Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘studio’

Studio sulle Flotte Aziendali

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Cresce il livello di soddisfazione delle grandi aziende per i servizi di noleggio a lungo termine, con punte di eccellenza nella gestione degli aspetti amministrativi e nell’assistenza alla clientela (consegna veicolo, velocità ed efficacia nel risolvere problemi, fine contratto, gestione sinistri); supporto hi-tech e telematica a bordo dell’auto sono le aree che evidenziano maggiori margini di crescita.
Sono questi i principali risultati che emergono dalla seconda edizione della ricerca “Noleggio&Qualità”, promossa da Top Thousand, l’Osservatorio sulla mobilità aziendale composto da Fleet e Mobility Manager di grandi aziende e condotta da Sumo Publishing su un campione di 100 grandi aziende nazionali e multinazionali con una flotta complessiva di 100.000 veicoli.
Lo studio parte dall’analisi dei feedback relativi alla struttura commerciale, su cui le società di noleggio hanno da sempre investito. In generale, il grado di soddisfazione per questa area è “buono”. Dal 2017, anno della precedente survey, ad oggi la situazione è sostanzialmente invariata nella media (livello di soddisfazione 2,9 su 4): entrare in contatto con la società di noleggio viene giudicato semplice e risolutivo, meno soddisfacente risulta la capacità di mostrarsi propositivi.La gestione dei servizi amministrativi si conferma arma vincente per gli operatori di noleggio; per questa area di attività i Fleet Manager esprimono grande soddisfazione, con una media voto superiore a 3 (su una scala da 1 a 4). Il giudizio più alto viene espresso per la fatturazione, servizio giudicato puntuale e gestito con documenti facilmente comprensibili. Anche la sfida della fatturazione elettronica è stata brillantemente superata. Positivi anche i riscontri sugli obblighi di comunicazione all’Archivio Nazionale Veicoli (secondo l’articolo 94 del Codice della Strada) e la gestione delle contravvenzioni. In leggera crescita (da una media di 2,6 del 2017 a 2,7) anche la soddisfazione per il customer service, che contempla diverse voci: la raggiungibilità via mail/telefono degli operatori e tempestività del riscontro, la prontezza nel problem solving (sia per i driver che per i Fleet Manager), la fase di consegna veicoli, i costi di fine contratto, le vetture sostitutive, il soccorso stradale, la gestione sinistri. Meno positivi i giudizi, invece, sulla rete di assistenza (in particolare per la capillarità e i tempi di manutenzione) e per il servizio di carta carburante, che sconta evidentemente aspettative molto elevate da parte della clientela.

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Studio clinico sulla Dermatite atopica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

La passione per la Dermatologia, l’attaccamento al territorio ed in particolare al “suo” Ospedale ha portato Anna Di Landro a partecipare, anche se già pensionata, allo Studio Clinico “Dermatite atopica Studio Caso – controllo sui fattori di rischio”, lasciando poi alla Pediatria il ricavato, confluito in questi giorni nell’acquisizione di un Monitor Carescape One. “Come Dermatologa ambulatoriale – racconta Anna Di Landro – ho iniziato la mia attività nel 1986 presso l’allora ASL di via Matteotti a Treviglio, trasferendomi successivamente in Ospedale, fino alla Primavera 2011, anno del mio pensionamento. Ho sempre cercato di dare il meglio di me, aggiornandomi costantemente su tutte le branche della specialità. Quando mi è stato proposto, nonostante fossi già in pensione, di partecipare a uno studio sui fattori di rischio multicentrico sulla dermatite atopica, una delle patologie più frequenti nel bambino, di cui ancora molti dei fattori eziopatogenici non sono del tutto chiari, non ho avuto alcuna esitazione. Ho accettato con la stessa passione ed entusiasmo che mettevo nella mia attività ospedaliera, e, al termine della sperimentazione clinica, ho deciso di rinunciare al mio compenso, donandolo al reparto di Pediatria”. Lo studio era coordinato dall’Istituto Mario Negri di Milano e dal GISED (Gruppo Italiano di Studi Epidemiologici in Dermatologia), col quale la dottoressa Di Landro ha collaborato fin dalla sua fondazione. Le modalità di esecuzione erano quelle caso/controllo, e cioè per ogni paziente (bimbi dai 3 e i 24 mesi di età) con la malattia conclamata, se ne arruolava uno dello stesso sesso e età, ma senza la malattia; l’attività trevigliese ha permesso di raccogliere 470 casi e 470 controlli nei vari centri dermatologici partecipanti (un numero significativo dal punto di vista epidemiologico). Per ogni bimbo arruolato è stata raccolta un’attenta anamnesi, sia personale sia familiare, con una particolare attenzione all’ambiente e alla dieta seguita dal bambino. I risultati (pubblicati su una rivista autorevole, Allergy, nel 2016 (Turati et al. Early weaning and atopic dermatitis. Allergy, 2016, 71, 878—888) hanno evidenziato come uno svezzamento precoce sia inversamente positivo alla comparsa della dermatite: più presto si svezzano i bambini, più diminuisce l’insorgenza precoce della dermatite atopica.

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Giornata di Studio su “L’umanesimo cristiano di Chesterton”

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Roma Giovedì 11 aprile 2019 (ore 8.45, Aula Magna “Giovanni Paolo II”)presso la Pontificia Università della Santa Croce · Piazza di Sant’Apollinare, 49, su iniziativa del Gruppo di ricerca Poetica & Cristianesimo, avrà luogo la Giornata di studio Roma e la fede che ci aiuta a essere umani. L’umanesimo cristiano di Chesterton. La giornata prevede una parte di riflessione teorica e una esperienziale-rappresentativa. Al mattino, le conferenze e il dialogo coi relatori aiuteranno a entrare nel tema e nella mens dello scrittore anglosassone. Nel pomeriggio si potrà fare esperienza dell’arte di Chesterton, attraverso una breve rappresentazione teatrale e una lezione di teatro sull’opera UomoVivo condotta da Giampiero Pizzol ed alcuni studenti dell’Università. Durante il laboratorio ci si potrà anche confrontare sulla didattica teatrale e sul ruolo del teatro nell’apprendimento.

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Edilizia scolatica e diritto allo studio

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Torino Un incontro pubblico nell’auditorium della Città metropolitana per un confronto tra studenti ed amministrazione sui nodi dell’edilizia scolastica e del diritto allo studio: “l’appuntamento, al quale lavoro da tempo, si terrà l’11 aprile nel pomeriggio – spiega la consigliera metropolitana delegata all’istruzione Barbara Azzarà – ma voglio annunciarlo oggi come risposta costruttiva al corteo degli studenti che questa mattina ha attraversato Torino “. La Consulta degli studenti sarà presente all’incontro dell’11 aprile con il presidente Simone Vial e la coordinatrice prof.ssa Stefania Lupo insieme ai rappresentanti degli studenti che siedono nei Consigli d’istituto delle scuole superiori: la Città metropolitana li incontrerà oltre che con Barbara Azzarà anche con Antonino Iaria, consigliere delegato all’edilizia scolastica.

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Scuola: Ripartono le giornate di studio Udir

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

I primi incontri del 2019, organizzati in collaborazione con Eurosofia, si terranno a Pescara l’8 marzo, a Milano il 14 marzo e a Torino l’11 aprile; seguiranno poi in alcune province siciliane. I seminari sono aperti anche ai docenti che hanno affrontato la prova scritta dell’ultimo concorso DS e sono in attesa dell’orale. Previsto l’esonero dal servizio.
Le giornate di studio prevedono gli interventi di professionisti che, in termini normativi ed organizzativi, affronteranno tematiche inerenti le responsabilità e i compiti del Dirigente Scolastico. Tutti i dirigenti scolastici sono invitati a partecipare a un seminario di formazione gratuito e riconosciuto; è possibile visionare le date degli incontri già pubblicate sul sito, mentre altre saranno aggiunte in itinere. Il seminario vuole essere un modello a cui rifarsi per comprendere le responsabilità a cui un DS è esposto e capire come il sistema scolastico sia cambiato anche in seguito all’autonomia scolastica. Un momento di formazione e un’occasione di confronto per coloro che sono a capo di una scuola, sempre nella visione di una crescita collettiva professionale e personale costante.
A Pescara, venerdì 8 marzo, il seminario si svolgerà dalle ore 9.30 alle 13 all’IPSIAS “Di Marzio Michetti”; il dirigente scolastico Maria Antonella Ascani aprirà i lavori. Previsti i saluti del presidente nazionale di Udir e segretario organizzativo Confedir, Marcello Pacifico. Modera Maria Patrizia Costantini, dirigente scolastico dell’I.I.S. “Vittorio Emanuele II” di Lanciano. Sono previsti gli interventi dell’ingegnere Natale Saccone, esperto e consulente sulla sicurezza promotore della proposta Udir di revisione del Testo Unico sulla sicurezza e del dirigente scolastico Pietro Perziani, esperto in relazioni sindacali, rispettivamente su “Il sistema di prevenzioni incendi nell’edilizia scolastica italiana” e su “Lo stipendio dei dirigenti scolastici e il nuovo contratto”.
La giornata di Milano del 14 marzo avrà luogo all’I.I.S “Galilei Luxemburg”, dalle 9 alle 13. Il dirigente scolastico Annamaria Borandoi presiederà i lavori introdotti da Marcello Pacifico, segretario organizzativo Confedir e presidente Udir. Si segnalano gli interventi di Corrado Faletti, esperto in privacy e direttore Betapress, e Vittorio Lodolo D’Oria, medico esperto in stress da lavoro correlato, rispettivamente su “Relazioni sindacali e privacy alla luce della nuova normativa” e “Le incombenze medico legali dei Dirigenti Scolastici: dalla prevenzione dello stress da lavoro correlato, alla tutela dell’incolumità dell’utenza”.Il seminario di Torino, dell’11 aprile, avrà tra i relatori Corrado Faletti, esperto in DPO e Direttore Betapress, e Vittorio Lodolo D’Oria, medico esperto in Stress Lavoro Correlato. La sede dei lavori è l’I.P.S.” J.B. Beccari”, via Paganini, n. 22; in seminario inizierà alle ore 9 e terminerà alle 13.Udir invita i DS di Abruzzo, Lombardia, Piemonte e gli aspiranti presidi a partecipare all’evento.

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Studio: negli Usa diplomi e lauree in soli 2 anni per gli studenti italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Quando i giovani italiani competono sul mercato del lavoro internazionale si scoprono, a malincuore, “più vecchi” rispetto agli altri europei o agli americani. Il motivo? Il nostro sistema scolastico, che prevede 13 anni per conseguire il diploma, contro i 12 di Stati Uniti, Spagna, Francia, Regno Unito, Portogallo e tanti altri.Nel 2018 però è stata avviata una sperimentazione che ha coinvolto 100 scuole italiane, al fine di valutare se abbreviare gli anni di scolarità in Italia o meno, ma, in attesa che il tutto diventi realtà, troviamo una risposta concreta dagli Stati Uniti.Ce ne parla Mondo Insieme, associazione specializzata da oltre trent’anni nel settore degli scambi culturali, con sedi a Bologna e a Laguna Beach, in California, e diversi rappresentanti locali in tutta Italia.
“Gli studenti interessati a trascorrere il 4° anno delle superiori negli Stati Uniti richiedono, sempre più spesso, la possibilità di ottenere la Graduation americana, cioè di diplomarsi negli Stati Uniti e iscriversi all’università, saltando il 5° anno di scuola italiana” spiega Valeria Sessini, Responsabile del Programma Campus USA di Mondo Insieme.
Un programma denominato Pathway Program, che suscita grande interesse tra i giovani italiani più ambiziosi, che desiderano bruciare le tappe, perchè prevede di abbinare diploma di maturità e Associate’s Degree, cioè una laurea breve americana.I futuri Exchange Students, come chiarisce Mondo Insieme sul suo sito, potranno frequentare, con borsa di studio garantita, il 4° anno all’interno di un’università, vivendo con una famiglia ospitante e usufruendo del supporto di un rappresentante locale, come previsto per tutti i programmi di “Anno Scolastico all’Estero”.Nel corso dell’esperienza potranno poi esprimere la volontà di prolungare gli studi di un ulteriore anno, questa volta vivendo direttamente in campus, e conseguire contemporaneamente Graduation e Associate’s Degree.Una laurea breve negli Stati Uniti si ottiene in due anni ma, grazie al Pathway Program di Mondo Insieme, in collaborazione con la Southern Utah University, in due anni gli studenti si diplomerebbero e conseguirebbero una laurea breve.
Terminare il ciclo di laurea, sempre con borsa di studio, e conseguire un Bachelor’s Degree in altri due anni, oppure sfruttare questo primo titolo per lavorare negli Stati Uniti per un anno.Gli italiani sarebbero così tra i più giovani sul mercato del lavoro europeo e internazionale.Considerati il risparmio di tempo e l’interessante bagaglio di esperienza che si potrà accumulare, vale davvero la pena informarsi di più, visitando il sito http://www.mondoinsieme.it, o contattando Mondo Insieme al tel. 051 65.69.257

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All’Università Cattolica di Brescia la vendita a domicilio diventa oggetto di studio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

La vendita a domicilio continua a essere protagonista in ambito accademico. Per il secondo anno consecutivo l’Università Cattolica di Brescia ha proposto agli studenti della laurea triennale in Scienze Linguistiche con indirizzo “Operatori internazionali d’impresa” una lezione incentrata sul caso di Vorwerk Italia, l’azienda che commercializza il sistema di pulizia Folletto: un prodotto che da ottant’anni entra nelle case degli italiani tramite la vendita porta a porta. A portare in aula questa esperienza è stato il Prof. Alberto Albertini, docente del corso di Economia e Gestione delle imprese: «Da sempre – spiega Albertini – insegno attraverso la testimonianza diretta di manager, professionisti e imprenditori, dunque sono molto contento di ospitare per il secondo anno Univendita e Vorwerk Italia, raccontando l’importanza dell’associazione di categoria, oltre che un modello di business vincente e alternativo ai canali tradizionali».Ciro Sinatra, Direttore Relazioni Istituzionali e Affari Legali di Vorwerk Italia, ha illustrato agli studenti storia, approccio al mercato e caratteristiche di un’azienda che fa parte di un gruppo internazionale con 2,9miliardi di euro di fatturato all’anno realizzati attraverso la vendita diretta, e quasi 645 mila persone occupate, di cui il 98% venditori. «La ragione del successo della vendita a domicilio – ha spiegato Sinatra – sta nel rapporto diretto che si crea fra azienda e cliente, rapporto dove la figura chiave è quella del venditore: un professionista qualificato e competente in grado di cogliere le esigenze della clientela, di offrire consulenza e di proporre soluzioni personalizzate. Aggiungiamo a questo l’alta qualità dei prodotti e comprenderemo il motivo per cui le aziende della vendita a domicilio possono contare su una clientela coinvolta e fidelizzata, cosa che ha consentito al settore di continuare a crescere anche durante la crisi».
All’Università di Brescia è intervenuto anche Daniele Pirola, direttore di Univendita, l’associazione che riunisce le aziende di eccellenza della vendita a domicilio, con un intervento che ha inquadrato numeri e dinamiche del settore. Le imprese di Univendita hanno fatturato, nel 2017, 1,66 miliardi di euro (+1,8% rispetto all’anno precedente) occupando 158mila venditori (+1,3%). Nella provincia di Brescia il fatturato è stato di oltre 30 milioni di euro con oltre 3.000 venditori. «Con le sue 18 imprese associate – ha ricordato Pirola – Univendita rappresenta il 46% dell’intero settore della vendita diretta in Italia, che nel complesso conta 265 imprese e 520mila addetti, di cui il 77% donne, per un fatturato annuale pari a 3,6 miliardi di euro», come evidenziato nello studio “La vendita diretta a domicilio in Italia” realizzato da Format Research nel 2017 per Univendita-Confcommercio.

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La fede è un fattore di resilienza nella malattia mentale: uno studio a Brescia

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Brescia. La malattia mentale comporta una grande sofferenza, anche spirituale. L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia che mutua dal suo fondatore, san Giovanni di Dio, una visione olistica della psichiatria, ha promosso una giornata di formazione dal titolo “Neuroscienze, psichiatria e spiritualità”. L’obiettivo era quello di facilitare l’incontro di persone provenienti da diverse esperienze – neuroscienziati, psicologi, neuropsicologi, psichiatri, tecnici della riabilitazione psichiatrica e religiosi dell’Ordine ospedaliero – per condividere diversi punti di vista. Le relatrici Magda V. Yepes M. e Arianna Acquati hanno illustrato i primi risultati delle loro analisi su alcuni casi di pazienti psichiatrici: «I dati preliminari ottenuti da una popolazione con diversi disturbi psichiatrici -hanno detto – mostrano una presenza del coping religioso/spirituale, ma non indicano ancora in che modo e se i soggetti utilizzano o non utilizzano strategie o metodi di fronteggiamento e il motivo per cui li usano. Sarebbe quindi un argomento di ulteriore studio e approfondimento per la prosecuzione di questo studio». Il coping è l’insieme di quelle strategie o tentativi comportamentali e cognitivi messi in atto da un individuo per far fronte ad una particolare condizione percepita come stressante con lo scopo di superarla, di evitare l’esposizione ad essa o di ridurne gli eventuali svantaggi. Nelle conclusioni, Magda V. Yepes M. ha citato a supporto di questo lavoro, ancora in corso, alcuni autori secondo cui i sintomi depressivi, ad esempio la perdita di interesse, la sensazione di inutilità sono significativamente meno frequenti in pazienti che manifestano atteggiamenti e comportamenti di tipo religioso/spirituale come la speranza, la generosità, la collaborazione o amicizia con Dio o con il trascendente. I due studi in fase di approfondimento all’Irccs Fatebenefratelli sono orientati ad approfondire il ruolo della religiosità e della spiritualità nella malattia: secondo gli studiosi, esse, oltre ad avere un ruolo protettivo, di supporto sociale ed essere un fattore di resilienza in relazione alla salute mentale, potrebbero costituire un meccanismo di coping.

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“Il diritto allo studio è uguale per tutti

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

“L’Associazione Italiana Editori è in prima fila là dove sono i libri e i bambini. E i bambini per noi sono tutti uguali”. Sono queste le parole del presidente dell’AIE Ricardo Franco Levi, in risposta alla notizia secondo la quale cittadini non comunitari, per ottenere i contributi regionali sull’acquisto di testi scolastici, debbano presentare un certificato sul possesso di immobili o percezione di redditi all’estero rilasciato dalle autorità del Paese di provenienza. “Il diritto a studiare”, ha proseguito Levi, “il diritto a crescere, a leggere, a sognare sono uguali per tutti. Il diritto allo studio è uno dei principi cardine sui quali si fonda la nostra Associazione. Come editori vogliamo che esso sia garantito e sostenuto, indipendentemente dal Paese dal quale provengono gli studenti. Chiediamo di fare chiarezza, per permettere a tutti i bambini e ragazzi e alle loro famiglie di accedere ai contributi per le agevolazioni sui testi scolastici. La scuola è il luogo giusto e ideale per favorire l’integrazione”.

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Primo studio al mondo su nuova combinazione che abbassa la guardia del tumore

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Chicago dal 14 al 18 aprile. Italia in prima linea al Congresso annuale dell’AACR, American Association for Cancer Research, il più prestigioso al mondo nel campo dell’oncologia. Nella sezione Late-Breaking dedicata a studi altamente innovativi e di grande impatto scientifico, i risultati preliminari dello studio NIBIT-M4, disegnato per valutare per la prima volta la combinazione di un farmaco epigenetico e di un farmaco immunoterapico nel trattamento del melanoma metastatico, completamente made in Italy e supportato in parte da AIRC – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.
Un risultato di estrema rilevanza per la ricerca italiana, che si eleva ancora una volta a protagonista assoluta in un contesto scientifico di altissimo livello internazionale: l’AACR, fondata nel 1907, è l’associazione professionale più antica e più grande al mondo dedicata alla ricerca sul cancro, con 35.000 ricercatori affiliati in oltre 90 Paesi che fanno ricerca di base, traslazionale e clinica.
NIBIT-M4 è il primo studio di questo genere (combinazione farmaco epigenetico-immunoterapia) sui tumori solidi al mondo ad essere presentato. Altri studi internazionali che indagano l’utilizzo di questa innovativa strategia terapeutica sono in partenza o in corso, anche in funzione dei dati generati dalla Fondazione NIBIT. Una nuova strategia, dunque, condivisa da gruppi di ricercatori diversi a livello internazionale, con l’obiettivo comune di migliorare l’efficacia dei trattamenti immunoterapici.
Studi pre-clinici, condotti in laboratorio dal gruppo di ricercatori del CIO della AOUS, coordinati da Michele Maio nell’arco di oltre un decennio anche grazie al supporto di AIRC, hanno evidenziato il ruolo e l’influenza dell’epigenetica sui tumori; anche la rivista Nature Medicine ha sottolineato la forte valenza innovativa della combinazione tra un farmaco epigenetico e un anticorpo immunomodulante nel trattamento dei tumori, identificando il gruppo italiano tra i capostipiti di questo approccio terapeutico.

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Studio Università: gli studenti italiani sono i più insoddisfatti al mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 gennaio 2018

Università di Napoli “Federico II”JPGPaese che vai, insoddisfazione che trovi. Se, come dice un popolare proverbio, tutto il mondo è paese, lo stesso non si può dire per il livello di benessere degli studenti, che cambia considerevolmente a diverse longitudini. E, come spesso accade, l’Italia si configura triste fanalino di coda per quanto concerne la felicità dei propri giovani. Il dato è allarmante: quasi 4 universitari su 10 (38%) rivelano di non essere soddisfatti della propria vita, addirittura quasi uno su 2 (46%) non è contento del proprio percorso accademico. Le percentuali sono ancora più impietose se raffrontate con i colleghi a livello internazionale: gli studenti di India (82%), Cina (76%), Regno Unito (75%), Stati Uniti (73%) e Spagna (70%)risultano essere decisamente più appagati dalla propria vita studentesca. Ma non è tutto: ben il 36% degli italiani ha pensato almeno una volta di abbandonare l’università, contro il 5% dei cinesi e il 20% degli indiani, preceduti solo dai pari età inglesi (37%). I motivi dell’insoddisfazione? Sul podio delle preoccupazioni, l’eccessivo carico di lavoro (51%), la mancanza di equilibrio tra studio, socializzazione e lavoro (44%) e la possibilità di trovare lavoro dopo la laurea (43%).È quanto emerge dal recente sondaggio a livello mondiale condotto da Sodexo intervistando oltre 4000 studenti provenienti da Italia, Cina, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e India relativamente allo stile di vita universitario, per andare a scoprire, tra i diversi aspetti analizzati, qual è il livello di soddisfazione degli studenti italiani rispetto a quello dei pari età internazionali.“Per attrarre le menti più brillanti e continuare a stimolarle, le università non devono solo fornire istruzione, ma devono anche rivolgere la loro attenzione alla qualità della vita degli studenti e di tutti coloro che lavorano all’interno dei campus – spiega Franco Bruschi, Head of Schools & Universities Segment Med Region di Sodexo – Grazie ai nostri 50 anni d’esperienza e al feedback continuo da parte degli studenti in più di 1600 campus in 32 Paesi, siamo in grado di realizzare servizi che migliorano la qualità della vita all’interno delle Università. Ad esempio, la sicurezza e il comfort dell’ambiente in cui gli studenti vivono e studiano sono fattori che influenzano qualità della vita e capacità di apprendimento. La competenza nel gestire la sorveglianza, un’illuminazione adeguata o la manutenzione delle aule contribuisce a mettere gli studenti a proprio agio”. Andando nel dettaglio dei motivi che rendono gli studenti italiani i più insoddisfatti, salta all’occhio il dato relativo al tempo dell’insegnamento, che appaga il 56% del totale contro il 70% della media. Un altro aspetto con cui gli universitari italiani devono fare i conti è quello economico: oltre 4 su 10 (43%) si dichiarano preoccupati dalla gestione delle spese quotidiane, dato poco superiore alla media sovranazionale (40%). Infine, più di un terzo degli studenti (37%) pensa di aver ottenuto un buon rapporto qualità-prezzo dai servizi offerti dal proprio ateneo, valore inferiore a quelli di tutte le altre nazioni, fatta la sapienzaeccezione per il Regno Unito. Gli studenti italiani sono anche tra i più pessimisti nel ritenere che l’università possa aiutarli a risolvere i loro problemi, come quelli legati all’alloggio (53%), alla salute (47%), alla vita sociale (46%) e alle finanze (44%), valori sopra la media.Ma quali sono le ragioni dell’insoddisfazione dei giovani dello Stivale? Se al primo posto della top 10 si piazza l’eccessivo carico di lavoro che devono sopportare (51%), ben il 44% lamenta la mancanza di equilibrio tra il tempo da dedicare allo studio, alla socializzazione e al lavoro, mentre il terzo gradino del podio spetta alle scarse possibilità di trovare un’occupazione dopo la tanto sudata laurea (43%). Il 39% non crede di essere in grado di cercare il lavoro dopo il titolo di studio, mentre il 31% non crede di raggiungere una votazione che corrisponda alle proprie aspettative dopo aver discusso la tesi. Meno gettonate tra le motivazioni d’insoddisfazione completano la classifica le preoccupazione economiche quotidiane (30%), il senso di solitudine (19%), la nostalgia di casa (10%) e i debiti accumulati durante il percorso di studio (8%). Per il 3% le motivazioni sono di altra natura, mentre solo il 2% ha dichiarato di non patire alcuna preoccupazione.Un discorso a parte è quello dei motivi che hanno spinto il 36% degli studenti italiani a considerare l’abbandono degli studi come soluzione ai propri problemi, un dato molto simile a Regno Unito (37%), Stati Uniti (35%), Spagna (33%), ma lontano da India (20%) e Cina (5%).(fonte: Espresso Communication Srl)

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“Environmental Microbiology”: studio sul microbiota dei polli guidato dall’Università di Parma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

parma universitàParma. È stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Environmental Microbiology (http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1462-2920.13943/full) una ricerca sullo studio della composizione delle comunità batteriche, conosciute come microbiota, che risiedono nell’intestino di diverse tipologie di polli: d’allevamento, ruspanti e selvatici. Lo studio ha fatto ricorso a un approccio multi-omico basato sull’utilizzo di tecniche metagenomiche e di microbiologia classica.
Il progetto presentato nell’articolo è stato coordinato dal prof. Marco Ventura, responsabile del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale e Direttore del Centro Interdipartimentale Microbiome Research Hub dell’Ateneo.
Il lavoro pubblicato ha permesso di confrontare le comunità microbiche intestinali di polli italiani d’allevamento e ruspanti con quella di polli selvatici provenienti dalle Isole Bermuda, nell’Oceano Atlantico. I dati evidenziano importanti differenze a livello di composizione del microbiota intestinale, come pure delle diverse attività metaboliche che queste comunità microbiche sono in grado di svolgere. Infine, il confronto ha chiaramente evidenziato un diverso patrimonio genico del microbiota ciecale dei polli ruspanti/selvatici responsabile della resistenza agli antibiotici rispetto ai polli di allevamento. Questo è il risultato di un processo di co-evoluzione dei polli e dei batteri che risiedono nel loro intestino ed è strettamente dipendente dalla “domesticazione” di questi animali e dal contatto con l’uomo.Lo studio ha inoltre permesso di isolare e caratterizzare in laboratorio le specie batteriche che costituiscono il microbiota intestinale dei polli. Al lavoro è stata dedicata anche la copertina di Novembre della rivista scientifica.Lo studio conferma la trasversalità delle ricerche eseguite all’Università di Parma, che in questo caso hanno coinvolto, oltre al Laboratorio di Probiogenomica, anche l’Unità di Microbiologia del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie coordinato dalla prof.ssa Maria Cristina Ossiprandi.
Al progetto collaborano diversi gruppi e centri di ricerca nazionali e internazionali: Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie, Università di Parma; APC Microbiome Institute and School of Microbiology, Bioscience Institute, National University of Ireland, Cork, Ireland; Kellogg Biological Station, Michigan State University, MI, USA; Department of Animal Sciences and Carle R. Woese Institute for Genomic Biology, University of Illinois, IL, USA. Allo studio partecipa inoltre GenProbio srl, spin off dell’Università di Parma impegnato nello studio dei batteri probiotici e del microbiota intestinale.
Il lavoro conferma l’impegno del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma e del Centro Interdipartimentale “Microbiome Research Hub” recentemente costituito in Ateneo nell’ambito dello studio del microbiota intestinale, testimoniato dai diversi riconoscimenti internazionali degli ultimi anni, e rappresenta un primo importante passo nella comprensione delle basi molecolari responsabili dell’interazione microrganismi-ospite ma anche delle possibili implicazioni positive o negative sulla salute dell’ospite.

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Diritto di studio ai detenuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 novembre 2017

carcereUniversità di Parma e Istituti penitenziari di Parma insieme per garantire il diritto allo studio dei detenuti. È lo spirito di fondo della convenzione presentata questa mattina nella sede dell’Ateneo dal Rettore Paolo Andrei, dal Direttore degli Istituti penitenziari di Parma Carlo Berdini, da Vincenza Pellegrino, Delegata del Rettore ai rapporti fra Università e carcere, e da Annalisa Andreetti, Referente studenti detenuti per l’Unità organizzativa Contributi, Diritto allo Studio e Benessere Studentesco dell’Ateneo. Una convenzione nata nell’ottica di una collaborazione virtuosa e di una piena integrazione fra realtà del territorio, nella consapevolezza dell’importanza della realizzazione di un sistema integrato di opportunità formative destinate a persone detenute negli Istituti Penitenziari di Parma o in esecuzione penale esterna.Oggetto primo dell’accordo, di durata triennale, è proprio la tutela del diritto allo studio e del supporto allo studio degli studenti detenuti. Per questo l’intesa contempla per il futuro attività relative all’illustrazione dei programmi e dei materiali di studio, all’accompagnamento allo studio, all’espletamento delle prove di valutazione in condizioni e modalità consone ai diversi casi, così come alla promozione della formazione universitaria, all’orientamento della popolazione detenuta circa la possibilità di svolgere studi universitari in conformità alla normativa vigente (lauree triennali, lauree magistrali, formazione post-lauream) o in forme differenti (percorsi tematici ad hoc con riconoscimento della presenza, laboratori, etc.) certificabili congiuntamente dalle due realtà firmatarie.L’Università si mette a disposizione per funzioni di docenza, consulenza e supervisione delle attività di studio e di orientamento condotte negli Istituti Penitenziari, e si impegna a fornire nei prossimi anni supporti culturali e didattici per lo studio dei detenuti (con particolare riferimento alle disponibilità delle biblioteche universitarie e del materiale didattico), a implementare l’accesso dall’esterno alle lezioni e ai materiali di studio con l’utilizzo di piattaforme informatiche, registrazioni, ad esplorare attivamente la possibilità di canali streaming, a fornire supporto allo studio dei detenuti con forme specifiche di tutoraggio, attraverso la selezione di figure in grado di svolgere in modo adeguato l’approfondimento dei programmi.Da parte loro gli Istituti Penitenziari cercheranno nei prossimi anni di fornire supporto organizzativo sulla base delle proprie funzioni: dall’allestimento di spazi per lo svolgimento di lezioni\seminari\laboratori universitari all’entrata dei tutor e dei docenti finalizzata allo studio e al sostenimento delle prove di valutazione, dalla concessione ai detenuti dello studio negli spazi appositi delle biblioteche per un numero di ore adeguato e più ampio di quelle previste, sino al passeggio all’utilizzo delle piattaforme e-learning nelle forme consentite dalle istanze di sicurezza Tra le attività previste, concordate all’inizio di ogni anno accademico:
· lezioni ordinarie per i singoli corsi di studio a cui siano iscritti studenti detenuti;
· lezioni laboratoriali offerte da docenti dell’Università;
· occasioni seminariali di riflessione, dibattito, incontro che coinvolgano altri soggetti cittadini finalizzati a sensibilizzare la città
· giornate dell’orientamento, cioè presentazione dei corsi universitari all’interno del carcere.
In prospettiva, la convenzione potrebbe costituire un primo passaggio propedeutico all’eventuale istituzione di un Polo Universitario Penitenziario che sia in grado di rappresentare compiutamente, a livello territoriale, la realtà di studio universitario in carcere, analogamente ad altre esperienze simili già presenti sul territorio nazionale.

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Cancro prostata, screening Psa riduce la mortalità. I risultati di un nuovo studio

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

prostata cancroLo screening per il cancro della prostata ne riduce la mortalità. Ecco quanto emerge da uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine che analizza i risultati di due importanti trial sulla diagnosi precoce del tumore prostatico. «I due studi controllati e randomizzati, che sono l’attuale riferimento sullo screening per la neoplasia alla prostata, sono stati realizzati nel 2009 e pubblicati su New England Journal of Medicine. Il primo, Erspc (European Randomized Study of Screening for Prostate Cancer) concludeva che la diagnosi precoce riduce la mortalità, mentre dall’altro, Plco (Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer Screening Trial) emergeva l’esatto contrario» esordisce la coautrice Ruth Etzioni, della Division of Public Health Sciences al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Gli autori sottolineano che, alla luce di questi nuovi risultati, le linee guida contrarie allo screening basato sull’antigene prostatico specifico (Psa), tra cui quelle della United States Preventive Services Task Force (Uspstf) e basate appunto sui risultati conflittuali dell’Erspc e del Plco, potrebbero essere riviste. Nella nuova analisi i ricercatori dell’Università del Michigan e del National Cancer Institute, utilizzando un modello matematico, non hanno trovato differenze tra Erspc e Plco in termini di effetti positivi dello screening rispetto al non uso, concludendo che la diagnosi precoce potrebbe ridurre in modo significativo le morti per cancro prostatico. Ma in un editoriale di commento Andrew Vickers, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, sottolinea piuttosto la necessità di capire come attuare lo screening in modo che i benefici superino i danni derivati dall’eccesso diagnostico e terapeutico dovuto ai falsi positivi. In altre parole, le forme poco aggressive di tumore prostatico restano silenti per anni senza dare disturbi, e la diagnosi precoce porterebbe a cure di cui probabilmente non ci sarebbe stato bisogno. Non troppo convinti sembrano anche altri ricercatori tra cui Kenneth Lin dell’Università di Georgetown, ex membro dell’Uspstf. «I modelli matematici, per quanto sofisticati, restano modelli, e pare azzardato giungere a conclusioni definitive usandoli per estrapolare dati da persone reali che hanno partecipato a studi clinici randomizzati». (fonte: doctor33)

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Nuovi dati su rivaroxaban, emersi dallo Studio Compass

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

barcellonaBarcellona. “Lo Studio Compass considera l’ambito della atero-trombosi e va a testare, contro il trattamento di riferimento, che è l’aspirina, una strategia costituita da aspirina, più un anticoagulante orale a basso dosaggio, per verificare se la terapia di associazione è superiore all’aspirina da sola, oppure a questo anticoagulante orale da solo contro l’aspirina da sola” – ha dichiarato il Dottor Aldo Maggioni Principal investigator italiano per lo studio Compass. Direttore Centro Studi dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologici Ospedalieri (Anmco) di Firenze – “Lo Studio ha dimostrato che, aggiungendo all’aspirina questo nuovo anticoagulante orale a basso dosaggio si può ottenere una riduzione del 24% di eventi cardiovascolari importanti come la morte cardiovascolare, l’infarto e l’ictus”.“Questo – continua Maggioni – è valido sia per i pazienti che hanno avuto un evento vascolare coronarico, come un infarto o una rivascolarizzazione, ma anche per quei pazienti che hanno una patologia arteriosa periferica e per questi pazienti, anche se sono molti, di fatto non c’erano trattamenti finora dimostratisi utili a ridurre eventi cardiovascolari o periferici maggiori. Nessun trattamento ha dimostrato di essere in grado di migliorare la prognosi. Anche se per la parte coronarica abbiamo trattamenti utili, on top, in aggiunta a quello che facevamo già, questa terapia offre risultati favorevoli”.“Lo studio – aggiunge Maggioni – ha incluso 27.000 pazienti da 31 Paesi nel mondo. L’Italia ha dato un contributo importante sia da un punto di vista quantitativo (il nostro Centro Studi, che ha coordinato la parte italiana, ha incluso più di 1.000 pazienti), che qualitativo (nell’ambito dei 31 Paesi è stata riconosciuta una qualità di alto livello dei dati)”. “Come tutti i trattamenti utili, ci sono degli eventi avversi – conclude Maggioni – Facendo, tuttavia, una valutazione di beneficio netto, cioè, scontando alla parte di sicurezza quella di efficacia, si ha comunque una riduzione del 20% del risultato complessivo. Per cui questo è un trattamento che potrà entrare con una certa rapidità – a mio parere – nella pratica clinica, cambiandola. Ovviamente, bisognerà ottenere l’approvazione di quelle Istituzioni che approvano le nuove indicazioni, anche per un farmaco già in commercio, come questo nuovo anticoagulante orale, rivaroxaban. Poi bisognerà che le Linee Guida riconoscano questo risultato e che i clinici inizino ad utilizzarlo, portando ulteriori benefici a quelli già ottenuti negli ultimi 20 anni.”

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Novartis e Medicines for Malaria Venture lanciano uno studio clinico in Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

basileaBasilea, Novartis e Medicines for Malaria Venture (MMV) hanno lanciato uno studio su pazienti per testare KAF156, un farmaco antimalarico di prossima generazione potenzialmente in grado di trattare i ceppi del parassita della malaria resistenti ai farmaci. Lo studio valuterà l’efficacia di KAF 156 in associazione con una nuova formulazione potenziata dell’antimalarico lumefantrina, già esistente. Il primo centro dello studio è operativo in Mali e sarà seguito nei prossimi mesi da diciassette ulteriori centri distribuiti su un totale di nove paesi, in Africa e in Asia.“Questa nuova importante tappa sottolinea l’impegno di lunga data della nostra società nella lotta contro la malaria”, ha dichiarato Vas Narasimhan, Global Head of Drug Development and Chief Medical Officer, Novartis. “Con quasi il 50% della popolazione mondiale a rischio, la malaria continua a essere una delle maggiori sfide per la salute pubblica. Sviluppare nuovi farmaci è fondamentale per eliminare la malaria. L’innovazione scientifica rimane la nostra arma migliore contro la malattia”.KAF 156 appartiene a una nuova classe di composti antimalarici chiamati imidazolopiperazine ed è potenzialmente in grado di eliminare l’infezione malarica, compresi i ceppi resistenti, e di bloccare la trasmissione del parassita. Come dimostrato in uno studio proof-of-concept di fase IIa, il farmaco agisce velocemente ed è efficace in numerose fasi del ciclo di vita del parassita, riuscendo a sconfiggere rapidamente sia i parassiti P. falciparum che i parassiti P. vivax.Antimalarici di nuova generazione sono urgenti per affrontare la crescente resistenza dei parassiti alle attuali terapie: in Asia1 si segnala l’emergere della resistenza sia all’artemisinina sia a molti farmaci partner, mentre in Africa2 viene sporadicamente riportata una ridotta sensibilità all’artemisinina stessa.Lo studio di fase IIb testerà combinazioni di dosaggio e posologie multiple di KAF 156 e lumefantrina, compresa la fattibilità di una terapia monodose negli adulti, negli adolescenti e nei bambini. Poiché i bambini sono maggiormente vulnerabili alla malaria, l’obiettivo è quello di includerli nello studio clinico il più velocemente possibile, dopo l’analisi sulla sicurezza dei dati rilevati negli adulti, accelerando così lo sviluppo di una formulazione pediatrica. “Al fine di consolidare i risultati ottenuti nella lotta contro la malaria dall’inizio del secolo, abbiamo bisogno di nuovi farmaci che siano efficaci in tutti i modelli di resistenza e in tutte le aree geografiche, e che risultino di facile somministrazione, soprattutto ai bambini”, ha dichiarato David Reddy, CEO di MMV. “Con lo studio di fase IIb di KAF 156-lumefantrina ora in corso, la partnership tra MMV e Novartis si sta avvicinando all’esaltante prospettiva di realizzare un farmaco talmente innovativo da rivelarsi un potente strumento per combattere la malattia.”È importante sperimentare i nuovi candidati farmaci negli ambienti in cui saranno utilizzati. Condotto in centri all’avanguardia in Africa e in Asia, lo studio KAF 156 è particolarmente complesso, considerando le combinazioni di dosaggio e le posologie multiple testate in parallelo in tre diversi gruppi di età.
“La malaria è un grave problema di sanità pubblica nel Mali, soprattutto per i bambini. Pertanto, la necessità di trovare nuovi antimalarici è urgente,” ha dichiarato il Dr. Bakary Fofana, sperimentatore coinvolto nello studio clinico presso il Malaria Research and Training Center di Bougoula‐Hameau. “Trattandosi di una nuova sostanza potenzialmente in grado di trattare la malaria, compresi i ceppi resistenti ai farmaci attualmente in uso, siamo particolarmente motivati a condurre lo studio KAF 156 su pazienti presso il nostro centro in Mali.”KAF 156 è il risultato di un programma di ricerca congiunto sostenuto da Wellcome Trust, MMV e Singapore Economic Development Board, in collaborazione con il Novartis Institute for Tropical Diseases, il Genomics Institute della Novartis Research Foundation e lo Swiss Tropical and Public Health Institute.
Novartis sta sviluppando KAF156 grazie al sostegno scientifico e finanziario di MMV (in collaborazione con la Bill & Melinda Gates Foundation).La partnership tra MMV e Novartis si basa su una riuscita collaborazione di lunga data nello sviluppo di farmaci antimalarici, che ha portato nel 2009 al lancio della prima associazione terapeutica di alta qualità con artemisinina per i bambini. Dal 2001, Novartis ha inviato a paesi in cui la malaria è endemica oltre 300 milioni di trattamenti pediatrici dispersibili, a prezzo di costo.

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Cancro prostatico, studio italiano mette a punto nuovo test su Psa

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

Prostata urinary_bladderI valori di antigene prostatico specifico (Psa) espressi dagli esosomi, vescicole extracellulari di diametro tra 30 e 150 nanometri secrete dalla maggior parte delle cellule, permettono di distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, compresa l’iperplasia prostatica benigna. Ecco quanto emerge da uno studio pubblicato su Cancer Letters e svolto in collaborazione tra l’Unità di Neuroimmunologia dell’Irccs Santa Lucia e il Dipartimento di scienze urologiche del Policlinico Umberto I di Roma, che descrive una nuova tecnica, brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e contraddistinta da meno falsi positivi e diagnosi più accurate. «L’alto numero di falsi positivi dato dall’attuale esame per il cancro prostatico, basato sul Psa sierico, comporta problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi che necessariamente seguono un’indagine con esito positivo» afferma Stefano Fais del Dipartimento di Oncologia e medicina molecolare dell’Iss, precisando che la determinazione dei livelli plasmatici di esosomi esprimenti Psa potrebbe consentire sia diagnosi più precise e tempestive, sia studi di screening a livello globale. I dati clinici su Cancer Letters riguardano 45 campioni di plasma, ma è in corso uno studio clinico di validazione della metodica su 250 campioni, approvato dai Comitati Etici di policlinico Umberto I e dall’Iss. (fonte Doctor33)

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Rifacciamo lo stato sociale e i rapporti generazionali riguardo il lavoro, lo studio, il riposo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

opportunita-lavoroIl progetto dei centri Fidest messo a punto già diversi anni fa e che aveva incontrato il parere favorevole degli organi tecnici ma non politico per motivi, si fece notare, di opportunità, parte da due premesse note. La prima deriva dal fatto che la vita si è allungata e nel suo ambito è mutato l’impatto generazionale. Lo abbiamo evidenziato con un esempio richiamando la figura del triangolo isoscele: I suoi tre angoli a 60 gradi li abbiamo rappresentati con l’età dell’essere umano considerando i primi 60 nella fascia “giovani” non ancora impegnati nel lavoro, i secondi appartenenti al mondo del lavoro e i terzi tra i pensionati. Da ciò abbiamo rilevato che si è passati a un triangolo dove i primi 60 gradi si sono accorciati in concomitanza con la tendenza dei giovani a diventare “adulti” prima del tempo mentre la terza fascia si è allargata in quanto si ha la propensione a “far invecchiare” precocemente i lavoratori tanto che proprio in questi ultimi anni si acuisce il disagio, per chi ha perso un lavoro e ha superato i 50 anni, nel trovarne un altro. Ne deriva un disequilibrio che ci ha portati a una successiva riflessione. Per stabilire un nuovo rapporto generazionale non basta ricorrere agli ammortizzatori sociali come lo sono stati la leva obbligatoria, i fuori corso universitari e per finire i “processi lavorativi dilatati ad arte” che hanno ampliato surrettiziamente le opportunità lavorative sia nel pubblico sia nel privato e ancora le baby pensioni a partire dai 14 anni sei mesi e un giorno e alle pensioni di anzianità. Se vogliamo mantenere in piedi il welfare e riconoscere il ruolo sociale nella gestione della vita associativa dobbiamo prevedere un diverso impatto nel rapporto individuo-società-lavoro-riposo. Abbiamo cominciato a pensare dove ci avrebbe portato cancellare la parola “pensione” o “barriera lavorativa” per i giovanissimi (diciamo dai 14 anni in poi). Significa, a nostro avviso, riempire tali spazi di contenuti diversi per renderli compatibili tra loro. Si parte quindi dalla considerazione che l’offerta di lavoro non può più essere indicata riguardo le qualifiche professionali come solo punto di riferimento ma vi deve aggiungere la componente anagrafica. Anche in questo caso abbiamo fatto un esempio prendendo a modello un giocatore di calcio professionista. Possiamo dire che a 34-36 anni nolente o volente è costretto ad attaccare gli scarpini al chiodo. Da quel momento può sentirsi “pensionato?”. No, di certo. Si cercherà un altro lavoro. Da qui l’idea che i lavori possono essere offerti per fasce di età e che ciascuno di noi debba mettere in conto un aggiornamento professionale continuo che gli permetta sia di migliorare il suo trend professionale in corso sia per individuare nuove forme lavorative più indicate per la sua età. In questo modo lo scenario che abbiamo prefigurato è quello di una continuità lavorativa ma con attività diverse e in precedenza programmate anche in base alla domanda/offerta del mercato del lavoro. Da qui abbiamo anche considerato un aspetto previdenziale di diverso impatto pensando a forme “assicurative” che consentano una rendita sia pur minima allo scadere del decimo anno di contributi e che si può rinnovare per altri dieci e così via per costituire una base di reddito, sia pure minimo, che possa coprire le emergenze lavorative a causa di un breve periodo di disoccupazione, per malattia, ecc. Tali contributi, ovviamente, prevedono una fascia di obbligatorietà ma che possono essere accresciuti su base volontaristica. Abbiamo a questo punto scavalcato il “fine rapporto di lavoro” e offerta la possibilità a tutti di costruirsi il suo presente e il suo futuro lavorativo in conformità a situazioni d’impiego diverso ma sempre più aderenti alle proprie capacità fisiche oltre che professionali. D’altre parte vi sono diversi impieghi “sedentari” sia nel pubblico sia nel privato che possono essere svolti agevolmente dagli anziani anche in part-time ma che avendo alle spalle una rendita (non più pensione) possono gestire tale lavoro con una migliore disponibilità e minori pretese. In questo ambito abbiamo pensato a taluni impieghi “temporanei” che possono essere richiesti, ad esempio, per sanare i contenziosi processuali e amministrativi che di norma richiedono periodi molto lunghi e che riusciamo a tollerare sempre meno. Basta pensare, ad esempio, alla triplicazione dei giudici di pace o a un pool di magistrati per le cause pendenti o nei pronto soccorsi degli ospedali per le visite ai codici bianchi e gialli. Qualcuno potrà osservare che è anche questione di “costi” ma potremmo obiettare che per una causa civile o penale che si protrae per 8 dieci anni il suo costo è di gran lunga superiore a quello di un processo in grado di definirsi in 2-3 anni. D’altra parte l’Italia è fortemente carente di strutture capaci di esercitare controlli continui e regolari sia per la circolazione stradale sia per altre peculiari funzioni (controllo del territorio, ad esempio per l’ordine pubblico, la lotta alla criminalità di quartiere, alle inadempienze amministrative, ecc.) e la possibilità d’avere delle risorse sul campo in funzione di “osservatori” presenta dei ritorni interessanti per un migliore utilizzo degli interventi e una più efficace presenza delle forze di polizia che possono essere chiamate e intervenire con efficacia e tempestività e su obiettivi e luoghi precisi. Da qui l’effetto domino per molti altri aspetti esistenziali. (Riccardo Alfonso)

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Presentati al Parlamento Europeo i risultati dello studio sul percorso di cura dei pazienti colpiti da ictus cerebrale

Posted by fidest press agency su sabato, 13 maggio 2017

european parliamentLa Stroke Alliance for Europe ha presentato oggi la tanto attesa e completa analisi sull’intero percorso dell’ictus in Europa. Davanti a decine di membri del Parlamento Europeo, Jon Barrick, Presidente di SAFE e Valeria Caso, Presidente dell’European Stroke Organization, hanno illustrato le principali conclusioni della ricerca condotta dal King’s College su 35 Paesi Europei in contemporanea.“Anche se, in Europa, il tasso di mortalità legato all’ictus cerebrale è diminuito nel corso degli ultimi 20 anni, l’ictus cerebrale rimane una catastrofe umanitaria che si verifica sotto i nostri occhi perché più persone sopravvivono all’ictus e sono sempre più le persone che rimangono con gravi disabilità – ha dichiarato Jon Barrick. Il peso economico e sociale complessivo dell’ictus aumenterà drammaticamente nei prossimi 20 anni a causa dell’invecchiamento della popolazione. Gli organi decisionali in Europa devono individuare il modo migliore per combattere l’ictus cerebrale e rendere più facile la vita per coloro che sopravvivono all’ictus e alle loro famiglie”.I dati raccolti nello studio Burden of Stroke indicano che tra il 2015 e il 2035 ci sarà complessivamente un aumento del 34% nel numero totale degli eventi cerebrovascolari acuti nell’Unione Europea, dai 613.148 casi nel 2015 agli 819.771 nel 2035.
Un confronto a livello europeo sull’ictus e sull’assistenza sono fondamentali per aiutare ogni singolo Paese a mettere in atto strategie di prevenzione efficace per questa patologia, fornire un’assistenza adeguata e appropriata e supportare tutti quelli che vengono colpiti da ictus. SAFE invita ogni Paese Europeo ad istituire un registro nazionale per l’ictus al fine di mantenere un adeguato controllo sulla patologia.
Il registro consentirebbe di monitorare le risorse e le prestazioni erogate durante l’intero percorso di cura. La condivisone dei risultati permetterà, inoltre, ad ogni Paese di imparare dagli altri e rinforzare e accelerare il processo di miglioramento dei modelli di cura per l’ictus adottati dai singoli paesi.Molti milioni di persone viaggiano in Europa da paese a paese ed è spaventoso pensare che possano ricevere cure eccellenti in una nazione mentre in un’altra possano andare incontro alle conseguenze catastrofiche dell’ictus cerebrale a causa della mancanza di adeguate cure per l’ictus.“Il costo totale dell’ictus in Europa è stimato nel 2015 in 45 miliardi di euro ed è destinato ad aumentare, includendo sia i costi derivanti dall’assistenza sanitaria sia quelli indiretti a carico delle famiglie e delle società. Le previsioni mostrano che il numero delle persone colpite da ictus come condizione cronica passerà da 3.718.785 nel 2015 a 4.631.050 nel 2035, rappresentando quindi un incremento del 25% pari circa a 1 milione di persone in Europa. Si tratta di una gigantesca onda che sta per abbattersi su di noi ed è meglio iniziare a prepararsi per affrontarla – ha sottolineato ancora Jon Barrick, aggiungendo che è necessario un piano di azione comune contro l’ictus in Europa in modo che il previsto incremento del 34% del numero di nuovi casi di ictus dal 2017 al 2035 non travolga i Sistemi Sanitari Nazionali e le famiglie dei pazienti colpiti da ictus cerebrale.SAFE ritiene che il modo migliore per combattere l’ictus sia che ogni Paese membro della Comunità Europea abbia una strategia per l’ictus a livello nazionale attivamente supportata e sostenuta dal Governo e che riguardi l’intero percorso di cura dell’ictus: dalla diffusione della conoscenza tra la popolazione alla prevenzione, diagnosi e trattamenti, dai modelli di rete, riabilitazione specialistica per trattamenti a lungo termine, dall’integrazione sociale alla partecipazione alla vita comune. La strategia dovrebbe prendere in considerazione anche la questione delle cure palliative e del fine vita.Nella pianificazione di queste strategie è fondamentale che vengano coinvolti i rappresentanti di tutte le professioni coinvolte nella cura dei pazienti, caregiver, persone che sono state colpite da ictus e le associazioni di volontari di ciascun paese.
A.L.I.Ce. Italia Onlus è una Federazione di Associazioni regionali di volontariato – suddivise in oltre 80 tra sedi e sezioni – che ha tra i propri obiettivi statutari: diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia; facilitare la informazione per un tempestivo riconoscimento dei primi sintomi come delle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza; sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening; tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza, uniformi ed omogenei.A.L.I.Ce. Italia Onlus è membro della World Stroke Organization (WSO), di cui fanno parte associazioni di pazienti colpiti da Ictus di 85 Paesi e di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazione che riunisce 30 Associazioni di pazienti di Paesi europei e che ha diffuso le linee guida per la prevenzione e una migliore cura dell’ictus in un documento rivolto al Parlamento europeo e a tutti i governi dell’Unione, oltre che di ISO, Italian Stroke Organization ed ESO, European Stroke Organization.

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Giornata di studio sul tema dell’Esilio

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

parma universitàParma Giovedì 20 aprile 2017, nell’Aula Magna dell’Università di Parma (via Università, 12), si terrà una giornata di studio sul tema dell’Esilio, con la partecipazione delle scuole coinvolte nel progetto “Scuola e Università”.La giornata di studio, proposta dall’Unità di Antichistica del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma, conclude un lavoro che ha coinvolto attivamente studenti e docenti delle scuole Liceo Classico Linguistico Scientifico “Corso” di Correggio (RE), Liceo Classico Linguistico “Muratori-S. Carlo” (Modena), Liceo Classico Linguistico Scientifico “Gioia” (Piacenza), Liceo Classico Scientifico “Ariosto-Spallanzani” (Reggio Emilia), Liceo Classico “Romagnosi” e Convitto Nazionale “Maria Luigia” (Parma).L’iniziativa fa parte del progetto “Scuola e Università” e mira a consolidare i rapporti didattici fra Istituti Superiori, Dipartimento e Ateneo.Alle ore 10 l’incontro sarà aperto dai saluti del Rettore Loris Borghi e delle autorità accademiche in rappresentanza del Dipartimento e dell’Unità di Antichistica. A seguire, gli alunni dei licei metteranno in scena i loro progetti, che li hanno visti impegnati durante l’anno scolastico sotto la supervisione dei docenti referenti.

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