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Beta talassemia: studio clinico dimostra sicurezza ed efficacia della terapia genica

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

La terapia genica, soprattutto se somministrata in giovane età, potrebbe costituire una strategia di cura efficace per la beta talassemia, una malattia genetica molto diffusa nell’area mediterranea e che conta oltre 7000 pazienti solo in Italia. È questo il risultato del primo trial clinico di terapia genica per la beta talassemia realizzato sia in pazienti adulti che pediatrici, frutto di oltre dieci anni di lavoro del gruppo di ricerca di Giuliana Ferrari, docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele, all’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano e possibile grazie all’alleanza strategica tra IRCCS Ospedale San Raffaele, Fondazione Telethon e Orchard Therapeutics. Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, è stato svolto grazie alla sinergia tra ricercatori di base e clinici, e in collaborazione tra l’Unità Operativa di Immunoematologia Pediatrica e quella di Ematologia e Trapianto di Midollo dell’Ospedale San Raffale, dirette rispettivamente da Alessandro Aiuti e Fabio Ciceri, insieme al Centro malattie rare diretto da Maria Domenica Cappellini del Policlinico di Milano. Lo studio, con il coordinamento clinico della dottoressa Sarah Marktel, si è avvalso della partecipazione di altri centri italiani esperti di talassemia e della collaborazione con associazioni dei pazienti, in particolare dell’Associazione Talassemici Drepanocitici Lombardi Onlus (ATDL), che ha favorito il dialogo nella comunità dei pazienti grazie a un percorso ad hoc che ha previsto anche diversi eventi di informazione pubblica e un contributo attivo alla stesura del consenso informato.La beta talassemia è una malattia genetica del sangue causata da una mutazione del gene che codifica per la beta-globina, componente della emoglobina che è una proteina fondamentale per il funzionamento dei globuli rossi e in particolare per il trasporto dell’ossigeno. Esistono oltre 300 mutazioni note di questo gene, che possono dare origine a forme di beta talassemia di diversa gravità. Le mutazioni più gravi causano una quasi totale assenza della proteina nel sangue dei pazienti, che per sopravvivere devono ricorrere a frequenti trasfusioni, con una riduzione drammatica della qualità della vita, o al trapianto di midollo osseo da donatore.Lo studio ha coinvolto 9 soggetti di diversa età – 3 adulti sopra i trent’anni, 3 adolescenti e 3 bambini sotto i sei anni di età – tutti con forme di beta talassemia gravi da renderli trasfusione dipendenti. I ricercatori hanno utilizzato una tecnica di terapia genica simile a quella già impiegata all’SR-Tiget per altre malattie rare del sangue, come ADA-SCID (il cui trattamento è diventato il primo farmaco salva-vita di terapia genica approvato al mondo), la leucodistrofia metacromatica (MLD) e la sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS).Il protocollo prevede innanzitutto la raccolta delle cellule staminali dal sangue periferico dei pazienti. Per ristabilire il corretto funzionamento di queste cellule e dei globuli rossi in cui possono differenziarsi, i ricercatori hanno quindi inserito al loro interno una copia funzionante del gene della beta-globina, utilizzando un cosiddetto vettore lentivirale: virus della stessa famiglia dell’HIV, svuotato del suo contenuto infettivo e trasformato in vero e proprio mezzo di trasporto per la terapia. Infine le cellule staminali corrette sono state re-infuse nei pazienti direttamente nelle ossa, così da favorire il loro attecchimento nel midollo osseo. A distanza di oltre un anno dal trattamento (i soggetti adulti sono stati trattati per primi, ormai quasi 3 anni fa) la terapia risulta sicura ed efficace: in 3 dei 4 pazienti più giovani con un follow-up sufficiente per la valutazione si è raggiunta la totale indipendenza dalle trasfusioni di sangue, mentre nei tre pazienti adulti si è ottenuta una significativa riduzione della loro frequenza. Solo uno dei bambini trattati non ha riportato effetti positivi sul decorso della malattia e i ricercatori stanno ora cercando di capirne il motivo.«È la prima volta che la terapia genica per la beta talassemia viene utilizzata in pazienti pediatrici. I risultati raccolti fino ad ora dimostrano non solo la sua sicurezza in questo contesto, ma anche la sua maggiore efficacia», spiega Giuliana Ferrari. «Dal momento che la malattia compromette in modo progressivo l’integrità del midollo osseo, intervenire in giovane età permette di ottenere risultati migliori». Oltre al fattore età, un altro elemento chiave è l’efficienza del “trasferimento genico”, ovvero la capacità dei vettori virali di inserire con successo nelle cellule dei pazienti il gene terapeutico. «In patologie complesse come la beta talassemia può giocare un ruolo importante, ecco perché la messa a punto di protocolli innovativi, capaci di massimizzare l’efficacia dei vettori, è una delle nostre priorità», conclude Giuliana Ferrari.

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Uno studio clinico su una nuova piattaforma diagnostica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

Ruth Appleby and Professor Chris PembertonCHRISTCHURCH, Nuova Zelanda, 15 gennaio 2018 /PRNewswire/ — Innovator Capital, una banca commerciale europea specializzata nel settore, è stata selezionata per assistere l’emergente azienda biotecnologica neozelandese Upstream Medical Technologies nella sua operazione di aumento di capitale di Serie A per un ammontare complessivo di 5 milioni di dollari USA.La società, con sede a Londra, si concentra sulle tecnologie sostenibili e le scienze della vita e sta vagliando l’impegno di investitori aziendali, famiglie e professionisti nel finanziamento di uno studio internazionale multicentrico del primo prodotto di Upstream, un innovativo test del sangue per l’individuazione degli attacchi cardiaci. Upstream sta sviluppando una piattaforma diagnostica che impiega peptidi segnaletici. Questa indicazione primaria sarà in grado di ridurre i ricoveri ospedalieri dei pazienti con dolore al petto fino al 40%. Il test dell’azienda con sede a Christchurch può escludere il rischio di attacco cardiaco imminente per un numero significativo di persone che si presentano in ospedale con dolori al petto. Il test identifica i pazienti che soffrono di angina instabile, distinguendoli da coloro che presentano dolori al petto dovuti ad altre cause. I pazienti con angina instabile presentano un rischio elevato di attacco cardiaco e devono ricevere un trattamento immediato per evitare l’attacco steso e i conseguenti danni al muscolo cardiaco. “La nostra tecnologia ha un potenziale di ampio respiro per tutto il sistema sanitario mondiale” ha affermato l’amministratore delegato di Upstream, il Dott. Ruth Appleby.”Il personale medico può avere maggiore certezza che i pazienti siano a rischio di attacco cardiaco imminente e questo può aiutare il sistema sanitario a risparmiare diversi miliardi di dollari ogni anno. Un test rapido che consente di evitare inutili giorni di ricovero in ospedale rappresenta una vera e propria rivoluzione”, ha affermato.”Ad esempio, negli Stati Uniti otto milioni di persone si presentano nei reparti di pronto soccorso ogni anno con dolori al petto, ma solo uno su otto ha un attacco cardiaco imminente o in corso potenzialmente letale. Questo costituisce una difficoltà concreta per la diagnosi da parte dei medici, con conseguente necessità di ripetere i test, perdite di tempo e ricoveri inutili”.
Il Dott. Appleby dichiara che l’aumento di capitale di Serie A finanzierà uno studio clinico su 1000 pazienti presso molteplici cliniche internazionali. Lo studio clinico è progettato per ottenere le autorizzazioni normative per questa tecnologia sia negli USA che in Europa.Il presidente di Innovator Capital, Mungo Park, ha affermato “il potenziale globale del primo test del sangue di questo genere di Upstream offre agli investitori l’opportunità di partecipare a una nuova piattaforma diagnostica con un potenziale di crescita sia a breve che a lungo termine oltre che un impatto concreto sull’infrastruttura e sui pazienti. Siamo incoraggiati dalla scalabilità della tecnologia e dalle opportunità offerte dai mercati sanitari mondiali”. (foto: Ruth Appleby and Professor Chris Pemberton)

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Al congresso “Panorama diabete” uno studio della prof.ssa Alessandra Dei Cas

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

parma universitàRiccione. Nel contesto del Congresso Nazionale “Panorama Diabete” della Società Italiana di Diabetologia, a Riccione, la prof.ssa Alessandra Dei Cas, docente di Endocrinologia all’Università di Parma e dirigente medico dell’Unità operativa di Endocrinologia all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, presenterà il disegno sperimentale dello studio clinico “Exenatide a lunga durata di azione: un possibile strumento nel rallentamento della progressione del declino cognitivo in pazienti con disglicemia/prediabete?”, appena approvato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).Lo studio, di cui Alessandra Dei Cas è l’investigatore principale, ha vinto un finanziamento su base competitiva nazionale nel “DRINN Project – Bando di Concorso in Diabetologia”, promosso da Prex e sostenuto con il supporto incondizionato di AstraZeneca.
Lo studio, che inizierà nei prossimi giorni con la fase di reclutamento dei pazienti, vede la collaborazione fra la Divisione di Endocrinologia (Università di Parma e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma) diretta dal Prof. Riccardo Bonadonna, l’Unione operativa “Gestione Demenze” (Università di Parma e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma) e il “Centro per i Disturbi Cognitivi” (Università di Parma e AUSL di Parma), entrambi diretti dal prof Paolo Caffarra, e il Centro di Brain Imaging (Dipartimento di Neuroscienze) diretto dal Prof. Giacomo Rizzolatti. Lo studio è un tipico esempio di “proof-of-concept study” ed esplorerà il potenziale di un farmaco (exenatide a lento rilascio), già in commercio per la cura del diabete di tipo 2, nel rallentare o interrompere il declino funzionale e cognitivo dei pazienti con “Mild Cognitive Impairment”, una fase clinica che precede la comparsa della Malattia di Alzheimer.Il diabete e la Malattia di Alzheimer riconoscono meccanismi comuni di malattia, sui quali è plausibile possano agire i farmaci anti-diabete della classe dell’exenatide a lento rilascio. I potenziali effetti del farmaco, oltre che con test cognitivi specifici, verranno studiati anche attraverso l’analisi del “connettoma” cerebrale, valutato mediante risonanza magnetica funzionale, che permette di visualizzare la mappa dei circuiti cerebrali attivi coinvolti anche nei processi di memoria e conoscenza. Si stima che in Italia vi siano oltre mezzo milione di persone affette da Malattia di Alzheimer e almeno altrettante affette da “Mild Cognitive Impairment”. Il fardello complessivo – personale, medico e sociale – imposto dalla Malattia di Alzheimer è immenso. Al momento, non esiste alcuna terapia in grado di rallentare o interrompere la progressione da “Mild Cognitive Impairment” a Malattia di Alzheimer, che è l’unica fra le 10 principali cause di morte che non può essere prevenuta, trattata o rallentata nella sua evoluzione.

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Bambini con fenilchetonuria

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

merckMerck, azienda leader specializzata in prodotti innovativi ad alta qualità e tecnologia, nei settori Healthcare, Life Science e Performance Materials, ha annunciato che la Commissione Europea (CE) ha autorizzato un’estensione dell’indicazione del farmaco Kuvan® (sapropterina dicloridrato). Tale estensione permetterà l’utilizzo del medicinale in bambini con fenilchetonuria responsivi al trattamento anche prima dei 4 anni di età.La decisione della CE, che si applica ai 28 stati membri, inclusa l’Italia, fa seguito alla raccomandazione del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) che, nel maggio di quest’anno, aveva dato parere positivo sulla base dei risultati dello studio clinico di fase IIIb SPARK.“La fenilchetonuria (PKU) è una malattia metabolica ereditaria che, se non trattata tempestivamente, provoca danni neurologici gravi e irreversibili, sia nei bambini che negli adulti. Da oggi, Kuvan rappresenta un’opzione terapeutica fin dai primi giorni successivi alla diagnosi, che avviene in seguito allo screening metabolico neonatale. La decisione della Commissione Europea ci incoraggia a proseguire il nostro impegno verso i pazienti che soffrono di PKU” – ha dichiarato Antonio Messina, Presidente ed Amministratore Delegato di Merck Serono S.p.A.I risultati dello studio SPARK* sono stati presentati nel corso del congresso annuale SSIEM (Society for the Study of Inborn Errors of Metabolism), tenutosi a Lione dall’1 al 4 settembre 2015: lo studio ha evidenziato come l’aggiunta di Kuvan a una dieta a basso contenuto di fenilalanina (Phe), aumenti significativamente la tolleranza alla Phe in bambini sotto i 4 anni di età responsivi al trattamento, rispetto alla sola dieta. I risultati dello studio hanno infatti mostrato nel gruppo di pazienti trattati con dieta più Kuvan un incremento della tolleranza da 37,1 mg/kg/die all’inizio del trattamento a 80,6 mg/kg/die dopo 26 settimane, mentre nel gruppo trattato con la sola dieta, la tolleranza alla fenilalanina è aumentata da 35,8 mg/kg/die a 50,1 mg/kg/die.I danni causati dalla PKU derivano da un accumulo, nel sangue e nel cervello, di fenilalanina, un aminoacido presente in tutti gli alimenti ricchi di proteine. In molti paesi l’introduzione dello screening neonatale ha permesso di identificare i bambini con PKU fin dalla nascita e, di conseguenza, una gestione precoce della patologia, allo scopo di prevenirne le conseguenze negative sul sistema neurocognitivo. Ciononostante, ad oggi non era ancora disponibile un medicinale approvato per il trattamento della PKU al di sotto dei 4 anni di età.In seguito all’approvazione della CE, il Riassunto delle caratteristiche del prodotto includerà i dettagli relativi all’utilizzo di Kuvan nella popolazione al di sotto dei 4 anni di età.Kuvan è stato approvato in Europa nel 2008 e in Italia nel 2009 per il trattamento dell’iperfenilalaninemia (HPA) in pazienti adulti e bambini al di sopra dei 4 anni di età affetti da PKU. Kuvan è anche indicato in pazienti di qualsiasi età con carenza di BH4, che abbiano mostrato una risposta al trattamento. Kuvan è ad oggi, l’unica opzione terapeutica per il trattamento della PKU. In associazione a una dieta a basso contenuto di Phe, Kuvan riduce la concentrazione di Phe nel sangue e nel cervello in pazienti responsivi, e aiuta così a prevenire gli effetti debilitanti dell’HPA.
La fenilchetonuria (PKU), è una malattia genetica, autosomica recessiva, causata da un difetto o una mancanza dell’enzima fenilalanina-idrossilasi (PAH). La PAH è necessaria per il metabolismo della fenilalanina (Phe), un aminoacido essenziale presente in tutti i cibi contenenti proteine. La PKU colpisce all’incirca 1/10.000 nuovi nati in Europa e 1/15.000 negli USA. Se l’enzima attivo non è presente in quantità sufficienti, la Phe si accumula e raggiunge livelli alti e anomali nel sangue e nel cervello, causando una serie di complicanze, tra cui gravi ritardi mentali e danni cerebrali, malattie mentali, colpi apoplettici, tremori e problemi cognitivi. In seguito allo sviluppo dello screening neonatale condotto a livello mondiale sui neonati, a partire dagli anni ’60 e ’70, praticamente tutti i pazienti affetti da PKU nei paesi sviluppati vengono diagnosticati dalla nascita.

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Effetto anticoagulante di dabigatran

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2015

Boehringer IngelheimIngelheim Germania. I risultati dell’interim analysis dello studio di Fase III RE-VERSE AD™ dimostrano che 5g di idarucizumab* inibiscono immediatamente l’effetto anticoagulante di dabigatran in pazienti che ne hanno urgente necessità. Non sono stati rilevate criticità riguardo la sicurezza di idarucizumab*.I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM) e contemporaneamente presentati oggi al Congresso 2015 della Società Internazionale di Trombosi ed Emostasi (ISTH 2015) in corso a Toronto.1,2. “I risultati dell’interim analysis dei dati dello studio RE-VERSE AD sono importanti per gli operatori sanitari, perché forniscono le prime informazioni sull’effetto di un reversal agent che inibisce in modo specifico l’azione di un anticoagulante orale (che non sia un antagonista della vitamina K), in reali situazioni d’emergenza – ha dichiarato il Dottor Charles Pollack, Professore di Medicina d’Emergenza-Urgenza della Perelman School of Medicine dell’Università di Pennsylvania, Philadelphia, USA e coordinatore internazionale dello studio clinico – Come osservato in precedenza, in sperimentazioni condotte su volontari sani, idarucizumab* in pochi minuti ha inibito completamente l’effetto anticoagulante di dabigatran, anche in quei casi di urgenza valutati nello studio RE-VERSE AD. Questi dati dimostrano che l’uso di idarucizumab*, per inattivare l’effetto anticoagulante nei pazienti trattati con dabigatran, consente ai medici di concentrarsi sugli altri parametri vitali del paziente durante la gestione dell’emergenza-urgenza”. RE-VERSE AD™ è uno studio volto a valutare l’effetto del farmaco sperimentale, idarucizumab*, nelle diverse tipologie di pazienti e nelle situazioni di emergenza-urgenza di normale pratica clinica che gli operatori sanitari possono trovarsi ad affrontare.1,3 Lo studio clinico coinvolge 38 Paesi di tutto il mondo, fra cui l’Italia con 10 centri.L’interim analysis dello studio RE-VERSE AD™ ha compreso i dati di 90 pazienti in situazioni di emergenza-urgenza, in terapia con dabigatran, che necessitavano un’inibizione dell’effetto del farmaco. Gli ampi criteri d’inclusione di questo studio consentono l’arruolamento anche dei pazienti in situazioni cliniche critiche o gravemente traumatizzati (ad esempio con grave emorragia intracranica o in sepsi), che hanno urgente necessità di inibire l’azione anticoagulante di dabigatran.1,3 I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: il Gruppo A comprende pazienti con complicanze emorragiche non controllate o a rischio di vita, quali, ad esempio, emorragia intracranica o grave trauma a seguito di un incidente automobilistico (Gruppo A, n= 51pazienti), il Gruppo B comprende pazienti che necessitano di interventi chirurgici d’urgenza o procedure invasive quali, ad esempio, intervento chirurgico per frattura “aperta” a seguito di una caduta (Gruppo B, n=39 pazienti).1,3 L’endpoint primario dello studio è il grado di inattivazione dell’effetto anticoagulante di dabigatran ottenuto con 5g di idarucizumab* entro 4 ore, e misurato dal tempo di trombina diluito (dTT) e dal tempo di ecarina (ECT). 81 pazienti, al basale, presentavano alti livelli di scoagulazione (misurata dal tempo di ecarina). I risultati indicano quanto segue:1
• Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario, in quanto è stato ottenuto il 100% della massima inibizione dell’effetto anticoagulante, come valore mediano per tutti i pazienti;
• L’inattivazione dell’effetto anticoagulante è stata evidente subito dopo l’infusione della prima fiala di idarucizumab* ed è stata completa in tutti i pazienti, tranne 1;
• Dopo 4 e 12 ore, gli esami di laboratorio hanno indicato livelli normali di coagulazione in quasi il 90% dei pazienti;
• Nel 92% dei pazienti che hanno avuto necessità di essere sottoposti a interventi chirurgici o procedure invasive è stata riferita coagulazione normale (emostasi) durante l’intervento chirurgico;
• Non c’è stato alcuna manifestazione di effetto pro-coagulante dopo l’infusione di idarucizumab;
• Si sono verificati eventi trombotici in cinque pazienti, nessuno dei quali era in terapia antitrombotica al momento dell’evento;
• Sono stati registrati 18 casi fatali in totale. La mortalità entro 96 ore dall’arruolamento nello studio è apparsa correlata al motivo originale di ricovero d’emergenza-urgenza in ospedale, mentre tutti gli eventi successivi sono apparsi essere correlati a patologie concomitanti.
“I risultati emersi dai contesti real life di RE-VERSE AD™ sono estremamente incoraggianti e dimostrano come idarucizumab* possa essere di aiuto nella gestione del paziente in situazioni d’emergenza-urgenza” ha commentato il Professor Jörg Kreuzer, Vice Presidente Medicine Area Terapeutica Cardiovascolare di Boehringer Ingelheim “Lo studio è tuttora in corso e vogliamo incrementare ulteriormente le conoscenze sul potenziale di idarucizumab*, un’altra importante innovazione nella terapia anticoagulante e un’evoluzione nella cura dei pazienti che hanno urgente necessità di inibire l’effetto anticoagulante di dabigatran”.

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Studio clinico sul coiling degli aneurismi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2010

Boston Scientific Corporation (NYSE: BSX) ha annunciato di aver completato l’arruolamento nel suo studio clinico MAPS(TM) (Matrix and Platinum Science), nel quale viene studiato il coiling degli aneurismi intracranici. L’arruolamento, in questo studio randomizzato e prospettico, è iniziato nel marzo 2007 e ha raggiunto il traguardo prefissato di 630 pazienti, arruolati in 47 ospedali di 11 Paesi diversi. Gli investigatori principali di questo studio sono Anil Gholkar, O.B.E., M.B.B.S., Clay Johnston, M.D., Ph.D., e Cameron McDougall, M.D.  Lo studio MAPS confronta gli esiti clinici di pazienti trattati con spirali distaccabili in platino GDC(R), oppure con spirali distaccabili Matrix2(R) coperte con un biopolimero. L’endpoint primario dello studio è la recidiva target dell’aneurisma dopo un anno di trattamento, un endpoint clinico composito di rottura o nuova rottura target dell’aneurisma, ripetizione del trattamento o decesso neurologico. Endpoint angiografici secondari saranno confrontati con gli esiti clinici primari nel corso di diversi anni, al fine di valutare il valore predittivo di lungo termine dell’angiografia a 12 mesi.  Aquilla Turk, D.O., è presidente del comitato direttivo del MAPS e ha arruolato il paziente finale nello studio. “Completato l’arruolamento, l’attenzione si rivolge ora al monitoraggio dei dati, al completamento del follow up e alla preparazione della pubblicazione dell’endpoint primario nel 2011,” ha affermato il Dottor Turk. “Il comitato direttivo esprime la propria gratitudine a tutti gli investigatori dello studio che hanno lavorato così diligentemente per arrivare a raggiungere questo importante traguardo”.
Boston Scientific è un’azienda a livello mondiale che sviluppa, produce e distribuisce dispositivi medici. I prodotti della Boston Scientific sono utilizzati in un’ampia gamma di specializzazioni mediche interventistiche. Per ulteriori informazioni, visitare il sito http://www.bostonscientific.com  Dichiarazione cautelativa su dichiarazioni previsionali Alcune dichiarazioni contenute nel presente comunicato stampa sono a titolo predittivo. Boston Scientific ritiene di dover avvisare il lettore del presente comunicato stampa che i risultati effettivi potrebbero essere diversi da quanto presentato nelle dichiarazioni a titolo predittivo e potrebbero essere sfavorevolmente condizionati da vari fattori tra cui rischi associati allo sviluppo e alla commercializzazione del nuovo prodotto, le sperimentazione cliniche, la proprietà intellettuale, i processi di regolamentazione, le offerte concorrenziali, la strategia commerciale complessiva di Boston Scientific e altri fattori come risulta dagli atti relativi a Boston Scientific in possesso della Securities and Exchange Commission.

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La pressione oculare si riduce con basse dosi

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2009

Allergan Ltd. annuncia che il CHMP ha raccomandato la concessione dell’autorizzazione all’immissione in commercio per la nuova formulazione della soluzione oftalmica di bimatoprost 0,01% (Lumigan 0,01%) nei 27 stati membri dell’Unione Europea. Il farmaco è in fase di valutazione come terapia di prima linea per la riduzione dell’alta pressione intraoculare (IOP) nei pazienti affetti da glaucoma ad angolo aperto e ipertensione oculare. Lumigan 0,01% ha dimostrato un’efficace riduzione della IOP con solo un terzo del principio attivo contenuto nella formulazione Lumigan 0,03%. I dati sono emersi da uno studio clinico su 373 pazienti randomizzati per ricevere Lumigan 0,01% o 0,03% per 12 mesi. A parità di efficacia, Lumigan 0,01% ha dimostrato un buon profilo di sicurezza con maggiore tollerabilità e incidenza minore di iperemia congiuntivale: un numero 3 volte inferiore di pazienti ha sospeso il trattamento a causa di effetti collaterali oculari nel gruppo Lumigan 0,01% rispetto al gruppo di trattamento con Lumigan 0,03%. Allergan preannuncia il lancio di Lumigan 0,01% nell’Unione europea nel corso del quarto trimestre del 2009.

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