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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

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Efficacia e sicurezza dello studio Clarinet Forte

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

Parigi. Ipsen (Euronext: IPN; ADR: IPSEY) ha annunciato i primi dati di efficacia e di sicurezza dello studio CLARINET FORTE. L’abstract è stato presentato in versione mini-oral all’European Society for Medical Oncology (ESMO) Congress 2020. Lo studio esplorativo prospettico internazionale di Fase II, a singolo braccio, in aperto, ha analizzato l’efficacia e la sicurezza dell’aumento della frequenza di somministrazione di lanreotide, in pazienti con NET pancreatico o dell’intestino medio, precedentemente trattati con regime standard di lanreotide per almeno 24 settimane ed in progressione, valutata centralmente nel corso degli ultimi due anni di trattamento. In entrambi i tipi di tumori si è registrato un prolungamento incoraggiante dei tassi di sopravvivenza libera da progressione (PFS) e di controllo della malattia (DCR), senza segnalazione di nuovi eventi avversi. Lanreotide è una formulazione di sintesi di un ormone naturale chiamato somatostatina, utilizzato per controllare e trattare la crescita di alcuni tumori avanzati dell’intestino medio e del pancreas, chiamati NET gastroenteropancreatici o GEP-NETs. Precedenti studi hanno dimostrato l’efficacia di lanreotide 120 mg somministrato ogni 28 giorni nel controllare la crescita tumorale e alleviare i sintomi clinici. Oggi, i pazienti, che presentano progressione di malattia a seguito del trattamento con lanreotide a dosaggio standard (120 mg ogni 28 giorni), hanno opzioni di trattamento limitate e generalmente meno tollerate che comprendono chemioterapie sistemiche o terapie molecolari mirate. Poichè lanreotide ha un buon profilo di tollerabilità, l’aumento nella frequenza di somministrazione potrebbe ritardare la necessità di sottoporsi alle terapie sistemiche sopracitate, preservando potenzialmente più a lungo la qualità di vita dei pazienti. I tumori neuroendocrini (NETs) sono un gruppo di tumori rari che originano dalle cellule del sistema neuroendocrino diffuse in tutto il corpo.3,4 I NETs insorgono sia negli uomini che nelle donne, generalmente tra i 50 e i 60 anni di età, anche se possono colpire qualsiasi fascia di età.Le tre sedi principali di origine dei NETs sono il tratto gastrointestinale, il pancreas e i polmoni.3,5. Lanreotide è un analogo della somatostatina ad azione prolungata che inibisce la secrezione dell’ormone della crescita e di particolari ormoni secreti dall’apparato digerente. Le principali indicazioni terapeutiche di lanreotide sono: Il trattamento dei pazienti affetti da acromegalia nei quali la secrezione dell’ormone della crescita (GH) non risulti normalizzata in seguito a chirurgia e/o radioterapia.Il trattamento di NET di grado 1 e di un sottogruppo di grado 2 (indice Ki-67 fino al 10%) gastroenteropancreatici (GEP-NETs) dell’intestino medio, del pancreas o di origine sconosciuta, esclusi quelli originati dalla parte terminale dell’intestino e nei pazienti adulti con malattia metastatica o localmente avanzata non resecabile.Il trattamento dei sintomi associati ai tumori neuroendocrini. Le raccomandazioni dettagliate per l’utilizzo di lanreotide sono descritte nel Riassunto delle caratteristiche del prodotto (SmPC), disponibile https://www.medicines.org.uk/emc/product/4808/smpc Ipsen è un’azienda biofarmaceutica specializzata nell’innovazione e nelle cure specialistiche. (abstract)

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Al congresso della European Society of Cardiology ESC presentato lo studio DUBIUS

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Anche il Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha contribuito ad uno studio pubblicato su JACC, una delle più importanti riviste di cardiologia mondiale, che promette importanti ricadute cliniche su 80.000 pazienti colpiti ogni anno dalla forma più diffusa di infarto nel nostro Paese. Lo studio Dubius ha permesso di chiarire i dubbi dei cardiologi sulla somministrazione a tappeto di farmaci antiaggreganti prima della coronarografia. I dati dimostrano che non esiste nessun vantaggio in questa indicazione clinica. Evitare somministrazione inappropriate permette quindi di abbattere i rischi di potenziali effetti collaterali. Lo studio indipendente, autofinanziato ed approvato da AIFA dimostra che la coronarografia tempestiva eseguita per via radiale consente la migliore prognosi. Nel nostro Paese meno della metà degli eventi avversi che nel resto del mondo.
L’innovativo studio, tutto italiano, definisce un nuovo standard di trattamento della forma più frequente di infarto, quella in cui l’arteria non è completamente ostruita (NSTEMI). I risultati dello studio Dubius sono stati illustrati il 31 agosto al congresso della ESC – European Society of Cardiology, l’evento scientifico che riunisce ogni anno il ‘gotha’ della cardiologia mondiale (presenti quest’anno – in un’inedita modalità tutta virtuale – 116.000 professionisti da 211 paesi). La ricerca è stata finanziata dal GISE – Società italiana di cardiologia interventistica e promossa dall’Università di Padova. Tra i 30 centri che hanno contribuito, arruolando un totale di 1.500 pazienti, figura anche il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con la Cardiologia 2 – Diagnostica interventistica, diretta da Giulio Guagliumi. “Abbiamo diviso i pazienti con infarto NSTEMIin due gruppi equivalenti: al primo abbiamo somministrato un farmaco antiaggregante piastrinico entro 24 ore prima della coronarografia, mentre al secondo gruppo la terapia è stata data solo al termine dell’intervento – ha spiegato Paolo Canova, il cardiologo interventista referente dello studio per la Cardiologia 2 – Diagnostica interventistica dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. I risultati ci dicono che l’antiaggregante somministrato in anticipo non comporta alcun vantaggio in termini prognostici. Al contrario, talora si può rivelare addirittura controproducente come ad esempio in quei casi in cui si opta per una rivascolarizzazione cardiochirurgica tramite by-pass rispetto all’impianto di stent nelle coronarie. In queste circostanze non aver somministrato al paziente un potente farmaco antiaggregante significa accorciare i tempi di degenza del paziente in attesa dell’intervento cardiochirurgico ed abbattere potenziali rischi di complicanze, riducendo i costi per il sistema sanitario”. Lo studio spontaneo e indipendente, iniziato nel 2015, è stato valutato e autorizzato da AIFA, patrocinato e finanziato dal GISE e condotto sotto la guida di Giuseppe Tarantini (Direttore Cardiologia Interventistica | Università di Padova) e di Giuseppe Musumeci (Direttore Cardiologia | Ospedale Mauriziano di Torino). “Abbiamo dimostrato che una strategia invasiva, entro le 24 ore dall’evento e con approccio radiale (dal polso) incide sui risultati più di quanto faccia la tempistica della terapia farmacologica. I risultati del DUBIUS contribuiscono a mettere la parola fine all’interrogativo che da sempre è motivo di dibattito nel mondo della cardiologia sull’opportunità di somministrazione di antiaggreganti prima o dopo la conferma della diagnosi con la coronarografia”. Così il Presidente del GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica) e Investigatore principale Giuseppe Tarantini commenta la presentazione dello studio scientifico alla sessione plenaria del congresso internazionale. Il DUBIUS è stato pubblicato su JACC, Journal of the American College of Cardiology, una delle più importanti riviste mondiali di cardiologia.

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Da studio italiano nuove linee guida per l’infarto

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Lo studio destinato a cambiare gli standard mondiali di approccio all’infarto, è stato presentato in una conferenza stampa online in concomitanza con il congresso della European Society of Cardiology, in chiusura oggi: è stato realizzato in 30 centri d’eccellenza, distribuiti in tutta Italia, sotto la guida del professor Giuseppe Tarantini, direttore di Cardiologia interventistica dell’Università di Padova e presidente Gise e del professor Giuseppe Musumeci, direttore di Cardiologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino. «L’attuale pratica clinica italiana con coronarografia effettuata entro 24 ore dall’infarto Nstemi ed eseguita da accesso radiale – ha spiegato Giuseppe Musumeci – ha garantito eccellenti risultati in entrambi i gruppi di studio, che hanno reso di fatto superfluo un ulteriore confronto tra le due strategie di trattamento farmacologico antiaggregante, nessuna delle quali può essere raccomandata come approccio routinario. Piuttosto, ci deve essere un percorso personalizzato che individui la migliore strategia per il singolo paziente. Con i risultati del DUBIUS potremo evitare a circa 80mila pazienti l’anno una somministrazione a tappeto di potenti antiaggreganti prima della coronarografia, con una riduzione di potenziali effetti collaterali e notevoli ricadute sull’appropriatezza delle cure». Tutto questo significa anche riduzione dei tempi di attesa nel caso di bypass, giornate che il paziente trascorre in ospedale e che possono aumentando rischi di complicanze e costi di gestione. «Nell’era Covid-19 un risultato ancora più prezioso per la pratica clinica», commentano gli esperti. «Lo studio ha coinvolto inizialmente oltre 2500 pazienti – ha illustrato il coordinatore della ricerca Marco Mojoli, cardiologo emodinamista dell’Ospedale Civile di Pordenone -. I pazienti arruolati nel DUBIUS sono stati assegnati casualmente, in base alla sequenza generata da un computer, a una delle due strategie, pretrattamento o assenza di pretrattamento farmacologico».
Il lavoro ha dimostrato un’incidenza di eventi avversi gravi (morte, infarto, ictus, sanguinamento) entro 30 giorni dall’arruolamento molto bassa (3%) e numericamente sovrapponibile nei due gruppi di studio. Inoltre, il 99% dei pazienti è stato sottoposto a coronarografia, eseguita in oltre il 95% dei casi tramite un’arteria del polso – in linea con la migliore pratica clinica italiana – e non dall’inguine. Nel 75% dei casi la procedura è stata eseguita entro un giorno dal ricovero. Il 72% dei malati nel corso dell’esame è stato sottoposto a un’angioplastica. Una minoranza di casi (6%) ha richiesto l’esecuzione di un intervento cardiochirurgico di bypass aorto-coronarico. «I risultati del DUBIUS contribuiscono a mettere la parola fine all’interrogativo che da sempre è motivo di dibattito nel mondo della cardiologia sull’opportunità di somministrazione di antiaggreganti prima o dopo la conferma della diagnosi con la coronarografia – ha concluso il professor Giuseppe Tarantini – la Cardiologia interventistica italiana (Gise) si distingue a livello internazionale per una sperimentazione clinica in grado di influenzare le pratiche di trattamento dell’infarto. Il DUBIUS ci dice anche, forte e chiaro, che sull’infarto l’Italia è best in class, con risultati che riducono gli eventi avversi a meno della metà rispetto al resto del mondo: 2 su 100 trattati contro i 7 a livello globale. E ci rivela inoltre che la ricerca e la pratica clinica nel nostro Paese sono davvero in ottima salute». (fonte: Doctor33)

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236 milioni stanziati dal Ministero dell’Istruzione per il diritto allo studio

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

In particolare per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo, dispositivi digitali e materiali per studenti con bisogni educativi speciali, sono un passo importante verso politiche efficaci di contrasto della povertà educativa – ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi –. Come Associazione abbiamo documentato, sia in occasione degli Stati Generali sia con la Commissione Bianchi, il tema della povertà economica ed educativa e abbiamo sottolineato la necessità dell’aiuto alle famiglie più bisognose nel pagare i costi dell’educazione dei propri figli, consapevoli come siamo che dalla scuola e dalla cultura passa la crescita e lo sviluppo economico e civico del Paese. Siamo lieti dell’ascolto e della risposta del Governo e della politica al nostro grido di allarme”.
Adesso il Paese ha di fronte una sfida ancora più difficile: fare in modo che nessuno studente rimanga indietro perché nato in famiglie povere, o che lo sono diventate – e sono molte – a causa dell’epidemia. Ringraziamo il Governo e la ministra Lucia Azzolina in particolare per questa misura a contrasto della povertà educativa.

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Borsa di Studio “Giorgia Mileto” per i corsi accademici di Jazz & Popular Music

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

In memoria di Giorgia Mileto, il Saint Louis promuove il Bando per l’assegnazione di Borse di studio per frequentare i corsi accademici di I e II livello dei Dipartimenti di Jazz & Popular Music.
Dal 2002, Giorgia Mileto si è occupata con dedizione e passione all’organizzazione della didattica, degli eventi musicali e di tutte le attività del Saint Louis, profondamente coinvolta nella crescita non solo dell’Istituto AFAM, ma anche dei tanti allievi che negli anni lo hanno frequentato, accompagnandoli fin dai primi passi sul palco e sostenendoli nella loro crescita professionale.Per questo, il Saint Louis, in accordo con la famiglia Mileto, ritiene che il miglior modo per ricordare la cara amica e collega Giorgia sia premiare il talento e la dedizione verso la musica di giovani musicisti, promuovendo l’istituzione di borse di studio che consentano ad allievi meritevoli di frequentare i corsi accademici di I e II livello.Verranno assegnate 3 borse di studio integrali, che copriranno la quota di partecipazione per un anno di corso e saranno rinnovate di anno in anno al mantenimento dei risultati attesi in termini di esami sostenuti e media delle votazioni.La Commissione, oltre alle 3 borse di studio integrali, potrà assegnare ulteriori borse di studio parziali a copertura parziale della quota di partecipazione ai corsi.Le borse di studio saranno assegnate tramite audizioni aperte anche ad allievi esterni al Saint Louis per tutti i corsi di strumento e canto dei Dipartimenti di Jazz & Popular Music.Per accedere alle audizioni, occorre inviare una registrazione audio e/o video (preferibile) di due brani suonati in gruppo (duo, trio, quartetto, etc.). In base al materiale ricevuto, verrà effettuata una pre-selezione di allievi ammessi all’audizione. Le audizioni si terranno nel mese di settembre con una band/orchestra residente a supporto di tutti i candidati.
I fondi per le borse di studio sono stati raccolti attraverso le donazioni di amici, musicisti e familiari di Giorgia per un valore complessivo di circa 6.200 euro; il Saint Louis mette a disposizione un ulteriore fondo dello stesso importo per un valore complessivo di borse di studio da assegnare pari a € 12.500. Domanda di partecipazione: compilare il form sul sito http://www.slmc.it

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Pubblicato studio dell’Ateneo sulle comunità microbiche dei formaggi italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Parma. È stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Applied and Environmental Microbiology (https://aem.asm.org/content/86/12/e00139-20) una ricerca dell’Università di Parma rivolta a comprendere la composizione delle comunità microbiche che colonizzano i formaggi italiani, uno degli elementi che contribuisce allo sviluppo delle loro caratteristiche organolettiche. Lo studio ha dimostrato per la prima volta l’esistenza di comunità microbiche diversificate e specifiche per le varie tipologie di formaggio che sono responsabili delle caratteristiche qualitative del prodotto e quindi concorrono a definirne l’unicità e tipicità.Il lavoro è stato anche scelto dalla rivista Applied and Environmental Microbiology come immagine per la copertina dell’issue di giugno (https://aem.asm.org/content/86/12.cover-expansion).Si tratta del primo lavoro che, grazie all’impiego di tecniche metagenomiche, fornisce una immagine molto dettagliata della composizione delle comunità batteriche, definite nel loro complesso microbiota, che risiedono nel formaggio, mostrando l’esistenza sia di specie batteriche ubiquitarie sia di differenze legate al sito di produzione. Lo studio è stato condotto dal Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale e ha visto la partecipazione di un gruppo di ricerca interamente dell’Ateneo di Parma, coordinato dal prof. Marco Ventura. Nello staff anche i membri del Centro Interdipartimentale dell’Ateneo di Parma “Microbiome Research Hub” (https://www.microbiomeresearchhub.com/), da sempre interessato allo studio del microbiota e al legame di quest’ultimo con gli alimenti.La ricerca, a differenza dei lavori finora pubblicati per lo più basati sull’impiego di tecniche di microbiologia classica, ha permesso di ricostruire in modo molto preciso il microbiota del formaggio tramite l’impiego di approcci metagenomici. Lo studio ha visto quindi la collaborazione del team di sequenziamento e del team bioinformatico diretto dal prof. Christian Milani del Laboratorio di Probiogenomica, che da anni si occupano di analisi genomiche e metagenomiche applicate alle comunità microbiche.Lo studio conferma la trasversalità delle ricerche eseguite nell’Ateneo che, in questo caso, hanno coinvolto anche la prof.ssa Maria Cristina Ossiprandi del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie.

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Premio di studio “Elisa Boschi”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Parma.Scadono il 31 agosto le domande per partecipare al Premio di studio “Elisa Boschi” (https://dusic.unipr.it/it/node/6491), istituito dal Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma e finanziato grazie al contributo dell’agenzia di comunicazione VENTISETTE Digital Communication di Modena.Il Premio, dell’importo di 2.000 euro, è rivolto a studenti meritevoli iscritti al corso di laurea magistrale in Giornalismo e Cultura editoriale dell’Università di Parma per l’a.a. 2019-20 che soddisfino i seguenti requisiti:
– esami regolarmente sostenuti secondo il piano di studio approvato relativamente alla coorte dell’a.a. 2018-19
– conseguimento di almeno 66 CFU (crediti formativi universitari) acquisiti per esami di profitto alla data del 31/07/2020
– età non superiore a 30 anni alla data di scadenza del bando-
Il premio, intitolato a Elisa Boschi, ex studentessa e laureata del corso di Giornalismo e Cultura editoriale recentemente scomparsa, è finalizzato a sostenere gli studenti che si sono particolarmente distinti per l’impegno dimostrato e i risultati ottenuti nel percorso di studio universitario.

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Primo studio nazionale su infezione e immunità del virus

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

48 laboratori italiani, afferenti ad alcuni fra i più importanti centri di ricerca e cura del Paese, hanno deciso di unire le risorse per lo studio collaborativo “Progetto Sierologia COVID-19”, con l’obiettivo di valutare se la presenza di anticorpi anti Sars-Cov2 protegge dalla reinfezione e per quanto tempo. Si tratta di un’informazione fondamentale per la ripresa delle attività lavorativo-sociali e la convivenza con il virus che ci aspetta nei prossimi mesi.Il progetto si basa sul test sierologico sviluppato da Istituto Europeo di Oncologia e Università di Pavia e messo a disposizione di tutti i laboratori di ricerca italiani. Un test che non richiede investimenti aggiuntivi in macchinari e materiali rispetto alle dotazioni normalmente presenti nei laboratori di ricerca. Il test ha una sensibilità e specificità elevatissima e costi enormemente inferiori rispetto ai test commerciali.
È proprio partendo dalle proteine glicosilate del virus SARS-CoV-2 che Federica Facciotti, immunologa dello IEO, insieme a Marina Mapelli e Sebastiano Pasqualato specialisti in biochimica del Dipartimento di Oncologia Sperimentale IEO, hanno messo a punto il test che valuta in maniera quantitativa il titolo degli anticorpi circolanti nel sangue. “Gli anticorpi che identifichiamo sono quelli che potenzialmente neutralizzeranno il virus, prevenendo seconde infezioni e quindi garantendo immunità nel breve termine” spiega Facciotti. “Diversamente dai test commerciali, il nostro esame può rilevare diversi tipi di anticorpi che caratterizzano l’intero spettro della risposta immunitaria all’infezione virale, con una alta sensibilità, cioè anche quando gli anticorpi sono presenti a livelli relativamente bassi, come ci si può aspettare da chi ha contratto la malattia in forma lieve, e con un alta specificità, ovvero escludendo anticorpi diretti contro altri virus della stessa famiglia di SARS-CoV-2, che causano le comuni sindromi da raffreddamento.”
L’adesione dei 48 laboratori al Progetto Sierologia Covid 19 fa seguito all’appello lanciato a governo e regioni da un gruppo di 290 scienziati il 26 marzo scorso affinché venissero aumentati i tamponi virali e introdotti i test sierologici.

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Fitbit lancia uno studio per rilevare la fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

I dispositivi Fitbit hanno il potenziale per rilevare l’AFib poiché sono in grado di tracciare il battito cardiaco 24 ore su 24, 7 giorni su 7, potendo contare su una batteria di lunga durata che consente agli utenti di indossare il dispositivo per più giorni. Ciò rende possibile valutare il ritmo cardiaco nel lungo periodo, anche quando gli utenti sono addormentati. Questo momento infatti rappresenta la situazione più indicata per scoprire eventuali irregolarità di battito, indossando il dispositivo quando il corpo è a riposo.”Da quando nel 2015, per la priva volta, abbiamo reso possibile il monitoraggio del battito cardiaco dal polso attraverso i nostri dispositivi, abbiamo continuato ad innovare e a fornire agli utenti una comprensione più profonda della loro salute cardiaca tramite funzionalità come il monitoraggio del sonno, il punteggio del livello di cardio fitness ed ora i Minuti in Zona Attiva”, ha affermato Eric Friedman, co-fondatore e Cto di Fitbit.
Fitbit Heart Study rientra tra i progetti Fitbit incentrati sull’innovazione legata alla salute del cuore, che comprendono partnership industriali e lo sviluppo di tecnologie incentrate sulla sensibilizzazione e sulla rapida rilevazione dell’AFib per ridurre il rischio di ictus e migliorare la salute della popolazione. Oltre alla tecnologia in esame nel Fitbit Heart Study, l’azienda ha fatto notevoli progressi nello sviluppo di un nuovo elettrocardiogramma (ECG) per la rilevazione dell’AFib.Fitbit punta a dotare gli utenti di più opzioni per valutare, nel breve o nel lungo periodo, la fibrillazione atriale, a seconda delle proprie esigenze. Per questo sta sviluppando strumenti PPG ed ECG che potrebbero identificare nel lungo termine la fibrillazione atriale.
La funzionalità Fitbit basata su PPG è progettata per identificare episodi irregolarità del ritmo cardiaco che potrebbero passare inosservati, mentre la funzione ECG è progettata per supportare gli utenti che desiderano effettuare uno screening e registrare un tracciato ECG che possono far esaminare dal proprio medico. L’azienda ha completato uno studio clinico fondamentale per la sua nuova tecnologia ECG e prevede di chiedere la revisione della feature al Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti e alle autorità normative globali.Inoltre, in seguito all’autorizzazione della FDA per l’algoritmo PPG AFib, Fitbit continuerà a lavorare con la Bristol-Myers Squibb-Pfizer Alliance per sviluppare programmi e contenuti educativi che aiuteranno a identificare e supportare le persone che negli Stati Uniti sono ad alto rischio di ictus, per fornire un percorso di cura continuo che comprenda la diagnosi di AFib.

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Se le libertà di ricerca, di studio e di riunione continuano ad essere impedite

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

di Carlo Ruta (Storico e saggista) Lo stato rovinoso in cui da oltre due mesi versano in Italia le risorse umane e materiali legate ai saperi, alle scienze, alla scuola e ai patrimoni culturali sta procurando danni civili incalcolabili. Ed è sconcertante che tutto questo continui a restare fuori dalla messe di decreti che vengono prodotti, in cui trovano attenzione invece parrucchieri, profumerie, armerie e perfino «compro oro». È drammatico che si continui a non capire.In questo Paese, da oltre due mesi è stata interrotta ogni tradizione convegnistica. Non esistono più momenti materiali di confronto scientifico, di studio, di analisi, di ricerca sul campo. Non ci si riunisce più per parlare di beni culturali, di storia, letteratura, libri, arte, fede, politica, diritti, solidarietà. Il comparto musicale, a partire da quello concertistico, è stato interamente scompaginato. Il cinema, con tutte le attività correlate, rischia di implodere. Il teatro e l’Opera, quasi inutile dirlo, rischiano addirittura di estinguersi. Occorre allora aggiungere altro? Nel Paese fioriva una rete complessa di contatti e sinergie che hanno visto cooperare, da decenni ormai in maniera organica, musei, scuole, parchi archeologici, università, istituti di ricerca, biblioteche, fondazioni e centri studi, produttori culturali, scienziati, operatori di ogni arte. Si tratta, evidentemente, di una delle risorse strategiche del costume nazionale: culturale, civile e morale. Per imperizia, errori di calcolo e altro, tutto ciò è stato letteralmente devastato e, pensate un po’, deviato sul virtuale, in definitiva in un vicolo cieco. Il tiepido interesse iniziale è tramontato infatti in un baleno, quando tutti hanno potuto constatare che il mondo digitale, se non si connette con l’esperienza reale, è solo un travestimento del nulla. È comprovato peraltro che l’applicazione di questo modello alla scuola ha prodotto soprattutto frustrazione, nei docenti, negli studenti e nelle famiglie. E qui si apre un’altra voragine.
Da fine febbraio le lezioni nelle scuole di ogni ordine e grado sono sospese, in un contesto continentale che trova ancora una volta l’Italia in una situazione anomala. In alcuni Stati le scuole sono rimaste largamente aperte sin dall’inizio. In altri paesi, come la Germania, il ripristino delle lezioni è avvenuto a fine aprile. In Francia, Spagna, Inghilterra e in numerosi altri paesi avverrà entro maggio. L’Italia rimane perciò il solo paese d’Europa in cui le scuole resteranno chiuse fino a settembre. E come se non bastasse, dalle dichiarazioni, davvero curiose, di un ministro emerge la tentazione di allontanare ancora il ripristino pieno dell’attività didattica, mentre si annuncia l’intento di reimpostare le regole dell’istruzione. Si parla di voler introdurre, in particolare, una seconda modalità strutturata, «a remoto», che, laddove venisse posta in opera, rischierebbe di fare strame di tutta la migliore pedagogia dell’età contemporanea, che converge coralmente sulla centralità inderogabile dello spazio fisico nei percorsi formativi del fare scuola.
Si tratta evidentemente di un vuoto sistemico, che corre, appunto, in maniera uniforme, su svariati livelli, dall’istruzione all’impresa culturale, dal travaglio scientifico all’elaborazione artistica, dall’attività solidale all’impegno civile, tutti legati appunto, in primo luogo, alla socialità attiva, irriducibile al virtuale. Che dire? Che Fare? Proviamo intanto a immaginare, per un solo attimo.
Proviamo di immaginare l’età di Pericle senza la recitazione nei teatri delle opere drammatiche di Sofocle, di Euripide e di Eschilo. Immaginiamola senza i riti, i culti e le tradizioni che ispiravano le arti plastiche di Fidia e quelle architettoniche di Callicrate. Proviamo a pensarla senza gli insegnamenti di Anassagora e di Parmenide, senza lo spazio affollato dell’agorà in cui i rappresentanti del popolo, che formavano l’ecclesìa, vociavano e deliberavano. Immaginiamola ancora priva delle scuole artistiche e di pensiero che attiravano la gioventù e priva di dibattiti spontanei. Si compone evidentemente un’altra storia: solo il fantoccio irriconoscibile e spento di una Primavera che mantiene invece, ancora oggi, un posto chiave nella memoria lunga delle civiltà.È chiaro allora qual è il rischio che l’Italia, più di altri paesi, corre oggi, se se non si pone freno alla foga impositiva che stringe, proprio fisicamente, impedendo di respirare e di operare, gli universi fisici dei saperi, delle scienze, delle arti e della conoscenza diffusa. È davvero sorprendente. In questa curiosa seconda fase, in ogni parte d’Italia, tutti i giorni, in qualsiasi momento, è possibile occupare lo scompartimento di un treno, un aereo, un metrò, un bus municipale, un tram, ma viene impedita la sosta fisica in un’aula di liceo e universitaria, in una sala per conferenze, in un laboratorio, in uno spazio seminariale, in una libreria attrezzata per incontri, in un luogo di culto, in una biblioteca dotata di spazi idonei alla discussione. Centinaia di persone, anche nelle aree più infettate, tutti i giorni convergono e operano nelle catene delle fabbriche e nei cantieri ma devono restare chiuse le aule magne, i cinema, i teatri, gli auditorium. È ragionevole tutto questo? Il clima in cui tutto ciò avviene è poi non meno sorprendente. È davvero curioso che chi dovrebbe insorgere, per formazione, tradizione, militanze di una vita e ruolo, spenda tempo per stilare manifesti solo nella logica della contrapposizione, della guerra polarizzata che avvelena da decenni la vita politica nazionale, e non senta il bisogno di porre in chiaro che il sapere, la conoscenza e l’istruzione costituiscono un bene comune, di tutti, da difendere a prescindere. È curioso che non si avverta che se manca l’ossigeno, se manca l’aria, manca per tutti e non per una sola parte. E questi ambienti più di ogni altro dovrebbero trovare inquietante che libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, come quelle di riunione, di ricerca, di discussione e di culto continuino ad essere degradate e vengano ricondotte nella categoria dell’«assembramento», davvero triste, tenebrosa e perfino evocativa.

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Giffoni è caso di studio delle più importanti università di management al mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Lo studio, che si è occupato dell’unicità della nostra storia, della nostra evoluzione, delle dinamiche produttive ed occupazionali che sono state attivate in questi anni, della trasformazione del territorio e delle sue vocazioni, della nostra capacità di non smarrire mai l’appartenenza al territorio e alla sua identità, alla peculiarità di essere fonte di attrazione per tante generazioni, è stato pubblicato nella Case Library di Sage e da oggi è a disposizione della comunità accademica mondiale. E’ per me motivo di grande orgoglio, come si può immaginare. Mi piace vedere in questo risultato così lusinghiero un’occasione di riscatto per il Mezzogiorno, per quel Sud che vuole emergere, puntando sulla forza delle proprie idee e delle proprie eccellenze. Un altro tassello che fa di Giffoni ancora una volta un caso unico al mondo». A darne notizia è Claudio Gubitosi, fondatore e direttore di Giffoni Opportunity.
“Giffoni Film Festival: come trasformare un’area rurale in un cluster innovativo delle industrie creative”, è questo il titolo dello studio appena pubblicato nella Case Library di Sage. Lo studio è il frutto di un lavoro attento condotto dal professore Roberto Parente, direttore del LISA Lab dell’Università degli Studi di Salerno, e dal professor Ayman El Tarabishy, docente di management alla George Washington University e direttore del network internazionale ICSB – International Council for Small Business.
La ricerca è durata oltre due anni con le presenze accademiche impegnate sul campo, e quindi durante lo svolgimento del festival, attraverso ampie e articolate interviste, ma anche missioni americane del direttore Gubitosi e del suo team, come accaduto nell’ottobre 2018. A seguire una lunga attività di riflessione, di scrittura e di elaborazione dello studio fino alla pubblicazione ufficiale. Oggi la ricerca si offre come contributo a chi abbia il desiderio di approfondire l’esperienza Giffoni, il caso unico di un’idea che continua nell’azione di trasformazione di un territorio attraverso la cultura, la creatività, l’innovazione.L’attività accademica si riempie di senso e diventa fruttuosa se ha la possibilità di essere veicolata e promossa. Come accadrà da subito per il case Giffoni. La prima presentazione è in programma per il 24 febbraio presso l’Università degli Studi di Pavia. Si terrà, infatti, un incontro promosso dal Dipartimento di Scienze Economiche ed Aziendali dell’Ateneo lombardo dal titolo “Dal Film Festival alla Multimedia Valley”. Dopo i saluti del professor Giampaolo Azzoni, ProRettore Vicario dell’Università di Pavia, ci saranno le relazioni di Claudio Gubitosi, fondatore e direttore di Giffoni Opportunity, e di Luca Tesauro, Ceo di Giffoni Innovation Hub. A seguire il professore Roberto Parente, illustrerà il case condotto insieme alla George Washington University. L’incontro sarà moderato dal professor Flavio Ceravolo dell’Università degli Studi di Pavia.
Si tratta della prima tappa. Ne seguirà un’altra a Roma già nelle prossime settimane. Ma l’idea è di portare lo studio in numerose Università nel mondo per dare il giusto rilievo ad una ricerca che ha inteso approfondire la capacità di incidere nei meccanismi di sviluppo e di crescita di un territorio italiano, di un pezzo del Mezzogiorno d’Italia, di una località dell’entroterra della Campania che è stata capace di parlare a tutto il mondo.Esaustiva la ricerca che si compone di tre capitoli. Si parte dal Festival, dalla sua genesi con un approfondimento indirizzato al suo fondatore, Claudio Gubitosi, dedicando un’analisi approfondita alla vicenda umana dell’ideatore di Giffoni, all’intuizione di cinquant’anni fa, al contesto sociale nel quale si è mosso, alla costanza nel portarla avanti fino al traguardo dei cinquant’anni di vita. Poi lo studio sul format, sull’evoluzione che l’ha reso un’attività a carattere permanente con azioni quotidiane rese possibili anche grazie ad una dotazione infrastrutturale in continua crescita: dalla Cittadella del Cinema alla Multimedia Valley. A seguire l’interessante focus sul rapporto tra il festival e la comunità territoriale di riferimento fino a fare di Giffoni una leva di sviluppo, motore di innovazione, scintilla di creatività e promozione culturale. La ricerca si chiude con i riferimenti ai passaggi cruciali della storia di Giffoni: Experience fino ad Opportunity e con la nascita di Giffoni Innovation Hub e l’apertura verso altri mondi ed altri ambiti: dalle nuove tecnologie al sociale.

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Viaggio studio di 3 giorni in Estonia

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Lo è per scoprire il modello più avanzato di società digitale del futuro. In una società sempre più digitale la comprensione degli strumenti e la capacita` di farne un uso consapevole sono elementi che tracciano un solco profondo fra chi può coglierne i vantaggi e chi ne rimane ai margini. Risulta quindi necessario comunicarne il valore d’uso e sensibilizzare in maniera efficace sulle opportunità che questi strumenti offrono. Con questa finalità l’Agenda Digitale della Regione Emilia-Romagna e Lepida spa lanciano SPID Race, uno sprint agile via web per gruppi di ragazzi delle scuole superiori del territorio.Il progetto nasce con lo scopo di diffondere la consapevolezza sull’Identità Digitale tramite responsabilizzazione e gamification, premiando il ruolo di cittadini attivi e competenti svolto dagli studenti, e allo stesso tempo sperimentare nuove modalità di attivazione dei ragazzi intorno a tematiche di interesse collettivo. Gli studenti, tra i maggiori fruitori delle piattaforme digitali, saranno coinvolti in un progetto di formazione che utilizza la chiave del gioco e si misureranno con i linguaggi e con gli strumenti della collaborazione digitale, della progettazione, della comunicazione e della cittadinanza attiva.Dopo aver acquisito la conoscenza dei concetti fondamentali di cittadinanza digitale e attivazione civica, gli studenti si sfideranno nel convincere il maggior numero possibile di genitori e conoscenti adulti nell’acquisizione del proprio profilo SPID. Tutti i ragazzi possono iscriversi autonomamente alla gara sul sito http://www.spidrace.it fino al 10 febbraio 2020 e potranno partecipare in squadre che potranno contare fino a un massimo di 10 componenti (appartenenti allo stesso istituto).Supportati da lezione in video-streaming sul web e toolkit informativi sulla cittadinanza digitale e sugli approcci utili per comunicare i valori della campagna, avranno poco piu` di un mese di tempo per diffondere le conoscenze acquisite e convincere il maggior numero di persone ad attivare profili SPID, guidandoli nelle procedure e indicandogli il codice legato al team (indispensabile per il conteggio delle attivazioni a cura di Lepida).
In palio, per il team vincitore, un viaggio studio di 3 giorni in Estonia, per scoprire il modello più avanzato di società digitale del futuro che la piccola capitale europea del paese sta portando avanti con grande successo (progetto https://e-estonia.com/).SPID Race sarà anche un’opportunità, per la Regione, per accelerare quantitativamente l’adozione dei servizi digitali partendo proprio da SPID, mediando il digitale a favore delle famiglie, accendendo una riflessione sui temi dell’identità digitale, della privacy e del rapporto cittadino-PA.

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Sostegno: diritto allo studio del disabile

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è stato intervistato ai microfoni della trasmissione radiofonica ‘Effetto Giorno’ de Il Sole 24 ore sulla spinosa tematica del sostegno. Purtroppo il sostegno è sempre un grosso problema in Italia, come ci racconta anche la cronaca. L’ultimo caso: il Tar di Napoli ha riconosciuto 300 euro al mese a una ragazza gravemente disabile che aveva solo 12 ore di sostegno a settimana, pur avendone diritto a 40 ore. Adesso i ricorsi potrebbero aumentare, con risarcimenti fino a mille euro al mese.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha dichiarato che il problema è più serio di quello che sembra. Infatti, i docenti di sostegno che attualmente mancano sono “più di 70mila e addirittura i 50mila utilizzati sono chiamati come precari. Viviamo dunque in un limbo, non è garantito il diritto allo studio dei nostri studenti disabili. Le famiglie possono e devono ricorrere: Anief ha attivato, come ogni anno, il ricorso Sostegno, non un’ora di meno!; il giudice sicuramente darà ragione a loro, risarcendoli e assegnando il monte ore che spetta allo studente diversamente abile”.

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Presentato uno studio sulla “Nuova mobilità, vecchie sfide”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 novembre 2019

Il mercato automotive vive oggi un paradosso: sono sempre più consistenti gli investimenti delle case automobilistiche sull’elettrico, raggiungeranno globalmente la cifra di 225 miliardi di dollari nel 2023, con un’offerta di modelli in Europa che si amplierà passando dagli attuali 62 (ibridi plug-in ed elettrici) a più di 230; la penetrazione di vetture elettriche è destinata per ora a rimanere limitata e il repentino calo delle motorizzazioni diesel è andato finora a favore di vetture a benzina. Di questo passo sarà difficile raggiungere gli obiettivi di emissioni medie delle flotte imposti per il 2020 (95 gr CO2/km) e il 2025 (81 gr/km) con conseguente impatto negativo sui conti delle case costruttrici. La rivoluzione elettrica potrebbe produrre anche un potenziale calo del 20% dei ricavi per concessionarie e officine di autoriparazione, in virtù del progressivo spostamento a vetture elettriche con costi e frequenza di manutenzione sensibilmente ridotti. In Italia nel 2025 il peso dei motori diesel sarà del 36%, in continua discesa (16% nel 2030), a tutto vantaggio delle motorizzazioni ibride, mentre le vetture elettriche si attesteranno all’8% (13% considerando anche le vetture ibride plug-in)

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Campi Flegrei: uno studio integrato svela struttura e dinamica

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

Mappate, mediante l’integrazione di tecniche avanzate di analisi di interferometria radar e sismica, le porzioni della struttura interna del supervulcano flegreo, attualmente più attive in termini di concentrazione degli sforzi, di dinamica del suolo ed emissione fumaroliche superficiali. A rivelarlo, uno studio condotto da Cnr, Ingv e Università Federico II di Napoli, pubblicato su Remote Sensing of Environment. Individuate le regioni interne più attive dei Campi Flegrei mediante l’integrazione di indagini geofisiche, della sismicità e delle deformazioni del suolo dell’area telerilevata. A mettere in luce le parti più attive del supervulcano flegreo, situato ad occidente dell’area urbana napoletana, uno studio condotto dall’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irea), dall’Osservatorio vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv-Ov) e dal Dipartimento di scienze della terra dell’ambiente e risorse dell’Università degli studi di Napoli Federico II, in collaborazione con INVOLCAN (Instituto Volcanológico de Canarias, Tenerife, Spagna) e Institute for Geosciences JGU (Johannes Gutenberg-Universität Mainz). La ricerca, ‘Volcanic structures investigation through SAR and seismic interferometric methods’, è stata pubblicata su Remote Sensing of Environment. “L’integrazione di tecniche di analisi innovative dei dati satellitari e sismici”, spiega il coordinatore scientifico Pietro Tizzani, ricercatore Cnr-Irea, “ha permesso di mappare le porzioni della struttura interna del supervulcano flegreo attualmente più attive sia in termini di concentrazione degli sforzi, che di dinamica del suolo”. In particolare, i risultati sono ottenuti dai dati radar satellitari in banda X della costellazione Cosmo-SkyMed dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), elaborati presso i laboratori del Cnr-Irea di Napoli insieme ai dati sismici acquisiti dalla rete di monitoraggio permanente dell’Ingv-Ov.Inoltre, spiega Francesca Bianco, direttrice Ingv-Ov, le analisi integrate hanno evidenziato “come l’area a est della solfatara, in prossimità della regione fumarolica di Pisciarelli, rappresenti la porzione di caldera caratterizzata dai più alti tassi relativi di deformazioni del suolo, tra il 2011 ed il 2014, a cui corrisponderebbe, a una profondità tra gli 0.8 ed 1.2 km, una regione caratterizzata dalla massima concentrazione di sismicità registrata: tendenza che prosegue anche dopo il 2014”.I risultati della tecnica di interferometria sismica impiegata nell’analisi, nota come Ambient Noise Tomography (ANT), hanno poi evidenziato in quest’area una porzione di crosta in cui si registra un significativo cambiamento nella velocità di propagazione delle onde sismiche, che testimonierebbe la presenza di corpi geologici con caratteristiche meccaniche diverse rispetto alla regione ad est di Pisciarelli. Variazioni probabilmente legate a intensi fenomeni idrotermali estesi tra la superficie topografica e circa 1.5 km di profondità, che andrebbero a costituire strutturalmente il sistema di interconnessione della sorgente magmatica profonda con la superficie. Tale interpretazione è supportata anche dall’intensa attività fumarolica registrata tra la solfatara e la località Pisciarelli nel periodo 2011-2014.
“La ricerca”, conclude Riccardo Lanari, direttore Cnr-Irea, “rappresenta un esempio di come la collaborazione e l’integrazione multidisciplinare delle professionalità presenti nel contesto scientifico partenopeo delle scienze della terra, abbiano portato ad un avanzamento significativo della conoscenza della natura e del comportamento del vulcano flegreo e dello sviluppo tecnologico dei sistemi per il monitoraggio vulcanico, fondamentale sia per lo studio della loro struttura interna sia per il riconoscimento delle regioni dinamicamente più attive con relativa gestione del rischio”.

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Prestiti per lo studio

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Nei prossimi giorni milioni di alunni torneranno nelle aule scolastiche e non mancano le famiglie che, per far fronte ai costi legati allo studio, scelgono di chiedere un prestito personale; secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, nei soli primi 6 mesi del 2019 sono stati erogati oltre 71 milioni di euro in prestiti destinati a coprire le spese legate a scuola, università e, più in generale, alla formazione.L’analisi, realizzata su un campione di oltre 122.000 domande di prestito personale raccolte nel primo semestre dell’anno, ha evidenziato un doppio trend legato ai prestiti personali per lo studio: da un lato, l’aumento dell’importo medio richiesto, cresciuto del 5% rispetto al primo semestre 2018 e stabilizzatosi a 7.960 euro, dall’altro un boom delle richieste presentate dagli under 25, il cui peso percentuale sul totale è passato dal 12% al 19%. Quando si parla di prestiti personali per lo studio, a presentare domanda di finanziamento nel 37% dei casi è una donna, percentuale altissima se si considera che il campione femminile rappresenta, normalmente, circa un quarto dei richiedenti prestito in Italia.

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Studio del Papa Giovanni sulla risonanza magnetica cardiaca

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Bergamo La risonanza magnetica (RMN) cardiaca è raccomandata per la diagnosi e la stadiazione della cardiomiopatia ipertrofica, ma solo se eseguita in centri specializzati e inserita all’interno di una valutazione multidimensionale. Queste le conclusioni a cui è giunto uno studio finanziato dalla Fondazione di Ricerca FROM e firmato dagli specialisti del Papa Giovanni XXIII, che si è classificato tra le dieci pubblicazioni più scaricate nel 2018 dal sito dell’European Heart Journal – Cardiovascular Imaging, tra le più importanti riviste dedicate alla diagnostica per immagini cardiovascolare. La cardiomiopatia ipertrofica resta a tutt’oggi la prima causa di morte cardiaca improvvisa giovanile, e spesso non viene diagnosticata.
Grazie alla collaborazione fra il Dipartimento Cardiovascolare diretto da Michele Senni, con Quarta e Attilio Iacovoni del Centro Cardiomiopatia Ipertrofica e alla Radiologia 1 diretta da Alessandro Sironi dell’Università di Milano Bicocca, con Paolo Brambilla, sono stati considerati sia casi di pazienti adulti sia pediatrici, prendendo in considerazione anche il ruolo della risonanza dal punto di vista delle prospettive di ricerca. “Ai ricercatori servono dati standardizzabili, in modo da poter creare database e protocolli comuni fra i diversi centri. Questo significa offrire ai pazienti gli stessi criteri decisionali nella gestione della malattia, in tutti i centri di riferimento”, commenta Quarta. In parole semplici, mettere a patrimonio comune le informazioni e le scoperte dei diversi centri europei.La RMN cardiaca fornisce informazioni che hanno un grande potenziale, fino ad assumere valore predittivo sull’evolversi della malattia se confrontate con i dati clinici e funzionali del paziente. “Una strada che porterebbe a una medicina davvero personalizzata sul singolo individuo – prosegue Quarta -. Non a caso le nostre conclusioni hanno ricevuto il consenso dai Cardiologi italiani e sono state accettate a livello europeo dalla rivista ufficiale della European Association of Cardiovascular Imaging, un ramo della European Society of Cardiology, la più importante società europea in campo cardiovascolare”.

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Studio “3-D Maximum Power Point Searching and Tracking for Ultra Low Power RF Energy Harvesters”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2019

Parma. Importante riconoscimento alla conferenza internazionale SMACD 2019 (International Conference on Synthesis, Modeling, Analysis and Simulation Methods and Applications to Circuit Design) per Michele Caselli, neo-dottore di ricerca in Tecnologie dell’Informazione all’Università di Parma, e Andrea Boni, docente di Elettronica al Dipartimento di Ingegneria e Architettura.Nel corso dell’appuntamento, che si è svolto nei giorni scorsi a Losanna, il loro contributo scientifico, “3-D Maximum Power Point Searching and Tracking for Ultra Low Power RF Energy Harvesters”, è stato giudicato il migliore articolo sulle tematiche di “Power/Energy Management and Efficient Power Solutions”.L’articolo si concentra sullo studio di circuiti elettronici integrati per il recupero di energia dall’”inquinamento” elettromagnetico a radiofrequenza (RF Harvesting).
Per mezzo di questa tecnica è possibile ottenere dall’ambiente l’energia necessaria per alimentare sensori autonomi connessi in rete per applicazioni Internet of Things (IoT).
L’articolo presentato propone una soluzione innovativa per gestire la notevole variabilità del campo elettromagnetico nel tempo e nello spazio come sorgente di energia. Il sistema proposto ricerca periodicamente la configurazione ottimale per ricavare il massimo di energia possibile dall’ambiente.Il lavoro, che costituisce una parte del progetto di tesi di dottorato di Michele Caselli, è stato realizzato con il supporto di STMicroelectronics, che ha firmato un accordo di collaborazione di ricerca con l’Università di Parma.

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Studio sulle Flotte Aziendali

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Cresce il livello di soddisfazione delle grandi aziende per i servizi di noleggio a lungo termine, con punte di eccellenza nella gestione degli aspetti amministrativi e nell’assistenza alla clientela (consegna veicolo, velocità ed efficacia nel risolvere problemi, fine contratto, gestione sinistri); supporto hi-tech e telematica a bordo dell’auto sono le aree che evidenziano maggiori margini di crescita.
Sono questi i principali risultati che emergono dalla seconda edizione della ricerca “Noleggio&Qualità”, promossa da Top Thousand, l’Osservatorio sulla mobilità aziendale composto da Fleet e Mobility Manager di grandi aziende e condotta da Sumo Publishing su un campione di 100 grandi aziende nazionali e multinazionali con una flotta complessiva di 100.000 veicoli.
Lo studio parte dall’analisi dei feedback relativi alla struttura commerciale, su cui le società di noleggio hanno da sempre investito. In generale, il grado di soddisfazione per questa area è “buono”. Dal 2017, anno della precedente survey, ad oggi la situazione è sostanzialmente invariata nella media (livello di soddisfazione 2,9 su 4): entrare in contatto con la società di noleggio viene giudicato semplice e risolutivo, meno soddisfacente risulta la capacità di mostrarsi propositivi.La gestione dei servizi amministrativi si conferma arma vincente per gli operatori di noleggio; per questa area di attività i Fleet Manager esprimono grande soddisfazione, con una media voto superiore a 3 (su una scala da 1 a 4). Il giudizio più alto viene espresso per la fatturazione, servizio giudicato puntuale e gestito con documenti facilmente comprensibili. Anche la sfida della fatturazione elettronica è stata brillantemente superata. Positivi anche i riscontri sugli obblighi di comunicazione all’Archivio Nazionale Veicoli (secondo l’articolo 94 del Codice della Strada) e la gestione delle contravvenzioni. In leggera crescita (da una media di 2,6 del 2017 a 2,7) anche la soddisfazione per il customer service, che contempla diverse voci: la raggiungibilità via mail/telefono degli operatori e tempestività del riscontro, la prontezza nel problem solving (sia per i driver che per i Fleet Manager), la fase di consegna veicoli, i costi di fine contratto, le vetture sostitutive, il soccorso stradale, la gestione sinistri. Meno positivi i giudizi, invece, sulla rete di assistenza (in particolare per la capillarità e i tempi di manutenzione) e per il servizio di carta carburante, che sconta evidentemente aspettative molto elevate da parte della clientela.

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Studio clinico sulla Dermatite atopica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

La passione per la Dermatologia, l’attaccamento al territorio ed in particolare al “suo” Ospedale ha portato Anna Di Landro a partecipare, anche se già pensionata, allo Studio Clinico “Dermatite atopica Studio Caso – controllo sui fattori di rischio”, lasciando poi alla Pediatria il ricavato, confluito in questi giorni nell’acquisizione di un Monitor Carescape One. “Come Dermatologa ambulatoriale – racconta Anna Di Landro – ho iniziato la mia attività nel 1986 presso l’allora ASL di via Matteotti a Treviglio, trasferendomi successivamente in Ospedale, fino alla Primavera 2011, anno del mio pensionamento. Ho sempre cercato di dare il meglio di me, aggiornandomi costantemente su tutte le branche della specialità. Quando mi è stato proposto, nonostante fossi già in pensione, di partecipare a uno studio sui fattori di rischio multicentrico sulla dermatite atopica, una delle patologie più frequenti nel bambino, di cui ancora molti dei fattori eziopatogenici non sono del tutto chiari, non ho avuto alcuna esitazione. Ho accettato con la stessa passione ed entusiasmo che mettevo nella mia attività ospedaliera, e, al termine della sperimentazione clinica, ho deciso di rinunciare al mio compenso, donandolo al reparto di Pediatria”. Lo studio era coordinato dall’Istituto Mario Negri di Milano e dal GISED (Gruppo Italiano di Studi Epidemiologici in Dermatologia), col quale la dottoressa Di Landro ha collaborato fin dalla sua fondazione. Le modalità di esecuzione erano quelle caso/controllo, e cioè per ogni paziente (bimbi dai 3 e i 24 mesi di età) con la malattia conclamata, se ne arruolava uno dello stesso sesso e età, ma senza la malattia; l’attività trevigliese ha permesso di raccogliere 470 casi e 470 controlli nei vari centri dermatologici partecipanti (un numero significativo dal punto di vista epidemiologico). Per ogni bimbo arruolato è stata raccolta un’attenta anamnesi, sia personale sia familiare, con una particolare attenzione all’ambiente e alla dieta seguita dal bambino. I risultati (pubblicati su una rivista autorevole, Allergy, nel 2016 (Turati et al. Early weaning and atopic dermatitis. Allergy, 2016, 71, 878—888) hanno evidenziato come uno svezzamento precoce sia inversamente positivo alla comparsa della dermatite: più presto si svezzano i bambini, più diminuisce l’insorgenza precoce della dermatite atopica.

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