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Borse di studio per gli Usa: al via gli incontri con le università americane

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

È fissato per il 7 giugno il prossimo incontro online per conoscere i college americani che offrono delle vantaggiose borse di studio ai ragazzi italiani interessati a frequentare le università negli Stati Uniti. Durante quest’anno senza precedenti, sono sempre di più i giovani italiani che decidono di proseguire gli studi all’estero e, gli Stati Uniti sono da sempre la destinazione più gettonata, grazie alla vastissima scelta di corsi, all’ambiente internazionale con studenti provenienti da tutto il mondo e all’ottima introduzione nel mercato del lavoro.Questo dato è confermato anche dalle agenzie di programmi di studio e lavoro all’estero come Mondo Insieme, ad esempio, che ha avuto un record di richieste quest’anno.Non solo da parte degli studenti delle scuole superiori che vogliono frequentare il quarto anno all’estero, ma anche da parte dei ragazzi che, dopo il diploma, hanno deciso di proseguire gli studi negli Stati Uniti.Sono tantissimi gli studenti che, dopo aver frequentato un anno scolastico all’estero completamente in presenza, non vogliono rientrare in Italia per completare il quinto anno del liceo, per paura di tornare in DAD e hanno deciso quindi di completare gli studi direttamente in America.“Viste le tante richieste”- afferma Valeria Sessini, responsabile del Programma Campus USA di Mondo Insieme che offre borse di studio garantite in grado di coprire fino al 70% dei costi di vitto, alloggio e tasse scolastiche – “quest’anno abbiamo organizzato una serie di eventi online per dare l’opportunità ai ragazzi di conoscere da vicino alcune delle università partner”.Questa serie di appuntamenti dal nome “Incontra le Università Americane” ha riscosso molto successo, sono tante le famiglie che hanno partecipato per capire come funziona il sistema universitario americano, molto diverso dal nostro, e per ascoltare le testimonianze di alcuni studenti internazionali.Il prossimo incontro online è fissato per lunedì 7 Giugno alle ore 18.00, dove ci sarà la possibilità di conoscere il Menlo College, la prestigiosa Business School nel cuore della Silicon Valley, a soli 30 minuti da San Francisco e a pochi passi dalla Stanford University. Grazie alla sua location, apre le porte a tante opportunità di tirocinio e crescita professionale. Qualche esempio? Google, Netflix, YouTube, Instagram e tanti altri! Studiare in California con una fantastica borsa di studio può facilmente diventare realtà. Sono sempre di più le opportunità messe a disposizione dei giovani italiani che hanno il coraggio di mettersi in gioco e di investire nel loro futuro, con queste esperienze che cambiano la loro vita.Maggiori dettagli su come partecipare agli incontri e su come ottenere le borse di studio per studiare negli Stati Uniti sono reperibili sul sito internet http://www.mondoinsieme.it,contattando Mondo Insieme allo 051 236890

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Scuola e diritto allo studio

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2021

“La crisi economica e sociale dovuta alla pandemia ha evidenziato anche le disuguaglianze ancora presenti sul nostro territorio relative al diritto allo studio. Certamente è stato un anno complesso, con una delle più lunghe sospensioni di attività scolastiche di sempre i cui effetti misureremo nel tempo. Il tema va affrontato con urgenza e prontezza: tra DAD, accesso alle tecnologia, distanziamenti e privazioni la questione scuola ha riguardato la vita di famiglie, docenti, ragazze e ragazzi. Come POP – Idee in movimento abbiamo quindi sentito la necessità di organizzare un momento di riflessione. Ne discuteremo giovedì 6 Maggio in “Scuola e pandemia” (ore 18, pagina fb.com/pop.movimento) con Maria Concetta Tamburrini, assessora Istruzione Cassino, Paola Lucchetti, Comitato genitori Cassino, Cecilia Fontanella, vicepresidente Comitato naz. Si dad, Stefania Sambataro, vicepresidente IdeaScuola Comitato Nazionale, Vincenza Simeone, dirigente scolastica, Claudio Di Berardino, assessore Scuola e Formazione Regione Lazio, Lorenzo Fioramonti, deputato, già ministro Istruzione. Introduce Claudio Donatelli, POP Cassino, coordina Danilo Grossi, coordinatore Pop. Capiremo insieme come può essere affrontato questo nuovo periodo, in considerazione anche delle nuove aperture e come salvaguardare il diritto allo studio per le famiglie più fragili”. Così in una nota la capogruppo della Lista Zingaretti alla Regione Lazio e presidente di POP – Idee in movimento, Marta Bonafoni.

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Scuola: Docenti, educatori e Ata, tanti rischi e incarichi in condizioni difficili

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2021

Ai dipendenti della scuola si chiede di stare in prima linea, di esporsi ai contagi non solo da Covid19, di operare in condizioni ambientali difficili, di rischiare di incorrere in patologie da burnout, di svolgere contemporaneamente didattica a distanza e in presenza, di lavorare a centinaia di chilometri da casa per anni: tutto questo, però, non viene riconosciuto. Né contrattualmente, né nello stipendio. A ricordarlo è Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, nell’annunciare l’alta partecipazione degli insegnanti alle assemblee che il giovane sindacato sta realizzando in vista del rinnovo del contratto da discutere con l’amministrazione pubblica: durante una video-intervista all’agenzia Teleborsa, il sindacalista ha detto che è giunta l’ora di “ridare al chi lavora nella scuola la dignità professionale che gli spetta, in particolar modo prevedendo delle indennità di rischio biologico e di burnout per quello che sta avvenendo con la didattica in presenza in tempo di Covid”, ma anche “un’indennità di sede per chi è costretto a lavorare sempre lontano da casa”, come pure “per l’incarico a tempo determinato, perché molto spesso i precari per ottenere parità di trattamento devono ricorrere in tribunale”. Il sindacato vuole garantire quello che “spetta ai lavoratori e quello che anche l’Europa dice che meritano”.

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Il piano AIE alle istituzioni: più fondi per diritto allo studio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

L’Associazione Italiana Editori (AIE) ha presentato alle istituzioni la sua proposta per la Legge di sistema sull’industria libraria e il Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR). “La nostra proposta – ha spiegato il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi – vuole essere un contributo responsabile a un progetto complessivo di crescita del Paese, una crescita che non può che passare dalla cultura e dalla formazione, veri asset strategici per uno sviluppo sostenibile e duraturo che allinei il nostro Paese al resto dell’Europa riducendo al contempo le disparità territoriali”.
Per il diritto allo studio e il contrasto alla povertà educativa, AIE chiede un aumento del Fondo per il diritto allo studio per coprire gli acquisti di testi per tutte le famiglie in difficoltà economica e la semplificazione delle procedure per far sì che i fondi siano realmente disponibili prima di settembre anche grazie a una efficace informazione alle famiglie e strumenti di pagamento semplici da utilizzare. Viene proposta infine la creazione di una carta elettronica per l’acquisto di testi universitari da distribuire agli studenti già beneficiari di borse di studio, che oggi non coprono queste spese.“La crescita dei livelli culturali della popolazione – continua Levi – poggia sulla formazione scolastica e universitaria, ma per affermarsi ha bisogno anche di altri interventi tra cui la promozione della lettura, specialmente nei confronti di chi non ha alle spalle famiglie in grado, soprattutto per limiti economici, di fornire loro un adeguato accesso ai libri”. Per questo, sul versante del sostegno alla domanda e per lo stimolo alla lettura, AIE chiede di rendere permanente e strutturali le misure attualmente in essere. Si chiede pertanto che sia confermata e stabilizzata la 18App con una dotazione di 500 euro per beneficiario ogni anno. Accanto a questo, viene proposto che lo stanziamento di 16 milioni annui per la Carta Cultura (bonus di 100 euro per acquisti di libri) sia anch’esso stabilizzato e che i beneficiari siano le famiglie con figli in procinto di iniziare il percorso scolastico (5-6 anni), momento cruciale per creare lettori. Anche il fondo per gli acquisti delle biblioteche nelle librerie di prossimità attivato nel 2020 dovrebbe essere confermato con una dotazione di 30 milioni di euro l’anno.Al cuore del piano per il sostegno alle imprese, conclude infine Levi, “in coerenza con le politiche nazionali ed europee dettagliate nel Recovery Fund, proponiamo interventi per rendere la filiera libraria ancora più innovativa, verde, inclusiva e internazionale”.Sul versante dell’innovazione le proposte riguardano incentivi alla digitalizzazione dei cataloghi editoriali; per la produzione di contenuti, strumenti e piattaforme per la didattica digitale di scuole e università; per l’efficienza della logistica distributiva (elemento chiave per sostenere la concorrenza delle grandi piattaforme di e-commerce); per il trattamento dei dati bibliografici e commerciali lungo le filiere distributive (editori / promotori / distributori / grossisti / librerie); per le applicazioni di intelligenza artificiale nelle diverse fasi della produzione, distribuzione e promozione del libro; per la gestione dei diritti d’autore, anche per affrontare le sfide poste dall’attuazione della Direttiva sul Diritto d’autore e il mercato unico digitale; per le tecnologie di contrasto alla crescente pirateria digitale.Sul versante della sostenibilità, AIE chiede un credito di imposta per l’uso di carta proveniente da foreste eco-sostenibili come strumento di sostegno alle imprese nella transizione verde. Su quello dell’accessibilità un sostegno alle produzioni digitali degli editori al fine di incrementare la disponibilità e-book e altre risorse nativamente accessibili ai disabili, a partire da non vedenti e ipovedenti sui quali la Fondazione LIA, costituita da AIE e dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) ha acquisito una consolidata e riconosciuta leadership su scala europea e mondiale.Sul versante dell’internazionalizzazione, infine, principali strumenti su cui poggia l’industria del libro italiano sono le traduzioni e le coedizioni, a loro volta abilitate dalla compravendita di diritti d’autore. Per questo AIE chiede di: incrementare i fondi per le traduzioni di libri italiani all’estero, rendendo altresì più efficaci le procedure per l’accesso agli stessi; creare un Fondo per le traduzioni in italiano che, incentivando gli interscambi con l’estero, consenta di rafforzare la presenza internazionale dell’editoria italiana; sostenere la presenza dell’editoria italiana all’estero e il sistema di fiere del libro in Italia, da sempre utili vetrine dell’editoria italiana per gli editori stranieri.

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Scuola: Diritto allo studio, teniamo i ragazzi in classe fino a 18 anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2021

“Per garantire il diritto allo studio bisogna ripensare l’obbligo scolastico. È necessario avere più classi, più sedi, più plessi e più organici a partire dalla stabilizzazione dei 70mila colleghi chiamati dall’organico Covid”: a pronunciare queste parole è stato stamani Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, nel corso del seminario sulla Legislazione scolastica organizzato per la provincia di Ragusa. I concetti inerenti all’importanza dell’istruzione per tutti gli studenti del Paese sono stati espressi ieri dal leader dell’Anief, nel corso dell’intervento al Senato al manifesto dell’autonomia didattica presentato dagli ex ministri Luigi Berlinguer e Valeria Fedeli. Pacifico ha affermato che “è arrivato il momento di avviare una riflessione: anticipare l’obbligo scolastico. Cominciamo dunque ad aggredire questa nostra difficoltà rispetto all’Europa. Abbiamo 10 punti di percentuale di deficit nel percorso 0-6 per i nostri bambini. È lì che prendono corpo le prime disuguaglianze”.

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Covid-19, uno studio fa luce sugli effetti a lungo termine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2021

Secondo uno studio pubblicato su Lancet, più di tre quarti dei pazienti ricoverati con Covid-19 presentano ancora almeno un sintomo sei mesi dopo l’esordio della malattia. «Poiché Covid-19 è una malattia così nuova, siamo solo all’inizio della comprensione dei suoi effetti a lungo termine sulla salute dei pazienti. La nostra analisi indica che la maggior parte delle persone continua a convivere con almeno alcuni degli effetti del virus dopo aver lasciato l’ospedale e sottolinea la necessità di cure post-dimissione, in particolare per coloro che soffrono di infezioni gravi» afferma Bin Cao, del National Center for Respiratory Medicine, del China-Japan Friendship Hospital e della Capital Medical University di Pechino, che ha diretto il gruppo di lavoro.I ricercatori hanno seguito 1.733 pazienti con Covid-19 dimessi dal Jin Yin-tan Hospital di Wuhan tra il 7 gennaio e il 29 maggio 2020, per un periodo mediano di 186 giorni. Durante il follow-up, il 76% dei pazienti ha riferito il perdurare di almeno un sintomo. Di questi pazienti, il 63% ha segnalato stanchezza o debolezza muscolare, il 26% ha avuto difficoltà a dormire e il 23% ansia o depressione. I pazienti con una malattia più grave hanno mostrato comunemente una funzione polmonare ridotta, e il 56% di quelli con un punteggio di gravità 5-6 (che necessitavano di ventilazione) hanno presentato alterazioni della diffusione. I pazienti con malattia più grave hanno ottenuto risultati peggiori nel test del cammino di sei minuti, con il 29% di quelli con punteggio di gravità 5-6 che camminava meno del limite inferiore del range normale, rispetto al 24% di quelli con punteggio 3 (che non necessitavano di ossigeno) e al 22% di quelli con punteggio 4 (che necessitavano di ossigeno). Gli autori hanno anche rilevato che alcuni pazienti hanno continuato a sviluppare problemi renali dopo la dimissione. I test di controllo sugli anticorpi nel sangue di 94 pazienti dopo sei mesi hanno rivelato che i livelli di anticorpi neutralizzanti erano inferiori del 52,5% rispetto al massimo dell’infezione.
Monica Cortinovis, Norberto Perico e Giuseppe Remuzzi, dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, affermano in un editoriale di accompagnamento che, essendoci pochi rapporti sul quadro clinico conseguente a Covid-19, questo studio è pertinente e tempestivo, e sarà necessario proseguire ad approfondire l’argomento. (fonte: Doctor33)

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Borse di studio dell’Università Emilia-Romagna

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

Nella Regione Emilia-Romagna sarà garantito il sostegno al 100% degli studenti idonei che hanno presentato domanda per le borse di studio universitarie, in denaro e servizi, per l’anno accademico 2020/2021. Il numero complessivo dei beneficiari ammonta a 26.709: di questi, 4.552 sono studenti dell’Università di Parma. Un risultato ottenuto grazie al potenziamento dell’impegno finanziario regionale e alla politica di razionalizzazione delle spese attuata dall’Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori ER.GO dell’Emilia-Romagna: tra risorse regionali ed europee, infatti, vengono stanziati 97 milioni di euro, compresi i 38 milioni della quota – la più alta a livello nazionale – destinata all’Emilia-Romagna dal riparto del Fondo integrativo statale 2020 per le borse di studio.Dai dati delle graduatorie provvisorie si registra un aumento del numero di studenti idonei, cioè l’11,3% in più rispetto allo scorso anno accademico, di cui oltre il 45% fuori sede, con un conseguente incremento della spesa di 4 milioni. Sempre più studenti beneficiari, dunque, così come sono sempre più numerosi i giovani che studiano negli Atenei dell’Emilia-Romagna: ad oggi gli iscritti superano i 161 mila (+3% rispetto all’anno accademico 2019/2020), con quasi 53mila immatricolati in più.I dati relativi all’aumento degli studenti in Regione corrispondono all’incremento registrato anche all’Università di Parma: 9.518 sono i nuovi iscritti del nostro Ateneo, corrispondenti ad un aumento dell’11,6% rispetto all’anno accademico 2019/2020. Il 69% dei nuovi iscritti proviene da fuori provincia di Parma e, di questa percentuale, il 41,5% proviene da fuori Regione. Anche il numero di studenti idonei ai benefici ER.GO è in crescita presso l’Università di Parma, di circa il 15% rispetto all’a.a 2019/2020.I dati confermano il robusto sistema della Regione Emilia-Romagna a supporto del Diritto allo Studio Universitario, che ha saputo anche adattarsi all’emergenza sanitaria, introducendo misure straordinarie con grande flessibilità, per favorire la massima inclusione.

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Sale studio e sale di lettura della Sapienza riaprono agli studenti

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

Roma. La decisione è una delle prime iniziative dalla rettrice Polimeni che accoglie la richiesta degli studenti di avere spazi a disposizione nelle sedi dell’Università A partire da gennaio saranno rese fruibili, dalle 8 di mattina alle 8 di sera, sale di lettura e isole di studio all’interno di alcune facoltà della Sapienza, nel rispetto delle misure anticovid e con prenotazione del posto obbligatoria. I locali, tutti con collegamento wifi, saranno accessibili agli studenti disabili. La decisione è stata comunicata oggi in Senato accademico.Con il riavvio delle attività didattiche dopo le festività, gli studenti della Sapienza avranno così a disposizione nella Città universitaria spazi tradizionalmente dedicati alle lezioni e allo studio, come la tensostruttura e le “isole” presenti nelle facoltà di Giurisprudenza e di Scienze politiche. Aperture previste anche per le sedi decentrate: ad esempio nel Centro linguistico che ha sede a San Lorenzo si potranno prenotare le postazioni collocate negli spazi comuni.“La Sapienza conta 50 biblioteche e i loro servizi sono funzionanti, ma ovviamente a rotazione, con l’accesso comunque contingentato e quindi la richiesta di ulteriori spazi è motivata – continua la Rettrice – per questo abbiamo pensato a una nuova funzionalità d’uso di locali che con le misure antipandemiche sono per il momento sottoutilizzati. Devo aggiungere che abbiamo trovato anche piena disponibilità da parte di Lazio DiSCo, per un possibile utilizzo delle mense come spazi per lo studio, per esempio presso la Facoltà di Economia e di Ingegneria”.

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Primo studio sulla pandemia Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Martedì 17 novembre, alle 18, su piattaforma Teams, si terrà la presentazione del volume Primo studio sulla pandemia Covid-19 (Essenne 2020), curato dall’antropologo Vito Antonio Aresta e realizzato dalle studentesse e dagli studenti delle Scuole Secondarie di Secondo Grado e delle Università che hanno partecipato nei mesi scorsi al VII Laboratorio di Antropologia Sociale e Visuale. Con il curatore Vito Antonio Aresta ne discuteranno Antonino Colajanni, già docente di Antropologia Sociale di Sapienza Università di Roma e due delle studentesse che hanno concorso alla scrittura: Chiara Argentina e Francesca Monopoli. Si tratta del primo evento legato all’8° convegno annuale della Società Italiana di Antropologia Applicata (SIAA) dal titolo FARE (IN) TEMPO. Cosa dicono gli antropologi sulle società dell’incertezza (http://www.antropologiaapplicata.com/vii-convegno-siaa-2019-2/), che si terrà interamente online dal 2 al 6 dicembre 2020 e che è patrocinato tra gli altri dall’Università di Parma. È la prima di una serie di dodici presentazioni di libri che accompagnano il ricco programma del convegno.

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I droni per lo studio di emissioni vulcaniche inaccessibili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Un team internazionale guidato dall’University College London (UCL, UK), che ha visto la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) con il gruppo di ricerca di Vulcanologia del Dipartimento DiSTeM dell’Università di Palermo, ha sviluppato e utilizzato una nuova tecnologia basata sull’uso dei droni per la misura dei gas vulcanici emessi dai vulcani attivi, dimostrando così che anche nei vulcani inaccessibili e pericolosi come il Manam (in Papua Nuova Guinea), i droni rappresentano l’unico modo per realizzare importanti misure per caratterizzarne lo stato di attività in condizioni in sicurezza. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances dell’AAAS (American Association for the Advancement of Science). Questo progetto ha utilizzato tecnologie innovative, cioè droni (Unmanned Aerial System – UAS) con a bordo apparecchiature miniaturizzate di campionamento, per raccogliere misure di gas vulcanici presso i vulcani di Manam e Rabaul in Papua Nuova Guinea. Questi sono dei forti emettitori di gas, ma poco si sa su di loro perché i pennacchi sono di difficile accesso usando tecniche terrestri, specialmente in caso di eruzioni.ABOVE sta cambiando il modo in cui gli scienziati campionano le emissioni di gas vulcanici attraverso lo studio condotto nell’ambito del Deep Carbon Observatory, una comunità globale di scienziati impegnati in una ricerca decennale che punta a una migliore comprensione del ciclo naturale terreste del carbonio.Nel mese di maggio del 2019, un team internazionale di scienziati ha intrapreso un’ambiziosa campagna di misure presso i due vulcani in Papua Nuova Guinea, entrambi tra i più prodigiosi emettitori di anidride solforosa sulla Terra e tuttavia privi di qualsiasi misurazione della quantità di carbonio emessa nell’atmosfera.Il team comprende scienziati provenienti da Regno Unito, Italia, Stati Uniti, Papua Nuova Guinea, Svezia, Germania e Costa Rica. Il progetto unisce diversi gruppi che lavorano sulle misurazioni dei gas vulcanici tramite droni in tutto il mondo. I gruppi hanno schierato vari tipi di drone (ad ala fissa, ala rotante e sistemi combinati) dotati di sensori di gas, spettrometri e dispositivi di campionamento per acquisire misurazioni vicino alle emissioni di anidride carbonica e altri gas. Le diverse metodiche sono state comparate per verificarne gli ambiti di impiego ottimale.Il team italiano ha messo a disposizione la strumentazione geochimica sviluppata nei propri laboratori, per l’installazione a bordo di droni messi a punto da un team dell’Università di Bristol, sia ad ala fissa, più adeguati a voli su lunghe distanze e per fare misure di composizione attraversando i gas del plume, che ad ala rotante, più versatili per campionamento di gas in punti fissi. L’integrazione dei sistemi è stata effettuata in stretta collaborazione tra i due team. Già dalle fasi preliminari del progetto un drone ad ala rotante completo di sensoristica geochimica e altra strumentazione portatile, sono stati lasciati a disposizione dell’osservatorio vulcanologico di Papua Nuova Guinea, il Rabaul Volcanological Observatory.Utilizzando nuovi sensori di gas e spettrometri miniaturizzati, e progettando innovativi dispositivi di campionamento attivabili in maniera automatica, i ricercatori sono stati in grado di far volare droni fino a 2 km di altezza e 6 km di distanza e di raggiungere le inaccessibili aree dove eseguire le misurazioni.Infatti particolarmente impegnativa è stata la campagna sul vulcano Manam, che ha un diametro di 10 km e un’elevazione di 1800 m sul livello del mare, con gran parte delle zone sommitali totalmente inaccessibili. Si trova su un’isola a 13 km dalla costa nord-orientale della Papua Nuova Guinea.Questo vulcano era noto da misure satellitari essere uno tra i maggiori emettitori di anidride solforosa (SO2) al mondo, ma prima di questo progetto non si sapeva nulla sulla sua produzione di CO2, molto più difficile da misurare da lontano a causa delle alte concentrazioni nell’atmosfera di background.Infine, proprio il rapporto di abbondanza tra queste le specie CO2 e SO2 risulta essere fondamentale per determinare la probabilità del verificarsi di un’eruzione, perché correlata con la profondità nella quale il magma risiede, ed entrambe le specie sono state rilevate durante le campagne di misura.

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Studio statunitense: l’aspirina fa sperare nella lotta contro il Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

Assunta regolarmente, l’aspirina antidolorifica può prevenire molti sintomi. I ricercatori statunitensi hanno ora scoperto che può anche influenzare il decorso di un’infezione da Coronavirus. I ricercatori statunitensi potrebbero aver fatto una svolta straordinaria. In uno studio sul Covid-19, il team di Jonathan Chow della University of Maryland School of Medicine di Baltimora ha esaminato gli effetti dell’aspirina sul decorso del Covid-19. Di solito l’aspirina viene presa per il mal di testa o la febbre. Il principio attivo “acido acetilsalicilico” ha un effetto antinfiammatorio e analgesico. Può aiutare a prevenire malattie cardiovascolari o diabete. Per il loro studio, i ricercatori della University of Maryland School of Medicine hanno esaminato le cartelle cliniche di 412 pazienti con Coronavirus che sono stati ricoverati in ospedale per complicanze Covid-19. È stato notato che circa un quarto dei pazienti aveva assunto basse dosi del farmaco ogni giorno prima o subito dopo il ricovero. Circa 81 milligrammi dovrebbero tenere sotto controllo le malattie cardiovascolari del paziente medio di 55 anni. In particolare, gli scienziati hanno scoperto che l’assunzione di farmaci contenenti il ​​principio attivo “acido acetilsalicilico” riduceva il rischio di essere collegati a un ventilatore fino al 44%. L’ammissione all’unità di terapia intensiva ha ridotto il principio attivo del 43%. Secondo lo studio, il rischio di morire in ospedale è diminuito del 47%. I ricercatori di Heidelberg avevano precedentemente scoperto cosa uccide esattamente i pazienti con Covid-19: in molti casi, ci sono coaguli di sangue nei polmoni. Il politico e medico dell’SPD Karl Lauterbach ha discusso su Twitter. Ha accolto con favore i risultati dello studio e ha anche sottolineato che “la conferma sarebbe utile”. I risultati del team di ricerca suggeriscono che il tasso di morte da Coronavirus e il danno polmonare dall’assunzione di aspirina diminuiscono. Attualmente manca uno studio di controllo per i risultati finali, ma le osservazioni dei ricercatori stanno già dando speranza. L’autore dello studio Chow ha parlato di un “cauto ottimismo”. L’aspirina, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non deve essere assunta per più di quattro giorni senza consultare un medico. Potrebbero esserci complicazioni quando lo prendi in combinazione con altri farmaci. Ciò potrebbe aumentare gli effetti collaterali. Ad esempio, “l’acido acetilsalicilico” può causare effetti collaterali nel tratto gastrointestinale, incluso le ulcere allo stomaco.

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Studio dell’Università di Parma sulle cellule tumorali

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Parma. È stato pubblicato sulla rivista internazionale PLoS One lo studio dell’Università di Parma Endocanalicular transendothelial crossing (ETC): a novel intravasation mode used by HEK-EBNA293-VEGF-D cells during the metastatic process in a xenograft model riguardante una nuova modalità con cui una cellula tumorale con fenotipo invasivo-metastatico è in grado di entrare nei vasi linfatici per poi dare inizio al processo metastatico a distanza.I ricercatori hanno utilizzato e implementato un nuovo approccio di metodi d’indagine in ricerca, in parallelo e combinato, riferibili a studi morfologici di immunolocalizzazione e ultrastrutturali (microscopia elettronica a trasmissione – TEM), studi di tomografia assiale computerizzata (TAC) e di elaborazione di modelli 3D dinamici e interattivi.Il modello di intravasazione denominato ETC, traducibile come attraversamento transendoteliale endocanalicolare, ipotizzato e dimostrato in modelli fisiologici e in corso di infiammazione nel corso degli scorsi decenni da Giacomo Azzali, professore emerito di Anatomia Umana dell’Università di Parma, condiviso e perfezionato nel modello neoplastico da Attilio Corradi del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie, sostiene che la cellula tumorale attraversi l’endotelio senza produrre interruzioni tra le cellule endoteliali con cui interagisce, ma sfrutti modificazioni cellulari che portano alla formazione di un canalicolo formato dalle cellule endoteliali stesse, fino all’entrata nel lume del vaso. È da tenere in considerazione come il meccanismo di ETC per l’intravasazione sia risultato associato alle modificazioni in corso del processo EMT della cellula tumorale. L’EMT permette alla cellula tumorale di modificare la propria forma, plasticità e motilità in modo tale per cui le è possibile attraversare più agevolmente il piccolo canalicolo neoformato dalle cellule endoteliali grazie a una complessa espressione genica di fattori di trascrizione cellulari tipici di questo fenomeno.Al lavoro hanno collaborato più autori dell’Ateneo impegnati in diversi campi della scienza, sia docenti che personale tecnico: del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie Luca Ferrari, Matteo Zanfabro (3D Veterinary Printing Project), Anna Maria Cantoni, Rosanna Di Lecce; del Dipartimento di Medicina e Chirurgia Maria Luisa Arcari, Davide Dallatana e il professore emerito Giacomo Azzali; del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale Paolo Lunghi.Lo studio è parte del programma di ricerca del Dottorato di Ricerca in Scienze Medico-Veterinarie dell’Università di Parma (33° ciclo, coordinato da Gaetano Donofrio) di Federico Armando, che si basa sia sull’epithelial-to-mesenchimal transition (EMT) delle cellule neoplastiche sia sull’uso di un virus oncolitico come futura terapia antitumorale (quest’ultimo in compartecipazione con l’Università di Medicina Veterinaria di Hannover). Al lavoro scientifico, i cui studi sperimentali sono stati coordinati da Attilio Corradi, hanno collaborato anche ricercatori di strutture di ricerca partner dell’Ateneo di Parma: Maura Ferrari e Guerino Lombardi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna (IZSLER) ed Ewan Cameron della Scuola di Medicina Veterinaria dell’Università di Glasgow.

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Nuovo studio Work.Reworked di Microsoft

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Secondo quanto emerso dall’indagine, il numero di organizzazioni italiane che hanno adottato modelli flessibili di lavoro è aumentato in modo esponenziale, passando dal 15% dello scorso anno al 77% del 2020, e i manager intervistati si aspettano che il 66% dei dipendenti continui a lavorare da remoto almeno un giorno alla settimana.In questa “nuova normalità”, i leader aziendali hanno registrato benefici sia in termini di produttività sia di efficienza: l’87% degli intervistati ha, infatti, riscontrato una produttività pari o superiore a prima del lockdown e il 71% è convinto che le nuove modalità “ibride” di lavoro comportino significativi risparmi in termini di costi. Inoltre, sei intervistati su dieci (64%) credono che garantire modalità di lavoro da remoto possa essere un modo efficace per trattenere i collaboratori migliori.Sia i manager sia i dipendenti stanno apprezzando i vantaggi del lavoro da remoto e nessuno di essi intende tornare alle vecchie abitudini. Infatti, l’88% dei manager si aspetta l’introduzione di modalità di lavoro più ibride nel lungo periodo e i dipendenti prevedono di trascorrere in media un terzo del proprio tempo (37%) al di fuori del tradizionale luogo di lavoro.Tra i principali benefici si annoverano la possibilità di vestirsi in modo più casual (77%) e di personalizzare il proprio ambiente di lavoro (39%), avere più tempo per i propri hobby (49%), per i propri figli (36%) ma anche per gli animali domestici (22%).Tuttavia, gli italiani di tutte le fasce d’età hanno dichiarato di apprezzare l’ambiente lavorativo tradizionale, specialmente per la possibilità di socializzare e condividere esperienze e informazioni più facilmente con i colleghi. Una delle principali sfide del lavoro da remoto è, infatti, la sensazione di essere più isolati e meno in relazione con i colleghi, un fattore che potrebbe comportare anche un importante calo nel tasso di innovazione.La ricerca di Microsoft ha evidenziato come il lavoro da remoto possa inibire la condivisione di idee tra le persone e porti i dipendenti a essere meno invogliati a chiedere aiuto o a delegare in modo appropriato. In particolare, è fondamentale supportare il middle management nel superare questi limiti per promuovere una cultura del lavoro che favorisca l’innovazione: il 61% dei manager intervistati riconosce di aver avuto problemi a delegare in modo efficace e a supportare i team virtuali e il 63% confessa di avere difficoltà nella promozione di una forte cultura di squadra in questo scenario di remote working. La difficoltà nel rimanere connessi con il proprio team influenza, quindi, la capacità di condividere nuove idee e innovare: rispetto allo scorso anno è stato registrato un calo sensibile nel numero di manager che dichiarano che la propria azienda possiede una cultura innovativa, passando dal 40% nel 2019 al 30% nel 2020. Allo stesso modo, è stato rilevato un calo anche nella percezione dell’innovazione di prodotti e servizi, che è passata dal 56% nel 2019 al 47% nel 2020.

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È italiano il più grande studio al mondo sulle conseguenze del virus

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

L’Italia è su un crinale sottile che non può essere oltrepassato, se non esponendo a gravi rischi la vita di oltre 33mila persone che, ogni anno, nel nostro Paese ricevono una diagnosi di tumore del sangue. Uno studio tutto italiano, promosso dalla Società Italiana di Ematologia (SIE) e pubblicato sul numero di ottobre di “The Lancet Hematology”, ha evidenziato un altissimo tasso di mortalità, pari al 37%, nei pazienti ematologici contagiati dal Covid-19 nel periodo da febbraio a maggio 2020. Una percentuale 2,4 volte superiore rispetto a quella della popolazione generale che ha contratto il virus e ben 41,3 volte maggiore rispetto a quella dei malati ematologici osservata nello stesso periodo dello scorso anno, cioè in epoca pre-Covid. Si tratta del più grande studio al mondo che ha analizzato le caratteristiche cliniche e i fattori di rischio associati al Covid-19 in persone colpite da malattie del sangue maligne: sono stati coinvolti 536 pazienti di 67 centri. La ricerca è stata presentata oggi in una conferenza stampa a Milano promossa da SIE. “Il 70% dei cittadini colpiti da tumore del sangue guarisce – afferma il Prof. Paolo Corradini, Presidente SIE e Direttore Ematologia Istituto Nazionale Tumori di Milano -. Un risultato molto importante, raggiunto grazie a terapie sempre più efficaci. Dobbiamo continuare a curare questi pazienti, anche durante la pandemia. I trattamenti non possono essere interrotti. Lo studio, infatti, dimostra che uno dei principali fattori di rischio di morte, in caso di contagio da Covid-19, è proprio la fase avanzata della patologia ematologica. L’immunodepressione provocata dalla malattia che interessa il midollo, l’organo che produce le difese immunitarie, espone i pazienti a maggior rischio di morte, se contagiati dal Covid-19. Anche a marzo e aprile, nel periodo più critico della pandemia, i nostri centri hanno continuato a curare con regolarità i pazienti, raccomandando il rispetto delle regole fondamentali come l’uso della mascherina per i familiari e il tampone per ogni paziente prima del ricovero”. “Oggi, però – continua il prof. Corradini -, stiamo assistendo al rischio reale che tutto possa essere vanificato dal comportamento poco responsabile di molti cittadini. Troppi, soprattutto giovani, non indossano la mascherina e non osservano la distanza minima di almeno un metro dalle altre persone. Il nostro Paese confina, ad esempio, con la Francia dove purtroppo, a causa dell’altissimo numero di contagi, stanno già riducendo i posti letto per terapie salvavita, come i trapianti di midollo osseo e le CAR-T, in previsione di una seconda grave ondata del virus. Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti e sensibilizzare i cittadini perché questo non avvenga anche in Italia, ma abbiamo poco tempo. Ed è corretto imporre l’obbligo di utilizzo della mascherina anche all’aperto”.La terapia cellulare CAR-T è una forma innovativa di immunoterapia, che utilizza le cellule del sistema immunitario (linfociti T): queste ultime vengono prelevate dal paziente, ingegnerizzate in laboratorio e addestrate a riconoscere e combattere con più forza il tumore, per essere poi reinfuse nel paziente. Sono indicate nel trattamento dei linfomi avanzati e aggressivi negli adulti e della leucemia linfoblastica acuta nei bambini. Inoltre, sono in corso sperimentazioni in altre patologie come il mieloma multiplo. I trapianti allogenici, cioè da donatore, sono indicati per le leucemie acute, le mielodisplasie e i linfomi. “La terapia CAR-T è eseguibile solo in ospedali dotati di unità di trapianto di midollo osseo da donatore – spiega il Prof. Fabio Ciceri, Primario Unità di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente GITMO (Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo) -. Le due attività coincidono, perché i requisiti organizzativi e strutturali sono sovrapponibili. In Italia, durante la fase acuta della pandemia, i trapianti di midollo sono proseguiti regolarmente, pur con notevoli difficoltà logistiche. Ogni anno, nel nostro Paese, vengono effettuati circa 1.800 trapianti di midollo osseo da donatore. A oggi, rispetto allo stesso periodo del 2019, c’è stata una diminuzione davvero irrisoria, pari a circa l’8%. Il merito va al grandissimo sforzo degli operatori sanitari, del Registro donatori di midollo e dei centri, che hanno continuato a lavorare a pieno regime. Ad esempio, all’Ospedale San Raffaele, dove portiamo a termine circa 100 trapianti allogenici all’anno, finora abbiamo eseguito lo stesso numero di trapianti registrati a ottobre 2019, ma i medici che hanno lavorato a marzo, aprile e maggio erano meno della metà dello staff ordinario, perché contagiati dal virus o destinati a reparti Covid. Ecco perché oggi, a maggior ragione, dobbiamo continuare a proteggere e rendere possibile questa attività. L’Italia, finora, non è stata toccata dal problema della riduzione dei posti letto per trapianti di midollo e terapie CAR-T, a differenza di quanto sta avvenendo nelle ultime settimane a Parigi. Ma la situazione può aggravarsi in poco tempo. Nella pianificazione della riorganizzazione ospedaliera, le Istituzioni e le direzioni generali e sanitarie devono porre come cardine la preservazione e il proseguimento di questa attività”.Tra i tumori del sangue più frequenti vi sono i linfomi (13.182 nuovi casi di linfoma non Hodgkin e 2.151 di linfoma di Hodgkin, stimati in Italia nel 2020), le leucemie (7.967) e il mieloma multiplo (5.759). “Nello studio retrospettivo pubblicato su ‘The Lancet Hematology’ sono stati considerati non solo i tumori del sangue ma anche altre malattie ematologiche maligne, come le sindromi mielodisplastiche – sottolinea il Prof. Francesco Passamonti, Ordinario di Ematologia all’Università dell’Insubria di Varese e Direttore Ematologia ASST Sette Laghi di Varese -. Il periodo considerato va dal 25 febbraio al 18 maggio 2020. Il tempo mediano di ospedalizzazione è stato molto breve, pari a 16 giorni, 20 per i sopravvissuti e 11 per i morti. Il 18% ha potuto accedere alle terapie intensive. Su 536 pazienti con malattie ematologiche e contagiati dal Covid-19, 198, cioè il 37%, sono deceduti. Una percentuale altissima. Inoltre, abbiamo analizzato un altro parametro, cioè il tasso di mortalità standardizzato, che indica il rapporto fra la mortalità del malato ematologico con Covid rispetto a quella della popolazione generale italiana colpita dal virus. È risultato 2,4 volte superiore, per arrivare a 3,72 volte maggiore nei pazienti ematologici under 70. Questo dato è molto importante, perché i pazienti più giovani sono i candidati ideali per il trapianto allogenico e le terapie CAR-T. E la leucemia mieloide acuta e il linfoma non Hodgkin sono le patologie che pongono più a rischio la vita dei pazienti, se contagiati”. Lo studio è stato promosso da SIE, in collaborazione con FIL (Fondazione Italiana Linfomi), SEIFEM (Sorveglianza Epidemiologica Infezioni nelle Emopatie) e SIES (Società Italiana Ematologia Sperimentale).

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Percorso multidisciplinare di approfondimento e studio di tematiche scientifiche

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Fondazione Prada ha intrapreso dal 2018 un percorso multidisciplinare di approfondimento e studio di tematiche scientifiche. Da queste riflessioni nasce “Human Brains”, un programma di mostre, convegni, incontri pubblici e attività editoriali previsto tra novembre 2020 e novembre 2022.Il progetto è il risultato di una complessa ricerca sviluppata in collaborazione con un comitato scientifico, presieduto dal Professor Giancarlo Comi e costituito da ricercatori, medici, psicologi, linguisti, filosofi, divulgatori e curatori come Jubin Abutalebi, Massimo Cacciari, Alessandro Del Maschio, Viviana Kasam, Udo Kittelmann, Andrea Moro e Daniela Perani.La prima fase di “Human Brains” è rappresentata dal convegno online dal titolo “Culture and Consciousness” che si terrà dal 9 al 13 novembre 2020 su una piattaforma interattiva, collegata al sito web di Fondazione Prada. Il convegno sarà strutturato in cinque discussioni quotidiane focalizzate sullo studio della coscienza nell’ambito delle neuroscienze.Ogni appuntamento prevede il confronto tra due studiosi coordinato da uno o più moderatori. http://fondazioneprada.org/

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Efficacia e sicurezza dello studio Clarinet Forte

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

Parigi. Ipsen (Euronext: IPN; ADR: IPSEY) ha annunciato i primi dati di efficacia e di sicurezza dello studio CLARINET FORTE. L’abstract è stato presentato in versione mini-oral all’European Society for Medical Oncology (ESMO) Congress 2020. Lo studio esplorativo prospettico internazionale di Fase II, a singolo braccio, in aperto, ha analizzato l’efficacia e la sicurezza dell’aumento della frequenza di somministrazione di lanreotide, in pazienti con NET pancreatico o dell’intestino medio, precedentemente trattati con regime standard di lanreotide per almeno 24 settimane ed in progressione, valutata centralmente nel corso degli ultimi due anni di trattamento. In entrambi i tipi di tumori si è registrato un prolungamento incoraggiante dei tassi di sopravvivenza libera da progressione (PFS) e di controllo della malattia (DCR), senza segnalazione di nuovi eventi avversi. Lanreotide è una formulazione di sintesi di un ormone naturale chiamato somatostatina, utilizzato per controllare e trattare la crescita di alcuni tumori avanzati dell’intestino medio e del pancreas, chiamati NET gastroenteropancreatici o GEP-NETs. Precedenti studi hanno dimostrato l’efficacia di lanreotide 120 mg somministrato ogni 28 giorni nel controllare la crescita tumorale e alleviare i sintomi clinici. Oggi, i pazienti, che presentano progressione di malattia a seguito del trattamento con lanreotide a dosaggio standard (120 mg ogni 28 giorni), hanno opzioni di trattamento limitate e generalmente meno tollerate che comprendono chemioterapie sistemiche o terapie molecolari mirate. Poichè lanreotide ha un buon profilo di tollerabilità, l’aumento nella frequenza di somministrazione potrebbe ritardare la necessità di sottoporsi alle terapie sistemiche sopracitate, preservando potenzialmente più a lungo la qualità di vita dei pazienti. I tumori neuroendocrini (NETs) sono un gruppo di tumori rari che originano dalle cellule del sistema neuroendocrino diffuse in tutto il corpo.3,4 I NETs insorgono sia negli uomini che nelle donne, generalmente tra i 50 e i 60 anni di età, anche se possono colpire qualsiasi fascia di età.Le tre sedi principali di origine dei NETs sono il tratto gastrointestinale, il pancreas e i polmoni.3,5. Lanreotide è un analogo della somatostatina ad azione prolungata che inibisce la secrezione dell’ormone della crescita e di particolari ormoni secreti dall’apparato digerente. Le principali indicazioni terapeutiche di lanreotide sono: Il trattamento dei pazienti affetti da acromegalia nei quali la secrezione dell’ormone della crescita (GH) non risulti normalizzata in seguito a chirurgia e/o radioterapia.Il trattamento di NET di grado 1 e di un sottogruppo di grado 2 (indice Ki-67 fino al 10%) gastroenteropancreatici (GEP-NETs) dell’intestino medio, del pancreas o di origine sconosciuta, esclusi quelli originati dalla parte terminale dell’intestino e nei pazienti adulti con malattia metastatica o localmente avanzata non resecabile.Il trattamento dei sintomi associati ai tumori neuroendocrini. Le raccomandazioni dettagliate per l’utilizzo di lanreotide sono descritte nel Riassunto delle caratteristiche del prodotto (SmPC), disponibile https://www.medicines.org.uk/emc/product/4808/smpc Ipsen è un’azienda biofarmaceutica specializzata nell’innovazione e nelle cure specialistiche. (abstract)

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Al congresso della European Society of Cardiology ESC presentato lo studio DUBIUS

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Anche il Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha contribuito ad uno studio pubblicato su JACC, una delle più importanti riviste di cardiologia mondiale, che promette importanti ricadute cliniche su 80.000 pazienti colpiti ogni anno dalla forma più diffusa di infarto nel nostro Paese. Lo studio Dubius ha permesso di chiarire i dubbi dei cardiologi sulla somministrazione a tappeto di farmaci antiaggreganti prima della coronarografia. I dati dimostrano che non esiste nessun vantaggio in questa indicazione clinica. Evitare somministrazione inappropriate permette quindi di abbattere i rischi di potenziali effetti collaterali. Lo studio indipendente, autofinanziato ed approvato da AIFA dimostra che la coronarografia tempestiva eseguita per via radiale consente la migliore prognosi. Nel nostro Paese meno della metà degli eventi avversi che nel resto del mondo.
L’innovativo studio, tutto italiano, definisce un nuovo standard di trattamento della forma più frequente di infarto, quella in cui l’arteria non è completamente ostruita (NSTEMI). I risultati dello studio Dubius sono stati illustrati il 31 agosto al congresso della ESC – European Society of Cardiology, l’evento scientifico che riunisce ogni anno il ‘gotha’ della cardiologia mondiale (presenti quest’anno – in un’inedita modalità tutta virtuale – 116.000 professionisti da 211 paesi). La ricerca è stata finanziata dal GISE – Società italiana di cardiologia interventistica e promossa dall’Università di Padova. Tra i 30 centri che hanno contribuito, arruolando un totale di 1.500 pazienti, figura anche il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con la Cardiologia 2 – Diagnostica interventistica, diretta da Giulio Guagliumi. “Abbiamo diviso i pazienti con infarto NSTEMIin due gruppi equivalenti: al primo abbiamo somministrato un farmaco antiaggregante piastrinico entro 24 ore prima della coronarografia, mentre al secondo gruppo la terapia è stata data solo al termine dell’intervento – ha spiegato Paolo Canova, il cardiologo interventista referente dello studio per la Cardiologia 2 – Diagnostica interventistica dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. I risultati ci dicono che l’antiaggregante somministrato in anticipo non comporta alcun vantaggio in termini prognostici. Al contrario, talora si può rivelare addirittura controproducente come ad esempio in quei casi in cui si opta per una rivascolarizzazione cardiochirurgica tramite by-pass rispetto all’impianto di stent nelle coronarie. In queste circostanze non aver somministrato al paziente un potente farmaco antiaggregante significa accorciare i tempi di degenza del paziente in attesa dell’intervento cardiochirurgico ed abbattere potenziali rischi di complicanze, riducendo i costi per il sistema sanitario”. Lo studio spontaneo e indipendente, iniziato nel 2015, è stato valutato e autorizzato da AIFA, patrocinato e finanziato dal GISE e condotto sotto la guida di Giuseppe Tarantini (Direttore Cardiologia Interventistica | Università di Padova) e di Giuseppe Musumeci (Direttore Cardiologia | Ospedale Mauriziano di Torino). “Abbiamo dimostrato che una strategia invasiva, entro le 24 ore dall’evento e con approccio radiale (dal polso) incide sui risultati più di quanto faccia la tempistica della terapia farmacologica. I risultati del DUBIUS contribuiscono a mettere la parola fine all’interrogativo che da sempre è motivo di dibattito nel mondo della cardiologia sull’opportunità di somministrazione di antiaggreganti prima o dopo la conferma della diagnosi con la coronarografia”. Così il Presidente del GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica) e Investigatore principale Giuseppe Tarantini commenta la presentazione dello studio scientifico alla sessione plenaria del congresso internazionale. Il DUBIUS è stato pubblicato su JACC, Journal of the American College of Cardiology, una delle più importanti riviste mondiali di cardiologia.

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Da studio italiano nuove linee guida per l’infarto

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Lo studio destinato a cambiare gli standard mondiali di approccio all’infarto, è stato presentato in una conferenza stampa online in concomitanza con il congresso della European Society of Cardiology, in chiusura oggi: è stato realizzato in 30 centri d’eccellenza, distribuiti in tutta Italia, sotto la guida del professor Giuseppe Tarantini, direttore di Cardiologia interventistica dell’Università di Padova e presidente Gise e del professor Giuseppe Musumeci, direttore di Cardiologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino. «L’attuale pratica clinica italiana con coronarografia effettuata entro 24 ore dall’infarto Nstemi ed eseguita da accesso radiale – ha spiegato Giuseppe Musumeci – ha garantito eccellenti risultati in entrambi i gruppi di studio, che hanno reso di fatto superfluo un ulteriore confronto tra le due strategie di trattamento farmacologico antiaggregante, nessuna delle quali può essere raccomandata come approccio routinario. Piuttosto, ci deve essere un percorso personalizzato che individui la migliore strategia per il singolo paziente. Con i risultati del DUBIUS potremo evitare a circa 80mila pazienti l’anno una somministrazione a tappeto di potenti antiaggreganti prima della coronarografia, con una riduzione di potenziali effetti collaterali e notevoli ricadute sull’appropriatezza delle cure». Tutto questo significa anche riduzione dei tempi di attesa nel caso di bypass, giornate che il paziente trascorre in ospedale e che possono aumentando rischi di complicanze e costi di gestione. «Nell’era Covid-19 un risultato ancora più prezioso per la pratica clinica», commentano gli esperti. «Lo studio ha coinvolto inizialmente oltre 2500 pazienti – ha illustrato il coordinatore della ricerca Marco Mojoli, cardiologo emodinamista dell’Ospedale Civile di Pordenone -. I pazienti arruolati nel DUBIUS sono stati assegnati casualmente, in base alla sequenza generata da un computer, a una delle due strategie, pretrattamento o assenza di pretrattamento farmacologico».
Il lavoro ha dimostrato un’incidenza di eventi avversi gravi (morte, infarto, ictus, sanguinamento) entro 30 giorni dall’arruolamento molto bassa (3%) e numericamente sovrapponibile nei due gruppi di studio. Inoltre, il 99% dei pazienti è stato sottoposto a coronarografia, eseguita in oltre il 95% dei casi tramite un’arteria del polso – in linea con la migliore pratica clinica italiana – e non dall’inguine. Nel 75% dei casi la procedura è stata eseguita entro un giorno dal ricovero. Il 72% dei malati nel corso dell’esame è stato sottoposto a un’angioplastica. Una minoranza di casi (6%) ha richiesto l’esecuzione di un intervento cardiochirurgico di bypass aorto-coronarico. «I risultati del DUBIUS contribuiscono a mettere la parola fine all’interrogativo che da sempre è motivo di dibattito nel mondo della cardiologia sull’opportunità di somministrazione di antiaggreganti prima o dopo la conferma della diagnosi con la coronarografia – ha concluso il professor Giuseppe Tarantini – la Cardiologia interventistica italiana (Gise) si distingue a livello internazionale per una sperimentazione clinica in grado di influenzare le pratiche di trattamento dell’infarto. Il DUBIUS ci dice anche, forte e chiaro, che sull’infarto l’Italia è best in class, con risultati che riducono gli eventi avversi a meno della metà rispetto al resto del mondo: 2 su 100 trattati contro i 7 a livello globale. E ci rivela inoltre che la ricerca e la pratica clinica nel nostro Paese sono davvero in ottima salute». (fonte: Doctor33)

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236 milioni stanziati dal Ministero dell’Istruzione per il diritto allo studio

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

In particolare per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo, dispositivi digitali e materiali per studenti con bisogni educativi speciali, sono un passo importante verso politiche efficaci di contrasto della povertà educativa – ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi –. Come Associazione abbiamo documentato, sia in occasione degli Stati Generali sia con la Commissione Bianchi, il tema della povertà economica ed educativa e abbiamo sottolineato la necessità dell’aiuto alle famiglie più bisognose nel pagare i costi dell’educazione dei propri figli, consapevoli come siamo che dalla scuola e dalla cultura passa la crescita e lo sviluppo economico e civico del Paese. Siamo lieti dell’ascolto e della risposta del Governo e della politica al nostro grido di allarme”.
Adesso il Paese ha di fronte una sfida ancora più difficile: fare in modo che nessuno studente rimanga indietro perché nato in famiglie povere, o che lo sono diventate – e sono molte – a causa dell’epidemia. Ringraziamo il Governo e la ministra Lucia Azzolina in particolare per questa misura a contrasto della povertà educativa.

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Borsa di Studio “Giorgia Mileto” per i corsi accademici di Jazz & Popular Music

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

In memoria di Giorgia Mileto, il Saint Louis promuove il Bando per l’assegnazione di Borse di studio per frequentare i corsi accademici di I e II livello dei Dipartimenti di Jazz & Popular Music.
Dal 2002, Giorgia Mileto si è occupata con dedizione e passione all’organizzazione della didattica, degli eventi musicali e di tutte le attività del Saint Louis, profondamente coinvolta nella crescita non solo dell’Istituto AFAM, ma anche dei tanti allievi che negli anni lo hanno frequentato, accompagnandoli fin dai primi passi sul palco e sostenendoli nella loro crescita professionale.Per questo, il Saint Louis, in accordo con la famiglia Mileto, ritiene che il miglior modo per ricordare la cara amica e collega Giorgia sia premiare il talento e la dedizione verso la musica di giovani musicisti, promuovendo l’istituzione di borse di studio che consentano ad allievi meritevoli di frequentare i corsi accademici di I e II livello.Verranno assegnate 3 borse di studio integrali, che copriranno la quota di partecipazione per un anno di corso e saranno rinnovate di anno in anno al mantenimento dei risultati attesi in termini di esami sostenuti e media delle votazioni.La Commissione, oltre alle 3 borse di studio integrali, potrà assegnare ulteriori borse di studio parziali a copertura parziale della quota di partecipazione ai corsi.Le borse di studio saranno assegnate tramite audizioni aperte anche ad allievi esterni al Saint Louis per tutti i corsi di strumento e canto dei Dipartimenti di Jazz & Popular Music.Per accedere alle audizioni, occorre inviare una registrazione audio e/o video (preferibile) di due brani suonati in gruppo (duo, trio, quartetto, etc.). In base al materiale ricevuto, verrà effettuata una pre-selezione di allievi ammessi all’audizione. Le audizioni si terranno nel mese di settembre con una band/orchestra residente a supporto di tutti i candidati.
I fondi per le borse di studio sono stati raccolti attraverso le donazioni di amici, musicisti e familiari di Giorgia per un valore complessivo di circa 6.200 euro; il Saint Louis mette a disposizione un ulteriore fondo dello stesso importo per un valore complessivo di borse di studio da assegnare pari a € 12.500. Domanda di partecipazione: compilare il form sul sito http://www.slmc.it

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