglia è pezzo insostituibile dello stato e i pezzi dello stato vanno valorizzati e tutelati». A Villasimius, Speranza ha ringraziato Fimmg per il successo dello screening sierologico per cui i medici si sono proposti agli operatori delle scuole. Nella relazione Scotti ricorda gli screzi con i sindacati scettici sull’operazione: per lui resta implicito il rischio di un “declino” ove una medicina generale al bivio non accettasse nuovi compiti. Il presidente della Federazione ordini Filippo Anelli ricorda come le stesse farmacie si propongano per offrire i test per la diagnosi del virus e lancia l’altolà: «Il tema della sicurezza, competenza e responsabilità di una professione sanitaria non può essere piegato a interessi diversi dal bene comune. Se si vuole rimuovere il divieto fatto ai professionisti sanitari di esercitare in farmacia vanno anche superati privilegi o concessioni che per la farmacia hanno determinato in passato posizioni di vantaggio». Sì invece all’infermiere sul territorio, «si deve lavorare insieme. Per dire, sono inimmaginabili oggi ospedali con padiglioni di soli medici o soli infermieri». Altro capitolo, le cronicità. Il ministro intende utilizzare il periodo di emergenza per realizzare un’altra fetta di “medicina di prossimità”, la diagnostica in studio finanziata dall’ultima legge di bilancio con 235 milioni messi a disposizione delle Asl per acquisire la strumentazione richiesta dai medici di famiglia sul loro territorioIl balzo in avanti negli stanziamenti per il Ssn quest’anno, 5 miliardi, è un’occasione per rivitalizzare la sanità territoriale pubblica. Scotti ha però una seconda richiesta, il medico non può prende in carico da solo parti vitali del quotidiano del cittadino, l’organizzazione costa e la quota capitaria va rivista. «Il riconoscimento degli aumenti contrattuali 2016-18 (nel decreto legge Cura Italia ndr) contiene in sé i nuovi obiettivi di investimento volti a potenziare l’azione della medicina generale», dice il leader Fimmg intravedendo una prima ipotesi di “microteam di cure di prossimità” «che consentirà finalmente di rispondere alla richiesta del cittadino il giorno stesso grazie ad un’azione di team e non più solo del medico. La reperibilità a distanza altro non è che la presenza di una “longa manus” del medico che agisce con collaboratore e infermiere». Il medico va però messo in condizione di ammodernarsi gestendo in autonomia le risorse, «abbiamo bisogno di riqualificare la nostra quota capitaria per investire su noi stessi». È infine urgente «trasformare il corso di formazione in medicina generale in un corso di formazione lavoro dando al medico quel diritto di nomenclatura di una disciplina che è il titolo di specialità, e conferendo borse in numero corrispondente ai fabbisogni del territorio». Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Studi su Gramsci di Michele Ciliberto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

La fabbrica dei Quaderni. Studi su Gramsci di Michele Ciliberto è una raccolta di sei saggi, che copre oltre trent’anni di ricerche condotte dall’eminente storico della filosofia sull’opera di Gramsci, dal principio degli anni Ottanta al secondo decennio degli anni Duemila. In essi Ciliberto sviluppa le proprie argomentazioni a partire da un originale approccio metodologico, integrante gli strumenti della storia della filosofia con quelli della filologia. I sei Studi su Gramsci si muovono infatti secondo un’opzione critica precisa: da un lato, analisi delle varianti fra le redazioni dei Quaderni del carcere; dall’altro, individuazione dei mutamenti, a livello lessicale e concettuale, fra gli scritti precarcerari e quelli redatti in carcere. Ciò che viene così messo in luce
è il ‘movimento’ del pensiero gramsciano, colto nei suoi complessi rapporti con lo svolgimento della situazione politica in Italia e in Europa.Ne La fabbrica dei Quaderni (Gramsci e Vico), Ciliberto testa il suo innovativo approccio metodologico sui Quaderni del carcere. Più precisamente, l’analisi lessicale e concettuale delle varianti viene applicata al giudizio di Gramsci su Vico – e, attraverso Vico, sulla tradizione filosofica italiana culminata in Benedetto Croce. Il secondo contributo si concentra su L’analisi del fascismo in Gramsci: un’analisi che si rivela strettamente correlata alla categoria di ‘rivoluzione passiva’. Ne Il linguaggio della ‘vita’ sono posti in evidenza da un lato la centralità del lessico di ‘volontà’, ‘ordine’ e ‘disciplina’ nella concezione gramsciana di ‘azione rivoluzionaria’, dall’altro il profondo intreccio fra il pensiero di Gramsci e le discussioni filosofiche di fine Ottocento-primi Novecento sul rapporto fra ‘scienze della vita’ e ‘scienze della natura’. Il quarto saggio inquadra le connessioni stabilite da Gramsci fra Rinascimento e Riforma e ‘modernità’, sul piano sia filosofico sia politico. Qui Ciliberto dimostra inoltre come la ‘riscoperta’ di Antonio Labriola aiutò Gramsci a emanciparsi da radicati pregiudizi negativi sull’Umanesimo. Cosmopolitismo e Stato nazionale è imperniato sulla riflessione gramsciana attorno al fenomeno storico del cosmopolitismo tra gli intellettuali nazionali, con particolare attenzione al contesto italiano, dominato da Machiavelli. Chiude la raccolta Gramsci e Guicciardini. Per una interpretazione ‘figurale’ dei Quaderni, una penetrante ricerca che rivela come l’autore dei Ricordi abbia rappresentato per Gramsci una figura con la quale confrontarsi criticamente sul piano teorico (e in Gramsci, si rammenta, la teoria è sempre una forma di praxis rivoluzionaria), ma anche – soprattutto dal 1933 – a un livello autobiografico, esistenziale. L’immagine di Gramsci restituita dai sei Studi di Ciliberto ne La fabbrica dei Quaderni è quella di un politico (non un filosofo, non uno storico) costretto a misurarsi con cruciali problemi filosofici, nel corso di una ricerca in cui si intrecciano, in modi peculiari e drammatici, questioni teoriche, considerazioni politiche, echi e motivi di carattere autobiografico.

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Medici di famiglia: ecco il documento per gestire gli studi nella fase endemica

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Un conto è gestire i pazienti nell’emergenza pandemica, un altro quando il coronavirus è diventato endemico e può colpire alle spalle in modo inatteso e a dispetto delle statistiche. A marzo la Fimmg ha varato il documento sulla gestione del triage telefonico dei soggetti Covid, e ad aprile le linee guida per la Fase 1, dove detta i criteri per segnalare pazienti sospetti ai servizi di prevenzione Asl e per distinguere possibili Covid-19 dai “normali” influenzati con prove di respirazione e conta dei respiri al minuto. Ora arriva un Protocollo per la gestione post-emergenza Covid-19 a beneficio di tutti gli studi di medicina generale. Un documento in sei capitoli con altrettanti protocolli: per il personale di segreteria, per i percorsi “sporco” e “pulito”, per la gestione dei pazienti in sala d’attesa, per l’ambulatorio medico, per la sanificazione e per l’uso di dispositivi di protezione. Un testo che, come ricorda il segretario nazionale Fimmg Silvestro Scotti, con i documenti precedenti costituisce un corpus di procedure connaturate a ciò che «la medicina generale, ritiene suo ruolo e responsabilità». Vediamo da vicino le regole. Intanto, l’assistente di studio non prende i dati clinici ma identifica il paziente, dà orario ed informazioni su come accedere in studio (se non ha mascherina gli va consegnata con i guanti, non possono entrare altri con lui a meno non sia disabile, deve disinfettarsi le mani con soluzione idroalcolica 70%). Ove possibile, il bancone va protetto con schermi trasparenti, non ci devono essere riviste in sala d’attesa, è necessario il distanziamento a costo di rendere inagibili con nastro adesivo alcune sedie, sempre dispenser a disposizione per le mani. Ove non due locali distinti, ci devono essere due armadi distinti per attrezzatura “sporca” e “pulita”; vanno diversificati i locali per i pazienti e quelli per il personale, separati i bagni (il più possibili dotati di attrezzatura monouso e disinfettati dopo ogni utilizzo), e vanno adottate tempistiche idonee per i fornitori esterni e le consegne di materiali.

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Chi prosegue gli studi, chi li abbandona e perché

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2020

L’identikit dello studente italiano ambizioso, desideroso di formarsi al meglio, pronto al sacrificio e con lo sguardo rivolto al mondo del lavoro, è tracciato dal Rapporto 2020 sulla Condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria di secondo grado, realizzato da AlmaDiploma e dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea. L’indagine studia un circolo vizioso per capire come trasformarlo in un ciclo virtuoso. Fotografa le scelte formative e lavorative compiute dai diplomati a un anno e a tre anni dal conseguimento del titolo: oltre 88 mila studenti (circa 47 mila del 2018 e 41 mila del 2016) sono stati contattati per una valutazione dell’esperienza scolastica e delle scelte maturate dopo il diploma.Si iscrivono all’università soprattutto i liceali. Gli studenti del 2018 iscritti all’università, dopo un anno dal diploma, sono il 66,9%: il 51,4% ha optato esclusivamente per lo studio, il 15,5% frequenta l’università lavorando. L’87,0% dei diplomati del 2018 che avevano dichiarato, alla vigilia dell’Esame di Stato, di volersi iscrivere all’università ha successivamente confermato le proprie intenzioni. È però vero che l’8,3% degli studenti ha poi cambiato idea. La quota di chi ha rivisto le proprie scelte è più consistente tra i diplomati professionali (24,4%) e tecnici (13,3%) rispetto ai liceali dove la quota dei ripensamenti è praticamente irrilevante (5,2%); i primi due profili, infatti, subito dopo il conseguimento del titolo possono contare su maggiori chance lavorative.Altro aspetto importante è il contesto socio-economico e culturale della famiglia che influenza la scelta di proseguire gli studi (fra i diplomati del 2018 sono il 75,1% le iscrizioni all’università di diplomati in contesti più favoriti, rispetto al 56,7% dei giovani provenienti da famiglie meno favorite). Anche il titolo di studio dei genitori influenza le scelte formative dei giovani (iscrizione all’università per l’82,2% dei diplomati con un genitore laureato, il 66,5% con genitori in possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado e il 51,1% con genitori non diplomati). Ma a un anno dal titolo per il 15,3% dei diplomati la scelta universitaria non si è dimostrata vincente: il 6,6% ha deciso di abbandonare l’università, l’8,7% ha cambiato ateneo o corso di laurea. (fonte: Ufficio Stampa AlmaLaurea)

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Orientamento scolastico: tra chi prosegue gli studi e chi lascia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Chi prosegue gli studi, chi li abbandona e perché. L’identikit dello studente italiano ambizioso, desideroso di formarsi al meglio, pronto al sacrificio e con lo sguardo rivolto al mondo del lavoro, è tracciato dal Rapporto 2020 sulla Condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria di secondo grado, realizzato da AlmaDiploma e dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.L’indagine studia un circolo vizioso per capire come trasformarlo in un ciclo virtuoso. Fotografa le scelte formative e lavorative compiute dai diplomati a un anno e a tre anni dal conseguimento del titolo: oltre 88 mila studenti (circa 47 mila del 2018 e 41 mila del 2016) sono stati contattati per una valutazione dell’esperienza scolastica e delle scelte maturate dopo il diploma.Si iscrivono all’università soprattutto i liceali. Gli studenti del 2018 iscritti all’università, dopo un anno dal diploma, sono il 66,9%: il 51,4% ha optato esclusivamente per lo studio, il 15,5% frequenta l’università lavorando. L’87,0% dei diplomati del 2018 che avevano dichiarato, alla vigilia dell’Esame di Stato, di volersi iscrivere all’università ha successivamente confermato le proprie intenzioni. È però vero che l’8,3% degli studenti ha poi cambiato idea. La quota di chi ha rivisto le proprie scelte è più consistente tra i diplomati professionali (24,4%) e tecnici (13,3%) rispetto ai liceali dove la quota dei ripensamenti è praticamente irrilevante (5,2%); i primi due profili, infatti, subito dopo il conseguimento del titolo possono contare su maggiori chance lavorative.Altro aspetto importante è il contesto socio-economico e culturale della famiglia che influenza la scelta di proseguire gli studi (fra i diplomati del 2018 sono il 75,1% le iscrizioni all’università di diplomati in contesti più favoriti, rispetto al 56,7% dei giovani provenienti da famiglie meno favorite). Anche il titolo di studio dei genitori influenza le scelte formative dei giovani (iscrizione all’università per l’82,2% dei diplomati con un genitore laureato, il 66,5% con genitori in possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado e il 51,1% con genitori non diplomati). Ma a un anno dal titolo per il 15,3% dei diplomati la scelta universitaria non si è dimostrata vincente. il 6,6% ha deciso di abbandonare l’università, l’8,7% ha cambiato ateneo o corso di laurea.Per prevenire gli abbandoni e rendere le carriere universitarie più brillanti è importante il ruolo giocato dalle attività di orientamento, soprattutto se ben strutturate. Il percorso AlmaOrièntati è stato ideato da AlmaLaurea proprio con l’obiettivo di rendere disponibile ai giovani uno strumento di ausilio alla scelta universitaria.L’attività di Orientamento è fondamentale già per la scelta del percorso di scuola secondaria di secondo grado, che avviene in un momento molto delicato della vita dello studente. È a questa età che si rischia il circolo vizioso da trasformare in ciclo virtuoso. La famiglia e gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado esercitano dunque un ruolo di fondamentale importanza nella scelta del percorso da compiere.Alla vigilia del diploma il 55,5% dei diplomati del 2018 dichiara che, potendo tornare indietro, sceglierebbe lo stesso indirizzo/corso nella stessa scuola, mentre il restante 44,3% compierebbe una scelta diversa.
Dopo un anno dal diploma il quadro si modifica leggermente: la quota di intervistati che replicherebbe esattamente il percorso scolastico compiuto sale al 59,8% degli intervistati mentre scende al 39,9% la percentuale di chi varierebbe la propria scelta .A un anno dal diploma il 15,5% dei diplomati del 2018 frequenta l’università lavorando, il 20,3% lavora senza proseguire gli studi. A questi si aggiunge il 51,4% che, come già visto all’inizio, ha optato esclusivamente per lo studio. A tre anni dal diploma lavora, senza contemporaneamente studiare, il 25,7% dei diplomati del 2016, il 20,3% studia e lavora; resta elevata, e pari al 46,5%, la quota di diplomati che risulta iscritto a un corso di laurea. L’indagine rileva un altro dato molto interessante per gli “Studenti 4.0”. A un anno dal titolo, tra i diplomati del 2018, il 18,9% di quanti hanno svolto l’alternanza scuola-lavoro (ora percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) è stato successivamente richiamato dall’azienda in cui ha svolto tale attività. Tra quanti hanno svolto attività di alternanza scuola-lavoro durante gli studi e risultano occupati a un anno dal diploma, il 32,5% dichiara di lavorare nell’azienda presso cui ha svolto tale esperienza. A un anno dal diploma è più diffuso il lavoro non standard (prevalentemente a tempo determinato), mentre a tre anni il contratto a tempo indeterminato. Il lavoro a tempo pieno coinvolge il 46,0% degli occupati a un anno e il 50,0% a tre anni dal diploma. I diplomati del 2018 che lavorano a tempo pieno (senza essere contemporaneamente impegnati nello studio universitario) guadagnano in media, a un anno dal diploma, 1.125 euro mensili netti. A tre anni dal conseguimento del titolo la retribuzione mensile netta, dei diplomati del 2016, è pari in media a 1.262 euro.Le competenze apprese durante la scuola non sempre sono utilizzate al massimo nel lavoro. A un anno dal termine degli studi, il 20,7% degli occupati dichiara di utilizzare le competenze acquisite durante il percorso di studi in misura elevata, il 41,5% in misura ridotta e il 37,1% ritiene di non sfruttare per nulla le conoscenze apprese.

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Tre giorni di studi, indagini e approfondimenti sulla Fornarina

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Roma Martedì 28, mercoledì 29, giovedì 30 gennaio 2020 le Gallerie Nazionali Barberini Corsini via delle Quattro Fontane 13 dedicano tre giorni di studi, indagini e approfondimenti alla Fornarina, prima che lasci Palazzo Barberini per la grande mostra che celebra Raffaello nel cinquecentenario della morte in programma dal 5 marzo alle Scuderie del Quirinale.Tre giorni in cui i visitatori avranno l’occasione di osservare gli esperti al lavoro sul capolavoro di Raffaello e scoprire i segreti dell’opera, eccezionalmente da vicino.
ll primo giorno sarà dedicato ad un’acquisizione fotogrammetrica Gigapixel+3D del dipinto, realizzata dal team di Haltadefinizione di Franco Cosimo Panini con il supporto delle tecnologie di digital imaging della società partner Memooria, nell’ambito dell’accordo stipulato con le Gallerie nel 2019. La ripresa Gigapixel, ovvero una ripresa ad altissima risoluzione ottenuta tramite l’unione di più macrofotografie di dettagli di uno stesso soggetto, sarà effettuata sul fronte, sul retro e sulle parti laterali e consentirà ingrandimenti di gran lunga superiori rispetto a quanto l’occhio umano possa percepire, con una resa di colori, toni, dettagli, nitidezza e illuminazione non altrimenti raggiungibili. Il modello 3D derivato dalla campagna fotogrammetrica, inoltre, permetterà di mappare la forma dell’oggetto, delle pennellate e delle crettature con una precisione nell’ordine di decine di micron, e potrà essere impiegato sia per il monitoraggio dello stato di conservazione dell’opera, che per la diffusione e valorizzazione dell’immagine di Raffaello.
Il secondo e terzo giorno saranno dedicati ad una campagna di scansione macro della Fluorescenza dei Raggi X (MA-XRF), a cura di “Emmebi diagnostica artistica” e “Ars Mensurae” con degli strumenti messi a punto nell’ambito del Progetto MU.S.A. (Multichannel Scanner for Artworks), in collaborazione con l’INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università Roma 3, La Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Scienze di Base e Applicate per l’Ingegneria. Queste analisi forniscono immagini ad alta risoluzione degli elementi chimici presenti sul dipinto analizzandone i singoli punti. L’aspetto innovativo dell’analisi Ma-XRF è quello di andare oltre l’analisi di un singolo punto e di fornire vere e proprie immagini della distribuzione dei singoli elementi chimici rilevati, offrendo ampie ed inedite possibilità di conoscenza sulla natura dei pigmenti, sulle tecniche pittoriche, sullo stato di conservazione delle opere.
Alle ore 11.00 di ogni giorno è previsto inoltre un incontro con i curatori e i restauratori del museo per conoscere meglio la storia e la tecnica di questo fondamentale ritratto. Le visite sono gratuite previo acquisto del biglietto e prenotazione in biglietteria.

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Seminario di studi “L’editing letterario: l’invenzione del testo in redazione”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Parma martedì 26 novembre, alle 14.30, il seminario di studi “L’editing letterario: l’invenzione del testo in redazione”, organizzato dal Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma.L’appuntamento, che si terrà nell’aula Ferrari del plesso di via d’Azeglio, 85, coinvolge i corsi di laurea in Comunicazione e media contemporanei per le industrie creative e in Giornalismo, cultura editoriale e comunicazione multimediale.Dopo i saluti del direttore del dipartimento, Diego Saglia, interverranno esponenti del mondo editoriale italiano quali Edoardo Brugnatelli, Benedetta Centovalli, Giulio Mozzi e Antonio Riccardi. Modereranno l’incontro Alberto Conforti e Isotta Piazza.In coda al seminario avverrà la presentazione del libro di Simone Del Latte, “Dalle voci di Scampia al racconto di Saviano” (edizioni Unicopli, 2019), a cura degli studenti dell’insegnamento di Letteratura contemporanea e sistema editoriale.

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“Seminari di Europa” giornata di studi sulla tolleranza

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Parma Martedì 12 novembre, dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30 presso l’Auditorium di Palazzo del Governatore (Piazza Garibaldi) ospiterà la giornata di studi sul tema della tolleranza, resa possibile dalla collaborazione tra Università di Parma, ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente (Progetto MIUR Studi e ricerche sulle culture dell’Asia e dell’Africa), IPOCAN – Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino e GCSS – Giunta Centrale per gli Studi Storici.La giornata sarà aperta dai saluti del Rettore dell’Università di Parma Paolo Andrei, dall’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Michele Guerra, del Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC Diego Saglia e della Coordinatrice dell’Unità di Storia del Dipartimento DUSIC Elena Bonora. L’apertura dei lavori sarà affidata ad Alessandro Pagliara, docente di Storia romana all’Università di Parma e responsabile organizzativo dei Seminari di Europa.Il convegno, a cura di Alessandro Pagliara (Università di Parma) e Adriano Valerio Rossi (ISMEO), sarà articolato in due sessioni: quella mattutina sarà dedicata al tema della tolleranza nel mondo greco e romano tra antico e tardoantico (con uno sguardo alla ricezione di tematiche antiche in epoca moderna); la sessione pomeridiana sarà invece incentrata sull’Oriente, con relazioni che indagheranno le nozioni di tolleranza e intolleranza nel mondo islamico, nella Cina antica, in Georgia e Iran.La sessione mattutina, presieduta da Domenico Vera (Università di Parma), sarà caratterizzata dagli interventi di Maria Teresa Schettino (Universités de Haute-Alsace et de Strasbourg, UMR Archimède, “Carthago delenda est”: l’intolleranza estrema in guerra?), di Tommaso Gnoli (Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, L’intolleranza di un grande intellettuale: il pagano Libanio e il Cristianesimo), di Fabrizio Oppedisano (Scuola Normale Superiore, Pisa, Il laboratorio di un re visionario: Teoderico e l’Italia romano-ostrogota), di Luca Iori (Università di Parma, Democrazia e tolleranza: l’Epitafio di Pericle e i suoi interpreti ottocenteschi).Nella sessione pomeridiana, presieduta da Tommaso Gnoli (Alma Mater Studiorum, Università di Bologna), si succederanno le relazioni di Claudio Lo Jacono (IPOCAN – Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino, Roma, Tolleranza e intolleranza islamica verso il Cristianesimo), di Maurizio Scarpari (Università Ca’ Foscari, Venezia, Intolleranza etnica e assimilazione nella Cina antica), di Gaga Shurgaia (L’Orientale, Università degli Studi di Napoli, I volti della tolleranza nel regno di Davit IV il Ricostruttore 1089-1125).Dopo la discussione generale, le conclusioni saranno affidate ad Adriano Valerio Rossi, docente di Filologia Iranica all’Orientale, Università degli Studi di Napoli e Presidente di ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente.I Seminari di Europa sono organizzati dall’Università di Parma (Dipartimento DUSIC – Unità di Storia e CUCI – Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale ) con il Comune di Parma (Assessorato alla Cultura), in collaborazione con la Giunta Centrale per gli Studi Storici di Roma, l’Ufficio Scolastico provinciale di Parma e Piacenza, la Fondazione Collegio Europeo, la Scuola per l’Europa, il Liceo Scientifico “Marconi” e il Polo Scolastico Agro-Industriale di Parma, e sono realizzati con il contributo della Fondazione Cariparma.
Il secondo ciclo dei “Seminari di Europa”, intitolato “Variazioni sul tema della Tolleranza”, è parte di Facciamo Conoscenza – L’Università per Parma 2020, la rassegna delle attività con cui l’Università di Parma contribuisce alle celebrazioni per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

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Seminario di Studio “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Roma Giovedì 14 Novembre 2019, nella Sala Convegni USMI-CISM presso la sede in Via Zanardelli, 32. Sono previsti gli interventi della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti CASELLATI, di Sua Em.za il Card. Gualtiero BASSETTI e della direzione CISM e USMI. L’evento è indirizzato ai superiori maggiori, ai consigli generali e provinciali e alle religiose e religiosi come ai collaboratori laici impegnati nella scuola (gestori, direzione didattica, direzione amministrativa, docenti), membri dei Consigli di Istituto, Genitori e Cittadini consapevoli che se funziona la Scuola Pubblica – statale e paritaria – funziona la Società Italiana. Ripartendo dal prezioso documento Autonomia, parità e libertà di scelta educativa, licenziato dal Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica nel mese di giugno 2017, USMI e CISM intendono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico – che a tal proposito si è ampiamente espresso in modo trasversale e convergente – sul sistema scolastico italiano “ancora incompiuto” e invitano a fare i passi necessari “affinché il sistema formativo italiano, nel suo complesso, possa perseguire meglio la missione educativa che la società gli affida e che la legge a pieno titolo gli riconosce” I lavori saranno moderati dalla giornalista Lorena Bianchetti.

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Nel 2018 alcuni studi hanno modificato conoscenze scientifiche consolidate

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

Nel corso del 2018 alcuni studi scientifici pubblicati su autorevoli riviste hanno messo in dubbio certezze ormai consolidate nell’ambiente medico. Eric J. Topol, editorialista di Medscape, ha messo in evidenza 15 di questi studi, che comprendono anche alcuni lavori pubblicati alla fine del 2017, evidenziando i punti di novità.
Secondo uno studio pubblicato su Nature, per esempio, l’utero non sarebbe un ambiente sterile, contrariamente a quanto generalmente ritenuto, anzi, sarebbe proprio il luogo dove il microbioma avrebbe inizio. Un’altra notizia che potrebbe scardinare le credenze abituali è che i probiotici potrebbero non essere d’aiuto per la guarigione dell’intestino, ma che al contrario, dopo l’assunzione di antibiotici, possano ritardare la guarigione invece che accelerarla, secondo quanto riferito su Cell.
La rivista PNAS ha proposto invece un articolo che apre domande sullo sviluppo del cancro: le mutazioni somatiche aumentano il rischio di cancro quando le persone invecchiano, o si tratta invece di un declino del sistema immunitario? Cambiando completamente argomento, il “gene del linguaggio e della parola”, FOXP2, che si pensa abbia acquisito importanza negli esseri umani mediante la selezione positiva, potrebbe non essere per nulla specifico per l’uomo, secondo uno studio pubblicato su Cell.
E cosa dire del diabete di tipo 1? Ebbene, l’età entro la quale viene diagnosticato va ben oltre quella che si pensava in precedenza, e arriva fino ai 60 anni, o così almeno dicono gli autori di uno studio comparso su Lancet.
I benefici della chemioterapia di combinazione andrebbero ben oltre l’additività e la sinergia, ha dichiarato uno studio su Cell alla fine del 2017, e potrebbero intervenire sulla variabilità esistente tra pazienti. Science ha pubblicato invece una nuova analisi che mostra che non sempre la spesa Medicare per il periodo del fine vita deve essere vista come una perdita di denaro.
I prodotti lattiero-caseari non sono dannosi per la salute secondo Lancet, mentre l’aspirina non protegge dagli eventi cardiovascolari e può al contrario aumentare il rischio, come affermato sul New England Journal of Medicine. L’assunzione di sale può essere pericolosa per le persone a rischio di eventi cardiovascolari e ictus, ma solo in popolazioni che consumano più di 5 g al giorno, ha spiegato un lavoro comparso su Lancet.
Il British Medical Journal ha proposto uno studio sul diclofenac, ampiamente usato come antidolorifico, che porrebbe un rischio per la salute cardiovascolare rispetto al non utilizzo dello stesso farmaco, all’uso di paracetamolo, e all’uso di altri farmaci antinfiammatori non steroidei tradizionali. Lavori pubblicati su Cell (nel 2017) e su Nature Medicine hanno suggerito che i macrofagi nel cuore giochino ruoli nella conduzione e nel rimodellamento. Una grossa novità è stato il suggerimento da uno studio pubblicato su PNAS sul fatto che il DNA mitocondriale non passi solo attraverso il gamete femminile ma possa provenire anche dal padre. A che punto siamo sulla discussa vitamina D nella prevenzione delle fratture ossee? Forse non è utile, secondo una metanalisi comparsa su Lancet Diabetes & Endocrinology. Da ultimo, Nature si è occupato anche di una novità in ambito di fibrosi cistica e asma: si parla di una nuova gerarchia e composizione cellulare. (fonte: doctor33 e Medscape 15 Gennaio 2019 https://www.medscape.com/viewarticle/907588)

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Studi in onore di Bruna Costacurta

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

Roma Lunedì 5 novembre 2018, ore 17:00 Piazza della Pilotta 4 presentazione del volume “La vita benedetta. Studi in onore della prof.sa Bruna Costacurta in occasione del suo quarantesimo anno di insegnamento”, a cura di Luca Mazzinghi, Grazia Papola, Fabrizio Ficco, che avrà luogo lunedì 5 novembre alle ore 17:00. Dopo i saluti di P. Dariusz Kowalczyk SJ, decano della Facoltà di Teologia della Gregoriana, e di P. Michael Kolarcik SJ, rettore del Pontificio Istituto Biblico, interverranno Luca Mazzinghi, curatore del libro, e la prof.ssa Costacurta.«L’intento è di contribuire alla comprensione dell’antropologia biblica attraverso lo studio organico di un’emozione tra le più centrali (anche se tra le più rimosse) dell’uomo, che lo tocca nella sua dimensione di creatura e ne rivela tutta la limitatezza e la costitutiva fragilità. È con la paura che l’uomo, sottoposto alla legge della morte, fa esperienza della propria verità di essere strutturalmente minacciato. Egli può essere liberato dalla paura solo accedendo, nella fede, a una realtà in cui la morte sia stata definitivamente vinta» (B. Costacurta,La vita minacciata, 1988).
Dalla «vita minacciata» a «la vita benedetta»: il percorso accademico, biblico e umano insieme di Bruna Costacurta ci porta a comprendere ancora meglio che lo studio e l’amore per la Parola di Dio rendono la vita umana nuova e feconda; dalla paura passiamo così alla fiducia e alla pace, ad una vita, appunto, benedetta dal Signore.

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Un percorso di studi “STEM”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Milano Bip – Business Integration Partners e MIP Politecnico di Milano hanno sviluppato #BipBootCamp, una prestigiosa business school per completare la preparazione accademica su temi in ambito economics & finance, marketing, management e trasformazione digitale e rivolta a neolaureati che intendono intraprendere una carriera nella consulenza direzionale, pur non avendo alle spalle un percorso di studi ‘STEM’ (Science, Technology, Engineering & Mathematics).
Uno dei punti di forza di #BipBootCamp, oltre alla ormai consolidata collaborazione tra due partner di prestigio quali Bip e MIP, sarà la metodologia Smart Learing utilizzata.
Si tratta di un innovativo approccio che coniuga diverse modalità di apprendimento e fruizione dei contenuti (aula, online ed esercitazioni pratiche) e volto a massimizzare l’efficacia della formazione e a rendere i partecipanti pronti ad affrontare le sfide della consulenza.
La metodologia didattica si caratterizza per una forte connotazione esperienziale, l’analisi di case study reali e lavori di gruppo volti a facilitare l’apprendimento e a calarsi il più possibile nel ruolo di consulente. Una tutorship digitale permetterà inoltre agli studenti una costante interazione con la Faculty MIP e di condividere commenti e spunti di riflessione con la community online.
Il percorso prevede 24 ore di formazione digitale, con accesso alla piattaforma da qualsiasi device, verifica dello stato di avanzamento e una tutorship per supportare il processo di apprendimento. Nel corso di ulteriori 12 giornate di formazione intensiva, per una durata di 2 settimane, gli studenti si eserciteranno su casi studio, esercitazioni pratiche e lavori di gruppo per massimizzare l’interazione tra la parte pratica e la parte teorica e avranno l’opportunità di ascoltare le testimonianze di alcuni consulenti esperti di Bip.
“Il #BipBootCamp rappresenta per noi l’ennesimo traguardo raggiunto, frutto della preziosa collaborazione con il MIP – commenta Carlo Capè, Amministratore Delegato di Bip – Business Integration Partners -. Le competenze specialistiche della faculty accademica del MIP e la conoscenza del mondo aziendale di Bip ci hanno permesso di realizzare la perfetta risposta sia a brillanti neolaureati che intendono ampliare le proprie competenze e arricchire il proprio CV, sia all’attuale mercato del lavoro in rapidissima evoluzione che richiede una preparazione in materie ‘STEM’”

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Giornata di studi “Manzoni e altri grandi postillatori tra Sette e Ottocento”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Parma Lunedì 16 aprile, con inizio alle ore 9.30 in Aula E e alle ore 14.30 nell’Aula Ferrari (Plesso Universitario di via d’Azeglio), si terrà la giornata di studi “Manzoni e altri grandi postillatori tra Sette e Ottocento”, organizzata da Donatella Martinelli, docente del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma. L’incontro sarà introdotto da Giulia Raboni, coordinatrice nazionale del progetto PRIN 2015 “Manzoni Online: carte, libri, edizioni, strumenti”. Nel corso degli interventi verrà illustrata l’attività di “postillatori” di Alessandro Manzoni e di altri autori illustri del Sette e Ottocento: Voltaire, Vittorio Alfieri, Vincenzo Monti, Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi.
«Se è vero che i marginalia sono l’espressione più tangibile di un rapporto speciale dell’autore con i suoi libri – ha scritto Donatella Martinelli – ecco che lo studio di questa testualità apparentemente periferica e ‘stravagante’ diventa uno strumento prezioso per entrare nel cantiere di lavoro dei grandi scrittori. Gli esempi sono ormai numerosi: ma il campo è ancora poco coltivato. Questo speciale esercizio di scrittura prevede la condizione di un possesso pieno, esclusivo dei testi da parte dell’autore: la postilla include il volume nel perimetro dello scriptorium privato, lo trasforma da mero strumento d’uso in testimone del proprio lavoro.
La nostra giornata di studi vuole indagare questo speciale rapporto dello scrittore con il libro attraverso un approccio tipologico che miri a descrivere, a partire dai dati ‘esterni’, la varia casistica e funzionalità dei marginalia. Questo taglio privilegiato non esclude altri tipi di approccio che dovessero apparire particolarmente produttivi.
Manzoni è un grande postillatore: il corpus dei marginalia fornisce chiavi di lettura importanti per comprendere il suo rapporto con i libri, che poi vuol dire il suo rapporto con la cultura, antica e nuova, percorsa in lungo e in largo. Questa interlocuzione variegata e molteplice si situa nel contesto storico-culturale della rivoluzione illuministica, capace di rifondare ex novo tutti i paradigmi del sapere scientifico. Il confronto del modus operandi manzoniano con quello di altri grandi protagonisti della cultura tra Sette e Ottocento consentirà di definire meglio la varia ‘utilità’ dei postillati quali data base, grandi ‘collettori’, documenti di lavoro, spogli di servizio, ed altro ancora. Si potrà così comprendere meglio le dinamiche di lavoro del Manzoni, nonché degli altri autori chiamati in causa. Di qui l’invito ai relatori perché vogliano fornire un quadro complessivo, se possibile, dei postillati dei singoli autori che consenta di individuare le aree privilegiate dei marginalia, la modalità e peculiarità di annotazione, e la loro ‘utilità’ specifica».

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Casa di reclusione di Padova: Giornata nazionale di studi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Padova Venerdì 11 maggio 2018, ore 9.00-17.00 – Casa di reclusione di Padova. Nella relazione del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria in occasione dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2018, si legge che l’Amministrazione “ha immaginato e realizzato un nuovo tipo di organizzazione del carcere mettendo al centro del cambiamento la persona detenuta, riconoscendole ampi margini di autodeterminazione al fine di favorirne il processo di maturazione e di assunzione di responsabilità nei confronti delle regole della convivenza sociale interne al carcere, primo ed essenziale passo verso un futuro, positivo reinserimento nella società”.
Il fatto è che insegnare ad altri esseri umani a diventare persone responsabili non è impresa facile: bisogna, prima di tutto, che a farlo siano degli adulti credibili, e delle istituzioni credibili. Il nostro sarà allora un “viaggio” dentro alle responsabilità, tra chi se le sa assumere e chi invece dalle responsabilità è perennemente in fuga.
Da un carcere che infantilizza si può finalmente passare a uno che riconosce il valore della responsabilità? Certo è difficile parlare di responsabilizzazione quando per esempio la rappresentanza delle persone detenute, invece che come strumento di crescita, è vista come una proposta ingestibile. A volte ci dimentichiamo che la parola Responsabilità deriva dal verbo “rispondere”. E invece in carcere succede a volte che le Istituzioni si avvalgano della “facoltà di non rispondere”, forse perché “gli utenti” hanno poca voce.
Se l’accesso alle misure di comunità diventerà finalmente una tappa fondamentale del reinserimento, e non un “beneficio”, al centro di quelle misure ci deve essere l’assunzione di responsabilità da parte di chi inizia un difficile viaggio di rientro nella società e di chi lo accompagna. Serve allora una riflessione su come riempire di contenuti e dare senso alle misure sul territorio, coinvolgendo e sensibilizzando il territorio stesso nei percorsi di reinserimento.
Scrive lo psichiatra Eugenio Borgna “Conoscere se stessi e gli altri è il modo più intenso di essere responsabili. Nessuno si conosce del resto fino a quando è soltanto se stesso, e non, al medesimo tempo, anche un altro”. Alle persone detenute si chiede di essere “altri”, di mettersi finalmente nei panni degli Altri, delle loro vittime, dei loro famigliari. Ma i giornalisti che scrivono le loro cronache, i magistrati che costruiscono le loro indagini, i giudici che condannano a decine di anni di carcere hanno mai provato a essere qualcuno di diverso da se stessi?
A Padova Ristretti Orizzonti sperimenta da anni una partecipazione dei detenuti dell’Alta Sicurezza ai progetti di confronto con la società, con gli studenti, con le vittime: sono percorsi importanti di responsabilizzazione, ma le relazioni che arrivano poi dall’Antimafia inchiodano inesorabilmente le persone al loro passato. Dell’Antimafia scrive il professor Giovanni Fiandaca: “L’antimafia ha fatto cose serie, importanti, ma da un certo momento in poi è emersa un’antimafia strumentale, di facciata.
Gli studenti che interrogano i detenuti non gli risparmiano mai le domande più severe: Non pensate che i vostri figli almeno hanno un padre, anche se detenuto, ma le vostre vittime invece un genitore non l’hanno più? Avreste il coraggio di incontrare le vostre vittime o i loro famigliari?
A Padova di vittime ne abbiamo incontrato tante, e hanno contribuito più loro a far capire il valore della responsabilità alle persone detenute che non tanti anni di galera cattiva, inutile, vendicativa.
I ragazzi violenti di Napoli non sono una realtà che non ci riguarda: per questo ci piacerebbe ragionare sulla nostra proposta di far incontrare e dialogare i giovani detenuti nei minorili del sud, spesso già quasi rovinati, con i detenuti adulti, che sono stati capi di organizzazioni criminali e oggi sono diventati persone più consapevoli e hanno maturato, dopo anni di carcere, una presa di distanza vera dal loro passato, vera perché hanno coinvolto anche i figli, le famiglie, e perché quando incontrano gli studenti e parlano delle loro storie, non cercano alibi.
Coordinerà i lavori Adolfo Ceretti, Professore ordinario di Criminologia, Università di Milano-Bicocca, e Coordinatore Scientifico dell’Ufficio per la Mediazione Penale di Milano. Tra le sue pubblicazioni, Cosmologie violente, Oltre la paura e Il libro dell’incontro. Interverrà Marco Del Gaudio, magistrato, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

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Sanità: presentazione studio su tempi attesa e costi

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Roma lunedì 19 marzo dalle ore 10 alle ore 13 nella sede della Cgil Nazionale in corso d’Italia 25 studio condotto sui Tempi di attesa e costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali. Il focus è stato condotto da Crea (Consorzio per la Ricerca Economica Applicata), commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e della Fondazione Luoghi Comuni. Diversi gli interventi previsti alla presentazione di questo primo rapporto: parteciperanno al dibattito Federico Spandonaro, professore dell’Università di Tor Vergata e presidente del Crea Sanità; Carla Collicelli, professoressa e ricercatrice senior associata Cnr-Itb; Rossana Dettori, segretaria nazionale della Cgil; Serena Sorrentino, segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil.Lo studio si concentra prevalentemente sui tempi di attesa e sui costi per effettuare prestazioni sanitarie nel Sistema sanitario nazionale, con un approfondimento sul confronto con l’offerta della sanità privata. Intende inoltre analizzare l’andamento del fenomeno nel corso degli anni. Lunedì 19 marzo a Roma alle ore 10 nella sede nazionale della Cgil in corso d’Italia la presentazione dell’indagine Crea fornirà un quadro chiaro e ricco di approfondimenti dell’andamento della sanità pubblica degli ultimi anni.

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Fisco: come difendersi dagli studi di settore

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

cassazioneGrazie al prezioso aiuto di un esperto in materia, l’Avv. Maurizio Villani, di seguito pubblichiamo un vademecum a sua firma, che elenca pratici consigli su come difendersi dagli studi di settore. La Corte di Cassazione ha affermato, con orientamento consolidato, che i parametri o studi di settore, rappresentando la risultante dell’estrapolazione statistica di una pluralità di dati settoriali acquisiti su campioni di contribuenti e dalle relative dichiarazioni, rivelano valori che, quando eccedono il dichiarato, integrano il presupposto per il legittimo esercizio da parte dell’Ufficio dell’accertamento analitico-induttivo, ex art. 39, comma 1, lett. d, del DPR n. 600 del 1973. Lo studio di settore deve essere necessariamente svolto in contraddittorio col contribuente, sul quale, nella fase amministrativa e, soprattutto, contenziosa, incombe l’onere di allegare e provare, senza limitazioni di mezzi e di contenuto, la sussistenza delle condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli “standards” o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, sì da giustificare un reddito inferiore a quello che sarebbe stato normale secondo la procedura di accertamento tributario standardizzato. All’ente impositore fa carico, invece, dimostrare l’applicabilità dello standard prescelto al caso concreto oggetto di accertamento, con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente (S.U. n. 26635 del 2009; n. 14288 del 2016; n. 3415 del 2015; n. 12631 del 2017). L’esperimento del contraddittorio col contribuente e la puntuale valutazione delle relative risultanze costituiscono, dunque, elementi essenziali ed imprescindibili della validazione, da parte del giudice, dell’accertamento fiscale basato sugli studi di settore, in quanto l’elaborazione statistica dei parametri, di per sé soggetta alle approssimazioni proprie dello strumento statistico, deve essere adeguata alla realtà reddituale del singolo contribuente, solo così potendo emergere gli elementi idonei a commisurare la presunzione alla concreta realtà economica dell’impresa. Con la conseguenza che la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento dagli studi di settore, ma deve essere integrata, anche sotto il profilo probatorio, con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio, soltanto così potendo emergere la gravità, precisione e concordanza attribuibile alla presunzione basata sugli studi di settore e la giustificabilità di un onere della prova contraria a carico del contribuente (Cass. n. 27822 del 2013).La giurisprudenza di merito, confermata dalla Corte di Cassazione con i principi sopra esposti, ha così ritenuto direttamente riconducibile all’accertamento presuntivo basato sugli studi di settore anche la determinazione della percentuale di ricarico, senza valutare le giustificazioni addotte dalla ricorrente e le circostanze ed elementi di fatto proposti per dimostrare l’eventuale allontanamento della sua attività dal modello normale, incorrendo così in un evidente vizio logico ed in un sostanziale travisamento degli oneri probatori gravanti ex lege sulle parti. Ciò in quanto l’accertamento basato sugli studi di settore non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento del reddito dichiarato rispetto ad essi, ma deve essere integrato (anche sotto il profilo probatorio) con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio, solo così emergendo la gravità, precisione e concordanza attribuibile alla presunzione basata sui suddetti studi di settore e la giustificabilità di un onere della prova contraria (ma senza alcuna limitazione di mezzi e di contenuto) a carico del contribuente (Cass. n. 15633 del 2014; n. 27822/2013; n. 25929/2017). La giurisprudenza di merito, confermata dalla Corte di Cassazione con i principi sopra esposti, ha così congruamente motivato, dando rilievo ad una serie di elementi forniti dal contribuente, idonei a superare le presunzioni dell’accertamento basato sugli studi di settore, quali: l’assenza di irregolarità contabili per quanto attiene alla fatturazione dell’attività espletata; il contesto economico-sociale degradato, con conseguente ridotta capacità di guadagno compatibile con il reddito dichiarato; la clientela con scarse capacità reddituali; la mancanza di indizi di evasione fiscale non enunciati nella parte motiva dell’accertamento. I contribuenti, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, possono contestare gli studi di settore citando la suddetta giurisprudenza della Corte di Cassazione.

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